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Anagni. Fondi per le scuole

Anagni Piazza Cavour 350dall'Ufficio Stampa del Sindaco di Anagni - Il Comune di Anagni ha programmato interventi per la messa in sicurezza delle scuole Ambrosi de Magistris, di San Giorgetto, San Filippo, Pantanello e Tufano. Si tratta di manutenzione straordinaria per la quale è stata presentata una richiesta di finanziamento alla Regione Lazio per oltre 300 mila euro, nell'ambito dell'attuazione della delibera di Giunta regionale 42 del 10 febbraio 2015.
L'obiettivo è quello di intervenire per rendere sicuri gli edifici della scuole anagnine. I progetti da finanziare sono così suddivisi: Ambrosi de Magistris richiesta di 98.660 euro; San Giorgetto 90.000; San Filippo e Pantanello 90.000; Tufano 31.691.
Una volta acquisite le domande, entro il 30 aprile la Regione Lazio dovrà trasmettere i piani regionali triennali di edilizia scolastica, piani redatti sulla base delle richieste presentate dagli Enti locali. Il Comune di Anagni ha, quindi, tempestivamente programmato gli interventi necessari, individuando le criticità degli edifici da rimuovere.

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Fondi per scuole più sicure: €743mila a Frosinone e 687mila a Cassino

consiglio lazio 350 260dall'Ufficio Stampa della Cosigliera Regionale Daniela Bianchi - «Il diritto allo studio passa anche dal crescere ed imparare in strutture sicure e belle. Il progetto di investire 76,5 milioni di euro nell'edilizia scolastica vuole raggiungere questo scopo, garantendo a tutti i bambini e ragazzi della Regione la possibilità di diventare cittadini in un ambiente sano.»

Queste le dichiarazioni della consigliera regionale del PD Daniela Bianchi, vice-Presidente della commissione Cultura del Consiglio Regionale.

«Oltre al sostegno delle scuole di Roma a cui andranno 37,5 milioni, arriveranno 12,8 milioni ai Comuni che hanno fino a 1000 alunni, 3,3 milioni ai Comuni tra i 1000 e i 2000 alunni, 7,5 milioni ai Comuni che hanno fino a 5mila alunni, 8,2 milioni ai Comuni fino a 10mila alunni, 7,2 milioni per i Comuni che hanno dai 10mila ai 50mila alunni.

Per fare qualche esempio legato alla provincia di Frosinone, al Comune di Alatri arriveranno 326mila euro, ad Anagni 310 mila, a Cassino 687mlla, a Ceccano 297mila, al Comune di Ferentino 243 mila mentre le scuole di Veroli avranno 184mila euro e quelle di Fiuggi 156 mila euro. La città di Frosinone, dato il numero di scuole, sarà la città a ricevere il maggior finanziamento della provincia con 743 mila euro.

L'azione è innovativa perché non solo assegna i fondi in base al numero di alunni presenti nel Comune rapportati alla popolazione, ma lascia all'ente locale la decisione su come spendere il finanziamento, se per sistemare un tetto o adeguare la struttura alle norma anti-sismiche o rinnovare l'arredo.

Sono infatti i Comuni i più vicini ai cittadini e possono certamente individuare velocemente gli interventi prioritari su cui agire nell'immediato.

Per troppi anni, alle affermazioni sull'importanza della scuola non sono sempre seguite delle azioni concrete. Con il piano scuola da 76 milioni la Regione vuole invertire la rotta e investire su una priorità del nostro Paese come la sicurezza degli edifici scolastici. In un momento di forti tagli, non abbiamo voluto far mancare le risorse lì dove cresce il nostro futuro.»

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Veroli. Scuole dell'infanzia anche a S. Francesca

