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Spacciatore a solo otto anni

spaccio 350 mindi Antonella Necci - Il fatto è accaduto in provincia di Reggio Calabria, precisamente a Gioia Tauro, dove la mattina di mercoledì 4 settembre, 13 persone sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare per traffico di stupefacenti. Tra i coinvolti c’è anche un piccolo di otto anni, figlio di uno degli arrestati. Il bambino era stato ben addestrato dal padre a riconoscere i vari tipi di droga.
Nonostante l’età, il bambino, oltre a essere pienamente a conoscenza delle attività illegali del genitore era stato addirittura indotto a prendervi parte. Era in grado di tagliare e di confezionare la droga, ed era suo compito gestire tramite messenger i contatti con spacciatori e sodali. Assisteva puntualmente agli incontri e per tutti era una presenza fissa e affidabile. E, secondo gli inquirenti, i dialoghi tra padre e figlio erano alquanto inquietanti. Il genitore affrontava tranquillamente discorsi legati ai traffici di droga ed armi, dimostrandosi compiaciuto del lavoro del figlio. Del resto il padre, in famiglia, non ha mai fatto mistero delle proprie attività. Il piccolo era addirittura messo al corrente degli “incidenti di percorso” come quello provocato da una partita tagliata male e da sostituire in fretta.

L’operazione, chiamata ‘Cattiva strada’ e condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, andava avanti dall’estate 2016 e ha portato a snodare un’organizzazione che aveva base nel territorio della piana di Gioia Tauro, ma strutturata in maniera tale da rifornire di marijuana e cocaina le importanti piazze di spaccio calabresi. Di fatto, i 13 arrestati erano padroni assoluti del territorio. Gli unici in grado di dare un prezzo alle sostanze stupefacenti messe in commercio e di decidere a chi affidare la vendita oppure no.

Al suo interno, l’organizzazione era ben strutturata: ciascun indagato svolgeva un compito definito. Per parlarsi usavano un codice segreto legato al mondo delle auto, utilizzando termini come “macchina”, “tappezzeria”, “gomme” per riferirsi ai traffici e ai quantitativi di stupefacente da smerciare. Una fitta e organizzatissima rete che non permetteva la presenza di rivali tra Gioia Tauro e Rosarno.

Il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Reggio Calabria e coordinati dal Procuratore aggiunto, Calogero Gaetano Paci, e dal Sostituto procuratore, Adriana Sciglio, hanno scoperto che a capo dell’organizzazione c’era Agostino Cambareri, 46enne di Gioia Tauro, che si avvaleva della collaborazione di familiari e di fidati collaboratori. Tra le persone coinvolte c’è anche una donna, Mariana Ranieri, utile all’organizzazione a testare la qualità degli stupefacenti e a riscuotere i crediti vantati dall’organizzazione nei confronti dei clienti.

A replica di una operazione di tale importanza c'è, come ovvio, la domanda spontanea relativa alla frequenza scolastica di quel bambino che è evidentemente già avviato verso una professione ben remunerata.
Quello che si può supporre è che tutti sanno di chi è figlio quel bambino e nessuno dei servizi sociali ha avuto fin qui il coraggio di allontanare la creatura, ormai non più tale, da un ambiente poco consono.

Risuonano ancora le minacce dell'ex ministro degli Interni che tuonava contro il partito di Bibbiano. Lui che si dava da fare nel combattere la ndrangheta baciando i crocifissi come un vero mafioso. Strano che queste situazioni estreme, ma non insolite, e nemmeno tanto rare, non gli siano pervenute.

 

 

 

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Altro capitolo della vicenda dei bambini di Cassino a Novara

copertina infanziasalvata 300Grazia Alemanni, di Novara è andata avanti sulle sue ricerchè riguardanti i bambini di Cassino. «E' un attento esame di quanto scrivevano i clericali sulla nostra iniziativa. Affermazioni mai sentite, una vera e propria campagna terroristica», scrive a UNOeTRE.it, Angelino Loffredi.

La Alemanni Così presenta il suo ultimo lavoro: Ciao Angelino,
finalmente, dopo la ripresa delle normali attività, ho completato anche la ricerca del ruolo della Chiesa locale a proposito dei "bambini di Cassino".

E' ancora una bozza, ma te la mando perché tu mi dica spassionatamente se lo consideri un capitolo interessante o meno.

Nell'archivio vescovile ho trovato anche del materiale sull'attività delle donne di Azione cattolica nello stesso periodo e pensavo poi di fare un confronto.

Sono andata un po' a singhiozzo, perché sono stata assorbita da altri impegni, anche famigliari, ma conto di proseguire andando nel nord della Provincia

Ti ringrazio per la tua attenzione e per il tuo prezioso incoraggiamento

Un caro saluto a te e a Lucia

Grazia

Un altro capitolo della vicenda dei bambini di Cassino a Novara: il Vescovo Leone Ossola e la solidarieta’ degli “altri”.

di Grazia Alemanni - Come scriveva Mons. Leone Ossola vescovo di Novara (ricordato come "il vescovo della Liberazione" per il suo ruolo nelle trattative con i tedeschi alla vigilia del 25 aprile '45) in una lettera dal titolo “Solidarietà” apparsa nella rubrica Vox clamantis della Rivista Diocesana novarese del febbraio 1946 , «mai come in questo svolto di storia si è parlato di solidarietà umana: il guaio è che dalla maggior parte dei partiti è stata praticamente suddivisa e sfaccettata in solidarietà azionista, liberale, comunista, socialista e democratica, ma non più umana cioè universale. Ed è proprio questo lo sbaglio abituale […] non saperci mai spogliare del nostro egoismo di individui, di famiglie, e di partiti.»
A chi ha pratico bisogno di aiuto non si dovrebbe mai chiedere la tessera «di che partito sei […] se passi con noi avrai tessere, biglietti, divertimenti e abbigliamenti quanti ne vorrai.»
Questa mi pare sia la sepoltura della solidarietà. Anzi, mi risulta che si è fatto a metà anche delle mogli e questa […]«è immoralità e mostruosità».

