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ANPI: come usare i social

anpi BANDIERA 350 260 minANPI

Dall'Ufficio Stampa dell'ANPI
Buon giorno,

La presente per invitare tutti ad una riflessione sul modo di comunicare sui social per evitare l'involontario propagandare di immagini e messaggi razzisti, sessisti e quant'altro prodotti dai fascisti.

Se i fascisti espongono striscioni, manifesti o scrivono sui muri, o forniscono alle agenzie di stampa foto ad hoc, è per pubblicizzare la loro esistenza e il loro "pensiero" e farlo arrivare a più persone possibili. Moltissimi articoli di giornali e riviste, anche quando nel contenuto scritto dell'articolo si depreca il fascismo, appongono fotografie di bandiere, stemmi, simboli, scritte, militanti in atteggiamenti marziali che appaiono invece esaltarlo. Anche in molti comunicati delle sezioni ANPI succede questo.

E' una vera strategia comunicativa di un'efficacia formidabile: la rete è inondata di immagini nazifasciste che vivono di vita propria, avulse dai contenuti di comunicati ed articoli.

In una pagina web, sui social, ovunque, le parole scritte vengono accompagnate da immagini proprio perché queste hanno un'efficacia comunicativa immediata e capace di attrarre l'attenzione, mentre la maggioranza delle persone legge le parole scritte solo parzialmente e di sfuggita.

Quindi, porre la massima attenzione a non cadere nel tranello quando si linkano articoli e, peggio, quando si fanno comunicati.

Stefano Bonifazi ufficio stampa ANPI provinciale di Roma.

 

 

ANPI e Social Network

 

 

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ANPI: Paliano e il resto d'Italia

anpi BANDIERA 350 260 minQuesta notte a Paliano qualche delinquente si è introdotto nella sede del'Istituto alberghiero sfregiando e trafugando materiali, strumenti e arredi. Non contento ha lasciato la firma, una svastica (peraltro disegnata al contrario, segno di quanto siano a conoscenza della storia e del loro stesso armamentario di lugubri distintivi), un coltello minacciosamente infisso e tracce del passaggio vandalico.

Che intendano questo quando fanno riferimento ai Nibelunghi ed alla saga gotica?

Non crediamo che ne sappiano molto, ma ciò non li rende meno pericolosi. Bene hanno fatto l'Assessore Campoli e il Sindaco Alfieri, cui va tutta la nostra gratitudine, a stigmatizzare nel modo più fermo il gesto di questo o questi vigliacchi, e a chiedere alle forze dell'ordine di fare tutto quanto possibile per assicurarli alla giustizia democratica.

Paliano è la città di Enrico Giannetti, fulgido esempio di combattente e organizzatore della Resistenza contro l'occupazione nazista ed il collaborazionismo anti italiano fascista. E' una città che si è distinta nella nostra provincia per la sua tensione democratica ed antifascista per tutto il tempo trascorso dalla Seconda Guerra Mondiale e dalla fine della dittatura. E' una città dalle forti tradizioni di partecipazione e di lotta per il progresso civile e democratico, a partire dalle classi lavoratrici che tanto hanno fatto negli anni delle conquiste democratiche, civili e del lavoro.

Ma come vediamo questo non basta a garantire la sicurezza e la convivenza democratica; anche nel corpo di una società solidale e sana si annidano parassiti in grado di danneggiarla, di comprometterne la serena vita collettiva.

Esprimiamo la totale vicinanza ai cittadini di Paliano che rifiutano simili vergogne, commesse da individui che oltretutto, approfittando della impunità che credono venirgli dal clima di incitamento all'odio e alla violenza da parte di personaggi e organizzazioni che si candidano a governare (meglio, a comandare) il Paese, rubano alla comunità, alla scuola mascherandosi malamente dietro simboli che sono anche peggiori del reato commesso.

Siamo vicini all'Amministrazione che rappresenta quei cittadini, e siamo disponibili a sostenere tutte le loro iniziative democratiche di sensibilizzazione in favore della convivenza civile della comunità palianese nei valori e per gli obiettivi della nostra Costituzione repubblicana, democratica, antifascista.

Preghiamo i nostri compagni della Sezione di Ferentino-Anagni di far giungere al Sindaco ed all'Assessore il senso della nostra solidarietà e di trasmettere loro l'impegno dell'ANPI della provincia e dei territori limitrofi al loro fianco.

Associazione Nazionale Partigiani d'Italia

Comitato Provinciale di Frosinone

 

 

 

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L'indignazione dell'ANPI sul tributo ai fascisti militanti

artcolo Ciociaria Oggi 24gen20 400 minLa vicenda del “tributo” ad uno dei firmatari del famigerato “Manifesto della razza” che originò le deportazioni e la soppressione di diverse categorie di esseri umani in Italia, tributo che alcuni destineranno a quarantott’ore dalla Giornata della Memoria, si aggiunge ad una sequela lunga e tragica di celebrazioni di personaggi di cui l’Italia dovrebbe provare vergogna.

Che costui fosse convinto del tutto o solo in parte di quel sostegno, come pure si sente sostenere, ha ben poca importanza, in quanto il giudizio morale non ci appartiene, mentre quello storico e quello politico dovrebbero essere preoccupazione di tutta una società che si dichiari democratica, civile, avanzata.

