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I bambini di Taranto vogliono vivere

 SALVARE TARANTO

#IOSONOTARANTINO - I bambini di Taranto vogliono vivere

di Tania Castelli

Taranto 370 minTaranto è una perla preziosa incastonata tra due mari di lapislazzuli e l'oro delle sue spiagge. Ma in seno a tanta bellezza c'è anche un gigantesco polo siderurgico che, se da una parte offre lavoro a migliaia di persone, dall'altra mette in pericolo la salute pubblica con emissioni altamente inquinanti. In particolare quella dei bambini.

Già nel 2001 una Commissione Europea ha pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, dati preoccupanti sull'esposizione a diossine e/o PCB durante la fase gestazionale. Nei nascituri sono stati riscontrati poi ritardi dello sviluppo del sistema nervoso e sulla neurobiologia del comportamento, squilibri ormonali tiroidei, ritardo nello sviluppo e disordini comportamentali.

Nella popolazione giovanile tra 0 e 19 anni delle aree urbane vicine alla fabbrica, come il quartiere Tamburi, è stato riscontrato un drammatico aumento delle leucemie, in particolare quelle mieloidi, delle malformazioni congenite, dei problemi del neuro sviluppo e abbassamento del quoziente intellettivo (dati I.S.S. Istituto Superiore di Sanità).

Inoltre è stata rilevata una incidenza sulla media regionale del +54% di tumori infantili tra 0 e 14 anni, del +45% di patologie già nel grembo materno, del +21% di mortalità infantile e del +20% di mortalità entro il primo anno di vita (Fonte S.e.n.t.i.e.r.i. Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, commissionato dal Ministero della Salute e coordinato dall’I.S.S., arrivato nel 2019 già al qui ti rapporto annuale).

Nel 2013, la Dott.ssa Annamaria Moschetti e il Dott. Piero Minardi (Responsabile per “Ambiente e Salute Infantile” Associazione Culturale Pediatri Puglia e Basilicata; Pediatra di famiglia comune di Statte - TA e membro dell'Associazione Culturale Pediatri Puglia e Basilicata) hanno condotto uno studio su un piccolo campione di bambini residenti in quelle aree: nel sangue di nove bimbi tra i 3 e i 6 anni sono stati rilevati metalli pesanti con valori della piombemia che andavano tra 22 e 36 microgrammi/dl.

Nel processo contro Ilva per disastro ambientale, denominato "Ambiente svenduto", il PM di Taranto Mariano Buccolieri ha esposto nella requisitoria in Corte di Assise i dati scientifici rilevati dalle perizie depositate presso la Procura della Repubblica di Taranto fin dal 2009, in cui vengono riportati valori altissimi di diossina, trovata nei pascoli e nei terreni agricoli attorno all'area in cui risiede l'acciaieria. È bene ricordare che a causa di tale massiccia contaminazione sono stati abbattuti tutti i capi di bestiame presenti negli allevamenti della zona ed è ancora oggi proibito dalle autorità sanitarie locali condurre attività agricole o di allevamento per un raggio di 30 km attorno alla città. Verdure, frutta e carni consumate dalla popolazione locale, a cominciare proprio dai bambini e dalle mamme in dolce attesa.

Numeri e dati spaventosi che rappresentano la tragedia di un territorio duramente colpito, in particolare nei suoi affetti più cari: i figli.

Fino al 2017 i bambini di Taranto affetti da patologie tumorali per curarsi dovevano affrontare una "migrazione sanitaria" a Bari o in altre città italiane in quanto il nosocomio cittadino, pur avendo una Unità di Pediatria, non comprendeva un reparto e le attrezzature adatti. Ma nel 2016 è avvenuta la svolta grazie alla raccolta fondi promossa dalle Associazioni Amici del Minibar e Arcobaleno mediante la vendita di una t-shirt con la frase "Ie jesce pacce pe te!!!" (In tarantino "Io sono pazzo di te!!!") di cui la famosissima giornalista e conduttrice televisiva Nadia Toffa si è fatta testimonial mediante la trasmissione Le Iene show. Così sono stati raccolti ben €500.000 coi quali, finalmente, è stato possibile attrezzare il reparto necessario, inaugurato poi l'anno successivo.

Nel 2018, a Taranto è arrivato poi il Dottor VALERIO CECINATI, esperto in Ematologia e Oncologia Pediatrica, già primario presso l'Ospedale Civile di Pescara, che ha assunto l'incarico di Direttore della U.O.C. di Pediatria ed Oncoematologia Pediatrica dell'Ospedale Santissima Annunziata. Da allora lavora incessantemente per la crescita del piccolo reparto in cui, insieme alla sua equipe medica, lotta per sconfiggere i rari tumori che colpiscono i bambini di Taranto.

Nel 2019, una successiva raccolta di denaro promossa dall’associazione “Giorgio Forever” ha consentito alla ASL e alla Direzionenadiatoffa maglietta 370 min Sanitaria tarantina di attuare l'ampliamento della struttura. Sempre nel 2019 l'Unità Operativa Sanitaria è stata poi intitolata a Nadia Toffa che nel frattempo, purtroppo, è venuta a mancare proprio a causa di un tumore. Infine, grazie alla Fondazione Soleterre in collaborazione col progetto locale SIMBA è stato possibile istituire due borse di specializzazione in ematooncologia pediatrica a Taranto e portare a Taranto anche una specialista in Psicologia Oncologica specializzata nel sostegno del benessere psicologico dei piccoli pazienti e delle loro famiglie. Si tratta della Dottoressa MARIA MONTANARO, che come il Dottor Cecinati è pugliese di nascita ed esercitava la professione medica a Padova ma, fortemente voluta dal Primario, ha scelto di seguirne l'esempio tornando in Puglia e unendosi alla equipe medica del reparto Nadia Toffa.

Tutto ciò rappresenta non poca cosa se pensiamo che è avvenuto nell'arco di soli 4 anni, per volontà e finanziamento popolare e grazie alle coraggiose scelte di vita di alcuni medici, piuttosto che in attuazione di un dovere istituzionale dello Stato.

Ma ciò che serve più di tutto ai bambini di Taranto è un ambiente salubre in cui vivere e crescere sani e sereni senza un così alto rischio di contrarre il cancro.

