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Duemila 'Briciole di bellezza'

Bricioledibellezza 350 260 minPaola Bucciarelli intervista Filippo Cannizzo

Incontriamo Filippo Cannizzo a circa cinque mesi dall’uscita del suo primo libro, “Briciole di bellezza. Dialoghi si speranza per il futuro del Bel Paese”. Filippo Cannizzo è un filosofo e ricercatore universitario, ha insegnato a Bologna, Napoli, Roma e, dopo aver collaborato con l’Istituto Luigi Sturzo e la Fondazione Ugo Spirito, ha diretto l’ICC Castelli; è stato tra i promotori ed ideatori del Festival di Filosofia in Ciociaria. Il suo libro, pubblicato per la casa editrice Mimesis il 27 settembre 2018, ha già venduto oltre duemila copie.

Ci incontriamo dopo alcuni mesi dalla presentazione del tuo libro che abbiamo organizzato come Amici di unoetre.it. Hai continuato il tour di presentazioni di “Briciole di bellezza”?

Bentrovati! L’ultima volta che ci siamo incontrati è stato in occasione della presentazione del mio libro a Frosinone, una iniziativa veramente ben organizzata e molto partecipata, di cui ancora ringrazio il giornale unoetre.it. Inoltre, ringrazio voi e i vostri lettori per l’attenzione che avete dato al mio libro fin dalla sua pubblicazione. In questi mesi ho avuto modo di tenere circa venti presentazioni del libro, in tre regioni e undici province italiane, nel corso delle quali, con grande emozione e sorpresa ho avuto la fortuna di incontrare tantissime lettrici e tantissimi lettori con cui ho potuto parlare del mio libro e delle tematiche in esso contenute.

Si, la presentazione del libro organizzata da unoetre.it è stata veramente molto partecipata, e siamo davvero contenti che anche le altre siano andate altrettanto bene. Anche se forse chiamarle presentazioni è un poco riduttivo…

È vero, in effetti nel corso di queste iniziative ho provato a proporre qualcosa di più che una semplice presentazione del libro con relazioni sul testo da parte degli oratori invitati. Ho tentato di far attraversare il dibattito, spesso molto approfondito e competente, da alcune delle forme di bellezza di cui parlo nel libro; ho cercato di proporre delle piccole esperienze di bellezza in cui coinvolgere i partecipanti alle iniziative.

Il tuo esperimento sembra essere riuscito. Quando si partecipa ad una presentazione di “Briciole di bellezza”, musica, poesia, recitazione, fotografia, arte sembrano fondersi con il racconto del tuo libro e stringere le tue parole in una condivisione di bellezza con i presenti.

Di questo devo ringraziare le amiche e gli amici che mi hanno aiutato in questo. A partire dalle splendide canzoni offerte dal cantautore Federico Palladini, poi dai musicisti Pallocca e Salvatelli. La mostra fotografica “IO SONO”, realizzata da 2.0 Fotografi ed esposta in numerose presentazioni, ha meravigliato chi ha avuto l’opportunità di ammirarla. Le poesie e le letture recitate sono state intense, sia da parte di Roberta Cassetti che da Catia Monacelli. Molto toccante, e di rara bellezza, la poesia inedita che mi è stata donata da Marina Contini. Non posso, quindi, esimermi dal parlare del grande contributo dato alle iniziative da parte dell’istrionico Stefano Pennacchi che, tra letture appassionate e poesie inedite che hanno incantato, insieme ad interventi puntuali sulle tematiche trattate, mi ha accompagnato in quasi tutto il tour di presentazione fin qui realizzato.

Il tuo libro, voglio ricordarlo, ha vinto un importante premio dedicato alla filosofia. Nel corso delle presentazioni di “Briciole di bellezza”, hai detto che il testo può avere diversi piani di lettura: il racconto di un viaggio, una storia d’amore, un saggio scientifico e un manifesto filosofico. Puoi spiegarci meglio cosa intendi con filosofia? Cosa è per te la filosofia?

