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Le grida delle vittime (2 poesie)

scattato lattacco in siria pioggia di missili contro il regime di assad 462 minStati Uniti d’America, Regno Unito e Francia hanno attaccato la Siria nella notte. Gli obiettivi, ha spiegato il presidente americano Donald Trump in un discorso alla nazione, sono associati al potenziale di armi chimiche del dittatore siriano Bashar al Assad. Poco dopo il discorso di Trump hanno parlato, per dire le stesse cose, anche la premier britannica Theresa May e il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron. Nessuna prova dell'esistenza e dell'uso delle armi chimiche, ma ancora una volta violenza su popoli martoriati quotidianamente. Ricordiamo questa giornata con i versi di due poesie di Giuliano Sera che ci paiono molto appropriate a lamentare il dolore profondo delle vittime che sono bimbi e e persone di ogni età.

 

Le due poesie di Giuliano Sera

Croce Santa

Scendi
Da questa Croce Santa,
Tanti figli hanno bisogno di Te.
Oggi come ieri,
Oggi più di ieri.
I cieli solcati
Non da stelle cadenti,
Ma rumorosi strumenti del Male.
Inutile esprimere desideri.
Oggi come ieri,
Oggi più di ieri.
Continua incessante
L'Esodo dei tuoi figli,
Ma questa volta il mare,
Il mare nostrum,
Non si divide al loro passaggio.
Li inghiotte senza pietà.
Mare mostrum!
Scendi da questa Croce Santa,
I tuoi figli hanno bisogno di Te.
Oggi come ieri,
Oggi più di ieri.
Portaci la Speranza perduta.

Ninna nanna

Vorrei cantare
una ninna nanna ribelle
a questi bimbi senza nome.
Una ninna nanna che li culli
mentre riposano
tra le onde del mare.
Vorrei cantare
una ninna nanna ribelle
a tutti quei bimbi
diventati troppo presto adulti,
per mano di uomini di un altro colore,
con divise e lustrini dorati
incapaci di provare vergogna.
Vorrei cantare
una ninna nanna ribelle
a quei bimbi partiti da paesi lontani
strappati dalle mani tremanti
di madri disperate,
col terrore negli occhi.
Vorrei cantare
una ninna nanna al mio bimbo,
ma il dolore mi stringe il cuore
e mi toglie ogni parola.

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Maria Spilabotte: Quando i bambini sono in pericolo il Mondo lo e'

bimbiinsiria minDichiarazione di Maria Spilabotte: «Quando i bambini sono in pericolo il Mondo lo e'. Mentre in Italia si discute, a settimane dal voto, di poltrone e improbabili alleanze, la Siria sta diventando il cimitero dei bambini nel silenzio piu' vergognoso. L'enclave siriana controllata dai ribelli impedisce di sfruttare i corridoi umanitari e questo dopo la risoluzione dell' Onu. Goutha Est e' isolata . I 400mila abitanti sono sotto costante bombardamento. In molti si riparano sotto le macerie o vivono sotto terra. I centri medici sono pieni di bambini feriti. Le strutture sono al collasso, mancano le medicine. Oggi, le parole "aiutiamoli a casa loro" pronunciate da chi dovrebbe governare, ma si pone come priorita' corteggiare papabili partner politici, criticati aspramente fino a pochi giorni fa, rappresentano un insulto ai diritti umani, sui quali cade il sangue degli innocenti. Quale futuro per un Paese che volge lo sguardo alla logica dell'interesse mentre i bambini vengono massacrati?»

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«Se vuoi la pace, prepara la pace»

arab gas pipelinedi Daniela Mastracci - Di Siria, attacco missilistico Usa e reazione del Governo Italiano. Gas e petrolio sono da sempre al cuore della questione mediorientale: nelle vene di questa regione strategica per gli equilibri mondiali scorrono tutte le peggiori ragioni per fare una guerra e anche le migliori per fare la pace. Si tratta, in fondo, soltanto di scegliere e di conoscere la storia.
In un articolo del 23 febbraio 2016 sulla rivista Politico, l’avvocato Robert Kennedy Jr, nipote dell’ex presidente americano John F. Kennedy, spiega quelli che – a suo dire – sono i veri motivi della guerra in Siria: le radici del conflitto armato in Siria provengono in gran parte dal rifiuto del presidente siriano Bachar al-Assad di approvare il passaggio di un gasdotto dal Qatar verso l’Europa.