Naturalmente non è nostra intenzione far parte di un chiacchiericcio, per lo più assai superficiale e lontano dalla reale questione, cui si dedicano già troppi animatori dell’insulto professionale chiamato social. Ciò che ci preoccupa in merito a questo “caso” specifico, è che esso si innesta su un processo di progressiva e poderosa rimozione dei caratteri stessi della democrazia su cui le Istituzioni si fondano. Caratteri che, tanto per banalizzarli e renderli astratti, sono spesso definiti “valori”, in modo approssimativo, confuso, consapevolmente ambiguo. Quei “valori” che non vengono chiamati col loro nome per paura di connotare la democrazia come partecipazione e la Repubblica come conquista, si chiamano libertà, uguaglianza, diritto, responsabilità, negazione di qualsiasi autoritarismo, comunque si mascheri e dovunque tenti di imporsi, ossia in una parola, per l’Italia e per tutta l’Europa, antifascismo.anpi BANDIERA 350 260 min

Dal monumento di Affile al macellaio Graziani, dal ripetersi di atti di distruzione dei luoghi e dei simboli della Resistenza e dell’antifascismo, dallo sdoganamento della dittatura fascista come fosse “un’idea come un’altra” mettendo così la Repubblica democratica sullo stesso piano dei suoi detrattori, dall’oblio sui crimini delle cosiddette imprese coloniali e fino alla celebrazione di personaggi e fatti della storia peggiore del nostro popolo, la catena è lunga e troppo sottovalutata. Spesso sentiamo ripetersi l’alibi delle “origini locali” del personaggio di turno, come se il fatto di esser nati in un certo luogo fosse l’unica condizione per esserne considerati l’orgoglio (s’intende, per qualche merito in grado di cancellare responsabilità gravissime, le famose “cose buone” fatte). Argomenti del genere non meritano nemmeno di essere presi in considerazione, poiché ciascuno è responsabile di fronte alla società degli atti che compie, non certo del luogo in cui viene al mondo. Se si accettasse questo criterio si dovrebbe ammettere che villaggi per altri versi insignificanti accedano alla gloria magari per aver visto nascere noti criminali.

Banalizzare, appunto, per rendere digeribile qualsiasi ipotesi di revisione delle basi su cui si fonda l’architettura costituzionale democratica, non a caso continuamente fatta bersaglio di cosiddette “riforme” guarda caso sempre di segno autoritario se non reazionario.

Ora, che alcuni desiderino commemorare personaggi almeno discutibili, lo comprendiamo e sappiamo che la democrazia prevede libertà di espressione anche per chi la combatte. Che però le Istituzioni si facciano parte di tali pratiche patrocinandole o comunque sostenendole anche solo moralmente è inaudito, per di più quando si tratta di Istituzioni elettive e di grande tradizione democratica.

Altra cosa è lo studio di tutto ciò che la storia ha prodotto, fascismo e fascisti compresi. Ma non “celebrazione” di chi ha condiviso sistemi e pratiche che la Repubblica ripudia e sulla cui sconfitta è stata fondata.
Crediamo che i cittadini, in questo come in tutti gli altri casi in cui un deteriore campanilismo sembra prevalere sul rispetto della verità storica e sulla difesa incondizionata della democrazia così come si è costituita e come si è evoluta, abbiano la responsabilità di affermare il loro ruolo, quello cui li chiama la Costituzione, quello della responsabilità civile senza la quale i famosi “valori” diventano pura enunciazione retorica.

Valuti l’Amministrazione se ritenga di dover confermare il patrocinio magari in nome delle posizioni assunte dal pensatore “dopo” la fine della dittatura o se invece possa riflettere in nome della verità storica e della difesa della Repubblica antifascista che rappresenta. Parlare si può, si deve; di tutto, di tutti; ma non cadendo nell’agiografia e nella mistificazione, certamente con le migliori intenzioni.

Frosinone, 24/01/2020

ANPI – Comitato di Frosinone

 

 

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Cassino: Memoria e Presente

anpi BANDIERA 350 260 minCome previsto, venerdì scorso 15/11 l'ANPI Frosinone concluso, con l'Istituto Alberghiero, la rassegna di presentazione del libro sui treni dell'infanzia del 1946 nelle scuole di Cassino.

Una quarantina di studenti del quinto anno hanno ospitato la delegazione dell'ANPI dopo un breve incontro con la Dirigente scolastica, una giovane funzionaria molto motivata e dinamica, con la quale si immediatamente entrati in completa sintonia.

L'incontro con i ragazzi si è svolto nella totale attenzione, al termine hanno rivolto alcune domande agli autori del libro, Lucia Fabi e Angelino Loffredi, e anche dopo lo scioglimento della riunione ci si è trattenuti per ulteriori dubbi e confronti.

Come sempre, dopo quella assemblea resta un bagaglio di umanità, di problemi, di punti di vista, di domande che conferma l'importanza di offrire ai più giovani se non certezze, punti di riferimento più sicuri, esempi virtuosi di impegno civile e sociale, piccole relazioni positive nella loro formazione, oggi sempre più precaria e debole di prospettive.MaledettaLinea min

Tutto il lavoro fatto insieme ad Artenova nel progetto Memotech, di cui quella storia è parte essenziale e senza dubbio qualificante per molti aspetti, oltre a produrre il video delle testimonianze, il libro e la mostra che si può visitare presso l'Historiale di Cassino, e che si trova anche all'indirizzo internet abcmemotech.it, ha ispirato anche un pregevole lavorio teatrale, scritto e diretto da Artenova.

Questa pièce verrà recitata a Cassino il 28 Novembre, come si legge dalla locandina allegata a questa mail. E' importante assistere a questa rappresentazione, non per "fare numero", ma perché essa nasce da una nostra esperienza collettiva diretta di riflessione e recupero di memoria sulla storia delle nostre terre, della nostra gente, della nostra vita. Partecipare, quindi, vuol dire appropriarsi di una lettura originale di noi stessi, di uno strumento in più per capire e continuare a perseguire, con lo stesso impegno e con più forza, l'utopia di una società umana. L'utopia, non l'illusione.

L'ANPI Frosinone crede anche questa volta di aver messo un mattone solido nell'edificio che vogliano costruire. Di questo ringraziano tutti coloro che, a qualsiasi titolo, per qualunque aspetto e per il tempo che hanno potuto, hanno contribuito alla realizzazione del progetto e di quanto ad esso collegato.

