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Saxa Gres, le valutazioni di Legambiente

legambiente anagni 350 minRiciclo ceneri

Saxa Gres – Valutazioni di Legambiente sulla sperimentazione dell’utilizzo delle ceneri residuo di termovalorizzazione.

L’ufficio scientifico di Legambiente ha esaminato i risultati della sperimentazione dell’impiego di scorie da termovalorizzazione nel processo di produzione di gres porcellanato, effettuata dalla società SAXA GRES di Anagni.

“La relazione esaminata ha evidenziato diverse incongruenze e lacune sia nella fase operativa della lavorazione che nei risultati delle analisi condotte - dichiara Andrea Minutolo, coordinatore scientifico nazionale di Legambiente - In generale persistono dubbi sulle operazioni di stoccaggio delle ceneri, sulle emissioni in atmosfera e sull’utilizzo delle ceneri che potrebbero determinare situazioni potenzialmente dannose per la salute dei lavoratori e per l’ambiente.”
L’ utilizzo di scorie provenienti dal termovalorizzatore di San Vittore nella produzione di manufatti si presenta come una proposta di Economia Circolare in linea con i principi dell’End of Waste. “Tuttavia, dopo una visita informale dello stabilimento, alla quale abbiamo partecipato nel settembre 2016 insieme ai vertici nazionali e regionali di Legambiente, - dichiara Rita Ambrosino, presidente del Circolo Legambiente Anagni - avevamo riportato dubbi che ci avevano indotto a sospendere qualsiasi giudizio in merito.”

Nonostante le promesse, inoltre, alla visita ed alla presentazione particolareggiata dei piani di sviluppo e riavvio della fabbrica non era seguita nessuna documentazione tecnica di dettaglio che consentisse considerazioni più approfondite. Per poter esprimere un giudizio sulla base di dati certi, è stato quindi necessario attendere la relazione sui risultati del progetto sperimentale presentata in Regione.

Il documento conclusivo prodotto da Legambiente sarà trasmesso alla Regione Lazio – Direzione Politiche ambientali e Ciclo dei Rifiuti, alle competenti autorità territoriali e alla Saxa Gres per le azioni del caso.

 

 

Files:
zip.png Saxa Gres vista da Legambiente
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SAXA GRES – Documento integrale delle valutazioni di Legambiente sulla sperimentazione dell’utilizzo delle ceneri residuo di termovalorizzazione.

Data 2020-02-17 Dimensioni del File 706.74 KB Download 21 Scarica

CIRCOLO LEGAMBIENTE ANAGNI
mail : pec: web: www.legambienteanagni.com

 

 Economia circolare

 

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Legambiente e l’utilizzo delle ceneri da termovalorizzazione

LegambienteAnagniValutazioni di Legambiente sulla sperimentazione dell’utilizzo delle ceneri residuo di termovalorizzazione.

L’ufficio scientifico di Legambiente ha esaminato i risultati della sperimentazione dell’impiego di scorie da termovalorizzazione nel processo di produzione di gres porcellanato, effettuata dalla società SAXA GRES di Anagni.

“La relazione esaminata ha evidenziato diverse incongruenze e lacune sia nella fase operativa della lavorazione che nei risultati delle analisi condotte - dichiara Andrea Minutolo, coordinatore scientifico nazionale di Legambiente - In generale persistono dubbi sulle operazioni di stoccaggio delle ceneri, sulle emissioni in atmosfera e sull’utilizzo delle ceneri che potrebbero determinare situazioni potenzialmente dannose per la salute dei lavoratori e per l’ambiente.”

L’ utilizzo di scorie provenienti dal termovalorizzatore di San Vittore nella produzione di manufatti si presenta come una proposta di Economia Circolare in linea con i principi dell’End of Waste. “Tuttavia, dopo una visita informale dello stabilimento, alla quale abbiamo partecipato nel settembre 2016 insieme ai vertici nazionali e regionali di Legambiente, - dichiara Rita Ambrosino, presidente del Circolo Legambiente Anagni - avevamo riportato dubbi che ci avevano indotto a sospendere qualsiasi giudizio in merito.”

Nonostante le promesse, inoltre, alla visita ed alla presentazione particolareggiata dei piani di sviluppo e riavvio della fabbrica non era seguita nessuna documentazione tecnica di dettaglio che consentisse considerazioni più approfondite. Per poter esprimere un giudizio sulla base di dati certi, è stato quindi necessario attendere la relazione sui risultati del progetto sperimentale presentata in Regione.

Il documento conclusivo prodotto da Legambiente sarà trasmesso alla Regione Lazio – Direzione Politiche ambientali e Ciclo dei Rifiuti, alle competenti autorità territoriali e alla Saxa Gres per le azioni del caso.

