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Non dimenticare l'Urban Waste ciociara

Ai carabinieri forestali di Frosinone il premio nazionale Ambiente e legalità mindi Antonella Necci - Prima ricordiamo brevemente i fatti che hanno caratterizzato l'operazione Urban Waste. Un vero e proprio sistema, una diffusione capillare di quello che nell'ultimo mese è salito più volte alla ribalta della cronaca: rifiuti, tangenti e favori. Prima Cervaro con l'operazione "Malaffare", poi lo sviluppo dell'azienda verolana finita al centro delle indagini, la Tac Ecologica di Alfredo Coratti, tuttora in carcere, e il sequestro del centro di trasferenza di Piglio. Ieri un'altra operazione, "Urban Waste". I fatti contestati ruotano intorno alla società di Veroli, la Tac ecologica, operante nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti urbani, e alla società Biemme di Anagni, una multiservice che si occupa prevalentemente di lavori edili. Un sistema rodato quello che secondo gli investigatori aveva costruito l'imprenditore verolano e che era ulteriormente in crescita. Un sistema attraverso il quale alterare le gare pubbliche relative allo smaltimento dei rifiuti indette dai Comuni.

In particolare l'imprenditore voleva trovare un accordo con i rappresentanti delle altre società concorrenti per riuscire a spartirsi le gare, con un minimo ribasso sulle offerte già concordate prima della presentazione. Un progetto che, se realizzato, avrebbe non solo arrecato un danno economico ai Comuni, ma avrebbe concretizzato il pericolo che gli appalti fossero affidati a società meno competitive. Insieme ad Alfredo Coratti, nell'inchiesta del Nucleo Investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale (Nipaaf) del gruppo carabinieri forestale di Frosinone ci sono altre 16 persone tra imprenditori, politici e funzionari pubblici. Per sette di loro l'ordinanza di applicazione di misure cautelari, emanata dal gip presso il Tribunale di Frosinone, su richiesta della Procura della Repubblica di Frosinone, due in carcere, appunto Alfredo Coratti della Tac ecologica, già detenuto per una analoga misura che riguarda un altro procedimento penale e Giovanni Luciano Bellardini tecnico del comune di Sgurgola e rappresentante di fatto della società Biemme srl.

Agli arresti domiciliari Lucio Giuseppe Formaggi, assessore del Comune di Sgurgola, Vincenzo Rocchi, funzionario della Città Metropolitana di Roma, Domenico Spaziani, ex funzionario dell'Asl, Mattia Bellardini, amministratore unico della società di Anagni, Paola Morgia, rappresentante di fatto della Biemme, e un dipendente della società di Anagni, Alessandro Recine. Le accuse sono di corruzione, abuso d'ufficio, turbata libertà degli incanti, truffa e traffico di influenze illecite. Sono difesi dagli avvocati Giampiero Vellucci, Riccardo Masecchia e Mario Di Sora. Tra gli indagati anche nomi di spicco, tra cui i sindaci di Anagni e Sgurgola, Daniele Natalia e Antonio Corsi, Tonino Ranelli, impiegato del comune anagnino, Loreto Coratti, dipendente della Tac ecologica, Lorenzo Spaziani, medico, Marco Clemenzi, comproprietario della ditta One group di Cisterna di Latina, l'avvocato Filiberto Abbate, Giuseppe Lauro, dipendente del comune di Sora, e Veronica Valeri di Strangolagalli.

L'indagine
Il 4 luglio 2019, nel comando dei carabinieri forestale, il colonnello Giuseppe Lopez e il maggiore Vitantonio Masi hanno illustrato i dettagli dell'indagine durata due anni. Gli investigatori, oltre ad attività intercettive telefoniche ed ambientali, hanno effettuato pedinamenti e osservazioni dirette e riscontrato le ipotesi delittuose tramite l'esame di una massiccia mole di documenti.

