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E Poldino restò solo...

Poldino 350di Antonella Necci - Capitolo due, i silenti colpi di scena

Erano passati ormai sei mesi dal matrimonio tra Marinelle e Geppó. La tristezza che lo aveva attanagliato per quell’evento stava svanendo.
Anzi, c'erano giorni, anche settimane, in cui credeva di aver superato quel senso di vuoto che si era formato in quel posticino nascosto del suo cuore, non appena aveva visto Marinelle imbarcarsi nel viaggio di nozze lungo un lunghissimo anno.
I ragazzi avevano fatto le cose in grande. Amici sparsi in tutto il mondo li avrebbero ospitati. Nessun lavoro li tratteneva del resto, li, in quel paesino assonnato ai piedi del monte Okron. Poldino se la sarebbe cavata da solo ed egregiamente anche senza di loro, ora che il perfido Trippotto era stato restituito alle patrie galere dopo essere stato trovato colpevole del sabotaggio delle armi in quel grottesco Palio di Ferragosto.

Proprio non ci riusciva a non tormentare quel delicato, educato, rossiccio Sceriffo di Anagnon-sur-la-mer. il preferito di Padre Andrew. Il preferito dei giovani, dopo quel concertone rock da lui organizzato e al quale aveva partecipato anche come solista e bassista. Un mai rivelato sogno di gioventù. Una realtà, quella sera sul palco. Un successo taggato da tanti giovani social. La Gloria. Un'altra vittoria. L'ennesimo rodimento per Trippotto.

Dopo che Trippotto era stato tolto di mezzo, Poldino cominciò a soffrire di crisi di astinenza da casi difficili.
Niente più delinquenti in giro nelle viuzze del centro storico, niente fazioni rivali fomentate da Trippotto per creare schiamazzi notturni nelle vuote piazze del paese, niente liti con la Guardia Reale, con Savon Sarder, con i luogotenenti di Marinelle che non lo avevano mai sopportato per quel modo chiesastro di parlare, ma che avevano ricevuto tassativi ordini dal loro Generale di prendersi cura di lui. A qualsiasi costo. Per qualsiasi sacrificio. Un incarico davvero difficile per Davillè. Più ne fissava la sagoma, mentre lo seguiva come una fedele guardia del corpo e più gli veniva voglia di tendergli una trappola. Di farlo rotolare giù dalle scale con una delicata spintonata. Di togliergli di scatto la sedia da sotto il deretano, mentre lo faceva accomodare al Gran Tavolo Reale. Una volta aveva anche pensato di affogare i suoi gatti per vederlo disperarsi e soffrire. Ma ci aveva ripensato.
I gatti di Poldino erano troppo simpatici.

In questo clima di calma piatta, il povero Poldino stava quasi impazzendo.
Un giorno decise che era giunto il momento di convocare il Gran Consiglio. Una decisione doveva essere presa.
Il lieto paesino avrebbe avuto il suo primo referendum popolare.

Un referendum che nessuno voleva

Tutti gli esseri umani facenti parte della popolazione di Anagnon, si sarebbero recati al voto per stabilire quale stemma affiggere sulla spoglia bandiera del Gran Palazzo dello Sceriffato.
Poldino, in un gesto di benevola democrazia, decise che sia il referendum, sia la data del medesimo, divenissero prerogativa del Gran Consiglio.
Il quale, ad onore del vero, non solo non aveva alcuna intenzione di indire un referendum plebiscitario per una sciocchezza simile, ma aveva già bello e pronto, da mesi, uno stemma raffigurante un leone oro e rosa che giaceva sdraiato su un tappeto corallo intessuto di argento. Il leone portava la corona a tre palle che era il simbolo della regalità di Anagnon.
Tutto era pronto. Il Gran disegnatore progettista di Corte aveva presentato il progetto che Poldino non aveva degnato di uno sguardo.
“È il popolo che è sovrano in tali decisioni. È il popolo che decide lo stemma. È la democrazia che manca ad Anagnon. È la democrazia che tornerà qui tra noi con un referendum popolare.“
Secco. Lapidario. Gelido.
Il Gran consiglio si guardò esterrefatto, mentre Poldino continuava spiegando perché bisognasse rivalutare la parola democrazia. Il percome il popolo non aveva affetto e stima di tutti loro e che tale gesto avrebbe fatto salire le loro quotazioni alle stelle. Il per quanto fosse percepibile il notevole divario cresciuto nel tempo tra il dire e il fare, che questo referendum con relativa festa popolare della durata di una settimana avrebbe contribuito a cancellare. Sia pure temporaneamente.