Foto 3
Il Dottor Valerio Cecinati si sottopone al vaccino antinfluenzale a protezione dei suoi piccoli pazienti
© Profilo Facebook del Reparto Oncoematoligia Pediatrico

Per parlare dei danni alla salute dei bambini di Taranto la redazione di unoetre.it ha in programma il 5 maggio p.v. alle 18,00Dott.ValerioCecinati 350 min una diretta streaming in cui interverrà proprio il Dottor Valerio Cecinati, esperto in Ematologia e Oncologia Pediatrica. Con lui avremo anche Massimo Castellana, Portavoce dell'Associazione Genitori tarantini - ets, organizzazione da anni impegnata per ottenere l'interruzione della produzione a caldo alimentata a carbone fossile, in favore di tecniche e fonti energetiche meno inquinanti e la indispensabile bonifica ambientale.

Invitiamo quindi tutti i nostri lettori a seguire il giornale e i suoi social media, mediante i quali in seguito verrà pubblicato il promemoria su piattaforma StreamYard - attivabile con un semplice click - per accedere direttamente alla trasmissione on-line alle 18,00 del 5 maggio.

So, stay tuned!

#IOSONOTARANTINO
Link sito ufficiale Associazione Genitori Tarantini ets
https://sites.google.com/view/genitoritarantini
Link pagina facebook ufficiale
Associazione Genitori Tarantini ets
https://www.facebook.com/genitoritarantini.ets/
Link all'evento facebook del 12 e 13 maggio a Roma organizzato dall'Associazione Genitori Tarantini
(© Massimo Wertmuller)
https://fb.me/e/1hmrj6W2U

 

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Acciaierie d’Italia aprirà a Taranto una nuova fase?

Il Governo prova a disinnescare l'arroganza di Arcelor Mittal

Accordo Arcelor Mittal – invitalia

Ministero delleconomia e delle Finanze minSul dossier ex Ilva vanno registrate alcune novità che si sono determinate nella giornata di ieri e che rappresentano un significativo passo in avanti nell’intera vicenda.

E’ stato raggiunto l’accordo tra la multinazionale Arcelor Mittal ed Invitalia, società controllata dal Ministero dell’Economia, finalizzato alla costruzione di una partnership pubblico-privata per il rilancio del gruppo siderurgico che prenderà il nome di Acciaierie d’Italia Holding.

Si è giunti all’intesa con la sottoscrizione di un aumento di capitale pari a 400 milioni di euro da parte di Invitalia che diventa così socio con una partecipazione del 38% del capitale azionario e con il 50% dei diritti di voto. Sempre da parte di Invitalia ci sarà, entro maggio 2022, un secondo investimento nel capitale di ulteriori 680 milioni, il che porterà la partecipazione della società pubblica nel capitale del nuovo soggetto al 60%, mentre Arcelor Mittal dovrà investire fino a 70 milioni per conservare una partecipazione pari al 40% e il controllo congiunto sulla società.

Una nota di Arcelor Mittal spiega che Acciaierie d’Italia Holding “opererà in modo autonomo e avrà propri piani di finanziamento indipendenti da Arcelor Mittal”. Tutto questo però, in base all’accordo, è subordinato al verificarsi di determinate condizioni sospensive: “la modifica del piano ambientale in vigore per tenere conto delle modifiche del piano industriale; la revoca di tutti i sequestri penali riguardanti lo stabilimento di Taranto; l’assenza di misure restrittive nell’ambito dei procedimenti penali in cui Ilva è imputata nei confronti di Acciaierie d’Italia Holding o di sue società controllate”. Nel caso queste condizionalità non dovessero verificarsi Acciaierie d’Italia non sarebbe obbligata a perfezionare l’acquisto dei rami d’azienda di Ilva “e il capitale in essi investito verrebbe restituito”.

 

 

 

 

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Con Taranto fino in fondo

 LOTTE e MOVIMENTI

Al più presto una strada di condivisione dei problemi e delle soluzioni 

di Ignazio Mazzoli
Foto 2 bambino 360 minQuando chiedemmo a Ricky Tognazzi come, nello sceneggiato, aveva con Simona Izzo affrontato e risolto il conflitto fra due diritti, quello al lavoro e quello alla salute, senza rivelarci il finale, ci disse con semplicità: con un messaggio di speranza. Era il mercoledì 7 aprile, nella diretta* di UNOeTRE.it, prima dell’ultima puntata di “Svegliati amore mio”.

Ho atteso, per tutta la puntata, con grande curiosità di conoscere questo messaggio. Arriva poco prima che si concludano i 330 minuti dell’opera interpretata da Sabrina Ferilli e tanti altri bravissimi attori. È un messaggio forte e chiaro, con una grande carica emotiva, al termine di un duro confronto fra Nanà Santoro (Sabrina Ferilli) che guida la protesta dei cittadini che si battono per il diritto alla salute e alla vita ed Ettore Tagliabue (Massimo Popolizio), il direttore senza scrupoli dell'acciaieria che fino all’ultimo fa affidamento sul consenso dei lavoratori. Un cancello rappresenta bene le aree di contrapposizione nello scontro fra cittadini e lavoratori. Il dentro e fuori della fabbrica. Si parlano direttamente e senza peli sulla lingua, ma quando un lavoratore dice alle mamme che protestano che loro vogliono la chiusura della fabbrica, la risposta è un NO all’unisono. "No, vogliamo solo la bonifica che consenta a tutti di vivere in buona salute, a chi è dentro e a chi è fuori della fabbrica". E, mentre Tagliabue continua il suo pressing sui lavoratori rinfacciando loro quanto gli debbano, Nanà con grandissima decisione rimbecca che nulla gli debbono, nulla a lui che senza scrupoli ha solo curato i propri interessi. E’ la catarsi. Si salda una nuova unione di popolo fra cittadini, fra chi è fuori dei cancelli e chi è dietro.
Qui sta il messaggio di speranza. Passiamo ora dall’arte scenica e dalla cultura alla realtà.

E, mi viene alla memoria una descrizione di Paolo Ciofi: «Viviamo in una condizione di eccezionale gravità mai vista prima, in cui si sommano tre crisi: sanitaria, ambientale ed economico-sociale.» Gli avvenimenti che si sono svolti dal 2 aprile hanno manifestato questo quadro in tutta la sua tangibile realtà.