E ancora «la Chiesa dalle sue istituzioni non ha mai escluso nessuno all’infuori di quelli che si escludono da se stessi: come quelli che pur protestando di voler appartenere alla Chiesa professano e predicano delle dottrine contrarie e distruggitrici degli insegnamenti di lei».
Mons. Ossola nomina, tra gli altri, i comunisti che sono in realtà il vero bersaglio delle sue polemiche, laddove si cita la “comunione delle mogli”, espressione brandita come uno spauracchio e ripresa spesso, come vedremo, e che prescindeva da un confronto di merito con le posizioni ideologiche dei comunisti italiani.
La preoccupazione fondamentale del vescovo sembra essere il ruolo strategico giocato dalla Chiesa nella ricostruzione del tessuto sociale e politico del dopoguerra. Mancavano pochi mesi alle elezioni per la Costituente e per i Comuni cui la Chiesa contribuiva con una propaganda capillare, soprattutto in funzione anticomunista e antimarxista. Scrive infatti «Costituente e Costituzione sono le due parole che oggi corrono sulle labbra di tutti[…].Dalla Costituente praticamente dipende la Costituzione: da quelle elezioni dipenderà quindi anche il destino morale e sociale dell’Italia. Se noi con i nostri voti manderemo alla camera o Costituente degli uomini integri, onesti e sinceramente democratici[…] secondo la democrazia insegnata dal Vangelo, noi possiamo sperare di avere […] un complesso di leggi e di norme che saranno la salvaguardia della Famiglia, della Religione e della Patria».
E che la Chiesa abbia il primato dell’assistenza e della solidarietà secondo Ossola è ben chiaro: «Fino ad oggi, teste la storia, non è mai stata tanto perfettamente predicata e altrettanto realmente applicata questa solidarietà, come dalla Chiesa Cattolica, Apostolica e romana».

Il tema, nel momento in cui Ossola scrive, è certamente quello dell’aiuto ai poveri e a coloro che la guerra aveva più colpito. Tra questi, l’infanzia era soggetto molto caro alla Chiesa che, con un’Enciclica papale, aveva proclamato il 24 febbraio “Giornata pro-infanzia”. Il vescovo Leone, come sempre, si era speso molto, coinvolgendo tutte le parrocchie e le chiese nella celebrazione. Ma in cosa consisteva la solidarietà della Chiesa verso l’infanzia più colpita dalla guerra? In primo luogo in aiuti economici, nel solco della tradizione che vuole la beneficenza come principale modalità di realizzazione della carità.
«Attraverso alla Commissione Pontificia di Assistenza si è potuto mandare parecchia roba ai ragazzi e ai bambini di Montecassino[..] ed altra non poca ai campi di concentramento» (Vox clamantis aprile 1946) Questo è l’unico passaggio in cui il vescovo nomina i cosiddetti “bambini di Cassino” e lo fa a distanza di due mesi da quella “Giornata Pro- Infanzia” la cui celebrazione era stata condivisa, oltre che con la parrocchie, anche col prefetto Fornara, i partiti , le associazioni femminili , i sindacati e l’ANPI in una riunione tenutasi in prefettura il 11 febbraio 1946 (La voce del popolo, 14 febbraio 1946, p. 3).In quella riunione si era deciso di organizzare una campagna straordinaria di solidarietà per i bambini di Cassino, dando vita a quel Comitato Pro Cassino che stava sorgendo in moltissimi comuni dell’Italia centro settentrionale, grazie all’azione determinata delle donne dell’UDI e del Partito Comunista.

Un accenno indiretto si potrebbe scorgere in un altro passaggio di “Solidarietà”, quando, dopo aver citato la Giornata Pro-Infanzia per invitare tutti a dare il proprio contributo, afferma: «Coordiniamo e subordiniamo ed evitiamo i doppioni, i duplicati! I duplicati tolleriamo che siano fatti dagli ultimi arrivati, che ora vorrebbero quasi comparire i primi […] La Chiesa è secolare ed assiste al passaggio dei tempi che ha dominato proprio perché soprannaturalmente governa e provvede alla cose temporali».
Che il discorso si riferisca alle iniziative messe in campo per l’infanzia pare confermato nei capoversi successivi, quando Mons. Ossola cita le tre istituzioni che sono sorte già nel 1945 nella diocesi di Novara «proprio durante questa emergenza, dietro suggerimento e persuasione del Vostro Vescovo»(p.27)
Si trattava dei tre istituti religiosi preposti alla cura dell’infanzia “abbandonata o maltrattata o ammalata”: l’Orfanotrofio di San Vincenzo di Grignasco, l’istituto dello Spirito Santo , «affidato alle Suore Ministre della carità , con doppia sezione, la femminile per bambine a Trecate, la maschile per bambini a Solcio di Lesa sul Lago Maggiore.
Anche il settimanale della Democrazia Cristiana locale , “La voce del popolo”, dedica proprio all’Istituto dello Spirito Santo di Trecate un articolo elogiativo dal titolo “Colomba bianca in campo rosso” pubblicato il 20 giugno 1946 a pag.3.
L’istituto, infatti, viene definito «un bel fiore , emerso nel cielo novarese, dai relitti della guerra[…] relitti che per i bimbi più miseri significano penuria e abbiezione, fame e legnate[…] analfabetismo protratto oltre l’età di nove anni.»

