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Non dimenticare l'Urban Waste ciociara

Ai carabinieri forestali di Frosinone il premio nazionale Ambiente e legalità mindi Antonella Necci - Prima ricordiamo brevemente i fatti che hanno caratterizzato l'operazione Urban Waste. Un vero e proprio sistema, una diffusione capillare di quello che nell'ultimo mese è salito più volte alla ribalta della cronaca: rifiuti, tangenti e favori. Prima Cervaro con l'operazione "Malaffare", poi lo sviluppo dell'azienda verolana finita al centro delle indagini, la Tac Ecologica di Alfredo Coratti, tuttora in carcere, e il sequestro del centro di trasferenza di Piglio. Ieri un'altra operazione, "Urban Waste". I fatti contestati ruotano intorno alla società di Veroli, la Tac ecologica, operante nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti urbani, e alla società Biemme di Anagni, una multiservice che si occupa prevalentemente di lavori edili. Un sistema rodato quello che secondo gli investigatori aveva costruito l'imprenditore verolano e che era ulteriormente in crescita. Un sistema attraverso il quale alterare le gare pubbliche relative allo smaltimento dei rifiuti indette dai Comuni.

In particolare l'imprenditore voleva trovare un accordo con i rappresentanti delle altre società concorrenti per riuscire a spartirsi le gare, con un minimo ribasso sulle offerte già concordate prima della presentazione. Un progetto che, se realizzato, avrebbe non solo arrecato un danno economico ai Comuni, ma avrebbe concretizzato il pericolo che gli appalti fossero affidati a società meno competitive. Insieme ad Alfredo Coratti, nell'inchiesta del Nucleo Investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale (Nipaaf) del gruppo carabinieri forestale di Frosinone ci sono altre 16 persone tra imprenditori, politici e funzionari pubblici. Per sette di loro l'ordinanza di applicazione di misure cautelari, emanata dal gip presso il Tribunale di Frosinone, su richiesta della Procura della Repubblica di Frosinone, due in carcere, appunto Alfredo Coratti della Tac ecologica, già detenuto per una analoga misura che riguarda un altro procedimento penale e Giovanni Luciano Bellardini tecnico del comune di Sgurgola e rappresentante di fatto della società Biemme srl.

Agli arresti domiciliari Lucio Giuseppe Formaggi, assessore del Comune di Sgurgola, Vincenzo Rocchi, funzionario della Città Metropolitana di Roma, Domenico Spaziani, ex funzionario dell'Asl, Mattia Bellardini, amministratore unico della società di Anagni, Paola Morgia, rappresentante di fatto della Biemme, e un dipendente della società di Anagni, Alessandro Recine. Le accuse sono di corruzione, abuso d'ufficio, turbata libertà degli incanti, truffa e traffico di influenze illecite. Sono difesi dagli avvocati Giampiero Vellucci, Riccardo Masecchia e Mario Di Sora. Tra gli indagati anche nomi di spicco, tra cui i sindaci di Anagni e Sgurgola, Daniele Natalia e Antonio Corsi, Tonino Ranelli, impiegato del comune anagnino, Loreto Coratti, dipendente della Tac ecologica, Lorenzo Spaziani, medico, Marco Clemenzi, comproprietario della ditta One group di Cisterna di Latina, l'avvocato Filiberto Abbate, Giuseppe Lauro, dipendente del comune di Sora, e Veronica Valeri di Strangolagalli.

L'indagine
Il 4 luglio 2019, nel comando dei carabinieri forestale, il colonnello Giuseppe Lopez e il maggiore Vitantonio Masi hanno illustrato i dettagli dell'indagine durata due anni. Gli investigatori, oltre ad attività intercettive telefoniche ed ambientali, hanno effettuato pedinamenti e osservazioni dirette e riscontrato le ipotesi delittuose tramite l'esame di una massiccia mole di documenti.

A Sgurgola
La società verolana che effettua lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani a Sgurgola, a causa dei numerosi disservizi causati alla cittadinanza nell'effettuazione della raccolta, è stata destinataria nel tempo di continue contestazioni, con conseguente elevazione di numerose sanzioni. Tali sanzioni, però, non sono mai state effettivamente riscosse dal tecnico comunale Giovanni Luciano Bellardini, il quale, per la gravità delle violazioni al contratto d'appalto, avrebbe dovuto addirittura avviare l'iter di risoluzione del contratto d'appalto. In cambio la società verolana subappaltava alla società Biemme, parte dei lavori che effettuava in altri Comuni della provincia. L'imprenditore Coratti, inoltre, sempre stando alle accuse per farsi pagare le fatture da parte del Comune di Sgurgola, ha sollecitato l'intervento dell'assessore Lucio Giuseppe Formaggi, il quale in cambio ha chiesto e ottenuto, sempre stando alle accuse, posti di lavoro per due cittadini. Non solo, ma lo stesso assessore avvisava l'imprenditore di controlli in programma da parte dei vigili urbani di Sgurgola e, in una occasione, interveniva per non far elevare una sanzione. Tra i reciproci scambi di favore tra le due società spicca un episodio di rilevo. Il tecnico comunale, dovendo la sua società smaltire dei rifiuti ingombranti, si serve della società verolana. Lo smaltimento però viene fatto figurare come avvenuto a carico del Comune di Sgurgola, anziché della società di Anagni.

Trevi nel Lazio
L'imprenditore Coratti avendo partecipato ad una gara pubblica indetta dal Comune di Trevi nel Lazio, ed avendola persa, come rappresentante di un'altra società, ha tentato di convincere il legittimo vincitore a rinunciare all'affidamento, in modo tale da subentrare con la sua società. Tentativi vani.

Anagni
Per ottenere l'assegnazione di futuri appalti da parte del Comune di Anagni, in particolare per la messa in sicurezza del territorio a causa di dissesti idrogeologici, i rappresentanti della società di Anagni hanno assunto un amico d'infanzia del sindaco Daniele Natalia su sua espressa richiesta. Nel frattempo, nell'agosto del 2018, alla società è stato affidato dal competente servizio l'appalto per la disinfestazione del Comune di Anagni, facendo risultare una indagine di mercato in realtà mai avvenuta e senza neanche aver visionato un preventivo prima dello stesso affidamento dei lavori. Proprio per gestire la società, il tecnico in una occasione si è assentato dal lavoro nel Comune di Sgurgola presentando un certificato medico, senza essere visitato dal proprio medico (indagato) che provvedeva comunque al rilascio e alla firma del certificato.