La fiction creata da Simona Izzo e Ricky Tognazzi affronta un dramma vero: l’ambiente che donne e uomini vivono, spesso ormai, mette a repentaglio non solo la buona salute, ma anche la stessa vita. (un’occasione persa dalla Rai che continua a fare polizieschi e manco tutti di buona qualità)

Gli operai di Taranto, nelle circostanze descritte da “Svegliati amore mio”, hanno rivisto la loro vita e hanno voluto testimoniare il loro apprezzamento “condividendo” sui social, una pratica diffusa e comprensibile per tutti e da tutti, le locandine della fictiondiretta 390 min e i loro commenti. Sui loro profili Facebook, suggerivano di guardare la serie! Che delitto imperdonabile? La vicenda è quasi surreale. Si può licenziare un dipendente perché pubblica uno screenshot in cui invita i suoi amici a vedere una fiction in Tv, aggiungendo però un termine, assassini?
Qualcuno, che, come la cicala, si è sentito carezzato il sedere (si fa per dire), apriti cielo, ha vietato ai lavoratori di seguire la serie e di condividerne i post che a quella si riferiscono, con un comunicato del responsabile delle risorse umane Arturo Ferrucci**. Il 9 aprile uno degli operai, Riccardo Cristello, che non ha voluto subire questa privazione del diritto che la Costituzione italiana gli riconosce: “la libertà di opinione” è stato licenziato dopo 8 giorni di sospensione. Una decisione che indigna solo a pensarla. Assurda vero?

Dal 14 aprile dovrebbe iniziare uno sciopero ad oltranza proposto e lanciato da USB, ci piacerebbe sapere se sarà un impegno condiviso da tutti i sindacati, tutti, proprio tutti. Anche in questa drammatica vicenda non ci sembra che abbiano brillato. Riconoscere il loro impegno per i lavoratori in fabbrica durante la pandemia, non ci rende ciechi. Sempre più diffusa è la convinzione che istituzioni statuali e quelle del terzo settore, prima di tutto i sindacati, ed i partiti non facciano il proprio dovere per pretendere che chi prende denari e beni italiani rispetti rigorosamente la nostra Costituzione e le nostre leggi.

Abbiamo letto che il Ministro del Lavoro Andrea Orlando abbia chiesto chiarimenti ad Arcelor Mittal. Bene, potrebbe essere un segnale opportuno per un cambio di marcia. Ma sin da ora diciamo che non basta. La riassunzione è doverosa perché è  stato licenziato un lavoratore senza giusta causa, anzi senza una causa. Nessuna contropartita da concedere. Non sarebbe comprensibile perché immeritata e ingiustificata.
UNOeTRE.it ha scritto al Ministro Orlando, subito dopo la diretta online promossa mercoledì 7 aprile scorso, per informarlo tempestivamente ed ufficialmente dell’appello a lui rivolto da Simona Izzo che gli ha chiesto un decisivo intervento che avvii subito e definitivamente la “bonifica”, la "riconversione ecologica" concordata e decisa perché determini la chiusura dell’area a caldo dell’acciaieria di Taranto (già ordinata da sentenze della Magistratura) responsabile dell’inquinamento e dei morti anche fra i bambini.

La protesta si allarga e coinvolge molte voci: sindacali, dalle istituzioni, dagli organi d'informazione, personalità e associazioni. Durissima la presa di posizione delle Acli di Taranto. Ciò che accade è grave: infatti è il divieto del DIRITTO sancito dall’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana, che parla chiaro sulla libertà di manifestazione del pensiero: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione“.

Ma non è solo questo. Abbiamo tutti il dovere di approfondire le cause di fondo, economico-sociali e politiche che produconomanifesto genitori tarantini 370 min questi disastri. I simbolismi eloquenti e brillanti di Greta Thunberg che attraversa l’oceano in barca a vele perché l’aereo inquina, con “Svegliati amore mio” scendono a terra, fra tutti noi comuni mortali. L'ambiente diventa problema di bimbi, mamme, papà, cittadini tutti e supera l’assurda contrapposizione lavoro-salute che non è una inevitabile alternativa del destino. Ci viene imposta da interessi precisi, individuabili e di pochi. Basta analisi superficiali, basta solo denunce, se vogliamo un mondo diverso ce lo dobbiamo conquistare con metodo, lotte motivate e vincenti e con il dialogo costante con tutti quelli che hanno bisogno di soluzioni nuove e alternative a questo regime che ci piomba in queste situazioni.

Ritorniamo al ”subito”. I cittadini di Taranto saranno a Roma il 12 e 13 maggio’21 presso il Consiglio di Stato. Solidarizziamo con loro. Andiamo con loro e ragioniamo insieme. Hanno ragione a denunciare la loro sofferenza ma hanno anche bisogno di tanti alleati.
Mi rivolgo a tutti, tarantini e cittadini italiani tutti, con le parole di una giornalista di Taranto, Cinzia Amorosini. «...l'ultimo messaggio "in codice", ma non troppo a ben rifletterci, è riservato alle istituzioni ed alla politica, a tutti i livelli, a cui si chieda altrettanta "responsabilità e coerenza" e soprattutto, (il passaggio è importante) "di spogliarsi da quei protagonismi che rischiano di rivelarsi un boomerang se alle criticità esistenti non si è in grado di trovare, in un percorso condiviso, risposte pronte e concrete. (…) In conclusione, un panorama alquanto sconfortante che lascerà tutti sconfitti su un campo disseminato di caduti, se non si trova al più presto una strada di condivisione dei problemi e delle soluzioni, senza tenere fuori dalla discussione, politica e sindacato, coloro che vivono e soffrono sul territorio sapendo cosa vogliono, con grande maturità ormai e capacità di proposta: i cittadini».

Solo così si dispiega nella realtà quel messaggio di speranza che Simona Izzo e Ricky Tognazzi ci hanno suggerito con il loro “Svegliati amore mio”.

 

UNOeTRE.it ha dto darà vita alla diretta video, che riproponiamo qui di seguito

 

 

*La diretta online di UNOeTRE.it andata in rete il 7 aprile è stata seguita da 9248 visitatori, su Facebook da 7329 e su Youtube da 1.919. Per un piccolo giornale un grande risultato
** – Articolo di Piero Piliego
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=231310445131622&id=100047580051250

 

 

 

 

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Foto 2 bambino 360 minQuando chiedemmo a Ricky Tognazzi come, nello sceneggiato, aveva con Simona Izzo affrontato e risolto il conflitto fra due diritti, quello al lavoro e quello alla salute, senza rivelarci il finale, ci disse con semplicità: con un messaggio di speranza. Era il mercoledì 7 aprile, nella diretta* di UNOeTRE.it, prima dell’ultima puntata di “Svegliati amore mio”.

