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Sen. Angelo Compagnoni “il politico della gente”

PROTAGONISTI

Coniugava attività politica, umanità e rispetto verso la gente

di Pina Terenzi
Piazza Paleario Frosinone 1963 min350Sono onorata della possibilità di scrivere qualcosa per un grande uomo che ha scritto la storia della nostra terra.

Quando penso al Sen. Angelo Compagnoni mi viene naturale ricordare la politica di un tempo e ragionare con forte senso critico su quella di oggi; penso al ruolo dei politici nei rapporti con l’agricoltura di ieri e quelli di oggi e penso ancora ai contadini (termine con cui venivano definiti coloro che abitavano fuori dalla città e lavoravano la terra) di un tempo e agli agricoltori di oggi . L’evoluzione non solo del termine da contadino ad agricoltore (termine con cui identifichiamo colui che esercita l’attività agricola sia da proprietario che da lavoratore) nella nostra Ciociaria lo dobbiamo allo sforzo, all’impegno e alla determinazione di un Uomo il Sen. Angelo Compagnoni che ha dedicato la sua vita a quelle persone che venivano definiti da molti gli ultimi e che invece hanno scritto la storia economica e sociale della nostra meravigliosa Ciociaria.

Mi piace definirlo “il politico della gente “ perché riusciva a coniugare attività politica, umanità e rispetto verso la gente, la sua gente. Personalmente non l’ho conosciuto ma con grande commozione ho partecipato al suo ultimo saluto memore dei molti ricordi di mia madre e mio nonno suo compagno di lotte, nell’allora Alleanza Nazionale dei Contadini di Frosinone ed attuale CIA Agricoltori Italiani, per i diritti e la dignità dei contadini ciociari.
Nel nord Ciociaria molti erano i suoi compagni di viaggio nel voler attuare il cambiamento, un atto che dai contadini della zona veniva visto come una battaglia da vincere a tutti i costi e lo si poteva fare solo avendo al proprio fianco un politico umano, uno di loro, uno come loro, che conosceva bene le problematiche di quel lavoro e che avesse veramente voglia di affrontarle e risolverle. Era un politico che non aveva bisogno delle imbarazzanti campagne social o spot a cui oggi siamo abituati per essere conosciuto e amato, le sue azioni parlavano per lui e si diffondevano molto più rapidamente ed oltre a renderlo noto lo avvicinavano sempre di più ai lavoratori.
I racconti più frequenti sono quelli sui comizi nelle piazze che, a differenza di oggi, non erano semplici enunciazioni, inutili promesse e false illusioni ma erano incontri che miravano a scuotere le coscienze soprattutto degli ultimi, di quelli a cui era impedito godere delle produzioni ottenute con tanta fatica, a cui era impedito pronunciarsi o ribellarsi ad usi e costumi oramai in disuso altrove. In questi incontri lui parlava, spiegava, ma sapeva soprattutto ascoltare molto e condividere pensieri con tutti, donne comprese che erano abituate a stare sempre un passo indietro, lui sapeva ascoltare le contadine e capire le difficoltà nel condurre una vita nei campi già da allora, il gesto di stringere la mano alle donne e dare una parola di conforto a quelle instancabili lavoratrici mogli e madri di grandi lavoratori era visto dalle contadine come un sostegno, una speranza che finalmente qualcuno come loro avrebbe potuto capire; infondo ricordiamo che nel famoso sciopero dei contadini il primo cordone umano tra i lavoratori e le forze dell’ordine era composto da donne, mogli e madri di quei contadini pronte a difendere con la vita le loro famiglie e credo che lui questo lo avesse molto apprezzato.
Uomini come il Sen. Angelo Compagnoni non ci saranno più, ma farlo conoscere ai giovani, nelle scuole del nostro territorio e non solo, credo che sia fondamentale per smuovere le coscienze dei nostri ragazzi; imparerebbero che si può arrivare in alto dal nulla studiando con forza, coraggio e determinazione per poter essere poi al servizio degli altri in modo vero, sano.
La politica sta cambiando, le persone stanno cambiando e senza essere troppo nostalgici credo che un po’ di buona e sana politica di servizio come quella svolta dal Sen. Compagnoni potrebbe davvero essere una svolta per il nostro territorio e la nostra gente, i nostri figli e nipoti, noi abbiamo avuto la fortuna di averlo avuto al nostro servizio come politico, pensiamo ora di raccogliere il testimone e restituirgli ciò di cui lui sarebbe fiero ed orgoglioso, una comunità equa, sana e soprattutto rispettosa della terra e della sua gente.

*

Pina Terenzi - imprenditrice vitivinicola nell'azienda di famiglia "Vini Terenzi" di Serrone. Attualmente è Presidente Nazionale dell'associazione "Donne in Campo" della CIA
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100 anni dalla nascita di Angelo Compagnoni

 PROTAGONISTI

Battezzato dalla stampa dell’epoca “l’Onorevole contadino”

di Ermisio Mazzocchi
Con Togliatti a Frosinone 1963 350rit minAngelo Compagnoni è stato fra quelli del suo tempo un dirigente di primo piano del PCI per le sue qualità politiche e morali, per i suoi saldi principi democratici e per i valori da lui sostenuti e difesi: di uguaglianza e solidarietà.

Fu protagonista della rinascita del paese dopo il secondo conflitto mondiale. Già dirigente sindacale della Federterra, ne fu eletto segretario il 15 ottobre 1946 per diventare poi presidente dell’Unione contadini nel 1955 che successivamente divenne Alleanza dei contadini, una organizzazione di importanza vitale nelle rivendicazioni contadine nata a conclusione di tutto un primo ciclo di lotte, combattute nel decennio successivo alla Liberazione. Il suo impegno non venne mai meno. Egli prodigò tutte le sue energie per migliorare le condizioni dei lavoratori e per difendere i loro diritti.

Determinante fu la sua partecipazione al V congresso nazionale del 1945, in cui insieme ai tredici delegati di Frosinone, sostenne la necessità che fosse garantitala solidarietà ai bambini di Cassino.
La sua intensa attività che ha percorso tutto il secondo ‘900, da semplice attivista del PCI a senatore della Repubblica, ha segnato un’epoca di grandi movimenti sociali.
Il suo impegno venne riconosciuto dai cittadini che lo elessero più volte al Parlamento ed in altre occasioni come consigliere ai comuni di Ceccano e di Frosinone e anche come consigliere provinciale.

Nel 1953 alla sua prima candidatura alla Camera dei deputati con poco più di ottomila voti non ce la fece. Fu la scelta di Togliatti eletto in più circoscrizioni di lasciare libera quella del centro, a consentire al giovane Angelo Compagnoni primo dei non eletti, di poter entrare in Parlamento. Battezzato dalla stampa dell’epoca “l’Onorevole contadino”. Nel 1958 con 24.841 preferenze si guadagnò “sul campo” la rielezione.
Successivamente venne candidato al Senato nel 1963 ed ebbe nel collegio di Frosinone, 32.315 voti, 7500 in più rispetto al 1958. Li aumentò nel 1968 quando sempre nel collegio senatoriale di Frosinone il PCI ebbe 34.188 voti.

