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Ilva di Patrica: in attesa sperando con tanta ansia

Ilva Scalia Pompeo Coppotelli 350 260Dichiarazione di Nico Evangelista su Whatsapp raccolta da Daniela Mastracci - Alla domanda se ci sono novità, Nico risponde: «Eccomi allora.. Stiamo aspettando la vendita che dovrebbe  avvenire per settembre. Lo ha dichiarato il dott Castano al MISE (Ministero dell Sviluppo Economico) nell'ultimo incontro in cui erano presenti il Senatore Francesco Scalia, la Provincia e il sindacato. C'è una unica cosa che non si riesce a capire e che fa paura: è che non si riescono a capire le procedure di vendita.

Lo stabilimento di Patrica sarò venduto direttamente o sarà necessario un vero e proprio bando? E' importante per noi lavoratori conoscere questo aspetto perchè a seconda della modalità i tempi pottrebbero allungarsi ulteriormente....

In ogni caso siamo fiduciosi, abbiamo sospeso il presidio sperando e confidando che le parole del dott Castano si avverino finalmente».

 

La società disposta a rilevare l'ex Ilva di Patrica è la “Demi Srl”, una società locale pronta anche a riassorbire le maestranze. La prossima settimana, dopo che si saranno concluse le procedure per la vendita del sito dell’Ilva di Taranto, partirà il bando per quello di Patrica, che verrà aggiudicato entro settembre. Sono questi gli esiti dell’incontro che si è tenuto ieri l’altro a Roma, presso la sede del MISE, alla presenza del dottor Castano, a cui hanno partecipato il senatore Francesco Scalia, la Provincia di Frosinone, il segretario della Cisl Enrico Coppotelli, il segretario della Fim Cisl Fabio Bernardini, una delegazione di lavoratori dell’Ilva di Patrica e l’ing. Capobiancodella DEMI.
L’incontro scaturisce dalla visita che Scalia e il Presidente della Provincia Antonio Pompeo, insieme al sindaco di Patrica Lucio Fiordalisio, avevano fatto a Patrica all’inizio di questa settimana, incontrando gli operai in sit in, davanti allo stabilimento.

 
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Prudenza in attesa del Referendum

matteo renzi dubbioso 350 260di Elia Fiorillo - La prudenza dei leader in attesa del Referendum di ottobre. Hanno messo un po’ tutti il silenziatore alle consuete esternazioni giornaliere. Il caldo estivo non c’entra. È la prudenza dell’incognito, di come potrebbe andare a finire, che condiziona la politica. La rende guardinga al nuovo che potrebbe capitare. Tutto è possibile sul fronte del referendum costituzionale. Allo stato attuale potrebbero vincere i “si”, come i “no”. E in tale incertezza meglio essere prudenti in attesa di segnali chiari sul possibile finale.

Matteo Renzi lascia perdere la consultazione personale legata al referendum di ottobre, anzi ribalta la questione: “Personalizzare questo referendum contro di me è il desiderio delle opposizioni, non il mio”. Sostiene, inoltre, “che il mio contributo sarà molto chiaro: parlare solo e soltanto di contenuti, tenendomi alla larga rigorosamente da tutti i temi del dopo”. A rileggere certe dichiarazioni di qualche tempo fa del presidente del Consiglio si ha l’idea netta del cambio di rotta. Meglio rassicurare i cittadini sulle cose che hanno per loro primaria importanza: “...l’Iva non aumenterà. E le tasse continueranno a scendere, perché andremo avanti sul taglio dell’Ires”. Comunque, al di là delle strategie mediatiche attribuite a Jim Messina - il consulente del premier per la campagna referendaria - che buttano acqua sul fuoco referendario, il futuro della politica italiana è tutto concentrato su quella consultazione.

