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Il diritto all'acqua come bene comune in un vicolo cieco

acqua brocca 350-260di Emilio Molinari da Sbilanciamoci.info - Il fine comune da raggiungere è quello di riaffermare nelle Carte delle Nazioni unite il diritto all'acqua come bene comune
La ripubblicizzazione dei servizi idrici si è arenata in un vicolo cieco. A tre anni dal referendum solo Napoli ha trasformato il servizio da Spa in house, ad azienda speciale.
I successi del movimento risiedono in alcuni punti specifici: nell'aver fermato la Multiutility del Nord, respinto a Cremona il tentativo di far entrare i privati nella gestione in house, impedito ad Acea di vendere altre quote, scorporato l'acqua a Trento e si spera anche a Reggio Emilia e aperto una discussione in Toscana con alcuni sindaci sullo scorporo da Acea.
L'ostilità dei governi e l'attacco allo stesso referendum erano scontati. Ma ciò non spiega il perché del vicolo cieco in cui si è arenato il movimento.

{tab= In un vicolo cieco}

Credo sia tempo di rivedere criticamente, non il contenuto della ripubblicizzazione in sé, ma la strategia con la quale è stato perseguito, improntata al rigido spartiacque della coerenza al vincolo quasi ideologico dell'eliminazione delle Spa in house. Prescindendo dalla realtà, dai rapporti di forza, dalla capacità di farsi capire dalla gente, dai limiti stessi presenti nel risultato referendario che, al di là della volontà degli elettori, di certo fermava l'obbligatorietà all'ingresso dei privati. Non c'è stato un percorso, dove accumulare forze, con tappe e obbiettivi intermedi da cui ripartire con le alleanze possibili.
Anzi, alla rigidità è stata aggiunta una campagna sulla «obbedienza civile» con relativa autoriduzione delle tariffe, che non poteva che arenarsi.
In questa visione, tutti i Comuni, tutti i sindaci e tutte le aziende in house non potevano oggettivamente che diventare avversari da attaccare. E il movimento non poteva che connotarsi come parte di un fronte di sacrosante «resistenze» territoriali, (No Tav, No Mose, No Expo, No dal Molin, No al gassificatore, No alla precarietà, No agli sgomberi delle case, ecc...) tenuto assieme da un involucro politico/ideologico «il fronte antagonista dei beni comuni». Un recinto, nel quale le ragioni dell'acqua, la novità della sua cultura inclusiva, si sono perse assieme all'anima universale, il linguaggio popolare, la capacità di dare passione a tanti e costruire ampie adesioni e alleanze.
Da qui l'impantanamento tra radicalità e interpretazioni giuridiche, localismi, attività sindacali sulla tariffa, ricorsi ai tribunali. Occorre fare una pausa di riflessione per ripartire.
Proviamo a pensare come nostri interlocutori e possibili alleati tutti quei Comuni e (perché no) anche a quelle aziende in house, che resistono ancora all'ingresso dei privati o quelle che vorrebbero disfarsi dei privati.
C'è una relazione profonda tra la volontà di privatizzare i servizi pubblici locali e quella di svuotare d'ogni ruolo e credibilità i Comuni, che dovrebbe avvicinare le due condizioni. L'alleanza non sarebbe solo una opportunità, ma una strategia politica da perseguire.
Oggi tutte le istituzioni sono sotto attacco e i Comuni sono la prima linea. Vincoli economici, soppressione/privatizzazione, «Sblocca Italia», ne sono l'espressione. Nello stesso tempo devono reggere l'urto dei cittadini arrabbiati per la decadenza e la soppressione dei servizi, il degrado del territorio.