Nella capitale
Altro episodio corruttivo riguarda dei lavori effettuati dalla società di Anagni per la Città Metropolitana di Roma riguardo lavori edili di risanamento di un edificio scolastico. Vincenzo Rocchi, funzionario della Città Metropolitana di Roma, che aveva partecipato alla procedura di affidamento, ha ricevuto dai rappresentanti della società 2.500 euro.

Sora
Coinvolto anche un dipendente del comune di Sora (indagato) che ha affidato alla società di Anagni l'appalto per la manutenzione del tratto del fiume Liri. Per ottenere l'appalto il dipendente ha concordato con il funzionario comunale e con la rappresentante di un'altra società l'offerta da presentare, risultata poi vincente, alterando così il normale svolgimento della selezione pubblica.

Alfredo Coratti e Luciano Giovanni Bellardini, gli unici arrestati, sono difesi dagli avvocati Giampiero Vellucci, Riccardo Masecchia, Mario Di Sora, e Mario Pinchera.
Difendono Luciano Giovanni Bellardini gli avvocati :
Mario Di Sora avvocato della Cassazione e Giampiero Vellucci, avvocato già difensore dei due buttafuori che pestato a morte il giovane Emanuele Morganti. Ricordiamo che i due buttafuori hanno visto decadere l'accusa di omicidio volontario aggravato da futili motivi. Alla fine se la sono cavata con 16 anni di carcere sia a Michele Fortuna che ai due fratellastri Palmisano e Castagnacci a fronte dell’ergastolo chiesto inizialmente.
Un avvocato, il Vellucci, che è una garanzia di proscioglimento di reato, coadiuvato, anche dall’altrettanto capace avvocato Masecchia con il quale l'avvocato Vellucci ha condiviso molte cause e che opera presso il comune di Frosinone.
Ma se anche non ci riuscisse al primo colpo, c'è sempre il cassazionista Mario Di Sora. Certo che il Bellardini sta in una botte di ferro. Scommettiamo che sarà prosciolto dalle accuse perché non ci sono prove sufficienti o magari per l'insussistenza del reato?

E che dire di Alfredo Coratti? Il deus - ex-machina di tutto il giro di appalti e corruzione ha come avvocato, il principe del Foro, Mario Pinchera, fondatore dell’Accademia Forense Europea insieme a Luigi Castriota.
L'avvocato Pinchera fu colui che pose in evidenza nel lontano 2011, il problema degli avvocati che, per aggirare l'abilitazione fuggivano all'estero. Il caso divenne eclatante con la fuga in Romania dove con circa 26.000 euro si portava a casa laurea e abilitazione.
Un avvocato di grande serietà e competenza e la prima domanda che nasce spontanea: che fa Mario Pinchera a difendere Alfredo Coratti?
Dal minuto dettaglio dei nomi degli avvocati (per ora si conoscono solo i nomi dei difensori dei maggiori indiziati in carcere), si capisce che il caso Urban Waste non è una operazione di provincia. Dietro ai piccoli pesci che aiutavano i due arrestati c'è una rete fitta, ampia e diramata che vuole a tutti i costi mettere a tacere, liquidando l'operazione come un fuoco di paglia creato dagli unici capri espiatori, che ora negano tutto, su suggerimento degli illustri avvocati. Una operazione ciociara, dietro la quale, però, si cela chi può pagare tali avvocati per Coratti e Bellardini. E chissà per chi altro.

20 agosto 2019

 

 

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L'Urban Waste ciociara: già tutto silenzio?

urbanwaste anagnidi Antonella Necci - Daniele Natalia e Antonio Corsi: la nuova politica avanza? Mettiamola al fresco!
L'inchiesta, sviluppatasi dal 2017 al 2018 e ancora nella fase procedurale istruttoria, denominata Urban Waste e predisposta dal GIP di Frosinone, che vede coinvolti politici e funzionari amministrativi, oltre che comuni cittadini proprietari di imprese, abbraccia in un colpo solo episodi di corruzione, turbativa d'asta, affari illeciti e falsi in attestazioni e certifcazioni.

Tra quei comuni della provincia che, tramite la prima fase dell’inchiesta, risultano coinvolti in attività illecite, vi sono il comune di Sgurgola e quello di Anagni. Dopo un lavoro certosino svolto dai Carabinieri Forestali ed indicato, in forma sintetica, nel comunicato stampa del 4 luglio, anche attraverso l’ordinanza emessa dal GIP, tutta la provincia è venuta a conoscenza che la TAC ECOLOGICA di Alfredo Coratti, operante nella raccolta dei rifiuti urbani nel comune di Sgurgola aveva iniziato, con la complicità del tecnico del comune Luciano Giovanni Bellardini e del consigliere Lucio Giuseppe Formaggi, una serie di attività illecite.

È il Bellardini Luciano che chiede aiuto al Coratti nello smaltimento di rifiuti ingombranti che la sua società di multiservizi BIEMME srl, sita in località Finocchieto-Osteria della Fontana in Anagni, avrebbe dovuto smaltire.

È il Coratti che offre a Mattia Bellardini (figlio di Luciano), la possibilità di ottenere appalti edili per la Città Metropolitana di Roma, corrompendo tale Vincenzo Rocchi(impiegato del comune Roma Capitale) con la somma di € 2,500. 

È l’ospedale Spaziani di Frosinone che continua, per parecchio tempo dopo la prestazione eseguita da BIEMME srl di sistemazione delle aree verdi, a retribuire, emettendo fatture per servizi mai prestati, la su indicata multiservizi BIEMME, con la complicità del dipendente ASL di Frosinone e quasi pensionato Domenico Spaziani, con la promessa di vedersi pagato il pranzo per la celebrazione del pensionamento.

In carcere si trovano, per ora, Alfredo Coratti (con tre capi d’imputazione: corruzione, truffa, turbativa d'asta) e Luciano Giovanni Bellardini ( con tre capi d’imputazione: corruzione, truffa, concorso con il medico curante per falsa attestazione).
Agli arresti domiciliari Lucio Giuseppe Formaggi, Mattia Bellardini, Vincenzo Rocchi, Paola Murgia, Alessandro Recine, Domenico Spaziani.
Tra i 17 il cui operato è ancora sottoposto a fase investigativa, oltre ad amministratori di società coinvolti nelle gare d’appalto truccate dal Coratti, spiccano i nomi di due sindaci, unici politici coinvolti.