Ho atteso, per tutta la puntata, con grande curiosità di conoscere questo messaggio. Arriva poco prima che si concludano i 330 minuti dell’opera interpretata da Sabrina Ferilli e tanti altri bravissimi attori. È un messaggio forte e chiaro, con una grande carica emotiva, al termine di un duro confronto fra Nanà Santoro (Sabrina Ferilli) che guida la protesta dei cittadini che si battono per il diritto alla salute e alla vita ed Ettore Tagliabue (Massimo Popolizio), il direttore senza scrupoli dell'acciaieria che fino all’ultimo fa affidamento sul consenso dei lavoratori. Un cancello rappresenta bene le aree di contrapposizione nello scontro fra cittadini e lavoratori. Il dentro e fuori della fabbrica. Si parlano direttamente e senza peli sulla lingua, ma quando un lavoratore dice alle mamme che protestano che loro vogliono la chiusura della fabbrica, la risposta è un NO all’unisono. "No, vogliamo solo la bonifica che consenta a tutti di vivere in buona salute, a chi è dentro e a chi è fuori della fabbrica". E, mentre Tagliabue continua il suo pressing sui lavoratori rinfacciando loro quanto gli debbano, Nanà con grandissima decisione rimbecca che nulla gli debbono, nulla a lui che senza scrupoli ha solo curato i propri interessi. E’ la catarsi. Si salda una nuova unione di popolo fra cittadini, fra chi è fuori dei cancelli e chi è dietro.
Qui sta il messaggio di speranza. Passiamo ora dall’arte scenica e dalla cultura alla realtà.

E, mi viene alla memoria una descrizione di Paolo Ciofi: «Viviamo in una condizione di eccezionale gravità mai vista prima, in cui si sommano tre crisi: sanitaria, ambientale ed economico-sociale.» Gli avvenimenti che si sono svolti dal 2 aprile hanno manifestato questo quadro in tutta la sua tangibile realtà.

La fiction creata da Simona Izzo e Ricky Tognazzi affronta un dramma vero: l’ambiente che donne e uomini vivono, spesso ormai, mette a repentaglio non solo la buona salute, ma anche la stessa vita. (un’occasione persa dalla Rai che continua a fare polizieschi e manco tutti di buona qualità)

Gli operai di Taranto, nelle circostanze descritte da “Svegliati amore mio”, hanno rivisto la loro vita e hanno voluto testimoniare il loro apprezzamento “condividendo” sui social, una pratica diffusa e comprensibile per tutti e da tutti, le locandine della fictiondiretta 390 min e i loro commenti. Sui loro profili Facebook, suggerivano di guardare la serie! Che delitto imperdonabile? La vicenda è quasi surreale. Si può licenziare un dipendente perché pubblica uno screenshot in cui invita i suoi amici a vedere una fiction in Tv, aggiungendo però un termine, assassini?
Qualcuno, che, come la cicala, si è sentito carezzato il sedere (si fa per dire), apriti cielo, ha vietato ai lavoratori di seguire la serie e di condividerne i post che a quella si riferiscono, con un comunicato del responsabile delle risorse umane Arturo Ferrucci**. Il 9 aprile uno degli operai, Riccardo Cristello, che non ha voluto subire questa privazione del diritto che la Costituzione italiana gli riconosce: “la libertà di opinione” è stato licenziato dopo 8 giorni di sospensione. Una decisione che indigna solo a pensarla. Assurda vero?

Dal 14 aprile dovrebbe iniziare uno sciopero ad oltranza proposto e lanciato da USB, ci piacerebbe sapere se sarà un impegno condiviso da tutti i sindacati, tutti, proprio tutti. Anche in questa drammatica vicenda non ci sembra che abbiano brillato. Riconoscere il loro impegno per i lavoratori in fabbrica durante la pandemia, non ci rende ciechi. Sempre più diffusa è la convinzione che istituzioni statuali e quelle del terzo settore, prima di tutto i sindacati, ed i partiti non facciano il proprio dovere per pretendere che chi prende denari e beni italiani rispetti rigorosamente la nostra Costituzione e le nostre leggi.

Abbiamo letto che il Ministro del Lavoro Andrea Orlando abbia chiesto chiarimenti ad Arcelor Mittal. Bene, potrebbe essere un segnale opportuno per un cambio di marcia. Ma sin da ora diciamo che non basta. La riassunzione è doverosa perché è  stato licenziato un lavoratore senza giusta causa, anzi senza una causa. Nessuna contropartita da concedere. Non sarebbe comprensibile perché immeritata e ingiustificata.
UNOeTRE.it ha scritto al Ministro Orlando, subito dopo la diretta online promossa mercoledì 7 aprile scorso, per informarlo tempestivamente ed ufficialmente dell’appello a lui rivolto da Simona Izzo che gli ha chiesto un decisivo intervento che avvii subito e definitivamente la “bonifica”, la "riconversione ecologica" concordata e decisa perché determini la chiusura dell’area a caldo dell’acciaieria di Taranto (già ordinata da sentenze della Magistratura) responsabile dell’inquinamento e dei morti anche fra i bambini.

La protesta si allarga e coinvolge molte voci: sindacali, dalle istituzioni, dagli organi d'informazione, personalità e associazioni. Durissima la presa di posizione delle Acli di Taranto. Ciò che accade è grave: infatti è il divieto del DIRITTO sancito dall’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana, che parla chiaro sulla libertà di manifestazione del pensiero: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione“.

Ma non è solo questo. Abbiamo tutti il dovere di approfondire le cause di fondo, economico-sociali e politiche che produconomanifesto genitori tarantini 370 min questi disastri. I simbolismi eloquenti e brillanti di Greta Thunberg che attraversa l’oceano in barca a vele perché l’aereo inquina, con “Svegliati amore mio” scendono a terra, fra tutti noi comuni mortali. L'ambiente diventa problema di bimbi, mamme, papà, cittadini tutti e supera l’assurda contrapposizione lavoro-salute che non è una inevitabile alternativa del destino. Ci viene imposta da interessi precisi, individuabili e di pochi. Basta analisi superficiali, basta solo denunce, se vogliamo un mondo diverso ce lo dobbiamo conquistare con metodo, lotte motivate e vincenti e con il dialogo costante con tutti quelli che hanno bisogno di soluzioni nuove e alternative a questo regime che ci piomba in queste situazioni.