L'ANPI Frosinone aspetta tutti all'Aula Pacis il 28 alle ore 21.

Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, Comitato Provinciale di Frosinone

 

 

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L'ANPI al Lazio Pride Frosinone

LazioPride Fr2019 minMessaggio del Presidente Giovanni Morsillo.

 

«Cari compagni, care compagne,
Intanto grazie!

Grazie per aver portato il vostro sostegno alla scelta di patrocinare il LazioPride, di essere stati presenti e di aver fatto in modo che la nostra presenza fosse qualificata.

Alcuni aspetti crediamo vadano focalizzati, sia della manifestazione in generale, sia della nostra adesione; non tanto per esprimere la completa soddisfazione che registriamo per l’ottima riuscita e per la positiva reazione della città, che pure non ci lasciano indifferenti, e più avanti ne diremo, quanto per iniziare a mettere a frutto questo risultato non del tutto aspettato, e quindi trarne le conseguenze politiche per il lavoro futuro.

Le polemiche succedutesi dal giorno della scelta di Frosinone come luogo per la manifestazione della dignità omosessuale sono state, tutto sommato, meno feroci e assai più casarecce di quanto già visto in altre realtà, anche meno percepite come conservatrici della nostra città.
Questo, a nostro avviso, anche per l’inconsistenza politica dei dirigenti delle destre nostrane, ma non solo.
Quei tentativi polemici così deboli di argomenti e così semplicistici nelle formulazioni, hanno avuto il loro picco massimo nei tentennamenti dell’amministrazione comunale e del Sindaco nel trattare il tema, fino a negare il patrocinio, come se le Istituzioni fossero da tenere lontane dalle contaminazioni civili, sociali e culturali. In realtà, questo atto non compiuto dimostra solo che il Sindaco non vuole rischiare nulla. Del resto, i comunicati che ha emesso sono un capolavoro di ciceronismo, capaci di affermare e negare allo stesso tempo gli stessi contenuti, cercando goffamente di non sostenere e non sabotare: definire la manifestazione “anacronismo” non rende merito alle capacità ed all’intelligenza del Sindaco, che sa benissimo che essa è semmai per certi aspetti un’avanguardia. Del resto, sa anche che quell’aggettivo era il più asettico, il più lontano dalla condanna politica ed etica che alcuni suoi sostenitori avrebbero gradito, e si limitava a tirarsi fuori senza mettersi contro, almeno nelle intenzioni. Cerchiobottismo? Galleggiamento democristiano? Non esistiamo per apporre etichette; certo è che anche lui, come molti altri addetti ai lavori, avevano largamente sopravvalutato il reale livello di dissenso dei Ciociari verso i temi e la stessa realizzazione della manifestazione. Avrà anche mantenuto la calma negli ambienti meno illuminati della sua comitiva, ma non ha osservato, una volta tanto, il territorio.
A fare ala al corteo c’erano centinaia di persone che fotografavano, salutavano, e spessissimo si complimentavano e lanciavano segnali di condivisione (pollice alto, baci, sorrisi, ammiccamenti). C’erano le persone comuni, con i bambini né scandalizzati né impauriti, c’era curiosità ma anche molta più condivisione di quanta ce ne aspettassimo anche noi stessi. Di contro, se non è sfuggito qualcosa, non abbiamo visto nessun gesto ostile, nessuna faccia storta, nessuno che si sentisse mancare o vomitasse.

Su questo non crediamo sia il caso di tornare, è solo da prendere atto che il consenso elettorale si fonda più su carenze degli avversari che su qualità dei vincitori. Carenze magari solo organizzative (divisioni, polemiche fratricide, ecc.) ma che fanno grandemente la differenza in troppi casi.

Per quanto ci riguarda, crediamo che aderire e patrocinare l’evento, avere il nostro spezzoncino di corteo davanti al camion, in apertura, sia stato opportuno, per arricchire la lotta di liberazione delle persone omosessuali di un punto di vista che va oltre, e la inserisce – a nostro modo di vedere – in un contesto più ampio, in un orizzonte più complesso. Consideriamo ogni lotta che riguardi la conquista di diritti sociali o civili come un pezzo della lotta più complessiva per la costruzione della società degna e civile che la Costituzione prefigura e ci chiede di compiere.

Potremmo rispondere a qualche sciocco che crede che chi era presente lo facesse per avere visibilità, che abbiamo scelto di non parlare nemmeno per un saluto, di aver fatto ciò che volevamo servisse a dare forza alla manifestazione, non certo il contrario. L’ANPI non aderisce a qualsiasi cosa per apparire, ed è assai prudente e avara nel concedere patrocinii. Se lo fa è solo quando si presentano le condizioni di completa condivisione degli scopi delle iniziative, dentro un solco netto costituito dal nostro programma e dalla Costituzione della Repubblica. Ma poiché sarebbe tempo sprecato battibeccare con chi ha la sentenza prima di conoscere e capire le cose, ci rivolgiamo ai nostri iscritti, simpatizzanti e militanti invitandoli, ancora una volta, a resistere all’allettante gioco del rimpallo e della messa in ridicolo di affermazioni senza fondamento. Andiamo avanti, con le nostre idee, con i nostri riferimenti, con il nostro impegno quotidiano per rafforzare le condizioni di agibilità civile e politica della Repubblica nata dalla Resistenza.anpi BANDIERA 350 260 min

Abbiamo invece da osservare meglio quanto Frosinone ci ha offerto ieri. La città è apparsa del tutto fraternizzante con i manifestanti, nessun negozio ha abbassato le serrande, né ci risultano fallimenti di bar e negozi di scarpe per il passaggio dell’orda immorale. Dicevamo che il popolo del passeggio, e non solo, era incuriosito e normalmente attratto dal corteo e, purtroppo per alcuni, con realistica meraviglia ha dovuto rinunciare a scene oltraggiose, a comportamenti immorali, a esternazioni oscene, semplicemente perché non ve ne sono state. Coloro che normalmente si dedicano al disprezzo dei diversi fra una puntatina sui siti porno e la frequentazione di qualche povera disgraziata sui cigli delle strade, già dai loro commenti di ieri sera sembravano delusi. Non gli sembrava vero di potersi sfogare anche a Frosinone da veri maschi bianchi e di destra, che le loro pur misere polveri venivano irrimediabilmente bagnate dalla semplice insussistenza delle minacce paventate.

