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Il sindacato delle fiamme gialle approda a Frosinone

fiammegialle 350 minIl sindacato delle fiamme gialle, approda a Frosinone, si è costituita la sezione territoriale del capoluogo

Si è costituita la sezione territoriale di Frosinone dell’USIF (Unione Sindacale Italiana Finanzieri), la nuova “associazione professionale tra militari a carattere sindacale” che si propone di tutelare i diritti sindacali delle Fiamme Gialle d’Italia ed alla quale i lavoratori militari della GdF potranno rivolgersi per la salvaguardia del loro lavoro e dei loro diritti.

L'assemblea costituente si è tenuta nella sede della Uil, alla quale l'Usif aderisce, alla presenza del Segretario Territoriale Uil Frosinone Anita Tarquini e del presidente del consiglio provinciale Daniele Maura che si è messo a disposizione, in qualità di amministratore provinciale, per sostenere le iniziative del sindacato. Al termine dell'assemblea è stato nominato il direttivo composto dal Segretario Provinciale Antonio Punzo, dal vice Segretario Giuseppe Bianchini e dal delegato al consiglio regionale Roberto Vetrari. Lo stesso Segretario Punzo ha sottolineato: «Questo è un importante traguardo per le forze dell’ordine “con le stellette”, a cui solo fino a poco tempo fa non era consentito neppure associarsi ai fini sindacali. Siamo orgogliosamente fieri del riscontro avuto, a testimonianza che la problematica esiste e che l’emanazione di una Legge che disciplini compiutamente l’attività sindacale dei militari è quanto mai urgente. Il percorso fatto per giungere alla costituzione dell’USIF non è stato privo di ostacoli ed ha richiesto sacrifici, ma il 17 giugno si è finalmente giunti al traguardo. Non un mero atto amministrativo, ma un’assemblea partecipata, nascente “dal basso” (i soci fondatori non sono uno sparuto gruppo, ma 182 appartenenti alla Guardia di Finanza), anche e soprattutto in virtù del fatto che l’USIF ha posto alla base di ogni sua attività, anche la minore, il concetto vivo di democrazia. La tutela del lavoratore, il miglioramento delle condizioni di lavoro e la partecipazione al processo di efficientamento del Corpo rappresentano la missione di questa nascente Organizzazione. I finanzieri del XXI secolo, grazie alla riconosciuta specificità e unicità della missione istituzionale affidata al Corpo, rappresentano per Istituzioni e società civile un imprescindibile presidio di legalità a tutela degli interessi economico-finanziari del Paese. Nonostante l’impareggiabile senso di fierezza, si sentono sminuiti nei diritti di partecipazione democratica.
L’USIF - conclude Punzo - senza personalismi né logiche di potere, con prospettive e strumenti diversi rispetto al desueto modello della rappresentanza militare, attraverso il nascente modello sindacale si propone quale baluardo a tutela delle fiamme gialle nella risoluzione delle problematiche che impattano negativamente sulle condizioni professionali e personali non solo del lavoratore ma anche del proprio nucleo familiare».

 

 

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Per conferire a Liliana Segre la cittadinanza onoraria del Capoluogo

  • Pubblicato in Partiti

mozione segre 350 minA nome della comunità di Possibile, e insieme a Stefano Pizzutelli, consigliere comunale di Frosinone In Comune, abbiamo appena protocollato al Comune di Frosinone, in data 15/11/2019, la richiesta per conferire alla Senatrice Liliana Segre la cittadinanza onoraria della nostra città.

Segre è testimone diretta dell’orrore nazifascista dei campi di sterminio, della strategia dell’odio contro il diverso che ha lacerato il cuore dell’Europa nel corso della seconda guerra mondiale ed in questi anni è stata esempio di impegno personale contro l’indifferenza e per mantenere viva la Memoria come leva fondamentale per «mantenere vivo il ricordo del passato» e per ribadire la nostra avversione «contro ogni potere totalitario, a prescindere da qualunque ideologia» (come è stato recentemente richiamato dalla Risoluzione del Parlamento europeo del 19 settembre 2019 sull'importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa).

Nominata Senatrice a vita il 19 gennaio del 2018, ad ottant'anni dall'introduzione nel nostro Paese di leggi razziste, è oggi nuovamente vittima di una spirale d’odio inaccettabile.

Per tutti questi motivi chiediamo al Consiglio Comunale di Frosinone di discutere e approvare la nostra proposta; per dare un segnale chiaro ed inequivocabile di sostegno a Liliana Segre ribadendo i principi antifascisti e contro ogni forma di odio contenuti nella nostra storia repubblicana e nella nostra Costituzione. Chiediamo, appunto, che venga conferita la cittadinanza onoraria della nostra città a Liliana Segre, come avvenuto in tante altre città, spesso con voto unanime di tutte le forze politiche presenti nei consigli comunali. Esortiamo i consiglieri comunali, a partire da quelli di minoranza, a sostenere la nostra proposta e lanciamo un appello pubblico aperto alla cittadinanza, alle associazioni e alle forze politiche affinché ci accompagnino in questa richiesta.

Chiunque voglia aderire all'appello può contattare Possibile Frosinone sulla pagina Facebook per rendere questa richiesta una battaglia di tutte e tutti.