{tab=L'attacco alle Istituzioni}

La sottrazione di sovranità alle istituzioni ad ogni livello è la politica di questo nostro tempo. Dalla troika al trattato Usa - Ue si va prefigurando un nuovo ordine mondiale che privatizza la politica e la trasferisce alle sedi finanziarie e ai tribunali arbitrari delle Multinazionali. Dobbiamo imparare a leggere la politica di Renzi come anticipazione di questo nuovo ordine.
Gli organismi extra-istituzionali sull'acqua sono un esempio. Le multinazionali sono diventate soggetti decisionali e attori ufficiali della «Governance», termine che oggi sostituisce i «Governi politici e rappresentativi».
Il Consiglio Mondiale dell'acqua, partecipato dall'Onu è presieduto da Suez e Veolia (a loro volta terreno di conquista di Goldman Sachs).
Il Ceo Water Mandate, delegato dall'Onu ha a che fare con più di 100 aziende multinazionali produttive di tutti i comparti, impegnate ad assicurare acqua alle loro attività.
Da una parte c'è lo svuotamento delle istituzioni e dall'altra la mercificazione dei beni comuni, di tutta l'acqua, da quotare in Borsa e istituzionalizzando la compra vendita dei diritti al suo sfruttamento.
Negli Usa, in Canada, in Cile, in Australia, la compravendita dei diritti allo sfruttamento dell'acqua è già operante. Ne dà una idea il magnate texano che ha comprato un lago in Alaska e ne rivende il contenuto all'Arabia Saudita e alla Cina.
In Cile, l'acqua dei fiumi è lottizzata e venduta all'asta e la concessione ha la priorità sui bisogni essenziali degli abitanti del luogo. Il Water grabbing è la realtà di tutta l'Africa.
Nella Detroit della crisi dell'auto, 90.000 persone sono private dall'accesso all'acqua perché indigenti.
In Expo, è la multinazionale Barilla a lanciare un Protocollo Mondiale sull'alimentazione e la politica e l'associazionismo corrono ad aderivi, ribaltando ogni ruolo. A Nestlè viene delegata la piazza tematica dell'acqua mentre l'acqua pubblica di Milano viene esclusa. C'è un contesto che fa correre verso il suicidio idrico. 15 milioni di persone all'anno migrano nel mondo solo per effetto di scelte tecnologiche inerenti all'acqua. La domanda di acqua del 2030, supererà la disponibilità del 40%; il 70% della popolazione mondiale vivrà allora nelle città; la metà degli abitanti dei grandi centri vivrà in baraccopoli, con carenze d'acqua potabile, servizi igienici, smaltimento dei rifiuti e reti energetiche. Una tale realtà scarica sui comuni e le aree metropolitane tutti i drammatici problemi di questo secolo, ma li priva al contempo di ruolo, poteri e risorse.

 {tab=Con i Comuni che disobbediscono}

La corruzione e l'impotenza screditano la politica e le istituzioni, dall'Onu in giù, fino ai comuni e cresce nei movimenti l'idea di combatterle, lasciarle affondare; poi si vedrà. Ma il nostro compito è altro. È quello di riconquistarle in quanto istituzioni, alla politica, al bene pubblico, alla fiscalità generale per le opere e i servizi di interesse collettivo. Inoltre quello di difenderne il ruolo con la stessa volontà con la quale difendiamo la Costituzione.
Ecco, ripartire dall'acqua con i comuni che vogliono ritrovare l'orgoglio e la volontà di «disobbedire». Ripartire per mettere in sicurezza l'acqua potabile, la raccolta dei rifiuti, i servizi sanitari. Per costruire una rete di Città dell'acqua (water policy), ma anche di imprese pubbliche e in house, che si muovano sapendo quale città progettare. Non con l'anarchia dei costruttori, ma con i cittadini, il territorio agricolo e l'acqua circostante. Con i contadini veri con i loro prodotti (food policy). Una rete che in Italia e in Europa sia in grado di fare politica; da soggetti, capaci di strappare ai governi leggi e direttive.
Nello stesso tempo si deve operare per rimuovere gli ostacoli alla riappropriazione delle quote delle Spa in mano ai privati: A2a Acea, Iren, Hera. Bisogna promuovere incontri tra sindaci di tutto il mondo affinché l'Onu concretizzi quella che è stata una grande vittoria del movimento: la risoluzione del 2010 con la quale l'acqua potabile e i servizi igienici sono diventati un diritto umano. Il fine da raggiungere è quello di riaffermare nelle Carte delle Nazioni unite il diritto all'acqua e poi promuovere Protocolli, Trattati e organismi internazionali politici, che garantiscano il diritto all'acqua ed escludano il suo commercio, fissino regole, principi, quantità e ne sanzionino le violazioni. Un impegno nazionale deve essere quello di impedire la formazione di grandi multiutility nazionali e quotate in borsa.
Il nostro paese deve dotarsi di una Carta dell'acqua, nella quale gli aderenti si impegnano a: promuovere l'acqua pubblica del proprio acquedotto; promuovere la cultura del diritto all'acqua; fuoriuscire dalla logica della tariffa, garantendo il diritto ai 50 litri al giorno per ogni persona e il risparmio con una tariffa progressiva; non togliere l'acqua a nessun cittadino o immigrato, Rom o baraccato; dare vita ad un fondo con le imprese, per progetti nel Sud del mondo attraverso partenariati pubblico/pubblico.
Il movimento dell'acqua ha indicato a tutti qualcosa di straordinariamente nuovo, da cui partire non solo per realizzare gli obiettivi in sé, ma per riprendere a ragionare sul nostro tempo, sulla necessità di una nuova visione della politica e dei movimenti con al centro i diritti universali. Una traccia per trovare la strada perduta da un ceto politico incapace e compromesso e per chiedergli di rinnovarsi totalmente o togliersi di mezzo e salvare la democrazia.

