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Ritrovare l'identità è l'invito di Annamaria Mariani

 LBRI E COMMENTI

 Ha il sapore di ciò che percepiamo e sentiamo e viviamo anche oggi

di Ignazio Mazzoli
identitàSmarrite 350or min“Realtà identitarie smarrite”, così la dottoressa Annamaria Mariani intitola la sua “Rilettura della evoluzione dei modelli antropologici in Ciociaria dagli anni cinquanta ad oggi”. Il libro finito di stampare nel mese di aprile 2021 è edito dall’Associazione Oltre l’Occidente di Frosinone e curato da Paolo Iafrate, che ne è il Presidente. 189 pagine con una utile Appendice ricca di dati e informazioni, stampato presso Tofani Editore, è in vendita al costo di 15 euro.

L’autrice sin dall’avvio dell’introduzione dichiara il suo intento: “riavviare La riflessione sui processi di trasformazione socio-culturale della Ciociaria” e ci offre anche un’altra chiave interpretativa quando informa che “l’attività di ricerca e approfondimento (sono) condivise con Paolo Iafrate, sociologo e presidente di Oltre l’Occidente, associazione che da anni opera (…) con la finalità di diffondere conoscenza sulle problematiche socio-economiche e politiche più rilevanti a livello locale”.

A me pare che a pieno titolo questo volume arricchisca il panorama degli scritti e degli autori che hanno preso spunto dal territorio frusinate e dai suoi avvenimenti per descriverne le caratteristiche della società.
La lettura conferma subito le anticipazioni degli intendimenti dell’autrice, che rintraccia gli avvenimenti in “una raccolta di materiali storico-biografici” che danno un calore particolare a questa ricostruzione di un percorso ultra-cinquantennale che si offre bene ad esser considerato storia ma anche attuale antefatto dell’oggi in cui viviamo.

In otto capitoli Annamaria Mariani conduce chi legge dalla fine della Seconda guerra mondiale al XXI secolo, in cui tutto sembra esser cambiato, ma con esiti che vanno attentamente esaminati perché generano una “falsa coscienza del cambiamento” tanto che alcune corpose fasce sociali “hanno condiviso negli anni dell’industrializzazione uno sviluppo senza progresso”.
La narrazione ha alcuni momenti salienti che fanno da spartiacque. Inutile dire come lo sia stata la guerra che in particolare nel sud della provincia ha prodotto lacerazioni profonde non solo per le distruzioni materiali di case, industrie, l’abbattimento della abbazia di Cassino e tanti altri beni non meno sofferti, ma anche nei cuori e nelle mentalità delle persone, basti pensare al dilemma vissuti da molte e da molti: per esempio lo smarrimento del con chi stare, se fosse stato possibile scegliere: con i tedeschi o con gli “alleati” che in alcuni luoghi furono identificati solo con i marocchini e le loro barbarie.

Nel dopo guerra ci sono almeno due grandi spartiacque che nel libro sono ben ricostruiti. Le lotte contadine che si originano sin dalla fine dell’800 e arrivano al riscatto della colonia migliorataria (1966): ben descritta e documentata progressione di lotte e conquiste in cui la nostra realtà da un contributo a tutta l’Italia per liberarsene. Una lotta che parte da qui, da noi, con la guida di un grande protagonista, Angelo Compagnoni e che diventa una innovativa conquista legislativa che cambia i rapporti di lavoro in molte campagne italiane.

Il secondo spartiacque è rappresentato dall’industrializzazione che viene imposta al frusinate. È un passaggio che nel libro si dipana fra i ricordi di Francesco Notarcola e Angelino Loffredi due testimoni-protagonisti, cioè, non solo osservatori di quanto avveniva ma impegnati personalmente e direttamente nelle lotte, nelle decisioni e prima ancora nei dibattiti. L’utilizzo di queste fonti insieme a molte altre, evidenziate nel libro, è quella “novità” scelta dalla Mariani, che consente la ricostruzione umana e veritiera del racconto.
Il libro si diffonde su questi due spartiacque: lotte contadine e industrializzazione, coglie bene anche come si producono cambiamenti di usi, abitudini e mentalità.

Interessante anche per la curiosità che innesca è il titolo del prima capitolo: ‘Rotture’. “Una storia ‘immobile’ ma turbolenta”. SeidentitàSmarrite 350 min si vuole parlare di “identità”, per me questa “questa storia immobile ma turbolenta” è una bussola. Ha il sapore di ciò che percepiamo e sentiamo e viviamo anche oggi. In queste 190 pagine si trova tanto per interrogarsi e motivarsi. Nella Postfazione, a pagina 163, del prof. Francesco Pompeo “Restituire storie, praticare memoria: note antropologiche per un’altra modernità Ciociara”, si può leggere: «In contrasto con facili rappresentazioni di mondi e tradizioni locali per lo più enfaticamente evocate con toni idilliaci ed unanimemente (toni che questo libro non ha), l’impegno politico-culturale di questa corposa raccolta di testi è nel processo storico sociale ciociaro come scenario polifonico, scegliendo di partire dal riconoscimento del conflitto come elemento interno qualificante».

Se ho letto bene il libro, nella cura per assicurare una ricostruzione attendibile e veritiera, l’autrice trova sempre il modo per fare intendere al lettore che qualcosa non va. E non va oggi, in particolar modo. Non c’è una malinconica nostalgia di ciò che è stato, ma un manifesto dolore per l’oggi. Non si descrive nel libro l’età dell’oro, perché non c’era, ma che c’era la speranza che tutto cambiasse in meglio. Oggi non si sa o c’è tanta rabbia.

