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Mediterraneo: 100 Morti in "24 ORE"

 Meditterraneo mortale

 Almeno 900 persone sono annegate nel Mediterraneo quest’anno

di Lisa Ferraris
naufragio 1 390 minE’ drammatico il bilancio delle vittime in queste ore nel Mediterraneo, la rotta più letale dei migranti

In due giorni si sono registrati al largo delle coste libiche 3 naufragi che hanno causato la morte di 100 migranti tra i quali anche 2 bambini. Le segnalazioni degli assetti aerei di Frontex e le richieste di aiuto ad Alarmphone in questi giorni sono stati continui.
Il 10 novembre Open Arms ONG spagnola e nave umanitaria effettua un primo soccorso in acque internazionali di un’imbarcazione con a bordo 88 persone tra le quali 2 donne in stato di gravidanza, poco dopo risponde ad una nuova segnalazione a 30 miglia dalle coste della Libia.

Un centinaio di migranti sono già in mare, tra loro donne e bambini, la loro imbarcazione sfondata, le persone aggrappate a quel che resta del gommone, i soccorritori riescono a recuperare 110 persone, ma si registrano 6 vittime tra le quali il piccolo Joseph di appena 6 mesi che i medici di Emergency a bordo della Open Arms cercano di salvare invano.
In quei momenti Watch the Med-Alarmphone e Frontex segnalavano al largo della costa libica altre quattro imbarcazioni con un totale di 275 migranti a bordo.

Due ulteriori naufragi vengono segnalati dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni nella giornata del 12 novembre. Un’imbarcazione con 120 persone al largo di Khums si capovolge e causa la morte di 74 persone i 47 sopravvissuti sono stati riportati nel porto di Tripoli dalla guardia costiera libica e 31 sono i corpi che sono stati recuperati nelle operazioni di salvataggio.
Altre 19 persone tra cui 2 bambini, sono affogati dopo che le loro imbarcazioni si sono capovolte nella giornata del 12 novembre.

Secondo l’OIM almeno 900 persone sono annegate nel Mediterraneo quest’anno cercando di raggiungere l’Europa anche a causa dei ritardi nei salvataggi, tutt’ora la ONG Open Arms è la sola ad avere il permesso di essere attiva nella zona, mentre le altre sono bloccate nei porti.

Federico Soda, capo missione OIM in Libia per Italy.iom.int
«La perdita di vite umane nel Mediterraneo centrale è una manifestazione dell’incapacità degli Stati di intraprendere un’azione decisiva per dispiegare un sistema di ricerca e soccorso quanto mai necessario in quella che è la rotta più mortale al mondo.
Da tempo chiediamo un cambiamento nell’approccio nei confronti della Libia e del Mediterraneo.
Non dovrebbero più essere riportate le persone a Tripoli e si dovrebbe dar vita al più presto, ad un meccanismo di sbarco chiaro a cui possano far seguito delle azioni di solidarietà degli altri Stati. Migliaia di persone vulnerabili continuano a pagare il prezzo dell’inazione, sia in mare sia sulla terra ferma.»

250 persone sono sbarcate questa mattina a Trapani grazie alla Open Arms, se le operazioni di soccorso fossero statenaufragio 2 370 min coordinate sarebbero state molte di più.
Nonostante il vertice di Malta svolto il 23 settembre tra Italia, Francia, Germania, Malta e Finlandia che presiedeva l’incontro sulla ripartizione dei migranti salvati nel Mediterraneo, non esiste ancora un piano comune che miri ai salvataggi in mare, mentre le ONG sono sottoposte a continue restrizioni che bloccano di fatto le loro attività.

Inaccettabile è, inoltre, che si continui a permettere alla guardia costiera libica di rimportare e migranti nel porto di Tripoli dopo che tutte le organizzazioni umanitarie e gli stessi rapporti delle Nazioni Unite hanno denunciato torture e abusi su uomini donne e bambini da parte della guardia costiera e nei lager libici.

Nei centri di detenzione si continuano a consumare gravi violazioni dei diritti umani, è necessario attivare sistemi di soccorso coordinati dall’Unione Europea creando un accesso a vie legali e sicure di transito per proteggere chi ogni giorno rischia e troppo spesso perde la vita.

 

Lisa Anna Ferraris della Redazione di UNOeTRE.it, è cofondatrice di "Melitea", associazione che si batte per la revisone della legislazione italiana e di quella europea per la  solidarietà e l'accoglienza dei migranti
 
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Roma 3 ottobre 2020: siamo tutti italiani!

 Italy Must Act 

Il traguardo sociale deve essere l'abrogazione dei decreti "sicurezza".


di Tania Castelli
Evento 3 ottobre 390 minCos'è una data da ricordare, una ricorrenza, se non un modo per rivivere onorando qualcosa o qualcuno? Ma è anche occasione di incontro e confronto, di visione e visibilità.

Ieri 3 ottobre, ricorreva il naufragio che nel 2013 ha tristemente aperto gli occhi di tutti noi sulla tragedia che si sta consumando da anni nel Canale di Sicilia.
Cosa accadde, purtroppo lo sappiamo tutti.
Cosa è stato fatto per evitarlo? Ahinoi anche questo è noto:
- patti scellerati e accordi internazionali che non salvaguardiamo la vita umana bensì gli interessi economici di una Europa sempre più ipocrita e nessuna gestione sistemica ed organica del flusso migratorio;
- decreti nazionali che penalizzano tutti quelli che restano "incastrati" tra burocrazia e regolamenti europei, quanti vorrebbero soltanto raggiungere altri lidi ed altre mete che vanno ben oltre i confini europei e quanti decidono di restare nel nostro paese, lavorano, pagano le tasse, vivono e contribuiscono alla vita del Paese.
Perché se dovessero chiedere la cittadinanza dovrebbero affrontare una odissea che non è neanche detto li porti alla Itaca di un passaporto italiano.
E i loro figli e nipoti non hanno ancora il diritto di essere italiani e quindi essere trattati come tutti gli italiani.

