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Nuovi impianti ed area a rischio ambientale

La critica situazione ambientale negli agglomerati industriali di Anagni e Frosinone

inquinamento suolo 400 mindi Oriano Pizzuti - E’ in atto un interessante confronto sui temi ambientali nel frusinate, che ha visto finora protagonisti il Presidente della Provincia, ed i Sindaci di Patrica, Supino, Morolo e Frosinone nei confronti della Regione Lazio.

Argomento del confronto la critica situazione ambientale negli agglomerati industriali di Anagni e Frosinone. Dove su di una superficie totale di 3.088 ettari, 2.031 dei quali destinati i agli insediamenti industriali. esistono già oltre 40 impianti ad alto impatto ambientale, soggetti ad Autorizzazione Integrata Ambientale (dati ARPA Lazio). 19 sono a rischio di incidente rilevante e una decina sono sprovvisti di AIA. 10 impianti già in funzione trattano rifiuti, altri, circa 10 aspettano di aprire. Si tratta di rifiuti organici, inerti, liquidi etc. provenienti da tutta Italia. Detonatore della richiesta dei Sindaci è l’ipotesi di apertura di un nuovo impianto, a Patrica il trattamento di 350 mila tonnellate l’anno di fanghi e reflui.

In questa zona, che da oltre un cinquantennio è fatta oggetto di un pesante inquinamento ambientale di ogni tipo, aereo, idrico, è stata interdetta la produzione agricola su centinaia di ettari e compromesso l’allevamento. Un’area dichiarata ad alto rischio ambientale e oggetto di una prossima bonifica. Al 2013 l’ISPRA ha classificato il frusinate al 13° posto in Italia con 21 impianti a rischio di incidente rilevante.
Alcune domande e considerazioni più generali riguardo il problema sollevato.

Com’è possibile che in una zona con le caratteristiche descritte Possano essere insediate un tale numero di imprese a rischio?
Sono rispettate le condizioni minime per la sicurezza né delle popolazioni né delle imprese vicine?
Che cosa lavorano veramente e a servizio di quali gruppi operano quelle aziende che “ufficialmente” trattano fanghi, reflui, liquidi imballaggi ed altri rifiuti, che potrebbero essere trattati in normali depuratori; come ad es. quello dell’ASI, o da Consorzi nazionali specializzati nel trattamento di Legno, Plastica, RAEE, Olii esausti e tanti altri rifiuti tracciabili. Soprattutto perché nel Frusinate quando sarebbe logisticamente più economico insediarsi nei pressi dei committenti?

Gli agglomerati industriali del frusinate sono disseminati di siti abbandonati e non tutti bonificati e/o messi in sicurezza, Alcuni sono stati convertiti in locali commerciali, pochi sono ancora adibiti alla produzione industriale, spesso a rischio ambientale, con un non trasparente rapporto con l’ambiente e gli Enti territoriali.

Del vecchio sviluppo industriale restano capannoni vuoti, migliaia di disoccupati, terreni agricoli inutilizzati, migliaia di persone colpite da patologie da inquinamento e dai “risparmi sulla sanità pubblica” che ha tagliato i presidi ospedalieri a contatto con le popolazioni più inquinate.

Della rete infrastrutturale a servizio degli agglomerati industriali resta più appetibile che mai quella fondamentale. IL FIUME SACCO. Gli insediamenti pericolosi privilegiano località un po’ riservate, discrete, discoste dalle vie più trafficate, ma sempre prossime al Fiume o ai fossi affluenti.

Il frusinate non può continuare ad essere una pattumiera per gli scarti di ogni tipo di attività poco compatibili nei luoghi di produzione. Nuova Economia Circolare significa che si debbono produrre meno rifiuti in loco, da trattare, come materia seconda per il recupero di materiale riutilizzabile ed energia, in strutture consortili specializzate, non che si possono far circolare liberamente gli scarti di produzione.

La Valle del Sacco non è la pattumiera d’Italia. Siamo stanchi di venire inquinati e poi pagare (con le tasse) i costi del disinquinamento. Basta con un’industrializzazione malata, pericolosa per le cose e le persone. Serve un nuovo sviluppo, attento ai problemi dell’ambiente, al rispetto dei lavoratori ed al benessere delle popolazioni.

Per questo nuovo tipo di sviluppo chiamiamo all’impegno tutti i progressisti, gli ambientalisti, i democratici. Ma soprattutto chiediamo risposte sulla situazione in atto ai rappresentanti eletti nei vari consessi pubblici ( Sindaci Consiglieri Regionali Parlamentari Nazionali) troppo spesso muti ed assenti.

