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Cambiamo la politica. Non la Costituzione

È tempo di preoccuparsi.

difesa costituzione foto aleandro biagianti 350 260In Italia, stretta tra l’epidemia con le sue pesanti ricadute in tutti i campi e la necessità pressante della ripresa economica e sociale, il referendum sul taglio dei parlamentari ha reso evidente l’involuzione e l’inconsistenza in cui si dibatte oggi la politica. Dato confermato dalle elezioni regionali, che con il risultato nettamente negativo dei 5 Stelle segnalano la persistente instabilità del sistema.

 

La maggioranza degli italiani sembra ritenere che lo stato del Paese sia da porre in relazione con il numero degli eletti, oltre che con il ruolo e gli intrighi del Parlamento descritto come un’adunanza di parassiti che campano occupando poltrone: una visione rozza e punitiva, pericolosamente falsificante lontana mille miglia dalla realtà dei rapporti sociali, da cui si trae la risibile conclusione che tagliando i rappresentanti di conseguenza si risolvono i problemi dei rappresentati e dell’intera società.

 

In realtà è stato inferto un colpo alla Costituzione, e i grillini applaudono in modo scompostamente infantile per quella che considerano una vittoria «storica», peraltro intrecciata alla altrettanto «storica» sconfitta da loro subita nel voto regionale con numeri quasi sempre al di sotto di due cifre. La spinta antistituzionale è diventata comunque più insistente e pericolosa, con la Lega e l’intera destra che puntano a una Repubblica di tipo presidenziale, fondata sul rapporto diretto capo-masse. Mentre Grillo vuole abolire il Parlamento scegliendo l’estrazione a sorte al posto delle elezioni.

 

La Repubblica presidenziale fa capolino da più parti, e sono in molti a volersi sbarazzare della Costituzione. Un obiettivo, questo, sempre perseguito dalla destra e pomposamente annunciato a suo tempo da Berlusconi, che ora coinvolge lo stesso Pd e le forze politiche presenti in Parlamento.

 

La cultura costituzionale non è mai stata molto diffusa in Italia, nell’opinione pubblica e anche nel ceto politico. Mentre, al contrario, ripetuti e insistiti sono i richiami alla democrazia liberale. Proprio quando la democrazia liberale è in crisi nel mondo per effetto delle condizioni imposte dal capitalismo dominante, che nella sua decadenza tende a distruggere non solo le istituzioni socio-politiche in cui sopravvive ma anche il pianeta Terra e gli esseri viventi che la abitano.

dirigenti politici provenienti dal Pci sono stati tra i più tenaci e perseveranti sostenitori della democrazia liberale. Ed è noto come il partito di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer sia stato il fattore decisivo della guerra di liberazione dal fascismo e della conquista della Costituzione, e anche delle lotte democratiche di massa per la sua attuazione. Sembra un paradosso ma in realtà, senza il testardo impegno di quelli che avrebbero dovuto continuare l’opera costruttiva di una democrazia partecipata e progressiva, ben più difficile e complicata sarebbe l’inversione a U verso la democrazia liberale.

 

Non per l’attuazione della Costituzione, ma per la retrocessione verso la democrazia liberale hanno fieramente combattuto i fondatori del Pd Walter Veltroni e Goffredo Bettini. E se il sindaco di Roma è stato pubblicamente elogiato dal quotidiano della Confindustria per il suo deferente omaggio alla ricchezza innalzando al cielo «le virtù dei ricchi», il suo aiutante pensieroso, chiedendo il sostegno dei ricchi virtuosi, è stato ancora più chiaro. Occorre «una vera e propria rifondazione democratica» perché la Repubblica è stata costruita principalmente da due partiti che rispondevano a «poteri esterni»: «la Chiesa per la Dc, il mondo comunista per il Pci. Questo ha ritardato una vera rivoluzione liberale», che è l’obiettivo per cui nasce il Pd.

 

Ma cos’è questa benedetta democrazia liberale, per la quale i più ganzi chiedono addirittura una rivoluzione? In sintesi, è l’assetto socio-politico che consente la massima libertà e sovranità del mercato, condizione ideale per l’espansione e il dominio del capitale. E siccome la nostra Repubblica è fondata non sul capitale ma sul lavoro che al capitale impone dei vincoli, ciò comporta che la libertà del capitale si possa ottenere solo ignorando la Costituzione, o facendone strame con l’obiettivo di depositarla nel retrobottega della storia.

n questi anni i tentativi sono stati numerosi. Con il risultato di concentrare fortemente la ricchezza e diffondere la povertà, accrescere le disuguaglianze e la disoccupazione, generalizzare la precarietà penalizzando soprattutto le donne e i giovani. Nel contesto di un deterioramento grave della condizione ambientale e di quella del Mezzogiorno. E senza che nessuno dei tradizionali problemi storici del Pese, come quello della sburocratizzazione e dell’efficienza democratica, sia stato avviato a soluzione.