Gianmarco Capogna- Comitato Scientifico nazionale di Possibile
Anna Rosa Frate - Portavoce Possibile Frosinone
Stefano Pizzutelli - consigliere comunale Frosinone in Comune

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Frosinone Capoluogo: Servizio scuolabus a rischio

PalazzoComunaleFrosinone 350 260Daniele Riggi, consigliere comunale di Frosinone: ”Servizio scuolabus a rischio. Rivolgo un appello al Sindaco, all'Assessore al Bilancio e all'Assessore alla Pubblica Istruzione: garantiamo la sopravvivenza del servizio per i prossimi anni, se necessario, chiedendo anche il sostegno economico della Regione”

La riduzione della spesa a partire dal 01/08/2019 iscritta nel bilancio 2019 - 2021 del Comune di Frosinone rischia di determinare la fine del servizio scuolabus. A rischio, oltre al servizio, ci sono anche gli autisti dello scuolabus, dipendenti comunali a tutti gli effetti, e gli assistenti che viaggiano a bordo dei mezzi, che, invece, appartengono alle cooperative a cui di volta in volta viene affidato il servizio. Il servizio scuolabus è uno dei cardini del diritto allo studio, nella misura in cui consente a tutti gli studenti delle scuole primarie che non possono usufruire del trasporto privato di poter raggiungere in sicurezza gli edifici scolastici. Tagliare questo servizio in un periodo di forte crisi economica come quello attuale, in cui molte famiglie per arrivare a fine mese sono costrette a lavorare sempre di più, sottraendo tempo alla vita privata e familiare, soprattutto il tempo da poter dedicare ai propri figli, rischia di limitare fortemente il diritto allo studio, che, non dimentichiamolo, è un diritto garantito dalla Costituzione italiana. Il servizio scuolabus, dunque, è essenziale per poter continuare a garantire il diritto allo studio anche a quei bambini che non hanno la fortuna di avere genitori o parenti in grado di accompagnarli a scuola.

In questi ultimi anni ci aspettavamo da parte dell’amministrazione un piano di riorganizzazione del servizio, sia nell’ambito del piano tariffario, sia dal punto di vista della rimodulazione delle linee di percorrenza; L’impressione, però, è che, nonostante la presenza di numerosi campanelli d’allarme, tra cui l’annunciata riduzione delle risorse in bilancio per i servizi scolastici, si è deciso, comunque, di non decidere, come è già accaduto per altri servizi. Nel caso in cui l’Amministrazione decida di esternalizzare il servizio mi auguro che ci sia l’impegno almeno a garantire la diversa utilizzazione degli autisti scuolabus, dipendenti comunali a tutti gli effetti, per evitare che essi vengano certificati come personale eccedente. In un comune dove c’è una cronica carenza di personale, a causa dei tagli imposti dal rientro del debito, sarebbe un paradosso decidere di non reimpiegare il personale di un servizio che è destinato a essere chiuso.

Dal momento che le recenti disposizioni introdotte a livello governativo prevedono l’integrale copertura dei costi del servizio scuolabus, senza ulteriori oneri di spesa per i comuni, l’unica soluzione per evitare che il costo del servizio venga scaricato totalmente sulle tariffe a carico dell’utenza potrebbe essere quella di chiedere alla Regione un’ulteriore contributo economico. Credo che su questo punto ci sia la disponibilità anche della minoranza alla collaborazione incondizionata, dal momento che si tratta di salvare un servizio essenziale per la cittadinanza. Muoviamoci il prima possibile, altrimenti rischiamo che il piano di rientro dal debito e le folli scelte governative nel giro di qualche anno determineranno la chiusura di tutti i servizi che il nostro comune è in grado di garantire ai cittadini frusinati.

 

 

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Sindaco del Capoluogo insofferente ai diritti civili

  • Pubblicato in Partiti

pd gd 350 minSecondo il nostro sindaco Nicola Ottaviani continuiamo a fare politica con i luoghi comuni di trent'anni fa. Farebbe meglio il sindaco a prendere coscienza del fatto che gli atteggiamenti e le dichiarazioni che ha avuto e che continua ad avere sprofondano nel provincialismo e in una mentalità tipica di trent'anni fa.
Anziché utilizzare i canali istituzionali per etichettare il Pride come una manifestazione ludica, dovrebbe concentrarsi sulle problematiche di questa città senza prese di posizione offensive nei confronti della comunità LGBT.
Secondo la ricostruzione del sindaco non solo il Lazio Pride sarebbe una carnevalata, ma una carnevalata fatta a scapito del Comune di Frosinone che vedrebbe lesa la sua libertà ecc ecc. Inutile dire di come queste chiacchiere ridicole celino una enorme questione politica che il sindaco non ha il coraggio di palesare, nascondendosi dietro corbellerie come tecnicismi e offese gratuite, tanto per strizzare l'occhio alla parte peggiore della società per racimolare visibilità e consensi.

Partito Democratico
Circolo di Frosinone

 

Diciamo le cose come stanno
In un ultimo e vergognoso comunicato, il sindaco Nicola Ottaviani ha perso un'ottima occasione per rimanere in silenzio Le uniche cose vere da dire consistono nel fatto che Nicola Ottaviani è un sindaco della Lega che meno di un mese fa ha portato a #Matteo Salvini una cosa come ottomila voti nella città di Frosinone. Altro elemento di verità è l'ambiguità nel prendere questa posizione, ambiguità dovuta alla forma mentis da prima repubblica propria del sindaco il quale vorrebbe sempre trovarsi col piede in due scarpe.
Le presunte scorrettezze nei confronti del comune, la libertà, il percorso ed infine le offese alla comunità LGBT non sono che patetici tentativi di deviare la realtà e nascondere una posizione politica in realtà assunta e sbandierata dal sindaco ovvero: No al Lazio Pride
A volte basterebbe la chiarezza, invece di tanti inutili giri di parole colmi di corbellerie.

Giovani Democratici
Circolo di Frosinone

 

 

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Il progetto del 'Grande Capoluogo'

Provincia Frosinone 350 260Ivano Alteri intervista il Segretario del Psi - Nelle settimane scorse, Unindustria ha presentato uno studio commissionato, per iniziativa del suo presidente Giovanni Turriziani, ad un gruppo di docenti dell'Università di Tor Vergata, coordinato dalla Prof. Maria Prezioso, allo scopo di contribuire alla creazione di una “unione di comuni per un nuovo capoluogo” con al centro Frosinone. L'Unione, secondo lo studio, dovrebbe comprendere, oltre allo stesso capoluogo, le città di Alatri, Ferentino, Supino, Patrica, Ceccano, Torrice e Veroli, per un totale di oltre 150 mila abitanti. L'idea di una “città intercomunale” di tal fatta era già stata promossa dai socialisti frusinati qualche anno fa. Abbiamo perciò chiesto un parere al segretario provinciale del PSI, Vincenzo Iacovissi.

