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A Lino, un amico che da dieci anni manca

 PER NON DIMENTICARE

Ricordando con Letizia. Vichi e Veronica

di Ignazio Mazzoli
linogiordano 370 minAmico, compagno di ideali politici e sociali, giornalista, scrittore, Pasquale Giordano, il 4 luglio del 2011, a settant’anni, lasciava per sempre Letizia sua moglie, Vichi e Veronica con le loro famiglie, ma anche tanti amici come me. Era stato sconfitto da un male incurabile. Soffriva per il male e per le conseguenze che gli procurava. I medici che lo avevano in cura gli avevano modificato profondamente anche il suo regime alimentare, cioè un segno inequivocabile della sua normalità di sempre che si aggiungeva ad altre rinunce, rendendolo terribilmente malinconico e forse senza speranza. Così è stato. Doveva essere sfinito e aveva confidato a Letizia, che instancabile si prodigava nella ricerca di medici e terapie, “Letì’ lasciami andare, non ce la faccio più”.

Voglio ricordarlo a 10 anni di distanza da quel 4 luglio. Non scrivere una biografia, ma aiutare me e chi gli ha voluto bene a conservarlo nella memoria. Ad avere presente le cose che ha fatto e come le fatte: a me pare che lo meriti il suo scrivere, il perché scrivere e come scrivere.

La sua presenza entra nella mia vita, cioè ho occasione di conoscerlo, dopo il suo matrimonio con Letizia Galella nel 1968. E’ la solida e duratura amicizia fra mia moglie Liliana e Letizia che determina questo incontro e costruisce un legame nuovo per me.
Pasquale, che tutti chiamavamo affettuosamente Lino, prima di arrivare a Frosinone lavorava all’INPS di Novara dove era arrivato dalla “sua” Napoli, che tale rimarrà sino alla fine.

Frosinone gli cambierà la vita. Non per modo di dire. I suoi convincimenti ideali e politici, di comunista trasformano la sua casa in un luogo di incontri assai interessanti dove si incontravano sensibilità politiche diverse e rappresentanti di partiti antagonisti a cominciare dai suoi cognati democristiani per finire ai suoi amici, come me, comunista ed altri amici che appartenevano alla sinistra ciociara. 

Che bella scuola di fair play nel discutere, non che mancasse la passione e qualche nota di troppo nelle voci, a cominciare dacopertina 350 min Lino che era non facile di carattere e sicuramente non arrendevole soprattutto sulle questioni che considerava di principio, ma sempre una grande attenzione agli argomenti prevaleva su tutto. Da quel crogiuolo alcuni anni più tardi l’avvocato Dino Galella fratello di Letizia, brillante avvocato e intelligente uomo politico democristiano trarrà lo spunto per dare vita ad una larga maggioranza al Comune di Frosinone in cui per la prima volta, nell’era del centro sinistra di ferro, vengono coinvolti anche i consiglieri del PCI. Una esperienza breve, sei mesi dalla fine 1987, ma interessante e mai attentamente valutata. Chissà perché? Allora ci fu anche un’altra novità: fu sindaco del Capoluogo una donna: Miranda Certo. Non era solo dibattito e conversazione, da Lino. Uomo di cultura, amava tantissimo la musica: suonava la chitarra, conosceva moltissime canzoni, scriveva poesie e in un libro “Il cerchio, l’archivio, la memoria” raccolse tante “cose” di sé.

A Frosinone avvenne qualcosa che davvero cambiò il corso della vita di Pasquale Giordano. Incontrò il giornalismo e ne fece il suo lavoro. Erano gli anni Settanta, quante cose si muovevano in un clima di grande fermento riformista, quello vero nelle decisioni e nei fatti: riforma sanitaria, statuto dei diritti dei lavoratori, per citare i provvedimenti più rilevanti ed anche a Frosinone si respirava un’aria diversa. Per la prima volta c’era finanche la redazione di un giornale di sinistra: il diffusissimo Paese Sera. La direzione di questa “pagina” era affidata ad una “vecchia quercia” del giornalismo “Enrico Franco”. Lunga esperienza in Italia, all’estero e tanta voglia di battagliare per la verità e rivelare gli altarini fino ad allora coperti.

Nel 1974 la vecchia quercia incontra il giovane Pasquale, che aveva un sogno. Fare il giornalista. Già dieci anni prima, nel 1964, scrisse, con un altro autore, Ugo Leone, una monografia sulla storia del sindacato e vinsero un premio. Nella Redazione di Frosinone di Paese Sera il sogno si realizza, diventa realtà quotidiana e, anche con un futuro.
Lino è sicuramente sulla sua strada, quella che forse aveva tante volte immaginato senza trovarla ed imboccarla. Da quel 1974 la percorre con decisione e con un forte impegno di grande qualità, nella scelta dei contenuti ed in una forma accessibile a tutti, ma sempre con l’occhio all’obiettivo senza mai dimenticare da che parte stare.

Giordano si legge volentieri e quando si staccano gli occhi dal giornale rimane sempre in testa quel qualcosa che ti ha voluto dire.
Dopo due anni, l’aspetta una nuova tappa, Paese Sera lo vuole a Roma e lui si trasferisce. Ricordo come prese a occuparsi della cronaca politica della Capitale. Materia non facile, a tratti ostica perché confusa, piena di trabocchetti, con accadimenti non sempre immediatamente interpretabili. Il dibattito politico in Campidoglio era acceso, ma non solo lì, anche in città fra la gente: le vecchie maggioranze intorno alla DC stavano per chiudere la loro esperienza. Il Pci aveva proposto Giulio Carlo Argan, critico d'arte e docente, primo sindaco non democristiano della Roma repubblicana, dal 1976 al 1979, a cui seguirà il primo sindaco comunista della Capitale, Luigi Petroselli.

