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Ceccano. Appunti su una crisi annunciata

ceccano palazzo antonelli 350 253di Maurizio Cerroni - Lunedì mattina i consiglieri comunali dovrebbero dimettersi davanti al segretario comunale, decretando lo scioglimento del Consiglio comunale e le conseguenti dimissioni del Sindaco della città di Ceccano.

Negli ultimi anni Ceccano è stata governata da un centrodestra ideologico, settario, privo di qualsiasi senso di governo della città: non c'è stata programmazione, non sono stati realizzati progetti, non è stata avanzata alcuna richiesta di finanziamento agli enti preposti. Nulla è stato fatto se non addossare colpe a fantomatici nemici, individuati di volta in volta nella amministrazione provinciale o regionale. Questa situazione ha penalizzato fortemente la nostra città e le conseguenze le continueremo a pagare nel futuro. Per non parlare dello slogan "è colpa di quelli che c'erano prima" che, cavalcato con discreto successo in campagna elettorale e nella prima fase dell'esperienza amministrativa, si dimostra oggi nella sua totale faziosità.

Infatti, sarebbe veramente semplice fare l'elenco delle cose fatte nel passato per metterle a confronto con il nulla prodotto dal governo del centro destra ceccanese dal 2015 ad oggi.
La crisi politica di questi mesi è figlia di un collasso all'interno del centro destra e di una forte ostilità che monta sempre con più evidenza tra i cittadini.
L'opposizione si è mossa poco, a volte si è persa in chiacchiere senza essere incisiva; altrimenti la caduta del governo cittadino si sarebbe potuta verificare già nell'anno passato.

Apprezzabile, senza ombra di dubbio, quello che si è verificato in queste ore: l'opposizione, insieme ad altri consiglieri comunali, ha avuto uno scatto d'orgoglio staccando la spina ad un governo cittadino ormai moribondo.
Bene, ma cosa dire adesso di questa crisi?

Lo slogan né destra né sinistra, privo di qualsiasi contenuto, fatto da soli uomini al comando, ha portato la nave a spiaggiarsi.
Una simile situazione si era manifestata a suo tempo con l'esperienza dell'ex Sindaco Maliziola, quando, subito dopo la sua elezione, produsse una forte rottura con i partiti che, dopo aver assicurato la sua vittoria, furono visti dal sindaco come un ostacolo. E questo fu il motivo della sua sfiducia. È vero che l'ex sindaco Maliziola decise di ricandidarsi alle elezioni del 2015, incentrando la sua campagna elettorale contro i "vecchi", ma il consenso alle liste e al candidato sindaco fu abbastanza modesto.
Infatti, al ballottaggio andarono i partiti e liste del Centro sinistra, a sostengo del candidato sindaco Luigi Compagnoni, e la destra guidata da Caligiore.
La vittoria andò al centro destra.

Anche qui di analisi ne sono state fatte tante. Probabilmente è mancata una vera discussione all'interno del centro sinistra per comprendere le cause della sconfitta elettorale e, soprattutto, per non sbagliare di nuovo.
Se si dice che il centrosinistra ha perso perché era diviso si fa una constatazione parziale dei fatti, dei dati, dei flussi elettorali, perché nel turno di ballottaggio si riparte da zero. Nel ballottaggio la partita politica che si gioca è un'altra rispetto al primo turno, conta la base elettorale e come si determina la maggioranza che si aggrega attorno al candidato sindaco.

Per nostra memoria, il centrosinistra era diviso anche nel 1994 quando però vinse il ballottaggio di giugno. Ed era diviso nel 1998 quando vinse al primo turno. Era diviso nel 2002, quando al ballottaggio andarono due candidati del centro sinistra (Ciotoli e Querqui) e al ballottaggio vinse Ciotoli. Anche nel 2007, il centrosinistra diviso vinse al primo turno. Perciò, la verità politica è molto più complicata. Solo le pigrizia politica può portare a tagliare con l'accetta le motivazioni, individuando colpe personali che in parte esistono ma non costituiscono le reali ragioni della sconfitta.

Le vittorie del centrosinistra a Ceccano, prima e dopo la nuova legge elettorale del 1994 che da quel momento dava la possibilità ai cittadini di eleggere direttamente il sindaco, sono state determinate da una classe dirigente cresciuta all'interno di partiti, sindacati, movimenti, e che prima del 1994 nel Consiglio Comunale aveva visto l'affermarsi del buon governo riformista di sindaci che portano il nome di Aldo Papetti e Angelino Loffredi, due dirigenti comunisti con una visione programmatica e con relazioni istituzionali che sono riusciti a dare centralità sia politica che amministrava a Ceccano.
La classe dirigente che ha vinto le elezioni amministrative dal 1994 al 2007, in parte anche nel 2012, è figlia di questa storia politica e amministrativa.