Oriano Pizzuti – Ambiente/Lavoro Articolo UNO Frosinone

 

 

 

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Lavoro e sicurezza ambientale non solo a Taranto

Ilva Taranto 350 mindi Donato Galeone* - Il giovane quarantenne Alessandro Leogrande, giornalista e scrittore, mio conterraneo tarantino di nascita, deceduto a Roma nel dicembre 2017 - prevedeva, già nel 2014, che l'ILVA potesse essere rilevata da AcelorMittal, il colosso franco-indiano e principale produttore mondiale di acciaio.

Ma gli ostacoli e gli l'interessi del papa straniero per l'acciaio - scriveva e osservava Leogrande - potevano essere due:

- il primo, chiedere una sorte di potere di interventi extra giudiziari, e cioè di agire come se fossero sospesi i processi giudiziari in atto, come quello per disastro ambientale;
- il secondo, quello unicamente per rilevare quote di mercato e smantellare tutto in pochi anni, considerando che AcelorMittal aveva chiuso in Francia l'importante stabilimento di Florange senza dare alcuna risposta alle proteste dei lavoratori.

Lo Stato interviene nel profondo Sud. Negli anni '60 sono stato impegnato, con la CISL, tra Matera e Brindisi e, dal '67 fino a maggio 1976, nell'area meridionale del Lazio a sud di Roma.
Sappiamo che quell'area meridionale - da Sud di Roma fino a Santa Maria di Leuca comprese le nostre isole - fu agevolata, fino al 1992, dall'intervento straordinario dello Stato, con la Cassa per il Mezzogiorno, coordinato dai Consorzi Industriali istituzionalmente costituiti - quali Enti economici - per elaborare piani regolatori locali di sviluppo industriale e promuovere servizi sociali di benessere comunitari.
Tutti gli Enti consortili furono e sono legittimati alla espropriazione di immobili e terreni agricoli destinati alle attività industriali e servizi, predisponendo strutture e infrastrutture adeguate a insediamenti industriali, privati e pubblici, finalizzati allo sviluppo economico territoriale congiunto alla salvaguardia ambientale, programmata, tra tipologie di prodotto e posti di lavoro quantificabili e sostenibili in tempi condivisi e predeterminati.

L'area territoriale del profondo Sud tra Matera, Taranto e Brindisi - negli anni'60 - fu avviata, di anno in anno, verso una vera trasformazione territoriale considerando:
• i giacimenti metaniferi scoperti da Agip Mineraria-Eni nella Valle del Basento del materano con possibili insediamenti industriali dell'Anic e Pozzi, dalla Macchia di Ferrandina a Pisticci verso Metaponto;
• l'orientamento annunciato e diffuso, sostenuto dalle rappresentanze politiche e sociali, sulla proposta di un quarto Centro Siderurgico dell'Italsider-Iri a Taranto, favorito da area pianeggiante da collegare al vicino porto mercantile;
• la disponibilità del gruppo industriale italiano Montecatini-utilizzando oltre 800 ettari di terreno nell'area portuale di Brindisi, per la costruzione di un petrolchimico, integrato nella unità produttiva Polymer ai margini del porto brindisino.
In questo triangolo del Sud, tanto Taranto che il suo territorio, venivano coinvolte nelle lavorazioni di materie prime minerarie della siderurgia diquadro di Daniele Galeone 350 min base - con l'insediamento dell'Italsider -, quanto la città di Brindisi nelle lavorazioni petrolchimiche della Montecatini, mentre parte delle risorse metanifere della Lucania favorivano, nella Valle del Basento, l'insediamento parastatale chimico dell'Anic e quello privato della Pozzi.

 

L'impianto a partecipazione pubblica ITALSIDER, poi privato ILVA, con il primo altoforno messo in marcia nel 1964 produceva 3 milioni di tonnellate all'anno; successivamente, nel 1970, raggiungeva 4,5 milioni di tonnellate fino al raddoppio produttivo di 11,5 milioni di tonnellate nel 1975. La massima occupazione veniva raggiunta, nel corso del 1980, con 21.791 unità (dati di Ilva).
Nel petrolchimico della MONTECATINI- POLYMER – da me conosciuto dal maggio 1962 e fino a giugno 1964 per impegno sindacale diretto assunto nella CISL di Brindisi – gli aventi diritto al voto per la elezione della Commissioni Interna, nel maggio 1963, erano 3.388 e dopo un anno già raggiungevano le 4.438 unità (dati Cisl di Brindisi).
In Val Basento di Matera – recente area di ricerca metanifera - la occupazione diretta in prevalenza nell'industria chimica e attività indotte prevedeva l'impiego di 6-7.000 unità lavorative. Un vero “boom” per l'economia territoriale Sud e di Matera una delle più povere aree del Mezzogiorno che stentava ad affrancarsi dalla povertà e nonostante l'intervento della riforma agraria che aveva movimentato trasferimenti di famiglie nella piana di Metaponto.

