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PSI: Iacovissi può andare al ballottaggio e diventare sindaco

IL CAPOLUOGO

Schietroma: "perché Iacovissi può andare al ballottaggio e diventare sindaco"

di Gian Franco Schietroma
psi 350 minIl 12 giugno potrebbe essere molto importante un fattore nuovo, rappresentato dagli oltre 10mila abitanti di Frosinone che non si sono recati a votare alle ultime elezioni comunali del 2017.

Si tratta di un numero enorme di cittadini che possono essere assolutamente decisivi per l'esito delle elezioni.
È evidente che diventerà sindaco di Frosinone colui che avrà la credibilità per parlare a questi cittadini e la capacità di convincerli. Cosa non facile perché si tratta di persone deluse dalla politica.

Il punto è proprio questo: la politica deve interrogarsi sul serio sul perché un numero così importante di cittadini ha disertato le urne e tentare in ogni modo di suscitare il loro interesse. Frosinone ha bisogno di tutti per recuperare davvero il ruolo di capoluogo di provincia, dopo aver perso peso politico e quasi 5mila abitanti negli ultimi 20 anni.

Vincenzo Iacovissi, candidato sindaco del nuovo centrosinistra, è l'unica novità politica delle prossime elezioni comunali. Quindi, ai nastri di partenza, è il candidato con le migliori carte in regola per tentare di convincere i 10mila abitanti di Frosinone che non hanno votato nel 2017.

Se Vincenzo, grazie alle sue idee innovative ed alla sua grande preparazione politica e amministrativa, sarà capace di convincere almeno una parte di questa enorme fetta di elettorato, andrà al ballottaggio con buone possibilità di diventare sindaco.

Del resto gli altri candidati a sindaco, tutti persone di valore e rispettabilissime, appartengono al passato ed hanno già dato il meglio di sé. Occorrono nuove energie e soprattutto un sindaco che, oltre ad avere grande considerazione per i meno giovani, sappia riscuotere la fiducia anche delle nuove generazioni. Vincenzo può farcela e con lui a Frosinone si può aprire una nuova stagione, recuperando il terreno perduto.

Gian Franco Schietroma
Coordinatore PSI Lazio

 

 

 

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Le illusioni dell'astensione

sondaggio elezioni votare 350 260di Fausto Pellecchia, L’inchiesta, 31/5/2019 -  Il 9 giugno a Cassino si vota per il ballottaggio. La contesa è tra due coalizioni abbastanza omogenee che configurano il ritorno, a livello locale, di un bipolarismo a lungo occultato e sfigurato da quei partiti (Lega e M5S) che, con singolare arte illusionistica, recitano alternativamente i ruoli di maggioranza e opposizione, pur occupando tutti gli spazi del governo e del sottogoverno del Paese.

Eliminate al primo turno l’ indomita ostinazione solitaria del candidato del M5S, nonché la fantasmagorica accozzaglia di Giuseppe Golini-Petrarcone, al ballottaggio l’elettore cassinate avrà il raro privilegio di misurarsi con un’opzione abbastanza netta: da un lato, la coalizione di Mario Abbruzzese, che raccoglie tutte le sigle del centro-destra – e le cui residue insegne “moderate” sottostanno all’implicito ricatto della destra pre-fascista (Lega e FdI), uscita ringalluzzita dai successi delle elezioni europee; dall’altro, Enzo Salera, sostenuto da liste rappresentative del centro-sinistra, che sembrano aver ritrovato, nonostante le difficoltà iniziali, lo slancio necessario per affrontare la prova decisiva.

