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Una destra ributtante

CRONACHE&COMMENTI

Uno spaccato dell’Italia di oggi e della lotta politica e morale che vi si conduce

di Aldo Pirone
pentolada sotto regione lombardia 390 minSe volete vedere uno spaccato dell’Italia di oggi e della lotta politica e morale che vi si conduce, basta guardare a quel che succede in questi giorni e ore. Da una parte la destra di Salvini, Meloni, Berlusconi, aiutata dal solito Renzi, impegnata nella caccia grossa a una brava persona, il ministro della salute Speranza, dall’altra la Lega del “bauscia” e FI del cavaliere di Arcore che restituisce il vitalizio al condannato Formigoni e si prepara, su quella scia, a restituirlo ad altri corrotti condannati in via definitiva.

Da una parte, si cerca di togliere di mezzo chi ha fronteggiato con rigore la pandemia avvalendosi del parere degli scienziati, anche contro quelli che oggi gli danno la caccia – ricordiamo gli aperturisti (Meloni e Renzi) di tutto a prescindere, i riduzionisti del pericolo del virus, i facenti l’occhiolino a tutti gli scimuniti irresponsabili negazionisti del Covid 19, i rifiutatori per principio (Salvini) della mascherina ecc. – dall’altra si condona chi, come Formigoni, ha intascato tangenti per favorire quella privatizzazione della sanità lombarda che è alla base del disastro pandemico particolarmente grave in quella Regione. Stessa cosa si può dire di Ottaviano Del Turco in Abruzzo, con tutto il dispiacere per il suo stato di salute attuale e con tutto il rispetto per la sua storia di dirigente sindacale della Cgil che, semmai, costituisce non un attenuante ma un aggravante per quel che ha combinato dopo come Presidente della Regione.

Chi fa politica con incarichi apicali e gli capita di svolgerli in situazioni inedite, sconvolgenti e drammatiche com'è capitato a Speranza, commette anche errori. E certamente il ministro ne ha commessi, ma non quello di seminare illusioni, raccontare storie o, peggio, cavalcare le paure e le sofferenze degli italiani per strumentalizzarle a fini elettorali. Ha affrontato il Covid 19 avendo alle spalle una demolizione sistematica della sanità pubblica condotta dai governi precedenti e si è trovato a fare i conti con sistemi sanitari regionali e con i Presidenti “governatori” che li gestiscono non all’altezza dell’emergenza pandemica, a parte qualche eccezione. Gente incapace di assumersi responsabilità se non quella di piagnucolare continuamente verso il governo per tutto e su tutto, avendo come bussola solo quella di conservare i voti delle categorie più in sofferenza. Nonostante ciò il ministro Speranza ha saputo reggere bene la barra nel governo Conte e la sta reggendo altrettanto bene in quello Draghi, nonostante tutto. Per questo è odiato oltre ogni limite dalla destra incarognita.

Ben diversa è la situazione, e le colpe, di chi, come Formigoni e del Turco, a suo tempo sbagliò intascando tangenti per sé, dando luogo nelle rispettive Regioni a una politica sanitaria che ha ridotto la rete di protezione pubblica sul territorio in favore delle cliniche e delle strutture private. All’arrivo del Covid 19 è stata questa politica la causa principale – ormai lo riconoscono tutti - dell’intasamento di reparti di terapia intensiva negli ospedali e, di conseguenza, dei tanti morti, soprattutto anziani, che potevano essere evitati.

In questi casi di corruzione che concorrono a determinare vere e proprie catastrofi umanitarie è insito un elemento criminogeno che non può essere sottaciuto né scusato.
Non sono un esperto di leggi e regolamenti, può darsi che gli onorevoli Giacomo Caliendo di Forza Italia, presidente della commissione senatoriale e i due vicepresidenti leghisti Simone Pillon e Alessandra Riccardi (ex grillina fuoriuscita) della commissione contenziosa si siano avvalsi di leggi e regolamenti esistenti (ma c’è chi dice di no) da veri azzeccagarbugli per aggirare la decisione presa nel 2015 dal Presidente del Senato Grasso. Sta di fatto che il risultato è una cocente ingiustizia tanto più beffarda perché di fronte ad essa ci sono milioni di persone in gravissimo affanno economico e decine di migliaia di morti, gli uni e gli altri causa pandemia. Di questo schiaffo alla giustizia è la destra, comunque camuffata, che ne porta la responsabilità politica.

I progressisti farebbero bene a evidenziarlo per ogni dove.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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I comici della destra

 CRONACHE&COMMENTI

 ...Che dell’Italia, ne farebbero un'orribile democratura

di Aldo Pirone
Meloni e salvini La Repubblica 390 minLoro pensano che gli italiani siano tutti cretini altrimenti si asterrebbero dal fare certe dichiarazioni. Che, per altro, hanno l’indubbio merito di indurre al riso, sollevandoci un po’ nel mezzo di questa pandemia infame. “Loro”, sarebbero donna Giorgia Meloni e Matteo Salvini, un duo che quando ci si mette produce gag più esilaranti di quelle di Stanlio e Ollio e Gianni e Pinotto, per non parlare dei nostrani Totò e Peppino, Franco e Ciccio e via ridendo.

