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Costruire un programmato piano di sviluppo e lavoro laziale

Lavoro e Società

"..uscire dall'emergenza e porre le basi di una stagione nuova.."

di Donato Galeone
Risalire e costrure uno sviluppo sostenibile per tutti minIl nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con il suo messaggio di fine anno 2020 ci ha detto - sottolineandolo - che “il piano europeo per la ripresa e la sua declinazione nazionale deve essere concreta, efficace, rigorosa, senza disperdere risorse” ed ha voluto rilevare che “la solidarietà è tornata a mostrarsi, come abbiamo visto, base necessaria della convivenza nella società: solidarietà internazionale; solidarietà europea e solidarietà all'interno delle nostre comunità”.
Il nostro Vescovo di Roma, Papa Francesco, all'inizio del nuovo anno 2021 - Giornata Mondiale per la Pace - ha osservato che “se il tempo è la ricchezza che tutti abbiamo, sarebbe bello trovare tempo per qualcuno” ed ha aggiunto di trovare: “tempo per chi è solo, per chi soffre, per chi ha bisogno di ascolto e cura”.

Il Presidente Mattarella - esaltando il valore umano universale della solidarietà e rivolgendo l'augurio più sincero di buon anno a Papa Francesco - ha ringraziato il Pontefice “per il Suo Magistero e per l'affetto che trasmette al popolo italiano, facendosi testimone di speranza e di giustizia” aggiungendo che l'anno 2021 “è il tempo dei costruttori”.
Per il Governo del Paese - ha sottolineato Mattarella - “i prossimi mesi rappresentano un passaggio decisivo per uscire dall'emergenza e porre le basi di una stagione nuova. Non sono ammesse distrazioni. Non si deve perdere tempo. E' questo quel che i cittadini attendono”.

E il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, pur rilevando che “il 2020 non lo dimenticheremo” ha aggiunto in conferenza stampa di fine anno 2020 che “ora però è arrivato il momento di riprenderci le nostre vite, di lavorare per reinventare una società migliore. Ciascuno di noi farà la sua parte e tutti insieme lavoreremo alla ripresa e al rilancio dell'Italia”.
Ma se il 2021 “è il tempo dei costruttori” come sottolineato da Mattarella e da Conte con gli annunci - ripetuti - di “lavorare insieme alla ripresa per il rilancio dell'Italia” dovremmo pensare a condividere l'appello solidale del Capo dello Stato – nel considerare - che i “prossimi mesi rappresentano un passaggio decisivo per una stagione nuova”.
Certamente appare indispensabile nel costruttivo confronto democratico il superare narcisismi e infantilismi politici con distrazioni o perdite di tempo e convenendo, invece, con Papa Francesco che “il tempo è la ricchezza che tutti abbiamo”.

Così come ripartire e costruire - approvato nella sede parlamentare il Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e per il triennio 2021/2023 - constatato che la Corte dei Conti anche per le “Misure Lavoro” ha osservato con favore la decretazione di urgenza del Governo che ha contrastato gli effetti della crisi da Covid-19 (d.l. n.18/2020 “Cura Italia); d.l. n.34/2020 “Rilancio”, e il d.l. 104/2020 “Agosto”) mentre per l'anno 2021 ha osservato l' ampio spazio, dedicato e necessario, per mitigare gli effetti negativi sul “piano occupazionale” dovuti all'emergenza sanitaria che continua.

Si tratta, ora, di proseguire nel segno della solidarietà, non tanto e non solo con il rifinanziamento degli ammortizzatori e degli altri sostegni al reddito - comprese le risorse di 180 milioni assegnate nell'ambito del Fondo sociale per l'anno 2021 per il recupero occupazionale nelle “aree di crisi complessa” tra cui l'area di Frosinone-Anagni e Rieti nel Lazio - quali “politiche passive di protezione alle persone” verso la ricollocazione a lavoro, quanto “URGE” ripartire con la “riforma delle politiche attive del lavoro, saldando agli ammortizzatori sociali la semplificazione e la estensione universale del sostegno al reddito” come, peraltro, propone la CISL nella prima delle dieci azioni da confrontare e definire con il Governo unitariamente a GGIL e UIL e altre parti sociali, considerato quanto, da febbraio-ottobre 2020, hanno inciso su milioni di persone gli ammortizzatori sociali, con le casse integrazioni e le crescenti povertà, estensibili anche con lo sblocco dei licenziamenti dopo il 31 marzo 2021.

E' stato rilevato e osservato, nel merito, dalla stessa Corte dei Conti che al 3 novembre 2020 il numero delle integrazioni salariali risultano pari 13.811.862 di cui 13.604.533 erogate direttamente dall'INPS per un totale di 3.492.329 beneficiari. I lavoratori pagati sono stati 3.480.213 pari al 99,65% e sono in attesa di pagamento 12.116 beneficiari, di cui 6.151 domande sono state presentate in settembre 2020.

Questa realtà sociale e del lavoro che manca a fine anno 2020, con una Italia e un Lazio in sofferenza sia in difesa dal virus e sia con la metà delle attività produttive a ritmo ridotto, non escludendo la cessazione di rapporti di lavoro, impone la urgenza di “riavviare” dal gennaio 2021 una “ripartenza” visibile - con la Regione Lazio - “sulla scelta della strada su cui camminare verso il futuro prossimo non sprecando l'occasione proveniente dai miliardi di euro della Unione Europea" (Zingaretti luglio 2020).
Mi permetto sottolineare le due parole “riavviare e ripartire” in quanto e purtroppo rilevo che la Regione Lazio ritardava al 30 ottobre 2018 la delibera di avvio dell'iter per la istituzione della Zona Logistica Semplificata (ZLS) misura parallela alla Zona Economica Speciale/ZES) di cui al d.l. 30.6.2017 n. 91 e convertito in legge 3.8.2017 n. 123 con modificazioni.

E' apparso chiaro che a seguito della sollecitazione del 21 gennaio 2020 - con l'ordine del giorno approvato alla unanimità dal Consiglio Regionale - la Giunta deliberava il 29 gennaio 2020 la nomina di un “gruppo di lavoro” per redigere una proposta di “Piano Strategico di Sviluppo” quale documento propedeutico e obbligatorio che è stato inviato alla Regione Lazio il 13 luglio 2020. (1)

Dopo oltre cinque mesi, da luglio, anche per il Lazio l'anno 2021 - con la istituzione della ZLS/ZES regionale - si debba conoscere e crono programmare, nei tempi certi, la nuova proposta del “Piano Strategico di Sviluppo” partendo dalle aree portuali e retro portuali di Civitavecchia-Fiumicino-Gaeta coinvolgendo una grande parte delle aree interne laziali sino ai confini limitrofi regionali, raccogliendo una grande opportunità di crescita e lavoro non solo laziale.

Ripartire, quindi, con Regione Lazio, aggiornando e recuperando tempi mirati verso la istituzione operativa della ZLS/ZES per rilanciare sia la economia portuale e del mare che le aree interne laziali considerando, peraltro, il sostegno delle politiche europee oltre le risorse destinate al Lazio con il “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza 2021-2027 documento di confronto vivace.