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Inceneritore Marangoni – Legambiente chiede l’intervento del MATTM

InceneritoreMarangoni 350 260Legambiente Anagni - Con una comunicazione datata 26 giugno, sottoscritta congiuntamente da Stefano Ciafani, presidente nazionale, da Roberto Scacchi, presidente Legambiente Lazio e da Rita Ambrosino, presidente Circolo di Anagni, è stata inoltrata una formale richiesta al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Direzione Generale per la Salvaguardia del Territorio e delle Acque, competente per Bonifiche e Risanamento, per informare sullo stato della richiesta di rinnovo dell’AIA per l’impianto Marangoni di Termovalorizzazione e recupero energetico mediante incenerimento di Pneumatici Fuori Uso.
“L’impianto Marangoni, come è noto, è ricompreso nel perimetro del SIN Bacino del Fiume Sacco e in una zona considerata di massima criticità per la qualità dell’aria, chiediamo al MATTM di pronunciarsi sull’impatto che l’eventuale messa in esercizio dell’inceneritore Marangoni potrebbe avere sulle attività in corso per la bonifica dell’area SIN e per il miglioramento della qualità dell’aria”, dichiara Legambiente.
Il MATTM ha già messo in campo concrete risorse per il risanamento ambientale del territorio della Valle del Sacco.
Per le prime azioni di caratterizzazione e messa in sicurezza del SIN, è stato sottoscritto un accordo di programma tra Ministero e Regione Lazio, vedi Deliberazione 6 marzo 2019, n. 119. L’accordo è stato successivamente sottoscritto presso la Prefettura di Frosinone dal Ministro Costa e dal Governatore Zingaretti. L’accordo prevede anche risorse per la valutazione epidemiologica su tutti i comuni del SIN, stanziando 960.000€ con risorse del Piano Operativo Ambiente MATTM, vedi Delibera CIPE n.55/2016.
Per affrontare le criticità relative allo stato della qualità dell'aria nella Regione Lazio è stato approvato un accordo di programma tra il Ministero e la Regione Lazio, vedi Deliberazione di Giunta Regionale n. 459 del 02.08.2018, per l'adozione coordinata e congiunta di misure migliorative, tenendo conto anche dell’esigenza di predisporre un piano industriale aggiornato che persegua gli obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria.
“Abbiamo evidenziato anche che esistono due protocolli operativi, uno sottoscritto da MATTM e da tutte le Regioni il 04/06/2019, l’altro sottoscritto dal MATTM e dalla Regione Lazio il 18/11/2018, conlegambienteLazio 350 260 particolare riferimento alla Valle del Sacco ed al comune di Anagni, per rispondere alle due procedure di infrazione europea riguardanti la qualità dell’aria, le n°2015/2043 e n° 2014/2147, che sono state emesse dalla UE contro l’Italia per il superamento dei limiti di Biossido di Azoto e Particolato Sottile (PM10).”
Ricordiamo che Legambiente ha espresso parere negativo alla concessione del rinnovo della autorizzazione durante la Conferenza di Servizi. La Regione, invece, con la determinazione 27 luglio 2017, n. G.10636, delibera di concedere a Marangoni l’autorizzazione alla rimessa in esercizio dell’inceneritore.
“La Regione Lazio – dichiara Legambiente - ha fatto riferimento ad una Valutazione di Impatto Ambientale del 2000, ben 19 anni fa, non tenendo in debita considerazione gli eventi che si sono succeduti negli anni e che hanno pesantemente aggravato le criticità ambientali del territorio di Anagni dove ha sede l’inceneritore.”

01/07/2019

 

 

 

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Anagni. Legambiente sulla sospensione della ZTL

Anagni Piazza Cavour 350Il Circolo Legambiente di Anagni esprime perplessità su quanto riportato dalla stampa locale, riguardo la proposta dell'amministrazione Natalia di garantire una maggiore vivibilità del centro storico della Città attraverso la sospensione della ZTL.