Resta l’incognita dell’astensione, che già ha pesato enormemente sull’esito delle elezioni europee e che, secondo gli analisti più accreditati, ha penalizzato soprattutto le formazioni della cosiddetta sinistra radicale, il cui elettorato è spesso vittima dell’estremismo identitario: ci si dispone, cioè, a votare esclusivamente la cosa o il leader che si presenti come perfetto rispecchiamento di sè, soccombendo di fatto ad un’illusione narcisistica. Si dimentica che la politica istituzionale funziona secondo le norme variabili della rappresentanza liberal-democratica, per la quale sono determinanti sia le valutazioni di contesto generale e le connesse strategie per contrastare il campo avverso (quello ritenuto il più distante dal proprio), sia le regole elettorali (maggioritarie o proporzionali, con o senza sbarramento ecc.) che fissano i canali per la formazione delle rappresentanze nelle istituzioni e definiscono i limiti, la possibilità o l’opportunità, delle alleanze. In questo senso, il disincanto pragmatico della destra, spinto fino al limite della ragione cinica che consiglia di cavalcare l’onda nera della reazione e dell’egoismo sociale, segna un indiscutibile vantaggio elettoral-propagandistico.
Certo, dall’“incorruttibile giacobinismo” di sinistra è facile obiettare, che di questi tempi non ci si può aspettare granché dalla politica istituzionale (i partiti), troppo spesso invischiata in estenuanti compromessi con l’inattesa complessità del mondo. E che forse val la pena investire la propria passione, le proprie energie, il proprio tempo al di fuori di essa, nelle innumerevoli realtà di movimento che negli ultimi anni hanno costituito la vera novità nel panorama sociale e politico del nostro paese. E allora sarà il caso di impegnarsi per garantire i diritti civili e le libertà democratiche scendendo in piazza e partecipando attivamente ai momenti di crisi e di conflitto nelle periferie metropolitane e nei luoghi di lavoro (anche a costo di disertare qualche talk show televisivo); di sostenere un modello di economia alternativo incoraggiando tutte le esperienze di consumo critico e di finanza etica; di continuare a lavorare per un mondo di pace con Emergency e Amnesty International; di promuovere un modello di vita che salvi il pianeta; di continuare a difendere il nostro territorio con iniziative dal basso (i valsusini che comprano piccoli appezzamenti di terreno per rendere complicatissimi gli espropri per la tav hanno inventato un nuovo modo di fare politica); di continuare a difendere lo Statuto dei lavoratori, ecc.

Ma da questo non discende alcuna giustificazione dell’astensione. Dalla politica, quella istituzionale, soprattutto ai nostri giorni, non ci si può aspettare tanto, ma dalle sue combinazioni congiunturali possono derivare danni irreparabili. Essa infatti conserva il potere di delineare la cornice essenziale all'interno della quale anche l'altra politica (quella dei movimenti, delle associazioni) può agire e ottenere risultati. Chi non si reca ai seggi o annulla la scheda o la lascia in bianco, crede di non votare, ma dal punto di vista della rappresentanza il suo “non voto” sanziona semplicemente il voto degli altri. Infatti, il risultato dell’astensione coincide, tecnicamente, con il suo opposto positivo: con il frazionamento del proprio singolare suffragio secondo le esatte proporzioni con le quali ha votato il resto dei cittadini (0,34 + 0,17 ecc.). Chi non vota è come se raddoppiasse la delega della rappresentanza: si lascia passivamente rappresentare da coloro che votano per i propri rappresentanti. Potrà forse consolarsi, come la schilleriana “anima bella” per aver conservato intatta e immacolata la sua moralistica purezza, ma avrà perso la legittimità di contestare la degenerazione degli assetti istituzionali. Esattamente come quel marito che, avendo scoperto i ripetuti tradimenti della consorte, decide di porre fine ai tormenti del cuore con il gesto estremo dell’autocastrazione.

