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Per la valorizzazione della Certosa di Trisulti

RETE TRISULTI BENE COMUNE. Associazioni

Proposta d'incontro con Ministero e Regione Lazio

CertosaTrisulti 390 minGuardiamo con interesse al tempismo della Regione Lazio nell'approvare lo schema di accordo per la valorizzazione della Certosa, con il MiC
Dopo anni di inerzia è un fatto positivo. Procedere a ranghi serrati, con uno schema chiaro, multisistemico, complessivo e partecipato, è una scelta pragmatica.
Quello a cui si dovrà prestare la massima attenzione però è l'obiettivo trasversale.

Ancora una volta come Rete ribadiamo che nella sua realizzazione, ogni schema dovrà necessariamente tenere conto dell'anima e delle tante vocazioni che un luogo come Trisulti riveste. Non una location, né un contenitore, ma il perno di un protagonismo ancorato alla sostenibilità sociale ambientale ed economica e "crocevia di cammini" per citare il Ministro Franceschini.

Da parte nostra siamo e restiamo in campo.

Affiancando la Diocesi per la realizzazione del corridoio spirituale e aprendo ufficialmente, dalla prossima settimana, la Rete a tutte le Associazioni che in questi giorni hanno fatto richiesta di adesione e a coloro che lo faranno nel tempo.

La centralità delle Comunità deve essere il perno di questo Piano di Valorizzazione, un aspetto che é alla base del nostro Manifesto, quello che più volte abbiamo chiamato Patto Territoriale di Responsabilità Sociale.

Ispirato al nuovo Bauhaus europeo, un manifesto per progettare futuri modi di vivere, situato al crocevia tra arte, religione, cultura, inclusione sociale, scienza e tecnologia.

La Rete "Trisulti bene Comune", fedele al ruolo attribuitogli dal Consiglio di Stato, come portatore di interessi di fatto, che ha coadiuvato il Ministero della Cultura per liberare la Certosa, richiede un incontro con Ministero e Regione.

 

28 Luglio 2021

 

 

 

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“Trisulti bene comune” una sentinella a tutela della Certosa

BENI COMUNI

Comunicato

Certosa de Trisulti 390 minSi è costituita “Trisulti bene comune”, una rete di associazioni che ha come obiettivo la restituzione della Certosa di Trisulti al suo territorio e alle finalità che sono proprie della sua storia, proponendosi nello stesso tempo la sua valorizzazione in un contesto nazionale e internazionale.

La decisione segue la sentenza del Consiglio di Stato che, dopo aver revocato la concessione della Certosa alla DHI - che l’aveva ottenuta attraverso una gara di cui sono state censurate, dal massimo organo giudicante della giustizia amministrativa, incongruenze e vere e proprie contraffazioni dei requisiti necessari alla partecipazione -, ha riconosciuto alle associazioni del territorio il ruolo di soggetti legittimati a rappresentarne, sotto tutti i profili, le istanze e gli interessi.

Le associazioni, come si ricorderà, si erano costituite nel giudizio – con l’assistenza legale gratuita degli avvocati Chiarina Ianni e Sara Spirito – a supporto della revoca disposta dal MIBAC, prima presso il Tar e poi presso il Consiglio di Stato e oggi intendono dare continuità alla loro iniziativa di controllo e tutela, esercitata in nome di tutti, con una Rete che le coordinerà e ne rappresenterà l’attività, diventando l’interlocutore unico nei rapporti con le Istituzioni locali e nazionali.

La Certosa è e sarà, così, il perno centrale di un ampio impegno alla costruzione di una nuova idea di cultura, di turismo, di economia e fruizione dei beni comuni che sia sostenibile, inclusiva, solidale. Con una grande attenzione alle vocazioni delle comunità e dei territori.

Fanno parte di “Trisulti bene comune”: “Comunità Solidali Lab”, “Associazione Gottifredo”, ”Alle origini del cammino di San Benedetto”, “Amici del cammino di San Benedetto”, “Club Alpino Italiano” – Sezione di Alatri, “De Rerum Natura”, “Circolo Legambiente Il Cigno di Frosinone”, “Fondazione l’Abbadia”, “Res Ciociaria” e “Sylvatica”.
Ma la Rete resterà aperta all’adesione di altri soggetti che ne condividano le finalità e vogliano condividerne il ruolo di “sentinella” in grado di attivarsi tempestivamente per evitare il ripetersi di “operazioni” dannose per la Certosa, estranee al territorio e contrarie al suo significato spirituale, storico e culturale. Solo così la Certosa potrà essere, già nell’immediato futuro, centro della rinascita e del riscatto di tutto il territorio, attraverso una condivisione di fini ed obiettivi che nasca dal basso.

Daniela Bianchi, di Comunità solidali, è stata eletta presidente della Rete, collaborerà con lei un Comitato direttivo costituito dai rappresentanti delle dieci associazioni fondatrici, che resteranno in carica per tre anni.

Frosinone 20 Luglio 2021
Contatto +39 347 878 003

 

Comunicato diffuso anche da https://www.farodiroma.it/trisulti-associazioni-si-sono-unite-in-rete-per-la-tutela-delle-sorti-della-certosa/ che lo ha pubblicato con la foto che segue.

 

 

 

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Trisulti. Il Consiglio di Stato: DHI sta occupando illecitamente la Certosa

 LOTTE&MOVIMENTI

 Il Consiglio di Stato respinge il ricorso di DHI

Redazione di Faro di Roma
Certosa de Trisulti 900 minIl Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), ha respinto l’istanza proposta dall’associazione DHI – Dignitatis Humanae Institute che aveva chiesto la sospensiva di una precedente decisione dello stesso organo giudiziario amministrativo a conferma dell’annullamento d’ufficio del decreto del 16 giugno 2017 con il quale il MIBACT aveva approvato la graduatoria della selezione per l’affidamento in concessione della Certosa di Trisulti. In buona sostanza Benjamin Harnwell e i suoi accoliti debbono andarsene andarsene da Trisulti e l’ulteriore ricorso, in Cassazione, non annulla l’esecutività delle sentenza del Consiglio di Stato che è già esecutiva.

I giudici amministrativi hanno ritenuto non significativo l’argomento invocato dalla difesa del DHI ovvero che “l’ottemperanza all’ordine di immediato sgombero dell’immobile di cui trattasi getterebbe letteralmente “sul lastrico” tutti coloro che – per conto della “DHI” – sono attualmente impegnati (in qualità di custodi, giardinieri, guide, ecc.) nelle attività di tutela e valorizzazione dell’immobile stesso: che si articola in più di 100 ambienti, distribuiti su oltre 83.000 metri quadri coperti – che, d’altro canto, questi soggetti non potrebbero esser immediatamente sostituiti da personale dipendente dal MIBACT”; e lo stesso vale per l’altro argomento, cioè che “ciò si ripercuoterà inevitabilmente sulle problematiche connesse alla sicurezza, alla conservazione e alla fruizione pubblica del bene demaniale” (le parti “virgolettate” sono tratte testualmente dalla domanda prodotta il 19 maggio 2021 da DHI).

