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In attesa dell'incontro del 5 gennaio all'Ideal Standard a Roccasecca

pietreograsso 350 260di Romana Compagnone da L'Inchiesta del 5 gennaio '18 - Se un risultato è stato ottenuto è stato quello di portare all'attenzione dei politici la vicenda Ideal Standard: certo che presso lo stabilimento roccaseccano sarebbe arrivato anche il Presidente del Senato, un mese fa nessuno lo avrebbe immaginato, ma il ferro va battuto finché è caldo e la coincidenza della crisi con la compagna elettorale per l'election day del 4 marzo, aiuta a non segregare la vicenda nel territorio.
Dopo il passaggio di vari politici regionali, tra cui il presidente Zingaretti, e degli onorevoli Pippo Civati (Possibile) e Massimo Cervellini che ha partecipato anche alla fiaccolata organizzato lo scorso 23 dicembre, oggi sarà la volta del leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso.
Arriverà, contrariamente a quanto annunciato nei giorni scorsi, mezz'ora prima del previsto: alle 12 sarà davanti il piazzale dello stabilimento dove ad accoglierlo, oltre ai lavoratori che presidiano quotidianamente lo stabilimento, ci saranno i segretari provinciali delle sigle sindacali, le Rsu, gli amministratori locali e molti cittadini pronti ad ad ascoltare la posizione del Presidente del Senato rispetto ad una multinazionale che senza se e senza ma ha scelto di chiudere uno stabilimento con un fatturato in attivo.
Si attende con ansia, mentre si guarda all'appuntamento del 12 gennaio al Mise quando si avranno le idee chiare sul futuro dei 320 lavoratori.
Certo, la speranza è che il Ceo Ideai Standard, invitato al tavolo, possa dire qualcosa di diverso rispetto alle parole spese dai vertici in questo mese che, altro non hanno fatto che ribadire la volontà di chiudere.
Intanto i lavoratori continuano a darsi appuntamento nel gazebo ogni giorno per continuare a protestare contro la decisione della multinazionale. All'interno però la produzione va avanti e, tranne nei giorni di sciopero proclamati per dar modo a tutti gli operai di partecipare ad incontri e proteste, si è continuato a lavorare i pezzi.
Insomma gli artisti della ceramica, nonostante il peso e l'angoscia di vedersi strappato il posto di lavoro da un momento all'altro, hanno continuato a timbrare.
Oggi ascolteranno Grasso, poi continueranno ad organizzarsi per l'appuntamento al Mise e continueranno soprattutto a chiamare a raccolta tutto il territorio per partecipare alla protesta che si terrà durante il tavolo.
Come già noto la solidarietà sta arrivando da ogni dove, dai loro concittadini e dai sindaci più coinvolti: in primis da quelli di Roccasecca, di Pontecorvo e di San Giovanni Incarico che, va ricordato, hanno messo a disposizioni i pullman per partire alla volta di Roma. Nella giornata di mercoledì si è aggiunta anche la minoranza consiliare di Castrocielo che si è sentita di dover contribuire mettendo a disposizione l'ottavo pullman.
I lavoratori dal canto loro non sono pronti a mollare. Credono fermamente che la battaglia, in ogni caso, vada portata avanti fino in fondo e con il sostengo di tutti. Non si stancano di chiamare alle armi il territorio e di spe-rare che i vari politici che hanno fatto sosta davanti al piazzale tengano fede alle loro parole.

Domani la cronaca dell'incontro di oggi.

 
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Disoccupati in attesa dell'incontro Regione-Sindacati il 4 luglio

GinoRossi 2 350 260Fra i disoccupati ed in particolare fra quelli che hanno perso la mobilità il 14 giugno scorso c’è attesa di conoscere gli esiti dell’incontro convocato per il 4 luglio prossimo a Roma fra Regione Lazio e Sindacati. Basta scorrere le pagine Facebook attraverso le quali comunicano per rendersi conto quanti siano gli interrogativi, ma anche le speranze di essere destinatari di qualche intervento che allevi le sofferenze.

Gino Rossi, di Vertenza Frusinate, ha cercato d’interpretare questi stati d’animo e ci ha rilasciato questa dichiarazione di "auspici".

