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Ceccano: 25 aprile sottovalutato

CECCANO. 25 APRILE 2021

Inqualificabile scelta non chiudere al traffico Piazza 25 Luglio...

di Valentino Bettinelli
Ceccano monumento 25aprile2021 360Continua la scarsa attenzione dell’amministrazione Caligiore per la celebrazione istituzionale del 25 aprile. Una manifestazione iniziata alle 12 e terminata alle 12:10, con un record purtroppo negativo. Una fretta inaccettabile, come inqualificabile la scelta di non chiudere al traffico Piazza 25 Luglio durante la deposizione delle corone.

Tre i momenti commemorativi nel marziale corteo tenuto quasi a passo di corsa. Avvio con la prima deposizione alla lapide in memoria del martire delle fosse ardeatine Luigi Mastrogiacomo. Successivamente momento di celebrazione nei pressi della stele che ricorda le vittime del bombardamento dell’ex chiesa di San Pietro. Chiusura, come di consueto, con la corona al monumento ai caduti, che versa in condizioni pietose. Segno ulteriore di mancanza di decoro e rispetto per la storia da parte di chi gonfia il petto parlando di patriottismo.

La veloce e scarna celebrazione, in totale contrasto con iniziative ben condotte da altre amministrazioni del territorio, non è passata inosservata agli occhi della sezione ANPI di Ceccano. “Curioso come sia durato di più il video per la celebrazione del natale di Roma che quella del 25 aprile da parte del sindaco Caligiore” - esordiscono i dirigenti ANPI di Ceccano -. “Già qualche tempo fa si iniziò celebrando i fasti dell'impero e andò a finire con le scarpe di cartone in Russia. Un sindaco che, forse, ha anche confuso la divisa che indossa solitamente, scambiandola, in occasione del 25 aprile, con quella dei bersaglieri, visto il passo tenuto durante il corteo”.

Roberto Caligiore non ha mai brillato in occasione delle celebrazioni del 25 aprile, occasione istituzionale evidentemente mai ben digerita dal primo cittadino di Ceccano. Negli anni passati aveva anche offerto discorsi dal tono revisionista della storia, con riferimenti poco consoni alla ricorrenza e con una assenza costante, ovvero quella del riferimento alla dittatura fascista. Quest’anno si è ulteriormente superato, non lasciando spazio nemmeno ad un breve saluto celebrativo. Un comportamento che reca grave disonore istituzionale alla festa nazionale che ricorda la liberazione dell’Italia dal nazifascismo, e che commemora le vite delle partigiane e dei partigiani che hanno combattuto per la democrazia e la libertà.

Partigiani che dai fascisti del terzo millennio, per ignoranza o malafede, vengono identificati come “comunisti”. Quella fu una Resistenza che vide uniti comunisti e cattolici, monarchici e liberali. Tutti coloro, insomma, che pensavano al fascismo come una sciagura storica.

Una battaglia che consente al sindaco e ai suoi sodali di partito di ricoprire incarichi all’interno delle istituzioni della nostra Repubblica, nata dalla Resistenza e tutelata dalla Costituzione.

 

 

 

 

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L'opposizione spinge Caligiore a votare contro Acea

CECCANO. Comuni del Frusinate

"Pretendiamo una ferma azione contro i distacchi e per il riallaccio delle utenze"

IlCoraggiodiCambiare Logo minAlla luce del voto contrario espresso nell'ultima assemblea dei sindaci dal Sindaco Caligiore riguardo al piano di aumento tariffario, possiamo ben dire che questo sia maturato grazie alla querelle politica innescata dai nostri consiglieri in sede di assise comunale. Aver messo in risalto le contraddizioni del Sindaco sulla questione dell'astensione sugli Oneri concessori hanno sicuramente indotto lo stesso Caligiore a rivedere la propria posizione sull'appoggio dato ad Acea astenendosi, questo per non essere ulteriormente messo in imbarazzo agli occhi dei cittadini, memori delle sue promesse elettorali per la cacciata del gestore.