Il Gran consiglio, che non aveva mai brillato per gesti democratici, pensó, all’unisono, che tali situazioni, soprattutto in un momento così difficile finanziariamente per tanti abitanti del paesino, sarebbe stata vista non come il piacevole diversivo alla monotonia, ma come la più grande presa per i fondelli della storia.
Ma nessuno osò profferire parola.
Erano tutti uniti e concordi.
Da tempo avevano deciso il silente boicottaggio delle azioni dello Sceriffo.
Lui decideva picche? Loro gli sorridevano concordi e poi facevano fiori.
Lui decideva coppe? E loro gettavano bastoni, non prima di averlo rassicurato che coppe era la giusta scelta. Bravo Gran Sceriffo di Anagnon sur la mer.

Il guaio era che Poldino, da quel buono di cuore, dai sentimenti delicati nonostante il burbero tono, a questi voltafaccia ci cascava sempre.
Era seriamente convinto che tutti coloro che gli sorridevano ed annuivano contenti ad ogni suo dire, gli volessero davvero bene. La pensassero davvero come lui.
Salvo poi piangere le più cocenti lacrime di delusione dopo aver toccato con mano il tradimento, la cattiveria gratuita, la bieca falsità.

Stavolta sperava nell'eccezione.
Il popolo avrebbe scelto tra tre stemmi proposti e lui avrebbe accoratamente appoggiato lo stemma disegnato dal famoso disegnatore francese Gateoix de Fois. Uno stemma che era raffinato e un po' effemminato.
Figuriamoci i sordidi commenti social che i componenti del Gran consiglio cominciarono a scambiarsi.
“Che nessuno ascolti e voti per lo stemma disegnato dal francese.
Il nostro è nobile e raffinato. Il nostro stemma sarà il vincitore.”
E decisero di nuovo per il silente boicottaggio delle idee democratiche del loro Sceriffo.

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Colenflower non riprenderà Anagnon sur la mer, perbacco!

Anagnon sur la merdi Antonella Necci - Si guardarono negli occhi per un lungo istante, ma stavolta lui le tenne testa senza abbassare lo sguardo. Lei lo osservò attentamente in silenzio meditando su come cominciare il discorso, quando lo squillo, anzi la musica rock del gruppo preferito di Poldino, interruppe quell'istante.
Era Monsieur Angles che lo implorava di accettare l'incarico ambito, secondo lui, di Presidente del Grande Partito Privinciale.
Poldino finse meraviglia, ma attendeva quella chiamata da giorni. Tutto secondo i piani. E secondo il piano d'azione che lui è Marinelle avevano organizzato, il diniego, misto a dispiacere per l'impossibilità di poter assumere un simile ruolo, fu veritiero, perfetto grazie alle doti da grande attore che Poldino sapeva sfoderare nei momenti difficili.
"Poldino, non puoi dire di no a me che sono stato il tuo padre spirituale ed ideologico. Sono io che ti ho visto crescere politicamente. Sono io che ti ho guidato nei tuoi primi passi incerti, impedendo che commettessi errori. Sei stato come un figlio per me!" Un singhiozzo interruppe il discorso accorato ma profondamente falso. Dov'eri quando lo Sceriffato crollava e io venivo fatto prigioniero? Questo si chiedeva Poldino, mentre rispondeva con fermezza:" Francis, sai bene che l'unica cosa che mi interessa è il bene di Anagnon. Non sono un avventuriero e l'unica ambizione politica è riprendermi il posto che mi spetta di diritto a capo del mio popolo e solo per il suo bene." E così tacque aspettando una reazione, che giunse immediata.
«E sia. Abbandonami pure tu. Abbandonatemi tutti. Ingrati, irriconoscenti. Quando venivate alla mia porta a chiedere favori io ero li pronto ad accorgliervi a braccia aperte, e ora non vi servo più. Ora.... Ora..... È tutto perduto"- e si interruppe affranto, facendo pesare bene l'ultima frase. Sapeva che il cuore di Poldino era generoso e che sapeva essere riconoscente se si faceva leva sui tasti giusti. Ma qualcosa non stava funzionando stavolta. Lui lo ascoltava in silenzio e invece di aggiungere qualche parola di conforto, come era solito fare, disse semplicemente:" Francis, ti devo lasciare. È arrivata l'infermiera per la terapia riabilitativa. Salutami tutti i compagni di partito. In bocca al lupo. Ciao.»

