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Ceccano, 1998. Governare ascoltando i cittadini

Dal 1994. Ceccano, 1998. Governare ascoltando i cittadini

m.cerroni 390 minGovernare, ascoltare, stimolare la partecipazione. Queste sono state le principali vie maestre da cui mi sono fatto guidare come Sindaco di Ceccano. Governare, ascoltare, stimolare la partecipazione, ritengo siano tutt'ora di grande attualità come direttrici principali per la politica. Le elezioni amministrative del 1994 erano segnate dalla grande novità politica dell’elezione diretta del Sindaco, e avvertivo che c’erano tante aspettative nei miei confronti da parte dei ceccanesi. Uno dei primi atti a cui sono chiamato come Sindaco, è stato quello di nominare la nuova giunta; una giunta comunale davvero nuova quella nominata nei giorni successivi alle elezioni, in quanto nessuno dei designati aveva mai fatto parte di quelle passate: Luigi Compagnoni, Angelo Ciotoli, Pasqualino Vicheni, Salvatore Liburdi, Fabio Langiu', Camilla Lucchetti. Il primo anno del mandato l’amministrazione aveva deciso di investire molto nella programmazione e nella progettazione, e si riuscì a far arrivare nelle casse del comune molti finanziamenti, regionali, statali, europei. Palazzo Antonelli, il palazzo storico in cui aveva sede il Comune, era ormai chiuso da diversi anni; dopo appena pochi mesi, accelerando i tempi di sistemazione della sede, tornava ad essere il cuore pulsante del governo di Ceccano. Ben presto si attuò un riordino della pianta organica del personale. Le prime sedute del consiglio comunale furono dedicate a tracciare le linee programmatiche del mandato. In poco tempo, venne adottato il regolamento per attuare il piano regolatore, che era stato approvato dalla Regione Lazio; e il piano regolatore si dimostrò subito una vera rivoluzione urbanistica: approvammo numerosi piani particolareggiati - nelle zone artigianali, nel centro storico, nella zona di Vigne Vecchie - per edilizia economica popolare agevolata, e un altro piano particolareggiato fu approvato in via Falcone al fine di raddoppiare l'area del piazzale di Bachelet dove verrà posizionata la statua di Padre Pio. Il piano regolatore rappresentò veramente un momento importante per la storia recente della città fabraterna. Infatti, tale piano “regolatore”, che già nella parola esprimeva il suo ruolo cioè quello di essere strumento urbanistico per regolare l'attività edificatoria all'interno del territorio comunale, nasceva proprio per fornire finalmente certezze a tutti i cittadini. Nel corso degli ultimi anni, però, ho assistito ad alcune polemiche sull’urbanistica di Ceccano, a volte sterili, spesso prive di qualsiasi argomento concreto e in altri casi alimentata solamente da false notizie. Senza considerare che tutte le amministrazioni che sono succedete alla mia nel corso degli anni, formate da diverse coalizioni e addirittura di orientamento politico radicalmente opposto rispetto al mio, non hanno cambiato una sola virgola del Piano Regolatore Generale del nostro comune.

