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La mosca nel barattolo

CRONACHE&COMMENTI

La vicenda disastrosa della Lombardia è lì a dimostrare le capacità amministrative della Lega salviniana

di Aldo Pirone
mosca nel barattolo minLo spettacolo circense cui Salvini ci ha abituato è sempre quello: aprire, aprire, aprire. La sua bestia nera è il ministro della salute Speranza. Per parecchi mesi lo è stata anche la scienza. Oggi lo è la logica. Che significa, infatti, chiedere a gran voce le riaperture delle attività commerciali “ovunque i dati lo permettono”? Perché c’è forse qualcuno che vuole tenere chiuso, anche se i dati permetterebbero di riaprire molte attività? No. C’è solo che il “ganassa” milanese vuol far credere ciò che non è per poi poter dire, se ci sarà qualche riapertura, che è tutto merito suo. Pensa di fronteggiare la concorrenza a destra della Meloni, gonfiando il petto, ululando alla luna, sbraitando fesserie da bar dello sport. Il tutto farebbe sorridere se non ci fossero di mezzo centinaia di morti al giorno e i più di centomila registrati dall’inizio della pandemia. Se fosse stato per lui e la sua confusione mentale - condivisa alla grande anche da Giorgia Meloni - derivante dalla cinica ossessione sondaggistica, sarebbe andata molto peggio in fatto di morti.

La vicenda disastrosa della Lombardia sta lì a dimostrare le capacità amministrative della Lega salviniana e dei suoi sodali. Oggi Salvini, non trovando molta udienza nei suoi ministri (Giorgetti e Garavaglia), cerca di mobilitare le Regioni di centrodestra per premere su Draghi e il governo per le riaperture a data fissa (20 aprile chiedono) senza sapere se i dati scientifici le consentiranno. Si dimena e si dibatte come una mosca chiusa in un barattolo. Dovrebbe, invece, guardare la realtà non i sondaggi. L’altro ieri a Pasqua la Regione Sardegna governata dal suo leghista Solinas ha fatto 39 vaccini, l’Umbria della sua leghista Tesei 14, la Basilicata del forzaitaliota Vito Bardi 62 (il Lazio, invece, ne ha fatto 18.000).

Una vergogna. Risaputa, certo, ma pur sempre una vergogna.

 

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Ciofi: un giornale locale, battagliero, aperto...Una mosca rara

Paolo Ciofi, Economista e saggista, nel PCI fino al suo scioglimento, è oggi presidente di Futura Umanità (Associazione per la storia e la memoria del Pci).

20anni1e3it minCaro Ignazio,
i tuoi 20 anni spesi con coraggio, tenacia e costante dedizione per UNOeTRE in questo tempo burrascoso, ricco di incognite e di grandi cambiamenti, non sono stati una spesa ma un felice investimento. Complimenti per un impegno tutt’altro che facile, e molti sentiti auguri di buon proseguimento. Al giornale, a te, alle tue collaboratrici e ai tuoi collaboratori.

Non solo siete riusciti a mantenere viva un’ispirazione di fondo chiaramente enunciata: stare dalla parte delle lavoratrici e di lavoratori non inpaolo ciofi 350 260 min astratto, ma nella concretezza delle loro rivendicazioni e della loro vita; assumere la Costituzione, a cominciare dagli articoli 1 e 3 richiamati dalla vostra testata, come progetto di nuova civiltà, estremamente attuale seppure inattuato, che nella tutela della natura sia volto a conseguire la pace, la libertà, l’uguaglianza sostanziale tra gli esseri umani; assicurare un’informazione libera e veritiera su pagine aperte a chiunque voglia intervenire.

Avete fatto un giornale locale, ma non localistico; battagliero, ma non becero e sguaiato; aperto, ma non qualunquista e falsamente nuovista. Una mosca rara. E perciò complimenti e auguri rafforzati, con un semplice consiglio. Continuate a usare le nuove tecnologie per accrescere la partecipazione e la cultura. Per lavorare insieme. Per unire, non per dividere e separarvi da chi ne è escluso.

Un abbraccio, Paolo Ciofi

 

 

 

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La Russia e il diffcile rapporto con la democrazia

Mosca 350 mindi Antonella Necci - Nuove proteste nella giornata di sabato, nella capitale russa per l’esclusione di 57 candidati alle elezioni comunali.
L’attivista russa Ljubov Sobol detenuta prima della manifestazione.
Oltre 600 i fermati.

