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L'anno che verrà

Come sarà possibile affrontare le sfide che ci attendono?

lesfidecheciattendono minParafrasando la canzone di Lucio Dalla, cerco di riflettere sulla situazione del nostro paese, sovente mi chiedo come sarà possibile affrontare le sfide che ci attendono, quali, la globalizzazione sempre più estesa,il ritorno inevitabile di nuovi fenomeni migratori, l'economia di per sé già fragile ora Travolta dalla pandemia, come dare tutela alle fasce più deboli del paese...

Ci sarebbero ancora decine di temi da elencare,ma prevale in me la esigenza di fare sintesi. La sensazione che ho è che ci sia una sostanziale sottovalutazione degli argomenti sopra citati.

La palese inadeguatezza della classe dirigente oltre a generare un clima di incertezza, rischia di aprire un varco all'idea che occorre l'uomo forte affiancato da orde di ascari pronti a fare repulisti, temo che molti adulti maturi abbiano la memoria corta, mentre molti giovani purtroppo non alzano lo sguardo a ciò che accade di drammatico in paesi governati da questi cosiddetti uomini forti.

Personalmente mi riconosco nelle analisi del filosofo Cacciari, il quale sostiene e auspica che la sinistra torni ad essere forte ed autorevole,tale da saper distribuire equamente, e per fasce sociali i sacrifici che saremo chiamati a fare,non domani,ma subito, altrimenti il rischio di problemi di ordine pubblico saranno davvero concreti.

La speranza è che finalmente l'Europa dopo non essere riuscita ad avere una voce unica neanche a fronte di una tragica pandemia dia segnali concreti in termini di risorse finalizzate a sostenere economie nazionali tragicamente traballanti.il fallimento di un concreto intervento europeo spalancherebbe le porte ai sovranisti che urlano contro il presunto strapotere dell'Europa.

Non ho la presunzione di proporre ricette in un contesto così complesso ed articolato.

Una domanda ricorre spesso in me: chi ci salverà?

Penso che vada ricercata una sintesi di pensiero che ebbero uomini coraggiosi e di enorme valore nell'immediato dopoguerra, Nenni, De Gasperi, Togliatti, don Sturzo, ... e molti altri ancora, uomini di provata lungimiranza e amor patrio, sapremo noi essere all'altezza?

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Ceccano. Correva l'anno 1985

In nessuna attività umana ci si improvvisa, lo stesso vale in politica

Ceccano piazza 25luglio notturno 350 260di Maurizio Cerroni - 1985. Ceccano. È un periodo che rappresenta un momento di passaggio nella storia della seconda metà del Novecento, in Italia e nel mondo. L'assassinio di Aldo Moro, nella notte buia dello Stato italiano, viene compiuto appena qualche anno prima. Il 13 giugno 1984, i funerali di Enrico Berlinguer. In quel momento, l’Italia era più sola. La politica aveva perso, nell’arco di pochi anni, due uomini di fondamentale importanza per la storia del nostro paese. Il popolo italiano si riconosceva nel Presidente partigiano, Sandro Pertini. La storia dell’Unione Sovietica, guidata da1 985 al 1991 da un nuovo leader, Michail Gorbačëv, viene sconvolta dalla caduta del muro di Berlino del 1989. E anche i partiti italiani vengono attraversati da profondi cambiamenti. Il 12 e 13 maggio 1985 si tengono le elezioni amministrative a Ceccano, in cui il PCI e la sinistra chiedono il voto per riconfermare l'amministrazione uscente. Sono impegnato in prima persona nella campagna elettorale come candidato sia al consiglio comunale che al consiglio provinciale nel collegio Ceccano 1. Nello stesso giorno vengo eletto in consiglio comunale e nel consiglio provinciale di Frosinone. In quegli anni, importanti lavori pubblici erano stati portati avanti con coraggio dalle amministrazioni di sinistra a Ceccano, e le opere pubbliche realizzate sono ancora oggi molto apprezzate dalla popolazione. Gli interventi realizzati nel campo della attività di edilizia, agevolata, economica, popolare, avevano contribuito alla nascita di un nuovo quartiere nella città fabraterna: il quartiere Giuseppe Di Vittorio. La raccolta dei rifiuti solidi urbani era stata estesa nel territorio extraurbano, mentre la metanizzazione rappresentano un forte segno di ammodernamento per Ceccano – con un primo intervento nel centro storico, finché in breve tempo la rete era stata estesa anche in tutto il territorio comunale. Inoltre, erano stati realizzati interventi importanti per l’edilizia scolastica, accompagnati dall’implementazione del servizio di trasporto e di refezione: con una azione decisa, concordata con l'amministrazione provinciale, era stata finanziata la costruzione dell'ITC a Ceccano, e successivamente l'istituzione del liceo scientifico.loffredi compagnoni 350 min

Loffredi, come Sindaco, si era fatto promotore di una importante vertenza in difesa dell'ambiente che porterà la visita a Ceccano dell’allora Ministro all'Ambiente Alfredo Biondi. Quindi, era stato finanziato dalla Regione Lazio un intervento rispetto all'attività di depurazione delle acque reflue generate dalle attività industriali di Colleferro, Anagni e Frosinone. Come partito, in maniera autonoma avevamo organizzato in quel periodo diverse iniziative in difesa dell'ambiente. Ricordo ancora una delle manifestazioni più partecipate sul tema che aveva visto la presenza di Giovanni Berlinguer e di Natia Mammone, allora segretario PCI di Federazione.