 

Problemi preesistenti alla pandemia, che da questa sono stati fortemente aggravati, cambiando il nostro modo di vita, le relazioni umane e degli stessi esseri umani con la natura. E mettendo al tempo stesso in evidenza, nelle avversità, le risorse e le capacità di cui dispongono l’Italia e gli italiani.

 

Il nostro punto forte è proprio la Costituzione, che fondando la Repubblica sul lavoro e stabilendo il principio dell’uguaglianza sostanziale secondo cui occorre rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano la libertà, impediscono lo sviluppo della persona e la partecipazione dei lavoratori «all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese», ci ha consentito con la gestione pubblica della sanità di limitare i danni e di assicurare maggiore sicurezza rispetto ad altri Paesi, soprattutto anglosassoni, che hanno operato secondo il principio del privatismo individualista.

 

L’Italia, facendo asse su quel che resta del pubblico, ha potuto reagire con maggiore efficacia proprio perché ha usato gli strumenti messi a disposizione da una Costituzione in cui il pubblico ha una funzione trainante. Da noi, infatti, secondo l’articolo 32 della nostra Carta, «la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti».

 

Se dunque la Costituzione ha dato un’ottima prova di sé in un momento cruciale della storia come quello che stiamo attraversando non ha alcun senso cambiarla. Nel migliore dei casi si tratterebbe di una regressione culturale e politica, nel peggiore di una svolta reazionaria. Il vero problema di cui soffriamo non è la Costituzione, ma la sua mancata attuazione a causa della vittoria del capitale sul lavoro e del degrado dei partiti, che come tramite tra la società e le istituzioni dovrebbero essere il pilastro su cui si regge la Repubblica.

 

Tema cruciale già affrontato con grande lucidità da Enrico Berlinguer quando, denunciando la questione morale, sosteneva che «i partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia». Con una differenza sostanziale rispetto ad allora: che oggi non esiste un partito in grado di rappresentare la classe lavoratrice e il mondo del lavoro del nostro tempo. Tanto meno di organizzarla. Una parte fondamentale della società moderna non ha né rappresentazione né rappresentanza. Tanto meno organizzazione.

 

Questa è la ragione di fondo della crisi della democrazia, e dello sragionare sulla necessità di cambiare la Costituzione. La Costituzione non va cambiata rovesciando il principio dell’uguaglianza sostanziale. Va aggiornata, potenziando e perfezionando quel principio. C’è bisogno di un’adeguata “manutenzione”. Ma soprattutto c’è bisogno di forze politiche che facciano asse sul lavoro È tempo di preoccuparsi. Di ragionare e di lavorare per colmare un insostenibile e pericoloso vuoto politico.

 

Paolo Ciofi
www.paolociofi.it

 

 

 

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PCI. Prudenza nella comunicazione, ma non omissioni

  • Pubblicato in Partiti

Marino. Dramma Frattocchie RSA. Condividiamo prudenza nella comunicazione non le omissioni.

Bandiera pci 350 260In linea con il nostro comportamento politico da quando siamo piombati nell’emergenza sanitaria COVID 19, continuiamo ad essere presenti sui vari temi che interessano la vita quotidiana locale e nazionale. Allo stesso tempo, continuiamo ad essere disponibili ed operare – anche quando non ci sono state date risposte politiche e amministrative – per il bene dei cittadini e con la nostra presenza nei momenti di volontariato. Tuttavia, per onestà verso chi sta soffrendo fino a perdere la vita, per onestà e intimo dovere etico e politico nei confronti di chi quotidianamente - per ragioni di lavoro – è esposto in prima linea in questa emergenza sanitaria, oggi rivolgiamo domande, forte critica e denuncia, circa il dato drammatico delle RSA. Le Residenze Sanitarie Assistite. Queste, nella Regione, nel sistema sanitario regionale, possono essere direttamente gestite dal SSN ovvero convenzionate. Evidentemente, come stanno dimostrando le tragiche morti, non c’è stato equilibrio nello spalmare sul territorio regionale tante attività private/convenzionate, se poi il rapporto qualità/servizio al momento dell’emergenza è risultato pressoché nullo. Non dappertutto, ma molto, molto diffusamente. Altra questione connessa, il livello organizzativo sanitario regionale – come più volte richiesto, anche in incontri in regione da parte del PCI Lazio – che ha visto fallimentare, rispetto a tutte queste vite perse, il sistema dell’emergenza. Certo, i numeri tragici di altre regioni ci fanno apparire più protetti.

E’ un errore: è solo differente la quantità di contagiati, grazie al buon comportamento di prevenzione di molti cittadini. Non di tutti. Per questo le notizie allarmanti, ma con toni asettici del sindaco pubblicate in questi giorni non hanno, secondo noi, chiuso la vicenda. Primo perché le decisioni, sulle RSA, sono in primo luogo in capo alle ASL e alla Regione (oltre che direttamente ai responsabili/proprietari delle stesse strutture), in secondo luogo perché dire le cose come stanno, tutte le cose come stanno, va fatto per rispetto di tutti: di chi soffre, di chi lavora, di chi si adegua al regime emergenziale. Il sindaco, riferendosi alla RSA Villa Nina di Frattocchie, ha scritto “La struttura è off limits da circa 30 giorni come confermato dalla ASL RM 6, che si è occupata anche di mappare ed effettuare i tamponi a tutti i soggetti che vi hanno interagito. La stessa ASL RM 6 ci hanno assicurato dell'efficacia delle misure contenitive attivate all’interno della struttura, come dimostrato tra l’altro dalla mancanza di legami con gli altri casi di positività presenti sul nostro territorio comunale fino ad oggi.”.