A Sgurgola
La società verolana che effettua lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani a Sgurgola, a causa dei numerosi disservizi causati alla cittadinanza nell'effettuazione della raccolta, è stata destinataria nel tempo di continue contestazioni, con conseguente elevazione di numerose sanzioni. Tali sanzioni, però, non sono mai state effettivamente riscosse dal tecnico comunale Giovanni Luciano Bellardini, il quale, per la gravità delle violazioni al contratto d'appalto, avrebbe dovuto addirittura avviare l'iter di risoluzione del contratto d'appalto. In cambio la società verolana subappaltava alla società Biemme, parte dei lavori che effettuava in altri Comuni della provincia. L'imprenditore Coratti, inoltre, sempre stando alle accuse per farsi pagare le fatture da parte del Comune di Sgurgola, ha sollecitato l'intervento dell'assessore Lucio Giuseppe Formaggi, il quale in cambio ha chiesto e ottenuto, sempre stando alle accuse, posti di lavoro per due cittadini. Non solo, ma lo stesso assessore avvisava l'imprenditore di controlli in programma da parte dei vigili urbani di Sgurgola e, in una occasione, interveniva per non far elevare una sanzione. Tra i reciproci scambi di favore tra le due società spicca un episodio di rilevo. Il tecnico comunale, dovendo la sua società smaltire dei rifiuti ingombranti, si serve della società verolana. Lo smaltimento però viene fatto figurare come avvenuto a carico del Comune di Sgurgola, anziché della società di Anagni.

Trevi nel Lazio
L'imprenditore Coratti avendo partecipato ad una gara pubblica indetta dal Comune di Trevi nel Lazio, ed avendola persa, come rappresentante di un'altra società, ha tentato di convincere il legittimo vincitore a rinunciare all'affidamento, in modo tale da subentrare con la sua società. Tentativi vani.

Anagni
Per ottenere l'assegnazione di futuri appalti da parte del Comune di Anagni, in particolare per la messa in sicurezza del territorio a causa di dissesti idrogeologici, i rappresentanti della società di Anagni hanno assunto un amico d'infanzia del sindaco Daniele Natalia su sua espressa richiesta. Nel frattempo, nell'agosto del 2018, alla società è stato affidato dal competente servizio l'appalto per la disinfestazione del Comune di Anagni, facendo risultare una indagine di mercato in realtà mai avvenuta e senza neanche aver visionato un preventivo prima dello stesso affidamento dei lavori. Proprio per gestire la società, il tecnico in una occasione si è assentato dal lavoro nel Comune di Sgurgola presentando un certificato medico, senza essere visitato dal proprio medico (indagato) che provvedeva comunque al rilascio e alla firma del certificato.

Nella capitale
Altro episodio corruttivo riguarda dei lavori effettuati dalla società di Anagni per la Città Metropolitana di Roma riguardo lavori edili di risanamento di un edificio scolastico. Vincenzo Rocchi, funzionario della Città Metropolitana di Roma, che aveva partecipato alla procedura di affidamento, ha ricevuto dai rappresentanti della società 2.500 euro.

Sora
Coinvolto anche un dipendente del comune di Sora (indagato) che ha affidato alla società di Anagni l'appalto per la manutenzione del tratto del fiume Liri. Per ottenere l'appalto il dipendente ha concordato con il funzionario comunale e con la rappresentante di un'altra società l'offerta da presentare, risultata poi vincente, alterando così il normale svolgimento della selezione pubblica.

Alfredo Coratti e Luciano Giovanni Bellardini, gli unici arrestati, sono difesi dagli avvocati Giampiero Vellucci, Riccardo Masecchia, Mario Di Sora, e Mario Pinchera.
Difendono Luciano Giovanni Bellardini gli avvocati :
Mario Di Sora avvocato della Cassazione e Giampiero Vellucci, avvocato già difensore dei due buttafuori che pestato a morte il giovane Emanuele Morganti. Ricordiamo che i due buttafuori hanno visto decadere l'accusa di omicidio volontario aggravato da futili motivi. Alla fine se la sono cavata con 16 anni di carcere sia a Michele Fortuna che ai due fratellastri Palmisano e Castagnacci a fronte dell’ergastolo chiesto inizialmente.
Un avvocato, il Vellucci, che è una garanzia di proscioglimento di reato, coadiuvato, anche dall’altrettanto capace avvocato Masecchia con il quale l'avvocato Vellucci ha condiviso molte cause e che opera presso il comune di Frosinone.
Ma se anche non ci riuscisse al primo colpo, c'è sempre il cassazionista Mario Di Sora. Certo che il Bellardini sta in una botte di ferro. Scommettiamo che sarà prosciolto dalle accuse perché non ci sono prove sufficienti o magari per l'insussistenza del reato?