Dall’articolo ricaviamo anche la conferma dell’ospitalità data, oltre che a 23 bambini, alcuni dei quali provenienti dalla Venezia Giulia e da altre località, a «un gruppo di altri 10 bambini della provincia di Frosinone, soccorso dal Comune di Trecate». Come scrivevo nell’articolo «Un’altra vicenda ritrovata: i “bambini di Cassino” all’asilo Fratelli Russi di Trecate», i bambini del frusinate furono oggetto di vibrate lagnanze , invece, da parte proprio della Superiora dell’Istituto, Suor Caterina Pettinaroli, che il 22 maggio scrive una lettera al Prefetto Fornara (conservata presso l’Archivio di Stato di Novara) lamentando il rischio -poiché si tratta di maschi e in alcuni casi malati - che all’Istituto da lei diretto questa presenza “aggiuntiva” possa nuocere , così che «compromettendo l’esistenza stessa del nostro nascente Istituto screditerebbe irrimediabilmente le nostre migliori intenzioni. La fretta e il disordine , con cui è stata organizzata la diaspora di questi “bimbi di Cassino” avrebbero tutt’al più trovato una giustificazione se la cosa si fosse svolta sotto l’imperversare dei bombardamenti; non la troviamo oggi, se non forse in opportunità di tutt’altra natura, che a noi restano estranee e che comunque non siamo state noi a suggerire.» Il riferimento, neppure troppo velato, è alla campagna di solidarietà partita dalle donne comuniste e che vedeva però in prima linea i “sindaci della Liberazione”, come Bernardo Bianchi, sindaco di Trecate, il quale infatti risponde al Prefetto «La superiora dell’istituto dello S. Santo di Trecate era perfettamente d’accordo con me circa il ritiro e la cura dei dieci bambini di Cassino, anche se fossero stati maschi e non femmine […] Qualora si fossero verificate difficoltà nella cura e mantenimento dei bambini, queste avrebbero dovuto innanzi tutto essere fatte presenti al Comitato Comunale [ONMI]».

Il Sindaco risolve poi, come sappiamo dal carteggio e dai documenti conservati presso l’Archivio storico comunale di Trecate, trasferendo i bambini nei locali dell’Asilo Fratelli Russi, che verranno approntati in gran fretta. Il Sindaco precisa, in una lettera inviata al Prefetto Fornara il 29 maggio successivo, che «la S.E.P.R.A.L.(Sezione provinciale per l’alimentazione, nata nel 1939) ha fornito viveri e alle suore è stato concesso un acconto di Lire 11.000 in danaro».
La polemica innescata dalla Superiora va oltre i fatti e si inscrive in un clima politico, quello della primavera del '46, segnato da uno scontro sempre più aspro tra il mondo cattolico e quello dei partiti social-comunisti usciti rinvigoriti dalla Resistenza.
Come scrive anche Mauro Begozzi nella sua tesi (1976), dedicata a “Il movimento politico dei cattolici a Novara tra il 1943 e il 1948“. Molte iniziative di solidarietà vennero improntate unitariamente dai partiti; tanto che si assistette a una vera e propria gara a chi lanciava per primo la sottoscrizione, la raccolta e la distribuzione dei generi alimentari, vestiario ecc..Un episodio particolare va in questo senso segnalato e non tanto per gli effetti immediati e materiali che procurò, quanto per le polemiche politiche che ne seguirono e che dimostrarono come lo scontro fosse aperto e come vive fossero le preoccupazioni elettorali.

L’episodio si riferisce ad un’iniziativa del PCI, che fece giungere a Novara alcuni bambini di Cassino, accolti, nutriti e vestiti da famiglie di operai e contadini. Evidentemente “La lotta” diede ampio risalto alla solidarietà ed alla sensibilità che la popolazione novarese dimostrava rispetto alla grave situazione in cui versava il popolo italiano. Ben presto tuttavia, sulle pagine dei giornali cittadini, insinuazioni ed accuse indirette di giochi elettoralistici accesero una polemica che evidentemente esulava dall’iniziativa in sé(p. 139).
A conferma del quadro disegnato da Begozzi, “La lotta“ del 16 ottobre 1946 riporta il seguente titolo de “L’azione“, il settimanale della Curia vescovile di Novara: «Dopo essersene serviti come pezzi di propaganda i comunisti rimandano a casa i bimbi di Cassino». Siamo lontani dalle elezioni, ma forse proprio a causa dei loro risultati, il clima rimaneva acceso.

