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Reddito di cittadinanza in Ciociaria: analisi Uil

bandiera uil 350 minReddito e pensione di cittadinanza. Tarquini (Uil Frosinone): “Quasi diecimila famiglie lo percepiscono. Per loro un importo medio mensile di 498 euro”

 

“Sono oltre 22mila le persone che in Ciociaria hanno visto riconosciuto il diritto a percepire il reddito e la pensione di cittadinanza per un totale di 9988 famiglie. Mediamente uomini e donne hanno percepito mensilmente un importo di 498 euro”. Questi i dati elaborati dalla Uil di Frosinone relativi al decreto legge introdotto dal governo nazionale un anno fa con l’obiettivo di contrastare la povertà e favorire il reinserimento nel mondo del lavoro.
“Al di là dei furbetti e degli illeciti scoperti dalle forze dell’ordine – spiega Anita Tarquini, Segretaria della Uil di Frosinone – il nostro studio fotografa una realtà che fa tremare i polsi. Le cifre della nostra provincia sono infatti le più elevate in termini di importi corrisposti a uomini e donne: il territorio ciociaro viene prima di quello romano, dove l’importo medio mensile dei percettori di questa misura si è attestato a 474 euro e di Latina, dove la cifra corrisposta è stata di 472 euro. In termini di nuclei coinvolti dal reddito e dalla pensione di cittadinanza, le nostre 22468 famiglie collocano Frosinone in terza posizione dopo Roma con 137498 nuclei e Latina con 24400 famiglie”.

“Nel Lazio sono quasi 93 mila i nuclei familiari che cui è stato riconosciuto il diritto al sostegno economico e oltre 200 mila le persone che lo esercitano – aggiunge l’esponente Uil della Ciociara – Siamo sempre stati favorevoli alle misure che si pongono il fine di contrastare la povertà e quindi anche al reddito di cittadinanza. Questa nostra elaborazione conferma le criticità del territorio: posti di lavoro che saltano, aziende in crisi, difficoltà nel trovare una nuova occupazione. Difficoltà confermata anche i numeri della cassa integrazione, basti pensare che nel 2018 tra ordinaria, straordinaria e in deroga sono state oltre quattro milioni le ore concesse dall’Inps agli uomini e alle donne della nostra provincia, mentre nel 2019 le ore sono arrivate a oltre sei milioni, con un incremento del 51,6 per cento”.

“E’ chiaro quindi che serve un’inversione di tendenza – conclude Tarquini – che da un lato non deve dimenticare chi si trova in difficoltà, ma che offra loro anche una prospettiva futura migliore. E’ per questo che le politiche attive del lavoro vanno implementate. Non solo. Per uscire definitivamente dalla palude, servono politiche di sviluppo, investimenti pubblici e privati. Serve una politica economica molto più incisiva della attuale in grado di rilanciare definitivamente l’occupazione, che in questo territorio oggi è merce rara”.

 

Uil Frosinone

 

 

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Richiesta di cittadinanza a Segre. Comune ancora non discute

Possibile logo 350 260Due mesi e mezzo senza risposta. E' stata presentata da "Possibile" il 15 novembre 2019 la richiesta di dare la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, ma il sindaco leghista Nicola Ottaviani e la sua Giunta ancora  non la inseriscono all'odg da discutere in Consiglio comunale.

Ecco il testo della richiesta protocollato

Frosinone……15/11/2019…………………

Al Sig. Presidente
del Consiglio comunale Ai Sigg. Consiglieri
Al Sig. Sindaco
Ai Sigg. componenti la Giunta COMUNE DI FROSINONE

OGGETTO: Proposta di conferimento della cittadinanza onoraria del Comune di Frosinone alla Senatrice della Repubblica Liliana Segre.

La Senatrice Liliana Segre, cittadina italiana, nata a Milano il 10 settembre 1930, è testimone vivente di una delle più grandi tragedie collettive prodotte dalla civiltà umana e segnatamente europea. Cittadina italiana, ma riconosciuta come uno di quei 48.032 cittadini italiani bollati come «di razza ebraica» dalle ignominiose leggi razziste del 1938, subì l’umiliazione della espulsione dalla scuola pubblica all’età di otto anni.
Nel momento in cui la discriminazione razzista si tradusse in persecuzione delle vite in Italia come in Europa, nel dicembre del 1943 tentò con il padre e due suoi cugini di cercare la salvezza in Svizzera. Dopo un viaggio «in condizioni disperate», dovette scoprire che per lei e i suoi cari la vicina Svizzera non era quella Terra d’asilo, che pure per molti era stata. Respinta alla frontiera di Arzo, fu consegnata alla Guardia di finanza italiana, affidata poi ai tedeschi e trasferita nel carcere dei Miogni, a Varese.
Come la stessa Liliana Segre ha ricordato:
«Nel carcere di Varese mi separarono da mio papà, che venne destinato al reparto maschile. Ero sola. Mi fotografarono e mi presero le impronte digitali come si fa con i delinquenti. Ero io quella?» (Cfr. Enrico Mentana, Liliana Segre, La memoria rende liberi, Milano, Rizzoli, 2015, pp.75-77.)mozione segre 350 min
Quando, molti anni fa, fu chiesto alla Direzione del carcere dei Miogni di poter consultare il registro in cui erano annotati gli ingressi e i motivi della detenzione. sul registro, accanto al suo nome, a spiegare le ragioni della sua reclusione, era appuntata una sigla: «O.P.». La giovanissima Liliana Segre, che all’epoca aveva appena tredici anni, era stata detenuta per motivi di «Ordine pubblico». Una ragazzina di 13 anni era pericolosa semplicemente perché era nata italiana ed ebrea.mozione segre 350 min
Dopo cinque o sei giorni, Liliana Segre fu trasferita presso il carcere di Como e di lì, poi, presso quello milanese di San Vittore. Il 30 gennaio del 1944, Liliana Segre fu trasferita presso il Binario 21 della Stazione centrale della capitale lombarda e caricata su un carro bestiame. Destinazione: Auschwitz. Nel momento in cui varcò i cancelli di Auschwitz, cessò, per i suoi aguzzini, di essere una persona e diventò semplicemente un «pezzo», uno «stück», indicato non più con un nome, ma con un numero scritto sulla pelle: il 75190. Uscì da quel luogo, sulla cui soglia sembrò fermarsi la civiltà e la razionalità umana, il 1° maggio del 1945. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni deportati in quel campo di sterminio, Liliana Segre era una dei soli 25 sopravvissuti.
Della sua storia, e della storia di quanti come lei subirono quella esperienza e non sopravvissero, Liliana Segre si è fatta, a partire dagli anni Novanta, testimone instancabile. E sempre, nella sua testimonianza, ha cercato di trasmettere due fondamentali insegnamenti civili e morali: non restare indifferenti di fronte all’imbarbarimento e alla violenza, che, in tutte le forme, sempre si riaffacciano nella storia; non coltivare alcun sentimento di odio, anche nei confronti di coloro i quali sono responsabili della nostra e dell’altrui sofferenza.

