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Taranto; Batteria 12 cokeria verso la chiusura

GENITORI TARANTINI 

"Nostra vittoria contro inquinamento area a caldo dell'ILVA di Taranto"

Foto 2 bambino 360 min VITTORIA. Dal 1° luglio Acciaierie d'Italia ha 10 giorni per fermare la batteria 12 della cokeria perché non messa a norma. Se in 5 giorni (da oggi al 30 giugno) non realizza gli interventi previsti (dopo 7 anni di lavori non fatti) allora scatta il fermo.

#ILVA E' una vittoria del Comitato Cittadino che - dopo aver rilevato l'inottemperanza alle prescrizioni autorizzative - il 15 giugno 2021 scriveva quanto segue:https://lists.peacelink.it/news/2021/06/msg00001.html
Il 15 giugno scrivevamo una PEC al ministro Cingolani concludendo così:"Lei è uno scienziato e le chiediamo di anteporre le ragioni della scienza, consultando in merito l’organo tecnico (Commissione Tecnica di Verifica dell'Impatto Ambientale - CTVIA) per un parere motivato. La batteria va fermata, signor Ministro, il tempo dell'attesa e delle proroghe è finito e - di fronte all'acclarata persistenza di un rischio cancerogeno inaccettabile - è ora di dare un chiaro segnale a chi non mette a norma gli impianti".
Comitato Cittadino per la Salute e l'Ambiente a Taranto
Massimo Castellana Alessandro Marescotti
Lista Ecologia di PeaceLink
Alessandro Marescotti <>;;
ven 25 giu, 15:19 (16 ore fa)

 

 

 

 

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Taranto. "Rischio sanitario inaccettabile" ignorato

GENITORI TARANTINI

La sentenza del Consiglio di Stato tra le ragioni dei cittadini e le ragioni dell'azienda ha ritenuto più fondate le ragioni dell'azienda.

Ne prendiamo atto.

carrozzina 350 minQuesta sentenza non riduce ma aumenta la nostra determinazione nel condurre con ancora più vigore la lotta per la tutela dei diritti inalienabili dei cittadini esposti ad un rischio sanitario inaccettabile. Tale rischio sanitario inaccettabile è attestato dalla nuova valutazione danno sanitario (VDS) che certifica per il futuro un elevato rischio cancerogeno in base all'attuale autorizzazione integrata ambientale a 6 milioni di tonnellate/anno per l'azienda.

Siamo inoltre in presenza di eccessi di mortalità anche recenti (calcolati fino al 31 dicembre 2020) nei tre quartieri più vicini al polo industriale, accertati con i dati dell'anagrafe comunale. Infine sono emersi i gravi effetti neurotossici di piombo e arsenico sui bambini di Taranto che vivono vicino all'industria pesante.

Una sentenza favorevole alle ragioni aziendali non fermerà l'accertamento di tutti i danni alla salute e la nostra lotta per porvi fine.

Assieme alle associazioni di Taranto ci faremo promotori di un'iniziativa di tutela multilivello che solleciti contemporaneamente la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo, il Comitato ONU per i diritti dell'infanzia di Ginevra, la Commissione Europea di Bruxelles, tutti gli organi nazionali preposti alla tutela dell'infanzia e infine anche la Procura della Repubblica per quanto di propria competenza.

Le nostre ragioni sono e saranno più solide di quelle dell'acciaio.

Comitato Cittadino per la Salute e l’Ambiente a Taranto

*Questo comunicato è inviato da Massimo Castellana (responsabile legale del Comitato) assieme a: Associazione PeaceLink (Alessandro Marescotti), Comitato Quartiere Tamburi (Giuseppe Roberto), Articolo 32 (Angelo Fasanella), Genitori Tarantini (Cinzia Zaninelli), LiberiAmo Taranto (Maria Arpino), Lovely Taranto (Antonella Coronese).

 

 

 

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Taranto e l'ora della Verità per il Ministro Cingolani

TARANTO E INQUINAMENTO

Il ministro dimostri se sta dalla parte della scienza o con chi inquina

genitori tarantini 390 minL'ora della verità è arrivata. E il ministro Cingolani dovrà fare una di quelle scelte on/off che non gli piacciono.
Perché il ministro dovrà scegliere?
1) La batteria 12 della cokeria è fuori norma e va fermata il 30 giugno 2021 per non aver rispettato le prescrizioni autorizzative.

2) Domani vi sarà la conferenza dei servizi per decidere il fermo di questa importante batteria, la più grande della cokeria ILVA.

3) Noi gli abbiamo appena inviato una PEC molto dettagliata che potremmo portare alla Procura della Repubblica.

4) Le evidenze scientifiche sono nette e indicano un rischio cancerogeno inaccettabile con l'autorizzazione del Ministero all'ILVA.

Adesso il ministro Cingolani deve decidere se sta dalla parte della scienza o se sta dalla parte di chi inquina.
Adesso il ministro deve scegliere se applicare la legge (e adempiere a ciò che la legge richiede, ossia il fermo dell'impianto pericoloso fuori norma) o propendere per una soluzione "creativa".
Nel frattempo prepariamo le carte da portare in Procura e fra queste c'è la nuova Valutazione Danno Sanitario che conferma un rischio sanitario inaccettabile ai livelli produttivi autorizzati dal Ministero.