Come commenta lo studio commissionato da Unindustria?

Il progetto del “Grande capoluogo” ha il merito di aver riportato al centro del dibattito il tema, per noi socialisti fondamentale, della città intercomunale.

Perché è così importante?

Intanto, per invertire il calo della popolazione della città. Come noto, infatti, Frosinone subisce da anni uno spopolamento senza precedenti. Le statistiche al riguardo sono impietose: la popolazione residente nel 2018 nel capoluogo risulta pari a 46.063 (dati Istat), con un ulteriore calo di circa 3000 abitanti rispetto al 2001.

Cosa significa tutto questo per Frosinone?

Le cifre dimostrano quanto la città non solamente continui inesorabilmente a vedere diminuire la propria popolazione, ma abbia perso l’attrattività che esercitava negli ultimi decenni del secolo scorso. Da queste considerazioni noi socialisti siamo partiti già nel 2009 per lanciare la proposta di città intercomunale, ed io personalmente lanciai la proposta di città intercomunale durante la mia campagna elettorale da candidato sindaco del partito socialista nel 2016-2017.

Ritiene che la creazione della città intercomunale, tecnicamente un'Unione di comuni, possa davvero risollevare le sorti di Frosinone e circondario?

È evidente che creda fortemente nelle potenzialità di un simile progetto. Con la sua realizzazione si potranno mettere insieme i principali servizi, da quelli amministrativi alla raccolta dei rifiuti, in linea con le esigenze di razionalizzazione imposte dal tempo.

In pratica?

In tal modo, pur nel rispetto delle singole municipalità, si potrebbe coniugare il contenimento dei costi con l’assicurazione di migliori servizi ai cittadini. La città intercomunale consentirebbe di essere più competitivi anche e soprattutto per l'accesso ai fondi comunitari, che nel difficile scenario attuale restano le uniche forme di finanziamento eppure continuano ad essere ignorate. L’idea, tra l’altro, risponde pienamente alle indicazioni del Legislatore, che vanno proprio nel senso della riorganizzazione territoriale italiana e nell’aggregazione degli enti locali.

Ma l'Unione dei comuni riguarderebbe soltanto otto città della provincia. Cosa ne verrebbe a tutto il resto del territorio provinciale?

La città intercomunale consentirebbe all’intera provincia di accrescere il proprio peso specifico nei riguardi degli altri livelli politico-istituzionali, considerando che rappresentare 150 mila abitanti conferisce un quid di rilevanza oggi purtroppo assente.

Come giudica i rapporti intercorrenti, oggi, tra Frosinone, città e provincia, e le istituzioni sovraordinate?

Purtroppo dobbiamo constatare che Frosinone non riesce ad assumere lo spessore richiesto ad un capoluogo. L'occasione per esercitare una leadership positiva verso il territorio è proprio la città intercomunale. A patto che si agisca presto e con determinazione.

Quali sono i limiti, secondo i socialisti?

Bisogna lavorare affinché ai presunti limiti si sostituiscano concreti vantaggi per tutti gli attori coinvolti. Perché è un processo che investe il futuro della nostra terra.

Ritiene che il progetto dell'Unione di comuni sia realistico, viste le caratteristiche storiche, culturali, sociali, economiche del nostro territorio?

Il disegno è ambizioso e affascinante, ma anche difficile da realizzare, poiché si scontra con resistenze e localismi.

Quindi, cosa consiglia agli amministratori locali?

Di avere coraggio e voglia di guardare lontano, rifuggendo da vacui campanilismi, perché l’unica via per lo sviluppo del nostro territorio passa inevitabilmente per pratiche virtuose e innovative che colleghino lo sviluppo di una città a quello di un intero territorio, senza dubbi né rancori. Noi su questa partita ci siamo e ci saremo.

Quali iniziative politiche intende intraprendere il PSI a sostegno del progetto?

Come socialisti continueremo a fornire il massimo sostegno a questa iniziativa, sperando in uno spirito di collaborazione da parte delle amministrazioni in carica nei comuni coinvolti, sollecitandole all'azione. Senza primogeniture ma con pari dignità fra tutti coloro che intendono impegnarsi seriamente.

Frosinone 11 gennaio 2019

 

 

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Capoluogo. Sindaco deride e respinge proposte degli studenti

rsm 350 260 mindi Giacomo Felici - Come sindacato studentesco è dallo scorso anno, a partire dalla tornata elettorale, che portiamo avanti delle proposte inerenti alle questioni giovanili. Dopo aver constatato un netto immobilismo nei confronti delle politiche giovanili, confermate dagli 0 euro in bilancio in questa voce, abbiamo lanciato una nostra petizione nelle scuole. Firmando questa, si sostenevano le nostre proposte, tra cui quelle sulla mobilità (corse notturne nel weekend e sgravi fiscali per gli studenti) , welfare (revisione di solidiamo con incremento fondi e con carattere più mirato alla tutela sociale) e cultura attiva . In 3 settimane siamo riusciti a raccogliere 880 firme di studenti, che chiedevano risposte chiare e azioni in una città che è divenuta ostile ai giovani, proponendo un tipo di cultura passiva e ripetitiva (passio christi tra tutte, pagata a caro prezzo).

