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Torrice, febbrile attesa per la “Cronocalata”

CronocalatdiTorrice 350 minSi terrà domenica prossima a Torrice la seconda edizione della “Cronocalata”, organizzata dall’associazione I Viandanti. Visto il grande riscontro ottenuto nella prima manifestazione dell'anno scorso ed avendo registrato oltre 70 partecipanti, la Cronocalata torriciana è da subito entrata a far parte del C.I.L.A.C. speed down, il campionato interregionale di Lazio, Abruzzo e Campania.

Le categorie in gara saranno Drift Trike, Soap Box, C4, C4 sport, C8, Cuscinetti e Gomme Piene. I piloti gareggeranno su uno dei circuiti più belli della Ciociaria, con discese e curve mozzafiato. Quest’anno saranno presenti molti gruppi e società provenienti da tutta Italia.

L’associazione i Viandanti ringrazia per la collaborazione il sindaco Mauro Assalti e l’assessore Orlando Epilli Bottoni, nonché la Polizia Municipale di Torrice e l’Asd Runners di Faustino Moriconi, tutti i volontari che in questi giorni si sono adoperati per la riuscita dell’evento e nello specifico Matteo e Gianni Testani responsabili della manifestazione. Il programma prevede il raduno dei partecipanti domenica mattina alle ore 8:00 in località San Filippo per l’iscrizione, le verifiche tecniche delle carrozze e l’assegnazione dei numeri di gara.

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Disoccupati ancora in attesa della mobilità

29apr19ginorossi 350 260 mindi Valentino Bettinelli e Maria Giulia Cretaro - 29 Aprile e Vertenza Frusinate è ancora in Provincia per l'ennesima assemblea. Al centro sempre lo stesso tema: lo stanziamento dei fondi per la mobilità in deroga per il biennio 2019-20.
Nuove scadenze all'orizzonte; mentre a marzo sono cessate le erogazioni per l'annualità precedente, il 30 Aprile si profila come termine ultimo per rispondere al bando sulle politiche attive.

Apertura consueta di Gino Rossi «Speravamo di non ripetere lo stesso percorso di Natale anche a Pasqua, soprattutto perché il Governo ha la volontà di rifinanziare le mobilità in deroga per 117 milioni di euro, eppure eccoci nelle stesse condizioni.
Devo ringraziare Enzo Valente dell'UGL per la presenza, perché sono i sindacati i nostri interlocutori per l'accordo. Peccato sia il solo a partecipare nonostante siano stati invitati tutti ancora una volta. Anche nell'incontro con il Prefetto eravamo soli e non possiamo essere intermediari di noi stessi.
Per i prossimi anni, non ci saranno coperture, dobbiamo resistere e riattivare canali nuovi di possibilità.
Noi facciamo sempre riferimento al Presidente della Provincia Pompeo, perché anche se il compito non è di questo organo ma della Regione Lazio, dovrebbe essere lui a favorire un tavolo per le Politiche Attive. La sua garanzia era di impegnarsi dopo le elezioni provinciali, eppure questo appuntamento è rimasto disatteso.
Mercoledì 1 Maggio, Giornata dei Lavoratori, quando ci sarà il corteo ad Isola Liri, dobbiamo avere il coraggio di sfilare anche noi senza bandiere ma con i nostri striscioni, che grondano sacrifici. Per noi non sarà una festa, ma un vero e proprio lutto.»

Enzo Valente (UGL), unico rappresentante sindacale presente in Provincia, è intervenuto sul tema, con un discorso breve, ma denso di contenuti. «Sono 10 anni che vivo questo territorio, conosco molti di voi ed assisto a convegni continui che sembrano dare soluzioni ma mai attuate. Abbiamo verificato che le politiche attive non riescono a decollare, nonostante gli sforzi, il lavoro non si può inventare, specialmente in un territorio dove l'economia è ferma. Nel nostro Paese strumenti come il Reddito di Cittadinanza funzionano poco e male. Mancano le basi concrete di attuazione, che esistono in altri stati europei. Siamo un popolo di risparmiatori e questo, in ottica Reddito di Cittadinanza, per assurdo, è un malus. Più che misurare di sostentamento serve lavoro, e ad oggi non vengono create nuove opportunità».assemblea 29apr19 350 260 min

I 117 milioni presenti in finanziaria, avevano bisogno di un decreto attuativo; provvedimento di competenza del Ministero del Lavoro e del Ministero delle Finanze. Nei primi giorni del mese di Aprile, lo stesso Claudio Durigon incontrando a Roma i portavoce di Vertenza Frusinate, aveva dichiarato che il Ministro Di Maio aveva già firmato.
Il Segretario provinciale UGL ha poi specificato «Giulia Sforza, nostra referente in Regione, ha verificato questa mattina che il Decreto attuativo non è ancora arrivato alla Pisana , dunque neanche all'Assessorato al Lavoro. Da qui abbiamo attivato un ulteriore canale con il Dott. Raffaele Fontana, Capo della Segreteria di Durigon, che ha confermato la firma del Ministero delle Finanze; mancano i passaggi tecnici per l'attuazione.»