IMPORTANTE LEGGERE IL COMUNICATO DAL LINK CHE SEGUE

Link comunicato https://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/48539.html
 
fonte Alessandro Marescotti <>;;
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Taranto: "è necessario un raccordo tra tutte le parti lese"

LAVORO E SALUTE

Intervista a Giovanni Faggiano, ex operaio Ilva di Taranto

di Nadeia De Gasperis
aria taranto GiornalediPuglia minGiovanni Faggiano è stato operaio ILVA, cosa è successo, perché non lavora più lì?

Sono stato un operaio ilva per quasi 15 anni. Ovviamente per un ragazzo avere un posto di lavoro fisso è una fortuna, specialmente quando ti ritrovi a vivere in una città con un alto tasso di disoccupazione. Non c’è stato un solo motivo scatenante per la mia decisione di andare via dall’Ilva ma tante situazioni che si sono concatenate. Mi sono reso conto che il siderurgico non è compatibile con la città e la vita dei cittadini. Un’industria dovrebbe portare lavoro e benefici alla città ma quando ti rendi conto che l’incidenza tumorale è altissima e che il lavoro della fabbrica va a incidere negativamente su altre realtà lavorative della città come la mitilicoltura, l’agricoltura e la pastorizia, il “tarlo” cresce e valutare gli aspetti negativi del siderurgico è inevitabile. Mandare al macero le cozze (prodotto di punta del territorio tarantino) perché coltivate in un tratto di mare inquinato, abbattere 600 capi di bestiame dopo aver riscontrato presenza di diossina o vietare la coltivazione entro un tot di chilometri dalla fabbrica è letteralmente creare disoccupazione e disagio sociale. Un’altra causa del mio licenziamento è stato senza dubbio l’incidente mortale di un mio collega del reparto Movimento Ferroviario, schiacciato tra un locomotore e un carro ferroviario. A causa di un accordo sindacale rifiutato da noi operai, nel 2012 ci si è trovati a condurre un mezzo pesante come un treno con una sola unità. Ad oggi non sappiamo realmente cosa sia successo quel giorno ma forse se fossimo stati in due, come si lavorava prima di quell’accordo, quell’incidente si sarebbe potuto evitare. La morte del mio collega è lo specchio di un altro grande problema della fabbrica: l’assenza del sindacato in quanto tale. Una vera e propria mancanza di difesa dei lavoratori che arriva proprio da chi invece dovrebbe tutelarli. Dopo la morte del mio collega, rientrati dopo uno sciopero durato più di due settimane, mi sono ritrovato anche a dover consultare uno psicologo perché la situazione era pesantissima e sono stato trasferito in un reparto che dopo poco tempo è stato chiuso, ad occuparmi di pulizie civili. Appena ho avuto l’occasione ho scelto di andarmene.

 

Secondo lei è necessario un “raccordo” tra tutte le parti lese? Lavoratori, bambini vittime e adulti vittime dell’inquinamento? Cosa può mettere insieme tutti?
Ovviamente è necessario un raccordo tra tutte le parti lese. L’unica cosa che può fare da collante è la consapevolezza di subire da anni l’inquinamento e il ricatto occupazionale da parte dell’industria a prescindere da chi ne muove i fili, che sia lo Stato o un privato. Per farlo è necessario scrollarsi di dosso divergenze e pregiudizi reciproci che molte volte emergono.

 

Lei purtroppo ha perso sua madre da poco tempo. In una intervista alla trasmissione Propaganda Live ha detto di sentirsi in colpa? Ci spiega questa cosa?
Più che in colpa mi sento concausa del problema. Le spiego meglio. Sono consapevole di non poter essere io, singolo lavoratore e cittadino, causa principale del problema che abbiamo a Taranto però aver lavorato per anni in quella fabbrica mi fa sentire come se anche io avessi contribuito. Negli anni passati, in quanto operaio seppur consapevole e impegnato, sono stato etichettato come “assassino” anche da una frangia di ambientalisti. Io non mi sono mai sentito né mi sento “assassino” ma dal momento in cui il tumore mi ha colpito in prima persona mi sono sentito ancora di più parte del problema. Certamente le responsabilità principali della situazione in cui ci troviamo sono quelle della classe politica e industriale degli ultimi sessant’anni. Se non posso darmi una colpa diretta per le malattie e le condizioni di lavoro all’interno della fabbrica - sicuramente peggiorate dal 2012, anno di sequestro degli impianti, ad oggi - posso però darmi un altro tipo di colpa: quella di non essere riuscito, nel mio piccolo, a far prendere coscienza del problema ai miei colleghi e ad altri concittadini. Questo per me è un fallimento. Si dice che bisognerebbe imparare dai propri fallimenti quindi non sono rassegnato a subire tutto ciò che quella fabbrica comporta ma sono convinto che sia necessario cambiare strategia nella mia lotta.