L’amministrazione comunale eletta nel 1994, aveva deciso di concentrare grande attenzione nel recupero e nella valorizzazione degli spazi pubblici, attraverso cui la città fu dotata di ampi parcheggi, e furono individuati i luoghi di ubicazione del monumento in ricordo del bersagliere, della una stele in marmo dedicato al memoria dei caduti sul lavoro, il monumento dedicato a Luigi Mastrogiacomo per ricordare i fatti di sangue legati allo sciopero degli operai dello stabilimento Annunziata di Ceccano del maggio 1962. Si lavorò all’ampliamento della biblioteca, furono fatti investimenti nei servizi sociali, e molti interventi interessarono l'edilizia scolastica. La viabilità venne trasformata, rendendola più moderna e adatta alle nuove esigenze di una città e dei cittadini della seconda metà degli anni ‘90: il ponte di collegamento con Castro dei Volsci, il ponte da Passo del Cardinale al campo sportivo, la passerella a Santa Maria a Fiume, il ponte Cantinella, la strada di collegamento da via Fabrateria Vetus a via Giacomo Matteotti, rotatorie, cavalcavia, il sottopassaggio con le rete ferrata, l’allargamento di numerose strade comunali. Inoltre, in quegli anni furono realizzati 70 km di rete fognante nelle popolose contrade di Ceccano e predisposti 3000 punti luce. Grazie ai fondi Europei, fu operato il recuperato dell’ex cartiera e la realizzazione del centro servizi, poi la bonifica, la realizzazione e la riqualificazione di cave dismesse in via Morolense – con la creazione di un parco naturalistico. Quindi, con fondi regionali vennero realizzati il campo di baseball e la pista di atletica. Vennero portati a termine i lavori di ristrutturazione del cinema teatro Antares, fu costruita e inaugurata la nuova chiesa del Sacro Cuore nel popoloso quartiere di Giuseppe Di Vittorio. Dunque, fu costruito nel centro storico un nuovo centro per i “diversamente giovani”, gli anziani, e si diede vita ad unponteCeccano 390 min “Hortus conclusus” dietro la Chiesa di S Nicola. Infine, con grande determinazione e con la strenua volontà del consiglio comunale, vennero acquisiti alla città, attraverso asta pubblica, e messi a disposizione di tutta la comunità ceccanese due beni di inestimabile importanza storica, artistica e architettonica, oltre che di bellezza unica: prima il Castello dei Conti de’ Ceccano e poco tempo dopo il Castel Sindici con il parco annesso.

In quegli anni, l’amministrazione comunale si occupò anche di rimodulare la convenzione con le ferrovie per il passaggio dell’alta velocità. Una convenzione che fu costruita mettendo al primo posto il rispetto del territorio, con grande attenzione per gli indennizzi ai cittadini che purtroppo si videro espropriati i terreni e abbattute le abitazioni. Tale convenzione, dopo essere stata approvata in consiglio comunale, venne portata ad esempio in tutto il Lazio pure per le importanti opere compensative che verranno realizzate in tutto il territorio cittadino.

Quelli che vanno dal 1994 al 1998 furono quattro anni di una esperienza straordinaria alla guida del Comune, che mi consentirono di affrontare la campagna elettorale per le amministrative del giugno 1998 con la consapevolezza che il programma amministrativo presentato nel 1994 era stato realizzato e portato a termine praticamente in toto, anche grazie al un rapporto eccezionale costruito tra il Comune di Ceccano e la Regione Lazio.

Prima delle elezioni del 1998 era stato organizzato un congresso dei DS, molto partecipato, con oltre 700 iscritti che partecipano al voto, che vide il nuovo consiglio direttivo del partito cittadino eletto a scrutinio segreto. Si svolsero i congressi in altre sezioni della nostra provincia, animati da discussione sincera, con tesi contrapposte e con il voto al termine delle assemblee congressuali. Proprio quel periodo, per chi proveniva dalle file del PCI era in atto una sorta di mutazione genetica. Nei Democratici di Sinistra nacquero le correnti, si costituriono diverse aree di pensiero. Ci si avviava al nuovo millennio mentre erano in atto profondi cambiamenti sociali ed economici nel paese. I partiti della sinistra palesavano difficoltà di radicamento in settori tradizionalmente importanti come quelli dei lavoratori. La sezione cittadina dei DS a Ceccano arrivò unita alla campagna elettorale del 1998 e mise in campo una lista forte. Il Prc, uscito dalla maggioranza prima della fine dei quattro anni di mandato, si presentò all’appuntamento elettorale con un suo candidato a Sindaco. Una parte dei moderati in città si ritrova nella candidatura a Sindaco di G. Querqui. La mia coalizione, con cui mi candidavo alla riconferma come Sindaco, era formata da i DS, Socialisti, Insieme per Ceccano, la lista dei Popolari. Quella campagna elettorale mi offrì la possibilità di raccontare, nelle numerose assemblee di coalizione organizzate, le tante cose realizzate nei quattro anni precedenti e di parlare del nuovo programma per la Ceccano che si avviava verso il nuovo secolo, il 2000. L'aria politica che si respirava in città era molto buona, in giro notavo tantissimi attestati di stima e manifestazioni di fiducia verso la nostra coalizione. Nella primavera del 1998, il voto premiò il lavoro fatto e la buona amministrazione: vinciamo al primo turno! Solo il mio partito, i DS, arrivò al 30% delle preferenze, 4000 voti! La piazza si riempì di nuovo, si festeggiò e il centrosinistra vinse ancora una volta a Ceccano. Si andava verso il 2000. Il centrosinistra Ceccanese si dimostrerà determinante per le vittorie di quegli anni, sia nel voto politico che nelle elezioni provinciali e regionali in cui si arrivò a percentuali così alte da sfiorare il 60% dei consensi.