Ieri pomeriggio proprio loro hanno manifestato a Roma in Piazza SS Apostoli, insieme a tanti italiani di nascita e di adozione.
C'erano almeno tre generazioni in quella folla di cittadini che chiedevano con forza qualcosa che dovrebbe avvenire spontaneamente al momento della nascita.
Perché ogni nuova vita è figlia della propria famiglia ma anche del tessuto sociale e del territorio in cui viene al mondo. Perché in essi porterà i suoi frutti, il suo impegno, le sue capacità, le sue idee, la sua validità economica e il suo contributo sociale e culturale.
Questi figli sono i nostri figli.
Queste vite le dobbiamo accogliere, proteggere, sostenere, coltivare perché possano sbocciare liberamente.
Liberamente, però, significa innanzitutto come tutti gli altri!
Questa deve diventare idealmente la piazza di tutti gli italiani che credono e difendono i principi antirazzisti, democratici e umanitari della nostra costituzione che fin dall'art. 3 riconosce pari dignità a tutta la sua popolazione.
La cittadinanza è un diritto che rende possibile l'accesso ad altri inalienabili diritti e doveri che tutti questi italiani vogliono agire ed onorare.

Ieri si è scelto dunque di mostrare coi propri corpi e la propria voce la bellezza di una società possibile, che in realtà già esiste da tempo ma che soltanto la politica non ha ancora voluto vedere.
Siamo tutti italiani, viviamo nello stesso territorio, ad esso contribuiamo tutti, con esso interagiamo e ad esso contribuiamo. Tutti insieme, nel meraviglioso arcobaleno di sfumature culturali costituiamo l'Italia.

Foto 2 striscione giallo

Eppure, nel 2020 alcuni sono ancora meno italiani di altri.StriscioneBlaklivematter 360 min
Così ad esempio i ragazzi che hanno i nonni ed i parenti nel Paese d'origine non possono andarli a trovare e mantenere legami con le proprie origini, non possono viaggiare liberamente, né partecipare alle gite scolastiche ad esempio quando queste avvengono all'estero, non possono partecipare al progetto Erasmus, o partecipare al servizio civile, non possono votare e contribuire pienamente alla vita sociale, politica, amministrativa del loro Paese ...
Questi italiani non hanno modo di vivere come tutti gli altri italiani. E la discriminazione ai danni di questi italiani viene giustamente definita "una ingiustizia sociale che coinvolge milioni di italiani"

Italiani costretti anche a subire il razzismo ormai violento, fomentato ed aizzato da politicanti in cerca di consenso, accolto la persone ignoranti e manipolabili, accecate dalla martellante propaganda.
Una riflessione va fatta su questo particolare: se per decenni qualcuno è stato messo nelle condizioni di diffondere il cancro del razzismo senza opporre resistenza, al punto che ci si scanna convinti di restare impuniti, la responsabilità è nostra. Perché noi abbiamo spalancato loro le porte del Parlamento, delle istituzioni e delle amministrazioni.

Da più parti e da tempo la società civile, quella che vive e rappresenta il Paese reale, chiede a gran voce anche di debellare ogni iniziativa atta ad alzare muri giuridici e culturali verso le nuove componenti della società attuale con le quali, invece bisognerebbe fondersi facilitando semmai l'armonizzazione che storicamente ha migliorato la società grazie all'incontro tra popoli e culture.
Punto cardine di questo importante traguardo sociale deve essere l'abrogazione dei decreti "sicurezza".Iusculture 350 min

Ieri in piazza SS Apostoli non c'era aria di rivendicazione, nessun amaro sapore di fomentazione violenta delle folle.
Ieri c'era una nuova luce ad illuminare un nuovo cammino da intraprendere tutti insieme pacificamente e con ferma determinazione.
Perché la luce è l'insieme di tutti i colori, così come la cultura ed il progresso sono l'insieme di tutte le culture fuse insieme nel contributo di tutti.
È così da sempre.
Fin da quando, un gruppo di nostri comuni antenati, curiosi di esplorare il mondo ha lasciato la regione fertile tra il Tigri e l'Eufrate ed ha dato inizio alla cultura umana nel mondo.

Per questo il movimento Italy Must Act ed il gruppo Sardine Creative sostengono questa lotta di civiltà per la conquista di diritti civili e umani ignorati e negati da troppo tempo.
Siamo tutti italiani!

 

 

Link ai video dell'evento
https://www.facebook.com/113360763378839/posts/378552293526350/
https://www.facebook.com/113360763378839/posts/378547636860149/
Link al lancio dell'evento in programma sabato 10 ottobre
https://facebook.com/events/s/lancio-del-manifesto-blm-roma/1271364609878468/?ti=icl

 

 

 

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Non dimenticare il 3 ottobre 2013

NON dimenticare  

3 ottobre 2013. A pochi metri dalla costa di Lampedusa perdono la vita 368 persone

di Rossana Germani
dal libro di PietroBartolo3 ottobre 2013
A pochi metri dalla costa di Lampedusa perdono la vita 368 persone. Uomini, donne, bambini, neonati.
368 persone morte annegate.

367 bare. Già, ne abbiamo risparmiata una perché qualcuno dal grande cuore non ha voluto separare quella mamma col bambino appena nato e ancora attaccato al suo cordone ombelicale.
Quella strage l'ha vissuta dal vivo lui, Pietro Bartolo. Ha aperto lui tutti quei sacchi per fare le ispezioni cadaveriche. Tutte lui. E le ha fatte anche sui bambini e sui neonati. Su quei bambini, belli, vestiti a festa con magliette rosse perché i loro genitori volevano che in caso di naufragio venissero visti subito e subito salvati.

E invece no. Non sono stati salvati. Sono stati "ripescati". Questo nessuno deve dimenticarlo...nessuno. Tutti dobbiamo ricordare questa data: 3 ottobre 2013. Poteva essere la data dalla quale cominciare una nuova politica sull'immigrazione, sugli sbarchi e verso un nuovo modo di vedere quelle persone - perché ricordiamoci che quei numeri sono persone - e magari anche trovare un modo intelligente per far ripartire il nostro Paese e non solo il nostro. Sappiamo infatti che l'Italia è un paese di anziani e loro potrebbero essere anche una risorsa. Insomma, se proprio non li si vuole vedere dal punto di vista umano, potremmo essere egoisti e vederli dal lato economico in un'ottica lungimirante.