Sappiamo che anche e non solo già il “Documento di economia e finanza 2018” tracciava gli obiettivi della politica infrastrutturale del nostro Paese sullo stato di attuazione e degli interventi nei “settori dei porti e degli interporti” nel quadro degli incentivi. Ma ancor di più - con la istituzione delle ZES/ZTL - saranno favoriti e valorizzati gli insediamenti imprenditoriali innovativi tanto nella economia circolare che nei progetti di investimenti di ricerca, capaci di rendere trainanti, dalle casse integrazioni alla massima occupazione, tutti quei settori di punta dell'economia italiana e laziale, nella dimensione europea, quali l'auto e trasporti, la chimica-farmaceutica, le produzioni agroalimentari e quelle tipiche qualitative-innovative di ricerca artigianale e industriale locale.

Roma, 11 gennaio 2021

(1) Considerato che la pandemia ha prodotto e sta producendo rilevanti effetti depressivi nella intera economia mondiale, europea e nazionale, nonché, in tutte le strutture produttive - compreso quelle del Lazio - in particolare nelle attività collegate al turismo e al commercio oltre che ai trasporti - settori in cui si concentra circa il quinto della occupazione regionale - la Regione Lazio coerentemente e subito dovrebbe deliberare:
di prendere atto ed assumere lo studio denominato “La Zona Logistica Semplificata (ZLS/ZES) del Sistema Portuale del Mare Tirreno” quale documento propedeutico e quale base di confronto istituzionale tra Enti Locali e parti sociali territoriali più rappresentative per definire i contenuti proposti e redigere il documento finale del “Piano di Sviluppo Strategico” della ZLS del Tirreno Centro Settentrionale da inoltrare, come da leggi vigenti, alla Presidenza del Consiglio.

 

 

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Dal sofferto 2020 al 2021 per ripartire con il lavoro

2021. Il Lavoro

Per uno sviluppo programmato delle aree laziali

di Donato Galeone*
Lavoro 02 2 627x376 min h260 minNel febbraio 2020 richiamavo la iniziativa della Regione Lazio promossa nell'ottobre 2018 - peraltro sollecitata anche con un ordine del giorno del 21 gennaio 2020 approvato alla unanimità dal Consiglio Regionale riguardava la istituzione della ZLS/ZES (Zona Logistica Semplificata) del territorio laziale negli ambiti portuali di Gaeta,Fiumicino,Civitavecchia, seguendo le stesse procedure previste per la costituzione della ZES (Zona Economica Speciale).

Nel luglio 2020 il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti dichiarava “di non sprecare l'occasione proveniente dai miliardi di euro provenienti dalla Unione Europea (circa 100 miliardi a fondo perduto) che daranno fondamenta alla strada dove camminerà il futuro”.

Nella premessa alla proposta per il CDM del PNRR ( 6 dicembre 2020) il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, richiamandosi alle dichiarazioni del Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen che sottolinea, con l'utilizzo delle risorse europee, l'esigenza di “riformare e recuperare l'esistente, oggi, per vivere il mondo migliore di domani” Conte scrive che “ l'Italia da oltre 20 anni fatica a tenere il passo delle altre economie avanzate e per portare l'Italia sulla frontiera dello sviluppo europeo e mondiale occorre un progetto chiaro, condiviso e coraggioso per il futuro del Paese”.

In questi ultimi giorni di dicembre con le discussioni nelle Commissioni parlamentari anche in previsione del Bilancio dello Stato 2021 - da approvare entro l'anno nei due rami del Parlamento - abbiamo letto la interessante notizia dell'inserimento di 135 milioni di euro proposto e approvato in Commissione Bilancio, destinati a bandi pubblici nei territori laziali della ex Cassa per il Mezzogiorno mirati a favorire il basso Lazio (leggiamo di un emendamento scritto da Francesco De Angelis e presentato dall'Onorevole. Claudio Mancini primo eletto parlamentare tra Latina e Frosinone nelle liste del PD).

Si tratta di un riconoscimento incentivante minimale inclusivo, pur ritardato, ma importante che introduce e favorisce, in continuità strategica, la “ripartenza dai confini della ex Cassa per il Mezzogiorno” verso uno sviluppo programmato delle aree laziali, supportato dal costituito Consorzio Unico di Sviluppo Regionale, per favorire insediamenti industriali e servizi ad alta intensità di innovazione e ricerca.

Così come sollecita, responsabilmente, il neo Presidente della Unione Industria Cassino, Francesco Borgomeo, che indica nella “Innovazione e Partecipazione” le due parole chiave per il rilancio del territorio e l'economia del Lazio meridionale, ricostruendo una politica industriale settoriale, mirando e integrando attività produttive esistenti e attraendo altra imprenditorialità mediante infrastrutture e logistica (settore automotive FCA nel cassinate e chimica-farmaceutica nell'area di Anagni con i loro indotti).

Consideriamo e teniamo presente in conto sia il dopo 31 marzo 2021 con il termine del blocco dei licenziamenti a causa Covid e sia il recentissimo rapporto Excelsior - con le interviste a un campione di 11.010 aziende frusinate - ci comunica che: soltanto il 34,35% lavora a regime simile a quello pre Covid; il 59,1% opera a regime ridotto e il 6,6% ha sospeso l'attività e pensa di chiuderla. Nelle provincie laziali censite 130.210 imprese, lo stesso rapporto Excelsior ci dice che: per il 37,6% l'attività è simile alla pre emergenza Covid; il 57,6% lavora a regime ridotto e il 4,8% ha sospeso l'attività e pensa di chiuderla.

Siamo a fine anno 2020 e ne usciamo con un Lazio e una Italia in sofferenza, sia in difesa dal virus e sia con la metà delle attività produttive che lavorano a ritmo ridotto, non escludendo le cessazioni delle produzioni di beni e servizi e, allora, appare urgente avviare subito con coraggio e determinazione – dal gennaio 2021 – con la Regione Lazio e verso il Governo – una massima accelerata immediata sulla “ripartenza visibile sulla scelta della strada sui cui camminare verso il futuro prossimo” come già da luglio 2020 dichiarava Nicola Zingaretti, quale Presidente della Giunta Regionale del Lazio e sia per quanto scriveva - ma da realizzare - il 6 dicembre 2020 il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che “per vivere il mondo migliore di domani occorre un progetto chiaro. condiviso e coraggioso per il futuro del Paese”.

Una percorribile strada su cui camminare verso il futuro prossimo – in transizione dal 2021 al 2030 per il Lazio – con una “progettazione complessiva chiara e condivisa da parti sociali e territori” cofinanziata anche dai fondi europei che potrebbe essere quella della ripartenza, solo indicata nell'ottobre 2018 dalla Regione Lazio e sollecitata il 21 gennaio 2020 dal Consiglio Regionale, mediante la istituzione dell'area di sviluppo economico territoriale laziale ( ZLS - Zona Logistica Speciale) partendo dalle aree portuali di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta, dal mare Tirreno verso le aree interne delle cinque province laziali, consolidando le attività imprenditoriali presenti, con la ripresa piena produttiva; incentivando modelli di produzione circolare e ambientali sostenibili, non solo, ma promuovendo anche interesse verso investimenti rigenerativi in quelle aree industriali dismesse, sia con il superamento delle crisi aziendali che con l'accrescimento delle specializzazioni territoriali delle imprese.

Elaborare e adeguare, quindi, una progettazione articolata di sviluppo territoriale proponibile dalla Regione Lazio alle cinque provincie laziali che favorirebbe, peraltro, il congiungimento alla vasta area meridionale FTL (Filiera Territoriale Logistica) proposta da Svimez - con un interesse europeo - che già “vede nel porto di Civitavecchia un efficiente sbocco” (verso Napoli, Bari, Taranto, Calabria e dall'Adriatico al Tirreno per il Mediterraneo).

