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E' arrivata l’ora di uscire allo scoperto

Inaugurazione bibllioteca Ceccano 6 dicembre 1981Angelino Loffredi - Per conto dell’Associazione Cives di Ceccano circola in rete, pubblicato da UNOeTRE.it, un articolo scritto da Valentino Bettinelli dal titolo “Ceccano. Comincia il censimento dei danni”, danni ovviamente riferiti alla passata coalizione che ha comandato il Comune. L’argomento riguarda la pessima condizione in cui si trova la Biblioteca cittadina. Con meticolosità ne vengono indicati le questioni aperte: interruzione prestito intersistemico, libri acquistati nel 2018 ancora sparsi nelle sale, rischiose condizioni igieniche dei locali (polvere, sporcizia, insalubrità), muffa che sta attaccando i volumi.

Discutere della nostra Biblioteca mi fa tornare indietro nel tempo, e con trepidazione ritorno a quel lontano 6 dicembre 1981 quando, avendo a disposizione solo 800 volumi, la inaugurammo nei locali ora appartenenti alla Sala De Sio. Sembrava una scommessa. Per seguirne l’evoluzione che la stessa ha avuto nei primi anni di attività, i velocissimi passi percorsi e confrontare il tutto con la situazione attuale invito a seguire questo collegamento http://www.loffredi.it/biblioteca-comunale.html

L’Associazione Cives conclude con questo impegno “intendiamo lanciare una sorta di rubrica di segnalazione dell’inconsistenza amministrativa dell’ex Sindaco Caligiore“. Idea che merita di essere accompagnata da osservazioni e proposte, pertanto, dopo avere osservato e criticato anche il silenzio di chi non sosteneva l’amministrazione caduta, ora mi sento in dovere di non far disperdere tale opportunità e, augurandomi che anche altre formazioni si aprano al confronto diretto con i cittadini, intendo immediatamente dialogare e confrontarmi.

Riprendo dunque il discorso sulla Biblioteca per aggiungere di eliminare la puzza di fogna che accoglie il lettore-visitatore, di ripristinare il sistema antitaccheggio per difendere il patrimonio librario, di riprendere la catalogazione dei libri. Inoltre, considerata la grande quantità di libri ancora da sistemare è necessario conquistare nuovi spazi a ridosso della Sala de Sio,e infine ristabilire un corretto rapporto di collaborazione con l’Associazione Biblioteche Valle del Sacco.

Si deve partire dalla Biblioteca per arrivare a fare una vera e propria politica di promozione culturale. Ricordo infatti che Ceccano ha un significativo patrimonio di siti culturali, quali i due Castelli (Sindici e dei Conti) che bisogna completare, la Mediateca dell’ex Cartiera che bisogna ricuperare, oltre all’ex Cinema Italia, il Cinema Antares e per finire la stessa Biblioteca. E’ necessario che tali inespresse potenzialità vengano coordinate o, come si dice, messe in rete attraverso una sistemica politica culturale, fermamente diretta e raccordata con le Associazioni cittadine in quest’ultimo periodo mai ben valorizzate.

Dopo un lungo periodo di incomprensibile silenzio e di timidezze credo sia arrivata l’ora di uscire allo scoperto, di indicare, proporre, mettendosi insieme. E’ l’ora del coraggio per riprendere un viaggio purtroppo interrotto; è necessario e urgente infatti intervenire, pensare, programmare e, perché no, anche di sognare sapendo che sono sempre i sogni ad anticipare la realtà. Ve lo dice uno che ha fatto parte di una generazione che ha sognato moltissimo ma che ha anche realizzato. Tanto.

Ceccano 21 Ottobre 2019

 

 

 

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La crisi è arrivata?

Aula di Montecitorio 350 260di Maria Giulia Cretaro - C'era una volta un patto di governo e forse adesso non c'è più. Un equilibrio nato precario, e oggi, a distanza di un anno e mezzo, sembra più traballante che mai.Tanti casus belli evitati, crisi arginate per il rotto della cuffia: il Governo del cambiamento da salvare a tutti i costi.

Eppure quando si mettono di mezzo i baluardi da campagna elettorale, la guerra fratricida è alle porte. Campo di battaglia questa volta il Senato, dove per la giornata di Mercoledì, sono state presentate le mozioni riguardo il TAV e le seguenti votazioni. Un tema scottante quello dell'Alta Velocità a cui il M5S si è sempre opposto tanto da valergli consensi specialmente nello zoccolo duro della Val di Susa. A Febbraio il Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, dopo aver rispolverato l'inesistenza del traforo del Brennero, suggerito come alternativa alla Torino-Lione, aveva istituito una commissione di 6 esperti. Tutti si erano espressi in maniera contraria alla nuova tratta, tranne uno licenziato subito dopo.