 Era il 2009...

«La decisione americana di organizzare una campagna militare contro Bachar al-Assad – ha dichiarato Robert Kennedy Jr – non era iniziata con le manifestazioni pacifiche della Primavera araba nel 2011, ma nel 2009, quando il Qatar aveva proposto di costruire un gasdotto da 1 miliardo di dollari che avrebbe attraversato l’Arabia Saudita, la Giordania, la Siria e la Turchia.
Il progetto avrebbe assicurato ai paesi arabi del Golfo persico un decisivo vantaggio sui mercati mondiali del gas e avrebbe rinforzato il Qatar, paese alleato degli Stati Uniti. Il presidente siriano Bachar al-Assad aveva respinto il progetto, perché andava contro gli interessi della Russia, paese alleato della Siria e grande fornitore di gas naturale all’Europa. Nel 2010, al-Assad aveva iniziato a negoziare con l’Iran per costruire un gasdotto per il trasporto di gas dall’Iran verso il Libano e da qui verso l’Europa. Immediatamente dopo il rifiuto siriano del progetto iniziale, le agenzie d’informazione statunitensi, il Qatar, l’Arabia Saudita e Israele hanno iniziato a finanziare l’opposizione siriana e a preparare la rivolta per rovesciare il governo di Damasco. La CIA ha trasferito 6 milioni di dollari alla televisione britannica Barada allo scopo di preparare servizi televisivi a favore della destituzione del presidente siriano. Ha inoltre usato membri del gruppo estremista Stato islamico per proteggere gli interessi degli Stati Uniti sugli idrocarburi e strumentalizzare le forze radicali per ridurre l’influenza russa nella regione.»

 Il controllo delle risorse energetiche è lo strumento principale per avere un ruolo importante nel futuro dei rapporti di forza mondiali. La crescita straordinaria di Cina,gasdotti India, Indonesia e numerosi altri paesi asiatici ed africani sta cambiando la geopolitica e cambierà a breve anche il nostro stesso stile di vita
Se non capiamo questo, non possiamo capire perché di fatto in Siria ci siamo tutti. E’ diventata lo scacchiere di manovre geopolitiche che, per i Siriani, si sono trasformate in un conflitto lacerante, sotto le bombe da sei anni. Migliaia di morti, milioni di profughi, quegli stessi profughi che poi noi non sappiamo accogliere. Che abbiamo fatto diventare moneta di scambio con la Turchia; che abbiamo esposto alla tremenda rotta balcanica; che si sono ritrovati nel fango di Idomeni; dietro i fili spinati di Orban.
Se non capiamo che stiamo giocando una guerra sporca per avidità di risorse, se ci sfugge il tema dei temi che è, e resta, il controllo degli idrocarburi, dal petrolio al gas, e quindi alle ricchezza enorme che ne deriva per i paesi più industrializzati, e perciò sempre più affamati di energia, allora credo ci sia un grosso problema a proposito della conoscenza del nostro pianeta. Credo ci sia un problema con la geografia e la conoscenza del sottosuolo terrestre: cosa si nasconde sotto terra? Dove? E a cosa può servirci? Da dove lo faccio passare, il petrolio o il gas, che potrò, io grande potenza mondiale, estrarre?

Non è una guerra civile, ma...