I risultati delle amministrative del 1985 avevano visto il PCI eleggere ben 10 consiglieri ma perdere un consigliere comunale rispetto alle precedenti elezioni. Nel contempo, i socialisti avevano guadagnato un consigliere, i socialdemocratici riconfermavano la loro presenza in consiglio. La maggioranza uscente, sembrava rafforzata dall'esito elettorale e c’erano i numeri per continuare l'esperienza amministrativa. Però, erano sopraggiunti tre fattori che si frapponevano nella realizzazione di questo proponimento. A livello provinciale c’erano forti spinte verso la composizione di un quadro di penta partito a cui si voleva omologare anche Ceccano. Il secondo fattore era Carlo Spinelli, che guidava la sezione cittadina del PSI. Infine, l'analisi del voto all'interno della sezione cittadina del PCI, era stata dura, quasi ingenerosa nei confronti del Sindaco uscente Loffredi. Quindi, da lì a qualche settimana i socialisti avevano chiuso l'accordo con i democristiani e Carlo Spinelli era stato eletto Sindaco di Ceccano; con 10 consiglieri comunali, il PCI passava all'opposizione. L'esperienza da consigliere provinciale mi impegnava a fondo, aprendomi a un nuovo approccio alla politica, grazie alle nuove conoscenze politiche e ad una intensa partecipazione al dibattito provinciale. In consiglio provinciale, sono impegnato soprattutto in un buon lavoro di opposizione con il gruppo del PCI diretto da un compagno storico, Arcangelo Spaziani, già segretario di Federazione negli anni ‘ 60 ed ex assessore alla Regionale Lazio.

A Ceccano, invece, mi trovo a guidare il gruppo consiliare; Roberto Giannetti è stato chiamato a ricoprire la responsabilità di segretario di sezione e il radicamento territoriale del PCI è ancora forte. Insieme a Pietro Masi e altri compagni del partito, avevamo organizzato un'altra cellula del PCI nella zona rossa della Pescara, un'altra operava nel quartiere Di Vittorio e una nuova cellula PCI era stata formata nella zona di Colle S.Paolo su iniziativa di Pasquale Casalese e Francesco Ciotoli. Anche nel consiglio comunale operavamo una proficua opposizione, attraverso la quale eravamo riusciti a stabilire buoni rapporti con i socialisti ceccanesi. In poco tempo, la giunta era entrata crisi, con le conseguenti dimissioni di Carlo Spinelli da Sindaco. La situazione politica non era a quel punto semplice da gestire e lo stesso PCI aveva qualche difficoltà a fare sintesi.

cerroni 350 minI partiti locali della sinistra ceccanese si trovarono uniti nella figura storica del Senatore comunista Angelo Compagnoni, che nel 1987 venne eletto Sindaco. Il suo ruolo era un po' quello di traghettatore. L'amministrazione Compagnoni era riuscito nella complessa impresa di arrivare all’adozione del P.R.G. - Piano Regolatore Generale - sul territorio, una vicenda che si trascinava dal lontano 1967. Vivere l'esperienza in consiglio comunale con figure autorevoli e carismatiche come quella di Angelo Compagnoni, e con consiglieri come Francesco Battista, consigliere DC e già Sindaco, oltre che Presidente dell'ASI, mi ha insegnato veramente molto. Ho avuto una grande opportunità, quella di condividere l’impegno in consiglio comunale con persone che avevano un grande senso delle istituzioni a cui partecipavano, tanto che arrivavano alle riunioni qualche minuto prima dell’inizio e uscivano per ultimi; lo scontro in consiglio comunale, a volte duro, non si trascinava mai in offese gratuite o attacchi personali. Da quegli anni ho imparato il rispetto verso l’istituzione, il rispetto nei confronti dell'avversario politico, l’importanza della competenza e della necessaria preparazione su tutti i punti all’ordine del giorno nel consiglio comunale. Per me è stata davvero una buona palestra politica, attraverso la quale ho avuto modo di fare esperienza all'interno delle istituzioni elettive e democratiche. Guardando al dibattito pubblico odierno, alle numerose false notizie che girano in rete, alle parole scagliate come pietre verso l'avversario politico, penso che si sia da essere nostalgici di quel periodo. Non sarebbe male riscoprire il metodo nella discussione e nella partecipazione, per prendere decisioni condivise con gli altri. Riscoprire oggi una politica che si caratterizzi per le proposte che possono suscitare interesse. In cui il leader viene riconosciuto per la sua autorevolezza. Così come vale per altre attività della vita ai giorni nostri.

Non sarebbe male chiedere a chi si candida a guidare la città, oggi e per i prossimi anni, di valutare l'esperienza fatta a livello amministrativo. Infatti, come non si improvvisa in altri campi, lo stesso deve valere per la politica e per l’amministrazione della cosa pubblica. I partiti devono rinnovarsi per essere protagonisti di progetti e programmi per governare – governare bene, nell’interesse dei cittadini - le nostre città. In poche parole, c'è bisogno di buona politica. C’è un grande bisogno di buona politica.

 

 

 

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Tra un anno.....

Covid-19, e come chiamarlo?

cittaideale 350 mindi Loredana Ferri - In questi giorni passati in compagnia di quel… vorrei trovargli un nome più umano e togliergli addosso, quel nome scientifico “Covid-19” che mi ricorda tanto il nome di una spedizione spaziale. Spero che, alla fine di questo pezzo, riuscirò’ a trovarglielo! Quindi… vado avanti.

In questi giorni siamo tutti delle crisalidi, non sappiamo nulla di quello che succederà il giorno dopo. Aspettiamo di diventare delle bellissime farfalle perché da quando le città sono di colpo diventate orfane di tutti noi, le strade sono più pulite e così l’aria che respiriamo. Sembra incredibile, che, in un mese, sia avvenuto un miracolo compiuto da un virus! Mi chiedo se una volta usciti tutti dalle nostre crisalidi, saremo capaci di custodire questo nuovo paradiso che per ora, ci sta aspettando dietro le nostre porte.

La terra ci vuole dare un’altra possibilità: il premio dopo il castigo. Non so quando questo momento speciale accadrà, forse tra un mese, o tra un anno. Quando succederà all’inizio saremo tutti dei bravi bambini perché abbiamo preso una bella sculacciata dalla mamma.
Poi, torneremo a fare i capricci finché un altro virus si presenterà alla nostra porta, starà a noi decidere se farlo entrare o no.

Ripensandoci, continuerò a chiamarlo Covid-19 quel nome scientifico gli sta da Dio. Quando ci lascerà, vagherà tra le stelle e lo spazio infinito e non odiamolo troppo se su questa terra avrà seminato la morte ovunque.

In fondo lo dicono anche gli scienziati, lui è un virus…naturale!

Il quadro su tavola in legno si intitola “La città ideale”. La paragono ad una delle tante nostre città in questo periodo. Il pittore che ha eseguito questo quadro forse è Piero della Francesca.

