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One, nisciun centomila, 8 settembre

Incusione RiseHub

L’Associazione Rise Hub, in collaborazione con ViviCasalvieri e il Collettivo Storie D’Amare, Vi invita a partecipare alla seconda edizione del Festival dell’Inclusione in Valle di Comino, quest’anno intitolato ONE, Nisciun e Centomila, che si terrà Domenica 8 Settembre dalle 18:00 a Posta Fibreno in via Carpello (area tra il bar Elfo del Lago e lo Smile Pub).

Questa seconda edizione sarà dedicata al Viaggio, un tema antico e peculiare per il nostro territorio e la nostra Storia che affronteremo grazie alle testimonianze dirette di storie di Emigrazione, di Immigrazione e di Restanza.

Tra gli ospiti avremo l’onore di avere la scrittrice Chiara Ingrao, che attraverso il suo ultimo libro Migrante per sempre fornirà al pubblico strumenti di riflessione sul perché sia importante e necessario parlare e raccontare di migrazione.

Parteciperà inoltre Cesare Erario, fondatore e curatore del Museo Académie Vitti, un gioiello della nostra Valle e storia unica al mondo di emigrazione, coraggio e resilienza.

L’evento sarà accompagnato da mostre fotografiche, musica dal vivo e cibo. Nella speranza di potervi accogliere nella splendida atmosfera del Lago di Posta Fibreno, cogliamo l’occasione per inviarvi cordiali saluti.

 

Rise Hub, Collettivo Storie d'Amare, ViviCasalvieri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Comunità Solidali condanna fermamente le parole del parroco di Sora

comunitàsolidali 350 minComunità Solidali condanna fermamente le parole del parroco di SORA Un parroco a cui piace vincere facile e che per preferisce seguire la scia del momento fatta di divisione e rancore.

Comunità Solidali condanna fermamente le parole del parroco di SORA Un parroco che a cui piace vincere facile per guadagnarsi un po' di notorietà e che per preferisce seguire la scia del momento fatta di divisione e rancore.

Proprio nei giorni in cui la Chiesa ricorda uno dei suoi santi più venerati, San Rocco, come simbolo di carità ed esempio di solidarietà umana, e nel momento in cui Papa Francesco richiama la comunità cattolica all'accoglienza perché agli occhi di Dio nessuno è straniero, udiamo da un pulpito parole per noi inascoltabili.
È molto singolare che da quel pulpito siano venute parole di divisione, di contrasto. Quasi di odio.

In una comunità dove già l'arrivo di cinque migranti ha scatenato la raccolta di 300 firme, usare parole così divisive da parte di un rappresentante della Chiesa significa soffiare sul fuoco dell'intolleranza, ed in qualche modo legittimarla, trovando giustificazioni al razzismo e alla xenofobia.

Comunità solidali ricorda invece il grande impegno della Chiesa cattolica verso l'accoglienza e l'integrazione dei migranti, attraverso la Caritas, ma anche attraverso molte altre associazioni e parrocchie, impegno che non distoglie di certo l'attenzione dalle "nostre" povertà.

Può un Parroco usare parole come quelle pronunciate ? Può un Parroco non assumersi la responsabilità dei messaggi xenofobi che a centinaia stanno facendo da eco a quell'omelia?

Lo chiederemo anche a Papa Francesco.

Intanto chiediamo alla Chiesa di Sora e della nostra provincia, per il tramite dei suoi Vescovi di non essere indifferente a quanto accaduto ma di condannare fermamente le parole di odio utilizzate a Sora per fomentare l'intolleranza nei confronti del diverso.

E alla stessa Chiesa chiediamo se si riconosce in quella di Don Donato o in quella di Matteo, 35 "Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato"

Comunità Solidali
Mob. 3478780003

https://www.facebook.com/comunitasolidalifr/

https://comunitasolidalifr.wordpress.com/

 

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Sora. Aspagorà replica all'invettiva di Don Donato Piacentini

  • Pubblicato in da Sora

Aspagorà siamotuttisullastessabarca 350 minAspagorà è un gruppo eterogeneo, di laici, cattolici, osservanti, atei, musulmani, agnostici, eppure il nostro manifesto si apre con una frase mutuata dal Vangelo “ama il prossimo tuo come te stesso” perché siamo convinti che alcuni precetti cristiani siano universali.