Fu il risultato di una politica costantemente perseguita da Compagnoni e dal PCI provinciale, tesa al riscatto delle condizioni precarie dei contadini, dei mezzadri e dei piccoli proprietari terrieri. Un voto per di più motivato dalla recente approvazione della legge sulla affrancazione (n. 327 del 25 febbraio 1963) di cui Compagnoni era stato il principale sostenitore rendendosi protagonista di una accanita battaglia parlamentare. Seppe organizzare e portare alla lotta per il riscatto delle terre, governate con sistemi feudali, i contadini non solo della sua provincia, ma anche di altre parti dell’Italia in particolare nel Mezzogiorno.
Con il pieno coinvolgimento di tutto il gruppo dirigente provinciale contribuì all’affermazione del suo partito, il PCI, che ebbe la capacità di interpretare e rendersi protagonista dei nuovi processi di cambiamento della società italiana.

Compagnoni rimase sempre un dirigente politico di primo piano provinciale e nazionale.
Per il ruolo che egli ebbe, la P2, che si proponeva di rovesciare il sistema democratico, lo aveva inscritto negli elenchi di coloro che dovevano essere arrestati.
Compagnoni ha lasciato alle successive generazioni un’immensa eredità, un fertile patrimonio politico e culturale, un robusto insegnamento di valori inalienabili di giustizia sociale, di diritti, di democrazia.

Ermisio Mazzocchi 18/09/2021

 

 

 

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Angelo Compagnoni e il PCI: impossibile separarli

PROTAGONISTI

Compagnoni e il Pci si incontrano subito dopo il passaggio della guerra in Ciociaria

con Enrico Berlinguer 300E’ difficile scrivere di Angelo Compagnoni senza avere come riferimento il Pci, organizzazione che rappresentò nelle Istituzioni repubblicane nel corso del suo lungo impegno politico.

La connessione fra Compagnoni e il Pci avviene subito dopo il passaggio della guerra in Ciociaria, a ridosso della frenetica campagna di reclutamento promossa dalla costituenda sezione di Ceccano, avvenuta, infatti, il 16 luglio del 1944. In quel periodo la sezione non aveva ancora una sede ed il punto d’incontro era la bottega del sarto Sergio Carlini, nel centralissimo Largo Tomassini.

Chiaramente risulta che Compagnoni aderisce al partito il 29 novembre 1944, con tessera 044749, qualche settimana dopo l’ingresso del fratello Rocco, avvenuta invece il 4 novembre, numero di tessera 046746. Per i più interessati aggiungo che dal Registro degli iscritti ambedue risultano essere residenti in via Maiura 184 e che diversamente da altri aderenti, sono regolari pagatori dei bollini mensili delle loro tessere. Nel Registro comunque appaiono delle piccole imprecisioni da rilevare, la data di nascita di Angelo i non è quella del 25 settembre del 1921 ma erroneamente è indicata il 29 dello stesso mese. Per Angelo e Rocco viene riportata come professione quella di contadino. Questo riferimento è impreciso, in quanto, come il padre Pietroantonio, erano mezzadri del marchese Filippo Berardi, al quale curavano 12 ettari di terra, non tutta fertile, vivendo 10 persone in una casa di 96 metri quadrati, di cui la metà adibita a stalla.

È importante fare riferimento al giorno della sua iscrizione perché decisiva per gli sviluppi successivi. Avviene infatti attraverso il vicesegretario Peppino Masi ed in presenza di altri compagni. Dopo una lunga ed impegnativa conversazione, sotto certi aspetti sorprendente per tutti, perché mio padre, Umberto, presente all’incontro, raccontava che il giorno successivo il sindaco di ceccano (comunista) Vincenzo Bovieri chiese a lui ed a Lorenzino Angelini di trovare un contadino da far partecipare ad una importante riunione del partito a Frosinone. Per tale incontro, i due con convinzione indicano il nome di Compagnoni e furono gli stessi ad andare a cercarlo per proporgli la partecipazione.

Angelo compagnoni nel suo libro “Diventare un uomo” conferma questo contatto “Lorenzino insieme a Umberto. Sbuffano dopo quei 5 chilometri a piedi“… “ci manda la Sezione per il convegno e tu dovresti rappresentare Ceccano. Ti va?”
Mio padre ricordava che Compagnoni non se lo fece ripetere due volte ed immediatamente accettò.
Quello che compagnoni nel libro riporta come convegno in verità era qualcosa di più importante poiché si trattava della prima conferenza di organizzazione del Pci tenuta domenica 3 di dicembre presso i locali dell’amministrazione provinciale e le cui conclusioni furono di un giovanissimo Enrico Berlinguer.

Per Compagnoni questo momento sicuramente rappresenta una grande occasione, non solo per misurare la forza che incontra, ma anche perché conosce Medoro Pallone di Sgurgola, responsabile della politica agraria della federazione, la persona che gli farà conoscere la condizione sociale del momento e lo istraderà verso l’impegno politico e, Vincenzo Bovieri, allora sindaco di Ceccano, già affermato dirigente del partito il quale lo avvierà e lo assisterà in un primo periodo verso gli studi. Non va dimenticato che Compagnoni aveva frequentato solo la scuola rurale (tre classi) ed aveva seguito per un breve periodo le lezioni in una scuola (privata e gratuita) aperta nella zona da un certo Colapietro. L’adesione al partito, il contatto con Bovieri, l’ingresso nel giugno 1946 nell’organizzazione della Federterra lo spingono a diventare autodidatta a tempo pieno, a studiare di notte, quando la cucina era libera, al lume della lampada a petrolio. A dimostrazione della necessità dello studio faceva proprie le affermazioni della madre “le persone non istruite sono come i ciechi a fare a sassate“.

Nel marzo del 1945 Compagnoni a Ceccano crea la cellula “Maiura“ del Pci. Tale organizzazione sollecita la costruzione dell’unità dei contadini della zona, permettendo a tutti di conoscere inei campi nel 1953 350 Decreti del ministro Gullo e fronteggiare e respingere con fermezza le pretese del fattore del marchese Berardi abituato a vedere i contadini sempre divisi ed arrendevoli. L’aspetto più importante dei Decreti, che interessava e teneva uniti i contadini della zona, riguardava la ripartizione dei prodotti non più a metà ma con i 3/5 del prodotto al contadino.

Nel mese di luglio quando arriva il fattore a ripartire i prodotti incomincia da una certa Concetta, una donna silenziosa con un marito uscito dal manicomio, dall’aspetto debole e facilmente dominabile. Concetta invece avanti a tante persone si oppone alle sue pretese e quando questi gli chiede con tono minaccioso “e come vorresti dividere?” risponde “come dice la legge“.
Al fattore non resta che chiudere con un “perdio adesso anche Concetta si mette a parlare di legge“
La risposta decisa di Concetta e di tutti i contadini presenti ma in particolar modo le rassegnate conclusione che il fattore trae esprimono quel potenziale di lotta che nel corso degli anni cambierà la condizione delle classi subalterne e renderà l’Italia un paese civile

Compagnoni nel 1948 diventerà segretario della Federterra, nel 1952 segretario della CGIL, sempre nel 1952 consigliere provinciale, nel 1953 deputato, nel 1963 senatore, nel 1987 sindaco di Ceccano. ho preferito scrivere di vicende, fatti e considerazioni poco conosciute, forse inedite, sperando che possano contribuire ad una maggiore comprensione della vita e dell’azione di un grande protagonista della nostra epoca. Prima di terminare mi sento in dovere di dare una risposta a tanti che conoscendo la nostra lunga e continua frequentazione mi chiedono “quando e come hai conosciuto compagnoni?”
A tutti rispondo, prevedendo anche una certa incredulità.
Compagnoni l’ho conosciuto nell’aprile del 1947. Non avevo nemmeno sei anni, quando in un comizio del segretario socialista Pietro Nenni portò i saluti dei comunisti di Ceccano.