PaeseSera prima pagina 24set89 350 minLe cronache ed i commenti di ogni seduta del Consiglio comunale del Campidoglio, pubblicati da Paese Sera, portano la firma di Pasquale Giordano. Ricordo che i dirigenti comunisti di Roma e del Lazio in quegli anni destinavano la loro prima attenzione a questi articoli, che nelle loro rassegne stampa figuravano sempre in testa. Non si trattava solo di cronaca e neppure solo commento, c’era sempre il messaggio originale che le voci in dibattito avevano prodotto. Che attenzione e che puntigliosa fatica. Il commento era sempre e solo la conseguenza logica di affermazioni fatte e sentite.

Il mio amico, Pasquale segue con grande attenzione le posizioni e le scelte di Petroselli. Capisce che i comunisti stanno costruendo una nuova fase della vita dell’amministrazione Capitolina. Ogni intervento di Petroselli ha in sé, sempre, proposte per la città, da far conoscere e messaggi di dialogo o distinzione per ognuna delle forze politiche. Negli articoli di Paese Sera c’è tutto quanto serve a rendere comprensibile gli intendimenti del nuovo che sta per nascere.
Sento anche oggi di poter dire con assoluto convincimento che nell’elezione di Petroselli a sindaco di Roma c’è stato anche il sostegno convinto di un’opinione pubblica che l’informazione di Paese Sera ha costruito giorno dopo giorno grazie al lavoro di Lino. Bravo.

Tutto questo è alla base del suo incarico, prestigioso, di Capo Ufficio Stampa Roma del Campidoglio dal 1977 al 1979.
Da 1979 al 1989 si dedica a Paese Sera, il giornale che cercherà di salvare dalla chiusura con infinita dedizione e senza deflettere sui principi. Rifiutò di rivolgersi a Silvio Berlusconi che avrebbe potuto investire rilevando quella testata. Ma che sarebbe diventato Paese Sera? NO. Così Repubblica nel 1987 riporta il suo pensiero «Passaggio di consegne a Paese Sera. Cambia il direttore, e l’improvviso terremoto al vertice potrebbe preludere alla fine dell'autogestione e alla vendita del quotidiano. Potrebbe chiudersi quell' era di emergenza cominciata nell' aprile dell’83 e cominciarne una meno precaria. Ci sono contatti in corso, almeno tre, ammettono in via del Tritone. Ma di più è impossibile sapere. Berlusconi? Lo escludo nella maniera più assoluta, dice Pasquale Giordano presidente del consiglio di amministrazione del consorzio tra giornalisti e amministrativi che gestisce il quotidiano» E nell’89 finisce la bella storia di Paese Sera.

Ma non finisce qui l’esperienza giornalistica di Lino Giordano. Dagli anni ’85 al maggio del 1991 collabora con la RAI inIncontra paolosesto rit InPixio min postazioni diverse, scrive testi con Andrea Barbato, ha impegni di direzione in RAI3.

Lino amico. Si scopriva e si ritrovava negli incontri di casa. Tanti ricordi in via Courmayeur a Roma e al lido Arcobaleno al mare di Terracina. Un ospite attento e premuroso insieme a Letizia. Capodanni trascorsi insieme come molte vacanze estive. Occasioni per scoprirsi a vicenda. Convincimenti, hobby, piccole manie, il liquido delle chiacchiere che solidifica nel tempo e ti fa dire siamo amici. Amava Il riposino, ma non voleva crollare su una poltrona, si ritirava nella sua stanza.

Nelle notti d’estate a Terracina nella villetta di Lido Arcobaleno c’era un momento magico per grandi e piccini: Lino lamentava la crisi ipoglicemica e ci voleva subito un piatto di pasta. Nella gioia generale era il via dei pasti. Poi sotto la bella veranda dopo avere conquistato due sdraio, tanta tv, il limoncello e ogni tanto un’opinione.
Quanti ricordi in quella casa e quanti affetti, i fratelli di Letizia e i cugini di Lino, Mimma e Ninuccio ironici affettuosi sorridenti, la compagnia per eccellenza. Giordano e Galella che ammucchiate allegre e chiassose!

A Roma con paziente meticolosità Lino aveva raccolto e classificato canzoni, musiche, libri e film: una inestimabile disponibilità per ogni appassionato che arrivi anche ora da Letizia.
Era amante delle novità, fra i primi a volere il computer, lo smartphone, la tv ad alta definizione con diversi provider di programmi sportivi, il calcio e la passione per il suo Napoli indissolubilmente legato al ricordo del grandissimo Maradona, che gli procurava evidenti emozioni, che non nascondeva.

Cacciatore di novità anche fra le pubblicazioni e fra i film. Conservo con molta cura un libro che mi regalò per un mio compleanno, un giallo, il primo libro di Giorgio Faletti*, “Io uccido” uno straordinario giallo, tanto fuori dagli schemi classici del genere, a cominciare dal gran numero di pagine, quanto intrigante per la trama e affascinante per il modo di scrivere.