Non molti giorni fa abbiamo accolto l’appello del parroco siciliano, per manifestare la nostra vicinanza ai migranti, ostaggio di politiche razziste e xenofobe su una imbarcazione a largo di Lampedusa, lo abbiamo fatto davanti al sagrato di una chiesa, riconoscendolo come luogo simbolo di carità e misericordia. Ora in pochi secondi ecco che l’ormai famoso parroco sorano distrugge il lavoro di tante persone che lavorano strenuamente ogni giorno per praticare e predicare l’accoglienza. Lo fa con parole forti, di una gravità inaudita che sfiorano addirittura il negazionismo “quali torture!?” si chiede e chiede alla folla che un po’ plaude un po’ rimane basita. Che sia una raccolta di firme contro i migranti, una accusa infondata di violenza a diffamarli è sì fatto grave, che sia un ministro della Repubblica che brandisce un rosario e un crocifisso da un palco vomitando veleno, è fatto gravissimo ma mai quanto le parole di un uomo, ministro di Dio che ha totalmente frainteso il senso della sua vocazione. Travestito da pecora il lupo ha approfittato del gregge già in balìa a un clima di odio che ha reso la nostra città un “paesotto” retrogrado e bigotto, finito in un battito di tastiera ai dis-onori della cronaca. Quale “pastore di anime” proprio in occasione dei festeggiamenti del santo simbolo della “carità” ha sputato odio, con la responsabilità di chi si fa guida spirituale e morale, rappresentando inoltre ben tre parrocchie della diocesi di riferimento.

Ci auguriamo che in quella occasione non ci fosse nessuno dei nostri amici migranti ad ascoltarlo, visto che spesso alcuni di loro, cattolici, sono abituati a seguire le omelie delle nostre parrocchie. Ciò sarebbe per noi motivo di forte disagio e vergogna, lo stesso che ci auguriamo provino i nostri concittadini e le autorità ecclesiastiche del territorio che a questo proposito dovrebbero, con fermezza, denunciare le parole del parroco, con una azione esemplare che scoraggi chiunque voglia fraintendere ancora il messaggio del Vangelo, nonché quello del Pontefice, a farlo.

Sora, 17 agosto 2019

Ufficio stampa Aspagorà

 

 

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Non devono sorprenderci per accoglierli

MamoudouGassama 350 mindi Nadeia De Gasperis - A Parigi Mamoudou Gassama, giovane immigrato maliano senza documenti, salva in maniera eroica, calandosi da un balcone, un bimbo intrappolato in casa da un incendio. Lo hanno soprannominato spiderman, forse perché è così difficile ricordare il nome di un eroe quando ha i caratteri arabi!

Nel Paese di santi e navigatori è facile diventare eroi, anche da stranieri, ma esigiamo una prova in più di temerarietà. Un ragazzo immigrato, in pieno centro cittadino a Napoli, salva una donna dalle aggressioni di un rapinatore, mettendolo in fuga. Davanti all’Eurospin di Tor Vergata uno dei ragazzi che si carica delle nostre buste strabordanti della spesa in cambio di qualche spicciolo e qualche smorfia di accondiscendenza, sventa il furto a danno di una anziana signora. Insomma, sono piene le cronache, e potrebbero esserlo di più, di questi episodi ma non hanno un nome questi ragazzi, mai, o quasi, e qualche volta, come nel caso del ragazzo immigrato che nel Fucino, nel bel mezzo di un evento di piena, salva una famiglia, mentre i soccorsi dei vigili del fuoco stentavano a intervenire per la difficoltà della situazione. Eppure, il ragazzo non esita a tuffarsi nel fiume e salvarli, per poi scappare perché è senza permesso di soggiorno. I giornali titolano “caccia all’immigrato senza permesso di soggiorno” e come sottotitolo il dettaglio del suo atto di coraggio. Non ha un permesso di soggiorno, figuriamoci se possa meritare un nome.

