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Il Papa che piace anche ai comunisti

Il capo della chiesa cattolica che sta dalla parte dei lavoratori dei più deboli, del disagio del mondo, contro privilegi e contro lo sfruttamento dell'uomo e della natura.

papa francesco a bologna 390 mindi Donato Galeone* - Ho letto lo scritto di Ivano Alteri - “Più cattolici del Papa” - inoltrato ad altri 19 lettori e anche a me. Io penso che per avviare o continuare una riflessione, aperta e pubblica, sia necessaria la rispettosa e reciproca comprensione tra persone - credenti e non credenti - pur solidali, essenzialmente, per superare le diversificate disuguaglianze sociali che, purtroppo, sono crescenti sia nella società italiana che nella dimensione non solo europea.

Ho voluto, immediatamente, commentare le parole scritte da Ivano con il richiamare una piccola parte della gradita “prefazione di Ignazio Mazzoli” alla raccolta di miei articoli (scritti 2009-2019) pubblicata il 20 gennaio scorso.
Ignazio, scrivendo di Papa Francesco, ha voluto sottolineare che: “lo stare dalla parte dei lavoratori ha un nuovo e vigoroso supporto in Papa Francesco: lavoro, dignità del lavoro e tutela dell'ambiente sono inscindibili”. “Personalmente – continua Ignazio – sono convinto della parola di Papa Francesco e del suo stare dalla parte dei più deboli, del disagio del mondo, contro privilegi e contro lo sfruttamento dell'uomo e della natura”.Aggiunge Ignazio: “tutto questo accomuna me e Donato davvero assai”.

Ermisio Mazzocchi – anch'egli militante comunista degli anni'70 – richiamava nel dicembre 2018 la Enciclica di Papa Francesco “Evagelium Gaudium” condividendo che “in ogni nazione gli abitanti sviluppano la dimensione sociale della loro vita configurandosi come cittadini responsabili in seno a un popolo,non come massa, trascinati dalle forze dominanti”.

Evidenziavo nelle mie riflessioni e rilevo ancora oggi che il richiamo al popolo di Papa Francesco – in senso teologico – non può non essere espressione storica visibile della Chiesa cattolica, e, quindi, Universale – cioè – “un popolo tra i popoli”. Ma è anche un insieme di popoli che fa i conti con le diverse culture e le diverse modalità, nelle quali, ogni popolo legge la propria fede e partecipa - coerentemente nell'azione - con proposte sociali e politiche, mentre “prega insieme come fratelli”, accogliendo l'annuncio e l'invito di Papa Francesco di ieri 14 maggio nella “Giornata di Preghiera per la Fratellanza Umana”.

Queste condivisioni pregresse sul gesuita Papa Francesco di Mazzoli e Mazzochi, richiamate nel mio breve commento su “più cattolici del Papa e più realisti del Re” di Alteri – a mio avviso – sono riconoscimenti attivi e veri, ma non sono sufficienti per argomentare ed elencare compiutamente i contenuti, con la “Parola ed i Vangeli” quotidiani - quale prete e Vescovo di Roma - in dialogo fraterno con le persone del pianeta terra, tutti coinvolti, quali compagni di viaggio contro le disuguaglianze sociali e verso il bene comune.

Il richiamo di Ivano al percorso di “consapevolizzazione” - con le Encicliche Sociali di fine '800 e inizio '900 oltre alle affermazioni di Giovanni Paolo II e fino alla “Laudatosi Sì” - trova immediato riscontro - inequivocabile compendio storico - proprio in Papa Francesco l'11 maggio - l'altro giorno a Santa Marta - nella riaffermazione che il “dono della fede in Gesù non è una cosa statica ma cresce nella stessa direzione con la comprensione su quello che la Dottrina di Gesù ci ha insegnato”. E aggiunge: “nella nostra coscienza è la comprensione per entrare e capire di più il mistero della fede, dono da gestire in consapevole libertà”.