Uno, Antonio Corsi, sindaco di Sgurgola, già coinvolto in affari illeciti con la Tac Ecologica e Alfredo Coratti.
L’altro, Daniele Natalia,indagato a piede libero per corruzione, che ha ottenuto una proroga per accertamento nel coinvolgimento dell’assegnazione della disinfestazione della città di Anagni alla società BIEMME srl, nel mese di agosto 2018, senza il passaggio opportuno del bando di gara.
In tale assegnazione rientra anche il funzionario del comune, tale Ranelli, che ha eseguito quanto gli è stato richiesto senza richiamare la normativa.
Si parla addirittura della richiesta di assegnazione di tale incarico fatto sotto l’emotivo input dei ricordi scolastici del sindaco. Se ciò fosse vero, si aggiungerebbe una ulteriore nota di ridicolo ad una vicenda che già ne contiene parecchie.

Oltre al senso di onnipotenza dei due esponenti politici che, tra l’altro, o continuano a negare il “nero su bianco” dell'ordinanza, o continuano a fingere di non capire poiché sottoposti a proroga dei termini, si aggiunge il completo disprezzo delle regole e dei principi legislativi che regolano sia le gare di appalto che di corresponsione delle fatture incriminate e che coinvolge non solo i sei individui agli arresti domiciliari ma anche gli altri 17 ancora indagati.
Qui si parla, è vero, di fenomeni di corruzione che, rispetto a quanto sta accadendo in questo momento su scala nazionale con il “CASO SIRI”, rientrano nella categoria dei “peccati veniali”, ma pur sempre di corruzione si parla.
E a tali atti che partono dalla presunzione di superiorità di individui dotati di grande bassezza morale si dovrebbe rispondere non già richiedendo a gran voce che il sindaco Daniele Natalia la finisca di fare orecchie da mercante, come ben gli è stato consigliato dar Batman de noantri, vuoi per periodo politico oscuro e vile, vuoi per cecità politica o meglio per mancanza di riferimenti politici seri.

No.
Semmai, visto che tutto sta scritto nelle 200 pagine dell'ordinanza emessa dal GIP di Frosinone, io penso che si possa bypassare sia il sindaco, sia la sua giunta da rimpastare, sia I magnifici quattro della segreteria del sindaco, che in quattro sanno scrivere un comunicato stampa di dieci righe, sia, e soprattutto, una maggioranza anonima e facebookiana, aggrappata alla sedia come la cozza allo scoglio.
Si possono bypassare tutti questi ostacoli e boicottarli evitando di parlare con loro.
Così come un sindaco si rifiuta di incontrare i propri cittadini per chiarire di fronte a loro le discutibili scelte operate.

Allo stesso modo si dovrebbe evitare di parlare con quella sorta di maggioranza che si attiva tanto su Facebook e altri social, addirittura vantandosi di aver preso per il naso l'opposizione. Che poi, opposizione è una parola grossa, con quella mina vagante di Antonio Necci che non troverà pace se non riuscirà a piazzare la sua sedia dall'altra parte della barricata. Non ha ancora ben capito che a breve Anagni sarà nuovamente commissariata.
Già miei cari Anagnini, ben presto sarete commissariati e l'anno prossimo ritornerete alle urne.
L'enigma da sciogliere in quel caso sarà “ma per chi diavolo dovrete votare?“

 

Fonti: Ciociaria Oggi, ilfattoquotidiano.it e ilmessaggero.it

 

 

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Sanità ciociara: sordità totale

sanità malasanità 350 260di Angelino Loffredi - E’ trascorso un mese da quando Francesco Notarcola, coordinatore di Cittadinanza attiva- Tribunale del malato, ha riportato per filo e per segno la situazione esistente nell’interno dei 21 ambulatori ubicati nei locali dell’ex ospedale Umberto I° di Viale Mazzini, in Frosinone.

La ricognizione dal titolo “Il caos è sovrano nei 21 ambulatori della Asl” esposta non è (era) generica perché scende in profondità, rileva infatti sia aspetti apparentemente secondari (tapparelle delle finestre rotte ma tenute ferme da manici di scopa) che questioni strutturali quali i condizionatori d’aria che non funzionano a strumenti d’indagine medica mancanti o mal funzionanti quali l’elettrocardiografo e l’ecocardiografo. Non mi dilungo, per ovvi motivi, sulla dettagliata esposizione limitandomi però a riportare che Notarcola ricorda l’allarme lanciato dai medici attraverso lettere inviate alla Direzione del Distretto B e mai prese nella necessaria considerazione da parte dei diretti responsabili.

Il Coordinatore del Tribunale del Malato dopo aver evidenziato non solo i limiti organizzativi e di indirizzo ma anche la condizione di pericolo per ammalati e personale si meraviglia attorno a tali questioni della mancata attività da parte del Nas e della Magistratura ma anche, e in particolar modo, della completa assenza di iniziative da parte del Sindaco e dei Consiglieri del capoluogo, dei Sindaci del Distretto B, oltre che del Presidente della Provincia e di quello della Regione Lazio, al quale riserva una particolare osservazione finale, in quanto non “ può continuare ad affermare che in questo nostro territorio, continuamente martoriato ed offeso, la sanità è cresciuta e migliorata. Alla faccia del cacio cavallo!!!

Francamente mi aspettavo che di fronte ad un esame tanto particolareggiato potessero esserci delle prese di posizione, in particolar modo correttive o di rettifica. Invece prevale il silenzio. Ma il silenzio riguarda, con mia grande delusione, anche le organizzazioni che dovrebbero sostenere la ricognizione esposta da Notarcola. A cominciare dai Sindacati, dai Consiglieri Regionali, dai partiti. Niente di niente. Potrei scrivere che è una storia vecchia che ancora si ripete. Mi viene alla mente il 2017 quando per sei mesi, fortunatamente sostenuto dal giornale “ L’inchiesta” e dal sito unoetre.it riportai le questioni sanitarie che non andavano nella nostra provincia, da Anagni a Cassino e non solo dal punto di vista dei servizi ( liste di attesa ) ma in particolar modo indicando il fenomeno sostenuto dalla Regione Lazio riguardante le privatizzazioni, caratterizzate dall’aumento dei costi per la pubblica amministrazione, dalla notevole riduzione dei servizi e dalle aumentate forme di sfruttamento del personale dipendente.