Ritorniamo al ”subito”. I cittadini di Taranto saranno a Roma il 12 e 13 maggio’21 presso il Consiglio di Stato. Solidarizziamo con loro. Andiamo con loro e ragioniamo insieme. Hanno ragione a denunciare la loro sofferenza ma hanno anche bisogno di tanti alleati.
Mi rivolgo a tutti, tarantini e cittadini italiani tutti, con le parole di una giornalista di Taranto, Cinzia Amorosini. «...l'ultimo messaggio "in codice", ma non troppo a ben rifletterci, è riservato alle istituzioni ed alla politica, a tutti i livelli, a cui si chieda altrettanta "responsabilità e coerenza" e soprattutto, (il passaggio è importante) "di spogliarsi da quei protagonismi che rischiano di rivelarsi un boomerang se alle criticità esistenti non si è in grado di trovare, in un percorso condiviso, risposte pronte e concrete. (…) In conclusione, un panorama alquanto sconfortante che lascerà tutti sconfitti su un campo disseminato di caduti, se non si trova al più presto una strada di condivisione dei problemi e delle soluzioni, senza tenere fuori dalla discussione, politica e sindacato, coloro che vivono e soffrono sul territorio sapendo cosa vogliono, con grande maturità ormai e capacità di proposta: i cittadini».

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** – Articolo di Piero Piliego
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Genitori tarantini incontrano il Prefetto di Taranto

Associazione Genitori Tarantini

Incontro col Prefetto della provincia di Taranto per Piano di Evacuazione

COMUNICATO STAMPA

Acciaio non vale bambino 390 minUna delegazione dell’associazione Genitori tarantini è stata ricevuta ieri, 17 marzo, dal Prefetto della provincia di Taranto, dottor Demetrio Martino.

L’associazione Genitori tarantini ha ritenuto di dare spazio di intervento anche a Aldo Schiedi, lavoratore Ilva in as, e a Andrea Nobile, presidente dell’Erav di Monteparano (Emergenza Radio Amatori Volontari).

Il principale tema dell’incontro è stato il “Piano di evacuazione esterno alle grandi industrie”, davvero poco conosciuto dalla maggioranza dei cittadini.

Pur nella cordialità dell’incontro, poche davvero sono state le novità riportate dal prefetto Martino, in quanto, per quanto riguarda l’acciaieria, in caso di incidente rilevante non sono previste zone di rischio esterne al perimetro dell’azienda. Chiaramente, i delegati hanno fatto notare che in caso di incidente rilevante all’interno dell’insediamento industriale in una particolare giornata di forte vento da nord-ovest (quello che fa scattare le precauzioni da wind day), nessuno potrebbe essere in grado di assicurare che i quartieri della città, a partire dai Tamburi, non verrebbero coinvolti. Anche se tale evenienza potrebbe risultare remota, non è del tutto scartabile (questa è la filosofia dell’incidente rilevante). Il prefetto ha assicurato che in tale caso, entrerebbe in funzione la task force, coadiuvata dalla Prefettura, composta da Vigili del Fuoco, forze dell’ordine, operatori sanitari, vigili urbani, Comune di Taranto, in numero sufficiente per combattere l’emergenza. E’ previsto, ha aggiunto inoltre, l’intervento di ulteriori forze anche dalla vicina Basilicata, qualora se ne presenti la necessità.

Alla domanda se le vie di fuga sono sufficienti, il dottor Martino ha risposto affermativamente.

Purtroppo, i tarantini, messi sotto pressione da decenni di insicurezza per la propria salute, sono psicologicamente portati a pensare al peggio e non sono informati sulle norme precauzionali da adottare in caso di eventi particolari. Per questa ragione, la delegazione ha chiesto al Prefetto di portare a conoscenza dei cittadini tutti queste norme comportamentali, compilando (sulla scorta di quanto già fatto dallo stesso dottor Martino, quando era Prefetto di Reggio Calabria) un vademecum da inviare alle famiglie tarantine. Il Prefetto ha promesso di muoversi in tal senso.

 

 

 

 

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Alla richiesta, una volta passata la pandemia che blocca un po’ tutte le attività, di esercitazioni di evacuazione per la popolazione, il prefetto si è dichiarato d’accordo.

Aldo Schiedi ha ricordato la tromba d’aria del novembre 2012 che solo per un caso fortunato non provocò un incidente rilevante di grande portata, del quale sarebbe stato testimone, compreso il panico che avvolse i lavoratori, nonostante già preparati da precedenti simulazioni di evacuazione della fabbrica. “Il corposo numero di lavoratori posti in cassa integrazione straordinaria, ordinaria e da Covid,” ha continuato Schiedi, “ha comportato e comporta un ulteriore e notevole scarsa manutenzione degli impianti, già di per sé decrepiti e malfunzionanti. Per questa ragione, l’attenzione degli preposti a questa possibile evenienza dovrebbe essere portata al massimo livello. Anche le attività di prevenzione all’interno della fabbrica, a detta di colleghi, sono drasticamente diminuite, in particolar modo nell’area a caldo. Proporrei esercitazioni di questo tipo estese anche alle ditte appaltatrici, ogni qualvolta presiedono ad attività lavorative su impianti a loro sconosciuti:”

Andrea Nobile ha posto l’accento sulla mancanza di corsi di formazione per i volontari delle associazioni di Protezione civile, escludendo in tal modo forze operative di sostegno, in caso di necessità.

Il prefetto ha voluto ricordare che dal 2019, secondo le rilevazioni, non si sono verificati sforamenti di elementi inquinanti provenienti dall’acciaieria (in base ai limiti di legge, secondo noi insopportabilmente superiori rispetto ai limiti riconosciuti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) e che la qualità dell’aria, come certificato dall’Arpa Puglia, è buona.

Per quanto riguarda la qualità dell’aria, si è chiesto al prefetto Martino di interessarsi anche della qualità del terreno e delle superfici in genere, vera minaccia per i piccoli tarantini, portati a conoscere il mondo attraverso le mani e la bocca.

Infine, prima dei saluti, tutti si sono ritrovati concordi a lavorare affinché aumenti la qualità della vita, vero termometro di una nazione democratica.

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Il Piano di evacuazione di Taranto. Poco comprensibile

ASSOCIAZIONE GENITORI TARANTINI

 

Associazione Genitori tarantini - ets - invitata in Prefettura

di Tania Castelli

Piano di Evacuazione di TarantoNella città che ospita il maggior complesso industriale per la lavorazione dell'acciaio in Europa, il Piano di Evacuazione di Taranto, la sua efficacia e le sue criticità sono pressoché sconosciuti ai suoi cittadini.

L'Associazione Genitori tarantini insieme ad altre realtà hanno da tempo sollevato il problema fin dall'incontro aperto del 21 febbraio sulla rotonda del bellissimo lungomare di Taranto, nell'ambito di una serie di incontri con la cittadibanza denominata "Le domeniche dei tarantini".