Secondo il Consiglio di Stato “le surriproposte considerazioni non sono utili, ictu oculi, ad integrare i presupposti delle circostanze di ‘eccezionale gravità ed urgenza’ che l’art. 111 pone a fondamento dell’esercizio del potere del Consiglio di Stato di sospendere gli effetti della sentenza in pendenza di ricorso in Cassazione, compendiandosi, evidentemente, in mere naturali conseguenze della sentenza 2207/2021 e tenuto conto, altresì, che esse si appalesano quali mere supposizioni (non suffragati da puntuale documentazione), in assenza di fatti concreti dai quali emerga la significativa e peculiare situazione di grave necessità (nelle more della definizione del pendente giudizio di cassazione) direttamente provocata dagli effetti della sentenza del Consiglio di Stato n. 2207/2021, che non possono riferirsi alla nota ministeriale del 9 aprile 2021, trattandosi di una mera diffida, quale atto dovuto e conseguente rispetto alla pubblicazione della ridetta sentenza 2207/2021”.

E dunque “la domanda di sospensione degli effetti della Sentenza del Consiglio di Stato, Sez. VI, 2207/2021, non può essere accolta non sussistendo i presupposti fissati dall’art. 111 del Codice di procedura amministrativa”.

Parti in causa accanto al MIBACT le seguenti associazioni: Comunità Solidali Lab, Associazione Gottifredo, Alle origini del cammino di San Benedetto, Amici del cammino di San Benedetto, Club Alpino Italiano Sezione di Alatri, De Rerum Natura, Gruppo di azione locale versante laziale del Parco Nazionale D’Abruzzo, Circolo Legambiente il Cigno di Frosinone, Fondazione l’Abbadia, Res Ciociaria e Sylvatica, in persona dei rispettivi rappresentanti legali”.

 

 

 

 

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PD plaude alla Certosa liberata

  • Pubblicato in Partiti

CERTOSA DI TRISULTI

La soddisfazione del PD

partito democratico bandiera350 250Il Circolo di Frosinone del PD esprime soddisfazione per la decisione del Consiglio di Stato di restituire l'Abbazia di Trisulti alla comunità cittadina. Il PD è stato uno dei primi promotori di iniziative per impedire di ridurre l'Abbazia in un centro di scuola internazionale di sovranisti sostenuta dal fascista statunitense Steve Bannon.

La grande mobilitazione di associazioni, di sindacati, di cittadini aveva suscitato sdegno per la speculazione messa in atto il presidente dell'associazione affidataria Dhi Benjamin Harnwell, indagato dalla Procura di Roma per falso e turbativa d'asta e perché la sua società fosse sprovvista dei requisiti richiesti dalla concessione.

Lo stesso Bannon era stato arrestato per frode negli Stati Uniti d'America. Il ricorso presentato dal Ministero dei beni culturali e da molte associazioni del territorio della provincia di Frosinone, ha ottenuto successo e consentito di vincere una battaglia per la difesa dei beni culturali.

Trisulti, come i tanti tesori artistici e architettonici del patrimonio pubblico della nostra provincia, come di tutta l'Italia, deve essere salvaguardato da speculazioni private e valorizzato come patrimonio di tutti e bene comune.

Il PD porrà grande attenzione per realizzare obiettivi volti a preservare e rendere fruibile il nostro patrimonio artistico.

 

Il Circolo PD di Frosinone
16 marzo 2021
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Certosa di Trisulti liberata

LA CERTOSA DI TRISULTI

Ordine di sfratto al sovranismo. La vicenda della Certosa aveva scosso la comunità frusinate

di Valentino Bettinelli
Certosa de Trisulti 390 minNella giornata di lunedì 15 marzo è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato, che ha confermato la revoca della concessione della Certosa di Trisulti alla associazione Dignitatis Humanae Institute dell’americano Steve Bannon, spin doctor della vincente campagna elettorale di Donald Trump nel 2016.

La vicenda della Certosa aveva scosso la comunità frusinate, che si era da subito attivata per contrastare le intenzioni di Steve Bannon, del suo referente a Trisulti, Benjamin Harnwell e della loro DHI. Era chiaro e dichiarato il progetto di trasformare la Certosa in una scuola politica, che aveva l’obiettivo di formare i nuovi esponenti del sovranismo europeo. Un vero e proprio tentativo di instaurare, nel pieno centro della nostra provincia, una enclave sovranista, conservatrice e ultracattolica.

La questione, iniziata tre anni fa con l’assegnazione dell’abbazia all’associazione di Bannon, si conclude nel migliore dei modi, con la restituzione di un bene pubblico, dall’alto valore storico, spirituale e culturale, alla comunità. Una vittoria di tutte le associazioni, partiti politici e liberi cittadini, che avevano alzato la voce sull’assurdo tentativo di Bannon e dei suoi. Una protesta che ha sollevato il problema e che ha visto la Rete delle Comunità Solidali protagonista di ben due marce a difesa della Certosa.

Azioni che hanno portato il caso alla ribalta delle cronache nazionali e, soprattutto, nelle aule del Parlamento con interrogazioni ad hoc da parte dell’On. Fratoianni (Sinistra Italiana). Interventi che hanno permesso al Mibact, nell’ottobre 2019, di avviare la procedura di revoca della concessione. Revoca che era stata ribaltata dal Tar di Latina, a causa di un errore formale nella tempistica del Ministero. Un vizio di forma che, però, non ha trovato d’accordo il Consiglio di Stato, che ha confermato la legittimità dell’azione ministeriale, ratificando, di fatto, la sentenza e lo sfratto dei sovranisti dalla Certosa di Trisulti.

Ora a Collepardo si potrà tornare a godere delle splendide stanze dell’Abbazia, senza dover pagare il “pedaggio” a Bannon e i suoi. La speranza è che presto la Certosa torni a vivere, con la sua storica farmacia e la biblioteca dall’elevato prestigio documentale.

 

 

 

 

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Quando se ne andranno i "predatori" della Certosa?

Benjamin Harnwell, dopo l’arresto di Steve Bannon, ammette – si tratta di un duro colpo per la sua reputazione

Bannon lapresse380 mindi Paola Rolletta - Che succede alla Certosa di Trisulti dopo l’arresto per frode e riciclaggio di denaro di Steve Bannon – uscito dopo il pagamento di una cauzione di «soli» 5 milioni di dollari?

È preoccupato Benjamin Harnwell, sempre più assediato tra le mura della Certosa di Trisulti, dopo l’arresto del suo mentore Steve Bannon, il leader suprematista-sovranista. «Certo – ammette – si tratta di un duro colpo per la sua reputazione, ma sono anche fermamente convinto della sua innocenza». «È evidente – aggiunge – che ci troviamo davanti a una montatura, a un attacco politico, come quello sferrato a me dalla sinistra in Italia. Ci vogliono far perdere tempo, soldi e energie per rispondere in tribunale delle nostre idee politiche».

E difatti nei guai non è solo Bannon, anche il suo «messo» in terra ciociara con l’obiettivo di creare una base per la propaganda delle sue teorie sovraniste – che hanno in Giorgia Meloni e Matteo Salvini i corifei italiani – ha, come è noto, le sue gatte giudiziarie da pelare. L’aggiudicazione della gara per la gestione della Certosa, splendido e prestigioso complesso abbaziale posto nel cuore dei monti Ernici a 70 chilometri da Roma, voluta dal ministero dei Beni culturali, dopo l’abbandono dei monaci cistercensi di Casamari, gli ha portato finora solo guai e rischia di trasformarsi in una vittoria di Pirro. Harnwell, infatti, legale rappresentante della bannoniana Dignitatis Humanae Institute (Dhi), l’associazione fondamentalista cattolica vincitrice del bando ministeriale nel 2016, è stato chiamato a rispondere davanti ai magistrati di due reati penali, falso e turbativa di gara, e a difendersi dall’accusa, della Corte dei conti, di danno erariale per non aver corrisposto il canone annuale promesso per l’uso della Certosa. Mentre è ormai prossima la decisione del Consiglio di Stato sull’annullamento della concessione chiesta dal Ministero, convinto da circostanziate denunce giornalistiche a tornare sui suoi passi per le numerose irregolarità emerse nella documentazione inviata alla commissione giudicatrice.