Quando parlo di filosofia la intendo una filosofia popolare. In questo senso, la filosofia per me rappresenta l’opposto di quello che viene oggi inteso, a torto, con questa parola. Molti considerano filosofia come una mera astrazione, come una accumulazione di nozioni o come una forma di sapere ed erudizione ormai inutile nel XXI secolo. Invece, credo fermamente che la filosofia sia la capacità di comprendere la vita, il nostro posto all’interno della vita (come singoli, come comunità e come umanità), i diritti e i doveri, i nostri rapporti con gli altri uomini. Il compito della filosofia, oggi come ieri, è quello di aiutare a prendere coscienza di sé come persone e della propria relazione con gli altri uomini. Filosofia come domandare, stimolare il pensiero e la discussione per contrastare il “sonno della ragione” dei nostri giorni, che, parafrasando Francisco Goya, può generare solo mostri.

Nel tuo libro sono presenti molti dialoghi. In “Briciole di bellezza”, i protagonisti, Giacomo e Beatrice, dialogano con i diversi personaggi incontrati durante il cammino; tale espediente narrativo che hai usato nel tuo racconto ha a che fare con quello che hai appena detto rispetto alla filosofia?

Esattamente! Infatti, penso alla filosofia come alla capacità di conoscere il mondo attraverso le sole forze del ragionamento, del dialogo e del confronto, per provare, attraverso questo, a rintracciare delle possibili strade per cambiarlo questo mondo. Sono convinto che la forma del dialogo, che ho usato nel testo, aiuti maggiormente a spiegare i problemi affrontati di volta in volta, così come le soluzioni proposte. Credo che sia proprio dal dialogo, dal confronto, che possano scaturire le possibili vie d’uscita ai problemi in cui l’Italia è invischiata: le soluzioni alle problematiche del Bel Paese non possono che esser frutto di una partecipazione collettiva!

Nel sottotitolo del libro parli di dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese. All’inizio del racconto, nell’introduzione e nella quarta di copertina, si parla di “Briciole di bellezza” come di una storia d’amore ma già dopo poche pagine il lettore si rende conto che il cuore del libro è costituito dall’analisi e dalle possibili soluzioni per i problemi del nostro paese (e non solo del nostro), insieme al tema della bellezza come speranza per il futuro dell’Italia. Mi pare di capire tu sia convinto che la soluzione a tali questioni passi attraverso una visione umanistica del mondo, è così?

Si, penso che sia ineludibile la necessità di elaborare approcci coerenti con una “nuova visione umanistica” del mondo, fondata su relazioni coevolutive uomo/uomo e uomo/natura. Occorrerebbe cominciare a ragionare di un altro sviluppo umano, da attuare attraverso una economia che cammini di pari passo con l’ecologia, al fine di conservare la qualità ambientale ed eco sistemica nel produrre, generare e ridistribuire la ricchezza. Nella ricerca di un nuovo paradigma economico ed ambientale, però, non possiamo esimerci dalla constatazione dei limiti della tradizionale organizzazione economica mostrati dalla recente crisi. Risparmio, riuso, recupero, riciclo, rigenerazione, rinnovabili: queste possono essere le fondamenta del futuro, per l’Italia e per il nostro pianeta. Perciò, l'economia, la politica e la tecnologia dovrebbero tornare ad essere poste al servizio della vita e della natura.

Bene, ma allora quale può essere il ruolo della bellezza nel mondo di oggi?

La bellezza può essere una speranza aperta nel cuore della nostra società. Per provare ad uscire dal pragmatismo utilitaristico in cui sembrano immersi il nostro paese e il mondo di oggi, può aiutarci una rinnovata attenzione alla bellezza. Quando non si impara a fermarsi ad ammirare la bellezza, in genere si considera ogni cosa come un oggetto di uso e abuso personale, senza porsi troppi scrupoli. Per scardinare il ciclo ingenerato dal mondo consumistico, dobbiamo incontrare la bellezza. Perché l'esperienza della bellezza sospende l'atteggiamento del possesso e del consumo immediato, generando l'atteggiamento del rispetto, dell'ascolto e dell'attenzione verso l'altro. L'esperienza della bellezza consente di rintracciare un qualcosa che vale di per sé, e non un qualcosa che vale come mezzo per i nostri mutevoli scopi. Per concludere, in tempi bui e complicati come quelli che stiamo vivendo, il senso della bellezza sembra suggerire che un altro mondo è possibile.

