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Da Cgil, Cisl, Uil: Revocare la privatizzazione del servizio sanitario nelle carceri

  • Pubblicato in Sanità

Oggetto richiesta Sindacati a Macchitella 350 minIeri, 12 ottobre 2017, è stato postato sulla pagina FB di Angelino Loffredi un comunicato dei sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil a firma di Coscia, Palazzo e Pandolfi riguardante la privatizzazione del servizio sanitario nelle carceri. E' una presa di posizione forte e importante nei confronti del Commissario Straordinario dell'ASL di Frosinone, dottor Luigi Macchitella.
Riportiamo il documento sindacale e a seguire un commento di Angelino Loffredi autore di un articolo su questa materia apparso su UNOeTRE.it e sul quotidiano L'Inchiesta. Oggetto richiesta Sindacati a Macchitella
Scrive Loffredi «Sul sito unoetre.it, sabato 30 settembre scorso, avevo evidenziato una determina della ASL di Frosinone, predisposta alla fine di agosto dal Commissario straordinario, attraverso la quale l’assistenza sanitaria nell’interno degli istituti di pena di Frosinone, Cassino e Paliano passava dal servizio pubblico a quello privato. Come si può leggere cliccando sul link www.unoetre.it/notizie/sanita/item/5036-ares-118-e-altri-servizi-privatizzati-che-scenari-si-aprono.html

Per la gara erano (sono) previste 1milione e 200mila euro. Conoscendo situazioni simili e ritenendole negative mi permettevo di criticare la scelta prevedendo la riduzione della qualità del servizio nei confronti dei pazienti, l’ inasprimento delle forme di sfruttamento dei dipendenti e successivi aumenti costi.

Con grande soddisfazione mi accorgo che CGIL, CISL, UIL hanno fatto meglio di quanto potessi fare io: una rigorosa analisi dei costi, dimostrando così che non ci sarà una speculazione nel futuro, ma che già ora esiste un tentativo di far lievitare un prezzo che si aggira attorno ad 1 milione di euro. Ecco perché ritengo sia giusta la richiesta di fermare la gara!
La salutare presa di posizione delle organizzazioni sindacali dimostra che le osservazioni critiche e, più in generale la lotta, pagano sempre e in particolar modo spingono a chiedere il rifiuto del privato e la richiesta di un impegno a far funzionare il comparto pubblico.

 

Sanità nelle carceri

 
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Dopo il Primo Maggio 2016

cgil cisl uil Fr 350 260di Donato Galeone - Tornavo ieri da Isola del Liri a Roma dai miei figli, con mia moglie, dopo aver ascoltato i discorsi in Piazza Boncompagni e, per radio, anche gli appelli dei Segretari CGIL-CISL-UIL a Genova, preceduti dall'autorevole intervento per la Festa del Lavoro del Capo dello Stato che ha definito – responsabilmente - “moderata le crescita della occupazione” e dichiarato “che non possiamo accontentarci di numeri ancora limitati, e un Paese che non riesce a includere i giovani, anzi, li esclude o li inserisce nel mondo del lavoro in modo precario, si condanna da solo”.

Avevo incontrato e salutato gli amici e compagni di lotta sindacale, ora anziani, che dal 1970, con CGIL-CISL-UIL provinciale e laziale manifestiamo ricordi e condividiamo impegni futuri per dare dignità e valore al lavoro che - ancora - coinvolge migliaia di lavoratori, giovani e meno giovani, nella persistente crisi dell'economia, con fabbriche chiuse, anche nel basso Lazio e nella provincia di Frosinone, bloccata nel declino e in assenza di ogni minimale proposta, credibile e sostenibile, per un vero rilancio di sviluppo territoriale, con investimenti privati e pubblici e conseguenti posti di lavoro.

Un basso Lazio fuori da ogni intervento di sostegno

Un basso Lazio - si osservava e osservavo - fuori, peraltro, da ogni intervento di sostegno dello Stato nei “Patti per il Sud” in quanto non più area regionale del Mezzogiorno, come lo fu nel secolo scorso, considerato che, tutto il Lazio, non è Sud e con Roma è Italia centrale e non Sud-Italia, ma nei fatti, la “politica per la ripresa e l'occupazione sono fallimentari nella provincia di Frosinone e nel Lazio” così come aveva sottolineato e detto il Segretario Regionale UIL durante la manifestazione di CGIL-CISL-UIL nella piazza di Isola del Liri,

Ed ecco, allora, la necessità di organizzare una doverosa e partecipata riscossa sindacale promossa da CGIL-CISL-UIL che è testimoniata anche dalla numerosa presenza dei Sindaci alla manifestazione del Primo Maggio a Isola del Liri per evidenziare - insieme - la enorme responsabilità e il ruolo nuovo e propositivo che deve assumere la Regione Lazio verso l'area del basso Lazio.
Un area che appare grigia o di nessuno perché non più incentivata nell'ambito della ripresa economica dallo Stato pur rientrante in proclamati “Accordi di Programma o contratti di sviluppo area Frosinone-Anagni Fiuggi” o nella annunciata programmazione regionale e non solo nel comparto agricolo e le attività connesse del Piano di Sviluppo Rurale (PSR 2014-2020).