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Iperbollette dell'acqua. Gli anagnini incontrano solo Acea

Anagni Piazza Cavour 350riceviamo dall'Ufficio Stampa del Sindaco di Anagni e pubblichiamo - L'ingegnere Paolo Saccani, amministratore delegato di Acea Ato5, martedì sera ha incontrato i cittadini nella Sala della Ragione del Comune di Anagni per parlare di problemi idrici del territorio. L'iniziativa è stata promossa dall'amministrazione comunale guidata dal sindaco Fausto Bassetta per favorire un confronto tra gestore e utenti dopo le proteste circa i conguagli sui consumi dell'acqua dal 2006 al 2011 e il recente aumento delle tariffe. Saccani ha spiegato che il recupero delle partite pregresse è stata la conseguenza di uno stallo dell'adeguamento tariffario a causa del mancato intervento in tal senso – previsto ogni anno – dell'Autorità d'Ambito (il consorzio dei Comuni). La situazione, ha detto l'amministratore delegato di Acea Ato5, ha portato alla nomina di un commissario che ha emesso a maggio 2013 un decreto, stabilendo un recupero di 75 milioni e 180 mila euro a favore del gestore. I termini temporali del recupero (tre anni e dodici fatturazioni), ha specificato quindi Saccani, sono stati indicati dall'Autorità competente.
«Gli utenti – ha dichiarato Saccani – stanno pagando scelte irresponsabili della politica, così come l'Acea Ato5 che è stata danneggiata da questa situazione, non riuscendo in questi anni a coprire costi di servizio e di investimento a causa degli aumenti negati. Quando i sindaci, come lo stesso Bassetta, quest'anno hanno fatto il loro dovere deliberando le tariffe fino al 2015 – ha aggiunto – abbiamo potuto presentare un piano di investimenti pari a 62 milioni di euro».
. I cittadini presenti nella Sala della Ragione hanno posto numerosi quesiti all'ad, concentrati soprattutto – a fronte di costi ritenuti onerosi - sulla carenza del servizio e sui continui guasti della rete. Saccani ha ammesso che al momento il livello del servizio «non raggiunge la sufficienza, ma anche questa - ha notato – è una conseguenza della situazione di questi ultimi anni. Con l'avvenuta approvazione del piano di investimenti – ha assicurato – possiamo prevedere miglioramenti sensibili».
Circa i ricorsi contro i conguagli attivati da associazioni e patronati, Saccani ha definito «illegittimi gli eventuali recuperi», aggiungendo che comunque «l'Acea Ato5 non rinuncerà a quello che è un credito esigibile». Al termine dell'incontro, al quale hanno partecipato anche il presidente del Consiglio comunale Giuseppe Felli e il consigliere delegato Paolo Lanzi, oltre agli amministratori presenti in sala, il sindaco Fausto Bassetta ha concluso i lavori dichiarando: «Abbiamo voluto far incontrare l'ingegnere Saccani con i cittadini perché è giusto che ci sia un confronto con i gestori del servizio, e cercheremo di farlo anche con gli altri. Sono stato accusato di aver voluto l'aumento delle tariffe idriche – ha aggiunto con riferimento alle polemiche - ma è stato un atto di responsabilità, visto che oggi gli utenti si trovano a pagare un pregresso perché demagogicamente la politica non era intervenuta».