Quel giorno mio padre mi portò alla Stazione ferroviaria del paese ad accogliere l’arrivo di Nenni. La cosa che mi stupì fu che portava un basco. Ricordo che erano presenti tanti cittadini, si formò un lungo corteo preceduto dal suono della Banda cittadina che gioiosamente, attraversando le principali strade cittadine, risali verso il centro del paese.

Nenni e Compagnoni parlarono dal balcone di in una casa situata nella parte inferiore di Piazza 25 luglio, abitata dal Direttore della centrale elettrica (Romana elettrica) di Ceccano, un certo Sabatini.
Compagnoni, che in quel periodo era assessore supplente presso il comune di Ceccano, da quel giorno per me divenne una persona familiare con il quale ho mantenuto sempre un cordiale, continuo rapporto di stima che nemmeno le ultime divisive vicende politiche legate allo scioglimento del Pci sono riuscite ad incrinare.

 

*Angelino Loffredi, già dirigente provinciale regional del PCI, già Sindaco di Ceccano e Consigliere provinciale, giornalista e scrittore
Ceccano, settembre 2021

 

 

 

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Angelo Compagnoni, un Maestro

PROTAGONISTI

M’incitava, da Maestro, alla ricerca di mediazione sindacale e ad evitare ogni irrigidimento

di Alfonso Pascale*
Con Emilio Sereni 390 minHo lavorato con Angelo Compagnoni, nella Confcoltivatori nazionale, dal 1984 al 1989. Lui era presidente del patronato INAC ed io, invece, dirigevo l’Associazione nazionale coltivatori a contratto agrario. Due anni prima era stata approvata la riforma dei contratti agrari (legge 203 del 1982). Tardivo esito di lotte pluridecennali che avevano avuto protagonisti mezzadri e coloni e che vedevano finalmente riconosciuto un obiettivo storico del movimento contadino: la trasformazione dei contratti associativi in affitto. Ma quella legge, pretendendo l’affermazione di un principio giusto, conteneva alcune rigidità e oltrepassava il limite della reciproca convenienza. E così finì per intimorire i proprietari e bloccare la stipula di nuovi contratti. Soprattutto favorì l’espandersi a dismisura del contenzioso giudiziario tra concedenti e mezzadri. Un conflitto sociale diffuso che si poté estinguere solo con una paziente e capillare iniziativa sindacale, incoraggiando la stipula di accordi tra le parti.

Angelo era dotato di una ricca umanità e di una sensibilità profonda e m’incitava, come può fare un Maestro, a proseguire nella ricerca di una mediazione sindacale ed evitare ogni irrigidimento. Egli era stato dapprima dirigente della Federterra e poi dell’Alleanza dei contadini, parlamentare per quattro legislature e aveva promosso la legge 607 del 1966 in materia di enfiteusi e prestazioni fondiarie perpetue. Tale provvedimento faceva seguito alla legge 327 del 1963, nota anch'essa come "legge Compagnoni". Con queste due leggi si stabilivano la perpetuità dei rapporti agrari e la riscattabilità della proprietà della terra condotta coi contratti miglioratari. Con la prima legge, migliaia di contadini delle province laziali avevano richiesto il riscatto, ma la reazione dei concedenti aveva acceso un vasto contenzioso che la legge del 1966 servì ad eliminare. E così le nuove disposizioni, più favorevoli ai coltivatori, relative alla misura e all’affrancazione dei canoni enfiteutici, furono riferite tanto ai rapporti di miglioria laziali e a quelli analoghi di altre regioni, quanto ai contratti atipici con prevalente carattere enfiteutico. Più tardi, con la legge 1138 del 1970, esse furono estese pure ai contratti di colonia e di affitto con clausola migliorataria, nei quali il colono, l’affittuario, il concessionario avessero eseguito opere di trasformazione fondiaria e agraria di carattere sostanziale e permanente di qualunque tipo.

Nel raccontare quella vicenda, Angelo sottolineava sempre due aspetti. Il primo riguardava la strategia di quella battaglia contadina: partendo dall’azione per esigere il rispetto delle nuove norme e per fronteggiare le interpretazioni restrittive o le resistenze alla loro applicazione, l’iniziativa sindacale mirava ad estendere i nuovi principi normativi a tutto il sistema dei contratti miglioratari meridionali. Dunque, una visione mai localistica ma nazionale poiché questo tipo di rapporti agrari era presente in diverse regioni del Paese. L’altro aspetto era riferito all’impegno dell’Alleanza dei contadini nel tenere aperta la porta della trattativa sindacale con la controparte, ogniqualvolta se ne ravvisasse la possibilità. Per questo egli elencava puntigliosamente i numerosi convegni promossi per concordare con le altre organizzazioni dei coloni le modalità da seguire al fine di aprire il dialogo con la Confagricoltura. E così imparai una regola fondamentale nella contrattazione agraria: la litigiosità fine a sé stessa è sempre dannosa per il contraente più debole, mentre le transazioni e le soluzioni di compromesso permettono di conseguire risultati vantaggiosi per entrambi.

Era piacevole ascoltare i ricordi di Angelo perché faceva emergere sempre gli aspetti umani delle vicende. E riportava, in modo simpatico, anche il linguaggio colorito che i contadini usavano per dare il senso preciso alle azioni compiute. Una volta, mi raccontò che un colono di Veroli, per rievocare il clima particolare delle lotte combattute contro i monaci cistercensi di Casamari - concedenti di circa 700 ettari a colonìa migliorataria -, aveva affermato in un’assemblea: “Se il bue conoscesse la forza che ha la frogetta, dall’uomo non se la farebbe mettere. Noi coloni non siamo come il bue: conosciamo la nostra forza e sappiamo che piegheremo la resistenza dei padroni”. La “frogetta” è una specie di pinza ad anello applicata alle narici dei bovini per trattenerli o guidarli. E l’aneddoto era rimasto memorabile perché l’espressione utilizzata dal colono esprimeva, con uno spiccato senso ironico, la valenza anche epica di quelle battaglie.

Come diversi dirigenti politici e sindacali della sua generazione, Compagnoni coltivò l’amore per la storia dei movimenti contadini. Si era formato nella scuola di partito e aveva allargato la sua cultura anche in campo letterario e storico. Nel 1975 aveva concluso egregiamente il convegno “Il movimento contadino nella storia del Lazio. 1945-1975” che si era svolto a Roma per iniziativa dell’Alleanza dei contadini del Lazio, nel quadro delle celebrazioni del ventesimo anniversario della fondazione. Dirigeva l’organizzazione regionale Agostino Bagnato, futuro assessore regionale all’Agricoltura. E ambedue vollero che gli atti fossero pubblicati in un volume curato da due storici accademici, Silvana Casmirri e Antonio Parisella, allora giovani assistenti di Storia Contemporanea nell’Università “La Sapienza” di Roma.