E' assente ogni “politica di ripresa e della occupazione”

E' fallimentare quanto assente la “politica di ripresa e della occupazione” perché sono assenti risposte chiare e vere alle diffuse crisi aziendali e su cosa fare con fabbriche chiuse verso un possibile rilancio o recupero produttivo tramite anche una estesa riappropriazione dei siti dismessi da parte del Consorzio di Sviluppo Industriale, come recentemente ha operato con l'ex Videocon di Anagni, d'intesa con al Regione Lazio, per un attento ed equilibrato sviluppo territoriale
Azioni politiche e pratiche, nel basso Lazio, di recupero e di rilancio produttivo per rendere disponibili aree attrezzate da assegnare a capaci imprenditori nel produrre beni diretti, indotti e servizi, nella previsione della già presente quarta rivoluzione industriale, con l'informatica e le comunicazioni, valorizzando - centralmente ed essenzialmente - il lavoro professionalizzato contrattato e partecipato.
Quindi - a mio avviso - i percorsi del dopo primo maggio 2016, sono e saranno tutte quelle iniziative propositive - verso Regione Lazio - che assumeranno CGIL-CISL-UIL - da sostenere - nella guida solidale delle migliaia di lavoratori disoccupati e liberamente organizzati anche in comitati locali con i loro Sindaci (vertenza lavoro frusinate) e con l'Amministrazione Provinciale, nell'ambito sia del rilanciato “Comitato per il Lavoro e lo Sviluppo” e sia nel contesto operativo e decisionale del “Consorzio ASI” per la reindustrializzazione e il lavoro (dg).

Roma, 2 maggio 2016

 
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Alla vigilia del Primo maggio 2016

1maggio15 isolaliri 350 260Donato Galeone* - Ricevo e leggo due comunicazioni per il 1° maggio 2016 che si festeggerà a Isola del Liri col segno di” PIU' VALORE AL LAVORO”. Sia la prima della CGIL-CISL-UIL che la seconda comunicazione della CISL annunciano il “programma” della manifestazione e invitano a partecipare.

La CISL integra e comunica a tutta l'Organizzazione Sindacale - dalla dirigenza nazionale e regionale ai rappresentanti nei luoghi di lavoro - le articolate iniziative programmate che si svolgeranno con il “corteo” inizio dalle ore 9.00 e dalle ore 17.00 con il “concertone” che durerà fino a tarda notte.

E il Segretario della CISL, Pietro Maceroni - aggiunge nella seconda comunicazione - entrando nel merito della crisi economica che sta privando le persone di una vita dignitosa che “ più valore al lavoro non deve essere uno slogan ma un obiettivo da raggiungere, per continuare a credere nel valore del 1° maggio, per avere fiducia e impegnarsi ogni giorno in una Provincia che deve continuare a dare futuro alle persone”.

Penso subito che è interessante richiamare in questo primo maggio 2016 - quale messaggio universale - l'affermazione dell'operaio e prete Giovanni Paolo II che, a 100 anni della Rerum Novarum, scriveva che: “ il lavoro è la dimensione fondamentale dell'uomo sulla terra e come tale esprime la sua stessa essenza”.

I valori del lavoro

Se è o dovrebbe essere questo il significato umano del lavoro, quale fulcro della vita di ogni essere umano, sia per se stesso che per la società in cui vive, sappiamo anche che avere un lavoro è indispensabile per la vita e la sopravvivenza della persona giorno dopo giorno. E i giovani che quasi da due generazioni non trovano un regolare lavoro subiscono emarginazioni che sono gravissime per la loro personalità e per la loro partecipazione sociale attiva mentre le persone che perdono il lavoro provano sentimenti simili del lutto famigliare per la perdita di una persona cara.

E' dimostrato, non da oggi, che la disoccupazione incide notevolmente sullo stato di salute delle persone e favorisce o aggrava l'insorgere di disturbi di vario genere che sono non solo costosi per la società ma spingono - se non affrontati subito e concretamente - verso un circolo vizioso di isolamento e perdita di speranza che, peraltro, privata di un “reddito minimo di inclusione sociale ” quella persona si sente collocata al punto più basso della scala sociale e nella comunità in cui vive.

Ed ecco interessante anche il sostegno dei Vescovi italiani col recente appello CEI per il 1°maggio 2016 sulla “necessità di uno strumento di contrasto alla povertà che poggi su basi universalistiche e supporti le persone che hanno perso il lavoro, sopratutto gli adulti tra i 40 e 60 anni che non riescono a trovare una ricollocazione”.

Questi richiami di circostanza alla vigilia del 1° maggio 2016 non sono una novità ma dovrebbero indurci a riflettere - a mio avviso - sul come, negli ultimi decenni, il “LAVORO” è apparso più quale “mezzo di sopravvivenza” o come “costo” e non come “diritto o dovere” di una repubblica italiana fondata sul lavoro.

Si continua a dire e si ritiene - nel XXI secolo - che la “centralità” nel mondo industrializzato e globalizzato non è più il “LAVORO” ma il “mercato, il denaro e l'organizzazione tecnologicamente avanzata dell'impresa” - in quanto - il lavoro industrializzato richiede, comunque, un capitale e il denaro sia per acquistare sul mercato i mezzi di produzione e le materie prime e sia .- quale ricavo in denaro su altro mercato - per la vendita delle merci trasformate nel processo produttivo organizzato nella fabbrica entro cui entrava, già nel 1865 ed entra anche oggi, la “merce lavoro” pur in presenza - negli ultimi 150 anni - delle nuove forme di lavoro acquisite non più chiamate “forza lavoro” ma ”risorse umane” in “flessibilità e precarietà” o in “lavoro flessibile e precario” e col Jobs Act a “tutele crescenti”.

