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Le "Sardine" anche in Ciociaria

la ciociaria non si lega 1 dic 19 400 mindi Valentino Bettinelli - Un caldo sole di mezzogiorno ha accompagnato le Sardine ciociare accorse domenica mattina a Frosinone. Piazza Giuseppe Garibaldi è stato lo scenario perfetto per la pacifica manifestazione del capoluogo. Un nutrito numero di donne, uomini, e anche tantissimi tra bambine e bambine, hanno colorato la mattinata spenta del centro storico frusinate.

Tra cori e tante piacevoli ripetizioni del canto di “Bella ciao”, il popolo delle Sardine ha mostrato la sua presenza anche in ciociaria. Al grido di “La Ciociaria non si Lega”, i tanti manifestanti hanno contestato l’incessante crescita del clima di odio e razzismo, imperante in Italia. Imbarbarimento socio-culturale che ha un responsabile, la Destra sovranista e oscurantista, guidata dal duo Salvini-Meloni. Proprio richiamando i valori democratici e antifascisti della nostra Costituzione, le Sardine ciociare hanno mosso i loro primi passi nel panorama locale. Da sottolineare un forte afflusso di quella che è meglio nota come società civile; dall’operaio, al professionista, dalla casalinga all’imprenditrice, dai docenti agli studenti. Un mare multiculturale, dove le classi vengono rappresentate nella loro totalità, raffigurando un quadro eterogeneamente colorato, dove la presenza in piazza rappresenta la pennellata d’artista di una popolazione stufa di cedere alla paura del diverso e all’odio.la ciociaria non si lega 1 dic19 350 min

Apprezzabile anche il richiamo, in occasione della ricorrenza annuale, alla sensibilizzazione sul tema dell’HIV. È sempre importante che iniziative di tale portata sociale siano utili ad informare su tematiche trattate sempre con molta sufficienza, soprattutto tra le più giovani generazioni.
La risalita della corrente dell’odio delle Sardine ciociare è iniziata. Continuare a manifestare, scendendo in piazza e mostrando a tutti i nostri valori, è un imperativo categorico per tutto il popolo del centrosinistra italiano. Anche i partiti svolgano il loro compito con capacità; è necessario intercettare le richieste di migliaia di italiani che non si sentono rappresentati dai sovranisti dell’ultim’ora, ma che allo stesso tempo cercano leader in grado di accompagnare la loro risalita, in direzione ostinata e contraria a quella intrapresa da una parte di Paese che a loro non appartiene.
È giunto il momento di essere Sinistra e rivendicare i valori che sono il fondamento della nostra Repubblica. Le piazze, compresa quella di Frosinone, hanno indicato la strada. Adesso sta a chi può smuovere ancora di più le acque; è l’ora di Agire e non solo di parlare con filosofie poco accattivanti.

La Ciociaria, come gran parte d’Italia, non vuole legarsi e non vuole abboccare all’amo dei fascisti di oggi. Andare avanti insieme è l’unico modo per riuscirci.

 

 

 

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Ma c'è vita in Ciociaria fra alleati di governo?

Sala del Consiglio MinistriIn questo autunno, La7Tv ci ha riproposto stralci del film Fahrenheit 11/9. Documentario del 2018 scritto e diretto da Michael Moore che riprende un tema caro al regista: le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2016, già documentate nella sua precedente pellicola “TrumpLand” per raccontare l’avvio della presidenza di Donald Trump.

 

  1. Sentirsi popolo
  2. Il Governo Conte Due
  3. Al PD bisogna chiedere

Sentirsi popolo

Nel film si parte da un grave e inoppugnabile scandalo, quello della crisi dell'acqua di Flint (città del Michigan negli Stati Uniti), gravemente contaminata dal piombo che provocò una spaventosa diffusione di “Saturnismo”, malattia causata dalla corrosione delle antiquate tubature dell'acqua per colpa del malgoverno di politici senza scrupoli, che hanno messo in grande pericolo la salute di migliaia di bambini del Michigan. Moore si chiede come sia possibile uscire dall'attuale situazione politica e vede una possibile risposta per un riscatto nazionale nei movimenti giovanili sorti in seguito al massacro alla Marjory Stoneman Douglas High School e che rivendicano il controllo delle armi.

Si tratta di due drammatici spunti che tuttavia permettono a Moore di documentare una lunga teoria di iniziative popolari di movimento e partecipazione. Il film infatti si dipana attraverso la rappresentazione di numerosissime interviste ai promotori dei più svariati movimenti, fra di essi ce n’è uno che afferma convintamente “senza individuazione dei disagi e senza l’organizzazione della rivendicazione per superarli non c’è speranza di futuro”.flint acquainquinata nelle case 400 min
Mi scuso per questa lunga premessa introduttiva che mi è sembrata importante per porre una questione costantemente dimenticata e trascurata dai partiti, dagli organi di stampa, insomma dal dibattito corrente che cerca le cause della crisi politica e istituzionale italiana e non solo, dappertutto, meno dalle cause che la generano. Si parla di democrazia interna ai partiti (importantissima), di metodi di comunicazione (molto sofisticati oggi), di simpatia e antipatia dei protagonisti, della spettacolarità delle iniziative, ma mai si domanda di cosa soffre la gente che non si riconosce nelle scelte di chi governa e perché.
L’huffingtonpost.it di qualche giorno titolava «la rabbia non risparmia più nessuno” Taranto, operai totalmente disillusi. Non si fidano di Conte, né di Emiliano. "Dov'è Di Maio, il garante dell'accordo?"».

Vale ancora la constatazione fatta da tanti osservatori una manciata di settimane fa: lo scenario politico è cambiato? E’ diverso dall’imbarbarimento politico sollecitato da.
Ad esempio, l'atteggiamento verso i migranti è in parte cambiato, non vengono più tenuti in ostaggio sulle navi. Il meccanismo è ancora approssimativo e fragile ma forse siamo vicini alla svolta tanto attesa: accoglienza, regole per il flusso dei migranti, nuovo contesto europeo. Conte ha incontrato i sindacati dopo anni di sostanziale ostracismo. È andato in queste ore nell’inferno dell’Ilva, dando un segnale di comportamento nuovo.
Anche con l'Europa il clima è cambiato. (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

Il Governo Conte Due

La composizione del governo e il suo programma non destano grandi entusiasmi. Anzi è bene guardare ad occhi aperti i difetti e i pericoli della situazione, per evitare di ritrovarci a regalare tra qualche tempo a Salvini una vittoria immeritata. Tuttavia, un conto è vedere con lucidità i limiti del secondo governo Conte, altro è lavorare per logorare la nuova maggioranza.