Amava scoprire il nuovo e lui lo viveva già nel suo stile con cui scriveva. Lino scrittore mi ha affascinato. “Il cerchio, l’archivio, la memoria” è il titolo del suo libro, letto più volte con trasporto, con il piacere di perdermi e di confondermi fra storie d'amore, sfuggenti e intense e una testimonianza di vita tra amici mai da me conosciuti a cui dare volti immaginari. Nella quarta di copertina così si riassume "Un cerchio che parte e si chiude allo stesso punto", un cerchio che porta in sé l'idea di perfezione ma allo stesso tempo di leggera, potenziale imperfezione perché tracciato a mano libera, la metafora di una vita, quella di Lorenzo. matrimonio Veronica 350 InPixio minCioè lui. C’è una figura importante che domina nel racconto trasfigurandosi fra almeno due ruoli decisivi che si confondono continuamente far quello di ispiratore delle scelte ideali e politiche e quello di guida, al punto che Lorenzo sente il bisogno di costruire la sua autonomia, un passaggio che descrive così «Che fatica chiamare il vecchio per nome. DonLeò era il nome che risuonava più spesso, se ne rese conto d'improvviso. Non ricordava di averlo chiamato altre volte. Mai, fin da quando erano rimasti soli, tredici anni prima. Impossibile legare con la voce ''don'' e ''Leonida''. Quando proprio era stato costretto a rivolgersi a lui, lo aveva fatto come ancora usava dalle sue parti, con il ''voi''. (…) Ma quella mattina avrebbe dovuto essere convincente. Si era preparato su tutto, minuziosamente. Gli argomenti, le risposte, le prevedibili obiezioni. E - in un'occasione così importante - avrebbe potuto chiamarlo ancora DonLeò, come faceva da bambino?» L’affrontò «Don Leonida, devo andarmene, tentare. Almeno per un po'. Qui rischio di non combinare nulla. (…) E come se vagassi, non riesco a concentrarmi. Al risveglio sono intorpidito. Per la notte che ho alle spalle e per la giornata che mi sta davanti». E’ il tormento che forse prova ogni giovane che vuole crescere.

Non voglio raccontarlo qui. Leggetelo e rileggetelo questo libro*, si fa divorare per come è scritto: un italiano perfetto, scorrevole, allettante che si fa seguire senza sosta fino alla fine. Ci troverete il Lino che ho conosciuto e avuto come amico.
Ringrazio Letizia e Veronica che mi hanno aiutato a ricostruire, ma sento di aver scritto questo ricordo oltre che per tutti gli amici che come me hanno conosciuto Pasquale, soprattutto per Sofia e Alessandro, per Ginevra ed Edoardo, i nipoti che non hanno avuto il tempo di godersi il nonno e farsi viziare da lui.

*”Il cerchio, l’archivio, la memoria” di Pasquale Giordano edito da Gruppo Albatros Il Filo. www.ilfiloonline.it
Pubblicato a gennaio del 2010
Le foto sono degli album di famiglia

 

 

 

Le mie informazioni

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L’amico del giaguaro

Cronache&Commenti

“L’amico del giaguaro” è stupido.

di Aldo Pirone
LuigiDiMaio 350 260Luigi Di Maio non è uomo di grande perspicacia. Da capo politico del M5s è riuscito a farsi mangiare in testa da Salvini, portando i pentastellati in poco più di un anno, dal 2018 al 2019, a dimezzare percentuali e voti alle elezioni europee. Poi ha lasciato la croce al povero Vito Crimi. Prima, però, aveva avuto il tempo (elezioni 2018) di salutare la nascita della Terza Repubblica, quella “dei cittadini”, e di proclamare dal balconcino di Palazzo Chigi “la fine della povertà” dopo l’approvazione del reddito di cittadinanza. Provvedimento, per la verità, non disprezzabile, ma non certo in grado di per sé di abolire l’indigenza. Fu salvato, suo malgrado, dal suicidio di Salvini e dalla nascita del Conte 2.

In quel periodo, comunque, risultò che la professione più riuscita di Di Maio era quella di “amico del giaguaro” Salvini.
In questi giorni il M5s è in pieno subbuglio dopo la caduta del governo Conte 2 e l’avvento di Draghi. Abbandoni a ripetizione ed espulsioni di numerosi deputati e senatori squassano il Movimento indebolendo, di per sé, il fronte progressista dentro il governo Draghi a favore dei centristi di varia gradazione e colore, di FI e, soprattutto, della Lega. Un andamento tellurico, accentuato dopo la nomina di ministri e sottosegretari. Ebbene che ti fa “gigino”? Dice a “Repubblica” che il M5s è tanto maturato perché sta diventando “una forza moderata, liberale, attenta alle imprese”. Invece di cercare di appianare e diminuire i dissensi, qualificando il cammino del M5s come un’evoluzione verso una collocazione non ambigua e trasversale, decisamente collocata nel fronte progressista come forza ambientalista radicale, sparge sale sulle ferite. A che scopo? Liberarsi di tutti i dissenzienti? Aumentarne il numero, continuando a fare “l’amico del giaguaro”? O forse, il machiavelli di Pomigliano d’Arco, immeritatamente ministro degli Esteri, pensa che il centro moderato e “liberale”, sia poco affollato (Calenda, Bonino, Renzi ecc.) e bisognoso di rafforzamento sfoltendo così ancora un bel po’ quel che resta dell’elettorato pentastellato? Boh!

Ma forse la risposta a tutti questi lancinanti interrogativi è più semplice: “l’amico del giaguaro” è stupido.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Luigi Sicuranza, il mio amico trampoliere

L'arte trovata per caso 

Nei primi anni ‘90 eravamo pochi ad esibirci in strada

di Serena Galella
01 luigi karakorum 360 minHo conosciuto Luigi nei primi anni in cui ho partecipato a Mercatia, il festival dedicato al teatro da 4 soldi.

Nei primi anni ‘90 eravamo pochi ad esibirci in strada e nelle notti magiche di Mercatia avevamo l’opportunità di conoscerci a cena, dopo gli spettacoli e passare nottate che finivano con le prime luci dell’alba. Facevamo un “dopo festival” tra noi, dove ognuno cantava un suo brano, o suonava con il suo gruppo o faceva vedere un pezzo del suo spettacolo, in una vertigine di allegria, scambio e condivisione, felici di quell’unico incontro all’anno che potevamo stare veramente tutti insieme.

Luigi sfilava su Via Boccaccio, fiero e sorridente sul suo tappeto volante e ci incrociavamo tra le nuvole sopra le teste del pubblico, fitto fitto, che correva da uno spettacolo all’altro. Un sorriso, una parola e così, con quell’attenzione rispettosa di chi riconosce02aladino 350 min nell’altro, che pratica il suo stesso tipo di abilità, un valore artistico, al di la della performance fine a se stessa, ci siamo conosciuti.

