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ZuPeppiJencu 350 min
25,Mag, 2020

Zu Peppi Jencu

1900 italiano e altro Aldo Pirone
Lo Stato deviato di Aldo Pirone - Chi si ricorda di Giuseppe Genco Russo, in arte “Zu Peppi Jencu”? L’arte era quella del…

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Ben 47 gli articoli da modificare. Macché riforma è una cancellazione!!

difesa costituzione foto aleandro biagianti 350 260di Angelino Loffredi - Anche se in modo ancora confuso e disordinato si è aperta la discussione riguardante il Referendum per il quale saremo chiamati a votare in autunno. Vorrei, pertanto partecipare a tale confronto approfittando della disponibilità offerta dal sito www.unoetre.it partendo proprio dalla legge costituzionale approvata il 16 aprile 2016 avente per oggetto:
«Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione»
Gli impegnativi temi in oggetto sembrerebbero essere cinque, comunque tanti, ma se si va ad esaminare l’insieme di tale legge, composta da 41 articoli, ci accorgiamo che gli articoli della Costituzione da eliminare o modificare arrivano ad essere ben 47. Cifra sproporzionata se solamente consideriamo che la Costituzione ne conta 139.
Non si tratta dunque di un aggiustamento o un necessario adeguamento ma di uno scardinamento della stessa. Se poi mettiamo in diretto rapporto tale disegno con la legge elettorale denominata Italicum c’è da prevedere conseguenze dirompenti e inquietanti tali da capovolgere il sistema delle garanzie, degli equilibri istituzionali, dei pesi e contrappesi necessari in ogni Costituzione per preservarne la natura democratica.
Ricordo a chi legge che la nostra Costituzione non è rigida, è per sua natura flessibile tanto è vero che in questi anni ha avuto ben 26 modifiche. Modifiche che non demolivano l’impianto complessivo.
C’è una accusa ricorrente, usata senza cognizione di causa che sia la Costituzione la responsabile dei ritardi nell’esecuzione di atti importanti quanto invece le responsabilità sono legate proprio al fatto che i suoi valori e le sue disposizione non sono stati realizzati fino in fondo.
La domanda delle domande da porre è una e sicuramente importante: quale è il vantaggio che ne trarranno i 135.000 disoccupati della provincia di Frosinone, i 352 dipendenti della Videocon rimasti senza forme di protezione o delle migliaia di persone che stanno rinunciando a curarsi per mancanza di disponibilità economiche?
Oltre a questo aspetto, a chi è interessato veramente a confrontarsi, esprimo un’altra considerazione certamente non marginale e che tocca la natura di ogni Referendum: il diritto dovere del cittadino a rispondere con un No o con un Si a quesiti semplici e comprensibili. Se uno come me ha la volontà di accettare la soppressione del CNEL ma di difendere il resto come deve votare SI o NO ?
Fra i cinque punti elencati nell’oggetto della legge costituzionale viene previsto “il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni “. Per i difensori della legge questo argomento può essere utile e forse prelibato. Potrei scrivere che tale scelta, tale indicazione di lavoro poteva essere fatta con legge ordinaria. Nello stesso tempo, però per non sfuggire al tema, mi permetto di ricordare che se si vuole, giustamente, semplificare lo Stato e ridurre i costi perché si eliminano le Province e non anche le Prefetture e i Prefetti, le Camere di Commercio, le Comunità Montane e altri Enti di Bonifica. Perché il partito del Presidente Renzi in provincia di Frosinone, sempre parlando di spese improduttive, non unifica i due Consorzi Industriali, non elimina il Consorzio Anagni sud e non porta a conclusione le scabrose vicende legate all’Aeroporto mai decollato e dell’Interporto?
Infine e mi avvio a concludere questo primo intervento, chiedo: perché non si elimina completamente il Senato? preferendo inventare la formula del “superamento del bicameralismo paritario“ e sapendo che di fatto sarebbe un Dopolavoro per Consiglieri Regionali. C’è di più: 95 senatori su 100, che andranno a comporre il sedicente Senato, saranno i rappresentanti delle Istituzioni territoriali (Regioni, le due province autonome di Trento e Bolzano, sindaci) Il dato più inquietante che emerge dalla proposta, e che mostra la vocazione centralistica di questo governo, è che non saranno i cittadini a scegliere i propri rappresentanti ma i consigli regionali e i due consigli provinciali. Ovviamente su indicazioni delle segreterie di partito. Insomma ci troviamo di fronte a scelte importanti che colpiscono il valore della rappresentanza popolare ma anche quello del sistema proporzionale strumento fondante della rappresentanza stessa.

 
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