Su questa mie riflessioni di fine anno parliamone, approfondiamo e divulghiamo la proposta, verso Regione Lazio per il 2021 - sollecitando insieme alle parti sociali e associazioni territoriali - di definire la “condivisione del percorso di strada su cui dobbiamo camminare per il futuro”.

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

 

 

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Mercato del lavoro, nel frusinate è in forte frenata

  • Pubblicato in Partiti

Partiti

Dramma lavoro: occorre una svolta

Bandiera pci 350 260Il mercato del lavoro, nella nostra provincia, è in forte frenata, e non solo per gli effetti negativi legati alla pandemia in atto, e le cause vanno ricercate nel tempo e al fatto che non sono state affrontate in modo deciso.
Dal punto di vista occupazionale, gli ingressi previsti nel mondo del lavoro e nelle imprese ciociari, hanno fatto registrare, come risulta da uno studio di Unioncamere e ANPAZ, una flessione del 33%; si è passati, infatti, da 1790 ingressi registrati a dicembre scorso, a 1190 previsti per la fine di dicembre 2020.

Ma la cosa che preoccupa è che, mentre nelle altre province si registra una forte richiesta di medici, tecnici specializzati, operatori sanitari e di personale per le sanificazioni, chiaramente legata alla fase che stiamo vivendo, nella nostra provincia è praticamente assente.
Solo il 7% delle imprese prevede l'ingresso di nuovo personale di cui il 64% a tempo determinato e solo il 36% a tempo indeterminato. Ancora oggi, dopo nove mesi di contrasto alla pandemia e nonostante i contributi e i ristori previsti dal governo, il tessuto economico ciociaro mostra evidenti segni di difficoltà nel ripartire.

Il settore maggiormente in sofferenza è quello delle costruzioni con il 60% delle imprese che stentano a ripartire.
Confidiamo nel piano del governo, conosciuto come Superbonus 110% per i lavori di efficentamento energetico e prorogati al 2022,con la speranza che la burocrazia non ritardi la partenza.

Occorre, altresi, un progetto per un grande piano di risanamento ambientale e territoriale e per il recupero e la valorizzazione dei nostri centri storici per dare impulso al settore del turismo, della ristorazione e dell'accoglienza. Il 27% di queste attività è sospesa, mentre il 69% viaggia a regime ridotto con la possibilità concreta che molte di esse non riapriranno.

L'unico settore che nella nostra provincia pare non risentire della crisi è quello chimico-farmaceutico con il 63% attivo come il periodo pre-covid. In questo quadro, considerato che il piano vaccini dovrebbe andare a regime entro la fine del 2021, appare di fondamentale importanza una seria pianificazione economica da parte del governo e soprattutto lavorare ad un nuovo modello di sviluppo per scongiurare ed evitare di trovarsi impreparati alle situazioni di emergenza ulteriori che potrebbero presentarsi.

Il Segretario regionale del PCI Lazio
Oreste Della Posta

 

 

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Vivere di mare: i pescatori di Terracina

Lavori e Lavoratori 

Porto di Terracina, Serena Galella intervista Dario Venerelli, Presidente della Cooperativa dei Pescatori

01 Dario 390 minAbito dal 7 Marzo (bloccata dal lockdown) a Sabaudia, cittadina pontina sul mare, in una zona a me poco conosciuta anche se al Circeo ho passato le estati per tanti anni con la mia famiglia, fino all'adolescenza. Passavamo delle lunghe estati, quando mia madre ci costringeva a ben quattro mesi di mare, nei bei tempi in cui si entrava a scuola i primi di ottobre. La zona negli ultimi anni si è trasformata e sono cresciute le frazioni, i borghi limitrofi a San Felice Circeo e Sabaudia.

Non conoscendo nessuno ho iniziato a girovagare in zona, così come faccio quando viaggio e mi trovo in un posto sconosciuto anche se ho con me la guida comprata prima di partire, e ho cominciato dal porto di San Felice Circeo. Il porto è perlopiù meta di yacth di lusso dei vacanzieri e ormai ci sono solo pochi pescatori. Ho chiesto informazioni e mi hanno detto che a Terracina avrei trovato molti più pescherecci e un mercato attivo.

Così ho pensato di spostarmi a Terracina. Non ci andavo dagli anni in cui mi esibivo a cappello per strada e cercavo nuovi luoghi dove fare spettacolo, per evitare il sempre crescente numero di artisti nelle piazze romane.02 imbarcazione 390 min
A Terracina mi legano i ricordi infantili, quando i miei nonni avevano una casa in Via del Piegarello e i miei genitori nelle vicinanze, venduta quando io avevo circa 6 anni.
L'ultimo giorno di vita, mio nonno, andò a comprare il pesce dai pescatori del porto di buon mattino per poi cucinarlo a casa di mia zia a tutti i presenti per il pranzo. Proprio a Terracina che se n'è andato il commendator Galella, nonno Ciccio, in un batter d'occhio.
I ricordi mi accompagnano in questo viaggio a ritroso.

Non ci andavo da tanto tempo e mi sono diretta spedita al porto. Ho girato un po' e chiesto ad un pescatore dove pranzare. Mi ha consigliato uno dei nuovi take away sorti negli ultimi anni e li ho chiesto ancora, mentre prendevo un caffè, al cameriere. Così ho scoperto che il porto di Terracina è molto attivo e che tutti i pomeriggi i pescatori portavano il pescato nei locali della loro cooperativa per venderli all'asta. A battere l'asta è il presidente, il Sig. Dario Venerelli, tutti i pomeriggi alle 16,00.

Ho deciso di fermarmi, ho prolungato la passeggiata, scattato foto e qualche minuto prima dell'inizio dell'asta mi sono recata alla pescheria. Grande il fermento, un'aria frizzante e il presidente è arrivato dopo poco.
Gli ho chiesto la disponibilità a fare un'intervista video e si è reso immediatamente disponibile, invitandomi03 Asta 390 min a farla subito. Ho preferito rimandare per fermarmi a vedere l'asta, cercare di capire la situazione e non importunarlo proprio prima del lavoro. Dovevo montare l'attrezzatura e non sono molto pratica di queste cose, è di recente che mi cimento. Volevo anche prendere tempo per capire qualcosa di quest'ambiente, essendo completamente all'asciutto dell'argomento.
Uno ad uno sono arrivati i pescatori con il loro carico e con loro gli acquirenti, venditori e ristoratori.

All'improvviso hanno cominciato a battere l'asta e il presidente, un omone grande e simpatico, ha iniziato il suo spettacolo.
Una bellezza!04 Pescatori 390 min
Le varietà di pesce nelle cassette, la facce dei pescatori consumati dal sale e dal vento, la voce roca del battitore, consumata dall'asta quotidiana e i diversi personaggi seduti su una gradinata a comprare il pesce. Ho scattato qualche foto e sono partita a vedere il tramonto, felice come una Pasqua!
Volevo parlare delle condizioni dei lavoratori di questa zona e cominciare con i pescatori mi è sembrato un buon inizio.

L'intervista è stata fatta prima che i contagi da Corona Virus aumentassero nella provincia. Attualmente anche Terracina è stata duramente colpita e mi auguro che la situazione rientri presto. I pescatori sono organizzati, l'unione fa la forza e Dario Venerelli ce lo ha raccontato.

In meno di dieci minuti ci mostra con i fatti una visione comunitaria per salvarsi tutti e non lasciare nessuno da solo.
Straordinario, direi.
Lo ringrazio ancora per la disponibilità e la pazienza.
Buona visione!