In Attesa di quello che avverrà, la Certosa, dopo la conclusione del lockdown, è stata riaperta per le visite guidate ed è tornata ad accogliere i turisti che, a 5 euro a biglietto, visitano con le Guide di Cicerone le bellezze mozzafiato di questo patrimonio dello Stato italiano. Una mano l’ha data il vicesindaco di Collepardo che – «triste» per le porte sbarrate dell’abbazia, ma in barba alle vicende giudiziarie e ai sempre più scoperti disegni politici che si giocano a Trisulti – ha pencertosa di trisulti 400sato bene di armarsi di tagliaerba e ramazza, per dare presentabilità al luogo, facendo le veci di «Beniamino», come tutti chiamano familiarmente in zona l’allievo di Bannon, che sull’argomento della manutenzione sorvola preferendo ricordare la sua passione per lo studio del greco antico e dell’ebraico nel quale dice di essersi immerso.

Non hanno pagato il biglietto, invece, i sei frati francescani dell’Immacolata che, domenica scorsa, hanno celebrato la messa, con il rito tridentino nella cappella della Certosa, autorizzati da Harnwell senza interpellare – come abbiamo appurato – il vescovo locale, l’unica autorità religiosa che ha il potere di consentire la celebrazione della Messa nella diocesi. Una sfida dai contorni preoccupanti. La carta di identità dei sei frati, dal saio cinerino, rivela, infatti, un altro aspetto inquietante della vicenda, e offre una prova ulteriore della «manovra» anti papa Francesco (e non solo) di cui la Dhi intendeva porre le basi nelle ampie sale dell’antica abbazia. Si tratta, infatti, di frati fuoriusciti dall’Istituto dei Frati francescani della Immacolata, una congregazione commissariata dal 2013 sulla quale pesano inchieste per scandali finanziari, pratiche di scarsa ortodossia e legami con gruppi di tradizionalisti cattolici, gli stessi che assediano la Chiesa di Francesco. Il cardinale Raymond Leo Burke è stato ospite assiduo della congregazione fondata a Frigento (Avellino) così come il cardinale Walter Bradmuller.

Burke, oltre ad essere uno dei principali esponenti dell’ala ultraconservatrice della Chiesa, è anche uno dei principali oppositori dell’attuale pontefice. Nel 2016 è stato uno dei quattro cardinali che hanno firmato i Dubia, il documento in cui viene contestata la decisione del papa sulla legittimità della comunione per le coppie divorziate risposate. Insieme al cardinale tedesco Walter Brandmüller ha scritto una lettera aperta ai presidenti degli episcopati in occasione del convegno sulla pedofilia, criticando la scelta di papa Francesco di concentrare il dibattito solo sulla pedofilia e non sull’omosessualità presente nella Chiesa. Non sono da dimenticare, infine, gli attacchi frontali contro papa Bergoglio anche in occasione del Sinodo dell’Amazzonia, considerato «eretico».

Nessun politico della destra nostrana ha rilasciato commenti sulla vicenda Trisulti. Neanche oggi alla luce dell’arresto di Bannon sullo yacht del dissidente miliardario cinese Guo Wengui. Lo stesso che, a poche settimane dalla scadenza dell’Accordo provvisorio Sino-Vaticano (21 settembre), ha accusato la Santa Sede di prendere tangenti da Pechino. Nessuna parola di sostegno per Steve Bannon dalle cui labbra pendevano in tanti credendo al suo sogno dell’internazionale sovranista-suprematista. Il suo arresto rappresenta il fallimento di una trama e, per convenienza politica, tutti prendono le distanze da Trisulti o restano in silenzio. Forse perché è diventata il crocevia della strategia di fuochi incrociati dall’interno e dall’esterno delle mura vaticane, malgrado la dubbia caratura del personaggio al quale lo Stato italiano l’ha, sciattamente, consegnata.

Certo tutti ricordano cosa succede alla fine del film «I predatori dell’arca perduta» ai soldati nazisti: a Trisulti, come una metafora, le facce di questi personaggi di bassa lega si stanno squagliando come i volti dei nazisti quando scoperchiano sciaguratamente l’Arca dell’Alleanza.

 

da https://ilmanifesto.it/predatori-a-trisulti-allombra-di-bannon/

 

 

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Certosa di Trisulti: Messa solo con il si del sovranista Benjamin Harnwell

Trisulti: la Messa con i nemici di papa Francesco (di Paola Rolletta)

Messa CertosadiTrisulti 360 min“Chi lo ha detto che a Trisulti non si celebra la Messa? Guarda questa foto: sono frati che hanno fatto la richiesta, sono venuti dalla Campania e hanno celebrato la Messa in cappella”.

Benjamin Harnwell non resiste e mi mostra la foto dei frati che hanno celebrato la Messa nella cappella della certosa, domenica scorsa, quasi un anno dopo l’addio del vecchio priore cistercense, don Ignazio, l’unico monaco rimasto a Trisulti dopo che il Ministero dei beni culturali, nel 2018, ha affidato la gestione dell’importante sito religioso alla Dignitatis Humanae Institute, a seguito di una contestatissima gara le cui macroscopiche anomalie sono adesso all’esame del Consiglio di Stato. Il massimo organo della giustizia amministrativa dovrà pronunciarsi nelle prossime settimane (ma l’udienza non è stata ancora fissata) sull’annullamento della concessione disposto dallo stesso Ministero, convinto da circostanziate denunce giornalistiche a tornare sui suoi passi per le numerose irregolarità emerse nella documentazione inviata alla commissione giudicatrice dall’associazione ultracattolica, legata a Steve Bannon.

Padre Ignazio, nell’ottobre dello scorso anno, si è ritirato, suo malgrado, nell’abbazia cistercense di Valvisciolo, e da allora le messe a Trisulti sono state rarissime, un vero privilegio spesso ottenuto dietro il pagamento alla nuova gestione di un lauto compenso. Chi decide chi sì e chi no è Harnwell che evidentemente si sente onnipotente nella cittadella di Trisulti: è lui stesso, infatti, ad autorizzare di fatto le messe senza interpellare – come abbiamo appurato – il vescovo locale, che è l’unica autorità religiosa che abbia il potere di consentire la celebrazione della Messa nella diocesi.

Una conferma di questa prassi tutt’altro che in linea con le disposizioni del diritto canonico la dà anche la responsabile del Centro guide Cicerone, Francesca Casinelli, che, sentita al telefono, ribadisce candidamente: “Chiunque può celebrare la Messa. La chiesa non è stata sconsacrata. Basta richiederlo.” Ma a chi? Se poi si tratta di matrimoni e altre liturgie basta pagare.

La foto mostra sei frati, con la medaglietta della Madonna sul lato sinistro del saio cinerino, che posano sorridenti sulle scale della farmacia della Certosa, insieme a Benjamin Harnwell, un paio di giorni dopo l’arresto per frode e riciclaggio di denaro del suo mentore Bannon, prelevato dalle autorità di polizia sullo yacht del dissidente miliardario cinese Guo Wengui, negli Stati Uniti. Chissà se è lo stesso natante che il teorico del sovranismo in tutte le salse si vantava, ammiccando ai sostenitori confluiti in una sua kermesse, di aver acquistato con i soldi raccolti con una delle sue campagne di fundraising. Era una battuta, ma il comico inglese John Oliver ne ha fatto il cavallo di battaglia di un suo sketch di successo dopo il clamoroso arresto per truffa proprio sull’utilizzazione dei fondi destinati alla costruzione del grande Muro tra Stati Uniti e Messico.