 

Sull’Ilva di Taranto ci sono state prese di posizioni, provvedimenti, in ultimo l’annuncio di una imminente bonifica. È cambiato qualcosa in positivo nel tempo?
Quando si parla di Ilva il passare del tempo e la positività sono due concetti che non si sposano bene. Dal 2012 ad oggi le cose sono solamente peggiorate per quanto vogliano farci credere che la mostruosa copertura dei parchi minerali o la cessione ad un privato con l’ingresso societario dello Stato siano effettivamente dei miglioramenti. Di fatto però non lo sono. La parola “bonifica” è sulla bocca di tutti ma ognuno le attribuisce un significato diverso. Per quanto mi riguarda l’unica bonifica possibile è quella conseguente ad una chiusura e smantellamento degli impianti, con il reimpiego della forza lavoro già presente. Ovvero riconvertire economicamente la città perché non sia più succube dell’acciaio.

 

Sulla vicenda della sua città si accendono e spengono i riflettori. Pensa che il problema sia guardato nel suo insieme o solo in parte? E da chi dipende?
Dipende da che punto di vista ne parliamo. Da un punto di vista cittadino i riflettori non si spengono mai visto che il siderurgico lo subiamo da sessant’anni 24 ore su 24 e purtroppo fa parte della nostra quotidianità. Per quanto riguarda i media forse il motivo per cui i riflettori si spengono e si accendono su Taranto è perché fa più notizia un licenziamento o la cassa integrazione degli operai piuttosto che la morte continua di bambini e adulti che subiscono l’inquinamento dell’industria. Di Ilva fondamentalmente si parla quando c’è di mezzo il PIL nazionale e non quando c’è da fare i conti con la salute e con una città del sud che cerca di emergere e di liberarsi dalla zavorra del siderurgico.

 

 

 

 

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I bambini di Taranto vogliono vivere

 SALVARE TARANTO

#IOSONOTARANTINO - I bambini di Taranto vogliono vivere

di Tania Castelli

Taranto 370 minTaranto è una perla preziosa incastonata tra due mari di lapislazzuli e l'oro delle sue spiagge. Ma in seno a tanta bellezza c'è anche un gigantesco polo siderurgico che, se da una parte offre lavoro a migliaia di persone, dall'altra mette in pericolo la salute pubblica con emissioni altamente inquinanti. In particolare quella dei bambini.

Già nel 2001 una Commissione Europea ha pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, dati preoccupanti sull'esposizione a diossine e/o PCB durante la fase gestazionale. Nei nascituri sono stati riscontrati poi ritardi dello sviluppo del sistema nervoso e sulla neurobiologia del comportamento, squilibri ormonali tiroidei, ritardo nello sviluppo e disordini comportamentali.

Nella popolazione giovanile tra 0 e 19 anni delle aree urbane vicine alla fabbrica, come il quartiere Tamburi, è stato riscontrato un drammatico aumento delle leucemie, in particolare quelle mieloidi, delle malformazioni congenite, dei problemi del neuro sviluppo e abbassamento del quoziente intellettivo (dati I.S.S. Istituto Superiore di Sanità).

Inoltre è stata rilevata una incidenza sulla media regionale del +54% di tumori infantili tra 0 e 14 anni, del +45% di patologie già nel grembo materno, del +21% di mortalità infantile e del +20% di mortalità entro il primo anno di vita (Fonte S.e.n.t.i.e.r.i. Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, commissionato dal Ministero della Salute e coordinato dall’I.S.S., arrivato nel 2019 già al qui ti rapporto annuale).

Nel 2013, la Dott.ssa Annamaria Moschetti e il Dott. Piero Minardi (Responsabile per “Ambiente e Salute Infantile” Associazione Culturale Pediatri Puglia e Basilicata; Pediatra di famiglia comune di Statte - TA e membro dell'Associazione Culturale Pediatri Puglia e Basilicata) hanno condotto uno studio su un piccolo campione di bambini residenti in quelle aree: nel sangue di nove bimbi tra i 3 e i 6 anni sono stati rilevati metalli pesanti con valori della piombemia che andavano tra 22 e 36 microgrammi/dl.

Nel processo contro Ilva per disastro ambientale, denominato "Ambiente svenduto", il PM di Taranto Mariano Buccolieri ha esposto nella requisitoria in Corte di Assise i dati scientifici rilevati dalle perizie depositate presso la Procura della Repubblica di Taranto fin dal 2009, in cui vengono riportati valori altissimi di diossina, trovata nei pascoli e nei terreni agricoli attorno all'area in cui risiede l'acciaieria. È bene ricordare che a causa di tale massiccia contaminazione sono stati abbattuti tutti i capi di bestiame presenti nelle attività di allevamento in un raggio di 20 km dall'insediamento industriale anche se, incredibilmente, non viene proibita l'agricoltura. Verdure, frutta e carni consumate dalla popolazione locale, a cominciare proprio dai bambini e dalle mamme in dolce attesa.

Numeri e dati spaventosi che rappresentano la tragedia di un territorio duramente colpito, in particolare nei suoi affetti più cari: i figli.

Fino al 2017 i bambini di Taranto affetti da patologie tumorali per curarsi dovevano affrontare una "migrazione sanitaria" a Bari o in altre città italiane in quanto il nosocomio cittadino, pur avendo una Unità di Pediatria, non comprendeva un reparto e le attrezzature adatti. Ma nel 2016 è avvenuta la svolta grazie alla raccolta fondi promossa dalle Associazioni Amici del Minibar e Arcobaleno mediante la vendita di una t-shirt con la frase "Ie jesce pacce pe te!!!" (In tarantino "Io sono pazzo di te!!!") di cui la famosissima giornalista e conduttrice televisiva Nadia Toffa si è fatta testimonial mediante la trasmissione Le Iene show. Così sono stati raccolti ben €500.000 coi quali, finalmente, è stato possibile attrezzare un primo reparto con due posti letto.