Molto tempo è intercorso tra le due azioni esecutive, ma finalmente il provvedimento ha visto lo sblocco del lato del Governo. L'attesa però non è finita: non è solo trasmissione dati, ma appare evidente l'esame approfondito della Corte dei Conti, che verificherà le coperture e da lì potrà o meno autorizzare lo stanziamento dei fondi. Un'analisi che potrebbe richiedere un tempo minimo di dieci giorni o molto di più. A complicare la vicenda, l’aumento delle aree di crisi complessa, che hanno visto aggiungersi quea di Torino come diciannovesima entità. I fondi, che resteranno invariati, dovranno dunque essere ripartiti per una platea più ampia di disoccupati.

Ancora una volta la strada per i lavoratori di Vertenza Frusinate si presenta piena di ostacoli, e la corsa cntinua solitaria. Continua a mancare il sostegno di una rappresentanza parlamentare locale, colpevolmente assente, fisicamente e come impegno istituzionale. Solo nel pomeriggio di domenica, una rappresentanza di Vertenza aveva partecipato ad un incontro non ufficiale a Fiuggi, in occasione di una tappa di campagna elettorale, con il Sottosegretario e l'Onorevole Zicchieri; anche in questo caso le rassicurazioni ricevute risuonavano più come pacche sulle spalle che come concrete realtà. Curioso inoltre, fosse previsto, per il pomeriggio, l’arrivo di Claudio Durigon presso la Camera di Commercio del capoluogo. Appresa questa notizia, i portavoce di Vertenza hanno chiesto un incontro con il sottosegretario, che ha fatto sapere di non essere disponibile per la mattinata. Alla proposta di attendere in assemblea, fino al primo pomeriggio, la nube della reticenza è scesa sulla comunicazione tra le parti.

Una politica, dunque, che ha difficoltà nel risolvere le questioni urgenti dei lavoratori e che, fatto ancor più grave, non è in grado di aprire un dialogo franco e diretto con chi il dramma della disoccupazione lo vive quotidianamente.

29 aprile 2018

 

 

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Ospedale Colleferro: attesa sentenza del Consiglio di Stato

logocomitatodifesaospedalecolleferro 350 260Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro”. Coordinamento territoriale - Vogliamo rassicurare tutti che cittadini, Comitato residenti Colleferro e gruppo Consulta le Donne con il sostegno del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale sono costituiti in giudizio al Consiglio di Stato nel ricorso contro la Regione Lazio, la Asl Roma 5, il Ministero della Salute e il Comune di Palestrina, che nel 2015 hanno “trasferito” i reparti di ostetricia, ginecologia, pediatria e neonatologia dell’ospedale L.P. Delfino di Colleferro a quello di Palestrina.

I “famosi” comitati , dopo aver spinto in tutti i modi i Comuni di Colleferro, Gorga, Valmontone, Anagni, Artena, Segni, Montelanico, Paliano e Carpineto Romano a presentare appello in sede giurisdizionale, hanno, a loro volta, depositato l’atto di intervento ad adiuvandum a sostegno delle ragioni dei Comuni appellanti.

Sulla vicenda processuale dell’ospedale di Colleferro è del tutto assente la dovuta informazione ai cittadini e il Sindaco di Colleferro, Sanna, non vuole farci sapere – chissà perché poi - che sul contenzioso dei reparti materno-infantili il Consiglio di Stato ha pronunciato un’ordinanza. Invece di aggiornarci sugli sviluppi si permette di fare allusioni sui comitati nel social.

Il Consiglio ha disposto che, prima della sentenza definitiva, la Asl e la Regione Lazio (che ha lasciato scadere i termini senza produrre la documentazione) devono depositare 2 relazioni per verificare se, a seguito del “trasferimento” dei reparti materno-infantili si sia verificata una riduzione dell’offerta sanitaria, con riferimento al Pronto soccorso con 10 posti letto, all’unità di anestesia e rianimazione con 6 posti letto, alla terapia intensiva e cardiologica h 24, al laboratorio analisi, sale operatorie e navette h 24, alle consulenze pediatriche e reparti specialistici di otorinolaringoiatra, urologia, nefrologia-dialisi all’unità di anestesia e rianimazione.

Ci lascia molto perplessi l’affidamento delle relazioni di “verificazione”, da cui dipendono le sorti del ricorso - direttamente alle “controparti”. La Asl Roma 5 infatti ha provveduto a depositarla e, come prevedibile, ha descritto un quadro esageratamente positivo al punto che il trasferimento non ha dato luogo ad alcuna riduzione dell’offerta sanitaria.

Aver delegato alla Regione e alla Asl questa analisi lascia poco spazio a un esito favorevole e all’accoglimento del ricorso. Non capiamo perché tale scelta non sia stata contestata dai Comuni appellanti, visto l’evidente conflitto di interessi della ASL. come parte in causa e come “verificatore”. Ancora meno comprendiamo perché i Comuni non abbiano chiesto di nominare un proprio consulente che potesse formulare le proprie osservazioni tecniche.

Spetta ai Sindaci dare conto della reale situazione dei servizi sanitari, depositando una relazione e lo stesso farà il Comitato per mettere in rilievo l’inadeguatezza del livello assistenziale, che non è in grado di soddisfare le esigenze dell’utenza, e la mancanza di misure idonee a garantire l’efficienza del Sistema sanitario nazionale, ribadendo quanto sostenuto nell’appello.

La nostra battaglia legale poggia sulla difesa del fondamentale diritto costituzionale dei cittadini a curarsi, sulle criticità sanitarie della valle del Sacco e sulle rinunce a cui sono stati costretti gli abitanti del territorio a seguito del suddetto “trasferimento”.