Nel 1982 aveva pubblicato “Diventare un uomo”, una storia di vita che rivelò il suo talento letterario e servì a noi giovani per comprendere il particolare itinerario interiore di quei contadini che, nel fuoco delle lotte per la terra, si erano fatti dirigenti politici e sindacali. Si trattava, infatti, della costruzione della propria coscienza personale, del farsi uomo in una società democratica. Una coscienza che si alimentava inizialmente della volontà di sapere e capire. Una coscienza che progressivamente selezionava un proprio sistema di valori fondato sull’idea che l’identità dovesse riconoscersi nell'alterità e che l’individuo fosse attraversato dalla voce dell’altro. Il termine “persona” deriva da “per-sonare”, che significa “suonare attraverso”. E, infatti, la coscienza di quei singoli contadini si faceva parola ed entrava in relazione con altre coscienze che si forgiavano allo stesso modo. E così tante coscienze individuali davano vita a coscienze collettive che producevano organizzazione, lotta, azione politica e sindacale, cambiamento e innovazione sociale.

Per questo pensai ad Angelo come relatore quando nel 1985 organizzammo a Tricarico, in Basilicata, il convegno nazionale sullaCol padre nei campi 1953 350 min Riforma Agraria. Qualche anno prima era stata pubblicata la ricerca dell’Insor “La riforma fondiaria: trent'anni dopo”; nel 1983 l’Istituto Alcide Cervi aveva organizzato un convegno a Foggia sul pensiero e l’opera di Ruggero Grieco con Gerardo Chiaromonte e Francesco De Martino, ma senza il presidente della Confcoltivatori, Giuseppe Avolio. Era il periodo in cui comunisti e socialisti stavano ai ferri corti ed entrambi i partiti mostravano disinteresse verso la nostra organizzazione: basta leggere la lettera che il socialista Avolio aveva inviato il 14 febbraio 1984 al suo caro amico Chiaromonte, capogruppo dei senatori comunisti, sulla commemorazione di Grieco, per rendersene conto. Anche il nostro convegno a Tricarico risentì di quel clima: nessun comunista della giunta nazionale venne. Chiaromonte si era impegnato a partecipare alla tavola rotonda con Avolio, Galasso e Zurlo. Ma alla fine dette forfait e si fece sostituire da Pietro Valenza. Per non esasperare gli animi, rinunciai a svolgere la relazione introduttiva e chiesi ad Angelo – la cui autorevolezza era indiscutibile - di introdurre lui i lavori. Volevamo fare un bilancio serio della riforma agraria, uscendo dalle letture ideologiche, apologetiche, da una parte, o denigratorie, dall'altra. E Compagnoni affrontò il tema con generosità, equilibrio e sensibilità politica, dando un contributo da tutti apprezzato.

Tredici anni fa, mi ritrovai con Angelo, Arcangelo Lobianco e Giglia Tedesco a presentare, nella Casa della Memoria e della Storia di Roma l'opera in due volumi "Democrazia e contadini in Italia nel XX secolo. Il ruolo dei contadini nella formazione dell'Italia contemporanea" a cura di Attilio Esposto. In essa è compreso anche il saggio di Compagnoni “Il riscatto della colonia migliorataria”. Nonostante la salute malferma, partecipò pure Attilio all'iniziativa. Fu un incontro piacevole in cui facemmo un bilancio storico dell'impegno della sinistra nelle campagne italiane. E ricordammo altri contadini e braccianti, come Angelo, divenuti dirigenti politici e sindacali fino all'elezione in Parlamento: Leda Colombini, Michele Mancino, Silvio Antonini. Un'esperienza che si era già verificata con Giuseppe Di Vittorio prima del fascismo. Nei loro itinerari riaffiorava la vocazione pedagogica che i grandi partiti di massa seppero esercitare nei confronti della base contadina e operaia, consentendo a donne e uomini in fondo alla scala sociale di farsi classe dirigente e illuminare la strada alla generazione successiva.

*Alfonso Pascale, già dirigente nazionale dell Confederazione Italiana Agricoltori - CIA

 

 

 

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Un giovane difronte alla vita di Angelo Compagnoni

 PROTAGONISTI

 Noi giovani dobbiamo conoscere, studiare e approfondire la storia di quest’uomo

di Jacopo Nannini
Incontro col Presidente Pertini 390 minIn un Paese come il nostro, dove culture millenarie sono indissolubilmente legate alle tradizioni e storie locali, ogni terra detiene un suo personaggio granitico e ben saldo nella memoria di tutti.

Classe 1921, segretario della Federterra nel 1948, nel ‘51 della Camera del Lavoro di Frosinone, nel ‘52 consigliere provinciale fino a salire a Montecitorio alle elezioni politiche del 1953. Queste pochissime date non possono di certo riassumere gli incarichi e le battaglie di Angelino Compagnoni, per decenni in prima fila nella arida terra politica della Ciociaria.

Non si può comprimere nello scritto tutto ciò che è stato per la nostra provincia il senatore ceccanese, uomo che di giorno portava tra gli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama le rivendicazioni di una popolazione fortemente provata dalla miseria e dalla fame, pronto a mettersi tra loro in canotta per difenderli da ogni rappresaglia padronale perché la saggezza e il coraggio della cultura contadina da cui viene, sono stati il lume più accecante della sua estenuante e lunghissima difesa degli ultimi, tra gli ultimi e per gli ultimi.

Può essere iconica del suo indissolubile legame con la sua terra e la sua gente una esperienza del senatore, riportata in uno storico articolo di Giorgina Levi sul “Calendario del Popolo“ dell’ottobre del 1983:
«Andavo a fare il giro quasi sempre nelle campagne con il tascapane pieno di propaganda, una bicicletta, e andai un giorno in un comune vicino al mio. E dovevo raggiungere dei contadini che stavano sulla montagna. Trovai un giovane proprio all’inizio della montagna che mi accompagnò. A mezza strada c’era un contadino, che credo avesse allora settant’anni dall’aspetto, e invece era molto più giovane. Credo che ne avesse quarantacinque, cinquanta al massimo. Gli dissi se voleva accettare la propaganda del mio partito. Lui mi rispose “Quale partito?”. E come me lo diceva in termini piuttosto bruschi, io genericamente risposi che si trattava del partito dei lavoratori, per vedere intanto quali erano le sue reazioni. E lui mi disse “Perché? Tu lavori?”. “Certo”, gli risposi, “che lavoro. Faccio la propaganda per il mio partito, però quando non faccio la propaganda io lavoro come lavori tu”. “E allora se lavori prendi la zappa e fammi vedere cosa sei capace di fare” mi rispose. E siccome lui stava solcando il terreno con la zappa per seminare il granturco e aveva fatto dei solchi con molte gobbe, io approfittai senz’altro dell’occasione per raddrizzarci il solco. E il contadino rimase talmente convinto ed entusiasta che io me ne intendevo per quel tipo di lavoro, che abbandonò tutto e venne con me a fare il giro per la montagna che durò fra l’altro per alcuni giorni».

Poiché Angelo Compagnoni, nella medesima intervista, ritiene il suo partito “uno strumento indispensabile perché mi ha fatto uscire dallo stato di ignoranza pressoché totale e mi ha dato un certa coscienza”, vogliamo che a raccontare la lunghissima vita politica del Senatore siano compagni di partito, uomini e donne* che ha incontrato nel suo percorso, giovani e anziani affascinati da una storia vera che incanta come la più bella delle fiabe.