In Siria non si sta combattendo una guerra civile, non è un conflitto interno come spesso viene descritto, ma una guerra globale combattuta per procura. La vera posta in gioco è l’egemonia su una regione strategica nel riassetto degli equilibri geopolitici globali. In Siria si combatte perché la posta in gioco sono le pipeline e il loro controllo. Da una parte Stati Uniti, Turchia e Arabia Saudita, dall’altra Russia, Iran e Siria sono le coalizioni che si stanno giocando questa partita sulla pelle del popolo siriano. In mezzo ci siamo noi, l’Europa, ancora una volta senza una visione politica, allineati acriticamente al nostro alleato americano e pronti a pagare il prezzo di un interventismo sconsiderato. L’Isis infatti è stato in questo contesto un incidente di percorso determinato dalla mancata ricostruzione dell’Iraq e dalla strategia di finanziamento di gruppi jihadisti per destabilizzare il regime di Assad di cui Stati Uniti, Turchia ed Arabia Saudita sono stati artefici.GRAFICO gas 01
Più grave però della presunta inconsapevolezza di alcuni, la dubbia e per me irresponsabile posizione del nostro Governo.
A fronte di uno stato di cose complesso, dalle pieghe molteplici e intrecciate le une alle altre, di interessi mascherati, l’Italia, oltre ad essere pericolosamente esposta in Libia, dove sono state compiute belliciste scelte sbagliate, appare del tutto priva di una politica estera: incredibile, inaudita, vergognosa, la dichiarazione del presidente del consiglio (ed ex-ministro degli esteri) a proposito del bombardamento americano in Siria che, a suo dire, aprirebbe la strada a un nuovo negoziato, rafforzandone le ragioni. Una dichiarazione che testimonia della totale insufficienza della presenza italiana sul piano internazionale, una sudditanza agli Stati Uniti, una rappresentazione del mondo con gli States a fare da gendarme globale. Inoltre una dichiarazione che dimostra quanto poco il governo sia consapevole degli scenari odierni, ove i protagonisti economici e militari sono molti di più, che oltre agli States c’è la Russia, la Cina, la stessa Corea del Nord, quella stessa verso cui proprio stamattina Trump ha deviato sue portaeree
Del tutto trascurati, inoltre, rispetto al teatro di guerra mediorientale, alcuni fattori di grande importanza: i finanziamenti sauditi al Califfato, la presenza di due Stati super – armati (e finanziati dagli USA) come Israele ed Egitto.

L'errore del Governo Gentiloni

Insomma il nostro Governo come interpreta l’attacco americano? Come si muove sullo scacchiere internazionale? Quale peso ha in Europa? Ci dissociamo dalle parole Berlinguer parla alla Cameradel premier, da quelle del ministro Alfano, e da tutte quelle pronunciate avallando i missili americani.
Se il problema sono le risorse energetiche, se la Siria è teatro agghiacciante delle sporche manovre che osiamo definire neo-imperialiste, ma sotto tante bandiere diversi, allora si deve assolutamente parlare di Pace, rinunciare alla guerra come metodo di risoluzione dei conflitti internazionali, come recita l’articolo 11 della nostra Costituzione. Dare un segnale fermo in questo senso e essere promotori di conferenze di pace anziché legittimatori di nuovi attacchi. Stante, poi, il fatto indiscutibile che gli attori sono tanti e diversi, intrecciati insieme, combattentesi scopertamente o in modo sotterraneo, comprendendo che tali attori hanno in mano i destini dei Siriani ma, a questo punto, dell’intera area mediorientale, nonché dell’est asiatico, essendo questi attori muniti di armi atomiche, bisogna dire basta alla guerra. E questo non è pacifismo a prescindere. E’ una consapevolezza che viene dallo sguardo, il più realistico che ci sia, all’intera questione delle manovre di guerra, dei rapporti di forza multipolari, del pericolo terribile che questi giochi di guerra possono diventare per tutti noi. Allora dal Governo dobbiamo esigere una posizione esattamente contraria a quella che è stata assunta.
E con Berlinguer diciamo «Se vuoi la pace prepara la guerra, dicevano certi antenati. Ma io la penso come tutti i pacifisti del mondo: se vuoi la pace, prepara la pace.»

 
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War games

guerra siria bambinodi Daniela Mastracci - War games. Ero una ragazzina quando uscì questo film. La guerra era stellare, non terrestre. Sono cresciuta nel mondo bipolare, quando però era ormai agli sgoccioli. Così sembrava. Siamo cresciuti così sciocchi! Pensando che studiavamo le guerre, ma che ormai non ci riguardassero più. Il nostro era il mondo della pace. Eravamo sicuri e tranquilli. Avevamo il nostro libro di storia e lo leggevamo come fosse il paleolitico. Noi i ragazzi degli anni ’80. Tutti Timberland e Ciesse. E poi la generazione degli anni ’90 che è cresciuta a pane e Berlusconi: dalla Milano da bere agli happy hour di ogni dove. Ci siamo creduti invincibili. Noi che non avevamo fatto nessuna guerra, ci credevamo migliori. Immuni. Tempi di barbarie finiti. Tempi di egoismi finiti.