E propriamente con questa consapevolezza continua e crescente – se riusciamo ad averla – si potrà accogliere l'invito solidale a “pregare e agire” che Papa Francesco ha richiamato la mattina dell'11 maggio “sia per le tante persone che soffrono perché hanno perso il lavoro in questo periodo e sia per tanta parte che non è stata riassunta a lavoro”. GinoRossi da PapaFrancesco 350 260

Questo invito concreto e accorato di Papa Francesco mi è stato di aiuto a ricordare le sue parole dette su “il lavoro” nella Udienza Vaticana - rivolgendosi agli oltre mille delegati al Congresso della CISL- di fine giugno 2017: “La persona si realizza in pienezza quando diventa lavoratore o lavoratrice”. E sulla funzione e ruolo del sindacato disse: “Un sindacato per essere un buon sindacato deve rinascere ogni giorno nelle periferie per trasformare le pietre scartate dell'economia in pietre angolari. Il capitalismo del nostro tempo non comprende il valore del sindacato e ha dimenticato la natura sociale dell'economia e della impresa”.

E ancora, propriamente e con continuità, verso il capitalismo del nostro tempo Papa Francesco, l'11 novembre 2019, rivolgendosi ai “Membri del Consiglio per un Capitalismo Inclusivo” ribadiva altri richiami forti e incisivi “rendere il capitalismo uno strumento più inclusivo per il benessere umano integrale. Ciò comporta – sottolineava nel suo messaggio - il superamento di una economia di esclusione e la riduzione del divario che separa la maggior parte delle persone dalla prosperità di cui godono pochi" (Evangeli gaudium 53-55). E aggiungeva :”l'aumento dei livelli di povertà su scala globale testimonia che la disuguaglianza prevale. E' necessario e urgente - sollecitava - un sistema economico giusto, affidabile e in grado di rispondere alle sfide più radicali che l'umanità e il pianeta si troverà ad affrontare”.

Su queste tematiche - già il primo maggio 2019 - Papa Francesco aveva inviato una “lettera-invito ai giovani economisti, imprenditori e imprenditrici di tutto il mondo” per incontrarli ad Assisi a fine marzo 2020 (incontro poi rinviato a data da fissare).
Il Papa così scrive in quella lettera-invito:“iniziare a studiare e praticare un'economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda”.

La ruota della storia continua a girare non certo mediante i “più cattolici del Papa” ma con i credenti e non credenti - in tanti - molto attenti all'ascolto di Papa Francesco - prete e Vescovo di Roma - ritenuto per ragione oltre che per dono di fede, l'interprete puntuale e pronto ad esaltare i valori secolari crescenti del messaggio cristiano non per conservare, ma per rispondere solidalmente alla umanità presente e sofferente nel XXI secolo.

Questo è Papa Francesco: un cattolico capo della Chiesa fondata da Pietro, tanto autorevole quanto ascoltato nel mondo. Non è comunista, ma piace anche ai comunisti, come scrive Ivano Alteri.
Ad oggi, nella realtà economica e sociale appare possibile – lo sarà nelle prossime settimane – che il lavoro assunto proprio da un capitalismo che dimentica la natura sociale dell'economia e dell'impresa – prevedo – che anche dopo il rientro dei lavoratori e lavoratrici dalle casse integrazioni di questi mesi - entro il 2020 - la riduzione occupazionale anche con le nuove forme di lavoro flessibile che sarà precarietà; con il lavoro part-time involontario che sarà contrapposto al lavoro a tempo indeterminato o anche variabile a tempo determinato.

Penso che dovranno essere - da subito - proprie queste le “periferie contrattuali” del sindacato ponendo al centro la persona del lavoratore e lavoratrice nel rapporto tra “persona lavoro e tra orario di lavoro e non lavoro”.
Si dovrebbe, quindi, convenire - dopo la esperienza di confinamento forzato e, con priorità, ai posti di lavoro - che il “tema dell'orario di lavoro” è di grande attualità, sopratutto, di prospettiva.
Il tempo di vita e di lavoro, oggi più di ieri, va assumendo sempre più un “valore” che attende risposte sulle “questioni dei cambiamenti” proprio nella organizzazione del lavoro e di vita delle persone che sono richieste tanto alla ripresa delle attività lavorative quanto saranno prevedibili - con le evoluzioni tecnologiche - in tutti i comparti produttivi di beni e servizi.

 

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Roma, 15 maggio 2020

 

 

 

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Ai “più cattolici del Papa”

Cè chi vorrebbe che la ruota della storia girasse all'indietro?

papafrancesco stringemani 350 260 mindi Ivano Alteri - Vi sono i “più realisti del Re”, ma anche i “più cattolici del Papa”. Continuano così le aggressioni a Papa Bergoglio, a cura di chi l’accusa di essere comunista, di minare i valori “tradizionali” della Chiesa, di essere un traditore; proprio a lui che, più di altri e contrariamente a più di tanti altri, sembra l’eco secolare delle parole apprese da ognuno di noi al catechismo, quelle di Gesù di Nazaret.