L’alto valore morale e civile del suo impegno è stato appunto riconosciuto, oltre che da innumerevoli altre istituzioni, anche dal Presidente della Repubblica italiana, che il 19 gennaio del 2018, ad ottant’anni dall’introduzione nel nostro Paese di leggi razziste, ha voluto conferirle la nomina di Senatrice a vita.

Pertanto, alla luce della sua storia personale; dell’impegno che Liliana Segre ha profuso nell’educazione morale e civile delle giovani generazioni ; in considerazione del valore etico della sua testimonianza, sempre finalizzata ad un agire responsabile e «senza odio»; riconoscendo il valore della memoria come leva fondamentale per «mantenere vivo il ricordo del passato» e per ribadire la nostra avversione «contro ogni potere totalitario, a prescindere da qualunque ideologia» (come è stato recentemente richiamato dalla Risoluzione del Parlamento europeo del 19 settembre 2019 sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa); alla luce di tutto ciò, con il presente atto, i sottoscritti, Gianmarco Capogna e Frate Anna Rosa per il partito politico Possibile

Propongono

di attribuire la cittadinanza onoraria del Comune di Frosinone alla senatrice Liliana Segre.

 

 

 

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Reddito di cittadinanza: occorre forte azione concertativa

INPS Frosinone 350 minda Pietro Maceroni, Presidente Comitato provinciale INPS - Come è noto, il reddito di cittadinanza è una misura di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà nonché di inclusione sociale nei confronti di chi vive una condizione di povertà materiale e spaziale. Per l’attuazione pratica della misura sono coinvolti una pluralità di attori, Comuni, Centro per l’impiego, Inps, Anpal e altri servizi territoriali.

Diventa prioritario per la sua realizzazione una forte azione concertativa di tutti gli stakeolder (persona  o strutture interessate o preoccupate di un progetto) coinvolti ed una governance ben strutturata mettendo i Comuni, in questo caso specifico, di adempiere efficacemente ai compiti a loro assegnati.

I beneficiari del reddito di cittadinanza hanno l’obbligo di sottoscrivere il patto per il lavoro presso il Centro per l’impiego, per consentire un concreto inserimento nel mercato del lavoro e il patto dell’inclusione sociale con i comuni.
In entrambi i casi i beneficiari dovranno partecipare obbligatoriamente a progetti di pubblica utilità predisposti dai comuni con una prestazione che va da un minimo di otto re settimanali ad un massimo di 16 ore. In particolare la normativa fa riferimento ad attività in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale e di decoro urbano.
In attesa del decreto di attuazione, che nelle prossime settimane sarà licenziato dal Ministero del Lavoro, che definisca le linee guida sulle prestazioni che i beneficiari della misura dovranno rendere auspichiamo che gli enti locali predispongano fin d’ora l’acquisto dei beni strumentali per lo svolgimento delle attività, i programmi di formazione per trovarsi preparati dinanzi a questa utile opportunità.

In considerazione, della platea interessata circa 6.725 persone a livello provinciale esclusi i soggetti svantaggiati e la massiccia concentrazione dei beneficiari nei comuni sarà una vera e propria sfida per gli enti locali del nostro territorio.