Questo voto contrario non mette Caligiore al riparo dalle nostre critiche anzi, ci spinge a farne ancora e sempre più pressanti, affinché il Sindaco dimostri con i fatti di essersi davvero ravveduto e quindi di essere tornato dalla parte dei cittadini, dopo l'astensione sugli oneri concessori e che, quindi, non abbia fatto solo pura accademia votando no. Ora ci aspettiamo che si unisca alla richiesta per la mozione provinciale antidistacco e per il riallaccio delle utenze disalimentate, presentata da altri quattro Sindaci e purtroppo non discussa per gli artifizi di chi non vuole nuocere ad Acea. Chiediamo, inoltre, il perché non lo abbia fatto già in seno all'assemblea stessa.

Ora pretendiamo una ferma azione sul territorio comunale contro i distacchi e per il riallaccio delle utenze disalimentate, emanando apposita ordinanza sindacale alla luce della delibera ARERA, delle sentenze dei vari gradi di giudizio che si sono espressi in merito e delle raccomandazioni del ministero della salute in merito alla prevenzione del contagio da covid19. Gli chiediamo, come già abbiamo fatto in consiglio Comunale, di programmare una reale e seria ricognizione degli impianti sul territorio (vedremo finalmente se ci sono stati investimenti o meno da parte di Acea), come anche sullo stato della depurazione, ricordandogli che la Corte Costituzionale sanciva, con sentenza del 2008, il rimborso della quota depurativa in assenza della funzionalità al 100% del depuratore stesso e che lui è il garante sul territorio dei diritti e della salute dei cittadini.

Se davvero Caligiore ha riabbracciato la lotta contro Acea lo dimostri nei fatti e nella politica quotidiana, contrastando il gestore su tutta la linea che questi propone, perché vessatoria dei cittadini e dei loro diritti, e non a fasi alterne cercandone i favori e continuando, così facendo, solo a fare il gioco della multinazionale.

Coordinamento politico “Il Coraggio di Cambiare”

 

 

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Scuole Ceccano: dietrofront di Caligiore

 Covid 19. Scuole Ceccano

Da lunedì 2 novembre anche le scuole di Ceccano rispetteranno l’ultimo DPCM

di Valentino Bettinelli
ceccano palazzo antonelli 350 253Negli ultimi dieci giorni non poche polemiche e perplessità ha destato, nella città di Ceccano, l’ordinanza del sindaco Roberto Caligiore che prevedeva la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado sul territorio comunale.

A seguito dell’ordinanza in questione, del 22 ottobre scorso, la reazione più altisonante quella del Prefetto Ignazio Portelli, che richiamava il Sindaco di Ceccano ad evitare atti arbitrari e chiedeva allo stesso la documentazione sanitaria che potesse giustificare tale decisione. Anche il sindaco del capoluogo, l’avvocato Nicola Ottaviani, non aveva risparmiato critiche al collega Caligiore sulla metodologia utilizzata e la fretta nell’emanare un provvedimento di tale portata.

I dieci giorni previsti dall’ordinanza sindacale sono ormai scaduti e, nella giornata di ieri, dopo l’acceso consiglio comunale, Roberto Caligiore ha deciso di fare dietrofront e tornare indietro su una strada sicuramente più allineata rispetto al resto della provincia. Da lunedì 2 novembre, infatti, tutte le scuole di Ceccano rispetteranno le direttive previste dall’ultimo DPCM emanato dal Premier Conte; didattica a distanza al 75% per gli istituti superiori, mentre lezioni completamente in presenza per materne, elementari e medie.

Dopo le critiche avanzate dalla minoranza e le problematiche riscontrate da tanti genitori in merito alla didattica a distanza, anche a Ceccano si ricomincerà con le lezioni come nel resto della provincia e come raccomandano le disposizioni governative.

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Ceccano e il Caligiore bis

 Ceccano. Esiti del voto 2020

La città è divisa, esattamente al 50%, con la bilancia che pende un po’ di più a destra

di Pietro Alviti
ceccano palazzo antonelli 350 253Tutto è andato secondo le previsioni: Roberto Caligiore partiva favorito, gli avversari sottostavano alla logica della divisione. L’unica variabile era quella relativa all’eventuale turno di ballottaggio. Non sono un esperto di questioni politiche: so che per analizzare un voto così complesso come quello ceccanese, in cui si incrociano vecchi sistemi di conquista del consenso e nuove capacità di dialogo con l’elettorato, ci vogliono capacità ben più qualificate delle mie. Mi limito però ad evidenziare alcuni fatti che sono suggeriti dagli stessi numeri:

la città è divisa, esattamente al 50%, con la bilancia che pende un po’ di più a destra ma le forze sono in equilibrio. E’ un fatto di cui la nuova amministrazione dovrà tener conto se vorrà rappresentare tutti i cittadini.