Queste nuove forme di lavoro nei piani di investimento produttivo sono e saranno sempre più variabili dipendenti delle “tecnologie produttive” e il lavoro rappresenta e sarà valutato un rozzo “costo” quale componente del conto economico d'impresa.

Costo umano indifferenziato di oggetto che è un qualcosa da limitare o ridurre in “disoccupazione tecnologica” che non è stato neppure una novità di cambiamento già avvenuto nella terza industrializzazione moderna e fino alla metà del secolo scorso.

“Quarta rivoluzione industriale”. Quali conseguenze?

E' la previsione di una “quarta rivoluzione industriale” dalle possibili conseguenze future del lavoro che potrebbero derivare dalla più estesa applicazione ai processi produttivi delle nuove tecnologie informatiche e delle comunicazioni con il lavoro e la sua natura che subirebbero un cambiamento epocale come già avvenuto in altre fasi storiche: dalla fine del lavoro schiavistico e servile al drastico lavoro e alla fatica ridotta, con la meccanizzazione, in agricoltura e nell'artigianato.

E sembra già avviato il passaggio - dalla terza alla quarta rivoluzione del lavoro salariato - nei comparti manifatturieri e nei servizi, nonché, del lavoro professionale retribuito in un ampio settore del sapere, da rappresentare sindacalmente e contrattare, nel suo giusto “valore” e nelle diverse forme ed articolazioni – perchè – essendo “lavoro di persone” è anche ricchezza per la società, non può e non deve ridursi, meccanicamente e unicamente, a profittevole costo nel conto economico dell'impresa produttiva di beni e servizi.
Ed ecco giunto l'autorevole appello di Papa Francesco all'ultimo meeting annuale dei leaders mondiali riuniti a Davos (Svizzera) dal tema su come “padroneggiare la quarta rivoluzione industriale”. Papa Francesco così scrive nel suo messaggio: “gli effetti della robotica e delle innovazioni scientifiche non conducano alla distruzione della persona umana a essere rimpiazzata da una macchina senz'anima o alla trasformazione del nostro pianeta in un giardino vuoto per il diletto di pochi scelti ma è l'essere umano che deve guidare lo sviluppo tecnologico, senza lasciarsi dominare da esso. La tecnologia serva a sviluppo, lavoro e natura”.
Si tratta, quindi, con il 1° maggio 2016 a Isola del Liri di esaltare ed elevare a dignità il “valore personale del lavoro” e, insieme, del lavoro differenziato, specializzato e organizzato anche nella forma cooperativistica che è la tipologia di valore che la nostra costituzione repubblicana riconosce quale grande “capitale sociale” oltre che economico che può esprimersi nel lavoro.
Appare evidente - a mio avviso - ma va ribadito anche in questo 1° maggio 2016 che le organizzazioni sindacali della CGIL-CISL-UIL nell'essere già rappresentanza unitaria per dare “PIU' VALORE AL LAVORO” con la contrattazione delle condizioni di lavoro presenti e future degli occupati sono, per loro stessa natura e finalità, altrettanto solidali nella guida delle migliaia di lavoratori disoccupati e liberamente organizzati anche in comitati locali, con i propri Sindaci e Presidenza dell'Amministrazione Provinciale, già riconosciuti e rappresentati nel rilanciato Comitato per il Lavoro e lo Sviluppo Economico e, per la reindustrializzazione annunciata, mediante il Consorzio per l'Area Industriale della Provincia di Frosinone.
(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Roma 23 aprile 2016

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Altolà Renzi! Occupati della Crescita lascia stare i sindacati

cgil cisl uil 350 260Donato Galeone* - Meno di un mese fa pensavo e sostenevo scrivendo su questo stesso giornale che gli Accordi Interconfederali CGIL-CISL-UIL e Confindustria, dal 28 giugno 2011 al Testo Unico del 10 gennaio 2014, erano stati molto attesi - nell'attuazione - dai lavoratori per favorire la definizione delle "RAPPRESENTANZE SINDACALI" di tutti i Sindacati presenti nei luoghi di lavoro da certificare e validare (presso l'INPS) nei loro livelli di rappresentanza associativa per accedere negoziare il "lavoro contrattato e partecipato" dal livello nazionale a quello aziendale e territoriale.

Ed ecco che oggi, 16 marzo 2015 e dopo un anno di attesa, è stato firmato l'accordo-convenzione tra l'INPS e CGIL-CISL-UIL-Confindustria, di durata triennale, ai fini della certificazione della rappresentanza delle Organizzazioni Sindacali e con riferimento a quanto stabilito dagli Accordi Interconfedrali dal 28 giugno 2011 al Testo Unico del 10 gennaio 2014.

Il Presideente dell'INPS Prof. Tito Boeri subito dopo la sottoscrzione dell'accordo-convenzione ha dichiarato che si tratta di "un passo molto importante per assicurare stabilità al sistema delle relazioni industriali e va a colmare un vuoto lasciato sull'articolo 39 della Costituzione".

E sulla "urgenza" come ha dichiarato in questi giorni anche il Presidente Renzi che il Governo debba presentare una proposta di legge sulle "Rappresentanze Sindacali" lo stesso Presidente delll'INPS Prof. Boeri ha ripetuto e osservato ragionevolmente che "è importante che il nostro Paese colmi il vuoto sulla seconda parte dell'articolo 39 della Costituzione ma se le parti sociali sono in grado di farlo e di autoregolamentarsi non credo sia necessario un intervento legislativo".