Anzi potrei confortarmi dal fatto che alcune prese di considerazioni sia di sostegno e incoraggiamento le riscontrai tanto da convincermi a raccogliere l’indagine e trasformarla, nel 2018, in un opuscolo titolato “ Attacco alla salute/ 12 milioni di persone senza cure “ che chiunque interessato al tema può leggere accedendo gratuitamente a questo collegamento http://www.loffredi.it/attacco-alla-salute.html

Al di la della mia esperienza personale c’è la necessità di richiamare, ora più che mai, tutti ad un impegno collegiale attorno a questione che non possono essere affrontate e risolte con iniziative individuali o volontaristiche ma utilizzando l’organizzazione, allargando pazientemente i collegamenti ed evitando primogeniture che non fanno fare alcun avanzamento al movimento di lotta. Francesco Notarcola sa che può contare sul mio impegno. E necessario che tutti siano consapevoli che solo una nuova unità può farci fare un passo in avanti dal punto di vista della difesa e dell’ampliamento dei servizi sanitari.

Ceccano 21 Luglio 2019

 

 

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Il Sen. Ruspandini sulla sanità ciociara

sanità file alla asl 350 minda Rossella Rossi riceviamo e pubblichiamo - «E’ ora di mettere fine ai disservizi che danneggiano i cittadini. La Regione Lazio? Primato della sanità peggiore. Non è più tollerabile una situazione del genere»
Tuona il Senatore Massimo Ruspandini (Fratelli d'Italia) in merito alla questione "Sanitaria" in particolare nella Provincia di Frosinone.

«Si continua a millantare l'uscita dal Commissariamento, si annunciano nuove assunzioni, si parla di nuovi servizi, quando assistiamo, invece, e purtroppo quotidianamente, ad una situazione allarmante per tutta la Regione Lazio che detiene il primato della Sanità peggiore».

Questa la decisa riflessione di Ruspandini, attualmente carica politica più rappresentativa del Territorio Ciociaro, che incalza: «In particolare l'area Nord della Provincia, la Valle del Sacco, già terribilmente martoriata da problematiche che tutti purtroppo ben conosciamo, risente di una situazione a dir poco allarmante».
«Assistiamo quotidianamente ad un sistema sanitario quasi al collasso, difficilmente in grado di rispondere alle esigenze/emergenze degli utenti. Sono ben noti, ormai, i punti critici che si celano dietro a quelle sigle, sinonimo di tagli e riduzione di servizi: interi paesi isolati, carenza di posti letto, pazienti "parcheggiati" nelle coruspandini 350 minrsie di Pronto Soccorso intasati, personale medico e paramedico costretto a turni massacranti.
Non è più possibile tollerare una situazione del genere che affligge senza tregua un Territorio che dovrebbe invece essere risanato.
Non possiamo rispondere alle priorità di un Territorio, di una Regione, attendendo esclusivamente dei "dati"! Non si può ragionare solo in termini di risparmio quando in ballo vi è la salute dei cittadini!
È necessario decidere invece quali siano i provvedimenti da adottare per mettere fine a disservizi che danneggiano tutti noi cittadini».

Dalla parte degli Amministratori, il Senatore Ruspandini, già firmatario della petizione per la riapertura dell'Ospedale di Anagni, rincara la dose: «Bene le iniziative dei Sindaci, compatti nei coordinamenti; bene le battaglie dei Comitati spontanei a difesa della Sanità; ma oggi più che mai è fondamentale un intervento efficace e congiunto, soprattutto dopo che lo stesso Ministro ha constatato con i propri occhi la drammatica situazione della Sanità Laziale.
Per poter salvare il nostro Servizio Sanitario è necessario il supporto di tutti: Istituzioni, Politica, Industria, Governatori, Amministratori, Dirigenti e Professionisti Sanitari».
«Mi occuperò personalmente - conclude il Senatore Ruspandini - di intraprendere tutte le azioni politiche necessarie affinché la Regione si attivi per far ripartire il Servizio Sanitario di tutto il Lazio e soprattutto di rappresentare la grave questione sanitaria della Provincia di Frosinone nelle opportune sedi istituzionali, valutando anche l'ipotesi progettuale del 2009, in cui proprio la Regione aveva programmato di costruire un nuovo Polo Ospedaliero nel baricentrico territorio di Anagni, in grado di coprire tutto il distretto nord».

 

 

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Tempi di attesa e altre criticità della sanità ciociara

medici sanita 350 260di Loreto Marcelli, M5S - Gli esponenti di “Cittadinanza Attiva per la difesa del malato” di Frosinone, alla luce dello stato attuale in cui versa la sanità della nostra provincia, hanno denunciato le numerose criticità evidenziando le contraddizioni, e le incongruenze, tra gli annunci dei vertici dell’Asl e la realtà, in termini di efficienza ed efficacia dei servizi erogati e, soprattutto, di abbattimento dei tempi delle liste di attesa.

È doveroso associarsi a questo grido d’allarme e rilanciarlo con forza. Si riscontra un netto peggioramento dei problemi inerenti le liste di attesa, in particolare risultano essere pressoché bloccate tutte le prenotazioni per gli esami diagnostici per immagine, comprese quelle per i pazienti oncologici.

Il problema è piuttosto generalizzato nell’Asl, non riguarda solo la diagnostica per immagini, ma anche i lunghi tempi di attesa necessari per effettuare ad esempio una gastroscopia o altre visite specialistiche. È sufficiente ricordare che dal pensionamento – avvenuto lo scorso aprile – dell’unico anestesista presente presso la Casa della Salute di Pontecorvo, il servizio di gastroscopia è stato sospeso e non ancora riattivato. Però si spendono soldi affidando ad un consulente esterno lo studio per fare proposte per abbattere le liste di attesa…..

Inutile girarci intorno spendendo soldi per cercare soluzioni capziose da applicare, la radice del problema risiede, soprattutto, nell’atavica mancanza di un numero di medici radiologi adeguato alle dimensioni della nostra azienda e alla popolazione della provincia. I radiologi dovrebbero essere il doppio di quelli in servizio oggi.
Nella prospettiva, a breve, di ulteriori pensionamenti di altri operatori radiologi, ha senso parlare di programmazione seria e reale, con apertura sine die delle prenotazioni, dovendo poi contare su operatori a partita iva, da rinnovare magari ogni due mesi, sempre che gli stessi continuino a dare la loro disponibilità e non trovino altre collocazioni lavorative? Si sa che questi operatori hanno delle serie limitazioni nel loro impiego e non utilizzabili, teoricamente, nelle turnazioni di guardie? Perché non sono state rese note le motivazioni per cui la Regione Lazio ha bocciato la delibera per l’assunzione di medici radiologi ripresentando, dopo un inutile ping pong, una nuova delibera il 18.12.18?