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Lista Civica "Acqua, Rifiuti, Sanità, Lavoro"

province Lazio 350-260di Dionisio Paglia - Mi candido nell'unica lista d'opposizione presentata in questa tornata elettorale. Opposizione agli "INCIUCI", a quelli riusciti (vedi la cordata Pompeo) e a quelli tentati e falliti: patetico il tentativo da parte di esponenti del PD ufficiale di volersi rifare una verginità politica di puri e duri, dopo aver provato per settimane a stringere accordi speculari.
Opposizione ad un modo inadeguato di gestire la cosa pubblica. Opposizione alla gestione fallimentare dei servizi idrici e fognari ed all'adeguamento tariffario, materializzatosi sulle bollette degli utenti ciociari. Opposizione all'attuale ciclo dei rifiuti che ha generato solo inquinamento ambientale e ingenti profitti per pochi. Opposizione allo smantellamento della Sanità ciociara: si eliminino gli sprechi, ma non a scapito della qualità e della erogazione dei servizi essenziali. Opposizione a decenni di scelte politiche fallimentari, che hanno determinato lo sfascio sociale ed economico che è sotto gli occhi di tutti. Votare per la lista CIVICA dei piccoli Comuni con il motto "Acqua, Rifiuti. Sanità, Lavoro" consentirà di rimettere al centro del dibattito politico gli interessi dei cittadini e delle famiglie ciociare, affatto tutelati dalla spartizione di poltrone da parte della "CASTA".

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Sono legittime le richieste dell'Acea Ato5?

acqua brocca 350-260di Angelino Loffredi - Ancora una volta l'Acea Ato5 occupa le pagine dei giornali facendo parlare abbondantemente di sé. Questa volta l'attenzione popolare è rivolta verso l'ennesima stangata che a giorni colpirà le tasche degli utenti, vittime incolpevoli del famigerato provvedimento commissariale del 27 dicembre 2013, firmato da Egidio Fedele Dell'Oste.
Che cosa prevede tale infausta deliberazione?.
- Il pagamento di un deposito cauzionale applicato secondo la tipologia dell'utenza e che per quello domestico è previsto per la somma di 38, 65 euro. La fatturazione di tale deposito avrà luogo ratealmente attraverso due bollette.
L'aspetto contraddittorio della disposizione, se leggiamo l'Informativa per gli utenti del 25 luglio 2014, riguarda l'esclusione dall'applicazione del deposito cauzionale degli utenti con domiciliazione bancaria e postale.
E' naturale allora sollevare qualche interrogativo riguardante il motivo di tale scelta che appare discrezionale e prevaricatoria. Chiedo: se un utente, oggi, indica l'addebito bancario o postale arriva "fuori tempo massimo"? E se la risposta è "si", perché?.
.
- Il pagamento di partite pregresse, ovvero i conguagli relativi a periodi precedenti. L'AceaAto5 li indica nel periodo compreso tra il 2006 e 2011 in modo da prevedere una entrata complessiva di 75 milioni e 180 mila euro.
L'azienda privatizzata, quella che doveva rivoluzionare il sistema dei servizi offrendoci efficienza e trasparenza, ora ci prova. Tenta infatti di farsi pagare il conguaglio partendo addirittura dal 2006. Vuole fare un ritorno al passato di ben otto anni.
Mi limito a chiedere "E' legittimo e giusto tutto questo"?
Vedo con soddisfazione che contro questi provvedimenti si sta manifestando molta indignazione. Dopo la chiara e decisa presa di posizione della Federconsumatori registro prese di posizioni critiche di cittadini, altre associazioni, politici e uomini delle istituzioni. Tale contrarietà è positiva ma il probleaa Acea Ato5 non può ridursi solo ai due aspetti sopra indicati perché bisogna riprendere, far conoscere e approfondire altre questioni più importanti e decisive quali:
- La rottura di condutture riparate in ritardo dopo la perdita del flusso idrico che incide in termini di costo sulla tariffa. Sono gli utenti insomma a pagare l'incapacità manutentiva dell'azienda.
- Gli impegni riguardanti gli investimenti in ogni singolo comune.
- Il funzionamento dei depuratori.