I “famosi” comitati hanno anche il “merito” di aver letteralmente costretto le Amministrazioni locali, dopo una lunga e martellante campagna di sensibilizzazione durata 5 mesi, a ricorrere al Consiglio di Stato e ad accedere agli strumenti legali a disposizione. Ricordiamo infatti che i Comuni non avevano presentato istanza di prelievo per sollecitare la fissazione dell’udienza al Consiglio di Stato, come disposto dalla sentenza del TAR!

Non ha giovato peraltro alla strategia processuale la decisione dei Comuni di sostituire il legale per ricorrere in appello al Consiglio di Stato “in ragione del prezzo più basso offerto per l’incarico”. Al Sindaco sarà sembrato sempre troppo alto, visto che considera buttati i soldi (nostri) spesi in difesa dell’ospedale, come ha avuto modo di scrivere su FB.

Il legale che è stato sostituito aveva ottenuto risultati assolutamente rilevanti (trasposizione del ricorso straordinario dal Capo dello Stato al TAR, accoglimento dell’istanza cautelare e fissazione della discussione del merito in tempi brevissimi) e ciò fa supporre che avesse buone possibilità di vincere in appello!

Come preannunciato, abbiamo inoltre deciso di agire anche in sede civile verso la Asl che nel 2015 in merito all’offerta sanitaria si era impegnata ad incontrare i Sindaci, a garantirla e a fornire “alla cittadinanza tutte le informazioni del caso”.

L’impegno è rimasto lettera morta e quindi abbiamo deciso di agire anche civilmente per la riassegnazione dei reparti neonatali.

L' Asl Roma 5 è commissariata da 15 mesi: la Regione non ha mai motivato l'adozione di questo provvedimento e i Sindaci non hanno mai chiesto conto dell'assegnazione di una gestione non a tempo pieno (il Commissario straordinario è il Direttore generale della Asl Roma 4, caso unico in tutto il Lazio).

La Conferenza dei sindaci dell'Asl Roma 5 non si riunisce quasi mai, neanche per contestare le carenze più gravi del Lazio: rapporto posti letto-residenti pari a un quarto dello standard nazionale (0,8 ogni mille residenti invece dei 3,2 previsti) e assenza di strumenti diagnostici (mancanza assoluta di risonanza magnetica e medicina nucleare).

E’ “merito” dei cittadini e dei comitati se vinceremo la battaglia perché non abbiamo mai mollato la presa sui Sindaci!

Colleferro, 26 aprile 2019

Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale

 

 

 

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Sanità: 8 proposte per abbattere tempi di attesa

sanità file alla asl 350 minA Dott. Luigi Macchitella, Dott. Eleuterio D’Ambrosio, Dott. Bruno Boffi, Dott. Francesco Giorgi
ASL Frosinone

Cittadinanzattiva della Provincia di Frosinone e Cittadinanzattiva TDM di Frosinone ribadiscono l’urgente necessità di avere la disponibilità di tutti i dati richiesti con lettera del 24 ottobre 2018 e cioè:

1) I dati del CUP afferenti le richieste di esame diagnostici per immagini e visite specialistiche nell’ultimo triennio (2016-2018) alfine di determinare il futuro fabbisogno annuo della popolazione;
2) I dati sulle patologie croniche e la loro incidenza nella gestione delle liste;
3) Il carico di lavoro annuo svolto dagli ambulatori delle strutture sanitarie pubbliche ed il costo complessivo e delle singole prestazioni;
4) Le convenzioni con gli Enti sanitari privati accreditati, il carico di lavoro da essi svolto e il costo complessivo annuo e delle singole prestazioni;
5) I carico di lavoro svolto dalle strutture sanitarie pubbliche, ospedaliere e territoriali afferenti alle visite diagnostiche per immagini: ecografie-Rx-tac.Rmn;
6) I dati relativi alla differenza tra le visite prenotate e le visite realmente effettuate;
7) I dati e il costo riguardanti le visite specialistiche e la diagnostica per immagine, effettuate fuori provincia e fuori Regione presso strutture sanitarie pubbliche e Enti privati accreditati.

Le scriventi ribadiscono, inoltre, che è difficile comprendere il perché sia così difficile conoscere questi dati, rilevabili agevolmente dal sistema SIAS, in dotazione ad ogni ASL.

 

Nonostante tali carenze che non permettono un esame serio ed approfondito del governo delle liste di attesa e del fabbisogno della popolazione in tale ambito, le scriventi avanzano le seguenti proposte per l’abbattimento delle liste di attesa:

1. Personale sanitario: è necessario attivare tutte le procedure per l’immissione in servizio di un numero di operatori sanitari sufficiente a garantire le attività di diagnosi e cura. Altrimenti tutte le proposte si scontreranno con l’insufficienza dovuta alla situazione decennale del blocco turno over. In particolare si rileva come l’assunzione di medici specialisti sia un obiettivo funzionale a qualsiasi operazione di abbattimento e governo delle liste di attesa;

2. Attività intramoenia: tale attività deve essere costantemente monitorata e eventualmente bloccata se le prestazioni prenotate, presso il CUP, non siano erogate entro i termini stabiliti dalla legge . L’incidenza di tale attività deve essere facilmente e quotidianamente rilevabile dai cittadini attraverso i siti delle Asl.

