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Anelli: per un'area destinata ai nostri amici a 4 zampe

Tra le priorità di Alessandra Anelli la cura degli animali, con lo studio di progetti ad hoc

AlessandraAnelli 360 minLa candidatura a Sindaco di Ceccano di Emanuela Piroli viene sostenuta anche dalla candidatura, nella lista “Cives”, di Alessandra Anelli, 31 anni, dipendente di un'azienda privata.

“Non mi sono mai esposta in prima persona a livello politico, ma posso dire che con la politica ci sono cresciuta grazie a mio padre, a mio fratello e alla mia curiosità per determinati argomenti.
Quest'anno ho deciso di espormi” - continua Alessandra Anelli - “perché sono stanca di vedere Ceccano abbandonata a se stessa, senza guida, senza progetti e senza idee. È ora di un reale cambiamento, con persone che sono interessate al benessere di Ceccano e dei suoi cittadini".
Tra le priorità di Alessandra Anelli la cura degli animali, con lo studio di progetti ad hoc. “Sono da sempre un'amante degli animali e mi piacerebbe riuscire a realizzare un'area destinata ai nostri amici a 4 zampe, che sono ormai presenti in moltissime famiglie. Sto lavorando ad un progetto che vede coinvolti professionisti del settore e ragazzi che hanno la stessa mia passione. È un mondo variegato e complesso fatto di regolamenti e prescrizioni. Solo con lo studio e la passione si può andare oltre i semplici slogan elettorali e realizzare davvero qualcosa di bello e di utile alla comunità. Non mi piace fare promesse, ma preferisco i fatti”.

La candidata di Cives conclude la sua presentazione con un passaggio significativo sulla scelta di sostenere Emanuela Piroli. “Mi candido con Emanuela Piroli perché è una donna capace, coerente, concreta e ho visto in lei la stessa mia voglia di fare, di costruire e di dare soluzioni concrete ai problemi e alle necessità che dovranno essere affrontate.
Emanuela è l'unica che può garantire a Ceccano il cambiamento che merita”.

Ufficio Stampa Coalizione Piroli Sindaco

 

 

 

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Nuovi impianti ed area a rischio ambientale

La critica situazione ambientale negli agglomerati industriali di Anagni e Frosinone

inquinamento suolo 400 mindi Oriano Pizzuti - E’ in atto un interessante confronto sui temi ambientali nel frusinate, che ha visto finora protagonisti il Presidente della Provincia, ed i Sindaci di Patrica, Supino, Morolo e Frosinone nei confronti della Regione Lazio.

Argomento del confronto la critica situazione ambientale negli agglomerati industriali di Anagni e Frosinone. Dove su di una superficie totale di 3.088 ettari, 2.031 dei quali destinati i agli insediamenti industriali. esistono già oltre 40 impianti ad alto impatto ambientale, soggetti ad Autorizzazione Integrata Ambientale (dati ARPA Lazio). 19 sono a rischio di incidente rilevante e una decina sono sprovvisti di AIA. 10 impianti già in funzione trattano rifiuti, altri, circa 10 aspettano di aprire. Si tratta di rifiuti organici, inerti, liquidi etc. provenienti da tutta Italia. Detonatore della richiesta dei Sindaci è l’ipotesi di apertura di un nuovo impianto, a Patrica il trattamento di 350 mila tonnellate l’anno di fanghi e reflui.

In questa zona, che da oltre un cinquantennio è fatta oggetto di un pesante inquinamento ambientale di ogni tipo, aereo, idrico, è stata interdetta la produzione agricola su centinaia di ettari e compromesso l’allevamento. Un’area dichiarata ad alto rischio ambientale e oggetto di una prossima bonifica. Al 2013 l’ISPRA ha classificato il frusinate al 13° posto in Italia con 21 impianti a rischio di incidente rilevante.
Alcune domande e considerazioni più generali riguardo il problema sollevato.

Com’è possibile che in una zona con le caratteristiche descritte Possano essere insediate un tale numero di imprese a rischio?
Sono rispettate le condizioni minime per la sicurezza né delle popolazioni né delle imprese vicine?
Che cosa lavorano veramente e a servizio di quali gruppi operano quelle aziende che “ufficialmente” trattano fanghi, reflui, liquidi imballaggi ed altri rifiuti, che potrebbero essere trattati in normali depuratori; come ad es. quello dell’ASI, o da Consorzi nazionali specializzati nel trattamento di Legno, Plastica, RAEE, Olii esausti e tanti altri rifiuti tracciabili. Soprattutto perché nel Frusinate quando sarebbe logisticamente più economico insediarsi nei pressi dei committenti?