Nel mio secondo mandato da Sindaco, proseguimmo l'azione di governo cittadino con determinazione, e verranno portate a completamento numerose opere pubbliche avviate nel corso degli anni. È stata una buona stagione amministrativa, e ne vado fiero. Soprattutto, sono orgoglioso del fatto che a distanza di tanti anni molti cittadini ricordino in maniera molto positiva la mia amministrazione e le tante opere realizzate con il lavoro e l'impegno di molti. Perché per governare bene serve la programmazione, bisogna essere predisposti all’ascolto della propria comunità, è necessario interagire con tutti gli enti, in particolare modo con la Regione. Senza dimenticare il ruolo fondamentale della politica, dei partiti, per un buon governo. Pur tra le tante difficoltà che esistono e persistono nel territorio provinciale al giorno d’oggi, interessato dagli effetti di una lunga crisi economica e sociale, Ceccano può e deve avere un ruolo importante in questo territorio nei prossimi anni. Infatti, la nostra città rappresenta un punto strategico in quanto è interessata da numerosi collegamenti stradali, si trova nei pressi dell’autostrada, è attraversata da parte della zona industriale, e, per ultimo, ha una rete ferroviaria e presto sarà in prossimità di un collegamento con l'alta velocità, che potrà rappresentare un enorme vantaggio per il nostro territorio – grazie ad una intesa sottoscritta dalla Regione Lazio con il ministero competente e le ferrovie solo pochi mesi fa. Noi dobbiamo lavorare per assicurare buon governo alla città di Ceccano. E dobbiamo promuovere politiche che rilanciano il nostro territorio da un punto di vista socio-economico. C'è veramente tanto bisogno di fiducia e nuova speranza perché le cose possano cambiare in meglio per il nostro futuro.

 

 

 

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Nella didattica a distanza tutti perdono

Subire la didattica?

didattica a distanza 350 mindi Antonella Necci - Ragionando a margine di una vicenda controversa come quella della didattica a distanza, dobbiamo riconoscere quanto l'attuale sperimentazione, se applicata al modello classico della scuola italiana, risulti perdente sotto tutti i punti di vista.

Risulta perdente per chi subisce la didattica. Gli studenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado.
A cominciare dagli scolari delle elementari che, posti di fronte al video, se non accompagnati dal sostegno dei genitori, percepiscono un buon 1% della lezione frontale a distanza. Molte sono, infatti, le fonti di distrazione di quello che viene considerato più un videogioco che non un reale strumento di apprendimento.

Nella scuola secondaria di primo grado, poiché ci troviamo ancora nell'obbligo, i problemi si fanno più evidenti. Il lavoro in classe, eseguito in gruppi e meno in modo individuale, in questa situazione sospesa, riporta in vita i famosi spettri nell'armadio della scuola media: la mancanza di un lavoro individuale svolto con scadenze e modalità acquisite.