Per la dare la dimensione del fenomeno portiamo alcuni esempi:
il comune di Frosinone avrebbe a disposizione 771 persone da impiegare per un minimo di 8 ore alla settimana pari a 154 lavoratori giornalieri per svolgere tutte le attività utili alla collettività locale. Ancora il comune di Cassino avrebbe a disposizione 112 lavoratori al giorno, Sora 80 e cosi via ( alleghiamo tabella esplicativa).
Pertanto i comuni fin da oggi dovrebbero pianificare le modalità logistiche ed organizzative con l’utilizzo ottimale delle risorse umane che avranno a disposizione incidendo efficacemente sulle condizioni di vivibilità delle città. Realizzare vere e proprie azioni di welfare aiutare i più deboli, contrastare l’emarginazione, intervenire nelle periferie degradate affermare la logica del noi a quella dell’io consentendo una piena e vera inclusione sociale.
Tutti dovremmo essere impegnati a migliorare le condizioni di vita delle comunità locali per umanizzare e ridare dignità e umanità che con la crisi economica si sta dissolvendo. Abbiamo una grande occasione, non la spreghiamo
FROSINONE 24 GIUGNO 2019

 

 

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Riflettendo sulle 10.706 domande di Reddito di cittadinanza

illavoro prima di tutto 360 minDonato Galeone* - Si al lavoro e no a 520 euro per acquisto di solo pane. Il comunicato del Presidente del Comitato INPS di Frosinone, Pietro Meceroni, informa che alla data del 28 maggio 2019 sono state accolte 10.706 domande relative al “reddito di cittadinanza” che ogni famiglia beneficerà, mediamente di “520 euro mensili” appena sufficienti per acquistare il pane nei trenta giorni del mese. Una complessiva erogazione pubblica di 5.567.120 euro.

Sono passati 10 anni - esattamente dal maggio 2009 - che il Comitato Provinciale dell'INPS di Frosinone da me presieduto - segnalava gli “allarmanti” dati relativi alle ore di cassa integrazione richieste e autorizzate dall'INPS pari a 1.047.028 ore (marzo 2009) di cui 910.888 nella gestione ordinaria e 136.140 nella gestione straordinaria.

Sappiamo tutti che sono erogazioni assistenziali di sostegno al reddito già definiti: cassa integrazione, indennità di mobilità e, dal dicembre 2017, reddito di inclusione sociale e, poi, dal 2019 chiamato “reddito di cittadinanza”. Sono tutte, nel concreto, limitate erogazioni che dovrebbero, temporaneamente, integrare il “mancato reddito da lavoro effettivo” - chiamati anche ammortizzatori sociali - ma che tendono ogni giorno, in assenza di lavoro vero, a sostenere umanamente solo sopravvivenze, favorendo le crescenti povertà.

La segnalazione INPS allarmante di 10 anni fa – ricordo bene – venne accolta non solo in forma più che neutrale - tanto nella indifferenza delle istituzioni provinciale e regionale quanto dalle rappresentanze politiche - nonostante pressate da manifestazione popolari davanti alle sedi istituzionali locali e romane.

Se in provincia di Frosinone sono state accolte, al 28 maggio 2019, oltre 10.000 domande che richiedevano 780 euro quale reddito di cittadinanza per sopravvivere, in attesa di lavoro e sono state erogate mediamente circa 500 euro al mese rilevo, purtroppo e ancora, che dal 2009, quelle 10-15.000 famiglie non riuscivano, 10 anni fa, a sopravvivere con le casse integrazioni erogate dall'INPS.

Sottolineavo, non molto ascoltato, che la “questione sociale del sostegno al reddito” andava coniugato - adeguatamente e programmato - con la ripresa del lavoro produttivo vero, non solo a parole o annunciato da normative ed esigenze mercantili, prevedibili certo, con tagli alla occupazione, dopo le casse integrazioni, mediante aggregazioni o fusioni societarie – riferendomi - sia agli accordi FIAT- Chrysler nel comparto metalmeccanico e indotto dell'automobile in ristrutturazione a Cassino e sia al piano industriale chimico- farmaceutico nell'area di Anagni.

Alle due realtà produttive trainanti del basso Lazio che, dopo 10 anni, tendono appena a ridurre il disagio sociale che - sia pure nel contesto di una crisi generalizzata nazionale europea e mondiale – si dovrebbe convenire sulla indispensabilità di elaborare - con le parti sociali sindacali territoriali laziali - un programma funzionale e mirato di “politiche attive del lavoro” altrimenti, sarà illusorio la proclamata inclusione a lavoro e non solo per i beneficiari del reddito di cittadinanza, obbligati a sottoscrivere la ricollocazione in un posto di lavoro.

E anche la generalità dei giovani e meno giovani – non adeguatamente qualificati nelle competenze - sono e saranno a rischio di “occupazione possibile” con l'annunciato e graduale superamento, mediante programmati investimenti privati e pubblici, nella crisi complessa del basso Lazio, pur in presenza del cosiddetto trainante complesso FIAT, dal 2014, multinazionale FCA.

Una realtà produttiva, estesa su oltre 240 ettari di terreno agricolo, da “capitalismo finanziario itinerante” che nel febbraio 2014 – esattamente 5 anni fa e su questo giornale – la descrivevo – sottolineandola - holding FAC tra Fiat e Chrysler, nata a fine gennaio 2014. Un assetto societario, peraltro, nuovo rispetto alle società imprenditoriali multinazionali, in quanto, non aveva uno Stato di riferimento ma una pluralità di attività produttive e di filiali in vari Stati e per competere in un mercato mondiale.

Su questa linea azionaria societaria e produttiva mondiale anche l'annunciata proposta di fusione – poi ritirata – tra FCA-RENAULT doveva avere sede operativa a Parigi e sede legale in Olanda, già sede di FCA sin dal 2014.

Lo conferma - come scrivevo 5 anni fa - che la holding FCA è globale di “capitalismo itinerante” nel mercato globale dell'automobile è stata protagonsita, ancora oggi, sia verso gli azionisti di Renault, direttamente, che indirettamente verso Nissan, pur in presenza del governo francese, non solo quale azionista Renault e con la cauta o nulla attenzione del governo italiano.

