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Patron Trotta: “Spero che il 2020 sia l’anno del Ceccano”

Bucciarelli Ianotta 350 minTommaso Cappella, Ufficio stampa Ceccano calcio 1920 - La cena di Natale consumata presso il ristorante “Santina” a Castro dei Volsci, è stata anche l’occasione, oltre che presentare la maglia celebrativa e la lotteria dei cento anni dalla costituzione del Ceccano calcio 1920, anche per tracciare un bilancio di fine anno con il presidente Thomas Iannotta. “Il 2019 è stato un anno molto bello e positivo per i colori rossoblù - sono le sue prime parole – Intanto perché ha coinciso con la splendida vittoria del girone H del campionato di Prima categoria che ci ha consentito di approdare in Promozione, una categoria che più compete al Ceccano, anche se ha conosciuto palcoscenici importanti come la serie D. Ora, nell’immediato, sarà fondamentale mantenere questa categoria, anche se sono convinto che ci riusciremo”.

Il girone di andata sta per concludersi. I risultati sin qui conseguiti non si sono rivelati in linea con il reale valore della squadra?

“Secondo me il Ceccano, in alcune situazioni fuori casa, non ha avuto dalla sua quella buona dose di fortuna che ogni squadra dovrebbe avere. Al 'Popolla' invece ha concesso molto poco e ha fornito prestazioni all’altezza. Per questo sono convinto che, prima o poi, questo trend negativo esterno finirà. In questa finestra autunnale abbiano anche provveduto ad ingaggiare tre di giocatori che potranno rinforzare la rosa e dare una mano per risalire in classifica”.

Il 2020 sarà l’anno delle celebrazioni per il centenario. Lei quindi passerà alla storia come il presidente del centenario. Un motivo in più per essere al vertice di questa gloriosa società?

“Non può non farmi piacere passare alla storia come presidente del centenario. Mi auguro vi sia una grande partecipazione. La dirigenza sta organizzando l’evento, curandolo nei minimi dettagli. Oltre alla maglia celebrativa e alla lotteria, prevediamo anche il coinvolgimento di tante vecchie glorie e inviteremo formazioni giovanili di squadre con cui abbiamo ottimi rapporti. Senza dimenticare il sociale e la solidarietà. Per questo un ruolo fondamentale lo avrà l’associazione 'Altre…Menti' con cui abbiano un protocollo d’intesa volto alla raccolta fondi per aiutare i ragazzi autistici. Questo è un settore fondamentale che tutte le squadre dovrebbero sviluppare”.

Cosa si augura per il futuro?

“Intanto tanta serenità per tutti – conclude il presidente Iannotta – Non posso però non rivolgere ancora una volta l’invito alle istituzioni e agli operatori economici affinché ci siano sempre vicini. Il loro apporto e sostegno è fondamentale perché la squadra di calcio è patrimonio di tutta la città e va aiutata e sostenuta sempre. Infine il mio augurio più sincero va ai nostri meravigliosi tifosi. A loro dico di credere e incitare sempre il Ceccano perché, sono convinto, nel prossimo futuro, possiamo prenderci insieme belle soddisfazioni. Intanto auguro a tutti un felice e prosperoso 2020”.

 

 

 

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Ricordo di Emilio Mancini ad un anno dalla scomparsa

emiliomancini 2 350 260 minErmisio Mazzocchi commemora Emilio Mancini a un anno dalla sua scomparsa. S. Donato Val Comino, Circolo PD, venerdì 13 settembre 2019

Se dovessi dire che sarebbe semplice narrare la storia politica e facile descrivere i caratteri umani di Emilio Mancini, commetterei un errore, perché ritengo che sia più arduo di quanto si possa pensare.
Accetto questa sfida in ragione della mia amicizia e della mia conoscenza diretta di un uomo politico e di un amico, durata 53 anni dal 1965 al 2018.
Io giovane ventenne, lui di qualche anno più grande.
Si potrebbe dire che abbiamo percorso vite parallele.

In Emilio non c'era saccenteria né presunzione né tanto meno arroganza. Possedeva una cordialità disarmante, che ti metteva a tuo agio e ti vincolava a questo suo modo di rapportarsi con gli altri.
Un linguaggio educato, non volgare, rispettoso e aggiungerei senza nessuna inflessione romanesca, ma capace di cogliere le sfumature dialettali della sua realtà, quella cassinese e quella ciociara, ovviamente anche quella romana.
Era molto difficile confrontarsi con Emilio.
Non perché mostrasse supponenza, ma perché era stringente nella sua logica politica, pacatamente argomentata, secondo schemi aperti, coerenti con una sequenza predefinita, come è nelle partite degli scacchi, di cui lui era un ottimo giocatore
Dovevi misurarti con i suoi argomenti secondo categorie logiche, non scadenti, ma di alto valore nei contenuti e nella loro esposizione.

Non è stato un uomo del passato, è stato un uomo del futuro.
Emilio Mancini non è catalogabile in un'epoca. Non posso dire che fu un uomo politico del suo tempo.
Certo, visse i momenti della sua vita, ma non posso considerarlo incastonato e immobile nella sua storica epoca. Come a dire "ei fu"
Era un passo avanti e il suo oggi era già il domani, percussore dei tempi a venire, ricercatore costante di percorsi politici proiettati nel futuro.
Accorto osservatore della società, non ne aveva una visione angusta, municipalistica.
Al contrario essa era ampia, senza confini, oserei dire europea, considerato anche la sua educazione familiare di matrice inglese.
Lingua che conosceva benissimo anche nelle sue espressioni dialettali che, come amava dire con orgoglio, aveva appreso frequentando gli operai portuali di Londra.

Uomo colto, che non ostentava la sua sapienza, ma mostrava il suo interesse per le espressioni culturali che attraversavano i suoi tempi e la sua attenzione agli avvenimenti culturali, come il caso Manifesto oppure i libri e i film di Pasolini, come anche per quelli con risvolti politici che avevano implicazioni culturali e ideologiche, come i fatti Cecoslovacchi e lo stesso Vietnam.
Memorabili sono le interminabili discussioni con Achille Migliorelli e Franco Assante.E.Mancini commemorazione PD S.Donato 350 min
Passioni!!!!
Per non citare quelle per le auto nelle memorabili e giovanili gare automobilistiche per le curve di Picinisco e certamente quelle per il calcio, così come lo era stato suo fratello.
Ha vissuto il tempo del PCI e ha vissuto il tempo del PD, sostenendo con convinzione, proprio per la sua formazione culturale - politica, i progressivi cambiamenti del suo partito.
Con una differenza rispetto ad altri che hanno compiuto la medesima scelta.
Era un funzionario politico, parte organica del partito, vivendo dall'interno la storia politica del suo partito.
La sua vita è stata tutt'uno con la vita politica del suo partito, con gioie e sofferenze, con luci e ombre.
Non immune da errori e da valutazioni improprie.
Giovane laureato in giurisprudenza, diventa funzionario del PCI e viene nominato nel 1965 segretario del Comitato di zona, erede della Federazione di Cassino costituita nel 1975 e sciolta appunto nel 1965.
Detta così appare una operazione scontata, quasi burocratica. La realtà è diversa.