Oggi la crisi drammatica dell’Ilva è la causa scatenante del manifestarsi di quale sia la fragilità di questa maggioranza di governo (M5S-PD-LEU-ItaliaViva). Una città avvelenata dalle polveri sottili con tre funerali a settimana, spesso di giovani e giovanissimi e 20.000 lavoratori-cittadini che rischiano di perdere il lavoro richiedono una grande capacità di governo, di senso politico, di abnegazione per il bene comune.
E’ chiaro quanto vale l’Ilva? Non solo una città avvelenata, 20.000 posti di lavoro persi e famiglie sul lastrico, ma un colpo mortale al sistema industriale italiano che è prevalentemente manifatturiero e ha bisogno di acciaio. Questo significa l’Ilva oggi.

Come ci stanno i partiti in questa maggioranza? Non bene a osservare l’eccessiva conflittualità. Essa è un danno sicuramente ma non è la causa del male. C’è un variegato mondo insoddisfatto della soluzione di governo (preferiva la Lega al governo?) che sembra avere oggi simpatie per quanti escono dal Pd, vagheggiando alternative, da Calenda a Renzi . La continua inesauribile polemica non è la causa delle difficoltà fra alleati, è la mancata individuazione consapevole del pericolo e delle cause del disagio.Governo conte dimaio franceschini speranza governo pd m5s leu 400 min
Qualche domanda va rivolta al PD: questo partito che sta tentando di mostrarsi serio, può pensare che il suo ruolo sia solo quello di pensare ai conti di bilancio che tuttavia in questa circostanza sono assai importanti? Parlare di aver scongiurato, meno male, una tassa IVA sul nostro groppone di ben 23 miliardi non basta. Si rischia così di apparire, a chi soffre, solo per quelli che hanno buoni rapporti con una UE che poi non sembra molto intenzionata a cambiare. Bene non essere isolati come ci aveva condannato Salvini, ma qui in Italia bisogna trovare soluzioni ai drammi della mancanza di lavoro, di una sanità sempre più privatizzata e perciò costosa e per pochi, quindi, di una mobilità individuale su strade disastrate o pubblica efficiente solo per i ricchi e… se si vuole si può continuare. I costi di vita in questa Italia sono quelli di un paese per i più ricchi e che premia l’egoismo privato. Lo scontro Calenda-Telese non è solo colore da talk show in cui i presenti sono sollecitati a tifare per il liberista. Sono due idee di mondo, che come sanno e possono si scontrano, ma lo scontro è vero.

Il silenzio di questo PD è preoccupante, perché nessuno più lo interpreta come “garbo istituzionale” ma è visto come mancanza di idee e proposte e, soprattutto, lontananza dai cittadini e dai territori. Altro che leader!
Il governo sarà effettivamente capace di andare oltre le buone maniere e di intavolare un dialogo positivo non solo con i sindacati ma con i soggetti sociali in generale? Questo vorrebbe dire introdurre novità sociali rilevanti, nuove priorità dell'azione di governo, impegni forti su investimenti e occupazione, diritti di chi lavora. Bene, ma il PD è capace di stare nella protesta, anzi di promuoverla, non contro il governo, ma per condividere con la gente, il popolo le difficoltà e trovare insieme le possibili soluzioni (vedi il film di Michael Moore vecchie verità riaffermate in forma nuova). Non se ne può più di suggeritori di buone maniere e di fair play o anche solo di corrette metodologie. Sono tutte astrazioni. Il funzionamento della democrazia italiana è decisivo e la partecipazione attiva e costante rappresenta il miglior contrassegno della sua qualità ed efficienza. (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

Al PD bisogna chiedere

Ma ancora al PD bisogna chiedere: Che fa nei territori? Qui in provincia di Frosinone non c’è segno di vita. Ma quanta inerzia! Non solo del PD.
La destra ciociara è la più condizionata da Casa Pound (Sora, Anagni, Frosinone). C’è solo l’ANPI in campo. Dopo la vergognosa astensione sulla Mozione Segre che ha indignato tutto il mondo, come si può dimenticare che la destra, qui, in questo territorio ha il 57%? Il frusinate è ammalato gravemente di disoccupazione. Diritti del lavoro mortificati o peggio negati e disoccupazione che si cronicizza sono le manifestazioni anticipatrici di ben più gravi difficoltà e rischi che impongono di non minimizzare le minacce autoritarie. La nostra politica locale fatta di partiti che stanno al governo del Paese e della Regione che fa? Luigi Carlini qualche giorno fa con amarezza franca e genuina denunciava: «Ogni territorio in crisi ha il suo parlamentare che tira l'acqua al suo mulino, invece da noi vengono a farsi i selfie. Non è che la "coperta" è sempre corta e il denaro lo mandano alle altre aree di crisi complessa più virtuose, cioè dove politici, sindacato, comuni e tutte le istituzioni fanno squadra per proteggere il proprio territorio e nella nostra area di crisi complessa FROSINONE/RIETI c'è un tale disimpegno che si rischia la chiusura del "rubinetto?» Chi è pronto a impegnarsi per dimostrare il contrario?Provincia Fr 350

La nuova maggioranza di governo quale dialogo ha innescato fra le forze politiche che qui in provincia la rappresentano? Nessun dialogo.
Soltanto ieri un segnale, che non so definire, giunge da un incontro fra due deputati del M5S Luca Frusone e Enrica Segneri e il presidente dell’Asi. Nel comunicato reso pubblico si parla di «Favorire un nuovo modello con al centro la Green economy e la nuova strategia del governo per la realizzazione del green new deal, così come lo sviluppo dell’Economia circolare come traino per il rilancio del Paese sono stati i temi affrontati inizialmente.» Che senso ha discutere di temi politici prioritari fra soggetti non egualmente abilitati a proporre e definire programmi e scelte che appartengono alle forze politiche, ai sindacati ed alle Istituzioni? Fa una brutta impressione questo incontro che si fa interpretare per l’inizio di un “dialogo” con una fetta di partito o meglio fra fette di partiti anziché con l’intero quadro delle forze politiche impegnate nel Governo del Paese. È un incontro privato? Mai visto che rappresentanti di partiti non incontrano i loro omologhi in un quadro di alleanze di governo per affrontare delle “novità”?
Se questi sono argomenti per provare ad affrontare seriamente la crisi, proporre politiche attive per il lavoro perché partiti, sindacati, associazioni attraverso i loro organi rappresentativi non si assumono la responsabilità di svolgere pubblicamente un confronto e dare il via ad un nuovo dialogo fra loro e con i cittadini?
TUTTI, INTORNO AD UN TAVOLO PUBBLICO

 

 

 

 

 

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6 punti per una "mozione" sui rifiuti in Ciociaria

discarica cerreto 350 260di Gaetano Ambrosiano* - Chiediamo ed inoltriamo all'attenzione dei Sindaci della Provincia ed in Primis alla persona del Sindaco Nicola Ottaviani che al momento ci è sembrata la persona più lucida riguardo le problematiche nella gestione del rifiuto, questo al di là delle ideologie politiche, quale massimo rappresentante del capoluogo la valutazione e considerazione di un concetto elementare principio di responsabilità secondo cui ogni territorio ha il dovere di “chiudere” il ciclo dei propri rifiuti sul territorio stesso, senza scaricarne i costi su altri territori. Non si può infatti fare i virtuosi con gli inceneritori degli altri, come fanno diverse province e regioni italiane. Ed allo stesso modo questo diritto dovrebbe essere rispettato dalla nostra provincia nei confronti di altre le quali per loro inadeguatezza nel risolvere il problema a breve trasporteranno parte dei loro rifiuti alla SAF - Società Ambiente Frosinone.