Si doveva dare alla proposta di FCA - innanzitutto e subito - una risposta alle attese non solo dei consumatori europei – con offerte innovative di prodotto – nelle sostituzioni delle automobili, certamente in competizione tra i produttori mondiali, ma ancor più, doveva essere la riposta ai consumatori del costituendo terzo gruppo mondiale dopo Wolksvagen e Toyota.

Risulta chiara comunque – saltata al momento la strategica fusione azionaria FCA-Renault – che la ricostruzione globale imprenditoriale ricerca, sempre, le “convenienze profittevoli” da realizzare in luoghi diversi, con pluralità di prodotti innovativi e di riorganizzazione mondiale dei cicli di produzione, mediante una pianificazione di processo, integrato non sovrapponibile, che potrebbe essere, convenientemente, slegato dai territori operativi della multinazionale FCA – non solo in Italia – nella redistribuzione delle proprie fasi di ideazione, progettazione, produzione e vendita del prodotto.

Osservavo già nel 2013 - con la fusione Fiat-Chrysler - che la realtà produttiva FCA, coinvolgendo il basso Lazio nella complessa ed estesa operatività dei vari siti produttivi nel mondo, riproponeva - subito - la massima conoscenza del legame funzionale consolidato e dimostrato nelle produzioni metalmeccaniche indotte “oltre l'automobile” ponendo l'attenzione, alla “componente della dignità del lavoro e della persona umana” che nella concorrenza sia nazionale che nel mercato mondiale - non esiste - in quanto si tratta soltanto di vedere se la merce può essere venduta proficuamente e, cioè, con un corrispondente“guadagno di imprenditore e dell'azionista”tanto al prezzo di mercato corrente, quanto al di sotto di esso.

Se constatiamo, giorno dopo giorno, che il basso Lazio e la provincia di Frosinone sono coinvolte - quanto lo è il Mezzogiorno - da almeno 10 anni nel disagio umano e famigliare per “assenza di lavoro e di sviluppo territoriale” - appare essenziale e subito - rilevare tutte le criticità economiche locali “proponendo e programmando tra parti sociali intermedie associate” un graduale e condiviso “piano di crescita economica e posti di lavoro” che dica: “no” alle 520 euro di sopravvivenza per l'acquisto solo di un paio di chili di pane e “si” al lavoro.

* ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

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Pietro Maceroni: Dati INPS sul reddito di cittadinanza in Provincia

La rilevazione dei dati INPS sulINPS Frosinone 350 min reddito di cittadinanza al 28 maggio u.s. nella provincia di Frosinone ci consentano di effettuare alcune prime considerazioni ed analisi sulla situazione sociale della nostra provincia e in particolare sulle povertà assoluta e emarginazione sociale. Alla data del 28 maggio 2019, sono state accolte dall’Inps di Frosinone 10.706 domande relative al reddito di cittadinanza. Ogni percettore/ famiglia ha potuto beneficiare mediamente di 520 euro mensili pari complessivamente a un valore di euro di 5.567.120 per il mese di maggio. Inoltre le famiglie interessate dalla misura sono il 5% su un totale di 203.002 per una popolazione complessiva distribuita sui 91 comuni della provincia di Frosinone di 493.067 abitanti.

I dati fotografano la situazione socio economica della provincia e mettono in risalto come nei 22 comuni del comprensorio di Sora, area particolarmente depressa, i percettori del reddito di cittadinanza sono il 7.5% seguito da Cassino con il 6.4%, Anagni il 5,4% e Frosinone con il 3.6%.

Se moltiplichiamo le famiglie che hanno percepito il reddito di cittadinanza per 2,43 quale composizione media per famiglia, come definito da Istat la platea interessata è di circa 26.000 persone.
Ipotizzando che rimangono invariate le domande accolte al 28 maggio, la somma complessiva che verrà erogata al 31 dicembre è di oltre 44 milioni di euro.

La nostra analisi, seppur dettagliata, non può ancora prendere in esame la seconda fase prevista dalle normative sulle politiche attive del lavoro e il patto per il lavoro che i beneficiari del reddito dovranno obbligatoriamente sottoscrivere per essere eventualmente ricollocati nel mercato del lavoro
Tale misura di sostegno e contrasto alla povertà se da un lato può migliorare le condizioni economiche delle famiglie in difficoltà con ricadute positive sui consumi dall’altro deve essere strettamente correlata con una concreta opportunità di lavoro.

La vera missione del reddito di cittadinanza è quella di favorire l’inclusione sociale, ridurre la povertà in cui versano molte famiglie della nostra provincia. Dobbiamo infine riconfermare che la crisi economica degli ultimi 10 anni ha comportato una fortissima deindustrializzazione della nostra provincia con perdite di migliaia e migliaia di posti di lavoro ed è su questo che le forze politiche, le istituzioni, i sindacati e gli imprenditori devono intervenire con efficacia per invertire questa tendenza ed definire un linea programmatica per dare futuro alle nuove generazioni del territorio.