Tornando alle parole del vescovo Ossola, un’ulteriore riprova delle preoccupazioni per la “concorrenza” al mondo cattolico si ha ancora nella lettera del febbraio ’46 «Oggi tutti fondano, tutti raccolgono e tutti sulla falsariga delle benemerite istituzioni della religione».
La chiave di lettura sta anche nell’imminenza delle elezioni : «[…] spetta a voi la libera scelta e la pratica dimostrazione che siete e volete rimanere cattolici a qualunque costo, in pubblico e in privato con la scelta di uomini di una coscienza sola, di una morale sola, quella ripeto dell’onestà, della lealtà e del vangelo”. In questo passaggio si coglie un’ulteriore preoccupazione: quella che gli operai si facciano attrarre dalle promesse del comunismo. D’altra parte, il vescovo non faceva che ribadire l’approccio che la Chiesa stessa aveva avuto nei confronti delle dottrine di ispirazione marxista . E così tre anni prima, in un appello agli operai (RDN, XVIII, dicembre 1943 p.186) aveva affermato che dalla Chiesa e dal Vangelo essi avrebbero dovuto “imparare i principi e la prassi del vero e santo socialismo, dell’attuabile e celeste comunismo, che dà pane e pace».

La guerra aveva però portato con sé poi anche i drammi famigliari e della povertà, di cui la condizione dell’infanzia era uno degli aspetti. Se non si poteva essere «cattolici e comunisti ad un tempo[…] non si può essere ad un tempo nell’ordine e nel disordine», anche morale (Il dilemma del vescovo, febbraio ’46). Infatti il problema invalicabile per il Vescovo, ancora una volta, è che, insieme all’uguaglianza sociale ed economica, nella visione marxista ci sarebbe «la spartizione dei prodotti umani, quali sarebbero anche i figli e le mogli, che in questo caso non sarebbero niente altro che femmine e figliati».
Qual è allora la risposta della sua Chiesa alla piaga dei bambini che «gementi e quasi esausti per la fame[…], intirizziti dal freddo invernale, stanno per morire né hanno mamma o babbo che li copra e li riscaldi[…] e sono moltitudini che , con animo addolorato, Noi vediamo vagare per le città, sospinti all’ozio e alla corruzione?» Quella di dedicare «ogni possibile sforzo e ogni pia industria della cristiana carità».

Altro rispetto all’ospitalità che duecento famiglie di lavoratori del novarese diedero in quei tempi difficili, segnati dai razionamenti e dalla povertà, a quei bambini più sfortunati dei loro.

 

 

 

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Essere cittadini italiani

scuolabus bruciato 400 mindi Valentino Bettinelli - Rahmi, Adam, Riccardo, un pullman, la ferocia razzista di un autista, il terrore, la distensione dopo la paura di morire a 12 anni.
Basterebbe questo per descrivere le sensazioni di cinquantuno ragazzi che hanno vissuto l’ora più brutta della loro ancora giovane esistenza. Eppure siamo in Italia, quel Paese dove ogni fatto di cronaca deve obbligatoriamente essere oggetto di sciacallaggio politico. Non era sufficiente il sequestro dei cellulari. Non erano sufficienti le mani legate. Non era sufficiente il gasolio pronto a bruciare nell’autobus, con loro dentro.
No, tutto questo non era sufficiente per chi oggi dice: “se Rahmi vuole la cittadinanza anche per i suoi amici si faccia eleggere in Parlamento e provi a cambiare la legge”.
Signor ministro Salvini, l’accanimento con tono di scherno contro un bambino, contro la sua dignità, è la cartina tornasole del suo .... spessore politico e morale.

Oggi la sicurezza dell’Italia è nelle mani di persone come Matteo Salvini, ministro degli Interni di un governo sempre più votato alla riscoperta dei valori del medioevo più buio. Il coraggio e la lucidità mostrata da quei ragazzi, però, è la forza che ognuno di noi dovrebbe avere per far sì che la ruota della storia torni a girare in direzione del futuro. Quella chiamata ai carabinieri, accorata ma mai sguaiata, educata nei modi e corretta nella forma, è il simbolo di un’Italia che c’è e va difesa. È l’Italia di ragazzi, poco più che bambini, immersi in una realtà che mai avrebbero pensato di vivere. Eppure loro erano lì e non hanno sbagliato nulla; ogni mossa è stata pensata e realizzata con estrema freddezza, quella che non ci si aspetta da dei tredicenni.

Qualche esponente di spicco del governo, evidentemente illuminato dalla luce delle stelle, ha pensato di avanzare la richiesta di assegnazione di un qualcosa che ha il sapore della decorazione per merito: la cittadinanza per comportamento eroico. Fa da contraltare, ancora una volta, il pensiero di Salvini che tentenna, non si esprime e poi deride, sbeffeggia, fa il bullo.
Ebbene, cari Conte, Di Maio, Salvini, e compagnia, la cittadinanza non è un premio, una medaglia, un decoro speciale da concedere. La cittadinanza è un diritto per chi nasce in Italia, cresce e si forma nel nostro Paese, studia la nostra storia, parla in modo impeccabile la nostra lingua (da notare, nelle telefonate, un uso perfetto del congiuntivo, spesso sconosciuto per molti Italiani “per antonomasia”), vive le nostre tradizioni e si rivolge alle nostre autorità e alle nostre forze dell’ordine. Il senso di responsabilità di quei ragazzini ne delinea i tratti di cittadini puri, attivi, pronti a difendere la piccola comunità di quel pullman, che da San Donato Milanese rischiava di portarli verso la morte.