 

 

La video intervista a Dario Venerelli, raccolta da Serena Galella

 

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/CentroItticoCooperativaDeiPescatoriDiTerracina

Link intervista al Presidente della Cooperativa dei Pescatori di Terracina: https://youtu.be/pZE1JPdpE_s

 

 

Serena Galella scrive anche per CiesseMagazie per il quale cura la rubrica dell'arte

 

 

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Emergenza lavoro oggi e dopo il 31 marzo 2021

Lotte e Vertenze 

”la nuova comunità si ricostruisce attraverso la partecipazione”

di Donato Galeone 
Ricostruire un territorio depauperatoCon il “Sindacato protagonista tanto nei territori quanto per il Paese”, Ivano Alteri, concludeva uno dei suoi recenti articoli, dopo aver elaborato con me ed altri l' APPELLO rivolto nei giorni scorsi alle rappresentanze politiche e sindacali provinciali.
Nadia De Gasperis scrive e condivide che il “territorio e il suo ambiente va conosciuto come spazio di vita naturale e sociale, vissuta con la consapevolezza del quotidiano per essere parte di una comunità locale e globale” mentre Alessandro Mazzoli sottolinea che assume importanza “il pensare un vero e proprio sistema territoriale per esaltare l'esistente e immaginare nuove vie di sviluppo condiviso, recuperando un protagonismo dal basso che è una delle chiavi fondamentali per reagire e per cambiare”.
E da Cassino, l'Associazione Bene Comune, rappresentata da Luigi Di Marco Presidente e da Ernesto Cossuto Segretario, nel condividere i contenuti del documento APPELLO, conferma che il “territorio abbia bisogno di robusti piani di investimento pubblico volti a ristrutturare il mondo del lavoro e le infrastrutture tradizionali oltre a creare quelle tecnologicamente nuove nel rispetto della green economy, che deve essere l'obiettivo cui tendere per sviluppare una nuova stagione del rilancio e della crescita economica”.

In un recente confronto (13.11.2020) tra Landini, Segretario CGIL e il prete romano di strada in Trastevere Don Zuppi - eletto Vescovo e poi nominato Cardinale Arcivescovo di Bologna - ha affermato che “il Sindacato esiste perché le persone per vivere hanno bisogno di lavoro e decidono di mettersi insieme. Per poterlo fare devono fidarsi l'uno dell'altro e avere il diritto di poterlo fare”. Ha sottolineato, esemplificando, che “se non vuoi bene alle persone che rappresenti non puoi neanche fare il sindacalista”. Il Cardinale riferendosi a Papa Francesco e richiamandosi alla “fraternità e solidarietà” ha concluso con queste semplici parole: ”la nuova comunità si ricostruisce attraverso la partecipazione”.

Ecco, quindi, non solo il “Sindacato protagonista”, ma riconoscendo al Sindacato la sua natura innovativa e solidaristica, appare necessaria la “partecipazione” sulle condivise progettualità praticabili a breve, medio e lungo termine orientate verso i processi di cambiamento sia per “scegliere una prospettiva esistenziale di sviluppo umano” che sul come fronteggiare uno specifico momento epocale sociale e politico dalle dimensioni non solo nazionali.
Sappiamo che il Sindacato dei lavoratori, sempre, esalta e sottolinea la importanza delle interdipendenze e della responsabilità che ne derivano in ogni fase di cambiamento per combattere, innanzitutto, la disoccupazione in crescita, la immigrazione e migrazioni in percorsi di vita che non sono omogenei e che contengono problemi difficili e complessi.
Ecco, allora, le grandi sfide che richiedono una “cultura innovativa e creativa” nella proposta sociale, politica e sindacale per essere - insieme - protagonisti con il pensare e l'agire nella società in rapida trasformazione.

Il Sindacato “è uno tra e dei corpi intermedi di una società democratica” che, in momenti economici e sociali difficili, con le sue azioni propositive, ha gradualmente conquistato diritti civili, contribuendo sia nel dare vita alle forme più evolute di democrazia che nello sviluppo della economia, tanto nella promozione dei redditi individuali e collettivi quanto ad un minimo loro sostegno, in fasi transitorie, di mancato lavoro.

In fasi cicliche di crisi occupazionali e di ridotti redditi che persistono di lunga durata nel basso Lazio con l'esteso declino socioeconomico territoriale provinciale nei suoi 91 Comuni, che viene riconosciuto sia quale “area di crisi complessa” ( 37 Comuni nel frusinate tra Frosinone-Anagni e 9 Comuni in area romana) e sia quale “area di crisi non complessa” (54 Comuni di sistema locale lavoro tra Cassino e Sora). La Platea di Landini 350 min

Anche l'annunciata proposta di riconoscimento del sistema territoriale lavoro di Cassino e Comuni limitrofi quale “area di crisi complessa” - come già nel 2013 venne riconosciuto il territorio di Frosinone e Anagni - coinvolgerà la multinazionale FCA con il comparto auto e indotto metalmeccanico, arrancante da anni, tra lavoro ridotto (oltre 9.000 posti in meno) e lavoro incerto sostenuto da casse integrazioni che hanno prodotto uno stato sociale dimagrato e molto poca serenità tra le famiglie.
Cosi come è da rilevare che le realtà territoriali già definite “aree complesse o non complesse di crisi” sono, di fatto, strumenti normativi di difesa sociale mirati tanto verso il sostegno dei redditi ai lavoratori - spesso ritardati - quanto deboli nella previsionale promozione incentivante degli investimenti produttivi e, quindi, risultano quasi nulle verso la ripresa dell'economia locale e la ricollocazione dei lavoratori.

Dai primi mesi inizio 2020 con le casse integrazioni fino al blocco dei licenziamenti al 31 marzo 2021 - proposte e accolte dal Governo per emergenza Covid - non sono altro che la confermata continuità di difesa necessaria dovuta per la sopravvivenza di milioni di lavoratori e loro famiglie.
Se è assolutamente condivisione primaria combattere l'invisibile nemico coronavirus mondiale che colpisce la nostra salute e che “dobbiamo fare ricorso alle nostre capacità e al nostro senso di responsabilità per creare convergenze e collaborazioni” - richiamate ai Sindaci in Assemblea ANCI anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella - appare altrettanto e contestualmente indilazionabile quanto immediato - oltre la manovra del Governo e l'approvazione in Parlamento del Bilancio dello Stato 2021 - che si debba parlare e discutere di un “progetto per il nostro Paese”.

Essenzialmente, sul come organizzare e utilizzare - per la crescita, lo sviluppo e il lavoro - le risorse europee, congiunte alla riforma degli ammortizzatori sociali e agli investimenti di sostegno sufficienti nelle strutture dei “servizi per l'impiego” e verso le politiche attive formative e qualificate per la collocazione di giovani e meno giovani nei posti di lavoro.
Ma quelle risorse europee annunciate che riceverà il nostro Paese, quale massiccio intervento economico e politico, richiederanno severità nell'utilizzo mediante accompagnamento dei singoli progetti mirati verso obiettivi specifici di “protezione e rilancio dell'economia italiana”. (Recovery Fund o Next Generation EU pari a 750 miliardi di euro di cui 390 miliardi a fondo perduto e 360 miliardi in prestiti con sconti agevolati da definire sulla base del PIL (prodotto interno lordo) del nostro Paese. I soldi prestati saranno recuperati attraverso l'emissione di debito garantito dalla Unione Europea e si prevede che arriveranno nel primo trimestre del 2021).