Per il Movimento il TAV non s'adda fare, opera costosa, impatto ambientale immane e specialmente superflua. Una linea fortemente diffusa ma che si scontra con chi, da almeno vent'anni, il Treno ad Alta velocità lo vuole eccome. Già al preludio della votazione però, La mozione pentastellata sembrava aver scontentato proprio tutti. Anche lo storico leader dei No Tav Perino, bollava negativamente l'intervento. "La mozione del Movimento 5 stelle contro la Torino-Lione è un'idiozia. È una maniera per cercare di salvarsi la faccia, ma non ci riescono. Anzi, è proprio una presa per i fondelli". Una pesante affermazione che mette in discussione appoggi e soprattutto consensi.
Il Premier Conte ha tentato la via del temporeggiare, ma non essendo Quinto Fabio Massimo ad un certo punto ha dovuto sciogliere la riserva in data 23 Luglio, dando il consenso alla prosecuzione dei lavori. A questo punto dello status operandi la perdita in caso di interruzione sarebbe maggiore dei papabili benefici. La stessa Ue, dopo aver assicurato un contributo maggiore per l'Italia, ricorda la restituzione dei 120 milioni già ricevuti e la perdita di oltre 800 milioni per violazione di vincoli internazionali in caso di dietrofront.
Una tematica tecnica che per l'attuale Esecutivo ha assunto i connotati di un termometro degli equilibri interni.

Una verifica che arriva il giorno successivo alla conversione a Palazzo Madama del Decreto Sicurezza Bis. Legge fortemente voluta dalla Lega ma avallata altre sì dei pentastellati. Quello che poteva essere un do ut des politico però non è arrivato. Matteo Salvini ed i suoi infatti, hanno votato contro la mozione No TAV avanzata dagli alleati, dando appoggio a tutte le altre cinque presentate e favorevoli all'opera transfrontaliera, compresa quella PD.

Il grido di Luigi Di Maio è subito all'inciuncio, termine troppo caro al Movimento per non essere rispolverato quando si parla di Dem. C'è da ricordare anche la mossa suggerita da Calenda rigorosamente via Twitter: ovvero approvare tutti il testo grillino e lasciare che la resa dei conti tra Caino e Abele arrivasse all'istante. Mossa audace, che nessuno dei senatori ha accolto come possibile. Inutile negare che l'appuntamento è stato enfatizzato più del dovuto; dopotutto una mozione non è che uno strumento di indirizzo per il Governo, dunque giuridicamente sottomessa ai precedenti accordi internazionali, ma serviva un motivo per tirare le somme ed eccolo servito.
All'orizzonte dunque una crisi di Governo che il Premier ha respirato già dalle prime dichiarazioni. Conte ha provato a contenere i due pretendenti al trono, così come aveva fatto già qualche mese fa. A Palazzo Chigi però è arrivato solo il leader leghista prima di dirigersi a Sabaudia per il comizio in programma. Aveva già annullato il Beach Tour nella mattinata, non poteva lasciare disattese le aspettative di tutti gli avventori. Luigi Di Maio ha preferito un colloquio privato con i suoi, rilasciando come dichiarazione propagandistica "Noi non abbiamo tradito".

Questo è quello che succede quando pur dovendo governare ci si lascia governare.
Ora le due correnti di Maggioranza, che esercitano una forza contraria ma non certo uguale, sono su fronti opposti. E le armi a favore della Lega sono il voto europeo e un'acclamazione mediatica da influencer. Di contro il Movimento che del mediatico era stato l'avanguardia, si ritrova con numeri esponenziali in Parlamento ma di fatto nulli per procedere altri tre anni. Uno stallo alla Messicana subito aggirato da Salvini e risolto in votazioni entro l'autunno. Per questo Mattarella nel primo pomeriggio di Giovedì ha ricevuto il Presidente del Consiglio, e successivamente quelli delle due Camere. Atti che prefigurano un proscenio da decisioni definitive, dopo che l'idea di un rimpasto è stata sconfessata da tutti. Addio alla leadership di Conte dunque, di fatto in tredici mesi è stata poco più che una comparsa. Un po' come gli allenatori della Nazionale che prendono il posto di colleghi che hanno fatto la storia, nel bene o male: sono destinati all'oblio della transizione.

Doveva essere il Governo che trascendeva la vecchia politica, è divenuto quello dei compromessi a tutti i costi. Luigi Di Maio, privato del sostegno anche dei suoi, vede il suo ruolo nell'Esecutivo e nel partito compromesso, Matteo Salvini si è tramutato in un Deus Ex Machina a suon di stereotipi.
Questa è la Terza Repubblica, la più analizzata, criticata o tifata sin da berlusoniana memoria.
La Terza Repubblica che ha trasformato ogni decisione per il Paese in tasselli per la pace politica. Sarà un anno bellissimo, dicevano, ma il risultato è difficile da analizzare: sotto l'osservatorio internazionale per Finanze, Leggi improbabili e cooperazione vacante, il bilancio è un naufragio nazionale.

Forse Gaber aver ragione "Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono".

 

 

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