Secondo Salvini dovremmo raccontare la storia, come se fosse una barzelletta che non fa ridere, di un Italiano, un Algerino e un Marocchino. E invece bisogna raccontare la storia di tre italiani. Tre giovani cuori che, a soli tredici anni, hanno mostrato al Paese intero più valori Costituzionali dei tanti presunti politici italiani. Cosa e chi è più italiano di chi si comporta in questo modo d’altronde?
È necessario che la sinistra, se davvero vuol definirsi tale, torni a lottare in nome dello IUS SOLI, diritto fondamentale che un Paese democratico deve garantire ai cittadini.
Rahmi, Adam e Riccardo. Ripartire da loro, dalla loro ostinazione, dalla loro resistenza. Proprio come i Padri della nostra Repubblica. In nome dei diritti, in nome della democrazia. In nome dei tre giovani italiani per diritto. Certamente non in suo nome, caro ministro Salvini.

 

 

 

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L'arte vista dai bambini

arte bimbi 2 350 mindi Valentino Bettinielli - Lo scorso 27 dicembre, la Sala “De Sio” della Biblioteca Comunale di Ceccano ha ospitato una mostra intitolata “L’arte vista dai bambini”. L’esposizione ha visto protagonisti i lavori realizzati da dieci giovanissimi, tra bambine e bambini, guidati dalla storica dell’arte Vanessa Loffredi, riconosciuta esperta nel settore dell’introduzione all’arte dei bambini .

Nell’arco di dieci divertenti lezioni, i piccoli pittori hanno avuto l’occasione di conoscere a fondo artisti di grande valore ma a volte poco conosciuti e di cimentarsi con le diverse tecniche e tematiche da loro affrontati. Le sale della biblioteca comunale si sono trasformate in un luogo vivace e colorato, dove imparare divertendosi.

Nei dieci appuntamenti sono stati tanti gli aspetti trattati dai piccoli avventori dell’arte. Tra i vari artisti incontrati, oltre ai famosi Matisse, Klee, Mirò, Rotkho, i giovani artisti si sono potuti cimentare con le idee di Warhol, Haring, Mimmo Rotella, Boetti, Baj, conoscendone lo stile e provando ad imitarne la tecnica.arte bimbi 350 min

Al colore delle rappresentazioni figurative si è unita la magia del racconto. Ogni laboratorio è stato, infatti, introdotto da Vanessa Loffredi utilizzando un libro diverso per ogni autore, anche attraverso l’ausilio del Kamishibai, un teatrino giapponese utilizzato nella nostra provincia solo dalla storica dell’arte ceccanese.

La mostra andata in scena giovedì pomeriggio ha raccolto tutti i lavori dei dieci giovani artisti, riscuotendo un grande successo. Tante persone accorse ad ammirare le creazioni dei bambini. Le loro opere si sono dimostrate praticamente di pari valore rispetto agli “originali” degli artisti citati. Notevole la soddisfazione dei genitori, entusiasti per il coinvolgimento mostrato dai propri figli.

I laboratori sono stati l’occasione per imparare in modo divertente e costruttivo, evidenziando l’amore e la propensione per l’arte che i bambini nutrono. In chiusura di manifestazione la stessa curatrice, la Professoressa Vanessa Loffredi, ha voluto ringraziare il Comune di Ceccano e lo staff della Biblioteca che “con la loro sensibilità, hanno reso possibile lo svolgimento di questo splendido progetto”.

 

 

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Tra bambini, genitori e slogan

bimbiegenitori 350 260 mindichiarazione di Gianmarco Capogna - L'encicolpedia Treccani spiega in maniera molto semplice il concetto di genitorialità indicandola come "la condizione di genitore e, anche, l'idoneità a ricoprire effettivamente il ruolo di padre o madre". Ne consegue, pertanto, che la figura del genitore non può ridursi all'identificazione di coloro che generano biologicamente il figlio, ma deve, necessariamente, estendersi al genitore inteso come colui o colei che insatura con il bambino il legame affettivo, educativo e relazionale, seguendolo nella crescita e nello sviluppo emotivo, sociale e culturale.

In questi giorni il Ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha ritenuto opportuno ribadire la sua concezione ancestrale della famiglia come mera espressione biologica del padre e della madre quali elementi esclusivi della definizione del legame con il bambino.

Una visione insolita considerato l'oramai evidente superamento della famiglia cosiddetta naturale del secondo dopoguerra e l'emersione, sempre più importante anche in termini numerici, di nuovi nuclei familiari, a partire da quelli composti da genitori divorziati e/o separati (con la possibilità di una estensione del nucleo familiare dovuto anche alle situazioni degli eventuali nuovi partner), delle famiglie monoparentali e delle famiglie arcobaleno, nella concezione più ampia: dall'avere due genitori dello stesso sesso o anche un solo genitore LGBTI.

Le dichiarazioni di Salvini, che vuole eliminare la dicitura (tra l'altro inesistente) di genitore 1 e 2 riportandola a madre e padre, hanno scatenato un grande dibattito ma soprattutto, come detto, si scontrano con la realtà di una società molto più complessa di quella che si vuole forzatamente rendere dicotomica. La cosa più allarmante, però, è la giustificazione: sarebbe una scelta a difesa dei bambini.