Gli agglomerati industriali del frusinate sono disseminati di siti abbandonati e non tutti bonificati e/o messi in sicurezza, Alcuni sono stati convertiti in locali commerciali, pochi sono ancora adibiti alla produzione industriale, spesso a rischio ambientale, con un non trasparente rapporto con l’ambiente e gli Enti territoriali.

Del vecchio sviluppo industriale restano capannoni vuoti, migliaia di disoccupati, terreni agricoli inutilizzati, migliaia di persone colpite da patologie da inquinamento e dai “risparmi sulla sanità pubblica” che ha tagliato i presidi ospedalieri a contatto con le popolazioni più inquinate.

Della rete infrastrutturale a servizio degli agglomerati industriali resta più appetibile che mai quella fondamentale. IL FIUME SACCO. Gli insediamenti pericolosi privilegiano località un po’ riservate, discrete, discoste dalle vie più trafficate, ma sempre prossime al Fiume o ai fossi affluenti.

Il frusinate non può continuare ad essere una pattumiera per gli scarti di ogni tipo di attività poco compatibili nei luoghi di produzione. Nuova Economia Circolare significa che si debbono produrre meno rifiuti in loco, da trattare, come materia seconda per il recupero di materiale riutilizzabile ed energia, in strutture consortili specializzate, non che si possono far circolare liberamente gli scarti di produzione.

La Valle del Sacco non è la pattumiera d’Italia. Siamo stanchi di venire inquinati e poi pagare (con le tasse) i costi del disinquinamento. Basta con un’industrializzazione malata, pericolosa per le cose e le persone. Serve un nuovo sviluppo, attento ai problemi dell’ambiente, al rispetto dei lavoratori ed al benessere delle popolazioni.

Per questo nuovo tipo di sviluppo chiamiamo all’impegno tutti i progressisti, gli ambientalisti, i democratici. Ma soprattutto chiediamo risposte sulla situazione in atto ai rappresentanti eletti nei vari consessi pubblici ( Sindaci Consiglieri Regionali Parlamentari Nazionali) troppo spesso muti ed assenti.

Oriano Pizzuti – Ambiente/Lavoro Articolo UNO Frosinone

 

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Sanità. Una sentenza che danneggia un'intera area del Lazio

logocomitatodifesaospedalecolleferro 350 260Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” - MALATI? Tutti a Palestrina, il Comune di Colleferro ha perso. In data odierna, 23 settembre 2019, il Consiglio di Stato ha pubblicato la sentenza sul ricorso proposto quattro anni fa dai Comuni di Colleferro, Gorga, Valmontone, Artena, Serrone, Segni, Montelanico, Paliano e Carpineto Romano.
Costituiti in giudizio ad adiuvandum il Comitato residenti Colleferro, Associazione Consulta le Donne, con l’adesione di questo Comitato, che hanno depositato l’atto di intervento a sostegno delle ragioni dei Comuni appellanti.

L’impugnazione al Collegio ha riguardato la sentenza del 2017, con la quale il TAR per il Lazio aveva respinto il ricorso proposto contro il Commissario ad Acta e Presidente della Regione Lazio (ancora irrisolta la questione della incompatibilità tra i due incarichi), la Asl Roma 5, il Ministero della Salute e il Comune di Palestrina, sull'accorpamento delle attività di ostetricia/ginecologia e di pediatria/neonatologia dell'Ospedale di Colleferro con quello di Palestrina.

Nel ricorso veniva lamentato che i servizi offerti dall’ospedale di Palestrina risultavano limitati rispetto a quelli offerti dall’ospedale di Colleferro e che i pazienti avevano dovuto rinunciare a: una UOC di anestesia e rianimazione con 6 posti letto (inaugurata nel maggio 2015); un servizio di terapia intensiva cardiologica funzionante h24, mentre nell’ospedale di Palestrina la presenza del cardiologo era assicurata soltanto fino alle ore 14.00; un servizio di navetta funzionante h24, a differenza del medesimo servizio reso dall’ospedale di Palestrina fino alle ore 16.00; l’espletamento di consulenze pediatriche presso il Pronto Soccorso, con reparti specialistici di Otorinolaringoiatria, Urologia e Nefrologia-Dialisi, ora assenti nell’ospedale di Palestrina; un Pronto Soccorso con 10 posti letto; n. 4 sale operatorie di cui una attiva h24, laddove nell’ospedale di Palestrina vi era un’unica sala operatoria funzionante nelle ore diurne e in quelle notturne con la sola reperibilità del personale infermieristico e dei medici specialistici, così come dell’anestesista e del cardiologo; il funzionamento del laboratorio analisi h24, a differenza del laboratorio analisi dell’ospedale di Palestrina funzionante fino alle ore 14.