veroli comune 350 260riceviamo dall'ufficio Stampa del Comune di Veroli e pubblichiamo - Istituita dal prossimo anno scolastico 2015/2016 la scuola dell'Infanzia di Santa Francesca. Anche l'omonima contrada avrà, dunque, l'istituto pubblico di scuola dell'Infanzia. L'iter dell'istituzione è stato completato proprio in questi giorni con l'attribuzione del codice meccanografico da parte del Ministero dell'Istruzione.
"Si tratta di un importante risultato – dice il sindaco, Simone Cretaro – perché sono state accolte le proposte dell'Amministrazione in sede provinciale e regionale. Il lavoro effettuato, sulla base di criteri ed indicazioni realistici portate all'attenzione degli organismi extracomunali, ha premiato il nostro territorio. Di questo ringrazio il nostro consigliere comunale, nonché consigliere provinciale, Germano Caperna, per l'impegno con il quale ha portato avanti la nostra proposta di riordino dell'offerta scolastica territoriale nell'ambito del piano provinciale, che comprendeva, appunto, anche l'istituzione della scuola dell'Infanzia di S. Francesca".
In questi giorni sono aperte le iscrizioni per il nuovo anno scolastico 2015/2016 e, pertanto, i genitori interessati potranno provvedere ad iscrivere i loro bambini al nuovo plesso appena istituito. La scuola dell'Infanzia di S. Franscesca avrà sede nel già funzionante istituto che ospita la scuola elementare e la sezione distaccata della scuola media Mazzini. "Tutta la zona che gravita sulla contrada – aggiunge Cretaro – potrà, quindi, programmare un percorso dell'obbligo scolastico in un istituto pubblico che al proprio interno comprende l'infanzia, l'elementare e la scuola media. Ciò sicuramente porterà effetti benefici sia sulla formazione scolastica dei ragazzi per la continuità garantita nell'offerta didattica, sia una tranquillità sociale all'interno delle rispettive famiglie che – conclude il sindaco – avranno per undici anni quale unico istituto scolastico didattico per i loro figli, quello di S. Francesca".

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Scuole fatiscenti, assunzioni, bonus e stangate

alunni-scuola-professore 350di Valerio Ascenzi - Prima l'edilizia scolastica, ora l'autonomia delle istituzioni scolastico educative e gli insegnanti. Il premier torna a parlare di scuola. Una nuova ondata di assunzioni nella scuola, ma molte meno di quante era stato preventivato, e nel frattempo si prepara una nuova stangata per gli statali: un nuovo blocco biennale dei salari.

Di edilizia scolastica si è parlato tanto. A dir il vero molti slogan e pochi fondi. Ma l'importante è che se ne parli, diceva Andretti. Così a Renzi, da buon democristiano, importa solo che si parli del fatto che lui sta facendo qualcosa. Se lo fa bene o male, non importa. Così con i fondi elargiti per l'edilizia scolastica, qualche scuola potrà finire lavori iniziati dieci anni fa, a di sicuro non avremo scuole all'avanguardia come quelle europee. Renzi e i suoi hanno avuto il coraggio di chiamare un piano per l'edilizia scolastica: Scuole sicuro, Scuole belle, Scuole nuove. Il piano di edilizia scolastica è secondo molti un ossimoro. Scuole belle, sicure, nuove è uno slogan che al di là della semplicità alla quale abbocca giusto il lobotomizzato medio che sta davanti alla cinque ore al giorno, entra in conflitto con questo misero miliardo di euro di investimento. Nel resto d'Europa, come abbiamo detto, la cifra è dieci volte maggiore. A parte lo slogan orrendamente semplice, forse studiato per i bambini delle materne, Renzi intende dividere i fondi (un miliardo di euro) in tre parti uguali tra per le scuole da rendere sicure, da abbellire e quelle da costruire ex novo. Certo: ci mancava qualcuno che costruisse ancora in Italia. Oltre al fatto che un miliardo di euro è un granello di sabbia, confronto ai dieci milioni di euro investiti annualmente da paesi come Germania e Francia per i loro piani di edilizia scolastica, perché costruire altre scuole? Ristrutturare e rendere sicure quelle che ci sono già era un sacrilegio? CI sono scuole chiuse, perché ritenute inagibili che con adeguati lavori di ristrutturazione e messa a norma potrebbero essere riaperte. La maggior parte delle strutture che ospitano istituzioni scolastiche, a dir il vero, sono tutte fuori norma. Cosa stiamo facendo dunque? Diamo, metaforicamente, una rimbiancata ai muri per poter far apparire nuove le scuole agli occhi dell'UE. Ma l'Europa ci chiede strutture realmente a norma, con spazi adeguati per una scuola di tipo europeo. Continuiamo così e continueremo a fare la figura degli italiani descritti nella barzelletta della visita di Hitler in Italia alle forze armate, con Mussolini che gli faceva credere di avere chissà quanti aerei, mentre erano sempre gli stessi ai quali cambiavano solo il numero di matricola.
Sembra che la qualità delle scuole sia ormai valutabile solo in base alla presenza della linea internet, della presenza e dell'utilizzo delle aule informatiche e delle lavagne informatiche, che andrebbero a sostituire le lavagne tradizionali.