La direzione della U.O.C. di Pediatria ed Oncoematologia Pediatrica dell'Ospedale Santissima Annunziata è stata affidata al Dottor VALERIO CECINATI, esperto in Ematologia e Oncologia Pediatrica, già primario presso l'Ospedale Civile di Pescara, che lavora incessantemente per la crescita del piccolo reparto in cui, insieme alla sua equipe medica, lotta per sconfiggere i rari tumori dei bambini di Taranto.

Successivamente, data la crescente richiesta di degenze, si è provveduto ad un ampliamento della struttura utilizzando un finanziamento misto - pubblico e privato (quest'ultimo grazie ad una ulteriore campagna di vendita delle t-shirt). Nel dicembre del 2019 l'Unità Operativa Sanitaria è stata poi intitolata a Nadia Toffa che nel frattempo, purtroppo, è venuta a mancare proprio a causa di un tumore.

Infine, grazie alla Fondazione Soleterre in collaborazione col progetto locale SIMBA è stato possibile istituire due borse di specializzazione in ematooncologia pediatrica a Taranto e portare a Taranto anche una specialista in Psicologia Oncologica specializzata nel sostegno del benessere psicologico dei piccoli pazienti e delle loro famiglie. Si tratta della Dottoressa MARIA MONTANARO, che come il Dottor Cecinati è pugliese di nascita ed esercitava la sua professione a Padova ma, fortemente voluta dal Primario, ha scelto di seguirne l'esempio tornando in Puglia e unendosi alla equipe medica del reparto Nadia Toffa.

Tutto ciò rappresenta non poca cosa se pensiamo che è avvenuto nell'arco di soli 4 anni, per volontà e finanziamento popolare e grazie alle coraggiose scelte di vita di alcuni medici, piuttosto che in attuazione di un dovere istituzionale dello Stato.

Ma ciò che serve più di tutto ai bambini di Taranto è un ambiente salubre in cui vivere e crescere sani e sereni senza un così alto rischio di contrarre il cancro.

Per parlare dei danni alla salute dei bambini di Taranto la redazione di UNOeTRE.it ha in programma il 5 maggio p.v. alle 18,00 una diretta streaming in cui interverrà proprio il Dottor Valerio Cecinati, esperto in Ematologia e Oncologia Pediatrica, Primario del relativo reparto presso l'ospedale SS Annunziata di Taranto. Con lui avremo anche Massimo Castellana, dell'Associazione Genitori tarantini - ets, da anni impegnata contro l'inquinamento industriale, nella richiesta della indispensabile bonifica ambientale e in favore delle attività produttive ecocompatibili col territorio.

Invitiamo quindi tutti i nostri lettori a seguire il giornale e i suoi social media, sui quali verrà pubblicatoin seguito il promemoria sulla piattaforma StreamYard - attivabile con un semplice click - per accedere direttamente alla trasmissione on-line alle 18,00 del 5 maggio.

So, stay tuned!*

#IOSONOTARANTINO
Link sito ufficiale Associazione Genitori Tarantini ets
https://sites.google.com/view/genitoritarantini
Link pagina facebook ufficiale
Associazione Genitori Tarantini ets
https://www.facebook.com/genitoritarantini.ets/
Link all'evento facebook del 12 e 13 maggio a Roma organizzato dall'Associazione Genitori Tarantini
(© Massimo Wertmuller)
https://fb.me/e/1hmrj6W2U

 

*Quindi rimanete sintonizzati
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Acciaierie d’Italia aprirà a Taranto una nuova fase?

Il Governo prova a disinnescare l'arroganza di Arcelor Mittal

Accordo Arcelor Mittal – invitalia

Ministero delleconomia e delle Finanze minSul dossier ex Ilva vanno registrate alcune novità che si sono determinate nella giornata di ieri e che rappresentano un significativo passo in avanti nell’intera vicenda.

E’ stato raggiunto l’accordo tra la multinazionale Arcelor Mittal ed Invitalia, società controllata dal Ministero dell’Economia, finalizzato alla costruzione di una partnership pubblico-privata per il rilancio del gruppo siderurgico che prenderà il nome di Acciaierie d’Italia Holding.

Si è giunti all’intesa con la sottoscrizione di un aumento di capitale pari a 400 milioni di euro da parte di Invitalia che diventa così socio con una partecipazione del 38% del capitale azionario e con il 50% dei diritti di voto. Sempre da parte di Invitalia ci sarà, entro maggio 2022, un secondo investimento nel capitale di ulteriori 680 milioni, il che porterà la partecipazione della società pubblica nel capitale del nuovo soggetto al 60%, mentre Arcelor Mittal dovrà investire fino a 70 milioni per conservare una partecipazione pari al 40% e il controllo congiunto sulla società.

