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Da Taranto ancora una sollecitazione a Mattarella

ASSOCIAZIONE GENITORI TARANTINI

Lettera aperta al Presidente Sergio Mattarella

Foto 2 bambino 360 minPresidente Sergio Mattarella,
a Taranto anche i bambini si ammalano, soffrono e muoiono in percentuali di molto maggiori rispetto al resto dell’Italia.
La causa è nota, secondo medici, scienziati, ricercatori: l’inquinamento prodotto da industrie confinanti con zone densamente abitate. In decine di relazioni scientifiche, da ultimo redatte anche dall'OMS, si mette in rilievo come le bonifiche siano essenziali per scongiurare il protrarsi del danno sanitario alla popolazione, perché tutte le matrici ambientali sono gravemente compromesse, compresi acqua e suolo.

Per quanto riguarda l'inquinamento atmosferico, le stesse fabbriche sostengono di emettere veleni ben al di sotto dei limiti di legge, senza tener conto che questi limiti, fissati dalla politica, sono superiori anche di più del doppio rispetto a quelli dichiarati pericolosi per la salute dall’OMS e che le polveri emesse dalle cokerie si caricano di particelle di benzene, altamente cancerogeno, in occasione dei wind days e di malfunzionamenti degli impianti. A nulla serve pertanto dire che su base mensile o giornaliera i limiti sono rispettati.

Presidente, lo Stato italiano, per mezzo della Corte costituzionale, dieci anni fa pose sullo stesso piano il diritto alla salute e quello alla produzione ed occupazione. Lei faceva parte di quel collegio che tuttavia stabilì un preciso limite temporale al bilanciamento dei diritti di rilievo costituzionale: trentasei mesi per l'attuazione delle prescrizioni AIA. In poche parole, il fondamentale diritto dell’individuo, che altro non è che il principale dovere della Repubblica italiana di tutelare la vita, è calpestato, in violazione del diritto comunitario che aveva fissato al 31/10/2007 il termine ultimo di adeguamento degli impianti (art. 5 direttiva IPPC del 1996), ma anche le decisioni della Consulta. I trentasei mesi sarebbero scaduti nel 2015; siamo nel 2022, e forse solo ad agosto del 2023 le prescrizioni saranno adempiute, ma rimarrà aperto il capitolo bonifiche.

Lei ha emanato di recente il c.d. decreto legge Ukraina, il cui articolo 10 sottrae proprio risorse destinate alle bonifiche, già rienute insufficienti, nonostante il Parlamento avesse bocciato analoga norma contenuta nell'ultimo decreto milleproroghe. Il Governo lo ha riproposto accampando la scusa della situazione emergenziale creatasi per la guerra. Che sia un pretesto è evidente in quanto non esiste alcuna logica spiegazione sul perché l'evento guerra debba fare venire meno le bonifiche. Fra l'altro, gli impianti del siderurgico si alimentano bruciando milioni di tonnellate di carbone acquistato in Asia e in Australia e non con gas o petrolio provenienti dalla Russia.

Nel frattempo, a carico dello Stato italiano sono arrivate, in data 5 maggio 2022, altre quattro condanne da parte della Corte Europea per i Diritti Umani (di conferma della condanna del 2019 relativa al caso Cordella). In tutte le sentenze si pone in evidenza come le mancate bonifiche violino i diritti umani dei residenti.
Inoltre, il rapporto del Consiglio per i diritti umani dell’ONU (UNHRC, 12/01/2022) definiva le “zone di sacrificio” come prodotto spesso creato dalla collusione di Governi e imprese, arrivando a dire che “le persone che abitano le zone di sacrificio sono sfruttate, traumatizzate e stigmatizzate. Sono trattate come usa e getta, le loro voci ignorate, la loro presenza esclusa dai processi decisionali e la loro dignità e diritti umani calpestati”. In detto rapporto come esempio veniva indicato proprio il caso di Taranto.

Signor Presidente, Lei è stato autore di pronunce della Consulta che spiegano come le sentenze della CEDU pongano a carico di tutti gli organi di uno Stato il dovere di adeguarsi alle stesse. Lei inoltre sa bene che i rapporti speciali di UNHRC e le loro linee guida per gli Stati siano da tempo considerati dalla Corte Suprema di Cassazione fonti del diritto. Nel caso di Taranto queste linee guida dicono che bisogna "immediatamente" chiudere le fonti inquinanti.

Nel frattempo, sono intervenute modifiche agli articoli 9 e 41 della Carta costituzionale che impongono ancora più attenzioni all’ambiente e alla salute, anche a garanzia delle future generazioni.
Anche Lei, Presidente, ha il dovere di conformarsi alle sentenze della CEDU, alle linee guida UNHRC e di essere garante della Costituzione. Se non lo fanno Governo e Parlamento ha il dovere di esercitare i poteri che la Costituzione le attribuisce proprio in casi come questo.

Non consenta che si consumi un ulteriore sacrificio del popolo tarantino, ancora una volta deriso, umiliato, offeso nella dignità.
Faccia il padre, presidente Mattarella: equo con tutti i suoi figli e ben disposto verso quelli più in difficoltà.

Le rivolgiamo quindi un appello affinché eserciti il potere di cui all'art. 74 Cost., non promulgando la legge di conversione del d.l. contenente norme contrastanti con le recenti sentenze della CEDU, intervenute nelle more dell'iter di conversione.

 

 

 

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OMS: «non è accettabile l'inquinamento dell'ILVA a Taranto dopo il 2012»

GENITORI TARANTINI

Le emissioni dell'ILVA continuano ad essere incompatibili con la salute pubblica

Dal Comitato Cittadino per la Salute e L'Ambiente a Taranto
cinziazaninelli 390 minIl rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) recentemente presentato dalla Regione Puglia è molto importante perché smentisce tutti coloro che ritenevano accettabile l'inquinamento dell'ILVA a Taranto dopo il 2012.
I decreti salva-ILVA non hanno fermato l'inquinamento, non hanno evitato nuove morti ma hanno tentato di stoppare la magistratura e di difendere una fabbrica indifendibile.