 

La famiglia Riva, con ILVA, rileva l'impianto a lavoro ridotto e scarsa sicurezza ambientale.
L'ILVA - già ITALSAIDER - alla ribalta in questi ultimi giorni - quale questione sociale non solo locale - impone - un brevissimo richiamo agli anni non molto lontani, allorquando, pareva giusto e doveroso dare aria nuova e risposte a quel triangolo del Sud sia ai tarantini che ai salentini e lucani - affamati di lavoro - favorendo il passaggio dalla campagna alle fabbriche e la certezza di impiego massimo presso quel grande impianto siderurgico, ubicato all'ingresso della città di Taranto.

Oltre un migliaio di ettari di olivi sradicati per l'ITALSIDER che, peraltro, richiamava e raccoglieva famiglie di operai, nuovi assunti al siderurgico, insediatesi, preferibilmente, attorno al grande complesso industriale, tanto nei quartieri Tamburi e Paolo VI quanto verso sud-est della estesa città, oltre i margini del muraglione dell'Arsenale e l'abbandonata Salinella.
La città di Taranto, in quegli anni raddoppiava i suoi abitanti così come, dal 1964 al 1980, aumentavano i miliardi di profitti sulle tonnellate di produzione siderurgica dell'acciaio a ciclo integrato degli impianti e ottenuti da materie importate e giacenti, all'aperto del sito, per alimentare gli altiforni in costante attività produttiva.

Risultava quasi nulla o si riduceva a semplicistico richiamo formale l'impegno e l'attenzione alle persone - nel lavoro e nella salute dei cittadini - tanto sulla prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro quanto sugli interventi dovuti per la salvaguardia ambientale, prevedibili e quantificabili - in costi aziendali dovuti - nell'esercizio specifico della produzione integrata a ciclo continuo, conosciuto e praticato, in tutti gli impianti siderurgici operativi nel mondo.
Già con la crisi dell'acciaio negli anni '80 con la ITALSIDER e poi, nel maggio '95, con l'acquisizione degli impianti siderurgici ILVA dalla famiglia Riva - nell'epoca delle veloci privatizzazioni - gli occupati si ridussero, in quindici anni, di oltre diecimila unità.
Dal 2011 - con le 11.796 unità occupate in ILVA e nonostante la crisi di mercato mondiale - venivano prodotte annualmente circa 8 milioni di tonnellate di acciaio con un fatturato di 10 miliardi di euro/anno. Veniva coperta la domanda di prodotto ILVA per oltre la metà del fabbisogno nelle attività produttive nel settore manifatturiero italiano.

L'accordo multinazionale Acelor Mittal per il lavoro ridotto e la sicurezza ambientale.

Il 6 settembre 2018 - come sappiamo - si definiva la sostenibile intesa condivisa tra la multinazionale dell'acciaio franco-indiana Acelor Mittal, Governo e Sindacati dei lavoratori, con la sottoscrizione di impegni a realizzare un piano produttivo ridotto di 6 milioni di tonnellate annuali e investimenti di 1,25 miliardi, congiunto, all'intervento di bonifica ambientale per 1,25 miliardi e una occupazione ridotta complessiva a 10.700 unità nel gruppo Acelor Mittal Italia di cui 8.270 su Taranto.

Questi, in estrema sintesi, i contenuti base dell'accordo sull'affitto, fino al 2023, all'ex ILVA che però, dopo un anno e all'inizio di questo mese la stessa multinazionale comunicava di “ritrattare quell'accordo” sia per la discutibile azione legale di incompatibilità ambientale che sulla più certa e ventilata ipotesi - inaccettabile dai sindacati e governo - di 5.000 esuberi di posti di lavoro.

In questi ultimi 20 giorni di novembre sulla ex ILVA di Taranto sembra riaffacciarsi, finalmente, l'esigenza di una politica industriale italiana nella dimensione europea.
A mio avviso, se il Capo del Governo, Giuseppe Conte, viene a Taranto e discute con i lavoratori, direttamente sul luogo di lavoro, mentre il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, riceve al Quirinale CGIL-CISL-UIL, non è solo per la bomba sociale ILVA, da trattare, ma dovrebbe impegnare il Governo e le Regioni - essenzialmente - sulle oltre 150 aziende in crisi, con le migliaia di posti di lavoro e famiglie che, da mesi, attendono ragionevoli soluzioni in assenza - ad oggi - di una politica industriale italiana di crescita sostenibile e posti di lavoro certi e veri (dg).