Ottenuto l'incontro con il sindaco il 19 dicembre ( alle 22:00) ci siamo seduti a tavolo e nonostante l'improbabile orario abbiamo deciso di fare un sacrificio, andando fino in fondo per rispettare i ragazzi che hanno creduto in questa iniziativa. Dopo il sostanzioso ritardo il sindaco ha preso il dosssier delle nostre proposte (leggendone 2 righe), iniziando una discussione improntata quasi soltanto sul suo monologo, con prese in giro e gesti di scherno che hanno palesato un atteggiamento antidemocratico nei confronti di studenti impegnati e volenterosi in una città che non offre nulla ai giovani. E' stata impedita la discussione su ogni punto delle nostre proposte e quelle pochissime righe lette sono state travisate, al fine di renderle scusanti per muovere accuse banali e da bar sport come "soliti ideologi vecchi marxisti".

Lo stesso comportamento e' stato tenuto in consiglio comunale insultando e zittendo i consiglieri di minoranza che avevano mostrato solidarietà nei nostri confronti.
Riteniamo gravissimo l'accaduto, un atteggiamento squadrista e offensivo nei confronti delle 800 persone che hanno sottoscritto la petizione, che noi insieme a tutta la base della Rete degli Studenti Medi di Frosinone rappresentavamo quella sera. il Nostro quotidiano Impegno per una Frosinone realmente a misura di giovane non termina qui e per questo continueremo sulla nostra strada, constatando l'incapacità politica di questa giunta e di questo sindaco di dialogare con giovani che hanno visioni della città anche minimamente diverse dalla sua.

 

 

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'Unione dei comuni per un nuovo capoluogo...'

villa comunale FrosinoneSi è tenuto lunedì scorso nell'auditorium di Viale Madrid un convegno organizzato da Unindustria di Frosinone, per presentare lo studio: “Unione dei comuni per un nuovo capoluogo – Sistema cooperativo di città del Frusinate”, commissionato dalla stessa Unindustria ad un gruppo di lavoro dell'Università di Tor Vergata, coordinato questo dalla Prof. Maria Prezioso. L'iniziativa è finalizzata alla creazione di una città capoluogo intercomunale, che dovrebbe comprendere Frosinone, Ferentino, Alatri, Ceccano, Veroli, Patrica, Supino e Torrice.

Leggendo la cronaca della giornata, tratta da un articolo di Stefano De Angelis sul Messaggero edizione locale, trapela dalle righe lo scetticismo di alcuni sindaci interessati. Antonio Pompeo, sindaco di Ferentino nonché Presidente della Provincia, ha rinviato diplomaticamente alla necessità di “riflettere” su un piano che, tuttavia, considera “un'idea condivisibile”. Nicola Ottaviani, sindaco del capoluogo, non ha esitato a dirsi favorevole, ma non senza interrogarsi problematicamente sull'“oggetto” dell'eventuale contratto tra comuni. Roberto Caligiore, sindaco di Ceccano, invece, sembra proprio abbia voluto gettare la palla sugli spalti, auspicando la creazione di una “piccola regione senza Roma”, in luogo di una semplice città intercomunale.

I vantaggi che deriverebbero dalla creazione della città capoluogo intercomunale sono stati snocciolati dai promotori dello studio e dalla stessa prof. Prezioso. Con gli oltre 150 mila abitanti, la città potrebbe accedere direttamente ai fondi europei, della programmazione al 2020 e futura, oltre che agli incentivi statali previsti per le aggregazioni fra comuni; otterrebbe un miglioramento della qualità dei servizi (raccolta dei rifiuti, trasporti pubblici, viabilità, edilizia scolastica...) e l'ottimizzazione dei loro costi.

L'idea non è nuova; già in passato è stata posta all'attenzione dell'opinione pubblica. Ma la presente occasione ha il doppio merito di aver coinvolto il mondo accademico e, quindi, di aver introdotto un elemento di scientificità nel dibattito politico. Insomma, un concreto passo in avanti.

Lo scetticismo dei sindaci interessati non è del tutto infondato, viste le tendenze disgregative presenti da decenni sul nostro territorio e le difficoltà che bisogna affrontare per invertirle. La nostra provincia è preda da lungo tempo di un processo disgregativo che si manifesta sin dall'assetto topografico. A partire dagli anni Settanta del secolo scorso, i nostri centri abitati hanno iniziato a scivolare dalle colline verso la valle, inondandola di ville, case e casupole. In spregio ad ogni regola, mentre imbrattavamo le nostre campagne, disgregavamo i centri storici, dis-abitandoli e abbandonandoli spesso a se stessi. Così facendo, moltiplicavamo esponenzialmente i costi della caotica neo urbanizzazione (o meglio: dis-urbanizzazione!), e quelli di tutte le infrastrutture e servizi. I quali, a loro volta, non potevano che peggiorare. A tale disgregazione “fisica”, per di più e peggio, corrispondeva una inevitabile disgregazione sociale, che ha portato spesso le nostre comunità locali alla disintegrazione.

Ciò si aggiungeva, per altro verso, ad altre due tipiche tendenze del territorio frusinate: una antica, riguardante la già scarsa urbanizzazione originaria, vista la presenza e persistenza di comuni anche di poche centinaia di abitanti; e un'altra più recente, ma anch'essa quasi secolare, riguardante la nascita e la composizione stessa della nostra provincia (che, com'è noto, ha avuto un concepimento, un parto e un post partum non poco travagliati). A seguire, ne scaturiva una classe dirigente, non solo politica e amministrativa, non all'altezza degli immani compiti, sempre in attesa di un intervento esterno per risollevare le proprie sorti, mai in grado di fronteggiare adeguatamente il rapporto con Roma e le istituzioni sovraordinate, ma, anzi, spesso interessatamente condiscendente e prona di fronte ad esse.

Ma proprio tali tendenze e tali difficoltà dovrebbero suggerire l'urgenza di un intervento massiccio per invertire la direzione catastrofica della Provincia. La creazione di una città capoluogo intercomunale andrebbe in questo senso. E non solo garantirebbe l'acquisizione di nuovi finanziamenti esterni, una migliore gestione e qualità dei servizi e l'ottimizzazione dei loro costi, ma segnalerebbe, innanzitutto a noi stessi, che abbiamo invertito la mortale tendenza alla disgregazione, che non stiamo più ad aspettare che qualcuno venga a salvarci, che non nascondiamo più i nostri problemi dietro quelli nazionali e internazionali, che abbiamo preso coscienza del carattere endogeno della nostra condizione, che ora siamo divenuti consapevoli delle nostre potenzialità, che intendiamo procede con sicurezza e determinazione.