La sconfitta del 2015 è stata generata dai cosiddetti rottamatori, che alla fine essi stessi sono stati rottamati aprendo la strada a destra.
La sconfitta ha sicuramente palesato una situazione di profondo mutamento che aveva toccato il tessuto sociale ed economico della nostra città, che il centrosinistra non ha compreso e a cui non è riuscito a parlare. Mi riferisco ai tanti giovani che girano il mondo per motivi di studio e lavoro.

Ai Ceccanesi che fanno mille mestieri in tante e diffuse attività produttive di cui chi la politica non conosce nemmeno l'esistenza.
Ai tanti Ceccanesi che in questi anni hanno sofferto la crisi nello svolgimento delle loro attività artigianali e commerciali, che spesso si sono sentiti abbondanti.
Per non parlare delle nuove solitudini, delle nuove fragilità, come quelle dei nostri anziani.
Ci sono poi realtà importanti nel mondo della scuola, ci sono migliaia di studenti del liceo scientifico, dell'istituto alberghiero, dell'ITC, a cui non parliamo e a cui non proponiamo niente.
Quindi, ci sono temi di attualità stringente su cui sviluppare iniziativa politica, come la sanità, l'ambiente, la valorizzazione del territorio, le possibilità di un nuovo sviluppo economico, etc.
Per chi ha passione politica c'è tanto da fare, al di là della politica urlata dalla tastiera o dal tavolinetto del bar.

Chi ha ambizioni politiche, per soddisfarle deve lavorare più degli altri. Se gli altri dividono, bisogna impegnarsi nel ricucire.
Se alcuni parlano da soli in piccoli gruppi autoreferenziali, bisogna parlare con tutti.
È necessario, dunque, un po' di visione, di coraggio, di impegno nell'organizzare incontri per stimolare la partecipazione dei cittadini, di fare assemblee per coinvolgere le persone sui temi concreti. Infatti, dirigente si diventa perché altri ne riconoscono il ruolo. Ho constatato che ci sono in giro alcuni "pseudo dirigenti", non so bene di che cosa, che "aspettano la benedizione da vertici"...ma non lo sanno che solo il Papa, dalla sua autorità divina, può nominare i Cardinali?!?
Per fortuna la politica, la buona politica, è altro.

Questi sono consigli per il mio centrosinistra, quello che voglio ancora credere che abbia voglia di lottare per tornare alla vittoria e per dare una speranza in un altro futuro per Ceccano.
Perciò, non è possibile nessuna scorciatoia anche rispetto alle passate esperienze negative vissute. Una forte coalizione di centrosinistra non può prescindere dai partiti, che sono centrali in quanto danno stabilità.
PD, M5S, PSI, Prc, Leu, Art. 1, Verdi, con una grande apertura alle liste civiche, possono costituire la base per il centrosinistra ceccanese. È necessario fare un accordo programmatico fortemente innovativo, che possa dare vita ad una sorta di cantiere dove le forze politiche possano sollecitare la partecipazione di tutti i cittadini.

Il candidato Sindaco, in questo senso, rappresenta una persona che porta un valore aggiunto rispetto alle forze di coalizione, e, pertanto, deve essere prima di tutto una persona che rispetta la politica e che sia predisposto ad ascoltare i cittadini. Sul nome o sui nomi si può discutere, ricorrendo a forme democratiche di confronto e di scelta, come le primarie di coalizione, che, anche seguendo il percorso tracciato da Zingaretti, possono aiutare a creare un dialogo con i M5S e valorizzare le forze civiche.

Solo la buona politica che è fatta di passione può permettere di superare egoismi e personalismi. Il mio auspicio è che, in questo oscuro momento politico, tutti i democratici Ceccanesi che hanno a cuore il futuro della nostra città facciano uno scatto d'orgoglio per liberarci insieme della destra a doppio petto e per creare le condizioni per una nuova stagione politica a Ceccano.

 

 

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Sanità Anagni: cronaca di una morte annunciata

Anagni Ospedale 350 260Loreto Marcelli, Portavoce Regionale M5S, Vice Presidente Commissione Sanità Regionale - Primo Intervento di Anagni: cronaca di una morte annunciata. 

Gli anagnini sembrano le vittime designate di un progetto che parte da lontano e che sta raggiungendo in questi giorni l’epilogo finale.

Nell’atto aziendale l’A.S.L. di Frosinone ha previsto il potenziamento dell’area di emergenza tramite il coordinamento con il pronto soccorso dello “Spaziani” per garantire la copertura del servizio nelle 24 ore. Basti ricordare che, con le modifiche introdotte – da nemmeno un anno - all’atto aziendale, alla struttura anagnina è stata riconosciuta una valenza ospedaliera con l’istituzione del presidio ospedaliero unificato Frosinone-Alatri-Anagni.