Ma oggi, almeno, ricordiamole quelle vittime e stringiamoci al dolore dei familiari e di chi ha provato in tutti modi a salvarli. Uniamoci al dolore di chi porterà per sempre nella sua memoria tutte quelle persone a cui ha dovuto dare un'identità affinché non fossero ricordati solo come dei numeri. E questo, badate, non è un lavoro come un'altro. Si tratta di aprire dei sacchi dove sai che dentro c'è un tuo simile che però ha terminato bruscamente la sua vita e al quale devi prelevare un pezzo del suo corpo per identificarlo ( un dito, una costola o addirittura la testa del feto, sì, proprio così, la testa, pensiamoci un po'...). E ti senti responsabile perché il medico dovrebbe salvare vite non accertarne la morte. Soprattutto un medico che ha studiato per diventare ginecologo. Avrebbe solo voluto prendere in braccio bambini appena nati e scuoterli per fargli fare il primo pianto e il primo respiro. E invece lui, Pietro Bartolo, quei bambini li scuote, sì, li guarda negli occhi disperatamente alla ricerca di un accenno di vita che sa di non trovare e che lo fa disperare facendogli fare gli incubi peggiori che si possano fare. L'ho sentito dire: "sai, non l'avessi mai fatto! Quel bambino, sembrava vivo e l'ho scosso mentre lo guardavo negli occhi perché non potevo credere che fosse morto"...non l'avessi mai fatto!"

Dunque ricordiamoci questa data e ripensiamo al nostro modo di vivere nel mondo in quanto tutti facenti di una grande famiglia, quella umana, e dove nessuno dovrebbe decidere o sentirsi responsabile della morte di qualcun altro.

3 ottobre 2013
3 ottobre 2020
Rossana Germani
#sardinecreative

 

Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.

 

 

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Un appello: Evacuate Mòria!

Sabato a Roma per i rifugiati di Mòria

Per un segnale chiaro e forte alle istituzioni nazionali ed europee

evacuate Mòria 390 minSabato 19 settembre 2020
Dalle ore 17:00 - alle 20:00
Manifestazione in solidarietà con i rifugiati di Moria (Lesbo)

https://m.facebook.com/groups/763959397341370?view=permalink&id=832597980477511

Manifestazione in solidarietà dei quasi 13.000 rifugiati dell'hotspot di Moria (Lesbo) andato a fuoco l'8 settembre e del loro reinsediamento in accoglienza ed integrazione negli Stati membri della Comunità Europea.

Il movimento Italy Must Act, declinazione nazionale del movimento Europe Must Act, vuole lanciare un segnale chiaro e forte alle istituzioni nazionali ed europee riguardo a agli accadimenti negli hotspot ed alle fallimentari politiche in tema di immigrazione adottate sino ad ora e che procurano soltanto emergenze umanitarie ed infinite sofferenze ai profughi che chiedono di potersi rifugiare fuggendo da guerre, persecuzioni e disperazione.

Non dobbiamo, non possiamo e non vogliamo tollerare il ritorno di quelli che stanno assumendo sempre più le sembianze di veri e propri campi di concentramento!

Questo è il risultato di anni di fallimenti delle politica UE in materia di gestione flussi migratori, accoglienza, tutela e reinsediamenti dei rifugiati di cui tutti gli stati membri della Comunità Europea devono assumersi la responsabilità e, finalmente, porre rimedio. ORA!

- Chiediamo che gli altri Stati membri dell’Unione Europea si mostrino all’altezza del contenuto dell’articolo 80 del TrattatIMA 350 mino sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) che definisce il principio di solidarietà in materia di immigrazione ed asilo.

- Chiediamo la totale modifica del Regolamento di Dublino e dei suoi effetti deleteri e disumani.

- Chiediamo con forza l'abolizione dei cosiddetti "decreti sicurezza" in Italia.

- Chiediamo l’evacuazione delle persone che in questo momento si trovano da giorni in alloggi di fortuna e il loro collocamento in luoghi sicuri e dignitosi senza limitazione delle libertà e violazione dei diritti umani, in attesa di un rapido trasferimento e reinsediamento proquota negli Stati membri della comunità Europea attraverso corridoi umanitari.
E questo deve avvenire anche per tutti i rifugiati ed i profughi bloccati in tutti gli hotspot.

Mai più hotspot!

Aprite i confini!

 

 

 

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Mòria: L’isola che non dovrebbe esistere

Migranti e accoglienza

L'isola nel mare più bello del mondo è diventata un inferno in mezzo ad un cimitero d'acqua salata...

Foto 1 Castelli Ferraris 380 min di Tania Castelli e Lisa Ferraris.

"Seconda stella a destra/Questo è il cammino/E poi dritto, fino al mattino/Poi la strada la trovi da te/Porta all'isola che non c'è ..."

Così cantava Bennato e in un mondo ideale le magnifiche isole del Mediterraneo dovrebbero far pensare solo alle fiabe.
Ma nella realtà, da cinque anni accade che un'isola nel mare più bello del mondo sia diventata, invece, un inferno in mezzo ad un cimitero d'acqua salata.

Come si è arrivati a questo? Facciamo un passo indietro.

* Maggio 2015 - l’UE decreta la costruzione degli “hotspot” al confine esterno europeo.
* 20 marzo 2016 - il patto tra UE e Turchia impone il respingimento in Turchia dei migranti irregolari diretti in Grecia.
* 2017 - l’Europa sospende il programma di reinsediamenti.
* 2017 - l’Italia finanzia la Libia per il contenimento della pressione migratoria malgrado questa sia sconvolta da una guerra civile sin dal 2011.
* Luglio 2018 – in Grecia (isole Chios, Leros, Samos, Kos e Lesbo) ed in Italia (Lampedusa, Pozzallo, Trapani, Messina e Taranto) i CIE (Centri di identificazione/Espulsione) vengono convertiti in hotspot.

In questo scenario avviene il rogo di Mòria. Una tragedia annunciata dalle decisioni sbagliate e disumane di un intero continente.
La sera dell’8 settembre viviamo con particolare partecipazione questo dramma attraverso il filo diretto con i volontari e gli attivisti che prestano la loro opera a Lesbo.

Nawal Soufi, un’attivista indipendente, scandisce attraverso i social la cronaca di un disastro annunciato, fra cui:
- “Non ho parole per descrivere quello che sta succedendo. Il fuoco ha divorato il campo di Mòria quasi totalmente”
- “Vi supplico di mandare una commissione d’inchiesta, controlli internazionali, per vigilare su cosa succederà domani.”