Le emissioni dello stabilimento ILVA continuano ad essere incompatibili con la salute pubblica e l'OMS fornisce dati in tal senso.
Siamo di fronte a un danno alla salute che non si è interrotto alla data di competenza del processo Ambiente Svenduto.
Se da una parte lo studio OMS registra una riduzione del danno sanitario - grazie anche all'intervento della magistratura - dall'altra i dati evidenziano la sua prosecuzione, conteggiando il numero di morti premature fra gli over 30. E la stima non tiene in considerazione i danni sanitari relativi all'inquinamento di acqua e suolo, e quindi alla contaminazione della catena alimentare.

Per legge un reato può essere istantaneo o protratto nel tempo. Nel caso dell'inquinamento industriale a Taranto siamo in presenza di emissioni che si sono protratte nel tempo in modo significativo e pericoloso per la salute anche per la mancata adozione (o per la tardiva adozione) delle prescrizioni ambientali previste per lo stabilimento siderurgico. E anche perché, come emerge dallo studio OMS, il piano ambientale non è in grado di annullare le morti premature ma solo di ridurle.

E' ben magra soddisfazione scoprire che l'inquinamento uccide di meno quando non si deve morire di inquinamento.
Si passerebbe infatti, secondo lo studio OMS, da un eccesso di mortalità stimabile nel periodo di gestione dei Riva in un range di 27-43 morti premature annue a un eccesso di mortalità stimabile in un intervallo annuo di 5-8 morti premature se fossero invece applicate le prescrizioni previste dall’AIA 2015.

Noi non vogliamo un inquinamento che uccida di meno: noi non vogliamo morire di inquinamento. Noi non vogliamo che la guerra faccia meno vittime, noi vogliamo eliminare la guerra alla radice. Questo è il punto su cui solleviamo un problema etico ma anche giuridico. Non ci accontentiamo di morire di meno, di avere meno vittime. Noi vogliamo porre fine alle morti premature evitabili.

Se un inquinamento si protrae nel tempo e un autorevole studio internazionale stima morti premature allora la cosa non può lasciare indifferente la magistratura. Da ora in poi, con i dati OMS che vanno a confermare le precedenti Valutazioni Danno Sanitario, non si può più considerare normale una situazione anomala.
Questo rapporto dell'OMS a nostro parere costituisce notizia di reato e ci attiveremo pertanto con un esposto alla Procura affinché venga acquisito dalla magistratura per ogni migliore sua valutazione in ordine alle condotte e agli eventuali responsabili.

Ma c'è anche una domanda che poniamo ai sostenitori della decarbonizzazione fra dieci anni: sono accettabili dalle 50 alle 80 morti premature complessive da oggi a dieci anni?
Per il Comitato Cittadino per la Salute e l'Ambiente a Taranto

Massimo Castellana (responsabile legale)
Alessandro Marescotti

 

 

 

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Taranto: Ambiente e lavoro se contrapposti hanno ricadute disastrose

AMBIENTE E LAVORO: INSEPARABILI

49ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani a Taranto 21-24 ottobre 2021

di Donato Galeone
Il pianeta che speriamo 390 minDa Cagliari nel 2017 con il tema del “lavoro degno, libero, creativo, partecipativo e solidale” a Taranto si conclude la 49ª Settimana Sociale dei Cattolici italiani il 24 ottobre 2021 con il tema su il “pianeta che speriamo, ambiente, lavoro, futuro” nel rapporto “tutto connesso” tra ecologia ed economia, tra ambiente e lavoro nel contesto di crisi ambientale e sociale.

Nella città di Taranto, come tre anni fa a Cagliari, viene offerto il contributo dei cattolici italiani - con le sue Settimane Sociali - per la ricostruzione di un modello di sviluppo nazionale e territoriale nella dimensione europea e globale.
Si tratta, consapevolmente, di indicare e richiamare un percorso di riflessioni verso azioni che pongono al centro “ambiente, lavoro, futuro” - evidenziando - che non ci sono crisi separate tra crisi ambientali e crisi sociali ma tutto è connesso in una sola “complessa crisi socio-ambientale” (Laudato,Si n.139).

E la città di Taranto - commentata dall'Arcivescovo Mons. Filippo Santoro, Presidente del Comitato Scientifico e Organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani (Instrumentum laboris n.35) - è scelta esemplare perché la “vicenda di Taranto permette di capire che mettere in alternativa ambiente e lavoro crea una ingiusta contrapposizione con ricadute disastrose sia dal punto di vista ambientale che sociale”.
Taranto - capitale dell'acciaio italiano - mostra concretamente in che consiste il debito ecologico: “una interminabile sequela di morti insieme a profonde ferite ambientali”.
Aggiunge e sottolinea l'Arcivescovo e Presidente Mons. Filippo Santoro che “di fronte a queste sofferenze sia a Taranto che altrove non è più possibile temporeggiare lasciando la popolazione in una perenne incertezza (pluriennale) in un contesto provato e reso più grave dal Covid-19”.
E con il video messaggio a sorpresa - nella giornata di apertura della Settimana Sociale – giunge la carezza di Papa Francesco ai genitori di Taranto: a quelle mamme e quei papà “che hanno pianto e piangono per la morte e la sofferenza dei propri figli”.
Ai giovani, un pensiero particolare e un incoraggiamento: “insegnateci a custodire il creato! Siete il presente, siete l'oggi del Pianeta, non sentitevi mai ai margini dei progetti o delle riflessioni. I vostri sogni devono essere i sogni di tutti, e sull'ambiente avete tanto da insegnare”.