E' arrivata l'ora di guardare e intervenire sull'insieme dei problemi e di non disperderci solo nei particolari.
Per tutte queste considerazioni mercoledi 13 agosto 2014 alle 18 ci vedremo presso la Villa Comunale di Ceccano dove proveremo a ragionare mettendo insieme cittadini, associazioni e politici che rifiutano il dominio incontrastato dell'azienda.

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L'acqua torna pubblica

acqua privatadi Luciano Granieri da Aut-Frosinone.blogspot.it - La giornata mondiale dell'acqua non poteva essere onorata meglio. Sabato scorso 22 marzo il coordinamento dell'acqua pubblica di Frosinone ha convocato stampa e cittadini per annunciare l'avvenuta approvazione, all'unanimità da parte della Regione Lazio, della legge relativa alla "Tutela, governo e gestione pubblica delle acque". Severo Lutrario, portavoce del coordinamento, insieme con Fulvio Pica e Nadir Alkadibi del coordinamento di Torrice, che ha seguito da vicino le operazioni di voto alla Pisana, hanno spiegato l'eccezionale importanza che riveste l'approvazione di questa legge. Una procedura straordinaria e unica per come si è determinata.

La legge sulla tutela, governo e gestione pubblica delle acque è il primo provvedimento di iniziativa popolare proposto all'esame del Consiglio regionale, grazie alla raccolta di 37.000 firme e la sottoscrizione di 40 Comuni, che è stato effettivamente discusso e posto a votazione da un'istituzione pubblica. Il diritto sancito della Costituzione sull'obbligatorietà dell' esame delle leggi di iniziativa popolare, non è stato mai riconosciuto ai cittadini a nessun livello, né locale e men che meno nazionale. Ciò che è avvenuto quindi presso la Regione Lazio è un evento fino ad oggi unico anche se dovrebbe costituire la norma.

Il secondo elemento di straordinaria rilevanza è che la legge approvata dalla Regione è una delle prime, se non la prima, che ristabilisce e applica quanto i cittadini hanno sancito in materia di gestione pubblica e partecipata del servizio idrico con il referendum del 2011. Un risultato epocale anche per i movimenti per l'acqua pubblica, per le associazioni e i cittadini del Lazio che attraverso il referendum prima, e l'approvazione della legge d'iniziativa popolare poi, hanno imposto alla politica spesso schiava delle lobby multinazionali il rispetto di un principio inderogabile quale quello dell'indisponibilità al lucro di risorse naturali come l'acqua .

La normativa approvata dalla Regione Lazio all'art.2 stabilisce che "L'acqua è un bene comune e un dritto umano universale. La disponibilità e l'accesso individuale e collettivo all'acqua potabile, in attuazione dei principi costituzionali, sono garantiti in quanto diritti inalienabili ed inviolabili della persona" Inoltre all'art. 4 si stabilisce che ".....la gestione del servizio idrico integrato deve essere svolta nel rispetto dei principi costituzionali, degli esiti referendari.......inoltre la medesima gestione deve essere svolta senza finalità lucrative e ha come obbiettivo il pareggio di bilancio, persegue finalità di carattere sociale e ambientale ed è finanziata attraverso risorse regionali e meccanismi tariffari" .