Disponendo nel concetto di principio a difesa di un territorio già di per se devastato da uno stato ineccepibile nel suo essere inquinato, a maggior veduta dagli ultimi avvenimenti che hanno coinvolto il fiume Sacco. Chiediamo che i Comuni mettano a voto il divieto e non consenso al conferimento dei rifiuti provenienti dalla Provincia di Roma questo a tutela del nostro stato di salute del territorio ma anche in quello che deve essere un inizio del non cadere in una pericolosa programmazione di una industrializzazione del rifiuto che a quanto pare sia l’obiettivo di alcuni indirizzi provenienti dalla politica. Il divieto di importazione va dunque assolutamente mantenuto. Ma il principio di responsabilità vale anche per chi lo proclama. Insomma: accanto al divieto di importazione, per la Provincia di Frosinone dovrebbe anche valere il divieto di esportazione dei propri rifiuti verso territori esterni. Tale divieto non vale naturalmente per i materiali recuperati nella raccolta differenziata e avviati al riciclo e al riutilizzo, anche attraverso la loro trasformazione in altro tipo di materiale. Vale invece assolutamente per il deposito in discarica e per lo “smaltimento” attraverso trattamento termico, cioè attraverso incenerimento, sia in inceneritori che in cementifici o altro. In questo caso si tratterebbe semplicemente di “esportare l’inquinamento” provocando emissioni in altri territori. Questo contraddice il principio di responsabilità, che va applicato in un’ottica globale. Sarebbe politicamente e eticamente ipocrita avviare a discarica o incenerimento all’esterno della provincia rifiuti di cui noi siamo responsabili.

Per questo al ciclo dei rifiuti va applicata la “verità dei costi ambientali”.

Negli ultimi tempi sono apparse sulla stampa diverse affermazioni secondo le quali rifiuti della nostra provincia, addirittura raccolti inizialmente negli appositi contenitori verrebbero poi comunque mischiati non rispettando il codice dei rifiuti, come ci vediamo costretti ad esportare l’umido per mancanza di servizio e questo con aggravio dei costi per la comunità e su questi fatti crediamo vada va fatta assoluta chiarezza al contrario di quelle che sono le dichiarazioni del Sig.Buschini, già Ass.Ambiente Regione Lazio e attualmente Presidente del Consiglio della stessa, a cui ricordo che l'esportazione dell'organico con aggravio di costi per i contribuenti è dovuto ad una incapacità nella programmazione di gestione dell'impianto della SAF , che come testimoniato dal programma Report era sotto infrazione dalla comunità Europea per non avere a norma la gestione dell'impianto riguardo il trattamento dell'organico.

Ma tengo a precisare che è dal 2012 che la Regione Lazio non attua un piano rifiuti per la nostra Regione e che nelle ultime gestioni dell'impianto SAF,parliamo di almeno due anni nell'ordine di tempo, provenivano da Roma circa 300tonnellate giornaliere da Roma che paradossalmente da quello che oggi leggiamo sull'informazione i Sindaci nell'assemblea avevano votato si al conferimento con molti sindaci del Partito Democratico che oggi gridano all'allarme rifiuti. La discarica di Roccasecca in località Cerreto aveva fatto domanda e ricevuto il via circa due anni fa un autorizzazione ottenuta dalla domanda in circa 20 giorni, come Zingaretti aveva concesso finanziamenti per circa 12milioni di euro per il revamping del Termovalorizzatore di Colleferro per poi cederlo in una vendita a ribasso, onestamente tutta questa grande attenzione nelle problematiche della Valle del sacco non c'è ma leggiamo una politica nel pieno dell'ipocrisia e dell'ignoranza nella conoscenza della problematica. Ora cercheremo di capire il ruolo nel Presidente della Provincia Pompeo se arriveremo a dei fatti concreti o ai soliti tavoli di incompetenza assoluta come ci hanno dimostrato negli ultimi 10 anni non parliamo di qualche mese ma di 13 anni se consideriamo il fatto delle mucche e di circa 40 se valutiamo il dramma della valle del sacco. Come anche vorremo sapere quando verranno bonificati tutti i siti industriali dismessi e se possibile avere conoscenza nello stato dei depuratori ASI anche se il Presidente DeAngelis e' più interessato ad una vocazione manageriale commerciale che Industriale come dovrebbe essere nelle sue competenze, il cortocircuito in quelli che sono i ruoli degli ENTI è sempre più profondo.

Per tutti questi motivi chiediamo una mozione di riferimento nei seguenti punti:


1) Di porre un divieto all’introduzione di Rifiuti da altre Province.

2) Che venga progettata e programmato un piano Rifiuti in quella che viene chiamata la Sostenibilità Circolare del rifiuto Urbano.

3) Che si dia conoscenza in modo dettagliato di quanti rifiuti e di quale categoria vengono attualmente esportati verso territori esterni alla provincia in codici e quantitativo per essere alla fine avviati a discariche, incenerimento o qualsiasi altro tipo di smaltimento (ad eccezione di quelli che entrano nel riciclaggio e vengono trasformati in altri prodotti) in impianti sia pubblici che privati.Tra i rifiuti da considerare: fanghi, impurità da raccolta differenziata (soprattutto plastiche, e se sì, di che tipo), quote di rifiuto organico che non riescono a trattare i nostri impianti, e qualsiasi altro tipo di frazione) e che sia data conoscenza nei quantitativi (produzione) e trattamento (capacità) dei rifiuti industriale nella produzione e procedura di conferimento sia di tipo consortile che privata.
4) Si richiede inoltre di indicare le quantità con un criterio omogeneo che coinvolga l’intero territorio, nel modo di consentire di farsi un’idea precisa di quanti e quali rifiuti “esporti” la provincia di Frosinone in un significativo lasso di tempo.
5) Se possibile, si chiede anche di indicare i costi economici di questi smaltimenti, sia che ricadano a carico di privati che di enti pubblici, nostri o esterni.
6) E se esiste, oltre le parole, il progetto di riqualificazione dell'impianto SAF una società partecipata con un assemblea di Sindaci che sono eletti dal popolo residente nella provincia di Frosinone con tutto il diritto di essere a conoscenza ed informati nello stato delle cose e che si torni all'audizione pubblica nell'assemblea dei Sindaci la SAF non è e non cade in una gestione privata.