Il periodo in cui abbiamo avuto la concreta possibilità di frequentarci, addirittura vivendo in casa assieme, è legato alla partecipazione nel cast della trasmissione “Tutti gli Zeri del Mondo” *, su RAI uno, in prima serata.

Le 4 puntate, in diretta, della trasmissione condotta da Renato Zero nel marzo del 2000, ci hanno catapultato a Ravenna, negli studi della RAI di Mirabilandia, dove per un messe abbiamo vissuto, tutti insieme e appassionatamente, in una villetta poco fuori città, che Gigi Russo ci aveva trovato. Gli artisti selezionati erano stati proposti da Gigi, amico, promotore e organizzatore del Ferrara Buskers Festival, festival nato nello stesso anno di Mercatia e rivolto più alla musica.

Renato Zero non voleva uno spettacolo con il corpo di ballo vero e proprio, ma puntava su attori e figuranti, per rappresentare il suo mondo. Gli artisti di strada erano gli ospiti fissi e poi i soliti amici della  quadra di Bibi Ballandi, cantanti e attori anche di fama internazionale. Il tutto durava due ore a puntata ed era seguito dal suo pubblico affezionato di “sorcini”.

*“Tutti gli Zeri del Mondo” RAI uno: https://youtu.be/DHES3Znd86Q

Ci siamo divertiti in quella casa insieme come non mai, le uniche donne eravamo io e la nostra cuoca e abbiamo sempre affermato in seguito, che “Il grande Fratello” lo abbiamo anticipato noi. Giocavamo a qualsiasi cosa, nel tempo libero, che avevamo abbondantemente, visto che le nostre prove spesso saltavano per ospiti più importanti ed esigenze di produzione.

Noi eravamo una decina di vecchi amici che aveva il privilegio di essere ingaggiato per uno degli spettacoli di punta della RAI e poteva approfittare di prove pagate oltre la diretta, che veniva pagata anche di più. A marzo. Una manna!

I più fortunati sono riusciti a strappare qualche minuto di notorietà, tra questi le figure di Luigi. La sua medusa, il bruco che si trasforma in farfalla, la poesia delle sue trasformazioni sui trampoli.03 Bruco Farfalla 350 min

Luigi Luigi ha sempre coniugato l’insegnamento con l’arte, l’uno gli permetteva di investire e creare sull’altra. Svolgeva con passione sia il lavoro di insegnate di Educazione Fisica che quello di attore e di passioni ne aveva parecchie. Sportivo per natura, alpinista, motociclista, viaggiatore e trampoliere. Il suo spettacolo più famoso, “Alto Livello”, lo ha portato ovunque e iniziava ad essere ingaggiato anche all’estero.

Era al Festival Internazionale del Kleines Fest di Hannover in Germania, felice di essere lì, il famoso “salto” per aprirsi ad un mercato più amplio. La mattina dopo l'esibizione, accolta con successo, si è alzato dal letto e non riusciva ad arrivare al bagno. Una semiparesi lo bloccava, gli bloccava la gamba.
Inizia un nuovo viaggio, inaspettato, che Luigi ha raccontato, passo dopo passo, fino alla fine, il 16 ottobre del 2007.

Il suo diario, scritto in un blog, “Un viaggio inaspettato” è stato letto da tanti e gli è valso il “Premio Terzani”, pochi giorni dopo la sua scomparsa.
Era già in coma quando Laura e le figlie, Giulia e Claudia, hanno saputo del premio. Sono andate assieme, a Palazzo Vecchio, a ritirarlo.

Uno sportivo, aperto e solare che affronta la malattia e la racconta.
Andate a visitare il blog e aprite quel diario**.

**Link Blog: http://www.sicurteatro.it/diario/?page_id=59

Voglio ricordarlo così, con le sue stesse parole che raccontano il viaggio più difficile per un uomo. Lo ringrazio ancora per averci lasciato questa incredibile testimonianza, diretta, lucida e toccante.

Così come ringrazio Laura, la sua compagna di una vita, che ho sentito in questi giorni e festeggio il successo delle loro figlie, Giulia, medico, che presto aprirà un ambulatorio di medicina generale e 04 Giulia e Claudia 350 minClaudia, fotografa, che sta terminando, con successo, il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma come direttore della fotografia.

Quando si ha la fortuna di crescere in una famiglia così, il successo è assicurato per tutti, perché l’esempio lasciato da un padre resta per sempre, anche se ci lascia così giovane.

 

 

 

 

 

 

Serena Galella scrive anche per CiesseMagazie per il quale cura la rubrica della'arte

 

 

 

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Caro amico ti scrivo...

A cuore aperto in una serata di lock down… 17 marzo 2020
Ti voglio bene

Mani e tastiera 390 min"Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po' e siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò"... (cit.)

Da quando ti ho incontrato, seppur virtualmente, ho sentito subito un certo feeling...sai quando leggi qualcosa e pensi: "caspita, ma questo sono io! Questo avrei potuto benissimo scriverlo anch'io! E, magari, pure usando le stesse frasi o le stesse parole"?
Ma non preoccuparti, non è una dichiarazione d'amore nel senso più comune del termine. Ultimamente, e proprio "grazie" a queste difficoltà e paure che tutti stiamo condividendo, sto rivedendo un po' di cose nella mia vita, a cominciare dal significato della parola amore.

Adesso mi innamoro ogni giorno.
Ogni giorno mi innamoro dei pensieri degli uomini e delle donne, dei loro bei gesti e delle loro belle azioni. Apprezzo un saluto e un qualsiasi simbolo d'affetto.
Mi commuovo per una riflessione che sa di umanità, di vicinanza agli altri e di solidarietà. Ma mi commuovo anche per una canzone ben interpretata, con passione, delicatezza ed amore, magari, con una chitarra in mano.