E il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella - con il suo messaggio - ha voluto sottolineare che “la pandemia è stata ed è tuttora una prova molto dura. Ha evidenziato i nostri limiti e le contraddizioni del modello di società che abbiamo costruito. Al tempo stesso ha messo in luce il senso profondo di una comunità come la nostra, restituendo valore alle cose che hanno valore, - evidenziando - che “ l'egocentrismo è uscito sconfitto da una vicenda in cui la solidarietà si è affermata come chiave per affrontare e risolvere i problemi, per sostenere lo sviluppo pieno della personalità umana, a partire dalla difesa della vita”.

Mentre Papa Francesco con il suo messaggio alla 49ª Settimana Sociale esorta a camminare con audacia sulla strada della speranza immaginandola contrassegnata da tre cartelli:
1 – cartello di attenzione agli attraversamenti: “si tratta di essere attenti a scorgere volti e storie che ci interpellano. Non si può rimanere nella indifferenza di fronte alle sofferenze di fratelli e sorelle che sono crocifissi in attesa della risurrezione”. Sottolinea Papa Francesco: “che la fantasia dello Spirito ci aiuti a non lasciare nulla di intentato perché le loro legittime speranze si realizzino”.
2 – cartello del divieto di sosta: “la speranza è sempre in cammino. Non devono prevalere la paura e il silenzio che finiscono per favorire l'agire dei lupi del malaffare e dell'interesse individuale. Non si deve avere paura di denunciare e contrastare la illegalità. Non si deve avere timore sopratutto di seminare il bene”.
3 – cartello dell'obbligo di svolta: “il cambiamento d'epoca che stiamo attraversando esige un obbligo di svolta – non un semplice cambio di direzione - ma un cammino nuovo verso tanti segni di speranza nella promozione di un modello economico diverso, più equo e attento alle persone”.

Il cammino della speranza indicata nel messaggio di Papa Francesco con i tre cartelli della segnaletica stradale si interfacciano alle attese del Pianeta Terra che speriamo e sono: “quella dove la cultura del dialogo e della pace fecondino un giorno nuovo; dove il lavoro conferisca dignità alla persona e custodisca il creato; dove mondi culturalmente distanti convergano, animati dalla comune preoccupazione per il bene comune”.

Giovedì 21 - pomeriggio - aperta la 49ª Settimana Sociale con la lettura del messaggio di Papa Francesco, il Presidente della CEI Cardinale Gualtiero Bassetti, nel suo intervento, ha voluto richiamare il malessere sociale riemergente nella nostra società ogni volta che c'è una crisi umanitaria: in precedenza, erano i migranti e oggi la pandemia.
Per il Cardinale Bassetti “Occorre un balzo in avanti“ - volgendo lo sguardo verso il futuro: “uno sguardo lungo sulle sorti dell'Europa e dell'Italia !! Appare necessario sapere leggere i segni dei tempi e interpretare questo XXI secolo entro cui Italia e l'Europa rischiano di trovarsi in una grande terra di mezzo che, a lungo andare, potrebbe essere terra di periferia caratterizzata di vecchi, da un gelido inverno demografico sempre più asfittico e, anche , una terra che sta abbandonando, neppure troppo lentamente, il cristianesimo”.

Ed ecco l'appello del Presidente della CEI Cardinale ai giovani che siano “i nuovi protagonisti. Quei giovani – però – che sono veramente persone libere. ovvero, che non si lasciano sedurre dalle vecchie ideologie del novecento e che non rimangano abbagliati dai nuovi demagoghi.”

Per l'Arcivescovo Presidente delle Settimane Sociali. Mons. Filippo Santoro: “Taranto è l'emblema delle sfide, in quanto si gioca una partita che, fatte le dovute proporzioni si gioca in tutto il Pianeta Terra”.
Il prete pugliese missionario - dinamico Arcivescovo Santoro – sottolinea, auspica e dice : “come vorrei che da Taranto noi dessimo un segnale di apertura verso un futuro possibile e non una speranza precaria ma un il lavoro continuo vero e il disinquinamento territoriale che ha intossicato le coscienze prima ancora dell'aria, la terra e il mare”.

Tra venerdì 22 e sabato 23 pieno svolgimento dei lavori con le proposte e riflessioni su relazioni e discussioni tra temi economici e sociali territoriali - confronto da Nord a Sud - anche mediante documenti elaborati in base alla guida preparatoria (“Instrumentum laboris”) che avevano preceduto la 49ª Settimana Sociale conclusasi domenica 24 ottobre 2021.(1)

Dalla marina di Leporano, 25 ottobre 2021
(1) per sapere e conoscere di più leggere, approfondire e divulgare i documenti preparatori

 

 

 

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Taranto; Batteria 12 cokeria verso la chiusura

GENITORI TARANTINI 

"Nostra vittoria contro inquinamento area a caldo dell'ILVA di Taranto"

Foto 2 bambino 360 min VITTORIA. Dal 1° luglio Acciaierie d'Italia ha 10 giorni per fermare la batteria 12 della cokeria perché non messa a norma. Se in 5 giorni (da oggi al 30 giugno) non realizza gli interventi previsti (dopo 7 anni di lavori non fatti) allora scatta il fermo.

#ILVA E' una vittoria del Comitato Cittadino che - dopo aver rilevato l'inottemperanza alle prescrizioni autorizzative - il 15 giugno 2021 scriveva quanto segue:https://lists.peacelink.it/news/2021/06/msg00001.html
Il 15 giugno scrivevamo una PEC al ministro Cingolani concludendo così:"Lei è uno scienziato e le chiediamo di anteporre le ragioni della scienza, consultando in merito l’organo tecnico (Commissione Tecnica di Verifica dell'Impatto Ambientale - CTVIA) per un parere motivato. La batteria va fermata, signor Ministro, il tempo dell'attesa e delle proroghe è finito e - di fronte all'acclarata persistenza di un rischio cancerogeno inaccettabile - è ora di dare un chiaro segnale a chi non mette a norma gli impianti".
Comitato Cittadino per la Salute e l'Ambiente a Taranto
Massimo Castellana Alessandro Marescotti
Lista Ecologia di PeaceLink
Alessandro Marescotti <>;;
ven 25 giu, 15:19 (16 ore fa)

 

 

 

 

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Taranto. "Rischio sanitario inaccettabile" ignorato

GENITORI TARANTINI

La sentenza del Consiglio di Stato tra le ragioni dei cittadini e le ragioni dell'azienda ha ritenuto più fondate le ragioni dell'azienda.