Allora oggi vogliamo raccontare che Samuel, ragazzo nigeriano, che risiede in un centro di accoglienza di Isola del Liri, ha trovato sull’autobus un iphone. Recuperato lo ha portato alla donna che mi ha raccontato la storia, Maria Laura, operatrice del centro, pregandola di comporre l’ultimo numero e raggiungere la persona che aveva smarrito il suo apparecchio. La proprietaria, in poco tempo è stata rintracciata e ha raggiunto il centro di accoglienza per recuperare il suo iphone. Si è sentita di dover ringraziare il giovane ragazzo nigeriano portandogli in dono un cesto di fragole.

Spero che un giorno non saremo più costretti a raccontare quello che per questi ragazzi immagino sia naturale e ovvio, quello che è dettato dalla loro indole senza sensazionalismi o bisogno di riconoscenza o ricompensi.
Con la stessa naturalezza, spero tanto, saremo un giorno in grado di aspettarci da loro qualsiasi cosa di buono ci si possa aspettare da un ragazzo che affida al mare nero la propria vita in cambio di una speranza di salvezza, spinto solo dalla forza del desiderio di un mondo migliore.

Un giorno, spero, ci ritroveremo a non sorprenderci più a raccontare tutto questo per convincerci che i nostri fratelli sono nostri fratelli e le nostre sorelle sono nostre sorelle, per il semplice fatto di essere nati tutti sotto lo stesso cielo, che non giudica, almeno senza averci prima visti alle prove con la vita, la nostra e quella degli altri.

 

 

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Migranti. Accordo tra la Prefettura di Latina e il Comune di Cori

Maria Rosa Trio Mauro De Lillis 350 260 mindi Marco Castaldi - Ricollocazione temporanea dei migranti pontini. Accordo tra la Prefettura di Latina e il Comune di Cori

L’ente lepino si è reso disponibile ad accogliere fino a 40 persone per un periodo massimo di 60 giorni. Il Sindaco Mauro De Lillis: “Questa misura pro tempore legata alla contingenza rientra negli impegni reciprocamente assunti in materia e nel rispetto dei limiti stabiliti a livello nazionale e locale”.

A seguito delle recenti vicende che hanno riguardato la gestione da parte degli affidatari di alcuni centri di accoglienza straordinaria dislocati nel territorio pontino, il Comune di Cori ha confermato tramite lettera scritta alla Prefettura di Latina la propria disponibilità, nell’ambito degli accordi di ricollocazione temporanea, ad ospitare presso la Casa per Ferie Madonna del Soccorso un numero di migranti compreso tre le 30 e le 40 persone, fino alla riattivazione delle strutture interessate e comunque per un periodo massimo stabilito non superiore ai 60 giorni.

La missiva indirizzata in questi giorni all’Ufficio Territoriale del Governo ha fatto seguito ai precedenti colloqui intercorsi al Palazzo del Governo tra il Prefetto Maria Rosa Trio, affiancata dal suo vice Antonio Quarto, e il Sindaco Mauro De Lillis, accompagnato dall’Assessore alle Politiche Sociali Chiara Cochi e dalla Responsabile dei Servizi Sociali Roberta Berrè. L’intesa tra le parti è stata successivamente ratificata dalla Giunta Municipale corese, previo consenso della Provincia Italiana Ordine degli Scalzi della SS. Trinità, titolare del ricovero individuato.

Come spiega il primo cittadino – “Si è tenuto conto delle direttive ministeriali per la ripartizione graduale e sostenibile dei richiedenti asilo e rifugiati all’interno dei C.A.S. ubicati in tutti i comuni e tra gli enti come il nostro aderenti alla rete SPRAR, in linea con lo spirito di solidarietà e collaborazione inter-istituzionale, al fine a dare alla questione migrazione una soluzione umanitaria condivisa. In ogni caso questa misura pro tempore legata alla contingenza rientra a pieno titolo negli impegni reciprocamente assunti in materia e rispetta i limiti stabiliti a livello nazionale e locale”.