 

 

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Patron Trotta: “Spero che il 2020 sia l’anno del Ceccano”

Bucciarelli Ianotta 350 minTommaso Cappella, Ufficio stampa Ceccano calcio 1920 - La cena di Natale consumata presso il ristorante “Santina” a Castro dei Volsci, è stata anche l’occasione, oltre che presentare la maglia celebrativa e la lotteria dei cento anni dalla costituzione del Ceccano calcio 1920, anche per tracciare un bilancio di fine anno con il presidente Thomas Iannotta. “Il 2019 è stato un anno molto bello e positivo per i colori rossoblù - sono le sue prime parole – Intanto perché ha coinciso con la splendida vittoria del girone H del campionato di Prima categoria che ci ha consentito di approdare in Promozione, una categoria che più compete al Ceccano, anche se ha conosciuto palcoscenici importanti come la serie D. Ora, nell’immediato, sarà fondamentale mantenere questa categoria, anche se sono convinto che ci riusciremo”.

Il girone di andata sta per concludersi. I risultati sin qui conseguiti non si sono rivelati in linea con il reale valore della squadra?

“Secondo me il Ceccano, in alcune situazioni fuori casa, non ha avuto dalla sua quella buona dose di fortuna che ogni squadra dovrebbe avere. Al 'Popolla' invece ha concesso molto poco e ha fornito prestazioni all’altezza. Per questo sono convinto che, prima o poi, questo trend negativo esterno finirà. In questa finestra autunnale abbiano anche provveduto ad ingaggiare tre di giocatori che potranno rinforzare la rosa e dare una mano per risalire in classifica”.

Il 2020 sarà l’anno delle celebrazioni per il centenario. Lei quindi passerà alla storia come il presidente del centenario. Un motivo in più per essere al vertice di questa gloriosa società?

“Non può non farmi piacere passare alla storia come presidente del centenario. Mi auguro vi sia una grande partecipazione. La dirigenza sta organizzando l’evento, curandolo nei minimi dettagli. Oltre alla maglia celebrativa e alla lotteria, prevediamo anche il coinvolgimento di tante vecchie glorie e inviteremo formazioni giovanili di squadre con cui abbiamo ottimi rapporti. Senza dimenticare il sociale e la solidarietà. Per questo un ruolo fondamentale lo avrà l’associazione 'Altre…Menti' con cui abbiano un protocollo d’intesa volto alla raccolta fondi per aiutare i ragazzi autistici. Questo è un settore fondamentale che tutte le squadre dovrebbero sviluppare”.

Cosa si augura per il futuro?

“Intanto tanta serenità per tutti – conclude il presidente Iannotta – Non posso però non rivolgere ancora una volta l’invito alle istituzioni e agli operatori economici affinché ci siano sempre vicini. Il loro apporto e sostegno è fondamentale perché la squadra di calcio è patrimonio di tutta la città e va aiutata e sostenuta sempre. Infine il mio augurio più sincero va ai nostri meravigliosi tifosi. A loro dico di credere e incitare sempre il Ceccano perché, sono convinto, nel prossimo futuro, possiamo prenderci insieme belle soddisfazioni. Intanto auguro a tutti un felice e prosperoso 2020”.

 

 

 

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Ricordo di Emilio Mancini ad un anno dalla scomparsa

emiliomancini 2 350 260 minErmisio Mazzocchi commemora Emilio Mancini a un anno dalla sua scomparsa. S. Donato Val Comino, Circolo PD, venerdì 13 settembre 2019

Se dovessi dire che sarebbe semplice narrare la storia politica e facile descrivere i caratteri umani di Emilio Mancini, commetterei un errore, perché ritengo che sia più arduo di quanto si possa pensare.
Accetto questa sfida in ragione della mia amicizia e della mia conoscenza diretta di un uomo politico e di un amico, durata 53 anni dal 1965 al 2018.
Io giovane ventenne, lui di qualche anno più grande.
Si potrebbe dire che abbiamo percorso vite parallele.

In Emilio non c'era saccenteria né presunzione né tanto meno arroganza. Possedeva una cordialità disarmante, che ti metteva a tuo agio e ti vincolava a questo suo modo di rapportarsi con gli altri.
Un linguaggio educato, non volgare, rispettoso e aggiungerei senza nessuna inflessione romanesca, ma capace di cogliere le sfumature dialettali della sua realtà, quella cassinese e quella ciociara, ovviamente anche quella romana.
Era molto difficile confrontarsi con Emilio.
Non perché mostrasse supponenza, ma perché era stringente nella sua logica politica, pacatamente argomentata, secondo schemi aperti, coerenti con una sequenza predefinita, come è nelle partite degli scacchi, di cui lui era un ottimo giocatore
Dovevi misurarti con i suoi argomenti secondo categorie logiche, non scadenti, ma di alto valore nei contenuti e nella loro esposizione.

Non è stato un uomo del passato, è stato un uomo del futuro.
Emilio Mancini non è catalogabile in un'epoca. Non posso dire che fu un uomo politico del suo tempo.
Certo, visse i momenti della sua vita, ma non posso considerarlo incastonato e immobile nella sua storica epoca. Come a dire "ei fu"
Era un passo avanti e il suo oggi era già il domani, percussore dei tempi a venire, ricercatore costante di percorsi politici proiettati nel futuro.
Accorto osservatore della società, non ne aveva una visione angusta, municipalistica.
Al contrario essa era ampia, senza confini, oserei dire europea, considerato anche la sua educazione familiare di matrice inglese.
Lingua che conosceva benissimo anche nelle sue espressioni dialettali che, come amava dire con orgoglio, aveva appreso frequentando gli operai portuali di Londra.