Rintracciare il “conflitto” come genitore dell’identità e riproporcelo è una benefica riscoperta. Viviamo un’epoca in cui ai “satelliti” dei grandi poteri internazionali si suggeriscono alleanze larghe, larghissime intese, governi del Presidente. Maggioranze totalizzanti con l’unico scopo di sterilizzare il conflitto sociale. Di inibire la natura dialettica degli interessi che vivono e operano nelle società, a vantaggio solo di quelli monopolistici imperanti e consolidati.

Cosa è successo ai partiti in provincia di Frosinone? Qui sarebbe un bel punto di ricerca dell’identità. Essa è differenza, è contrasto, è conflitto.

Le stagioni di lotta, di cui si parla nel libro di Annamaria Mariani, hanno vissuto e prolificato. Hanno prodotto risultati che ancora durano. Gli anni che iniziano il XXI secolo, che hanno portato alle classi disagiate? Penso alla sanità e al tenace tentativo di privatizzarla, ricordo la grande manifestazione del 13 settembre 2014 e all’entusiasmo generoso che profusero Notarcola e tutti gli organizzatori. 0ggi in pochi siamo a ricordare e riproporre quegli obiettivi. I disoccupati de la Tenda e di Vertenza Frusinate pur avendo raggiunto importanti risultati li vedono martoriati in uno stillicidio di lungaggini, l’iniziativa delle donne continua ad avere una sua vitalità, ma è piena di contrasti interni. Non parliamo poi della Valle del Sacco, del suo inquinamento e delle promesse non mantenute.

A fronte della desistenza di molti partiti rispetto al disagio sociale che in Ciociaria si deve chiamare disoccupazione, causata dalla deindustrializzazione, non si può e non si deve essere ingenerosi C’è stata una larga fioritura di associazioni, purtroppo spesso legate solo al singolo ispiratore "monadi geniali" (in altra sede se ne dovrà parlare più diffusamente) e, ci sono stati e ci sono tutt’ora indomabili predicatori di cose da fare che si sono posti alla testa di movimenti che nascevano e morivano nello spazio di un mattino, tranne qualche rara eccezione, che tuttavia rischia di non avere storia.

La pandemia da covid 19 ha riportato alla luce una miriade di diseguaglianze e non ci pare che questa super maggioranza e la quotidiana santificazione di Draghi da parte della grande informazione che si è data questa missione, trovino il modo di affrontarle. Fatti salvi gli esiti finora positivi della vaccinazione, se dureranno, le premesse sul piano dell’utilizzo del Recovery plan ad oggi non garantiscono nulla di nuovo e di buono rispetto al passato. Il conflitto destra-sinistra è impari perché manca completamente la partecipazione sociale e popolare, senza movimenti il Parlamento con quella maggioranza impotente a scegliere, non produrrà i risultati che qualcuno spera o partorirà soluzioni conservatrici. Altro che nulla sarà come prima! Per ora abbiamo visto dare 40 miliardi agli imprenditori e cin piacerebbe sapre quanti ne serviranno per la ripresa dell’occupazione?...???
Joe Biden oggi è portato da tutti, ad esempio, per le sue politiche innovatrici e attente al disagio sociale. Gli Usa di Biden, teniamolo bene a mente, sono il risultato di un duro conflitto con Trump che spesso è stato non proprio democratico; fino all'ultimo.

Si è proprio il conflitto, quello previsto e sancito nella nostra Costituzione, che definisce le identità. Senza lotta democratica fatta di gente che protesta, chiede e conquista soluzioni non c’è progresso e nemmeno speranza di progresso. Occorrono anche nuovi partiti che siano espressione di forze sociali che vogliono contare dentro di essi e tramite loro nelle istituzioni.

Abbiamo fatto il nostro dovere fino in fondo? È inevitabile questa domanda.
Ripercorrere la storia narrata da Mariani può essere utile per l’oggi, non solo e non tanto per ricordare, ma per capire dove abbiamo sbagliato e quali errori abbiamo fatto per imparare a riconoscerli e insegnare a non ripeterli. Immagino che nessuno penserà che tutto quello che non va e solo colpa di chi non la pensa come noi che quella storia abbiamo vissuto in prima persona? Qui, (ma anche in Italia e non solo) manca la sinistra che pensa, si organizza, promuove movimenti e proteste. Finanche il segretario del PD Enrico Letta afferma "la sinistra deve fare autocritica, ha dimenticato la giustizia sociale". Si tradurrà e come in pratica politica, questa denuncia?

Capire cosa è successo e gli errori che si sono fatti è indispensabile per tutti coloro che vogliono davvero cambiare l'oggi con le sue ingiustizie, diseguaglianze e disagi sociali.

In una lunga conversazione con Angelino Loffredi ci siamo posti seriamente questo problema

 

 

*Annamaria Mariani, di Ferentino dove vive e nata, il 21 maggio 1962, è laureata in Giurisprudenza ed in Sociologia. Docente di scuola secondaria di secondo grado dal 1990, cura attualmente la pubblicazione di articoli su tematiche sociali, scolastiche e filosofo-antropologiche sul sito dell’Associazione Oltre l’Occidente di Frosinone. Collabora alla gestione del settore sociale della biblioteca dell’Associazione Oltre l’Occidente attraverso attività di catalogazione e di aggiornamento del patrimonio librario, di selezione di testi specialistici e di organizzazione di un fondo librario locale.

aggiornato il 5 giugno '21 alle 8,20

 

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