Roma, 24 novembre 2019

 

 

 

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Regione Lazio ha discusso l'emergenza ambientale nella Valle del Sacco

Valle del Sacco industria e ambiente minApprovati due ordini del giorno, uno del centro sinistra e uno del centro destra. Respinto un terzo presentato dal Movimento 5 stelle.
20/02/2019

Il Consiglio regionale del Lazio si è riunito oggi in seduta straordinaria per discutere della emergenza ambientale nella Valle del Sacco. A presentare il tema sono stati i consiglieri delle opposizioni, firmatari della richiesta di seduta straordinaria. “L’obiettivo – ha detto Giancarlo Righini (FdI) – è quello di cercare di accelerare, semplificare e fornire risposte a un territorio che ne ha grande bisogno. Abbiamo appreso delle importanti e ingenti risorse stanziate per affrontare questa emergenza, riteniamo che sia ora di concretizzare tutto questo lavoro”. Righini ha anche chiesto una moratoria rispetto alla possibilità di avviare nuovi insediamenti produttivi nella Valle del Sacco “finché questa situazione non tornerà a dei valori accettabili”, per poi invitare tutti i colleghi a “iniziare un percorso, codificarlo e stabilire un cronoprogramma, nella consapevolezza che è stato prodotto, negli anni, un tale disastro che oggi è necessario molto tempo per recuperarlo”.

Orlando Angelo Tripodi ha parlato di “un problema molto importante, che oltre all’inquinamento, crea gravissimi problemi di salute”. Il capogruppo della Lega ha poi lanciato accuse precise: “Io penso che la politica abbia la sua responsabilità – ha detto – ed è ora che questo venga fuori. Ci sta tutto un intervento che la Regione Lazio in primis non ha fatto, su quel territorio, e una responsabilità oggettiva, quella del Consorzio industriale, che non ha controllato, che non ha fatto, che non ha gestito. Oggi si parla tranquillamente di bypass, aziende che hanno dei bypass, che sversano direttamente nel fiume”.

Valerio Novelli (M5s) ha invece dichiarato che “quando si parla di ambiente, non c’è colore che tenga, è ora di dare delle risposte ai cittadini di quel territorio che da troppi anni subisce degli sfregi ambientali”. Il presidente della commissione Agricoltura e Ambiente ha poi aggiunto che “anche il Consiglio regionale deve essere a fianco alla Giunta e al Ministero per dare un segnale forte e soprattutto di compattezza, perché il nostro dovere è quello di tutelare l’ambiente: noi dobbiamo salvaguardare questo ambiente non tanto per noi, ma per coloro che arriveranno successivamente”.cartografia sin fiume sacco min

Per Pasquale Ciacciarelli (FI), “oggi questo Consiglio regionale è la certificazione di un fallimento della politica e della gestione delle cose, perché se noi oggi siamo alle prese ancora con l’annoso problema della Valle del Sacco evidentemente la gestione che è stata portata avanti in questi anni su questo argomento non è stata una gestione oculata”.

La Giunta regionale è intervenuta sulla questione con quattro assessori, ciascuno con riferimento alle proprie deleghe. Il primo a intervenire è stato Massimiliano Valeriani, titolare della delega ai rifiuti, dando subito notizia che nei prossimi giorni verrà firmato l’accordo di programma tra la Regione Lazio e il Ministero dell’ambiente, con cui l’amministrazione regionale diventerà il soggetto gestore dei fondi disponibili, attuatore di tutti gli interventi per la caratterizzazione, la messa in sicurezza, le analisi del rischio e la bonifica della Valle del fiume Sacco. “Attraverso questo strumento – ha spiegato Valeriani – sarà finalmente possibile mettere a sistema tutte le risorse ancora disponibili, circa 40 milioni di euro, così da portare a termine le varie misure pianificate per il risanamento ambientale del sito di interesse nazionale”.