Continua il braccio di ferro tra l’amministrazione del comune di Mosca e l’opposizione. Anche ieri, come già sabato scorso in piazza Pushkin e in altre zone del centro cittadino, si sono concentrate alcune migliaia di attivisti e giovani per protestare contro la mancata ammissione di 57 candidati anti-Putin alle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale del prossimo 8 settembre.

Al posto di concentrarsi in un’unica zona (anche se era previsto un ritrovo ufficiale a piazza della Lybianka dove ha sede l’Fsb, i servizi segreti russi) i dimostranti hanno preferito adire alla tattica più flessibile dei presidi volanti in varie zone della città per rendere l’azione della polizia meno effettiva.

Presidi e blocchi del traffico sono avvenuti vicino alla Biblioteca Lenin, nei pressi della fermata del metrò Barrikandnaya e Okhotny Ryad mentre sul Strastny Boulevard è stato improvvisato un corteo.

Tuttavia, dopo gli oltre mille fermi del sabato precedente, sono stati ancora una volta centinaia i fermi. Secondo quanto informano i corrispondenti del portale opposizione Meduza, le persone fermate sarebbero state oltre 600. Tra quelle portate nei vari commissariati di zona ci sono il direttore del consiglio per i diritti dell’uomo Igor Kalyanin e i corrispondenti del telecanale Dozd e dei quotidiani Vedomosti e Snova.

Il pugno di ferro e le intimidazioni sembrano aver ottenuto il risultato di indebolire la partecipazione alle manifestazioni anche se le più grandi dimostrazioni si attendono per il prossimo fine settimana. Degli oltre mille fermati di sabato scorso oltre cento non sono stati ancora rilasciati, oltre 50 dovranno pagare multe tra i 50 e i 1.500 euro e per otto di questi si prospettano processi penali per resistenza a pubblico ufficiale che potrebbero costar loro condanne dai due ai dieci anni di reclusione senza condizionale.

Venerdì mattina è stata arrestata, appena uscita dal quartier generale della sua campagna elettorale e mentre cercava di raggiungere la manifestazione, Ljubov Sobol, l’unica leader delle proteste ormai a piede libero oltre che in sciopero della fame da 20 giorni.
Sobol, molto vicina al leader di opposizione Alexey Navalny, è tra i candidati al consiglio comunale moscovita esclusi dalla registrazione.

Tutti gli altri candidati e attivisti più in vista come Olja Zdanov, Julya Galyamina, Dmitry Gudkov e Ilya Yashin continuano a essere per ora reclusi nelle guardine dei commissariati di zona, come del resto lo stesso Navalny che resterà agli arresti almeno per altri 25 giorni.

Per lui però si preparano giorni ancora difficili. Il comitato investigativo della Federazione russa ha avviato un procedimento penale relativo al finanziamento del «Fondo» creato nel 2011 proprio dal leader liberal-populista.

Secondo il rappresentante ufficiale del dipartimento di giustizia, Svetlana Petrenko, dal gennaio 2016 al dicembre 2018, persone legate al Fondo di Navalny avrebbero ricevuto «grandi quantità di denaro in rubli e valuta estera attraverso mezzi illegali».

Il Fondo avrebbe anche promosso attività di riciclaggio di denaro depositando su conti di diverse banche tramite sportelli bancomat a Mosca, grandi quantità di denaro (si parla di circa un miliardo di rubli, poco meno di 50 milioni di euro).
Accuse gravi che potrebbero condannare Navalny ad alcuni anni di reclusione e che lo escluderebbero definitivamente dalla vita politica. Anche per questo tra i suoi sostenitori si è convinti che si tratti di una montatura costruita ad arte dai servizi segreti senza indizi né prove.
Questo atteggiamento di grande durezza, secondo il New York Times, può essere letto come la normale reazione di un governo semiautoritario come quello russo contro ogni forma di protesta, ma può essere anche visto come un tentativo di levare di mezzo avversari politici e rappresentanti dell’opposizione. E il motivo sarebbe la necessità di Putin, dei suoi alleati e del suo governo di prepararsi a quello che succederà da qui alla scadenza del suo mandato da presidente: cioè un probabile tentativo di riformare la costituzione per permettere a Putin di rimanere in carica oltre l’attuale limite di due mandati.

