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San Benedetto, ora pro nobis

di Giacomo Bianchi, Romeo Fionda, Fausto Pellecchia, Annunziata Sanseverino 

Abazia di Montecassino nebbia foto di Elia CapozzellaIl caldo torrido, che tradizionalmente investe il cassinate nella stagione estiva, rischia di infiammarsi per una novissima quaestio disputata tra due fazioni contrapposte, schierate rispettivamente sotto i simboli religiosi della Vergine Maria e di S. Benedetto. Un’eccellente sintesi delle ragioni polemiche che si nascondono dietro i velami del sacro è stata offerta dallo storico Emilio Pistilli che ha mostrato con estrema chiarezza le vere motivazioni, interamente profane, sottese allo scontro apparentemente tutto incentrato sul culto e sulle pratiche devote della città di Cassino.

L’apertura della quaestio è stata originata da una lettera dei parroci della zona pastorale di Cassino del 12 giugno u.s., indirizzata al Consiglio comunale, nella quale si chiede di «considerare nella prossima seduta consiliare la proposta di proclamare Cassino Civitas Mariae (Città di Maria) [ ... ] così da poter inoltrare la vostra delibera al nostro vescovo, S.E. mons. Gerardo Antonazzo, al fine di procedere al decreto di proclamazione». Si tratta, con tutta evidenza, di una richiesta alquanto irrituale. Innanzitutto perché pretende di coinvolgere pretestuosamente in una procedura squisitamente ecclesiastica il Comune di Cassino - che, fino a prova contraria, resta una istituzione laica, e come tale, in conformità con l’art.3 della Costituzione, rappresenta e tutela i diritti di tutti i cittadini residenti sul suo territorio “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

La lettera dei parroci in maniera del tutto infondata, rovescia il legittimo iter procedurale, sostituendo all’autorità ecclesiastica (cioè, il Vescovo della diocesi) l’autorità di un consesso civile in merito ad una decisione per la quale quest’ultima non ha alcuna competenza. È evidente infatti che la procedura corretta preveda che la proposta venga illustrata nelle assemblee diocesane, con una richiesta indirizzata al Vescovo al quale soltanto spetta la condivisione e la proclamazione ufficiale. Sarà poi il Vescovo ad informare il Comune affinché possa predisporre i provvedimenti connessi agli effetti civili nella giornata celebrativa del santo patrono (chiusura dei pubblici uffici e delle scuole, ecc.).

Ma c’è di più. Oltre che irrituale, la lettera dei parroci appare del tutto superflua, giacché, come notava Emilio Pistilli con sommessa ironia, “non occorre una delibera del Consiglio comunale per proclamare qualcosa che già c’è”, dal momento che attualmente Cassino ha tre patroni: S.Germano (il santo eponimo dell’odierna Cassino, celebrato il 30 ottobre fin dall’epoca medievale), San Benedetto (che divenne copatrono principale nel 1994 e celebrato il 21 marzo, a seguito della proclamazione dell’Abate di Montecassino, mons. Bernardo D’Onorio, che aveva all’epoca la potestà diocesana di vescovo) e la Madonna Assunta, da tempo immemorabile Patrona e Protettrice della Città, che viene celebrata, come da calendario liturgico, il 15 agosto.

Poiché non è verosimile che i parroci non abbiano contezza di queste specifiche circostanze procedurali, ci sono buone ragioni per interpretare la loro richiesta come una “mossa del cavallo”, cioè come un obliquo tentativo -probabilmente ispirato da un eccesso di zelo dei parroci nei confronti del loro Vescovo- per eliminare il patronato di S. Benedetto, rompendo così il forte legame simbolico che unisce la città di Cassino alla comunità benedettina di Montecassino. Numerosi sono infatti i segnali di intolleranza che il Vescovo Antonazzo ha lasciato trasparire nei confronti dell’Abbazia che, con la sua ultra millenaria, prestigiosa tradizione storico-culturale e religiosa, costituisce un deposito troppo ingombrante per essere omologato nel tessuto della nuova diocesi. D’altra parte, Montecassino è Abbazia territoriale in quanto, pur privata della potestà diocesana, è immediatamente soggetta alla Santa Sede, ed è dunque dotata di una sorta di extraterritorialità rispetto alle altre istituzioni ecclesiastiche della diocesi.

Infine, l’attuale Abate, Dom. Donato Ogliari mostra di possedere notevoli doti pastorali unite a una ragguardevole statura intellettuale che non può non mettere in ombra la figura e il ruolo di mons. Antonazzo. Per questo, anziché stringere un proficuo patto di collaborazione con l’Abazia, sembra che il Vescovo si sia lasciato coinvolgere in una sotterranea contesa con l’Abate benedettino, unendosi all’esercito del clero cassinate in marcia dietro le insegne della Madonna stampate sul vessillo della Civitas Mariae.