I dolori, però, arrivano quando lo studente italiano varca la soglia virtuale della didattica a distanza degli istituti superiori.
In questo caso l'individualismo, il metodo di studio, la rielaborazione individuale degli argomenti nuovi che vengono affrontati, diventano un baratro che i più cercano di scavalcare con l'aiuto di internet, dei genitori onnipresenti, del tutor che li sostiene a distanza e che svolge i compiti per loro, previa remunerazione. È qui che nascono le reali disparità sociali. Qui si evidenzia il perché una fetta esigua della popolazione italiana che ha arraffato il potere, vuole, a gran voce, e ora anche con decreto legge, che la didattica a distanza continui, anzi sia già attiva ed efficiente dal 1 settembre 2020. Obbligatoriamente.

Se guardiamo alla prospettiva dal punto di vista genitoriale, dobbiamo parlare di due fronti. Uno, il sostenitore della distruzione della scuola pubblica, ma anche in parte di quella privata, perché purtroppo il libero pensiero infastidisce è risulta inopportuno. Serve l'immunità di gregge, ma non perché solo i migliori possano resistere, ma perché i più piatti secondo il loro encefalogramma possano accettare i nuovi modelli.

Ricordiamo che la scuola e l'insegnamento sono soprattutto femminili, e che negli anni 40 e 50 molte donne dedite all'insegnamento siano divenute le nostre madri costituenti. Non impiegate di banca, attrici, soubrette, o politiche che si laureano grazie alla loro posizione sociale. Maestre, insegnanti di scuola media e superiore, giornaliste, donne che hanno fatto la storia, con la loro dignità, la loro forza, il loro libero pensiero. E che hanno formato diverse generazioni, prima che si decidesse di asfaltare la scuola, perché troppo pericolosa.

Ecco, il gruppo di genitori che aderisce alla prospettiva di asfaltare la scuola percepita come un bene per la comunità è di gran lunga superiore a quello che percepisce tale situazione come un fallimento a lungo termine di un faticosamente raggiunto sistema democratico.
Diciamo pure che il rapporto è di 10 a 1.
Una guerra persa in partenza.
Possiamo già dire addio alla libertà d'insegnamento, se mai ci sia stata una reale possibilità di esercitarla, senza ingerenza alcuna.

Infine, guardiamo alla didattica a distanza dalla prospettiva più importante: quella del corpo docente.
Anche qui la situazione si presenta frastagliata. Tralasciamo le abilità più o meno accentuate nell'uso del digitale. Concentriamoci sulle teste dei docenti. Sempre nell'ottica della distruzione della scuola, si può dire che il lavoro si svolga anche dal basso. Immettere nella scuola le teste piatte sta sortendo il suo effetto. Lauree in letteratura senza conoscere la letteratura, in filosofia con leggera infarinatura filosofica, master in discipline più disparate, svolti presso università private definite prestigiose perché molto costose, ma scarsa attitudine all'insegnamento, che viene bypassato previa raccomandazione di quel senatore o ministro o tycoon industriale amico del nonno, compagno di scuola del cugino. E via di questo passo.

Si entra nella scuola, sognando di emulare divi come Trump, anche se pubblicamente nessuno di loro lo esalta apertamente. Alcuni vogliono dominare il mondo e amano Salvini, ma anche Hitler è un modello di vita ideale. Insomma, la scuola è solo il trampolino di lancio verso carriere prestigiose, matrimoni favolosi. La scuola è quei mille euro che fanno comodo per pagare la donna di servizio, ma non per abiti firmati e sfoggio di gioielli. Va da sé che in questo angolo di scuola non esiste né libero pensiero, né pensiero.

Nel cantuccio, relegati a cenerentola del focolare, si trovano quei pochi veri e propri docenti che, ovviamente, lavorano da docenti, non ascoltano le prepotenze e il bullismo di quell'altra fetta nemmeno esigua che non conosce educazione, che, insomma, svolgono il loro ruolo istituzionale. Anche qui la guerra sembra persa in partenza. Il rapporto tra primedonne senza valori è di 10 a 1. Il rapporto tra cafoni e prepotenti è ugualmente di 10 a 1.
Il quadro è chiaro. Diventa catastrofico se vi si sovrappone la didattica a distanza.