Prendendo spunto da quanto detto ieri in modo netto da Draghi su Erdogan – un “dittatore” – i nostri comici si sono lanciati contro il "sultano" turco con grave sprezzo del ridicolo. La Meloni, più contenuta nella sua comicità del “bauscia” meneghino, ci ha ricordato che da anni il suo partito denuncia la “deriva autoritaria e islamista della Turchia di Erdogan”, mentre Salvini tenta l’imitazione di Luther King. “Dobbiamo decidere – dice - se noi stiamo con le libertà, con le democrazie e con i diritti civili”.

Benedetti ragazzi, ma lo sanno tutti che Erdogan pratica una concezione della democrazia uguale a quella vostra e dei vostri beniamini: Orbàn, Putin e Trump, fino a quando non l’hanno cacciato. Si chiama “democrazia illiberale” come hanno più volte spiegato sia il leader magiaro sia il semi autocrate russo. Cioè, una democrazia inesistente perché non ha in sé i princìpi liberali del rispetto della divisione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) e dei diritti delle minoranze. Un potere che perseguita gli oppositori – spesso li ammazza o li mette in carcere - chiude i loro giornali e ordina alla magistratura il lavoro sporco contro di essi. Certo, con gradazioni diverse fra paese e paese, corrispondenti alle loro tradizioni, alla loro storia, alla collocazione geografica e ai rapporti di forza con i rappresentanti della società politica e civile progressista che quel potere contestano e contrastano.

Erdogan sarebbe un vostro beniamino come gli altri sunnominati, ha solo un difetto: è islamico. A voi sta antipatico per questo non per le sue idee politiche retrograde e antidemocratiche. In fondo è nazionalista, omofobo, le donne le vuole sottomesse e i dogmi della sua religione li vorrebbe far diventare legge per tutti. Che differenza c’è con voi? E non mi pare di avervi sentito protestare contro di lui quando ammazzava i partigiani kurdi che avevano combattuto i tagliagole islamici dell’Isis. Certo Erdogan è eletto dal popolo come ci ricordano oggi i suoi diplomatici – anche Hitler prese un sacco di voti - ma questa è una storia che abbiamo già sentito proprio da parte vostra. Non fu Berlusconi e recentemente il “ganassa” a far intendere, di fronte ai procedimenti giudiziari che li hanno incalzati e incalzano, che se uno è eletto dal popolo è “legibus solutus”, ovvero sopra alle leggi che debbono osservare tutti gli altri cittadini? Perciò, le intemerate che fate oggi contro Erdogan, sono ridicole perché se foste al suo posto fareste come lui o giù di lì. Dell’Italia, ne fareste un'orribile democratura.

A lei, poi, onorevole Meloni, per simile ambizione non gliene mancherebbero gli ascendenti

Ma nella vicenda della Von der Leyen relegata sul divano, c’è un altro aspetto, più interno alla lotta che si sta conducendo nell’Unione europea e che, cari ragazzi nazional-sovranisti, vi riguarda da vicino. Molti si sono domandati perché il belga Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, abbia accettato quella situazione. Il fatto è che nell'Ue vi sono due poteri in competizione fra loro: uno prettamente confederale e intergovernativo rappresentato da Michel, per l’appunto, l’altro, quello della Commissione europea, di natura federale che risponde innanzitutto all’Europarlamento e perciò stesso più democratico. La sedia di Michel che metteva in secondo piano il divano era sovranista e intergovernativa, proprio come le vostre posizioni sull’Europa.

E a voi piacciono le seggiole, pardon le poltrone.

 

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Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Le bufale della Meloni

Cronache&Commenti

Far prevalere in fatto di governance il principio federalista e democratico

di Aldo Pirone
ECB bankUE 390 minIn questa situazione non facile per la pandemia, l’Italia ha la fortuna, tra tanti nani politici, di avere una grande statista: Giorgia Meloni, anche se disgraziatamente all’opposizione. Giacché si discute della riforma del Mes non ha mancato ieri di far sentire la sua voce cristallina su “Il Messaggero”. “Dire di sì alla riforma del Mes – ha sentenziato - significherebbe consegnare definitivamente la sovranità italiana ai diktat europei e utilizzare i soldi degli italiani per salvare le banche tedesche”. Ovviamente la sua è la solita bufala. Mercoledì prossimo, infatti, il governo, se ce la farà, deve solo chiedere al Parlamento di non mettere il veto alla riforma del Mes che i 19 paesi che lo gestiscono (area euro) con un principio di governance intergovernativa stanno mettendo a punto da alcuni anni. Anche il governo con Salvini vicepremier non ne bloccò l’iter. L’Italia è l’ultimo paese a dare il via libera alla riforma che il Parlamento sarà poi chiamato a ratificare in via definitiva agli inizi del 2022.


