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Fanciulli del circondario di Sora nelle vetrerie francesi

 STORIE DEL FRUSINATE. Rubrica

Una vera e propria tratta di fanciulli nelle vetrerie francesi. L’incettatore di minorenni è la figura più odiosa

di Romeo Fraioli
Bambini italiani nelle vetrerie francesi 390 minTra la fine dell’800 e gli inizi del 900 in Italia durante la Grande emigrazione, non partirono in cerca di lavoro all’estero solo adulti ma anche una grande moltitudine di bambini e ragazzi per svolgere all’estero i più disparati mestieri, sia al seguito dei genitori e degli adulti, ma anche in “compagnie” di lavoro dopo essere stati ceduti o affidati al “padrone” dagli stessi familiari.

Questa forma di reclutamento, molto simile al contratto di apprendistato dei nostri tempi, spesso però degenerò in una squallida quanto crudele vera e propria tratta di fanciulli da parte di sfruttatori senza scrupoli che, offrendo un misero compenso, convincevano genitori poverissimi ed ignoranti, con promesse false, a farsi affidare i propri figli, per diversi anni, con l’assicurazione di procurare loro un lavoro dignitoso, la garanzia del vitto e alloggio e di dotarli anche di una istruzione scolastica. Naturalmente una volta giunti a destinazione la realtà con cui dovettero fare i conti i fanciulli fu ben altra da quella promessa in Italia: maltrattati, ammassati in veri e propri tuguri, sfruttati in modo disumano dalla mattina alla sera, finirono per ammalarsi ed anche morire.

Un mercato che si diffuse in diversi territori della penisola ma in modo più drammatico anche in alcuni comuni di Terra di Lavoro e della Ciociaria. I piccoli musicanti girovaghi furono destinati in Inghilterra, i venditori di statuette di gesso a Parigi, i lustrascarpe in America, i giovanissimi bambini nelle vetrerie francesi, i piccoli spazzacamini e gli altri bambini e bambine dei mille mestieri furono dirottati nelle miniere, nelle fornaci e nella fabbriche.
Lo sfruttamento della manodopera infantile si è sempre rivelata determinante nelle prime fasi del processo di industrializzazione e parallelamente ad essa si sviluppò anche una certa legislazione che ha tentato una seppur lieve regolamentazione per arginare lo sfruttamento infantile. Governi e opinione pubblica si accorsero troppo tardi del fenomeno e tardivi giunsero i provvedimenti per la lotta ai procacciatori-trafficanti di bambini.

Due inchieste, entrambe condotte nel 1900, la prima dal console a Lione Lionello Scelsi, la seconda dall’avvocato Ugo Cafiero per conto dell’Opera di assistenza degli operai italiani emigrati in Europa e nel Levante, denunciarono le condizioni di lavoro dei bambini nelle vetrerie francesi in cui lavoravano ininterrottamente anche per sedici ore in condizioni ambientali che li condannavano alla tubercolosi e all’enfisema polmonare. La politica italiana non poté più ignorare il problema, soprattutto il rapporto Cafiero sulla tratta dei fanciulli italiani nei circondari di Sora e di Isernia, che analizzava le condizioni di miseria, disperazione e ignoranza che spingevano le famiglie ad affidare i figli agli incettatori – agricoltori, artigiani e operai che procacciavano manodopera infantile ai loro padroni, oppure individui legati alla criminalità locale -, costituiva un vero e proprio atto d’accusa nei confronti dell’inerzia del governo:
«Il grido di dolore lanciato dal Regio Console Scelsi ha avuto una profonda eco in quanti italiani hanno letto il rapporto sulla compra-vendita dei piccoli italiani, che vanno a diventare tubercolosi nelle vetrerie francesi. Il circondario di Sora è uno dei più importanti della provincia di Caserta; quello d’Isernia geograficamente appartiene pure all’antica Campania, ma nel 1860 le fu tolto e fu annesso alla provincia di Campobasso. Pretore per circa 12 anni in provincia di Caserta, ove la tratta è fiorentissima, il giudice Maietti certifica che l’avidità del denaro è causa principale di tanta ignominia. Gli incettatori in pochi anni ammassano molti quattrini. Quel Testa in poco tempo, raccogliendo giovanetti in Colle San Magno e Caprile di Roccasecca, raggruzzolò oltre quindicimila lire. L’esempio è estremamente contagioso. Contadini ed operai agiati lasciavano tutto per dedicarsi alla tratta. Onde una concorrenza feroce in patria ed in Francia. Altri vi si piegavano per necessità. Partiti per le vetrerie, non vi erano ammessi senza fanciulli e, o ne compravano di seconda mano in Francia dai grossi fornitori, ovvero ritornavano in Italia ad incettarne. Questo lavoro dei fanciulli italiani è un affare eccellente per gl’intraprenditori francesi. Alcuni di loro interdicono l’ammissione in fabbrica ad uomini adulti, senza almeno due ragazzi».