Si volse a guardarla, perché già da un po' sentiva il suo sguardo inquisitore su di lui. Non gli dispiaceva, ma si sentiva sempre nervoso quando lei gli dedicava più attenzioni del solito. Lei aprì la bocca per parlare, e anche stavolta fu zittita dalla musica del cellulare. Stavolta un Bolero di Ravel annunciava che Beçillè lo stava cercando. Mise il viva voce perché anche Marinelle potesse sentire e interagire.

"Ragazzi, i tempi sono diventati ristretti. Tra sei mesi si rischia di vedere Colenflower che riprende il potere. Non possiamo aspettare così a lungo. Entro i primi di ottobre dovete tornare. Le elezioni di ottobre saranno decisive." A Poldino sentire il vero cognome di Trippotto fece un effetto di repulsione così forte, che si dovette aggrappare alla sedia a sdraio per mantenere il controllo. Frank Colenflower, da tutti chiamato Trippotto per la sua enorme costituzione, stava di sicuro organizzando il suo gran rientro.

Un altro punto d'incontro tra lui e Marinelle era la profonda antipatia che entrambi provavano nei suoi confronti. Per motivi diversi però. L'uno lo odiava perché se lo ritrovava sempre tra i piedi quando qualcosa era stato boicottato, o perché aveva agito di persona o perché aveva pagato qualche scagnozzo per vendicarsi di lui. Aveva dovuto mettere in moto i suoi superpoteri per sventare le sue malefatte, e molte volte aveva rischiato di venire schiacciato e disonorato dai suoi intrighi. L'altra lo odiava perché influenzava quel debole del suo Robert. Aveva provato in ogni modo ad allontanarlo da lui, ma senza successo. Eccolo di nuovo riemergere e godere dei guai che affliggevano il partito e nei quali, di certo, anche lui aveva messo lo zampino. Vile, viscido, logorroico. Le venivano in mente tanti aggettivi per definirlo, e tutti appropriati, ma troppo generosi nei suoi confronti.
"Beçillè come vanno i problemi degli iscritti? Si sono ritrovati i database smarriti? Quanti iscritti sono stati marchiati?"- chiese Marinelle, preoccupata della fine del Grande Partito. "Sono riusciti a recuperare poche migliaia di nominativi ai quali è stato tatuato un numero progressivo sul polso sinistro. Ora per le Primarie si potrà accedere solo con la tessera, il tatuaggio e la targhetta delle mutande bene in vista. Il senso del ridicolo non li sfiora minimamente. Stanno pensando già a creare una "razza pura" di Grandi Elettori. In tutto il paese stanno preparando la selezione, che si dice sia severissima."
Si guardarono, mentre salutavano Beçillè e gli davano appuntamento al giorno dopo. Marinelle era talmente preoccupata da aver dimenticato il motivo del discorso che voleva fare a Poldino. Ormai non c'era più tempo. Bisognava agire, o Trippotto sarebbe tornato a galla per fare l'asso pigliatutto. Non lo potevano permettere. Insieme avrebbero sgominato i suoi piani. E questa intensa complicità che per un attimo la unì a Poldino le diede inizialmente fastidio, ma poi la fece sorridere. Per la prima volta il suo viso si rilassó e mostró un sorriso di serenità mentre Poldino le porgeva la mano per aiutarla ad alzarsi dalla sdraio.