La ASL e la Regione hanno sostenuto di aver garantito un livello adeguato di copertura assistenziale per soddisfare le esigenze dell’utenza cittadina nelle specialità di ginecologia e pediatria.
Il tasso di “fragilità sanitaria” collegato a fattori di rischio ambientale e di vulnerabilità sociale rispetto a quello di Palestrina, il fatto che “una parte del frusinate (bacino anagnino) sempre più spesso si rivolgeva al nosocomio di Colleferro” e l’esistenza di una significativa distanza tra i paesi di montagna (vedi Carpineto Romano ed altri) e l’ospedale di Palestrina non sono stati ritenuti argomenti rilevanti da parte del Consiglio di Stato per la restituzione dei reparti.
Senza contare che il Consiglio non ha valutato negativamente la mancata attuazione di misure “per l’assicurazione dei servizi di trasporto materno (STAM) e neonatale di urgenza (STEN)”, di cui l’Ospedale di Palestrina, che ha accorpato quello di Colleferro, è a tutt’oggi privo.
Ritenuto irrilevante dal Collegio pure l’argomento secondo cui negli anni immediatamente precedenti l’accorpamento, l’ospedale di Colleferro era stato ristrutturato.

Anche le dotazioni strutturali e la migliore organizzazione del nosocomio di Colleferro non sono state riconosciute ragioni valide dal Collegio per la riattivazione dei quattro reparti.
Nè ha avuto alcun rilievo il fatto che la ASL non abbia istituito l’ambulatorio ospedaliero “aperto 6 giorni su 7”, né mantenuto “la specialità di pediatria all’interno dello stabilimento di Colleferro, con l’attivazione di un ambulatorio aperto 3 giorni su 7”.
Il Consiglio ha confermato che i 500 parti l’anno, quale fattore di garanzia e di sicurezza per le partorienti e i nascituri, non può subire deroghe.
Infine, il Collegio ha ritenuto che l’accorpamento consente di eliminare la duplicazione di strutture, realizzando così una evidente razionalizzazione della spesa.
L’appello è stato ritenuto infondato e, pertanto, il Consiglio di Stato lo ha respinto.

In conclusione, questa battaglia è stata anche una lunga vicenda processuale perché i Comuni non avevano presentato istanza di prelievo per sollecitare la fissazione dell’udienza al Consiglio di Stato, come disposto dalla sentenza del TAR!
Una battaglia dove l’informazione ai cittadini è stata davvero carente/assente, così come ci lascia interdetti il fatto che i Comuni non abbiano chiesto di nominare un loro consulente, quando il Consiglio di Stato ha disposto l’affidamento di relazioni di “verificazione” - da cui dipendevano le sorti del ricorso - direttamente alle “controparti”, Regione e Asl Roma 5!
Come previsto nel comunicato del 26 aprile u.s. aver delegato a loro questa analisi ha lasciato poco spazio a un esito favorevole al ricorso.

Quattro anni per sapere quello che già tutti sapevamo e cioè che senza volontà politica quei reparti non potevano restare all’ospedale di Colleferro!
A parte infatti gli aspetti legali e giudiziari, chi doveva fare cosa ha fatto, a parte nominare legali “di sua fiducia”?

Colleferro, 23 settembre 2019

Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale

Il Comitato Libero
“A difesa dell'ospedale di Colleferro”
Coordinamento territoriale

Tel. 349055850 - 3337767884

 

 

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Daniele Riggi: ripristinare subito il decoro dell'area presso Campo Coni

Campo Zauli degrado minDaniele Riggi, consigliere comunale di Frosinone - La condizione di degrado dell'area compresa tra la scuola “Campo Coni” e il campo “Zauli”, che durante la settimana è attraversata dai ragazzi del liceo scientifico e della scuola media, è diventata inaccettabile.

ùQualche giorno fa, ho ricevuto una segnalazione da parte di uno dei genitori degli alunni che frequentano la scuola media, allarmatosi dopo aver avvistato dei ratti nei pressi della zona. Ho potuto constatare di persona che nella fascia di terreno compresa tra la scuola e il campo “Zauli” ci sono, ovunque, sporcizia ed erba alta. Al degrado dell'area si somma anche quello dei rifiuti che fuoriescono dai contenitori, posizionati proprio nei pressi della recinzione.