Ne prendiamo atto.

carrozzina 350 minQuesta sentenza non riduce ma aumenta la nostra determinazione nel condurre con ancora più vigore la lotta per la tutela dei diritti inalienabili dei cittadini esposti ad un rischio sanitario inaccettabile. Tale rischio sanitario inaccettabile è attestato dalla nuova valutazione danno sanitario (VDS) che certifica per il futuro un elevato rischio cancerogeno in base all'attuale autorizzazione integrata ambientale a 6 milioni di tonnellate/anno per l'azienda.

Siamo inoltre in presenza di eccessi di mortalità anche recenti (calcolati fino al 31 dicembre 2020) nei tre quartieri più vicini al polo industriale, accertati con i dati dell'anagrafe comunale. Infine sono emersi i gravi effetti neurotossici di piombo e arsenico sui bambini di Taranto che vivono vicino all'industria pesante.

Una sentenza favorevole alle ragioni aziendali non fermerà l'accertamento di tutti i danni alla salute e la nostra lotta per porvi fine.

Assieme alle associazioni di Taranto ci faremo promotori di un'iniziativa di tutela multilivello che solleciti contemporaneamente la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo, il Comitato ONU per i diritti dell'infanzia di Ginevra, la Commissione Europea di Bruxelles, tutti gli organi nazionali preposti alla tutela dell'infanzia e infine anche la Procura della Repubblica per quanto di propria competenza.

Le nostre ragioni sono e saranno più solide di quelle dell'acciaio.

Comitato Cittadino per la Salute e l’Ambiente a Taranto

*Questo comunicato è inviato da Massimo Castellana (responsabile legale del Comitato) assieme a: Associazione PeaceLink (Alessandro Marescotti), Comitato Quartiere Tamburi (Giuseppe Roberto), Articolo 32 (Angelo Fasanella), Genitori Tarantini (Cinzia Zaninelli), LiberiAmo Taranto (Maria Arpino), Lovely Taranto (Antonella Coronese).

 

 

 

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Taranto e l'ora della Verità per il Ministro Cingolani

TARANTO E INQUINAMENTO

Il ministro dimostri se sta dalla parte della scienza o con chi inquina

genitori tarantini 390 minL'ora della verità è arrivata. E il ministro Cingolani dovrà fare una di quelle scelte on/off che non gli piacciono.
Perché il ministro dovrà scegliere?
1) La batteria 12 della cokeria è fuori norma e va fermata il 30 giugno 2021 per non aver rispettato le prescrizioni autorizzative.

2) Domani vi sarà la conferenza dei servizi per decidere il fermo di questa importante batteria, la più grande della cokeria ILVA.

3) Noi gli abbiamo appena inviato una PEC molto dettagliata che potremmo portare alla Procura della Repubblica.

4) Le evidenze scientifiche sono nette e indicano un rischio cancerogeno inaccettabile con l'autorizzazione del Ministero all'ILVA.

Adesso il ministro Cingolani deve decidere se sta dalla parte della scienza o se sta dalla parte di chi inquina.
Adesso il ministro deve scegliere se applicare la legge (e adempiere a ciò che la legge richiede, ossia il fermo dell'impianto pericoloso fuori norma) o propendere per una soluzione "creativa".
Nel frattempo prepariamo le carte da portare in Procura e fra queste c'è la nuova Valutazione Danno Sanitario che conferma un rischio sanitario inaccettabile ai livelli produttivi autorizzati dal Ministero.

IMPORTANTE LEGGERE IL COMUNICATO DAL LINK CHE SEGUE

Link comunicato https://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/48539.html
 
fonte Alessandro Marescotti <>;;
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Taranto: "è necessario un raccordo tra tutte le parti lese"

LAVORO E SALUTE

Intervista a Giovanni Faggiano, ex operaio Ilva di Taranto

di Nadeia De Gasperis
aria taranto GiornalediPuglia minGiovanni Faggiano è stato operaio ILVA, cosa è successo, perché non lavora più lì?

Sono stato un operaio ilva per quasi 15 anni. Ovviamente per un ragazzo avere un posto di lavoro fisso è una fortuna, specialmente quando ti ritrovi a vivere in una città con un alto tasso di disoccupazione. Non c’è stato un solo motivo scatenante per la mia decisione di andare via dall’Ilva ma tante situazioni che si sono concatenate. Mi sono reso conto che il siderurgico non è compatibile con la città e la vita dei cittadini. Un’industria dovrebbe portare lavoro e benefici alla città ma quando ti rendi conto che l’incidenza tumorale è altissima e che il lavoro della fabbrica va a incidere negativamente su altre realtà lavorative della città come la mitilicoltura, l’agricoltura e la pastorizia, il “tarlo” cresce e valutare gli aspetti negativi del siderurgico è inevitabile. Mandare al macero le cozze (prodotto di punta del territorio tarantino) perché coltivate in un tratto di mare inquinato, abbattere 600 capi di bestiame dopo aver riscontrato presenza di diossina o vietare la coltivazione entro un tot di chilometri dalla fabbrica è letteralmente creare disoccupazione e disagio sociale. Un’altra causa del mio licenziamento è stato senza dubbio l’incidente mortale di un mio collega del reparto Movimento Ferroviario, schiacciato tra un locomotore e un carro ferroviario. A causa di un accordo sindacale rifiutato da noi operai, nel 2012 ci si è trovati a condurre un mezzo pesante come un treno con una sola unità. Ad oggi non sappiamo realmente cosa sia successo quel giorno ma forse se fossimo stati in due, come si lavorava prima di quell’accordo, quell’incidente si sarebbe potuto evitare. La morte del mio collega è lo specchio di un altro grande problema della fabbrica: l’assenza del sindacato in quanto tale. Una vera e propria mancanza di difesa dei lavoratori che arriva proprio da chi invece dovrebbe tutelarli. Dopo la morte del mio collega, rientrati dopo uno sciopero durato più di due settimane, mi sono ritrovato anche a dover consultare uno psicologo perché la situazione era pesantissima e sono stato trasferito in un reparto che dopo poco tempo è stato chiuso, ad occuparmi di pulizie civili. Appena ho avuto l’occasione ho scelto di andarmene.