Angelo Compagnoni avrebbe spento quest’anno 100 candeline, ma non per questo la sua appartenenza generazionale ad un passato politico che sembra lontanissimo ha confinato la sua storia e la sua attività ai suoi coetanei e a uomini che hanno con lui condiviso fianco a fianco decenni di battaglie.

A testimonianza dell’impeto e del profondo solco scavato dalla lotta politica di Angelo Compagnoni, del suo testamento politico aperto ne traggono benefici e sFERENTINO 1962 mintupendi spunti anche generazioni che mai hanno conosciuto il senatore di Ceccano. Neanche la cecità che consumava e appannava Compagnoni è riuscita a mozzare la lungimiranza e il quotidiano impegno nel diffondere i valori di libertà ed uguaglianza, facendo apparire orbi tantissimi politici di oggi dotati apparentemente di un’ottima vista.
Proprio per ascoltare cosa è stato ed è Compagnoni per tanti giovani, io, 20enne e segretario dei Giovani Socialisti di Frosinone, per ovvie ragioni anagrafiche non ho mai avuto l’onore di condividere con il senatore Compagnoni le battaglie politiche dei suoi anni da parlamentare e dirigente di partito. Ciononostante non posso confinare il mio pensiero su un gigante della nostra terra ai soli racconti dei più grandi o a ciò che si può apprendere da numerose interviste, carteggi, libri, resoconti parlamentari della interminabile attività di Angelo Compagnoni, bensì debbo ricordare l’indelebile momento delle esequie del senatore. Ormai Tre anni fa, nemmeno diciottenne, accompagnai mia madre (che nella sua militanza nella FGCI e poi nel PDS conobbe il senatore) a Ceccano al funerale pubblico in una piazza gremita di persone di ogni età.
Nei bellissimi ricordi di compagni e amici del senatore che si susseguirono notai un filo rosso che legava i racconti, inusuale per un momento dove la tristezza per la dipartita dell’ultimo dei grandi uomini di una politica sacra soffocava tutti. Dietro la voce commossa si poteva benissimo scorgere, anche in uomini e donne di età avanzata, un impeto di lotta e un grande sforzo nel proiettare nel futuro ad ogni costo i valori che condivisero in un passato con Compagnoni. Forse è proprio questo il più grande lascito testamentario di Angelo Compagnoni: essere consapevoli della profondità delle radici che ci legano ad un passato glorioso ma non per custodirne le ceneri, ma per essere ogni giorno combattenti per la difesa di quegli ultimi sostanzialmente esclusi dalla democrazia. Il suo più importante dono eterno è proprio questo spirito di costante slancio per compiere passi avanti per chi ancora attende l’attuazione della Costituzione, per ogni giovane che si sente parte di una delle decine di sensibilità della sinistra.

Quel giorno, al funerale del senatore, fui ad un tratto avvicinato da ex dirigente del PCI frusinate, che mi fece cenno di appropinquarmi verso il microfono per dare un ultimo saluto a nome degli studenti che allora rappresentavo come coordinatore provinciale della Rete.

Fui colto da un brivido difficilmente rimovibile dalla memoria e iniziai a parlare non senza fatica in gola, davanti a tanti uomini e donne che avevano rappresentato la seconda famiglia di Angelo Compagnoni.
Oltre al mio personale ricordo e soggettiva emozione ritengo che dobbiamo raccogliere quanto ci ha lasciato il senatore, quell’uomo che viaggiava sui treni tra la gente per raggiungere Montecitorio ben sessant’anni prima che diventasse moda sfoggiare ipocriti e artificiali bagni di umiltà. Perché Angelo Compagnoni ci ha insegnato il peso della responsabilità che si porta quando si rappresentano uomini e donne affamati e in lacrime per le loro sorti, ci ha fatto capire che quella canotta che portava mentre difendeva con il proprio corpo i contadini dalle repressioni padronali non era il feticcio di una politica oggi costretta ad apparire pCon Nenni e Togliatti a Cassino nel 1954 350 minopolare con un offensivo e classista francescanesimo da battaglia, bensì il segno della fatica e del sudore di essere uomo che mai ha tradito i valori di uguaglianza e di libertà che sin da giovane lo hanno mosso.

Oggi abbiamo bisogno noi giovani di conoscere, di studiare e approfondire la storia di quest’uomo, perché siamo costantemente anestetizzati da una politica che ha abdicato alla sua missione di rappresentare le istanze sociali e i bisogni di alcune categorie della società pretendendo solo di mascherarsi dietro vuote parole e illudere di voler rappresentare tutti e non chi davvero ne ha bisogno. Noi giovani dobbiamo attingere alla eterna fonte di un uomo che con gli strumenti di oggi sembra poter essere esistito soltanto nel capolavoro “Baaria” di Giuseppe Tornatore, invece è testimonianza umana e vera di come il coraggio e la passione ideale di alcuni uomini hanno reso passo dopo passo questa Italia un paese più giusto e affrancato da certi soprusi.
Senza cercare eroi e miti altrove, a Ceccano c’è stato un uomo che ha speso il lungo ed estenuante cammino della sua vita personale e politica per non tradire mai quei contadini, quegli operai, quei disoccupati che sapeva difendere da gran signore sia in canotta che in abito da sera.
Mi permetto di dirlo, a Ceccano abbiamo avuto un nostro Giuseppe di Vittorio che si chiamava Angelo Compagnoni. Un uomo che ci ha insegnato, anche lui, a non levare il cappello davanti al padrone incarnando ogni giorno la solo apparente contraddizione di essere un utopista concreto.
Frosinone 18 sett. 2021

*Jacopo Nannini – Segretario dei Giovani Socialisti di Frosinone

 

 

 

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Come hanno salutato Angelo Compagnoni

Angelo CompagnoniUNOeTRE.it ha voluto raccogliere i saluti che la piazza dei suoi funerali ha ascoltato il 26 giugno 2018. Dolore, ammirazione, testimonianze di vita vissuta, rispetto per la sua opera e un grande affetto, quello che si prova per una persona popolare e amata, si ritrovano in questi messaggi che seguono.
In quell'occasione hanno parlato il Sindaco di Ceccano Roberto Caligione; Ignazio Mazzoli, Direttore di UNOeTRE.it; Jacopo Nannini, Coordinatore della Rete degli Studenti Medi della Provincia di Frosinone; Anselmo Briganti Segretario generale della Cgil di Frosinone e Latina; Alberto Giombetti della CIA Nazionale; Ettore Togneri, Pres. Cia Lazio; Emanuela Piroli, Segretaria del Circolo PD di Ceccano.
Qui ora pubblichiamo, per i nostri lettori,  il testo dei saluti nell'ordine in cui sono stati pronunciati, che ci hanno inviato il Sindaco di Ceccano, Jacopo Nannini, Ettore Togneri e la dottoressa Emanuela Piroli. I due che non ci sono ancora giunti, appena arriveranno, completeranno questa raccolta.
Sempre da qui, cliccando sui link che seguono si può accedere al saluto di Ignazio Mazzoli ed a quello di due giovani cronisti, Maria Giulia Cretaro e Valentino Bettinelli, che questo giornale pubblicò sin dal 27 giugno. Sono già in cantiere inziative per ricordarlo anche rendendo disponibili i materiali che documanetano il suo pensiero e il suo impegno, perchè l'operato di Compagnoni resti sempre presente anche alle nuove generazioni.  (completata una pagina per continuare a leggere torna qui e clicca sul titolino successivo)