Putin è stato presidente della Federazione Russa la prima volta tra il 2000 e il 2008, per due mandati. Poi, per aggirare il limite costituzionale dei due mandati consecutivi, Putin si era fatto eleggere primo ministro, aveva scelto un presidente di fiducia – l’attuale primo ministro Dmitry Medvedev – ed era rimasto presidente di fatto.
Nel 2012, dopo aver fatto cambiare la costituzione per aumentare la durata dei mandati presidenziali a sei anni, Putin era stato rieletto presidente, carica per cui è poi stato confermato anche nel 2018 e che ricoprirà quindi almeno fino al 2024.
A quel punto, però, Putin dovrebbe nuovamente lasciare il suo incarico, ma a 70 anni, con la prospettiva di tornare presidente nella sua inoltrata vecchiaia, almeno altri sei anni dopo. Per questa ragione, spiega il New York Times, è più che probabile che nei prossimi anni Putin proverà a fare quello che aveva già fatto nel 2012: cambiare le regole del gioco, in modo da garantirsi in un modo o nell’altro una più lunga permanenza al potere.
Le più grandi manifestazioni contro Putin degli ultimi anni, tuttavia, furono proprio nel 2012, dopo il cambio della costituzione palesemente deciso per avvantaggiarlo.
Fu uno dei momenti in cui sembrò che la Russia fosse più vicina a cambiare, anche se poi finì tutto in niente, complice la durissima repressione della polizia. Un nuovo tentativo di cambiare la costituzione è quindi visto da molti alleati di Putin come uno dei momenti politicamente più rischiosi del prossimo futuro. Con la complicazione che se nel 2012 le cose andavano relativamente bene per il paese, oggi è molto meno così.

Come spiega il New York Times «La maggior parte dei 143 milioni di russi tira avanti con stipendi inadeguati in un’economia che fa molta fatica. Quasi 21 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà, con un aumento di 500.000 persone solo quest’anno, come indicano i dati ufficiali. La maggior parte dei russi vive in un mondo triste e fatiscente, fatto di strade terribili, palazzi che si sgretolano e assistenza sanitaria su cui è difficile fare affidamento». E in tutto questo, l’indice di approvazione di Putin è in caduta da mesi.

Su alcuni fronti, questo calo dei consensi ha portato il governo e le autorità locali a fare qualche concessione in più rispetto al passato. Per esempio il governo ha fermato la costruzione di un’enorme chiesa ortodossa a Ekaterinburg, dopo le proteste dei residenti; e per lo stesso motivo ha sospeso i lavori per una nuova enorme discarica a cielo aperto fuori Mosca.
Queste proteste, spiega però il New York Times, non sono “contro Putin”, ma semplicemente gli chiedono di agire in modo diverso. La situazione con le grandi manifestazioni antigovernative, che chiedono di fatto la fine del regime di Putin, è molto diversa e il governo non può permettersi di fare concessioni che potrebbero in ultima analisi portare alla sua fine.

È questo, secondo il New York Times, il motivo delle dure condanne degli ultimi mesi, delle minacce e della repressione sempre più violenta. Putin starebbe cercando di togliere di mezzo i suoi più attivi oppositori, in modo da avere mano libera nei prossimi mesi e anni, quando dovrà probabilmente prendere decisioni ancora più impopolari.

05/08/2019

 

 

 

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E se una alunna moldava ti dice "torno a vivere a Mosca, perché li mi sento libera"...