 

Secondo lei è necessario un “raccordo” tra tutte le parti lese? Lavoratori, bambini vittime e adulti vittime dell’inquinamento? Cosa può mettere insieme tutti?
Ovviamente è necessario un raccordo tra tutte le parti lese. L’unica cosa che può fare da collante è la consapevolezza di subire da anni l’inquinamento e il ricatto occupazionale da parte dell’industria a prescindere da chi ne muove i fili, che sia lo Stato o un privato. Per farlo è necessario scrollarsi di dosso divergenze e pregiudizi reciproci che molte volte emergono.

 

Lei purtroppo ha perso sua madre da poco tempo. In una intervista alla trasmissione Propaganda Live ha detto di sentirsi in colpa? Ci spiega questa cosa?
Più che in colpa mi sento concausa del problema. Le spiego meglio. Sono consapevole di non poter essere io, singolo lavoratore e cittadino, causa principale del problema che abbiamo a Taranto però aver lavorato per anni in quella fabbrica mi fa sentire come se anche io avessi contribuito. Negli anni passati, in quanto operaio seppur consapevole e impegnato, sono stato etichettato come “assassino” anche da una frangia di ambientalisti. Io non mi sono mai sentito né mi sento “assassino” ma dal momento in cui il tumore mi ha colpito in prima persona mi sono sentito ancora di più parte del problema. Certamente le responsabilità principali della situazione in cui ci troviamo sono quelle della classe politica e industriale degli ultimi sessant’anni. Se non posso darmi una colpa diretta per le malattie e le condizioni di lavoro all’interno della fabbrica - sicuramente peggiorate dal 2012, anno di sequestro degli impianti, ad oggi - posso però darmi un altro tipo di colpa: quella di non essere riuscito, nel mio piccolo, a far prendere coscienza del problema ai miei colleghi e ad altri concittadini. Questo per me è un fallimento. Si dice che bisognerebbe imparare dai propri fallimenti quindi non sono rassegnato a subire tutto ciò che quella fabbrica comporta ma sono convinto che sia necessario cambiare strategia nella mia lotta.

 

Sull’Ilva di Taranto ci sono state prese di posizioni, provvedimenti, in ultimo l’annuncio di una imminente bonifica. È cambiato qualcosa in positivo nel tempo?
Quando si parla di Ilva il passare del tempo e la positività sono due concetti che non si sposano bene. Dal 2012 ad oggi le cose sono solamente peggiorate per quanto vogliano farci credere che la mostruosa copertura dei parchi minerali o la cessione ad un privato con l’ingresso societario dello Stato siano effettivamente dei miglioramenti. Di fatto però non lo sono. La parola “bonifica” è sulla bocca di tutti ma ognuno le attribuisce un significato diverso. Per quanto mi riguarda l’unica bonifica possibile è quella conseguente ad una chiusura e smantellamento degli impianti, con il reimpiego della forza lavoro già presente. Ovvero riconvertire economicamente la città perché non sia più succube dell’acciaio.

 

Sulla vicenda della sua città si accendono e spengono i riflettori. Pensa che il problema sia guardato nel suo insieme o solo in parte? E da chi dipende?
Dipende da che punto di vista ne parliamo. Da un punto di vista cittadino i riflettori non si spengono mai visto che il siderurgico lo subiamo da sessant’anni 24 ore su 24 e purtroppo fa parte della nostra quotidianità. Per quanto riguarda i media forse il motivo per cui i riflettori si spengono e si accendono su Taranto è perché fa più notizia un licenziamento o la cassa integrazione degli operai piuttosto che la morte continua di bambini e adulti che subiscono l’inquinamento dell’industria. Di Ilva fondamentalmente si parla quando c’è di mezzo il PIL nazionale e non quando c’è da fare i conti con la salute e con una città del sud che cerca di emergere e di liberarsi dalla zavorra del siderurgico.

 

 

 

 

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I bambini di Taranto vogliono vivere

 SALVARE TARANTO

#IOSONOTARANTINO - I bambini di Taranto vogliono vivere

di Tania Castelli

Taranto 370 minTaranto è una perla preziosa incastonata tra due mari di lapislazzuli e l'oro delle sue spiagge. Ma in seno a tanta bellezza c'è anche un gigantesco polo siderurgico che, se da una parte offre lavoro a migliaia di persone, dall'altra mette in pericolo la salute pubblica con emissioni altamente inquinanti. In particolare quella dei bambini.

Già nel 2001 una Commissione Europea ha pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, dati preoccupanti sull'esposizione a diossine e/o PCB durante la fase gestazionale. Nei nascituri sono stati riscontrati poi ritardi dello sviluppo del sistema nervoso e sulla neurobiologia del comportamento, squilibri ormonali tiroidei, ritardo nello sviluppo e disordini comportamentali.