Altri volontari ci raccontano di oltre 12.700 persone (di cui 4.000 bambini e 2.200 donne – dati UNHCR) in fuga verso le colline circostanti, respinte dalla popolazione locale verso campo avvolto dalle fiamme. La polizia ha lanciato lacrimogeni verso i rifugiati e pare siano stati uditi anche colpi d’arma da fuoco.
Le notizie battute dalle agenzie di stampa e che i volontari e gli attivisti con cui siamo in contatto ci coFoto 2 Castelli Ferraris 380 minnfermano, riportando dettagli allarmanti: la struttura sanitaria dove i 35 pazienti trovati positivi al covid-19 erano stati isolati insieme ai loro congiunti, si è incendiato e sono fuggiti mescolandosi alla folla (solo 8 sono stati identificati e messi in quarantena). Così come la struttura carceraria del campo i cui detenuti si sono dispersi nella folla. Gli uffici, le strutture sanitarie e di servizio ridotti in cenere.

Riusciamo a sentire nuovamente Nawal Soufi* solo a notte fonda, quando ci invia un riassunto della giornata mediante un messaggio perché non è in condizioni di comunicare a voce.
In seguito scriverà ancora:
“Dopo l’incendio di ieri, che ha portato via circa il 70% del campo, oggi un altro incendio lo ha devastato completamente. Le persone sono in cammino verso la città di Mytilíni, la polizia li ha bloccati a Panaiuoda e ci sono stati scontri tra migranti e forze dell’ordine. La polizia ha risposto con lacrimogeni in piena presenza di bambini e famiglie intere.”
La cronaca degli orrori continua con particolari desolanti: una parte dei migranti è stata respinta nuovamente verso Moria, dove non c’è più nulla, né cibo né acqua, né elettricità.
Altrove i rifugiati cercano riparo nei boschi, nei parcheggi, sul ciglio della strada, persino nei cimiteri. E’ una emergenza nella emergenza umanitaria.

Nawal ci dà ulteriore testimonianza:
- “Molte persone anziane non riescono più a procurarsi da mangiare. Grazie alla raccolta delle donazioni che organizzo, sto consegnando dei soldi ad ogni famiglia per comprare l’indispensabile al market più vicino al campo”
- “Ci aspettiamo un’ondata molto forte di repressione: arresti e molto altro. Siamo preoccupati per i contagiati da covid. Ieri erano 35, con quello che ci è successo, non oso neanche immaginare a che numeri di contagio si potrà arrivare.”
Ma la situazione era sull’orlo del precipizio già da tempo:
- il Governo greco firma un contratto da €854.000 con la Aktoras, la più grande azienda greca nel settore, per la realizzazione di una recinzione attorno al campo.
- 1 settembre 2020 - Notis Mitarachi, ministro dell’immigrazione e dell’asilo, annuncia la trasformazione dei campi in centri chiusi, per impedire la diffusione pandemica.
- 5 settembre - le ONG presenti in Grecia, stilano un report sulla situazione dei campi nelle isole in cui si evidenziano forti dubbi circa le reali intenzioni del governo greco dietro gli ultimi provvedimenti. E’ evidente che il contagio nel campo sia arrivato mediante i contatti con persone esterne al campo e che quindi l’urgenza semmai era di non far entrare il visru, piuttosto che impedire a 12.700 persone di uscire.
- 9 settembre 2020 - il portavoce del governo Stelios Petsas di concerto col Primo Ministro, dichiara lo stato d’emergenza aFoto 3 Castelli Ferraris 390 min Lesbos per 4 mesi, inviando forze dell’ordine e reparti dell’esercito in zona, militarizzando l’area.

Nawal Soufi ci invia un messaggio che farebbe sperare sull’invio di navi e traghetti per dare riparo ai firugiati, oltre alla promessa di 3.500 tende da far montare nella zona di Limnos. (Ndr: attualmente non abbiamo notizia di tali imbarcazioni).
Temendo una Moria 2.0, il sindaco Stratos Kytelis ed i suoi concittadini hanno bloccato l'accesso ai due campi militari che avrebbero dovuto ospitare le tende. Tutte le vie che portano all’area occupata dai rifugiati sono state bloccate ed alle ONG o chiunque altro voglia prestare soccorso ai profughi viene rimandato indietro. Nel raggio di 6 km attorno alle ceneri di Moria viene impedito ogni accesso mentre gruppi di fascisti pattugliano le vie dirette a Mytilíni ed ingaggiano scontri con queste persone inermi. (Dati confermati falla report sulla situazione di Aegean Boat che auspica “che la UE non decida di finanziare delle prigioni per famiglie e bambini.”)

La débâcle europea in merito alla gestione dei flussi migratori e delle soluzioni adottate è evidente da anni come il motivo per cui i governi proseguono su questa strada: scoraggiare l’immigrazione in Europa. Poco importa se per farlo si violino trattati internazionali come la Convenzione di Ginevra, le carte costituzionali (vedi ad esempio quella Italiana – Art. 10 Principi fondamentali).

Soltanto in seguito ad un evento di questa portata c’è stato qualche risultato, ancora marginale, che dimostra quanto sia sempre stato possibile agire diversamente:
- 406 minori non accompagnati presenti a Mòria sono stati trasferiti presso strutture protette a Salonicco, Grecia continentale. Di questi 17 sono risultati positivi al covid-19 e quando la loro struttura è andata a fuoco sono stati trasferiti in quella carceraria che poi è andata a fuoco a sua volta;
- Erna Solberg, premier norvegese, ha avviato l’iter per poter accogliere 50 profughi di Moria, dando priorità alle famiglie con bambini.
(Ndr: questo gruppo andrà a far parte dei 3.000 migranti in quota alla Norvegia per l’anno 2020.)
- Altri governi Europei si dicono intenzionati ad accogliere. Si attende l’avvio dei reinsediamenti.Foto 4 Castelli Ferraris 360 min
Fra tante notizie drammatiche l’unico dato positivo è che non ci sono vittime e che oggi si stanno cominciando a montare un gruppo di tende nel poligono di tiro di Kara Tebe (confermato da Nawal Soufi) anche se non sono state chiarite le origini degli incendi.