Il PCI doveva affrontare situazioni difficili: una crisi economica gravissima, che aveva obbligato all'emigrazione la maggioranza della popolazione, e, allo stesso tempo, aveva a che fare con un avversario politico fortissimo, come la DC, partito con un consenso elettorale, in questa zona, tra il 45% e il 60% e un potere assoluto.
Si esaltavano gli unici due comuni (su quaranta della zona) di sinistra, con sindaci PCI: S. Donato V. C. e S. Giorgio.
Due comuni agli estremi del territorio a sud ella provincia con al centro Cassino, in cui la DC era quasi sempre oltre il 50% e il PCI tra il 10% e 12%.
Emilio assume una gestione del partito in condizioni di debolezza e di difficile espansione.

Il suo impegno a costruire riferimenti del PCI nelle fabbriche e a mantenere attive le Sezioni di partito è stato sempre costante.
Così come era nell'organizzazione delle campagne elettorali e nelle iniziative (a iniziare dai comizi, lui parlava per il partito e io per i giovani comunisti).
Il suo prestigio era esteso, tanto che venne candidato ed eletto nel 1967 al Consiglio comunale di Cassino.
Tutti aspetti che saranno propri del suo essere dirigente politico in tutti gli anni successivi, come a Frosinone, così come a Roma.
Emilio, lasciato il Comitato di zona nel 1969, viene a far parte della segreteria provinciale, prima come responsabile della “Stampa e propaganda" e poi dell'organizzazione.
Mancini dimostrò, in più di una occasione, a Frosinone come a Roma, un grande senso di responsabilità con la priorità di mantenere unito il partito dal PCI al PD di cui accettò le diversità proprio come cemento di quella unità.

Non si può non citare, a mò di esempio, quanto avvenne in occasione dell'elezione del nuovo segretario della Federazione, quando il segretario uscente, Arcangelo Spaziani, viene eletto consigliere regionale.
I favoriti erano Emilio Mancini e Ignazio Mazzoli.
Ambedue apprezzati, pur avendo ciascuno connotazioni e caratteristiche diverse per la loro formazione politica.
All'unanimità venne eletto Mazzoli.
Emilio aveva favorito l'elezione di Mazzoli, consapevole che una divisione avrebbe prodotto lacerazioni nel partito.
Cosa che non avrebbe gradito.
Sostenne con lungimiranza il processo di rinnovamento dei gruppi dirigenti.
Una costante del modo di operare di Emilio.
Uomo politico fermamente convinto del ruolo del partito.
"Le Sezioni - diceva nel 1972 - devono essere uno strumento fondamentale che ci consenta sempre di incidere nella realtà e di trasformarla; di incidere nelle coscienze e di trasformarle; strumento per portare avanti le linee e l'iniziativa del partito".
Un lavoro assiduo improntato a un consistente rinnovamento dei dirigenti politici, che ebbe una significativa occasione a cavallo degli anni '70, quando si produsse un profondo rinnovamento, svoltasi su indicazione dello stesso segretario provinciale Mazzoli, spesosi molto nella riorganizzazione politica del partito, guidato da Berlinguer.

e.mazzocchi 225150Si sviluppa una stagione feconda con la presenza di una nuova generazione politica da Oriano Pizzuti, a Gianni Paglia, a Luciano Fontana (attuale direttore del Corriere della Sera), al giovanissimo Francesco De Angelis, che riprendevo (ero nella segreteria provinciale, anche io come funzionario di partito) per la sua incorreggibile esuberanza movimentistica (non smessa più), per arrivare a Natia mammone, ad Annalisa De Santis, a Elena Ubaldi.
Mi piace ricordare quando Elena, giunta da Roma a Cassino nel 1967 e proveniente da una famiglia di comunisti, svolge le sue prime iniziative politiche nelle campagne elettorali e nelle Sezioni, sino ad arrivare a essere eletta nel Consiglio comunale di Anagni.
Dico questo, anche per sottolineare che per quel tempo, in parte anche oggi, le donne elette da parte di tutti i partiti, elette nei Consigli comunali erano pochissime, se non rare.

Emilio nel 1975 venne a far parte della segreteria regionale e si trasferisce a Roma.
Il suo secondo amore. Il primo era Picinisco.
Non si può negare che svolse un ruolo se non appariscente quanto fondamentale per quello che doveva essere il Comitato regionale, centro di direzione politica-organizzativa nella regione Lazio.
Emilio svolse una funzione decisiva a mantenere un giusto equilibrio tra C. R. e la potente Federazione romana, sedando momenti di conflittualità e allo stesso tempo gestendo situazioni politiche gravose, come l'impegno del partito nella lotta al terrorismo e la stessa politica organizzativa del partito.
Non accettò le proposte che gli sono rivolte per essere candidato ed eletto al Consiglio regionale.
Preferì il partito
Non poteva essere diversamente.
E in modo leale e responsabile, convinto di essere utile, accettò di essere segretario della Federazione di Civitavecchia, realtà difficile e strategica nella regione.
Non venne meno, e mai sarebbe avvenuto, la sua dedizione al partito, ricoprendo, dopo quella esperienza, altri incarichi nel C. R., non rinunciando mai al compito di favorire il ricambio e il rinnovamento dei gruppi dirigenti, come avvenne per la elezione a segretario regionale di Domenico Girardi, da lui fortemente sostenuto.
Condivise e si mostrò convinto sostenitore del cambio del PCI sino al PD.
Comprese che bisognava trasferire quella spinta, quella necessità storica, di un cambio e successivamente della creazione di un uovo partito, come il PD, alle nuove generazioni.

Per Emilio non c'era il passato e non voleva appartenere al suo passato.
Intendeva essere nel presente e il presente era costruire il futuro e il futuro sono le nuove generazioni.
Con esse intavolava un confronto, apre e persegue un dialogo senza preconcetti, un ruolo di formazione.
Si offre come referente e curatore dei nuovi quadri dirigenti, di molti giovani della nuova stagione politica del XXI secolo.
Come avviene, ovviamente per Claudio, e, per rimanere a espressioni del nostro territorio, per la stessa Sara Battisti.
Ed è significativo che, in occasione del suo compleanno, che si festeggiò durante la festa dell'Unità di Roma, la presenza dei giovani era superiore a quella di militanti di più antica tradizione politica.

Questo è stato Emilio.
Anzi direi: questo è Emilio, perché è parte del corso della storia di ieri, di oggi, di domani, che vive in ciascuno di noi insieme a Emilio.»

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Il Ponte Morandi un anno dopo

Genova ponte Morandi comera comè 350 mindi Antonella Necci - La storia dei sopravvissuti e salvati, parenti e soccorritori. Il camionista caduto, i familiari delle vittime, chi si è salvato, i primi ad accorrere sul luogo del disastro, la sfollata. I tanti racconti di un dramma.