Quindi non è vero che “Frosinone è tutta così”, o che “non c’è niente da fare”. Proviamo a pensare cosa non abbiamo fatto noi, prima di dire che siamo sfortunati e continuare a picchiare sulla testa del compagno per stabilire chi è più coerente, avanzato, di sinistra e così via.

Abbiamo poi visto una cosa che ci ha riempito il cuore: sfilare mischiati soggetti fra loro antagonisti, persone, bandiere e sigle nate da scissioni dolorose, certamente sempre motivate, ma mai salutari come la storia dimostra sia sul profilo elettorale che delle conquiste sociali, civili e politiche. Di tutti.

Quindi non è vero che ci siano incompatibilità su tutto fra i soggetti. Sembra a noi che quando si sta sui temi, che siano il 2 Giugno, che siano i diritti, che sia il sostegno a lavoratori in lotta o il presidio antifascista a Ceprano o la storica battaglia per Trisulti ci si ritrova tutti a camminare nella stessa direzione. Non ci illudiamo e non siamo ecumenici; ma diciamo che la via per tornare a rappresentare un’alternativa solida e di prospettiva non sta nel reclutamento di un leader telegenico o anche preparatissimo (magari!) ma nella costruzione faticosa, priva di premi, lunga come la vita stessa, di condizioni di convivenza e unità nelle cose da fare, e di discussione franca e fraterna sulle teorie e le letture diverse che se ne danno, ma con l’obiettivo vero di costruire mettendo insieme le forze (oggi si chiamano risorse, come ci insegnano i capitalisti, risorse umane, capitale umano ecc. ma noi siamo all’antica e pensiamo che le forze non siano tutte da vendere).

E abbiamo visto giovani e vecchi, generazioni differenti con esperienze differenti, che potevano marciare assieme perché si riconoscevano a vicenda: non formalmente, ma nei fatti, sui temi da sostenere.

Ma non è finita: c’erano atei, molti cattolici, qualche islamico (non conoscevamo tutti, parliamo di coloro di cui siamo certi).

Insomma: chi ha dato vita e forza a quel corteo lo ha fatto secondo convinzioni, esperienze, coscienze diverse. Ma lo ha fatto unitariamente, senza fischiare nessuno dei presenti, senza chiedere patenti ad alcuno. Sappiamo che quando si ragiona di elezioni, di programmi, di appartenenze tutto si complica. Ma crediamo anche che l’altezza di una classe dirigente si misuri nel saper trovare soluzioni che riuniscano il popolo dei diritti, del progresso, della civiltà. E crediamo anche che questo popolo, i militanti, debba fare ogni sforzo dove questo manchi, debba farsi carico anche dei problemi non risolti centralmente, debba cioè dedicare le proprie forze ad incontrare gli “altri”, a ricercare i terreni comuni su cui mobilitarsi e mobilitare.

Infine, con la speranza che si avvii davvero una stagione di contaminazioni feconde, di messa all’Ordine del Giorno il Punto Uno dell’unità operativa per gli obiettivi piuttosto che trovare (e si trova sempre, neanche con troppa difficoltà) il nervo scoperto su cui inchiodare l’altro, soddisfatti quanto ininfluenti sul corso delle cose.

L’ANPI era lì, e ringraziamo tutti i compagni e le compagne che hanno voluto portare le bandiere, lo striscione, e anche chi non lo ha fatto ma era presente, e soprattutto, lo diciamo consapevoli del valore della loro coerenza, ringraziamo chi ha sfilato con l’ANPI per un tratto, dividendo il proprio impegno fra l’ANPI e il partito, il sindacato, l’associazione di appartenenza. Il loro contributo, anche se è stato fisicamente frazionato, vale doppio.
E poiché non siamo una organizzazione di eventi ma un gruppo di donne e uomini impegnati per ottenere risultati, ci mettiamo a disposizione e auspichiamo che l’ANPI venga considerata ed utilizzata come uno dei luoghi più aperti e garantiti per costruire quell’unità almeno operativa che ci sta a cuore. Vedere quelle bellissime facce, quelle forze in piazza e sapere che rischiamo di continuare a sprecarle in inconcludenti battibecchi fra noi, fa stare male.

Vogliamo ringraziare, per ultimi solo perché rimanga più vivo il ringraziamento, gli organizzatori del LazioPride Frosinone 2019, per aver osato, per averci chiamati a lottare per il bello, per la civiltà, per la fraterna condivisione della nostra umanità.

Chiamatela come volete, noi la chiamiamo RESISTENZA.

Fraterni saluti.»

ANPI – Comitato provinciale di Frosinone
Frosinone, 23/06/2019

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Berlinguer nel ricordo dell'ANPI

 anpi BANDIERA 350 260 minANPI, Comitato Provinciale di Frosinone - Oggi ricorrono 35 anni dalla prematura ed eroica fine di Enrico Berlinguer.
Non ci uniamo al diluvio (si fa per dire) di lacrime di coccodrillo di chi o lo ha insultato in vita o lo ha tradito da morto, o tutt'e due le cose.

Non ci soffermiamo sugli aspetti umani, abbiamo rispetto della famiglia e del suo intimo soffrire e non intendiamo far parte del festino retorico che mentre piange il morto ne divora i brandelli. Ci interessa di più dissociarci attivamente dai discorsi di facciata, dalle false lodi alla politica, alla battaglia, alle idee ed alle pratiche di un grande dirigente del movimento operaio e democratico della nostra storia migliore.