Uomo colto, che non ostentava la sua sapienza, ma mostrava il suo interesse per le espressioni culturali che attraversavano i suoi tempi e la sua attenzione agli avvenimenti culturali, come il caso Manifesto oppure i libri e i film di Pasolini, come anche per quelli con risvolti politici che avevano implicazioni culturali e ideologiche, come i fatti Cecoslovacchi e lo stesso Vietnam.
Memorabili sono le interminabili discussioni con Achille Migliorelli e Franco Assante.E.Mancini commemorazione PD S.Donato 350 min
Passioni!!!!
Per non citare quelle per le auto nelle memorabili e giovanili gare automobilistiche per le curve di Picinisco e certamente quelle per il calcio, così come lo era stato suo fratello.
Ha vissuto il tempo del PCI e ha vissuto il tempo del PD, sostenendo con convinzione, proprio per la sua formazione culturale - politica, i progressivi cambiamenti del suo partito.
Con una differenza rispetto ad altri che hanno compiuto la medesima scelta.
Era un funzionario politico, parte organica del partito, vivendo dall'interno la storia politica del suo partito.
La sua vita è stata tutt'uno con la vita politica del suo partito, con gioie e sofferenze, con luci e ombre.
Non immune da errori e da valutazioni improprie.
Giovane laureato in giurisprudenza, diventa funzionario del PCI e viene nominato nel 1965 segretario del Comitato di zona, erede della Federazione di Cassino costituita nel 1975 e sciolta appunto nel 1965.
Detta così appare una operazione scontata, quasi burocratica. La realtà è diversa.

Il PCI doveva affrontare situazioni difficili: una crisi economica gravissima, che aveva obbligato all'emigrazione la maggioranza della popolazione, e, allo stesso tempo, aveva a che fare con un avversario politico fortissimo, come la DC, partito con un consenso elettorale, in questa zona, tra il 45% e il 60% e un potere assoluto.
Si esaltavano gli unici due comuni (su quaranta della zona) di sinistra, con sindaci PCI: S. Donato V. C. e S. Giorgio.
Due comuni agli estremi del territorio a sud ella provincia con al centro Cassino, in cui la DC era quasi sempre oltre il 50% e il PCI tra il 10% e 12%.
Emilio assume una gestione del partito in condizioni di debolezza e di difficile espansione.

Il suo impegno a costruire riferimenti del PCI nelle fabbriche e a mantenere attive le Sezioni di partito è stato sempre costante.
Così come era nell'organizzazione delle campagne elettorali e nelle iniziative (a iniziare dai comizi, lui parlava per il partito e io per i giovani comunisti).
Il suo prestigio era esteso, tanto che venne candidato ed eletto nel 1967 al Consiglio comunale di Cassino.
Tutti aspetti che saranno propri del suo essere dirigente politico in tutti gli anni successivi, come a Frosinone, così come a Roma.
Emilio, lasciato il Comitato di zona nel 1969, viene a far parte della segreteria provinciale, prima come responsabile della “Stampa e propaganda" e poi dell'organizzazione.
Mancini dimostrò, in più di una occasione, a Frosinone come a Roma, un grande senso di responsabilità con la priorità di mantenere unito il partito dal PCI al PD di cui accettò le diversità proprio come cemento di quella unità.

Non si può non citare, a mò di esempio, quanto avvenne in occasione dell'elezione del nuovo segretario della Federazione, quando il segretario uscente, Arcangelo Spaziani, viene eletto consigliere regionale.
I favoriti erano Emilio Mancini e Ignazio Mazzoli.
Ambedue apprezzati, pur avendo ciascuno connotazioni e caratteristiche diverse per la loro formazione politica.
All'unanimità venne eletto Mazzoli.
Emilio aveva favorito l'elezione di Mazzoli, consapevole che una divisione avrebbe prodotto lacerazioni nel partito.
Cosa che non avrebbe gradito.
Sostenne con lungimiranza il processo di rinnovamento dei gruppi dirigenti.
Una costante del modo di operare di Emilio.
Uomo politico fermamente convinto del ruolo del partito.
"Le Sezioni - diceva nel 1972 - devono essere uno strumento fondamentale che ci consenta sempre di incidere nella realtà e di trasformarla; di incidere nelle coscienze e di trasformarle; strumento per portare avanti le linee e l'iniziativa del partito".
Un lavoro assiduo improntato a un consistente rinnovamento dei dirigenti politici, che ebbe una significativa occasione a cavallo degli anni '70, quando si produsse un profondo rinnovamento, svoltasi su indicazione dello stesso segretario provinciale Mazzoli, spesosi molto nella riorganizzazione politica del partito, guidato da Berlinguer.

e.mazzocchi 225150Si sviluppa una stagione feconda con la presenza di una nuova generazione politica da Oriano Pizzuti, a Gianni Paglia, a Luciano Fontana (attuale direttore del Corriere della Sera), al giovanissimo Francesco De Angelis, che riprendevo (ero nella segreteria provinciale, anche io come funzionario di partito) per la sua incorreggibile esuberanza movimentistica (non smessa più), per arrivare a Natia mammone, ad Annalisa De Santis, a Elena Ubaldi.
Mi piace ricordare quando Elena, giunta da Roma a Cassino nel 1967 e proveniente da una famiglia di comunisti, svolge le sue prime iniziative politiche nelle campagne elettorali e nelle Sezioni, sino ad arrivare a essere eletta nel Consiglio comunale di Anagni.
Dico questo, anche per sottolineare che per quel tempo, in parte anche oggi, le donne elette da parte di tutti i partiti, elette nei Consigli comunali erano pochissime, se non rare.

Emilio nel 1975 venne a far parte della segreteria regionale e si trasferisce a Roma.
Il suo secondo amore. Il primo era Picinisco.
Non si può negare che svolse un ruolo se non appariscente quanto fondamentale per quello che doveva essere il Comitato regionale, centro di direzione politica-organizzativa nella regione Lazio.
Emilio svolse una funzione decisiva a mantenere un giusto equilibrio tra C. R. e la potente Federazione romana, sedando momenti di conflittualità e allo stesso tempo gestendo situazioni politiche gravose, come l'impegno del partito nella lotta al terrorismo e la stessa politica organizzativa del partito.
Non accettò le proposte che gli sono rivolte per essere candidato ed eletto al Consiglio regionale.
Preferì il partito
Non poteva essere diversamente.
E in modo leale e responsabile, convinto di essere utile, accettò di essere segretario della Federazione di Civitavecchia, realtà difficile e strategica nella regione.
Non venne meno, e mai sarebbe avvenuto, la sua dedizione al partito, ricoprendo, dopo quella esperienza, altri incarichi nel C. R., non rinunciando mai al compito di favorire il ricambio e il rinnovamento dei gruppi dirigenti, come avvenne per la elezione a segretario regionale di Domenico Girardi, da lui fortemente sostenuto.
Condivise e si mostrò convinto sostenitore del cambio del PCI sino al PD.
Comprese che bisognava trasferire quella spinta, quella necessità storica, di un cambio e successivamente della creazione di un uovo partito, come il PD, alle nuove generazioni.