Chiediamo di non guardare alle singole strade, ma riuscire ad avere una visione avanzata della città nel suo insieme. Vorremmo che si restituisse il Centro Storico di Anagni all’uso esclusivo di chi si sposta a piedi o in bicicletta.
Una chiusura parziale (regolata dalla ZTL più o meno estesa negli orari) sicuramente alleggerirebbe il traffico, ma nello stesso tempo lascerebbe il Corso Vittorio Emanuele come un’arteria di transito per i veicoli a motore. Ci aspettiamo, insomma, un piano più ambizioso orientato a ridurre la pressione automobilistica lungo il tracciato del Corso, salvaguardando i diritti di accesso dei residenti ma ridisegnando la viabilità a misura di pedoni, ciclisti e utenti del trasporto pubblico, per una città che metta finalmente in campo le migliori soluzioni per garantire spostamenti sicuri, efficienti, moderni, puliti e migliorare la qualità del tessuto urbano e la qualità della vita per cittadini e turisti. Una città dove la domanda di mobilità venga soddisfatta dal trasporto pubblico, meglio se elettrico, dai piedi e dalle biciclette e dove all’auto privata sia lasciata solo una quota residuale degli spostamenti.
E’ un fatto che ormai l’offerta commerciale del Corso sia costituita prevalentemente da ristoranti, bar e punti ristoro, cui sono stati concessi spazi esterni. Però è anche noto che molti avventori si lamentino di dover prendere un gelato o una pizza all'aperto con l’indesiderabile condimento di smog e fumi di scarico delle autovetture. Oltretutto il traffico in una strada principale tanto stretta, fiancheggiata da alti palazzi e senza marciapiedi, rappresenta un pericolo fisico per i cittadini e i turisti; inquina, creando problemi di salute a chi si avventura nel centro storico e a chi ci vive; e danneggia la bella pavimentazione che, evidentemente, era stata progettata per essere solo pedonale, se dopo una decina di anni è già stata così compromessa dal peso dei veicoli.
E non è certamente la ZTL a creare problemi al commercio nel Centro Storico, né potrà essere il traffico libero a dar linfa vitale ai negozi.

Sappiamo bene che la Città di Anagni ha la fortuna di possedere un Centro Storico ben conservato e ben definito, racchiuso dalle vie di circonvallazione tracciate a ridosso della antica cerchia di mura e attraversato dal Corso principale, che collega le maggiori Piazze della città, veri scrigni di tesori di arte ed architettura. Non è certamente merito di noi contemporanei, ma è il lascito di un importante passato che abbiamo il dovere di preservare.
In moltissime città storiche italiane si ammirano esempi di ristrutturazione e salvaguardia della parte antica delle città: in molti casi, sono stati applicati nuovi concetti di recupero seguendo innovative definizioni urbanistiche -tra le quali la storicità, che include i valori culturali propri di una città e della sua comunità residente entro e fuori le mura- che hanno guidato gli amministratori nell'individuare le strategie più opportune per far vivere le città senza ridurle a cartoline da fotografare o scenografie per turisti. Con questi criteri, sono stati costruiti spazi comuni per vivere in maniera armoniosa, soddisfacendo desideri e bisogni.

I Centri Storici della maggior parte delle città italiane -grandi e piccole- però, sono interdetti al traffico veicolare privato ed i bisogni di mobilità di cittadini e turisti sono garantiti da mezzi pubblici.

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La 'Fattoria delle Intelligenze'

Economia solidale 350 260 mindi Ignazio Mazzoli - "La Masena" o "Lamasena" cos’è? Nulla a che a vedere con Amaseno, la cittadina ai confini fra le province di Frosinone e Latina. Anzi ne è molto lontano. “Lamasena” è un circolo di Legambiente cha ha la sua sede a Scifelli di Veroli, in una struttura dei Padri Redentoristi, presieduto da Remo Cinelli. Nasce come proposta progettuale sui temi dell’ambiente al fine di creare iniziative di tutela e valorizzazione del territorio, con particolare riferimento a tutto il bacino del torrente Amaseno. È di natura intercomunale e riunisce i paesi di Collepardo, Veroli, Boville Ernica, Monte San Giovanni Campano e Strangolagalli. Merita di essere conosciuto. Anche per me che sono un indigeno è stata una rivelazione, per l’ “ermo colle” verde di prato e di alberi su cui sorge e per il bel modo come una stalla è diventata centro di ospitalità e di ristoro del corpo e della mente.

Sabato 21 aprile, in questo ospitale sito, si è svolto un seminario di “economia solidale”. Il sociologo Arduino Fratarcangeli di Ripi ne ha svolto l’introduzione illustrando un tema che aveva come obiettivo una prossima “Fattoria delle Intelligenze”. Di cosa si è trattato?
In una relazione di non più di 35 minuti il dottor Fratarcangeli è riuscito a dare un quadro di come avviare e tenere in vita un circuito produttivo-finanziario in una comunità locale, che sappia valorizzare la solidarietà anche in termini di lavoro finalizzato a delle produzioni redditizie. «Cosa ci manca – si è chiesto in partenza - per dare un impulso allo sviluppo economico nelle nostre comunità locali? Ci manca forse il patrimonio culturale, sociale, economico e ambientale? No! Ci mancano le idee? Non mi sembra! Ci manca l’intraprendenza? Ce né in abbondanza! Cosa ci manca allora? Sicuramente – manca, si è risposto - una certa capacità ad organizzarsi per cambiare lo stato delle cose in cui viviamo».Ardu8ino Fratarcangeli
RES Ciociaria è la prova evidente di quello che si può fare. Un esperimento noto in tutta Italia; basta digitare nel Web “Agricoltura eroica” per trovare notizie delle esperienze ciociare. Il Piano d’Azione di RES ha come obiettivo strategico la promozione di un’economia solidale e inclusiva nella quale la mediazione di Mercato, tra Domanda e Offerta, di beni e di servizi, si apre al valore della partecipazione, della responsabilità e dell’equo profitto per le Parti.
I settori di Mercato dell’economia solidale e inclusiva possono riguardare i bisogni della persona in tutte le sue espressioni culturali, sociali ed economici.