Dopo Valeriani è intervenuto Gian Paolo Manzella, assessore allo Sviluppo economico, il quale ha spiegato che si tratta di un’area a competenza condivisa tra Stato e Regione, un’area di crisi industriale complessa ai sensi della legislazione nazionale. “Lo strumento attraverso il quale gli interventi vengono definiti e attuati – ha detto Manzella – è l’accordo di programma, che adotta i progetti di riconversione e riqualificazione industriale”. A tal proposito, l’assessore ha spiegato che “il primo punto d’attacco è rendere più semplici le norme e i procedimenti relativi alle bonifiche propedeutiche agli investimenti”. Sul piano degli incentivi destinati alle imprese che investono in quel territorio, Manzella ha detto che sono stati stanziati 10 milioni di euro di risorse statali previste dalla legge 181. “L’avviso è stato pubblicato il 24 gennaio ed è aperto alle imprese interessate fino al 30 aprile del 2019”, ha precisato l’assessore.

L’assessora all’agricoltura e all’ambiente, Enrica Onorati, si è soffermata principalmente sui risultati delle analisi sulla qualità dell’aria nella zona. “La verifica che io ho a disposizione per l’anno 2018 – ha detto – ci ha portato a evidenziare come ci siano delle criticità per la Valle del Sacco, sia sui parametri relativi in particolare al PM10 che su quelli del NO2 (biossido d’azoto). Il numero dei superamenti del limite giornaliero – ha aggiunto Onorati – risulta superiore al valore consentito dalla norma nelle postazioni soprattutto di Cassino, Ceccano, Colleferro, e Frosinone Scalo. Per il biossido d’azoto, il superamento registrato è per Frosinone Scalo”.

Infine, è intervenuto l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, che ha illustrato le iniziative messe in campo dalla Regione in tema di salute pubblica per il territorio della Valle del Sacco, citando tutti gli indicatori pubblicati di recente sul sito “Stato salute Lazio” sulla popolazione residente nella zona e aggiungendo che recentemente è stato attivato un programma “che prevede campagne periodiche della sorveglianza sanitaria ed epidemiologica attraverso il monitoraggio biologico di vari inquinanti organici, oltre a controlli di salute periodici di natura biennale”.

Dopo le relazioni degli assessori, il dibattito è proseguito con numerosi interventi di consiglieri di tutti i gruppi consiliari e si è concluso con l’approvazione di due ordini del giorno, uno presentato dal centro sinistra e uno dal centro destra. Respinto invece quello presentato dal Movimento 5 stelle.

Con il primo documento, il Consiglio ha impegnato la Giunta regionale a: predisporre una Struttura di missione formata da personale specializzato in materia di bonifica di siti inquinati con il compito di dare corretta attuazione a tutte le azioni ad oggi programmate; promuovere il coordinamento di tutti gli interventi sulla Valle del Sacco a livello sanitario, ambientale, agricolo, di bonifica e di sviluppo, in accordo con gli altri enti; a farsi parte attiva nei confronti del Ministero per la redazione di un accordo di programma dettagliato e puntuale.

L’ordine del giorno proposto dai consiglieri del centro destra impegna Presidente e Giunta regionale a: istituire un Tavolo istituzionale sulla Valle del Sacco con la Presidenza del Consiglio dei ministri, l’Ispra, l’Arpa Lazio, la Città metropolitana di Roma Capitale, la provincia di Frosinone, le prefetture di Roma e Frosinone, le Asl competenti, i comuni ricadenti nella zona interessata e i Consorzi industriali, per approvare in Consiglio regionale, entro 180 giorni, un “Piano straordinario per la bonifica della Valle del Sacco”; ad attivare entro 90 giorni un “Piano straordinario di assistenza sanitaria per i residenti della Valle del Sacco”.

Il documento del Movimento 5 stelle, respinto dall'Aula, chiedeva tra l'altro alla Regione Lazio di firmare subito l'accordo di programma con il Ministero dell'Ambiente, di aggiornare i Piani di bonifica inserendo regole certe per le aziende che inquinano e di istituire una task force con le istituzioni coinvolte e la polizia provinciale di Frosinone per individuare i responsabili degli sversamenti illeciti.

A cura dell'Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio

 

 

 

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Uso amianto è reato di disastro ambientale

ONA 350da Osservatorio Nazionale Amianto- Cassazione, 13 dicembre. L’imputazione per Stephan Schmidheiny potrebbe tornare di omicidio volontario
Roma, 11 Dicembre 2017 - Processo Eternit Bis: Schmidheiny ancora alla sbarra. Questa volta presso la Corte di Cassazione, udienza 13 Dicembre 2017. Stephan Schmidheiny era già stato condannato in primo e secondo grado per il reato di disastro ambientale (art. 434 c.p.), ma poi il 19 novembre 2014, era stato assolto per prescrizione.