La soluzione al problema è chiara: si devono fare nuove assunzioni per colmare le carenze di organico in tutti i presidi ospedalieri e sanitari. È lì che vanno investiti i soldi pubblici e non in consulenze dal dubbio risultato.
Le soluzioni adottate fino ad oggi, di fatto, sembrerebbero aver agevolato la sanità privata e, di contro, mortificato quella pubblica, come dimostrato nel delegare ad essa, impropriamente, la fornitura di apparecchiature a noleggio come 7 ecografi arrivati di recente nelle strutture ospedaliere pubbliche provinciali, o la possibilità di effettuare, prioritariamente, nelle strutture convenzionate esami ad alto costo, quali le risonanze magnetiche.

Non sembrerebbe quindi un caso che in ogni angolo della nostra provincia nascano strutture sanitarie private, che risultano sempre più affollate. Questo, a nostro dire, è un segno tangibile del fallimento della gestione dell’Azienda da parte dei vertici dirigenziali incaricati da Zingaretti di amministrare la sanità provinciale.
Inoltre, va aggiunto il mancato coinvolgimento nei processi decisionali dei componenti del neo costituito Osservatorio dell’Asl sui tempi di attesa e dei responsabili e dirigenti delle strutture sanitarie pubbliche e private accreditate, che lamentano la totale assenza di considerazione da parte dei vertici dell’Asl frusinate.

Considerato che nei tre anni di commissariamento dell’Asl questi problemi non sono stati risolti, ci domandiamo come intenda il – riconfermato – Commissario Straordinario dell’Asl di Frosinone, Dott. Luigi Macchitella, risolverli ora; troverà delle soluzioni idonee oppure per queste dovremmo attendere l’arrivo del futuro Direttore Generale?

 

 

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Le 2 'Chimiche" della politica ciociara

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Possibile logo 350 260di Coordinamento comitati “POSSIBILE” provincia di Frosinone - Cosilam – SAF – Provincia: mai attenti ai bisogni del territorio, super vigili per le poltrone. L’appello ai sindaci per le elezioni provinciali

Due chimiche appaiono invincibili nella provincia di Frosinone. Una certamente tossica, l’altra sicuramente dannosa. In questo territorio in cui l’aria (si pensi ai miasmi della zona Cantinella a Ceccano, o delle aree tra Pontecorvo, Colfelice, San Giovanni In Carico, Roccasecca), l’acqua del fiume Sacco e la terra bagnata da questo stesso fiume sono avvelenati, il tessuto sociale e produttivo della nostra provincia, tutti i giorni, viene attaccato da una sostanza, alla lunga letale, che è la politica delle alleanze, ormai neanche più tanto segreta, per la spartizione e spoliazione di questo pezzo dell’Italia tra la destra guidata da Forza Italia e il PD.

E mentre in due anni questa classe dirigente fatta di uomini e donne, organismi di partito, eletti a tutti i livelli, non è stata capace (?) di accorgersi che veniva accorpata la centrale operativa del 118 di Frosinone a quella di Latina, non è capace di ripensare la sanità del nord della nostra provincia integrandola con la confinante parte della provincia di Roma, non è capace di pensare ad un collegamento veloce con la capitale, a noi di Possibile pare che mai e poi mai si distrae quando si tratta di creare un quadro ampissimo di interessi personalissimi da preservare. C’è da trovare una sistemazione a Mario Abruzzese, non più consigliere regionale, quasi parlamentare? In soccorso corre Francesco De Angelis, che riconoscente verso Forza Italia per la sua presidenza dell’ASI, pratica il proprio soccorso (una volta) rosso al capo corrente di Forza Italia per la fresca presidenza del Cosilam. Il vice responsabile nazionale degli enti locali di Forza Italia Mario Abruzzese, che è persona educata, ricambierà cercando di fare approvare il bilancio della Società Ambiente Frosinone, società che appartiene ai comuni ciociari e alla Provincia in parti uguali, per la quale in questi giorni si sta cercando di evitare che i cittadini paghino conguagli per il 2015, 2016 e 2017(!). Conguagli che si dovrebbero per altri inguacchi combinati dalla politica regionale PD a ridosso delle elezioni regionali.

Tutto questo ribollire di elementi chimici è in una provetta, quella della provincia di Frosinone, dove di fatto PD e le varie destre guidate da Forza Italia governano insieme da anni. Provincia che proprio in questi giorni è stato comunicato voterà un nuovo presidente a fine ottobre e un nuovo consiglio a gennaio. Una elezione di secondo livello in cui i protagonisti, gli elettori, saranno di nuovo sindaci e consiglieri comunali.

Ecco, a proposito, e i sindaci? In tutta questa enorme reazione chimica provinciale: i sindaci? Tutti temono che mettere in discussione questo sistema di gestire la cosa pubblica possa portare, per vendetta, a far cadere la propria amministrazione? Tutti hanno paura che si chiuda il rubinetto della Regione Lazio? Non sono solo i comitati di Possibile della Provincia di Frosinone, o tutta la sinistra di questo territorio, a chiedere di avviare un processo di liberazione da queste logiche e da questi meccanismi.

Sono i sindaci che i cittadini guardano tutti i giorni. Così come hanno costruito alleanze nel proprio comune per essere eletti, a loro chiediamo di costruire una grande alleanza civica e progressista in questa provincia per predicare e praticare un altro modo di gestire società e enti pubblici importanti per la vita delle persone. Già oggi in molti comuni si sta affermando una generazione di consiglieri comunali, di cittadini, che li seguirà. A tutti loro Possibile si appella per preparare l’antidoto a questi veleni che da anni inquinano la provincia di Frosinone. Noi faremo la nostra parte.

 

 

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Emigrazione Ciociara: una nicchia prestigiosa

le20ciociare mindi Michele Santulli - L’emigrazione italiana è altro primato, ma negativo e doloroso al massimo: nessuna tra le non poche terre Europee di emigrazione registra nemmeno lontanamente il numero degli espatriati italiani: dal 1870/80 all’incirca ad oggi, milioni e milioni, si parla di trenta, e in pochi anni, si sono riversati nelle Americhe soprattutto: un esodo maggiore di quello che la Bibbia racconta, nemmeno dall’Africa, da secoli, è uscita tanta umanità quanta dalle contrade italiane! Tanto che una seconda e ancora più numerosa Italia risiede all’estero! E quali sofferenze, quali umiliazioni, quali lutti ma anche quanti successi e gratificazioni. Ma qui ci arrestiamo.