 

«Il 4 luglio Cgil, Cisl, Uil e Ugl incontreranno di nuovo la Regione Lazio per definire gli interventi immediati necessari dopo la fine della mobilità per 1700 disoccupati ormai senza reddito insieme alle loro famiglie.
Stiamo seguendo con attenzione le iniziative sindacati-Regione Lazio augurandoci provvedimenti rapidi, utili e concreti. Dalle nostre parti si dice che “chi è stato mozzicato dalla serpa t’è paura della lancerta”, e poiché oggi abbiamo di fronte limitate iniziative d’emergenza fino ad oggi trascurate e conquistate dalla protesta con l’aiuto del Ministero della Lavoro, ci preme ricordare che i fondi per assicurare la proroga di 12 mesi della “mobilità” a chi l’ha persa nel 2017 non sono in alternativa allo sblocco dei fondi della CIG Straordinaria che sono fermi presso l’Inps.
I 19 milioni e 600 mila euro (primo emendamento Pilozzi) sono finalizzati alla proroga della mobilità pur condizionati da iniziative di politiche “attive” per il lavoro; altra e autonoma fonte di finanziamento, prevista nel secondo emendamento Pilozzi, deve garantire le misure, fino ad ora, ipotizzate sia per gli over 60 e sia quelle per chi è al di sotto di quell’età (non le ricordo perché note a tutti) d’intesa con Comuni e imprenditori.
Quindi, due interventi autonomi e non in conflitto fra di loro.
Neppure, però, due finanziamenti da far confluire in un’unica iniziativa che escluda la proroga della mobilità.
Se qualcuno alla Regione Lazio o fra le rappresentanze sindacali pensasse qualcosa di simile si deve sapere che sta compiendo un’ingiustizia o un sopruso soprattutto se questa scelta dovesse privilegiare esclusivamente il finanziamento dei corsi di formazione a danno delle famiglie di coloro che hanno perso la mobilità.
L’area di chi potrà e dovrà beneficiare dei corsi di formazione è ben più numerosa di quella rappresentata dai 1700 lavoratori rimasti il 14 giugno senza reddito.
I due emendamenti consentono misure utili per le due esigenze diverse. Non servono forzature.»

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Ilva di Patrica: in attesa sperando con tanta ansia

Ilva Scalia Pompeo Coppotelli 350 260Dichiarazione di Nico Evangelista su Whatsapp raccolta da Daniela Mastracci - Alla domanda se ci sono novità, Nico risponde: «Eccomi allora.. Stiamo aspettando la vendita che dovrebbe  avvenire per settembre. Lo ha dichiarato il dott Castano al MISE (Ministero dell Sviluppo Economico) nell'ultimo incontro in cui erano presenti il Senatore Francesco Scalia, la Provincia e il sindacato. C'è una unica cosa che non si riesce a capire e che fa paura: è che non si riescono a capire le procedure di vendita.

Lo stabilimento di Patrica sarò venduto direttamente o sarà necessario un vero e proprio bando? E' importante per noi lavoratori conoscere questo aspetto perchè a seconda della modalità i tempi pottrebbero allungarsi ulteriormente....

In ogni caso siamo fiduciosi, abbiamo sospeso il presidio sperando e confidando che le parole del dott Castano si avverino finalmente».

 

La società disposta a rilevare l'ex Ilva di Patrica è la “Demi Srl”, una società locale pronta anche a riassorbire le maestranze. La prossima settimana, dopo che si saranno concluse le procedure per la vendita del sito dell’Ilva di Taranto, partirà il bando per quello di Patrica, che verrà aggiudicato entro settembre. Sono questi gli esiti dell’incontro che si è tenuto ieri l’altro a Roma, presso la sede del MISE, alla presenza del dottor Castano, a cui hanno partecipato il senatore Francesco Scalia, la Provincia di Frosinone, il segretario della Cisl Enrico Coppotelli, il segretario della Fim Cisl Fabio Bernardini, una delegazione di lavoratori dell’Ilva di Patrica e l’ing. Capobiancodella DEMI.
L’incontro scaturisce dalla visita che Scalia e il Presidente della Provincia Antonio Pompeo, insieme al sindaco di Patrica Lucio Fiordalisio, avevano fatto a Patrica all’inizio di questa settimana, incontrando gli operai in sit in, davanti allo stabilimento.

 
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Prudenza in attesa del Referendum

matteo renzi dubbioso 350 260di Elia Fiorillo - La prudenza dei leader in attesa del Referendum di ottobre. Hanno messo un po’ tutti il silenziatore alle consuete esternazioni giornaliere. Il caldo estivo non c’entra. È la prudenza dell’incognito, di come potrebbe andare a finire, che condiziona la politica. La rende guardinga al nuovo che potrebbe capitare. Tutto è possibile sul fronte del referendum costituzionale. Allo stato attuale potrebbero vincere i “si”, come i “no”. E in tale incertezza meglio essere prudenti in attesa di segnali chiari sul possibile finale.