Nel 1896 Donato Vozza, anche lui incettatore di fanciulli nativo di Casalvieri, condusse a Parigi 13 minorenni tutti provenienti dalla valle del Liri e dalla val Comino per impiegarli in una vetreria. In seguito ai massacranti turni di lavoro a cui erano sottoposti e alla vita di stenti che conducevano, tre di quei ragazzi morirono poco dopo mentre un quarto venne rimpatriato in condizioni gravi in Italia. Donato Vozza venne arrestato in Italia mentre tentava di far espatriare altri venti ragazzi con falsi documenti. Stessa sorte toccò alla moglie in Francia, mentre il figlio Domenico si rendeva irreperibile. Giudicato dal tribunale di Cassino, entro la cui giurisdizione rientravano i paesi da cui erano partiti i fanciulli, il Vozza venne condannato a sei mesi di reclusione e al pagamento di seimila lire, mai effettuato.

La diffusione a macchia d’olio del fenomeno della tratta minorile nel circondario di Sora investiva i centri di Picinisco, Villa Latina, San Biagio Saracinisco, Atina, Casalvieri, Casalattico, San Donato, Alvito, Vicalvi, Posta Fibreno e Gallinaro, nella val di Comino; Sora, Brocco, Isola del Liri, Fontechiari, Arpino, Fontanaliri, Santopadre, Pescosolido e Rocca d’Arce nella valle del Liri; Sant’Elia, Terelle, Belmonte Castello e Vallerotonda nella valle del Rapido; Roccasecca, Colle San Magno, San Vittore del Lazio e Cervaro nella valle del Sacco-Liri-Garigliano.

Il principale centro di impiego della manodopera minorile che proveniva dal circondario di Sora e non solo era Rive-de-Gier, con le sue 11 vetrerie in cui erano impiegati circa 3000 italiani in maggioranza provenienti dalle provincie di Caserta (a cui apparteneva il circondario di Sora) e Campobasso. Qui operavano alcuni famigerati incettatori provenienti dal circondario di Sora, tra i quali ricordiamo: Benedetto Carlesimo (originario di Roccasecca), Giuseppe Rea e Donato Ciccarelli (entrambi di Arpino) Francesco Bianco (di cui non è nota la località) e un tal Sabbatini di Santopadre. Nella vicina Lione si era installata un’altra importante colonia di padroni provenienti sempre dal circondari di Sora, ognuno dei quali sfruttava a proprio vantaggio il lavoro nelle vetrerie di piccoli compaesani di età compresa tra gli 8 e i 15-16 anni. I nomi più noti erano quelli di Mario e Bernardino Carlesimo, i fratelli D’Agostino, Vincenzo Franco, Cravia di Ruzzo ed altri ancora come gli incettatori Rocca, Marsella e Vetrajno.