Una nota di Arcelor Mittal spiega che Acciaierie d’Italia Holding “opererà in modo autonomo e avrà propri piani di finanziamento indipendenti da Arcelor Mittal”. Tutto questo però, in base all’accordo, è subordinato al verificarsi di determinate condizioni sospensive: “la modifica del piano ambientale in vigore per tenere conto delle modifiche del piano industriale; la revoca di tutti i sequestri penali riguardanti lo stabilimento di Taranto; l’assenza di misure restrittive nell’ambito dei procedimenti penali in cui Ilva è imputata nei confronti di Acciaierie d’Italia Holding o di sue società controllate”. Nel caso queste condizionalità non dovessero verificarsi Acciaierie d’Italia non sarebbe obbligata a perfezionare l’acquisto dei rami d’azienda di Ilva “e il capitale in essi investito verrebbe restituito”.

 

 

 

 

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Con Taranto fino in fondo

 LOTTE e MOVIMENTI

Al più presto una strada di condivisione dei problemi e delle soluzioni 

di Ignazio Mazzoli
Foto 2 bambino 360 minQuando chiedemmo a Ricky Tognazzi come, nello sceneggiato, aveva con Simona Izzo affrontato e risolto il conflitto fra due diritti, quello al lavoro e quello alla salute, senza rivelarci il finale, ci disse con semplicità: con un messaggio di speranza. Era il mercoledì 7 aprile, nella diretta* di UNOeTRE.it, prima dell’ultima puntata di “Svegliati amore mio”.

Ho atteso, per tutta la puntata, con grande curiosità di conoscere questo messaggio. Arriva poco prima che si concludano i 330 minuti dell’opera interpretata da Sabrina Ferilli e tanti altri bravissimi attori. È un messaggio forte e chiaro, con una grande carica emotiva, al termine di un duro confronto fra Nanà Santoro (Sabrina Ferilli) che guida la protesta dei cittadini che si battono per il diritto alla salute e alla vita ed Ettore Tagliabue (Massimo Popolizio), il direttore senza scrupoli dell'acciaieria che fino all’ultimo fa affidamento sul consenso dei lavoratori. Un cancello rappresenta bene le aree di contrapposizione nello scontro fra cittadini e lavoratori. Il dentro e fuori della fabbrica. Si parlano direttamente e senza peli sulla lingua, ma quando un lavoratore dice alle mamme che protestano che loro vogliono la chiusura della fabbrica, la risposta è un NO all’unisono. "No, vogliamo solo la bonifica che consenta a tutti di vivere in buona salute, a chi è dentro e a chi è fuori della fabbrica". E, mentre Tagliabue continua il suo pressing sui lavoratori rinfacciando loro quanto gli debbano, Nanà con grandissima decisione rimbecca che nulla gli debbono, nulla a lui che senza scrupoli ha solo curato i propri interessi. E’ la catarsi. Si salda una nuova unione di popolo fra cittadini, fra chi è fuori dei cancelli e chi è dietro.
Qui sta il messaggio di speranza. Passiamo ora dall’arte scenica e dalla cultura alla realtà.

E, mi viene alla memoria una descrizione di Paolo Ciofi: «Viviamo in una condizione di eccezionale gravità mai vista prima, in cui si sommano tre crisi: sanitaria, ambientale ed economico-sociale.» Gli avvenimenti che si sono svolti dal 2 aprile hanno manifestato questo quadro in tutta la sua tangibile realtà.

La fiction creata da Simona Izzo e Ricky Tognazzi affronta un dramma vero: l’ambiente che donne e uomini vivono, spesso ormai, mette a repentaglio non solo la buona salute, ma anche la stessa vita. (un’occasione persa dalla Rai che continua a fare polizieschi e manco tutti di buona qualità)

Gli operai di Taranto, nelle circostanze descritte da “Svegliati amore mio”, hanno rivisto la loro vita e hanno voluto testimoniare il loro apprezzamento “condividendo” sui social, una pratica diffusa e comprensibile per tutti e da tutti, le locandine della fictiondiretta 390 min e i loro commenti. Sui loro profili Facebook, suggerivano di guardare la serie! Che delitto imperdonabile? La vicenda è quasi surreale. Si può licenziare un dipendente perché pubblica uno screenshot in cui invita i suoi amici a vedere una fiction in Tv, aggiungendo però un termine, assassini?
Qualcuno, che, come la cicala, si è sentito carezzato il sedere (si fa per dire), apriti cielo, ha vietato ai lavoratori di seguire la serie e di condividerne i post che a quella si riferiscono, con un comunicato del responsabile delle risorse umane Arturo Ferrucci**. Il 9 aprile uno degli operai, Riccardo Cristello, che non ha voluto subire questa privazione del diritto che la Costituzione italiana gli riconosce: “la libertà di opinione” è stato licenziato dopo 8 giorni di sospensione. Una decisione che indigna solo a pensarla. Assurda vero?

Dal 14 aprile dovrebbe iniziare uno sciopero ad oltranza proposto e lanciato da USB, ci piacerebbe sapere se sarà un impegno condiviso da tutti i sindacati, tutti, proprio tutti. Anche in questa drammatica vicenda non ci sembra che abbiano brillato. Riconoscere il loro impegno per i lavoratori in fabbrica durante la pandemia, non ci rende ciechi. Sempre più diffusa è la convinzione che istituzioni statuali e quelle del terzo settore, prima di tutto i sindacati, ed i partiti non facciano il proprio dovere per pretendere che chi prende denari e beni italiani rispetti rigorosamente la nostra Costituzione e le nostre leggi.