Interessante e da seguire. Crediamo che valga la pena di farlo anche con continuità.
Subito dopo ha preso la parola il dottor Giuliano Fabi, medico di famiglia di Fontechiari, che ha dimostrato di aver colto bene il senso della proposta contenuta nell’illustrazione dell’idea “Fattoria delle Intelligenze”.
Ha lanciato un altro ambito d’intervento che valorizzerebbe un territorio come il nostro insieme all’ “Agricoltura eroica”: l’offerta turistica, straordinaria integrazione dell’idea di “economia solidale”.
La Terra dei ‘Cinque Miracoli’ è la risorsa che anima il pensiero e l’agire del dottor Fabi. «Dove si trova? Semplice, in quel tratto di 14 km che va dalla Riserva Naturale del Lago di Posta Fibreno, segue il fiume Fibreno e arriva fino alle cascate di Isola del Liri».
Caro lettore te li descriveremo uno per uno, per ora te lo indovini nelle parole di Fabi «La ‘Terra dei Cinque Miracoli’ è questa!! Nella sua complessa unicità, è un luogo unico al mondo, una terra che identifica il nostro territorio, la sua storia millenaria e la nostra memoria collettiva. Una terra che emoziona chi la visita e fa venire il desiderio di tornarci. Questo è un lembo d’Italia dove natura e storia sono incastonate quasi a dipingere un quadro di bellezza unica, dove forte si percepisce il respiro della Storia.»
Ti sei incuriosito? Ci ritroveremo presto con ognuno dei 5 miracoli.Lamasena, ascoltatori

C’è un suggerimento del dottor Fratarcangeli che vogliamo rammentare in chiusura di questa breve cronaca: «Sicuramente occorre una certa capacità ad organizzarsi per cambiare lo stato delle cose in cui viviamo. Se è l’organizzazione la priorità, costruiamone in funzione di obiettivi economici, politici, sociali, culturali. Organizziamoci per ottenere qualcosa di più dai Comuni, dalla Regione, dallo Stato, dall’Europa, da chi ha il capitale per fare investimenti. Siamo sicuri che siano tutte queste le organizzazioni di cui abbiamo bisogno? … Il come organizzarci è figlio solo dei diversi contesti, dei luoghi, degli spazi, delle condizioni in cui ci si trova».

La giornata del 21 aprile in Scifelli di Veroli anche da questa prospettiva può assumere il carattere di un’occasione fondativa: impariamo ad organizzarci per costruire il bene comune.

21 aprile ‘18

 

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Legambiente contro il revamping dell’inceneritore Marangoni

marangoni protesta 350 260 minLegambiente Anagni - Valle del Sacco: Legambiente contro l’accensione dell’inceneritore Marangoni ad Anagni

“Chiediamo alla Regione di non concedere l’AIA necessaria per riaccendere l’inceneritore”

“La Valle del Sacco ha bisogno di Bonifica, non di Inceneritori!”

Legambiente Lazio insieme al circolo di Anagni, dice no al riavvio dell’inceneritore Marangoni ad Anagni (FR), al revamping degli inceneritori di Colleferro e all’incenerimento dei rifiuti, rivolgendosi alla Regione affinché non sia concessa l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) dell’impianto Marangoni. Intanto gli avvocati del CeAG (Centro di Azione di Giuridica) di Legambiente Lazio, stanno valutando la strategia più appropriata al fine di bloccare ogni iter autorizzativo in corso.

“Nella Valle del Sacco c’è bisogno di bonifica e non di aprire nuovi inceneritori – dichiarano Roberto Scacchi Presidente di Legambiente Lazio e Rita Ambrosino presidente del Circolo Legambiente Anagni – ci rivolgiamo alla Regione perché non conceda le autorizzazioni necessarie al riavvio dell’inceneritore Marangoni di Anagni, dove si brucerebbero pneumatici fuori uso, con un impatto devastante per la qualità dell’aria. Siamo molto soddisfatti che un anno fa sia terminato l’iter di perimetrazione dell’area di Valle del Sacco da bonificare e che la Regione Lazio abbia cominciato a mettere a bando i fondi necessari per una riqualificazione ambientale mastodontica. Riteniamo assurdo avviare operazioni per bonificare un territorio e contemporaneamente autorizzare la riaccensione di inceneritori come quelli di Anagni e Colleferro”.