Per Emilio non c'era il passato e non voleva appartenere al suo passato.
Intendeva essere nel presente e il presente era costruire il futuro e il futuro sono le nuove generazioni.
Con esse intavolava un confronto, apre e persegue un dialogo senza preconcetti, un ruolo di formazione.
Si offre come referente e curatore dei nuovi quadri dirigenti, di molti giovani della nuova stagione politica del XXI secolo.
Come avviene, ovviamente per Claudio, e, per rimanere a espressioni del nostro territorio, per la stessa Sara Battisti.
Ed è significativo che, in occasione del suo compleanno, che si festeggiò durante la festa dell'Unità di Roma, la presenza dei giovani era superiore a quella di militanti di più antica tradizione politica.

Questo è stato Emilio.
Anzi direi: questo è Emilio, perché è parte del corso della storia di ieri, di oggi, di domani, che vive in ciascuno di noi insieme a Emilio.»

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Il Ponte Morandi un anno dopo

Genova ponte Morandi comera comè 350 mindi Antonella Necci - La storia dei sopravvissuti e salvati, parenti e soccorritori. Il camionista caduto, i familiari delle vittime, chi si è salvato, i primi ad accorrere sul luogo del disastro, la sfollata. I tanti racconti di un dramma.

Sotto il ponte che non c'è più è "nato una seconda volta", Davide Capello, il 34 enne sardo che un anno fa scampò al crollo del Morandi "con qualche graffio appena". La sua auto si incastrò tra i pilastri della pila crollata del viadotto dopo un volo di 30 metri, sospesa tra le macerie inzuppate di pioggia: lui uscì da quell'incubo sulle sue gambe e alle cronache del mondo passò come "l'uomo del miracoli".

Maria ha perso il marito nel crollo del Ponte Morandi. Ha 30 anni e 3 figli piccoli. Casalinga. Era stata presa in carico dai servizi di salute mentale dell'Asl 3, ma da mesi diserta gli appuntamenti con gli psicologi. "Sto bene, non sono mica matta", risponde sottovoce al telefono quando le chiedono perché non voglia più incontrare gli specialisti. Preferisce stare chiusa in casa, quartiere di Rivarolo: dal balcone si può intravedere dove è successa la tragedia.

Luigi Fiorillo, 38 anni di Genova con la moglie Ina Medvyedyeva. La coppia ha due figli e si è sposata lo scorso gennaio a Genova - Un anno dopo essersi salvato per un soffio sul ponte Morandi, l'uomo del camion verde chiede solo una cosa: smettere di essere visto come un simbolo e tornare a vivere come Luigi Fiorillo, 38 anni di Salerno, residente a Genova, sposato, due figli piccoli.

Martin, il camionista volato dal ponte

Martin Kucera ha 48 anni e vive a Praga, nella Repubblica Ceca. Fa il camionista, dal 1995 carica e scarica merci da un punto all’altro dell’Europa. Alle 11.36 del 14 agosto 2018 si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. «Io credo nel destino e ho colto tanti segni del destino, dopo il ponte Morandi».

Ce ne dica uno.
«Ho ricevuto una lettera, pochi giorni dopo. Una di quelle che non si vedono più, scritta a mano su un foglio di carta. Era una lettera d’amore e veniva dalla dona della mia vita, il mio amore di sempre. Non abbiamo mai smesso di amarci ma da quindici anni non avevamo più contatti. Adesso ha lasciato suo marito, ci siamo rimessi assieme. Era la mia prima volta su quel ponte. Stavo andando a consegnare bobine di carta a Rovereto, pioveva tantissimo ed ero concentrato sulla strada. Poi...».
(Pausa. Sospiro)

Cosa ricorda degli istanti del crollo?
«Ricordo che era come essere su un’onda. Sono andato su e giù tre volte, poi ho cominciato a precipitare e attorno a me cadevano macchine, cemento, ferro, persone... Mentre andavo giù ho urlato due parole: sono morto. Tutte quelle storie sul fatto che quando stai per morire ti passa la vita davanti non sono vere. Hai solo il tempo di sperare che sia tutto veloce».

Ha perso i sensi nell’impatto?
«No, mai. Però a un certo punto parlavo a me stesso e mi sono detto: ma va, non posso essere caduto e vivo. Sto sognando, tutta colpa di quel documentario che mi è rimasto in testa...».

Quale documentario?
«Uno del National Geographic che avevo visto due giorni prima. Parlava dei ponti americani progettati male e di quello che poteva succedere con il passare degli anni. Ci ho messo un po’ a realizzare che non ero né in un sogno né davanti alla televisione».

Era nel suo camion, vivo.
«Ho chiamato aiuto, ho messo fuori un braccio per farmi vedere. Mi toccavo per convincermi di essere ancora in questo mondo. Quando ho capito di avercela fatta ho avuto paura che succedesse qualcos’altro. Non conoscendo il posto non sapevo se sotto di me c’era un burrone, un buco, un fiume, se stavo per scivolare più sotto. Ero incastrato, per tirarmi fuori i soccorritori hanno dovuto tagliare un pezzo di camion. Io ero lì, fermo a faccia in su, con vista su quel camion fermo a un metro dal baratro».

Lei crede in Dio?
«No. C’è un sacco di gente che mi dice: dovresti ringraziare Dio per essere ancora qui. Io rispondo sempre che se Dio esistesse non lascerebbe che accadesse una cosa del genere. Come le dicevo credo invece nel destino che ha segnato la mia vita di fatti eccezionali».

Cos’altro, a parte la lettera d’amore?
«Per esempio il fatto che mio padre sia sopravvissuto a un crollo. Lavorava in miniera a Ostrava, nell’Est del Paese. Un giorno c’è stato un incidente grave e gli è crollato tutto addosso. Non aveva grandi probabilità di cavarsela, invece ne è uscito vivo. Vado avanti?».