Ecco che, dal richiamato massiccio intervento economico e politico da quando si è costituita la Unione Europea, abbiamo ritenuto lanciare un APPELLO alle forze politiche sociali e sindacali territoriali di “prendere con urgenza ogni iniziativa utile per il coinvolgimento delle comunità territoriali in vista della imminenti trattative nazionali per l'allocazione delle risorse ottenute dall'Europa per fronteggiare le tragiche implicazioni della pandemia Covid 19”.

Mi permetto, oltre i miei sintetici richiami, di valutare attualissima quanto coincidente col nostro APPELLO di coerente aggregazione sociale e politica, anche e non ultimo, l'orientamento del Segretario Generale della Cisl, Enrico Capuano - pubblicato dalla stampa locale (14 ottobre 2020) nel sottolineare che: “resta il lavoro la vera emergenza e che i finanziamenti del Recovery Fund sono sicuramente una straordinaria opportunità per l'Italia e anche per la Provincia di Frosinone e c'è bisogno di progetti, coordinati e dettagliati”.

Capuano informava, peraltro, di avere richiesto un “tavolo provinciale da riservare a tutti gli attori locali e che finora l'unica risposta è stata il silenzio” Il Segretario della CISL concludeva ragionevolmente: “Beh, noi in silenzio non rimarremo. Necessaria una riposta corale della intera Provincia di Frosinone”.

 

 

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Sostegno al reddito verso il lavoro che cambia

 Lavoro e Lavoratori

 Occorre attuare la “riforma degli ammortizzatori sociali”


di Donato Galeone*
Sostegnoalreddito minDal 18 agosto 2020 non e piu' impossibile licenziare
Dal 18 agosto, come sappiamo, la norma contenuta nel decreto n.104/2020 – articolo 14 – consente di ritornare alla ordinarietà sulla interruzione dei rapporti di lavoro bloccati dal Covid 19 - fino al termine delle casse integrazioni a salvaguardia della occupazione - per tutte quelle imprese che non richiederanno“nuovi ammortizzatori sociali”.

Quelle imprese che faranno ricorso alla CIG “continueranno a non licenziare” per giustificato motivo oggettivo.
Il blocco dei licenziamenti, con le nuove norme, resta in tutte quelle aziende che hanno in corso trattamenti di cassa integrazione salariale o che utilizzino l'agevolazione contributiva prevista dallo stesso decreto di agosto o per chi non chiede la nuova CIG dopo averla utilizzata nei mesi scorsi, con la eccezione, di cessazione definitiva dell'attività aziendale; di fallimento senza esercizio provvisorio; di accordo collettivo aziendale incentivante la risoluzione del rapporto di lavoro stipulato dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale.

Da considerare, con attenzione, quelle imprese che non hanno dipendenti in cassa integrazione e che non utilizzano l'agevolazione contributiva prevista dall'articolo 3 del decreto agosto: queste imprese possono procedere ai licenziamenti per “motivi economici” applicando le normative vigenti.
Ma quelle imprese che abbiano effettuato uno o più licenziamenti per “giustificato motivo oggettivo nel 2020 possono revocarli” a condizione che contestualmente facciano richiesta del trattamento di cassa integrazione con la causale Covid-19 e dalla data in cui è avvenuto il licenziamento.

Aprile-luglio 2020 casse integrazioni e occupazione di agosto
L' Osservatorio dell'INPS ci comunica che per i mesi aprile-luglio con la emergenza sanitaria sono stati erogati complessivamente 2.539,9 milioni di cui: 1,287,0 per cassa integrazione ordinaria; 782,1 per assegni fondi solidarietà e 470,8 milioni per cassa integrazione in deroga.
Nei primi cinque mesi 2020 la occupazione si è ridotta a 1.975.00 unità con un calo rispetto allo stesso periodo 2019 del 43% - per effetto emergenza Covid - comprese 742.000 posizioni lavorative a tempo determinato.
Nello stesso periodo, però, le cessazioni diminuiscono (1.972.000) e sono dovute al blocco dei licenziamenti, in particolare, degli occupati a tempo indeterminato.
Anche l'ISTAT comunica che in agosto 2020, come nei mesi precedenti, le ore pro capite effettivamente lavorate risultano inferiori a quelle dle 2019 e il divario continua a ridursi mentre – nell'arco di 12 mesi – aumentano sia le persone in cerca di lavoro (+1,2% pari a + 28.000 unità) sia gli inattivi tra i 15 e 64 anni (+2,3% pari a +306.000).
Il calo della occupazione, quindi, coinvolge sia gli occupati a tempo pieno che gli occupati a tempo parziale anche involontario (63,9%).

Lavoro e occupabilta' nella dimensione europea mediterranea
Questi dati ultimi che in sintesi ho voluto richiamare evidenziano essenzialmente “lavoro e occupazione” nei livelli conosciuti rappresentati al Governo e ribaditi, anche, in ogni Piazza di Regione italiana dalla CGIL-CISL-UIL che hanno sottolineato, peraltro, la urgenza dei rinnovi contrattuali; la definizione delle vertenze aperte sulle crisi aziendali; la pianificazione sanità,istruzione e autosufficienza; la quantificazione degli investimenti mediante una politica industriale nazionale che, per il Sud e basso Lazio, dovrebbe caratterizzarsi sia con innovazioni tecnologiche e sia con il rilancio economico, non più quale periferia marginale rispetto all'Italia.

Propriamente - con priorità - nell'utilizzo delle risorse europee disponibili e assegnate all'Italia, che se destinate in consistente parte verso il Mezzogiorno, si materializzerebbe, peraltro, una strategia della Unione Europea - con il Sud italiano - nella politica europea mediterranea

Il sostegno al reddito verso il lavoro che cambia
Già con la crisi occupazionale vissuta dal 2008 e la lentissima ripresa bloccata nei primi mesi del 2020 dall'emergenza sanitaria. non solo italiana. si riproponeva una revisione anche formale degli ammortizzatori sociali per il sostegno al reddito mirato – con una politica non solo passiva ma necessariamente attiva del lavoro – verso regole e tempi certi tra un posto di lavoro perduto ed altra occupazione possibile e adeguata di ricollocazione.

Nel concreto appariva ed è urgente - in presenza di riorganizzazioni produttive e sblocco dal 18 agosto 2020 dei licenziamenti e fine delle motivate varie casse integrazioni - il convenire e avviare un “nuovo ammortizzatore sociale di transizione” quale sostegno al reddito di ultima istanza motivato da programmi attivi di “riqualificazione”e mirati territorialmente verso nuovi posti di lavoro contrattati e partecipati.

Osserviamo che la contestuale realtà sociale ed economica per la sua complessità è stata definita di “transizione temporale”. Ma tale stato di transizione pluriennale, ormai, produce e crea, giorno dopo giorno, disagio tra disoccupazione e povertà crescenti sia per il lavoro che cambia e sia per il lavoro che si riduce.

Purtroppo ciò avviene in assenza, ancora, di un funzionale “sistema di servizi per il lavoro” quale pronto intervento o nuovo strumento attivo e disponibile della Organizzazione Sindacale nell'intercettare e avvicinare, territorialmente, sia giovani che meno giovani in attesa di lavoro e sia per riaffermare, con azioni popolari comunitarie, il valore dei diritti e doveri di solidarietà verso chi perde il lavoro e non solo.