Ho sollecitato il Settore Ambiente del Comune a risolvere il problema della raccolta differenziata che non viene svolta correttamente, inoltre ho chiesto di monitorare la condizione degli alberi che si trovano nei pressi dell'edificio, data la pericolosità dei fenomeni atmosferici che sempre più spesso stanno colpendo anche la nostra provincia.

ùL'invito che rivolgo all'Amministrazione è quello di riprendere il progetto del collegamento ciclopedonale tra il parcheggio di via Vado del Tufo e via Marittima, attraverso via Grappelli, perché è l'unico modo per evitare l'abbandono di quella striscia di terreno con una spesa contenuta. Sarebbe opportuno che, dopo il progetto del parco “Matusa”, l'Amministrazione torni a interessarsi della manutenzione e della cura del verde anche nelle altre aree della città, magari investendo qualche risorsa in più.

 

 

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Segneri: 'Un’area di crisi complessa, ha bisogno di sostanziali stanziamenti economici'

foto Segneri M5S 350 260 minSegneri, M5S: “Piena soddisfazione per l’attenzione del governo all’area di crisi complessa di Frosinone - Anagni, l’istituzione del tavolo e’ un segnale importante”
Roma, 01/08/2018 - «Abbiamo ereditato un territorio al collasso e se l’area Frosinone- Anagni, risulta essere dal 2016, tra le aree di crisi complessa, lo dobbiamo purtroppo anche al pessimo lavoro svolto dai politici che si sono susseguiti in tutti questi anni.» – lo dichiara la Deputata del 5 Stelle Enrica Segneri che continua – «Perché dobbiamo spiegarlo bene ai cittadini cosa significa essere inseriti tra queste aree, significa essere identificati come territori soggetti a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale e con impatto significativo sulla politica industriale nazionale. Dunque non proprio uno di quei “riconoscimenti” di cui andare fieri, nonostante, in passato, abbia sentito qualche politico locale, vantarsi di questo “risultato”». – e continua – «Ovviamente un’area di crisi complessa, ha bisogno di sostanziali stanziamenti economici, per finanziare CIGS o mobilità in deroga e il ruolo del Ministero del Lavoro è molto importante. Nei giorni scorsi io e l’alleato di governo, Francesco Zicchieri, abbiamo avuto modo di incontrare Vertenza Frusinate, che ormai non raccoglie più solo le istanze gli ex lavoratori della VDC, ma di tutta una platea di lavoratori e non, fortemente in difficoltà. Avevamo dichiarato dell’importanza di aprire un Tavolo di crisi specifico e l’incontro che il Sottosegretario al Ministero del Lavoro e alle politiche sociali Durigon, ha convocato per venerdì 3 agosto con le sigle sindacali, in cui saremo presenti, si muove proprio in tale senso. Questo è un segnale importante della grande attenzione che il Governo dà alla problematica».

 

 

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Apre ufficialmente l'area faunistica di Campoli Appennino

LaviniaRufo 350 260 mindi Nica Paolini - Apre ufficialmente l'area faunistica di Campoli Appennino con un appuntamento che celebra i valori più sani che ispirano l'impegno per la tutela della fauna. In campo un nuovo direttivo dell'associazione "Caspita", che oggi vede in prima linea il Presidente Giusi Di Fina e il Vicepresidente Lavinia Rufo.

Il 2 giugno, a Campoli Appennino, dunque, il "battesimo" di carica di queste due "pasionarie" dell'ambiente, impegnate in prima persona nella valorizzazione di questa area protetta e nel perseguimento di progetti, che avranno al loro centro la preservazione della fauna e del relativo habitat, ma anche una fondamentale promozione del turismo territoriale inteso in un ottica ecosostenibile. "Ho scelto di mettere a servizio di questa causa, per me fondamentale, l'esperienza che ho maturato nelle associazioni che si occupano di tutela dei diritti delle donne, contrastando lo stalking e la violenza di genere -ha spiegato il Vicepresidente Lavinia Rufo -. Infatti, ritengo che seppure il ruolo di mamma lavoratrice sia oneroso ma anche essenziale, rappresenti un obbligo per ciascuno di noi rendersi attori e strumenti per la promozione di valori improntati al rispetto della natura, intesa come biodiversità e peculiarità locali.