La statista della Garbatella, Giorgia Meloni, ridimentica di dire – lo aveva già fatto ripetutamente e ripetutamente sbugiardata - che chi dette per primo il via libera al Mes primigenio fu il governo Berlusconi nel 2011 di cui lei era ministra della gioventù. Tra parentesi non si ricordano di quel governo particolari leggi, decreti, Dpcm, circolari ministeriali di qualche peso in favore dei giovani, salvo gli interessamenti di Berlusconi per ragazze a pagamento da coinvolgere nelle “cene eleganti”, le compiacenti Olgettine e la nota minorenne nipote di Mubarak. Poi non dice che il Mes non è obbligatorio prenderlo, tanto è vero che l’Italia non l’ha mai richiesto, neanche ai tempi del governo Monti. Men che meno ha intenzione di avvalersene il governo Conte. In Europa solo Spagna, Portogallo, Irlanda, Cipro e Grecia se ne sono avvalsi quando vigeva l’arcigna politica dell’austerity di marca tedesca. La Grecia, com’è noto, fu massacrata dalle regole del Mes, gli altri se la sono cavata a suon di sacrifici imposti ai più deboli. Dire, perciò, come fa la leader di FI, che la sovranità italiana sarà consegnata “ai diktat europei” onde “utilizzare i soldi degli italiani per salvare le banche tedesche” è semplicemente una bugia calunniosa. Serve a premere sul M5s per aumentarne la confusione, sperando che i mal di pancia diventino mal di testa e permettano a lei, al suo sodale Salvini, a qualcuno (Renzi) della maggioranza oltre al vasto mondo di lor signori e dei loro house organ mediatici di avere come dono di Natale la caduta di Conte.

Ciò significa che la riforma del Trattato Mes va bene? Niente affatto. E non certo per le ragioni e le bugie dellameloni salvini 250 min Meloni. Il Mes rimane uno strumento sbagliato e del tutto anacronistico, ancor più oggi in tempi di pandemia. Va semplicemente abolito e il suo capitale, sottoscritto dai paesi dell’eurozona, trasferito, se possibile, nel Bilancio europeo a gestione comunitaria. Ma questo è un processo i cui tempi vanno rapportati alla lotta in corso nella Ue per una nuova politica economica solidaristica, emblematizzata dal Next Generation Eu (Recovery fund) e dalla conseguente battaglia per far prevalere in fatto di governance il principio federalista e democratico su quello intergovernativo e confederale, “estremo rifugio - per parafrasare Samuel Johnson - delle canaglie” sovraniste tipo Orbàn.

Oggi sul “Sole 24 Ore” a tratteggiare oggettivamente i contorni e la sostanza dello scontro in atto è il professore Sergio Fabbrini. “L'Unione europea (Ue), in pochi anni, è passata attraverso due crisi con drammatiche implicazioni finanziarie, la crisi dell'euro (all'inizio dello scorso decennio) e la crisi pandemica (all'inizio dell'attuale decennio). Le due crisi sono state affrontate con due paradigmi diversi. La crisi finanziaria con un paradigma intergovernativo, la crisi pandemica con un paradigma federale. […] Insomma, il Mes riflette la logica intergovernativa, NG-EU quella federale. Le due logiche sono destinate a convivere. Occorre costruire alleanze per rafforzare la seconda e indebolire la prima. Il nostro Parlamento potrebbe approvare la riforma del Mes, accompagnando il voto con una dichiarazione critica nei confronti della sua logica intergovernativa e un impegno a trasformare NG-EU nel precursore dell'unione fiscale. I buoni compromessi aprono generalmente nuove prospettive”.

Ma la Meloni che ne sa. E’ troppo difficile, meglio le bufale.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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I ciucci di battaglia della Meloni

La concezione politica di taluni è tutta fondata sul “cogli l’attimo” nel presente

giorgiameloni 380 mindi Aldo PironeLa neofascista Giorgia Meloni, lunedì scorso, è stata intervistata dalla “Verità” di Belpietro. Un giornale il cui nome è del tutto anacronistico rispetto a quel che dice e pubblica e che sta al vero come uno zoticone alle buone maniere. Quando i giornali di destra interpellano la Meloni, le loro non sono interviste, sono cinguettii fra consanguinei, fra parenti stretti in un medesimo clan in cui la virtù dell’obiettività non è merce rara, è proprio inesistente. Tuttavia, c’è un vantaggio in questo loro amoreggiare, ed è che l’intervistato leader di destra esce al naturale, non rendendosi conto di quel che dice. E non se ne rende conto perché, pensa, tanto nessuno ricorda quel che ho detto di opposto in precedenza o i fatti cui mi riferisco. Qualcuno sospetta che delle loro innumerevoli e quotidiane giravolte, altrimenti dette capriole in gergo popolare, non si ricordino nemmeno loro. Ma sarebbe un sospetto infondato, perché, più semplicemente, di quel che hanno detto o fatto non gliene importa un tubo. La loro concezione politica è tutta fondata sul “cogli l’attimo” nel presente. Per loro non esiste passato e il futuro è solo una scadenza elettorale. Per la verità simile pratica mediatico-politica non è appannaggio solo dei politici di destra ma anche di altre parti. Per tutti costoro - vedi Renzi, per esempio-, quello che conta oggigiorno non è la coerenza, è quello che riesci a lasciare come impronta del momento, è quel che serve a stare sui Tg della giornata, senza farsi dimenticare nemmeno per un momento. In questo campo del “virtuale”, il caso più mirabile e di scuola è senza dubbio Salvini, ma la Meloni lo sta incalzando d’appresso.