Fu protagonista, con altri personaggi di altissimo valore, presenti nel suo ed in altri partiti, e in tutti i gangli della società organizzata, di una stagione in cui la classe dirigente era davvero tale e, fatte ovviamente le dovute differenze, scartati gli elementi negativi indubbiamente sempre presenti, si poteva parlare di un livello di qualità e di consapevolezza del ruolo di cui oggi non si trova traccia, e non solo nella politica.

Berlinguer fu combattuto anche all'interno del Partito, ed è cosa ovvia, essendo il Pci una organizzazione nella quale si studiava e si discuteva, non certo il monolite rappresentato nelle caricature che se ne producevano. All'esterno fu bersaglio di un vero e proprio accanimento, con tutti i mezzi e da tutti i fronti; non ci dilungheremo su questo, la Storia si è incaricata di spazzare via i meschini.

Eppure oggi lo si richiama ogni due o tre frasi per rafforzare posizioni e proposte lontane, se non opposte, al suo pensiero ed alla sua pratica.

Questo per un solo motivo: non certo perché quelle idee e quelle lotte, quelle pratiche si assumano come guida del proprio agire e pensare politico, bensì perché, a dispetto di tutti i suoi detrattori - offensivi, più che critici - Enrico Berlinguer continua a suscitare un forte rimpianto in tutti coloro che credono in un riscatto, un mondo più civile, una società più giusta, o almeno la desidererebbero. Anche se avversari.

E come mai avviene questo? Uno dei motivi, non l'unico né forse il più importante, è il carisma dato da un uomo serio, coerente, inflessibile eppure umanissimo, capace di rapporti veri, affettivi con i propri compagni di strada. Un uomo che, da dirigente di valore altissimo, sapeva che la politica ha senso se forma comunità, se cioè diventa, come scrisse qualcuno di rara cultura "paese nel Paese".

E tuttavia Enrico Berlinguer non fu solo questo. Egli fu dirigente di ampio pensiero, fu marxista nel senso più marxiano, ossia non fu schematico e "ortodosso" ma non fu nemmeno eretico e blasfemo. Declinò l'ideologia secondo la filosofia della prassi, sapendo che nessuna formula è eternamente valida, e che la teoria vera si confronta e si aggiorna con l'evolversi del reale e della conoscenza che ne acquisiamo via via. Non così l'ideologismo, la versione stupida dell'ideologia, che teme il rinnovarsi e finisce per l'essere inutile e scomparire, dopo aver fatto danni più o meno gravi.EnricoBerrlinguer 460 min

La scelta democratica, il mettere il partito alle dipendenze dei lavoratori, poiché essi ne erano la sostanza vera, non fu ben visto né qui, né altrove (Mosca, ad esempio). Ma oggi tutti ne parlano bene. Come si sa, per rimuovere qualcuno, occorre a volte promuoverlo, almeno quando è troppo potente. E Berlinguer è ancora troppo potente nella coscienza democratica italiana sia per essere rimosso brutalmente, sia per essere riconosciuto e discusso nella reale dimensione della sua statura.

E quindi il tentativo è di ridurlo a sciocco luogo comune, un po' come il ridicolo "Mussolini ha fatto anche cose buone", una poltiglia dolciastra in cui tutto si mescola e si confonde ma che invece di nutrire avvelena.

Noi antifascisti gli siamo grati, per le lotte che ha condotto e per l'esempio che ha offerto a tutti, non solo ai suoi compagni militanti: si può e si deve rimanere coerenti, sempre, senza per questo diventare bigotti o rinunciare alla curiosità, all'innovazione, al progresso.

Appare grottesco il rincorrersi di alcuni a rivendicarne l'eredità, in un contesto in cui il mestierame che lui denunciava pubblicamente è diventato forma e sostanza di gran parte della politica.

Noi piccoli militanti della democrazia, fragili difensori della Costituzione che, come lui, consideriamo che “L’esperienza compiuta ci ha portato alla conclusione che la democrazia è oggi non soltanto il terreno sul quale l’avversario di classe è costretto a retrocedere, ma è anche il valore storicamente universale sul quale fondare un’originale società socialista. Ecco perché la nostra lotta unitaria (che cerca costantemente l’intesa con altre forze d’ispirazione socialista e cristiana in Italia e in Europa occidentale) è rivolta a realizzare una società nuova – socialista – che garantisca tutte le libertà personali e collettive, civili e religiose, il carattere non ideologico dello Stato, la possibilità dell’esistenza di diversi partiti, il pluralismo della vita sociale, culturale, ideale”

Siamo stati invitati a partecipare ad una discussione per ricordare la figura di questo illustre dirigente comunista dalla Federazione provinciale di Rifondazione comunista. Vi andremo per portare un modesto contributo alla memoria di un uomo, di uno stile, di una concezione politica che consideriamo uno dei pilastri su cui fondare un pensiero alternativo allo spettacolo di oggi ed una pratica conseguente. Il suo antifascismo concreto, fatto di conquiste sociali e di condizioni di vita e di lavoro dentro un'idea di dignità, ci è utile oggi per capire e combattere gli arretramenti che il nuovo ordine impone alla società.

Se non riusciremo in questo, ciascuno nella propria dimensione e "diversità", rimarranno solo i coccodrilli e le loro lacrime sterili e vili.

 

 

 

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Dimenticare le Fosse Ardeatine

fosse ardeatine 324 marzo 2019. Ricorreva il 75° anniversario della strage delle Fosse Ardeatine, compiuta dai nazisti con la complicità di quelli che in Italia "hanno fatto anche cose buone".