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In ospedale dopo il torneo senza vincitori

Zurich Universitatsspital 350-260di Antonella Necci - Quando riapri gli occhi, dopo 20 giorni dall'ennesimo intervento chirurgico, a malapena si rese conto di dove si trovava. Poi a poco a poco i contorni della bianca stanza d'ospedale, modernamente attrezzata, si fecero sempre più nitidi e familiari, come il volto della donna che si recava al suo capezzale ogni giorno.
Era indeciso se considerarla una perfetta infermiera o una donna pericolosa dalla quale sarebbe stato mille volte meglio stare lontano. Nel giro di un mese era entrata nella sua vita e lo aveva ferito gravemente per ben due volte, e nonostante questo lui continuava ad amarla.
Aveva ragione Marinelle quando lo chiamava un pazzo simpatico Sceriffo forzatamente pensionato. E ci rideva su, con quella risata argentina che lo incantava. Era davvero un pazzo. Se ne rendeva sempre più conto. Ma si sentiva anche eccitato dall'avventura che stava vivendo, e che aveva cancellato per sempre il grigiore,prima della sua vita da impiegato amministrativo, e poi da Sceriffo Supremo. La noia e la monotonia dei rituali a cui dover sottostare erano miracolosamente spariti da quando Marinelle Le Diable era apparsa.
Lei era li quando lui riprese conoscenza. Lo guardava preoccupata e accarezzava con tristezza il gatto Powder, il quale assumeva la stessa contrita espressione nel guardare il suo padrone.
Ormai nemmeno il suo gatto era più suo. Quella donna lo aveva conquistato. Così come aveva conquistato il suo cuore.
Convintamente ma semplicemente le disse "Grazie", una mattina che la vide entrare nella sua stanza.
"Grazie di cosa?"- Lei gli chiese. " Di averti risparmiato la vita per la seconda volta?".
"Si, anche per quello. Ma lo sapevo che non mi avresti ucciso. Lo so che ti sono utile per i tuoi piani politici, e poi sono l'unico che può salvare Geppò. Hai troppo bisogno di me, per togliermi di mezzo".Paziente e infermiera
"Poldino, tu mi attribuisci un potere e una capacità decisionale che io non possiedo. In quel momento non ho certo pensato a salvarti la vita per tutti questi motivi. Ti ho salvato, perché non ti volevo uccidere. E basta. Non cercare di trovare diverse motivazioni laddove non ce ne sono."
"Comunque grazie, per essere ora qui, con me. In questa stanza. Non voglio cercare motivazioni inutili nella tua presenza, ma sappi che tu per me conti molto". Nel pronunciare quelle parole arrossì, e la sua timidezza gli impedì di aggiungere altro. Del resto aveva già detto molto più di quanto avesse mai detto ad una donna in tutta la sua vita. Madame Le Diable lo aveva reso loquace, e desideroso di esternare i propri sentimenti.
Si Marinelle, grazie di cuore. Le ferite si rimargineranno con il tempo, ma quello che hai fatto per me è di gran lunga più importante di qualche graffietto.
Così ragionava Poldino, quando si trovava solo nella sua stanza, mentre nell'altra accanto a lui, sentiva i lamenti sconsiderati di Geppò, e le coccole che Marinelle gli elargiva per calmarlo. Lombrico senza spina dorsale. Pure Principe lo avevano fatto.
Mentre nella clinica svizzera i nostri due eroi stavano riprendendo le forze, ad Anagnon-sur-la-mer il Principato era tramontato miserevolmente. Miss Cisco insieme a Beçillè Lacoque avevano preso il potere, temporaneamente solevano dire, con quell'aria da peccatori che si trovavano a gestire qualcosa che sempre avevano desiderato, ma che sapevano di non meritare, sia per mancanza di spirito di intraprendenza che per eccessiva piaggeria nei confronti dell'unico vero potere che loro riconoscevano: quello della santa madre Chiesa.
Dove avrebbero trovato la forza di dirigere le loro forze su sentieri inesplorati ed innovativi, se la Chiesa chiedeva loro un asservimento cieco e totale? Nessuna decisione doveva essere presa senza prima aver consultato il Vescovo supremo, che decideva della vita e della morte(fortunatamente solo ideologica, ma non era cosa da poco) dei sudditi, pardon, cittadini,o come si dovevano ora chiamare che nessuno ancora lo sapeva, che popolavano la fù-ridente Anagnon-sur-la-mer.
Con queste premesse, la vita ad Anagnon era diventata davvero triste. Non si trovava alcuno che non ripensasse con profondo rammarico ai bei tempi passati. E senza nemmeno la speranza di veder giungere un" Messia "che, tutti indistintamente,avrebbero voluto ribelle, rivoluzionario,selvaggio.
Stavolta erano gli abitanti di Anagnon che non ci stavano più ai vecchi giochi di potere. Ma quale il Liberatore che li avrebbe aiutati nell'impresa?