La Direzione Risorse Idriche, Difesa del Suolo e Rifiuti della Regione Lazio, con la Determinazione 27 luglio 2017, n. G10636, ha dichiarato conclusa positivamente la conferenza di servizi per il procedimento di rinnovo dell’autorizzazione all’esercizio del termovalorizzatore per PFU (Pneumatici Fuori Uso) nello stabilimento Marangoni di Anagni, dichiarando che si procederà a rilasciare il conseguente provvedimento di riesame dell’A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale), a favore di Marangoni S.p.A.
Legambiente aveva deciso di sostenere ad adiuvandum il ricorso al TAR che il Comune di Anagni stabiliva di presentare (Delibere di Giunta 248 e 287 del 2017), considerando questa la strada migliore, che insieme all'azione giuridica intentata da altre associazioni e comitati locali, avrebbe potuto portare alla revoca dell’autorizzazione. Con un cambio di programma, però, il Comune di Anagni ha rinunciato al ricorso al TAR, impedendo di fatto il ricorso di Legambiente, che ha quindi deciso, di dare il massimo sostegno possibile al ricorso delle associazioni, e di valutare ogni migliore possibile strategia, finalizzata a far bloccare l’iter autorizzativo.

"Non dobbiamo dimenticare che il sito dove sorge l’impianto Marangoni si trova in una zona con qualità dell’aria classificata come pessima - concludono i rappresentanti di Legambiente - dalla Del. Reg. n. 536 del 15 settembre 2016, ed è pienamente nel perimetro del SIN (Sito d’Interesse Nazionale) per la bonifica, che è stato formalizzato solo un anno fa dal MATTM, secondo D.M. 22 novembre 2016, dopo lungo e articolato procedimento che ha visto partecipare Legambiente oltre a tutte le associazioni e le amministrazioni del territorio"

 
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Legambiente: No alla riaccensione dell’inceneritore Marangoni.

legambienteLazio 350 260Legambiente Anagni - Legambiente in prima linea contro la riaccensione dell’inceneritore Marangoni. Legambiente Lazio scrive alla Direzione Regionale Risorse Idriche, Difesa del Suolo e Rifiuti per ribadire la propria opposizione.

Con una decisione che ci ha lasciato francamente sorpresi, la Regione Lazio ha autorizzato la riaccensione dell’impianto di termovalorizzazione e recupero energetico Marangoni di Anagni. A nulla sono valse le opposizioni formali dell’Amministrazione Comunale e dei cittadini, rappresentati da diverse associazioni.
La Determinazione 27 luglio 2017, n.G.10636, pubblicata sul BURL n. 63, supplemento 2, dell’8 agosto 2017, parla chiaro: si dichiara conclusa positivamente la conferenza di servizi per il rinnovo dell’autorizzazione all’esercizio.

La Regione, nella persona dell’ing. Mauro Lasagna, responsabile della Direzione Regionale Risorse Idriche, Difesa del Suolo e Rifiuti, non ha preso in considerazione le articolate osservazioni prodotte dalle associazioni perché le stesse “attengono ad aspetti di impatto ambientale già valutati in sede di pronuncia di valutazione di impatto ambientale favorevole resa con nota prot. 2233 del 24/11/2000;” (vedi determina sopracitata).

Si dichiara quindi di aver fatto riferimento per la concessione dell’autorizzazione, ad una VIA di 17 anni fa, non tenendo in debita considerazione gli eventi che si sono succeduti negli anni e che hanno pesantemente aggravato le criticità ambientali della Valle del Sacco e della zona di Anagni. Tali criticità, da noi sempre denunciate, hanno portato a provvedimenti importanti come, tra gli altri, l’inserimento dell’area dove risiede l’impianto Marangoni nel perimetro del SIN Valle del Sacco (vedi D.M. 22 novembre 2016 a firma del Ministro dell’Ambiente, Galletti) e la classificazione della zona come livello pessimo per la qualità dell’aria (vedi Deliberazione Regione Lazio n. 536 del 15 settembre 2016).

Con un procedimento inusuale, del quale siamo venuti a conoscenza solo attraverso la stampa locale, il 9 agosto la Regione ha indirizzato una comunicazione al Sindaco di Anagni nella quale vengono formalizzati ulteriori 45 giorni di tempo, a far data dal ricevimento della stessa, per la presentazione “da parte di tutti i portatori di interesse, eventuali opposizioni e/o chiarimenti, osservazioni in proposito ai sensi dell’art. 14 quater comma 3 della legge 241/90.”
La nostra associazione ha partecipato quale soggetto portatore di interesse alla Conferenza di Servizi, esprimendo un deciso parere negativo alla concessione del rinnovo della autorizzazione, come esplicitato nel documento “Memorie ed osservazioni prodotte dalle associazioni presenti alla conferenza di servizi del 8 novembre 2016”, presentato ufficialmente in CdS.

Quindi, nel rispetto delle indicazioni della Regione e per ribadire le nostre posizioni, il 21 settembre abbiamo inviato nuovamente le nostre osservazioni chiedendo il ritiro della determinazione 27 luglio 2017, n. G.10636.