Ed Inoltre la Regione quando avrà intenzione di avviare un concreto Piano dei Rifiuti con lo smantellamento dei vecchi inceneritori oramai obsoleti nella tecnologia e nello smaltimento delle discariche presenti sul territorio con il ripensare oramai come avviene in tutta Europa in un reale ciclo chiuso dei rifiuti con l’ausilio delle nuove tecnologie imperanti ad impatto zero.

 * *Segretario provinciale di Art 1

 

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San Benedetto, l’Europa e la Ciociaria

Lesueur St.Benoit 350 260 ok mindi Michele Santulli - L’undici luglio ricorre la commemorazione di San Benedetto, morto il 21 marzo del 547, Patrono d’Europa. San Benedetto, con il suo insegnamento, con la sua ‘Regola’, con la diffusione del suo pensiero ed ammaestramento grazie alla diffusione incredibile dei monasteri benedettini in tutta Europa, tanto che nell’anno mille all’incirca se ne contavano, di soli maschili, oltre mille sparsi in ogni nazione, è stato il giusto riconoscimento tributato ad una delle menti eccelse dell’Occidente. Grazie ai suoi monasteri una nuova voce e un nuova ideologia presero gradualmente posto negli animi. Nuovi concetti e sentimenti iniziarono a farsi spazio: il significato dello studio e della lettura, il ruolo del superiore eletto dalla maggioranza della comunità ma anche il ruolo del singolo nell’esporre i propri principi: cioè si gettavano i primi semi della convivenza democratica. E poi l’amore per il prossimo, il significato della preghiera, l’assistenza ai derelitti e poveri, la lotta alla violenza e alla vendetta.

Ma soprattutto la scoperta rivoluzionaria fu la valutazione differente e perfino dirompente che veniva riconosciuta al lavoro: fino ad allora, e anche dopo purtroppo, e anche oggi in certi luoghi, si conosceva solo la schiavitù e il servaggio totale e lo sfruttamento: ora invece si comincia a sentire per la prima volta che il lavoro non solo è necessario per procacciarsi il sostentamento ma altresì un contributo che si fornisce al benessere della società: è una riprova della benedizione di Dio. E quindi il famoso precetto: ora, labora et lege. S. Benedetto

Pio XII subito dopo la fine degli orrori del secondo conflitto mondiale, ritenne sua primaria responsabilità rammentare che San Benedetto era il ‘Padre dell’Europa’ con tutto quanto ciò comportava; e poi qualche anno più tardi -le istituzioni europee erano state chiamate in vita da poco- Paolo VI Montini colse tale fondamentale occasione di collaborazione europea e di buona volontà per proclamare San Benedetto : ‘Messaggero di Pace’ cioè Patrono d’Europa: il 24 ottobre 1964 con l’enciclica ‘Pacis Nuntius’ ‘Messaggero di pace’ Papa Montini metteva finalmente fine ad un ritardo secolare a proposito del riconoscimento internazionale degli insegnamenti dell’umile monaco di Montecassino.

E Montecassino, porta del Sud della Ciociaria, ha appresentato e ancora rappresenta per l’Europa un luogo di ricovero e di rifugio e di fiducia nel futuro. E’ vero, si dirà, malgrado la presenza dei monasteri benedettini in tutta Europa, ai quali agli inizi del 1100 andranno ad aggiungersi quelli dei Cistercensi e dei Certosini e di altri ordini, tutti originari dai benedettini, le guerre e le carneficine continuarono ad imperversare in tutta Europa anche nei secoli successivi, è vero, perché il male purtroppo è quello che sempre prevale, ma si immagini che cosa sarebbe mai potuto avvenire senza la presenza di queste migliaia e migliaia di monaci e di monache che diffondevano i loro messaggi e le loro testimonianze.

 

 

 

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La Ciociaria e l’Europa

Ettal 350 mindi Michele Santulli - Accostare dei termini apparentemente discordanti forse perfino inconciliabili, a certi occhi può rappresentare invece motivo di riflessione e forse anche di apprendimento e di resipiscenza. I rapporti e relazioni e anche gli apporti della regione storica che oggi identifichiamo con ‘Ciociaria’ rispetto all’Europa, iniziano con Roma antica e perdurano ancora più intensi fino ad oggi.

Se si entra nel Municipio di Basilea, la ricca metropoli elvetica, nel cortile ti viene incontro una imponente scultura di un soldato romano nel suo paludamento di generale: illustra il personaggio fondatore della città, Lucio Munazio Planco che effettivamente alle ultime decadi della Repubblica Romana, all’epoca di Cesare, gettò le fondamenta di quella che diverrà poi la città svizzera; questo stesso personaggio nei medesimi anni, poserà la prima pietra anche di quella che poi nei secoli crescerà fino a diventare la metropoli di oggi cioè Lione in Francia: egli era di Atina. Più verso Sud, nella regione della Provenza, si ammira un acquedotto quasi perfettamente conservato che dopo un percorso di 50 Km dalla sorgente, sopra e sotto terra, portava acqua alla odierna Nîmes: fu fatto costruire da Marco Vipsanio Agrippa, cognato di Augusto, al quale pure si deve il Pantheon di Roma: era di Arpino. Questa opera, l’acquedotto del Gard, da sempre riscuote ammirazione e meraviglia non tanto per la mole di certi tratti quali un ponte lungo circa 275 m composto di tre arcate per un’altezza di 49 m, quanto per il fatto che gli enormi massi che lo compongono sono semplicemente giustapposti l’uno sull’altro senza cementi o malte e tenuti fermi da staffe di ferro: la costruzione attira da allora l’attenzione durante tutto l’anno non solo di curiosi e di turisti ma soprattutto di studenti e studiosi: tanto significativo che l’UNESCO l’ha dichiarato patrimonio della umanità: percorrendo l’autostrada che porta verso la Provenza ad un certo punto la mole gigantesca del ponte si staglia alla vista del viaggiatore e vale la pena arrestarsi e andare sul sito ben attrezzato turisticamente.