Moscow Kremlin 350 260di Antonella Necci - Non mi sono ancora scagliata contro il malcostume dei colleghi. Questo si preannuncia come un anno scolastico in cui sarò lasciata in pace. Il che non è cosa da poco.
Nei consigli di classe come negli scrutini i miei colleghi hanno sfoderato una simpatia e una quasi intelligenza di cui pensavo fossero irrimediabilmente sforniti dalla nascita. A conoscerli solo da questo anno solare, oserei sperare che qualche entità superiore abbia instillato nelle loro testoline il bene dell'intelletto che permetta non più un accanimento maligno nei confronti di chi la pensa diversamente, ma una sana autocritica e un sano senso di tolleranza e di comunanza di intenti.
Insomma a considerare solo "l'oggi", sembrerebbe che la sottoscritta abbia troppo affrettatamente, dopo solo nove anni di convivenza forzata, sputato un giudizio iniquo.
E invece è tutta una commedia. Abilmente recitata da chi sa mentire con tutta l'ipocrisia che gli è stata insegnata fin dai tempi della culla.
Il motivo per cui le mie quotazioni siano così salite, non risiede, infatti, in ciò che dico o faccio. Quello che dico e faccio è parte del solito comportamento e del solito modo di pensare e di operare. Non valuto le persone secondo le "mode" nê tanto meno secondo gli influssi del prossimo. Non giudico gli alunni secondo le mie alienazioni o le mie invidie personali. Non ambisco a sembrare una rinseccolita vecchietta che pensa di essere ancora una bellezza, se mai lo sia stata anche da giovane. Il saggio sull'umorismo scritto da Pirandello e studiato ai tempi del liceo, mi ha insegnato che ogni età ha la sua bellezza e che porsi in competizione con i più giovani, così come scegliersi un amante giovane, può essere ridicolo oltre che dimostrare una personalità poco matura e razionale.
Insomma, questo dimostrarsi così socievoli nasconde l'insidia. La trappola. E nasconde un modus vivendi ormai dilagante che serve a mascherare il servilismo, l'animo da ruffiano, la vigliaccheria.
Tutte caratteristiche di quelle personalità che permettono la nascita di regimi totalitari.
Sarà forse una visione troppo forzata e drastica. Non dico di no. Ma pensateci bene. Non parlo di quieto vivere, anche se in forma minore anche quello contribuisce.
Parlo di vigliaccheria per poter ottenere favori. Un do ut des che sembra redditizio solo agli occhi del ruffiano. Perché la controparte, la fazione dei pochi ma forti sa bene come agire su simili animi e sa anche bene come fomentare i dissidi contro chi possiede un libero pensiero.
Sempre più pochi. Sempre più imbavagliati o anche schiacciati da estremismi sinistroidi o destroidi o peggio ancora, qualunquistici.
La scuola come spaccato della società. L'ho già detto più volte.
La scuola come mezzo per sfogare le proprie alienazioni, come ben è stato descritto nel film "La scuola".
La scuola pubblica che potrebbe avere, da sola, senza gesso e lavagna o altri sussidi, addirittura senza nemmeno la struttura scolastica ormai fatiscente, la possibilità di aprire le menti alla Verità, all'armonico sviluppo dell'intelletto e che invece si ritrova impantanata nelle maglie della burocrazia, dell'ignoranza del potere e nella fasulla ideologia della tecnologia.
La scuola che dovrebbe condannare e dissacrare si ritrova ad adulare,a piegarsi a pregare per sopravvivere.
Per cambiare l'impostazione mentale ormai prassi nella scuola, non si deve aspettare che cambino costume e società.
La scuola non deve e non può dipendere da questo. Il libero pensiero deve restare libero. E se una alunna moldava ti dice "torno a vivere a Mosca, perché li mi sento libera", invece di guardarla con commiserazione come ha fatto la collega - serva, sarebbe il caso di soffermarsi a capirne le ragioni che si nascondono dietro alle semplici parole e allo sguardo di una ragazzina che, in tre anni, vedo per la prima volta felice.
La scuola come mezzo per raggiungere la felicità attraverso la libertà.
Forse volo troppo in alto con l'immaginazione, ma lo faccio anche per non farmi colpire dai colleghi bigotti, casomai nel frattempo fossero già riscese le mie quotazioni!

 

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E invece è tutta una commedia. Abilmente recitata da chi sa mentire con tutta l'ipocrisia che gli è stata insegnata fin dai tempi della culla.
Il motivo per cui le mie quotazioni siano così salite, non risiede, infatti, in ciò che dico o faccio. Quello che dico e faccio è parte del solito comportamento e del solito modo di pensare e di operare. Non valuto le persone secondo le "mode" nê tanto meno secondo gli influssi del prossimo. Non giudico gli alunni secondo le mie alienazioni o le mie invidie personali. Non ambisco a sembrare una rinseccolita vecchietta che pensa di essere ancora una bellezza, se mai lo sia stata anche da giovane. Il saggio sull'umorismo scritto da Pirandello e studiato ai tempi del liceo, mi ha insegnato che ogni età ha la sua bellezza e che porsi in competizione con i più giovani, così come scegliersi un amante giovane, può essere ridicolo oltre che dimostrare una personalità poco matura e razionale.
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