Dall’intervista al giornale belpietrista prendiamo solo alcuni cavalli, o meglio ciucci, di battaglia della Meloni, perché il resto, come direbbe Califano, “è noia”.

Giorgia, innanzitutto, attacca Conte. “Il lockdown dell’intera nazione – dice - era ingiustificato”. E aggiunge per precisione: “Fratelli d'Italia già lo scorso aprile chiedeva di circoscriverlo alle sole zone rosse e di riaprire le scuole. Non siamo stati ascoltati”. Solo che non rammenta che in quei mesi infernali (marzo e aprile) in Italia c’era una media di circa 770 morti il giorno. Aprile si era aperto con circa 760 morti e maggio con 474. E lei e i suoi volevano riaprire le scuole! La signora Meloni, come al solito, è lungi dal riconoscere l’evidenza: se oggi l’Italia sta meglio di altri paesi, essendo stata peggio perché aggredita dal virus per prima, si deve al fatto che il governo non ha seguito le giravolte sue e del “bauscia” suo sodale. “Non siamo stati ascoltati”, dice Giorgia. E meno male!

Poi, la Meloni passa al suo tema preferito e secondo somaro di battaglia nell’intervista: gli immigrati. Contro di loro invoca “il blocco navale”. L’espressione suona bene, sembra forte e maschia contro il lassismo contiano, ma non significa assolutamente nulla. Infatti, quando vi sono naufraghi in mare, perché di questo si tratta, che gli fai? “Il blocco”? Cioè, gli spari? Li fai affogare? Oppure li salvi in un porto sicuro come impongono le leggi del mare? E se quelli arrivano, non con le navi dopo essere stati salvati, ma con i barchini a Lampedusa che fai? Li ributti a mare? Oppure affondi in mare aperto i barchini pieni di donne e bambini con i cannoni delle navi da battaglia? E questo, on. Meloni, lo fai da “donna, madre e cristiana”?

Terzo asino di battaglia: il vittimismo un po’ vigliacco. La Meloni si lamenta per le critiche e gli attacchi che riceve. Alcuni insulti personali sui social sono senza dubbio riprovevoli e nauseabondi. Tuttavia, come si usa dalle sue parti maschie, dà a vedere di non farci caso. “Ci ho fatto ìl callo – dice - e non me la prendo più di tanto”. Lei è virile, ha la scorza dura, solo che mente: “Vi sfido a trovare nella mia storia politica un solo insulto personale nei confronti degli avversari”. Non c’è bisogno di risalire alla sua storia di giovane italiana on. Meloni, basta stare ai mesi ultimi, quelli più tragici, ai suoi interventi dentro e fuori Montecitorio.

Non ricorda i sobri epiteti con cui ha gratificato Conte e i suoi ministri?: traditori, servi della Merkel, pazzi, liberticidi, questuanti, aspiranti alla dittatura, speculatori, dilapidatori di denaro pubblico e via dardeggiando.

Chi l’ha ascoltata, sì.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Meloni e cucuzze d’Italia

Due personaggi che rappresentano, volendo scegliere, la peste e il colera.

salvini meloni 390 mindi Aldo Pirone - Nella politica d’accatto del circo politico-mediatico italiano, accade che nel campo democratico qualcuno dentro di sé gioisca, incomprensibilmente, alla sondaggistica e virtuale crescita dei consensi di Giorgia Meloni a scapito di Salvini. Due personaggi che rappresentano, volendo scegliere, la peste e il colera.

La “sorella d’Italia” dà, quotidianamente, testimonianza del suo livello di statista. Sul fund da 750 mld del Next generation Eu, la Meloni, come Salvini, sta cambiando in corsa la sua posizione di radicale rigetto. I due sovranisti nazionalisti hanno capito che non è aria. La Meloni dice che se i soldi dell’Europa arrivassero subito, sarebbe “felicissima”, che lei è un’europeista confederalista che sta nel gruppo europarlamentare Ecr (conservatori e riformisti). E allora perché sulla proposta del Parlamento europeo votata il 15 maggio, sostenuta anche dall’Ecr, di un fund di ben 2.000 mld, FdI si è patriotticamente astenuta insieme alla Lega? E perché dimentica di dire che i tempi lunghi per l’arrivo degli aiuti, particolarmente cospicui per il nostro paese, dipendono proprio da quel confederalismo unanimistico tanto caro alla “sorella d’Italia” e ai suoi amici della destra europea arcignamente contrari ai nostri interessi nazionali? Proprio quel confederalismo che obbliga ad avere l’unanimità dei 27 paesi dell’Ue sulla proposta della von der Leyen.