2. l’affermazione delle donne: sono quelle che hanno preso più voti. La candidata a sindaco, Emanuela Piroli, raggiunge il ragguardevole traguardo di 1000 voti personali, 500 dei quali strappati in maniera equanime agli avversari, e gli altri da parte di cittadini che non sarebbero andate a votare se non ci fosse stata lei. Ma insieme a lei spiccano, nella maggioranza, i risultati di Federica Aceto, di Fratelli d’Italia, la più votata tra i candidati consiglieri, e Ginevra Bianchini, della Lista Caligiore. Ebbero una buona affermazione anche 5 anni fa ma non ottennero alcun assessorato. Ora vedremo se la rinnovata affermazione elettorale darà loro più forza e soprattutto maggiore presenza nell’esecutivo di Palazzo Antonelli

3. la presenza dei giovani: sono tanti, a dimostrazione di come siano sbagliate le analisi che vedrebbero i giovani lontani dalla politica. Se non si perdono per strada, magari delusi per un risultato che sarebbe potuto essere migliore, Ceccano potrebbe vivere una nuova stagione di fermento politico che lascia ben sperare per il futuro.

4. la debacle della sinistra istituzionale: i partiti di sinistra che hanno governato Ceccano per decenni sono scomparsi, o per lo meno ridotti a percentuali assolutamente insignificanti. E’ vero che la tentazione scissionista accompagna da sempre la storia della sinistra italiana, ma uno sbaglio come quello perpetrato a Ceccano sembra evidenziare poca intelligenza, a meno che non ci sia qualche disegno che noi poveri mortali non capiamo

5. le questioni non trattate: la campagna elettorale non ha per niente affrontato alcuni problemi che pure sono centrali nella vita dei ceccanesi, a cominciare da quello dell’inquinamento atmosferico, del fiume, la discarica, il depuratore, per continuare con il rapporto con Acea, con una macchina amministrativa comunale fortemente depotenziata, con un processo di abbandono del centro cittadino da parte delle imprese commerciali che si trasferiscono in altre zone, con il decremento della popolazione, con la mancanza di fognature in interi quartieri e contrade, con l’incremento della diffusione degli stupefacenti, con la mancanza di un'attenzione specifica per i giovani…PietroAlviti 2 350 260 min

6. la cultura stalinista: i tanti decenni di dominio del Pci a Ceccano hanno avuto come frutto quella che mi piace chiamare la cultura stalinista a Palazzo Antonelli. Non ha rapporto con chi amministra ma è presente in tutte le forze politiche: questa cultura sostiene che tutto debba passare attraverso il comune, iniziative, progettazioni, idee, tutto. E’ in solenne contraddizione con quanto invece afferma lo Statuto comunale che parla invece di valorizzazione dei cittadini, delle associazioni, dei comitati. Chissà se il Caligiore bis darà qualche segno di cambiamento in questo senso. Il primo non ne ha dati.

 

Pietro Alviti, giornalista, gia insegnante e vicepreside fiduciario presso Liceo Scientifico Ceccano

 

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Stella (Marco Corsi Sindaco): “L’appello semiserio al voto di Caligiore? Paura”

 A proposito della tensione crescente che attanaglia le fila della coalizione guidata da Caligiore e Ruspandini

CeccanoRiparte 350 minPur avendo una lunga esperienza politica, non ricordo di un candidato sindaco che lancia un messaggio agli elettori del tipo “Fatemi vincere al primo turno perché risparmierete tempo e denaro”. Una vera boutade comunicativa e mediatica di facile comprensione, considerato l’andamento della campagna elettorale cittadina, che la dice lunga sull’umore “nero” e sulla tensione crescente che attanaglia le fila della coalizione guidata da Caligiore e Ruspandini. È la dimostrazione che hanno paura. Per settimane, mesi, hanno deriso l’avversario Marco Corsi, considerato alla stregua di un ectoplasma, di un’entità invisibile, che invece si sta materializzando giorno dopo giorno come il loro incubo peggiore prossimo venturo. Questo formidabile recupero di consensi della coalizione a sostegno di Corsi si tocca con mano quando si ci confronta con la gente, ed è l’ennesima dimostrazione che quando si governa male o non si governa affatto, così come avvenuto nei lunghi 4 anni di governo comunale a guida Caligiore, i nodi vengono sempre al pettine.