Questo tipo di comunicazione non è sufficiente. Per questo, come PCI di Marino, chiediamo in questo momento: cosa è successo e cosa sta accadendo alla Rsa clinica Villa Nina? Sappiamo che è stata acquistata nel 2016 dalla GIOMI RSA e che è un classico esempio di sanità privata convenzionata del Lazio. Chiediamo quali azioni di prevenzione sono state intraprese sin dal primo momento che è scoppiata la pandemia? Dopo il primo caso di morte per covid-19 sono stati effettuati i tamponi a tutti i pazienti per isolare i positivi ed evitare il contagio ai non positivi? Il personale sanitario è stato messo in condizione di lavorare con i requisiti massimo di sicurezza, visti i casi di contagio tra loro che stanno emergendo? Ad oggi sono una cinquantina di casi su 120 ricoverati.

Chiediamo e denunciamo una evidente omissione dei dati con la scusa di non allarmare la gente. Siamo consapevoli di avere attenzione sull’impatto emotivo della tragedia. Ma se la quantità è evidente, non va taciuta. Quanti positivi reali ci sono e, se dopo 3 settimane di attenzione da parte della Asl siamo arrivati a tutti questi positivi, quanti morti dobbiamo aspettarci? C'era e c'è una alternativa che possa evitare la strage? Visto che la regione Lazio non ha subito il contagio catastrofico della regione Lombardia, avendo centinaia di posti letto e terapie intensive disponibili nei suoi ospedali era possibile una strategia differente? i trasferimenti dei positivi in strutture pubbliche covid-19, sempre che avessero fatto per tempo i tamponi, potevano prevenire il contagio di tutta la struttura? Domande che dobbiamo fare proprio perché, fino ad ora non c’è stato qui collasso come in Lombardia, e perciò, appare ancora più inaccettabile che questo accada nel Lazio dove l'epidemia, è apparentemente sotto controllo. Ci auguriamo che le cinquanta persone contagiate guariscano presto, ma se dovesse volgere al peggio, cosa racconterà chi ha le redini della gestione ai familiari e cosa dirà a tutta la comunità locale e regionale? Naturalmente, senza ostentazione, ma con consapevolezza e senso di responsabilità, noi comunisti, anche qui a Marino, continueremo ad essere parte del sistema emergenziale che nelle varie forme sta collaborando con la Protezione civile, ma senza rinunciare ad un dovere etico politico che coinvolge tutti noi per il prima, per il mentre e per il dopo emergenza sanitaria.

 

Marino, 13 aprile 2020

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Stefano Cucchi non è morto una volta sola

stefano cucchi 350 260 mindi Maria Giulia Cretaro - Stefano Cucchi muore il 22 Ottobre del 2009, ma non è stata l'unica volta.
È stato ucciso dalle sentenze vuote, frutto di racconti taciuti.
È stato ucciso dalle querele contro la sorella, guerriera armata dalla sola voglia di verità.
È stato ucciso dalle opinioni superficiali di chi ha voluto esprimersi senza conoscenza dei fatti.
È stato ucciso dagli uomini di Stato, che hanno messo davanti ad obiettività giudiziarie, umori personali.

Dopo nove anni di pugnalate alla coscienza collettiva sembra essere arrivata la svolta, l'ammissione di colpevolezza del carabiniere Francesco Tedesco, le seguenti dichiarazioni sull'accaduto e le accuse contro i colleghi responsabili. Due agenti in borghese fuori servizio, che hanno preso in custodia il fermato e proseguito con le percosse mortali.

Omicidio preterintenzionale è il capo d'imputazione corrente.
In questo lasso di tempo, la morte del trentenne romano è stata al centro di dibattiti politici e sociali, un manifesto di giustizialismo estremo per alcuni, di sola riabilitazione di un'immagine per altri. La realtà muove da queste due correnti senza rivedersi davvero in nessuna.