Abbiamo letto che il Ministro del Lavoro Andrea Orlando abbia chiesto chiarimenti ad Arcelor Mittal. Bene, potrebbe essere un segnale opportuno per un cambio di marcia. Ma sin da ora diciamo che non basta. La riassunzione è doverosa perché è  stato licenziato un lavoratore senza giusta causa, anzi senza una causa. Nessuna contropartita da concedere. Non sarebbe comprensibile perché immeritata e ingiustificata.
UNOeTRE.it ha scritto al Ministro Orlando, subito dopo la diretta online promossa mercoledì 7 aprile scorso, per informarlo tempestivamente ed ufficialmente dell’appello a lui rivolto da Simona Izzo che gli ha chiesto un decisivo intervento che avvii subito e definitivamente la “bonifica”, la "riconversione ecologica" concordata e decisa perché determini la chiusura dell’area a caldo dell’acciaieria di Taranto (già ordinata da sentenze della Magistratura) responsabile dell’inquinamento e dei morti anche fra i bambini.

La protesta si allarga e coinvolge molte voci: sindacali, dalle istituzioni, dagli organi d'informazione, personalità e associazioni. Durissima la presa di posizione delle Acli di Taranto. Ciò che accade è grave: infatti è il divieto del DIRITTO sancito dall’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana, che parla chiaro sulla libertà di manifestazione del pensiero: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione“.

Ma non è solo questo. Abbiamo tutti il dovere di approfondire le cause di fondo, economico-sociali e politiche che produconomanifesto genitori tarantini 370 min questi disastri. I simbolismi eloquenti e brillanti di Greta Thunberg che attraversa l’oceano in barca a vele perché l’aereo inquina, con “Svegliati amore mio” scendono a terra, fra tutti noi comuni mortali. L'ambiente diventa problema di bimbi, mamme, papà, cittadini tutti e supera l’assurda contrapposizione lavoro-salute che non è una inevitabile alternativa del destino. Ci viene imposta da interessi precisi, individuabili e di pochi. Basta analisi superficiali, basta solo denunce, se vogliamo un mondo diverso ce lo dobbiamo conquistare con metodo, lotte motivate e vincenti e con il dialogo costante con tutti quelli che hanno bisogno di soluzioni nuove e alternative a questo regime che ci piomba in queste situazioni.

Ritorniamo al ”subito”. I cittadini di Taranto saranno a Roma il 12 e 13 maggio’21 presso il Consiglio di Stato. Solidarizziamo con loro. Andiamo con loro e ragioniamo insieme. Hanno ragione a denunciare la loro sofferenza ma hanno anche bisogno di tanti alleati.
Mi rivolgo a tutti, tarantini e cittadini italiani tutti, con le parole di una giornalista di Taranto, Cinzia Amorosini. «...l'ultimo messaggio "in codice", ma non troppo a ben rifletterci, è riservato alle istituzioni ed alla politica, a tutti i livelli, a cui si chieda altrettanta "responsabilità e coerenza" e soprattutto, (il passaggio è importante) "di spogliarsi da quei protagonismi che rischiano di rivelarsi un boomerang se alle criticità esistenti non si è in grado di trovare, in un percorso condiviso, risposte pronte e concrete. (…) In conclusione, un panorama alquanto sconfortante che lascerà tutti sconfitti su un campo disseminato di caduti, se non si trova al più presto una strada di condivisione dei problemi e delle soluzioni, senza tenere fuori dalla discussione, politica e sindacato, coloro che vivono e soffrono sul territorio sapendo cosa vogliono, con grande maturità ormai e capacità di proposta: i cittadini».

Solo così si dispiega nella realtà quel messaggio di speranza che Simona Izzo e Ricky Tognazzi ci hanno suggerito con il loro “Svegliati amore mio”.

 

UNOeTRE.it ha dto darà vita alla diretta video, che riproponiamo qui di seguito

 

 

*La diretta online di UNOeTRE.it andata in rete il 7 aprile è stata seguita da 9248 visitatori, su Facebook da 7329 e su Youtube da 1.919. Per un piccolo giornale un grande risultato
** – Articolo di Piero Piliego
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=231310445131622&id=100047580051250

 

 

 

 

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Genitori tarantini incontrano il Prefetto di Taranto

Associazione Genitori Tarantini

Incontro col Prefetto della provincia di Taranto per Piano di Evacuazione

COMUNICATO STAMPA

Acciaio non vale bambino 390 minUna delegazione dell’associazione Genitori tarantini è stata ricevuta ieri, 17 marzo, dal Prefetto della provincia di Taranto, dottor Demetrio Martino.

L’associazione Genitori tarantini ha ritenuto di dare spazio di intervento anche a Aldo Schiedi, lavoratore Ilva in as, e a Andrea Nobile, presidente dell’Erav di Monteparano (Emergenza Radio Amatori Volontari).

Il principale tema dell’incontro è stato il “Piano di evacuazione esterno alle grandi industrie”, davvero poco conosciuto dalla maggioranza dei cittadini.