Possiamo dire che in questo modo si accelera la fine della didattica e si modifica la scuola in una qualsiasi azienda. Altro che libero pensiero. Inizio in gran stile di 1984 di George Orwell.

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“Servizio sospeso” fra cittadini e commercianti

#IOAIUTOCECCANO

civesceccanologo 350 minL’emergenza sanitaria che stiamo vivendo rischia di diventare una vera e propria epidemia economica per i nostri commercianti. Dopo aver accolto le segnalazioni di tanti esercenti, in particolar modo titolari di bar, pub, ristoranti, parrucchierie e centri estetici, abbiamo deciso di lanciare la campagna #ioaiutoceccano, in solidarietà con tutte le attività che risultano più colpite dagli ultimi provvedimenti restrittivi, messi in atto per un giusto contenimento del contagio da COVID-19.

L’idea dell’iniziativa è quella di creare un “servizio sospeso”, per riattivare il circuito economico locale una volta terminata l’emergenza sanitaria in corso. I cittadini saranno il centro di questa ripartenza, garantendo ai commercianti un riavvio più rapido delle loro attività. Come Cives intendiamo fungere da intermediari tra i cittadini e gli esercenti; abbiamo messo a disposizione la nostra pagina facebook per creare questo canale di comunicazione. I commercianti potranno aderire all’iniziativa, e gli utenti scegliere l’attività preferita ed il servizio offerto, concordando direttamente con l’esercente le modalità di attivazione di questo servizio sospeso, attraverso l’anticipazione del pagamento dello stesso. La prestazione desiderata sarà a disposizione del cliente alla riapertura del locale scelto.

Le attività commerciali che hanno dovuto abbassare le serrande vivono un periodo complicato, dovuto ai mancati introiti causati dalla chiusura forzata dei locali. La nostra iniziativa è, dunque, volta a prevenire un tracollo economico che andrebbe ad impoverire l’intera comunità ceccanese, permettendo ai commercianti di avere entrate anche durante la chiusura forzata.

Viviamo un periodo di preoccupazioni e difficoltà, a causa delle restrizioni che ci obbligano ad usare la maggior responsabilità possibile. Non possiamo, però, non rivolgere il nostro pensiero a chi oggi rischia di vedere vanificati investimenti messi in campo per la propria attività. Vogliamo sensibilizzare tutti i nostri concittadini a partecipare, con solidarietà e spirito di comunità, aiutando chi contribuisce con la propria attività a tenere viva la nostra città.

Cives Ceccano

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus

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Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

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La salute dei cittadini, tutti, deve essere al primo posto

Sanità: vanno messi al centro tre aspetti decisivi

salutebenecomune 350 mindi Alfiero Grandi - La battaglia contro il corona virus non è finita. È sperabile che le misure consentano di bloccare i contagi, ma il successo finale ha bisogno di individuare cure efficaci per tutti i pazienti, come è avvenuto con pandemie precedenti, in sinergia con i paesi che possono fare la differenza per trovare cure innovative, fino alla produzione di un vaccino per prevenire questa malattia. Questo richiede tempo. Oggi la priorità è curare al meglio tutti per avere il tempo di arrivare a soluzioni più strutturali. Il sistema sanitario italiano ha confermato buone qualità e potenzialità, malgrado la cura dimagrante che ha portato in 10 anni a tagliare 37 miliardi di euro e 71.000 posti letto. La corsa a creare posti letto è la critica più feroce alla faciloneria dei tagli del passato e non si spiega con la sola emergenza. Quei tagli rendono oggi più difficile, al limite dell’impossibile, affrontare sfide come quella del corona virus. Recentemente è stato consentito di andare in pensione a migliaia di medici e infermieri esperti, senza prevedere con anticipo la loro sostituzione, facendo anche un enorme regalo di competenze alle strutture private. Il numero di posti letto per abitanti in Italia è uno dei più bassi in Europa. Il personale è diminuito in modo impressionante, sono cresciute forme di affidamento esterno della cura della salute e di servizi, come si trattasse di riparare biciclette rotte. La disponibilità di mezzi e tecnologie nelle strutture sanitarie, ospedali compresi, non sono state al passo, per di più sono sottoutilizzate, favorendo il settore privato.