Allo scopo, è evidente, la riflessione e il dibattito tra i soli sindaci direttamente interessati, e la loro opinione, non possono bastare. E non dovrebbero bastare, visto che si tratta di creare un nuovo capoluogo di provincia.

Allo scopo non può bastare neanche fare squadra, che tutt'al più può servire a vincere un campionato. Qui si tratta di rifare la storia della provincia. Per far questo occorre fare comunità.

Allo scopo, al contrario, sarebbe assai utile che tutte le forze politiche e sociali, le amministrazioni pubbliche, le associazioni, si attivassero, ognuna per sé o congiuntamente, a diffondere la discussione tra la gente, a fornire dati e statistiche, a svolgere iniziative specifiche di approfondimento, coinvolgendo l'intero territorio provinciale e le sue comunità locali, portando la discussione all'interno delle famiglie finalmente riunite all'ora di cena.

E se non fossimo in grave ritardo, la discussione non verterebbe sul “se” realizzare la città capoluogo intercomunale, ma sul “come” realizzarla.

Frosinone 12 dicembre 2018

 

 

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Riggi lancia allarme traffico nel Capoluogo

PalazzoComunaleFrosinone 350 260Daniele Riggi*: “A Frosinone negli orari di punta sembra di essere immersi nel traffico del raccordo anulare di Roma. Dopo l'ennesimo allarme ARPA sulle polveri sottili bisogna adottare soluzioni strutturali, anche intercomunali se necessario. Aggiornare il prima possibile il piano urbano del traffico cittadino”

L'ennesimo allarme lanciato dall'ARPA sugli sforamenti di polveri sottili ci impone di adottare misure coraggiose sulla viabilità della città capoluogo, che oramai è diventata un po' il grande “incrocio” viario di tutta la provincia. Ritengo positiva l'installazione della nuova rete di rilevazione delle polveri sottili perché, grazie ad essa, l'Amministrazione potrà beneficiare di nuove informazioni quantitative e qualitative sulle concentrazioni delle polveri sottili. Adesso, però, dopo una fase conoscitiva, è tempo che l'Amministrazione metta in atto anche delle misure operative e concrete. Lo smog non è certamente l'unica causa dell'inquinamento atmosferico, come abbiamo appreso in questi anni, ma in una città di ridotte dimensioni come la nostra, dove negli orari di punta si registra un traffico intenso, simile per certi versi a quello del raccordo anulare romano, il problema viabilità non può essere di certo trascurato.

Molto spesso ci lamentiamo della scarsa consistenza e coerenza delle misure per la qualità dell'aria imposte dalla Regione Lazio, tuttavia prima di criticare dovremmo essere sicuri di aver svolto tutti i compiti che ci competono come comune. Il piano urbano del traffico (PUT) è uno strumento fondamentale per affrontare questi problemi, specialmente in un comune capoluogo che deve anche affrontare i flussi di traffico provenienti dall'intero territorio provinciale, come nel caso di Frosinone. Il piano urbano del traffico della nostra città, se non erro, risale al 2010, quindi a ben 8 anni fa; se consideriamo che va aggiornato ogni due anni abbiamo già accumulato un forte ritardo. Dal 2008, tra l'altro, ci sono stati molti cambiamenti in termini di viabilità e di nuove costruzioni, basti pensare che è stato costruito un nuovo stadio, l'ospedale è stato spostato, il mercato è stato spostato, la Monti Lepini ha subito una trasformazione radicale, e a breve cambierà radicalmente la fisionomia del quartiere Scalo, che in verità è stata già stravolta. Non solo questi cambiamenti che ho citato, ma anche tanti altri, impongono una rivisitazione dell'intero traffico veicolare cittadino. Un piano urbano del traffico aggiornato, ci consentirebbe anche di agire con più facilità e più tempestività sulla sicurezza stradale, sulla segnaletica e sulla viabilità attraverso la ridefinizione delle zone residenziali e delle zone 30. Ci sono molti quartieri della città, infatti, che da troppo tempo richiedono interventi seri sulla sicurezza stradale e sul traffico veicolare. Penso ad alcune zone come via Cavoni, via San Giuliano e via Madonna delle Rose che sono attraversate tutti i giorni da mezzi di trasporto pesanti, ma anche a via Maria e ad altre vie che hanno seri problemi di sicurezza.

Non dico di rifare un nuovo piano del traffico, data la scarsità di risorse e di personale tecnico, ma un aggiornamento al più presto è quantomeno necessario; magari, senza spendere troppo in consulenze private esterne, si potrebbe valutare l'ipotesi di chiedere una collaborazione con le università del territorio, attraverso progetti o borse di studio per tesi e dottorati di ricerca. Chiederò, di nuovo, di convocare una commissione ad hoc almeno per riprendere la discussione su questo importante tema; spero che l'Amministrazione decida finalmente di affrontare un problema che non è più possibile rinviare. Oltre al piano urbano del traffico cittadino, bisogna anche cominciare a pensare a un tavolo inter-comunale sul traffico per valutare la situazione critica dell'area del frusinate; il problema oramai ha assunto una dimensione provinciale, quindi è necessario progettare anche con i comuni limitrofi una nuova viabilità provinciale che possa alleggerire il traffico sul comune capoluogo.

*Consigliere Daniele Riggi

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Capoluogo: Urbanistica, – né seria programmazione né Assessore competente.

M5S logo minMarco Mastronardi, Consigliere Comunale M5S Frosinone - Urbanistica. Mancano una seria programmazione e un Assessore competente.