Pur nella cordialità dell’incontro, poche davvero sono state le novità riportate dal prefetto Martino, in quanto, per quanto riguarda l’acciaieria, in caso di incidente rilevante non sono previste zone di rischio esterne al perimetro dell’azienda. Chiaramente, i delegati hanno fatto notare che in caso di incidente rilevante all’interno dell’insediamento industriale in una particolare giornata di forte vento da nord-ovest (quello che fa scattare le precauzioni da wind day), nessuno potrebbe essere in grado di assicurare che i quartieri della città, a partire dai Tamburi, non verrebbero coinvolti. Anche se tale evenienza potrebbe risultare remota, non è del tutto scartabile (questa è la filosofia dell’incidente rilevante). Il prefetto ha assicurato che in tale caso, entrerebbe in funzione la task force, coadiuvata dalla Prefettura, composta da Vigili del Fuoco, forze dell’ordine, operatori sanitari, vigili urbani, Comune di Taranto, in numero sufficiente per combattere l’emergenza. E’ previsto, ha aggiunto inoltre, l’intervento di ulteriori forze anche dalla vicina Basilicata, qualora se ne presenti la necessità.

Alla domanda se le vie di fuga sono sufficienti, il dottor Martino ha risposto affermativamente.

Purtroppo, i tarantini, messi sotto pressione da decenni di insicurezza per la propria salute, sono psicologicamente portati a pensare al peggio e non sono informati sulle norme precauzionali da adottare in caso di eventi particolari. Per questa ragione, la delegazione ha chiesto al Prefetto di portare a conoscenza dei cittadini tutti queste norme comportamentali, compilando (sulla scorta di quanto già fatto dallo stesso dottor Martino, quando era Prefetto di Reggio Calabria) un vademecum da inviare alle famiglie tarantine. Il Prefetto ha promesso di muoversi in tal senso.

 

 

 

 

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Alla richiesta, una volta passata la pandemia che blocca un po’ tutte le attività, di esercitazioni di evacuazione per la popolazione, il prefetto si è dichiarato d’accordo.

Aldo Schiedi ha ricordato la tromba d’aria del novembre 2012 che solo per un caso fortunato non provocò un incidente rilevante di grande portata, del quale sarebbe stato testimone, compreso il panico che avvolse i lavoratori, nonostante già preparati da precedenti simulazioni di evacuazione della fabbrica. “Il corposo numero di lavoratori posti in cassa integrazione straordinaria, ordinaria e da Covid,” ha continuato Schiedi, “ha comportato e comporta un ulteriore e notevole scarsa manutenzione degli impianti, già di per sé decrepiti e malfunzionanti. Per questa ragione, l’attenzione degli preposti a questa possibile evenienza dovrebbe essere portata al massimo livello. Anche le attività di prevenzione all’interno della fabbrica, a detta di colleghi, sono drasticamente diminuite, in particolar modo nell’area a caldo. Proporrei esercitazioni di questo tipo estese anche alle ditte appaltatrici, ogni qualvolta presiedono ad attività lavorative su impianti a loro sconosciuti:”

Andrea Nobile ha posto l’accento sulla mancanza di corsi di formazione per i volontari delle associazioni di Protezione civile, escludendo in tal modo forze operative di sostegno, in caso di necessità.

Il prefetto ha voluto ricordare che dal 2019, secondo le rilevazioni, non si sono verificati sforamenti di elementi inquinanti provenienti dall’acciaieria (in base ai limiti di legge, secondo noi insopportabilmente superiori rispetto ai limiti riconosciuti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) e che la qualità dell’aria, come certificato dall’Arpa Puglia, è buona.

Per quanto riguarda la qualità dell’aria, si è chiesto al prefetto Martino di interessarsi anche della qualità del terreno e delle superfici in genere, vera minaccia per i piccoli tarantini, portati a conoscere il mondo attraverso le mani e la bocca.

Infine, prima dei saluti, tutti si sono ritrovati concordi a lavorare affinché aumenti la qualità della vita, vero termometro di una nazione democratica.

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Il Piano di evacuazione di Taranto. Poco comprensibile

ASSOCIAZIONE GENITORI TARANTINI

 

Associazione Genitori tarantini - ets - invitata in Prefettura

di Tania Castelli

Piano di Evacuazione di TarantoNella città che ospita il maggior complesso industriale per la lavorazione dell'acciaio in Europa, il Piano di Evacuazione di Taranto, la sua efficacia e le sue criticità sono pressoché sconosciuti ai suoi cittadini.

L'Associazione Genitori tarantini insieme ad altre realtà hanno da tempo sollevato il problema fin dall'incontro aperto del 21 febbraio sulla rotonda del bellissimo lungomare di Taranto, nell'ambito di una serie di incontri con la cittadibanza denominata "Le domeniche dei tarantini".

Il 17 marzo una delegazione dell'associazione verrà ricevuta in Prefettura per discutere del PdE cittadino.

COMUNICATO STAMPA

Domani (oggi ndr), 17 marzo, alle ore 10;30, una delegazione dell’associazione Genitori tarantini sarà in Prefettura per parlare del Piano di Evacuazione Esterna agli impianti industriali.

L’incontro servirà per acquisire maggiori informazioni sul “Piano”, attualmente poco comprensibile, quando non facilmente rintracciabile nei siti dedicati dalla Prefettura all’argomento.