Nella popolazione giovanile tra 0 e 19 anni delle aree urbane vicine alla fabbrica, come il quartiere Tamburi, è stato riscontrato un drammatico aumento delle leucemie, in particolare quelle mieloidi, delle malformazioni congenite, dei problemi del neuro sviluppo e abbassamento del quoziente intellettivo (dati I.S.S. Istituto Superiore di Sanità).

Inoltre è stata rilevata una incidenza sulla media regionale del +54% di tumori infantili tra 0 e 14 anni, del +45% di patologie già nel grembo materno, del +21% di mortalità infantile e del +20% di mortalità entro il primo anno di vita (Fonte S.e.n.t.i.e.r.i. Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, commissionato dal Ministero della Salute e coordinato dall’I.S.S., arrivato nel 2019 già al qui ti rapporto annuale).

Nel 2013, la Dott.ssa Annamaria Moschetti e il Dott. Piero Minardi (Responsabile per “Ambiente e Salute Infantile” Associazione Culturale Pediatri Puglia e Basilicata; Pediatra di famiglia comune di Statte - TA e membro dell'Associazione Culturale Pediatri Puglia e Basilicata) hanno condotto uno studio su un piccolo campione di bambini residenti in quelle aree: nel sangue di nove bimbi tra i 3 e i 6 anni sono stati rilevati metalli pesanti con valori della piombemia che andavano tra 22 e 36 microgrammi/dl.

Nel processo contro Ilva per disastro ambientale, denominato "Ambiente svenduto", il PM di Taranto Mariano Buccolieri ha esposto nella requisitoria in Corte di Assise i dati scientifici rilevati dalle perizie depositate presso la Procura della Repubblica di Taranto fin dal 2009, in cui vengono riportati valori altissimi di diossina, trovata nei pascoli e nei terreni agricoli attorno all'area in cui risiede l'acciaieria. È bene ricordare che a causa di tale massiccia contaminazione sono stati abbattuti tutti i capi di bestiame presenti nelle attività di allevamento in un raggio di 20 km dall'insediamento industriale anche se, incredibilmente, non viene proibita l'agricoltura. Verdure, frutta e carni consumate dalla popolazione locale, a cominciare proprio dai bambini e dalle mamme in dolce attesa.

Numeri e dati spaventosi che rappresentano la tragedia di un territorio duramente colpito, in particolare nei suoi affetti più cari: i figli.

Fino al 2017 i bambini di Taranto affetti da patologie tumorali per curarsi dovevano affrontare una "migrazione sanitaria" a Bari o in altre città italiane in quanto il nosocomio cittadino, pur avendo una Unità di Pediatria, non comprendeva un reparto e le attrezzature adatti. Ma nel 2016 è avvenuta la svolta grazie alla raccolta fondi promossa dalle Associazioni Amici del Minibar e Arcobaleno mediante la vendita di una t-shirt con la frase "Ie jesce pacce pe te!!!" (In tarantino "Io sono pazzo di te!!!") di cui la famosissima giornalista e conduttrice televisiva Nadia Toffa si è fatta testimonial mediante la trasmissione Le Iene show. Così sono stati raccolti ben €500.000 coi quali, finalmente, è stato possibile attrezzare un primo reparto con due posti letto.

La direzione della U.O.C. di Pediatria ed Oncoematologia Pediatrica dell'Ospedale Santissima Annunziata è stata affidata al Dottor VALERIO CECINATI, esperto in Ematologia e Oncologia Pediatrica, già primario presso l'Ospedale Civile di Pescara, che lavora incessantemente per la crescita del piccolo reparto in cui, insieme alla sua equipe medica, lotta per sconfiggere i rari tumori dei bambini di Taranto.

Successivamente, data la crescente richiesta di degenze, si è provveduto ad un ampliamento della struttura utilizzando un finanziamento misto - pubblico e privato (quest'ultimo grazie ad una ulteriore campagna di vendita delle t-shirt). Nel dicembre del 2019 l'Unità Operativa Sanitaria è stata poi intitolata a Nadia Toffa che nel frattempo, purtroppo, è venuta a mancare proprio a causa di un tumore.

Infine, grazie alla Fondazione Soleterre in collaborazione col progetto locale SIMBA è stato possibile istituire due borse di specializzazione in ematooncologia pediatrica a Taranto e portare a Taranto anche una specialista in Psicologia Oncologica specializzata nel sostegno del benessere psicologico dei piccoli pazienti e delle loro famiglie. Si tratta della Dottoressa MARIA MONTANARO, che come il Dottor Cecinati è pugliese di nascita ed esercitava la sua professione a Padova ma, fortemente voluta dal Primario, ha scelto di seguirne l'esempio tornando in Puglia e unendosi alla equipe medica del reparto Nadia Toffa.

Tutto ciò rappresenta non poca cosa se pensiamo che è avvenuto nell'arco di soli 4 anni, per volontà e finanziamento popolare e grazie alle coraggiose scelte di vita di alcuni medici, piuttosto che in attuazione di un dovere istituzionale dello Stato.

Ma ciò che serve più di tutto ai bambini di Taranto è un ambiente salubre in cui vivere e crescere sani e sereni senza un così alto rischio di contrarre il cancro.

Per parlare dei danni alla salute dei bambini di Taranto la redazione di UNOeTRE.it ha in programma il 5 maggio p.v. alle 18,00 una diretta streaming in cui interverrà proprio il Dottor Valerio Cecinati, esperto in Ematologia e Oncologia Pediatrica, Primario del relativo reparto presso l'ospedale SS Annunziata di Taranto. Con lui avremo anche Massimo Castellana, dell'Associazione Genitori tarantini - ets, da anni impegnata contro l'inquinamento industriale, nella richiesta della indispensabile bonifica ambientale e in favore delle attività produttive ecocompatibili col territorio.

Invitiamo quindi tutti i nostri lettori a seguire il giornale e i suoi social media, sui quali verrà pubblicatoin seguito il promemoria sulla piattaforma StreamYard - attivabile con un semplice click - per accedere direttamente alla trasmissione on-line alle 18,00 del 5 maggio.