Associazione Nazionale Partigiani d'Italia Comitato Provinciale di Frosinone - Contrariamente agli anni passati, la RAI (compresa RAI Storia e RAI Radio, perfino RadioTre) si è guardata dal commemorare, dal trattare l'argomento in qualsiasi modo. Perfino il programma quotidiano "Il giorno, la storia" (su Rai Storia) ha riservato al fatto solo un brevissimo accenno, privo di qualsiasi spiegazione, di qualsiasi contento, di qualsiasi riferimento, limitandosi a pochissimi secondi mentre si profondeva lungamente su altri argomenti e personaggi, certamente degni di attenzione ma di sicuro non più della strage dei 335 martiri di Roma. Un solo esempio: diversi minuti con tanto di filmato in cui Luigi Einaudi spiegava perché Cavour è da considerarsi il vero fondatore dell'Italia ed il più grande statista italiano dell'800.

Allora vi proponiamo una prolusione del professor Alessandro Barbero, pronunciata un paio di anni fa a Sarzana durante u importante festival culturale che si svolge ogni anno nella cittadina ligure. Dura un'oretta, e aiuta a spegnere il televisore per una volta e riflettere.

Due sole avvertenze:

- anche Barbero, un paio di volte, chiama l'attacco partigiano di Via Rasella "attentato", come la vulgata da tempo lo ha etichettato. In realtà, non di attentato (terroristico, quindi) si trattò ma, come stabilito da diverse sentenze di tribunali militari e civili, di vero e proprio atto di guerra sia in senso politico che in punta di diritto militare;

- La storia della mancata autodenuncia dei partigiani che attuarono l'impresa alle autorità nemiche è risibile: non solo per le ragioni che la resero oggettivamente impossibile e che Barbero spiega molto bene, ma anche perché non si è mai sentito di soldati che combattono e poi si costituiscono come dei criminali pentiti. Da notare, poi, che mentre i partigiani affrontarono il battaglione tedesco in ragione di uno contro dieci, la rappresaglia degli "eroici alleati germanici" fu di dieci inermi fucilati per ogni occupante morto, salvo uno spiacevole errore di conteggio (per eccesso, naturalmente).

 

Fraterni saluti.

Associazione Nazionale Partigiani d'Italia
Comitato Provinciale di Frosinone

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ANPI contro l'Inaudita iniziativa dell’Amministrazione di Cassino. Il Sindaco cancella l'iniziativa

IL SINDACO DI CASSINO E' STATO COSTRETTO A REVOCARE LA SCIAGURATA INAUGURAZIONE DELLA STELE AI PARACADUTISTI TEDESCHI. La pressione si è sentita con forza. Si è svolta, a Cassino, ieri anpi BANDIERA 350 260 minpomeriggio l'assemblea dell'ANPI convocata per decidere le iniziative in merito alla famigerata stele che l'amministrazione di Cassino sta per inaugurare in onore dei parà della 1ª Divisione, responsabile di stragi a danno di civili nel '43/44 nella nostra provincia e non solo.

Partecipazione molto nutrita e varia, consiglieri comunali, partiti, cittadini, donne e uomini di cultura hanno affollato la sede dell'ANPI.

Si è (era) deciso di presenziare domani sul luogo dell'inaugurazione, di scoprire simbolicamente a nostra volta un posto vuoto che indicheremo come monumento alle donne ed alla popolazione civile che patì l'inferno dell'occupazione e del fronte, deporremo poi (su proposta del gruppo consiliare di opposizione) una corona alla lapide delle vittime civili.

Nel frattempo è stata già avviato una campagna stampa, i dirigenti dell'Anpi saranno intervistati dal TG3, per ora diffondono il comunicato che alleghiamo a questa nota.
Si è costituito un comitato (che aspetta solo di essere integrato con nuove disponibilità e intanto lavora) che da domani sarà impegnato a costruire una manifestazione ampia ed unitaria di cittadini, forze politiche, sindacati, associazioni e chiunque si senta offeso dall'ignobile iniziativa della stele della vergogna. Le adesioni sono già diverse e non solo formali, ma di presenza effettiva. Saranno invitati tutti i sindaci dei comuni della provincia, le autorità istituzionali e civili, la Presidenza della Regione, che già si è espressa in merito.

L'ANPI per oggi domenica 18 marzo sarà presente alle ore 14:30 a Cassino, subito dopo si riunirà il comitato di cui abbiamo già detto con chiunque voglia unirsi e si prosegue con la costruzione delle iniziative. (forse tutto rinviato ormai)