Il procuratore Guariniello, proprio sulla base delle parole del procuratore generale della Corte di Cassazione, Dott. Iacoviello, aveva quindi proceduto con l’imputazione per omicidio volontario per la morte di 258 persone (ex lavoratori e residenti) tra il 1989 e il 2014.

Il GUP di Torino, Dott.ssa Federica Bompieri, nel pronunciarsi ha derubricato l’accusa in omicidio colposo e frazionato il processo in 4 tronconi tra diversi tribunali (a Torino, a Vercelli, a Napoli e a Reggio Emilia).

La Procura della Repubblica di Torino ha presentato ricorso in Cassazione contro questo provvedimento. Se il ricorso dovesse essere accolto, il processo ripartirà da Torino con l’ipotesi di omicidio a carico di Stephan Schmidheiny.

«Speriamo che questa volta ci sia giustizia per le vittime. Appare incredibile che Stephan Schmidheiny sia stato processato per disastro ambientale dopo che il reato era già prescritto. Per quale motivo la Procura della Repubblica di Torino non si è mossa tempestivamente? E ancora, per quale motivo il procuratore Guariniello non ha contestato il reato di omicidio volontario e/o colposo già nel primo processo Eternit? Come mai in sostanza Stephan Schmidheiny ha potuto impunemente porre in essere le condotte contestate negli anni ’70 e ’80, senza che alcuno lo ostacolasse? Crediamo nella giustizia e quindi siamo fiduciosi che si faccia luce sulle responsabilità per le migliaia di morti di amianto in Italia, molte delle quali ascrivibili all’amianto prodotto e lavorato dalla multinazionale Eternit», dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, legale di parte civile nel procedimento e presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto.

Media Relations
Fabrizia Nardecchia
3927462313

www.osservatorioamianto.com

 
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Tutela ambientale e valorizzazione per il lago di Canterno

Lago di Canternodi Marco Maddalena* - Lago di Canterno, cambiare passo puntando sulla valorizzazione e la tutela ambientale
Cosa succede nel Lago di Canterno? La moria di pesci evidente sulle rive del Lago non può che preoccupare sulle condizioni dello stato di salute del bacino idrico. Ad oggi, ancora non si conoscono le cause della morte dei pesci, gli enti locali, però , sono tenuti a dare risposte trasparenti sul fatto accaduto e mi auguro che questo avvenga presto.
Non è la prima volta che succedono cose allarmanti nella Riserva naturale del Lago di Canterno, come ad esempio cantieri discutibili; il mancato controllo delle attività venatorie; gli sversamenti; le costruzioni abusive ect.
E’ evidente che oggi, manca un investimento concreto sulla Riserva Naturale, la gestione provinciale ha dimostrato di non essere all’altezza della gestione e il nuovo assetto che definisce in parte la nuova competenza regionale non ha di certo ancora migliorato la situazione, si ricorda che con deliberazione del 30/12/2016 n. 838 la Regione Lazio ha adottato il trasferimento delle funzioni e della gestione della Riserva Naturale del Lago di Canterno dall'Azienda speciale Lago di Canterno all'ente regionale Parco Naturale Regionale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi
Una delibera che già nella lettura fa capire di essere un pasticcio, in quanto, crea ulteriore confusione nei compiti, tanto che recita testualmente “che l’ente regionale Parco Regionale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi gestisca in collaborazione con l’Azienda speciale Lago di Canterno, attività e servizi inerenti”.
Pertanto permangono due soggetti giuridici su una stessa area di cui uno avulso dal territorio, il Parco Regionale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi e l’altro di natura provinciale, l’azienda speciale Lago di Canterno, fino ad oggi inadempiente ai dettami della legge regionale n. 209 /1997 che istituisce le aree protette.
La Riserva Naturale di Canterno, fino ad oggi, infatti, non è mai stata presente nessuna iniziativa di educazione ambientale, nonostante che, uno dei compiti istituzionaliM.Maddalena 350 260 delle aree naturali è proprio quello di sviluppare un ambiente educativo-formativo, in particolare con il sistema scolastico , la gestione di una riserva naturale, infatti, non è solamente un’attività “cantoniera”(!)
Sui Parchi naturali, che sono risorse importantissime per uno sviluppo economico virtuoso, non si può continuare a fare operazioni di “clientela” politica a discapito delle competenze professionali necessarie per la gestione delle stesse, come è avvenuto per il Lago di Canterno.
In tutto ciò, il grande assente è il Comune di Ferentino, dove gran parte della Riserva è insediata, che mai si è interessato ad una pianificazione delle innumerevoli potenzialità dell’area in termini di accoglienza, di sviluppo dell’ecoturismo legato ai Cammini, al cicloturismo, al birdwatching e al benessere.
La delibera regionale va cambiata riconsegnando dignità alla Riserva Naturale di Canterno, come parco con competenza regionale ma con una propria autonomia, magari integrato con l’istituzione del Parco dei Monti Ernici, e con la soppressione definitiva del “carrozzone” provinciale