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Un torneo medievale per riprendersi Anagnon sur la mer

laracroft inacqua 350-260di Antonella Necci - Ogni volta che la guardava nuotare nelle acque pure del fiume gorgogliante nella foresta impervia di Anagnon-sur-la-mer, pensava alla sua vita prima di quei momenti. Alla sua tristezza nei ripetuti rituali cristiani che gli avevano rubato tante ore , e che alla fine non gli avevano lasciato altro che sciocche amicizie opportuniste e qualche aggancio per intraprendere una brillante carriera politica. Niente di importante come quegli istanti in cui guardava negli occhi Marinelle, cercando di farle capire che il suo animo era profondamente cambiato.
La sua timidezza gli impediva gesti eclatanti, e affidava a Powder il compito di ricevere quelle carezze e quei baci che lui avrebbe desiderato, con tutto se stesso, e che non avrebbe mai ottenuto, lo sapeva bene. Il suo pessimismo gli impediva di vedere il bicchiere mezzo pieno, e una situazione di prigionia non poteva essere modificata facilmente. Il Principato doveva nascere senza alcun intralcio, e lui, Fausto Poldino avrebbe sicuramente creato l'ostacolo sia per Trippotto e i suoi rinati sogni di gloria, che per Geppò, e la sua insospettata ambizione.
Eppure un mezzo per riprendersi tutto e anche l'amore di Marinelle c'era, lui lo sapeva. La "singolar tenzone" si svolgeva ogni anno in prossimità del 15 Agosto. Una gara medioevale ambita, perché permetteva ai giovani di conquistare, forse per sempre, il cuore delle donzelle innamorate. Quale mezzo migliore per vincere il cuore guerriero della sua Marinelle?
No, non sua, ma che diceva? Si stava facendo trascinare dalla fantasia, ma la "Singolar tenzone"era davvero l'unica possibilità. Prima di lui avevano provato in tanti e con risultati opinabili. Era soprattutto lo scontro di alabarde che terrorizzava i moderni cavalieri medioevali. E anche la vista del sangue, che fuoriusciva dalle inevitabili ferite. Loro volevano conquistare le belle donzelle senza troppi sacrifici, senza spargimenti di sangue inopportuni. Magari con potenti armi da fuoco avrebbero risolto il problema dell'avversario troppo bravo e fonte di pericolo. Allora si che il sangue avrebbe avuto un significato, secondo loro. Quella vista così cruenta non li spaventava. Tutto frutto dei videogiochi che mostravano estremi atti di violenza come se fossero normali gesti di vita quotidiana. Così, mentre il graffietto sul braccio li faceva svenire, le teste spappolate dei loro avversari li esaltavano.