In tutta Europa si stanno moltiplicando iniziative di sensibilizzazione e pressione politica sui Governi nazionali e sul Parlamento europeo in favore del riavvio del programma di reinsediamento in Europa dei rifugiati.
In questo ambito si inserisce Italy Must Act con il coordinamento di Europe Must Act lanciando un segnale chiaro e forte alle istituzioni nazionali ed europee riguardo a quanto sta succedendo negli Hot Spot greci anche mediante iniziative di piazza
- link *Chiamata per dimostrazioni spontanee* https://www.facebook.com/groups/763959397341370/permalink/829034480833861/

L’ultima testimonianza che riceviamo oggi (12 settembre) da Nawal Soufi riguarda una manifestazione pacifica a Mytilíni organizzata dai rifugiati del campo di Mòria, dai volontari e dagli attivisti presenti sull’isola alla quale il sindaco Stratos Kytelis ha risposto schierando le forze dell’ordine.
All’arrivo del corteo ai posti di blocco hanno lanciato lacrimogeni verso i manifestanti (tra cui donne e bambini) ed impedendone contemporaneamente la possibilità di disperdersi, li costringono crudelmente a restare nell’area pervasa dai gas irritanti.
L’intento repressivo di stampo fascista è palese e non possiamo fare a meno di chiederci quale futuro avranno i dannati di Mòria, l’isola che non dovrebbe esistere?

 

*Nawal Soufi la chiamano un po' in tutti i modi: alcuni "Lady Sos", altri "l'angelo dei profughi". In due anni ha aiutato oltre 20mila migranti a sbarcare in Italia, mettendo a disposizione il suo numero di cellulare e trasformandosi in un centro di smistamento chiamate utilizzato da migranti e disperati.

 

 

 

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Smettiamola di dire Ormai

Grazie a Rossana Germani ora disponiamo su UNOeTRE.it di questa interessante e bella intervista a Mimmo Lucano Sindaco di Riace

Mimmo Lucano il Sindaco dellaccoglienza 350 min(due video) "Nessun essere umano può rimanere indifferente quando un altro essere umano chiede di essere aiutato". È stato Mimmo Lucano a pronunciare queste parole ed è stato lui che le ha messe in pratica costruendo dal nulla, anzi da una realtà politica territoriale molto ostile, un paese modello. Quando si parla di accoglienza e di integrazione e di come sia possibile che culture diverse possano coesistere nello stesso territorio senza alcun problema, è naturale pensare a Riace e a quel grande uomo che ha reso possibile tutto questo. Mimmo Lucano che, grazie alla sua tenacia e alla sua voglia di lottare per un mondo più umano senza alcun confine, è riuscito contro ogni aspettativa a portare la sua Riace a modello di accoglienza ed integrazione conosciuto in tutto il mondo.

È stato sindaco del suo paese per tre mandati consecutivi e grazie al suo operato ha ottenuto molti premi, riconoscimenti e nomine.
Nel 2010 è stato nominato 3°sindaco migliore al mondo nella World Mayor, il concorso mondiale della City Mayors Foundation;
è arrivato al 40°posto tra i leader più influenti al mondo secondo la rivista americana Fortune; nel 2015 ha ricevuto il premio per la pace e dei diritti umani a Berna; nel 2017 ha ottenuto il premio per la pace Dresda; nel 2018 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria dal comune di Milano. La lista è ancora lunga ma mi fermo qui.

Nonostante le vicende giudiziarie che purtroppo lo hanno visto protagonista, finora risolte con assoluzione è, e resterà sempre, il sindaco che ha fatto dell'immigrazione una risorsa per il suo paese facendolo rinascere e vivere in un'armonia di culture diverse ma ben integrate tra loro. Un uomo che ha lavorato con il cuore ridando la dignità a tutte quelle persone che altri consideravano solo un peso e solo numeri in più da respingere. Senza mai guardare agli interessi personali o familiari, Mimmo ha portato avanti la sua battaglia contro ogni forma di potere grazie alla sua determinazione e alla sua umanità.
La fondazione "È stato il vento" continuerà a sostenere la sua missione per la vita integrata.

Grazie Mimmo, è stato un onore per me intervistarti. (L'intervista dopo questo primo video)

 

 

Smettiamola di dire Ormai

Doveva essere un'intervista. Ma con un uomo vero e sanguigno come Mimmo Lucano la prima domanda è bastata per farlo esplodere come un fiume in piena, senza argini. E così ci ha raccontato la “genesi” della sua vita politica e come è arrivato ad essere uno dei simboli più significativi dell’ACCOGLIENZA dei migranti.
Partiamo dallo scenario: Riace nella Locride. Regione Calabria. Anni 60.

Il padre era un insegnante, militava nella DC. Mimmo definisce la Democrazia Cristiana il “marcio religioso di una chiesa che fa parte della massoneria religiosa con dei rapporti di privilegio".
«La DC era il partito del potere, il partito della mafia. Strumento usato per mantenere i privilegi e lo status quo, dal dopo guerra agli anni 80».
Ma le sue influenze politiche furono di tutt’altra fonte. Da giovane frequentava il circolo di “Unita Proletaria”. E a scuola frequentava un prete missionario, un missionario che oltre che di chiesa, si occupava di politica, politica socialista, un elemento politico, nella sua zona, di riferimento della sinistra dell’epoca. Influenzò Mimmo e influenzò anche altri suoi compagni.
«Poi fu scomunicato...
Era ovvio. E questo dimostrava che, dopo il 68, le mafie dettavano le condizioni alla DC locale».

La sinistra che cominciò a frequentare come militante era una sinistra con una marcata ideologia. Avevano dei principi, si facevano dei ragionamenti. I suoi compagni facevano delle analisi lucide sul proletariato, la lotta di classe. Ed erano condivisibili.
L’errore fu il fatto che, non vedendo i loro obiettivi raggiungibili e non facendo passi avanti, passarono alla lotta armata. Il potere non gli dava scampo. «Io la pensavo diversamente: Se non si raggiungono gli obiettivi non si possono uccidere le persone».

Si stava creando una sinistra abbandonando il PCI. Si stava addolcendo l’ideologia del proletariato. Ma questo ha lasciato un vuoto.
«Hanno cercato di coinvolgermi, ma non volevo aderire alla lotta armata. Questo ci avrebbe portato all’oblio. Quando tornavo da Roma per gli incontri con i militanti, mio padre era preoccupato che io fossi coinvolto con il terrorismo rosso».
Poi arrivarono gli anni in cui si persero, molti emigrarono. E anche Mimmo si allontanò dalla sua terra per un po’. Ma dopo due anni rientrò; non poteva accettare di trasferirsi in un’altra città, magari cercando lì i propri paesani, pensando però di aver tradito la propria terra. «Non potevo stare lontano dal mia paese. Volevo essere protagonista della sua rinascita. Non facevo le cose per me e la mia famiglia, la mia famiglia era lontana. Io ero da solo e volevo solo la rinascita del mio paese».