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Il senso della telefonata di Mattarella a Conte

mattarella salvini 350 mindi Elia Fiorillo - Il difficile compito di Sergio Mattarella
La sua parola d'ordine è "discrezione". Lo è sempre stata. È questione di carattere e, si sa, "il carattere è il destino di una persona". Quella telefonata al Capo del governo l'ha fatta perché proprio non ne poteva fare a meno. A parte che si "giocava" con la vita e la dignità del "prossimo". Ma in ballo c'era ben altro. C'era la credibilità dello Stato, l'autonomia della magistratura, il buon senso. Ma come si fa a bloccare l'entrata in un porto italiano di una nave militare del nostro Paese? Ma come si fa a pretendere lo sbarco degli emigranti ammanettati senza il doveroso intervento della magistratura?

La risposta è una: pubblicità. Per alcuni esponenti politici nostrani la politica non è più la "gestione della polis", ma è solo "propaganda'" che condiziona ed "indirizza" il consenso. Tutto viene fatto in tale direzione, costi quel che costi, sempre che i sondaggi elettorali aumentino. È questo ciò che conta. E il bene dei cittadini? Tutto si fa per loro, ovviamente. Per quello che loro "percepiscono", al di là dell'effettiva efficacia dei provvedimenti. E quando certi fenomeni preoccupano, o possono preoccupare la pubblica opinione, invece di spiegare, chiarire, informare, si cavalca la paura. Si soffia sul fuoco perché ciò porta consensi. E da questo punto di vista l'ex padano, ex secessionista, Matteo Salvini è un maestro. Comunque è riuscito a far lievitare i consensi al suo partito dal 17 al 30 per cento. Con questi risultati è pronto a veleggiare in Europa, per fondare il partito sovranista di un'Europa... divisa.

Sergio Mattarella ha composto il numero di Palazzo Chigi e ha telefonato al suo inquilino, legittimo fino ad un certo punto. È stato messo là dai due comandanti-contendenti, Salvini e Di Maio, proprio perché non potevano farne a meno. Ma chi decide e interpreta il contratto di governo sono loro due e basta.

"Caro presidente del Consiglio dei ministri", avrà esordito il Capo dello Stato, "forse sarebbe il caso che tu intervenissi per sbloccare una situazione che ha del preoccupante..." No, sicuramente non gli avrà detto che avrebbe lui dovuto già prendere l'iniziativa per risolvere una vicenda, che se non fosse tragica, sul piano realistico non potrebbe non essere considerata comica. Che poteva fare il presidente del Consiglio? Certo, telefonare a Salvini per informarlo, ma poi decidere l'apertura dei porti a quella nave, facendo fare alla magistratura la sua parte.

La risposta di Salvini è stereotipata. Nessuna polemica. Lui resta sulle sue posizioni, sono altri che hanno "ceduto". Anche sull'intervento di Mattarella bocca cucita, ma pare che la telefonata del presidente della Repubblica, che doveva rimanere riservata, è trapelata proprio dal Viminale. Il messaggio del ministro dell'Interno, in questo caso come pure negli altri, è semplice e chiaro: "Io ci provo in tutti i modi a rendere l'Italia libera dai migranti, sono altri che si muovono in senso contrario".

Da parte sua Giggino Di Maio, al di là della "facciata" tutta rose e fiori del "contratto di governo", mal sopporta il collega vice presidente del Consiglio. Lui, Matteo, con la storia degli emigrati ha fatto "bingo", aumentando i consensi elettorali oltre qualsiasi congettura. Insieme a Berlusconi ed alla signora Meloni il trio supera nelle previsioni il 40 per cento dei voti alle prossime tornate elettorali. Gigino, invece, nei sondaggi è in calo e non può sperare in un’alleanza con il Partito Democratico per fare il grande salto della quaglia. Eppoi i suoi cavalli di battaglia, il decreto "dignità" e la fine dei “vitalizi” ai parlamentari, non hanno funzionato come lui avrebbe voluto. Che il ministro del Lavoro, e vice presidente del Consiglio, vari un decreto che dovrebbe rilanciare l'occupazione mentre, secondo alcune fonti pubbliche - Inps e ministero del Lavoro -, farà perdere ben 8.000 posti di lavoro all'anno, è un'assurdità. Ai voglia a dire, come fa Di Maio, che sono bugie e che il presidente dell’Inps e qualche traditore in casa hanno giocato sporco. In questa triste vicenda si vede tutta l’approssimazione e l’inesperienza di chi ritiene di rappresentare il governo del cambiamento. Un po’ di suggerimenti dettati dalla grande esperienza passata potrebbe aiutare Giggino, anche a difendersi dal Matteo padano. Potrebbe farsi consigliare dall’esperto napoletano di lungo corso, ex onorevole, Paolo Cirino Pomicino, ad esempio.