Rileviamo che esiste ad oggi un vuoto in un mondo del lavoro frammentato pur con la presenza istitutiva dei Centri per l'Impiego entro cui il parlare di politiche attive per il lavoro appare più che lontano - operativamente - sia nel metodo che sul come coinvolgere e seguire le migliaia di persone inoccupate tanto prima quanto durante le fasi di “transizione formativa e di ricollocazione lavorativa” comprendendo, anche, la regolarità nella erogazione periodica di sostegno al reddito per sopravvivere.
Ricordo bene che nel maggio 2017 all'ultimo Congresso della CISL Lazio svoltosi a Pomezia su “Il Sindacato del XXI secolo per una società inclusiva” si ripropose anche la costituzione funzionale di un sistema di servizi alla persona per i lavoro.
Penso, quindi, che l'argomento - attualissimo ancora più nei prossimi mesi - rientri tra le proposte di CGIL-CISL-UIL al Governo sulla “riforma degli ammortizzatori sociali” tanto negli impegni sindacali generali quanto in quelli specifici – sia ieri che nel 2020 – nella ricostruzione territoriale di una società inclusiva per la persona e per il lavoro.

(*) ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Marina di Leporano, 5 ottobre 2020
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Mingarelli propone un’eccellente offerta ricettiva

Comunicato

Mingarelli (Marco Corsi Sindaco): “Un’eccellente offerta ricettiva per creare posti di lavoro”

Marco Corsi e Milena Mingarelli Marco Corsi Sindaco 350 minMilena Mingarelli, candidata a consigliera comunale di Ceccano nella lista “Marco Corsi Sindaco”, ci tiene a promuovere particolarmente una sezione del programma che l’intera coalizione ha proposto, anche e soprattutto grazie al suo contributo, con un obiettivo chiaro: un’eccellente offerta ricettiva che concorra alla ripartenza dell’economia locale e alla creazione di nuovi posti di lavoro. Un rilancio che può e deve inserirsi nella generale promozione turistico-culturale di Ceccano, sulla quale centra l’attenzione la stessa Mingarelli, appassionata di arte, artigianato, storia e storia dell’arte.

“Bisogna puntare sulle nuove forme di turismo - preme la candidata al Consiglio Comunale - Dal turismo di borgo, per dare una spinta alla realizzazione dell’albergo diffuso nonché di negozi di artigianato e attività enogastronomiche nel centro storico, fino al turismo ambientale e sostenibile tra le bellezze artistiche e naturalistiche di Ceccano, con un trasporto pubblico ecologico ed efficiente che limiti l’utilizzo delle automobili e il conseguente inquinamento. Infine, sempre per generare nuova occupazione, il Comune deve costruire casette in legno, da attrezzare per le attività di ristoro, nelle aree verdi e presso gli impianti sportivi nel quadro del più largo progetto di riqualificazione dei medesimi spazi pubblici. Affidarli in gestione ad associazioni e giovani, in cambio di vigilanza e manutenzione, sarebbe indubbiamente conveniente a livello economico sia per l’ente che per i potenziali gestori”.

Rispetto alla sua scelta di candidarsi al fianco di Marco Corsi, per contribuire alla realizzazione di questi e altri progetti che ha a cuore, Milena Mingarelli ritiene che “nonostante le scelte fatte negli ultimi anni, che non condividevo, ha avuto il coraggio di cambiare idea e di metterci la faccia in prima persona. Da lì in poi ho apprezzato profondamente le sue idee per Ceccano, a partire dalla democrazia partecipativa, che consente a ogni singolo ceccanese di partecipare direttamente all’amministrazione della cosa pubblica. Alla sottoscritta ha già permesso di presentare proposte prima come semplice cittadina e poi come candidata. Pertanto - conclude - ringrazio Marco per l’opportunità che mi ha concesso, riconoscendogli l’immensa passione che mette nelle questioni politiche ma anche il massimo rispetto che ha verso la nostra città”.

Lista Civica “Marco Corsi Sindaco”
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La Costituzione e il lavoro

Non lottare per attuare la Costituzione, mettendo in campo tutte le forze e le alleanze possibili, sarebbe una responsabilità enorme, dal peso difficilmente sostenibile.

ILLAVOROCOSTITUZIONEITALIANA 460Il fondamento del lavoro definisce la democrazia italiana, e con essa i principi di uguaglianza e libertà, ben oltre il perimetro della democrazia liberale fondata sulla proprietà. Un vero e proprio passaggio d’epoca, giacché la Costituzione, in presenza delle lavoratrici e dei lavoratori politicamente organizzati, apre le porte a una civiltà più avanzata, solidale e comunitaria, che potremmo denominare socialismo di tipo nuovo rispetto ai modelli novecenteschi, quello sovietico e quello socialdemocratico.

 

Tuttavia, dopo il crollo del muro di Berlino e lo scioglimento del Pci, per troppo tempo le sinistre comunque configurate hanno perso le tracce della nostra Carta fondamentale, la conquista più alta degli italiani nel contrastato cammino verso la libertà e l’uguaglianza. Un vuoto culturale. E anche un evidente errore politico di chi, scegliendo di non trasformarsi in un mansueto gestore del capitale e proclamando ad alta voce di voler lottare per il comunismo, ossia per una civiltà più avanzata oltre il capitale, ha ignorato come tale processo si possa avviare nelle condizioni storico-politiche dell’Italia. Mantenendo insieme la prospettiva della trasformazione della società e la concretezza delle risposte ai problemi che travagliano la vita quotidiana delle persone.

 

La retorica del cambiamento, con i suoi richiami prevalentemente propagandistici, troppo spesso ha perso di vista un dato di fondo. Ovvero, che la Costituzione, andando oltre l’uguaglianza formale davanti la legge e stabilendo il principio dell’uguaglianza sostanziale, ha posto le condizioni basilari perché i lavoratori si elevino al rango di classe dirigente nella prospettiva di una civiltà più avanzata. Come risulta con chiarezza dall’articolo 3, secondo il quale «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

 

La nostra, diversamente da quella sovietica del 1936 che prendeva atto delle radicali trasformazioni intervenute nella società e nello Stato, è una Costituzione progettuale-programmatica. «Non di previsione, ma di guida», sosteneva Palmiro Togliatti, padre costituente tra i più eminenti e unico segretario di partito tra gli estensori della Carta insieme al socialista Lelio Basso, ai democristiani Aldo Moro e Giuseppe Dossetti, e al liberale progressista Piero Calamandrei. Una Costituzione, aggiungeva il capo dei comunisti italiani, che «porti a un rinnovamento audace, profondo, di tutta la struttura della nostra società, nell’interesse del popolo e nel nome del lavoro, della libertà e della giustizia sociale».

 

Non una Costituzione socialista, nel senso tradizionale che allora faceva riferimento al modello sovietico o in alternativa al laburismo inglese. Bensì una Costituzione come programma per il futuro, che tracci il percorso verso un socialismo di tipo nuovo, diverso da ogni modello fino ad allora conosciuto. Il principio dell’uguaglianza sostanziale infatti, superando l’uguaglianza formale di fronte alla legge e il principio di equità nella distribuzione del reddito, comporta la necessità di intervenire nel rapporto di produzione capitalistico, e dunque nel rapporto di proprietà, se si vuole davvero garantire libertà e uguaglianza, e il pieno sviluppo della persona umana.