Altra impresa di afflato europeo fu la conquista dell’isola britannica nel 43 dopo Cristo, imperatore Claudio, a opera di Aulo Plauzio da Atina, comandante supremo dell’esercito di cui una delle quattro legioni che si aggiungevano ai ventimila ausiliari, era comandata dal console Gneo Senzio Saturnino pure di Atina. Innocenzo III papa dei Conti di SegniGavignano di Segni1160 1198 1216 min
Nel VI secolo, nell’anno 500 dunque, una luce abbagliante si accende nella terra dei Volsci e degli Ernici, nel Latium Novum dei Romani, la luce di San Benedetto da Norcia, a Subiaco prima e a Montecassino dopo. E nasce l’Europa moderna a seguito del cosiddetto monachesimo occidentale. Già nell’anno 1000 si levavano in tutta Europa oltre mille conventi benedettini, senza contare quelli per le benedettine, ai quali pochi anni dopo vanno ad aggiungersi i cenobi cistercensi e certosini, originari dalla medesima radice: molti sono attivi anche oggi dovunque in Europa. E la guida per tutti era la Regola scritta da San Benedetto che è, sembra incredibile, anche oggi uno strumento di consultazione specie a certi livelli. Il monachesimo apportò insegnamenti dirompenti: per la prima volta si parlò di democrazia cioè di un capo di comunità eletto dalla maggioranza, di rispetto e obbedienza all’autorità prescelta, si predicò e documentò il ruolo significativo della lettura e della scrittura e quindi della cultura, la prima volta nella storia; si illustrò e predicò il ruolo del lavoro individuale di ognuno quale non solo mezzo di sussistenza ma anche quale contributo sociale al benessere comune e allo stesso tempo prova della benevolenza del Creatore: era la prima volta nella storia dell’uomo che si affrontava tale attività umana con parole nuove mai espresse prima: fino ad allora il lavoro era inteso come schiavitù e violenza ed oppressione, una maledizione dunque, ora grazie all’umile monaco di Montecassino si adoperavano altri linguaggi e si mettevano in essere altre funzioni e maniere di realizzarsi: una autentica rivoluzione sociale che ha dato la sua impronta all’Europa. “Cruce, aratro et libro” così veniva sintetizzato tale nuovo insegnamento che più tardi qualche esperto dialettico sintetizzò nella celebre formula: “ora, labora et lege”.

Negli stessi anni e cioè 1100 e 1200 San Tommaso d’Aquino irradiava il suo messaggio alla Sorbona di Parigi e nei suoi scritti; l’architettura gotica arrivata a Fossanova e a Casamari dalla Borgogna, ripartiva in maniera incisiva e più elaborata verso l’Europa dove costituirà il punto di avvio scientifico delle grandi cattedrali che ancora oggi arricchiscono il paesaggio europeo. Sempre in tale periodo e grazie ai papi ciociari Innocenzo III, Gregorio IX, Alessandro IV, Bonifacio VIII furono per la prima volta introdotti concetti e realtà che letteralmente squassarono l’Europa: la lotta per le investiture, la scoperta dell’’eresia’, la lotta spietata ai dissidenti o ‘eretici’, la carneficina dei Catari o Albigesi, la istituzione della Inquisizione, del Ghetto, il concetto di cesarepapismo e di teocrazia, la fine della dinastia sveva…
Si tornerà nelle prossime settimane su tale pagina di storia comune di civiltà e progresso.

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Storia. Squadrismo in Ciociaria e maestri romani

FILIPPO COLAPIETRO SINDACO 350 mindi Lucia Fabi e Angelino Loffredi - Per proseguire nel breve viaggio dentro lo squadrismo frusinate, riportiamo notizie raccolte da un numero unico della Federazione fascista titolato “ Squadrismo, per ricordare il 20° anno della nascita del Fascio di combattimento di Frosinone “, conservato presso la Biblioteca comunale di Frosinone. Il giornale è composto di 4 pagine, riporta articoli di Alberto Ghislanzoni, Giulio Celletti, Carlo Mancia. Lo stile prevalente è sempre retorico, i vari temi si esprimono in modo roboante e sensazionalistico. Il pensiero è rivolto al passato ed è individuato sempre il nemico. Giulio Celletti infatti, nel suo pezzo scrive “S’ iniziarono così le azioni contro le canaglie social- comuniste che infestavano le nostre campagne e turbavano gli animi dei nostri laboriosi operai e contadini sventolando il loro straccio rosso e oltraggiando l’ideale e il sacrificio degli squadristi“. Attorno a queste poche righe ci sarebbe tanto da commentare ma ci limitiamo a mantenere l’attenzione solo sul termine social-comunisti, ancora di più su quel comunisti, ovvero sul nemico che deve essere onnipresente. Il Celletti in questo caso per dare forza al suo articolo arriva addirittura ad inventarselo e ingigantirlo. Nelle elezioni del 15 maggio 1921 infatti i voti arrivati alla lista comunista a Frosinone furono 4 (quattro ) e nel Circondario 15( quindici ).

Dal giornale possiamo riprendere notizie interessanti proprio dal punto di vista della ricerca, pertanto rileviamo: il Fascio a Frosinone viene costituito il 20 ottobre 1920 nei locali della vecchia Società Operaia. Successivamente viene titolato a Guglielmo Veroli ma manca il periodo. La prima sede è in via Angeloni.
Fra gli articoli, quello scritto da Il Triario “Quando uscimmo la prima volta“ ci sembra interessantissimo. Riporta la presenza a Frosinone e Ceccano di Vito Pellizzari, segretario del Fascio di Roma, chiamato a fare da rinforzo ai fascisti di Frosinone per colpire Ceccano “roccaforte dei rossi che detenevano l’amministrazione comunale“ Sindaco in quel periodo è il socialista Filippo Colapietro. Per conoscere bene la situazione ceccanese invitiamo a esaminare il seguente collegamento http://www.loffredi.it/ceccano-fra--rivoluzione-e-reazione.html

L’avvocato Pellizzari a sera arriva in treno a Frosinone accompagnato da 20 persone. Il Triario scrive “arrivarono alla stazione di Frosinone. Scesero e per l’accorciatoia di Fontana Unica salirono in città. Quella notte l’Albergo Garibaldi si trasformò in un accampamento“ La mattina successiva la trascorsero passeggiando per la città destando molta curiosità. Nel primo pomeriggio su due camion partirono in direzione di Ceccano, quindi “Giungemmo sul ponte di Ceccano. E il resto di questa giornata, che fu movimentatissimo, è inutile oramai raccontarlo“.