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Anagni. S.I. il voto, il ballottaggio, gli impegni futuri

S.I.Anagni 350qu minAd una settimana dalle elezioni amministrative, Sinistra Anagni vuole innanzitutto ringraziare tutti i cittadini che hanno creduto nella proposta politica presentata: questa è stata la sola cosa valutata ed apprezzata, e che riflette dunque un voto politico e non clientelare o familiare.
E’ l’inizio di un percorso nel quale ci riapproprieremo dello spazio lasciato vuoto a Sinistra. La nostra intenzione è partire da qui per ricostruire la buona politica, in una città dove il dibattito politico è scomparso.
La vera novità delle ultime elezioni è stata la nostra lista, che ha unito tutte le anime della sinistra ed è stata in grado di farlo mettendo in campo forze giovani. Non ci sono state altre sinistre in gioco. Dunque è una Sinistra nuova, che si sta fondando a piccoli (ma profondi ) passi radicandosi nella realtà.
Il modesto risultato elettorale è la conseguenza di una competizione alterata da meccanismi elettorali che nulla hanno a che fare con la politica, clientelismo e familismo. Sistemi che noi non abbiamo mai accettato ma che abbiamo cercato di combattere.
Abbiamo presentato una chiara proposta politica, non un programma elettorale, proprio per riportare la competizione nel campo delle idee. Il riconoscimento e l’apprezzamento ricevuto per questo non si è tradotto in consenso elettorale, ma in consenso culturale.
La città non ha il coraggio di accogliere la novità, il contesto è molto contaminato e atomizzato, nel quale ognuno pensa di avere diritto al proprio tornaconto privato. Il risultato è aberrante: al ballottaggio sono pervenuti due candidati della stessa parte politica. Due candidati di destra che nulla hanno a che vedere con il nostro modo di vedere il mondo, né di gestire la cosa pubblica. È questo il motivo per cui da parte nostra andare a sostenere l’uno o l’altro non ha nessun senso. E non li sosterremo!
E chi dice che è colpa della sinistra che è andata disunita alle elezioni, dice una idiozia. Di Sinistra alle elezioni questo anno ce ne era una e ben distinta. Che nulla aveva da condividere con altre liste che si definivano tali. Ci si unisce sui principi condivisi e sui contenuti. E i contenuti vanno ragionati e rifondati profondamente. Non più algoritmi elettorali.
Siamo pronti a portare avanti questo percorso e aperti a collaborare con chiunque si riconosca nella nostra offerta politica. Tutto sommato è stato un momento bello in cui abbiamo costruito molto. Il gruppo che si è venuto a formare attorno a SA è cresciuto, e i giovani coinvolti continuano ad unirsi a noi. Questo è un segnale inequivocabile.
Sinistra Anagni

Una riflessione a caldo dopo questa esperienza : è stato un momento bello, in cui abbiamo costruito molto. Nei confronti con i sindaci siamo andati alla grande. La nostra offerta politica era alta e lungimirante. Il gruppo che si è venuto a formare attorno a SA è cresciuto, ha percorso una strada lunga e tortuosa insieme senza mai inciampare. Abbiamo perso le elezioni perché evidentemente tutto questo non è stato compreso. L'offerta politica non ha interessato questa cittadinanza, forse non è stata neanche capita. Ma non per colpa nostra. Perché questo è un paese che ha paura del cambiamento, ha paura del diverso, ha paura di condividere. È un paese atomizzato nel quale ognuno pensa di avere diritto al proprio tornaconto privato. È il paese di quelli che si lamentano del malfunzionamento dei servizi, ma poi danno il voto ai sostenitori delle privatizzazioni e della negazione dei diritti. È un paese che ha fallito culturalmente.
E chi dice che è colpa della sinistra che è andata disunita alle elezioni, dice un'enorme cazzata. Di Sinistra alle elezioni questo anno ce ne era una e ben distinta. Che nulla aveva da condividere con altre liste che si definivano tali. Ci si unisce sui principi condivisi e sui contenuti. Non su algoritmi elettorali. Fatevene una ragione. Questo paese "è quello che è".
Ha paura di una rivoluzione culturale.
Ha paura della cultura.
Teme il buonsenso.
Ergo, va dove si sente SICURO, non dove può sentirsi migliore.