In ogni caso, si stanno valutando le procedure giuridiche più appropriate per ricorrere avverso la decisione della Regione di concedere l’autorizzazione al riavvio delle operazioni di incenerimento di PFU –Pneumatici Fuori Uso- nel termovalorizzatore Marangoni di Anagni.

Anagni, 28 settembre 2017

 
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Legambiente, Anagni continua ad essere interessata da incendi

LagambienteAnagnida Legambiente Anagni - L’Italia e la Ciociaria sotto attacco degli incendi: Anagni non fa eccezione.

Il nostro territorio continua ad essere interessato da incendi, decine di focolai e centinaia di ettari di aree verdi devastate per mano criminale, come denuncia Legambiente.

In queste ultime settimane il territorio del comune di Anagni e dei comuni limitrofi continua ad essere oggetto di devastazione ad opera di incendi, presumibilmente di origine dolosa. Eco-criminali senza scrupoli che distruggono aree naturali, beni comuni della collettività, per perpetrare la triste tradizione di violentare il territorio di tutti ad esclusivo vantaggio di pochi.
Il Dossier “Ecomafia 2017” di Legambiente parla chiaro: la maggior parte degli incendi in Italia è di origine dolosa e le mafie esercitano la loro perversa azione di controllo dei territori anche con gli incendi. Non è un caso che le quattro regioni maggiormente colpite dai roghi (Calabria, Campania, Sicilia e Lazio) siano anche quelle dove si verifica una massiccia presenza della criminalità organizzata.
Per quanto riguarda il Lazio, è stato pubblicato lo scorso 8 agosto 2017 il rapporto “Lazio in fiamme”, realizzato da Legambiente Lazio raccogliendo i dati del sistema digitale Copernicus, che censisce, tramite un sistema satellitare, gli incendi che interessano aree estese oltre i 20 ettari. Sono stati analizzati i dati dei primi sette mesi del 2017, ma il dossier è in continuo aggiornamento.
La normativa italiana in materia, la Legge Quadro 353/2000, offre uno strumento fondamentale che può rappresentare un importante deterrente per i piromani: per le aree percorse dal fuoco sono prescritti una serie di divieti (divieto di nuove costruzioni per dieci anni sui terreni percorsi dal fuoco e di modifica della destinazione d’uso per 15 anni; vietate per 5 anni attività di rimboschimento e di ingegneria ambientale con finanziamenti pubblici; vietate per 10 anni attività di pascolo e caccia) con corrispondenti sanzioni amministrative o penali. La legge quadro prevede, inoltre, la realizzazione di una serie di iniziative di prevenzione degli incendi (realizzazione di viali parafuoco; manutenzione della rete viaria di servizio; manutenzione dei sentieri; manutenzione dei boschi).
Per rendere efficace questo strumento normativo, tuttavia, è essenziale che ciascuna amministrazione provveda tempestivamente all’aggiornamento del catasto degli incendi. Solo in questo modo, le forze dell’ordine preposte al controllo del territorio possono ottenere ogni informazione utile per le attività di contrasto agli interessi criminali.
Ricordiamo che la legge sugli ecoreati ha introdotto tra i nuovi delitti nel codice penale anche quello di disastro ambientale che prevede fino a 15 anni di reclusione con aggravanti.
Auspichiamo che vengano messe in atto le prescritte attività di prevenzione e protezione dei territori: un territorio curato e presidiato è meno vulnerabile all’azione dei piromani e al passaggio del fuoco.
A questo scopo, abbiamo più volte richiamato l’amministrazione comunale di Anagni sullo
stato di carente manutenzione dell'area dell'ex Polveriera, sollecitando la pulizia dell'area per scongiurare il pericolo di incendi.
Gli strumenti normativi ci sono, dunque. Dovrebbero essere applicati puntualmente, invece dobbiamo registrare notevoli ritardi a livello amministrativo. Per esempio, la regione Lazio ha approvato solo il 17 luglio scorso il piano antincendi boschivi per il 2017.
La tutela del territorio è demandata, purtroppo, alla gestione delle fasi emergenziali e, per questo, è doveroso il nostro convinto ringraziamento a quanti si adoperano per lo spegnimento dei roghi e alle tante associazioni per l’impegno civico di denuncia ed informazione.

Anagni, 17 agosto 2017

 
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Tonnellate di rifiuti romani per il termovalorizzatore di Colleferro

Colleferro Termovalorizzatori 350 260da Legambiente Anagni - Un Milione di Tonnellate all'anno di rifiuti di Roma verso il termovalorizzatore di Colleferro.