L’autore dell’articolo non riporta gli avvenimenti accaduti e nemmeno indica il giorno. Non conosciamo il motivo ma, fortunatamente, possiamo riportare che a farlo ci penserà molti anni più tardi (1985) Maurizio Federico attraverso il sempre valido libro ”Il Biennio rosso in Ciociaria.1919-1920“, sulla base di un fonogramma inviato dal Sottoprefetto di Frosinone al Ministero l’11 aprile 1921. Maurizio Federico scrive che i fatti avvengono il 4 aprile del 1921. Li ricostruisce partendo proprio da dove Il Triario si arresta. Dal Ponte, infatti, la squadraccia risale lungo via Principe Umberto, sulla quale svolge la propria attività l’orologiaio Neno Catozi, socialista. Roberto Catozi nipote dell’artigiano, a tanti anni di distanza ci conferma quanto riporta Federico, così come tramandato in famiglia: la rottura della vetrina espositiva e la relativa devastazione dei locali dell’orologiaio. Gli stessi si trovano dove oggi la famiglia Catozi ospita le riunioni della Sezione Anpi di Ceccano.

Successivamente, in Piazza Vittorio Emanuele (oggi Piazza 25 Luglio) avviene il contatto fra il gruppo di Pellizzari con il conte Domenico Antonelli, agrario del luogo, nazionalista, ed insieme danno l’assalto ai locali del Comune, allora situato dove oggi vi sono gli Uffici Anagrafici. Distruggono documenti e suppellettili. Federico riporta che “Nella stessa serata si verificano in varie parti del paese ripetuti scontri fra fascisti e socialisti e solo a tarda notte la spedizione fascista abbandona Ceccano“.

L’aggressione del 4 aprile costituisce un incoraggiamento ai fascisti locali. Sono ancora privi di un’organizzazione organica ma il 10 aprile nell’abitazione di Alessandro Marini, situata in via Solferino, dove oggi opera una Casa Famiglia, si costituiscono tre Gruppi di Combattimento: La Saetta, La Volante, La Disperata.
Nella mattina del 27 aprile, senza avere aiuti esterni, fascisti locali penetrano negli uffici comunali. Il fonogramma del 30 aprile inviato dal Sottoprefetto al Ministero, e riportato sempre da Maurizio Federico così scrive: “cacciano gli impiegati, sbarrano il portone principale e consegnano le chiavi del Palazzo comunale al Maresciallo della locale stazione dei Carabinieri, noto simpatizzante del Fascio locale, nonché stretto congiunto dell’agrario Antonelli“.

Sempre più le forze dell’ordine non svolgono il loro compito per impedire ai fascisti di portare a termine violenze, saccheggi e distruzioni, ma in alcune occasioni intervengono direttamente ad ostacolare e colpire l’attività delle Leghe e delle stesse amministrazioni socialiste, cosi come avviene a Roccagorga, Piperno, Sgurgola, Ferentino. Il 13 dicembre 1920 presso Aquino, il Maresciallo dei Carabinieri aveva ordinato di sparare sulla folla uccidendo 3 persone. Si sta aprendo una nuova terribile fase: apparati dello Stato e violenza quadristica, come una tenaglia, inesorabilmente colpiscono le organizzazioni dei lavoratori, aprendo così la strada alla dittatura.

Ceccano 16 Giugno 2019

 

 

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Storia. Squadrismo in Ciociaria: a Patrica

Generale Simone Simonidi Lucia Fabi Angelino Loffredi - Nel procedere nella nostra ricognizione per riportare la formazione delle squadre fasciste in provincia di Frosinone prima della Marcia su Roma, ci siamo imbattuti in un voluminoso e tumultuoso carteggio riguardante il fascismo nella ridente cittadina di Patrica. Scriviamo tumultuoso perché non fu facile e nemmeno lineare raggiungere la decisione che nel 1939 arrivava ad affermare, cosi come fece la Commissione federale appositamente costituita, che nel paese lepino “non si evidenzia l’esistenza di una squadra di azione né di un nucleo fascista fino a qualche mese innanzi la Marcia su Roma.”

Se proseguiamo nella lettura notiamo una sentenza accompagnata da diverse prese di posizione delle “prove a carico“. Importante e forse decisiva la testimonianza del Dott. Alberto Ghislanzoni, dirigente nel periodo della nascita del fascismo nel Basso Lazio. La Commissione infatti si fa carico dei ricordi personali dello stesso Ghislanzoni, il quale riporta che “interessandosi nella primavera-estate del 1922 della costituzione di un Fascio a Patrica ebbe a conoscere in Ceccano in casa del signor Luigi Bonanni, allora Ispettore di zona, i fratelli Monti-Colombani, residenti in Patrica, che il Bonanni stesso consigliò di proporre all’organizzazione iniziale del Fascio di Patrica“.

La testimonianza del dirigente ci permette di raccogliere altre notizie ugualmente importanti, il clima politico generale e aspetti che hanno a che fare con un atteggiamento trasformistico. Cosa si conosce ancora di più? Ghislanzoni infatti riporta “La famiglia Monti-Colombani nelle elezioni politiche del 1921 aveva votato per la lista repubblicana“. Ancora più significativo è il rendiconto che si evidenzia “La prima assemblea fu tenuta dal Ghislanzoni nella villa del signor Vespasiani, poco distante dal paese. La riunione non ebbe l’esito auspicato per l’apatia di molti e le resistenze e le contrarietà di altri“.

Il Ghislanzoni comunque non si scoraggia, rimane ugualmente impegnato a realizzare lo scopo. La Commisione Federale infatti riporta “Qualche settimana dopo il Ghislanzoni tenne nel paese due riunioni organizzate dal suo Vice Segretario sub Federale pro tempore Luigi Bonanni in accordo con la famiglia Monti-Colombani. In dette riunioni che furono abbastanza affollate di lavoratori si accorse che da parte dei Monti-Colombani si tendeva a far coincidere e addirittura subordinare la costituzione ufficiale del Fascio all’allontanamento del Segretario comunale tal De Libero (padre del poeta Libero De Libero) che veniva dipinto come inviso alla locale popolazione. A questa pretesa, che secondo i Monti-Colombani doveva attirare il pieno fervore alla causa di tutto il popolo, il Ghislanzoni si oppose nettamente” Insomma il Fascio di Patrica non partecipò alla grande Adunata di Napoli, nè alla Marcia su Roma, nè che una squadra sia intervenuta in vere e proprie azioni squadristiche in Ciociaria. Tale è il risultato che emerge dopoi tante interrogazioni ( fra queste anche quella di Ulisse Igliori comandante di tutte le squadre dell’Umbria e del Lazio )e di dichiarazioni che vengono riconosciute non essere concordi “ sia per la scarsa cultura degli interrogati, sia per la distanza di tempo intercorso, sia per vecchie angolosità che dividono gli animi localmente “ Gli episodi squadristici che la Commissione riconosce sono successivi alla Marcia su Roma: “il ritiro della bandiera rossa della lega di Supino, rilasciata bonariamente attraverso l’intervento del Sindaco del tempo Cerilli Luigi avvenuta il 22 novembre 1922, cosi la distruzione della bandiera rossa della locale lega contadina a cui parteciparono il Battisti Vincenzo, il Grossi Enrico ed altri“.