Il presidente comitato provinciale INPS
Pietro Maceroni

 

 

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Essere cittadini italiani

scuolabus bruciato 400 mindi Valentino Bettinelli - Rahmi, Adam, Riccardo, un pullman, la ferocia razzista di un autista, il terrore, la distensione dopo la paura di morire a 12 anni.
Basterebbe questo per descrivere le sensazioni di cinquantuno ragazzi che hanno vissuto l’ora più brutta della loro ancora giovane esistenza. Eppure siamo in Italia, quel Paese dove ogni fatto di cronaca deve obbligatoriamente essere oggetto di sciacallaggio politico. Non era sufficiente il sequestro dei cellulari. Non erano sufficienti le mani legate. Non era sufficiente il gasolio pronto a bruciare nell’autobus, con loro dentro.
No, tutto questo non era sufficiente per chi oggi dice: “se Rahmi vuole la cittadinanza anche per i suoi amici si faccia eleggere in Parlamento e provi a cambiare la legge”.
Signor ministro Salvini, l’accanimento con tono di scherno contro un bambino, contro la sua dignità, è la cartina tornasole del suo .... spessore politico e morale.

Oggi la sicurezza dell’Italia è nelle mani di persone come Matteo Salvini, ministro degli Interni di un governo sempre più votato alla riscoperta dei valori del medioevo più buio. Il coraggio e la lucidità mostrata da quei ragazzi, però, è la forza che ognuno di noi dovrebbe avere per far sì che la ruota della storia torni a girare in direzione del futuro. Quella chiamata ai carabinieri, accorata ma mai sguaiata, educata nei modi e corretta nella forma, è il simbolo di un’Italia che c’è e va difesa. È l’Italia di ragazzi, poco più che bambini, immersi in una realtà che mai avrebbero pensato di vivere. Eppure loro erano lì e non hanno sbagliato nulla; ogni mossa è stata pensata e realizzata con estrema freddezza, quella che non ci si aspetta da dei tredicenni.

Qualche esponente di spicco del governo, evidentemente illuminato dalla luce delle stelle, ha pensato di avanzare la richiesta di assegnazione di un qualcosa che ha il sapore della decorazione per merito: la cittadinanza per comportamento eroico. Fa da contraltare, ancora una volta, il pensiero di Salvini che tentenna, non si esprime e poi deride, sbeffeggia, fa il bullo.
Ebbene, cari Conte, Di Maio, Salvini, e compagnia, la cittadinanza non è un premio, una medaglia, un decoro speciale da concedere. La cittadinanza è un diritto per chi nasce in Italia, cresce e si forma nel nostro Paese, studia la nostra storia, parla in modo impeccabile la nostra lingua (da notare, nelle telefonate, un uso perfetto del congiuntivo, spesso sconosciuto per molti Italiani “per antonomasia”), vive le nostre tradizioni e si rivolge alle nostre autorità e alle nostre forze dell’ordine. Il senso di responsabilità di quei ragazzini ne delinea i tratti di cittadini puri, attivi, pronti a difendere la piccola comunità di quel pullman, che da San Donato Milanese rischiava di portarli verso la morte.

Secondo Salvini dovremmo raccontare la storia, come se fosse una barzelletta che non fa ridere, di un Italiano, un Algerino e un Marocchino. E invece bisogna raccontare la storia di tre italiani. Tre giovani cuori che, a soli tredici anni, hanno mostrato al Paese intero più valori Costituzionali dei tanti presunti politici italiani. Cosa e chi è più italiano di chi si comporta in questo modo d’altronde?
È necessario che la sinistra, se davvero vuol definirsi tale, torni a lottare in nome dello IUS SOLI, diritto fondamentale che un Paese democratico deve garantire ai cittadini.
Rahmi, Adam e Riccardo. Ripartire da loro, dalla loro ostinazione, dalla loro resistenza. Proprio come i Padri della nostra Repubblica. In nome dei diritti, in nome della democrazia. In nome dei tre giovani italiani per diritto. Certamente non in suo nome, caro ministro Salvini.

 

 

 

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Reddito di Cittadinanza, prego discutiamone seriamente

reddito cittadinanza 350 260 mindi Ivano Alteri -  In questi giorni sta arrivando a compimento il cosiddetto Reddito di Cittadinanza; ma quello nascente non è un RdC vero e proprio. Infatti, da definizione tecnica, esso dovrebbe essere erogato indistintamente a tutti i cittadini di quel dato paese, senza vincoli lavorativi e reddituali; invece, quello istituendo è vincolato sia alla condizione lavorativa sia a quella reddituale. Quest'equivoco di fondo causa una distorsione della discussione; tale per cui, mancando in essa un elemento a nostro parere essenziale, si continua a parlare dei costi, dell'incidenza sul debito, dei criteri, dei possibili abusi, o anche delle sue ricadute positive in termini economici, ma sempre come se si trattasse di una qualsiasi questione di politica economica.

Al contrario, noi riteniamo che il RdC propriamente detto non sia un provvedimento di politica economica, bensì di economia politica. Con tale provvedimento si invertirebbe il rapporto tra competizione e collaborazione, ponendo quest'ultima alla base del sistema economico, così favorendo una competizione di livello superiore. Il ché significherebbe non competere più per i “bisogni primari”, per la sopravvivenza, ma per quelli “secondari”, per la vita, nel senso umano del termine. Ossia, riteniamo che il RdC propriamente detto possa essere davvero il presupposto materiale di un mondo nuovo, di un uomo nuovo, di nuovi rapporti sociali, di un livello superiore di civiltà.

Ma queste affermazioni, come si diceva, restano fuori dalla discussione; e mentre contrastano in pieno con quelle di chi si oppone al RdC, che ha interesse ad occultare le sue ragioni di fondo, non trovano riscontro nemmeno tra quelle di chi lo sostiene, che teme di esporle forse perché considerate in contrasto col senso comune contemporaneo, secondo il quale sembrerebbe che i poveri se ne stiano tutto il giorno beatamente stravaccati sul divano (ammesso che ne abbiano uno). Hanno, dunque, bisogno di essere meglio esplicate e argomentate, secondo il nostro modesto punto di vista.