Come siamo stati indottrinati

Cosa c’era ancora da conquistare? E ci dicevano anche che la storia fosse giunta al termine; che l’occidente aveva raggiunto tutti i suoi obiettivi. Ci hanno indottrinato così, mentre però su questa terra dalla storia compiuta, iniziava la conquista delle braccia, degli uteri, dei figli dei figli.. e di tutti quelli che hanno mangiato di più, e hanno potuto aumentare e moltiplicarsi, per diventare nuova carne da macello, ma libera però! felice del nuovo corso liberista.

Ah che meraviglia questi capitali che vanno ovunque indisturbati. Che portano pane e prosperità. Che risolvono quella fame del mondo su cui scrivevo i temi della scuola media agli inizi degli anni ’80. Ecco vedi quanta strada ha percorso l’umanità! Ora possiamo dire di aver risolto la fame del mondo. E allora prosperiamo e nasciamo, e siamo dentro il lurido meccanismo del profitto su cose e su persone. Il capitale ha invaso tutto e di tutto si serve per crescere esponenzialmente su se stesso. Guai a chi si mette sulla sua strada.

Gli interessi economici spadroneggiano ovunque

E però se le cose vanno troppo bene, va a finire che qualche popolo, qua e là, si crede davvero emancipato e comincia a rompere le scatole e a chiedere diritti, ad alzareSIRIA ARMI CHIMICHE la testa con sindacati e partiti socialisti. Già hanno costituzioni troppo socialiste! Mica vogliamo correre il rischio che credano di essere liberi per davvero? Beh! Che si fa? D’altronde produciamo armi e le vendiamo in abbondanza. Ai paesi più industrializzati servono risorse energetiche.

Metti insieme queste due cose e che succede? Forse quel mondo senza guerre in cui avevamo creduto non esisteva affatto, perché abbiamo visto le bombe e gli spari e le mitragliate e le fucilazioni, i colpi di machete, e le impiccagioni …e tanto tanto altro, dove? Dove sono cadute le bombe? Dove si è ucciso con i gas? Dove le cannonate? Ah certo, non nella pacifica Europa. Noi abbiamo sottoscritto trattati, noi la guerra ce la siamo lasciata alle spalle. Noi siamo civili e democratici. Anzi così tanto democratici che, insomma, non la vogliamo portare anche da qualche altra parte questa bella democrazia? Da dove cominciare? Come ricostruire decenni di guerre fuori dei confini europei? Di quelli della bella America? Di quelli di una Russia non più sovietica? Di quelli di fanatici governatori africani sedotti dalle febbre del potere? Degli interessi di quell’occidente che protegge, cercando in cambio tutte le risorse di un continente libero, ma che sta là, pronto per essere espropriato, depredato, ancora. Stavolta però sotto le bandiere del mondo pacifico e civile che ha superato i conflitti armati. Basta non farseli a casa propria. Siamo andati a farceli dappertutto. A cominciare ancora dal cuore di quei Balcani che non hanno ancora mai conosciuto davvero la tregua e tantomeno la pace. E poi ovunque ci fossero risorse. Africa, Asia soprattutto. Centro America, sud America.

Gli interessi economici hanno spadroneggiato ovunque. Non sono in grado di ricostruire ciò che è accaduto in questi ultimi decenni. Non certo in un articolo di sfogo come è questo. Ma proprio in nome dello sfogo che mi sono permessa dico basta! Non se ne può più. Di guerre e guerrafondai. Di gente che preme bottoni con la disinvoltura di un gioco di ruolo. Tutti a far prevalere la propria parte, la propria persona, i propri interessi. Tutti a giocare un gioco sporco di violenza crescente e inaudita. Stanno terrorizzando il mondo intero.

Ci vogliono silenti. Ci vogliono piegati. Ci vogliono strozzare la voce in gola a forza di bombe e morte e stermini infiniti. Vogliono prendersi tutto e non guardano in faccia a nessuno. Anzi, spavaldamente si sfidano, si fronteggiano. Ma da dove? Dal sicuro dei loro palazzi, delle loro stanze ovali, delle loro guardie e sicari. Forti della forza più bruta che è solo quella della forza, niente altro.