Ma Papa Bergoglio non è comunista. Lo ha dimostrato ampiamente, quando nella sua patria e all’interno della sua Chiesa molti lo erano, obiettivamente, e codificavano le proprie convinzioni persino in teologie, per la liberazione dei loro popoli.

Ma Papa Bergoglio non mina i valori “tradizionali” della Chiesa, poiché ripete, passo passo, le parole di Gesù di Nazaret, che di quella tradizione è niente meno che l’indiscutibile e insostituibile fondatore.

Ma Papa Bergoglio non è un traditore, poiché ama, palesemente e incondizionatamente, la sua Chiesa, dal primo all’ultimo fedele, dal primo all’ultimo "prossimo", dal primo all’ultimo essere vivente.
Molto banalmente, i “più cattolici del Papa” vorrebbero che Bergoglio non piacesse a noi, non credenti, e soprattutto “comunisti”. A sentire questa parola, i “più cattolici del Papa” inorridiscono, e delirano nel sonno malato di chi deve dar retta ad una miriade di coscienze scisse.

Vorrebbero che Papa Bergoglio continuasse nella “tradizione” costantiniana della Chiesa di allearsi col potere dei forti, contro i deboli. Ma Costantino era un imperatore, un politico, di quelli disposti a baciare crocifissi ed altro per detenere e mantenere il potere sugli uomini e le donne. Quella “tradizione” è esattamente l’origine del tradimento degli Ultimi.

Secondo loro, la religione dovrebbe servire a tenere buoni i più per mantenere i privilegi dei pochi; ma questo significherebbe dare fondatezza all’accusa di essere “l’oppio dei popoli”. Il cattolicesimo, invece, ha saputo sottrarsi progressivamente a questa accusa (più che fondata per i pregressi millenni); Papa Bergoglio arriva ben ultimo in questo processo; persino Ratzinger lo ha preceduto, e i “più cattolici del Papa” ne avrebbero la prova se solo leggessero i suoi “Gesù di Nazaret”.

Già a partire dalle encicliche sociali di fine Ottocento e inizi Novecento (e quelle che seguirono, fino alla “Laudato Sì” dello stesso Bergoglio), La Chiesa Cattolica ha iniziato a sottoporre a severa critica l’intera sua storia, compiendo il suo percorso di consapevolizzazione, a nostro parere, con l’affermazione di Giovanni Paolo II a proposito del comunismo come “male necessario”; necessario a cosa? Necessario, pensiamo noi, a ricordare ai cristiani (e soprattutto alla sua forma meglio organizzata storicamente, ossia la Chiesa Cattolica) che il Cristianesimo è la prima religione della storia ad aver posto gli “ultimi” nel seno della Divinità; e che la sua alleanza secolare, invece, con tutti i poteri temporali che hanno attraversato la storia, rappresenta, essa sì, un lampante e atroce tradimento del Gesù e del Cristo; e quindi degli “ultimi”, che Egli ha amato fino all’estremo sacrificio della Croce.

Papa Bergoglio non è un comunista, non è contro la “tradizione”, non è un traditore, ma ha il torto di piacere anche ai non credenti, anche ai comunisti; per questo ci eravamo ripromessi di non parlarne più: per risparmiargli tanto odio a causa nostra. Ma sentiamo il dovere di tornare a farlo, per far sapere, a lui e ai suoi amorevoli fedeli, che la sua predicazione pastorale ha grande valore anche nelle coscienze di chi è distante dall’approccio religioso alla vita, di chi al “credo” preferisce il “penso”, di chi alla parola Dio mette un apostrofo e la fa diventare D’io.