 

 

 

 

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Senza rosa né celeste - Libro del mese

senzarosaneceleste 350 min

"Senza rosa né celeste" è il "Libro del mese di UNOeTRE.it". 4 febbraio '19 - 15 marzo '19

UNOeTRE.it con il patrocinio della provincia di Frosinone e in collaborazione con Villaggio Maori Edizioni presenta il libro "Senza rosa né celeste" di Mariella Fanfarillo il 15 febbraio 2019 dalle ore 16 nella Biblioteca provinciale di Frosinone (vedi locandina*)
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«Ho imparato a mie spese la differenza tra vedere e guardare: ora so che da sempre io vedevo mio figlio ma guardavo mia figlia». È da questa folgorante consapevolezza che ha inizio il racconto di Mariella Fanfarillo, un viaggio a ritroso lungo la sua vita e quella di sua figlia Esther, transessuale coraggiosa, la seconda ad aver ottenuto in Italia l’autorizzazione al cambio anagrafico di sesso senza l’obbligo dell’operazione quando era ancora minorenne. Raggiungere quel traguardo non è stato semplice, ma Esther e Mariella sono sempre rimaste una accanto all’altra, sostenendosi a vicenda e affrontando insieme la violenza – fisica, psicologica e persino burocratica – di un paese ancora impreparato ad affrontare la diversità e forse anche, ancora di più, l’autodeterminazione. Una testimonianza necessaria che «vi farà versare lacrime dolci» (Monica Cirinnà). Una storia vera, fatta di fatica, amore e resilienza.
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L'autrice dialogherà con Nadeia De Gasperis (vicedirettrice di UNOeTRE.it). Questa conversazione sarà registrata in video e resa disponibile per tutti i lettori di UNOeTRE.it.

Dopo l'intervista a Mariella Fanfarillo ci sarà spazio alle domande del pubblico. 


 

 

Llocandina_Mariella-Fanfarillo

 Autrice della locandina è Valentina Lizzio

 

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Briciole di bellezza - Libro del mese

Briciole di Bellezza 350 min

"Briciole di bellezza" è il "Libro del mese di UNOeTRE.it". 8 dicembre '18 - 12 gennaio '19

 

"Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del paese" è il primo libro di Filippo Cannizzo,  filosofo e ricercatore universitario. Nato a Roma il 21 luglio 1982, ha insegnato a Bologna, Napoli e Roma. Dopo aver collaborato con l’Istituto Luigi Sturzo e la Fondazione Ugo Spirito, ha diretto l’ICC Castelli. È autore di numerosi articoli sul tema della crisi del mondo moderno e sulla figura di Enrico Castelli (Enrico Castelli Gattinara di Zubiena [Torino, 20 giugno 1900 – Roma, 10 marzo 1977] è stato un filosofo e storico della filosofia italiano)

 

 

Nella recensione che abbiamo già pubblicato, Paola Bucciarelli così presenta il libro «Iniziamo subito col dire che il libro di Filippo Cannizzo, “Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese” – Mimesis Edizioni (13,60€), – non è il solito libro retorico su quanto sia bella l’Italia.

È diviso in cinque capitoli (a loro volta suddivisi in cinque paragrafi), ognuno dei quali è occasione e pretesto per parlare di uno o più temi (ambiente, istruzione, lavoro, violenza contro le donne, disabilità, Europa) in maniera approfondita e dettagliata. Si tratta di un libro ben documentato e quindi ricco di dati (tratti da studi scientifici nazionali e internazionali).»