*Marco Maddalena - Capogruppo Consiliare di Sinistra Italiana

 
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La Valle del Sacco è compromessa dal punto di vista ambientale

valle del sacco 350Viviana Cacciatori, Marco Maddalena - “Il quadro ambientale della Valle del Sacco è compromesso dal punto di vista ambientale . Sinistra italiana presenta le sue osservazioni sull’ennesimo progetto di impianto di rifiuti ad Anagni”

Sinistra italiana ha presentato ben undici osservazioni motivate sul procedimento di valutazione di impatto ambientale (VIA) relativo al progetto di realizzazione di un impianto di biodigestione e compostaggio ad Anagni , in base alle quali chiede alla Regione di esprimere giudizio negativo di compatibilità ambientale

Non prendere atto che Il quadro ambientale della Valle del Sacco risulta, già, compromesso tale da impedire la collocazione di ulteriori attività rispetto a quelle già presenti nel comprensorio , è voler moltiplicare gli effetti cumulativi con altri impianti esistenti nell’area con conseguente aggravio della situazione sanitaria e dell’ecosistema .

Siamo di fronte ad un progetto per un impianto di rifiuti di circa 84 mila tonnellate, dove non è chiaro il bacino di utenza. Sembra, veramente difficile ipotizzare una produzione di frazione organica ( FORSU) per il Comune di Anagni e degli altri limitrofi pari ai valori dichiarati in progetto, infatti, tali quantitativi sono pari al fabbisogno di due province come quelle di Frosinone. E’ facile presupporre che la maggior parte dei rifiuti in ingresso saranno costituiti proprio dai rifiuti provenienti da altre province , con difficoltà nella tracciabilità .

La proposta impiantistica è evidentemente avulsa dal bacino di riferimento e sembra rispondere unicamente a motivazioni di carattere economico del proponente, a discapito del contesto ambientale e sanitario, ovvero, all’interno di un Sito di Interesse Nazionale (SIN) per la bonifica, Valle dei Sacco .

Un impianto che prevede, inoltre, di alimentare con l’energia prodotta da combustione dei gas un altro progetto tutto da verificare , che lascia perplessi , ovvero, utilizzare le ceneri di inceneritori per la produzione di piastrelle (!). Una società moderna, al contrario, deve puntare alla raccolta differenziata porta a porta con l’eliminazione dell’incenerimento dei rifiuti e con lo sviluppo di compostaggio domestico o di comunità e non di mega impianti di compostaggio dove è difficile verificare la “bontà” del rifiuto

Dobbiamo constatare, inoltre, come le amministrazioni locali (Comune di Anagni e Provincia di Frosinone), non hanno adeguatamente informato i cittadini sulle dimensioni e sulle caratteristiche della proposta dell’ impianto di rifiuti , tanto da essere assente l’avviso del procedimento di valutazione ambientale nei propri albi.

Sinistra Italiana interverrà in ogni procedimento per evitare nuovi fattori inquinanti nel nostro territorio provinciale e ribadisce la necessità di una reale moratoria che sospenda opere impattanti dal punto di vista ambientale con strumenti urbanistici adeguati propedeutici ad una bonifica completa del territorio ed ad un nuovo modello di sviluppo ecocompatibile che sappi valorizzare le risorse naturali e non distruggerle.

Viviana Cacciatori - Sinistra Italiana Anagni
Marco Maddalena - Sinistra Italiana Provincia di Frosinone - Consigliere comunale di Ferentino

 
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Per Ferentino un Consiglio Comunale sulla Grave Emergenza Ambientale