Il Comunicato stampa del 17/03/2018

«Inaudita iniziativa dell’Amministrazione comunale di Cassino che intende celebrare, con tanto di monumento inaugurato ufficialmente, i paracadutisti tedeschi della Prima Divisione che nel 1943/44 si resero responsabili degli eccidi di Limmari di Pietransieri (Abruzzo, 21/11/1943, 112 morti di cui 31 bambini), di Collecarino di Arpino (27/05/1944, un morto e 28/05/1944, 9 fucilati per rabbia prima di abbandonare i territori sotto l’avanzata alleata).
Da diverse parti si è avanzata la similitudine con il monumento al macellaio Graziani ad Affile di questa iniziativa antistorica, anti italiana e contraria ad ogni idea di valorizzazione della democrazia conquistata a duro prezzo dagli alleati e dai combattenti italiani proprio contro le armate hitleriane, di cui quei parà rappresentarono una delle punte più feroci, più efficienti, più capaci di infliggere lutti e sofferenze alla popolazione civile spesso (come ad Arpino) solo per sfogare la rabbia della sconfitta e del forzato arretramento del fronte davanti all’avanzare degli alleati e della guerra di Liberazione.
Ma in questo caso è perfino peggio. Non era immaginabile, eppure il limite della vergogna di Affile è stato superato dall’inesauribile fantasia di revisionisti politici della storia che sono arrivati a celebrare gli invasori nazisti come fossero combattenti indistinti di una guerra con ragioni da ambo le parti, di cui celebrare asetticamente il valore militare dopo tre quarti di secolo dagli eventi.
Si stenta a crederci, si va a verificare che non si tratti di una burla da buontemponi, e si scopre che è tutto vero. Che cioè, la Citta Martire, Medaglia d’Oro al Valor Militare per essere stata “il tormentato limite, fatto di sangue e di rovina, della più aspra e lunga lotta combattuta dagli eserciti sul suo suolo nel nome della libertà e della civiltà contro l'oppressione e la tirannide” come si legge nella motivazione del conferimento della Medaglia stessa, ha un’amministrazione che ne celebra gli invasori.
La stele che si sta per inaugurare commemora “tutti i soldati caduti ecc. ecc.”, in un trionfo di cerchiobottismo finto-buonista, mentre con ogni evidenza mette sullo stesso piano i combattenti per la Liberazione dell’Italia dall’occupazione e dalla schiavitù agli incubi totalitari di Hitler con chi invece quegli incubi doveva realizzare a danno degli Italiani. Salvo poi commemorare effettivamente i soli invasori senza alcun imbarazzo, non invitando neppure le Associazioni della Resistenza come l’ANPI o l’ANPC, l’ANFIM o l’ANED, ma il capo della confederazione paracadutisti tedeschi, generale Hans-Werner Fritz.
Ora è più chiaro perché questa Amministrazione si è rifiutata già dal 2017 di celebrare perfino le ricorrenze della distruzione e liberazione di Cassino e il 25 Aprile insieme all’ANPI, che pure aveva proposto un programma da valutare e poi condividere, emendare o integrare, dichiarando la massima apertura e disponibilità anche a considerare progetti e proposte alternative del Comune.
Noi sappiamo che il sindaco è persona di convinzioni democratiche, ma evidentemente non è in grado di sostenerle, probabilmente condizionato da fattori non facilmente decifrabili. Non trova ragione logica una iniziativa di celebrazione di forze combattenti che hanno usurpato il territorio della Patria, hanno sottomesso e offeso in tutti i modi possibili il suo popolo, distrutto ogni forma di autonomia e di dignità si affacciasse in qualsiasi campo del vivere civile.
Se il sindaco ha qualche spiegazione che sfugge a chi osserva questi fatti con memoria viva del sacrificio del popolo di Cassino e non solo, la dia. Altrimenti, cessi lo stillicidio di iniziative retoriche e al tempo stesso umilianti per i suoi cittadini e per la storia italiana e perfino europea nel suo complesso, e si degni di celebrare chi fu vittima innocente non di una guerra qualsiasi e forse inevitabile, ma della feroce brama di onnipotenza di uno dei disegni più lucidamente criminali che il Novecento abbia conosciuto, il Terzo Reich di Hitler.
E, per favore, ci siano risparmiati accostamenti falsi della nostra Associazione e di quanto essa esprime con formazioni, ideologie o posizioni di parte; noi non intendiamo disconoscere il valore di parte dei combattenti di tutti gli schieramenti, ma ciò non ha nulla a che vedere con gli scopi per cui essi combattevano ed erano mandati a farlo. Vogliamo sottolineare ancora una volta che ciò che gli eserciti del Reich combattevano era la democrazia, la libertà, l’uguaglianza dei diritti, la dignità e la responsabilità dei popoli, il che non ci sembra doversi oggi celebrare come se nulla fosse accaduto.
Sostenere questo significa assumersi la responsabilità di tenere il sacco a chi tenta ostinatamente di cancellare la storia o di piegarla a fini di accreditamento di nostalgie autoritarie e intolleranti.»

ANPI – Comitato provinciale di Frosinone.

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Il convegno regionale dell'ANPI su Costituzione e Territorio

anpi BANDIERA 350 260ANPI, Comitato Provinciale di Frosinone -Si è svolto venerdì 9 a Frosinone il convegno regionale dell'ANPI su Costituzione e Territorio, programmato e realizzato dalla nostra ANPI provinciale.

Nonostante i numerosi eventi elettorali concomitanti, e gli impegni di candidati e sostenitori per la campagna in corso, la presenza è stata più che soddisfacente, e soprattutto assai qualificata, attenta e critica. Abbiamo infatti annoverato fra i partecipanti numerosi rappresentanti di iniziative, associazioni e partiti politici, e riscosso molti apprezzamenti trasmessici con messaggi di complimenti e di adesione non solo al tema proposto, ma al modo ed al livello con cui abbiamo svolto la discussione. Esprimiamo quindi la nostra soddisfazione per la presenza in sala di Mezzaluna rossa palestinese, Comitato per la difesa della Costituzione, Comitato Legge Iniziativa Popolare Scuola Pubblica, Comitato Acqua Pubblica, solo per citarne alcuni, e scusandoci fin d'ora per quelli che non si sono qualificati e quindi non citiamo.

Naturalmente siamo coscienti che molto va fatto, e intendiamo procedere su questa strada, quella della formazione, dell'informazione e della cultura critica e consapevole, non avendo mai inteso la nostra funzione come mera propaganda e, come qualcuno pensa, settaria rivendicazione di verità preconcette e presunte.

Il contributo dei relatori è stato davvero importante, ci offre strumenti e dati, sintesi e approfondimenti di cui abbiamo necessità, se non vogliamo, appunto, aggiungerci alla platea sconfinata di coloro che sentenziano senza sapere, senza pensare, solo sulla base di quelle che oggi chiamiamo "percezioni".

Continuiamo a pensare che la politica, e con essa la memoria storica, sia cosa seria, indispensabile e fondamentale, per cui non solo non se ne può fare a meno, ma va condotta e concepita ai massimi livelli di qualità, altrimenti sarà svilita (come qualche volta capita di vedere) a lotta di accaparramento di posizioni personali e poco più.