3. Informazione ai cittadini: va attivatà una procedura di corretta informazione sui percorsi di accesso, sui codici prescrittivi (U, B; D, P) con relative campagne informative da divulgare presso tutti gli studi dei medici di famiglia, dei pediatri di libera scelta, le strutture sanitarie pubbliche e private, i siti aziendali, della regione, dei comuni e presso le associazioni di volontariato impegnate nel settore sanitario, al fine di rendere edotti i cittadini dei corretti percorsi. E’ necessario, inoltre, mettere a disposizione dei cittadini la modulistica relativa alla possibilità di accedere a servizi sanitari pagando solo il ticket, nel caso in cui le prestazioni superino i tempi massimi previsti, in base quanto deliberato dal decreto legislativo 29 aprile 1998 n.12. Sulla base dell’analisi delle richieste le ASL e le Az. Osp, e in alternativa la Regione, dispongono controlli specifici e mirati, su quelle aree e prestazioni che risultano non adeguate al fine di migliorare la capacità di accesso dei cittadini entro i limiti previsti dalle leggi;

4. Ampliamento orari degli ambulatori e dei luoghi dove effettuare visite e esami diagnostici: tale azione deve diventare la normale attività del servizio sanitario regionale e non una situazione “una tantum”.

5. Patologie croniche: per le persone affette da patologie croniche , così come prevede il DCA 110, vi deve essere la reale presa in carico e la gestione diretta da parte del servizio sanitario. Le visite ed i controlli sanitari necessari per ciascun paziente, devono essere annualmente programmati dalla Asl e trasmessi ai diretti interessati all’inizio di ogni anno, in modo da non accedere mai al servizio CUP e RECUP.

6. Si chiede di strutturare il servizio di accesso ai servizi diagnostici e terapeutici direttamente tramite gli operatori prescrittori, senza che i cittadini passino dal RECUP, per le prescrizioni con priorità U, B e D. Mentre per le P il cittadino contatterà il sistema RECUP. Ciò significa che il servizio sanitario regionale deve avere necessariamente tutte le agende, pubbliche e private accreditate, immediatamente disponibili anche per i medici prescrittori alfine di metterli in condizione di prenotare direttamente la prestazione sanitaria al momento della prescrizione.

7. Sanzioni. Nel caso di inottemperanza dei tempi massimi devono essere previste sanzioni di tipo economico verso i responsabili di ogni livello e, nei casi più gravi, la immediata rimozione dall’incarico. Il controllo primario spetta al Direttore Generale della ASL. Si chiede, altresì, che l’ Osservatorio aziendale si riunisca obbligatoriamente ogni mese per verificare il corretto andamento della gestione e per portare soluzioni alle criticità rilevate. La presenza di rappresentanti delle organizzazioni di tutela dei diritti dei cittadini nell’Osservatorio aziendale per il governo delle liste di attesa è obbligatoria.

8. Obbligo di fornire e comunicare da parte delle Asl e delle Az. Osp., anche attraverso i siti istituzionali, tutte le informazioni relative al raggiungimento o meno degli obiettivi di governo delle liste di attesa.

9 . CUP decentrato: al fine di evitare disagi e spese ai cittadini si propone di decentrare l’attività di prenotazione CUP e RECUP, presso le sedi di ogni Comune. Tale decentramento potrebbe essere attivato attraverso la stipula di una convenzione o Protocollo d’intesa tra Comuni e Regioni, oppure tra Comuni e Asl.
Francesco Notarcola, Luciano Granieri

Frosinone 26 febbraio 2019

 

 

 

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Tempi di attesa e altre criticità della sanità ciociara

medici sanita 350 260di Loreto Marcelli, M5S - Gli esponenti di “Cittadinanza Attiva per la difesa del malato” di Frosinone, alla luce dello stato attuale in cui versa la sanità della nostra provincia, hanno denunciato le numerose criticità evidenziando le contraddizioni, e le incongruenze, tra gli annunci dei vertici dell’Asl e la realtà, in termini di efficienza ed efficacia dei servizi erogati e, soprattutto, di abbattimento dei tempi delle liste di attesa.

È doveroso associarsi a questo grido d’allarme e rilanciarlo con forza. Si riscontra un netto peggioramento dei problemi inerenti le liste di attesa, in particolare risultano essere pressoché bloccate tutte le prenotazioni per gli esami diagnostici per immagine, comprese quelle per i pazienti oncologici.

Il problema è piuttosto generalizzato nell’Asl, non riguarda solo la diagnostica per immagini, ma anche i lunghi tempi di attesa necessari per effettuare ad esempio una gastroscopia o altre visite specialistiche. È sufficiente ricordare che dal pensionamento – avvenuto lo scorso aprile – dell’unico anestesista presente presso la Casa della Salute di Pontecorvo, il servizio di gastroscopia è stato sospeso e non ancora riattivato. Però si spendono soldi affidando ad un consulente esterno lo studio per fare proposte per abbattere le liste di attesa…..

Inutile girarci intorno spendendo soldi per cercare soluzioni capziose da applicare, la radice del problema risiede, soprattutto, nell’atavica mancanza di un numero di medici radiologi adeguato alle dimensioni della nostra azienda e alla popolazione della provincia. I radiologi dovrebbero essere il doppio di quelli in servizio oggi.
Nella prospettiva, a breve, di ulteriori pensionamenti di altri operatori radiologi, ha senso parlare di programmazione seria e reale, con apertura sine die delle prenotazioni, dovendo poi contare su operatori a partita iva, da rinnovare magari ogni due mesi, sempre che gli stessi continuino a dare la loro disponibilità e non trovino altre collocazioni lavorative? Si sa che questi operatori hanno delle serie limitazioni nel loro impiego e non utilizzabili, teoricamente, nelle turnazioni di guardie? Perché non sono state rese note le motivazioni per cui la Regione Lazio ha bocciato la delibera per l’assunzione di medici radiologi ripresentando, dopo un inutile ping pong, una nuova delibera il 18.12.18?