Allo stato attuale, invece, non si intravede ancora nessun potenziamento, anzi l’A.S.L. ha manifestato l’intenzione contraria. Infatti, come risulta dal verbale di una riunione sindacale firmato anche dal Direttore Sanitario Aziendale, Dott. D’Ambrosio, l’A.S.L. vuole chiudere la struttura per sostituirla con un semplice Presidio Ambulatoriale Territoriale (P.A.T.). Pertanto, nonostante i proclami di qualcuno, continua in perfetta linea con quanto fatto finora il lento ed esecrabile smantellamento della Sanità provinciale pubblica.

Eppure l’A.S.L. nell’atto aziendale si era assunta il preciso obbligo giuridico di elevare il Punto di Primo Intervento a Pronto Soccorso. Invece, al posto degli specialisti, degli infermieri e di una struttura ad elevata professionalità con un importante supporto logistico gli anagnini e le popolazioni limitrofe rischiano di ritrovarsi davanti a un semplice lettino con un seggiola. Parafrasando un vecchio adagio qualcuno direbbe: “cornuti e mazziati”.

Non è bastata la chiusura dell’ospedale di Anagni, che era perfettamente funzionante, a questo si è aggiunta un’azione di depredamento continua e costante. Eppure la zona, ricompresa nella Valle del Sacco, rientra tra quelle con i più alti indici di patologie.

Una simile volontà, tradisce le aspettative generatesi nella gente negli ultimi mesi. La provincia non può più tollerare tutto ciò.

Un inversione di rotta è indispensabile, per questo appare ormai improcrastinabile la sostituzione dei vertici dell’A.S.L. ed un vero cambiamento della politica aziendale.

Con l’occasione si porgono cordiali saluti.

Sora, 19 giugno 2018

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Una sconfitta da tempo annunciata

ceccano palazzo antonelli 350 253di Angelino Loffredi - La coalizione guidata da Roberto Caligiore ha vinto. Nettamente. Per quello che rimane delle se-dicenti forze di sinistra non resta altro che accettare una sconfitta da tempo annunciata e, ammesso che ne abbiano la volontà, affrontare senza reticenza il tema del perché sia potuto accadere.
Chi ha veramente intenzione di capire e approfondire per riprendere un non facile cammino non si limiti ad esaminare l’ultimo semestre o a dare colpe ad altri. Questo modo di procedere sicuramente è facile, perchè incentiva le sei coalizioni perdenti ad addossare le responsabilità ad altri. Ma a ri-flettere bene non permette di fare un passo in avanti in quanto tutti gli interlocutori rimarranno sulle rispettive posizioni.
In un momento in cui la visceralità, le varie rese dei conti interne e lo sconforto sembra prevalere, mi permetto di intervenire ritenendo che sia utile andare un po’ più indietro, nell’estate del 2011 appunto, quando 33 persone appartenenti all’area di sinistra evidenziarono le difficoltà gravi ed enormi che già allora si appalesavano e che sintetizzo: mancata coesione della coalizione per difen-dere le strutture ospedaliere, rinvii pretestuosi per l’avvio della raccolta differenziata e per l’utilizzo delle energie alternative, debolezza nel fronteggiare l’opposizione di destra, ambiguità e reticenza di alcuni consiglieri di maggioranza e per ultimo la mancanza di un candidato naturale alla carica di sindaco. Per tutte queste questioni si chiedevano le primarie. Primarie non solo per scegliere un candidato a sindaco, ma in particolar modo per evidenziare ritardi, individuare errori, correggere e proporre; insomma la campagna per le primarie avrebbe dovuto servire per dare una idea sulle cose da fare, costruire in corso d’opera un programma, le idee prima che le persone.
Sentimmo tante voci, arrivarono molti impegni di andare in tale direzione ma non si fece niente e alla fine vennero fuori le candidature di Manuela Maliziola e di Maurizio Cerroni.