Spiace naturalmente che, per ragioni logistiche varie, sia capitato a ridosso della campagna elettorale, il che ha fatto mancare molti compagni e molte compagne al lavoro di preparazione e perfino alla presenza. confidiamo che il motivo sia solo questo, non una sottovalutazione dell'importanza dell'ANPI e del suo lavoro. Sappiamo tutti, infatti, che la nostra Associazione, se vissuta con serietà ed impegno e non come il vestito buono per qualche cerimonia, può essere ed è uno dei pochissimi luoghi davvero aperti, unitari, di confronto sui temi e sulle idee e non sui posti da occupare, che non ci sono.

Crediamo fermamente che ciò possa aiutare anche chi svolge parte del suo impegno civile in altre realtà come partiti, sindacati, associazioni, ad appropriarsi di metodi e consapevolezze utili a migliorare in senso lato tutta la loro esperienza sociale.

Ringraziando coloro che hanno partecipato, oltre ai prestigiosi relatori ed in particolare il Prof. Azzariti che ha svolto con noi un ragionamento ampio e mirabilmente fluido, stiamo già pensando agli ulteriori passi su questo argomento, che programmeremo con anticipo.

Associazione Nazionale Partigiani d'Italia

Comitato Provinciale di Frosinone

 
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E' nata ANPI Frosinone Capoluogo

anpiFr 2a mindi Simone Campioni, Presidente Sez. Anpi Frosinone Capoluogo - Eravamo in tanti, venerdì 20, presso la Saletta Centro delle Arti di Alberto Gualdini, a Frosinone. L’appuntamento è stato fissato dopo settimane di lavoro, per una scelta che maturava da tempo e che ora si è compiuta, sancendo la nascita della sezione cittadina dell'Anpi: l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia.

Da diversi mesi era nell'aria; da quando era nato il Comitato Tre Martiri Toscani, che aveva autonomamente assunto l'impegno di curare il monumento dedicato a quei ragazzi fucilati dai nazi-fascisti in Viale Mazzini, al “curvone”, il 6 gennaio 1944. Da allora, l'ipotesi si era fatta sempre più concreta, le adesioni sempre più numerose, fino alla decisione di fissare una data.

Tanti gli invitati, tanti i presenti, tra cui il sindaco Nicola Ottaviani, che ha voluto portare il suo saluto all'assemblea fondativa dell'associazione. Hanno aderito all'invito anche i rappresentanti del M5S, Psi, Pci, Sinistra Italiana, Possibile, Mdp, Rifondazione Comunista; delle organizzazioni sindacali Cgil e Uil, della Rete degli Studenti; delle associazioni La Fenice, Frosinone Bella e Brutta, Frosinone 2020, Frosinone 03100, l'Osservatorio Peppino Impastato, la Società Operaia di Frosinone, Legambiente, blog AUT Frosinone e il giornale online UNOeTRE.it. Assente, invece, il Prefetto Emilia Zarrilli, che ha comunicato la sua indisponibilità a causa di precedenti e irrevocabili impegni.

L'assemblea è stata aperta dall'introduzione di Ivano Alteri, responsabile organizzativo provinciale dell'Anpi; cui sono seguiti i saluti di molti ospiti e associati, una prolusione dello storico locale Roberto Salvatori sulla Resistenza in Ciociaria, un saluto di Stefano Valentini dell'Anpi regionale e le conclusioni di Giovanni Morsillo, Presidente provinciale dell'associazione.

La discussione ha visto l'ampia partecipazione dei presenti, i cui interventi hanno evidenziato l'importante ruolo svolto dalle associazioni cittadine in questi anni, sui temi della salute, dell'acqua pubblica, dei beni archeologici, dell'ambiente, della partecipazione democratica e del lavoro.

Particolare attenzione è stata riservata al ruolo che la neonata Sezione intende svolgere in città, in stretta collaborazione con le stesse associazioni e le Istituzioni locali, le scuole e l'Università, nel pieno rispetto dell'autonomia e dei poteri di ognuno. In particolare, si è sottolineata l'importanza della presenza dell'Anpi quale luogo di riflessione sui quei valori fondanti che hanno mosso i giovani della Resistenza e che sono poi stati instillati nella Costituzione Repubblicana. Essi sono la base di quei diritti politici, sociali e economici oggi messi in discussione da scelte politiche sempre più distanti dall'interesse generale. Si ritiene necessario, dunque, che siano reimmessi con forza nel dibattito pubblico, per la costruzione collettiva di una nuova politica e di una nuova rappresentanza. La ricostruzione della partecipazione democratica, già avviata dalle iniziative del mondo delle associazioni, sarà perciò l'obiettivo primario e la pratica costante della neonata Sezione.

Consenso generale ha avuto, inoltre, la proposta di chiedere al Comune di Frosinone una sede istituzionale per la sezione Anpi medesima.

A seguire, l'assemblea ha proceduto all'elezione dei gruppi dirigenti, in una seduta riservata ai soli iscritti, votando all'unanimità:
il Comitato Cittadino, composto da Ivano Alteri, Luciano Granieri, Daniele Riggi, Enza Belli, Enrico Zuccaro, Fabio Colasanti, Fausta Dumano, Gianluca Evangelisti, Anna Rosa Frate, Giacomo Bartolini, Gianmarco Capogna, Alberto Gualdini, Simone Campioni;
gli Invitati Permanenti: solida base storica del gruppo nelle persone di Francesco Notarcola, Maurizio Federico, Roberto Spaziani, Angelo Ruggiero, Maria Spaziani;
il Tesoriere Enza Belli;
e il Presidente cittadino Simone Campioni.

Frosinone 21 ottobre 2017
Per la Sezione Anpi di Frosinone
Il Presidente
Simone Campioni

 

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Vasce Anpi Frosinone Nasce Anpi Frosinone Nasce Anpi Frosinone Nasce Anpi Frosinone
 
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