Il Segretario Generale della CISL, Annamaria Furlan – presente in conferenza stampa INPS e condividendo le dichiarazioni e le osservazioni di Boeri sulle capacità delle parti sociali di autoregolamentarsi con relazioni industriali – ha dato subito un "altolà" di merito nel rispetto degli accordi tra parti sociali e, respingendo le altre annunciate legislazioni di Governo, ha dichiarato che: Renzi, come Presidente del Consiglio, farebbe neglio a guardare dove c'è più urgenza di riformare e si occupi della crescita".

Anche il Segretario Generale della UIL, Carmelo Barbagallo ha osservato che "non c'è esigenza di una legge e che l'intervento legislativo va sempre evitato nei rapporti tra le parti sociali" e ha aggiunto che "non vogliamo riforme annunciate sui giornali, senza testi e senza confronti".

Così come la CGIL e il suo Segretario Generale Susanna Camusso – sottoscrittrice degli Accordi Interconfederali dal giugno 2011 al gennaio 2014 - ha riconfermato che debba essere raccolto quanto già concordato con l'associazione degli imprenditori (Confindustria) pur riaffermando di essere più favorevole - come lo è sempre stata la CGIL - alla legge perchè ha osservato che come tutti sappiamo "la legge dà valore e uniformità alla contrattazione ed effetti erga omnes ai contratti sottoscriti".

A mio avviso appare comprensibile la osservazione CGIL sia per il confronto aperto al suo interno e sia per la posizione assunta anche dal soggetto politico Fiom - che è degna di rispetto ma non condivisibile per l'azione sistemica di un sindacato di lavoratori che decide di autoescludersi dalla firma di contratti collettivi perchè - sappiamo - che non sempre possono essere ottimamente soddisfacenti, compresi gli accordi con la multinazionale ex Fiat-FCA che coinvolge anche il territorio della nostra Provincia.

E sappiamo che il Sindacato contratta sempre e ogni accordo sindacale spesso anche parziale rispetto a piattaforme iniziali deve essere, comunque, verificato e ottimizzato nella sua gestione quanto direttamente partecipato dalle RSU ( Rappresentanze Sindacali Unitarie) tanto compensato in rapporto ai risultati produttivi conseguibili con adeguata sicurezza e salvaguardia della salute nei turni di lavoro.

Tuttavia è stato correttamente osservato, non da oggi, che la rappresentatività derivante dagli Accordi Interconfederali sottoscritti da giugno 2011 al gennaio 2014 "non è universale ma è limitata" dalle associazioni dei lavoratori della CGIL-CISL-UIL alle associazioni degli imprenditori (Confindustria) e impegneranno - non certo - tutte quelle imprese fuori dalla Confindustria come lo è anche la multinazionale ex Fiat-FCA e molte altre piccole e medie imprese italiane che occupano almeno il 50% di lavoratori che non sono associati alle tre più rappresentative organizzazioni nazionali della CGIL-CISL-UIL.

Da queste osservazioni, considerazioni e dichiarazioni richiamate mi pare essenziale concludere che Sindacati, Confindustria e Palazzo Chigi - da subito devono approfondire e definire - incontrandosi e non parlarsi a distanza, nell'attesa che l'INPS - nei prossimi mesi come già impegnata dall'accordo-convezione di oggi 16 marzo 2015 - dovrà rendere pubblici le adesioni dei lavoratori ai Sindacati aderenti a CGIL-CISL-UIL adesioni che, poi, andranno a ponderarsi con i risulati di voto di Organizzazione Sindacale che le RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie) otterranno nel luoghi di lavoro come già avviene nell'impiego pubblico.

*Donato Galeone – ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale Cisl Lazio
Roma, 16 marzo 2015

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Cassino non sarà un'altra Pomigliano