Sotto il ponte che non c'è più è "nato una seconda volta", Davide Capello, il 34 enne sardo che un anno fa scampò al crollo del Morandi "con qualche graffio appena". La sua auto si incastrò tra i pilastri della pila crollata del viadotto dopo un volo di 30 metri, sospesa tra le macerie inzuppate di pioggia: lui uscì da quell'incubo sulle sue gambe e alle cronache del mondo passò come "l'uomo del miracoli".

Maria ha perso il marito nel crollo del Ponte Morandi. Ha 30 anni e 3 figli piccoli. Casalinga. Era stata presa in carico dai servizi di salute mentale dell'Asl 3, ma da mesi diserta gli appuntamenti con gli psicologi. "Sto bene, non sono mica matta", risponde sottovoce al telefono quando le chiedono perché non voglia più incontrare gli specialisti. Preferisce stare chiusa in casa, quartiere di Rivarolo: dal balcone si può intravedere dove è successa la tragedia.

Luigi Fiorillo, 38 anni di Genova con la moglie Ina Medvyedyeva. La coppia ha due figli e si è sposata lo scorso gennaio a Genova - Un anno dopo essersi salvato per un soffio sul ponte Morandi, l'uomo del camion verde chiede solo una cosa: smettere di essere visto come un simbolo e tornare a vivere come Luigi Fiorillo, 38 anni di Salerno, residente a Genova, sposato, due figli piccoli.

Martin, il camionista volato dal ponte

Martin Kucera ha 48 anni e vive a Praga, nella Repubblica Ceca. Fa il camionista, dal 1995 carica e scarica merci da un punto all’altro dell’Europa. Alle 11.36 del 14 agosto 2018 si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. «Io credo nel destino e ho colto tanti segni del destino, dopo il ponte Morandi».

Ce ne dica uno.
«Ho ricevuto una lettera, pochi giorni dopo. Una di quelle che non si vedono più, scritta a mano su un foglio di carta. Era una lettera d’amore e veniva dalla dona della mia vita, il mio amore di sempre. Non abbiamo mai smesso di amarci ma da quindici anni non avevamo più contatti. Adesso ha lasciato suo marito, ci siamo rimessi assieme. Era la mia prima volta su quel ponte. Stavo andando a consegnare bobine di carta a Rovereto, pioveva tantissimo ed ero concentrato sulla strada. Poi...».
(Pausa. Sospiro)

Cosa ricorda degli istanti del crollo?
«Ricordo che era come essere su un’onda. Sono andato su e giù tre volte, poi ho cominciato a precipitare e attorno a me cadevano macchine, cemento, ferro, persone... Mentre andavo giù ho urlato due parole: sono morto. Tutte quelle storie sul fatto che quando stai per morire ti passa la vita davanti non sono vere. Hai solo il tempo di sperare che sia tutto veloce».

Ha perso i sensi nell’impatto?
«No, mai. Però a un certo punto parlavo a me stesso e mi sono detto: ma va, non posso essere caduto e vivo. Sto sognando, tutta colpa di quel documentario che mi è rimasto in testa...».

Quale documentario?
«Uno del National Geographic che avevo visto due giorni prima. Parlava dei ponti americani progettati male e di quello che poteva succedere con il passare degli anni. Ci ho messo un po’ a realizzare che non ero né in un sogno né davanti alla televisione».

Era nel suo camion, vivo.
«Ho chiamato aiuto, ho messo fuori un braccio per farmi vedere. Mi toccavo per convincermi di essere ancora in questo mondo. Quando ho capito di avercela fatta ho avuto paura che succedesse qualcos’altro. Non conoscendo il posto non sapevo se sotto di me c’era un burrone, un buco, un fiume, se stavo per scivolare più sotto. Ero incastrato, per tirarmi fuori i soccorritori hanno dovuto tagliare un pezzo di camion. Io ero lì, fermo a faccia in su, con vista su quel camion fermo a un metro dal baratro».

Lei crede in Dio?
«No. C’è un sacco di gente che mi dice: dovresti ringraziare Dio per essere ancora qui. Io rispondo sempre che se Dio esistesse non lascerebbe che accadesse una cosa del genere. Come le dicevo credo invece nel destino che ha segnato la mia vita di fatti eccezionali».

Cos’altro, a parte la lettera d’amore?
«Per esempio il fatto che mio padre sia sopravvissuto a un crollo. Lavorava in miniera a Ostrava, nell’Est del Paese. Un giorno c’è stato un incidente grave e gli è crollato tutto addosso. Non aveva grandi probabilità di cavarsela, invece ne è uscito vivo. Vado avanti?».

Prego.
«Un altro mio parente, un ragazzo giovane, un giorno era in stazione, un raggio di sole lo ha accecato per un istante, è caduto ed è finito sotto un treno. Sopravvissuto».

Le capita di sognare di quel giorno a Genova?
«No ma ci penso sempre, soprattutto quando mi capita di passare su un ponte. Ho ripreso a lavorare e l’altro giorno ero in Germania sul mio nuovo camion quando mi sono ritrovato in coda proprio su un ponte piuttosto alto. Ero assalito dall’ansia, sono stato sul punto di scendere, mollare lì il camion e scappare via».

Chissà quante immagini ha visto sul Morandi crollato.
«Molte, sì. Ho cercato su Internet appena mi sono ripreso. Ho visto quello che è rimasto del mio camion, una scatolina piccolissima, con le bobine di carta bianca srotolate sul fiume. Di recente ho visto anche un filmato della polizia che mostra proprio il crollo, con il mio camion che viene giù. Se penso che io ero là dentro...».

Verrà in Italia per le celebrazioni del 14 agosto?
«No. Non sono ancora pronto per tornare in Italia, non me la sento. Ma prima o poi verrò per ringraziare chi mi ha salvato e curato».

C’è qualcosa di simbolico che ha deciso di fare da quel giorno in poi?
«Ho smesso di fumare. Fumavo 40 sigarette al giorno da quando avevo 18 anni. Guardi qui (mostra la fotografia di un ciucciotto d’argento). Me lo ha regalato la mia amata, quella della lettera. È per ricordarmi che sono appena rinato, compio un anno il 14 agosto alle 11.36. E, a proposito: sul mio nuovo camion ho fatto scrivere la data e il luogo di ri-nascita. Genova 14.8.2018».

I parenti di Andrea Cerulli

«Ogni sera prima di andare a letto Cesare mi chiede: mamma mi vuoi bene? E papà mi vuole bene? Poi aggiunge: ma perché è capitato proprio a me?». Giovanna Donato era stata la moglie di Andrea Cerulli, 47 anni, portuale, un passato da calciatore di discreto talento, tifosissimo del Genoa. Si erano separati, «ma avevamo un ottimo rapporto». È rimasta sola con Cesare, 11 anni, che continua a fare domande «e io non so cosa rispondere». Ha finito la prima media, con ottimi voti. «Si è impegnato tanto. Ha continuato a fare judo e a suonare la chitarra che piaceva tanto anche al papà.
È stato il suo modo di reagire, anche se non gli vedo più gli occhi vispi d’una volta, ha sempre un velo di malinconia». Per non dimenticare è nato il gruppo 'Rulli c’è' che era l’esultanza quando giocava e faceva gol. «Il Comune ci ha permesso di curare un giardino a Granarolo, il quartiere a cui Andrea era legatissimo. Metteremo delle panchine da cui si può ammirare tutta la città. Cesare è stato nominato capocantiere, è orgogliosissimo».