 Ordine del giorno riunione SI del giorno 20-06-2018
• Questione ambientale: affrontarla per singoli argomenti e problemi:
- depuratore
- discarica di Radicina
- termo combustori
• Questione patrimonio:
- macchia deve essere messa a reddito
- deposito militare
- badia della gloria
- scuola vinciguerra
• Immigrazione
• Struttura comunale
• Varie ed eventuali

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Il ballotaggio ha chiuso un ciclo. Quello di Renzi

elezioni genova10di Ignazio Mazzoli - Il voto dei ballottaggi conferma senza equivoci quanto scrivemmo: «E’ in atto una poderosa sterzata a destra che si può anche definire neoconservatrice per i connotati di adeguamento alle situazioni più recenti del Paese, specialmente per quanto riguarda l’insieme dei disagi sociali. Dico subito, che fino ad ora si tratta di dichiarazione e annunci».
Il passaggio del testimone dal Partito di Renzi al centrodestra si va compiendo quale prologo al voto politico del 2018 e per ora sembra in maniera irreversibile.

I numeri del ballottaggio hanno qualcosa d’impietoso perché produce ferite che faranno fatica a rimarginarsi. Guardiamo la progressione dell’affluenza al voto nella giornata di ieri, al primo rilevamento aveva votato il 14,90% a fronte del 18,65% del primo turno, al secondo il 31,39% rispetto al 40,66% e a chiusura i votanti erano il 46,03% bel 12 punti distanti da quel 58,00% che aveva chiuso il voto dell’11 giugno scorso. Non citiamo il commissarimaneto di Trapani per mancanza di quorum, perchè si commenta da solo. O no?
“Alla fine, però, potrebbe essere proprio il voto di chi non vota a prevalere” scriveva alla viglia di domenica “Il Mattino di Padova”.

La svolta a destra è, “nominalmente”, confermata. L’astensione è quasi da record (solo Macron in Francia ha fatto di "meglio" forse), ma non pare essere la solita, invocata da chi non ama i ballottaggi e la dà per fisiologica. Sarà pure fisiologica, ci entrerà pure il mare e il caldo di giugno, ma chi voleva premiare qualcuno è andato a votare e si vede, come si può desumere che chi non è andato a votare ha voluto punire qualcuno. Può essere? Altro che mare!
Alcuni commenti amareggiati e sofferti che si possono leggere su FB confermano che questi risultati “hanno qualcosa d’impietoso”. E’ durissimo il “j’accuse” di Emanuela Piroli (dirigente del PD frusinate) «E questa notte non si dorme, si piange, non per la sconfitta in sé, ma per la rafforzata consapevolezza degli innumerevoli errori compiuti. Primo tra tutti la mancanza assoluta di umiltà, a tutti i livelli! E questa volta il movimento 5 stelle non c'entra, il voto di protesta non può essere chiamato in causa in difesa di quanto accaduto».