So, stay tuned!*

#IOSONOTARANTINO
Link sito ufficiale Associazione Genitori Tarantini ets
https://sites.google.com/view/genitoritarantini
Link pagina facebook ufficiale
Associazione Genitori Tarantini ets
https://www.facebook.com/genitoritarantini.ets/
Link all'evento facebook del 12 e 13 maggio a Roma organizzato dall'Associazione Genitori Tarantini
(© Massimo Wertmuller)
https://fb.me/e/1hmrj6W2U

 

*Quindi rimanete sintonizzati
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Acciaierie d’Italia aprirà a Taranto una nuova fase?

Il Governo prova a disinnescare l'arroganza di Arcelor Mittal

Accordo Arcelor Mittal – invitalia

Ministero delleconomia e delle Finanze minSul dossier ex Ilva vanno registrate alcune novità che si sono determinate nella giornata di ieri e che rappresentano un significativo passo in avanti nell’intera vicenda.

E’ stato raggiunto l’accordo tra la multinazionale Arcelor Mittal ed Invitalia, società controllata dal Ministero dell’Economia, finalizzato alla costruzione di una partnership pubblico-privata per il rilancio del gruppo siderurgico che prenderà il nome di Acciaierie d’Italia Holding.

Si è giunti all’intesa con la sottoscrizione di un aumento di capitale pari a 400 milioni di euro da parte di Invitalia che diventa così socio con una partecipazione del 38% del capitale azionario e con il 50% dei diritti di voto. Sempre da parte di Invitalia ci sarà, entro maggio 2022, un secondo investimento nel capitale di ulteriori 680 milioni, il che porterà la partecipazione della società pubblica nel capitale del nuovo soggetto al 60%, mentre Arcelor Mittal dovrà investire fino a 70 milioni per conservare una partecipazione pari al 40% e il controllo congiunto sulla società.

Una nota di Arcelor Mittal spiega che Acciaierie d’Italia Holding “opererà in modo autonomo e avrà propri piani di finanziamento indipendenti da Arcelor Mittal”. Tutto questo però, in base all’accordo, è subordinato al verificarsi di determinate condizioni sospensive: “la modifica del piano ambientale in vigore per tenere conto delle modifiche del piano industriale; la revoca di tutti i sequestri penali riguardanti lo stabilimento di Taranto; l’assenza di misure restrittive nell’ambito dei procedimenti penali in cui Ilva è imputata nei confronti di Acciaierie d’Italia Holding o di sue società controllate”. Nel caso queste condizionalità non dovessero verificarsi Acciaierie d’Italia non sarebbe obbligata a perfezionare l’acquisto dei rami d’azienda di Ilva “e il capitale in essi investito verrebbe restituito”.

 

 

 

 

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Con Taranto fino in fondo

 LOTTE e MOVIMENTI

Al più presto una strada di condivisione dei problemi e delle soluzioni 

di Ignazio Mazzoli
Foto 2 bambino 360 minQuando chiedemmo a Ricky Tognazzi come, nello sceneggiato, aveva con Simona Izzo affrontato e risolto il conflitto fra due diritti, quello al lavoro e quello alla salute, senza rivelarci il finale, ci disse con semplicità: con un messaggio di speranza. Era il mercoledì 7 aprile, nella diretta* di UNOeTRE.it, prima dell’ultima puntata di “Svegliati amore mio”.

Ho atteso, per tutta la puntata, con grande curiosità di conoscere questo messaggio. Arriva poco prima che si concludano i 330 minuti dell’opera interpretata da Sabrina Ferilli e tanti altri bravissimi attori. È un messaggio forte e chiaro, con una grande carica emotiva, al termine di un duro confronto fra Nanà Santoro (Sabrina Ferilli) che guida la protesta dei cittadini che si battono per il diritto alla salute e alla vita ed Ettore Tagliabue (Massimo Popolizio), il direttore senza scrupoli dell'acciaieria che fino all’ultimo fa affidamento sul consenso dei lavoratori. Un cancello rappresenta bene le aree di contrapposizione nello scontro fra cittadini e lavoratori. Il dentro e fuori della fabbrica. Si parlano direttamente e senza peli sulla lingua, ma quando un lavoratore dice alle mamme che protestano che loro vogliono la chiusura della fabbrica, la risposta è un NO all’unisono. "No, vogliamo solo la bonifica che consenta a tutti di vivere in buona salute, a chi è dentro e a chi è fuori della fabbrica". E, mentre Tagliabue continua il suo pressing sui lavoratori rinfacciando loro quanto gli debbano, Nanà con grandissima decisione rimbecca che nulla gli debbono, nulla a lui che senza scrupoli ha solo curato i propri interessi. E’ la catarsi. Si salda una nuova unione di popolo fra cittadini, fra chi è fuori dei cancelli e chi è dietro.
Qui sta il messaggio di speranza. Passiamo ora dall’arte scenica e dalla cultura alla realtà.

E, mi viene alla memoria una descrizione di Paolo Ciofi: «Viviamo in una condizione di eccezionale gravità mai vista prima, in cui si sommano tre crisi: sanitaria, ambientale ed economico-sociale.» Gli avvenimenti che si sono svolti dal 2 aprile hanno manifestato questo quadro in tutta la sua tangibile realtà.