Incongruenze di normale gioventù.LaraCroft 350-260
Espresse il suo desiderio a Marinelle, con la speranza che questa potesse intercedere con Geppò, per permettergli la partecipazione. «Sarebbe sempre sotto la tua supervisione, Marinelle. Non ho intenzione di sfuggire ai miei doveri di prigioniero. Ma sarebbe un onore partecipare. Ogni anno sono stato parte attiva di questi giochi medioevali. Sono stato il Monarca del Calipso, il Re dei Giochi Invernali, l'Arbitro della "Singolar tenzone", l'Eroe dell'Ordine della Marmotta e anche Gran Cavaliere della Giarrettiera Dorata. Ti prego, Marinelle, intercedi tu con Geppò perché anche quest'anno io abbia il mio momento di gloria.»
"E per chi dovresti combattere nella singolar tenzone?"- Gli chiese Marinelle. "Non sapevo che tu avessi una Bella da conquistare. E dov'è ora, mentre tu sei prigioniero? E' forse Miss Cisco? Quella bigotta. Mi guarda sempre dall'alto in basso ogni volta che vado su in Principato. Doveva finire in convento e invece è ancora lì a dar ordini. E' diventata la vice di Geppò. Era la TUA vice. Si vede che il suo destino è quello di essere sempre la vice di qualcuno." Così concluse amaramente Marinelle.
"Infatti le sue caratteristiche non le permettono molto di più. Nel cuore di Geppò ci sei solo tu. Miss Cisco non ti potrà mai sostituire."- disse con sincerità, anche se con una punta di cocente dolore Poldino.
"Va bene, gli parlerò."- concluse Marinelle, e mentre parlava giocherellava pensierosa con Powder, che percepiva che il suo padrone era innamorato della sua ragazza preferita, ma purtroppo, in quanto gatto, non sapeva come fare per aiutarlo. E ora che idea aveva avuto? Sentiamoli un po', che si stanno dicendo?
"Non ho una Bella Donzella nel cuore, ma ciò non significa che io non possa combattere. Lo farò per te, Marinelle. Visto che mi accompagnerai alla gara, io ti ripagherò combattendo per te anche se non per il tuo amore".
Marinelle lo guardò come se fosse la prima volta che lo vedeva. Nessuno aveva mai combattuto per lei. Era troppo forte per ispirare questi moti di galanteria negli uomini, che molte volte le preferivano donne più riservate e ipocrite, che si atteggiavano a creature indifese, nascondendo abilmente la loro perfidia.
Poldino era un pazzo. Pur di rientrare ad Anagnon si stava inventando questa assurda scusa del combattimento medioevale. Un folle, ma simpatico e gentile. Lo avrebbe aiutato. Voleva vedere come sarebbe andata a finire, ma soprattutto voleva vedere la faccia che avrebbe fatto Geppò quando glielo avrebbe detto.