Cannizzo, Abbruzzese, Mastracci

Il viaggio racconta la storia d’amore che una coppia vive e quella che prova verso il proprio Paese. Si viaggia «attraverso la fragilità della bellezza dell'Italia.» Non solo. Non si dimentichi il sottotitolo: "Dialoghi di speranza per il futuro del paese". C’è di più. Negli innumerevoli dialoghi si trovano attente analisi e ricerche delle ragioni dei malanni d’Italia e una continua “voglia” di trovare risposte positive e utili.

 

 Questo viaggio si rivela un delicato pretesto per un intreccio di racconto e dialoghi che presentano un’armonia di questioni e di problemi e di soluzioni che suggeriscono la scoperta di un umanesimo che manca a questi due primi decenni del ventunesimo secolo.

 

Ill pubblico del 7 dic 18UNOeTRE.it condivide quanto si legge nella prefazione «È una storia d'amore. La storia d'amore per il Bel Paese (…)
È un libro dedicato a chi coltiva la speranza, a chi percorre nuove strade, a chi libera idee, a chi ancora si commuove, ai fragili, a chi preferisce vivere di passione piuttosto che morire di noia….»


 

UNOeTRE.it si è impegnata nella presentazione di questo libro che si è svolta il pomeriggio del 7 dicembre '18 presso la Biblioteca provinciale di Frosinone. Hanno dialogato Stefano Pennacchicon l'autore le professoresse Barbara Abbruzzese e Daniela Mastracci in un ambientazione di musiche di Federico Palladini e letture di brani e poesie di Stefano Pennacchi . Federico Palladini

Nella sala c'era anche un'antologia dell Mostra fotografica "IO SONO" a cura di 2.0 Fotografi.

 

Per chi è interessato: è possibile acquistare il libro su Amazon.com,  Feltrinelli.it, Mondadori.it, IBS.it e Ubiklibri.it o presso i loro distributori Ubik Frosinone, Mondadori Cassino e tutte le librerie Feltrinelli

Per acquistare un libro con dedica dell'autore, inviare un'email a

 

 "Briciole di bellezza" è il "Libro del mese di UNOeTRE.it". 8 dicembre '18 - 12 gennaio '19

Cliccare sulle foto con le persone per ingrandirle

 

 

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'Briciole di bellezza' al castello Conti de’ Ceccano

Presentazione libro Cannizzo mindi Valentino Bettinelli - La bellezza del maniero dei Conti de’ Ceccano ha contribuito all’accattivante presentazione dell’opera del prof. Filippo Cannizzo, “Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese”. La serata ha offerto al numeroso pubblico presente, una visione d’insieme della situazione di crisi del nostro paese.

Il libro narra il viaggio di una storia d’amore. Un sentimento che lega l’uomo al suo Paese. Un percorso che mira al raggiungimento di una coscienza tale da portare l’essere umano a reagire, per riconquistare e rivendicare i propri diritti inalienabili.
Alla storica cornice del castello si è unita la musica di Federico Palladino e la voce di Roberta Cassetti. Le corde della chitarra a suscitare emozioni, rafforzate dalle citazioni tratte dal libro ed enunciate con grande spirito dalla Cassetti.

L’introduzione del libro è stata curata dalla prof.ssa Daniela Mastracci, la quale ha iniziato la sua relazione ricordando alla platea il riconoscimento ottenuto da Cannizzo con il proprio lavoro. Il libro ha infatti permesso al filosofo di vincere la I edizione del Premio Italo Calvino per la filosofia. Nella sua presentazione, la professoressa ha posto l’accento sul ruolo del bello nella società contemporanea. Un bello che deve fuggire il mero ruolo di contemplazione estetica, avvicinandosi ad essere un “movente d’azione”. Una bellezza che diventi “diritto per le generazioni non ancora nate”.