La fiction creata da Simona Izzo e Ricky Tognazzi affronta un dramma vero: l’ambiente che donne e uomini vivono, spesso ormai, mette a repentaglio non solo la buona salute, ma anche la stessa vita. (un’occasione persa dalla Rai che continua a fare polizieschi e manco tutti di buona qualità)

Gli operai di Taranto, nelle circostanze descritte da “Svegliati amore mio”, hanno rivisto la loro vita e hanno voluto testimoniare il loro apprezzamento “condividendo” sui social, una pratica diffusa e comprensibile per tutti e da tutti, le locandine della fictiondiretta 390 min e i loro commenti. Sui loro profili Facebook, suggerivano di guardare la serie! Che delitto imperdonabile? La vicenda è quasi surreale. Si può licenziare un dipendente perché pubblica uno screenshot in cui invita i suoi amici a vedere una fiction in Tv, aggiungendo però un termine, assassini?
Qualcuno, che, come la cicala, si è sentito carezzato il sedere (si fa per dire), apriti cielo, ha vietato ai lavoratori di seguire la serie e di condividerne i post che a quella si riferiscono, con un comunicato del responsabile delle risorse umane Arturo Ferrucci**. Il 9 aprile uno degli operai, Riccardo Cristello, che non ha voluto subire questa privazione del diritto che la Costituzione italiana gli riconosce: “la libertà di opinione” è stato licenziato dopo 8 giorni di sospensione. Una decisione che indigna solo a pensarla. Assurda vero?

Dal 14 aprile dovrebbe iniziare uno sciopero ad oltranza proposto e lanciato da USB, ci piacerebbe sapere se sarà un impegno condiviso da tutti i sindacati, tutti, proprio tutti. Anche in questa drammatica vicenda non ci sembra che abbiano brillato. Riconoscere il loro impegno per i lavoratori in fabbrica durante la pandemia, non ci rende ciechi. Sempre più diffusa è la convinzione che istituzioni statuali e quelle del terzo settore, prima di tutto i sindacati, ed i partiti non facciano il proprio dovere per pretendere che chi prende denari e beni italiani rispetti rigorosamente la nostra Costituzione e le nostre leggi.

Abbiamo letto che il Ministro del Lavoro Andrea Orlando abbia chiesto chiarimenti ad Arcelor Mittal. Bene, potrebbe essere un segnale opportuno per un cambio di marcia. Ma sin da ora diciamo che non basta. La riassunzione è doverosa perché è  stato licenziato un lavoratore senza giusta causa, anzi senza una causa. Nessuna contropartita da concedere. Non sarebbe comprensibile perché immeritata e ingiustificata.
UNOeTRE.it ha scritto al Ministro Orlando, subito dopo la diretta online promossa mercoledì 7 aprile scorso, per informarlo tempestivamente ed ufficialmente dell’appello a lui rivolto da Simona Izzo che gli ha chiesto un decisivo intervento che avvii subito e definitivamente la “bonifica”, la "riconversione ecologica" concordata e decisa perché determini la chiusura dell’area a caldo dell’acciaieria di Taranto (già ordinata da sentenze della Magistratura) responsabile dell’inquinamento e dei morti anche fra i bambini.

La protesta si allarga e coinvolge molte voci: sindacali, dalle istituzioni, dagli organi d'informazione, personalità e associazioni. Durissima la presa di posizione delle Acli di Taranto. Ciò che accade è grave: infatti è il divieto del DIRITTO sancito dall’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana, che parla chiaro sulla libertà di manifestazione del pensiero: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione“.

Ma non è solo questo. Abbiamo tutti il dovere di approfondire le cause di fondo, economico-sociali e politiche che produconomanifesto genitori tarantini 370 min questi disastri. I simbolismi eloquenti e brillanti di Greta Thunberg che attraversa l’oceano in barca a vele perché l’aereo inquina, con “Svegliati amore mio” scendono a terra, fra tutti noi comuni mortali. L'ambiente diventa problema di bimbi, mamme, papà, cittadini tutti e supera l’assurda contrapposizione lavoro-salute che non è una inevitabile alternativa del destino. Ci viene imposta da interessi precisi, individuabili e di pochi. Basta analisi superficiali, basta solo denunce, se vogliamo un mondo diverso ce lo dobbiamo conquistare con metodo, lotte motivate e vincenti e con il dialogo costante con tutti quelli che hanno bisogno di soluzioni nuove e alternative a questo regime che ci piomba in queste situazioni.

Ritorniamo al ”subito”. I cittadini di Taranto saranno a Roma il 12 e 13 maggio’21 presso il Consiglio di Stato. Solidarizziamo con loro. Andiamo con loro e ragioniamo insieme. Hanno ragione a denunciare la loro sofferenza ma hanno anche bisogno di tanti alleati.
Mi rivolgo a tutti, tarantini e cittadini italiani tutti, con le parole di una giornalista di Taranto, Cinzia Amorosini. «...l'ultimo messaggio "in codice", ma non troppo a ben rifletterci, è riservato alle istituzioni ed alla politica, a tutti i livelli, a cui si chieda altrettanta "responsabilità e coerenza" e soprattutto, (il passaggio è importante) "di spogliarsi da quei protagonismi che rischiano di rivelarsi un boomerang se alle criticità esistenti non si è in grado di trovare, in un percorso condiviso, risposte pronte e concrete. (…) In conclusione, un panorama alquanto sconfortante che lascerà tutti sconfitti su un campo disseminato di caduti, se non si trova al più presto una strada di condivisione dei problemi e delle soluzioni, senza tenere fuori dalla discussione, politica e sindacato, coloro che vivono e soffrono sul territorio sapendo cosa vogliono, con grande maturità ormai e capacità di proposta: i cittadini».

Solo così si dispiega nella realtà quel messaggio di speranza che Simona Izzo e Ricky Tognazzi ci hanno suggerito con il loro “Svegliati amore mio”.

 

UNOeTRE.it ha dto darà vita alla diretta video, che riproponiamo qui di seguito

 

 

*La diretta online di UNOeTRE.it andata in rete il 7 aprile è stata seguita da 9248 visitatori, su Facebook da 7329 e su Youtube da 1.919. Per un piccolo giornale un grande risultato
** – Articolo di Piero Piliego
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=231310445131622&id=100047580051250

 

 

 

 

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