Qualche giorno fa ho letto l'intervento della consigliera del Polo Civico Debora Patrizi, nonché presidentessa della commissione urbanistica, di cui mi onoro di far parte tra l'altro ed ho elaborato alcune considerazioni che mi accingo ad illustrare.
Non posso che convenire circa la volontà di potenziare gli uffici del settore urbanistica, così come trovo altrettanto condivisibile la necessità di risolvere al più presto alcune questioni specifiche che alimentano il malcontento tra i cittadini e tra gli operatori del settore, oltre che a generare situazioni a dir poco “imbarazzanti” come quella per i de hors. Per quanto attiene al potenziamento degli uffici, mi permetto di auspicare che si vada al di là di un mero – seppur necessario – aumento del numero di risorse umane, ma che vi sia anche e soprattutto la volontà di un innalzamento della qualità del servizio; e mi riferisco al ricorso alle tecnologie ed ai sistemi informatici avanzati come i S.I.T., ad esempio, che tra l’altro contribuirebbero sensibilmente a migliorare e rendere più efficienti anche altri settori, come quello dei tributi o dell'anagrafe, ad esempio.
Condivisibile anche il fatto che la rigenerazione urbana possa essere un’occasione, ma in assenza di un’idea chiara di ciò che si vuole diventare da qui ai prossimi 20/30 anni, potrebbe rivelarsi l’ennesimo fallimento per la città. Così come non può assurgere a risposta “adeguata” la sciagurata (visti i pregressi capestri esperimenti molto simili) applicazione dell’art. 28/bis del TU per l'edilizia, che il Sindaco/Assessore si ostina a difendere a spada tratta, nonostante il forte sospetto di inapplicabilità - che potrebbe anche recare danni all’Ente - e che, comunque, non risolverà i problemi dell'assetto urbanistico della città, ma che al contrario – a mio modesto giudizio – contribuirà a peggiorarlo sensibilmente.

In altre parole ai buoni propositi andrebbero aggiunti il “coraggio” e l’ambizione di immaginare e di disegnare la Frosinone di domani e ciò potrà avvenire solo avviando un processo di “Pianificazione”, che sia innanzi tutto partecipato e che guardi specialmente alla qualità più che alla quantità, che sappia coniugare la crescita economica con la sostenibilità ambientale, con la coesione sociale. Se ciò non avverrà il nostro futuro continuerà a disegnarlo il caso, nella migliore delle ipotesi o, peggio, resterà nelle mani di qualche ristretto gruppo di soggetti “interessati” solo al proprio profitto. Bisogna iniziare a pensare ad un “sistema città” dove l’edilizia sia messa in subordine all’ambiente, ai servizi collettivi, alle infrastrutture, alle reti (reali e virtuali), alla crescita sociale, alla sicurezza; fin quando si continuerà a pensare il contrario continueremo inesorabilmente a rincorrere - senza mai raggiungere – quei livelli di “qualità urbana” che invidiamo ad altre realtà, nazionali ed europee e che se studiate un po’ più approfonditamente scopriamo essere sempre il frutto di un progetto. L’edilizia è solo il “risultato” della “pianificazione”

Scambiare l’edilizia con l’urbanistica o invertirne i ruoli - com'è stato per Frosinone ed è ancora purtroppo - oltre ad essere un errore “tecnico” è una pratica molto pericolosa, perché rende sempre più irraggiungibile quel livello “qualità urbana” quantomeno accettabile, che ha reso la città poco appetibile e non è un caso se Frosinone continua inesorabilmente a perdere residenti ed in ambito universitario sia considerata come “esempio da non seguire”.

Sono certo che la consigliera Patrizi, anche e soprattutto in quanto collega architetta, condivida appieno queste mie considerazioni ed è proprio per questo motivo che auspico che ella stessa e l’intero Polo Civico spronino il Sindaco ad affrontare seriamente il tema dell’urbanistica e che quindi, più che accelerare, si adoperi a porre solide basi per poter “partire” – visto che siamo praticamente fermi all’anno zero – iniziando col richiedere la nomina di un Assessore all'Urbanistica a cui affidare il difficile compito, che presuppone un lavoro costante e continuativo, visto il gravissimo ritardo che abbiamo accumulato nel corso degli anni e che il Sindaco, seppur stoicamente, non può assolvere con la dovuta dedizione (e direi anche competenza) viste le già tante incombenze a cui deve fra fronte come Primo cittadino.

 

 

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I voti che hanno stravolto la provincia di Frosinone e il Capoluogo

votare 350 260di Ermisio Mazzocchi - E' necessario andare in profondità nell'analisi del voto del 4 marzo per comprendere il significato di quel risultato che ha riguardato tutti i partiti, sconvolgendone assetti e frantumando certezze. La provincia di Frosinone ne è un esempio, su cui è utile soffermarci per rilevare i cambiamenti prodotti in questa consultazione elettorale. I partiti più penalizzati sono quelli tradizionali come PD e FI, mentre quelli che ne escono rafforzati, anche in maniera sorprendente, sono M5S, Lega e FdI. (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

  1. Raffronti
  2. Nel Capoluogo
  3. Solo numeri

Fare raffronti per capire

Una lettura dei voti per essere compresa pienamente, deve avere dei raffronti, altrimenti il dato isolato da un contesto storico delle precedenti votazione non avrebbe nessun valore e si ridurrebbe unicamente a confronto circoscritto al risultato del 4 marzo 2018. In provincia di Frosinone il partito che più perde in voti e in percentuale è FI. Questo partito nelle politiche del 2008 ebbe 151.344 voti (47,2%) scende a 90.688 (31,2) nel 2013, per arrivare nel 2018 a 50.495 voti (risultato ottenuto sommando i voti del collegio di Frosinone e quello di Cassino), attestandosi intorno al 17%.