Prego.
«Un altro mio parente, un ragazzo giovane, un giorno era in stazione, un raggio di sole lo ha accecato per un istante, è caduto ed è finito sotto un treno. Sopravvissuto».

Le capita di sognare di quel giorno a Genova?
«No ma ci penso sempre, soprattutto quando mi capita di passare su un ponte. Ho ripreso a lavorare e l’altro giorno ero in Germania sul mio nuovo camion quando mi sono ritrovato in coda proprio su un ponte piuttosto alto. Ero assalito dall’ansia, sono stato sul punto di scendere, mollare lì il camion e scappare via».

Chissà quante immagini ha visto sul Morandi crollato.
«Molte, sì. Ho cercato su Internet appena mi sono ripreso. Ho visto quello che è rimasto del mio camion, una scatolina piccolissima, con le bobine di carta bianca srotolate sul fiume. Di recente ho visto anche un filmato della polizia che mostra proprio il crollo, con il mio camion che viene giù. Se penso che io ero là dentro...».

Verrà in Italia per le celebrazioni del 14 agosto?
«No. Non sono ancora pronto per tornare in Italia, non me la sento. Ma prima o poi verrò per ringraziare chi mi ha salvato e curato».

C’è qualcosa di simbolico che ha deciso di fare da quel giorno in poi?
«Ho smesso di fumare. Fumavo 40 sigarette al giorno da quando avevo 18 anni. Guardi qui (mostra la fotografia di un ciucciotto d’argento). Me lo ha regalato la mia amata, quella della lettera. È per ricordarmi che sono appena rinato, compio un anno il 14 agosto alle 11.36. E, a proposito: sul mio nuovo camion ho fatto scrivere la data e il luogo di ri-nascita. Genova 14.8.2018».

I parenti di Andrea Cerulli

«Ogni sera prima di andare a letto Cesare mi chiede: mamma mi vuoi bene? E papà mi vuole bene? Poi aggiunge: ma perché è capitato proprio a me?». Giovanna Donato era stata la moglie di Andrea Cerulli, 47 anni, portuale, un passato da calciatore di discreto talento, tifosissimo del Genoa. Si erano separati, «ma avevamo un ottimo rapporto». È rimasta sola con Cesare, 11 anni, che continua a fare domande «e io non so cosa rispondere». Ha finito la prima media, con ottimi voti. «Si è impegnato tanto. Ha continuato a fare judo e a suonare la chitarra che piaceva tanto anche al papà.
È stato il suo modo di reagire, anche se non gli vedo più gli occhi vispi d’una volta, ha sempre un velo di malinconia». Per non dimenticare è nato il gruppo 'Rulli c’è' che era l’esultanza quando giocava e faceva gol. «Il Comune ci ha permesso di curare un giardino a Granarolo, il quartiere a cui Andrea era legatissimo. Metteremo delle panchine da cui si può ammirare tutta la città. Cesare è stato nominato capocantiere, è orgogliosissimo».

Gianluca il sopravvissuto: «Mio figlio è la medicina ai miei traumi»

Il 14 non sarà a Genova: «Con la mia compagna e mio figlio abbiamo deciso di andare via, di isolarci». È passato un anno dal salvataggio miracoloso di Gianluca Ardini, 29 anni, rimasto sospeso per quattro ore dentro l’auto, accanto al corpo senza vita del collega Luigi. Dopo dodici mesi le cicatrici sono tante, nel fisico e nella mente. «Sto seguendo un percorso psicologico, prendo psicofarmaci. Ho una lesione permanente all’occhio sinistro, una sensibilità ridotta a un braccio, un’ernia cervicale, un’epicondilite cronica...». Faceva il caposquadra per un’azienda di arredi, sa che non potrà più fare lo stesso lavoro. In quelle interminabili ore penzoloni tra la vita e la morte chiedeva di essere salvato per poter vedere negli occhi il figlio. Pietro è nato 30 giorni dopo, adesso ha 11 mesi. «È stata la mia medicina». Lì dove c’era il Ponte Morandi ci è ripassato solo una volta «andando al santuario della Madonna della Guardia». Sta provando a tornare a una vita il più possibile normale. «So che il trauma non si potrà mai cancellare, ma posso imparare a conviverci».

Gli incubi di Bruno il soccorritore: «Laggiù non ci voglio tornare»

Il vigile del fuoco Bruno Guida quella mattina di un anno fa era a casa. Quando seppe della tragedia, lasciò la figlia piccola alla madre, indossò la divisa e si precipitò sotto il ponte crollato. «Da allora non ci sono più voluto tornare. Potevo chiedere di essere inserito nelle squadre di recupero beni, ma ho preferito di no». Guida, 55 anni, elisoccorritore, fa il pompiere dal 1982. «Ne ho viste tante, alluvioni, terremoti. Ero a Stava, oltre 250 morti. Ma questa volta è stato diverso. Da quel ponte ci sono passato mille volte per andare a lavorare, da bambino ci andavo sotto a giocare. È come se fosse venuta giù casa mia». Guida è stato uno dei primi ad arrivare, gli fu affidata proprio la pila 9, il «cratere» del disastro. «Sembrava un bombardamento. Morte e distruzione ovunque. Per fortuna siamo riusciti a salvare una coppia, Natasha ed Eugeniu».
Il 14 non sarà alla cerimonia, ma al lavoro come ogni giorno. «I primi mesi sono stati durissimi. Abbiamo avuto un supporto psicologico, ma uscirne non è facile».

Giusy la sfollata e le lacrime per la sua casa

Quel grido in Consiglio regionale è diventato la foto simbolo della protesta degli sfollati. «Era rabbia e impotenza, mio marito si era messo a piangere, non l’avevo mai visto così». Giusy Moretti da 59 anni abitava nelle palazzine di via Fillak, prima ancora che sopra ci costruissero il ponte. «Avevo sei anni, ci conoscevamo tutti. Anche una volta sposata sono voluta rimanere qui». Dopo il 14 agosto del ponte è rimasto un moncone. I pompieri hanno fatto uscire tutti, Giusy è tornata solo 4 volte prima che demolissero tutto. «L’ultima a metà aprile, per 5 ore, è stato il nostro addio. Abbiamo cercato di prendere il più possibile, per l’ultima volta mi sono seduta sul divano». Giusy è diventata la voce del Comitato degli sfollati, la paladina di 605 persone che erano salve ma avevano perso tutto. Adesso che sono arrivati i risarcimenti, che ha comprato una nuova casa, per lei è il momento più difficile. «All’inizio sai che non ti puoi fermare, ora mi chiedo se potrò farcela, ho attacchi di panico. E anche le istituzioni si sono dimenticate di noi».

https://youtu.be/S3oDnEujdFs

https://youtu.be/a-LfXohbn0U

https://youtu.be/IIfrr7WH8RQ

https://youtu.be/nv9bDogDEWw

PER NON DIMENTICARE. MAI.