Ma torniamo ai frati che dalla Campania sono arrivati a Trisulti per celebrare Messa grazie alla singolare dispensa concessa da Harnwell? La loro carta di identità rivela un altro aspetto inquietante della vicenda, che sembra offrire sempre nuove sorprese che vanno tutte nel senso di delineare i veri contorni della “manovra” anti papa Francesco (e non solo) di cui si intendono porre le basi nel prestigioso complesso abbaziale.

Si tratta, infatti, di frati fuoriusciti dall’Istituto dei Frati francescani della Immacolata, una congregazione commissariata dal 2013 sulla quale pesano inchieste per scandali finanziari e l’accusa di praticare una scarsa ortodossia cattolica. La storia ha riempito le cronache dei giornali sul tentativo illecito del fondatore, Stefano Manelli, di imporre a tutta la sua famiglia religiosa il rito antico di San Pio V, che la Santa Sede (a norma del motu proprio “Summorum pontificum” di Benedetto XVI) concede solo alle famiglie religiose che sono nate con questa caratteristica. Non si può – suggerisce il documento del papa emerito, che pure viene ora utilizzato come bandiera dai gruppi del conservatorismo cattolico – diventare tradizionalisti in corsa, “à la carte”, magari per ragioni di convenienza; non a caso si parla di un contenzioso che riguarda traffici economici di milioni di euro in denaro e proprietà immobiliari.

Prima del commissariamento – deciso da Bergoglio subito dopo la sua ascesa al soglio pontificio – il cardinale Raymond Leo Burke, amico del fondatore e superiore generale Stefano Manelli, era un assiduo frequentatore dell’Istituto dei frati dove celebrava la Messa con il rito tridentino. Anche l’altro cardinale tradizionalista Walter Bradmuller era solito celebrare la Messa in latino nella comunità dei Frati Francescani dell’Immacolata. Fino a che lo stesso papa Benedetto XVI aveva deciso di inviare un’ispezione. E oltre alla scarsa ortodossia, numerose denunce dall’interno della stessa congregazione hanno fatto saltare il tappo degli scandali finanziari che hanno portato al suo commissariamento da parte dell’attuale pontefice; per Stefano Manelli la “sospensione a divinis” – una sanzione prevista dal canone 1333 del Codice di Diritto Canonico che gli vieta l’esercizio di tutti gli atti relativi al ministero sacerdotale; e alle inchieste su irregolarità amministrative da parte della Procura della Repubblica di Avellino, un’indagine per truffa aggravata e falso ideologico, che portò al sequestro di 30 milioni di euro a due associazioni legate all’istituto, beni, tuttavia, dissequestrati successivamente dalla Cassazione.

Strano destino per la Certosa di Trisulti che, da centro propulsore del monachesimo occidentale, con questa messa “scismatica” celebrata all’insaputa del vescovo e della comunità, viene ridotta a un “doloroso ostello”.

 

da http://www.farodiroma.it/ - 27/08/2020

 

 

 

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Certosa di Trisulti: qualcuno non ha controllato

Certosa di Trisulti: qualcuno non ha controllato. Il commento di Antonia Pasqua Recchia, ex Segretario Generale del Mibact (di P. Rolletta)

Certosa de Trisulti 390 mindi Paola Rolletta - Non si sorprende alla nostra richiesta di intervista, Antonia Pasqua Recchia. Toccata nel vivo da personali ricordi giovanili e dalla intricata vicenda della Certosa di Trisulti, l’architetto Recchia – ciociara di Casalvieri – era Segretario generale del Mibact quando tutto è cominciato.

“Tutti noi ciociari abbiamo un ricordo legato al monastero incastonato nei Monti Ernici”, commenta al telefono la Recchia. Ci scambiamo memorie che hanno segnato l’immaginario della comunità locale, come i liquori dei monaci; l’aquila nella voliera – decise lei stessa di stabilire la sua dimora nell’antico monumento dopo che, ferita, venne curata amorevolmente dai monaci -; i serpenti conservati nella formalina, oltre allo splendido giardino all’italiana di bosso e palme, a ricordare i punti cardinali della Gerusalemme celeste che prese il posto dell’hortus conclusus originario. L’architetto Recchia ricorda come la Certosa sia sempre stato luogo di passeggiata domenicale, per la messa e per la contemplazione della bellezza fino a quando ci sono stati i monaci cistercensi, dell’abbazia di Casamari. Ma la conversazione subito prende altra forma quando arriviamo al ricordo di febbraio 2018, quando, cioè, il Mibact ha dato in concessione la Certosa di Trisulti all’associazione ultracattolica Dignitatis Humanae Institute (DHI). Allora, l’ex Segretario generale mostra tutto il suo rammarico: non immaginava che quel monumento potesse diventare oggetto di attenzione della stampa mondiale per piani eversivi contro la stessa mission del Mibact, da quando cioè, il presidente della DHI, Benjamin Harnwell, braccio italiano di Steve Bannon, ha annunciato ai quattro venti di voler fare nella Certosa un’accademia di sovranismo per la salvezza dell’occidente giudaico-cristiano. A questo punto, Antonia Pasqua Recchia vuole dire la sua versione dei fatti.

“I monaci erano anziani e erano stati richiamati a Casamari”, ci racconta l’ex Segretario generale del Mibact, Antonia Pasqua Recchia. “Ricevevo continue lettere perché volevano lasciare la Certosa. Li ho pregati di resistere almeno un altro anno per fare in modo di trovare le risorse umane e finanziarie per il recupero e la valorizzazione. Abbiamo allocato fondi per alcuni restauri, coinvolto il tessuto imprenditoriale, la Regione Lazio ha contribuito. Certo non era sufficiente per tutti i lavori da fare in Certosa. Si dovevano trovare altre soluzioni, però ci voleva del tempo. Ma l’abate di Casamari, dom Eugenio Romagnuolo, è stato irremovibile”.

“Seguendo la Convezione di Faro (2005) – che l’Italia ha ratificato nel 2013 – il Ministero ha riflettuto sulla possibilità di trovare soluzioni soddisfacenti per almeno alcuni dei numerosi beni che si erano trovati orfani di gestori. Per la maggior parte, monumenti che erano stati dati in concessione dallo Stato italiano a congregazioni religiose. Il Mibact non aveva le risorse umane né economiche per poterli prendere in carico”, ci dice Antonia Recchia. La soluzione trovata è stata la messa a bando di 13 beni, fra cui la Certosa di Trisulti per trovare un nuovo inquilino che si occupasse di attività di tutela, di promozione, di valorizzazione e di conoscenza del patrimonio culturale. A onore del vero, la soluzione trovata è stata un flop, visto che solo due dei 13 beni sono stati in concessione, e uno di questi, la Certosa di Trisulti, è diventata una “patata bollente” per lo stesso Mibact.

“Al bando pubblico, con una base d’asta di 14 mila euro, hanno partecipato solo due associazioni. Non abbiamo ricevuto nessun interesse da parte di associazioni del territorio né da parte di enti locali”, ricorda l’ex Segretario.

Ricordiamo che nonostante ci fosse interesse popolare – vennero organizzate manifestazioni di vario genere, una lettera-petizione al papa e richiesta di incontri con il ministro Franceschini – il Mibact procedette alla stesura del bando, dai tempi brevissimi: tre mesi, a cavallo delle feste di Natale del 2016.