Partendo da lontanissimo ma arrivando immediatamente al punto, quando l'“uomo scese dagli alberi” provocò/subì molti cambiamenti radicali in se stesso; tra i più importanti vi fu il cambiamento della dieta: da frugivoro, quale era, divenne onnivoro, ossia aggiunse alla sua dieta la carne, che da allora diventò il cibo più ambito (data la sua concentrazione di “energia”). A tale cambiamento, ne conseguì un altro in campo sociale di portata rivoluzionaria: da competitivo quale prevalentemente era, divenne (dovette divenire) un animale prevalentemente collaborativo.

Infatti, il cibo di cui si nutriva sugli alberi, la frutta, ha la caratteristica fondamentale di essere “statico”: la frutta “sta”; il nuovo cibo introdotto nella sua dieta, la carne, ha la caratteristica fondamentale di essere invece “dinamico”: la preda non “sta”, ma “scappa”. Se, quindi, l'animale arboricolo, quale l'uomo era, poteva permettersi la competizione tra gli individui, durante la quale il cibo sarebbe rimasto fermo attaccato al ramo, l'animale sceso dagli alberi, quale l'uomo era diventato, non poteva più permettersi la competizione tra gli individui, bensì aveva assoluta necessità della collaborazione tra di essi, senza la quale la preda sarebbe scappata ed esso si sarebbe estinto o non si sarebbe evoluto. Nella prima condizione, quindi, si aveva una base competitiva su cui si sviluppava una qualche collaborazione; nella seconda, una base collaborativa su cui si sviluppava una qualche competizione individuale.

Tali relazioni umane continuarono a svilupparsi in direzione di una sempre maggiore collaborazione di base fino a quando non intervenne un altro cambiamento radicale, frutto della collaborazione medesima: la scoperta dell'allevamento. Con tale scoperta, il cibo tornò, di nuovo, ad essere statico; infatti, la preda allevata non scappava più; di conseguenza, tornò ad essere possibile la competizione quale nuova base di relazioni sociali ad un livello superiore. E arriviamo ai giorni nostri, in cui la competizione costituisce la base delle relazioni umane.

In sunto, nel corso della nostra evoluzione le relazioni sociali sono passate da una base competitiva su cui si sviluppava la collaborazione, ad una base collaborativa su cui si sviluppava la competizione; ad una nuova base competitiva di livello superiore su cui si sviluppa ancora oggi la collaborazione (un'azienda, simbolo della competizione, ha bisogno di collaborazione al suo interno per competere).

Ora si tratterebbe di concretizzare una nuova base collaborativa su cui sviluppare una nuova competizione di livello superiore. Ma cosa significa esattamente? Può aiutarci nella comprensione la Piramide di Maslow¹. Secondo Abraham Maslow², nella versione ampliata della sua Piramide, i bisogni degli uomini si declinano su 8 livelli (dalla base al vertice della Piramide; nella prima versione, su 5):

1) Bisogni Fisiologici: respirare, mangiare, bere, dormire, accoppiarsi, mantenere costante la temperatura corporea. L'insieme di questi bisogni può essere sintetizzato dalla parola omeòstasi (da dizionario online: in biologia, l'attitudine propria degli organismi viventi a conservare le proprie caratteristiche al variare delle condizioni esterne dell'ambiente tramite meccanismi di autoregolazione, dispositivi omeostatici). Sono i bisogni “primari”, che ci accomunano a tutti gli altri animali.
2) Bisogno di Sicurezza: salvezza, protezione.
3) Bisogno di Appartenenza: affetto, identificazione, famiglia, amicizia, intimità sessuale.
4) Bisogno di Stima: prestigio, successo, rispetto.
5) Bisogno di Conoscenza: esplorazione, curiosità.
6) Bisogno di Estetica: bellezza, armonia, forma, apparenza.
7) Bisogno di Autorealizzazione: moralità, creatività, esercizio delle proprie facoltà, espressione della propria natura.
8) Bisogno di Trascendenza: sentirsi parte di un insieme più grande di sé, oltre il sé, oltre il materiale.

Come si può notare, i bisogni del primo livello sorgono dalla mancanza di qualcosa: aria, cibo, acqua ecc.; gli altri, invece, si riferiscono al bisogno di aggiungere qualcosa: sicurezza, amicizia, autostima, conoscenza, bellezza ecc. Bisogna notare, inoltre, che tutti essi possono sorgere a prescindere dal grado di soddisfazione degli altri, ma il loro soddisfacimento dipende, innanzitutto, dal grado di soddisfacimento di quelli che precedono e, soprattutto, dal soddisfacimento dei bisogni primari: chi non riesce a soddisfare i bisogni del corpo difficilmente riuscirà a soddisfare quelli dello spirito (anche se insorgenti). Innanzitutto e soprattutto, quindi, s'impone il bisogno di sopravvivere. Insomma, l'uomo ha bisogno del “pane” per vivere.

Ma “l'uomo non vive di solo pane”. La spinta al movimento non gli viene, perciò, solo dai bisogni primari, ma anche da tutti gli altri, di livello superiore, quelli che ci distinguono dagli altri animali e ci fanno uomini. I bisogni superiori sono la parte umana dell'animale uomo; senza il perseguimento della loro soddisfazione, l'uomo non è che un animale fra tanti. Essi rappresentano, dunque, la nostra vera legge del movimento. La ricerca della loro soddisfazione dà luogo alla competizione di livello superiore: la fame del corpo fa muovere gli animali, la fame dello spirito fa muovere gli uomini e le donne.