Il perché non è difficile da capire. E’ che i nostri due statisti nazionalisti e sovranisti della destra vivono alla giornata, si nutrono di propaganda spicciola, si contraddicono continuamente, strepitano non parlano, sperano, in cuor loro, che tutto l’aiuto economico europeo si areni sui lidi sovranisti o s’infranga sugli scogli nazionalisti dei loro amici antieuropeisti sparsi per i paesi dell’Unione. Degli interessi dell’Italia e delle impellenti necessità degli italiani non gli è mai importato un fico secco.

Domani, festa della Repubblica, volevano portare una corona d’alloro all’Altare della Patria. Giustamente non gli è stato concesso. Quel luogo è riservato al Presidente della Repubblica unico e vero rappresentante istituzionale dell’unità dell’Italia. Persona, tra l’altro, assai più degna del duo nazional-sovranista.

Con la corona d’alloro, Salvini e Meloni bramavano far dimenticare che finora alla Patria hanno portato solo crisantemi.

 

 

 

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L'UE non aiuta...se lo fa, votano contro o s’astengono

Inutili idioti

Malvini e Seloni mindi Aldo Pirone - Finora hanno gridato all’Europa che non aiuta e non interviene. Quando lo fa, votano contro o s’astengono. I “patrioti” son fatti così. Ultimamente, più l’Ue prova a superare il suo deleterio confederalismo, mette in campo nuove risorse e abbandona i vecchi totem dell’austerità (patto di stabilità ecc.), e più i sovranisti vanno in confusione. Ieri Macron e Merkel hanno fatto una proposta importante, ancorché insufficiente: recovery fund di 500 miliardi di trasferimenti, non di prestiti com’è stato finora. E’ una proposta, ma per i soggetti da cui proviene, Francia e Germania, è importante. Almeno lo è per chi conosce la storia europea dal 1870 al 1945, dipanatasi attorno al conflitto nazionalistico franco-tedesco e che la costruzione europea doveva disinnescare in un'Unione più larga, democratica e sociale.

Ebbene che dice il nostro “bauscia” (Salvini)? “Non si capisce se c’è una Ue o decidono tutto Francia e Germania. Così il Recovery fund è dimezzato ed è solo un prestito destinato ad alcuni settori”. La “proposta” – alla quale già annunciano opposizione i “paesi frugali” di Austria, Olanda, Danimarca e Svezia – per il “ganassa” è diventata “decisione” e il “trasferimento” un “prestito”. Quanto alla quantità dello stanziamento, dovrebbe spiegare perché si è astenuto venerdì scorso sui 2000 miliardi chiesti dall’europarlamento. Poveraccio. Piuttosto, la discussione dei 27 su questa proposta sarà dura, sia per farne accettare la modalità di prestito sia per allargarne la quantità secondo quanto richiesto dall’europarlamento. E sarà dura perché in quella sede si decide all’unanimità.

Dal canto suo la concorrente di Salvini, Giorgia Meloni, nota “patriota” italiana, non ci ha capito nulla e, come ubriaca, dice che Conte e Di Maio sono stati utilizzati come “utili idioti” da Macron. Aver avuto l’assenso dalla Merkel per 500 miliardi di cui l’Italia dovrebbe beneficiare per molta parte, perché saranno distribuiti secondo le necessità e su progetti ben precisi, non la smuove dal suo antieuropeismo d’accatto. Preferirebbe che l’Italia affondasse priva di ogni aiuto europeo pur di abbattere il governo Conte. Non capisce, inoltre, che è la Germania che si è smarcata dai “paesi frugali”, non la Francia da quelli del sud i quali, infatti, apprezzano, come, d’altro canto, Ursula Von Der Leyen che il 27 prossimo dovrebbe presentare la proposta complessiva della Commissione europea sul recovery fund.

Insomma, un’idiota e manco utile.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Gli autarchici e i grillini

 

itremejosalvatoridellapatria mindi Aldo Pirone - La riunione in video conferenza dei capi di stato e di governo dei 27 paesi dell'Ue svoltasi l’altro ieri ha gettato nel panico i nostri patrioti e sovranisti inducendoli a straparlare e a mentire sempre più clamorosamente. La patriota Meloni ha parlato di “buco nell’acqua“ e poi, dicendo il falso, ha proclamato: “mentre il Fondo per la ripresa viene declinato al futuro e con contorni ancora tutti da definire, l’unica cosa certa è che tra pochi giorni sarà operativo il Mes con le sue condizionalità tutt’altro che light”. Bugiarda, perché il Mes in generale è già operativo, grazie a lei e alla Lega e a Berlusconi, da alcuni anni e non è per niente obbligatorio, bensì facoltativo, come un po’ da tutti ampiamente ricordato e documentato. E quello di cui si discute è il ricorso a una linea di credito, sempre facoltativa, unicamente per spese sanitarie e senza le condizioni previste per gli aiuti economici agli stati in difficoltà come fu per la Grecia. Poi, la patriota, ha aggiunto: “C’è bisogno di liquidità subito e l’Italia non può più attendere i capricci (senti chi parla! N.d.r.) della Germania e dei suoi satelliti”. Cosa di cui l’Unione europea sembra essere, finalmente, ben consapevole, a cominciare proprio dalla “capricciosa” Germania, e che si sta discutendo non solo sotto il profilo della celerità ma anche della quantità. In proposito la Von Der Leyen ha detto che occorreranno non alcuni milioni, ma alcune migliaia di miliardi.