A ripercorrere i fatti semplici e duri della notte dell'arresto, avvenuta 7 giorni prima del decesso, ci ha pensato il film "Sulla mia pelle", una narrazione brutale e a tratti fredda di quanto accaduto in un arco temporale tanto breve, quanto sufficiente per morire. Un lungometraggio fortemente voluto dalla famiglia tutta, rappresentata da Ilaria Cucchi.
Nessuna mistificazione del ragazzo, nessuna santificazione post mortem, solo un concetto a tessere la linea d'unione: un cittadino in custodia di forze dell'ordine che perde la vita; perché?ilariacucchi 350 260

Ogni carabiniere in quella notte era Stato. La tossicodipendenza di Stefano, la sua dedizione allo spaccio erano azioni da perseguire secondo la legge, l'abuso di potere non era contemplato. Eppure dal pestaggio di Cucchi in poi, il rimpallo di colpevolezza sarà una costante. Saranno prese per buone e con poche le dichiarazioni di caduta dalle scale del detenuto, chiunque lo prenderà in custodia si accerterà di non avere responsabilità, solo dettaglio rilevante. Il suo stato di salute, pur destando da subito dubbi e preoccupazioni nel personale preposto, sarà relegato ad una prassi da non segnalare con vigore.

Le sentenze che partono dal 2013 ad oggi, hanno negli anni scagionato da ogni capo di imputazione il personale medico dell'Ospedale Pertini, negligenze appurate ma mai condannate. Fino all'ultima udienza dell'11 Ottobre, le importanti lesioni riportate dal geometra romano non avevano artefici, erano passate nel dimenticatoio delle verità glafamigliacucchi 350 260iudiziarie.

È la sola volontà di Ilaria Cucchi a tenere alta l'asticella mediatica; la profonda esigenza di restituire ai genitori una sentenza insieme al volto tumefatto di questo fratello inquieto. Terminato il primo processo che non rintraccia responsabili, riesce a dar vita al secondo, da cui usciranno queste nuove dichiarazioni. All'indomani di tali novità, l'invito per Ilaria Cucchi a salire al Viminale per un incontro con il Ministro dell'Interno. Lo stesso Salvini che non ha risparmiato in precedenza dichiarazioni brutali sulla stessa, accusandola di speculare su questa morte, di lottare "per un drogato".
Su quel Colle lei non salirà prima di scuse formali da parti di chi in questi anni ha rivoltato la propria coscienza istituzionale.

Stefano Cucchi è stato ucciso dallo Stato, da un sistema che dovrebbe tutelare al di là delle responsabilità penali, è il nostro sistema giuridico a predisporlo. Le sue costole si sono frantumate così come gli ideali che avrebbero dovuto impedirlo. Se dopo nove anni, ora c'è una verità, guardiamola con tutto il senso di colpa possibile, perché siamo Stato noi.

 

 

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"Non smettere mai...."

credere in sè minnon smettere mai...
di donare te stesso
neanche quando di daranno del fesso

non smettere mai...
di credere all'amicizia e all'amore
anche se quando finisce ti crea un gran dolore

non smettere mai
di credere nella liberta' anche se qualcuno te la togliera'

non smettere mai
di credere nel tuo ideale e nelle tua convinzione
anche se qualcuno ti dara' del coglione

non smettere mai...non smettere mai...
di credere in te stesso...non lo scordare mai!!!

 

12 marzo 2016

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Il «Non Vogliamo Accontentarci» di Ivano Alteri

assemblea1dic17 350 minTesto dell'intervento pronunciato nell'Assemblea per la Democrazia e l'Uguaglianza, del 1° dicembre '17 a Frosinone da Ivano Alteri

Care compagne, cari compagni
a nome di UNOeTRE.it e de L'Inchiesta ringrazio tutti voi e tutti noi per essere qui presenti.
Vorrei innanzitutto portare la solidarietà mia personale, dei due giornali e di questa assemblea ai 320 lavoratori della Ideal Standard di Roccasecca, che in questo momento stanno per precipitare nell'abisso della disoccupazione insieme alle loro famiglie. Essi vanno ad aggiungersi alle altre migliaia di nostri concittadini già condannati alla pena della emarginazione economica e sociale, per una colpa ancora sconosciuta.

Quest'assemblea è stata preceduta da altre quattro assemblee territoriali: ad Anagni, sul Lavoro; a Sora, su l'Inclusione; a Cassino, sui Beni Culturali; a Frosinone, sui Beni Comuni.

Essa era stata concepita come uno dei momenti del processo unitario, che allora era in corso, che avrebbe dovuto portare alla costituzione di una lista unica, “civica e di sinistra”, tra “la sinistra del Brancaccio” e i partiti della sinistra, in radicale dissenso con le politiche neoliberiste della destra e del Pd. Oggi abbiamo con noi Anna Falcone, una delle ispiratrici del movimento del Brancaccio assieme al Prof. Tomaso Montanari, che ringraziamo per il loro lavoro.

Com'è tristemente noto, quel processo unitario, almeno in parte, si è interrotto.
Ma solo in parte. Infatti, il 3 dicembre, a Roma, si terrà l'assemblea costituente di una lista unitaria di sinistra, e di un soggetto politico unitario di sinistra, tra Mdp-Art. 1, Sinistra Italiana e Possibile. Non si può negare l'importanza politica di quest'evento, che per la prima volta, dopo molti anni, vede la sinistra invertire la tendenza storica a scindersi, per avviare e concretizzare, invece, un processo unificante, sulla base delle esigenze reali della gran parte dei cittadini italiani. Per arrivare all'assemblea del 3, si sono svolte nel Paese centinaia di assemblee preparatorie; tra cui quella di Frosinone, partecipata e propositiva come non si vedeva da tempo. Esse hanno eletto ciascuna i delegati territoriali che andranno a formare la platea costituente dei 1500 del 3 dicembre. L'entusiasmo e le speranze dei partecipanti, dunque, sono del tutto legittimi e sono anche nostri.