Il corpo principale dell’evento è stato ovviamente il discorso dell’autore. Cannizzo ha voluto raccontare un viaggio attraverso le fragilità della bellezza del nostro Paese. L’autore confessa di aver costruito il libro attraverso “l’espediente del dialogo. Un confronto continuo dei protagonisti con i vari personaggi incontrati. Conversazioni che hanno come obiettivo quello trovare delle soluzioni ai problemi italiani”. Lo scrittore è stato ispirato, nella redazione di quello che è un saggio lucidamente vestito da romanzo, dalla policentricità della bellezza italica. Una diffusione così vasta da ridurre, troppo spesso, il bello in briciole. Briciole che l’autore definisce “uno scempio continuo del patrimonio culturale ed ambientale italiano”.

Altro cardine da cui parte l’opera di Cannizzo è la Costituzione. Nello specifico l’articolo 9, nel quale la “Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e ricerca scientifica e tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Obiettivo del libro, dunque, quello di ritagliare alla bellezza un ruolo etico e sociale. Un nuovo paradigma che tende ad invertire i rapporti di forza tra etica ed estetica. A favorire la cura del bene comune grazie a politiche che pongano al centro “l’urgenza di ricostruzione, non solo materiale, del Paese”, non mettendo mai in secondo piano la sostenibilità ambientale. Evidente come il “consumo indiscriminato di suolo” rappresenti un “vilipendio dei diritti di tutti i cittadini, fissati nella nostra Carta Costituzionale”.
Il lungo ed appassionante discorso di Filippo Cannizzo si è concluso con una riflessione significativa. Secondo l’autore “il bello non salverà il mondo. Sarà solo l’uomo, infatti, l’unico a poter salvare se stesso, salvaguardando la bellezza”. Una bellezza che non può dunque esistere senza un occhio al passato. Sguardo indietro utile ad aprire la finestra sul futuro.

Una presentazione letteraria molto partecipata. Emblematico il dibattito costruttivo con la platea e i numerosi quesiti posti all’autore. Un pubblico stimolato anche da un bigliettino attraverso cui dare una personale risposta alla “semplice” domanda: “che cos’è la bellezza?”. Le risposte, lette dallo stesso scrittore, accompagnato ancora una volta dalla chitarra di Federico Palladino, hanno concluso l’evento. Un “finale aperto” che ha lasciato tutti i presenti a bocca aperta.
Il filosofo Filippo Cannizzo, acquisendo un tono di istituzionale rispetto ha voluto ringraziare le associazioni (“R-Esistenze”, “Pequod” e “Cultores Artium”) che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento.

 

 

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'Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese'

Bricioledibellezza 350 260 mindi Paola Bucciarelli - «Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese» di Filippo Cannizzo – Mimesis Edizioni 2018.

Iniziamo subito col dire che il libro di Filippo Cannizzo, «Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese» – Mimesis Edizioni, in uscita il prossimo 27 settembre – non è il solito libro retorico su quanto sia bella l’Italia.
Questo non significa, però, che l’autore non abbia grande spirito di osservazione e capacità nel descrivere scrupolosamente i tanti luoghi incantevoli e i tanti sapori della nostra penisola: che si tratti di Genova, del Salento, delle terre senesi o di Napoli, della costiera amalfitana o della Sicilia, la dovizia di particolari consegna al lettore un quadro attento e dettagliato. Ma – e qui avviene il «salto di qualità» rispetto a un’osservazione ricca di beatitudine ma passiva – l’autore è anche consapevole di una cosa: tanta bellezza non salverà «se stessa» né «ci» salverà se non ci impegniamo profondamente a coglierla e a difenderla come si deve. Questo ragionamento si evince, nel libro, già quasi a una prima lettura dell’indice: l’opera rappresenta un vero e proprio viaggio d’amore attraverso il Bel Paese che Giacomo, il protagonista, compie per raggiungere la sua amata Beatrice. Durante il viaggio di Giacomo verso la sua destinazione, l’autore cerca di aiutarci a scorgere le bellezze che ci circondano e delle quali non siamo affatto consapevoli.