Gianluca il sopravvissuto: «Mio figlio è la medicina ai miei traumi»

Il 14 non sarà a Genova: «Con la mia compagna e mio figlio abbiamo deciso di andare via, di isolarci». È passato un anno dal salvataggio miracoloso di Gianluca Ardini, 29 anni, rimasto sospeso per quattro ore dentro l’auto, accanto al corpo senza vita del collega Luigi. Dopo dodici mesi le cicatrici sono tante, nel fisico e nella mente. «Sto seguendo un percorso psicologico, prendo psicofarmaci. Ho una lesione permanente all’occhio sinistro, una sensibilità ridotta a un braccio, un’ernia cervicale, un’epicondilite cronica...». Faceva il caposquadra per un’azienda di arredi, sa che non potrà più fare lo stesso lavoro. In quelle interminabili ore penzoloni tra la vita e la morte chiedeva di essere salvato per poter vedere negli occhi il figlio. Pietro è nato 30 giorni dopo, adesso ha 11 mesi. «È stata la mia medicina». Lì dove c’era il Ponte Morandi ci è ripassato solo una volta «andando al santuario della Madonna della Guardia». Sta provando a tornare a una vita il più possibile normale. «So che il trauma non si potrà mai cancellare, ma posso imparare a conviverci».

Gli incubi di Bruno il soccorritore: «Laggiù non ci voglio tornare»

Il vigile del fuoco Bruno Guida quella mattina di un anno fa era a casa. Quando seppe della tragedia, lasciò la figlia piccola alla madre, indossò la divisa e si precipitò sotto il ponte crollato. «Da allora non ci sono più voluto tornare. Potevo chiedere di essere inserito nelle squadre di recupero beni, ma ho preferito di no». Guida, 55 anni, elisoccorritore, fa il pompiere dal 1982. «Ne ho viste tante, alluvioni, terremoti. Ero a Stava, oltre 250 morti. Ma questa volta è stato diverso. Da quel ponte ci sono passato mille volte per andare a lavorare, da bambino ci andavo sotto a giocare. È come se fosse venuta giù casa mia». Guida è stato uno dei primi ad arrivare, gli fu affidata proprio la pila 9, il «cratere» del disastro. «Sembrava un bombardamento. Morte e distruzione ovunque. Per fortuna siamo riusciti a salvare una coppia, Natasha ed Eugeniu».
Il 14 non sarà alla cerimonia, ma al lavoro come ogni giorno. «I primi mesi sono stati durissimi. Abbiamo avuto un supporto psicologico, ma uscirne non è facile».

Giusy la sfollata e le lacrime per la sua casa

Quel grido in Consiglio regionale è diventato la foto simbolo della protesta degli sfollati. «Era rabbia e impotenza, mio marito si era messo a piangere, non l’avevo mai visto così». Giusy Moretti da 59 anni abitava nelle palazzine di via Fillak, prima ancora che sopra ci costruissero il ponte. «Avevo sei anni, ci conoscevamo tutti. Anche una volta sposata sono voluta rimanere qui». Dopo il 14 agosto del ponte è rimasto un moncone. I pompieri hanno fatto uscire tutti, Giusy è tornata solo 4 volte prima che demolissero tutto. «L’ultima a metà aprile, per 5 ore, è stato il nostro addio. Abbiamo cercato di prendere il più possibile, per l’ultima volta mi sono seduta sul divano». Giusy è diventata la voce del Comitato degli sfollati, la paladina di 605 persone che erano salve ma avevano perso tutto. Adesso che sono arrivati i risarcimenti, che ha comprato una nuova casa, per lei è il momento più difficile. «All’inizio sai che non ti puoi fermare, ora mi chiedo se potrò farcela, ho attacchi di panico. E anche le istituzioni si sono dimenticate di noi».

https://youtu.be/S3oDnEujdFs

https://youtu.be/a-LfXohbn0U

https://youtu.be/IIfrr7WH8RQ

https://youtu.be/nv9bDogDEWw

PER NON DIMENTICARE. MAI.

13 AGOSTO 2019

 

 

 

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2019: anno caldo per un cambio di passo del governo

illavoroprimaditutto 350 250 mindi Donato Galeone* - Il 2019 diventerà un “anno caldo” se non ci sarà un “cambiamento di rotta” sui temi della “crescita del lavoro”.

E' stato detto e ripetuto dalla CGIL-CISL-UIL negli ultimi mesi del 2018, esaminando le proposte di bilancio 2019 del Governo - “compresso dall'esame parlamentare” - ma, da fine anno 2018, è legge dello Stato italiano.

Su un “cambiamento di rotta” - scrive e annuncia il Segretario Generale della CISL, Annamaria Furlan - che nelle prossime settimane la CISL non sarà ferma ma si mobiliterà insieme alla CGIL e UIL, in autonomia dalla politica, con una grande manifestazione nazionale per sollecitare un “cambio di passo” nella linea di questo Governo.

Con il messaggio di fine anno il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sottolineato, ancora, che “la mancanza di lavoro che si mantiene a livelli intollerabili, con l'alto debito pubblico che penalizza lo Stato e i cittadini, pone una pesante ipoteca sul futuro dei giovani” mentre le crisi aziendali numerose - al tavolo dei Ministeri Sviluppo Economico e Lavoro - hanno colpito migliaia di lavoratori e famiglie di cittadini che attendono le “promesse della politica nella concretezza operativa credibile” - constatando che nel 2019 - la programmazione di scarsi investimenti pubblici e privati non potrà creare lavoro.

Proprio su queste priorità - il Capo dello Stato - che ha dovuto sottoscrivere la “legge di bilancio in termini utili a evitare l'esercizio provvisorio, pur se approvata in via definitiva dal Parlamento soltanto in poche ore “– egli ha anche detto che “ora soltanto un lavoro approfondito, tenace, coerente e lungimirante - che richiede competenza - costa fatiche e impegno”.

Ecco, chiaramente, come partire dalla prima e grave emergenza sociale che è “il lavoro” con la “capacità del nostro sistema produttivo che si è ridotta sia nelle imprese che nei settori avanzati” – osserva il Capo dello Stato – e, conseguentemente, il fulcro del confronto sui contenuti della legge di bilancio “ compresso dall'esame parlamentare” richiede – adesso – una attenta verifica proprio nei contenuti del provvedimento – peraltro – sollecitata dalla CGIL,CISL,UIL con l'apertura - ricorda la CISL - di un “dialogo sulla base di un impegno assunto dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con il Sindacato dei lavoratori”.

Si tratta di capire e condividere anche con i “corpi intermedi della società democratica” i cambiamenti economici e sociali, proprio nei momenti difficili e complessi, per la crescita dei redditi con il lavoro, l'erogazione dei servizi collettivi e le prestazioni sociali.