Renzi si rammarica del fatto che le Classi 2.0 sono poche. Per chi non sa cosa significa: la classe 2.0 è una classe dotata di lavagna informatica, tablet per ogni alunno. I fondi per finanziare queste aule sono stati pochissimi, sarebbero dovuti arrivare lo scorso anno per dotare le prime elementari di queste attrezzature. Arriveranno quest'anno. Inoltre, per giustificare il fatto che su due classi prime, ad esempio, solo una riceverà le tecnologie suddette, il Miur si è anche inventato una valutazione finale, anno per anno, nella quale si dovranno mettere a confronto i progressi fatti dalla classe con didattica tradizionale e quelli fatti dalla classe con didattica digitale.
Il problema è che di didattica digitale, di sistemi di apprendimento cooperativo multimediale, di gestione delle aule informatiche attraverso i software didattici, i docenti di questa scuola sono completamente digiuni. È l'ennesimo sperpero di denaro pubblico a nostro avviso.
Potremmo recuperare nei confronti del resto dei Paesi europei, dove è stato constatato che la conoscenza delle tecnologie, non porta conoscenza. Lavorare sullo sviluppo di competenze invece porta ad una forma di sapere diverso. Se impariamo ad utilizzare la mente con la didattica tradizionale, non rendendola dipendente dalle tecnologie, si formano alunni oggi, cittadini e lavoratori domani, con competenze elevatissime. Ma la scuola italiana, purtroppo, non ha provato ancora gli insuccessi delle tecnologie informatiche nel resto del mondo. Al Miur si alternano da anni ministri che non conoscendo alcuni ambiti dell'educazione, preferiscono il sensazionalismo che scaturisce dallo spendere milioni di euro per comprare pc, lavagne lim, e tablet, anziché pensare di mettersi a tavolino, riflettere con pedagoghi e filosofi, con gli interpreti di questa società per provare a fare una riforma seria del sistema scolastico.

In questo periodo sono iniziate le assunzioni presso il Miur. Sono molti di meno gli insegnanti che verranno assunti, molti in meno rispetto a quanto era stato quantificato da Letta. La cosa non si spiega: un parte dei posti continuerà ad essere occupata dai precari, che per due mesi l'anno non percepiranno stipendio, ma il 99% di questi percepirà l'indennità di disoccupazione. Quindi: perché assumerne di meno, se poi comunque è sempre lo stato a pagarli? Misteri della fede... democristiana!
Gli insegnanti rientrano nella macrocategoria dei dipendenti pubblici. Da una parte Renzi sentenzia che bisogna rivalutare e valorizzare la professione docente. Dall'altra però il ministero del tesoro studia come bloccare i salari per altri due anni.
Ancora una volta Carlo Cottarelli riprende Renzi: «Se non si toccano sanità, pensioni e statali, la spending review non riuscirà a centrare i suoi obiettivi; bisogna intervenire su almeno due su tre di questi capitoli». Con una manovra che graverà sempre sulle spalle dei soliti noti, il governo punta ad incassare 16-17 miliardi nel 2015. La legge di Stabilità, va presentata al Parlamento entro metà ottobre e il venditore di pentole di Firenze sarà Renzi è chiamato ad operare delle scelte che si annunciano pesanti e niente affatto indolori, non solo per chi le subirà ma anche per questa pseudo maggioranza che lo sostiene in parlamento.
Renzi parla di autonomia delle istituzioni scolastiche, del miglioramento dell'offerta formativa, ma a nostro avviso non sa neanche cosa sta dicendo.
Con una mano da, con l'altra dovrà togliere. Gli ottanta euro di bonus che ha dato ai lavoratori dipendenti, probabilmente saranno un boccone amaro per molti, quando arriverà il momento del conguaglio fiscale di febbraio 2015. Ma per i dipendenti pubblici saranno un doppio colpo gobbo: si parla di un nuovo blocco delle retribuzioni nel pubblico impiego. Per gli insegnanti sarebbe un colpo ancor più pesante: il contratto è scaduto nel 2006 e non viene ancora rinnovato. Questa ipotesi di blocco degli stipendi ha già suscitato parecchi malumori proprio nel PD (sperando non restino solo mugugni). È un'ipotesi ma sarebbe quella maggiormente appetibile: perché andare a colpire la reale evasione fiscale? Andiamo sempre a prendere soldi dove sappiamo che ci sono. Così, per il governo, il congelamento delle buste paga farebbe risparmiare un bel po' di denaro alle casse dello Stato. Il tutto con l'appoggio dell'opinione pubblica che ormai pensa che i dipendenti pubblici sono solo delle sanguisughe. Qualcuno vicino al premier si sarebbe permesso di far notare che questa manovra avrebbe effetti ancor più recessivi sui consumi. Tagliando, tagliando i lavoratori dipendenti, ma soprattutto quelli pubblici, nel giro di 5 anni si son visti ridurre il salario reale del 14,6%. Considerato l'aumento del costo della vita, secondo la Cgil, annualmente ogni dipendente pubblico dovrebbe percepire almeno quattromila euro in più.
Renzi, con una mano dà, con l'altra toglie. Non è per essere monotoni. Ma ci ricorda qualcuno.