 

 

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Cori. Porte aperte all'accoglienza

Porte Aperte a Cori h260 mindi Marco Castaldi - Mercoledì 20 Giugno, dalle ore 16:30, giornata dedicata all’Accoglienza, Protezione, Promozione e Integrazione dei migranti presenti sul territorio.

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, promossa anche dall’ONU e dal Ministero dell’Interno, mercoledì 20 Giugno, a Giulianello (Cori, LT), presso il Centro socio culturale “Il Ponte” (via della Stazione), si terrà l’iniziativa dedicata all’accoglienza, protezione, promozione e integrazione dei migranti presenti in paese, “Porte Aperte”, organizzata dall’Amministrazione comunale, per la quale interverranno, il Sindaco Mauro De Lillis e l’Ass.re alle Politiche Sociali Chiara Cochi, le Delegate Chiara D’Elia, Elisa Massotti e Sabrina Pistilli, insieme alle realtà locali impegnate nel settore: le coop. Karibu e Il Quadrifoglio, le Onlus Il Circo della Farfalla e La Casa del Sole, le APS Futuro Digitale e Polygonal, le ass. cult. Arcadia e La Stazione.

Si svolgeranno laboratori di cucina “Impariamo a cucinare un piatto tipico”, con degustazione finale di quanto realizzato, e letture animante con giochi interattivi per bambini “Cosa mangiano i bimbi del mondo”. Si parlerà di “Flussi, rotte e persone” e verranno illustrati i progetti in materia realizzati sul territorio: i CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) della Prefettura per maggiorenni in attesa di asilo politico e protezione umanitaria; le Case di Accoglienza per minori stranieri non accompagnati; lo SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) per nuclei familiari. Verrà presentato al pubblico il video sul fenomeno migrazione e integrazione a Cori e Giulianello realizzato dal team Senape Production.

 

 

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Sicurezza e accoglienza sono due realtà antitetiche?

gioiosisaluti dauntaxidelmare 350 260di Daniela Mastracci - Immigrazione? Sicurezza e accoglienza sono due realtà antitetiche? La riflessione sulla delicata questione immigrazione è una priorità.

E’ un tema sentito perché crediamo nell’accoglienza e perché ci interroghiamo sulle cause profonde del fenomeno migratorio. Non possiamo omettere le nostre responsabilità in terre colonizzate e poi sfruttate fino a ridurle alla povertà e alla impossibilità di vita per migliaia di bambini, donne e uomini. Non possiamo rimuovere come se non ci fossero le responsabilità legate allo sfruttamento energetico, delle risorse minerarie, e alle guerre che tale corsa all’accaparramento di petrolio, gas, giacimenti minerari, e oggi il coltan e quanto altro serve per produrre i nostri dispositivi elettronici, ha prodotto nei decenni della decolonizzazione e continua oggi a produrre in tempo di globalizzazione iperliberista.