Frosinone 10 maggio 2020
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Quando il mostro è papà

Latina tragedia Capasso daGoogle 350 260 mindi Arianna Rossi - La prima volta che ho visto il papà litigare con la mamma avevo cinque anni, stavo dormendo ma alcuni rumori provenienti dal salotto di casa mi svegliarono, mi alzai e cercai di andare verso il luogo da cui provenivano quei suoni e vidi che la luce delle lampade illuminava mamma e papà.
Erano in piedi l’uno di fronte all’altra, mamma muoveva le mani nervosamente mentre papà urlava, le voci si confondevano, non capivo bene cosa dicessero, parlavano di qualcosa che papà aveva fatto. Ad un certo punto ho sentito il mio nome e mamma ha indicato la mia stanza. Avevo paura di essere scoperta così tornai silenziosamente a letto, chiusi gli occhi e mi tappai le orecchie con le mani per non sentire le loro urla.

Il giorno dopo tornando a casa da scuola ho inciampato in due grosse valigie, papà si stava mettendo il giubbotto, io indossavo quello rosa che mi aveva regalato lui a Natale, lo zaino delle Winx sulle spalle, mi ha fatto una carezza e probabilmente parlava mentre mi guardava negli occhi ma all’improvviso le mie orecchie avevano smesso di sentire. Dopo quella volta papà non è più tornato a casa, non mangiava con noi e non dormiva nemmeno con la mamma, mi mancava ma la mamma sorrideva di nuovo, era tanto tempo che non lo faceva.

Io continuavo a vedere papà ma quell’uomo non era più il mio papà, quando andavamo al cinema non mi comprava più i pop corn, non mi teneva più la mano mentre passeggiavamo, non mi spingeva più sull’altalena e a cena passava tutto il tempo al telefono urlando contro non so chi; era strano perché ogni volta che tornavo a casa trovavo la mamma a piangere vicino alla finestra.
Il suo telefono non faceva che squillare ma lei non rispondeva mai, lo prendeva in mano, guardava il display e lo posava sul tavolo della cucina accanto al cesto della frutta, la sua suoneria è stata l’unico suono che ha abitato la casa per molti giorni.

Un pomeriggio mamma mi ha portato in cameretta e messo i cartoni animati alla tv, mi ha chiesto di restare lì e non uscire per nessun motivo poi ha chiuso la porta. Rimasi sola per molto tempo e ad un certo punto uscii perché dovevo fare la pipì ma in bagno trovai la mamma che si tamponava il naso con l’asciugamano, aveva le labbra rosse e il lavandino era tutto sporco, si voltò a guardarmi e aveva un occhio più grande di un altro, chiuso e tutto nero.
Dopo quel giorno non ho più visto papà, la mamma stava meglio ed io ho dimenticato tutto come se lo avessi sognato e svegliandomi non lo ricordassi più.
Una mattina mentre dormivo ho sentito tre colpi forti, ho pensato che la mamma mi stesse facendo la torta al cioccolato per colazione e le fossero cadute le uova per terra, contenta scesi dal letto, misi le ciabattine di Minnie e andai in cucina ma arrivata in salotto vidi la mamma stesa sul pavimento, i suoi bei capelli biondi erano sporchi di uno strado liquido rosso, era dello stesso colore di quello che aveva sporcato il lavandino giorni prima, aveva gli occhi aperti che mi fissavano. Papà era sul divano, aveva la testa tra le mani, piangeva, c’era la sua pistola accanto a lui, la riconobbi subito perché mi ci aveva fatto giocare qualche volta quando tornava a casa da lavoro. “Papà”, ha alzato lo sguardo, si è alzato, è venuto verso di me e mi ha presa in braccio, mi ha messa a letto, rimboccato le coperte e mentre mi accarezzava la testa mi diceva: “Chiudi gli occhi, vedrai che quando li riaprirai, sarai in un luogo molto più bello di questo”, “Ti voglio bene papà” e mi addormentai.

Non ho più riaperto gli occhi, non ho mai visitato il luogo di cui papà mi aveva parlato ma mi sono trovata in un altro posto, in un’altra casa, indossavo le ciabattine di Minnie, c’era la mamma e c’era il papà però non litigavano più…

 
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L’attualità dell’enciclica “Laudato sì” di Papa Bergoglio

papa francesco al parlamentoeuropeo 2014 11 25 350 260di Elia Fiorillo - “Personalmente ho molto a cuore il tema del discernimento. Il discernimento accomuna la questione della formazione dei giovani alla vita...”. Così Papa Francesco si esprime, tra l’altro, nell’intervista rilasciata a Civiltà Cattolica in occasione dei festeggiamenti per l’uscita del n. 4000 del periodico dei padri Gesuiti. E, certamente, di “discernimento” e di “formazione” ne abbiamo un po’ tutti bisogno. Anzi, più si ricoprono ruoli di responsabilità e più dovrebbe esserci il bisogno di approfondire, di studiare, di meditare sulle scelte che si vanno a compiere. Non è che il ruolo ti dà il sapere. E non vale, quando si rivestono cariche di responsabilità, l’aforisma di Eraclito: “Il carattere dell’uomo è il suo destino”. Perché il tuo carattere, quando ad esempio sei il presidente degli Stati Uniti d’America, non può condizionare la sorte di tanti altri esseri umani inconsapevoli.