I bambini hanno bisogno di amore, incondizionato ma soprattutto libero. Libero da preconcetti e stereotipi che sono costruiti artificialmente e che non aiutano nessuno in primis i bambini. Se davvero il tema è tutelare i bambini, il concetto centrale è quello di genitorialità come, appunto, idoneità a ricoprire efficacemente il ruolo affettivo per il minore. La discriminazione e la diversità in senso negativo sono negli occhi di chi guarda, ma i bambini sono liberi di queste catene che invece troppo spesso tengono costretto il giudizio degli adulti. Permettiamo i bambini di crescere sani ed amati, preoccupiamoci per la loro educazione e formazione sostenendoli insieme alle loro famiglie, impegniamoci a costruire una nuova generazione di cittadini attivi e responsabili. Di questo dovrebbe occuparsi lo Stato, non dell'orientamento sessuale dei genitori, che possono essere ottimi o pessimi padri e ottime o pessime madri in ogni caso.

Se il discorso resta strumentale alla polemica verso il riconoscimento, che sarà comunque inevitabile, delle persone, delle coppie e delle famiglie LGBTI, allora è solo un diversivo per spostare l'attenzione e nascondere altre questioni, come ad esempio il fatto che il Governo sia impantanato nella palude, rendendosi conto di quanto sia difficile trasformare i punti del contratto alla base della maggioranza in politiche reali per il Paese. A testimonianza di come gli slogan siano decisamente altro rispetto alla Politica e al Paese reale.

 

 

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Oleggio: serata per i “Bambini di Cassino” alla Villa Trolliet

Oleggio mariagraziaalemanni 350 260 minOleggio: una serata in ricordo dei “Bambini di Cassino” alla Villa Trolliet.
Si è svolta giovedì 10 maggio alle 21 la serata dedicata dal Museo Etnografico C.G.Fanchini di Oleggio ai “bambini di Cassino” ospiti della locale Villa Trolliet nel 1946.
All'incontro, organizzato, insieme al Museo, dalla Biblioteca Civica, dal Comune di Oleggio e dalla Sezione ANPI ovest Ticino e a cui era presente il vicesindaco Andrea Baldassini, hanno partecipato , insieme a Maria Grazia Alemanni, autrice della ricerca, il dott. Gianni Cerutti, Direttore dell'Istituto Storico della Resistenza della provincia di Novara e la prof. Anna Cardano, storica.
M.Grazia Alemanni ha rievocato le vicende, sinora inedite e riscoperte grazie alle carte conservate presso l'Archivio dell'Istituto Golgi Redaelli di Milano, del gruppo di bambini del frusinate ospitati presso la villa Trolliet di Oleggio di proprietà, all'epoca, del Comune di Milano e di cui davano notizia A.Loffredi e L.Fabi nel loro libro, “L'infanzia salvata”.
Il dott. Cerutti ha poi inquadrato l'episodio nella storia del dopoguerra e del ruolo che vi ebbe il Partito Comunista.
Infine la prof. Cardano ha ricordato la situazione dell'Europa dopo i bombardamenti e la condizione dell'infanzia , attraverso l'esempio di due testi, “Il continente selvaggio” di Keith Lowe e “L'infanzia nelle guerre del Novecento” di Bruno Maida.

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Maria Spilabotte: Quando i bambini sono in pericolo il Mondo lo e'

bimbiinsiria minDichiarazione di Maria Spilabotte: «Quando i bambini sono in pericolo il Mondo lo e'. Mentre in Italia si discute, a settimane dal voto, di poltrone e improbabili alleanze, la Siria sta diventando il cimitero dei bambini nel silenzio piu' vergognoso. L'enclave siriana controllata dai ribelli impedisce di sfruttare i corridoi umanitari e questo dopo la risoluzione dell' Onu. Goutha Est e' isolata . I 400mila abitanti sono sotto costante bombardamento. In molti si riparano sotto le macerie o vivono sotto terra. I centri medici sono pieni di bambini feriti. Le strutture sono al collasso, mancano le medicine. Oggi, le parole "aiutiamoli a casa loro" pronunciate da chi dovrebbe governare, ma si pone come priorita' corteggiare papabili partner politici, criticati aspramente fino a pochi giorni fa, rappresentano un insulto ai diritti umani, sui quali cade il sangue degli innocenti. Quale futuro per un Paese che volge lo sguardo alla logica dell'interesse mentre i bambini vengono massacrati?»

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Frosinone. La Villa comunale non è per bambini

M5S Frosinone 350dal M5S Frosinone: Basiti, i più piccoli sempre dimenticati e mai considerati.

«In riferimento all'episodio avvenuto nella giornata di ieri 4 agosto che vede, purtroppo, protagonista una bambina di soli cinque anni, sfregiata sul volto a causa di un gioco della Villa Comunale di Frosinone, non può che salire tanta rabbia»- così si esprime il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle- «In passato sono state portate avanti alcune battaglie in merito da alcuni dei nostri attivisti denunciandone più volte lo stato di abbandono, soprattutto nel 2015 quando in occasione dei lavori di rifacimento dell'intera area, oltre ai gravi ritardi per il loro completamento, non sono state apportate tutte le dovute modifiche per renderla realmente sicura e priva di tutte quelle barriere architettoniche che a tutt'oggi ne impediscono la completa fruibilità. Bisognava arrivare a tanto per riportare l'attenzione comunale sulla scarsa manutenzione dell'area giochi? Sugli atti di vandalismo mai puniti o sanzionati? sulla vigilanza inesistente? Sulla totale inefficienza del sistema di telecamere installate? Eppure di parchi, attualmente, ne abbiamo solo uno. Quando avremo anche il famoso parco Matusa cosa accadrà a tutto il resto se ad oggi non riusciamo a far fronte ad una tempestiva manutenzione per una singola e misera area giochi? I nostri bambini sono mai stati considerati dalla passata ed attuale amministrazione? C'è un'area giochi in tutto il perimetro di Frosinone che possa essere definita tale e che sia soprattutto adeguata e sicura per le varie fasce di età dei nostri figli? Quante volte è stato ed ancora dovrà essere denunciato il grave stato di abbandono delle suddette aree? L'intera cittadinanza ha diritto a risposte che siano finalmente concrete! Il fatto accaduto ieri è gravissimo. Con i bambini si gioca, ma non si scherza. Rappresentano il futuro, e chi non è all'altezza di prendersene cura, non può essere all'altezza di null'altro!»