Confidiamo pertanto che il Sindaco e il Consiglio comunale riescano a sottrarsi a queste indebite manovre di cooptazione in questioni che non sono di sua competenza. Peraltro, l’idea di spezzare il vincolo secolare che unisce Cassino e tutti i cittadini della terra Sancti Benedicti all’Abazia di Montecassino, è senza dubbio un improvvido attentato alla grande tradizione socio-culturale, oltre che religiosa, del nostro territorio. Per sventarne le conseguenze ed esaminare la situazione da un punto di vista laico, basti ricordare che S. Benedetto è e rimarrà patrono d’Europa. Del resto, il percorso della “fiaccola benedettina” che, ogni anno, dal 18 al 21 marzo, attraversa i comuni di Norcia, Subiaco e Cassino in un itinerario culminante nella “processione storica” nelle vie della nostra città, tiene viva la testimonianza di una vicenda sicuramente straordinaria e incomparabile. Di contro alle innumerevoli città italiane ed europee, insignite del titolo di “Civitas Mariae” (in conseguenza delle varie “apparizioni miracolose” della Vergine Maria), Cassino custodisce nell’Abbazia benedettina di Montecassino il tesoro di un’esperienza civile e religiosa assolutamente unica nella storia della cultura e del cristianesimo occidentale. Disperderlo, inseguendo vacue diatribe di potere, sarebbe davvero un oltraggio imperdonabile all’intera cittadinanza cassinate.

Cassino, 31 luglio 2020


Giacomo Bianchi
Romeo Fionda
Fausto Pellecchia
Annunziata Sanseverino

 

 

 

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San Benedetto, l’Europa e la Ciociaria

Lesueur St.Benoit 350 260 ok mindi Michele Santulli - L’undici luglio ricorre la commemorazione di San Benedetto, morto il 21 marzo del 547, Patrono d’Europa. San Benedetto, con il suo insegnamento, con la sua ‘Regola’, con la diffusione del suo pensiero ed ammaestramento grazie alla diffusione incredibile dei monasteri benedettini in tutta Europa, tanto che nell’anno mille all’incirca se ne contavano, di soli maschili, oltre mille sparsi in ogni nazione, è stato il giusto riconoscimento tributato ad una delle menti eccelse dell’Occidente. Grazie ai suoi monasteri una nuova voce e un nuova ideologia presero gradualmente posto negli animi. Nuovi concetti e sentimenti iniziarono a farsi spazio: il significato dello studio e della lettura, il ruolo del superiore eletto dalla maggioranza della comunità ma anche il ruolo del singolo nell’esporre i propri principi: cioè si gettavano i primi semi della convivenza democratica. E poi l’amore per il prossimo, il significato della preghiera, l’assistenza ai derelitti e poveri, la lotta alla violenza e alla vendetta.

Ma soprattutto la scoperta rivoluzionaria fu la valutazione differente e perfino dirompente che veniva riconosciuta al lavoro: fino ad allora, e anche dopo purtroppo, e anche oggi in certi luoghi, si conosceva solo la schiavitù e il servaggio totale e lo sfruttamento: ora invece si comincia a sentire per la prima volta che il lavoro non solo è necessario per procacciarsi il sostentamento ma altresì un contributo che si fornisce al benessere della società: è una riprova della benedizione di Dio. E quindi il famoso precetto: ora, labora et lege. S. Benedetto

Pio XII subito dopo la fine degli orrori del secondo conflitto mondiale, ritenne sua primaria responsabilità rammentare che San Benedetto era il ‘Padre dell’Europa’ con tutto quanto ciò comportava; e poi qualche anno più tardi -le istituzioni europee erano state chiamate in vita da poco- Paolo VI Montini colse tale fondamentale occasione di collaborazione europea e di buona volontà per proclamare San Benedetto : ‘Messaggero di Pace’ cioè Patrono d’Europa: il 24 ottobre 1964 con l’enciclica ‘Pacis Nuntius’ ‘Messaggero di pace’ Papa Montini metteva finalmente fine ad un ritardo secolare a proposito del riconoscimento internazionale degli insegnamenti dell’umile monaco di Montecassino.

E Montecassino, porta del Sud della Ciociaria, ha appresentato e ancora rappresenta per l’Europa un luogo di ricovero e di rifugio e di fiducia nel futuro. E’ vero, si dirà, malgrado la presenza dei monasteri benedettini in tutta Europa, ai quali agli inizi del 1100 andranno ad aggiungersi quelli dei Cistercensi e dei Certosini e di altri ordini, tutti originari dai benedettini, le guerre e le carneficine continuarono ad imperversare in tutta Europa anche nei secoli successivi, è vero, perché il male purtroppo è quello che sempre prevale, ma si immagini che cosa sarebbe mai potuto avvenire senza la presenza di queste migliaia e migliaia di monaci e di monache che diffondevano i loro messaggi e le loro testimonianze.

 

 

 

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Frusone, M5S - Disagi all'ospedale San Benedetto di Alatri

ospedale san benedetto Alatri minOn. Luca Frusone, M5S - Dall'ospedale San Benedetto di Alatri oggi [lunedì 25 giugno 2018 n.d.r.] sono arrivate numerose segnalazioni di disagio da parte dei pazienti e dei loro familiari sulla disorganizzazione per cui tante persone in attesa di medici per le visite ortopediche sono state rimandate senza spiegazioni.

Il Movimento Cinque Stelle di Alatri denuncia la situazione di caos che si è venuta a creare sottolineando che l'episodio specifico fa parte della mala gestio generale che riguarda la sanità nella provincia di Frosinone che sconta un modelloLucaFrusone in Parlamento 350 260 organizzativo inefficace e inefficiente. Il deputato pentastellato Luca Frusone commenta: "Gli annunci dei miglioramenti della sanità nella nostra provincia non corrispondono alla realtà dei fatti e la disorganizzazione della Asl di Frosinone, che fa scontare i disagi a cittadini e operatori dell’ospedale di Alatri, è il risultato di politiche e priorità sbagliate che vedono affermarsi un sistema in cui si esaltano le scatole vuote dei proclami, mentre di ciò che realmente potrebbe far migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie non vi è traccia".

 

 

 

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