  1. Il Sindaco
  2. Gli studenti
  3. La Cia naz.le
  4. PD Ceccano

Roberto Caligiore, Sindaco di Ceccano - «Per tributare l'ultimo saluto a una delle personalità più illustri che la nostra città abbia mai avuto mi è sembrato logico e opportuno concedere, per le esequie, Piazza Municipio, che è di sicuro il punto più importante e simbolico di quella che è la vita politica del nostro paese.È da Palazzo Antonelli ,che da sempre sembra proteggere e custodire la Piazza antistante, che il Senatore COMPAGNONE ha dato vita e portato a compimento alcune delle sue battaglie più importanti.Durante la cerimonia era davvero tangibile il dolore e il vuoto che la morte del senatore stava lasciando, non solo in coloro che avevano avuto modo di conoscerlo , sia da un punto di vista umano che politico, ma anche in coloro che di lui avevano solo sentito parlare per il lavoro svolto nei tanti anni instancabili di attività e per i tanti risultati raggiunti sempre e solo nell'interesse della cittadinanza. La Città di Ceccano perde un punto di riferimento importante; la mia attività politica non si è incrociata con la sua e di questo mi dispiaccio ma reputo un grande onore aver potuto tributare a lui l'ultimo saluto da Sindaco, parlando prima di coloro che lo avevano conosciuto, amato e che con lui avevano avuto la possibilità di confrontarsi e crescere.Le barriere e le divergenze politiche svaniscono davanti alla grandezza degli uomini, giungano alla famiglia e ai suoi cari tutti ancora una volta le condoglianze da parte di tutta l'Amministrazione Comunale della Città di Ceccano che lui ha contribuito in modo determinante a rendere grande.»

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Jacopo Nannini, Coordinatore Provinciale Rete degli Studenti Medi - «Mi sento in dovere come responsabile politico di un movimento studentesco, ma soprattutto come giovane impegnato in politica, a rendere omaggio alla grande figura del senatore Compagnoni. Non ho voluto dire “ultimo saluto”, perché le sue idee e il suo carisma nella difesa dei più deboli, devono essere le luci che illuminano il cammino di noi giovani nelle quotidiane battaglie politiche e sociali.
Nonostante la cecità del senatore fosse quasi totale negli ultimi tempi, l’acume della vista politica di Angelino Compagnoni offuscava la miopia di questa classe dirigente, che troppo spesso affronta le politiche giovanili con puro giovanilismo e superficialità.
Il senatore però ci ha insegnato anche l’importanza del territorio nella vita politica, come esso non sia un semplice collegio elettorale, ma un insieme di idee, persone e valori che vanno quotidianamente vissuti
per poter essere democraticamente rappresentati.
La rappresentanza dei contadini, degli operai, degli sfruttati e dei meno fortunati, era il perno dell’azione politica di Angelino Compagnoni, che cercava di compiere quello che è il fine più nobile e alto della sinistra e della democrazia: “portare avanti chi nasce indietro”, dare a tutti le stesse possibilità di realizzarsi umanamente nella società.
Infine mi ha colpito, in questo frangente politico in cui il moralismo (ma non la morale) di alcuni dirigenti sembra essere l’unico oggetto dibattimentale, un articolo che descriveva alcune regole prescritte
per i senatori e deputati di quella vecchia sinistra. Fra queste vi era una in cui il comitato centrale del vecchio Partito Comunista obbligava i parlamentari a viaggiare in treno per recarsi a Roma, cosi da dar loro modo di percepire i bisogni, le necessità, le opinioni della gente. Dunque è tremendamente attuale, in un momento in cui il divario fra politica e società sembra impressionante, la necessità di riavere la percezione del Paese reale e del territorio non per cavalcare e fomentare le paure, ma per capire tra la gente e con la gente come risolvere i problemi che originano questi timori.»

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Alberto Giombetti della CIA Nazionale, Responsabile del Gabinetto del Presidente - «Porto le condoglianze alla CIA di Frosinone, al figlio Giuseppe e a tutta la famiglia di Angelo Compagnoni da parte del Presidente Dino Scanavino e di tutta la CIA Nazionale.
Compagnoni è stato un dirigente contadino del ‘900 che sapeva interpretare il suo ruolo nella rappresentanza delle masse agricole e nelle istituzioni. Infatti è tra i fondatori della Alleanza dei Contadini, è parlamentare e Sindaco di Ceccano. Sapeva coniugare gli interessi di parte, cioè della rappresentanza degli interessi di categoria, con quelli generali nelle istituzioni democratiche.
Il superamento dei patti agrari arcaici è stata la battaglia della sua vita. Ha dato dignità alle persone. Attraverso il superamento della colonia e della mezzadria i contadini sono diventati imprenditori spesso di successo.
Inoltre, Angelo Compagnoni è anche stato Presidente nazionale dell’INAC, il Patronato della CIA. Anche in questo ruolo ha saputo interpretare e tutelare le persone dal punto di vista della assistenza e per una previdenza più giusta. Infatti si è speso nella battaglia per giuste pensioni ai coltivatori diretti, coloni e mezzadri.
Ha contribuito, alla emancipazione di milioni di persone sul piano economico, culturale e sociale, insieme ad altri dirigenti del suo Partito di militanza PCI – PDS – DS e poi PD e a quelli delle organizzazioni sindacali CGIL e CIC-CIA.
Mi piace ricordare Angelo così, come il militante che in qualsiasi ruolo istituzionale e di rappresentanza era capace di dare risposte ai bisogni delle persone più deboli.
Grazie Angelo»

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Emanuela Piroli, Segretaria del Circolo PD di Ceccano - «Non era previsto che io oggi prendessi la parola, ma ci ho riflettuto e ho ritenuto fosse la cosa giusta, ho pensato che lui, il senatore Angelo Compagnoni, ne sarebbe stato contento. E in fondo glielo devo, per l’eredità meravigliosa che ci ha lasciato e per il rispetto che ha sempre nutrito nei confronti del suo partito. Così, ho l’onore di porgere l’ultimo saluto, mio e di tutto il circolo del PD di Ceccano, che guido da ottobre 2017, al senatore Angelo Compagnoni, all’”Onorevole Contadino”, anzi no, a zio Angelino, come l’ho sempre chiamato. Non ho avuto la fortuna, per motivi anagrafici, di vivere direttamente la sua attività politica e parlamentare, ma la sua storia, i racconti della sua vita, mi hanno accompagnato sempre e continueranno a farlo per sempre.
Chi era zio Angelino? Un uomo buono, onesto, corretto, coerente. Era un uomo di una intelligenza superiore alla media, moderno, lungimirante, che non ha vissuto di nostalgie, ma di presente proiettato al futuro, con un occhio a quel passato che l’ha visto protagonista. Tanto da sostenere con convinzione ogni passaggio del suo stesso partito, senza traumi. Maestro di tanti rappresentanti politici ed amministratori, presenti qui a salutarlo. Lui, sempre al fianco dei più deboli, dei contadini, fino a scendere nei campi con loro, in canottiera, in sostegno del loro sciopero. Dove lo immaginerei oggi zio Angelino? Sempre al fianco delle classi di lavoratori più disagiate, ad esempio al fianco dei precari dei call center, senza alcuna tutela, oppure al fianco dei braccianti neri sfruttati dai caporali, a difendere i loro diritti.
Con zio Angelino se ne va un pezzo di storia del nostro territorio, di Ceccano, un pezzo di storia bella, di battaglie, di solidarietà, quella solidarietà che sembra essersi persa ed aver ceduto il passo all’egoismo sociale e al personalismo, un pezzo di storia che ci rende orgogliosi.
Ripartiamo dal suo esempio positivo, dai suoi valori, dai suoi principi, che io sento miei, ma nello stesso tempo sento di non avere la sua forza, ed è proprio ciò che gli chiedo, di trasmettermi un po’ della sua forza. Raccontiamo ai nostri ragazzi di zio Angelino, di questo ceccanese determinato, “tignoso, che ha messo la sua vita a servizio della comunità attraverso la politica, affinché possano far tesoro dei suoi insegnamenti, e lottare per una società migliore, e soprattutto più giusta.
Buon Viaggio!»