Legambiente "Sarebbe la scelta meno ambientalista possibile, meno attenta alla qualità della vita e meno efficiente dal punto di vista economico e per un futuro diverso e sostenibile"

Dalle recenti notizie, confermate peraltro da fonti molto attendibili anche dell'amministrazione comunale di Roma, i rifiuti della capitale prenderebbero tra qualche mese la strada della termovalorizzazione a Colleferro. Si parla infatti di prevedere un revamping alla vecchia seconda linea della cittadina nella Valle del Sacco, perché la stessa sia utilizzata nella gestione della frazione residua romana, pari a più di 1.600.000 tonnellate annue di rifiuti. La città di Roma produce quotidianamente circa 4.600 tonnellate di rifiuti (dati Ama da consuntivo 2016) e di queste, 2.000 tonnellate sono costituite da materiali raccolti in modo differenziato e avviati a recupero, le restanti 2.600 tonnellate sono invece rifiuti indifferenziati. Sarebbero quindi, ad oggi, 949.000 tonnellate annue, i rifiuti che potrebbero prendere la strada del termovalorizzatore di Colleferro.

"L'ipotesi di Colleferro come terminal dei rifiuti indifferenziati di Roma, significherebbe dire che da Roma, ogni anno, un milione di tonnellate di rifiuti andrebbero verso il termovalizzatore - commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio - e tutto questo come soluzione transitoria ma senza aver definito minimamente come si chiude il ciclo dei rifiuti e dove saranno gli impianti dentro la capitale, facendo pagare in termini ambientali, i cittadini di Colleferro e di parte della provincia di Frosinone e della Valle del Sacco. Se anche si riducesse il carico complessivo dei rifiuti con buoni piani che il comune di Roma ha redatto ma ancora non attuato, e si estendesse il porta a porta oltre la percentuale del 65%, anche se ora non c'è alcuna estensione in corso, parleremmo comunque di cifre spaventose di rifiuti che andrebbero a pesare su altri territori. Effettuare revamping e riavvio della linea di termovalorizzazione, avrebbe poi dei costi enormi che non rientrerebbero di certo con pochi mesi di utilizzo, ma al contrario ci obbligherebbero ad almeno un decennio di rifiuti ancora nel termovalizzatore."

Legambiente da tempo ha lanciato i quattro punti per l'avvio di un sano ciclo dei rifiuti nella capitale: estensione del porta a porta a tutta la città, introduzione della tariffa puntuale, creazione dei centri di riuso, istallazione di 10 digestori anaerobici per la frazione organica. "Nulla di tutto ciò sta avvenendo - conclude Scacchi - ma intanto capiamo che i rifiuti della capitale andranno al termovalorizzatore di Colleferro, con la scelta più facile e meno ambientalista possibile, meno attenta alla qualità della vita delle persone e meno efficiente dal punto di vista economico e per un futuro diverso e sostenibile. Saremo accanto e sosterremo le comunità locali e le amministrazioni territoriali che peraltro già hanno espresso disaccordo con questa ipotesi e chiediamo alla Regione Lazio e al Comune di Roma, ognuno per i propri poteri, che ciascuno indirizzi le proprie politiche verso un ciclo virtuoso, e senza contemplare più discariche e termovalorizzatori".

Roma, 23 giugno 2017

 

Rifiuti di Roma e Revamping: non passerà neanche un camion.

La strada è una sola: portare i rifiuti a Colleferro.

La soluzione della perenne emergenza rifiuti è bruciare i rifiuti dei TMB romani negli inceneritori a Colleferro. Lo pensano il governo, la regione Lazio ed anche Roma Capitale.

Lunedì scorso, l’assemblea dei soci di EP Sistemi (partecipata di AMA al 40% e di Lazio Ambiente al 60%) ha deliberato lo stanziamento di 2,5 milioni per il Revamping (ammodernamento) degli inceneritori. Una decisione che segue la linea della Regione che prevede, con la delibera sul fabbisogno e con il piano industriale di Lazio Ambiente, il potenziamento delle due linee di incenerimento dell’impianto di Colleferro.

L’amministrazione capitolina ha scelto la via più semplice e sbrigativa -nonostante precedenti dichiarazioni contrarie, adducendo la scusa di vincoli finanziari- allineandosi con il governo e la regione, a discapito dei cittadini di Colleferro e delle città limitrofe.

A nulla valgono i rapporti epidemiologici che certificano la condizione drammatica della salute dei cittadini della Valle del Sacco, tanto meno l’opposizione delle amministrazioni comunali; la difesa salute dei cittadini continua ad essere del tutto marginale di fronte agli interessi economici e politici. A nulla è valso il lavoro di analisi, informazione e opposizione attiva di comitati ed associazioni: coerenza e buon senso richiedono che si esprima il massimo di opposizione a quella che vuole essere la decisione definitiva sul destino degli inceneritori di Colleferro.

In queste ore ci arrivano richieste di indicazioni per una risposta concreta ed efficace, oggi più che mai è necessaria la partecipazione di tutti e da parte di ognuno secondo le proprie possibilità.