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1946: I “bambini di Cassino” alla Villa Trolliet di Oleggio

Oleggio 350 260Continua la ricerca di testimonianze sulla presenza dei bimbi frusinati opsitati in comuni del nord Italia come raccontato dal libro l'Infanzia salvata. Nord-Sud, un cuore solo. Questo nuovo ricordo a firma di di M. Grazia Alemanni così è giunto in redazione, presentato da Angelino Loffredi:
«Ignazio, capirai certamente l’importanza di questa notizia che ho sollecitato per poterla pubblicare su unoetre. La signora Alemanni da anni sta ricercando notizie ed ora ha quasi raggiunto lo scopo. Mi ha anche mandato l’elenco completo dei ragazzi ospiti a Oleggio (199) Le notizie riportato confermano e notevolmente allargano quando già scritto nel libro “L’infanzia salvata“ Solo che non so come dare continuità e con quali strumenti tale ricerca.
Angelino»
Seguitiamo a far conoscere il libro di Loffredi e di Lucia Fabi e favorendo l'impegnata ricerca di persone come come la signora Maria Grazia Alemanni che così scrive:
«Caro Angelino,
ci ho messo un po’ più del previsto, perché i documenti che ho dovuto analizzare erano veramente molti.
Ho cercato di fare una sintesi accettabile e ho trovato anche una fotografia della villa Trolliet oggi, dove è ospitato l’ENAIP, un centro professionale. Non ho scritto che ora appartiene al Comune di Oleggio, ma è una delle cose che ho tagliato.
Se ritieni utile puoi modificare il titolo.
In attesa di risentirci o vederci un carissimo saluto a te e a Lucia.
Grazia»

di Maria Grazia Alemanni - Una storia inedita.
Uno dei mille filoni della vicenda che vide nell’immediato dopoguerra la campagna di solidarietà verso i “bambini di Cassino”, organizzata dall’UDI e dal PCI è quello che conduce alla vicenda di Villa Trolliet a Oleggio, in provincia di Novara.
Vi furono ospitati circa (ci furono partenze e arrivi) 200 tra bambini e ragazzi, che erano partiti il 30 marzo del 1946 dalla stazione di Ceccano (FR), come sappiamo dal testo “L’infanzia salvata” di L. Fabi e A. Loffredi. Essi restarono nella colonia sino al 14 settembre dello stesso anno. Insieme ad essi, vi erano sicuramente altri bambini, destinati ad essere ospitati presso famiglie e istituzioni della Lombardia. Il Comitato di soccorso ai bambini del Cassinate di Milano, che si era riunito più volte nel febbraio dello stesso anno, come sappiamo dai verbali e dal carteggio conservati presso l’archivio dei Luoghi Pii Elemosinieri dell’ASP Golgi Redaelli di Milano ( ALPE) infatti, aveva deciso di soccorrere intanto 5000 bambini, inviando generi di prima necessità e indumenti direttamente nella zona così martoriata del frusinate, e in un secondo tempo di ospitare gruppi consistenti di bambini.