La Commissione dopo un’ attività controversa ma definitiva prova anche ad alleggerire la posizione dei Monti-Colombani riconoscendo che “Non si esclude che quale Segretario (Non appare indicata la data della nomina) insieme con qualche altro elemento abbia partecipato alla grande Adunata delle forze fasciste del Basso Lazio tenuta a Frosinone il 15 ottobre 1922)"
Noi ci permettiamo di rilevare che la Commissione da una parte evidenzia che a Patrica non è esistita un’attività quadristica poi, in modo contraddittorio, individua come squadristi: Biancucci Natalino, Contenta Lucido, Cracolici Salvatore, Evangelista Filippo, Grossi Agostino, Grossi Enrico, Mattia Luigi, Giuseppe Monti-Colombani, Simoni Giovanni, Simoni Simone, Terenzi Pasquale.
Nell’elenco degli squadristi di Patrica figura anche il Generale Simone Simoni. La Commissione, di cui stiamo riportando le conclusioni, inoltre precisa che “il Simoni a richiesta dei fascisti di Patrica fu aggregato per dare lustro al Fascio locale essendo Generale e Superdecorato. Il Simoni invece come risulta in modo chiaro e inequivocabile dagli atti allegati al suo fascicolo personale ha svolto azioni squadristiche a Roma (non sono indicate) ed occorre che il suo nome venga iscritto nell’elenco degli squadristi del Fascio dell’Urbe.”

Il Generale Simoni, nato a Patrica il 24 dicembre 1880, dopo l’otto settembre 1943 mise la sua casa romana a disposizione di soldati e ufficiali che sfuggivano dalle minacce nazifasciste. Il 22 gennaio 1944 venne arrestato dalle SS, portato a via Tasso, cella n. 12, larga un metro e profonda 2,40, interrogato da Kappler, torturato ed ucciso senza aver indicato i suoi collaboratori, con altre 334 persone il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine.
Chi è interessato a conoscere la sua vita e la sua fuoriuscita dal fascismo consigliamo di leggere il libro di Michele Colagiovanni “Il Generale Simone Simoni/ Martire alle Fosse Ardeatine“ Cesena.2007.

Ceccano 6 maggio 2019

 

 

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Boxe Esordienti: La Ciociaria coglie due titoli regionali

Esordienti della Tiberia mindi Tommaso Cappella, ufficio stampa - Lusinghieri risultati conseguiti a Roma dai giovani pugili della provincia di Frosinone. Due addirittura si sono fregiati del titolo regionale. In sette, quattro appartenenti alla “Domenico Tiberia”, due alla “Training Cassino” e uno alla “Boxe Frosinone”, hanno partecipato il 2 e 3 marzo scorsi alle finali regionali Esordienti presso il PalaSantoro di Via Vertummo nella Capitale. Si tratta del Super Welter Valentino Di Silvio, 13 anni, del peso Mosca Massimo Spada, 13 anni, del Peso Leggero Alessandro Guerino Spada, 14 anni, e del Welter Alessandro Ardovini, 17 anni, della “Domenico Tiberia”, del peso Massimo Alessandro D'Agostino, 17 anni, e del peso Gallo Simone Pelino, 14 anni, della “Training Cassino”, e Francesco Iafrate, 15 anni, della “Boxe Frosinone”. In evidenza soprattutto Alessandro D'Agostino e Valentino Di Silvio che si hanno superato in finale i rispettivi avversari e si sono pertanto laureati campioni regionali Esordienti.

Molto soddisfatto Massimo Tiberia, neo presidente dell'Unione Pugilistica Provincia di Frosinone. “Intanto vorrei ringraziare le scuole pugilistiche che hanno partecipato a questo importante evento – tiene a rimarcare – In particolare, oltre al direttore tecnico Giuseppe Capezzera, i maestri Pierluigi Micheli, Pio Ciotoli, Cecilia Orvieto e Martina Rotondo. E poi i sette ragazzi che hanno ben rappresentato la nostra provincia in una competizione che vedeva esibirsi giovani promesse di un certo spessore e livello tecnico. Hanno mostrato impegno e tanta passione. Si trattava della loro prima volta sul ring e tutti hanno superato brillantemente il primo esame. Siamo particolarmente contenti per Di Silvio e D'Agostino perché hanno vinto le loro finali laureandosi campioni regionali Esordienti. Per gli altri partecipanti sicuramente ci sarà occasione di riscatto. Tutti questi ragazzi meritano un plauso perché, attraverso la boxe, possono veramente crescere non solo a livello sportivo”.

 

 

 

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La Ciociaria al mondiali di Muay Thai

mondialeMuayThai minTommaso Cappella, Ufficio stampa - Arti marziali. In programma in questo mese di marzo a Bangkok in Thailandia. Quattro dei sei atleti sono della provincia di Frosinone
Dichiara il maestro Magliocchetti: “Ce la metteremo tutta per rappresentare e onorare al meglio l'Italia in questa competizione iridata”

Sarà il Lazio, in particolare atleti ciociari e romani, a rappresentare l'Italia ai mondiali di Muay Thai che si terranno in questo mese di marzo a Bangkok in Thailandia. Si tratta di Alessia Ramieri di Frosinone, Federico Carlini di Ceccano, Loris Cantagallo di Ferentino, Luca Rocca di Broccostella, Riccardo Tulli e Mattia Ceci di Roma e capeggiata dal Maestro Mauro Magliocchetti, affiancato dal Maestro Maurizio Maracchion di Roma e dall'istruttore Alessandro Bortone di Frosinone.

Proprio il maestro Mauro Magliocchetti illustra questa disciplina e presenta i mondiali in Thailandia «Sono nato a Ceccano - esordisce - All'età di 17 anni, ho iniziato ad avvicinarmi al mondo della Muay Thai, arte marziale di origine thailandese. Ho conseguito il titolo di istruttore per iniziare quindi le prime competizioni riportando ottimi risultati a livello nazionale ed internazionale. Nel 2008 ho fondato e aperto la “Maluma Martial Arts”, prima ed unica accademia di arti marziali e sport da combattimento di Frosinone e provincia».

Una disciplina che ha preso sempre più piede? «In effetti, negli anni a seguire, è continuata la promozione e la diffusione delle arti marziali in generale e nello specifico della Muay Thai, organizzando e partecipando ad eventi locali e nazionali come il Festival dell'Oriente. Personalmente negli anni ho consolidato ottimi rapporti con grandi esponenti del mondo thailandese come il maestro Chinnawoot Sirisompan, a capo dell'associazione KMA. La celebre scuola di cui il maestro fa parte è il Siamyout, fondata dal maestro Sane Tubtitong. della quale sei anni fa sono stato nominato rappresentante italiano».