Ma Giorgia, nostalgica dei suoi avi politici che raccolsero il ferro delle cancellate e le fedi d’oro contro le “inique sanzioni”, ha proposto i “bot patriottici” – invenzione di Tremonti - in alternativa agli aiuti dell’Unione europea. Giorgia sente ancora il profumo dei bei tempi andati e dei prodotti autarchici del fascismo: la lanital, il cuoital, e come alimenti il condit, la vegetina, il caffè di cicoria, nelle varietà di Extra, Cammello e Suora ecc. Il sovranista Salvini, sempre più stravolto nel fisico e nella psiche, nella menzogna non è da meno della sua alleata e concorrente: “Approvato il Mes, una drammatica ipoteca sul futuro dell’Italia e dei nostri figli”. Poi annaspando aggiunge: “Di tutto il resto, come il Recovery Fund, si parlerà solo più avanti, ma già si delinea una dipendenza perenne da Berlino e Bruxelles. Sconfitta, fallimento, disfatta, oltretutto avendo impedito al Parlamento di votare, violando la legge”.

Invece, chi ha commentato positivamente la riunione sono stati pentastellati nati come euroscettici. Il guru Grillo, benedicente, ha twittato: “Forse l’Europa comincia a diventare una Comunità“, ha scritto su Twitter. “ ‘Giuseppi’ sta aprendo la strada a qualcosa di nuovo. Continuiamo così!”. L’ex capo politico Di Maio pur parlando di “match ancora in corso” ma poi si è lasciato andare: “ma possiamo dire di aver raggiunto un primo importante risultato: il Recovery Fund. Ora bisogna lavorare sui tempi, affinché i fondi siano disponibili da subito, per aiutare imprese, lavoratori e famiglie italiane. C’è un’Italia da ricostruire. Solo uniti ce la faremo. Grazie al presidente Conte per l’ottimo lavoro svolto fino ad ora. Grazie a chi sostiene la nostra Nazione nella sfida più importante di sempre. Non molliamo”. Infine, anche il reggente Crimi ha voluto sentenziare su facebook: “L’Europa sta rispondendo all’emergenza coronavirus: tutti stanno finalmente comprendendo la portata della posta in gioco e facendo squadra […] Il nostro Paese chiede all’Unione il coraggio di scrivere un nuovo capitolo della sua storia e diventare compiutamente una grande comunità. Questa giornata induce all’ottimismo”.

Soprattutto riguardo alla loro intelligenza. A parte Di Battista, ovviamente.

 

 

 

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Per amore della verità

"Pro veritate", da leggere insieme a "Mentana, giornalismo e libertà"

salvini meloni 390 mindi Aldo Pirone - Giorgia Meloni non conosce vergogna. L’altro ieri ha accusato i ministri Gualtieri e Di Maio, nonché il Presidente del Consiglio Conte, di “alto tradimento”. L’accusa è specifica nei confronti del titolare dell’economia: "Il ministro Gualtieri ha firmato (all’Eurogruppo n.d.r.) per attivare il Mes”. Ovviamente la sua dichiarazione è stata data da tutta la stampa e anche dalle TV, compresa La7 di Mentana. Ma, come è consuetudine per ciò che dice la leader di FdI, non è vero niente.

Il cosiddetto Mes europeo non è stato “attivato”, è già attivo da almeno otto anni e nessun paese è obbligato a ricorrervi. All’eurogruppo, inoltre, hanno non deciso ma proposto. Infatti, le decisioni anche sugli altri strumenti discussi, Bei, Sure e nuovo strumento di aiuto collettivo per la ripresa economica europea, saranno prese dai capi di governo dei 27 paesi dell'Ue nei prossimi giorni. Semmai, riguardo al Mes, l’eurogruppo ne ha proposta una modifica: aiuto senza le condizioni iugulatorie applicate agli aiuti economici ai singoli stati (vedi il disastro Grecia).

L’aiuto per chi vorrà usufruirne – nessuno è obbligato – si riferisce solo alle spese mediche e sanitarie derivanti dall’epidemia del Coronavirus. L’Italia se ne facesse richiesta riceverebbe 37 miliardi, guarda caso la stessa cifra che in dieci anni è stata sottratta alla sanità pubblica dai governi di tutti i colori, meno l’ultimo.

Il giudizio complessivo sulle proposte dell’eurogruppo non lascia molto spazio all’entusiasmo, qualcosa si muove ma si è sempre e ancora prevalentemente nel recinto di vecchi strumenti e di una vecchia politica europea dominata dagli egoismi nazionali, dalle diffidenze più o meno giustificate, dalle furbizie, insomma non adeguata alla sfida che l’Ue è chiamata a fronteggiare superando se stessa e il suo metodo di governo fondato sulla confederalità micragnosa.