 

È quanto prevede la nostra Costituzione, che va ben oltre il compromesso socialdemocratico di stampo keynesiano, fermo alla fase distributiva della ricchezza. Assumendo il lavoro come diritto fondamentale, e costruendo sul fondamento del lavoro l’edificio dei nuovi diritti sociali al di là di quelli civili di stampo liberale, la Costituzione del 1948 indica infatti nelle diverse forme di proprietà, nonché nella funzione sociale e nel limite della medesima, una delle condizioni fondamentali per l’esercizio concreto dell’insieme dei diritti (articoli 41-43). Come pure nel principio della progressività delle imposte, necessarie per coprire le spese sociali, fissato nell’articolo 53. L’altra fondamentale e imprescindibile condizione - e non poteva essere altrimenti - è quella socio-politica, determinata dalla presenza, dalla organizzazione e dall’iniziativa dei sindacati e dei partiti delle lavoratrici e dei lavoratori (artt. 39,49). Non dimentichiamo che in Costituzione il partito è lo strumento indispensabile perché i cittadini possano «concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale».

 

Il lavoro, come si vede, costituisce il corpo e l’anima dell’intero impianto costituzionale. Inteso non solo come interscambio permanente tra gli esseri umani e la natura, che comporta una visione d’insieme dello sfruttamento della persona e dell’ambiente; non solo come forza produttiva dei beni materiali e immateriali e riproduttiva della vita; bensì anche come fattore costitutivo della personalità. Per cui, in una moderna visione del processo storico-politico che non contrapponga la classe all’individuo, liberazione del lavoro e libertà della persona s’intrecciano in modo inscindibile. E la valorizzazione del lavoro diventa così la base materiale e culturale dell’uguaglianza e della libertà.

 

Muovendo dal principio che «la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo tale diritto» (art. 4), la Costituzione - come (non a tutti) è noto - «tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni», stabilisce la parità di diritti e di retribuzione per uomini e donne a parità di lavoro; introduce il diritto «a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro» sufficiente comunque ad assicurare «una esistenza libera e dignitosa», nonché il diritto all’istruzione, al riposo e alla salute, alla pensione e all’assistenza sociale.

 

Sul fondamento del lavoro si delinea il quadro di una nuova società nella quale la proprietà, limitata e finalizzata a scopi sociali, assume configurazioni diverse: pubbliche, private, comuni. Mentre il mercato viene regolato per soddisfare esigenze umane e ambientali attraverso l’intervento pubblico e l’iniziativa dei soggetti sociali politicamente organizzati. Prende forma in tal modo, nel contesto dell’economia mista, una relazione del tutto originale, diversa dai modelli novecenteschi ad Ovest come ad Est, tra classe sociale e individuo, tra collettività e persona, tra solidarietà e personalismo, e anche tra utilità sociale e impresa, sulla quale oggi bisognerebbe lavorare. Una relazione inedita, che dà all’impianto costituzionale italiano il respiro di una grande operazione di portata strategica.

 

Nata dalla specificità della nostra storia nazionale, dall’abbattimento del fascismo e dalla convergenza di diverse culture, ispirate al marxismo del Pci e del Psi di quel tempo, al solidarismo cristiano della Dc, al liberalismo progressista di azionisti, repubblicani e liberali, la Carta del 1948 non cerca di resuscitare vecchi fantasmi rimestando nell’orticello nazionale. Al contrario, fissa principi e detta disposizioni di valore universale che guardano al futuro. A cominciare dall’articolo 11, che ripudia la guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali. Anche l'esigenza di tutelare il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni, e di garantire il diritto all’istruzione, alla salute, alla tutela della vecchiaia, ha una portata universale rivolta al futuro. Altrettanto si può dire della necessità di rimuovere gli ostacoli economici e sociali per assicurare libertà e uguaglianza, e consentire ai lavoratori di assurgere al ruolo di classe dirigente. Come si vede, emerge un orientamento che già contiene elementi di un nuovo socialismo.

 

A differenza dei costituzionalisti di oggi, che indagano esclusivamente sugli aspetti istituzionali prescindendo dai contenuti, come se ignorando i contenuti si possa difendere la nostra Carta fondamentale, è opportuno ricordare che un grande costituzionalista come Stefano Rodotà si è sempre impegnato perché venissero attuati i diritti sociali, cogliendo pienamente nel segno quando affermava che la Costituzione deve essere la nostra bussola. Una «bussola moderna» proprio perché, sancendo la visione complessa dell’uguaglianza sostanziale, è aperta all’affermazione di nuovi diritti, che scaturiscono dalla rivoluzione scientifica e tecnologica, e dalla condizione umana del nostro tempo. È infatti del tutto evidente che per l’accesso alla conoscenza reso possibile da Internet non basta affermare il pari diritto di ciascuno in presenza di condizioni di disuguaglianza e di esclusione. Ed è altrettanto evidente, per altro verso, che se la Costituzione si fosse attuata in tutte le sue parti sarebbe stata molto più efficace la lotta al Covid.

 

La Costituzione è la fonte della coesione della società. Questo vuol dire che per evitare la disgregazione sociale è necessario attuare la Costituzione. Ma perché si sviluppi un movimento reale è indispensabile muovere dalla concretezza della realtà, e avere come obiettivo l’attuazione dei diritti che attengono alle condizioni di lavoro e di vita delle persone. La nostra Carta non abolisce la proprietà privata, ma la conforma in modo tale da consentire la realizzazione di finalità sociali. Di conseguenza vengono poste le basi per il superamento della tradizionale forma dello Stato liberale, non più al servizio del mercato, ma antagonista del mercato. Alla condizione che le lavoratrici e i lavoratori siano politicamente organizzati e in grado di lottare.

 

La grande innovazione della Carta del 1948 consiste nel rovesciamento del paradigma tradizionale del conflitto, disponendolo a vantaggio della classe lavoratrice. È del tutto falso sostenere che la Costituzione, fondando la Repubblica sul lavoro, cancella il conflitto tra le classi. Al contrario, lo riconosce, e lo tutela, come fattore costitutivo della democrazia politica e dello sviluppo sociale. Chi lotta per l’uguaglianza e la liberà, per l’attuazione piena dei diritti sociali, civili e politici, può fare leva sulla legge che regola il patto tra gli italiani. La Costituzione sta dalla sua parte, non di chi si oppone e difende l’ordine del capitale e le forze politiche che lo rappresentano. Questo è il senso di una conquista storica, che consente il passaggio a una civiltà superiore per via democratica e costituzionale. Non è un caso che in questi anni si siano ripetuti i tentativi, tutti respinti, di cambiare la Costituzione e di affossarla.

 

Oggi siamo però arrivati a un passaggio molto stretto, di cui peraltro non si avverte adeguata consapevolezza: può sopravvivere la Repubblica fondata sul lavoro in assenza dell’organizzazione politica del lavoro? Questo è il dilemma, dal momento che le lavoratrici e i lavoratori del nostro tempo sono stati di fatto espulsi dal sistema politico, non avendo né rappresentanza né organizzazione che consentano di incidere nella società e nello Stato. Ormai quasi metà del corpo elettorale non si riconosce nei partiti esistenti, e la crisi di fondo della democrazia rappresentativa risulta assai profonda. L’alternativa è secca e sta nelle cose: o si costituisce un’autonoma e libera organizzazione politica del lavoro in grado di lottare per l’egemonia, oppure questa Repubblica permarrà in uno stato di crisi duratura, e in definitiva verrà travolta da movimenti di stampo fascistico e nazionalistico.