Il 17 marzo una delegazione dell'associazione verrà ricevuta in Prefettura per discutere del PdE cittadino.

COMUNICATO STAMPA

Domani (oggi ndr), 17 marzo, alle ore 10;30, una delegazione dell’associazione Genitori tarantini sarà in Prefettura per parlare del Piano di Evacuazione Esterna agli impianti industriali.

L’incontro servirà per acquisire maggiori informazioni sul “Piano”, attualmente poco comprensibile, quando non facilmente rintracciabile nei siti dedicati dalla Prefettura all’argomento.

Sintesi dell’incontro verrà pubblicata nella pagina facebook dell’associazione Genitori tarantini - ets per informare la cittadinanza delle informazioni acquisite.

Link interviste ai cittadini sul PdE di Taranto
https://www.facebook.com/watch/?v=434201761231783

 

 

 

 

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Taranto. Decarbonizzazione, questa sconosciuta

 Associazione Genitori Tarantini

 Tanti slogan sulla decarbonizzazione e l’Ilva green e, poi...? Dopo la decisione dell'Arcelor Mittal di riavviare la linea dell'altoforno 1, aumentando addirittura le tonnellate di fusione, la reazione dell'associazione tarantina non si è fatta attendere.

Aldo Schiedi - (Da Punti di vista press)

genitori tarantini 390 minNonostante gli esaltanti slogan sulla decarbonizzazione e l’Ilva green per tanti meta irraggiungibile, per alcuni addirittura irrealizzabile, a scoraggiare anche i più ottimisti questa volta ci ha pensato la ripartenza dell’acciaieria che ieri ha visto la sua prima colata di ghisa dopo circa dieci mesi di stop deciso dall’azienda a marzo del 2020.

A questo evento ne è seguito un secondo o, meglio, le prove tecniche per la ripartenza dell’Altoforno, il famoso impianto che per anni è stato al centro di mille vicissitudini giudiziarie iniziate dopo la morte del povero operaio martinese Alessandro Morricella (36 anni) l’8 Giugno del 2015, investito da una colata di ghisa incandescente nella quale riportò ustioni di terzo grado nel 90% del corpo.

In seguito a questo drammatico avvenimento, ricordiamo che la Procura di Taranto impartì ai Commissari straordinari delle prescrizioni volte a impedire il ripetersi di simili incidenti, rendendo l’impianto più sicuro.
Inizia così una storia di sequestri e dissequestri che sembravano non avessero fine. La Magistratura tarantina, infatti, ritenne che i lavori di ammodernamento dell’impianto, fatti eseguire dall’Amministrazione straordinaria, non avessero rispettato in modo soddisfacente le prescrizioni ricevute e dopo vari passaggi, si giunse così, nel giugno 2019, a un nuovo sequestro, “senza facoltà d’uso” dell’impianto. Sequestro avverso al quale l’Amministrazione straordinaria presentò uno specifico ricorso, ma il 31 luglio 2019, però, il Giudice del dibattimento, respinse l’istanza. Il 2 settembre successivo, l’Ilva in Amministrazione straordinaria presentò in Tribunale appello, sostenendo che la situazione dell’altoforno era già migliorata rispetto a quella del 2015 e che, comunque, si impegnava, una volta recuperata la facoltà d’uso dell’altoforno, a portare a termine le migliorie richieste. ll Tribunale del Riesame accolse il ricorso dell’Ilva in Amministrazione straordinaria, scongiurando cosi’ lo spegnimento dello stesso. Tuttavia, il Tribunale condizionò l’utilizzo dell’impianto all’adempimento delle prescrizioni impartite alla proprietà entro tre mesi. A quel punto, però, l’Ilva in Amministrazione straordinaria sostenne che tre mesi non erano assolutamente sufficienti per eseguire i lavori progettati, ma il 10 dicembre il Tribunale non accettò di prorogare il tempo concesso.

Lo spegnimento dell’altoforno si profilò come un destino ineluttabile. Il 17 dicembre, l’Ilva presentò quindi un nuovo ricorso contro il rifiuto della proroga richiesta. Il 30 dicembre venne discusso in Tribunale il nuovo ricorso. Il 7 Gennaio fu resa nota la decisione del Tribunale del riesame. Una decisione che, da un lato, azzerò l’obbligo di spegnimento dell’Afo 2 mentre, dall’altro, prescriveva un nuovo dettagliato cronoprogramma per i lavori di ammodernamento e messa in sicurezza dell’altoforno stesso. Giunti quindi quasi al termine degli episodi della serie “Afo2” con la sua imminente ripartenza a fine mese, fonti aziendali comunicano sempre oggi ai sindacati il reintegro dalla cassa integrazione guadagni di circa 12 unità (addetti coperchi) sulla batteria 9. Ricordiamo che anche quell’impianto fu scenario di un tragico incidente che fece perdere la vita all’operaio Ciro Moccia precipitato da un'altezza di 15 metri mentre si trovava sulla passerella del piano di carico dei forni. Ricordiamo che a fine 2020 la capacità di produzione del siderurgico di Taranto si è attestata sui 3,4 milioni di tonnellate, destinati a salire a 5 milioni quest’anno e stabilizzarsi a 6 milioni nel 2022/2023 per continuare a salire a 7 milioni nel 2024 e a 8 milioni nel 2025. E non pensiamo certamente che possa essere un forno elettrico da 260 milioni di euro con una capacita’ di 2,5 milioni di tonnellate all’anno a frenare tutto questo vecchio e obsoleto processo produttivo, ricordiamolo, sempre a carbone che continuerà a tormentare le anime dei cittadini di Taranto con le annesse conseguenze sanitarie ed ambientali purtroppo già ben note al territorio.

 

 

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Difendere Taranto, un dovere ed un diritto

Associazione Genitori tarantini – ets -

Taranto è la città che piange i propri bambini...

di Massimo Castellana 
Tarantoinquinato minDell’Italia di questi tempi bui, Taranto è ormai da anni diventata un simbolo. Suo malgrado. Simbolo di come sia facile, per chi governa il Bel Paese, cedere al disumano potere economico, calpestando la Carta costituzionale nei suoi passaggi fondamentali, mentendo al popolo sovrano, inginocchiandosi davanti ad una multinazionale straniera che non rispetta i contratti.
Taranto è il simbolo di come un governo possa venerare una produzione altamente inquinante, a scapito della già troppo minata salute dei propri cittadini e della salubrità ambientale, fino a caldeggiarne un raddoppio, intervenendo direttamente con centinaia di milioni di euro degli italiani.