Ricordo a tutti che già nelle comunali del 2012 le due coalizioni di destra prevalsero su quelle di sinistra e le liste di sinistra subirono un notevole arretramento rispetto a cinque anni prima. Già nel 2012 la destra cavalcò la proposta di un ricambio generazionale alla direzione del comune.
Nei giorni precedenti al voto di ballottaggio Manuela Maliziola, fortunatamente, oltre a mettere in evidenza alcune qualità personali, si impegnò a formare una giunta composta da assessori che non avevano avuto tale esperienza. L’insieme di tali novità oltre ad alcuni errori della destra contribuì a scampare il pericolo di un successo della coalizione di Ruspandini.
Dopo un anno la coalizione guidata dalla Maliziola si allargò al PD e Maurizio Cerroni divenne vi-cesindaco.
Tale scelta rovesciava l’impegno solenne di far guidare il paese da un personale politico nuovo, oltre tutto era fatta a Frosinone in modo verticistico in quanto le sezioni, permanente chiuse, non avevano discusso tale sbocco. Inoltre la presenza di Cerroni apriva o comunque sollecitava le aspettative di altri che avevano avuto una esperienza simile. Tali importanti scelte a Ceccano non furono mai discusse nè approvate ma solamente subite. Continuava ma con maggiore intensità la lunga stagione del mugugno sordo che diventava sempre più un fiume carsico, di difficile decodificazione ma che produceva danni irreparabili all’idea di sinistra perchè allontava sempre più i cittadini dalle grandi scelte politiche.
La giunta Maliziola-Cerroni non inserì elementi di novità, addirittura inaugurò il Parco di Castel Sindici dimenticando che lo stesso era stato inaugurato già undici anni prima, alla vigilia di una campagna elettorale e con le stesse liturgie.
Attorno alla sindaca in quel periodo si avvolge sempre più una rete di attese, speranze, conflitti, in-teressi vari e contrapposti di gruppi e corpuscoli economici che, oltre ad essere paralizzanti non ver-ranno conosciuti perché la giunta non dimostra di essere sensibile al valore della partecipazione e della trasparenza ed anche perchè nemmeno dall’interno dei partiti che la sostengono c’è una espli-cita e chiara richiesta a voler sapere.

Nel giugno del 2014 avviene una deflagrazione: azzeramento degli assessori in carica da parte della sindaca, senza motivazione; nomina di una nuova giunta; dimissioni di 11 consiglieri comunali senza alcuna giustificazione; arrivo del commissario prefettizio.
Le primarie fatte all’insegna della personalizzazione all’inizio di questo anno non risolvono i pro-blemi aperti ma li accentuano. La formazione di tante coalizioni, causa ed effetto del fallimento del-le vecchie alleanze, logora e frantuma ancora di più i partiti: il PD subisce una defezione verso il PSI e verso la coalizione della Maliziola; il partito socialista perde pezzi in direzione delle liste di Querqui; il Sel si spappola addirittura in tre gruppi: con Querqui, con Maliziola e con Compagnoni; la ventennale lista organizzata da Montoni ugualmente si divide in tre direzione: Querqui, Luigi Compagnoni e Caligiore. Per non appesantire la nuova geografia politica risparmio la descrizione dei nominativi che si spostano ed i relativi voti.
Questa fine del mondo non ha permesso di cogliere e evidenziare la mistificazione con cui si stava presentando la destra. Una destra che rinnegando lo stato delle cose e la propria collocazione si cammuffava di civismo, mostrava compostezza e rispettosità, cavalcava con facilità la crisi dei partiti e il suo fallimento amministrativo, ponendo così indisturbata la sua candidatura a governare il paese. Le coalizioni eredi del passato non hanno mai mostrato una idea riguardante il futuro, non hanno avuto in alcun momento una volontà di correggere e proporre innovazione, una piattaforma di tutela di interessi generali e un rapporto nuovo con i cittadini. Il particolarismo è stato prevalente. Ognuna di queste coalizioni, in feroce competizione quasi a sbranarsi, si è limitata a esaltare le virtù salvifiche del proprio candidato a sindaco, lasciando cosi inattaccata la coalizione di Roberto Caligiore, non andando mai a vedere e a ricercare le contraddizioni in essa esistenti e prime fra tutte il tema politica-antipolitica e l’affermazione o meno di un nuovo personale politico rispetto al vecchio, duro ad abbandonare la scena.

Nessuno s’illuda che dopo questa cocente sconfitta per gli avversari di Caligiore sarà più facile riprendere il cammino perchè in politica così come non si vive di rendita e nemmeno possono esserci uomini validi per tutte le stagioni, non ci sono nemmeno facili automatismi: da una sconfitta è più facile rinascere.
L’esperienza ceccanese ma più in generale quella italiana mi spinge inoltre a sollecitare tutti a uti-lizzare con parsimonia la parola sinistra, sono tentato, sperando di non urtare altre sensibilità, di chiedere “non nominare il termine sinistra invano“ non abusarne, in particolar modo per ingannare i cittadini che soffrono. I termini hanno bisogno di connettersi con la sostanza, con i contenuti con il quotidiano agire politico ma di questo, considerato che non ci troviamo alla fine della storia, avremo tempo e troveremo i luoghi per discutere.

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