 

Ma non basta dire lavoro. Quale lavoro? Parliamo del lavoro del nostro tempo, segnato da una rivoluzione tecnico-scientifica permanente, che con la digitalizzazione cambia senza soluzione di continuità il modo di lavorare e di vivere ben oltre il perimetro novecentesco. E che d’altra parte, sotto la pressione del capitale, si accompagna alla diffusione di forme regressive anche schiavistiche. Perciò occorre dare rappresentanza e forma politica non solo agli operai e agli impiegati in fabbrica, in ufficio e nel lavoro a domicilio, all’insieme dei lavoratori dipendenti e autonomi, ma anche ai precari e ai disoccupati, donne e giovani, italiani e stranieri. Come pure ai lavoratori cognitivi e alle infinite espressioni del lavoro indotte dalla digitalizzazione nell’industria, in agricoltura e nei servizi, nel settore pubblico e in quello privato, nonché dall’espansione del capitale in tutti i campi delle attività umane e della vita.

 

Si tratta di un’impresa di cui è difficile misurare la portata. Comunque assai complessa, che si può compiere a una sola condizione: restituendo alla politica il suo significato più alto - al vertice delle attività umane - di strumento per trasformare il mondo. Questo è il passaggio che non si può omettere, per la cui realizzazione è indispensabile dedicare tutte le energie, lavorando per recuperare, insieme al senso rivoluzionario della politica, il principio altrettanto rivoluzionario dell’uguaglianza sostanziale. Mettendo in campo, di conseguenza, movimenti e lotte democratiche di massa per l’attuazione della Costituzione, dei suoi principi e diritti fondamentali. Nel cui svolgimento possa crescere una nuova consapevolezza e responsabilità politica.

 

È una via obbligata. Non c’è altra strada per uscire dalla crisi e aprire una reale prospettiva di cambiamento. Non lottare per attuare la Costituzione, mettendo in campo tutte le forze e le alleanze possibili, sarebbe una responsabilità enorme, dal peso difficilmente sostenibile.

 

Paolo Ciofi
www.paolociofi.it

 

pubblicato anche sul giornale online di Rifondazione comunista
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Il Comune di Ceccano per il rispetto del lavoro e della dignità umana

Il lavoro è uno degli elementi centrali delle funzioni comunali.

illavoroprimaditutto 350 250 minE’ luogo comune affermare che il problema del lavoro rientri solo marginalmente tra le competenze comunali.

Il lavoro è, invece, uno degli elementi centrali delle funzioni comunali.

Il lavoro è, oltre ogni retorica, l’elemento fondamentale per la realizzazione della persona umana, della sua identità, della sua dignità. I legislatori, non a caso, nel momento in cui hanno approvato la Costituzione repubblicana, hanno inserito il lavoro al primo punto e ne hanno ribadito garanzie e tutele in punti immodificabili della stessa.

E’ con il lavoro che si realizza e completa la personalità umana. Con il lavoro, la capacità individuale di pensare e costruire cose diverse, originali, migliorative, si valorizza la persona e si contribuisce al progresso della società tutta.

Chi dice che il lavoro è un punto marginale delle competenze comunali, distorce la realtà e porta a cercare nel proprio ente locale i varchi clientelari per affrontare il personale problema del lavoro, sia nella sua ricerca di esso, che per garantirsi la possibilità di conservarlo e di avere maggiori sicurezza e benessere.

Questo equivoco distorce anche le campagne elettorali per il rinnovo dei consigli comunali. Avviene allora che molto della campagna elettorale si snodi intorno alle ingannevoli promesse di “lavoro”. Una volta votato, resta nei più la disillusione di essere stati traditi nella fiducia (mal) riposta.

Molti candidati usano il “lavoro” per carpire un momentaneo utile elettorale. Per creare e perpetuare forme di soggezione di interi nuclei familiari e parentele. Il “lavoro” è un comune mezzo di reclutamento di “candidati gregari”, quelli che servono a raccogliere pochi voti fra le parentele, ma che contribuiscono a far eleggere consigliere, e possibilmente assessore, il vero “candidato capo”. Questo è un metodo, da anni sperimentato con liste civiche populiste, qualunquiste, dichiaratamente antipartitiche. Liste destinate a disgregarsi dopo le elezioni tra risse fra interessi personali e di gruppo contrapposti e, infine, a disgregare la forza del Comune, privo, fin dalla campagna elettorale, delle idee necessarie a definire l’indirizzo politico amministrativo dell’ente. Senza una chiara scelta politica che ne orienti le relative scelte di politica amministrativa locale, il lavoro resta solo una parola chiave per mantenere nel bisogno personale di protezione, persone e famiglie.

Non è vero che a “livello comunale” non si possa efficacemente intervenire sui problemi del lavoro e dell’occupazione più in generale.

Una efficace riorganizzazione dei servizi e delle funzioni, una gestione oculata del Comune, volta ad affrontare i problemi del territorio in modo efficace e senza sprechi; un modo che punti ad affrontare e risolvere i problemi e non a produrre convenzioni ed appaltini, sovente senza controlli di qualità e quantità.
Operando in insourcing si possono ottenere migliori risultati operativi, minori costi gestionali, controlli puntuali della qualità dei servizi e delle opere, ma soprattutto, si hanno più posti di lavoro garantiti, professionalmente validi. Si valorizzano e incentivano le capacità e le professionalità.

Un altro grande contributo che può venire dal Comune al “lavoro” è l’impegno politico e di vigilanza per il miglioramento delle condizioni di lavoro, di conseguenza di vita, per l’intero comprensorio.

Più lavoro, migliori condizioni di lavoro, libertà dal ricatto del “lavoro” sono cose possibili non nel lontano futuro, ma già da oggi.
Basta avere il CORAGGIO DI CAMBIARE.
Alle elezioni comunali di Ceccano il 20 e 21 settembre VOTATE CECCANO A SINISTRA

Oriano Vidmer Pizzuti

 

bigliettinoOrianoVidemerPizzuti

 

 

 

 

 

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Lavoro: Il 31 luglio incontro regionale per le "politiche attive"

Dopo svariate sollecitazioni da parte di Vertenza Frusinate verso le istituzioni TUTTE (sindacato, Regione, politica)

vertenza frusinate definitivoLa CONVOCAZIONE finalmente è arrivata dall'Assessore regionale Claudio di Berardino e l'incontro si farà in videoconferenza il 31 luglio ore 10.
Come disoccupati chiediamo che venga rispettato l'accordo di 12 mesi come dalle già note dichiarazioni dell'assessore Claudio di Bernardino è comunque capaci di agganciarsi ad un ipotetico rifinanziamento degli ammortizzatori sociali che si dovrebbe realizzare entro dicembre 2020.

Queste sono le dichiarazioni che Vertenza Frusinate ha ricevuto dall'assessore al lavoro Claudio di Bernardino:
«le politiche Attive sono BLOCCATE per il covid 19, avevamo avviato specifici tavoli di confronto sia con le organizzazioni sindacali che datoriali nonché con le principali amministrazioni comunali delle aree di crisi complessa al fine di costruire un nuovo percorso e tentare ancora la strada della ricollocazione nella consapevolezza che solo un impegno di tutti può determinare il successo di tale iniziativa»

I disoccupati di Vertenza Frusinate chiedono che la Regione, il Sindacato le organizzazioni imprenditoriali e le amministrazioni comunali continuino il lavoro delle "politiche attive" bloccato a marzo per causa Covid19 e finalmente si ridia dignità alle persone che non per colpa loro hanno perso il lavoro.

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