Nel concreto si tratta di definire con il Governo un “percorso o patto per i lavoro” come ripetutamente indicato dai sindacati dei lavoratori e le parti sociali, rendendo vantaggiosi le assunzioni dei giovani a tempo indeterminato e orientando verso politiche attive praticabili, con la formazione adeguata e mirata all'occupazione vera domandata dalle imprese, congiunta, al sostegno della scuola, della ricerca scientifica e applicata nel contesto delle innovazioni tecnologiche del terzo millennio nella dimensione europea.

Nell'immediato, per favorire e stimolare i consumi interni, appare necessario quanto prioritario - con il ridurre le aliquote fiscali sui redditi dei lavoratori e pensionati - contrastare la pressione fiscale a livello locale in quanto penalizza prevalentemente, sempre, lavoratori e pensionati con le loro famiglie.

Il 2019 potrà essere meno caldo – variabile dipendente – dai risultai del confronto o dialogo tra CGIL,CISL,UIL e parti sociali con il Governo.

Sarà un confronto politico e pratico sulla condivisione aperta della “questione sociale e del lavoro” che merita appunto di “sentirci comunità che significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri” come richiamati, responsabilmente, dal nostro Presidente della Repubblica con il suo messaggio del il 31 dicembre 2018.

*già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Roma, 3 gennaio 2019

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L'anno vecchio se ne va.....

buon anno 2019 rosso minL'anno vecchio se ne va.....

 

L'anno vecchio se ne va.....quello novo sta pe entrà....
E passato nantro anno ....
Cosa ho fatto?....boh....ne so successe de cose
Tante belle...tante meno belle....
Ho dovuto fare delle scelte...
Prendere delle decisioni....
So diventato nonno pe la seconda volta...
Comunque sia e stato un anno vissuto. ...
Ogni giorno e stata na battaglia...
Er core però e rimasto vicino a chi combatte a chi non molla mai, neanche quando tutto sembra perso....
Loro non mollano mai....
L' anno novo entra....ma loro continueranno a combatte.....io continuerò a sperare in un futuro migliore....
Intanto va lo dico con il cuore...
Buon anno novo.....a tutti.....e buona lotta senza timore

Tiziano Ziroli Roma 1 gennaio 2019

 

 

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'Anche quest'anno parto per la Leopolda'

  • Pubblicato in Partiti

firenzeleopolda 350 250 mindi Valentina Calcagni - Come da anni la valigia è pronta per i tre giorni a Firenze per la Leopolda.

Vista la gravità della situazione economica sarà preziosa l'apertura di PierCarlo Padoan, verrà presentata una proposta di legge di bilancio che avrebbe come effetto di dimezzare lo spread, abbassare le tasse. Energia Entusiasmo Voglia di fare Coraggio Essere comunità Condivisione, ecco cosa ogni volta riporto a casa dalla Leopolda.

Di Maio, Grillo, Casaleggio e Casalino hanno deciso di fare la loro iniziativa annuale casualmente negli stessi giorni della Leopolda. Bene. Questo dimostra che noi siamo esattamente all'opposto di questi 5Stelle e di questo Governo.

Mentre mi appresto a partire, leggo con rammarico quanto accade in casa mia la "Provincia dell'Impero". In un momento tanto delicato c'è chi non sembra comprendere che è fondamentale non disperdere le energie nelle liti e partite tutte interne al PD .
È miope e dannoso alimentare divisioni spesso vuote e solo strumentali a cristallizzare vecchie posizioni di potere. Mai come ora è necessario essere uniti, senza essere unanimi, per carità! Mi auguro che sulla mozione di sfiducia al Segretario di Circolo di Ceccano Emanuela Piroli si rifletta seriamente mi auguro che prevalga il senso di responsabilità che ci deve vedere tutti coinvolti nell' essere protagonisti delle vere e difficili imminenti battaglie, elezioni Provinciali, elezioni Europee, elezioni amministrative.

Anche per tutto ció sento questa Leopolda importante il doppio.
Resistere al tentativo di distruzione.

 

 

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Colleferro, diabetologia un anno dopo

logocomitatodifesaospedalecolleferro 350 260Dopo un anno torna nuovamente all’attenzione del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro – Coordinamento territoriale” una segnalazione sulla situazione di disservizio presso il centro diabetologico dell'ospedale L. P. Delfino di Colleferro, naturale conseguenza di un organico già insufficiente e che nell’ultimo periodo è andato via via diminuendo.

La mancanza di personale rende praticamente impossibile ai pochi medici rimasti (3 o 4) far fronte alle esigenze dei numerosi pazienti del territorio. E’ importante sapere che il servizio di diabetologia, come quello di pneumologia, rientrano tra le attività del reparto di Medicina interna e il poco personale assegnato deve assolvere quotidianamente a tutte le attività sanitarie assegnate alla struttura.

Pochi medici significa come inevitabile conseguenza meno servizi erogati con sempre minore regolarità e continuità.
Al momento, per il mese di settembre, restano confermate solo le sedute di giovedì e venerdì, mentre per il mese di ottobre, secondo quanto ci viene riferito, ma sono voci da confermare, non si hanno assicurazione e questo non lascia ben sperare.
Come al solito a rimetterci sono sempre e comunque i cittadini che per i loro piani terapeutici debbono rivolgersi altrove, perché le attività vengono erogate in modo discontinuo e con una funzionalità ridotta.

E di questo non possiamo che ringraziare, ancora una volta, i nostri Sindaci per essere sempre con noi quando si parla di salute e la Direzione sanitaria dell’ospedale di Colleferro, che vuole portare avanti il suo “progetto” di revisione-riduzione del sistema di assistenza ospedaliera e ambulatoriale, senza incontrare praticamente alcuna resistenza da parte delle Amministrazioni comunali.

E questi sono i risultati! Pazienti che per forza maggiore, o sarebbe meglio dire per pigrizia, incapacità e approssimazione di chi non vuole gestire la sanità pubblica del comprensorio, vengono indirizzati in altri distretti.

L'unica alternativa, per i casi urgenti, è quella di recarsi, se si ha la possibilità, direttamente all'ambulatorio di Tivoli o Palestrina. Altro che disservizio! L'ospedale perde una prestazione importante e fondamentale per un gran numero di pazienti, che vengono di nuovo a trovarsi in grande difficoltà!

Nessuna comunicazione ufficiale è stata peraltro diramata dalla Direzione sanitaria per ridurre e prevenire gli immaginabili inconvenienti di tale situazione, di cui il paziente viene a conoscenza nel momento in cui varca la soglia dell'ambulatorio.

Ciò tuttavia non meraviglia perché l'ambulatorio di diabetologia aveva già subito una prima battuta di arresto lo scorso anno. Infatti, con lettera del 7 settembre 2017, dopo le nostre rimostranze, la Direzione ospedaliera fu costretta ad una smentita, ma non potè negare che le date già programmate per visite e controlli erano state variate o soppresse; provò a minimizzare.