Mi innamoro ogni giorno anche delle cose. Mi innamoro ogni mattina del Sole, del profumo e del gorgoglio del caffè nella caffettiera, del silenzio in casa che non sa di solitudine, del bucato da stendere e persino dell'immondizia da buttare, perché è un'occasione per fare quei pochi metri che mi separano dal confine pubblico con un valido motivo, stando comunque bene attenta a non varcarlo.

Adesso guardo con interesse tutto e mi piace tutto. Quel noce che mi trovo di fronte quando apro il portone, le montagne dietro in lontananza, quei ciliegi poco distanti, gli altri alberi da frutto e quel pino solo soletto, messo lì a segnare il confine. E, poi, le viole e le margherite in mezzo ai noccioli e agli altri arbusti di vario tipo e quel rosmarino, piantato rametto da quel pollice verde del mio bambino qualche anno fa e diventato, oramai, cespuglio indomabile.

Adesso, non do più nulla per scontato o per sempre e, proprio per questo, cerco di apprezzare e godere della bellezza delle persone e delle cose e mi piacerebbe che fosse un principio universale.

Per questo ti chiedo di comprendere la mia anima in cerca di appigli, seppur virtuali, e di giustificarmi se a volte tendo ad apparire un po' inopportuna, insistente o invadente.

Ho uno sfrenato bisogno di prendere tutto dalla vita e di donare tutto quello che posso, emozioni prima di tutto.

Ho ripreso la lettura con una passione mai avuta prima, ho ripreso a cercar di soddisfare quella sete di sapere lasciata inascoltata per troppo tempo.
Insomma, ho ripreso in mano la mia vita proprio in questo momento così buio per tutti.

Spero tu faccia altrettanto e insieme, noi tutti, si faccia una grande riflessione e pulizia interiore in modo da tirar fuori solo il meglio di noi stessi per vivere questa vita nel migliore dei modi, tutti insieme, senza più confini, senza più differenze e senza più ingiustizie.

Vogliamoci bene, vogliatevi bene!

Rossana

 

Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.
Pubblicato su CiesseMagazine n° 14 del 15 agosto 2020

 

 

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Verde amico

verde natura 350 260 minDr. Antonio Colasanti - Verde è il colore della vita, della primavera, delle piante, della freschezza dei vegetali, ma è anche il colore della fiducia, della giovinezza, della crescita della speranza e dell immortalità ed al verde si collegano caratteristiche psichiche positive come soddisfazione, desiderio di aiutare gli altri, tolleranza, costanza tranquillità.

La terapeuta Ildegarda di Bingen nel 1150 teneva in gran conto l'effetto terapeutico del verde su corpo e anima e non di rado prescriveva ai suoi pazienti la semplice permanenza nel verde della natura spesso con effetti fenomenali.

Nuove indagini scientifiche dimostrano che il colore - di mezzo - il verde è formato da giallo caldo e blu freddo.
Ha un effetto calmante senza essere stancante. Il verde ha un effetto positivo sul ritmo cardiaco e sui reni. Gli elementi verdi sono utilizzati in medicina per sostenere la guarigione di disturbi gastrici, allergie malattie oculari e disturbi dell'invecchiamento.

Basta la vista del verde per aiutare a raccogliere le forze e stimolare i processi di rigenerazione. Questo colore ci fa riposare, espirare, superare i problemi e concentrare. Facendo escursioni e camminate al sole ed in mezzo ai boschi si possono godere di tutti i benefici. Ossigenazione, produzione di vitamina D, rafforzamento muscolare, calma interiore sono alla base della buona salute, di longevità e prevengono malattie degenerative.

 

 

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Amico Fragile

A Bar at the Folies Bergère eduardmanet 350 260 min

Le anime salve nelle canzoni di Fabrizio De André e di altri cantautori italiani.
Ceccano, venerdì 13 luglio – Castello dei Conti de Ceccano – I Festival di Filosofia in Ciociaria “Restiamo umani”

di Federico Palladini - Un celebre quadro di Èdouard Manet: l’interno di un bar alla moda, affollato da gente vociante che assiste a uno spettacolo. Un avventore (appare riflesso nello specchio) sta per ordinare qualcosa a una ragazza dallo sguardo triste e pensoso, che svela inquietudine, solitudine. Sul bancone del bar bottiglie a sinistra e a destra e tra di loro un bicchiere di vetro con dentro dell’acqua e due fiori e un bellissimo vaso di cristallo che contiene una quindicina di mandarini lucenti. Basterebbe una distrazione della ragazza al banco o un qualunque agente dinamico avverso a far cadere a terra il bicchiere o il vaso e farli rompere in tanti pezzi.
Se fossero di acciaio questo non accadrebbe. Perché l’acciaio non è fragile come il vetro. Il vetro è sensibile. Maggiori sono la sua raffinata sottigliezza e la sua elaborazione in cristallo luminoso, maggiore è la sua fragilità. Il bicchiere e il vaso sono come la ragazza al bancone.

Anche tra gli uomini, come fra gli oggetti, ci sono infatti anime più sensibili, più fragili, più simili al vetro che all’acciaio. La loro sensibilità le espone agli insulti della vita, che spesso per queste anime non procede secondo le traiettorie che esse desidererebbero. E così si scheggiano, si sbeccano, si infrangono. A volte si risanano ma il segno rimane, cicatrice indelebile della ferita ricevuta.
In ogni caso, anche il minimo frammento della loro essenza, sia essa spezzata, menomata o frantumata, continua a rilucere e a splendere ancora agli occhi di colui che lo raccolga e lo osservi con attenzione.