La soluzione al problema è chiara: si devono fare nuove assunzioni per colmare le carenze di organico in tutti i presidi ospedalieri e sanitari. È lì che vanno investiti i soldi pubblici e non in consulenze dal dubbio risultato.
Le soluzioni adottate fino ad oggi, di fatto, sembrerebbero aver agevolato la sanità privata e, di contro, mortificato quella pubblica, come dimostrato nel delegare ad essa, impropriamente, la fornitura di apparecchiature a noleggio come 7 ecografi arrivati di recente nelle strutture ospedaliere pubbliche provinciali, o la possibilità di effettuare, prioritariamente, nelle strutture convenzionate esami ad alto costo, quali le risonanze magnetiche.

Non sembrerebbe quindi un caso che in ogni angolo della nostra provincia nascano strutture sanitarie private, che risultano sempre più affollate. Questo, a nostro dire, è un segno tangibile del fallimento della gestione dell’Azienda da parte dei vertici dirigenziali incaricati da Zingaretti di amministrare la sanità provinciale.
Inoltre, va aggiunto il mancato coinvolgimento nei processi decisionali dei componenti del neo costituito Osservatorio dell’Asl sui tempi di attesa e dei responsabili e dirigenti delle strutture sanitarie pubbliche e private accreditate, che lamentano la totale assenza di considerazione da parte dei vertici dell’Asl frusinate.

Considerato che nei tre anni di commissariamento dell’Asl questi problemi non sono stati risolti, ci domandiamo come intenda il – riconfermato – Commissario Straordinario dell’Asl di Frosinone, Dott. Luigi Macchitella, risolverli ora; troverà delle soluzioni idonee oppure per queste dovremmo attendere l’arrivo del futuro Direttore Generale?

 

 

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Disoccupati delusi, dopo una giornata estenuante di attesa

disoccupati pomeriggio 12dic18 mindi Valentino Bettinelli e Maria Giulia Cretaro - Sole alto, freddo pungente e grande spiegamento di forze di polizia. Tutto questo nella mattinata di mercoledì 12 dicembre nell’affollato Piazzale Gramsci a Frosinone. A riempire lo spazio antistante il Palazzo della Provincia, un sit-in organizzato dai disoccupati del gruppo di Vertenza Frusinate.

Tanti i lavoratori presenti nonostante la temperatura fosse vicina allo 0. Presidio organizzato in attesa di risposte dai sindacati, impegnati in un incontro in regione. Il tavolo, inizialmente previsto per le ore 10:00, è stato rimandato al pomeriggio alle 16:00. Spostamento comunicato con colpevole ritardo a Vertenza e che ha causato innumerevoli problemi: le sale della Provincia risultavano infatti occupate per il pomeriggio e il sit-in era stato autorizzato fino alle 14:00.
Il portavoce di Vertenza Gino Rossi ha provato, anche con la mediazione della stessa Digos, a trovare un accordo con la segreteria del presidente Pompeo, per la concessione dell’utilizzo di una sala.

La mancanza di una “casa” in cui poter discutere ed informare sugli sviluppi di una trattativa estenuante, ha contribuito a l'inasprimento dello stato d’animo dei tanti disoccupati presenti. Rabbia e delusione per l’ennesima porta chiusa, soprattutto vista la correttezza organizzativa che da sempre è nell’animo di Vertenza. Mobilitazione si, ma con permessi, autorizzazioni e nel pieno rispetto delle regole. Un tradimento profondo per chi opera in virtù delle istituzioni e da esse è costantemente ferito.

Il vero motore della protesta però, rimane l’aspetto tecnico: 8/9 milioni fermi in Regione, necessari a coprire la mobilità in deroga per un numero indefinito di aventi diritto. Dopo mesi infatti, gli organi competenti non hanno ancora chiaro il parterre dei disoccupati. Nell'incontro di venerdì (7 Dicembre) è emersa la presenza di lavoratori ormai pensionati, ma ancora conteggiati nel computo finale. Un’impasse che penalizza e allunga l'attesa per chi continua a non percepire sostentamento al reddito e equità sociale.
Testimoni alla Pisana dei diritti degli ormai ex-lavoratori, i sindacalisti, nelle 4 sigle maggiormente interessate. Riusciranno, all'ennesimo appello, a rispondere senza se e ma, arrivando alla soluzione?

In questa lunga lotta, Vertenza Frusinate si è compattata tanto da apparire quasi come una vera e propria compagine associativa in grado di autonome valutazioni. Un movimento, mosso dalle necessità contingenti e dalla competenza acquisita sul campo, dopo anni di vacanza rappresentativa. Mancanze che sembravano colmate con il famoso accordo del 28 Febbraio.

Se dal tavolo di oggi, non otterranno lo sblocco dei fondi ed il pagamento fino al 31 Dicembre, più di 1600 famiglie, avendo per ora perso, dovranno continuare la battaglia.
E se è vero che siamo una Repubblica fondata sul lavoro, non chiedono altre armi che lo scudo a difesa dell'Articolo 1.