Tuttavia, non possiamo e non dobbiamo accontentarci; e quest'assemblea serve a dire che noi non ci accontentiamo, che c'è ancora tempo e modo per riavviare il processo unitario interrotto, che si può e si deve insistere nella costruzione di un soggetto politico che ridia la rappresentanza politica forte a chi forte non sia già di suo.
Noi non possiamo rinunciare a rivendicare quella rappresentanza politica che ci è stata progressivamente sottratta. Per noi, essa è un'assoluta necessità; poiché qui da noi serve come il pane, per non essere affamati, umiliati e offesi.

Il Potere che si nasconde dietro il ceto politico odierno (non tutto, ma gran parte) ha progressivamente eroso la rappresentanza dei nostri diritti ed interessi, svuotando le istituzioni democratiche della nostra presenza; mentre cercava di rendere legale ciò che era, e resterà per sempre, inaccettabile. Fino ad ora, la protezione della Costituzione Repubblicana ha impedito che l'arbitrio si facesse definitivamente legge; e noi abbiamo impedito a nostra volta che tale protezione venisse meno, combattendo e vincendo la battaglia referendaria del 4 Dicembre 2016. E di questo dobbiamo ringraziare anche Anna Falcone e Tomaso Montanari.

Ma noi non intendiamo più limitarci a difenderci, non possiamo accontentarci. La rinuncia e la resa non ci appartengono! A noi non basta più soltanto resistere alle aggressioni predatorie. Neanche ai nostri avi politici è bastato. La loro Resistenza, infatti, è servita non soltanto ad abbattere il tiranno, ma anche a scrivere la Costituzione democratica per l'edificazione di un paese di uomini e donne liberi. La nostra odierna resistenza deve ora sfociare nell'applicazione integrale di quella Costituzione, per rendere effettiva la libertà che essa enuncia.
Questo è quanto ci occorre. Per noi vincere significa invertire le politiche fin ora seguite, ripristinare i nostri diritti, preservare gli interessi dei più, combattere ad armi pari contro l'oppressore. La nostra vittoria può consistere soltanto nel riprenderci la dignità di uomini e donne di fronte a chi pensa di poterci calpestare impunemente.

Di altre vittorie, noi non sappiamo che farcene.
Quest'assemblea, quindi, per noi è l'occasione per dire che non vogliamo accontentarci. E quella del 3 dicembre, a Roma, sarà l'occasione per dire che vogliamo procedere spediti, verso una nuova politica, verso una nuova rappresentanza.

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M5S Veroli. "Il Sindaco sa che abbiamo chiesto documenti e non li abbiamo avuti?"

M5S Veroli 350 260da M5S Veroli - 90,100, 120? Ormai abbiamo perso il conto dei giorni che sono passati dalla nostra richiesta di accesso civico al comune per avere tutti i documenti relativi alla raccolta dei rifiuti, in questi giorni ne abbiamo sentite di cotte e di crude, l'Assessore all'ambiente che scriveva sui giornali che i documenti ce li avevano inviati e il Segretario Generale Lucio Pasqualitto che ci chiedeva addirittura 16 euro a foglio quando noi abbiamo più e più volte richiesto copia semplice.

A questo punto siamo dovuti ricorrere per ben 2 volte al difensore civico regionale il quale ha detto all'amm. la prima volta di rinviare i documenti e nel secondo riesame indirizzato al Segretario Generale invitandolo a provvedere : ”con sollecitudine alla corretta ed integrale evasione della pratica in oggetto, ovvero ad ostendere senza ulteriori dilazioni i ducumenti richiesti” dagli attivisti del Movimento5Stelle.

Ad oggi ancora non abbiamo ricevuto niente e questo ci preoccupa soprattutto consci del fatto che accedere a questo tipo di documenti è un diritto che appartiene a tutti i cittadini verolani, ma soprattutto, perchè dovrebbero fare tutta questa resistenza per non darci i documenti?
Cosa c'è di così importante in quei contratti da non poter essere esaminati da semplici cittadini?
Dopo questo comportamento da parte dell'Amministrazione soprattutto nella figura del Segretario Generale ci viene spontanea una domanda: ma il Primo Cittadino di Veroli Simone Cretaro è al corrente di questo comportamento da parte di un suo così diretto dipendende?

Se il Sindaco non è al corrente riteniamo che debba informarsi al più presto su questa vicenda e prendere le dovute contromisure visto che il Municipio è la casa di tutti i cittadini e quindi tutti devono essere messi in condizione di visionare ed estrarre documenti che riguardano la vita quotidiana di tutti i cittadini verolani.
Noi restiamo come sempre in attesa della documentazione, la quale non fa altro che alimentare pensieri strani sui contratti stipulati dal comune e di conseguenza sulla gestione dei soldi pubblici, anche perchè noi riteniamo opportuno pensare “male non fare, paura non avere”.