“Ho formato una commissione multidisciplinare che ha svolto il suo lavoro di raccolta della documentazione richiesta dal bando. Soltanto la DHI – che ha offerto 100 mila euro l’anno – ha risposto ai solleciti per l’integrazione dei documenti, divenendo, di fatto, l’unica associazione a partecipare la bando”.

L’architetto Recchia ci tiene a “salvare” la sua commissione che, secondo lei, “non poteva né doveva fare il controllo della veridicità della documentazione” perché – sottolinea – “questo compito spettava alla Direzione Generale dei Musei che ha ricevuto dalla commissione tutta la documentazione a luglio 2017”. La Recchia spiega con un esempio. “Non ha mai fatto una compravendita di una casa? Si firma il compromesso, anche senza la documentazione necessaria, e solo prima della firma dell’atto notarile si procede al controllo della veridicità della documentazione…”

A ben vedere, dopo l’approvazione della graduatoria, che vedeva la DHI aggiudicataria della concessione – intervenuta con decreto del 16.6.2017 a firma dell’Architetto Antonia Pasqua Recchia – il Ministero richiedeva alla DHI la documentazione a comprova dei requisiti dichiarati in fase di partecipazione.

L’ex Segretario generale del Mibact ci tiene molto a prendere le distanze dalle “distrazioni” dell’altra parte del Mibact. Insomma, prima della firma del contratto di concessione, avvenuto il 14 febbraio del 2018, sono passati sei mesi in cui un altro pezzo dell’apparato ministeriale avrebbe dovuto controllare la veridicità della documentazione. “Non ero più in carica, in quel periodo, quindi posso commentare soltanto come cittadino”, afferma la Recchia che è stata richiamata al Mibact da Dario Franceschini con altri incarichi, a titolo gratuito.

Antonia Pasqua Recchia è andata in pensione, per raggiunti limiti di età il 1 ottobre del 2017. Poco prima di lei, è andato in pensione anche Ugo Soragni, che aveva ricoperto l’incarico di Direttore generale dei Musei. Il contratto di concessione è stato firmato da Edith Gabrielli, la direttrice del Polo Museale del Lazio, organo sotto la competenza della Direzione generale dei Musei.

Numerose inchieste giornalistiche hanno denunciato fin da subito le incongruenze e la falsità della documentazione presentata dalla DHI, come la mancanza della personalità giuridica. Ma soprattutto il requisito principe del bando: aver gestito per un quinquennio prima del bando un bene pubblico o privato, aperto al pubblico e di competenza della Sovrintendenza dei Beni Culturali. Al sollecito inviato dalla commissione, la DHI ha presentato il contratto di gestione, a firma dell’abate di Casamari, del piccolo museo di Civita di Collepardo. Ma il museo non è mai esistito. L’abate di Casamari, dom Eugenio Romagnuolo, era stato vicepresidente della DHI, alla data della sua costituzione in Italia nel 2008, e successivamente membro del board dell’associazione. Questo aspetto è stato oggetto di indagini da parte della Procura della Repubblica di Frosinone e sucessivamente di Roma. Di questo dovrà risponderne in tribunale solo Benjamin Harnwell poiché l’abate di Casamari, Eugenio Romagnuolo, è deceduto ad aprile di quest’anno, vittima del Covid.

I legami della DHI con la frangia anti papa Francesco, con i Cardinali Renato Martino, Raymond Burke, Robert Sarah; la presenza di politici come Rocco Buttiglione e Luca Volonté; e soprattutto la presenza del suprematista Steve Bannon – l’ex stratega del presidente americano Donald Trump – hanno fatto marciare migliaia di cittadini e hanno spinto deputati, tra i quali Nicola Fratoianni di LeU, a fare un’interrogazione parlamentare. Ma il Polo Museale del Lazio il 29 di gennaio del 2019 ha firmato il verbale di consegna del bene monumentale della Certosa di Trisulti alla DHI. Nel frattempo, la maggior parte dei soci si sono allontanati dalla DHI, rimanendo solo Benjamin Harnwell e Steve Bannon. Almeno ufficialmente.

Senza il verbale di consegna, ma con solo la firma del contratto di concessione, nella primavera del 2018, la DHI aveva cominciato la sua attività commerciale, vendendo biglietti a 5 euro l’uno, contro anche le chiare disposizioni del bando che prevedeva un costo inferiore.

Il complesso della Certosa di Trisulti è formato dall’edificio per secoli abitato dai monaci e dalla Biblioteca statale, ricca di incunaboli e preziosi libri. A marzo del 2019, il Polo Museale del Lazio, ora Direzione Regionale dei Musei, ha nominato dom Eugenio Romagnuolo, membro della DHI, come conservatore della Biblioteca statale. “Non lo sapevo, non posso commentare”, risponde laconica la Recchia.

“La recente sentenza del Tar di Latina – che ha favorito la presenza della DHI alla Certosa – è opinabile. Il Ministero ha tutto il diritto di decretare l’annullamento della concessione e agire in autotutela, soprattutto alla luce dell’inchiesta della Procura della Repubblica che ha ravvisato il falso da parte della DHI”.

“Oltre a non aver pagato il canone, la DHI non ha fatto nessun restauro e vuole fare del monumento qualcosa che non era previsto dal bando. Vedere la degradazione della Certosa di Trisulti divenuta oggetto di una contesa così brutta, fa male al cuore”, commenta l’ex Segretario generale.

Intanto, in questo ‘gioco’ perverso e in barba alla Convenzione di Faro, i cittadini sono esclusi da ogni decisione sul bene pubblico. Dopo l’emergenza sanitaria, la Certosa rimane chiusa ai pellegrini, non viene celebrata la messa, e i bossi del giardino stanno morendo. Dagli esponenti politici locali arrivano solo laconiche parole di circostanza. Non rimane che confidare nella decisione del Consiglio di Stato per salvare la Certosa, patrimonio di tutti. A fine luglio.

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Storia del caso "Certosa di Trisulti"

Il pasticciaccio della Certosa di Trisulti

stopBannon 390 mindi Paola Rolletta - La Certosa di Trisulti, un presidio monastico di 800 anni, incastonato nei Monti Ernici in Ciociaria, è diventato oggetto di inchieste giornalistiche, denunce, interrogazioni parlamentari e banchi di tribunale da quando i monaci cistercensi l’hanno abbandonata. Patrimonio monumentale di proprietà demaniale dal 1879, la Certosa, insieme ad altri beni dello Stato, è stata messa a bando dal Ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo (Mibact) per essere data in concessione.

La Certosa di Trisulti fu donata ai cistercensi di Casamari nel 1947 e qui fu istituito un centro di spiritualità e di diffusione della tradizione erboristica monastica. All’inizio del processo, erano rimasti solo quattro monaci, anziani e malati, il cui destino era quello di tornare al loro convento d’origine e la Certosa sarebbe tornata sotto la protezione dello Stato. Il languore soffocante dei grandi ordini religiosi medievali sta lasciando un vuoto che è molto difficile da colmare nel patrimonio monumentale sacro e reso di proprietà pubblica.

Per evitare la decadenza e non avere la capacità economica di garantire il mantenimento di questo patrimonio (per lo più consegnato agli ordini religiosi), la concessione dei beni è stata la possibile strategia trovata dallo Stato.