La Siria, un drammatico campo di gioco per giocatori venuti da fuori

Pensavamo che la guerra fredda fosse paleolitico. Abbiamo sbagliato. Perché la guerra fredda è adesso. Forse sono cambiati i protagonisti. Ma forse no. Specie ora, oggi,Siria sarin quando al lancio di Tomahawk americani sta rispondendo Putin, e non soltanto lui, alzando una tensione senza precedenti. E’ da lì che mi nasce questo sfogo. E’ dalla Siria che mi viene in mente il titolo del film “War games”, perché la Siria è teatro di guerra da 6 anni. Perché la guerra ce la stiamo portando tutti noi. Indiscernibili tutte le cause e concause, gli intrecci di attori, le responsabilità, gli inizi e lo svolgimento. La Siria è terreno dei giochi di guerra quasi per antonomasia. I protagonisti sono tanti ed è difficile, complicato, destreggiarsi per svolgere le matasse. Argomentare secondo ragione è complesso anche per la contraddittorietà, spesso, delle notizie che a volte si accavallano, si smentiscono, si elidono a vicenda. In Siria, ma non solo, si vede che oggi, forse, non siamo nel mondo bipolare della guerra fredda ma, peggio ancora, ci sono tanti protagonisti, tutti super armati, alla faccia del disarmo di cui si sono riempiti la bocca per un po’ di anni. Ma sotto traccia non hanno mai smesso. Anzi. E di queste armi si servono, eccome. E mai come adesso, da troppi anni, la guerra non è affatto fredda, ma ribolle di fuoco sparato. È impossibile aprire un quotidiano senza leggere di morte. Impossibile stare connessi senza vedere notifiche di morte. Fino a che chi le sta vedendo non esplode egli/ella stesso dentro una metro, a piedi per strada, dentro un ospedale ridotto a brandelli. Sotto il sole di un mondo che è diventato un cielo di bombe, di gas, di fumo, di polvere… Siamo in pace qui da noi? Eppure ce lo crediamo ancora. Se ci guardiamo negli occhi vediamo la paura solo quando accade un attentato o quando si crepa sotto le bombe. Ma stanno sempre da un’altra parte. Forse però questo lo pensano anche loro, gli altri, altrove, prima di soccombere. Se posso dire una preghiera laica io dico basta armi, basta questo commercio infame di morte. Basta ammazzare. Io prego per una politica di pace, di diplomazia, di fine di tutte le guerre. Non ne siamo capaci? Allora la poesia di Primo Levi è più attuale che mai… Se questo è un uomo (?)

 
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La Questione Siriana

  • Pubblicato in Partiti

questione sirianaUfficio stampa del PCI Frosinone - La Federazione del Partito comunista italiano di Frosinone invita la cittadinanza a partecipare ad una iniziativa pubblica dal titolo "LA QUESTIONE SIRIANA NEL MEDIO ORIENTE E L'ATTACCO IMPERIALISTA" che si terrà il prossimo 9 febbraio 2017 dalle ore 16.30 presso la sala consiliare della Provincia, in piazza Gramsci a Frosinone.
La guerra in Siria è ormai giunta al suo sesto anno: un tempo infinito per chi subisce tale orribile destino. Chi sono i mandanti della tragedia siriana? Quali gli Stati che hanno aizzato contro un Governo legittimo legioni di mercenari armati? Perché ancora una volta e ancora in Medio Oriente hanno finanziato una guerra colpendo uno Stato arabo, cercano di rovesciarlo? Cosa c'entra il gas iraniano in tutto questo?
E' in atto, si scrive ormai quotidianamente, una guerra fratricida all'interno della civiltà musulmana, tra sciiti e sunniti, ma per nulla chiare sono ad oggi le cause scatenanti. La guerra siriana e la barbarie che porta con se è stata decisa con molto anticipo? Nel 2008 i piani di guerra e di finanziamento dei gruppi terroristici erano pronti? La guerra siriana doveva colpire Mosca come suo effetto non secondario e portare un governo "occidentale" al Cremlino? La coalizione degli Amici della Siria (2011) aveva anche questo obiettivo?
Discuteremo questi interrogativi con esperti e politici, provando ad interpretare cause ed effetti di una crisi complessa, quella siriana, all'interno del più vasto consesso geopolitico, quello mediorientale.

Invitiamo gli organi di stampa, tv, radio, web news a partecipare.

 

Locandina della questione siriana

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