13 AGOSTO 2019

 

 

 

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2019: anno caldo per un cambio di passo del governo

illavoroprimaditutto 350 250 mindi Donato Galeone* - Il 2019 diventerà un “anno caldo” se non ci sarà un “cambiamento di rotta” sui temi della “crescita del lavoro”.

E' stato detto e ripetuto dalla CGIL-CISL-UIL negli ultimi mesi del 2018, esaminando le proposte di bilancio 2019 del Governo - “compresso dall'esame parlamentare” - ma, da fine anno 2018, è legge dello Stato italiano.

Su un “cambiamento di rotta” - scrive e annuncia il Segretario Generale della CISL, Annamaria Furlan - che nelle prossime settimane la CISL non sarà ferma ma si mobiliterà insieme alla CGIL e UIL, in autonomia dalla politica, con una grande manifestazione nazionale per sollecitare un “cambio di passo” nella linea di questo Governo.

Con il messaggio di fine anno il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sottolineato, ancora, che “la mancanza di lavoro che si mantiene a livelli intollerabili, con l'alto debito pubblico che penalizza lo Stato e i cittadini, pone una pesante ipoteca sul futuro dei giovani” mentre le crisi aziendali numerose - al tavolo dei Ministeri Sviluppo Economico e Lavoro - hanno colpito migliaia di lavoratori e famiglie di cittadini che attendono le “promesse della politica nella concretezza operativa credibile” - constatando che nel 2019 - la programmazione di scarsi investimenti pubblici e privati non potrà creare lavoro.

Proprio su queste priorità - il Capo dello Stato - che ha dovuto sottoscrivere la “legge di bilancio in termini utili a evitare l'esercizio provvisorio, pur se approvata in via definitiva dal Parlamento soltanto in poche ore “– egli ha anche detto che “ora soltanto un lavoro approfondito, tenace, coerente e lungimirante - che richiede competenza - costa fatiche e impegno”.

Ecco, chiaramente, come partire dalla prima e grave emergenza sociale che è “il lavoro” con la “capacità del nostro sistema produttivo che si è ridotta sia nelle imprese che nei settori avanzati” – osserva il Capo dello Stato – e, conseguentemente, il fulcro del confronto sui contenuti della legge di bilancio “ compresso dall'esame parlamentare” richiede – adesso – una attenta verifica proprio nei contenuti del provvedimento – peraltro – sollecitata dalla CGIL,CISL,UIL con l'apertura - ricorda la CISL - di un “dialogo sulla base di un impegno assunto dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con il Sindacato dei lavoratori”.

Si tratta di capire e condividere anche con i “corpi intermedi della società democratica” i cambiamenti economici e sociali, proprio nei momenti difficili e complessi, per la crescita dei redditi con il lavoro, l'erogazione dei servizi collettivi e le prestazioni sociali.

Nel concreto si tratta di definire con il Governo un “percorso o patto per i lavoro” come ripetutamente indicato dai sindacati dei lavoratori e le parti sociali, rendendo vantaggiosi le assunzioni dei giovani a tempo indeterminato e orientando verso politiche attive praticabili, con la formazione adeguata e mirata all'occupazione vera domandata dalle imprese, congiunta, al sostegno della scuola, della ricerca scientifica e applicata nel contesto delle innovazioni tecnologiche del terzo millennio nella dimensione europea.

Nell'immediato, per favorire e stimolare i consumi interni, appare necessario quanto prioritario - con il ridurre le aliquote fiscali sui redditi dei lavoratori e pensionati - contrastare la pressione fiscale a livello locale in quanto penalizza prevalentemente, sempre, lavoratori e pensionati con le loro famiglie.

Il 2019 potrà essere meno caldo – variabile dipendente – dai risultai del confronto o dialogo tra CGIL,CISL,UIL e parti sociali con il Governo.

Sarà un confronto politico e pratico sulla condivisione aperta della “questione sociale e del lavoro” che merita appunto di “sentirci comunità che significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri” come richiamati, responsabilmente, dal nostro Presidente della Repubblica con il suo messaggio del il 31 dicembre 2018.

*già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Roma, 3 gennaio 2019

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L'anno vecchio se ne va.....

buon anno 2019 rosso minL'anno vecchio se ne va.....

 

L'anno vecchio se ne va.....quello novo sta pe entrà....
E passato nantro anno ....
Cosa ho fatto?....boh....ne so successe de cose
Tante belle...tante meno belle....
Ho dovuto fare delle scelte...
Prendere delle decisioni....
So diventato nonno pe la seconda volta...
Comunque sia e stato un anno vissuto. ...
Ogni giorno e stata na battaglia...
Er core però e rimasto vicino a chi combatte a chi non molla mai, neanche quando tutto sembra perso....
Loro non mollano mai....
L' anno novo entra....ma loro continueranno a combatte.....io continuerò a sperare in un futuro migliore....
Intanto va lo dico con il cuore...
Buon anno novo.....a tutti.....e buona lotta senza timore

Tiziano Ziroli Roma 1 gennaio 2019

 

 

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'Anche quest'anno parto per la Leopolda'

  • Pubblicato in Partiti

firenzeleopolda 350 250 mindi Valentina Calcagni - Come da anni la valigia è pronta per i tre giorni a Firenze per la Leopolda.

Vista la gravità della situazione economica sarà preziosa l'apertura di PierCarlo Padoan, verrà presentata una proposta di legge di bilancio che avrebbe come effetto di dimezzare lo spread, abbassare le tasse. Energia Entusiasmo Voglia di fare Coraggio Essere comunità Condivisione, ecco cosa ogni volta riporto a casa dalla Leopolda.