Infatti, con il decreto del 6.10.2015, il Mibact ha disposto la concessione in uso a privati di beni immobiliari del demanio culturale. Le concessioni sono riservate alle associazioni e fondazioni, di cui al libro I del codice civile, dotate di personalità giuridica ed in possesso dei seguenti requisiti:

a) previsione, per legge o per statuto, dello svolgimento di attività di tutela, di promozione, di valorizzazione o di conoscenza dei beni culturali e paesaggistici;

b) documentata esperienza almeno quinquennale nel settore della collaborazione per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale;

c) documentata esperienza nella gestione, nell’ultimo quinquennio antecedente la pubblicazione dell’avviso pubblico, di almeno un immobile culturale, pubblico o privato, con attestazione della soprintendenza territorialmente competente di adeguata manutenzione e apertura alla pubblica fruizione.

L’aggiudicazione in concessione è disposta secondo il criterio dell’offerta economica più vantaggiosa, tenuto conto del progetto di restauro indicante le misure e gli interventi che il proponente si obbliga a realizzare, il preventivo delle spese etc.. Il tutto in base ad un piano economico-finanziario, asseverato da primario istituto creditizio, che dimostri la sostenibilità economico-finanziaria della gestione. Vanno altresì specificati dal proponente, il prezzo dell’eventuale biglietto di ingresso e l’ammontare del canone proposto, rispetto a quello, indicato dal Ministero, costituente la base d’asta.

L’IRREMOVIBILE ABATE

“I monaci erano anziani e erano stati richiamati a Casamari”, ci racconta l’ex Segretario generale del Mibact, Antonia Pasqua Recchia. “Ricevevo continue lettere perché volevano lasciare la Certosa. Li ho pregati di resistere almeno un altro anno per fare in modo di trovare le risorse umane e finanziarie per il recupero e la valorizzazione. Ma l’abate di Casamari, dom Eugenio Romagnuolo, è stato irremovibile”.

La Certosa soffriva di degrado. Anche il bosso dello splendido giardino all’italiana con le palme, a ricordare i punti cardinali della Gerusalemme celeste che prese il posto dell’hortus conclusus originario, si era ammalato. Numerosi cittadini si erano fatti portavoce dell’urgenza di intervento ministeriale, ma senza risposta. Così come rimase senza risposta l’interrogazione parlamentare di Nazzareno Pilozzi (Gruppo Misto) di luglio 2014 che chiedeva al ministro Dario Franceschini di intervenire urgentemente perché la struttura rischiava di subire danni irreparabili. “L’intero complesso nonostante la carenza di politiche volte a sviluppare i flussi turistici ospita annualmente 100.000 turisti da tutto il mondo. La grandiosità del complesso meriterebbe una valorizzazione pianificata e professionale, in concerto con le istituzioni locali”.

ALL’INCANTO, VINCE CHI BARA

Il Mibact, a guida Dario Franceschini, risponde alle istanze includendo la Certosa di Trisulti in un bando pubblico lanciato nell’ottobre del 2016: base d’asta 14 mila euro. I tempi strettissimi per l’invio del progetto spaventano le associazioni locali interessate alle sorti della Certosa. Rispondono solo due associazioni: la Dignitatis Humanae Institute che offre 100 mila euro, e l’Accademia Nazionale delle Arti di Petroro, che, però, non invia la documentazione sollecitata dal Mibact poiché il suo presidente, Massimiliano Muzzi, viene arrestato per frode fiscale nel maggio del 2018.

Il Mibact aveva formato una commissione multidisciplinare per la raccolta e l’analisi della documentazione. La DHI vince la gara proponendo un progetto di restauro per 1,9 milioni di euro distribuiti in 19 anni (100 mila euro l’anno), mantenendo la struttura aperta al pubblico con un biglietto di ingresso da 3 euro. Il piano economico finanziario prevede un costo complessivo di gestione di 403 mila euro all’anno (di questi 100 mila per il canone versato allo Stato e 100 mila per i lavori di restauro) a fronte di un ricavo variabile tra i 425 mila e i 575 mila euro.

A ben vedere, dopo l’approvazione della graduatoria, che vedeva la DHI aggiudicataria della concessione – intervenuta con decreto del 16 giugno del 2017 – il Ministero richiedeva alla DHI la documentazione a comprova dei requisiti dichiarati in fase di partecipazione. Ma qualcuno al Mibact si è “distratto” e non ha controllato la veridicità della documentazione.

Durante il lavoro della commissione, già erano note le critiche contro la DHI che già nel 2015 aveva tentato di “accaparrarsi” la Certosa usando influenze politiche e vaticane. Infatti, la DHI annovera tra i suoi sostenitori/fondatori vari cardinali (tutti appartenenti alla frangia anti papa Bergoglio) come il cardinal Renato Martino e il cardinale Raymond Burke. Tra i membri del board, personaggi politici come Rocco Buttiglione e Luca Volonté, e la foto di Steve Bannon nel website della DHI a sigillare il patto con tutti i membri del board, fra cui anche l’abate di Casamari, dom Eugenio Romagnuolo.

CONTRATTI, VERBALI E DISTRAZIONI

Il 14 febbraio 2018, il Polo Museale del Lazio firma il contratto di concessione per 19 anni con un canone annuo di 100 mila euro con la DHI, con l’impegno di finalizzare com il verbale di consegna entro 30 giorni. Continuano le critiche di numerosi esponenti della società civile che non capiscono come si possa dare in concessione la Certosa ad un’associazione senza i requisiti necessari e addirittura dichiaratamente anti papa Francesco. La DHI, anche senza la finalizzazione del contratto, comincia da subito a fare cassa vendendo i biglietti per la visita a 5 euro, quasi il dopo rispetto alla cifra (3 euro) inserita nel progetto.

Numerose inchieste giornalistiche hanno denunciato fin da subito le incongruenze e la falsità della documentazione presentata dalla DHI. Oltre ad un piano finanziario molto modesto, l’asseverazione bancaria dell’agenzia di Gibilterra della Jyrske Bank, non garantisce neanche l’adeguata capacità finanziaria della DHI. Soprattutto, la mancanza della personalità giuridica e l’altro requisito principe del bando: aver gestito per un quinquennio prima del bando un bene pubblico o privato, aperto al pubblico e di competenza della Sovrintendenza dei Beni Culturali. Al sollecito inviato dalla commissione, la DHI ha presentato il contratto di gestione, a firma dell’abate di Casamari, del piccolo museo di Civita di Collepardo. Ma quel museo non è mai esistito! L’abate di Casamari, dom Eugenio Romagnuolo, aveva ricoperto il ruolo di vicepresidente della DHI, per poi essere membro del board dell’associazione fondamentalista cattolica.

I legami della DHI con la frangia anti papa Francesco; le notizie su finanziamenti occulti della DHI; e soprattutto la presenza di Steve Bannon – l’ex stratega del presidente americano Donald Trump – con i suoi piani eversivi, hanno fatto marciare, il 29 dicembre 2018, migliaia di cittadini e hanno spinto deputati, tra i quali Nicola Fratoianni di LeU, a fare un’interrogazione parlamentare. Ma il Polo Museale del Lazio il 29 di gennaio del 2019 firma il verbale di consegna del bene monumentale della Certosa di Trisulti alla DHI. Tecnicamente, escono definitivamente i monaci cistercensi di Casamari e entra ufficialmente la DHI (che in realtà già faceva affari dentro la Certosa e il Mibact non poteva non saperlo).

LA BIZZARRA NOMINA IN BIBLIOTECA

Il complesso monumentale di Trisulti contempla anche una biblioteca statale con oltre 35.000 libri fra cui preziossimi incunaboli. La biblioteca statale non rientra nella concessione, vi lavorano funzionari del Mibact. Curiosamente, appena dopo la firma del verbale di consegna, il Ministero nomina quale conservatore della Biblioteca statale l’abate di Casamari, dom Eugenio Romagnuolo, membro della DHI, alla quale aveva dato in concessione la Certosa. Quest’ultimo nomina come direttore don Alberto Coratti, sempre dell’abbazia di Casamari. Dopo la morte di Romagnuolo, ad aprile 2020, Coratti ricopre entrambe le cariche.