Il Mondo che costruiremo è quello che doneremo in eredità ai nostri bambini. Inoltre, la mia attivita' di imprenditrice si svolge proprio nel settore turistico, di cui conosco le difficolta' ma anche le grandi potenzialita'. Pertanto, credo fortemente nell' importanza di un implemento di questo segmento con una prospettiva che tenga conto delle essenziali caratteristiche riconducibili a una corretta e onesta gestione delle risorse territoriali. So di poter contare sul sostegno di un direttivo impagabile, del quale fanno parte anche le colleghe Roberta Marchione e Ida Villa, questo è per me un motivo di orgoglio e certezza del risultato", ha chiosato, infine, Lavinia Rufo.
Un chiaro esempio di valore aggiunto femminile e grande prospettiva di crescita, perseguiti con una sensibilità puntuale, in cui la sensibilità femminile trova la giusta è certamente ottimale valorizzazione.

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Lazio Meridionale potrebbe diventare prima area produttiva ecologica

ApeaComunicato dall'Ufficio stampa della Consigliera Regionale Daniela Bianchi, del gruppo "Insieme di Pisapia" - «Buona l'intenzione espressa con il tavolo sulle Apea convocato dal Presidente Zola per far nascere la prima area produttiva ecologicamente attrezzata (APEA) nel Lazio meridionale, e in particolare nell’area di Cassino. In questa fase il compito più importante spetta al Consorzio industriale del Cosilam che deve pianificare il percorso, coinvolgere le aziende e dare un ruolo centrale all’Università di Cassino. L'ateneo deve essere il vero pivot di quest’operazione.»

Così Daniela Bianchi, Consigliera Regionale del Lazio (Gruppo Insieme), prima firmataria della Proposta di Legge Regionale sulle Apea e componente della Commissione Sviluppo alla Pisana intervenuta al tavolo sull'APEA tenutosi stamattina a Cassino e organizzato dal Consorzio Industriale del Cosilam.

L’obiettivo delle APEA infatti non è la semplice attrazione di nuovi fondi per le imprese, ma cambiare il modo di produrre, innovare un territorio e attivare un riposizionamento competitivo che guardi all'industria ma anche al turismo, al commercio.

Come designato nella Proposta di Legge regionale sulle Apea che mi vede come prima firmataria, le aree prodttive ecologiche permettono alle aziende di mettersi insieme per dar vita ad un’economia circolare, dove la produzione è sostenibile, dove l’energia e le infrastrutture sono condivise e dove la burocrazia è azzerata. Inoltre c’è una forte innovazione sociale portata avanti dalle imprese stesse, con ad esempio, asili nido aziendali e trasporti sostenibili per i dipendenti. Stesso approccio può valere anche per altri settori dell'economia, come quello turistico, in cui imprese e soggetti si mettono insieme per contribuire alla tutela e alla crescita economica del territorio.

«La Regione sulle APEA già si è mossa - spiega Bianchi - approvando le linee guida e stanziando per queste aree 30 mln di euro sui 150 del Piano di Rindustrializzazione. Adesso tocca al territorio fare la propria parte con coraggio e abbandonando vecchie logiche che in questi anni si sono concentrate più su nomi e poltrone che sulle cose da fare. La disponibilità del Cosilam e del Presidente Zola verso le APEA è un segnale positivo che deve portare a trasformare i Consorzi Industriali da semplici enti di controllo e gestione, ad enti che pianificano lo sviluppo.

Auspico che dopo questa riunione preliminare si entri subito nel vivo, e fin da adesso metto a disposizione il lavoro fatto in questi anni. Visti anche i segnali arrivati da altri territori, spero anche che il Consiglio possa calendarizzare al più presto la Proposta di Legge sulle Apea.»

 
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Sanità: finalmente un’area di discussione critica e propositiva

medici sanita 350 260di Angelino Loffredi - Dopo cinque documentate Note riguardanti la condizione sanitaria in Italia e in particolar modo in provincia di Frosinone apparse su giornale elettronico UNOeTRE.it, accompagnate dal silenzio di politici e uomini delle Istituzioni, finalmente si è aperta un’area di discussione critica e propositiva. Insomma, il muro del silenzio, del timore, della timidezza si è rotto, ora è necessario riprendere pazientemente i vari temi e i nuovi contributi che circolano in rete. Bisogna farlo entrando nel merito, confrontandoci per evidenziare inefficienze, sprechi, duplicazione di costi, favoritismi e per fare proposte di interesse generale e indicazioni di lavoro.
Il dottore Giuliano Fabi, medico di base, molto apprezzato a Giuliano di Roma, Sora e Fontechiari ha rotto il muro di gomma intervenendo con puntualità sul tema delle questioni legate all’informatizzazione regionale che non è razionalmente utilizzata e, aggiungo io, i cui costi non si conoscono. https://www.unoetre.it/notizie/sanita/item/4834-sanita-l-informatizzazione-dei-servizi-a-chi-deve-servire.html
Attorno a questo intervento c’è da rilevare le oltre 500 visualizzazioni ricevute sul sito unoetre e le 1700 su unoetre FB. Inoltre c’è da aggiungere una particolarità non secondaria: la dottoressa Isabella Mastrobuono, già massima responsabile della ASL FR sul suo profilo FB ha commentato la Nota del dottor Fabi in questi termini «I dati di medicina generale sono molto importanti e bisogna saperli gestire e …… soprattutto farseli dare». Considerazioni tanto brevi quanto taglienti. Per chi vuol capire.