Appare evidente che FI subisce una perdita di voti nel 2013 di 60.664 rispetto al 2008, nel 2018 di 40.193 voti rispetto al 2013, e sempre nel 2018 ben 100.949 voti rispetto al 2008. Il PD ha una perdita di notevole dimensione. Infatti nel 2008 esso ottiene 97.194 voti (30,3%), scende nel 2013 a 65.572 voti (22,5%) per fermarsi a 40.803 voti (sempre sommando i due collegi), attestandosi intorno al 14%. Questo significa che il PD nel 2013 perde 31.622 voti rispetto al 2008, e nel 2018 perde 25.542 voti rispetto al 2013 e naturalmente ben 40.803 rispetto al 2008.

E' evidente che FI è il partito con maggiori perdite di voti, mentre quelle del PD appaiono più contenute. Se si vuole fare comprendere quali siano i trasferimenti di voti ad altri partiti si deve tenere presente che rimanendo a un rapporto solo con il 2013, i due partiti insieme perdono 65.735 voti. La Lega, M5S, FdI e Casa Pound non erano presenti nel 2008, per cui le valutazioni per essi vanno fatte in rapporto al 2013. M5S è il partito che riceve il massimo dei consensi, che già nel 2013 era di 71.547 voti (24,6%), mentre nel 2018 (sempre sommando i due collegi) ottiene 104.193 voti (circa il 36%). Un partito che guadagna ben 36.646 voti.

Sorprendente (ma non troppo) è il risultato della Lega che nel 2013 ottiene solo 381 voti (0,1%), mentre nel 2018 raggiunge i 43.424 voti. Non credo che ci sia bisogno di raffronti. Più contenuto, ma un buon risultato è quello di FdI che nel 2013 ottiene 5.499 voti, mentre nel 2018 riceve 13.386 voti, guadagnando 7.887 voti. Un risultato che merita attenzione è quella del partito di estrema destra, CasaPound, che passa da 1.027 voti nel 2013 a 3.927 nel 2018. Non deve essere sottovalutato questo risultato che rivela una presenza sempre più organizzata e capace di attrarre consensi alla destra più estrema.

Si può, con la dovuta cautela, ritenere che i voti persi da PD e soprattutto da FI, si siano spalmati su M5S e la Lega, non escludendo un riversamento dei voti del PD, in particolare del suo elettorato di sinistra, verso altri partiti minori di sinistra. Mentre potrebbe significare più evidente una distribuzione dei voti di FI su la Lega e il M5S.

I dati mostrano in modo inconfutabile che il primo partito risulta essere M5S con 104.193 voti, e a seguire FI 50.495, Lega 43.424, PD 40.803, FdI 13.386.

Il voto per il Consiglio Regionale del Lazio

Il voto regionale presenta delle caratteristiche interessanti. Appare chiaro che il vero sconfitto per una sostanziosa perdita di voti è FI, che passa dai 103.286 voti nel 2010, ai 73.104 voti nel 2013, perdendo quindi 30.182 voti rispetto al 2010, per arrivare ai 44.311 del 2018 con una perdita di 99.311 sul 2010 e di 28.793 sul 2013.

La Lega, non presente nel 2010, ottiene ben 28.259 voti, passando quindi da 0 voti a questo eclatante risultato. M5S, non presente nel 2010, ottiene 31.900 voti nel 2013, per arrivare 52.702 voti nel 2018, guadagnando ben 21.702.

FdI, non presente nel 2010, passa da 10.835 voti nel 2013 a 14.100 voti nel 2018 guadagnando poco più di 3.725 voti.

Il PD rimane stazionario, pur perdendo voti rispetto al 2013. Il PD nel 2010 ottiene 51.550 voti, nel 2013 65.527, guadagnando 13.527 voti, ma nel 2018 ottiene 50.966 voti, perdendo 1.634 voti rispetto al 2010, e ben 15.461 voti rispetto al 2013. Sostanzialmente si è tornati al 2010.

Anche in queste elezione CasaPound, non presente nel 2010, passa da 10.835 del 2013 a ottenere nel 2018 ben 14.100 voti guadagnando 3.175. un dato da non sottovalutare. (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Frosinone Capoluogo

Il voto del 4 marzo espresso nella città di Frosinone rispecchia l'andamento di quello nazionale e provinciale. Tuttavia, esso si presta ad alcune riflessioni in merito ai risultati conseguiti da i partiti in una città di 45.000 abitanti dai segmenti sociali prevalentemente impiegatizio e professionale, ma anche colpita da povertà e degrado sociale. La disoccupazione e il lavoro precario sono diffusi, accompagnati da fenomeni di emarginazione.

Tutti elementi che hanno influito sulla decisione di recarsi alle urne ed esprimere il proprio voto, tanto che l'affluenza alle urne è stata nella media con il 74,2% (elettori 36.235, votanti 26.905), mentre nel 2013 fu del 76,1%. La città ha un governo di centrodestra, ma il voto del 4 marzo ha fortemente penalizzato FI che nel 2018 ottiene 4.506 voti. Nel 2008 FI aveva ottenuto 16.317 voti, nel 2013 riceve 8.678, conseguendo una perdita rispetto al 2008 di 7.639, mentre nel 2018 perde 4.172 rispetto al 2013 e ben 11.811 voti rispetto al 2008.

Una trasfusione sostanziosa di voti in parte verso M5S, ma sostanziosamente verso la Lega, con qualche ricaduta su FdI. La Lega (non presente nel 2008) ottiene nel 2013 solo 33 voti, mentre raggiunge i 4.982 voti nel 2018. Sembrerebbe evidente che l'elettorato della forza più rappresentativa, FI, si sia orientato verso la Lega, che viene valutata più soddisfacente per le sue proposte politiche di quelle di FI.

L'incidenza di una amministrazione di centrodestra, caratterizzata fortemente da FI appare molto scarsa. Una dimostrazione ci viene dal voto per FdI (non presente nel 2008) che guadagna solo 711 voti, passando dai 695 voti del 2013 ai 1.306 del 2018.