fiat cassino piedimonte sgda edicolaciociara.it, di ignaziomazzoli 9 ott 2010 - Aquino. E' stata un importante centro dei Volsci e poi città romana posta sulla via Latina. Oltre che di San Tommaso è patria di Decimo Giunio Giovenale poeta satirico romano, di Pescennio Negro governatore della Siria e Imperatore d'Oriente nel 193 e di Rinaldo d'Aquino poeta della "Scuola Siciliana".
Venerdì 8 ottobre ore 17,30. La sala del consiglio comunale di questa cittadina di così lontane tradizioni ha tenuto a battesimo la prima iniziativa esterna della Associazione PerAlternativadicentrosinistra, che ha voluto affrontare il tema dei contratti dei lavoratori dopo il prendere o lasciare che la Fiat ha imposto nello stabilimento di Pomigliano in Campania.
L'iniziativa si è avviata dopo una importante riunione di operai Fiat dello stabilimento di Piedimonte S. Germano, iscritti alla Fiom. C'è da dire che molti altri, già fuori, aspettavano per seguire la riunione dell'Associazione e questo ha dato subito il segno che la scelta del tema per questa iniziativa era stato azzeccato e rivestiva interesse.
Si è entrati subito nel vivo attraverso gli interventi di Enrico Ceccotti che per il dipartimento economico del Pd segue le aree di crisi, e in particolar modo dopo che ha preso la parola il segretario nazionale della Fiom Enzo Masini che ha ripercorso le tappe e le amarezze della vicenda di Pomigliano e la lacerazione fra sindacati che ne è seguita. Importante il suo dire che ancora una volta ha messo in luce come troppo si sia mistificata la posizione del sindacato da lui rapprersentato. La Fiom in tutti i contratti che ha firmato in questi anni mai si è tirata indietro rispetto ai sacrifici di orario e di retribuzione per affrontare la crisi, ma sempre è stata irremovibile rispetto ai diritti costituzionali e quindi sindacali dei lavoratori. Tutti gli interventi che sono seguiti si sono misurati con questi temi.
E mentre oggi Cisl e Uil, senza Cgil, hanno manifestato a Roma in piazza del Popolo per un fisco giusto, per «meno tasse e più lavoro» su cui c'è l'accordo di tutti e che per questo obiettivo i tre sindacati all'inizio avevano lavorato insieme. Alla domanda "perché arrivare divisi?" Bonanni ha risposto "Perché in questi ultimi mesi ci siamo allontanati così tanto, che credo sia meglio per tutti arrivare a una piazza tutta nostra con richieste tutte nostre".
Ad Aquino invece ieri sera Fiom, Fim e Uilm erano tutte insieme e c'è da dire che tutte hanno compiuto uno sforzo di dialogo.
"Cassino non sarà un'altra Pomigliano". Questa importante affermazione è stata di Mario Spicola della Fim-Cisl ed è stata molto apprezzata da tutti. Certo a nessuno sfugge che in un momento in cui si tenta di cancellare definitivamente un contratto nazionale di riferimento potrebbe essere una battufa facile da pronunciare e fors'anche scontata come Francesco Giangrande della Uilm non ha tardato a rammentare, ma lo spirito con cui l'impegno è stato dichiarato beneficiava del contesto di un clima che ha costantemente evocato come la sopravvivenza della Fiat di Cassino sia frutto di una duratura unità sindacale. Ed in questo quadro che il sindacalista della Uil ha rivolto un apprezzamento all'iniziativa che si stava svolgendo perchè a suo dire c'era particolarmente bisogno di una sede dove rappresentare liberamente e a tutti, non solo operai, le ragioni di scelte e decisioni prese.
Nelle conosciute diversità una nota è stata chiara e martellante. Quella di dubitare della Fiat, dei sui impergni e del suo reale interesse per "Fabbrica Italia". In molti hanno sottolineato come il cuore degli affari della Fiat si fa sempre più lontano dal nostro Paese, dall'italia. Ermisio Mazzocchi del Pd ciociaro lo ha affrontato con forza questo problema, ma su di esso sono tornati il socialista Spiridigliozzi ed il comunista Orlando Cervoni. Non solo dirigenti politici e sindacali hanno occupato le oltre due ore di confronto. Particolarmente atteso e seguito è stato l'intervento dell'operaio Pompeo Rasi, responsabile Fiom Cgil della Fiat di Piedimonte S. Germano che ha esposto una ricostruzione lucida e puntuale delle condizioni di crisi e di lotta dei lavoratori che sono dominati da incertezze per il loro futuro e quello delle famiglie. Preoccupazoione si, ma nessuna incertezza a misurarsi con le difficoltà ed i rischi.
Tutto bene dunque? La voglia di parlarsi oggi è già molto. Guai a non apprezzarla. Almeno tre riflessioni sono opportune, tuttavia, e si possono fare con serenità proprio grazie alle novità positive che abbiamo citato.
La prima considerazione riguarda l'unità sindacale. In particolare per un aspetto molto importante che è quello relativo alla rappresentanza e quindi la democrazia fra i lavoratori. Il tema anche ad Aquino è stato evocato più volte e con sottolineature diverse.
Non pare a noi che la Cgil si rifiuti di discutere di democrazia sindacale e di rappresentanza. Ci potrebbero essere anche altri temi comuni: la legalità, ad esempio. C'è una gran voglia di buone notizie, ma abbiamo dovuto aspettare per sapere dal segretario della Cisl Bonanni quando riprenderanno a discutere insieme. E' importante saperlo per tutta l'Italia, dal momento che il sindacato è una solida barriera allo sfascio di questo paese. Abbiamo letto oggi su l'Unità la risposta a questa domanda: «Aspetto il nuovo segretario della Cgil per riaprire questo discorso e spetterà al nuovo segretario riaprire questo discorso...». Molto garbo verso Susanna Camussi. Ma non dovrà farsi tardi, perchè intanto si continuano a scavare profonde trincee.
A proposito di sindacato ci piacerebbe riprendere la discussione appena accennata da Giangrande su sindacato riformista e sindacato antagonista. Con l'aggettivo riformista in questi anni ci si è fatto a palla. Tutti erano riformisti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Forse vale proprio la pena di riparlarne ed anche presto avendo idee chiare di cosa riformare e in che modo. Non come per la riforma della Magistratura.
La seconda riflessione riguarda le forze politiche. Ieri oltre un dirigente sindacale nazionale quale Enzo Masini, c'erano anche altri due dirigenti impegnati in attività che li proiettano su tutta l'Italia, Enrico Ceccotti del Pd e Franco Argata della presidenza nazionale dell'Associazione per il Rinnovamento della Sinistra (ARS). Insieme a loro dirigenti provinciali di altre forze del centrosinistra.
L'Associazione PerAlternativadicentrosinistra nasce con lo scopo di sollecitare costantemente una visione unitaria fra le forze del centrosinistra facendo conoscere tutte le proposte positive utili ai cittadini ed alla società; favorendo la presenza dei cittadini sui problemi, insegnando l'indispensabile indignazione contro le ingiustizie e la lotta democratica conseguente; svolgendo corsi di formazione per gli eletti (costituzione, leggi, normative e procedure) per una presenza nelle istituzionie sempre più all'altezza delle situazioni sociali, economiche e giuridiche.
Questo compito che si ritiene utile e importante per tutta la società proviciale deve veder i rappresentanti dell'Associazione assolutamente imparziali nelle iniziative unitarie. Che senso ha avuto far aprire e chiudere il dibattito al rappresentante del Pd? Sicuramente questa scelta viene interpretata come la vololntà di imporre un interlocutore e quindi denota una atteggiamento subalterno di chi ha promosso e costruto l'iniziativa. Ma così si fa un danno anche al Pd al quale va un grande apprezzamento per gli sforzi del suo segretario generale Pier Luigi Bersani, ma che qui non vengon apprezzati perchè la traduzione ciociara di questo partito è considerata responsabile di infiniti danni, di malcostume e della sconfitta del centrosinistra. Basta? Il giorno che si vorrà conoscere le posizioni di un singolo partito l'Associazione, in un'apposita iniziativa incontrerà pubblicamente dirigenti di quel partito e svolgerà, alla luce del sole, l'approfondimento necessario.
La terza ed ultima riflessione riguarda la donne e gli uomini di questa Associazione. Molti l'hanno già fatto notare: nei comportamenti bisogna fare sforzi in più per metter in luce questa organizzazione e per farla apprezzare. Non c'è da mimetizzarsi dietro altre sigle. Qualcuno iersera ha detto nel suo intevento "che bellissimo nome Associazione Per l'Alternativa di centrosinistra". Forse gli richiamava alla mente l'Ulivo 2 o Nuovo Ulivo? Forse! Ma certamente per noi che l'abbiamo pensato significa voglia di far misurare, crescere, convivere, tutte le forze del centrosinistra italiano partiti e associazioni e questa è la nostra bussola. L'Italia ha bisogno di tutte queste forze. Questi anni di vuoto artificiale prodotti dalla veltroniana vocazione maggioritaria ci pesano mortalmente sulle spalle. Ciò non significa disconoscere i rapporti di forza fra i diversi partiti, anzi mi sento di dover augurare a Pier Luigi Bersani ogni successo per riuscire a fare grande il suo partito, ma ciò che dico significa che dobbiamo rispettare le organizzazioni tutte come soggetti egualmente importanti del patrimonio politico della sinistra italiana. Un invito mi sento di dover fare a ognuno di noi: dimostriamo sempre nei nostri impegni di essere preparati, di aver studiato, di sapere cosa vogliamo dire e a chi vogliamo dirlo. Tutti capiranno quanto li rispettiamo.