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Non "Se", ma "Come"

sinistra 350 260di Ivano Alteri - Viviamo un tempo in cui la sinistra è rimasta senza guida, da noi, in Italia e nel mondo. Ognuno di noi, perciò, deve sapere da sé cosa fare. È un compito arduo, ma anche affascinante ed entusiasmante. È importante che ognuno si senta impegnato in questo compito, anche quando pensa di non essere all’altezza; è vitale che non manchi alcun contributo, ne va delle cose future.
La nostra condizione è certamente paradossale, almeno in apparenza: vi sono ormai interi popoli che chiedono ciò che la sinistra ha insegnato per secoli, ma questa volontà collettiva non trova rappresentanza politica.
Vi sono milioni di italiani che vogliono una scuola pubblica e combattono per essa, ma trovano in Parlamento soltanto una sparuta rappresentanza. Eppure, anche coloro che vorrebbero privatizzarla non osano dichiararlo esplicitamente in pubblico, e sono costretti a mentire e fingere di voler migliorare quella pubblica; ad evidente riprova della egemonia culturale conquistata dall’idea stessa di scuola pubblica.
Milioni di italiani vogliono e combattono per una proprietà e una gestione pubblica dell’acqua, della sanità, dei trasporti e di tutti i servizi essenziali, ma solo gruppi e gruppuscoli di buona volontà ne raccolgono le istanze. Eppure, neanche coloro che desidererebbero ardentemente impossessarsene osano dichiarare esplicitamente l’obiettivo, ad ulteriore riprova che l’intero concetto di “pubblico” ha conquistato la propria egemonia culturale.
Milioni di italiani si sono battuti per la difesa dell’articolo 18, tanto da aver caratterizzato un’epoca, mentre la sinistra lasciava operare quella progressiva svalorizzazione del lavoro che consente oggi anche la sua più estrema smonetizzazione; e quell’articolo è stato oggi (quasi) cancellato proprio da quel partito sedicente erede della sinistra. Eppure, anche coloro che fremono con tutto il portafogli di sottomettere i lavoratori hanno dovuto ricorrere all’imbroglio linguistico delle “tutele crescenti”, poiché è ormai parte del senso comune rifiutare l’idea di un lavoro ridotto a merce; ad ulteriore e definitiva riprova di un’effettiva egemonia culturale persistente delle ragioni della sinistra nella società italiana.

Ma allora, perché accade tutto questo? La risposta probabile è che le classi dirigenti della sinistra abbiano via via perduto la fiducia nella realizzabilità di quanto elaborato e proposto culturalmente ed efficacemente nel tempo, sin dalle origini. L’impatto problematico con la storia, anziché fornire ulteriori elementi di riflessione ed elaborazione politica, ha fiaccato gli spiriti e distrutto le volontà, sottomettendo queste e quelli al pessimismo della ragione. E tutto questo non può che condurre rovinosamente alla rinuncia.
Ma le questioni che la sinistra ha posto originariamente al mondo, avevano carattere necessario. Il problema non è mai stato se porle o non porle (se non, forse, per chi ha partecipato alla sinistra come ad un gioco di società), ma soltanto “come” porle per renderle storicamente efficaci. Esse, perciò, continueranno a rumoreggiare nelle nostre menti come entità irrisolte ma altresì ineliminabili. Rinunciarvi, dunque, non è sbagliato, ma impossibile.
È quindi soltanto il “come” che ci tocca indagare, in questa dolorosissima diaspora; è il “come”, il nostro compito quotidiano. Ed è forse proprio questa la differenza che passa tra le classi dirigenti che hanno dato vita alla sinistra e quelle che l’hanno condotta al declino: le prime si chiedevano senza requie “come”; le seconde si chiedevano e continuano a chiedersi titubanti “se”.

Frosinone 20 agosto 2015

 

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Filippo Misserville: perchè 3 e non 5 le nostre liste