Ma la Meloni che di fronte al Mes light strilla al tradimento come si è comportata quando il 3 agosto del 2011 esso, e non era light, fu approvato dal governo Berlusconi di cui era ministra e di cui faceva parte organica anche la Lega? Acconsentì senza se e senza ma.

Il comunicato della Presidenza del Consiglio di quel giorno recita: “su proposta del Ministro degli affari esteri, Frattini: - due disegni di legge per la ratifica e l’esecuzione dei seguenti Atti internazionali: 1. Decisione del Consiglio europeo 2011/199/UE, che modifica l’articolo 136 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea relativamente ad un meccanismo di stabilità (ESM- European Stability Mechanism) nei Paesi la cui moneta è l’euro; obiettivo della Decisione è far sì che tutti gli Stati dell’Eurozona possano istituire, se necessario, un meccanismo che renderà possibile affrontare situazioni di rischio per la stabilità finanziaria dell’intera area dell’euro; 2. Statuto dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA)”.

La Meloni oggi cerca di giocare a nascondino dicendo che lei quando il Parlamento ratificò il provvedimento a luglio dell’anno dopo, ai tempi del governo Monti, non votò sebbene il suo partito di allora, il Pdl di Berlusconi, coerentemente lo approvasse. Lo fece in silenzio, senza clamore e senza rumore come quando approvò la riforma Fornero. Purtroppo a incoerentemente votarlo fu anche, a sinistra, il PD di Bersani; sì proprio di Bersani. Così come fu votato dal Pd l’inserimento in Costituzione del cosiddetto “pareggio di Bilancio”.

Ieri, Conte di fronte a sì grandi falsificazioni meloniane e salviniane è sbottato attaccando il duo sovranista, anche se con qualche imprecisione. Del resto l’accusa di “alto tradimento” è una cosa grave, anche se non seria, perché viene da chi fra i suoi divi ispiratori ha una bella schiera di traditori dell’Italia e collaborazionisti dei nazisti tedeschi. Il Direttore de La7 Mentana ha detto che se l’avesse saputo quella parte della conferenza di Conte non l’avrebbe trasmessa. Il che è sorprendente, perché presenta un’idea alquanto bizzarra dell’informazione, più simile al Minculpop che alla libertà di conoscere e sapere. Del resto la TV mentanesca aveva dato, correttamente, le dichiarazioni infuocate di Meloni e Salvini.

Ora si può anche avere un’opinione negativa della sede, - trasmissione istituzionale sui provvedimenti per il Coronavirus - in cui Conte ha risposto ai due figuri della destra italiana. Ma non si può dire che quella parte “non l’avrei trasmessa”. Anche perché se è questo il modus operandi de La7, uno potrebbe incominciare a interrogarsi su cosa quella TV trasmette, anzi non trasmette, e con quali criteri.

Per fortuna che a rallegrarci ha provveduto sempre il duo Salvini-Meloni. Ha accusato Conte di deriva autoritaria. “Roba da regime sudamericano” ha detto il “ganassa” milanese. Ma non c’era bisogno che andasse così lontano a cercare. Bastava fare riferimento al vicinissimo Orban di cui ha approvato entusiasticamente, insieme alla Meloni, pochi giorni fa l’eutanasia del Parlamento magiaro, dopo quella delle libertà civili, liberali e i diritti delle opposizioni.

Ma anche la geografia politica non è il loro forte.

 

 

 

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Il Presidente Conte e la politica

A proposito di un caduta di stile

giuseppe conte 350 mindi Elia Fiorillo - Chissà se il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte si è realmente reso conto di quello che ha fatto. In un delicato momento in cui vive il Paese a causa del Coronavirus è giusto che lui faccia conferenze stampa a gogò per spiegare agli italiani, chiusi in casa, come va il flagello del Covid-19. Anche se c’è chi pensa che più del virus maledetto lui, il presidente Conte, pensa alla sua immagine. E, quindi, più appare in televisione e sui media meglio è per lui.

Però non è per niente legittimo che in quei delicati messaggi lui, il Primo ministro, scagli bordate a Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Può avere tutte le ragioni del mondo per avercela con il duo “destrosso” ad oltranza e pianta grane, ma non era quello né il momento, né il luogo per tirarli in ballo. Non solamente per motivi istituzionali, ma anche per motivi pratici. Non credo che Conte volesse fare pubblicità ai due, anzi voleva proprio l’incontrario. E, invece, Meloni e Salvini lo devono proprio ringraziare. È riuscito a farli apparire ripetutamente in tv per chiarire, difendersi, attaccare, ecc. Un vero regalo inaspettato per la Santa Pasqua.