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I sindacati sulle 36 ore degli insegnanti

alunni-scuola-professore 350di Valerio Ascenzi - La posizione dei sindacati confederali, nei confronti dell'annuncio della prossima riforma della scuola, non è affatto chiara. Dai siti internet di Cgil, Cisl Uil abbiamo raccolto alcune dichiarazioni rilasciate dai segretari delle associazioni di categoria.
Domenico Pantaleo, segretario nazionale della Federazione Lavoratori della Conoscenza della Cgil, ritiene che non ci sia «alcun cambio di rotta rispetto al governo Berlusconi prima, al governo Monti e al governo Letta» bensì si tratta della «prosecuzione di quella logica e di quelle politiche». Secondo Massimo Di Menna, segretario nazionale Uil Scuola, in merito alle 36 ore di lavoro ha dichiarato: «Gli insegnanti non sono sudditi, hanno bisogno di partecipare ai processi decisionali».
Francesco Scrima, segretario della Cisl Scuola, attende l'apertura di un dibattito serio: «Ragionando su possibili azioni di riforma del sistema scolastico, non dovrebbe esserci posto né per la conservazione acritica dello status quo, né per la banalizzazione dei problemi, della cui complessità si deve sempre tener conto; non come alibi per non fare nulla, ma come premessa indispensabile di un cambiamento che punti al meglio, e non solo al nuovo».