«Da ogni ragazzo che il negriero manda alla vetreria ricava 30 o 40 soldi al giorno e sempre più, a misura che vi restano più tempo e imparano il mestiere. Quando pure mandino ogni sei mesi le 50 lire ai genitori – ordinariamente convenute per tre anni, pane la mattina e minestra molto liquida la sera, da cui il negriero ha tolto la parte solida per sé. Certo Antonio Fraioli ha molti ragazzi piccoli, dorme sul pane per non lasciarlo prendere ai ragazzi, lo compra ogni dieci giorni e ne distribuisce un pezzo al giorno: cambia le lenzuola ogni due mesi. Il Sindaco di Fontana Liri mostrò una lettera di un ragazzo che stava con l’incettatore Frezza; la lettera diceva: “Il Frezza tratta bene due di noi perché sono grandi, noi siamo piccoli, non possiamo parlare perché ci bastona. Da quando partimmo da Lione, ci stiamo morendo di fame. Scrivete al Console che il Frezza ci ha cambiato di nome, non abbiamo a chi ricorrere perché siamo piccoli. Lavoriamo la notte e il giorno, dobbiamo andare al bosco a rubare la legna, le pulci ci mangiano”. Dell’indignazione, che i Parroci e i cittadini di Arpino sentivano, si è nobilmente fatto eco il locale giornale Il Rostro di Caio Mario, che dopo aver conosciuto il male, non conoscendo l’attuale legge sull’emigrazione, così termina: “Chiudiamo con una domanda a noi stessi: la libertà dell’uomo è inalienabile, i fanciulli non possono disporre di sé e sono perciò sottoposti alla patria potestà o ad un tutore; allorché questi li cedono ad uno speculatore, non fanno una vera alienazione di libertà? E non dovrebbero risponderne? Il nostro Governo, che si occupa di queste cose, e sappiamo che in Francia esercita la sua vigilanza sui poveri fanciulli italiani, non potrebbe come remora al brutto mercato, chiamare gl’inumani genitori a rendere conto dei loro nati?”».

Il Console di Lione Lionello Scelsi nella sua inchiesta rilevava: «L’incettatore di minorenni è la figura più odiosa che io abbia mai conosciuto. Anzitutto devo far notare che questa specie di individui molto spesso ha regolato, o deve ancora regolare, qualche conto colla giustizia del suo paese. Ne ho conosciuti che avevano passato otto, dieci, ed uno ventidue anni di carcere, e che abituatisi all’ozio, hanno trovato semplice, economico e proficuo questo sistema di trarre l’esistenza»

 

Bibliografia:
Sandra Chistolini - Venduti, girovaghi e randagi: bambini e ragazzi per il mondo nella letteratura per l’infanzia. Introduzione, p. 144.
Maria Rosa Protasi – “I fanciulli italiani nelle vetrerie francesi: emigrazione e tratta minorile nel circondario di Sora agli inizi del Novecento” in Studi Emigrazione Anno XXXVI, giugno 1999, n.134, p. 194.
La tratta dei fanciulli italiani rapporto di Ugo Cafiero in “La Rifoma Sociale” – Anno VIII, vol. XI, p. 568.

 

 

 

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Quando emigravano dal circondario di Frosinone

L'emigrazione transoceanica dei lavoratori del Circondario di Frosinone - Cap 1°  Le cause dell'emigrazione

emigreanticiociari 350 minL'attuale provincia di Frosinone prima della sua costituzione avvenuta con i Decreti governativi del 6 dicembre 1926 e del 2 gennaio 1927, era divisa in due Circondari quello di Frosinone e quello di Sora. Frosinone divenne capoluogo del nuovo circondario all'indomani della liberazione di Roma, il 20 settembre 1870. Il circondario fece parte della provincia di Roma e sede della Sottoprefettura con Regio decreto del 15 settembre 1871. Il Circondario di Frosinone a sud era diviso da quello di Sora dal confine che fino al 1860 divideva lo Stato pontificio dal regno delle due Sicilie, costituito dal fiume Liri a monte di Sora fino a Ceprano - Falvaterra.