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Una vita per gli indifesi

TESTIMONIANZE DI VITA POLITICA

Angelo Compagnoni ricordato da Ignazio Mazzoli

compagnoni intervistato 460

Angelo Compagnoni, caro compagno e per me anche amico caro con il quale ho mosso passi importanti della mia vita politica.

La tua Nunziatina, che hai cercato fino all’ultimo secondo e con cui ha condiviso la tua vita è qui con Vincenzo, Giuseppe, Piero e le loro famiglie e tanti nipoti. Sono qui, “dal più grande al più piccolo, un piccolo esercito, una grande bella famiglia, la tua famiglia” come ti scrisse Giuseppe.

Te ne vai, ma quanto ci lasci! Forte come le grandi querce hai vissuto quasi un secolo e 50 anni portano il tuo segno nella politica e nella società di questa provincia, ma non solo. Sei un Uomo dell’Italia e appartieni a tutti. Non solo testimone, ma un protagonista.

Mentre i caccia bombardieri americani ricacciavano verso nord i tedeschi tu eri già nelle campagne della tua Ceccano a far nascere la nuova stagione dei diritti conquistando e facendo conquistare più eque ripartizioni di prodotto fra contadini e padroni. Tutto questo ti valse il ruolo di segretario della Federterra. Poi hai promosso anche gli scioperi a rovescio nel Cassinate e diretto lotte operaie nel sindacato Cgil che hai diretto nel 1952.

Dal 1946 al 1990 sei stato un uomo delle Istituzioni, consigliere comunale e Assessore di Ceccano dal 1946 al 1950. Consigliere Provinciale, eletto nel collegio di Ceprano, dal 1952 al 1960. Deputato dal 1953 al 1963. Senatore dal 1963 al 1972. Consigliere Comunale di Frosinone dal 1974 al 1980. Sindaco della tua città dal 1987 al 1990.

Di te si può dire che sei stato un uomo straordinario
Ma sei anche la prova evidente che se ci sono le condizioni i nuovi talenti vengono alla luce e illuminano intorno a sé tutti.
Tu prima di tutto sei stato un uomo di popolo e di partito, del tuo partito, il Pci al quale ti iscrivesti nel 1944. Che emozione vedere nelle mani di Angelino Loffredi il registro degli iscritti alla sezione comunista di Ceccano in quegli anni e leggere il tuo nome.
Quanta strada da quel 1944. Ti ha accompagnato sempre una grande ammirazione e forse anche lo stupore di chi aveva la pur minima premura di conoscerti da vicino.

Si sentiva che avevi qualcosa in più. Non eri facile, però. Fermo e determinato, nelle tue scelte e nelle tue decisioni sapevi sempre quando non si doveva più negoziare, ma era il momento di tenere il punto. Anche questa fu dote che faceva avere fiducia in te.
Un dono grande avevi, farti capire dalla gente. Saper stare con loro. Nelle lunghe conversazioni sotto il portico di casa tua in campagna, mentre tu cercavi di minimizzare la perdita della vista, raccontavi. Mi è rimasto impresso un episodio al quale mi pare tu tenessi molto. Nomi non me ne facesti. Mi raccontasti di una persona che cercava di te in uno di quei congestionati giorni in cui i coltivatori riscattavano le terre grazie alla tua legge 607 del luglio 1966. Uno di loro voleva parlarti, ma non riusciti ad ascoltarlo. Se ne andò, te lo disse e tu cogliesti che era deluso. Gli chiedesti l’indirizzo che lui ti diede fra la meraviglia e l’incredulità. Forse pensò, mi sta a piglià in giro. Ma tu rinunciando a tornare casa nell’intervallo di pranzo lo raggiungesti a Pofi. Rimase stupito e contento. Anche così costruivi la tua popolarità e il legame fra elettori e il tuo partito.
Farsi capire e radicare le tue idee, i tuoi convincimenti e la politica del tuo partito faceva di te un dirigente amato, ma anche, da qualcuno temuto. Tu raramente ne hai parlato C’è un episodio che credo valga la pena di non dimenticare.

A ridosso degli anni ’70 e precisamente nel 1967 si ordivano piani segreti per danneggiare la sinistra italiana ed in particolare il partito comunista. Uno di questo che fu definito con più nomi “Piano Solo”, Gladio ecc. fu un tentativo di colpo di Stato in Italia ideato nel 1964 dal generale Giovanni de Lorenzo, all'epoca a capo dell'Arma dei Carabinieri. Il 15 aprile 1967 veniva destituito perché fu accertarono che si trattava di una vera e propria attività extraistituzionale per provocare un colpo di stato.
Bisogna aspettare le sedute parlamentari dell’11 gennaio 1991 e 23 maggio 1991, come si legge negli Stenografici della X Legislatura per apprendere tutta la verità che fra l’altro conteneva la rivelazione che esistevano liste di dirigenti di partiti e parlamentari che dovevano essere neutralizzati perché troppo capaci di farsi seguire. Il tuo nome era compreso fra quelli. Si trattava di alcune centinaia di persone che per la loro popolarità e capacità di direzione costituivano un pericolo per i golpisti.

Il tuo prestigio ed il tuo legame popolare e sociale era nato e si era formato durante la realizzazione del tuo capolavoro. La tua esperienza ha conosciuto impegni sindacali e di partito, ma tu sei stato soprattutto un grande dirigente contadino.
«La politica è stata la tua vita e lo è tuttora. Una grande esperienza in un partito che ti ha dato una grande opportunità. Nel corso del tempo con lo studio, la costanza, la forza di volontà, con la tua forte personalità, sei diventato tu stesso una opportunità per il partito. - Cosi ti descriveva suo figlio Giuseppe in occasione del 95° compleanno - Hai iniziato nel ’53 entrando nel Parlamento giovanissimo, portando con te non “il puzzo delle saraghe”, come temevano i tuoi avversari, ma tanta voglia di fare...»
Tu hai portato in parlamento la necessità che si superassero patti feudali anacronistici, di disumano sfruttamento. Il patto colonico verolano, la colonia migliorataria (nomi che indicano la stessa anche in altre regioni italiane con altri nomi) che si si reggevano su un accordo squilibratissimo, impari: io concedente faccio stare te colono sul terreno, ci puoi abitare, ma di quello che produci la più gran parte tocca a me e ti posso mandare via quando voglio.