Nel 2015 i ceccanesi, spinti dalla voglia di cambiare e con un vero plebiscito, diedero credito alle promesse programmatiche della diarchia Ruspandini-Caligiore. Promesse importanti tra cui la cacciata del gestore idrico Acea Spa, il rilancio dell’economia cittadina, l’istituzione di un fondo economico comunale a disposizione di indigenti e disoccupati e tanto altro ancora, compreso il rilancio del quartiere Di Vittorio, delle contrade e la rinascita del centro storico. Tutto questo non è avvenuto pur avendo avuto più di 1500 giorni di governo per attuarle. Anzi, in questo lasso di tempo il “Sindaco padrone”, secondo il nomignolo forgiato dai 5 ex consiglieri di maggioranza che lo hanno lasciato solo a cavalcare il suo destino politico disarcionandolo rovinosamente lo scorso anno, ha dimostrato non solo di non saper guidare il suo esercito nel consiglio comunale, ma anche di non comprendere i reali bisogni della comunità cittadina.

In verità c’è un altro punto del programma Caligiore di cui si sono perse le tracce che mi addolora. Mi riferisco alla nomina di una commissione scientifica d’inchiesta ambientale di largo respiro, tesa ad individuare eventuali siti pericolosi per Angelino Stella a dx candidato Consigliere comunale di Ceccano nella Lista Civica Marco Corsi Sindaco assieme allo stesso Corsi 350 minla salute della gente, ma soprattutto l’istituzione del registro dei tumori, considerata l’altissima incidenza delle neoplasie tumorali sul territorio. Lo scrivente ha combattuto per decenni per raggiungere tali obiettivi, anche candidandosi due volte a sindaco per non dover chiedere il permesso a nessuno per poterli attuare. Purtroppo non riuscendoci. La comunità, non volendo, ha sottovalutato il mio messaggio non dandomi il necessario consenso per realizzarli. 

Mi sono di nuovo messo in gioco forse solo per questo, grazie a Corsi, in quest’ estate da dimenticare, e mi auguro che questo mio desiderio possa tramutarsi in realtà per scoprire una volta per tutte se la nomea negativa di Ceccano nelle istituzioni sanitarie regionali sia solo frutto di maledette coincidenze o invece di gravi effetti ambientali scatenanti legati al territorio. Questo potrà avvenire solo se Marco Corsi diventerà sindaco di Ceccano. Invito la cittadinanza ad evitare che la richiesta semiseria di Caligiore possa avverarsi e a dare il consenso a Marco Corsi e ai candidati delle sue liste per provare a cambiare la città una volta per tutte.
Angelino Stella

Candidato al Consiglio Comunale, Lista “Marco Corsi Sindaco”

 

 

 

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Il fallimento di Caligiore offre al centro sinistra una nuova opportunità

CeccanoCastelloConti 1 mindi Ivano Alteri - Ceccano, nel corso dei decenni passati, ha rappresentato per il centro sinistra, centro-sinistra, Centrosinistra, un caposaldo della politica e dell’amministrazione locali: se in generale il centro sinistra vinceva, a Ceccano vinceva di più e meglio; se in generale il centro sinistra perdeva, a Ceccano resisteva di più e meglio e vinceva comunque la sfida con la destra. La città ha dato al territorio quadri amministrativi e politici di notevole spessore, basti ricordare per tutti il compianto senatore Angelo Compagnoni; molti ceccanesi hanno vivificato i vari partiti della sinistra e del centro sinistra, e le loro organizzazioni, a livello provinciale e non solo; con tutti loro la città è cresciuta, si è emancipata, si è “modernizzata”.

Tuttavia, come avviene in tutte le vicende umane, anche in questa si è giunti alla parola fine, con un centro sinistra sfilacciato, destrutturato, inesistente. Il trascorrere del tempo, che ha visto i protagonisti politici ceccanesi contorcersi vanamente per anni senza tuttavia venire a capo di nulla, ha indotto i cittadini a constatare l’incapacità di questo campo di forze a reagire, a riformarsi, a ri-strutturarsi, a ri-assicurare una guida alla città; costringendoli a cercare altrove, obtorto collo, qualcuno che garantisse quel minimo vitale di amministrazione. E ha pensato di trovarlo in Caligiore. Ma Caligiore ha fallito: non ha saputo tenere insieme la squadra dei suoi amministratori, che ne hanno approfittato per perseguire interessi personalistici; non ha saputo individuare e risolvere i problemi nevralgici della città, lasciandoli marcire; non ha saputo produrre avanzamenti per la città e i cittadini; non ha saputo garantire, insomma, alcuna buona amministrazione. Le aspettative dei cittadini, dunque, sono di nuovo andate miseramente deluse.