Filippo Misserville 350 260da Filippo Misserville - E' la curiosità di questi giorni, e quindi voglio spiegare le motivazioni che ci hanno indotto alla scelta di presentare in mio sostegno tre liste invece delle cinque che erano già pronte.
Per farlo, avremmo dovuto utilizzare delle firme non apposte alla presenza di un pubblico ufficiale, e sarebbe stata una irregolarità che ne avrebbe potuto comportare l'esclusione.
Abbiamo quindi deciso di costruire, al fianco della lista X Misserville Sindaco e di quella dei brillanti pensionati di Ceccano d'Argento, un'unica formazione con il bel nome di Cittadini di Ceccano in cui sarà rappresentato tutto il centrodestra fabraterno, che finalmente si presenterà unito e rinnovato, ed in cui ci saranno i due consiglieri comunali uscenti, il coordinatore cittadino di Forza Italia, i giovani esponenti della Lega di Salvini e le espressioni civiche più vere di questa città, da un ex operaio Videocon in cassa integrazione ai rappresentanti del martoriato quartiere Di Vittorio.
E' stata una decisione mia, che però ha trovato il sostegno di tutti i candidati - anche di quelli che hanno dovuto, a malincuore, rinunciare. Abbiamo condiviso all'unanimità la scelta di ridurre il numero dei nostri candidati piuttosto che rischiare una irregolarità che, in primo luogo, avrebbe penalizzato ingiustamente chi aveva già raccolto le firme in maniera corretta.
C'è la tendenza a minimizzare la portata di questo illecito, come se fosse un peccato veniale: ma siccome, dal tenore di un video pubblicato dai 5stelle, sembrerebbe che qualcuno abbia addirittura falsificato le firme di alcune liste concorrenti, abbiamo chiesto ai nostri sostenitori di apporre la loro davanti ad una cancelliera del Tribunale di Frosinone, a garanzia della regolarità delle operazioni. Adesso mi auguro soltanto che, come si fa nei controlli antidoping del Giro d'Italia, le verifiche sull'autenticazione delle firme utilizzate per la presentazione delle liste vengano fatte prima della corsa, non dopo, per consentire a tutti di gareggiare alla pari.
Ringrazio personalmente le 600 persone che sono venute nel pomeriggio del 1 maggio nel nostro comitato, dando vita ad una impressionante manifestazione di affetto a sostegno di un programma di pulizia e di rinnovamento per la ricostruzione di questa città.
Un ultimo appunto. Ho letto che alcuni esponenti della politica provinciale hanno usato questo pretesto per le loro piccole polemiche e vendette interne. Facciano pure, non mi dà fastidio: ma non permetterò a nessuno di insultare i candidati delle mie liste ipotizzando intrallazzi ai quali, evidentemente, questi signori sono abituati, e che sono espressione di un modo di fare politica che non mi riguarda.
Filippo Misserville

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Non votate l'Italicum, una legge pericolosa

Aula di Montecitorio 350 260Lettera aperta ai Parlamentari - Non votate l'Italicum, una legge pericolosa (alla fine dell'appello trovi il link per firmare)
L'avvicinarsi del voto in Aula sull'Italicum dà luogo, per il merito e il metodo delle scelte fin qui praticate, a preoccupazioni e timori.
È grave che si arrivi a una legge elettorale che non cancella le storture del Porcellum, e non tiene conto dei chiari principi posti dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 1 del 2014, sulla rappresentanza e sul voto libero ed uguale come pietre angolari del sistema democratico. Principi che vengono ulteriormente lesi dalla riforma costituzionale, contestualmente in discussione, che da un lato addirittura elimina il diritto dei cittadini di eleggere i propri rappresentanti in Senato - in chiara violazione dell'art. 1 della Costituzione - e, dall'altro, determina una abnorme concentrazione di poteri in favore dell'esecutivo e in particolare del Presidente del Consiglio.
È grave che si giunga alla fase conclusiva dell'iter legislativo della revisione costituzionale e della legge elettorale attraverso ripetute forzature e violazioni di prassi, regolamenti, e persino della stessa Costituzione, che vanno dalle straordinarie accelerazioni nei lavori alle sostituzioni forzose di dissenzienti, con palese lesione delle garanzie riconosciute a ciascun parlamentare dalla Costituzione, garanzie certamente non derogabili dai regolamenti del Gruppo. Forzature e violazioni che potrebbero ora giungere addirittura alla negazione del voto segreto a richiesta sancito dal regolamento Camera per la legge elettorale.
È grave che tutto questo accada per scelta della maggioranza del Partito Democratico, minoranza in Parlamento e nel Paese, la quale, mediante i meccanismi della disciplina interna di partito, e con la minaccia dello scioglimento delle Camere, pretende di imporre la propria volontà al fine di smantellare l'architettura democratica della nostra Costituzione, costruita sull'amplissimo consenso di tutte le forze antifasciste, attente ai diritti e alle libertà.
Ed è ancor più grave che tutto ciò venga compiuto approfittando dei numerosi parlamentari dichiarati illegittimi dalla sentenza n. 1 del 2014 della Corte costituzionale, ma mantenuti arbitrariamente nelle loro funzioni al fine, non consentito ad un Parlamento delegittimato, di rivedere la forma di governo e la forma di Stato previste dalla Costituzione.
Chiediamo perciò a tutti i parlamentari di ritrovare la propria dignità e la forza di rappresentare davvero la nazione senza vincolo di mandato, come la Costituzione loro garantisce ed impone.
24/4/2015
Adami Pietro, Antetomaso Cesare, Antonangeli Giorgio, Azzariti Gaetano, Baicchi Francesco, Benzoni Alberto, Besostri Felice, Bonsanti Sandra, Caputo Antonio, Carlassare Lorenza, Caserta Sergio, Cassano Giuseppe Maria, Ciofi Paolo, De Fiores Claudio, Minico Giovanna, Di Salvatore Enzo, Falcone Anna, Falomi Antonello, Ferrara Gianni, Firrao Costanza, Fulfaro Tommaso, Gallo Domenico, Giancola Maurizio, Grandi Alfiero, La Forgia Francesca, La Valle Raniero, Leonardi Paolo, Manderino Silvia, Marcelli Maurizio, Minnozzi Monica, Nannucci Ubaldo, Palombarini Giovanni, Pace Alessandro, Paolini Alba, Pardi Francesco, Patuelli Paola, Rando Vincenza, Ricciardi Giannoni Maria, Russo Franco, Russo Spena Giovanni, Salvi Cesare, Sani Antonia, Santilli Linda, Solimeno Paolo, Turci Lanfranco, Urbinati Nadia, Villone Massimo, Vita Vincenzo, Zecca Emilio.
 