Se fino ad oggi la competizione si è sviluppata per la soddisfazione dei “bisogni primari”, la nuova competizione di livello superiore dovrà svilupparsi per la soddisfazione di quelli “secondari”; dando per soddisfatti i primi. Il RdC ha, secondo la nostra opinione, esattamente questo scopo: costituire la nuova base collaborativa per la nuova competizione di livello superiore.

Con esso, infatti, si contrasta la povertà, non ci si limita ad aiutare i poveri; si consente di lavorare per vivere, non vivere per lavorare; si libera la parte umana dell'animale uomo, ora spesso prigioniera della sua parte animale; si consente una competizione leale tra eguali, non più quella sleale tra chi combatte con le mani legate dietro la schiena e chi armato fino ai denti. Il RdC è un principio di civiltà, presupposto di nuovi avanzamenti, non assistenzialismo peloso che conserva lo status quo.

Sulla scorta di quanto esposto, dunque, dovrebbe risultare evidente l'importanza dell'istituzione del Reddito di Cittadinanza propriamente detto, e della discussione su di esso, essendo propedeutico a nuove relazioni umane su base collaborativa, affinché si possa competere, individualmente, per la soddisfazione dei bisogni superiori, e assurgere, collettivamente, ad un livello superiore di civiltà.

Ci pare alquanto sospetto e nocivo, perciò, che questi argomenti, per una ragione o per l'altra, restino fuori dalla discussione pubblica, e ci si attardi invece in discorsi oziosi, standosene comodamente seduti su un privilegiato divano televisivo.

Ivano Alteri

Frosinone 8 marzo 2019

¹ https://www.google.com/search?q=piramide+dei+bisogni+primari&tbm=isch&source=iu&ictx=1&fir=1mKGnk0vbKxwfM%3A%2C0Puos--5rxU55M%2C_&usg=AI4_-kR-TSs4wAYHaYyF6VMUEzZ1GUYkLg&sa=X&ved=2ahUKEwj74-2t5d3gAhXL1eAKHdT6BS8Q9QEwAHoECAMQBA#imgrc=NyGInoFLv8OANM:

² https://it.wikipedia.org/wiki/Abraham_Maslow

 

 

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M5S promuove il Reddito di Cittadinanza

  • Pubblicato in Partiti

EnricaSegneri Reddito cittadinanza 350 260 mindi Maria Giulia Crertaro - Domenica 17 Febbraio, un incontro come molti altri che seguiranno, per la presentazione del nuovo provvedimento governativo messo in campo dal Movimento 5 Stelle. Posto scelto per la discussione pubblica, il Museo Civico di Boville, cittadina ernica che solo a Giugno tentò di porre il vessillo pentastellato nel palazzo comunale. Il piano programmatico è stato illustrato dall'Onorevole Enrica Segneri (Commissione Lavoro), con l'intento di spiegare i passaggi fondamentali del RdC. Modalità di accesso, diritto e mantenimento elencate dalla deputata, coadiuvata da una serie di slide per meglio chiarire una materia nuova e articolata.

Enrica Segneri muove il suo discorso dallo scopo del Reddito di Cittadinanza, concepito come “una misura strutturale, non solo per far fronte a delle criticità, come ci è stato rimproverato. Gli 11 faldoni che in questi giorni di discussione parlamentare hanno investito l’impianto del decreto, mettono il luce l'ostruzionismo messo in campo dalle altre forze politiche.”

Citati come contestatori PD E Fratelli D'Italia, la maggior parte degli emendamenti però, sono stati presentati proprio dall'alleato di Governo, la Lega.
Un baluardo in campagna elettorale diventato ora realtà con lo stanziamento dei fondi in Legge di Bilancio. Un provvedimento che, stando alle parole dell'Onorevole, si discosta dalle precedenti politiche (come il REI) di mero assistenzialismo. “Portanti saranno le politiche attive, da mettere in campo con il reddito di cittadinanza” ha infatti precisato.

Primo requisito per accedere al Reddito di Cittadinanza (la cui durata per ora sarà di 18 mesi) , un Isee inferiore a 9.360 euro. Ovviamente a questo vanno correlati una serie di variabili, argomentate nello specifico da Enrica Segneri, che ha ampiamente descritto i casi possibili e le cifre spettanti ad ognuno.
Elemento fondamentale, il reinserimento lavorativo, che sarà affidato alle agenzie interinali. I cittadini saranno formati in corsi affini alle loro capacità e tutti coloro che beneficeranno di questo sussidio “anti-divano”, riceveranno tre proposte d'impiego: una entro 100 chilometri, la seconda entro 250,l'ultima valida per tutta Italia. In caso di triplice rifiuto il diritto al reddito decade.
Segnali di vittoria questi per la Deputata, una volontà programmatica per tutti quelli che sottoscriveranno il Patto per il Lavoro e per l'inclusione sociale.