Notte prima degli esami - Oggi«La scuola è in una condizione difficile, mancano risorse, per materiali consumabili, per i corsi di recupero, mancano le risorse per retribuire docenti e personale Ata. Ultimamente è stato tagliato pure il fondo per il miglioramento dell'offerta formativa. Gli edifici scolastici cadono a pezzi, nel Mezzogiorno gli organici diminuiscono a fronte dell'aumento degli alunni per classe, la dignità e la funzione sociale dei docenti viene messa costantemente in discussione». Questo quanto afferma Domenico Pantaleo, che ha parlato ai microfoni di Radio Articolo1, il governo sta facendo una «operazione puramente demagogica, intervenendo solo su un aspetto, il lavoro dei docenti – le cui condizioni vengono peggiorate – pensando di risolvere i problemi della scuola italiana [...] è inaccettabile. E aggiungo anche che non è accettabile questo metodo autoritario».
La Giannini ha affermato che gli insegnanti italiani hanno dei privilegi che i sindacati non possono più garantire. «Ma di quali privilegi stia parlando davvero non so – dice Pantaleo - gli insegnanti italiani lavorano nella media europea. Gli attuali moduli orari, 18 per la secondaria superiore, 22 per la primaria, 25 per l'infanzia, sono sostanzialmente all'interno degli orari previsti in Europa. Anzi, in Europa, nelle scuole secondarie superiori, si lavora addirittura meno che in Italia. A questo va aggiunto che l'orario non è fatto solo di ore frontali: c'è la correzione dei compiti e tutta una serie di attività aggiuntive che vengono prestate gratuitamente come l'accoglienza delle famiglie e così via. L'orario dei docenti va in realtà oltre le 36 ore previste dal governo». In parole diverse, pressappoco gli stessi dati che abbiamo fornito noi qualche giorno fa.
La Flc Cgil ha fatto delle proposte chiare: un piano di stabilizzazione per i precari delle graduatorie a esaurimento (170mila), che programmi l'immissione in ruolo di questi, nei prossimi quattro anni. «Ma il paradosso – dice Pantaleo - è che il nuovo piano triennale per coprire i posti vacanti si è bloccato, ed è probabile che quest'anno non scatti».
Le attuali norme per il reclutamento, non sono chiare ora, ma neanche per il futuro il governo non sembra proporre chiarezza: «Sentiamo parlare di un reclutamento diretto da parte delle scuole – ha detto il segretario Flc - il che equivale a dire che torniamo ai vecchi sistemi clientelari, a logiche in cui un dirigente scolastico decide chi e come assumere. [...] Abbiamo bisogno di guardare a un sistema di reclutamento che chiuda una fase che ha prodotto tanta precarietà e una situazione di incertezza oltre all'impossibilità di stabilire anche una continuità didattica all'altezza dei tempi».
Il segretario dei lavoratori della conoscenza, crede che il governo voglia mettere in contrapposizione gli interessi dei lavoratori. «Anche qui – spiega - serve un cambio di passo e di metodo, che è quello della partecipazione e del confronto». Il sistema del reclutamento è nel caos più totale: «Il governo si diverte a mettere in contrapposizione interessi: i Tfa, i tirocini formativi, contro coloro che hanno frequentato i Pas; poi quelli che sono iscritti nelle graduatorie a esaurimento contro chi ha fatto i tirocini; e poi ancora chi è nelle graduatorie di istituto e chi è nelle graduatorie a esaurimento, Nord contro Sud. È sbagliato: bisogna innanzitutto aumentare gli organici, perché di fronte alla crescita degli alunni gli organici sono bloccati al 2011-2012. Probabilmente bisogna rivedere anche la legge Fornero, che ha conseguenze drammatiche sul turnover».
La Fcl Cgil per il 9 luglio ha previsto una grande assemblea di tutto il precariato, non solo nella scuola ma in tutti i settori della conoscenza per costruire una piattaforma che unifichi. «Vogliamo mettere in campo un'iniziativa che dica basta con la precarietà all'interno del sistema della conoscenza – conclude Pantaleo - abbiamo avviato una vera e propria opera di controinformazione e contro le decisioni del governo stanno arrivando in queste ore migliaia di mail. Andremo avanti per la nostra strada, lavoreremo a una sintesi unitaria. Il nostro obiettivo è arrivare in autunno a una grande manifestazione nazionale, ci auguriamo unitaria e di tutti i settori pubblici, per porre noi l'agenda verrà dei problemi da risolvere».
Fonti: http://www.rassegna.it/ - http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/

Studenti-scuola-superioreIn merito al "cantiere scuola" del ministero della Pubblica Istruzione, Massimo Di Menna si esprime così: «Se avessero coinvolto anche qualche insegnante le cose sarebbero potute andare meglio, su 800.000 docenti possibile che non ne abbiano trovato qualcuno all'altezza? E' vero, c'è Marco Lodoli, ma lui è uno scrittore... come parlare di strategie militari senza avere fatto il militare. Gli insegnanti hanno bisogno di sentirsi supportati, non di vedersi calare dall'alto decisioni che incideranno pesantemente sulle loro
vite professionali e personali».
Si parla di svolta, di meritocrazia, ma l'ipotesi di reclutare il personale docente nelle mani del dirigente scolastico, prospetta tutt'altro. Con toni diversi, ma anche Di Menna spiega che la contrattazione è necessaria: «Da parte del Presidente Renzi è venuta più volte la promessa di una svolta ma è incauto crederci fino a quando non si metterà l'emergenza retributiva al primo posto. Soluzioni che non prevedano di portare i salari degli insegnanti a un livello veramente dignitoso non avranno mai un riscontro positivo sulla loro motivazione. Per adesso è ragionevole pensare a un buon contratto che possa prevedere aumenti nell'ambito del prossimo triennio». Per i riconoscimenti retributivi, Di Menna ipotizza l'utilizzo della legge Bassanini con l'ipotesi di formazione di figure specifiche per la costruzione e il governo dell'innovazione nelle scuole, ma anche legare l'aumento della retribuzione a quello delle ore di lezione. «La cosa essenziale – dice Di Menna - è trovare risorse da investire, non sperare di ricavarle da tagli e mancati investimenti, e soprattutto avere finalmente chiaro che il vero riconoscimento dell'impegno dei docenti avviene con un buon contratto, facendo in modo che gli insegnanti lavorino in un contesto di innovazione, dove
formarsi e aggiornarsi siano una regola, non una faticosa eccezione». L'ipotesi di legare la progressione di carriera dei docenti ai titoli acquisiti, non convince il segretario di Uil Scuola: «Non mi convince, visto quello che sta succedendo per l'aggiornamento delle graduatorie di istituto, che di fatto si è trasformato in una compravendita di punti: un sistema di carriera deve prevedere la formazione continua come momento essenziale, pregnante della funzione docente. Il vero rischio che vedo sempre dietro l'angolo quando si parla di 'carriera' dei docenti è la valorizzazione di attività che poco hanno a che fare con il lavoro vero dell'insegnante, col suo stare in classe. E' come se si selezionassero per la carriera quei docenti che vogliono 'liberarsi delle classi'».
Fonti: www.orizzontescuola.it - http://www.uil.it/uilscuola