Firma anche tu e fai firmare i tuoi amici, parenti, colleghi - clicca sul link che segue https://www.change.org/p/ai-deputati-arrestare-l-italicum?just_created=true
 

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Insegnare che corrompere è delitto contro la comunità e non simpatica furbata

corruzione pa 350 260di Antonio Simiele - L'Italia, dalla sua nascita, è stata attraversata spesso da fatti di corruzione coinvolgenti la cosa pubblica. Negli ultimi venti anni, però, è cambiato il loro segno. Tempo fa, il giornale El Pais* scriveva: "Con Berlusconi la corruzione ha smesso di essere motivo di vergogna pubblica per convertirsi in uno strumento abituale di potere, quasi una prova di intelligenza politica". Ecco, questo è il vero, pericoloso salto di qualità che c'è stato, per cui si pratica l'anormalità come se fosse normale, inquinando i valori dello spirito civico e favorendo il dilagare della corruzione nella società. *(come riportato da rassegna stampa internazionale di La Repubblica-Economia del 14 novembre del 2011)
Il "merito", però, non è solo di Berlusconi; lui, con furbizia, ha arato e seminato un terreno già fertile. In tempi di vacche grasse, ho sentito, tante volte e da tanti, dire che il politico se furbo è bravo, se si arrangia facendo arrangiare anche noi fa peccato veniale, se ha rigore morale è un bacchettone, se non fa il piacere richiesto è incapace. Questo modo di pensare convive di solito con quella che Don Ciotti chiama la corruzione della speranza, praticata da chi governa, che è la peggiore: si promettono delle cose che poi non si fanno.
Credo, perciò, che siano da ritenere scelte utili ma non risolutive la moltiplicazione delle inchieste, le manette più facili, le pene certe e più pesanti, l'intensificazione dei controlli e la rapidità dei processi penali. Per sradicare la corruzione serve che, con un impegno comune e incessante, contestualmente si sviluppino nel sistema Paese efficaci anticorpi. Decisiva è l'azione di orientamento e formazione dei mezzi d'informazione, del Governo, del Parlamento, delle istituzioni ai vari livelli; essi non dovrebbero mai sospendere di parlare della corruzione, mantenendo viva l'attenzione e la capacità di denuncia, stimolando il compito spettante alla scuola e alle famiglie.
Fino ad ora, colpevolmente, c'è stata in quest'azione una forte carenza che ha alimentato la perdita di fiducia degli italiani verso le istituzioni e verso se stessi nella convinzione di poter agire, quando necessita, in prima persona insieme agli altri per cambiare le cose. La tendenza è invece quella di affidarsi al salvatore della patria di turno, in politica ed anche nella lotta alla corruzione, come avviene con Cantone che, per fortuna, svolge il suo compito al meglio ed è lui stesso a mettere in guardia di usarlo, come il prezzemolo, per tutte le salse: sulle conseguenze la storia propone esempi raccapriccianti.
Con la cosiddetta legge anticorruzione si è data una risposta normativa e ordinamentale più organica ma i suoi effetti sono incerti, accusando difficoltà a essere davvero applicata. La realtà è che persiste una farraginosità di norme e regolamenti che, invece, sono efficaci e fungono da deterrenti quando sono chiari, non prolissi e non si prestino a interpretazioni diverse. Tanti fatti di corruzione, ad esempio, potevano essere evitati all'origine con un codice degli appalti ben fatto.
Rispetto alla corruzione nel pubblico impiego, il Regno delle due Sicilie, nel 1832, disciplinava la materia con un decreto di soli due articoli: art.1 - E' espressamente vietato ad ogni impiegato di qualunque ramo delle nostre regie amministrazioni di accettare sotto qualsivoglia pretesto la minima retribuzione dà particolari, sia per disbrigo di affari, sia per maneggi diretti ad ottenere impieghi o promozioni, sia per tutt'altro di tal natura. Art.2 - I contravventori saranno puniti con la sospensione di soldo e d'impiego per le prime mancanze nelle dette materie, e colla destituzione né casi di recidiva.
So bene che oggi la società è molto più complessa, tuttavia è proprio tanto difficile essere, similmente, chiari e netti o non si vuole?
Lì, 7 aprile 2015

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