Ma l’intervento a 360 gradi, un condensato di contenuti reali, sono tentato di scrivere dirompente, è il Documento licenziato dalla CISL provinciale l’altro ieri e per questo merita di essere conosciuto https://www.unoetre.it/notizie/sanita/item/4843-cisl-sanita-decongestionare-i-pronto-soccorso-e-coordinare-i-servizi.html.
Come non apprezzare e non sostenere questo importante passaggio «Inoltre, la Cabina di Regia CISL Sanità ha riscontrato una ridondanza di modelli per l’erogazione sanitaria, soprattutto del territorio, quali: AMBUFEST, Case della Salute, PAT (Presidio Ambulatoriale Territoriale) e Guardia Medica; si ritiene necessario, infatti, un coordinamento dei servizi già esistenti, che migliori l’offerta e decongestioni i pronto soccorso. Infine, si ritiene utile, per il controllo di gestione dei centri di costo, rapportati agli obiettivi, adottare una governance dipartimentale a sistema stellare, al fine di efficientare le risorse, essendo la spesa sanitaria una idrovora troppo pesante per la fiscalità generale».
Ho ritenuto necessario chiamare dirompente il Documento CISL perché rompe, ridimensiona la campagna elettorale già avviata per le regionali dominata da annunci, inaugurazioni, tagli di nastri, foto, abbracci ed impone, al contrario, quella che a me piacerebbe chiamare “Operazione Verità" fatta di riduzioni di costi, assunzioni di personale ben selezionato, razionale uso di strumenti tecnologici e servizi immediati e efficiente per il popolo dei malati che non ha Santi in Paradiso.

 
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L'amianto nell'area ex Snia-Bpd – Intervento dell'ONA

ONA 350dall'Osservatorio Nazionale Amianto“Bene l’iniziativa intrapresa dal Comune di Ceccano, ma la nostra piattaforma rivendicativa è ben più ampia!”. In merito alla riunione operativa sulla situazione di degrado dell’area ex Snia-Bpd tenutasi nei giorni scorsi interviene anche l’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso il suo Presidente, Avv. Ezio Bonanni il quale plaude l’iniziativa considerandola un primo passo fondamentale. “Prendo atto dell'impegno delle istituzioni e dei responsabili dell’area in relazione al rischio amianto nella Valle del Sacco – dichiara Bonanni – augurandomi che dalle parole si passi ai fatti ed il prima possibile. Ho sempre affermato, infatti, che occorrerebbe innanzitutto bonificare per evitare altre esposizioni ad amianto ed altri cancerogeni. Nel territorio ciociaro sono presenti altri agenti che tuttora contaminano l’area della Valle del Sacco come il lindano.
Solo evitando altre esposizioni, infatti, si può salvaguardare la salute umana. L'Osservatorio Nazionale Amianto – prosegue il presidente ONA - ha rilevato la segnalazione di nuovi casi di mesotelioma e di altre patologie, riconducibili alla esposizione professionale a polveri e fibre di amianto.