Matteo Renzi lascia perdere la consultazione personale legata al referendum di ottobre, anzi ribalta la questione: “Personalizzare questo referendum contro di me è il desiderio delle opposizioni, non il mio”. Sostiene, inoltre, “che il mio contributo sarà molto chiaro: parlare solo e soltanto di contenuti, tenendomi alla larga rigorosamente da tutti i temi del dopo”. A rileggere certe dichiarazioni di qualche tempo fa del presidente del Consiglio si ha l’idea netta del cambio di rotta. Meglio rassicurare i cittadini sulle cose che hanno per loro primaria importanza: “...l’Iva non aumenterà. E le tasse continueranno a scendere, perché andremo avanti sul taglio dell’Ires”. Comunque, al di là delle strategie mediatiche attribuite a Jim Messina - il consulente del premier per la campagna referendaria - che buttano acqua sul fuoco referendario, il futuro della politica italiana è tutto concentrato su quella consultazione.

Abbassare i toni è la parola d'ordine

L’ex segretario del Pd e capo della minoranza interna Pier Luigi Bersani - anche lui abbassando i toni - dichiara: “Se vincesse il No al referendum non accadrebbe nulla, sarebbe giusto che Renzi restasse al suo posto”. Ma certo è stato un errore “legare un governo ad una Costituzione, la Carta non c’entra con il governo”. Quando Bersani sostiene che in caso di sconfitta dei “si” Renzi può restare al governo non lo afferma in modo strumentale. Il suo obiettivo è il partito, perché Renzi “ha un po’ smantellato il Pd”, come va sostenendo da tempo. C’è la necessità allora, anche se vincessero i “no”, di tenersi la guida del governo fin quanto possibile, ma una ristrutturazione della segreteria dei democrat sarebbe improcrastinabile. Bersani sa bene che se il premier dovesse vincere il referendum con margini non risicati per l’opposizione interna - e non solo - sarebbero “giorni bui” e “guai seri”. Insomma, più mediaticamente si prova a mettere in secondo piano la consultazione di ottobre, o novembre, e più essa è il motore di tutto il dibattito politico presente e futuro.

Nel centro-destra Silvio Berlusconi ha puntato tutto su Stefano Parisi, l’ex candidato a sindaco di Milano, anche tra i mal di pancia dei tanti suoi generali che si sentono espropriati di un ruolo in cui speravano – e lottavano – di potersi calare. Ma l’ex Cav. è un perenne talent scout della politica che ultimamente ha intensificato la sua attività per trovare un soggetto che riuscisse a traghettare il centro-destra dalla marginalità politica in cui si è venuto a trovare a posizioni di primo piano: il ritorno a palazzo Chigi per capirci.

Gli obiettivi dell’ex direttore di Confindustria sono chiari: "Voglio provare a rigenerare il centrodestra con un programma politico liberale e popolare, alternativo al centrosinistra e concorrente con i Cinquestelle". Bel proclama, ma come pensa Parisi di raggiungere questo non facile obiettivo si vedrà alla convention prevista per il 16 e 17 settembre a Milano. Una Leopolda di centro-destra? Per ora è solo il momento topico in cui Parisi esporrà le sue strategie e, soprattutto, proverà a contare chi sta con lui. Certo, Silvio Berlusconi e gli uomini suoi più fidati. Ma cosa farà Giovanni Toti, consigliere politico dell’ex premier? Per il momento si limita a silurare Parisi – e Berlusconi – con un: “Ero già confuso prima, ma dopo aver letto le interviste e i discorsi di Stefano Parisi sono confuso ancora di più”. Poi mette le mani avanti affermando: “Però può darsi che non abbia capito io”. La prudenza in certe questioni non è mai troppa. Nel frattempo scatta selfie con Matteo Salvini alla festa del Carroccio di Milano marittima.

 
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In attesa della riunione del 15 giugno alla Provincia

vertenzenellacrisidal Comitato promotore della Vertenza Frusinate contro la disoccupazione e la precarietà - «Il “Comitato promotore della Vertenza Frusinate contro la disoccupazione e la precarietà”»​, si è riunito ieri 8 giugno alle ore 17 e ha considerato il rinvio dell'incontro che nelle stesso ore si sarebbe dovuto svolgere all'Amministrazione provnciale di Frosinone e comunica che «prende atto che la riunione per l'apertura del tavolo inter istituzionale e stata spostata al giorno 15 giugno alle ore 16:00. Ricorda a tutti gli attori, di essere presenti al tavolo, rammenta anche le urgenze per il quale il tavolo stesso viene aperto, fra le altre, in particolare, che il 14 giugno finisce la mobilità per i lavoratori VDC e sempre dal 14 giugno non verrà più erogata la mobilità a tutti i lavoratori della altre fabbriche chiuse nel dicembre 2014 per la mancanza di una firma su un decreto ministeriale.
Il Comitato confida che il giorno 15 giugno sarà la data certa dell'inizio di un discorso tra le parti che possa produrre risultati concreti e tangibili per la nostra provincia.»​

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