In questo trattato l'esame dell'emigrazione è circoscritto solo al Circondario di Frosinone.
L'elemento rurale é la forte componente del Circondario. Le causa che determinarono l'emigrazione furono la miseria ed i debiti, in cui i coloni si arano dovuti, più o meno tutti, ingolfare per la sempre diminuente rendita delle terre. I contadini raggiungono da soli più dal 70% degli emigrati. Nel circondario di Frosinone viene a verificarsi il fenomeno che fu comune a tutta l’Italia dell’età giolittiana. Precedentemente al 1900, circa tutti i Comuni del Circondario non hanno affatto una emigrazione oppure presentano una rilevante emigrazione permanente, che complessivamente é di 817 unità. Dal 1900 in poi l’emigrazione é sempre un crescendo di notevole dimensioni, così che nel nuovo secolo l’emigrazione assume la proporzione del vero esodo.

Proprio il periodo che può considerarsi come il migliore dell'economia del circondario, il quinquennio 1902-1901 coincide con un’enorme dispersione di forza lavorativa.
Tra il 1900 e il 1905 si passa da 400 unità a 10.000 unità emigratorie, in minor misura verso il Brasile e l’Argentina.
Lo sviluppo dell'emigrazione si indirizza verso paesi oltreoceano. Se l'emigrazione prima del 1890 é del tutto assente, tale fenomeno è da attribuirsi a quella che é stata la trasformazione della vita economica del mondo rurale.
Se la legge del 1901 è uno degli aspetti che contribuirono all'esodo di centinaia di migliaia di cittadini, resta da stabilire il preciso rapporto tra domanda e offerta, tra l'emigrante e il paese ospitante.
Le statistiche registrano cuspidi e avvallamenti di grande interesse per una conoscenza dell'emigrazione nel circondario di Frosinone. Le cuspidi sono nel 1905, nel 1906, nel 1907, nel 1910, con la quota più alta nel 1913; gli avvallamenti sì hanno nel 1904, nel 1908, nel 1911, in relazione alla guerra libica, e nei 1914 per lo scoppio della Prima guerra mondiale. Notevole è l'aumento di emigrati tra il 1900 e il 1905 cui dobbiamo aggiungere 8.122 unità nei 1906; seguito da una leggera flessione nel 1907 con 7.243 unità;improvviso calo nel 1908 con 3.990 unità; il 1909 con 8.703, dal 1910 al 1912 si ha una diminuzione rilevante dell'emigrazione, il 1910 con 5.580 e il 1911 con 3.953 unità, è il punto più basso di emigrazione. Il massimo si ottiene nel 1913 con 11.533 unità.

L'emigrazione comportò una serie di iniziative da parte del governo americano per incanalare organizzare queste masse lavoratrici. Provvedimenti che tuttavia non hanno la funzione di proteggere l'emigrante e di salvaguardare i suoi interessi, ma di porlo al servizio del mercato del lavoro secondo le richieste e le condizioni di esso.
Dobbiamo dire che l’emigrazione per paesi non europei muova, a fiotti sempre più grandi, dall'Italia meridionale e dalle confinanti regioni dell'Italia centrale, zone a maggiore esuberanza demografica rispetto alla scarsa evoluzione economico-industriale.emigranti sulle navi 350 min

E' necessario avere una visione più ampia che non sia solo che l' emigrazione muove dal Mezzogiorno, ma vede la causa nel mancato sviluppo socio-economico nel Sud.
Il nascente capitalismo industriale italiano, sviluppatosi nel nord non assunse una funzione egemonica, che sarebbe stata storicamente benefica se l'industrialismo avesse avuto la capacità di ampliare con un certo ritmo i suoi quadri per incorporare sempre nuove zone economiche assimilate.