Per questo motivo – conclude Bonanni – ci auguriamo che tale lodevole iniziativa costituisca solo il primo step di una incisiva azione di decontaminazione e bonifica di tutto il territorio del frusinate, come strumento di eccellenza di prevenzione, perciò stesso definita primaria.
Infatti soltanto evitando ogni forma di esposizione all’agente killer è possibile evitare il rischio di insorgenza di queste patologie”.
L’Osservatorio Nazionale Amianto ribadisce che sussiste la prova scientifica in base alla quale l’amianto, oltre ad avere effetti fibrogeni, capaci di provocare l’insorgenza di asbestosi, placche pleuriche, ispessimenti pleurici, con complicazioni cardiovascolari , ha effetti cancerogeni ben oltre quanto presupposto dalle tabelle INAIL, perché provoca, oltre al mesotelioma della pleura, del peritoneo, del pericardio e della tunica vaginale del testicolo e del polmone, anche altre neoplasie, quali il cancro alla laringe e alle ovaie, ed inoltre, è stata confermata l’associazione tra esposizione ad amianto e una maggiore incidenza di cancro alla laringe, allo stomaco e al colon-retto (IARC 2012. Asbestos. Actinolite, amosite, anthophyllite, chrysotile, crocidolite, tremolite. IARC Monogr Evaluation Carcinog Risk Chem Man, Vol. 100C ).
Al momento l’INAIL ha inserito nella tabella delle malattie ad eziologia professionale certa, come riconducibili all’esposizione professionale ad amianto, solo mesotelioma pleurico, mesotelioma pericardico, mesotelioma peritoneale, mesotelioma della tunica vaginale e del testicolo, carcinoma polmonare (tra le patologie tumorali) e le placche e ispessimenti pleurici con o senza atelettasia rotonda e l’asbestosi, tra quelle non neoplastiche, e l’ONA da tempo auspica che le tabelle vengano aggiornate con l’integrazione con tutte le patologie, quantomeno quelle che la monografia IARC contempla tra quelle provocate dall’amianto.
I numeri della strage in Italia:
6000 decessi per patologie asbesto correlate. Infatti ai più 1500 decessi a causa del mesotelioma, vanno aggiunti almeno 3000 decessi in seguito a tumori polmonari causati dall’amianto, e a questa drammatica contabilità debbono essere poi aggiunte tutte le altre patologie, che portano l’Associazione a tale stima.
Nel COR Lazio risultano censiti 32 casi di mesotelioma, nel periodo che va dal 2001 al 2015, per le sole città di Frosinone (8), Cassino (7), Ceccano (3), Ferentino (5), Anagni (3), Castrocielo (3) e Piedimonte San Germano (3).
Si tratta soltanto della punta dell’iceberg. Infatti non risultano censite tutte le patologie asbesto correlate, ma soltanto il mesotelioma che è una patologia relativamente rara rispetto alle altre, anche se pur sempre riconducibile all’esposizione ad amianto, ed è per questa ragione che l’Osservatorio Nazionale Amianto sta realizzando un’indagine epidemiologica che attinga dai dati dei COR regionali e dalle segnalazioni e che si avvalga, allo stesso tempo, della piattaforma web REPAC ONA (http://www.onarepac.it), alla quale tutti i cittadini possono accedere, segnalando, in modo anonimo, casi di patologie asbesto correlate e avere quindi una fotografia dell’impatto dell’amianto sulla salute umana, ben oltre la rilevazione dei soli casi di mesotelioma.
Le rivendicazioni dell’ONA:
• pensionamento anticipato dei lavoratori, tra i quali quelli della Videocolor, già esposti ad amianto e per cui ci sono state sentenze di riconoscimento però per casi limitati, senza che ci sia uniformità e per tutti gli altri siti industriali del frusinate (con lo strumento delle norme di cui alla L. 257/92, e con particolare riferimento all’art. 1 co. 115 L. 190/2014);
• applicazione per i lavoratori cui sono state riconosciute le patologie asbesto correlate di immediato pensionamento, ai sensi dell'art. 1 co. 250 della 232/16, con riconoscimento della pensione di inabilità, senza alcun limite di anzianità contributiva e anagrafica;
• sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti;
• costituzione di un Fondo regionale in favore delle vittime amianto per i lavoratori malati e/o deceduti nel frusinate, cui si possa attingere in caso di fallimento e/o chiusura;
• risarcimento dei danni in favore delle vittime e dei loro familiari.
L’attività dell’ONA in provincia di Frosinone.
L’associazione ha in programma di intensificare la sua attività nel frusinate e di affiancare allo Sportello Nazionale e all’attività sui territori anche uno sportello presso la città di Frosinone che sarà di prossima istituzione.
Nel frattempo i lavoratori e cittadini esposti e vittime dell’amianto potranno continuare a chiedere assistenza all’associazione, attraverso lo sportello on line, con richiesta da inoltrare con email all’indirizzo:

Roma, 14 marzo 2017
Ufficio stampa ONA

Per contatti Avv. Ezio Bonanni al n. 335/8304686.