L’occidente ha grosse responsabilità e non può girare lo sguardo da un’altra parte di fronte alle migrazioni che stanno spostando migliaia di esseri umani dall’Africa, dal Medio Oriente, dall’Estremo Oriente. Facciamo caso al fatto che sono territori di guerra, di morte, di distruzione, e che l’occidente è parte attiva in questi conflitti, non solo perché li combatte direttamente, ma anche perché è il produttore e venditore delle armi che uccidono e non smettono di sparare ed esplodere. E facciamo caso alla desertificazione, ai cambiamenti climatici. Anche da questo punto di vista non possiamo non riconoscere le nostre responsabilità. Il fenomeno migratorio non dipende da velleità individuali ma da processi storici, economici, sociali, che ci chiamano in causa direttamente. Allora chiudere le frontiere, respingere, recingere, buttare semplicemente fuori dal nostro campo visivo con le esternalizzazioni delle frontiere, come è il caso libico, sono atti politici per noi ingiustificabili. Al contrario dobbiamo immaginare alternative umane, che rispettino esseri umani che hanno il diritto di vivere e vivere dignitosamente. La nostra Costituzione all’articolo 10 lo dice chiaramente: “…La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge…” così come lo dice chiaramente la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: “articolo 3 Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona…” “articolo 14 1) Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni…”

Accoglienza e sicurezza non sono in contraddizione soprattutto se pensiamo a risolvere il disagio socio economico che di fatto produce la “paura” del migrante come potenziale “ladro di lavoro” o altre etichette degradanti e propagandistiche gli si danno, proprio per alimentare la “guerra dei penultimi contro gli ultimi”. Se immaginiamo un mondo diverso da quello imperante oggi iperliberista, se facciamo politiche di messa in sicurezza socio economica, se redistribuiamo i redditi, lottiamo e vinciamo contro le diseguaglianze, potremo risolvere il dramma della paura. Esso invece è alimentato proprio dalla povertà: utile al capitalismo per tenere bassi i salari, per tenere alta la competitività tra i lavoratori, che sono sempre di più per sempre meno posti di lavoro, e un lavoro senza regole, senza garanzie, senza contratti stabili, elementi di precarietà che fa gioco all’accumulazione di redditi in una lotta di classe dall’alto verso il basso. Noi vogliamo rovesciare questo punto di vista. Combattere le diseguaglianze: radice da cui nasce l’odio, la paura, la violenza.

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Aiutarli a casa loro. Come?

immigrati accoglienza progetto volontari mindi Antonio Simiele - Di fronte ad un fenomeno epocale e complesso qual è quello degli immigrati, provenienti in prevalenza dall’Africa, è di moda dire che bisogna aiutarli a casa loro. Un buon proposito. Sennonché, risulta un dire quasi sempre ipocrita. Non s’indicano, infatti, i modi concreti per farlo, non s'individuano le cause più profonde, non si denunciano le responsabilità; non si dice che, per aiutarli davvero, bisognerebbe, innanzitutto, interrompere l’ormai secolare sfruttamento di quel Continente da parte di potenze occidentali che, invece, non mostrano alcuna voglia di farlo: si è passati dalla tratta dei neri, alla lunga piaga del colonialismo, sino all’attuale prelievo sistematico delle sue ricchezze.

I tre quarti dell’oro mondiale provengono dall’Africa; nel Continente si trova il 90% dei presunti giacimenti di cobalto del pianeta, ci sono le maggiori riserve di titanio e la più grande riserva mondiale di radio; in molti Stati si estrae petrolio e in quasi tutte le regioni si trovano minerali ferrosi. La quasi totalità di queste ricchezze è gestita da grandi gruppi internazionali.
Ecco, per ricondurre i migranti alle zone di partenza, bisognerebbe cominciare a fare un uso di queste risorse a favore delle popolazioni locali e aiutare lo sviluppo delle vocazioni agricole, per mutare sul luogo le condizioni, creando lavoro e reddito; va da se che bisognerebbe, anche, finirla di dare sostegno a governi locali corrotti e funzionali solo agli interessi delle grandi potenze.
E’ un processo, com’è evidente, che ha bisogno di tempo, per cui l’accoglienza è un dovere. E’ un dovere per queste e per ragioni, come ci ricorda il papa, umane ed evangeliche che dovrebbero far riflettere quelli che si proclamano cattolici ma sono contrari. Un’accoglienza che si deve accompagnare con piani di aiuto ai Paesi di provenienza di cui si faccia carico innanzitutto l’Europa e con risposte concrete da dare ai cittadini italiani spaventati, le cui paure non vanno né alimentate, come fanno irresponsabilmente certe forze politiche, né sottovalutate, ma affrontate, ad esempio, riducendo drasticamente i tempi utili a stabilire se un migrante ha titolo per rimanere e trovando il modo per far lavorare chi è in attesa.