Dobbiamo onestamente constatare che è questo fallimento ad offrire al centro sinistra una nuova opportunità per una nuova lunga storia, non certo i meriti propri; è da questo fallimento che il centro sinistra può ripartire. E poi c’è la città di Ceccano che glie lo chiede con forza; perché, insomma, Caligiore, per quanto “civico”, oltre ad aver fallito è anche pur sempre un uomo di destra; e la destra, per quanto destrutturata, è pur sempre la destra. E alla città di Ceccano, pur sempre culturalmente di sinistra e centro sinistra, la destra non piace. A Ceccano, quindi, il centro sinistra può e deve cambiare, perché Ceccano ne ha bisogno e glie lo chiede.

Data la situazione, perciò, attribuire le responsabilità, individuali e di partito, del disfacimento del centro sinistra (e ce ne sono!) è senz’altro importante per mantenere in memoria il passato che ha determinato il presente, e quindi per meglio operare per il futuro. Ma ciò che più conta è l’assunzione di responsabilità da parte del centro sinistra, oggi, di fronte alla città; la quale, a seguito del fallimento dell’esperienza Caligiore in rappresentanza della destra, resta ancora senza guida sicura.

Una guida che, invece, potrebbe essere di nuovo assicurata da un centro sinistra capace di ritrovare consapevolmente e finalmente un rapporto stabile e strutturato con i cittadini; di conquistare una nuova consapevolezza di sé; di recuperare quel trattino di congiunzione che ha caratterizzato i suoi anni migliori, senza più pretendere di diventare una parola sola.

Frosinone 12 novembre 2019

 

 

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Conti: Cultura e Sport 2 grandi fallimenti di Caligiore

ceccano palazzo antonelli 350 253di Giulio Conti - Cultura e Sport rappresentano due dei più importanti fallimenti della gestione amministrativa dei 4 anni e mezzo a guida del Sindaco Caligiore.

Non a caso, hanno subito una forte penalizzazione strutture come la Biblioteca e la Mediateca Comunale ed ancora il Palazzetto dello Sport “Domenico Tiberia”, per il quale, malgrado le mie interrogazioni, si sono persi migliaia di finanziamenti pubblici per la sua ricostruzione.
Le esternazioni rese note dall’ex assessore Gizzi sulla gestione della Biblioteca sono una ricostruzione del tutto fantasiosa. Gizzi, più che l’assessore alla cultura avrebbe dovuto fare l’assessore allo “scaricabarile”, che è la cosa che più gli riesce meglio. Egli, infatti, non è in grado di assumersi personalmente le sue pesanti responsabilità sulla gestione politica ed amministrativa delle strutture comunali.

Mentre la Mediateca è rimasta chiusa per anni, la Biblioteca a poco a poco ha finito per perdere il ruolo centrale nel sistema interbibliotecario della Valle del Sacco, poiché l’assessore Gizzi ed il Sindaco Caligiore non hanno mai puntato su di essa e lo sviluppo culturale. Del resto non ci si può aspettare molto da chi brucia libri in piazza.
La Biblioteca di Ceccano da oltre un anno non pratica il prestito interbibliotecario con un grave danno arrecato all’intero sistema e a tutti i fruitori del circuito.

Inoltre, sono venuti meno per la biblioteca, quei semplici investimenti che avrebbero continuato a fare della stessa un gioiello: mancato acquisto di nuovi libri, mancato inventario di nuove pubblicazioni, mancata installazione della rete wifi per gli utenti, in particolar modo studenti.
Perfino il nuovo orario di gestione ha disatteso i grandi proclami dell’assessore Gizzi, con la chiusura del servizio il sabato.
Nel mese di marzo dell'anno 2017 presentavo già una specifica interrogazione sul Palazzetto dello Sport, per la quale non ho mai ricevuto risposta scritta nei tempi previsti dal regolamento.