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E' nato il Principato di Anagnon-sur-la-mer

gatto-rosso 350-262di Antonella Necci - Mentre Poldino continuava la sua convalescenza, imprigionato nel Campo dei Ribelli, laggiù, immerso nella foresta alle falde di Anagnon-sur-la-mer, lo Sceriffato era definitivamente tramontato e al suo posto era sorto il Principato assoluto di Geppò.
L'idea del Principato era una delle fisime di Trippotto: lui voleva istituire Principati ovunque, dove la moneta autonoma e lo statuto autonomo facevano da leitmotiv. Una sorta di paradiso fiscale come già ne esistevano nelle Nazioni vicine. Un'idea malsana che, fortunatamente, lo Stato Centrale aveva bloccato.
Ora che si ritrovava agli arresti domiciliari, dopo un anno nelle patrie galere, Trippotto aveva tempo per pensare ed escogitare e sinuoso come un serpente tentatore aveva solleticato le segrete ambizioni di Geppò, incrementando l'odio per Poldino.
L'antipatia verso Poldino non aveva bisogno di essere alimentata. Geppò aveva notato certi sguardi nei confronti di Marinelle. Quell'essere falso e ipocrita. Si riempiva la bocca con la Chiesa, i sani principi, le conferenze clericali. Fasullo come un soldo bucato. Così rimuginava Geppò e si rodeva dentro per la gelosia, preferendo passare le sue giornate alla sede del Principato pur di non vedere quella faccia che si fingeva triste nel dover trascorrere la prigionia sotto la custodia di Marinelle.
Capitò che una bella mattina soleggiata Poldino, Powder e Marinelle andarono a fare il bagno nelle pure acque del fiume che attraversava la foresta. Quel fiume era una perla rara circondata dalle falde acquifere inquinate dal Lindano, e la gioia che lo aveva invaso quando lo aveva scoperto, eguagliava la felicità di nuotare in quelle acque con Marinelle." Acqua Pura, Acqua Viva", questo sarebbe stato il nome dell'associazione che avrebbe fondato, una volta libero. Avrebbe coinvolto i suoi giornali e i suoi seguaci. Avrebbe fatto le larghe intese con Geppò e avrebbero ricevuto un mare di finanziamenti per rendere quella Valle un Paradiso Terrestre. Marinelle sarebbe stata dalla sua parte. Era sensibile alle questioni ecologiste, meno a quelle clericali. L'avrebbe convertita. Si sentiva il Gesuita nella Foresta Amazzonica. Ce l'avrebbe fatta.
Mentre Poldino ragionava, Powder trotterellava dietro a Marinelle, felice di aver trovato una nuova padroncina. Lo avevano affidato al cuoco Gennaro Esposito, che lo aveva preso in simpatia, nominandolo "Gran Gatto Assaggiatore". Un ruolo che piaceva non poco a Powder, che, seduto sul suo sgabello di velluto cremisi, si lasciava servire le porzioncine prelibate. La bontà della degustazione veniva accompagnata da fusa e miagolii. In genere si addormentava felice, con la pancia piena, sognando montagne di gelato e lasagne. Era bello essere un gatto nella foresta di Anagnon.
La vita nel campo era piena di vivacità. Ogni sera le Feste dell'Unità dei Ribelli erano rallegrate da gare, canti, balli. Di certo più interessanti delle sciocche rappresentazioni di Miss Cisco. Cantori stranieri, in tournee nel paese, sostavano nella foresta per allietare le tante serate di festa. Ma come mai non aveva mai sentito parlare di tali musicisti? E perché Miss Cisco non se ne era informata? Quanta bella gente esisteva nel mondo. Perché lui non l'aveva mai conosciuta?Li, nei concerti tenuti nello Sceriffato si annoiava talmente tanto che si addormentava profondamente, sviluppando, nel tempo, l'abilità di dormire con gli occhi aperti.
Con il passare dei giorni, Poldino sviluppò anche la consapevolezza che avrebbe di sicuro ripreso il potere,poiché nella sua testa stava nascendo la strategia ideale. Marinelle era la soluzione. Una donna che avrebbe potuto aiutarlo, se solo lui avesse mosso i tasti giusti facendo leva sulle capacità protettive che lei aveva nei confronti di Geppò.Certo era rischioso. Avrebbe potuto perdere tutto. Ma decise che valeva la pena tentare.

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L'attacco allo Sceriffato Supremo di Anagnon-sur-la-mer