MARCIA SU TRISULTI

Comunità Solidali, un gruppo di associazioni locali, lancia una petizione per la raccolta di firme contro la concessione alla DHI e le consegna al ministro Alberto Bonisoli (M5s), il quale dichiara la volontà del suo dicastero di vigilare sulla destinazione della Certosa di Trisulti. Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, esprime contrarietà all’insediamento nel complesso di Collepardo di qualsivoglia Accademia o Scuola di formazione sovranista benedetta dal guru americano Steve Bannon.

A questo punto, la Procura regionale della Corte dei Conti del Lazio apre un fascicolo d’indagine per accertare se vi sia stato un danno erariale, oltre che d’immagine, per lo Stato italiano. Anche la Procura della Repubblica di Frosinone dà avvio alle indagini.

Il ministro Bonisoli, dopo aver sentito il parere dell’Avvocatura dello Stato annuncia, il 31 maggio 2019, l’avvio della procedura dell’annullamento della concessione in autotutela poiché la DHI non aveva i requisiti richiesti dal bando. E annuncia anche un’ispezione interna al Ministero.

Il 16 ottobre il ministro Dario Franceschini, tornato al Mibact, finalizza il procedimento con il decreto che annulla la concessione alla DHI che ricorre al Tar di Latina. Intanto continua il degrado della Certosa: crolla il tetto della Foresteria, infiltrazioni ovunque e volano le tegole degli altri edifici del complesso. La concessione prevede i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria del bene, ma la DHI non ha mai speso un centesimo. Il Polo esegue i lavori di riparazione dei tetti e finalizza, nel 2020, i lavori di restauro della Sala del Capitolo, con i denari raccolti tra la cittadinanza con l’Art Bonus (101 mila euro) e un finanziamento della Regione Lazio (100 mila euro), nel 2016.

CHI HA PAURA DI TRISULTI?

Nel frattempo, all’inizio di dicembre la DHI riceve anche un’ordinanza di sfratto per mancato pagamento del canone. Il Tar di Latina, nell’udienza di metà dicembre 2019, dà la sospensiva. Il Mibact ricorre al Consiglio di Stato, il quale rimanda alla decisione del Tar. La DHI rimane alla Certosa anche durante l’emergenza sanitaria. Nel frattempo, dodici associazioni del territorio decidono di intervenire ad opponendum nel procedimento ma, a maggio 2020, il Tar le esclude e pronuncia una sentenza a favore della DHI – che nel frattempo ha pagato in extremis il canone del 2019 – poiché il Mibact, secondo il Tar, è intervenuto a seguito di una resipiscenza giudicata tardiva e immotivata.

E mentre il Mibact decide di ricorrere al Consiglio di Stato, Benjamin Harnwell, il presidente della DHI, riceve l’avviso di fine indagini preliminari: la Procura della Repubblica di Roma lo accusa di falso e turbativa d’asta.

La Certosa di Trisulti è diventata un simbolo e merita un’operazione verità, da attuarsi al più presto. Non tanto per esprimere giudizi o censire i “buoni” e i “cattivi”, quanto piuttosto per chiarire la politica culturale del nostro bellissimo Paese.

 

Certosa di Trisulti

Fotografie di Paola Rolletta
 
 Pubblicato su http://www.emergenzacultura.org

 

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La Certosa di Trisulti vista dalla stampa europea grazie a Paola Rolletta

Rilanciata in Europa l'inchiesta di Paola Rolletta, direttrice di forodiroma.it. Articolo di Gina Marques da Rádio França Internacional – RFI in lingua spagnola che riferisce anche una conversazione con Benjamin Harnwell.

Certosa de Trisulti 390 minTrasforma il monastero medievale di Trisulti, in Italia, in una scuola di addestramento per politici dell'estrema destra giudeo-cristiana. Il piano del conservatore Steve Bannon, mentore della campagna presidenziale di Donald Trump, va avanti, ma non senza ostacoli. Recentemente, il tribunale amministrativo regionale ha stabilito che il monastero può rimanere sotto la direzione del Dignitatis Humanae Institute (DHI), fondato dal britannico Benjamin Harnwell, braccio destro dello stratega americano. La battaglia legale, tuttavia, non è ancora vinta.
In cambio, il Ministero della Cultura farà appello al Consiglio di Stato, per ritirare la concessione del monumento degli ultranazionalisti. E il magistrato italiano Carlo Villani indaga su DHI per sospetta frode e documenti falsi presentati per ottenere la gestione del monastero per 19 anni.  (clicca sulla foto a sinistra per ingrandirla)

A parte questa vicenda, (qualche nota, ndr) staccandosi dai tradizionalisti cattolici, Bannon ora intende allearsi con gli evangelici.
(lo aiuta e collabora ndr) Un uomo inglese di 44 anni, Benjamin Harnwell che ha vissuto da solo per due anni nel monastero situato a 130 chilometri a sud di Roma, e costruito nel 1204 per essere un angolo di paradiso sulla Terra. Gli unici a farti compagnia sono i gatti Lazzaro e Filomena. Di recente ha iniziato a portare i capelli lunghi fino alle spalle, oltre a farsi crescere i baffi e la barba da moschettiere.
La sua camera sobria, alla fine di un lungo corridoio, ospitava un abate. Dalle finestre si può contemplare lo splendido paesaggio e le montagne del sud Lazio. Un'atmosfera tranquilla, interrotta solo dal canto degli uccelli e dal suono delle campane. Sui tavoli e altri mobili, centinaia di lettere in greco divise in pile.
«Sto studiando il greco alessandrino per leggere l'originale del Nuovo Testamento. Ci sono più di 5.000 nuove parole e quest'anno ne ho imparate solo 1.000», afferma.

Nonostante una connessione Internet molto dubbia, Harnwell garantisce di parlare ogni giorno allo stratega americano: “Sono il rappresentante di Steve Bannon in Italia. È l'uomo più intelligente, intuitivo e geniale che ho trovato in politica ”, afferma.
La storia di questo enigmatico britannico coinvolge connessioni con politici e importanti leader della Chiesa cattolica che sono contro Papa Francesco.

L'Istituto per la dignità umana.

Benjamin Harnwell ha fondato il Dignitatis Humanae Institute nel 2008. L'Istituto per la dignità umana è stato presto raggiunto dai tradizionalisti vaticani, come il cardinale Raymond Burke, leader dell'attuale opposizione a papa Francesco, e un legame tra la destra religiosa americana e la Santa Sede. DHI ha già avuto un presidente onorario Il cardinale Renato Martino, accusato a Washington dal primo nunzio Carlo Maria Viganò di appartenne alla corrente omosessuale della Chiesa.
Steve Bannon ha incontrato Beinjamin Harnwell nel 2014 a Città del Vaticano. Lo stratega americano trovò la persona ideale per i suoi piani negli inglesi. Harnwell, da parte sua, ha anche esperienza in politica. È stato consigliere di un parlamentare e un lobbista per anni a Londra e Bruxelles.