Per questo va ricordato che ai fini del potenziamento dell’attività sportiva agonistica nazionale e dello sviluppo della relativa cultura in aree svantaggiate e zone periferiche urbane, con l'obiettivo di rimuovere gli squilibri economico sociali e incrementare la sicurezza urbana, il legislatore, con il decreto legge 25 novembre 2015, n. 185, ha istituito il c.d. Fondo “Sport e Periferie” (G.U. 23/1/2016 n. 18); La Legge ha autorizzato la spesa complessiva di 100 milioni di euro nel triennio 2015-2017, di cui 20 milioni nel 2015, 50 milioni di euro nel 2016 e 30 milioni di euro nel 2017.

Il Piano degli interventi Pluriennali è stato elaborato a seguito di un’indagine condotta dal CONI su tutto il territorio nazionale, in cui ha invitato chiunque a segnalare eventuali proposte di intervento. Nell'elenco degli interventi previsti per il recupero degli impianti sportivi nella sola Regione Lazio non risulta essere stato inserito il Palazzetto dello Sport di Ceccano, mentre sono presenti strutture sportive addirittura di Comuni ben più piccoli, per numero di abitanti, della stessa Ceccano. Tutto questo a causa della negligenza amministrativa dell’amministrazione Caligiore, che come anticipato sullo sport e sulla cultura ha fallito in toto.
Sotto un’amministrazione a guida PD, oggi a Ceccano avremmo certamente una nuova struttura sportiva a servizio della città.

 

 

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Ceccano. Ma le colpe sono tutte solo di Caligiore?

Ceccano piazza 25luglio notturno 350 260di Antonio Nalli - Il silenzio rotto dall’ex sindaco Roberto Caligiore, con dichiarazioni a dir poco imbarazzanti, ha confermato lo spessore politico-amministrativo di una persona non all’altezza dei ruoli istituzionali.
Lo si era annunciato da tempo e nei fatti concreti ne avevamo respirato tutta l’aria stantia dell’immobilismo amministrativo vissuto nei quattro anni di governo.

Caligiore ha dichiarato pubblicamente di essere stato sotto ricatto. Ma i ricatti, come ben si sa, o si pagano o si denunciano. E si denunciano pubblicamente con un atto di coraggio, che solitamente viene prima dell’epilogo finale. In pratica Caligiore, qualora fossero vere le sue dichiarazioni, avrebbe dovuto dimettersi in prima persona, dichiarando pubblicamente di non essere disposto a condividere l’amministrazione con simili persone, ed annunciando contestualmente la sua nuova candidatura, con una completa pulizia delle sue liste, da simili personaggi.

Ma la verità che traspare dalle parole dell’ex sindaco ed ancora nei fatti, è che pur di restare attaccato alla poltrona, Caligiore sarebbe stato ben disposto a venire incontro alle richieste politiche dei suoi, e fino all’ultimo ha tentato disperatamente, malgrado la volontà non fosse reciproca.
Alla base di tutto ciò un ricatto ben diverso, proveniente dal Senatore Ruspandini e dalle alte sfere romane in particolare da Giorgia Meloni: non perdere l’unico Sindaco di Fratelli d’Italia.

E la notizia della caduta di Caligiore non è stata di certo ben digerita dalla dirigenza nazionale di Fratelli d’Italia, alla quale il Senatore Massimo Ruspandini ha dovuto riferire personalmente dell’accaduto, nella modalità che da sempre gli riesce meglio: scaricando tutte le responsabilità sull’incapacità dialettica del Caligiore.
Il crollo di un’amministrazione in una cittadina di 23mila abitanti a 90 km dalla Capitale, con un Sindaco ed un Senatore esponenti di Fratelli d’Italia, non è stato ugualmente ben gradito da Giorgia Meloni ed è l’unico dato in contrasto con i risultati elettorali provenienti dal resto d’Italia. Ruspandini lo sa bene.

Sinonimo dei personalismi dei 9 consiglieri dimissionari?
Niente affatto. E’ il sinonimo del fallimento di Caligiore e di Ruspandini in primis, che in qualità di Senatore, per la sua città, fino ad ora non ha prodotto nessun risultato concreto.
La Meloni lo ha capito benissimo e del resto a Roma, il Senatore ceccanese non gode di una grande stima. Lo scorso anno, nel corso della manifestazione “Atreju”, la sua immagine fu addirittura esclusa da una foto di gruppo del Senato, per poi venirne fuori uno scandalo che il Senatore riuscì ad arginare grazie alla complicità di certa stampa amica, l’unica che in provincia continua a tesserne le lodi, informando i fatti e mai sui fatti.