Sintesi dell’incontro verrà pubblicata nella pagina facebook dell’associazione Genitori tarantini - ets per informare la cittadinanza delle informazioni acquisite.

Link interviste ai cittadini sul PdE di Taranto
https://www.facebook.com/watch/?v=434201761231783

 

 

 

 

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Taranto. Decarbonizzazione, questa sconosciuta

 Associazione Genitori Tarantini

 Tanti slogan sulla decarbonizzazione e l’Ilva green e, poi...? Dopo la decisione dell'Arcelor Mittal di riavviare la linea dell'altoforno 1, aumentando addirittura le tonnellate di fusione, la reazione dell'associazione tarantina non si è fatta attendere.

Aldo Schiedi - (Da Punti di vista press)

genitori tarantini 390 minNonostante gli esaltanti slogan sulla decarbonizzazione e l’Ilva green per tanti meta irraggiungibile, per alcuni addirittura irrealizzabile, a scoraggiare anche i più ottimisti questa volta ci ha pensato la ripartenza dell’acciaieria che ieri ha visto la sua prima colata di ghisa dopo circa dieci mesi di stop deciso dall’azienda a marzo del 2020.

A questo evento ne è seguito un secondo o, meglio, le prove tecniche per la ripartenza dell’Altoforno, il famoso impianto che per anni è stato al centro di mille vicissitudini giudiziarie iniziate dopo la morte del povero operaio martinese Alessandro Morricella (36 anni) l’8 Giugno del 2015, investito da una colata di ghisa incandescente nella quale riportò ustioni di terzo grado nel 90% del corpo.

In seguito a questo drammatico avvenimento, ricordiamo che la Procura di Taranto impartì ai Commissari straordinari delle prescrizioni volte a impedire il ripetersi di simili incidenti, rendendo l’impianto più sicuro.
Inizia così una storia di sequestri e dissequestri che sembravano non avessero fine. La Magistratura tarantina, infatti, ritenne che i lavori di ammodernamento dell’impianto, fatti eseguire dall’Amministrazione straordinaria, non avessero rispettato in modo soddisfacente le prescrizioni ricevute e dopo vari passaggi, si giunse così, nel giugno 2019, a un nuovo sequestro, “senza facoltà d’uso” dell’impianto. Sequestro avverso al quale l’Amministrazione straordinaria presentò uno specifico ricorso, ma il 31 luglio 2019, però, il Giudice del dibattimento, respinse l’istanza. Il 2 settembre successivo, l’Ilva in Amministrazione straordinaria presentò in Tribunale appello, sostenendo che la situazione dell’altoforno era già migliorata rispetto a quella del 2015 e che, comunque, si impegnava, una volta recuperata la facoltà d’uso dell’altoforno, a portare a termine le migliorie richieste. ll Tribunale del Riesame accolse il ricorso dell’Ilva in Amministrazione straordinaria, scongiurando cosi’ lo spegnimento dello stesso. Tuttavia, il Tribunale condizionò l’utilizzo dell’impianto all’adempimento delle prescrizioni impartite alla proprietà entro tre mesi. A quel punto, però, l’Ilva in Amministrazione straordinaria sostenne che tre mesi non erano assolutamente sufficienti per eseguire i lavori progettati, ma il 10 dicembre il Tribunale non accettò di prorogare il tempo concesso.

Lo spegnimento dell’altoforno si profilò come un destino ineluttabile. Il 17 dicembre, l’Ilva presentò quindi un nuovo ricorso contro il rifiuto della proroga richiesta. Il 30 dicembre venne discusso in Tribunale il nuovo ricorso. Il 7 Gennaio fu resa nota la decisione del Tribunale del riesame. Una decisione che, da un lato, azzerò l’obbligo di spegnimento dell’Afo 2 mentre, dall’altro, prescriveva un nuovo dettagliato cronoprogramma per i lavori di ammodernamento e messa in sicurezza dell’altoforno stesso. Giunti quindi quasi al termine degli episodi della serie “Afo2” con la sua imminente ripartenza a fine mese, fonti aziendali comunicano sempre oggi ai sindacati il reintegro dalla cassa integrazione guadagni di circa 12 unità (addetti coperchi) sulla batteria 9. Ricordiamo che anche quell’impianto fu scenario di un tragico incidente che fece perdere la vita all’operaio Ciro Moccia precipitato da un'altezza di 15 metri mentre si trovava sulla passerella del piano di carico dei forni. Ricordiamo che a fine 2020 la capacità di produzione del siderurgico di Taranto si è attestata sui 3,4 milioni di tonnellate, destinati a salire a 5 milioni quest’anno e stabilizzarsi a 6 milioni nel 2022/2023 per continuare a salire a 7 milioni nel 2024 e a 8 milioni nel 2025. E non pensiamo certamente che possa essere un forno elettrico da 260 milioni di euro con una capacita’ di 2,5 milioni di tonnellate all’anno a frenare tutto questo vecchio e obsoleto processo produttivo, ricordiamolo, sempre a carbone che continuerà a tormentare le anime dei cittadini di Taranto con le annesse conseguenze sanitarie ed ambientali purtroppo già ben note al territorio.

 

 

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