 

 

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Attesa sentenza Consiglio di Stato su inceneritori di Colleferro

comitatoresidenticolleferro 350 260di Ina Camilli - Il 15 novembre 2018 si è tenuta l'udienza di appello al Consiglio di Stato sulla questione del rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA) all’esercizio degli inceneritori di colle Sughero, promosso dal Comune di Colleferro e ad adiuvandum da comitati e associazioni di Colleferro, in qualità di ricorrenti al TAR del Lazio, contro Regione Lazio, Lazio Ambiente spa, Ministero dell’Ambiente e tutela del territorio e del mare.
L’udienza si è conclusa con un rinvio in attesa delle decisioni della Regione sull’utilizzo degli impianti o sulla loro dismissione.

Infatti, nonostante la recente Deliberazione d’indirizzo della Giunta regionale (26.10. 2018, n. 614) sulla “Individuazione di soluzioni di riconversione della tipologia di impiantistica di Lazio Ambiente spa”, manca al momento il formale atto di rinuncia o revoca e la Regione non ha prodotto - in sede di udienza - alcun provvedimento in tal senso.
In ogni caso, qualsiasi attività o riutilizzo del sito di colle Sughero, sottoposto a procedura di bonifica per la contaminazione da cromo esavalente, dovrà essere autorizzata dal Ministero dell’Ambiente. E ciò anche nel caso della vendita di Lazio Ambiente spa, proprietaria dell’immobile.
Il Consiglio di Stato aveva precedentemente disposto l’acquisizione di ulteriori documenti ed elementi istruttori e fissato l’udienza al 15 novembre 2018. Il Comune di Colleferro ed altre associazioni hanno presentato memorie e prodotto documenti.

In particolare, il Comitato residenti Colleferro ha depositato la richiesta di VIS (Valutazione di impatto sanitario), lo specifico parere pro veritate redatto da ISDE, la diffida alla Regione Lazio, le osservazioni contrarie al rilascio dell’AIA, l’istanza di riconvocazione della Conferenza dei servizi, la richiesta di chiusura del procedimento amministrativo di riesame dell’AIA, la copia del verbale della Conferenza dei Servizi sulla bonifica di colle Sughero, da cui risulta che la caratterizzazione del sito dove è stato rinvenuto il cromo esavalente non è stata mai approvata dal Ministero dell’Ambiente.
A questo punto l’auspicio che consentirebbe al territorio di chiudere la questione inceneritori – dove si bruciava il CDR da rifiuto di tutta la Regione, tranne la provincia di Frosinone - è l’adozione e la pubblicazione da parte della Regione della revoca dell’AIA, del revamping e l’avvio delle operazioni di bonifica da parte del Ministero dell’Ambiente. E chi pagherà la bonifica? Lazio Ambiente spa, ovvero la Regione, ovvero noi cittadini! Non vale la norma chi inquina paga!
Questo quadro di interventi è però reso difficoltoso dal procedere incerto e spesso contraddittorio della Regione che da un lato ha deciso la dismissione degli inceneritori e dall’altro ha assegnato a Lazio Ambiente spa la progettazione di un nuovo presidio industriale per eseguire processi di lavorazione ed estrarre risorse dai rifiuti in uscita dai TMB. Non meno contraddittoria la s

La Regione vuole compiacere il territorio con i termini di “riconversione” e “dismissione” degli inceneritori e, allo stesso tempo, progetta un nuovo presidio industriale dedicato al trattamento dei rifiuti urbani da realizzare sempre a Colleferro e possibilmente nello stesso sito del quartiere Scalo!
Addirittura questo presidio avrà un ruolo centrale nel nuovo Piano di gestione dei rifiuti, contro ogni prevedibile e dichiarata opposizione dell’area vasta della valle del Sacco, gravata dal “fattore di pressione”! Solo a Colleferro c’è una elevata concentrazione di fonti inquinanti: discarica, turbogas, cementificio, cava, Tav, traffico veicolare, autostradale, ferroviario, fiume Sacco.
Un annuncio politicamente scorretto e inaccettabile per una comunità che ha lottato tenacemente per la chiusura degli inceneritori e per rivendicare, attraverso tutte le battaglie intraprese, il diritto all’autodeterminazione!

Quali iniziativa ha assunto il Comune di Colleferro per difendere il proprio territorio e pretendere il ruolo da protagonista e non di ratifica di decisioni altrui?
Infatti, la Deliberazione del 26 ottobre scorso è un mero atto d’indirizzo, al quale non è neppure allegato, come previsto, lo studio di fattibilità: è una relazione che contiene l’aggiornamento del fabbisogno impiantistico regionale, sulla base dell’attuale situazione e dei prossimi anni.
E’ noto che la Regione non potrà disporre di un nuovo Piano di Gestione dei rifiuti prima della fine del 2019 e nel tempo occorrente all’avvio del nuovo polo industriale (3 anni) deve gestire l’ordinario e far fronte alla situazione con gli impianti esistenti.
Ugualmente controversa è la decisione della Regione di provvedere ad uno nuovo bando per la cessione delle quote di Lazio Ambiente spa entro il 2019, senza alcuna garanzia di salvaguardia dei livelli occupazionali, addirittura degli stipendi!
La Regione vuole affidare a Lazio Ambiente spa, invece che al Consorzio Minerva, la realizzazione del nuovo polo per il trattamento dei rifiuti (FOS, metano, bioful)? Una strategia economica che contrasta con l’ipotesi della vendita della società. Chi comprerebbe, un soggetto privato? E cosa comprerebbe? Un impianto di cui la stessa Commissione europea, nella Comunicazione del 26 gennaio 2017, prevede esplicitamente la “moratoria” di nuovi forni, spegnimento di quelli datati e decommissioning (spegnimento graduale) di quelli in eccesso?
Gli inceneritori, almeno quelli, sono fermi, ma è stata riaperta la discarica. Tutto il resto, come nel porto delle nebbie, cammina e arretra nello stesso momento.

*Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro
Colleferro, 23.11.2018
Contrada Fontana degli Angeli, 00034 Colleferro – Roma

 

 

 

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Osservatorio Provinciale per il governo delle liste d’attesa. Come?

osservatorio liste dattesa mindi Angelino Loffredi - Per il 17 settembre è annunciato il secondo incontro fra le organizzazioni sindacali e i responsabili della ASL di Frosinone per “trovare strategia operativa per l’abbattimento delle liste d’attesa“ attraverso, appunto, il previsto Osservatorio Provinciale per il governo delle liste d’attesa.

Il 4 settembre c’è già stato un incontro fra le parti ma a leggere bene il comunicato rilasciato da parte della CGIL, CISL e UIL non sembra essere stato positivo. Va rilevata innanzi tutto l’assenza del Commissario Straordinario Onorario Antonio Macchitella, sostituito dal Direttore Sanitario Eleuterio D’Ambrosio. Assenza non prevista ma nemmeno motivata. Inoltre nel comunicato sindacale mancano i contenuti specifici della discussione e le rispettive posizioni, a cominciare proprio dall’attuale situazione specifica delle liste d’attesa. Insomma non è stato evidenziato nessun dato. Il 25 luglio 2017, oltre un anno fa a tale proposito scrivevo sia sul giornale online www.unoetre.it che sul quotidiano “L’Inchiesta“: «La Regione Lazio nel proprio sito ha pubblicato i tempi di attesa necessari per usufruire di alcune prestazioni sanitarie. I risultati rilevati per quanto riguarda la nostra ASL sono preoccupanti. Non mi dilungo nell’esame generalizzato ma invito tutti ad approfondirli attraverso il sito regionale. Nello stesso tempo ne indico alcuni: COLPOSCOPIA, esame per diagnosticare il tumore al collo dell’utero, nella ASL di Frosinone sono necessari 91 giorni; MAMMOGRAFIA, esame per diagnosticare un tumore al seno, nella ASL di Frosinone sono necessari 283 giorni; ECOGRAFIA OSTETRICA, nella ASL di Frosinone sono necessari 80 giorni; ECOLORDOPPLER, per diagnosticare Aneurismi, Stenosi arteriose, Trombosi venose profonde e superficiali, nella ASL di Frosinone sono necessari 270 giorni “. Accanto a questi dati preoccupanti c’era un annuncio positivo, quasi rassicurante, sul sito regionale infatti veniva preso l’impegno che “dal 1 settembre le prestazioni saranno erogate non oltre i tempi massimi di attesa previsti dalla normativa nazionale». Riportavo inoltre «C’è qualcosa in più, veramente impegnativo perché per alcune ecografie o per particolari visite specialistiche è previsto che l’attività si protrarrà fino alle ore 22 dei giorni feriali».

Non mi sembra che in questi 14 mesi la situazione sia andata nella direzione annunciata. Anzi. Va ancora di più registrato che durante il 2017, a livello nazionale, la spesa delle famiglie per fronteggiare le cure è arrivata ad essere di 37 miliardi. L’altro dato preoccupante è costituito dal fatto che nel quinquennio 2013-2017 l’aumento è stato del 9,6%. E’ chiaro a tutti che le liste d’attesa costituiscono il motivo principale da parte dei cittadini per abbandonare la sanità pubblica e indirizzarsi verso quella privata. Nel salutare positivamente l’intervento delle organizzazioni sindacali credo sia necessario ricordare che in questi anni l’organizzazione attiva e presente nel nostro territorio è stata (è) il Tribunale del malato. E quindi sarebbe veramente contraddittorio se nella composizione dell’ Osservatorio Provinciale dovessero essere escluse persone che si sono battute per la difesa della salute e vedere presenti, al contrario, coloro che si sono dimostrati ignavi, disattenti e arrendevoli.

 

 

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In attesa dell'incontro del 5 gennaio all'Ideal Standard a Roccasecca