Il M5S (non presente nel 2008) ottiene una affermazione, ma non eclatante, passando dai 6.644 voti del 2013 ai 7.847 ottenuti nel 2013, guadagnando 1.203 voti. Il PD perde sostanzialmente il consenso elettorale, alla pari di FI, ma risultando il quarto partito.

Nel 2008 il PD ottiene 8.434 voti, nel 2013 raggiunge i 5.528 consensi, nel 2018 riceve 3.386 voti. La perdita di voti nel 2013 rispetto al 2008 è di 2.908 voti, di quelli nel 2018 rispetto al 2013 è di 2.148 voti. Si tratta di ben 5.056 voti nella città di Frosinone. PD e FI perdono complessivamente dal 2008 a oggi 16.859 voti e dal 2013 a oggi si arriva a una perdita di 6.320 voti. Appare chiaro che se ne sono avvantaggiati M5S, FdI, Lega con qualche trasferimento a partiti minori di destra e di sinistra.

La valutazione politica rimane quella che il PD è la forza politica che più di altri partiti riduce il suo consenso elettorale.

Il voto Regionale nel Capoluogo

Il voto alla Regione Lazio, sostanzialmente riflette l'andamento nazionale. Il PD passa dai 4.046 voti del 2010 al soddisfacente risultato di 4.962 voti del 2013, ma ha una forte contrazione con 3.386 voti nel 2018, perdendo 1.576 voti rispetto al 2013. Più sostanziosa la perdita di FI che passa da 8.735 voti nel 2010 a 6.793 voti nel 2013, perdendo 2.042 voti, per scendere a 4.554 voti nel 2018, perdendo 4.221 voti rispetto al 2010 e rispetto al 2013 FI perde 2.259 voti. E, volendo fare un paragone tra il 2010 e il 2018, in otto anni FI perde ben 4.181 voti. La Lega non presente nel 2010 e nel 2013, balza in avanti con 3.269. M5S (non presente nel 2010) ottiene un buon risultato passando da 3.378 voti del 2013 a un incremento che arriva a 3.858 ricevendo 680 voti in più rispetto al 2013. Stazionario FdI (non presente nel 2010) che passa dai 1.266 voti del 2013 ai 1.304, per la prima volta nelle regionali,m con un incremento di appena 188 voti. Interessante CasaPound (non presente nel 2010) che nel 2013 ottenne 146 voti e arriva nel 2018 a raggiungerne 463 con un aumento di 317 voti. È evidente anche in questo caso della città di Frosinone, i partiti che hanno una maggiore contrazione sono FI e PD. La sostanziosa perdita di voti da parte di FI non impedisce a questo partito di essere il primo partito, cui seguono nell'ordine M5S, PD, Lega, FdI, che come si può constatare il PD in questa città, rimane in terza posizione, mentre era in seconda nel 2013. La valutazione, su questi risultati di una città come Frosinone, può portare a diverse considerazione rispetto ai partiti che si vogliono esaminare. Il PD paga una sua opaca politica dopo le vicende amministrative, in cui ancora non vi è una sufficiente azione politica di opposizione che si trasferisce nella città, ma anche ritardi in una incisiva iniziativa rispetto al governo regionale e a quello nazionale. I contrasti interni a FI ne hanno indebolito l’efficacia sul suo elettorato, che ha preferito trasferire il voto su la Lega e in parte su M5S. Un fenomeno simile, anche se conseguenze numeriche diverse, a quello che ha investito il PD. Non ritengo che ci sia stato un eccessivo astensionismo, visto che la partecipazione al voto si è mantenuta su il 71,4%, considerando che in questa città nel 2010 votò il 64,4%, nel 2013 il 73,3%. Rimane aperto il problema di come potranno evolversi gli sviluppi della nuova geopolitica, che mette in discussione certezze del passato e chiude le procedure dei vecchi sistemi nei rapporti tra i partiti. La politica italiana dovrà rigenerare il suo pensiero per una nuova cultura della politica democratica. (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Un po' di soli numeri

 

Politiche Prov.
2008 2013 2018
VOTI % VOTI % 04 Fr 05 Cassino totale
PD 97.194 30,3 65.572 22,5 21.171 14,4 19.632 14,2 40.803
FI 151.344 47,2 90.688 31,2 25.325 17,2 25.175 18,3 50.495
Lega non pres. 381 0,1 25.188 17,2 18.239 13,2 43.424
M5S non pres. 71.547 24,6 52.281 35,7 51.912 37,8 104.193
FdI non pres. 5.499 1,8 7.773 5,3 5.813 4,2 13.386
Casa P. non pres. 1.027 0,35 2.086 1,4 1.841 1,3 3.927
Regionali Prov.
2010 2013 2018
VOTI % VOTI % VOTI %
PD 51.550 19,90% 65.527 25 50.966 20,2
FI 103.286 39,9 73.104 27,6 44.311 17,5
Lega non pres. non pres. 28.259 11,2
M5S non pres. 31.900 12,1 52.702 20,9
FdI non pres. 10.835 4,1 14.100 5,5
Casa P non pres. 998 0,3 3.285 1,5
Politiche  Frosinone città
2008 2013 2018
VOTI % VOTI % VOTI %
PD 8.434 27,5 5.528 20,6 3.386 13,4
FI 16.317 53,3 8.678 32,3 4.506 17,9
Lega non pres. 33 0,1 4.982 19,8
M5S non pes. 6.644 24,7 7.847 31,2
FdI non pres. 695 2,5 1.306 5,3
Casa P. non pres. 141 0,5 399 1,5
Regionali Frosinone città
2010 2013 2018
PD 4.046 18,3 4.962 21.0 3.386 13
FI 8.735 39,6 6.793 29 4.554 20
Lega non pres. non pres. 3.269 14,4
M5S non pres. 3.378 14,3 3.858 17
FdI non pres. 1.266 5,3 1.304 5,7
Casa P. non pres. 146 0,6 463 1,7

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