A livello tecnico, il Ministero si avvarrà della collaborazione con Inps, Poste Italiane e Caf. Il via libera alle domande online ci sarà dal 6 Marzo, per gli altri metodi si dovrà attendere il 20 dello stesso mese. Un apparato burocratico complesso e in sperimentazione, l'entrata in vigore da Aprile dirà se la macchina era ben oliata.
Interrogativi dalla platea, sui navigator: la loro “identità” non è ancora definita, né nelle modalità di assunzione né di requisiti minimi.
Inevitabilmente anche quota 100 non è scampata alle domande. Esperienze personali che hanno messo in luce le “mancanze” di un provvedimento, con risorse economiche limitate, che lascia fuori un gran numero di ormai lavoratori, non colmando il gap tra il nuovo e la Fornero.
Ad affiancare lla Deputata, il consigliere Regionale Loreto Marcelli, Portavoce Regionale del Movimento. Dato il suo ruolo di Vice Presidente in Commissione Salute, il tema non poteva che essere la Sanità. Un excursus sulle forti difficoltà che il Lazio vive, con strutture che chiudono o sono mal gestite. Dito puntato agli amministratori della Pisana, che per Loreto Marcelli poco fanno sul tema, ma sono pronti a cantar vittoria nelle battaglie altrui.
“Il registro tumori è oggi nel Lazio vacante e con pochi mezzi” ha dichiara il consigliere, fornendo un assist alla deputata “È chiaro che Zingaretti non vuole questo registro, dal 2015 ad oggi non ha mosso nulla, creando un registro tumori nazionale dovrà necessariamente adeguarsi”.

L'incontro si è chiuso con un focus sulla Valle del Sacco. 57 milioni stanziati per la bonifica, ma procedimenti e metodologia saranno appannaggio della Regione. Al ministro Costa spetterà il nulla osta.
Pochi fondi, come ammesso dalla stessa Segneri, ma un primo passo per una vicenda tanto complessa.
Un SIN così provato, richiederebbe molto più di questa cifra, soprattutto necessiterebbe di un programma di depurazione innovativo e non soltanto “tappabuchi”.
Un pomeriggio intenso di contenuti e anche di interrogativi, dove l'aria di campagna elettorale inizia a sfumare e arriva la resa dei conti, sperando che quadrino.

 

 

 

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On. Enrica Segneri, M5S - «Reddito di cittadinanza unica soluzione per sconfiggere la povertà»

foto Segneri M5S 350 260 minEnrica Segneri, Deputata del M5S - «Reddito di cittadinanza unica soluzione per sconfiggere la povertà»

Roma 17 lug – «Se il tema della povertà è diventato protagonista nel dibattito pubblico e politico è stato solo grazie alla battaglia portata avanti dal MoVimento 5 Stelle, che chiede da anni l’introduzione di una misura di sostegno al reddito come il reddito di cittadinanza, indispensabile per contrastare la povertà e favorire il reinserimento nel mondo del lavoro.
Gli ultimi dati ISTAT sulla povertà sono allarmanti. Le persone che vivono sotto la soglia di povertà assoluta sono ben 5 milioni, oltre 9 milioni se facciamo riferimento invece alle persone che vivono sotto la soglia di povertà relativa. L’unico strumento in grado di azzerare la povertà più grave, così come è stato indicato durante la scorsa legislatura dall’ISTAT, è il reddito di cittadinanza».

Così Enrica Segneri, membro della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati, ha presentato la mozione del MoVimento 5 stelle a sostegno del reddito di cittadinanza, da sempre al centro del programma politico del MoVimento e presente anche nel contratto di governo.
«Come ha precisato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il reddito di cittadinanza non è un provvedimento assistenziale, ma un incentivo al reinserimento nel mondo del lavoro che prevede espressamente la riforma dei centri per l’impiego ed il rafforzamento delle politiche attive del lavoro.
Il reddito di inclusione, invece, è stato un provvedimento annacquato che si è rivolto a una platea troppo ridotta di persone, con sussidi del tutto insufficienti ad assicurare e garantire una vita dignitosa alle persone in cerca di occupazione e soprattutto di carattere assistenziale, tenuto conto che non si è provveduto minimamente a rendere funzionanti gli attuali centri per l’impiego» - ha concluso la portavoce.

 

 

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M5S Veroli incontra la cittadinanza per discutere la cacciata di ACEA

movimento 5 stelle bandiera 350 260da M5S Veroli - Gli attivisti del M5S di Veroli dopo il consiglio comunale di venerdi 11 novembre e le controdeduzioni alle considerazioni del nostro Sindaco inviategli con lettera aperta hanno deciso di indire un'agorà pubblica in loc. Santa Francesca presso l'ex lavatoio domenica 20 alle ore 18.00, con lo scopo di incontrare la cittadinanza e discutere con la stessa su questo tema così attuale ed importante, in vista anche della possibile risoluzione contrattuale, gli attivisti si confronteranno con la cittadinanza e spiegheranno le loro ragioni a favore della risoluzione contrattuale, perchè ad oggi si sta giocando a tutti i livelli compreso quello provinciale una battaglia molto importante che è quella della ripubblicizzazione del servizio idrico ma soprattutto quello della cacciata di ACEA da questo territorio che ha visto negli ultimi anni un incremento delle vessazioni da parte dello stesso gestore nei confronti della cittadinanza, con questo incontro vogliamo chiarire personalmente con i cittadini le motivazioni che ci spingono sempre più forte a favore della risoluzione contrattuale e in maniera diretta e democratica dove ogni persona potrà esprimere liberamente il proprio pensiero, per questo gli attivisti invitano anche il Primo Cittadino ed i consiglieri soprattutto quelli del territorio a partecipare all'evento per confrontarsi con la cittadinanza su questo tema così delicato come la ripubblicizzazione del servizio idrico, il quale ora più che mai si trova in dirittura di arrivo.

 

 
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