Ora il binomio Caligiore-Ruspandini sarà chiamato ad affrontare le elezioni non più mascherato dall’aggreggazione civica, ma con i simboli dei partiti. Su tutti spiccherà quello di Fratelli d’Italia, poiché è inammissibile non presentare il simbolo del partito di un Senatore nella sua città… ci sarà il simbolo della Lega e salteranno a galla le vere idee che contraddistinguono simili personaggi e che dal dopoguerra ad oggi i ceccanesi hanno sempre ripudiato.

 

Antonio Nalli
martedì 29 ott '19

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Via Caligiore: finisce l’epoca dell'inconcludenza

ceccano palazzo antonelli 350 253di Giulio Conti - La caduta del Sindaco Caligiore segna per Ceccano la fine di un’epoca amministrativa costituita principalmente da atti di prepotenza, incapacità, livore e soprattutto inconcludenza.
Un fallimento che avevo pronosticato ed annunciato da tempo e che ho contrastato duramente nel mio ruolo di consigliere di minoranza, stando sempre vicino alle problematiche dei cittadini, come ben documentano le dirette streaming del Consiglio Comunale.

Dalla delibera “bavaglio” 66 alle inadempienze sulle richieste di finanziamenti per la città, come la ricostruzione del Palazzetto dello Sport, dalle problematiche ambientali e di tutela della salute dei cittadini e del territorio, fino alla designazione di un nuovo strumento urbanistico, passando per la valorizzazione naturalistica dell’area monumentale del Bosco di Faito. Sono molte le questioni rimaste appese e per le quali urge dare risposte concrete ai ceccanesi, affrontando la campagna elettorale per l’elezione di un nuovo Sindaco, rappresentativo dell’intera città e di ogni categoria di lavoratori. Non di una sola “fazione”.
Caligiore, infatti, ha diviso la città di Ceccano in cittadini di serie “a” ed altri di serie inferiore. E ciò non è più tollerabile.

Proprio per questo sento il dovere di chiamare a raccolta l’intera coalizione politica di centro sinistra, i movimenti, le realtà associative, imprenditoriali, gli artigiani ed i commercianti entro e non oltre 15 giorni.
Un tavolo politico, programmatico e di confronto senza veti, di buon senso e di rispetto per l’operato altrui.

Chi fino ad ora ha messo in discussione il mio ruolo ed il mio operato all’interno della minoranza politico-amministrativa, perfino esponenti del mio stesso partito, ora è stato smascherato.
Ne sono rimasto anche dispiaciuto, perché Caligiore poteva già andare a casa nel mese di Dicembre del 2018, nella fase della prima cacciata dell’assessore Fiorella Tiberia, ma qualche consigliere non è stato disposto a firmare e personalmente non ho goduto del supporto del mio partito.

Ciò nonostante ho continuato a svolgere il mio ruolo con lo stesso impegno e con la stessa coerenza, fattori questi che mi contraddistinguono da sempre. Non è un caso che l’80% circa delle interpellanze ed interrogazioni presentate e discusse dal Consiglio Comunale, riportano la mia firma ed hanno riguardato e toccato i temi più importanti.
Temi sui quali occorre tornare a dialogare e confrontarsi per stilare un programma concreto da presentare agli elettori.

Prima ancora della persona, infatti, vengono le idee e non si può affrontare una campagna elettorale senza un’idea di sviluppo concreto per la città che viviamo.
Basta fughe in avanti, dunque, poiché occorre dare vita ad una coalizione che sia un giusto mix di giovani e persone con esperienza. Altrimenti si rischierà di ripetere quanto già accaduto all’inesperto Caligiore, o in altri comuni della provincia, quali Anagni, Cassino ed ancora Ceccano, con la stessa Maliziola, la quale sa bene però, di essere stata da me sostenuta con forza nel corso del ballottaggio del 2012.
Se ciò non dovesse accadere, ognuno si assumerà le proprie responsabilità.