OSSERVATORIO NAZIONALE SULL’AMIANTO
Presidenza Nazionale
Via Crescenzio, n. 2, 00193 - Roma
tel. 331/9806771
E-mail:

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Il frusinate è "Area di crisi complessa". E ora "fatti concreti" subito

Crisi complessa 350 260di Ignazio Mazzoli - Visto che si poteva fare qualcosa! Benvenuto il riconoscimento di “Area di crisi complessa per il frusinate”. Ma dando a Cesare quel che è di Cesare e ai lavoratori quel che è dei lavoratori e non solo a loro. Perché? Non si può leggere, senza interrogarsi, la dichiarazione del Presidente Maurizio Stirpe che sollecita a ringraziare il Ministro Calenda e il Presidente Zingaretti per avere tenuto in buona considerazione le ragioni di questo territorio (su Il Messaggero del 15 set 16).
Dopo oltre 20 mesi di proteste e di proposte sempre inascoltate e spesso ridicolizzate da incontri farsa inutili e miranti a negare ogni emergenza e difficoltà, oggi ci si dice che qualcuno ha “tenuto in buona considerazione le ragioni di questo territorio”.
Siamo all’incredibile, dovremmo ringraziare chi (da Zingaretti ai suoi consiglieri di provenienza ciociara per mesi con il sostegno dei loro colleghi parlamentari) ci hanno spiegato che era tutto a posto, che le proteste non avevano ragione d’essere che la Regione aveva fatto tutto il suo dovere e che l’accordo di programma Anagni-Frosinone aveva già dato quello che poteva dare e non poteva essere rimodulato.
Poi, siamo arrivati alla sua scadenza del 3 agosto 2016 e sotto la spinta delle proteste operaie e dei disoccupati si “è prodotto un decreto di proroga” dell’accordo stesso con l’impegno a correggerne tutti gli aspetti che l’hanno reso improduttivo. Altro "incredibile", di fronte alle bugie che per mesi si sono seguite dando responsabilità di poca iniziativa ai sindaci ed agli imprenditori di questo territorio. E poi, quando i primi si sono mossi con un documento firmato da 74 di loro, che conteneva proposte concrete e realizzabili fra cui precisi riferimenti all’Accordo di programma e al riconoscimento di “Area di crisi complessa” per questo territorio, indirizzato a Zingaretti, non l’hanno neppure preso in considerazione.

Brevemente prima di fare un commento:

Era il 6 aprile di questo 2016 quando il Presidente di ConfimpreseItalia, Guido D’Amico, nel corso di un incontro in Provincia, richiesto da Vertenza Frusinate, dichiarava «È sicuramente positivo - che in questa riunione - «si sia fatto esplicito riferimento alla necessità di far ottenere alla provincia di Frosinone lo status di Area di Crisi o di Zona Economica Speciale. Prendiamo atto con soddisfazione che le nostre proposte vengono ritenute utili non soltanto dalla politica, ma anche da altre associazioni di categoria.» Giusto, proproste fino ad allora inascoltate.
Ed era 1l 14 dicembre dell’anno 2014 quando fu posta con forza dai disoccupati e dai lavoratori delle aziende in crisi la necessità di adeguamento dell’Accordo di Programma. Una prima richiesta ufficiale alla quale seguirono le più svariate risposte, da quelle che affermavano che non si poteva modificare, a quelle che ripetevano che la sua funzione si era esaurita occupandosi delle industrie farmaceutiche (che nessuna nuova assunzione hanno fatto) fino al massimo sforzo intellettuale di ripetere che era inutile parlarne perchè tanto l’Accordo di programma era fallito (?). Finché il 20 marzo scorso il Deputato Luca Frusone del M5S in una lunga e documentata interpellanza ai ministeri competenti chiese che spiegassero e prendessero provvedimenti, mentre nello stesso documento chiedeva un deciso intervento della Magistratura perché nella vicenda di questo accordo forse c’erano aspetti da chiarire.
Questo molto in breve quello che c’è alle spalle dell’aver “tenuto in buona considerazione le ragioni di questo territorio”. A noi pare che abbiano fatto il minimo indispensabile, anche perché le emergenze stanno tutte in piedi prive delle necessarie risposte immediate e non c’è da esultarne. Il vero protagonista di questo primo risultato è il Comitato promotore della Vertenza Frusinate che instancabilmente ha sostenuto le sue rivendicazioni per 22 mesi.
Può essere mai che in questa nostra Italia sia solo campagna elettorale 365 giorni all’anno tutti gli anni e nessuno abbia il senso di responsabilità di vero governante, tanto da riconoscere come stanno realmente le cose e come si sono svolti i fatti. Sarebbe più meritorio per una Istituzione e per chi la rappresenta dimostrare anche con le parole di avere cercato di ascoltare le voci che vengono dal Paese. O no?
Nei prossimi giorni ci sarà da valutare la congruità economica e finanziaria del decreto (carte alla mano) e ritorneremo con le opportune valutazioni.

 
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15 settembre 2016

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