Sì, Taranto è un simbolo. Per le percentuali di tumori di ogni genere, di malattie cardiovascolari e respiratorie, di malformazioni, di degenerazioni psichiche, fisiche e spirituali, di gran lunga superiori alle medie regionali.Taranto è un simbolo di morte per inquinamento ambientale da parte di industrie che non si attengono alle leggi sull’ambiente e che continuano ad agire in dispregio di queste grazie alla connivenza e al sostegno di chi rappresenta lo Stato.

Taranto è la città che piange i propri bambini, accompagnandoli nell’ultimo viaggio con la delicatezza e l’impotenza di una madre ferita a morte. Bambini colpiti in gran numero da tumore, con buona pace dei ricercatori e degli esperti che considerano i tumori in età pediatrica eventi davvero rari.Taranto, sì. La polis fondata dagli Spartani (che, unico caso in quei tempi, riconoscevano importanti diritti alle donne), ridotta a simbolo di diritti negati: la dignità, la giustizia, la salute, la sicurezza, le libertà individuali, l’istruzione e il gioco per i bambini, la qualità e le aspettative di vita.

Taranto, dove anche il lavoro, termine nobile, viene ridotto al livello di schiavitù, depredato delle tutele garantite dalla Costituzione italiana. Così, la produzione a caldo dell’acciaieria viene chiusa a Genova e a Trieste perché incompatibile con la salute di cittadini e lavoratori, mentre a Taranto diventa magicamente “produzione strategica”.

Taranto, che come tutti i Comuni di questa nazione affida al sindaco il prioritario compito di tutelare la salute dei propri cittadini, ricorda ancora le immagini del sindaco Stefano –un pediatra- che inaugura le nuove fontanelle (dono dell’Ilva) insieme alla famiglia Riva (a quei tempi proprietaria dell’acciaieria), nello stesso cimitero monumentale i cui marmi sono indelebilmente macchiati di rosso vergogna dalle polveri provenienti dalle montagne di minerale di ferro poste al confine dei suoi muri perimetrali.

Taranto, rappresentazione reale di governi che, in successione, intervengono per ben dodici volte per bloccare la Magistratura tarantina e consentire all’acciaieria di continuare ad avvelenare e uccidere i tarantini.
Taranto, dove anche la Corte Costituzionale è intervenuta (sbagliando, secondo me) ponendo sullo stesso piano il diritto alla salute, l’unico dichiarato “fondamentale”, e il diritto solo “riconosciuto” al lavoro, affinché entro il 2015 l’Autorizzazione Integrata Ambientale potesse essere portata a termine, pena la chiusura dell’acciaieria. Con il nuovo accordo tra Stato e ArcelorMittal, i termini vengono prorogati al 2025! Sì, questa Taranto che, con riferimento alla produzione e all’occupazione, viene identificata da giornalisti compiacenti come “paese” o, al più, “cittadina” e che, quando si parla di inquinamento, nel 2025, a piano ambientale completato, ne produrrà tanto quanto qualsiasi grande città italiana. Da paese a grande città italiana il passo è breve, se si mettono al primo posto gli interessi privati.

Ed è sempre Taranto, la polis più importante della Magna Grecia, simbolo di cultura e storia, che non riesce neppure a vincere il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2022, per colpa di un progetto raffazzonato, improntato su lacrime e sudore, messo in piedi da un’amministrazione comunale indegna della città che fu di Archita.Resta, però, sempre Taranto, icona di bellezza sublime che i suoi figli più attenti ed innamorati continueranno a decantare.

Taranto, che i suoi figli più attenti ed innamorati continueranno a difendere da questi indefinibili esseri che continuano in maniera vergognosa a gestire la Res publica.
"Cerchiamo un luogo ridente ove occhi sensibili alla bellezza si riconfortino dopo la sozzura interminabile dei luoghi orribili; in cammino per Taranto!" (Seneca, De Tranquillitate Animi, II, 13.)

 

 

 

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Per i bambini di Taranto

Solidarietà

Dagli artisti dello spettacolo, il regalo per i bambini di Taranto.

di Associazione Genitori tarantini-ets
manifesto comitato GenitoriTaranto minLa sorpresa di Natale, quest’anno, arriva dal mondo dello spettacolo italiano. Da alcuni giorni, donne e uomini, artisti affermati, stanno manifestando apertamente la propria solidarietà per Taranto, in uno dei momenti più brutti ed offensivi nei riguardi della nostra comunità.

“L’Italia bella si muove, quando la Costituzione viene piegata ai voleri dei poteri forti”, dichiara Cinzia Zaninelli, presidente dell’associazione Genitori tarantini. “Vogliamo ringraziare, innanzitutto, Anna Ferruzzo e Massimo Wertmuller per il loro costante impegno che li ha portati a contattare amici-colleghi per proporre loro qualcosa di magnifico: una manifestazione di infinito amore e di affetto per i nostri figli. Questi gesti non erano dovuti e per questo diventano ancora più importanti, più preziosi per noi tarantini.”

Dopo aver condiviso e sottoscritto la lettera che ogni settimana, puntualmente dall’inizio di giugno, viene inviaFoto 2 Massimo Wertmuller e Anna Ferruzzi minta al premier Conte (dal quale si attende ancora una risposta, nonostante le promesse di agosto), molti di questi encomiabili artisti hanno voluto dedicare a Taranto e ai suoi figli più piccoli brevi videomessaggi che sono stati raccolti in un video che verrà pubblicato sulla pagina facebook dell’associazione Genitori tarantini, la vigilia di Natale.

L’associazione vuole ringraziare di vero cuore, in ordine sparso, Anna Ferruzzo, Massimo Wertmuller, Michele La Ginestra, Antonello Fassari, Rodolfo Laganà, Massimo Bonetti, Massimo Ghini, Filippo Laganà, Paola Tiziana Cruciani, Valentina Carnelutti, Edy Angelillo, Pino Quartullo, Sandra Collodel, Ninni Bruschetta, Amanda Sandrelli, Tullio Solenghi, Maria Grazia Pani, Giampiero Ingrassia, Francesca Reggiani, Iaia Forte.