Abbassare i toni è la parola d'ordine

L’ex segretario del Pd e capo della minoranza interna Pier Luigi Bersani - anche lui abbassando i toni - dichiara: “Se vincesse il No al referendum non accadrebbe nulla, sarebbe giusto che Renzi restasse al suo posto”. Ma certo è stato un errore “legare un governo ad una Costituzione, la Carta non c’entra con il governo”. Quando Bersani sostiene che in caso di sconfitta dei “si” Renzi può restare al governo non lo afferma in modo strumentale. Il suo obiettivo è il partito, perché Renzi “ha un po’ smantellato il Pd”, come va sostenendo da tempo. C’è la necessità allora, anche se vincessero i “no”, di tenersi la guida del governo fin quanto possibile, ma una ristrutturazione della segreteria dei democrat sarebbe improcrastinabile. Bersani sa bene che se il premier dovesse vincere il referendum con margini non risicati per l’opposizione interna - e non solo - sarebbero “giorni bui” e “guai seri”. Insomma, più mediaticamente si prova a mettere in secondo piano la consultazione di ottobre, o novembre, e più essa è il motore di tutto il dibattito politico presente e futuro.

Nel centro-destra Silvio Berlusconi ha puntato tutto su Stefano Parisi, l’ex candidato a sindaco di Milano, anche tra i mal di pancia dei tanti suoi generali che si sentono espropriati di un ruolo in cui speravano – e lottavano – di potersi calare. Ma l’ex Cav. è un perenne talent scout della politica che ultimamente ha intensificato la sua attività per trovare un soggetto che riuscisse a traghettare il centro-destra dalla marginalità politica in cui si è venuto a trovare a posizioni di primo piano: il ritorno a palazzo Chigi per capirci.

Gli obiettivi dell’ex direttore di Confindustria sono chiari: "Voglio provare a rigenerare il centrodestra con un programma politico liberale e popolare, alternativo al centrosinistra e concorrente con i Cinquestelle". Bel proclama, ma come pensa Parisi di raggiungere questo non facile obiettivo si vedrà alla convention prevista per il 16 e 17 settembre a Milano. Una Leopolda di centro-destra? Per ora è solo il momento topico in cui Parisi esporrà le sue strategie e, soprattutto, proverà a contare chi sta con lui. Certo, Silvio Berlusconi e gli uomini suoi più fidati. Ma cosa farà Giovanni Toti, consigliere politico dell’ex premier? Per il momento si limita a silurare Parisi – e Berlusconi – con un: “Ero già confuso prima, ma dopo aver letto le interviste e i discorsi di Stefano Parisi sono confuso ancora di più”. Poi mette le mani avanti affermando: “Però può darsi che non abbia capito io”. La prudenza in certe questioni non è mai troppa. Nel frattempo scatta selfie con Matteo Salvini alla festa del Carroccio di Milano marittima.

 
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In attesa della riunione del 15 giugno alla Provincia

vertenzenellacrisidal Comitato promotore della Vertenza Frusinate contro la disoccupazione e la precarietà - «Il “Comitato promotore della Vertenza Frusinate contro la disoccupazione e la precarietà”»​, si è riunito ieri 8 giugno alle ore 17 e ha considerato il rinvio dell'incontro che nelle stesso ore si sarebbe dovuto svolgere all'Amministrazione provnciale di Frosinone e comunica che «prende atto che la riunione per l'apertura del tavolo inter istituzionale e stata spostata al giorno 15 giugno alle ore 16:00. Ricorda a tutti gli attori, di essere presenti al tavolo, rammenta anche le urgenze per il quale il tavolo stesso viene aperto, fra le altre, in particolare, che il 14 giugno finisce la mobilità per i lavoratori VDC e sempre dal 14 giugno non verrà più erogata la mobilità a tutti i lavoratori della altre fabbriche chiuse nel dicembre 2014 per la mancanza di una firma su un decreto ministeriale.
Il Comitato confida che il giorno 15 giugno sarà la data certa dell'inizio di un discorso tra le parti che possa produrre risultati concreti e tangibili per la nostra provincia.»​

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