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Non solo internet

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Di femminicidio si parlerà nelle scuole

Stop femminicidiodi Giuseppina Bonaviri - Abbiamo assistito, in questi giorni e in tanti luoghi diversi, ad una esplosione di incontri, premiazioni, conferenze, dibattiti sul femminicidio tema, che a noi della Rete La Fenice, è molto caro.
Il 25 novembre ricorre la giornata mondiale contro la violenza sulle donne e appare obbligo fare di questo mese un momento di condivisione e di aggiornamento. La banalizzazione del fenomeno -a causa di quel discorso pubblico e mediatico di chi si dice istituzione, fatto solo di stereotipi e luoghi comuni- non ci è apparsa lontana da una spettacolarizzazione esasperata e, a volte,volgare.
Intanto le donne continuano a subire violenze e a morire per mano di un uomo a loro vicino anche il giorno dopo. Diffidiamo dei facili ottimismi progressisti. Parliamo di una vera "epidemia" di violenza che in Usa risulta essere la prima causa di morte femminile. Il 70% delle donne nel mondo ha subito violenza almeno una volta nella propria vita e, ogni 9 secondi, una donna viene picchiata da un maschio, fenomeno questo che appare trasversale alle classi sociali, culture, età, continenti mentre, attualmente, solo 1 donna su 100 sporge denuncia. Nell'ultimo rapporto del 2013 -Gender Gap del World Economic Forum- su 136 paesi di tutti i continenti, le Filippine figurano al 5° posto su scala mondiale per parità tra i generi dopo Islanda, Finlandia, Norvegia e Svezia, l'Italia è solo al 71° dopo Cina e Romania. Si deve superare, allora, l'idea di un modello di stile di vita per rintracciare nella violenza intrafamiliare un fenomeno antico che sta oltre la narrazione della virilità. La volontà di reificare e-o annientare le donne si ritrova dentro le nostre stesse società.
La violenza costa alla collettività 17 miliardi l'anno. Di questi solo 6,3 miliomi vengono investiti per contrastarla; 154,6 miliardi circa finiscono ai servizi sociali; 460 milioni sono i costi sanitari sostenuti, 421 quelli giudiziari; 14,3 miliardi i costi sociali complessivi senza tenere mai conto del costo umano che rappresenta il prezzo peggiore pagato. Al di là di questo momento e delle promesse ascoltate rimaniamo noi donne della società civile, fuori dai recinti , lo spartiacque continuando oltre le ricorrenze, ad azionare nelle scuole e nelle comunità un processo di educazione sentimentale mai entrato nel vivo della formazione della coscienza sociale.
La famiglia in primo luogo, è quel sistema determinato da vincoli di tipo affettivo in cui si intrecciano affetti positivi e negativi che rischia di trasformarsi, qualora non si sia in grado di decifrarne le anomalie, in un sistema di attribuzioni dei ruoli maschili e femminili in cui prevale da un lato il modello di dominanza e dall'altro quello di sottomissione.
La violenza in famiglia non rappresenta soltanto l'esplosione di un conflitto ma lo sfogo di insoddisfazioni, tensioni, rabbie, frustrazioni. Nasce da spazi di incomprensioni e dalla convinzione di poter dominare i diritti corporei, spirituali, economici e relazionali del partner. Sono questi i luoghi dove si concentra il disagio e dove la sofferenza si svela, dove l'aggressività è confinata e privata di contenuti sociali senza tralasciare che neoliberismo e crisi del welfare state ,con l'esaltazione di un modello di globalizzazione del mercato e con le politiche di austerità, hanno significato per noi donne un arresto della autonomia e maggiore subalternità e vulnerabilità nella vita privata. L'uso smoderato ed incivile, in fine, del corpo della donna in questo ultimo ventennio politico ha condizionato l'intero sistema di potere istituzionale in quanto la donna, con la complicità dell'opinione pubblica, è stato vissuta come merce di scambio di un ingranaggio governativo corrotto.
Il percorso che il nostro gruppo di lavoro "L'arte contro il femminicidio" , grazie al sostegno della Provincia, dell'Università di Cassino, del Conservatorio di Musica e delle realtà che ne prendono parte, senza coperture economiche istituzionali ma solo col sostegno di donne ed uomini volenterosi, di esperti , di tecnici parte dalla sensibilizzazione delle persone comuni nei luoghi comuni e debutta – nella sua seconda fase già avviata- nelle scuole. Questi interventi risultano indicativi di un nuovo modo di intendere il fenomeno che va innanzitutto smedicalizzato. Le vittime hanno una loro identità fuori dal ruolo di pazienti da curare in luoghi protetti : la cultura che vede al centro la donna artefice del proprio destino va, allora, incentivata.
Per concludere, toccherà come sempre solo a noi donne riuscire a liberalizzare quella soggettività che calata nel sociale consapevolizza il dominio maschile che non potrà più perseguitarci ma sentirsi adeguato e alla pari.