Il 23 settembre 2015 l’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama loda l'enciclica verde “Laudato sì” di Papa Francesco. “Santo Padre, lei ci ricorda che abbiamo il sacro obbligo di proteggere il nostro pianeta, magnifico dono di Dio. E noi sosteniamo il suo appello ai leader del mondo per sostenere le comunità più vulnerabili ai cambiamenti climatici e per lottare insieme alla preservazione del nostro mondo prezioso per le generazioni future".

Papa Bergoglio così risponde ad Obama: "Signor Presidente, trovo promettente che lei abbia proposto un'iniziativa per la riduzione dell'inquinamento dell'aria. Considerata l'urgenza, mi sembra chiaro anche che il cambiamento climatico è un problema che non può più essere lasciato a una generazione futura."

L’enciclica “Laudato sì” fa un elenco dei guasti che la “crisi ecologica” si porta dietro: riscaldamento globale, cambiamento climatico, inquinamento, innalzamento dei mari, impoverimento della biodiversità, distribuzione iniqua del cibo, la carenza e il diritto di tutti all’acqua. Inoltre, accusa l’iniquità planetaria: “il debito estero dei Paesi poveri si è trasformato in uno strumento di controllo”, ma non accade la stessa cosa per lo sfruttamento delle risorse e quello che è “un vero debito ecologico soprattutto tra Nord e Sud del mondo”. Critica, senza mezze misure, la politica internazionale che non è capace di darsi regole per la salvezza del mondo: “È indispensabile creare un sistema normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli ecosistemi, prima che le nuove forme di potere derivate dal paradigma tecno-economico finiscano per distruggere non solo la politica ma anche libertà e giustizia”. Denuncia la “globalizzazione del paradigma tecnocratico” che si riflette nel consumismo ossessivo e “tende ad esercitare un dominio anche su economia e politica”.

Non tutti - cattolici e non - applaudirono Francesco all’uscita dell’enciclica. Stephen Moore, un economista cattolico, definì il Papa “un autentico disastro, parte di un movimento radicale verde anticristiano e anti progresso”. Mentre James Inhofe, il capo della commissione ambiente al Senato americano, dichiarò all’epoca che “il Papa dovrebbe fare il suo mestiere”. Insomma, quando gli interessi personali o di gruppo vengono toccati non ci sono posizioni papali che tengano.

Certo, i primi approcci del nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump alle tematiche contenute nell’enciclica “Laudato sì” non lasciano ben sperare per il futuro.

“Lei ha scosso la nostra coscienza dal sonno, ci ha dato fiducia”, diceva Obama al Papa, “per il grande dono della speranza. Santo Padre, la ringraziamo, e le diamo il benvenuto, con gioia e gratitudine, negli Stati Uniti d'America”.

“Quale figlio di una famiglia di emigranti”, rispose Francesco all’allora presidente degli Stati Uniti, “sono lieto di essere ospite in questa Nazione, che in gran parte fu edificata da famiglie simili. Mi accingo con gioia a questi giorni di incontro e di dialogo, nei quali spero di ascoltare e di condividere molti dei sogni e delle speranze del popolo americano”.

Sono finiti i sogni e le speranze del popolo americano? No, non possono finire. Quando si è insediato il cattolico Trump alla Casa Bianca Papa Bergoglio gli aveva scritto: “In un tempo in cui la nostra famiglia umana è afflitta da gravi crisi umanitarie che esigono risposte politiche lungimiranti e unite, prego perché le sue decisioni siano guidate dai ricchi valori spirituali ed etici che hanno forgiato la storia del popolo americano e l’impegno della sua nazione per la promozione della dignità umana e della libertà in tutto il mondo”. Auguriamoci che “le preghiere” del Papa vengano esaudite.

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