E così, nel ‘95, si presentò alle comunali, con una sua lista, e fu una grande lezione: 12 persone in lista, 20 voti. mimmo lucano 390 min
Gli servì veramente da lezione. Capì che la società si organizza in funzione di sistemi mediatici. I poteri forti e le forze economiche determinano l’atteggiamento dei consumatori. Non gli ideali.
Ma gli altri si fecero scoraggiare dalla sconfitta. “Ci siamo persi." «L’epilogo di una generazione che, siccome non era riuscita a prendere la posizione di comando del comune, allora si era arresa. Per me invece non era un epilogo, ma una lezione da imparare.
LA PARTECIPAZIONE NON È RINUNCIARE MA È AVERE SEGUITO ANCHE DOPO LA SCONFITTA».

Mimmo continuò a frequentare il circolo, con tutte le difficoltà dell’epoca. Non c’erano soldi. Entrava acqua dal tetto, tutto era fatiscente. Ma per lui non era un sacrificio continuare a battersi.
«Volevo dire al mondo che c’è una situazione locale che può dimostrare che ci sono cose che si possono fare. Che non bisogna arrendersi.
Nel '95 cominciai a frequentare il vescovo della Locride e attuale arcivescovo di Campobasso Giancarlo Maria Bregantini e gli ambienti della Croce Rossa.» Il vescovo lo conquistò con una frase: “Smettiamola di dire ORMAI”.
Iniziò una militanza che aveva una forte influenza del PKK. I curdi avevano una via al socialismo a loro modo. "«Non ho mai conosciuto Öchalan di persona, ma mi influenzò con la sua idea di democrazia partecipativa.»

Nel '97 si interessò alla politica dell'accoglienza di Baudolato (comune in provincia di Catanzaro) e poi, a seguito dello sbarco dei curdi avvenuto nel '98, iniziò a pensare di ripopolare il centro storico chiedendo la disponibilità delle case abbandonate ai proprietari residenti in Argentina, in America del Nord e in Nord Italia. Così, con i curdi e con l'aiuto del vescovo, Mimmo realizzò un villaggio solidale con anche un frantoio.

«Questo da una parte dava l'impulso a reagire ad una realtà fortemente rassegnata e spopolata che stava facendo la fine di tanti paesi dell'entroterra ma dall'altra parte era anche una risposta, un risveglio per l'identità del luogo fortemente legato al concetto dell'ospitalità. Non c'è stato ostacolo da parte dei pochi rimasti della comunità locale e dei Rom che frequentavano abitualmente anche la mia casa.
Nel 2001 ho conosciuto Gianfranco Schiavone dell' ICS (Consorzio Italiano di Solidarietà) che era venuto in Calabria perché stava pensando di creare un sistema nazionale d'accoglienza attraverso il ministro dell'interno, l'UNHCR e l'ANCI. Così, eletto consigliere di minoranza, nel nostro comune feci questo progetto per realizzare i borghi con i rifugiati e il sindaco socialista pro-tempore aderì. L'accoglienza a Riace è nata con il programma nazionale d'asilo che è stato il primo progetto che ha anticipato lo SPRAR per effetto della legge Bossi-Fini del 2002. Così il comune di Riace partecipa al bando ministeriale e diventa uno dei primi comuni assieme a circa altri 80 comuni italiani a partecipare all'accoglienza organizzata.
Poi i curdi se ne andarono.
Arrivammo così nel 2004, con le elezioni comunali. Gli immigrati continuavano ad arrivare. Ma per continuare con la politica dell’inclusività e dell’accoglienza, il linguaggio doveva necessariamente cambiare. Le persone vogliono il vantaggio economico. Parlavo di una possibilità di rimanere in questi luoghi. Di non abbandonarli. Nessuna grande opera, ma rispettare l’anima del centro storico e dei suoi quartieri», ecco il valore che Mimmo prometteva.

Tutti dicono ormai, ma lui no!
«La partita si stava giocando a Riace Marittima. Consumando ogni metro di spiaggia. Dicevo di fermarci e rispettare il territorio. Abbandonare la visione consumistica e trasformare i territori per dare ricchezza.
Le mafie volevano il contrario».
La sua proposta fu: Recuperare l’esistente. Un risveglio di un identità.
Un forte esempio fu quello del riciclo dei rifiuti. Per raggiungere tutti i punti del paese, si organizzò con gli asini e i carretti di legno.
Riace era diventato un modello di inclusività e di accoglienza. Tutti avevano un vantaggio. Ripopolare un paese che stava cadendo nell’oblio significava dare valore alle case, ai terreni.

«Ma questo modello dava fastidio alla destra. Ribaltava la loro equazione.
“migrante=delinquenza”. Riace dimostrava che invece si poteva avere un’altra visione». «Era iniziata la mia persecuzione politica. Quindici anni di esperienza, bruciati da un prefetto simpatizzante di Forza Nuova.
Una campagna denigratoria, costruita su falsità che hanno portato ad un sindaco leghista. E sapete cos’ha fatto, il sindaco leghista il 26 marzo, in piena emergenza Covid-19? si è aumentato la propria indennità. L’ha fatto da solo. Come ha fatto da solo un atto amministrativo, pur non avendone la facoltà, quello di far tagliare l’energia elettrica ad una madre con due figli che non simpatizzava con la Lega». Riace avversava la teoria che l’immigrazione era un danno, era il completo opposto. Per questo era una realtà da chiudere.
Un laboratorio di umanità, di solidarietà e di cultura. Un ideale di una città aperta, non di fortezze e di chiusure, ma un ideale di Libertà.

Riace ha dimostrato che possono convivere persone di diverse etnie, con simpatie, antipatie, amori e legami.
Nessuno era migrante, tutti erano viaggiatori.

«Così, ho fatto il sindaco!

 

 

L'intervista e la sua presentazione sono state pubblicate entrambe su CiesseMagazine il 22 aprile 2020
Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.