Le parole di papa Francesco dovrebbero far riflettere anche quanti, per loro definizione ipercattolici, si mostrano restii a concedere diritti di uguaglianza a chi, di fatto, è cittadino italiano per il suo percorso di vita, tanto più se è nato, cresciuto e ha studiato in Italia. Sono diritti che non riguardano i migranti ma cittadini che ormai da anni vivono nel nostro Paese. Riconoscerli, come in maniera molto prudente fanno lo ius soli “temperato” e lo ius culturae, regolamentati dalla legge in discussione in Parlamento, dovrebbe essere la normalità. Siamo, infatti, tra i pochi Paesi al mondo che sia rimasto fermo a un anacronistico principio del sangue. Quasi tutti i Paesi del continente americano applicano lo ius soli in modo automatico e senza condizione; lo applicano, anche se condizionato, pure i più importanti Paesi europei.

D’altronde l’inclusione di tutte le persone che vivono con noi e lo desiderano, facendole cittadini a pieno titolo, è un bene per l’Italia, le porta nuovo entusiasmo, la rafforza e ne accresce le fortune. E’ cosa da fare anche per ridurre i rischi di un’emarginazione che è terreno fertile per la crescita di soggetti votati al terrorismo, com’è apparso chiaro dalla personalità degli artefici di atti che hanno insanguinato la Francia, l’Inghilterra, il Belgio, la Germania negli ultimi anni, tutti figli di una mancata o insufficiente integrazione, in un’Europa che soffre già di suo per una crisi profonda economica e di cittadinanza che colpisce la maggioranza delle popolazioni.
25 ottobre 2017

 
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Aiutare il prossimo è un atteggiamento antieconomico e quindi antisociale?

mensasociale h260di Daniela Mastracci - Ho scritto un post sulla Sinistra che dice No al Codice Minniti, e un'amica di facebook mi chiede cosa ci guadagnerebbe la Sinistra che dice No al codice Minniti a dire, appunto, No.

A me ha stupito la domanda. E guarda caso oggi esce un post di Curzio Maltese che ripropone la stessa questione dicendo così “Si parte dal presupposto che voler aiutare il prossimo sia un atteggiamento antieconomico, quindi antisociale, immorale, oltre che presuntuoso. Perché questa gente, invece di trascorrere il tempo libero negli outlet o a immergersi nei rancori di Internet o a cercar soldi, si dedica invece a soccorrere dei disgraziati? Cui prodest?” Ovvero comportarsi bene, soccorrere, salvare, senza tornaconto è immorale, perché antieconomico, antisociale.
Certo antisociale rispetto a quale società? La nostra? Esiste una nostra società? Oppure essa, qualunque cosa sia, è un prodotto storico intessuto di relazioni fra popoli diversi?
Certo antieconomico, ma cioè? Occorre spesa sociale insostenibile? Ebbene allora mi si dica perché si accetta la enorme spesa sociale militare; oppure mi si spieghi perché si ritiene pro-economico salvare banche; oppure ancora detassare i ricchi con la flat tax, e via di questo passo
E, per finire, sarebbe morale o immorale perché discende da sociale e economico? Sul morale connesso a sociale ci sto: ma allargo l'orizzonte, e soprattutto non presuppongo alcuna fissità identitaria, e rifiuto ogni rimozione ideologica per cui io sarei "noi" e l'Altro da me sarebbe "loro": una volta per sempre sarebbe bene interiorizzare la relazione. E se lo dice un credente come Buber può andare bene? "Il principio dialogico" argomenta la reciprocità dell'Io - Tu: non c'è alcun Io senza il Tu, e viceversa. Non serve scomodare filosofi come Hegel, o tanti altri. Il “noi” di contro a “loro” ci fa irrigidire e sclerotizzare dentro scatole categoriali fittizie, astratte, al punto di scivolare nel razzismo, nella xenofobia, nel fascismo. Anche chi non lo fosse, cadrebbe nella trappola di un lessico che chiude, che separa, che divide. Pensiamoci bene alle parole: esse dicono chi siamo; cosi come gli atti dicono chi siamo. Non è pensabile assieme chi dica sì ai diritti, e però metta avanti una cosa, che non si capisce cosa sia, come l'identità nazionale, il sovranismo, la sicurezza che diventa securitaria. Delle due l'una: o si sostiene il diritto, oppure si è sostenitori del privilegio, ossia i diritti, solo per alcuni ma non per tutti, discriminano e perciò sono, nei fatti, sentiti e vissuti come privilegi, escludenti coloro ai quali si dice un no in piena faccia, che suona come un giudizio inappellabile. Si chiamano diritti universali non per niente.