Il Commissario straordinario dell’Ente Comunale di Assistenza (ECA) era in quegli anni l’Avvocato Ezio Vigorelli, socialista e partigiano, promotore tra gli altri della Repubblica dell’Ossola. Vigorelli decise “un particolare gesto di solidarietà dettato dalla preoccupazione di salvare almeno i nostri bambini”, che consisteva nell’offrire l’ospitalità a 200 bambini del cassinate nella Villa Trolliet di Oleggio, una tenuta donata nel 1896 dal sig. Trolliet al Comune di Milano, che era utilizzata prima della guerra come colonia estiva per i minorenni assistiti dall’IDAM (Istituto di assistenza ai minorenni). “Nella colonia di Oleggio [...] - che per la sua situazione in località molto salubre, è particolarmente adatta a bambini gracili e bisognosi di cure – saranno ospitati 200 bambini dell'Italia centro-meridionale, dei quali l'Eca assumerà a totale proprio carico il mantenimento per sei mesi, salve le provvidenze ulteriori.”
"Sarà nostro compito spiegare ai bambini dell' Istituto Assistenza ai minorenni, il gesto di solidarietà verso i loro più infelici fratelli, che essi compiono privandosi per quest'anno del normale periodo di soggiorno fuori Milano.”
Oggi sappiamo che il 6 aprile, dopo un breve soggiorno a Milano (139 bambini furono ospitati presso la comunità di accoglienza della Scuole di Via Palmieri), il gruppo raggiunse Villa Trolliet a Oleggio. Dall’elenco compilato nel maggio successivo abbiamo appreso che si trattava di 123 maschi e 76 bambine, provenienti in maggioranza da Ceccano, da Castelliri e da Castrocielo, ma vi erano poi bambini di Atina, di Paliano, di Aquino, Pontecorvo, Strangolagalli e di altri comuni della provincia di Frosinone, due soli da Cassino. Contrariamente alle disposizioni date dal Comitato nazionale di Soccorso, vi era un gruppetto di adolescenti (10) e uno di bimbi piccoli, dai 3 ai 5 anni (13). Il rimanente gruppo era composto da bambini e ragazzi tra i 6 e i 13 anni.
All’inizio i bambini sono assistiti da personale religioso, ma nelle relazioni finali dei responsabili si parla solo di assistenti e istitutori. La vita nella colonia di quel numeroso ed eterogeneo insieme di ospiti non deve essere stata facile, come si evince dalle lettere e dai resoconti di chi, a vario titolo, ne era responsabile. Dopo poco tempo infatti scoppia un’epidemia di morbillo, che costringe al ricovero in ospedale di un bambino di 8 anni, Antonio Trimani. Ci sarà anche la varicella e qualche caso di pertosse. L’assistenza medica è fornita da un medico di Oleggio, il Dott. Frigé, ma il Comitato di Soccorso di Milano invierà il 21 maggio un pediatra, il dott. Carozzo. Altri ricoveri per forme respiratorie o complicanze sono registrati dal Giornale degli ammalati dell’Ospedale Maggiore di Novara per un totale sinora accertato di 9 bambini. Vengono segnalati anche numerosi casi di rachitismo, soprattutto nei bimbi più piccoli.
Il 7 maggio, in occasione del cambio di dirigente (a Radice subentra Rizzo), un responsabile dell’ECA, dott. Peroni, relaziona sulla vita nella colonia: apprendiamo così che le attività degli ospiti variano in relazione alla loro età: i più piccoli “convivono nella condizione di un asilo”. I più grandi “passano il loro tempo in ricreazione libera od organizzata dagli istitutori e dalle assistenti”. Il dott. Peroni prende in considerazione anche la possibilità di creare una vera e propria scuola, ma l’ipotesi viene scartata per la mancanza di personale specializzato. I bambini e i ragazzi vengono anche portati a fare passeggiate intorno alla villa: ed è in una di queste occasioni, il 23 maggio, che un bimbo di 8 anni, Giuseppe Cesario di Castrocielo, si schiaccia una mano contro un muro, perché l’autocarro su cui il gruppo era stato fatto salire per evitare un acquazzone, sbanda. Anche la vivacità dei ragazzini porta a qualche incidente: Umberto Manni, di 12 anni, si frattura una gamba cadendo in malo modo da una finestra dove era salito per recuperare una palla. Il direttore Rizzo in una lettera all’ECA del 13 giugno lamenta “la sfrenatezza e la vivacità di questi ragazzi, vissuti sempre in libertà e allo stato quasi primitivo”. I giovani ospiti, peraltro, intrattengono una corrispondenza con i genitori, alcuni dei quali il 25 maggio giungono ad Oleggio a visitare la colonia. Per qualcuno di loro si trattava di andare a riprendersi i figli: i fratelli Capraro, i Di Folco e i Longo, tutti provenienti da Aquino, tornano a casa con i genitori. Ma si registra anche il caso di un’adozione, avvenuta con il consenso del padre del bambino, da parte di una signora di Milano, Ada Morelli Carignani. Quando, il 14 settembre, il gruppo torna nel frusinate, c’è emozione da parte degli organizzatori. “Alla partenza, che è stata commovente, hanno anche presenziato anche il Sindaco e l’Assessore alla Beneficenza e all’Infanzia, sig.ra Barcellona”. E lo stesso segretario del Comitato di Soccorso di Frosinone, Tullio Pietrobono, in chiusura di una lettera inviata all’ECA il 24 settembre scrive: ”Vi esprimiamo perciò anche a nome dei piccoli beneficati le migliori espressioni di gratitudine e di simpatia”.

 
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M5S Anagni. Risparmiare 1,5 mln e fare un parco per bambini

Anagni Piazza Cavour 350di Fernando Fioramonti, M5S Anagni - (ha dichiarato nell'assemblea svolta sala della Ragione) "Crediamo la nostra città debba essere liberata dalla auto, afferma Fernando Fioramonti Organizer del Meetup Anagni 5 Stelle. Considerando anche la pessima qualità dell’aria, spostare il parcheggio di 100 metri da piazza Cavour non risolve il problema. La Regione Lazio mette a disposizione finanziamenti europei a fondo perduto per la “Mobilità sostenibile e intelligente”. A quanto pare abbiamo anche un ufficio tecnico in grado di fare progetti, come dimostrato oggi. Perché non ci si concentra in progetti per accedere a questi fondi? Tali fondi potrebbero essere utilizzati per l’acquisto di navette elettriche, continua Fioramonti, che potrebbero, per esempio, collegare il parcheggio multipiano o le periferie con il centro storico, liberandolo così dalle auto. Perché non risparmiare questo 1.500.000 di euro per il progetto del parcheggio? Le tasse dei cittadini potrebbero essere usate per scopi più urgenti. Se proprio si vuole rivalutare la zona sotto piazza Cavour si potrebbe fare un parco giochi per bambini perché quello che serve a questa città è un grande parco per bambini, non un parcheggio, conclude il dottor Fioramonti."

 
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