Ferentino municipio 350 260da Maurizio Berretta, Gianni Bernardini, Marco Maddalena, Marco Valeri - In data odierna i Consiglieri comunali Maurizio Berretta, Marco Maddalena, Gianni Bernardini e Marco Valeri, hanno ritirato dai lavori di Consiglio comunale, tutte le proposte presentate fino ad oggi, formulando un’unica richiesta, di convocazione di Consiglio comunale, con un solo punto all’ODG che dovra’ essere discussa entro 20 giorni, la Grave Emergenza Ambientale in atto.
In primis, il ritiro di tutte le proposte, e’ stato voluto dai 4 Consiglieri, come un segnale di apertura ai colleghi di maggioranza, per affrontare un sereno confronto sulla problematica principale che attanaglia la Citta’ di Ferentino.
E’ prioritario oggi trovare una soluzione in termini ambientali, abbiamo formulato una proposta di Odg sulle problematiche relative ai danni causati dai reati ambientali commessi sul territorio di Ferentino. Un tema purtroppo, alla ribalta piu’ che mai in questi giorni, dopo i fatti di cronaca, quali l’interramento di rifiuti pericolosi, l’inquinamento della sorgente La Sala in zona scalo ed il conseguente rilevamento della Guardia Forestale con i campioni presi di ortaggi coltivati in zona, l’intera coltre di schiuma del canale adiacente Via Morolense, le diverse discariche abusive sul territorio comunale e gli sforamenti delle centraline da polveri sottili PM10.
Siamo disponibili ad un confronto aperto, a trovare una soluzione CONDIVISA con tutto il Consiglio comunale, l’emergenza va superata senza tenere i muri alzati o chiusi in recinti di appartenenza politica.
Siamo convinti che questo modo condiviso di scelta decisionale, possa dare i giusti risultati per la nostra Citta’.
Questo e’ il nostro modo di fare opposizione, con le proposte, confrontandoci con tutti i livelli, condividendo con loro, scelte e decisioni da prendere, sempre e comunque rispettando il ruolo di “portatori d’istanze” che ci hanno assegnato democraticamente i Cittadini.
I gravi fatti in ambito ambientale che si susseguono, tra impianti di trattamento rifiuti che “tentano” di insediarsi, l’inquinamento della Valle del Sacco, gli interramenti di rifiuti pericolosi, le sorgenti inquinate e bandite, le coltivazioni bandite, gli incendi all’interno di siti cosidetti pericolosi, le polveri sottili, necessitano di una definitiva presa di posizione, con misure da intraprendere alla presenza di tutti coloro che hanno una responsabilita’ politica amministrativa.

10/02/2017

Allegata richiesta Consiglio comunale

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Richiesta di chiarezza nelle funzioni di vigilanza in materia venatoria, ittica e ambientale

caccia e pesca 350 260CAI Club Alpino Italiano, Frosinone; Centro Studi Tolerus, Ceccano; Lega Italiana Protezione Uccelli, Frosinone; Associazione Sylvatica, Alatri - Collepardo

Frosinone, 19 marzo 2016. Spett.li
E p.c.: Carlo Hausmann, Assessore regionale Agricoltura assessorato ; Antonio Pompeo, Presidente della Provincia di Frosinone ; Mauro Buschini, Assessore regionale Ambiente ; Massimo Belli, Comandante Polizia Provinciale FR
Organi di informazione Loro e-mail
Oggetto: Funzioni di vigilanza in materia venatoria, ittica e ambientale. Egr. Assessore Hausmann, Egr. Presidente Pompeo,
la recente Deliberazione di Giunta Regionale n. 56 del 23 febbraio 2016 ha avviato l'attuazione di quanto disposto dalle vigenti norme nazionali e regionali in materia di ridefinizione degli organi amministrativi locali, redistribuendo alle Direzioni regionali le funzioni non fondamentali fino ad ora in capo alle Provincie. Tra queste figurano anche le funzioni non fondamentali relative a caccia e pesca, assegnate alla Direzione regionale Agricoltura e sviluppo rurale, caccia e pesca.
In tale contesto non risulta chiaro quale sia l'Ente deputato alla vigilanza venatoria e ittica, e più in generale ambientale.
Nelle more di una definizione più dettagliata dei ruoli e delle attività degli Uffici regionali, o di possibili deleghe, avvalimenti e convenzioni con altri enti, non risulta chiaro se la suddetta funzione di vigilanza continui ad essere di competenza della Polizia Provinciale o meno e se sì in qual i forme e termini .
Le criticità e gli illeciti ambientali sono numerosi e diversificati nel territorio frusinate e richiedono un impegno di vigilanza, prevenzione e repressione continuativo.
Alla luce delle modifiche riguardanti il Corpo Forestale dello Stato e le funzioni provinciali temiamo una ulteriore riduzione delle, già i nsufficienti, attività di vigilanza ambientale.
Certi di un Vostro cortese riscontro chiarificatore, si inviano distinti saluti.
F.to
Fabio Collepardo Coccia, Presidente associazione Sylvatica Marcello Gelf usa, Delegato provinciale LIPU
Pasquale Pesce, Presidente Centro Studi Tolerus
Paolo Sellari , Presidente CAI sezione di Frosinone

 
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