Oggi di fronte a questo nuovo grave disservizio non ha nemmeno provveduto a darne tempestiva comunicazione ai medici di famiglia e ai pazienti diabetici abituali.
E VOI CONTINUATE A DIRE CHE TUTTO VA BENE, verso Sindaco Sanna e Assessore alla sanità Stanzani?

I pazienti ricordano come l'ospedale di Colleferro aveva un efficientissimo ambulatorio di diabetologia e le visite erano trimestrali, poi sono divenute semestrali e oggi sono annuali. Solo nel 2016 la sua attività, nell’ambito della ASL RM 5, era curata da “valenti dirigenti medici con specifica competenza. Infatti, il Servizio di Diabetologia della Uoc di Medicina (già identificato nel BUR Regione Lazio 20.4.90 come servizio diabetologico di pertinenza della RM 30), ha ulteriormente incrementato nel tempo le sue caratteristiche di “riferimento” per l’intero comprensorio.”

Dopo appena 2 anni, la sanità pubblica è al culmine del collasso! Colleferro, Anagni, Frosinone, Palestrina, Tivoli e Subiaco, solo per menzionare gli ospedali con i rispettivi pronto soccorso della nostra zona, sono inefficienti – poche risorse umane e tecnologiche a fronte di sforzi disumani da parte del personale – dove è praticamente impossibile avere una risposta assistenziale in tempi ragionevoli!

Chiediamo al Sindaco Sanna e all'Assessore alla sanità Stanzani che, con rara ostinazione antidemocratica, si RIFIUTANO di incontrare il Comitato e di FAR SENTIRE LA PROPRIA VOCE a chi devono rivolgersi i pazienti finora in cura presso l'ospedale di Colleferro?

VOLETE continuare con il silenzio? VOLETE continuare ad avallare le scelte politiche della Regione Lazio in materia sanitaria volte a smantellare la sanità pubblica del territorio ? Noi lo sappiamo che è così e voi dovreste dirlo apertamente invece di tacere!
Colleferro, 25 settembre 2018

Gabriella Collacchi e Ina Camilli, Portavoce e Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale

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A un anno dal Brancaccio

Brancaccio 18giu17 min L'aspettativa, la delusione. La distrazione di massa. Riprendere la lotta per il lavoro, i suoi diritti e la sua retribuzione

di Ignazio Mazzoli - Accadeva un anno fa. Il 18 giugno 2017, come previsto dagli organizzatori, alle 9 del mattino davanti al teatro ncaccio di Roma c'era già la fila. Si riempì la platea e poi la galleria, centinaia di persone restarono fuori ascoltando dagli altoparlanti. Che accadeva? Tomaso Montanari e Anna Falcone davano il via a un tentativo, ancora, di rianimare la sinistra puntando a una lista unica alle elezioni politiche che si sarebbero svolte il 4 marzo del 2018. L’aspettativa era la seguente: «Questa cosa nasce per essere a due cifre percentuali, se dovesse ridursi alla sinistra arcobaleno sarò il primo a dire che è stato un fallimento» (Montanari). (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)
  

  1. Entusiasmo alle stelle...
  2. E oggi?

Entusiasmo alle stelle...un anno fa

L’entusiasmo era alle stelle e la speranza infiammava cuori e intelligenze.
Si lanciò un percorso: dare vita a 100 piazze figlie del 18 giugno al Brancaccio. Migliaia di persone iniziarono a vivere una grande aspettativa e la speranza che finalmente la sinistra diffusa, sotto scacco in questo Paese dove l’egemonia della destra è sempre più evidente, potesse rialzare la testa e mettere in campo una alternativa credibile ed efficace. Questo significava confermare sì il ruolo dei partiti, riconosciuto dalla nostra Costituzione, provando però … PERO’ … a percorrere strade nuove, diverse, caratterizzate da un forte rinnovamento, sia programmatico sia di metodo. Strade nuove di partecipazione vera, evidente, vivace di rapporto vero e umano, non virtuale, con cittadine e cittadini, lavoratrici e lavoratori giovani e pensionati; italiani e immigrati.

L’aspettativa era di costruire con la più larga consultazione reale mai vista una lista che accogliesse, unisse e portasse in Parlamento la Sinistra più diffusa, concreta e carica di futuro. Quella dei cittadini, e delle tante lotte e vertenze disseminate nel Paese, per la difesa di un posto di lavoro, di un territorio, di un bene comune, di uno spazio, un diritto, un servizio o un principio. Quella della Costituzione che aveva vinto il 4 dicembre 2016.
Dissero. «Abbiamo proposto di farlo non contro, ma con, i partiti: in un'alleanza per la democrazia e l'uguaglianza. Perché, come ci ha ricordato anche ieri Maurizio Landini, "il problema non è mettere insieme cose che già ci sono, ma innescare un nuovo processo"».

I giorni passavano e nulla accadeva. I giorni passarono e nessuno consultò nessuno. Nuovi processi non furono innescati.
Che succedeva? Secondo metodi vecchi e stravecchi, criticati e condannati, quelli stessi che domandavano le novità avevano avviato incontri di conventicole e stati maggiori. Il politicismo degli organigrammi ingurgitava e digeriva, neutralizzandola ogni dichiarata novità possibile.falcone e montanari
Non basta definirsi alternativi a qualcosa o a qualcuno, bisogna comportarsi davvero in maniera alternativa innanzi tutto dimostrandosi antagonisti, di quelli da cui ci si vuole distinguere, nei contenuti concreti.

L'alleanza con Mdp.Art 1 è stata la prima patente di poca credibilità Quale era stata la condotta di chi era stato nel PD? Uscivano con almeno 3 anni di ritardo. E poi quel continuo lasciar intendere che si poteva anche rientrare senza Renzi. La rottura con quell'antefatto doveva essere radicale convinta e convincente. Ci sarebbero voluti fatti e persone nuove. Il Brancaccio del 18 giugno aveva queste caratteristiche.

Il riferimento al 4 dicembre 2016 era nelle nebbie e negli equivoci, forse. Si diceva che era anche una vittoria della sinistra e ci si comportava come se fosse solo una vittoria della sinistra. Fu una vittoria di popolo a cui contribuirono moltissime associazioni e molti partiti. Decisiva fu la forza unificante del tutti “contro Renzi”. Chi evocava quella vittoria, rifiutando di prepararsi in forma corretta alle elezioni che richiedono liste e candidati, o sognava di vivere in eterni movimenti non si sa bene promossi e diretti da chi o aveva già deciso con chi schierarsi e per chi votare, come poi è avvenuto. M5S, centro destra-Lega e senza dimenticare il decisivo contributo del “Il Fatto Quotidiano” furono, con l’impegno della sinistra fuori del PD, le forze decisive su cui poggiò quella battaglia vittoriosa. Però, i partiti a sinistra del PD non hanno raccolto alcun risultato. Il dopo 4 dicembre avrebbe dovuto essere costellato di lotte per il lavoro e i diritti che quella Costituzione, ancora una volta vincente, afferma e difende. Ahooo! Solo alchimie di parole. (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Gli effetti oggi e le loro cause

Non sono fantasie né retroscena. Si sono paralizzati due comportamenti: ai duri e puri “costituzionalisti” si è contrapposto il “concretismo politicista” che ha travolto ogni aspirazione alla consultazione di massa, sperando in accordi per la formazione delle liste e stando troppo accorti a non creare circostanze di conflitto esplicito con il PD e le sue proposte. Con una battuta qualcuno ha scritto: “troppo Grasso ha saturato il Brancaccio”. Esagerato. Magari fossero stati solo gli errori di Grasso!
A novembre è palese il fallimento. Salta l’assemblea prevista per il 18 di quel mese. I promotori del Brancaccio scaricarono su tutti gli altri le responsabilità dicendo: «Ci siamo fermati quando abbiamo avvertito con nettezza, nei soggetti organizzati, la paura di mettersi in gioco fino in fondo, preferendo ad una partita in campo aperto il tratto autoconsolatorio dell'identità, e quello politicista dell'autoconservazione: si stava, e si sta andando, verso la somma di tre partiti già esistenti.»