Solo una grande prudenza o un istinto di estrema contrazione potrebbero far assumere a queste anime una ideale forma sferica o assolutamente compatta, resistente quasi quanto l’acciaio, ma ciò implicherebbe la loro rinuncia alla vita e soprattutto alla forma aperta, qual è quella del vaso o del bicchiere, atta ad accogliere l’acqua, il fiore, i mandarini o il semplice vuoto, meravigliosa componente della bellezza.
Un frammento di cristallo puro, in tutta la sua fragilità esistenziale, invece, continua a splendere, a dare e a ricevere.
Esso è come “una goccia di splendore”, l’attributo estetico/spirituale che Fabrizio De André, nella canzone “Smisurata preghiera” riconosce alle “anime salve”, quelle anime solitarie, poiché diverse, incomprese, e per questo reiette e avulse da una maggioranza omologata, massificata e superficiale. Quelle anime perennemente in direzione ostinata e contraria, che alla morte consegneranno appunto una goccia di splendore, di umanità, la loro umanità. A quelle anime il cantautore ha dedicato il suo ultimo, meraviglioso album, pubblicato nel 1996: “Anime salve”.

Alle anime salve e fragili è dedicato il concerto che terremo venerdì 13 luglio a Ceccano, nella corte del Castello dei Conti, nell’ambito di “Restiamo umani” - I Festival di Filosofia in Ciociaria (dal 13 al 15 luglio). Il tema della serata, lo stesso dell’intera rassegna, è la fragilità umana, condizione particolarmente cara a Fabrizio De André, che ebbe a comporre “Amico fragile”, uno dei suoi più bei testi, in una notte di solitudine/salvezza dopo aver abbandonato malamente una cena con alcuni esponenti di quella maggioranza conformista che non mette a loro agio le anime salve come quella di De André era. Si ritira, andandosene ex abrupto, alla maniera di Harry Haller ne “Il lupo della steppa” quando lascia la casa del professore reazionario dopo essersi liberato, in un atto di salvezza e di estremo rigore, di tutte le ingiurie intellettuali e morali subite durante la cena, prima di tornare alla sua solitudine di lupo.

Con un assetto strumentale scarno ed essenziale (voce, chitarra e percussioni) io e Massimo Campasso racconteremo le anime salve e fragili cantate da De André, addentrandoci in punta di piedi nel suo ricco universo poetico: dalla profondità di “Amico fragile” al testamento spirituale di “Anime salve”, dall’ultimo canto de “Il suonatore Jones” all’idea di impermanenza di “Khorakhanè”, dall’inquietudine di Fernandino-Fernanda in “Princesa” alla Maria meravigliosamente umana di “Tre madri”, dal dramma umano e professionale di “Un medico” alle faide sorde di “Disamistade”. E ancora, “Via del Campo”, “La città vecchia”, “La guerra di Piero”, ecc. È prevista anche la speciale partecipazione di studenti che eseguiranno alcuni dei brani.

Nel finale avranno spazio alcune altre canzoni che raccontano di anime fragili: “Lella” di Edoardo De Angelis, “Silvia lo sai” di Luca Carboni, e due miei brani: “Acqualuna” e “Il pescatore di galline”.

“Ricorda, Signore, questi servi disobbedienti
alle leggi del branco,
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti.
Come una svista
Come un’anomalia
Come una distrazione
Come un dovere”

(F. De André, “Smisurata preghiera” – Anime salve, 1996)

 

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Dall'ANCI un nuovo amico di Vertenza Frusinate

SmuelBattaglini 350 260di Romeo Caruso - Lunedi 14/05/2018 , assemblea indetta da Vertenza Frusinate presso il palazzo della provincia , non è certo un incontro come tanti, oltre gli aggiornamenti circa i percorsi seguiti per attivare la sonnolenta macchina dei tirocini , nonché quello sempre più travolgente, per le date ravvicinate dei consigli comunali, per l’adesione alla legge di iniziativa popolare per il reddito minimo, importanti novità vengono annunciate circa la possibilità di usufruire di un professionista per commissionare progetti ad hoc per possibili attività da realizzarsi sul territorio, la descrizione è generica in quanto siamo in una fase interlocutoria. L’ assemblea si arricchisce per la preziosa presenza del vice presidente nazionale giovani ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) Samuel Battaglini, attivissimo nel contattare i vari amministratori comunali per stimolarli nel progetto reddito minimo, ma soprattutto annunciando la possibilità di indire una conferenza aperta a tutte le forze sul tema del lavoro, onde poter sfruttare tutte le opportunità offerte dallo status di territorio in stato di crisi complessa.
Indubbiamente Vertenza si arricchisce della collaborazione di un elemento prestigioso, giovane, preparato, istituzionale, che sposa appieno la causa dei tantissimi disoccupati, insomma sangue nuovo e quindi maggior efficacia nella proposta, quando riusciremo a far capire ad alcuni mass media televisivi e a quelli della carta stampata che insieme ai sempre presenti unoetre.it e l’Inchiesta a fare quadrato sul tema con campagne e servizi, per coagulare una opinione pubblica sempre più scettica e quindi rassegnata. A dire il vero, ultimamente abbiamo trovato spazio su alcune tv come Extra tv con una intervista e a breve dovremmo collaborare con Tele Ernica con serate dedicate al tema del lavoro .

14 maggio ‘18

 

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Il Caffè. Un amico di quasi tutti noi

caffè espresso 400 minDr. Antonio Colasanti - La pianta del caffe e un arbusto sempreverde coltivato nelle regioni equatoriali dell'Africa, dell'America e dell'Asia, il suo uso è cosi profondamente inserito nelle abitudini dell'uomo moderno da far parte dei riti quotidiani. Incerta è l'epoca in cui si bevve il primo caffe. In passato si riteneva che la bevanda ricostituente denominata -Bunc- dal grande medico arabo Ibn Sinā, detto Avicenna intorno all'anno 1000 fosse già caffè.
Nel 1554 a Costantinopoli vi erano numerosi negozi di caffè. Per molto tempo rimase per il mondo europeo una curiosità raccontata da mercanti navigatori. La sua diffusione in Europa venne ostacolata da abitudini storiche e non pochi tabù.
Successivamente i mercanti veneziani cominciarono ad importare insieme ai tessuti ed alle spezie anche il caffè.