Tutto questo fu tolto di mezzo per iniziativa di Angelo Compagnoni Una prima legge nel 1963, la 327, subito impugnata dai padroni davanti alla Corte Costituzionale per bloccarla e poi nel luglio 1966 la 607 che rappresentò, finalmente, la vittoria definitiva.
Si rilegga, per chi è curioso, i suoi libri: “La formazione dei quadri comunisti nelle campagne”; “Diventare uomo”; “Il riscatto”. Come non ammirarlo anche con un po’ di stupore! Stiamo parlando di un uomo che davvero so è fatto da sé. E’ qualcosa di più di un autodidatta. “Notti insonni a studiare, a scrivere interrogazioni, a preparare interventi in aula, a trovare soluzione al tortuoso iter di leggi complesse, la cui applicazione portava benefici a quei contadini cui ti rivolgevi e che si fidavano ciecamente delle tue parole.”
---
La tua battaglia parlamentare è stato un capolavoro da cui trarre molti insegnamenti. Aver saputo cogliere una esigenza reale e di massa. Aver individuato gli obiettivi perseguibili ed essere riuscito a dare vita ad un movimento esteso di migliaia di coltivatori qui in provincia ed altrove. Il movimento cresceva e resisteva perché insieme al dialogo popolare si sviluppava un fitto intreccio di alleanze, anche con i Democratici Cristiani della Coldiretti, con i compagni socialisti della Uil. Anche l’unità cha si costruiva qui fra l’Alleanza dei contadini di Compagnoni e la Coldiretti di Gerardo Gaibisso, scomparso qualche mese addietro, e la Uil, si propagava per l’Italia.
Nelle mie esperienze fuori provincia, la nostra terra era nota soprattutto per questa lotta. Se queste nostre campagne non si sono svuotate è certamente merito anche della tua conquista.
Si Angelo, hai dato lustro alla nostra terra. Sul serio. Non a parole. Tutta la provincia di Frosinone fu conosciuta dalla Sicilia al nord Italia ove ci fosse un contratto agricolo vessatorio da cambiare.
Tutta la sua vicenda di dirigente nazionale dell’Alleanza Contadini prima e della Confederazione Italiana Agricoltori poi, ne è una probante testimonianza.

Hai avuto cura di tenere fede al tuo percorso di uomo e di politico con scelte che hai ritenuto di grande coerenza. Così hai vissuto anche la scelta di stare nel Partito Democratico.
Non poter seguire gli aggiornamenti politici dei telegiornali era per te una limitazione mortificante. Sentivi che impediva di formarti un tuo giudizio approfondito. I colloqui con i compagni che ti venivano a trovare ti erano insufficienti. Io me ne accorgevo, spesso le mie risposte non erano appaganti o peggio le percepivi lontane da quello che ti saresti aspettato.
Non hai nascosto mai, però in queste conversazioni, non solo con me una tua sicura delusione.

C’era un tema che quasi ti assillava. Il giorno del tuo 95° compleanno prendendo spunto da un ritardo eccessivo del servizio al ristorante sbottasti. Tu pretendesti più rapidità aggiungendo, ma perché oggi nessuno protesta?
Spesso negli ultimi tempi sei tornato su questo vuoto nella vita sociale e politica del Paese in una stagione di forti disagi diffusi e di grandi diseguaglianze mortificanti. Forte era il rapporto che individuavi fra la rivendicazione, la presenza democratica e la conquista di nuove condizioni più civili ed evolute.
Perché nessuno protesta? Una domanda che è per ora senza risposta.

Io la sento come un dono che ricevo in eredità. Sei stato un grande uomo politico. Un grande uomo. Ciao voglio salutarti anche con le parole di Giuseppe tuo figlio: «Sei stato e sei un grande padre…Il tempo per la politica, fatalmente ha tolto tempo alla famiglia. Ma ci hai comunque trasmesso valori per cui non finiremo mai di ringraziarti: l’educazione, l’onestà, il concetto di solidarietà, l’amore per la cultura, la passione per la lettura e per i libri». A me personalmente anche l’amore per la terra.

Speriamo che di questo esempio non si disperdano le tracce.

 

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Il cordoglio del Psi per la scomparsa di Angelo Compagnoni

psi logo 350 260La Sezione del Partito Socialista Italiano “S. Pertini” di Ceccano ha accolto con grande tristezza la notizia della scomparsa del Senatore Angelo Compagnoni.

Con il Senatore Compagnoni scompare un protagonista fondamentale della memoria politica e storica della città. Agli eredi dello scenario politico cittadino e territoriale resta però ben chiaro il ricordo dello spessore morale e della lucidità intellettuale di un uomo umile e tenace che, senza mai rinnegare la personale storia, ha saputo fare della propria vita privata e politica una lunga occasione di impegno incondizionato e di crescita, riscattando così non solo i diritti e le legittime ambizioni dei meno rappresentati ma la stessa Ceccano, il comprensorio e il Paese intero.

Mirabile esempio di un periodo storico vivace, programmatico e di radicale svolta verso il futuro, in cui la nostra città ha potuto svolgere con piena consapevolezza ed autorevolezza un ruolo determinate nella politica provinciale e nazionale.

Alla sua attività amministrativa va il merito di aver perseguito e favorito una più razionale e moderna crescita della città di Ceccano.

Alla sua attività politica di più ampio respiro va invece il merito di aver saputo interpretare ed affrontare fenomeni sociali ed economici di primaria importanza per la creazione, dal dopoguerra in avanti, tassello dopo tassello, di uno Stato più libero, equo e giusto, come è appunto l’Italia dei nostri giorni.

Al Senatore Angelo Compagnoni è dunque rivolto il più sincero tributo di stima e di riconoscenza dei socialisti ceccanesi.

Alla sua famiglia, il cordoglio sentito per la triste scomparsa.

Il Segretario Antonio Ciotoli e tutti i compagni socialisti della sezione “S. Pertini” di Ceccano.

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I 93 anni di Angelo Compagnoni scavando nella memoria

AngeloCompagnoni 350-260A qualche giorno di distanza dal compimento del 93° compleanno del Senatore Angelo Compagnoni abbiamo voluto ricordare questa occasione conversando con lui, in casa sua a Ceccano.
E' un pezzo di storia politica di questa provincia e non solo, perché il suo impegno ha contribuito fortemente all'innovazione della politica agraria del nostro Paese.
Insomma un'occasione per incontrarlo ancora e per parlare di lotte e battaglie che hanno cambiato il volto di questi nostri comuni.
Un aspetto questa volta ci premeva conoscere: la lotta paga e come il suo successo si traduce in misure pratiche utili al servizio dei cittadini interessati?
Angelo Compagnoni ancora una volta è stato disponibile a scavare nei suoi ricordi e nelle sue esperienze anche se lo tormenta molto la mancanza di autonomia soprattutto nel leggere, da quando la vista non lo assiste più. Tuttavia si tiene sempre aggiornato attraverso la radio ed i racconti dei figli e degli amici e dei compagni che lo vengono a trovare.
Noi ci siamo fatti raccontare i 13 anni 1953-1966) che ci vollero per conquistare la legge di riforma della colonia migliorataria e dei rapporti enfiteutici che consentirono ai coltivatori di diventare proprietatri della terra che lavoravano.
Oggi, un'epoca percorsa dal tentativo di demonizzazione della lotta e della protesta ci è sembrato educativo e istruttivo riferire un'esperienza concreta,vittoriosa di quanto la lotta, giuste e condotta democraticamente, paghi.

 

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