Ora è finito il PdR

Renzi ha perso una “sua personale partita”, giocata sulla pelle di un partito (nulla aveva e ha fatto per costruirlo), con i suoi avversari a cui voleva portar via l’elettorato. Renzi ha perso per oggi e per il 2018 a causa della “sua politica (al servizio dei poteri forti, finanziari e imprenditoriali), fatta di presunzione, di autosufficienza e rottamazione di uomini e idee”. Ha fabbricato un disastro in mezzo agli osanna di fans accecati dall’idea infondata che solo con lui si poteva vincere. Che altro sono stati i gruppi dirigenti, a lui legati, se non fans? (come definire ad esempio gli onnipresenti di tutti i talk show di qualunque rete, li avte mai sentiti pronuciare un qualche dubbio, una riflessione critica; tutti osannanti il "Leader", tanto da sembrare fatti con lo stampino) Cosa c’era da vincere? C’era tanto da fare e non si è fatto alcunchè per le forze che quel Partito avrebbe dovuto rappresentare. Solo diritti negati sul lavoro e a scuola innanzitutto. (Le responsabilità primarie di Renzi non danno giustificazioni agli altri che, pensandola diversamente da lui, non hanno dato battaglia, per esempio quelli ora usciti, che hanno fatto prima dell'uscita e perchè ci sono arrivati così tardi a decidersi? Vorremmo ascoltare un'auitocritica approfondita e convincente sugli errori compiuti e sui silenzi.)
Oggi appare deviante finanche dire, come fanno tanti commentatori che sull’esito del ballottaggio hanno influito l’accordo per il salvataggio delle banche venete e il contratto milionario di Fabio Fazio. Gli elettori del PD che non sono andati a votare hanno voluto punire un partito che li ha abbandonati e traditi. «...stati sconfitti anche i nostalgici del centro-sinistra, la valanga delle astensioni ha sepolto entrambi. Ed entrambe le cose erano prevedibili e previste da molti di noi.»
Vogliamo dirlo con le parole di un intellettuale che merita tanta stima, Guido Liguori «La sinistra riparta dalla ricostruzione dei propri valori, della sua cultura, della sua rappresentanza delle classi e degli interessi popolari. Vanno archiviati i due orrendi decenni a cavallo del secolo. La Sinistra torni a fare la sinistra.»
Siamo di fronte ad un fatto che preferiamo descrivere con parole che riportano il pensiero di Gramsci «Una delle linee di fondo della storia d'Italia come formazione statale unitaria è la capacità delle classi dominanti di assorbire i gruppi dirigenti delle forze antagonistiche, e parallelamente l'incapacità di queste ultime di sviluppare una antitesi vigorosa, di coltivare il loro sacrosanto spirito di scissione, di costruire una vera alternativa egemonica.»
Quanto ci vorrà per fare questo? Tempo, sicuramente tanto tempo, ma non si può più rinviare.
Qui c'è un compito per chi vuole essere davvero alternativo al PD. Dare certezza di buttarsi alle spalle concretamente quanto di errato si è fatto, non a parole. In ogni caso qualcuno dovrebbe farsi una seria critica senza sconti. Ci vuole un’opposizione seria, democratica e tenace, Questa opposizione deve essere in grado di dare gambe alle sue idee di tutele dei più deboli, di attuazione dei diritti costituzionali di tutti, del contrasto all’illegalità e ai soprusi come ai privilegi, promuovendo anche una molteplicità di movimenti di proteste e di rivendicazioni per ottenere risultati concreti subito e ripristino di una reale dialettica sociale.

Occorre saper offrire un'alternativa reale

Il ballottaggio offre solo due scelte, ma anche il bipartitismo perfetto. In questo sono uguali. Il nostro paese ha bisogno di altro. Bisogna saper offrire un’alternativa reale ora. La vittoria del centrodestra con quali risultati concreti si può motivare? Già nell’articolo "Ciechi sordi e muti..." e nell’intervista rilasciata a Daniela Mastraccirilasciata a Daniela Mastracci ho avuto modo di precisare che ci sono state circostanze in cui il centrodestra ha dimostrato, in alternativa al PD, una capacità di ascolto e se si vuole d’iniziativa che al PD è totalmente mancata. Su questo territorio due vicende sono emblematiche: la drammatica disoccupazione e la disastrosa e dispendiosa gestione delle risorse idriche da parte di Acea, in entrambe oltre al M5S, PRC, PCi, Possibile e Sinistra Italiana (che in altre circostanze e condizioni potrebbero trarre i vantaggi che sapranno meritarsi)
attivi e presenti sono stati uomini del centrodestra, due per tutti Abbruzzese, per la disoccupazione e Ottaviani per la rescissione del contratto con Acea.
Riconoscere questa disponibilità non significa affatto aprire una qualsiasi linea di credito con chi è corresponsabile di scelte economiche e istituzionali, molto criticabili, in questa regione (intanto) significa darsi una spiegazione del perché risultino attrattivi rispetto al votante che non sa dove sbattere la testa.
Chi scrive vorrà vedere quando le parole si trasformeranno in realtà: ma ora, tuttavia, l’ascolto ha pagato qui e ovunque. Meditiamo.

Nelle coalizioni l’unità conta, i veti quanto posti problemi ne creano, ma la sconfitta del PD non è figlia né delle divisioni soltanto, né dei veti e neppure di semplice conflittualità interna, ma è figlia di una conflittualità interna che non si è misurata mai, dico mai, su problemi del territorio da risolvere per alleviare disagi e sofferenze economiche e sociali. A contrario, è stata conflittualità tesa esclusivamente ad affermare posizioni di predominio interno senza altre prospettive che quelle personali di qualche capetto?