Rifiuto proprio questa logica venale, economicista

Non ci riusciamo più perché siamo schiacciati da affanni, disagio socioeconomico, esistenziale, paura dell'altro? Ma è proprio qui che dobbiamo pensare, fermarci e riflettere se giovi a qualcuno questa nostra paura, questo malessere, questa povertà e precarietà. Perché se donne e uomini e bambini fuggono dalle loro terre non lo fanno per piacere, svago, tanto meno per occuparci e minacciare la nostra libertà. Nemmeno chi si fa esplodere vuole questo. Ne sono convinta. Vedo disperazione. Vedo rabbia. Vedo forse vendetta. Ma soprattutto vedo un vero esproprio di umanità: rivolto a "noi", come a coloro che vengono da noi. Siamo soggetti a questo esproprio di sentimenti e di ragione che cerchi relazioni, incontro, solidarietà. No, restiamo secchi e aridi come senza linfa, senza aria, senza vitalità. Solo fasci di nervi con dentro inoculata la ferocia dell'odio. Non è che la Sinistra che dice No al codice Minniti abbia da averci un tornaconto solo essa: il tornaconto sarebbe per tutti e si chiama umanità, si chiama riconoscimento, si chiama Pace. E non gli uni contro gli altri, azzannarci come quelle formiche che si dividono in due, e lottano l'una parte contro l'altra, quando le risorse scarseggiano. Cerchiamo di domandarci perché scarseggiano, dove stanno confinate, chi le protegge innescando proprio quel conflitto nel quale cadiamo.
Sul punto, poi, se morale abbia a che fare con economico, mi pare oltremodo rischioso operare questo passaggio: si monetizza l'esistenza umana? Mi si dirà: già fatto, perciò l'economico è morale, perché l'essere umano costa, oggetto quantificabile, acquistabile, vendibile, così come espungibile se i "conti non tornano". Qua morale si confonde con parsimonia, con risparmio, con austerità, anche se però solo dal lato dei deboli, perché tanto non possono opporsi, data proprio la debolezza, che li rende crudelmente ricattabili.

Ecco, allora la rifiuto proprio questa logica venale, economicista, da homo oeconomicus quale ci hanno fatto diventare. E lo so che è proprio la logica che ci governa tutti: forse è il caso di pensarci bene e di uscirne. Perché la Terra è rotonda, prima o poi tocca a tutti scappare se l'andazzo è quello della estrazione indiscriminata di valore. Allora almeno per autoconservazione forse è il caso di dire basta. Perché ha ragione Ivano Alteri quando scrive “..davvero pensano sia possibile alzare un muro intorno all'intero Occidente e tenere fuori cinque-sei miliardi di persone in cerca di vita? Davvero ritengono di essere, loro, quelli che praticano un sano realismo politico? Ma sono proprio sicuri? A noi, piuttosto, pare che i soli che ragionino con realismo politico siano esattamente coloro che s'interrogano sulle ragioni profonde del fenomeno, sulle responsabilità e sui responsabili di quella disperazione; perché solo da loro potrà arrivare una qualche soluzione a quel problema…”

 
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