E nell’ambito di tale eccezionale fenomeno, la diaspora ciociara esige valutazione ed attenzione particolari: pur essendo un numero quasi risibile rispetto ai milioni e milioni di italiani espatriati dalle altre regioni, dunque una nicchia, una piccola parentesi, la emigrazione ciociara è quella che più di tutte le comunità ha inciso e segnato i luoghi in cui si è insediata e, incredibile e inimmaginabile, la sola che si è staccata e quasi librata in alto, un mondo a sé dunque, rispetto al generale esodo: le cause e ragioni originarie? La vestitura indossata e il fascino e la perfezione fisica sia delle donne e sia anche degli uomini che rappresentarono per oltre centocinquantanni un motivo di generale richiamo e attenzione da parte degli artisti europei: un fatto e realtà così singolari dei quali è arduo rinvenire l’eguale. E fu proprio così, tanto che oggi, per esempio, è impensabile entrare in un museo o galleria del pianeta e non rinvenirvi un quadro o una scultura che non illustrino un ciociaro o una ciociara! Sembrerebbe che la natura abbia in qualche modo voluto ricompensare queste creature delle sofferenze vissute a seguito dell’abbandono dei luoghi aviti, riconoscendo loro dei doni naturali dei quali nessun’altra delle pur più numerose comunità italiane può dirsi dotata: queste donne e questi uomini hanno perfino inventato e creato un mestiere e una professione, quella delle modelle e modelli di artista. Ecco perché una nicchia, un segmento. A ciò va aggiunta sul palcoscenico della storia, vera e propria ‘scoperta’, divenuta una icona, la figura del brigante nel suo cappellaccio a punta, nelle sue cioce ben allacciate, il fucile a trombone in mano, le sue decorazioni di oggetti d’oro sul petto… Il libro “MODELLE E MODELLI CIOCIARI A ROMA, PARIGI E LONDRA 1800-1900” favorisce una più ampia informazione.

E tutto, in origine, iniziò in un angolo sperduto dell’Alta Terra di Lavoro borbonica, in una valle appartata che nessuno conosceva e di cui si ignorava perfino il nome tanto che la chiamavano Abruzzi, al plurale, pur non essendo Abruzzi: da alcune località e frazioni isolate e sperdute ai piedi del Monte Meta, appollaiate sulle Mainarde principalmente o alle sue pendici: S.Biagio Saracinisco e poi San Giuseppe, Immoglie, Serre, San Gennaro frazioni di Picinisco e poi Cerasuolo e Mastrogiovanni e Mennella frazioni di Filignano, Cardito di Vallerotonda, Vallegrande e Agnone di Villalatina, Montattico e Mortale -oggi Monforte- di Casalattico, Gallinaro, Atina … nomi che ancora fanno storia, suscitano emozioni e nostalgia, più di prima, in Scozia, in Irlanda, a Parigi, a Londra, in Canada, in America… la fame, la miseria, l’incremento demografico, i soprusi e le vessazioni del potere, la coscrizione obbligatoria ma anche, più tardi, la palingenesi napoleonica, furono all’origine di un lento e costante e sempre più folto esodo, anche di molti giovani: artisti girovaghi quali ammaestratori di cani, con la scimmietta, con il pappagallo nella gabbia e la fortuna, anche qualche povero orso, i suonatori di organetto e di piffero e di zampogna e di tamburello, e poi i mestieranti: il riparatore di piatti, l’arrotino, l’intrecciatore di vimini, l’ombrellaio, il fornaciaro e poi e poi…

E iniziò dunque la emigrazione, dapprima una disseminazione capillare al di là dei Monti Aurunci, Ausoni e Lepini, anche nella infida Palude Pontina e allo stesso tempo a Roma, e gli avamposti vanno oltre, al di là delle Alpi, a Parigi, a Londra, in Iscozia: viaggi estenuanti, a piedi, che duravano mesi… Nasce la emigrazione, quella autentica, in Italia, ultime decadi del 1700, in Valcomino, la valle di cui stiamo parlando; la diaspora e tragedia nazionali inizieranno cento anni più tardi verso il 1870/80 e, pur se ridotta, oggi ancora continua!

In Inghilterra sono essi che hanno diffuso e fatto conoscere il gelato anche nelle località più recondite e appartate: oggi ancora in tutta la Scozia e nelle grandi città inglesi, si incontrano normalmente negli stadi, davanti alle scuole, nei luoghi di affollamento, nelle strade, camionette e furgoncini dei gelatai, tutti ciociari; sono essi che hanno diffuso in maniera capillare i locali di ristorazione del fish and chips, oltre che della somministrazione del gelato, in tutta la Scozia e a Dublino: ancora oggi il monopolio per così dire di tali attività è nelle mani dei ciociari discendenti dei pionieri. E come ricordato, pur rappresentando, in percentuale, solo una nicchia ed un segmento dell’immenso fenomeno migratorio, è quasi inaudito al contrario il numero dei professionisti, degli artisti di ogni branca, quanti attori, quanti uomini e donne di spettacolo, quanti professori universitari e scienziati, quanti nei musei, nelle fondazioni, nelle accademie, nelle organizzazioni scientifiche, quanti atleti, quanti imprenditori…

Al medesimo tempo, nemesi e contrappasso feroci, ai loro occhi -oggi a quelli dei loro discendenti- si offre lo spettacolo di una Italia pervasa e intrisa di corruzione, di latrocinio, di lassismo, di privilegi inimmaginabili, di povertà, di ignoranza ed insensibilità, di ingiustizia criminale, di degrado irreversibile del paesaggio e del territorio: e quale non-qualità micidiale dei cosiddetti governanti…

 

 

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Frosinone in A: una vittoria ciociara

Maurizio stirpe presidente frosinone calcio 350 260 mindi Tommaso Cappella* - Frosinone in A è la vittoria della Ciociaria? Doveroso togliersi tanto di cappello di fronte al Frosinone dopo la conquista della serie A, soprattutto per come l'ha ottenuta. Oltre ai complimenti e le congratulazioni che stanno arrivando in queste ore e in questi giorni alla società presieduta da Maurizio Stirpe, appare giusto farli anche da parte della redazione di UNOeTRE.it e del nostro direttore. Quella che hanno compiuto i ragazzi di Moreno Longo è un'impresa calcistica, ma è soprattutto un regalo fatto a loro stessi e a quanti hanno creduto nelle loro possibilità e potenzialità. Qualcosa quindi di straordinario ed eccezionale. Con il calcio, inutile negarlo, rispetto a tanti altri settori, (nell'immaginario collettivo) si riscatta anche una Provincia, come la Ciociaria, troppo spesso poco considerata, anzi a volte anche denigrata, sia a livello sociale che economico. Con il calcio, e grazie a Maurizio Stirpe, tutti potranno sentirsi più importanti e beneficiare anche di quei privilegi che l'indotto stesso trainerà.