E che dire di Alfredo Coratti? Il deus - ex-machina di tutto il giro di appalti e corruzione ha come avvocato, il principe del Foro, Mario Pinchera, fondatore dell’Accademia Forense Europea insieme a Luigi Castriota.
L'avvocato Pinchera fu colui che pose in evidenza nel lontano 2011, il problema degli avvocati che, per aggirare l'abilitazione fuggivano all'estero. Il caso divenne eclatante con la fuga in Romania dove con circa 26.000 euro si portava a casa laurea e abilitazione.
Un avvocato di grande serietà e competenza e la prima domanda che nasce spontanea: che fa Mario Pinchera a difendere Alfredo Coratti?
Dal minuto dettaglio dei nomi degli avvocati (per ora si conoscono solo i nomi dei difensori dei maggiori indiziati in carcere), si capisce che il caso Urban Waste non è una operazione di provincia. Dietro ai piccoli pesci che aiutavano i due arrestati c'è una rete fitta, ampia e diramata che vuole a tutti i costi mettere a tacere, liquidando l'operazione come un fuoco di paglia creato dagli unici capri espiatori, che ora negano tutto, su suggerimento degli illustri avvocati. Una operazione ciociara, dietro la quale, però, si cela chi può pagare tali avvocati per Coratti e Bellardini. E chissà per chi altro.

20 agosto 2019

 

 

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L'Urban Waste ciociara: già tutto silenzio?

urbanwaste anagnidi Antonella Necci - Daniele Natalia e Antonio Corsi: la nuova politica avanza? Mettiamola al fresco!
L'inchiesta, sviluppatasi dal 2017 al 2018 e ancora nella fase procedurale istruttoria, denominata Urban Waste e predisposta dal GIP di Frosinone, che vede coinvolti politici e funzionari amministrativi, oltre che comuni cittadini proprietari di imprese, abbraccia in un colpo solo episodi di corruzione, turbativa d'asta, affari illeciti e falsi in attestazioni e certifcazioni.

Tra quei comuni della provincia che, tramite la prima fase dell’inchiesta, risultano coinvolti in attività illecite, vi sono il comune di Sgurgola e quello di Anagni. Dopo un lavoro certosino svolto dai Carabinieri Forestali ed indicato, in forma sintetica, nel comunicato stampa del 4 luglio, anche attraverso l’ordinanza emessa dal GIP, tutta la provincia è venuta a conoscenza che la TAC ECOLOGICA di Alfredo Coratti, operante nella raccolta dei rifiuti urbani nel comune di Sgurgola aveva iniziato, con la complicità del tecnico del comune Luciano Giovanni Bellardini e del consigliere Lucio Giuseppe Formaggi, una serie di attività illecite.

È il Bellardini Luciano che chiede aiuto al Coratti nello smaltimento di rifiuti ingombranti che la sua società di multiservizi BIEMME srl, sita in località Finocchieto-Osteria della Fontana in Anagni, avrebbe dovuto smaltire.

È il Coratti che offre a Mattia Bellardini (figlio di Luciano), la possibilità di ottenere appalti edili per la Città Metropolitana di Roma, corrompendo tale Vincenzo Rocchi(impiegato del comune Roma Capitale) con la somma di € 2,500. 

È l’ospedale Spaziani di Frosinone che continua, per parecchio tempo dopo la prestazione eseguita da BIEMME srl di sistemazione delle aree verdi, a retribuire, emettendo fatture per servizi mai prestati, la su indicata multiservizi BIEMME, con la complicità del dipendente ASL di Frosinone e quasi pensionato Domenico Spaziani, con la promessa di vedersi pagato il pranzo per la celebrazione del pensionamento.