Il circondario di Frosinone, trovatosi fuori da questo processo, si trovò a essere soggetto all'emigrazione. Tale constatazione ci porta a una riflessione più profonda, rivolta a ritenere che l'emigrazione non era stata solo una conseguenza interna della contrastante società italiana, se non piuttosto il risultato di una condizione politica internazionale per esigenze del mercato. Non è un caso che dopo il 1900 si ebbe un'emigrazione in massa verso l'America. Gli USA avevano subito una trasformazione industriale alla fine del precedente secolo e solo di recente l'America ha assunto una struttura di un grande paese industriale.
Il nuovo ruolo di paese industriale portava 1'America a giocare una nuova funzione nel mondo dell'economia.
Da lungo tempo si era creato un mercato internazionale di cui l'America era centro propulsore, consentendo di ampliare le relazioni estere e coloniali. Notevole sono le influenza delle grandi associazioni monopolistiche che procedono sempre più verso accordi internazionali e verso la creazione di cartelli mondiali.
L'America rappresentava dopo il 1889 condizioni favorevoli allo sviluppo di una emigrazione verso questi territori.

Il Lazio nel suo insieme ha una minore percentuale di emigrati per l'Europa e si divide con cifre poco diverse, tra Francia, Svizzera, e Germania.

 Anni    1896    1900     1914
 Emigrati totale 2222  1489  9640
Brasile 1017 216 139
Argentina 278 77 223
U.S.A 259 305  7447
 Canada - - 321

 

I dati rivelano che nel Lazio si ebbe una emigrazione per la Europa stazionaria intorno alle 4.000 unità, mentre per paesi transoceanici abbiamo un'emigrazione crescente, la quale si aggira sempre oltre le 10.000 unità.

Tale processo é spiegabile con lo sviluppo economico che si verificò nell'America del Sud, Argentina e Brasile. La presenza italiana é forte in ragione del fatto che i nostri emigranti, per quanto riguarda l’Argentina, furono da prima piccoli risparmiatori e commercianti in prevalenza liguri e agricoltori piemontesi e veneti. Quasi tutti per una emigrazione permanente.

L'allargamento dei poderi affittati richiedono mano d'opera stagionarle, per cui determinò una emigrazione italiana in buona parte meridionale con carattere temporaneo (negli anni 1900-1908). In realtà la questione aveva un suo fondamento economico in quanto le difficoltà che incontra la formazione di una immigrazione agricola permanente in Argentina, consistono nella rarefazione dei terreni disponibili, nel loro alto prezzo di acquisto e di affitto.

Il risultato non poteva essere che la ricerca di una condizione migliore, che in realtà era solo apparente. Nel 1913 emigrano, il riferimento è rivolto complessivamente al Lazio, per l'America del nord 22.684 unità, mentre per l'America del sud solo 720 unità.

Basta dare uno sguardo complessivo per vedere come l'emigrazione del Lazio verso gli Stati Uniti vada sempre più crescendo passando da 4 emigrati nel 1876 a 23.549 nel 1913. Per l’Argentina passiamo da un emigrato nel 1876 a una media di 400 unità. Interessante vedere il 1907 con 1077 unità, punta massima verso l'Argentina proprio in coincidenza, come vedremo, con la crisi americana del 1907, fino ad arrivare nel 1913 con 525 unità. Il Brasile presenta punte massime verso la fine del secolo, ma dal 1903 ha un forte calo, tanto che nel 1913 abbiamo 183 unità. Anche per il Brasile vale la considerazione fatta per l'Argentina. Infatti nel 1907 abbiamo 726 unità, che è la punta più alta dal 1903 in poi. L'emigrazione del Lazio in seguito al 1876 ha un notevole sviluppo.

 

emigranticiociari incomunità 600 min

 

 I titoli delle prossime due puntate: a - L'America: Stati Uniti - Argentina - Brasile; b - Le condizioni di lavoro degli emigrati

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