Oggi quindi la Muay Thai è molto praticata? «La scuola del siamyout negli anni si è impegnata tantissimo nella diffusione della muay thai in Europa e nel mondo grazie anche al maestro Ekger Mono che ha con me un solido rapporto di amicizia e collaborazione, e agli altri maestri Ralf Kussler e Paraskos Paraskeva. Proprio a luglio 2018 tutti e quattro ci siamo riuniti a Frosinone nella scuola “Maluma” per il summer camp europeo».

A livello personale hai anche raggiunto ottimi risultati? «Grazie ai costanti viaggi in Thailandia e alla grande attività in Italia, nel 2015 ho conseguito il grado di Ajarn (Maestro), titolo tailandese presso la KMA (Kru Muay Thai Association, unico ente tailandese riconosciuto dal governo per la diffusione e promozione nel mondo della Muay Thai Tradizionale). Nell'anno appena trascorso finalmente sono stato nominato rappresentante italiano della WMBF (World Muay Boran Federation) e mi è stato affidato il compito di selezionare e formare la nazionale che parteciperà ai prossimi mondiali di Muay Thai direttamente a Bangkok (Thailandia) in questo mese».

Con quali prospettive parteciperete? «A causa del breve tempo a disposizione – conclude il maestro Mauro Magliocchetti - non è stato possibile organizzare gare nazionali di selezione. Tuttavia, grazie alla collaborazione con la WKFL, sarà possibile nei prossimi anni effettuare una selezione che comprenderà tutte le regioni italiane. Intanto parteciperemo a questo evento con tanto entusiasmo, sperando di ottenere il massimo. Ce la metteremo tutta per rappresentare e onorare al meglio l'Italia in questa competizione iridata».

 

 

 

 

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Dov'è lo Stato quando il Popolo chiama? In Ciociaria non di certo

VertenzaFrusinate e i sindacati Cgil e Cisl 350 260 mindi Valentino Bettinelli e Maria Giulia Cretaro - 288 giorni fa alla Pisana, Regione e sindacati siglavano un accordo per fornire della mobilità in deroga ai disoccupati delle aree di crisi complessa di Frosinone, Colleferro e Rieti.
Eppure in quasi dieci mesi rimpalli, tavoli di lavoro ed emendamenti reali o presunti hanno avuto la meglio sulla concretezza degli interventi.

Il palazzo provinciale è il teatro stabile delle vicende di Vertenza Frusinate, dove nella giornata del 13 Dicembre, la platea dei disoccupati ha ascoltato i rappresentanti sindacali, in particolare per la CGIL Dario D'Arcangelis e per la CISL Stefano Tomaselli. A loro il compito di riportare quanto avvenuto nella giornata precedente in Regione. Notizie purtroppo non confortanti per i disoccupati ciociari. Nelle loro stesse parole, il rammarico per il tradimento all'impegno preso e non rispettato.
L'accordo predisposto dal solo presente Assessore Claudio Di Berardino preventivava una copertura fino al 6 Dicembre. Tale termine non solo avrebbe ridotto di venti giorni la mensilità, ma in particolare avrebbe tagliato fuori dal 2019 gli ammortizzatori sociali previsti per le aree di crisi complessa. Perché pur non volendo alcun assistenzialismo, questo introito è per molti la sola fonte di reddito. 1669 lavoratori in mobilità nell'area di Rieti, Colleferro e Frosinone, che brancolano nel buio istituzionale, vivendo appesi ad un filo di lana che sta per rompersi. Anche questo appuntamento infatti, non è stato presenziato dagli eletti locali, nonostante la chiamata a raccolta collettiva. Proprio la mancanza dei rappresentanti del territorio, attivi fino al 4 marzo, segnala l’ennesima ferita per un gruppo di lavoratori che sta vivendo questo enorme dramma.

Dopo questa apertura, affidata alla voce di Luigi Carlini, parola a D’Arcangelis il quale conferma la “necessità” di un emendamento da parte del governo per coprire le somme ed arrivare al 31 dicembre. Una partita, ora in mano al Ministero del Lavoro, che dovrebbe essere estesa a quello per lo Sviluppo Economico.
Proprio il MISE dovrebbe far rispettare l’accordo e proporre ipotesi di nuovi investimenti e reintegrazioni per i lavoratori. Durigon il 19 Novembre aveva promesso un tempestivo intervento, oggi il suo telefono squilla a vuoto. Raffaele Fontana, uomo che ha operato su questa Provincia ed oggi Capo Segreteria del Viceministro, nega la sua partecipazione. L’esponente della CGIL ha inoltre esortato i disoccupati “a scendere concretamente in campo, al fine di non concedere alibi e spronarLassemblea del 13dic18 350 260 mine una classe politica immobile”.
Il collega della CISL Tomaselli notando la “desolante assenza dei politici locali”, punta l’obiettivo sulle promesse del Ministero, aggiungendo i numeri in campo. “Il sottosegretario, nello stesso incontro, aveva garantito lo stanziamento di 9,7 milioni. Cifre che ad oggi non risultano nei dati reali”.
Emerge chiara, in questa vicenda e in tanto più in questo ultimo episodio, la mancanza di fiducia tra regione e governo. Le due istituzioni, protagoniste di un film di cui non condividono il copione.

Anche i parlamentari eletti nel territorio sembrano pensare ad issare la propria bandiera, più che cercare di ottenere risultati per il bene dei concittadini. Lo stesso portavoce di Vertenza, Gino Rossi, continua a sottolineare come “questa battaglia per il lavoro non debba avere colore politico, ma solo un’analisi oggettiva del problema”.

L’assemblea dei lavoratori, inizialmente prevista fino alle ore 14:00, si è tramutata in assemblea permanente. Una delegazione, quale ultimo tentativo della mattinata, è riuscita ad ottenere un incontro con il Prefetto Ignazio Portelli, il quale si è impegnato nel contattare direttamente i parlamentari impegnati nei lavori delle loro aule di riferimento.
Già da tempo era stato messo al corrente degli aspetti tecnici della vicenda, tanto da rendere la conversazione avvenuta un semplice aggiornamento. Un piccolo passo avanti che vede in gioco direttamente l’esponente del Governo sul territorio.

Sedute bollenti quelle provinciali, colme di rabbia sofferente perché inascoltata e incompresa.
Il richiamo dei presenti si estende a tutti i disoccupati che disertano le assemblee, e anche alle famiglie che delegano la lotta. È insieme che il grido ha senso. E' la loro giusta convinzione.
Fermi sulle sponde di questo fiume, gli ormai lavoratori attendono che chi di competenza argini il problema. Una piena che trascina alla foce solo detriti.
Dove è lo Stato quando il Popolo chiama? In Ciociaria non di certo.

13 dicembre ‘18

 

 

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