 

 

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Incontro tra le Associazioni che si occupano di solidarietà e accoglienza

comunitàsolidali 350 minQuesto pomeriggio presso l’Associazione Grid, su invito di Comunità Solidali, si è svolto un incontro tra le Associazioni della provincia di Frosinone che si occupano di solidarietà e accoglienza.

Erano presenti:
Marco Toti direttore della Caritas di Frosinone-Veroli-Ferentino, Paolo Iafrate - Oltre l’Occidente, Gino De Matteo -Città Futura, Carmelo Selvaggio - SconfinataMente Anagni , Alice Popoli –Comunità Sant’Egidio Frosinone, Rino Tarallo-USB Cassino, Gianni Paciotta-Caritas Parrocchiale Frosinone, Alpha Diallo –Associazione Comunità Africana di Cassino, Cassino, oltre a privati cittadini sensibili al problema.

Il fenomeno migratorio, che ha spinto Comunità Solidali a costituirsi un anno e mezzo fa dopo i fatti della Diciotti, ci ha fatto sentire l’esigenza di confrontarci con chi sul territorio opera già attivamente, al fine di costituire una rete strutturata che abbia la capacità di confrontarsi con le istituzioni e con la politica, affinchè il fenomeno migratorio venga gestito, non solo come problema di ordine pubblico, ma come fatto sociale ed umanitario.

La dinamica migratoria, acuitasi dal 2011 con le guerre in Libia ed in Siria, ha reso il problema di difficile gestione e i governi che si sono succeduti hanno intrapreso strade sempre più restrittive, sia per quanto riguarda il soccorso, sia per quanto riguarda l’accoglienza, il riconoscimento dello status di rifugiato e di aiuto umanitario. Le politiche migratorie, per motivi di consenso, inculcando la paura del diverso, hanno contribuito a generare un clima di razzismo e di odio che si somma ai gravi problemi provocati dalla crisi economica che ha acuito le diseguaglianze.

Noi pensiamo che il fenomeno migratorio vada gestito con la conoscenza e l’interazione poiché il migrante non è una categoria astratta ma una persona con una storia e una vita, che non ha bisogno solo di pratiche burocratiche (che pure sono fondamentali) ma di empatia e di un progetto di vita.

Le varie realtà che si sono incontrate oggi, pur nella loro diversità, culturale, politica e religiosa, hanno convenuto che occorre far fronte con la solidarietà alle esigenze immediate di chi si trova in una situazione di fragilità e di bisogno ma, nello stesso tempo, adoperasi fortemente affinchè le politiche disumane che sono state attuate vengano al più presto superate, poiché, oltre ad aver inciso sull’accoglienza e sulla vita dei migranti, hanno tolto lavoro anche ai cittadini italiani che operavano nei centri di accoglienza. Senza contare che le più alte istituzioni locali possono decidere senza appello azioni contro chi solidarizza e sostiene le lotte per una convivenza umana e civile.

Sappiamo che esistono forze buone che rappresentano la parte migliore del Paese e che fino ad ora hanno giocato “in difesa”. Pensiamo sia ora di attaccare.
Non lasciamo cadere questi bagliori di una comunità migliore, proviamo a creare e a far camminare questa rete per cominciare a reagire insieme a questo clima d’intolleranza violenza ed odio.
Proprio per continuare questo percorso, ci siamo dati appuntamento sabato 25 gennaio alle ore 16,00 presso Grid in Corso della Repubblica n. 48 Frosinone
Frosinone 18/01/2020
Comunità Solidali Frosinone

 

 

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Dalla Open Arms: la paura più grande

OpenArms emiliomorenatti 400 mindi Nadeia De Gasperis - La paura più grande è quella di trovare dei bambini morti, è facile che accada in 10 cm di acqua, quando ormai, storditi dalle esalazioni dei motori, così ammassati su un “barchino” o gommone, i genitori o compagni di viaggio non riescono a tenerli svegli. La paura è più grande quando troviamo persone vive, un paradosso che solo l’esperienza può spiegare, convincerle a farsi salvare, non ti allungano una mano, si lasciano morire, scambiandoci per libici, i libici che vengono sempre avvisati per primi, proprio dalle nostre coste e con le loro imbarcazioni che vanno a 40 nodi orari, rispetto le nostre che riescono a portare al massimo i 12, non c’è gara.

Questo e molto altro è stato trasmesso, non solo dal video ma dalle parole del fotoreporter Valerio Nicolosi*. Un appuntamento organizzato a Sora dall’associazione Rise Hub che da anni lavora per l’inclusione e con la collaborazione del Collettivo Storie d’amare, associazione sorana di più recente formazione.

Una anteprima del docufilm di Nicolosi per le cittadine/i di Sora. Si tratta di un documentario di 60 minuti che narra i destini che si incrociano lungo le frontiere del Vecchio Continente. Per la realizzazione del progetto è stata attivata una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso. L’autore sostiene di aver ricevuto due proposte di produzione ma per un progetto di questa natura non si può “contrattare”, nasce e deve rimanere indipendente.

Nicolosi è uno dei due operatori della stampa a cui è concesso di salire a bordo della Open Arms, ha avuto esperienze anche con Mediterranea e Sea Watch ma Open Arms è e rimane la sua famiglia, come lui stesso la definisce.
È stato a bordo anche un mese intero, per un anno è sceso e salito dall’imbarcazione. Quando sei sopra, racconta, se c’è bisogno di salvare ti rimbocchi le maniche, non puoi dare priorità alle riprese, e come sostiene lo skipper della nave, non esistono eroi che salvano, esiste un equipaggio dove ogni elemento è fondamentale, dal primo soccorritore al cuoco.

È accaduto di arrivare contemporaneamente alle imbarcazioni libiche, di essere stati anche minacciati con le armi, in quel caso si può contare sulle forze armate del territorio di riferimento, negli altri casi è una corsa contro il tempo, a volte combattuta con l’astuzia.
“mi sento un privilegiato” sostiene Nicolosi, per quello che ho potuto fare, una volta ho preso un ragazzo per i capelli, voleva lasciarsi annegare, convinto che fossi un libico, i miei tratti somatici non mi aiutavano quanto quelli di un mio compagno, biondo e alto, che riusciva a convincere prima di essere un europeo.