La prima caffetteria venne aperta a Venezia nel 1676 in piazza S. Marco.
L'uso del caffe ha conquistato ogni ceto sociale sconfinando dalle assunzioni mattutine o alla fine dei pasti, a piu frequenti e ripetute consumazioni durante la giornata senza che da questa abitudine possano ricavarsi prove certe di danno sociale od individuale come è stato ampiamente documentato per fumo ed alcool.
Il caffè possiede un azione stimolante sul tono generale dell organismo.
In seguito ad assunzione di una tazzina di caffè si osserva generalmente un incremento delle capacita fisiche e psichiche, delle facolta mnemoniche e della capacita di attenzione. Tali effetti non si ottengono con la sola somministrazione di 20 mg di caffeina pura ed è evidente allora che per spiegare l'azione del caffè si deve prendere in considerazione la presenza di altre sostanze in particolare di quelle aromatiche quali: esteri, olii, forfuroli, acido clorogenico, trigonellina, che sono quelle che danno alla bevanda l'aroma ed il gusto caratteristico.

Molto studiati sono stati i rapporti tra caffè e coronaropatie.
La malattia coronarica rappresenta una controindicazione all'uso abbondante del caffe. Vi sono studi dove i forti bevitori - piu di 5 tazzine al dì - aumenta il rischio di cardiopatia ischemica, il tutto dovuto in larga misura all'aumento del colesterolo LDL -il cattivo- che provoca placche ateromatose (arteriosclerotiche).
E' accertato che l'intossicazione cronica di caffeina può dar luogo a fenomeni di dipendenza segnata da effetti di astinenza. Del tutto infondata l'accusa rivolta al caffè di favorire il cancro al pancreas. L'unica controindicazione sicura all'uso di modiche quantità di caffè sono rappresentate da aumento dello stato ansioso da ipertiroidismo e da ulcere peptiche.

Ricordiamo un fatto storico suggestivo.
Nel 1770 il re Gustavo di Svezia firma una condanna a morte a due manigoldi e scelse come pena di morte la somministrazione di alte dosi di caffe a scopo letale.
Siccome le due persone sopravvivevano a queste alte dosi si stabilì di continuare fino a morte avvenuta.
Passarono molti anni. I condannati continuarono a bere i loro caffe e nel frattempo morirono le altre persone compreso il re. Si racconta che i condannati raggiunsero 85 anni. Fu da allora che l'umanita si convinse che poteva bere tranquillamente il caffe anche se con giudizio.

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In memoria di un amico

Franco Assante 350 260di Mario Costa - In occassione dei funerali.