pietreograsso 350 260di Romana Compagnone da L'Inchiesta del 5 gennaio '18 - Se un risultato è stato ottenuto è stato quello di portare all'attenzione dei politici la vicenda Ideal Standard: certo che presso lo stabilimento roccaseccano sarebbe arrivato anche il Presidente del Senato, un mese fa nessuno lo avrebbe immaginato, ma il ferro va battuto finché è caldo e la coincidenza della crisi con la compagna elettorale per l'election day del 4 marzo, aiuta a non segregare la vicenda nel territorio.
Dopo il passaggio di vari politici regionali, tra cui il presidente Zingaretti, e degli onorevoli Pippo Civati (Possibile) e Massimo Cervellini che ha partecipato anche alla fiaccolata organizzato lo scorso 23 dicembre, oggi sarà la volta del leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso.
Arriverà, contrariamente a quanto annunciato nei giorni scorsi, mezz'ora prima del previsto: alle 12 sarà davanti il piazzale dello stabilimento dove ad accoglierlo, oltre ai lavoratori che presidiano quotidianamente lo stabilimento, ci saranno i segretari provinciali delle sigle sindacali, le Rsu, gli amministratori locali e molti cittadini pronti ad ad ascoltare la posizione del Presidente del Senato rispetto ad una multinazionale che senza se e senza ma ha scelto di chiudere uno stabilimento con un fatturato in attivo.
Si attende con ansia, mentre si guarda all'appuntamento del 12 gennaio al Mise quando si avranno le idee chiare sul futuro dei 320 lavoratori.
Certo, la speranza è che il Ceo Ideai Standard, invitato al tavolo, possa dire qualcosa di diverso rispetto alle parole spese dai vertici in questo mese che, altro non hanno fatto che ribadire la volontà di chiudere.
Intanto i lavoratori continuano a darsi appuntamento nel gazebo ogni giorno per continuare a protestare contro la decisione della multinazionale. All'interno però la produzione va avanti e, tranne nei giorni di sciopero proclamati per dar modo a tutti gli operai di partecipare ad incontri e proteste, si è continuato a lavorare i pezzi.
Insomma gli artisti della ceramica, nonostante il peso e l'angoscia di vedersi strappato il posto di lavoro da un momento all'altro, hanno continuato a timbrare.
Oggi ascolteranno Grasso, poi continueranno ad organizzarsi per l'appuntamento al Mise e continueranno soprattutto a chiamare a raccolta tutto il territorio per partecipare alla protesta che si terrà durante il tavolo.
Come già noto la solidarietà sta arrivando da ogni dove, dai loro concittadini e dai sindaci più coinvolti: in primis da quelli di Roccasecca, di Pontecorvo e di San Giovanni Incarico che, va ricordato, hanno messo a disposizioni i pullman per partire alla volta di Roma. Nella giornata di mercoledì si è aggiunta anche la minoranza consiliare di Castrocielo che si è sentita di dover contribuire mettendo a disposizione l'ottavo pullman.
I lavoratori dal canto loro non sono pronti a mollare. Credono fermamente che la battaglia, in ogni caso, vada portata avanti fino in fondo e con il sostengo di tutti. Non si stancano di chiamare alle armi il territorio e di spe-rare che i vari politici che hanno fatto sosta davanti al piazzale tengano fede alle loro parole.

Domani la cronaca dell'incontro di oggi.

 
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Disoccupati in attesa dell'incontro Regione-Sindacati il 4 luglio

GinoRossi 2 350 260Fra i disoccupati ed in particolare fra quelli che hanno perso la mobilità il 14 giugno scorso c’è attesa di conoscere gli esiti dell’incontro convocato per il 4 luglio prossimo a Roma fra Regione Lazio e Sindacati. Basta scorrere le pagine Facebook attraverso le quali comunicano per rendersi conto quanti siano gli interrogativi, ma anche le speranze di essere destinatari di qualche intervento che allevi le sofferenze.

Gino Rossi, di Vertenza Frusinate, ha cercato d’interpretare questi stati d’animo e ci ha rilasciato questa dichiarazione di "auspici".

 

«Il 4 luglio Cgil, Cisl, Uil e Ugl incontreranno di nuovo la Regione Lazio per definire gli interventi immediati necessari dopo la fine della mobilità per 1700 disoccupati ormai senza reddito insieme alle loro famiglie.
Stiamo seguendo con attenzione le iniziative sindacati-Regione Lazio augurandoci provvedimenti rapidi, utili e concreti. Dalle nostre parti si dice che “chi è stato mozzicato dalla serpa t’è paura della lancerta”, e poiché oggi abbiamo di fronte limitate iniziative d’emergenza fino ad oggi trascurate e conquistate dalla protesta con l’aiuto del Ministero della Lavoro, ci preme ricordare che i fondi per assicurare la proroga di 12 mesi della “mobilità” a chi l’ha persa nel 2017 non sono in alternativa allo sblocco dei fondi della CIG Straordinaria che sono fermi presso l’Inps.
I 19 milioni e 600 mila euro (primo emendamento Pilozzi) sono finalizzati alla proroga della mobilità pur condizionati da iniziative di politiche “attive” per il lavoro; altra e autonoma fonte di finanziamento, prevista nel secondo emendamento Pilozzi, deve garantire le misure, fino ad ora, ipotizzate sia per gli over 60 e sia quelle per chi è al di sotto di quell’età (non le ricordo perché note a tutti) d’intesa con Comuni e imprenditori.
Quindi, due interventi autonomi e non in conflitto fra di loro.
Neppure, però, due finanziamenti da far confluire in un’unica iniziativa che escluda la proroga della mobilità.
Se qualcuno alla Regione Lazio o fra le rappresentanze sindacali pensasse qualcosa di simile si deve sapere che sta compiendo un’ingiustizia o un sopruso soprattutto se questa scelta dovesse privilegiare esclusivamente il finanziamento dei corsi di formazione a danno delle famiglie di coloro che hanno perso la mobilità.
L’area di chi potrà e dovrà beneficiare dei corsi di formazione è ben più numerosa di quella rappresentata dai 1700 lavoratori rimasti il 14 giugno senza reddito.
I due emendamenti consentono misure utili per le due esigenze diverse. Non servono forzature.»

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