Briciole di Bellezza

Il libro è diviso in cinque capitoli (a loro volta suddivisi in cinque paragrafi), ognuno dei quali è occasione e pretesto per parlare di uno o più temi (ambiente, istruzione, lavoro, violenza contro le donne, disabilità, Europa) in maniera approfondita e dettagliata. Si tratta di un libro ben documentato e quindi ricco di dati (tratti da studi scientifici nazionali e internazionali).

È da notare la notevole presenza di note, citazioni e un’ampia bibliografia che, per definizione, permettono un miglior approfondimento dei numerosi argomenti toccati.
Lo scopo principale del libro, va ripetuto, consiste nel dimostrare come solo la riscoperta del concetto autentico di bellezza potrà portare alla soluzione di alcune profonde criticità nelle quali il nostro presente è «invischiato».

 

Cannizzo alterna in tutto il libro, con sapienza, momenti di grave e seria riflessione, denuncia, critica e indignazione, a continui inviti a riscoprire – ma ancor prima a riconoscere – la bellezza del nostro Paese, un equilibrio quasi perfetto di natura, arte, enogastronomia, storia e tradizione.
Dal punto di vista della lettura, l’unione del saggio scientifico-accademico al racconto narrativo e romanzato fa sì che il libro ne tragga beneficio, acquistandone in scorrevolezza e risultando quindi «godibile».

Inoltre, l’utilizzo del dialogo, da parte dell’autore con i diversi personaggi incontrati durante il suo cammino, aiuta maggiormente a spiegare i problemi affrontati di volta in volta (così come le soluzioni che, di volta in volta, l’autore suggerisce). È proprio dal dialogo che scaturiscono le possibili vie d’uscita. Esse, infatti, non possono che esser frutto di una partecipazione collettiva: non è dunque possibile parlare di bellezza senza parlare dei «beni comuni».

La bellezza risulta essere, per il narratore, un’«idea fissa», che viene continuamente associata al concetto di cultura e con essa coniugata.
La scoperta della bellezza del paesaggio italiano è lo spunto che induce il lettore, dopo l’autore, a riflettere sull’importanza della cultura per un Paese come il nostro; sul rapporto che può e deve instaurarsi tra entrambe nell’Italia e nel mondo contemporaneo, ma, allo stesso tempo, come tra bellezza e cultura ci debba essere un dialogo imprescindibile che colleghi passato e futuro.

 

Perché tutto ciò accada, è necessario «cambiare il paradigma che abbiamo nella concezione della bellezza: uscire dal pragmatismo utilitaristico, avere una rinnovata attenzione alla bellezza, come esperienza che consenta di rintracciare un qualcosa che vale di per sé e non come qualcosa che vale come mezzo per i nostri mutevoli scopi».

Tale cambiamento presuppone necessariamente un cambio di mentalità, affinché ogni singolo si prenda cura della bellezza e della cultura. Inoltre, questo nuovo approccio non potrà avvenire se le giovani generazioni non saranno educate alla bellezza; di qui scaturisce, imprescindibile, l’importanza del sistema d’istruzione. Per Cannizzo, però, il discorso sulle responsabilità dello Stato verso la bellezza che adorna l’Italia non si limita alla scuola. Egli, bensì, auspica che si riparta dal progetto insito nell’articolo 9 della Costituzione: «La cultura va messa al centro dell’intera strategia pubblica per il Paese. La cultura va rilanciata come leva sociale e di sviluppo territoriale. Attraverso l’innovazione tecnologica, la creatività, l’incontro tra arte e scienza, solo così, la cultura può essere fonte di ricchezza, di buona crescita economica e riparo dalla regressione sociale».

L’autore critica, quindi, il mancato uso di risorse economiche dello Stato – e la sua conseguente «latitanza» – per gli investimenti nella cultura, arrivando a definire, per questo, analfabeta la classe politica nazionale.
Afferma, inoltre, che «l’Italia ha bisogno di lungimiranza e di una visione politica a lungo termine»; perciò invita la sua generazione a non rassegnarsi, a non farsi fagocitare dai problemi quotidiani, ad affrontare con maggiore lungimiranza le grandi sfide necessarie a cambiare questo Paese.

 

 

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