Questa è mancanza di cultura di governo, non solo, è anche assenza di cultura d’opposizione.
Perché non si fa opposizione come si deve? Corretta, democratica, sociale e politica.
Perché non si è capaci di farla o per opportunismo?

Aggiornato il 28 giugno 2017 alle ore 08,30

 
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Né con De Donatis, né con Tersigni, né ora né dopo il ballottaggio

  • Pubblicato in da Sora

sinistraunitasora 350 260da Sinistra Unita Sora - Sinistra Unita è un’altra cosa, è una cosa diversa dalle mescolanze informi delle due coalizioni di dimensioni smisurate, che rappresentano l’intera area della destra di questa città.
Ci riferiamo a ciò che sostengono De Donatis e Tersigni. L’elettore attento sa quale coacervo di interessi spiccioli, quali cordate di convenienza opportunistica, di fascisti dichiarati, di aggregati familistici impegnati a perpetrare un potere occupato da sempre e a tutti i livelli, si nasconda dietro queste due aggregazioni cosiddette “civiche” che proclamano programmi improvvisati per fare il “bene di Sora”.
Altro che spirito civico! L’obbiettivo bieco è il potere ad ogni costo! Non occorrono per questo identità politiche e programmatiche, tanto tutti concorriamo per il bene di Sora, no? Basta allora esporre qualche volto, con qualche slogan sgrammaticato e il gioco è fatto. In questo modo la dialettica politica è assicurata e la prospettiva programmatica è risolta con il vaniloquio. Basta metterci la faccia, no?
Sinistra Unita prende le distanze da questa deriva della politica. Il suo sforzo è stato quello di assicurare alla città una visione delle cose ben definita, una idea del governo della città e del territorio urbano che invochi la tradizione partecipata, della differenza misurabile sulle proposte programmatiche e sull’etica della coerenza. E non ci stanchiamo mai di ribadirlo: è questo che intendiamo come identità!
Né con De Donatis, né con Tersigni, né adesso e neanche dopo il ballottaggio. A loro non chiederemo alcun aiuto e a loro non daremo nessun supporto elettorale, nella eventualità che ce ne fosse bisogno. Non vogliamo essere coinvolti nella loro proposta di ingovernabilità. Non ci potrà interessare alcuna proposta amministrativa avanzata da queste due “accozzaglie”, perché non si tratterà di amministrare una città ma di mascherare, in una parvenza di gestione, una lotta fratricida interna.
Sinistra Unita non è disponibile a mettere in gioco il libero voto delle persone che, per assonanza e convergenza di visione delle questioni sociali o convinzioni politiche, sceglieranno le nostre candidature. Il voto che Sinistra Unità saprà raccogliere, la fiducia che vedrà accordata, sarà un patrimonio da difendere e da spendere esclusivamente nella prospettiva di offrire alla città di Sora una nuova modalità di governo

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La Consigliera Bianchi in vista del ballottaggio a Ceccano

ceccano palazzo antonelli 350 253riceviamo dall'Ufficio Stampa della Consigliera Daniela Bianchi e pubblichiamo - Subito i nomi della squadra di governo. «Comprendo il disorientamento che possono provare molti cittadini, delusi da quello che non ha funzionato in passato, ma non possiamo permetterci di lasciare il Comune di Ceccano in balia di un vuoto politico senza idee e progetti. Al contrario, l’azione che stiamo mettendo in campo è quella di chiedere la fiducia dei cittadini con un progetto che mette al centro i diritti e i bisogni delle persone. E Luigi Compagnoni è il solo candidato che può garantire questa innovazione nella politica ceccanese.»