In carcere si trovano, per ora, Alfredo Coratti (con tre capi d’imputazione: corruzione, truffa, turbativa d'asta) e Luciano Giovanni Bellardini ( con tre capi d’imputazione: corruzione, truffa, concorso con il medico curante per falsa attestazione).
Agli arresti domiciliari Lucio Giuseppe Formaggi, Mattia Bellardini, Vincenzo Rocchi, Paola Murgia, Alessandro Recine, Domenico Spaziani.
Tra i 17 il cui operato è ancora sottoposto a fase investigativa, oltre ad amministratori di società coinvolti nelle gare d’appalto truccate dal Coratti, spiccano i nomi di due sindaci, unici politici coinvolti.

Uno, Antonio Corsi, sindaco di Sgurgola, già coinvolto in affari illeciti con la Tac Ecologica e Alfredo Coratti.
L’altro, Daniele Natalia,indagato a piede libero per corruzione, che ha ottenuto una proroga per accertamento nel coinvolgimento dell’assegnazione della disinfestazione della città di Anagni alla società BIEMME srl, nel mese di agosto 2018, senza il passaggio opportuno del bando di gara.
In tale assegnazione rientra anche il funzionario del comune, tale Ranelli, che ha eseguito quanto gli è stato richiesto senza richiamare la normativa.
Si parla addirittura della richiesta di assegnazione di tale incarico fatto sotto l’emotivo input dei ricordi scolastici del sindaco. Se ciò fosse vero, si aggiungerebbe una ulteriore nota di ridicolo ad una vicenda che già ne contiene parecchie.

Oltre al senso di onnipotenza dei due esponenti politici che, tra l’altro, o continuano a negare il “nero su bianco” dell'ordinanza, o continuano a fingere di non capire poiché sottoposti a proroga dei termini, si aggiunge il completo disprezzo delle regole e dei principi legislativi che regolano sia le gare di appalto che di corresponsione delle fatture incriminate e che coinvolge non solo i sei individui agli arresti domiciliari ma anche gli altri 17 ancora indagati.
Qui si parla, è vero, di fenomeni di corruzione che, rispetto a quanto sta accadendo in questo momento su scala nazionale con il “CASO SIRI”, rientrano nella categoria dei “peccati veniali”, ma pur sempre di corruzione si parla.
E a tali atti che partono dalla presunzione di superiorità di individui dotati di grande bassezza morale si dovrebbe rispondere non già richiedendo a gran voce che il sindaco Daniele Natalia la finisca di fare orecchie da mercante, come ben gli è stato consigliato dar Batman de noantri, vuoi per periodo politico oscuro e vile, vuoi per cecità politica o meglio per mancanza di riferimenti politici seri.

No.
Semmai, visto che tutto sta scritto nelle 200 pagine dell'ordinanza emessa dal GIP di Frosinone, io penso che si possa bypassare sia il sindaco, sia la sua giunta da rimpastare, sia I magnifici quattro della segreteria del sindaco, che in quattro sanno scrivere un comunicato stampa di dieci righe, sia, e soprattutto, una maggioranza anonima e facebookiana, aggrappata alla sedia come la cozza allo scoglio.
Si possono bypassare tutti questi ostacoli e boicottarli evitando di parlare con loro.
Così come un sindaco si rifiuta di incontrare i propri cittadini per chiarire di fronte a loro le discutibili scelte operate.

Allo stesso modo si dovrebbe evitare di parlare con quella sorta di maggioranza che si attiva tanto su Facebook e altri social, addirittura vantandosi di aver preso per il naso l'opposizione. Che poi, opposizione è una parola grossa, con quella mina vagante di Antonio Necci che non troverà pace se non riuscirà a piazzare la sua sedia dall'altra parte della barricata. Non ha ancora ben capito che a breve Anagni sarà nuovamente commissariata.
Già miei cari Anagnini, ben presto sarete commissariati e l'anno prossimo ritornerete alle urne.
L'enigma da sciogliere in quel caso sarà “ma per chi diavolo dovrete votare?“

 

Fonti: Ciociaria Oggi, ilfattoquotidiano.it e ilmessaggero.it

 

 

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