Non era la sola verità. Anna Falcone e Tomaso Montanari non erano in grado di andare avanti perché nell’estate e nell’autunno nulla avevano fatto di quello che, a Roma il 18 giugno, si era deciso di mettere in cantiere. Avevano il vuoto intorno a loro. Una debacle da piangere.
E il pianto sgorgò davvero in molti, che avevano sperato, quando Anna Falcone fini in lista con Liberi e Uguali. Per non essere eletta, poi. Sembrava di stare nel film “Pinocchio” quando incontra il gatto e volpe e si fa derubare delle monete d’oro.

Le formazioni politiche che hanno promosso l’assemblea del 2 dicembre dissero di volere dare un segnale di apertura concreto… ai cittadini di quella “maggioranza invisibile” del Paese che non votava più. Parole. Parole. L’esito lo conosciamo. La ragione? Hanno perso, perché non avevano più “credibilità”. Il Brancaccio e le sue decisioni erano l’ultima speranza di recuperare in parte quel "dono" che con lo sperpero dell’eredità delle lotte e delle conquiste della seconda metà del ‘900 si era smarrito nella totale inaffidabilità delle parole pronunciate dalla fine degli anni novanta in poi...

Le 100 piazze oggi servono davvero per ritornare su un binario non distorto dal governo giallo-verde e dalle suggestioni contrastanti che evoca.
Certo, perché mentre si fa di tutto per far credere di combattere il razzismo della Lega di Matteo Salvini con un solidarismo parolaio e di facciata, in realtà si staLAVORO 350 260 demonizzando il risultato elettorale del M5S (che fino ad ora ha fatto poco o nulla per impedirlo ???). Il giochino dei sondaggi serve per tenere al centro il tema immigrazione facendo credere che è l'emergenza italiana. I numeri dimostrano il contrario, ci sono solo 2,5 immigrati ogni 1000 abitanti italiani, il dato più basso nell’Europa occidentale. Se n'è accorto anche Salvini che ha spostato il tiro sulle Ong (il volontariato è diventato un nemico da battere) ed ora sui Rom.
«L’uso politico dello spread: come la BCE ha messo in riga l’Italia» così hanno titolato alcuni giornali. Penso che ci sia del vero. Su queste colonne abbiamo già scritto come si è manipolato negli 88 giorni che hanno preceduto la nascita del nuovo governo e poi si è continuato anche dopo.

L'emergenza italiana è una e solo una: la mancanza di lavoro in particolare per i giovani. E’ su questa voce che si è realizzato il 32% del M5S. (ma loro se lo ricordano?)
Su questo si deve spostare l'attenzione di.... tutti per correggere quel presunto 57% a favore delle iniziative di Salvini. L'opposizione sui temi dell’immigrazione diventa ridicola se non diventa opposizione per riportare al centro il tema lavoro costi, quel che costi. (Ma certo cosa c’è da aspettarsi da chi neppure è riuscito a fare un’autocritica serie e argomentata per essere creduta). Anche l'Europa preferisce ora parlare di immigrati (ed è una buona cosa, prima neppure di questo si riusciva a parlare) piuttosto che parlare di lavoro e diritti che toccano il portafoglio di banche e di lor signori.

Basta con questa gigantesca distrazione di massa. Spegnere i riflettori su Salvini e accenderli sul lavoro che non c'è, sui suoi diritti carpiti e sulla pessima retribuzione che riceve.
Si il Brancaccio del 18 giugno 2017 dovrebbe essere ricordato e ripreso. Ma come? Prima di tutto bisogna sapere a chi parlare.

 

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"1948. Gli italiani nell'anno della svolta"

Avagliano 350 260di Diego Protani - Si terrà Sabato 7 Aprile alle ore 11 presso l'aula magna Francesco Alviti del Liceo Scientifico di Ceccano l'atteso incontro con lo storico Mario Avagliano che per l'occasione presenterà il suo ultimo libro "1948 Gli italiani nell'anno della svolta" edito da Il Mulino.

Questa la sinossi del libro "Per l'Italia repubblicana le vicende del 1948 hanno sancito la fine della travagliata transizione dal fascismo alla democrazia e l'inizio di una fase politica nuova. Il voto del 18 aprile rappresentò anche una netta scelta di campo nel bipolarismo della guerra fredda, scelta che non fu messa in discussione neppure dalla grave crisi dell'attentato a Togliatti, che in quello stesso anno portò il paese sull'orlo di un'insurrezione e ai una nuova guerra civile. Come vissero gli italiani quel passaggio tumultuoso? Quali ideali li animarono? Quali stati d'animo, passioni e condizionamenti ne indirizzarono l'orientamento politico? Diari, lettere, interviste, relazioni delle autorità e di pubblica sicurezza, carte di partito, documenti internazionali, giornali, volantini permettono di ricostruire il quadro complesso dell'Italia dell'epoca, illuminando anche molte questioni che hanno caratterizzato i decenni successivi, fino ai nostri giorni".

Mario Avagliano Capo del Servizio Stampa e Comunicazione Media dell'ANAS Spa, collabora con le pagine culturali de Il Messaggero e de Il Mattino e con i periodici di storia contemporanea Patria Indipendente, Pagine Ebraiche, Rassegna e le porte della memoria. È vicedirettore del web-magazine Le Strade dell'Informazione, direttore responsabile dei periodici Cavanotizie.it, Noceranotizie.it e Vietrinotizie.it e docente di "comunicazione e relazioni esterne". Ha lavorato nell'ufficio stampa di tre Governi, è stato portavoce del Ministero dei Lavori Pubblici e capo ufficio stampa del comitato referendario e di "Trenta ore per la Vita". Ha scritto per le seguenti testate: Il Messaggero, Il Mattino, L'Informazione, il Giornale Radio della Rai, il Giornale di Sicilia, i giornali locali dell'Agl-L'Espresso, E-Polis, il Mattino di Padova, la Voce di Mantova, il Corriere del Mezzogiorno, la Città di Salerno, Kataweb. Autore di vari saggi storici ed economici, si occupa di economia, di previdenza, di storia della resistenza italiana, della deportazione e degli internati militari. È membro dell'Irsifar (Istituto romano per la storia d'Italia dal fascismo alla resistenza), della Sissco, del comitato scientifico dell'Istituto storico "Galante Oliva" e direttore del Centro Studi della Resistenza dell'Anpi di Roma. È stato direttore responsabile di Trenta Ore News, periodico dell'Associazione Onlus "Trenta ore per la Vita". Collabora con il periodico Le Strade. Nell'aprile 2010 ha vinto il 7° Premio Nazionale Anpi "Renato Benedetto Fabrizi" per il suo libro sugli IMI . Nel 2012 ha vinto il Premio "FiuggiStoria 2012", promosso dalla Fondazione Levi-Pelloni, come migliore biografia dell'anno, e il Premio "Gen. Div. Amedeo De Cia", promosso dall'Istituto bellunese di ricerche sociali e culturali, per i saggi di storia militare. E' vice presidente del'ANPI Roma.