Di Maio, Grillo, Casaleggio e Casalino hanno deciso di fare la loro iniziativa annuale casualmente negli stessi giorni della Leopolda. Bene. Questo dimostra che noi siamo esattamente all'opposto di questi 5Stelle e di questo Governo.

Mentre mi appresto a partire, leggo con rammarico quanto accade in casa mia la "Provincia dell'Impero". In un momento tanto delicato c'è chi non sembra comprendere che è fondamentale non disperdere le energie nelle liti e partite tutte interne al PD .
È miope e dannoso alimentare divisioni spesso vuote e solo strumentali a cristallizzare vecchie posizioni di potere. Mai come ora è necessario essere uniti, senza essere unanimi, per carità! Mi auguro che sulla mozione di sfiducia al Segretario di Circolo di Ceccano Emanuela Piroli si rifletta seriamente mi auguro che prevalga il senso di responsabilità che ci deve vedere tutti coinvolti nell' essere protagonisti delle vere e difficili imminenti battaglie, elezioni Provinciali, elezioni Europee, elezioni amministrative.

Anche per tutto ció sento questa Leopolda importante il doppio.
Resistere al tentativo di distruzione.

 

 

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Colleferro, diabetologia un anno dopo

logocomitatodifesaospedalecolleferro 350 260Dopo un anno torna nuovamente all’attenzione del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro – Coordinamento territoriale” una segnalazione sulla situazione di disservizio presso il centro diabetologico dell'ospedale L. P. Delfino di Colleferro, naturale conseguenza di un organico già insufficiente e che nell’ultimo periodo è andato via via diminuendo.

La mancanza di personale rende praticamente impossibile ai pochi medici rimasti (3 o 4) far fronte alle esigenze dei numerosi pazienti del territorio. E’ importante sapere che il servizio di diabetologia, come quello di pneumologia, rientrano tra le attività del reparto di Medicina interna e il poco personale assegnato deve assolvere quotidianamente a tutte le attività sanitarie assegnate alla struttura.

Pochi medici significa come inevitabile conseguenza meno servizi erogati con sempre minore regolarità e continuità.
Al momento, per il mese di settembre, restano confermate solo le sedute di giovedì e venerdì, mentre per il mese di ottobre, secondo quanto ci viene riferito, ma sono voci da confermare, non si hanno assicurazione e questo non lascia ben sperare.
Come al solito a rimetterci sono sempre e comunque i cittadini che per i loro piani terapeutici debbono rivolgersi altrove, perché le attività vengono erogate in modo discontinuo e con una funzionalità ridotta.

E di questo non possiamo che ringraziare, ancora una volta, i nostri Sindaci per essere sempre con noi quando si parla di salute e la Direzione sanitaria dell’ospedale di Colleferro, che vuole portare avanti il suo “progetto” di revisione-riduzione del sistema di assistenza ospedaliera e ambulatoriale, senza incontrare praticamente alcuna resistenza da parte delle Amministrazioni comunali.

E questi sono i risultati! Pazienti che per forza maggiore, o sarebbe meglio dire per pigrizia, incapacità e approssimazione di chi non vuole gestire la sanità pubblica del comprensorio, vengono indirizzati in altri distretti.

L'unica alternativa, per i casi urgenti, è quella di recarsi, se si ha la possibilità, direttamente all'ambulatorio di Tivoli o Palestrina. Altro che disservizio! L'ospedale perde una prestazione importante e fondamentale per un gran numero di pazienti, che vengono di nuovo a trovarsi in grande difficoltà!

Nessuna comunicazione ufficiale è stata peraltro diramata dalla Direzione sanitaria per ridurre e prevenire gli immaginabili inconvenienti di tale situazione, di cui il paziente viene a conoscenza nel momento in cui varca la soglia dell'ambulatorio.

Ciò tuttavia non meraviglia perché l'ambulatorio di diabetologia aveva già subito una prima battuta di arresto lo scorso anno. Infatti, con lettera del 7 settembre 2017, dopo le nostre rimostranze, la Direzione ospedaliera fu costretta ad una smentita, ma non potè negare che le date già programmate per visite e controlli erano state variate o soppresse; provò a minimizzare.

Oggi di fronte a questo nuovo grave disservizio non ha nemmeno provveduto a darne tempestiva comunicazione ai medici di famiglia e ai pazienti diabetici abituali.
E VOI CONTINUATE A DIRE CHE TUTTO VA BENE, verso Sindaco Sanna e Assessore alla sanità Stanzani?

I pazienti ricordano come l'ospedale di Colleferro aveva un efficientissimo ambulatorio di diabetologia e le visite erano trimestrali, poi sono divenute semestrali e oggi sono annuali. Solo nel 2016 la sua attività, nell’ambito della ASL RM 5, era curata da “valenti dirigenti medici con specifica competenza. Infatti, il Servizio di Diabetologia della Uoc di Medicina (già identificato nel BUR Regione Lazio 20.4.90 come servizio diabetologico di pertinenza della RM 30), ha ulteriormente incrementato nel tempo le sue caratteristiche di “riferimento” per l’intero comprensorio.”

Dopo appena 2 anni, la sanità pubblica è al culmine del collasso! Colleferro, Anagni, Frosinone, Palestrina, Tivoli e Subiaco, solo per menzionare gli ospedali con i rispettivi pronto soccorso della nostra zona, sono inefficienti – poche risorse umane e tecnologiche a fronte di sforzi disumani da parte del personale – dove è praticamente impossibile avere una risposta assistenziale in tempi ragionevoli!

Chiediamo al Sindaco Sanna e all'Assessore alla sanità Stanzani che, con rara ostinazione antidemocratica, si RIFIUTANO di incontrare il Comitato e di FAR SENTIRE LA PROPRIA VOCE a chi devono rivolgersi i pazienti finora in cura presso l'ospedale di Colleferro?

VOLETE continuare con il silenzio? VOLETE continuare ad avallare le scelte politiche della Regione Lazio in materia sanitaria volte a smantellare la sanità pubblica del territorio ? Noi lo sappiamo che è così e voi dovreste dirlo apertamente invece di tacere!
Colleferro, 25 settembre 2018

Gabriella Collacchi e Ina Camilli, Portavoce e Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale

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