Il Frosinone dunque, dopo due anni di serie B da protagonista assoluto (nella passata stagione ha mancato la promozione diretta per un gol di differenza nello scontro diretto con l'Hellas Verona ed è stato eliminato dopo la disgraziata gara di ritorno con il Carpi nella semifinale playoff), torna meritatamente nella massima serie. Lo fa dalla porta secondaria, dpola disrazuata gara interna cin i, Foggia all'ultima giornata di campionato, eliminando prima il Cittadella con un doppio 1-1 e passaggio del turno per la migliore posizione in classifica al termine della regular season. Sabato sera il capolavoro, vincendo per 2-0 la gara di ritorno con il Palermo al 'Benito Stirpe' stracolmo di tifo e passione dopo aver perso nell'andata per 2-1. E' riesplosa quindi la gioia di una Città, di una Provincia intera che così andrà a rivivere il gusto di affrontare squadre come Juventus, Napoli, Roma, Inter, Lazio, Milan, Torino, Atalanta, Bologna e così via.

Sarà però fondamentale conservare la categoria. Anche se è ancora presto per fare analisi e commenti perché adesso è giusto festeggiare, occorre già pensare al futuro per allestire una squadra all'altezza. Con la riconferma di mister Longo e, ci si augura, anche quella del ds Giannitti, la società giallazzurra nelle prossime ore si metterà al lavoro per mettere a disposizione del tecnico giallazzurro un organico competitivo e in grado di ben figurare in un torneo difficile come la serie A.

*giornalista volontario in pensione

 

 

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11 milioni di dollari per la Ciociara di Manet

ManetE. LItalienne 350 260di Michele Santulli - Undici milioni di dollari per la Ciociara di Manet. Loreta, Rosa e Carmelina per Matisse, Agostina per Corot, per Van Gogh e per Manet, le sorelle Apruzzese e Cesidio e Celestino per Rodin, la ciociara cubista per Picasso, Carmela Bevilacqua/Bertagna per Sargent, l'altra Carmela per Whistler, Michelangelo per Cézanne, e ancora centinaia di altri, sono notoriamente immagini e nomi ormai eterni nella storia dell’arte: vere e proprie icone dell’arte e della storia, come quelle riferite a certa iconografia sacra. E tutte ciociare e ciociari, quasi sempre nei loro sfavillanti costumi o nella loro altrettanto sfavillante nudità. E diventa perciò comprensibile che ogni qualvolta appare nelle aste internazionali un’opera d’arte con questa iconografia di norma è c’è il compratore. Il tema è largamente affrontato in “MODELLE E MODELLI CIOCIARI A ROMA, PARIGI E LONDRA 1800-1900”.

Abbiamo già scritto di un quadro raffigurante una splendida ciociara in vendita a New York recentemente presso la Casa d’aste Christie: eccezionale il fatto che il compratore ne ha sborsati undici di milioni di dollari, più che raddoppiando la stima massima, perché pugnace è stata la concorrenza a suon di soldi per entrare in possesso del dipinto.

Tale aggiudicazione per un ritratto, per di più di una umile ciociara in costume, è strepitosa e veramente eccezionale, anche con riferimento alle altre opere analoghe dell’artista cioè ritratti o busti e del genere, che difficilmente raggiungono la quinta o sesta parte di quanto invece sborsato per la ciociara in oggetto. La ragione dunque di tale successo inaspettato e imprevedibile? Quasi quadruplicata la stima bassa, più che raddoppiata quella massima, sono risultati non comuni, per un ritratto, anche di un grande maestro: si aggiunga che la ritrattata è una solenne sconosciuta, una donna del popolo, una modella, per di più nella sua modesta vestitura. E allora? A parte ovviamente l’autorevolezza dell’artista e la qualità dell’opera, quanto ha reso il quadro L’Italienne così appetibile e oggetto di interesse a suon di soldi sono stati, a mio avviso, due elementi decisivi: il richiamo esotico e la grazia della donna da una parte e in misura preponderante e determinante il costume ciociaro indossato, dall’altra! In effetti per ogni cultore d’arte il costume ciociaro è invero il soggetto umano più conosciuto e più significante nell’arte occidentale, presente in quasi ogni museo e galleria del pianeta, presente sistematicamente in ogni vendita pubblica di opere dell’Ottocento, continuamente ripetuto e visto nei libri d’arte poiché dipinto o scolpito da quasi tutti i pittori e scultori, grandi e piccoli, in un arco di tempo di almeno centocinquantanni: è una iconografia imprescindibile, dunque una garanzia consolidata e un marchio di successo. La Ciociara di Manet

Questa dunque la sola chiave della palese nonché dispendiosa appetibilità commerciale del dipinto. L’autore dell’opera fu Edouard Manet del quale si conosce la grandezza e il significato. L’artista era versato per le scene e contesti sociali cioè per spicchi di esistenza umana con più personaggi ed elementi, molto meno per la ritrattistica: e nel caso di questo dipinto, unico nella sua opera, anche lui fu colpito dal fascino esotico della ciociara: si trovava, lui ancora in procinto di affilare le proprie armi pittoriche, nello studio del vecchio ed amato Corot, intorno al 1860, ormai il simbolo e maestro più riverito e stimato dell’epoca. La storia racconta che gli ultimi quindici anni all’incirca della sua esistenza, Corot li dedicasse principalmente alla figura femminile: uno scherzo e passatempo in quanto, come ben si sa, il suo mondo erano stati la veduta e il paesaggio portati al massimo della espressività e della personalità e il risultato di tale ‘passatempo’ furono, calcolano gli studiosi, almeno trecento dipinti, quasi tutti accumulati nello studio. Di conseguenza il suo atelier era quotidianamente frequentato da modelle ingaggiate nei cosiddetti ‘mercati delle modelle’ di Montmartre, di Montparnasse e del Quartiere Latino dove queste ragazze, in massima parte italiane/ciociare, si riunivano in certi giorni della settimana. Manet, immaginiamo, entrò nello studio di Corot nel giorno in cui egli aveva davanti la modella Agostina che stava ritraendo con indosso il costume ciociaro. Agostina Segatori, così si chiamava, originaria dei Monti Simbruini, aveva venti anni e grazie non solo al suo fascino fisico quanto alla sua espressività e sensibilità, era già entrata nel novero delle modelle di successo. Il dipinto per il quale stava posando davanti a Corot era quello dal titolo ‘Italienne. La Morieri’ che si trova nella Galleria Nazionale di Washington e attualmente a Parigi in una esposizione sulle modelle di Corot. Il giovane Manet fu colpito dalla scena e sicuramente dalla bella ciociara sfolgorante nel suo costume. Certo è che realizzò un ritratto fragoroso e sfavillante di Agostina e la vestitura è la medesima di quella di Corot, salvo lievi differenze: medesimi orecchini, medesima tovaglia in testa, medesime spallette, medesimo cromatismo.