Tra i suoi saggi possiamo ricordare "L'Italia di Salò. 1943-1945", "Voci dal lager. Diari e lettere di deportati politici italiani 1943-1945" e "Di pura razza italiana. L'Italia "ariana" di fronte alle leggi razziali"

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2018: anno di concorsi nella scuola, ma reggenze e precariato continueranno!

Concorso docenti 2016 360 260di Paola Bucciarelli - Con l’arrivo del nuovo anno partiranno i concorsi per il personale della scuola così come previsto dal dettato della legge 107/2015 meglio conosciuta come “buona scuola”.
Il primo ad essere pubblicato è stato quello per dirigente scolastico, il 29 novembre 2017 il bando è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Dopo due anni di gestazione il Miur ha deciso di mettere a disposizione 2.425 posti che corrispondono, secondo i calcoli del Ministero ai posti vacanti nell’anno scolastico in corso, più quelli che si renderanno liberi in seguito ai pensionamenti nel triennio 2018-2021.
La nuova selezione si propone, oltre che di reclutare capi d'istituto in grado di gestire tutte le novità introdotte dalle ultime riforme, anche di svecchiare la categoria. Il 68,2 per cento dei dirigenti in servizio è una donna, il 31,6 per cento ha più di 60 anni con un'età media che si aggira attorno ai 55,6 anni.

Per superare le reggenze

Per ovviare al problema delle reggenze, cioè scuole che devono condividere lo stesso dirigente (sono ben 1.748 su 8.389, una scuola su quattro a livello nazionale, una su due nella gran parte delle regioni del nord Italia), il concorso sarà nazionale: i vincitori dovranno scegliere le sedi libere in tutta Italia. Altre novità introdotte dal bando: al corso-concorso possono partecipare i docenti di ruolo con almeno cinque anni di servizio e in tale computo può rientrare, per la prima volta, anche il servizio precedente al ruolo.
Tre le prove da superare per chi vorrà sedere sulla poltrona da dirigente: una concorsuale vera e propria, con scritto e orale, una formativa di due mesi e una di tirocinio presso le scuole che si concluderà, dopo quattro mesi, con un altro scritto e un colloquio. Per accedere allo scritto occorre superare lo sbarramento di un quizzone da svolgere al computer di cento domande a risposta multipla estratte a sorte da una banca dati che verrà resa nota tramite pubblicazione sul sito del ministero almeno 20 giorni prima dell'avvio della prova.
Data la complessità della procedura e l’incertezza delle date, i nuovi dirigenti potranno entrare a scuola non prima del 2019, quindi l’anno prossimo ci saranno molte più reggenze; inoltre,secondo i dati della Fondazione Agnelli, i 2.400 posti banditi dal Miur fino al 2021-22 basteranno a coprire appena la metà dei posti che si libereranno in base al turnover (la sostituzione, mediante nuove assunzioni, del personale che ha cessato il rapporto di lavoro).

Per i docenti abilitati

Ai primi di gennaio del 2018 sarà la volta del bando per il concorso dei docenti abilitati.
Secondo il resoconto dell’incontro avuto dalla FLC Cgil con i dirigenti del MIUR il 19 dicembre, “i bandi del concorso del FIT ordinario e di quello riservato a chi ha 3 anni si servizio dovrebbero uscire in contemporanea, con un iter più lungo (all’incirca 8-9 mesi a partire da gennaio). Il Ministero ha assicurato che la tempistica sarà tale da garantire l’accesso al concorso a coloro che in questo anno accademico stanno acquisendo i requisiti per concorrere”.
Purtroppo le note dolenti riguardano i posti disponibili, infatti, sui posti messi a bando non sono state fornite indicazioni precise; rimane il riferimento citato nell’audizione di inizio anno scolastico della Ministra Fedeli, che però contiene dati sintetici e non suddivisi per classi di concorso e regioni.

Penalizzazioni per i diplomati magistrali

Come denunciato più volte, sul concorso riservato agli abilitati non c’è da stare tranquilli rispetto all’obiettivo di garantire le assunzioni dei docenti precari che oggi lavorano nelle varie graduatorie. Difatti, l’apertura del concorso al personale di ruolo ha fatto saltare il complesso calcolo di percentuali secondo cui il Ministero prevedeva di mettere in ruolo nel corso di dieci anni quasi 100 mila precari.
Ad aggravare la situazione già tragica, ho scritto più volte, che da tutte queste procedure, che scompiglieranno non poco la normale attività didattica delle scuole, è escluso il personale docente della scuola primaria e dell’ infanzia, ma ora a seguito dell’ inaspettata sentenza del Consiglio di Stato del 20 dicembre scorso sui diplomati magistrali non è più eludibile una “soluzione” concorsuale per tale personale.
Il Consiglio di Stato con questa sentenza negativa respinge le sentenze cautelari che avevano immesso in graduatorie ad esaurimento (G.a.e.) oltre 2000 persone nel corso degli ultimi due anni.
Il Consiglio di Stato ha deciso di escludere i diplomati magistrali dalle G.a.e. per diversi motivi. Prima di tutto, perché molti di questi docenti avrebbero dovuto far valere prima il proprio diritto a essere in graduatoria, e non «ricordarsene» solo quando il ministero dell’Istruzione ha fatto l’aggiornamento delle graduatorie, valido per il triennio 2014-2017.
Al di là delle motivazioni, tale decisione non riguarda solo i docenti interessati dalla sentenza, ma coinvolge l’intero sistema scolastico visto che i contratti stipulati a seguito dei precedenti positivi dovranno essere revocati.
A tal fine è urgente un intervento politico - che salvaguardi il normale svolgimento dell’anno scolastico in corso - e legislativo, affinché le maestre e i maestri che per anni hanno lavorato e acquisito esperienza e titoli di studio abbiano il diritto ad un posto a tempo indeterminato.
E’necessario per questo motivo prevedere in tempi brevi un concorso che colmi il vulnus della legge 107 per quanto riguarda il reclutamento nella scuola primaria e dell’infanzia, soprattutto in ragione del fatto che in questo segmento di scuola c’è abbondanza di posti vacanti e disponibili. Sarebbe intollerabile continuare a reiterare contratti precari.

Sezze 28 dice 17

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