 

 

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Caligiore, un espediente narrativo

a guardar bene 350 mindi Ivano Alteri - La caduta della Giunta Caligiore a Ceccano dovrebbe essere solo l’espediente narrativo per raccontare l’amaro finale di una lunga storia di degenerazione dei partiti, di cui Caligiore ha responsabilità del tutto marginali. La sua esperienza, infatti, non è dissimile da quella di molti altri aspiranti amministratori, tendenzialmente di sinistra o di destra che siano, che hanno tentato, con le cosiddette “liste civiche” e non di rado con ottima buona volontà e perfetta buona fede, di sostituire i partiti nella funzione a cui questi avevano deliberatamente rinunciato. Se, dunque, a criticare Caligiore e gli altri amministratori improvvisati sono i semplici cittadini, ci può stare, come si usa dire; ma se a criticarlo sono invece i partiti (o, meglio, le loro spoglie fantasmatiche), le accuse e le reprimende risultano essere del tutto fuori luogo e fin troppo autoassolutorie.

Per di più, dire che Caligiore è pur sempre espressione della destra e di una sua forza organizzata, come Fratelli d’Italia, è altrettanto fuorviante, poiché con ciò si vorrebbe accreditare Caligiore come espressione di una parte politica e di una forza politica, quando invece lo è soltanto della loro degenerazione e della loro assenza.

E ancora, dovremmo scusarci con gli avversari se non dicessimo onestamente che la stessa cosa è accaduta anche nel campo della nostra sinistra. Anzi, ad onor del vero dovremmo dire che la degenerazione avvenuta a sinistra è molto più grave, poiché la sinistra, per scienza ed esperienza, era ed è perfettamente informata del valore irrinunciabile del partito politico e della sua funzione in democrazia; quindi, le sue responsabilità nei confronti del popolo, espulso di fatto dall’agone politico, sono di molto superiori a quelle di Caligiore e la sua parte.

Per di più e peggio, in questa lunga e vergognosa vicenda di rinuncia dei partiti al loro ruolo costituzionale, gli stessi partiti, di destra e di sinistra, si sono spesso nascosti dietro le liste civiche per timore che il loro simbolo potesse allontanare gli elettori. Ma se questo era il problema, la preoccupazione dei partiti avrebbe dovuto essere riformare se stessi, per rendersi meno repellenti ai cittadini; o magari per rendersi addirittura attraenti e attrattivi, anziché assecondare la tendenza modaiola delle inconcludenti liste civiche.

Il “civismo” di cui i partiti si mascheravano, anziché fuori, avrebbe dovuto esercitarsi all’interno dei partiti. Il civismo vero, prolifico, efficace, duraturo, infatti, è quello del militante di partito, che imparando a sentirsi parte di un insieme più grande di sé, a riconoscere la parzialità della propria opinione, a valorizzarne però la funzione irrinunciabile nel processo di formazione del pensiero collettivo, impara anche la disciplina democratica e la sua necessità; impara la proficuità del processo dialettico; impara anche a riconoscere l’interesse generale, e a perseguirlo con mezzi efficaci. Attraverso il militante di partito, il civismo si trasforma in efficace politica popolare, quella che raggiunge lo scopo ed ha per scopo l’emancipazione dei più.

I partiti sono un bene comune, né privato né privatizzabile; i partiti sono l’unico mezzo conforme al fine politico, di sinistra e di destra, non un optional della democrazia; i partiti sono l’unico luogo dove i cittadini possono effettivamente concorrere alla definizione delle politiche locali e nazionali, non un postificio per carrieristi e ambiziosi.

Perciò, la sinistra e la destra che vogliano davvero mettersi al servizio di coloro che dicono di voler rappresentare, si affrettino a ricostruire i rispettivi partiti. Ma partiti che abbiano la funzione descritta in Costituzione, non quella di comitati elettorali o d’affari; che siano fruibili dai militanti, non contendibili dagli aspiranti leader; i cui comportamenti siano d’esempio per l’intera comunità, non oggetto di vergogna. E che, in fondo, non abbiano alcun bisogno di rappresentare il popolo, poiché essi sono il popolo.

Invece, se non fosse per il suffragio universale, se non fossero cioè costretti dalla fame di voti, i partiti di oggi, del tutto autocratici, non degnerebbero i semplici cittadini neanche di un saluto. Tutto questo ci racconta amaramente, come mero espediente narrativo, la caduta della Giunta Caligiore.

Frosinone 16 ottobre 2019

 

 

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