scuole aperte per ferieSui tempi di apertura delle scuole Francesco Scrima si esprime così: «Può essere accattivante per le famiglie l'idea di una scuola aperta "undici mesi all'anno", ma se la motivazione è quella di dare risposta alle esigenze di custodia dei figli, ci chiediamo se tocchi proprio alla scuola, e solo a essa, farsene carico. Dando infatti per scontato che nessuno pensi di tenere per undici mesi i ragazzi "incatenati ai banchi" (un'ipotesi del genere sembra chiamare in causa quasi esclusivamente il primo ciclo), andrebbe ben distinto, in termini di qualità e quantità, il tempo scuola inteso nella sua specificità (come tempo dell'insegnamento e dell'apprendimento) rispetto a quello di una generica accudienza».
In merito al fatto che gli insegnanti italiani lavorino di meno che nel resto d'Europa, Scrima afferma: «Se il "retropensiero" è che gli insegnanti lavorino poco, e che le 18, 22, 25 ore di cattedra possano crescere senza problemi fino alla soglia delle 36 ore, mediamente richieste a un dipendente pubblico, lo si dica apertamente, e di una simile affermazione ci si assuma fino in fondo la responsabilità. Dopo di che si vada a vedere che cosa avviene nel resto del mondo, per capire quale possa essere una soglia di riferimento su cui discutere davvero in modo serio, fuori da ogni superficialità e demagogia». Anch'egli si esprime per l'apertura di un dibattito sulla questione: «Siamo prontissimi a confrontarci su come definire e riconoscere modalità di lavoro dei docenti in cui sia possibile prevedere carichi orari diversificati; in molti casi, si tratterebbe soltanto di dare visibilità e riconoscimento formale a oneri di maggiore impegno già oggi sopportati da tanti insegnanti, ben oltre il solo orario di cattedra» E poi affonda: «Non si pensi di poter dilatare l'orario di cattedra a piacimento e a dismisura: chi lo ritiene possibile, evidentemente sa poco o nulla della scuola e di come ci si lavora». Pensiero comune con la maggior parte del corpo docenti su scala nazionale. Per discutere di orario e retribuzione, anche Scrima spiega che «la sede naturale di questa discussione è il rinnovo del contratto». «Prendiamo atto – dice - che Reggi si dice pronto a confrontarsi con i sindacati: lui dice "nuovamente", noi diciamo "finalmente". Il governo apra il tavolo per un nuovo contratto, troverà in noi un interlocutore esigente, ma anche disponibile a misurarsi in modo aperto, senza arroccamenti. Chiediamo in cambio che si eviti con ogni cura di offrire pretesti per la banalizzazione di questioni complesse».
Scrima interviene anche sulla possibilità di tagliare un anno alla scuola secondaria di secondo grado: «L'uscita dalla secondaria a 18 anni non è una "regola" europea, visto che in metà dei paesi (fra cui la tanto apprezzata Finlandia) gli studenti si diplomano a 19 anni». Sulla durata del percorso scolastico poi spiega: «Non sono pensabili né operazioni di semplice "taglio" di questa o quella annualità, né di spostamento in blocco dell'attuale sistema, facendolo scivolare, così com'è, indietro di un anno. Ogni segmento che lo compone risponde infatti a precisi requisiti, legati alle età cui si rivolge, agli stili di insegnamento e apprendimento ad esse consoni, ai traguardi di competenze che vi si possono conseguire».
Fonti: http://www.cislscuola.it

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Ormai l'Ilva di Patrica è chiusa

Ilva PatricaNella Giornata odierna si è giunti, in regione Lazio, all'epilogo della Vertenza ILVA di Patrica con la Firma del Mancato accordo a chiusura della procedura di Mobilità aperta per Cessazione Attività.
Non c'è stato il tempo per concludere il percorso con una proroga della Cassa in Deroga Straordinaria Ministeriale in quanto, pur essendo stata inserita nella lista delle aziende che possono usufruirne, il decreto che autorizza il ministero all'erogazione dei fondi ad oggi ancora non è stato autorizzato dal Governo.
E' stato pertanto necessario procedere alla ratifica della mobilità con il consequenziale licenziamento dal 1 luglio di tutte e 59 le unità oggi a carico dello stabilimento di Patrica, non 67 in quanto 8 lavoratori è stato possibile ricollocarli a Novi Ligure e a Salerno.
Le OO.SS. hanno comunque ottenuto di inserire nel Verbale l'impegno da parte di ILVA di cedere lo stabilimento solo a società che si impegnano ufficialmente a riassorbire il personale oggi EX Ilva.
Ci sarà comunque la convocazione delle parti, istituzionali, datoriali e sindacali presso il ministero entro il 25 Luglio per analizzare, discutere e ratificare con lo stesso l'impegno già assunto da ILVA in regione Lazio.
Resta confermato l'interessamento delle 2 società, Cea spa e Bruni Service, ma la distanza tra domanda e offerta è ancora un limite importante.
Siamo comunque fiduciosi consapevoli che con l'impegno di tutti questa vicenda ancora non abbia scritto la Parola Fine e possa concludersi positivamente per i 59 lavoratori.

Fabio Bernardini, Segr. Prov.le FIM-CISL di Frosinone

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