 

manifesto comitato GenitoriTaranto min

 
Associazione Genitori tarantini-ets

 

 

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I bambini di Taranto? Scarti di produzione, perdite di esercizio sopportabili

 Di ACCIAIO: c'è chi vive e chi MUORE

I “trivellatori di Stato”, come li chiamava Luigi Einaudi, sono ancora tra noi

di Massimo Castellana
genitori tarantini 390 minIntorno al 1915, il giovane economista Luigi Einaudi, che in seguito sarebbe diventato il primo presidente della Repubblica italiana, indicò con il termine “trivellatori di Stato” tutti i soggetti che ottenevano benefici diretti (sussidi) ed indiretti (protezione doganale) a spese dello Stato e della collettività in generale. Primi tra questi “trivellatori”, egli pose i produttori di acciaio. In pratica, si trattava di raggiungere, pur restando all’interno della legge, benefici personali a scapito del popolo tutto.

Questa premessa ci serve per capire quanto, anche dopo più di un secolo, tutto appaia ancora fermo a quei tempi. Con una aggravante: oggi, queste licenze consentite dallo Stato pesano sulla salute e sulla vita di cittadini italiani, a cominciare dai bambini.

Così, questa volta, all’indomani dell’accordo tra Stato (Invitalia) e ArcelorMittal, scegliamo di non far parlare i tarantini e, attraverso alcune dichiarazioni, cerchiamo di capire perché l’ex Ilva di Taranto sia così importante. E, soprattutto, per chi.

L’accordo sottoscritto tra Invitalia e ArcelorMittal il 10 dicembre, tutto sbilanciato a favore della multinazionale franco-indiana, suona come una nuova sconfitta per lo Stato i cui costi verranno pagati da tutti gli italiani, in termini economici, e da decine di migliaia di tarantini, in termini di salute.

Bene, lasciamo, quindi, la parola a chi dalla realtà tarantina è abbastanza lontano, ma che ha contribuito significativamente a disegnarla. A cominciare, naturalmente, dal ministro dello Sviluppo Economico che nel 2017 ha chiuso l’accordo con ArcelorMittal, Carlo Calenda.

Un significativo passo, nelle sue parole alla trasmissione Report del 4 dicembre 2017. Seguendo questo link (https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Venduti-bdb41395-846b-404f-94e2-8c3ae96b194f.html) potrete ritrovare, dal minuto 10:30, la dichiarazione qui sotto.

Sul perché la gara non fosse stata aggiudicata a Jindal (multinazionale concorrente), Carlo Calenda risponde: «C’è un piccolo dettaglio: se il differenziale di prezzo fosse stato di 200 milioni di euro, avrebbero vinto, ma con un differenziale di prezzo di 600 milioni che, badi bene, serve a pagare i soldi dello Stato, i prestiti delle banche e i fornitori…»

La ragione di tali parole, forse, si può ritrovare nello stesso servizio, dal minuto 23:46.

Ricapitolando, per onorare banche e creditori, Taranto e i tarantini vengono consegnati dallo Stato ad una multinazionale che non aveva (e non ha) alcuna intenzione di ridurre l’inquinamento.

Spingendoci un po’ più a Nord, ecco un articolo pubblicato su L’Eco di Bergamo, in data 19 maggio 2018 (qui il link per leggere l’articolo completo: https://www.ecodibergamo.it/stories/Editoriale/se-chiude-lilvapaghiamo-tutti_1279339_11/).

Due passaggi dell’articolo intitolato: Se chiude l’Ilva paghiamo tutti

La Puglia dell’Ilva dal destino incerto e del mai risolto conflitto tra sviluppo e salute, è lontana dalle nostre Prealpi lombarde, ma per la rilevante presenza qui della siderurgia, e per il futuro di un’economia prevalentemente manifatturiera, quel che succede a Taranto succede davvero sull’uscio di casa.

Le acciaierie di Taranto sono tra i più importanti impianti del mondo, molto appetibili per i nuovi signori internazionali dell’acciaio. Fermare l’area a caldo significherebbe mettere a rischio il reddito di 14 mila famiglie e di un indotto ancor più rilevante sul piano sociale ed economico, che riguarda mezza Italia.

Così, veniamo a sapere che Taranto è fuori dall’uscio di Casa Italia (!) e che la fermata dell’area a caldo dell’ex Ilva-Taranto metterebbe a rischio, socialmente ed economicamente mezza Italia (probabilmente, quella mezza Italia che sta a Nord).

Francesco Caiazzo, nel suo articolo apparso su Jacobin Italia in data 11 dicembre 2020, attribuisce a Gianfranco Tosini (docente di Analisi di strategie di internazionalizzazione imprese bresciane nella sede di Brescia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore -università privata-, oltre che responsabile del settore economia nell’Associazione Industriale Bresciana), queste parole: «All’Ilva si possono chiedere prodotti con dieci giorni di anticipo, da un produttore indiano o cinese servirebbero realisticamente almeno 90 giorni».

L’articolo, che si consiglia di leggere fino alla fine (consultabile al seguente link: https://jacobinitalia.it/ex-ilva-cosa-succede-in-citta/?fbclid=IwAR1IVLAHvPAMXNGqp-0ckt_wG0bCGZBPIvxOXK0v4cX2lzAg7yt-fu0dsMM), è ricco di spunti interessanti, che vanno dai costi per il trasporto verso il Nord ai tempi maggiormente flessibili per il pagamento e che rendono, quindi, Taranto un asset strategico per le aziende del settentrione. E’ nelle cose che anche le istituzioni e i lavoratori del Nord vogliono che all’ex Ilva-Taranto si continui produrre in un certo modo.

Nell’accordo del 10 dicembre tra Stato e ArcelorMittal è previsto anche l’utilizzo, previa costruzione, di forni elettrici (meno inquinanti dell’attuale produzione a carbone), ma, sempre nell’articolo su citato, Francesco Caiazzo ci fa sapere che Alessandro Banzato (presidente e proprietario delle Acciaierie Venete, azienda che produce acciaio a Padova, in provincia di Brescia e Trento, utilizzando forni elettrici e cioè il preridotto (molto richiesto e quindi costoso rispetto al carbone di Taranto) ha specificato che un eventuale forno elettrico a Taranto non deve creare squilibri per gli altri produttori nazionali di acciaio proveniente da forni elettrici.

Da questo si deduce che i forni elettrici, a Taranto, resteranno solo sulla carta di un accordo già in partenza fallimentare esclusivamente per lo Stato.

C’è davvero molto altro di interessante, nell’articolo, ma già bastano le dichiarazioni fin qui riportate per comprendere che i bambini di Taranto, alla fine, non sono altro che scarti di produzione, perdite di esercizio sopportabili. E, con loro, l’intera popolazione tarantina.

I “trivellatori di Stato” sono ancora tra noi.

 

manifesto comitato GenitoriTaranto min

*Massimo Castellana, Portavoce dell’Associazione Genitori tarantini - ets

 

 

 

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