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Scuole chiuse il sabato a Frosinone?

frosinone corso della repubblica 225Sulla chiusura delle scuole il sabato il PD di Frosinone chiede prima di tutto che sia rispettata l'autonomia della scuola.
Il sindaco di una città non può ledere i principi fondamentali in materia scolastica, minando il diritto delle Scuole ad organizzare autonomamente la propria offerta didattiche, autonomia sancita dal D.P.R. n.275 del 1999, che ha concesso ampi spazi di libertà anche in merito all'articolazione oraria.
E' opportuno ricordare che nel caso specifico dell'adozione della settimana corta, la prassi garantisce la partecipazione delle famiglie alle scelte organizzative attraverso apposito un sondaggio, che è allo scopo predisposto dalle scuole.
Dunque si tratta di una prerogativa esclusiva delle scuole, insieme a studenti e famiglie, e non di altri, scegliere l'articolazione oraria più consona ai bisogni formativi degli alunni e alle esigenze del contesto sociale di riferimento
Non sono ammissibili dalla norma ingerenze comunali, nell'ambito di questo quadro di competenze.
A Frosinone, e lo dicono sondaggi documentabili fatti dalle scuole, una larghissima percentuale di famiglie ha espresso la scelta per una scuola aperta anche di sabato, soprattutto quelle famiglie in cui i genitori di sabato lavorano.
Il Sindaco, inoltre, sembra voler ignorare inoltre che laddove la chiusura delle scuole di sabato c'è, essa si può realizzare perché le amministrazioni locali garantiscono servizi indispensabili tra cui mense mense e trasporto locale.
Sembra alquanto superficiale l'analisi secondo la quale con la chiusura del sabato delle scuole si risolverebbe il problema dell'inquinamento. Davvero Ottaviani pensa che chiudendo le scuole il sabato si risolverebbe il problema della qualità dell'aria a Frosinone?
Sarebbe più utile che il sindaco si preoccupasse di potenziare il trasporto scolastico per i bambini, rendendolo effettivamente fruibile alla maggior parte delle famiglie, e proseguendo con quelle esperienze che l'amministrazione Marini ha sperimentato con enorme successo come quella dei "nonni vigile" e del "pedibus".
Ricordiamo al Sindaco, inoltre, che la maggior parte degli studenti delle scuole superiori già utilizzano il trasporto pubblico. Ma lo utilizzerebbero maggiormente, così come lo farebbero tutti i cittadini, se l'attuale amministrazione si preoccupasse di realizzare una rete di trasporto pubblico locale più efficiente e razionale a servizio di tutta la città.
Non è lasciando gli studenti a casa che si migliora la qualità dell'aria, ma lavorando ad un piano del traffico e del trasporto locale serio e condiviso.
La proposta del sindaco Ottaviani, oltre che priva di utilità, risulta anche fumosa soprattutto per quel che concerne l'organizzazione pratica: a chi infatti verrebbe affidata l'organizzazione delle attività sportive e sociali e, vista la gratuità sia delle attività che del trasporto, chi ne pagherebbe i costi?
Insomma, come al solito il Sindaco Ottaviani si preoccupa più di coltivare la sua immagine a suon di slogan che dei reali dei problemi della città.
IL CIRCOLO PD DI FROSINONE

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