Così Daniela Bianchi, consigliera Regionale del gruppo PD alla Pisana in merito al ballottaggio delle elezioni Comunali di Ceccano

«Per questo proprio al candidato del centro-sinistra chiedo un’ulteriore azione di rottura: presenti da subito i nomi della squadra di governo che sceglierà per guidare Ceccano. Una simile azione potrà essere un ulteriore attestato di trasparenza e soprattutto di fiducia verso i cittadini che sapranno, oltre alle proposte, anche chi sarà chiamato a mantenerle. Si tratterebbe di indicare persone che fin da ora si assumono la responsabilità di lavorare al progetto di rilancio della città e che garantirebbero la validità della proposta.

Il programma di Luigi Compagnone infatti mette al centro l’idea che Ceccano possa diventare un “Comune d’Europa” capace di cogliere le occasioni offerte dalla nuova programmazione UE 2014-2020. Una forte filiera forte e credibile che arriva fino all'Europa. Questo significa aver compreso che le risorse per creare lavoro, sostenere le imprese e migliorare il benessere dei cittadini ci sono, basta saper lavorare a progetti validi.

Per raggiungere questo obiettivo però è necessario voltare pagina e costruire un governo del Comune forte e aperto alla partecipazione dei cittadini. Le primarie, prima delle idee e poi della coalizione, sono stato un segno tangibile di questa volontà di cambiare. Anche gli eletti nelle liste segnano uno spartiacque con il passato, visto che si tratta di persone competenti e per la maggior parte al loro primo mandato.
Con la presentazione della squadra di governo, quindi, si compirebbe un ulteriore momento di cambiamento per il centro-sinistra, concentrato su quello che può fare per ricevere la fiducia dei cittadini.

Mentre sull’altro fronte, nella coalizione di Caligiore, è totalmente assente un’idea di città. Nessuna proposta concreta, nessun progetto per lo sviluppo della città e molti dubbi sulle competenze e sulle capacità di governo degli eletti. Anche per questo, penso che sia arrivato il momento di riprenderci, con Luigi Compagnoni, la responsabilità di cambiare Ceccano.»

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Dopo il ballottaggio del 2012

ceccano palazzo antonelli 350 253di Angelino Loffredi - I cittadini di Ceccano hanno scelto come Sindaco della città Manuela Maliziola. Sono stato fra quelli che l'hanno votata non perché sia il male minore ma perché nell'interno del groviglio di contraddizioni lasciato dalla maggioranza uscente può aprire uno spiraglio di luce. Eppure il sentimento che accompagna questo risultato è sintetizzabile in questa affermazione " Pericolo scampato ". Si, c'è tanta verità in questo tam- tam secco e insistente che ho sentito formicolare nelle mie orecchie.
Cosa è successo ? Confesso che non sono in grado di spiegarlo fino in fondo eppure è necessario che qualcuno butti un sasso nello stagno della ritualità e della banalità per evitare di riproporsi il dominio del " trionfalismo trionfante " di coloro che non amano avventurarsi nella ricerca delle criticità e sono allergici a evidenziare problemi che rimangono aperti.
Ceccano ha dato fiducia alla Maliziola. Un dato positivo che merita di essere guardato in profondità. Chi vuole vederci meglio deve fare i conti con i risultati del primo turno: le due coalizioni di destra( Ruspantini e Stella) prevalgono sulle coalizioni di centro sinistra ( Maliziola- Cerroni): 7680 le prime, 6960 le seconde. In termini percentuali le destre arrivano al 50% le sinistre al 45,41%. La lista di Idee in Movimento aveva annunciato la sua estreneità al voto di ballottaggio.
Ai miei compagni separati, agli uomini di sinistra, sicuramente i dati che metto in evidenza risulteranno sgradevoli ma cosi sono e non sono stato io a determinarli.
La destra aveva due coalizioni in lizza, divise e contrapposte: una capeggiata da Ruspandini che strillava, assicurava incrollabili certezze di supremazia, offendeva, aveva alle spalle consulenti e grandi disponibilità finanziarie. L'altra, guidata da Stella, uomo che da dieci anni faceva opposizione in modo, forse, velleitario, discutibile ma con coerenza e senza cedimenti. Costui è stato sostenuto da tre liste composte da uomini che avevano collaborato con Ruspandini e dopo dieci anni sono stati delusi e ingannati. Una coalizione che al contrario dell'altra non ha usufruito di ingenti disponibilità di mezzi e di finanza.
La Maliziola pur di fronte ad un assenteismo del 7% fra il primo e il secondo turno e ad una incerta dichiarazione di voto da parte del circolo cittadino de PD, va oltre il bacino elettorale della sinistra ed arriva a 7750 voti. Al contrario i voti della destra da 7680 a Ruspandini ne arrivano solo 6114.
Per la seconda volta questo sedicente politico, figlio delle fortunate circostanze conduce la sua area di riferimento alla sconfitta.