Palazzo dello sceriffato 350di Antonella Necci - Poldino 9 – L'attacco al Palazzo dello Sceriffato Supremo. Madame Le Diable aveva già pronto un piano. Si era organizzata con i suoi luogotenenti, aveva speso mesi in appostamenti per stabilire gli orari, i movimenti, le abitudini sia di Madame Adolphine che dei membri della servitù politica. Inoltre aveva calcolato minuziosamente gli orari dei pasti di Powder.
La sua esperienza militare al servizio di Geppò era stata la manna scesa dal cielo o come la Cometa di Haley che illumina il sentiero verso il progresso.
Tutto era pronto, ma da donna innamorata, aspettava un cenno dal suo insicuro compagno.
Una sera, durante una Festa dell'Unità dei Ribelli, Geppò riunì il suo Consiglio Privato. " Domani notte, tra le ore 00.00 e le ore 01.00 attaccheremo lo Sceriffato Supremo. Ho già predisposto l'attacco e l'insediamento. Non sarà facile penetrare nel Gran Palazzo e avremo bisogno di tutto il vostro appoggio esterno. Sono pronti gli archi elettronici e le frecce ad ultrasuoni? E la Pece sensoriale? Dovrete essere pronti al peggio. Anche a porre sotto assedio il Palazzo per ore... Giorni.... Mesi. .... Forse anni.
I corazzieri nani di Poldino sono un ostacolo difficile da aggirare. Miei fratelli, miei amici, miei compagni, siete con me?" " Sempre compagno Geppò. Sempre." Urlarono tutti in coro e si baciarono ed abbracciarono come tante comari davanti alla chiesa in un giorno di festa.
L'attacco, come previsto partì alle ore 00.00 di Martedi 17. Il primo corazziere nano, dai fluenti capelli legati a coda di cavallo, era di spalle, quando fu travolto dalla furia felpata dei luogotenenti di Madame Le Diable. Ad uno ad uno caddero tramortiti come birilli, e per Madame Adolphine non ci fu nemmeno bisogno di atti aggressivi. Si innamorò a prima vista del capo dei luogotenenti, Monsieur Beçillè Lacoque, che dopo aver contribuito a porre in cattiva luce Poldino, facendogli autoritariamente seguire i suoi consigli per la gestione dell'aeroporto a microonde, si era dato alla macchia, chiedendo asilo politico a Geppò. Questi lo aveva accolto controvoglia, ma dati i suoi precedenti militari, Madame Le Diable lo considerò sufficientemente astuto e privo di scrupoli per poter rivestire il ruolo di Generale della sua Armata.
I suoi occhi gelidi irretirono, in un lampo, Madame Adolphine, che non aspettava altro se non abbandonare Poldino ai suoi capricci. Le fecero indossare una tuta mimetica, che , date le sue forme, risultò un po' stretta, ma che lei indossò con tutta la gagliardia che il suo nuovo ruolo le consentiva. E parti, insieme al suo Beçillè alla conquista del Trono per Geppò.
Mentre fuori si scatenava un inferno, Poldino dormiva, stanco, ma felice, nella stanza blindata. Aveva modificato i codici di accesso. Nessuno lo avrebbe disturbato.
Meditava di emanare una nuova legge, per punire tutti coloro che osassero contrarre matrimonio con partner dello stesso sesso. Ai trasgressori una multa di 80.000 denari e la galera fino a nuovo ordine.
Il Capo della sua Chiesa aveva dichiarato pubblicamente di accettare tutto e tutti, ma lui sapeva che era solo un colpo di teatro, ben assestato, in un momento politico torbido.
Lo conosceva bene. Quando mai avrebbe osato ballare il Tango Argentino con uno del suo stesso sesso?
Insieme erano usciti più volte, e lui ne conosceva i segreti inconfessabili.
Così ragionando si era addormentato, e dunque fu Powder a risvegliarlo, quando udì il tentativo di manomettere la porta blindata. La modifica dei codici era avvenuta pochi istanti prima dell'insospettato attacco. L'imprevisto che poteva far fallire l'impresa. A tutti, ma non a Madame Le Diable. Era preparata anche a questo, e con un generatore di codici riuscì a trovare la combinazione. Aprì la porta, seguita dai suoi uomini. Davanti a lei, Poldino, armato, corazzato, in assetto di guerra, l'aspettava. Pronto a tutto. Combattuto tra l'ardore di vedere di fronte a lui l'oggetto del suo desiderio e la volontà di resistere al nemico, chiunque esso fosse stato.
Madame Le Diable capì in quell'istante di aver sottovalutato le lentiggini e i rossi capelli che incorniciavano quel triste visino. Capì di avere di fronte un vero condottiero. Non un senso di paura la prese, non ne aveva mai provata in vita sua. Un senso di sfida, questo si, nell'aver trovato un nemico crudele quanto lei, nonostante quello sguardo indifeso. La lotta per la conquista del Principato avrebbe richiesto molti giorni in più rispetto a quanto preventivato da Geppò.
Ma il Principato doveva nascere ad ogni costo, e il suo Geppò ne sarebbe stato un degno Principe. Anagnon-sur-la-mer sarebbe stata ricordata negli annali di storia.

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