«Ci siamo incontrati perché un amico comune ha affermato che Steve era alla ricerca di un cardinale nella curia romana. Rimarrebbe a Roma solo per un giorno, e in sole 24 ore, avrebbe voluto incontrare il cardinale, che, poiché ricopriva una posizione importante, era molto impegnato. Sono riuscito a riunire Steve e il cardinale. E da lì siamo diventati amici», ricorda.
Bannon e Harnwell decisero quindi di trasformare l'Istituto per la dignità umana in un'accademia giudeo-cristiana per la formazione di politici populisti di estrema destra. Grazie ai contatti britannici in Vaticano, iniziarono ad occupare il monastero certosino di Trisulti, a 6 chilometri dalla cittadina di Collepardo.
Poiché il monastero doveva essere restaurato, il Ministero della Cultura emise un avviso pubblico per finanziamenti privati. Nonostante l'immenso patrimonio culturale e artistico, le casse pubbliche italiane non dispongono di risorse per preservare i loro monumenti.

Il DHI presentò al comitato ministeriale una serie di documenti, oltre alle lettere di raccomandazione dei vescovi locali. Nel febbraio 2018, il Ministero della Cultura ha approvato la concessione del monastero di Trisulti all'Institute for Human Dignity per 19 anni per un importo modesto di € 101 mila all'anno, circa $ 600 mila all'anno. All’epoca, il Ministro della Cultura era Dario Franceschini, del Partito Democratico di centrosinistra. Ma il monumento è stato ufficialmente consegnato all'istituto solo un anno dopo, precisamente il 29 gennaio 2019.

La notizia dell'autorizzazione del governo italiano a ospitare l'accademia per la formazione di politici estremi in quella Certosa si diffuse in tutto il mondo. La società civile ha protestato.
Steve Bannon era a Trisulti un mese dopo la consegna ufficiale del monumento al DHI. In quell'occasione, a marzo 2019, poco prima delle elezioni europee, lo stratega americano ha anche visitato Roma, per esprimere pubblicamente il suo sostegno all'estrema destra europea.
"Penso che Salvini e Bolsonaro siano i due più grandi politici al mondo", ha detto Bannon durante una conferenza stampa presso l'associazione dei giornalisti stranieri.

Frodi sospette

La giornalista italiana Paola Rolletta ha indagato sin dall'inizio sulla concessione del monastero Trisulti al DHI.

«È stato lanciato un annuncio. Hanno partecipato solo due organizzazioni, una delle quali era un'organizzazione ortodossa, ma il presidente, direttore dell'associazione, è stato arrestato per frode fiscale. Pertanto, l'unica associazione rimasta in competizione era l'Istituto Dignitatis Hunanae, che è un'associazione cattolica ultra-tradizionale», sottolinea.

Secondo voi, l'Istituto per la dignità umana non aveva requisiti per partecipare al concorso?

«L'annuncio aveva requisiti molto specifici, come la dimostrazione della gestione di un bene pubblico o privato negli ultimi cinque anni. Il Dignitatis Humane Institute ha presentato l'uso del Vangelo come uno dei requisiti. Ovviamente il proselitismo o la catechizzazione non sono la gestione di un bene pubblico o privato. Quindi DHI ha presentato una lettera dell'abate di Casamari, Eugenio Romagnuolo, che era membro del Trust Dignitatis Humane Institute, in cui Casamari gestiva il piccolo museo di San Nicola, ovvero un edificio completamente in rovina, dove non c'è mai stato e non ci sarà mai un museo. Pertanto, hanno dichiarato il falso», afferma il giornalista.
La rottura con i tradizionalisti cattolici Nel giugno 2019, Steve Bannon ha perso il sostegno di uno dei principali tradizionalisti della curia romana, il cardinale americano Raymund Burke.
La ragione della pausa è stata l'intenzione di Bannon di adattare al cinema un libro del giornalista francese Frédéric Martel. Tradotta in portoghese come "In the Vatican's Closet", la pubblicazione parla di omosessualità e potere nella Santa Sede.

“Posso capire perché il cardinale fosse arrabbiato con Steve Bannon. Ma non ho capito perché rompere con DHI. Il progetto (per il film) era di Steve, che era già regista e produttore prima di incontrarmi. Non è un progetto DHI ”.
L'ordine di sfratto
Nell'ottobre 2019, il Ministero della Cultura ha annullato la decisione e ha annullato la concessione del monastero di Trisulti all'Institute for Human Dignity, anche inviando un ordine di sfratto. DHI ha fatto appello al Tribunale amministrativo regionale, che si è pronunciato a favore dell'istituto il 13 maggio. Harnwell, ovviamente, afferma di essere soddisfatto della decisione del tribunale.

«Dall'inizio di questo processo, DHI ha affrontato azioni illegittime e motivate politicamente dal Ministero, che erano basate su una serie di argomenti inventati volti a placare la potente sinistra politica italiana», commenta il britannico.
Sottolinea che «DHI è lieto di annunciare con grande gioia che la registrazione è ora aperta,
dal 1° giugno alla tanto attesa Accademia Giudeo-Cristiana dell'Occidente. Per ora, i corsi saranno online, gestiti e erogati direttamente negli Stati Uniti.»

«Steve ha detto che siamo rimasti fedeli al monastero, alla comunità e all'Italia durante questa pandemia, quando sarebbe stato facile lasciare il Paese. Ora stiamo lanciando il programma di apprendimento e formazione che renderà il mondo più prospero, più sicuro e più sano per tutti», aggiunge.

La relazione con gli evangelici
Nonostante la rottura con i tradizionalisti cattolici, Harnwell afferma di ammirare molto il cardinale Raymond Burke. Alla domanda su cosa pensa delle chiese evangeliche in Brasile,
lui risponde: «Penso che gli evangelici apportino un enorme contributo positivo alla vita pubblica in Brasile, così come negli Stati Uniti. Sfortunatamente, la Chiesa cattolica ha perso molti credenti in America Latina per la sua insistenza nel seguire una politica radicale di sinistra nota come "teologia della liberazione".
Più la Chiesa cattolica abbraccia la politica di sinistra, più i fedeli vanno altrove. Penso che in Brasile questo movimento sia brutto per la Chiesa cattolica, ma bello per gli evangelici forti nella fede e, quindi, anche per la vita del Paese». Secondo lui, l'accademia accoglierà gli evangelici brasiliani nei loro corsi a braccia aperte.

L'ammirazione per Bolsonaro

Harnwell afferma di ammirare il presidente Jair Bolsonaro.
«La campagna di Bolsonaro mi ha colpito, il modo in cui ha suscitato l'interesse della gente, un po’ cinico in politica. Ovviamente, questo momento di coronavirus è stato difficile per tutti, specialmente per il Brasile, dove non è possibile curare le persone con difficoltà respiratorie. Il comportamento del presidente era l'unico possibile: "Andiamo avanti!" Non chiudiamo il paese perché non c'è modo. L'unico modo sarebbe quello di ridurre il numero di persone infette per poterle curare negli ospedali. Poiché questa possibilità non esiste, poiché il sistema sanitario non è in grado di servire una popolazione così numerosa, il presidente Bolsonaro ha dichiarato: "Andiamo avanti!"».

Alla domanda sul pericolo mortale a cui Bolsonaro espone la popolazione, non rispettando il parto, gli inglesi rispondono: «Bolsonaro ha affermato che le persone sono forti e in grado di affrontare il problema.
È in grado di andare avanti con coraggio. Penso che il presidente non avrebbe potuto fare nient'altro.»

 

Come gira in Europa e nel Mondo la vicenda della Certosa di Trisulti
https://amp.rfi.fr/br/europa/20200605-mosteiro-de-trisulti-um-possível-endereço-para-a-extrema-direita-americana-na-itália
dal sito di Rádio França Internacional – RFI in lingua spagnola

 

 

 

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