Nei prossimi giorni attiveremo una capillare azione di informazione in tutti i quartieri di Colleferro, sollecitando le associazioni della Valle del Sacco a fare altrettanto nei propri territori.

Abbiamo deciso una giornata di mobilitazione per sabato 8 luglio nelle forme che andremo assieme a definire.

La scelta di fare di Colleferro ‘la città della monnezza’ ha determinato 20 anni di progressivo decadimento, chiudendo tutte le strade per uno sviluppo alternativo. Quella storia si deve chiudere, le vecchie strade si devono sbarrare, nuove strade si devono aprire.
Ci opporremo con tutte le nostre forze a questa infausta decisione, la difesa della nostra salute e del nostro futuro non può scendere a compromessi.

Colleferro, 23 giugno 2017

Aggiornamento adesioni alla mobilitazione

Coordinamento Comitati di Quartiere di Colleferro
Associazione Ambientalista Ugi
Rete per la Tutela della Valle del Sacco (retuvasa)
Comitato Residenti Colleferro
Associazione Culturale Gruppo Logos
Circolo Arci Montefortino
Comitato Rifiuti Zero Genazzano
Legambiente Anagni
Legambiente Sgurgola
Comitato Sacriporto Segni
Comitato Osteria della Fontana Anagni
Associazione Culturale Anagni Viva
Zero Waste Lazio

 
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Legambiente Anagni chiede un'immediata rettifica al Comune

Legambienteda Legambiente Anagni - Legambiente accusata di affermazioni false dal Comune di Anagni: si chiede una immediata rettifica

Noi eravamo presenti alla Conferenza di Servizi per l’impianto di Energie Anagni. Il Comune no.
Noi abbiamo presentato osservazioni al progetto: Il Comune, a detta del responsabile del procedimento V.I.A, no.

Il nostro comunicato stampa di ieri, 6 giugno 2017, non è piaciuto al Comune di Anagni che ci accusa, in una nota diffusa sulla stampa locale online e sui social network dal suo Ufficio Stampa, di aver pubblicato informazioni false. La credibilità della nostra associazione non può essere messa in discussione immotivatamente, perciò è necessario analizzare meglio i fatti.

L’inizio della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) per l’impianto Energia Anagni si può fissare al giorno 3 gennaio 2017, data della pubblicazione della richiesta sul sito della Regione Lazio. Da quel momento, conformemente ai requisiti della normativa vigente, c’erano 90 giorni di tempo perché i soggetti interessati potessero presentare osservazioni tecniche sul progetto.
Anche questa volta, e per un impianto dall’impatto ambientale potenzialmente non trascurabile, abbiamo studiato il progetto e presentato formalmente all’ufficio competente le nostre osservazioni. Analoga attività è stata svolta da altre associazioni di cittadini.

Arriviamo dunque alla conferenza di servizi di ieri. Come abbiamo dichiarato nel nostro comunicato “incriminato”, il comune di Anagni non è stato fisicamente rappresentato da nessuno. Lo stesso dicasi per tutte le altre istituzioni convocate e per la società proponente. Fa fede il foglio firme allegato al verbale.
Il responsabile del procedimento, su nostra richiesta, ha dato lettura di una nota del Comune di Anagni, datata 2 marzo 2017, nella quale si affermava di non aver avuto, per motivi organizzativi, la possibilità di produrre osservazioni. Si dichiarava, inoltre di riservarsi di inviare un eventuale documento entro la data della prima riunione, cioè ieri.
Lo stesso responsabile, a domanda diretta, ha affermato di non aver ricevuto alcun altro documento proveniente dall’amministrazione di Anagni.
Non vogliamo dubitare che il Comune abbia inviato la sua nota, indirizzata alla Regione ed altri enti, il 5 giugno, cioè il giorno precedente la riunione, ci permettiamo solo di suggerire di verificarne la corretta ricezione.
Non possiamo aver visto chi non c’era e non possiamo aver letto un documento che non è stato presentato, quindi le accuse di falsità che vengono rivolte al nostro comunicato sono assolutamente infondate.
Il nostro comunicato riporta esattamente ciò che è accaduto in una riunione della conferenza di servizi per la V.I.A. di un impianto di 84000 ton/anno di rifiuti, collocato in un Sito d’interesse Nazionale per la bonifica, alla quale hanno partecipato solo i rappresentanti delle associazioni di cittadini.

Chiediamo, perciò, all’Amministrazione Comunale, al Sindaco e al suo Ufficio Stampa una immediata rettifica del contenuto di quanto affermato.
Soprattutto chiediamo che si elimini ogni dubbio sulla correttezza delle azioni e delle comunicazioni del Circolo Legambiente di Anagni, perché lesive della dignità di chi da anni –volontariamente e gratuitamente- si occupa dei problemi del territorio con onestà e competenza.

Anagni, 7 giugno 2017

 
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