Il dipinto, una volta passato di mano, ebbe il destino che sovente capita a certe opere: rimase presso la stessa famiglia americana per oltre un secolo e non fu mai mostrato o esposto. In questi ultimi anni, subentrati altri eredi, ha fatto la sua apparizione in qualche mostra pubblica e infine qualche settimana fa messo in vendita, con lo sbalorditivo risultato di cui sopra.

 

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Dalla ex Videocon con rabbia: di chi si occupa la politica ciociara?

videocondi Ignazio Mazzoli - I lavoratori della ex Videocon non si arrendono. Ieri hanno dato vita ad un incontro con il nuovo Presidente della Provincia Antonio Pompeo per coinvolgerlo nelle loro ricerca di soluzioni ad una drammatica condizione di senza lavoro per 1400 persone che dura da dieci anni e che sembra dimenticata da tutti: partiti, Istituzioni e gran parte dell' informazione.
Ha aperto l'incontro Gino Rossi, il mitico come lo chiamano i suoi colleghi e compagni, che ha ripercorso i punti salienti di questa vicenda dolorosa anche se non priva di qualche importante risultato come la conquista dell'Accordo di Programma Anagni-Frosinone (in Italia ce ne sono solo tre ndr) e che però non si riesce ad applicare privando di prospettive coloro che l'hanno conquistato. Chiede conto di che fine abbiano fatto gli impegni presi dalla Regione Lazio per ricercare nuovi investitori, denuncia che Sanofi Aventis e ACS Dobfar, le uniche imprese che hanno risposto al bando dell'AdP non hanno, in realtà, intenzione di assumere che pochissime persone dell'ex Videocon. Per 170 di loro a giugno si chiuderà ogni speranza con la fine della mobilità e degli altri che succederà alla fine del loro periodo di mobilità? saranno talmente più vecchi da non avere speranze. Vuole una risposta rapida. "Non c'è più tempo, occorre una risposta in 10 giorni al massimo. Qualunque sia, anche se negativa è sempre meglio di questo silenzio che è intorno a noi". E ancora "ci sentiamo solo presi in giro, e vogliamo essere presenti ai tavoli dove si parla di noi. La nostra presenza è importante". (Se si vuole capire, in questo scampolo di dichiarazioni c'è tanto perché nasce la sfiducia verso i partiti e chi governa).
Ma non è solo Rossi a parlare, la delusione e la rabbia trovano altre voci e tanta consapevolezza. Dalla ex Videocon gli interventi si spostano sulla grave disoccupazione  (115mila disoccupati, il 33% di tutto il Lazio) che colpisce il frusinate. "Ciociaria dimenticata... la politica di questa provincia è inesistente... ogni azienda che va in difficoltà qui, in questa terra è destinata solo a chiudere..."
Prende la parola una lavoratrice. Daniela Timperi, che dichiara subito di non sapere parlare e quello che dirà sarà nella forma che usa "per farmi rispettare a casa mia". Bisogna starci nella sala del consiglio provinciale affollata fitta fitta di lavoratori. Daniela nulla si è tenuta dentro. Ha chiamato per nome e cognome tutti gli eletti che in questa vicenda hanno messo bocca facendo annunci e senza portare risultati, senatori consiglieri regionali amministratori provinciali tutti, nessuno escluso per chiedere "che intende fare la classe politica di questa provincia? Sieti lì (a governare e amministrare ndr) per fare questo lavoro, nell'interesse di chi lo fate di chi già sta bene o di quelli che stanno male?". Senza incertezze ha ricordato a tutti che il Presidente Zingaretti mai ha incontrato i lavoratori ex Videocon aggiungendo che "tanto lui si occupa solo di Roma". Il carattere romanocentrico della politica della Giunta Zingaretti è stato descritto più e più volte in questo incontro senza diplomazie. "Perché si debbono perdere i 91 milioni dell'Accordo di Programma?" conclude Daniela.
Le amarezze accumulate danno voce ai ricordi più mortificanti, come quando Enrico Palombi ricorda la latitanza di eletti e Istituzioni di fronte alla condanna che ha colpito il lavoratori che manifestarono sull'Autostrada del Sole solo per difendere il lavoro ed il piccolo reddito con cui sostenevano le loro famiglie. Anche lui ritorna sul concetto che la politica, i partiti debbono aiutare chi sta male e aggiunge con grande consapevolezza "quando i lavoratori sono assenti laddove si decidono le loro sorti, si decide male" e avanza un messaggio forte "senza protesta questa provincia muore". E' una sferzata emblematica contro l'inerzia che sta alle radici della gravissima crisi che depaupera questa terra di Ciociaria.
Sembra proprio sia giunto il momento di mettere in cantiere una "Vertenza Frusinate" che impegni tutti gli eletti, le forze sociali e le associazioni per mettere a fuoco due o tre richieste di rapida approvazione ed esecuzione. Ormai è indispensabile e nessuno dovrebbe tirarsi indietro.
Il presidente della Provincia di Frosinone Antonio Pompeo, insieme con il vicepresidente Andrea Amata e il consigliere Gianluca Quadrini che hanno incontrato nella sala del Consiglio di Palazzo Gramsci la numerosa delegazione dei lavoratori della ex Vdc, si sono impegnati ad intervenire per chiarire l'iter di attuazione dell'Accordo di Programma e le motivazioni dell'attuale fase di stallo con una rimodulazione del bando dell'AdP perché sia aperto alla partecipazione di un numero più elevato di aziende e utilizzi tutte le risorse disponibili garantendo maggiori possibilità di occupazione.
"Ritengo il problema del lavoro come l'emergenza più importante di questo territorio" – ha dichiarato il Presidente Pompeo. Staremo a vedere. I lavoratori intanto hanno chiesto di essere coinvolti negli incontri per questa vertenza e probabilmente entro venerdì prossimo ci dovrebbe essere in Provincia un appuntamento con una loro delegazione ristretta per mettere a punto come andare alla Regione e oltre.

12 febbraio 2015

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