Caro Franco,
nel momento amaro del distacco si affacciano tanti ricordi. In me, prepotentemente avanza su tutti quello di un giorno di settembre del 2003, (11 anni fa, eppur sembra ieri!) quando in tanti ci stringemmo con affetto attorno a te in un appuntamento culinario a festeggiare, allora, i tuoi 80 anni. Toccò a me, in quella circostanza, dire alcune cose di te. Anche per uscire dall'imbarazzo provocato da quello che poté sembrare un panegirico, secondo il tuo stile ti schernisti dicendo che ti avevo fatto un necrologio ante mortem. Su questo fatto abbiamo spesso scherzato negli anni successivi. Per tirarti fuori dalle preoccupazioni ricorrenti in te per la tua salute, io richiamavo quel tuo rilievo. Ti dicevo, infatti, di non preoccuparti perché tanto, almeno io, il discorso funebre lo tenevo pronto: sarebbe bastato solo qualche correzione di aggiornamento. Avevo l'impressione che quel mio scherzare su un argomento che ciascuno di noi volentieri scansa, ti ridava tranquillità. Per questo ogni tanto lo usavo. E continuavamo a sorriderci su.
Oggi, caro Franco, quel momento tanto temuto, per te è giunto e siamo qui a darti l'estremo saluto, a piangere "la scomparsa del maestro", per usare l'azzeccatissimo titolo con il quale un giornale locale ha dato la notizia della tua morte. Siamo in tanti, tantissimi sono venuti a darti il doveroso omaggio a dimostrazione di quanto grande, di quanto ampia ed operante sia stata la tua presenza nella realtà cassinate e nella nostra provincia; quanta la stima, il rispetto, l'affetto per l'uomo politico, per l'avvocato, per l'amico che non sarà più tra noi.
Io ho anche l'incarico di rappresentare l'amministrazione comunale, orgogliosa di dare il saluto ad uno dei figli migliori, come si dice , o meglio, ad uno dei padri nobili, nel senso autentico del termine, della nostra città che deve la sua rinascita e la sua crescita civile e democratica anche al tuo intelligente impegno politico e alle tue tante battaglie. Il sindaco, gli assessori e i consiglieri tutti ti ringraziano per il lustro che hai dato alla nostra Cassino.
Ma io qui mi sento di parlare soprattutto in nome di una amicizia nata in tempi lontani, mai affievolitasi nel corso del tempo , e come militante del PD, uno di quelli della vecchia guardia che ha avuto il privilegio dagli inizi degli anni settanta di condurre al tuo fianco tante battaglie politiche, quasi sempre dall'opposizione, spinto, incoraggiato, animato molto dalla tua immensa passione. Passione che, con ostinazione, sapevi trasmettere a tutti noi, spronandoci, negli immancabili momenti di sconforto, di insoddisfazione. In te, Franco, è sempre prevalsa la fiducia nella possibilità del cambiamento attraverso l'impegno, la partecipazione, il sacrificio. Tu sei stato e rimani un esempio per tutti noi, orgogliosi di averti avuto come compagno di partito e come amico. Il Partito, che è stato il tuo mondo, nel quale ti sei battuto fino a qualche mese fa perché la democrazia sia un patrimonio collettivo, ti deve tanto. Non hai mai smesso di chiedere a tutti gli iscritti di Cassino – troppo spesso inascoltato, purtroppo - spirito di solidarietà, democrazia reale, valorizzazione dei migliori, indiscussa moralità, rimarcando sempre che sia Cassino che l'Italia hanno bisogno del PD.
Non hai mai smesso di ricordare che un partito innovativo deve saper tenere lontana la litigiosità tra correnti (o componenti che dir si voglia), e utilizzare una discussione pacata che non porti a spaccature varie, spesso per ambizioni personali, pur legittime, ma che non possono essere anteposte al bene comune.
Da persona corretta ed equilibrata hai sempre sostenuto le tue idee sapendo rispettare quelle degli altri, pur avversandole, in modo chiaro, dentro un'epoca sempre più connotata da calcoli opportunistici, dal trasformismo, quando non anche dalla disonestà. Pur tra le asprezze dei dibattiti, mai ti sei adirato oltre misura, né ti sei abbandonato ad una perentorietà di esposizione e di giudizio che può concedere solo effimeri successi ma degrada il confronto. Hai amato sempre il parlar chiaro, il dire ciò che pensavi, la verità, pur se non piaceva. Aperto al confronto, capace di guardare lontano, più di altri. Potevi farlo grazie alle doti e alla cultura necessarie a prendere le distanze dalla quotidianità della politica; alla capacità di individuare una strategia, enunciarla con la massima chiarezza e perseguirla con convinzione spesso contro i più, contro posizioni opportunistiche, di convenienza, di comodo; contro pigrizie intellettuali.
Ti ha sempre contraddistinto una squisita onestà intellettuale e una coerenza fuori dal comune. Non sopportavi i voltagabbana. Ricordo che in occasione del tuo ultimo compleanno, nel settembre 2013, avesti a scrivere, riferendoti a te stesso – testuale-: "Il novantenne è comunque felice di aver sempre respinto il voltagabbanismo e di non aver mai avuto o ritenuto nemici personali quelli che dissentivano da lui, tanto più per ragioni politiche".
A tutti noi che siamo qui ricordo che ci saranno altri momenti per evidenziare le qualità e le doti dell'uomo politico. Come pure quelle di avvocato, professione della quale ha esaltato i lati migliori: chi si rivolgeva a lui, sapeva di essere in buone mani.
A Maurizio e a Paola, i suoi figli, dei quali ci parlava spesso e di cui andava orgoglioso, va tutto l'affetto e la solidarietà nostra. A loro mancherà irreparabilmente la sua saggezza, il suo affetto e -perché no? – anche qualche amorevole rimbrotto; a noi la sua ironia, il suo pensiero arguto e illuminato, la sua squisita amicizia. Ma tutti insieme continueremo a sentirlo con noi per il patrimonio politico e di affetto che ci lascia, unitamente alla sua pazienza di grande intellettuale, il quale non aveva neppure bisogno di ricordare a se stesso che l'alterigia e la presunzione sono soltanto il risultato della fragilità e della inconsapevolezza.
Grazie, Franco, per il bel ricordo che ci lasci. Noi ora ti lasciamo dicendoti che sempre rimarrai nei nostri cuori, perché volerti bene è stato facile.

12/08/2014

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Ricordo dell'amico Silvano

dirupoassassino 350-260di Fausta Insognata Dumano - Ancora una volta prendere la tastiera del computer per narrare la morte, le parole si sono strozzate dentro, mentre una miscela deflagrante di ricordi danza per soffocare la tristezza. Per giorni ho condiviso la sua foto su Facebook nel tentativo di aiutare sua figlia, la prima che ha dato l' allarme, perché lui non rispondeva al cellulare. Silvano Rea, 54 anni , è stato trovato morto in un dirupo ad Alvito. Il suo corpo era in decomposizione......Inconsciamente speravo che fosse partito per il Brasile, per l' Argentina......anche se conoscendolo sapevo che comunque avrebbe avvisato sua figlia. Ogni tanto ad Arpino, dove sono cresciuta, lo incontravo, eravamo amici sin da bambini, quelle amicizie che nascono nei paesi, quando si giocava per strada. Ah, diciamolo, chi da ragazzina non è stata innamorata di Silvano??? Era proprio bello, era stato uno studente di mia madre, corro allora nella scatola dei ricordi i mia madre dove sono conservate le foto delle gite scolastiche, trovato....Assisi......io non so perché sia inciampato in quel maledetto dirupo, ma so che quella mattina aveva telefonato ad un amico, che dormiva......Io non so perché sia inciampato proprio li, ma speravo perché il suo cellulare per giorni ha continuato a squillare, potenza delle batterie dei vecchi cellulari. Io non so......ma spero solo che la terra sia lieve per quel mio amico. Nei giorni della ricerca dicevano che era un po' provato, un po' depresso, ma nei nostri incontri in piazza ad Arpino io sentivo vibrare la sua passione per la figlia.. Mentre danzano i ricordi, avanza un' immagine di foglie sospese come d' autunno sugli alberi, la fragilità del nostro esistere, tanti se si accavallano nella mia mente. Il tempo è un gran tiranno, la velocità , i ritmi frenetici, hanno sostituito gli odori del bar della nostra infanzia, se parlando .....se quella mattina ci fossimo incontrati nel bar ad Atina, dove è stato visto prendere un caffè, se quel dirupo fosse stato un mare dove incontrare allegria......

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