Cosa si può fare da terra?
Si deve sostenere le ONG e raccontare la verità, lavorare a cambiare il linguaggio quando di parla di migranti e migrazioni, che non sono l’emergenza, sono ormai un fatto consolidato che va affrontato come tale.
Il dialogo con le cittadine/i ha seguito la proiezione del film, moderato dalla giornalista Faticante, dopo un silenzio eloquente e lacrime agli occhi, occhi lucidi. Sono bastati pochi minuti di film per muovere sentimenti contrastanti, di rabbia, impotenza, desiderio di riscatto, vicinanza.

*Valerio Nicolosi è Filmmaker Freelance presso Associated Press

 

 

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“Welcome to Italy” scopre profitti illeciti per accoglienza e richiedenti asilo

LucaFrusone in Parlamento 350 260«Un ringraziamento per l'importante operazione “Welcome to Italy” va agli inquirenti, agli uomini della Guardia di Finanza e della Squadra Mobile della Polizia di Stato che stanno facendo luce su un presunto sistema dedito a trarre profitti illeciti dall’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati» dichiara il deputato del MoVimento 5 Stelle Luca Frusone. «Da membro della Commissione Schengen - prosegue Frusone - visitai alcune delle realtà indagate, sottoponendo le criticità a chi di dovere. Adesso tra i nomi degli esponenti politici della provincia di Frosinone coinvolti nell'inchiesta ritroviamo esponenti politici di centrodestra e di centrosinistra. Mi auguro che possano chiarire le loro posizioni. È da notare che sui flussi migratori, come su altre questioni, assistiamo troppo spesso ad uno scontro pseudo-ideologico che in realtà serve a nascondere le responsabilità che hanno avuto centrodestra e centrosinistra nell'affrontare il fenomeno. Non è la prima volta che alcuni esponenti dei partiti, la cui agenda politica si basa quasi esclusivamente sulla questione dell'immigrazione, alla fine ci speculano sopra (vedi il caso Salvati prima in Forza Italia e poi in Fratelli d'Italia). È indispensabile dunque soffermarsi sulla trasparenza e sul rispetto delle regole che è mancato e che stiamo cercando di ripristinare».

«Salvini e Meloni, che dicono di voler fare le battaglie per gli italiani e poi ripropongono con Berlusconi il vecchio centrodestra, protagonista della mala gestio dei migranti, dimostrano che il loro obiettivo è fare solo propaganda sul tema» conclude il deputato pentastellato.

 

 

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Buon compleanno a Mediterranea

foto compleanno Mediterranea 350 mindi Nadeia De Gasperis - Qualche giorno fa Mediterranea ha festeggiato il suo primo compleanno a San Lorenzo, Roma. Lo ha fatto a terra, anche perché la sua imbarcazione era bloccata, lo ha fatto con una formula che ricorda una serata tra amici, quelli di sempre e quelli incrociati sul proprio destino, che si raccontano tra la pena di un ricordo doloroso e un sorriso complice, le storie di mare e di terra che hanno “salvato” nella memoria di questo primo anno di lavoro. La piattaforma in questo tempo ha imbarcato e anche un po’ scampato a un altro destino, tante realtà, da quelle studentesche, universitarie, ai progetti letterari come quello pensato da Sandro Veronesi, che un giorno ha scritto a Saviano “noi dobbiamo portare i nostri corpi e i nostri cuori e le nostre voci su quelle navi".

Ecco allora che la Bonvicini ci ha raccontato la sua esperienza con CORPO TESTA E CUORE sulla nave Alex come tra le più edificanti della sua vita. Più timidamente si è aggiunta la testimonianza di due giovanissime ragazze di Ostia che insegnano ad andar per mare, con la loro scuola di vela “inclusiva” ai disabili, ex carcerati minorili e agli altri giovanissimi “marinai”. Con la loro discreta e giovane saggezza passano la parola a un “marinaio” figlio di pescatori, che ci ricorda la sovranità di un capitano nelle acque territoriali, quando il sacrosanto diritto a salvare coincide perfettamente con un dovere profondo di umanità per una legge non scritta e anche sancita che si tramanda di padre in figlio.

È la volta dei due giornalisti di Repubblica, iniziati all’avventura di Mediterranea da Mario Calabresi quando “questa sconosciuta” non aveva ancora forma e faceva ancora un po’ acqua da tutte le parti. Non sono più scesi da allora, racconta Mensurati, tra ricordi divertenti e dolorosi, mentre ammonisce di informarsi sempre, anche quando nutriamo il benché minimo dubbio, per essere “equipaggiati” a smontare le false informazioni, perché le nostre ragioni siano più forti di qualsiasi strumentali interpretazione della realtà.

Poi rivolge una domanda insidiosa a un membro dell’equipaggio, Francesca, chiedendole se piattaforme come mediterranea non sia poi un FULL FACTOR (fattore di spinta) per i migranti. Parafrasando la risposta di Francesca “nessuno metterebbe suo figlio in mare se non fosse più sicuro della terra”.

Poi c’era la società civile, quella che lavora con i piedi per terra a sostenere la causa di Mediterranea, Don Mattia che è salito a bordo e si dice sicuro di essere stato “evangelizzato” dall’equipaggio di Mediterranea che gli ha insegnato come il Vangelo possa farsi parola con la pratica concreta dei principi di umanità. C’era Aspagorà da Sora, che racconta l’altra faccia della Chiesa, quella che si volta, con l’aneddoto di cronaca, l’omelia del prete razzista, che ha fatto il giro del mondo, c’è una associazione romana, che racconta la frustrazione di aver sostenuto un progetto di rinascita per i paesi terremotati e aver scoperto poi in quelle stesse persone un senso forte di negazione dell’accoglienza.

In collegamento Skype la portavoce della Sea Watch, Giorgia Linardi, ci restituisce un quadro geo politico della attuale situazione dei Paesi di partenza. Tutti sembrano essere d’accordo sul fatto che il nuovo governo non abbia mostrato segni di cambiamento e che forse una politica non vocata all’accoglienza, quando non è urlata, come quella di Salvini, è perfino più pericolosa. E, subdula. A questo proposito, ricordano che il decreto sicurezza è ancora lì in tutta la sua pericolosità.

Buon compleanno a Mediterranea che in questa serata di autocoscienza ci hai fatto tornare a casa più consapevoli e più piccoli, in confronto al mare nero che hai attraversato, ma con tanta voglia di crescere.

 

 

 

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