Come si vede è un'imposizione, nero su bianco, dei principi espressi del referendum. Un ulteriore elemento fondamentale introdotto è il finanziamento del servizio che è di origine tariffaria ma anche sovvenzionato dai fondi regionali, dunque pubblici . Altro aspetto importante inserito nella norma è il riassetto territoriale con la definizione di degli Ambiti di Bacino Idrografico (Abi), zone entro cui verranno disciplinate la cooperazione fra gli enti locali, le modalità per l'organizzazione e la gestione del servizio attraverso il governo delle varie fasi su cui esso si struttura: la captazione, l'adduzione e la distribuzione dell'acqua, gli impianti di fognatura e di depurazione il trattamento delle acque reflue.

In pratica negli Abi sono direttamente i comuni responsabili del corretto funzionamento del servizio. A loro è demandato il controllo sulle eventuali perdite della rete idrica. Inoltre qualsiasi proposta o decisione che un rappresentante del Comune porterà in sede di conferenza dell'Abi dovrà essere il frutto della discussione e votazione all'interno del consiglio comunale,il quale dovrà deliberare anche con il concorso della diretta partecipazione dei cittadini.

Si determina quindi un' organizzazione totalmente diversa da quella adottata fino ad ora, basata sugli Ambiti territoriali ottimali (ATO). Un carrozzone dove i sindaci coinvolti, la cui funzione dovrebbe essere quella di vigilare nell'interesse dei cittadini sul rispetto dei contratti da parte del gestore privato, non hanno neanche contezza della conformazione degli impianti, degli investimenti realmente effettuati dalla controparte, non possono o non vogliono tutelare gli interessi della comunità spesso operando nell'interesse di quello stesso gestore che dovrebbero controllare.

Questi sindaci, partecipano alla conferenza senza aver ricevuto alcun mandato dai propri consigli comunali, possono allinearsi senza alcuna responsabilità verso la collettività ai desiderata delle multinazionali di turno. Lo spettacolo che ha offerto e tutt'ora offre, la maggioranza dei sindaci dell'Ato di Frosinone è ignobile. Acea ha potuto fare e disfare a proprio piacimento, non investire i fondi promessi , imporre aumenti tariffari retroattivi e bollette fuori controllo, minacciare gli utenti, senza che la conferenza di sindaci ponesse la minima obiezione.

I sindaci non hanno neanche avuto la forza di invocare la rescissione del contratto per colpa nei confronti di Acea , una prerogativa che la mala gestione del gestore privato, ampiamente comprovata, avrebbe dovuto essere esercitata con forza e decisione. Una serie di misfatti si è dispiegata indisturbata negli anni , culminata con la determinazione delle tariffe avvenuta il 5 marzo scorso. Una pianificazione tariffaria ottenuta secondo una procedura illegale, basata non sul piano operativo, che qualora fosse esistito, avrebbe svelato la più che insufficiente qualità del servizio e previsto il pagamento di penali, ma prendendo a modello il piano tariffario del tutto aleatorio e superficiale dell'"Autorità dell'Energia Elettrica e Gas" gravato da ulteriori aumenti.

Il tutto per assicurare ad Acea una tariffa più che congrua ai propri profitti e assolutamente vessatoria per i cittadini. Con l'approvazione della nuova legge regionale tutto ciò non sarà più consentito. Il controllo sul gestore pubblico, e non più privato, avverrà da parte dei consigli comunali e dei cittadini. Sabato 22 marzo, giornata dell'acqua, i cittadini del Lazio hanno celebrato una vittoria epocale. Il riconoscimento di un diritto fondamentale, come l'accesso all'acqua, strappato con la mobilitazione caparbia e condivisa, alla speculazione del capitalismo finanziario supportato dalla politica dei comitati elettorali. La via è tracciata non rimane che perseguirla con maggiore tenacia.

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