Prego tutti, comunque, di non additare Ceccano come una Stalingrado rossa. Lasciamo quindi questo linguaggio surreale ai ruspandiniani.
Il successo elettorale della Maliziola gode di parecchi apporti, primo fra tutti del nucleo politico originario che l'ha sostenuta sin dal primo turno, poi di una componente notevole di elettori del PD che pur privi di un fermo e chiaro indirizzo cittadino si è auto - orientato verso la Maliziola. Infine c'è un'area moderata e di destra, silenziosa e riflessiva, infastidita dei metodi, del linguaggio, dei riti, del gigantismo di Ruspandini, oltre che della sua inconsistenza decennale nel Consiglio Comunale e dei tre anni da assessore provinciale: fuggiasco sui temi dell'ATO, incapace di relazionarsi con il Comune di Ceccano per fronteggiare l'inquinamento del Sacco e lo smantellamento dell'Ospedale.
Ora cosa succede ? verranno nominati assessori nuovi. Ma la incalzante domanda che arriva riguarda "per quando tempo" ? Nessuno è in grado di dare una risposta. Dipende dalle capacità amministrative dei futuri assessori, dalle loro capacità di studiare, approfondire; da come sapranno lavorare insieme, senza compromettersi in logiche assessorili. L'altra doman insistente è quella che chiede: la Maliziola sarà in grado di fronteggiare i vecchi marpioni come Montoni, Terenzi ecc.? Caratterialmente si. Anzi!. Per esperienza e senso pratico dovremo aspettare.
Chi scrive non crede negli uomini forti, non aspetta il Messia, non ama il Presidenzialismo ingannevole strumento di governo che ha allontanato i cittadini dalle Istituzioni. Mi sento vicino a chi pratica la discussione critica, la collegialità e predilige il collettivo. I miei punti di riferimento sono, dunque, il Sindaco, il Consiglio Comunale e i partiti rinnovati che rifiutano l'obbedienza e la devozione al capo di turno e la sostituiscano con la discussione e le scelte collegiali.

Negli ultimi anni ho guardato con sempre maggiore disincanto e scetticismo ai programmi elettorali, a volte lunghi elenchi di buone intenzioni spesso successivamente dimenticati. Sono più interessato ai modi con cui si realizzano, primo fra tutti la trasparenza e la partecipazione, strumenti e valori da ricuperare e da riaffermare. Da questo punto di vista la Giunta uscente ha parecchio da farsi perdonare. Il vecchio motto latino " Non basta che la moglie di Cesare sia onesta, deve anche mostrarsi tale, essere cioè al di sopra di ogni sospetto " è sempre e in ogni luogo valido.
A me piacerebbe che i Ceccanesi potessero vedere in diretta le sedute del Consiglio Comunale per giudicare i loro amministratori. Mi piacerebbe collegarmi con il sito del comune per conoscere delibere, determine, rilascio concessioni, autorizzazioni, bandi. Aspetto che un assessore tutti i giorni si incontri con la stampa e dica quello che amministrativamente bolle in pentola, dimostrando conoscenza, pazienza verso le richieste scabrose, disponibilità e senzo civico. Sono cose che non costano niente. E' necessario che la trasparenza venga concretamente praticata e si affermi come valore. Un significativo messaggio che il cittadino aspetta.

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