Ma pensate un poco se i tanti vituperati presidenti del Consiglio della prima Repubblica avessero fatto una cosa simile. Sarebbe crollato il mondo. Sarebbero stati espulsi, all’unanimità, dalla vita politica del Paese. Ve l’immaginate Fanfani, Andreotti, Moro, Spadolini e via proseguendo se, da presidenti del Consiglio in carica, in un discorso istituzionale, avessero inzuppato il pane della polemica politica? La verità è che un fatto del genere era inimmaginabile per quei tempi. Periodo quello che spesso viene criticato da chi, con molta probabilità, pedissequamente vede la prima Repubblica come qualcosa da cancellare. E, invece, per certi versi, non è proprio così. Anzi, messi da parte certi fatti e misfatti, un approfondimento di quei tempi per chi vuol far politica è d’obbligo.

Non è che quelli della Prima Repubblica fossero stinchi di Santi, anzi. Ma allora c’era un codice non scritto da rispettare e guai a non attenersi, si rischiava l’impopolarità, il biasimo da destra, sinistra e centro. Insomma, non si poteva sgarrare.

Se il presidente Conte, ai tempi tanto contestati della prima Repubblica, si fosse permesso di fare quello che ha fatto in tv contro i suoi avversari, un attimo dopo non sarebbe stato più Primo ministro. Probabilmente oltre i partiti e i cittadini si sarebbe scatenato anche il Capo dello Stato. Non sappiamo se Mattarella abbia alzato il telefono ed abbia rimproverato il Primo ministro. Certo si sarà incavolato non poco e avrà forse pensato che prima di arrivare a Palazzo Chigi, ai presidenti nominati, sarebbe importante fare un piccolo corso di formazione sulle cose che si debbono fare nel ruolo di presidente del Consiglio e sulle altre cose, quelle che non vanno nemmeno immaginate.

Ma vi figurate un Moro, un Berlinguer, uno Spadolini, o qualsiasi altro esponente della prima Repubblica, che si rivolge agli italiani come capo di partito o nella sua veste istituzionale di presidente del Consiglio dei ministri eppoi, ad un certo punto, fa un inciso per colpire uno dei suoi avversari? No, non ce lo figuriamo proprio. Eppure, Conte non si è posto minimamente il problema del suo ruolo istituzionale, del fatto che stava parlando agli italiani di problemi serissimi; che nella storia della Repubblica il Coronavirus è uno dei più grandi flagelli che hanno colpito gli italiani. Tutto è passato in second’ordine. Prima di tutto la politica. Ma questi comportamenti possono definirsi politici? O non si avvicinano di più alla schizofrenia?

Si può essere un grande professore universitario, un importante imprenditore….. ma non è automatico manifestarsi come un buon politico. Anzi, a volte, è peggio. Perché si ha la presunzione di conoscere tutto e tutti e, quindi, sentirsi ottimi politici. Il politico prima di tutto è un soggetto che deve essere attentissimo al prossimo, ai suoi bisogni, ai suoi problemi. Li deve saper leggere ma deve anche saper trovare risposte a certi problemi, a certi bisogni, sempre nell’interesse della collettività.

Una cosa è certa, non si diventa politici da un giorno ad un altro. Ed anche in questo caso la Prima Repubblica ci può aiutare. Allora la gavetta era importante: azione cattolica, boy scout per i cattolici, iniziative sociali varie per i comunisti. I politici non s’inventano dall’oggi al domani!

 

 

 

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Amici della Meloni, nemici dell’Italia

Chi è Giorgia Meloni

Meloni Thierry Baudet 350 mindi Aldo Pirone - Ieri l’altro il parlamento olandese ha approvato ben due mozioni a sostegno della posizione antisolidaristica e antieuropeista del proprio governo contro gli eurobond. Una di queste mozioni è stata presentata dal partito Forum per la democrazia (FvD) euroscettico e sovranista. Come informa l’Agenzia ANSA, questa mozione “a firma del leader della destra populista del FvD, Thierry Baudet, è stata approvata con 86 voti a favore su 150, registrando anche l'approvazione di tutti i 32 deputati del partito per la Libertà e la Democrazia (Vvd) del premier Mark Rutte”. L’Olanda, come molti le hanno ricordato in questi giorni, è un paese che in Europa è considerato un “paradiso fiscale” il quale, come tale, sottrae risorse agli altri paesi dell’Ue e all’Unione stessa con un dumping fiscale moralmente ed economicamente illecito.

Ma come si colloca il partito di destra populista olandese nel Parlamento europeo? Guarda caso sta nello stesso gruppo dei “Conservatori e riformisti” del partito di Giorgia Meloni: Fd’I. In poche parole gli amici politici di Giorgia in Europa sono, in questo momento, i più accaniti avversari dell’Italia dei suoi interessi nazionali e di quelli europei. A conferma del fatto che le due cose sono strettamente connesse.

Su questo la Meloni nazionale non dice nulla perché quegli amici se l’è cercati con determinazione, così come ha cercato l’amicizia politica di Orban, Kascinskij e altri figuri antidemocratici, nazionalisti, xenofobi e antitaliani in giro per l’Europa. Come osservava Gramsci, spesso è proprio il partito che ama presentarsi come quello più nazionalista il più antinazionale. Idem per la Lega di Salvini.

Sicuramente tutti e due non c’entrano niente con il patriottismo.

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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