La sanità è da tempo oggetto di riduzione della spesa con conseguenze negative sulla capacità di cura – mentre oggi è questo il settore che regge il peso della pandemia – favorendo la crescita di una sanità privata finanziata dal pubblico, una sorta di conto terzi nella cura delle persone. La diffusione delle assicurazioni private è il potente volano finanziario che ha spinto la crescita del ruolo del privato, con un percorso che avvicina l’Italia agli Usa, anziché il contrario. Oggi la priorità è fare fronte all’emergenza del coronavirus ad ogni costo, con iniziative straordinarie, riconoscendo il coraggio, il sacrificio del personale sanitario che affronta una prova tremenda, che regge con professionalità, ma occorre mettere fin da ora all’ordine del giorno i temi di fondo: quale servizio sanitario occorre all’Italia? la cura della salute è una priorità assoluta oppure no?

In un paese moderno e civile la salute dei cittadini deve essere al primo posto, ne consegue che il parametro non è la crescita del Pil in sé ma come si calcola il Pil. Se aumentano gli armamenti è un aumento malato del Pil. Se aumenta la capacità di mantenere in salute la popolazione e di affrontare emergenze come questa si tratta di un aumento positivo del Pil. Così è per il sistema di istruzione pubblica nazionale, per uno sviluppo ambientalmente sostenibile, ecc. Se il sistema di istruzione garantisce un accesso a tutti fino ai livelli più alti con un buon livello di risultati si tratta di un aumento positivo del Pil. Sempre di spesa si tratta, ma questa serve a migliorare la vita, le armi a distruggerla. C’è spesa e spesa. La qualità del Pil è da tempo la cartina di tornasole di una società malata o di una società sana. Occorre cambiare in profondità i criteri di valutazione. Purtroppo la contabilità del Pil è quella di sempre mentre nuovi parametri dovrebbero entrare nella valutazione del Pil, la cui crescita non può coesistere con il peggioramento delle condizioni di vita, oppure con una distribuzione della ricchezza e del reddito sempre più divaricati. Ricordando che una crescente divaricazione nella distribuzione del reddito è all’origine della debolezza della domanda interna, in presenza della crisi di un modello tutto proiettato all’esportazione, che infatti è in serie difficoltà, a partire dalla Germania.

La crisi provocata dal corona virus deve spingere ad invertire la rotta e per tornare alla sanità vanno messi al centro tre aspetti decisivi:

1)Non c’è posto per 20 sanità regionali, differenti tra loro. Occorre un sistema sanitario nazionale, che ci ha garantito per anni una delle migliori sanità del mondo, del quale beneficiamo tuttora malgrado tanti errori e impoverimenti. Tralasciamo aspetti farseschi come lo spettacolo disarmante di alcuni esponenti regionali alla ricerca di altri su cui scaricare le responsabilità, arrivati a sostenere sistemi diversi di intervento regionale, cercando di dimostrare superiorità inesistenti, salvo poi invocare dal governo misure draconiane, interventi dell’esercito, aiuti dal resto del paese e quant’altro. La diatriba sui tamponi a tutti oppure no ha raggiunto rari livelli di stupidità, se il sistema è giusto deve essere generale, se non lo è non ha senso gonfiarne il ruolo. Se e quanto il loro uso sia valido, vale per altri interventi, va deciso in sede politica sentiti gli esperti, nella consapevolezza che occorre avere apertura ad evidenze ed essere a disponibili ad aggiustare il tiro contro un nemico sconosciuto. È apparso chiaro dall’inizio che la diversità tra regioni riguarda i diversi tempi di contagio e la capacità reale di garantire le misure necessarie di isolamento. Invece si è cercato di dimostrare che c’erano diverse ricette. Le scelte che riguardano la salute delle persone richiedono un indirizzo unitario che garantisca ai cittadini in qualunque parte del nostro paese la possibilità di avere un sistema di cura adeguato ed è probabile che per arrivare a questo risultato sia necessario definire nuove forme di solidarietà e di coinvolgimento di strutture di buon livello a sostegno di altre che non lo sono, avviando il superamento dello spostamento per curarsi in altre parti del paese. Non solo va archiviata l’autonomia regionale differenziata ma va ripensato l’attuale titolo V della Costituzione, modificato nel 2001, chiudendo la fase delle differenti sanità regionali e riconducendo le scelte e la gestione ad un indirizzo unitario nazionale. Non solo dello stato, ma dello stato con il concorso delle regioni e con un’attuazione comune. Il nuovo titolo V è stato un errore, occorre correggerlo rapidamente garantendo l’unità nazionale, come del resto va fatto nella scuola, nell’ambiente, nel lavoro, garantendo che le scelte nazionali siano discusse obbligatoriamente con le regioni, ma ferma restando una decisione unica nazionale.

2) Il finanziamento deve consentire di ricostruire un sistema sanitario pubblico in grado di offrire a tutti i servizi necessari, usando le strutture tecniche più moderne, con un nastro orario di utilizzo adeguato alle esigenze dei cittadini, perché il loro utilizzo parziale è un enorme favore al privato e un danno ai cittadini. Il sistema sanitario non deve più essere il bancomat dell’austerità, semmai deve essere il traino della ricostruzione di settori produttivi e servizi che sono indispensabili per la salute, la cui fornitura non può dipendere dall’estero, come è accaduto con le mascherine. C’è un interesse nazionale che deve avere la priorità, controlli nell’interesse nazionale su export ed import compresi. Il sistema pubblico deve avere le strutture necessarie per fare fronte alle necessità ordinarie e in grado di affrontare le emergenze che la globalizzazione ha dimostrato coinvolgono tutti. In questo quadro occorre reclutare il personale necessario, specializzarlo al massimo livello, anche con vincoli che consentano di contare su un apporto per un periodo non breve, visto che i costi di formazione nelle strutture sono alti e c’è una concorrenza di altri paesi e del privato che offre condizioni concorrenziali, cosa possibile perché trovano personale già formato e capace, risparmiando la formazione già avvenuta. Occorre retribuire adeguatamente il personale, specie quello che è in prima linea. Occorre una programmazione sanitaria nazionale in grado di prevedere le esigenze di personale e di strumenti. Un esodo del personale senza avere pronti per tempo i sostituti è stato un errore. Il sistema sanitario deve essere finanziato sulla base della considerazione che è indispensabile per garantire il meglio per la salute delle persone.

3)Occorre rideterminare il rapporto tra il tempo speso dal personale nel sistema pubblico e l’attività privata, stiamo infatti ad un limite che non va superato. Non va dimenticato che essere docenti o a capo di un reparto pubblico è un titolo spendibile per la professione privata. La programmazione del lavoro deve prevedere la presenza nelle fasi di maggiore bisogno, evitando che la parte privata debordi sulle scelte nel pubblico e occorre introdurre, come in altri paesi, un preciso limite, per esercitare al di fuori della struttura pubblica che può avvenire insieme al superamento delle liste di attesa nella struttura pubblica. Altrimenti il buon nome che deriva dall’incarico pubblico serve solo a fare pubblicità alla professione privata. Uno stop va messo anche alla crescita del settore privato che ormai punta a soppiantare il pubblico, non ad integrarlo. Il funzionamento attuale porta seriamente al rischio che la sanità pubblica italiana subisca una irreversibile deriva mercatista di tipo americano. Da anni aumentano le strutture sanitarie acquistate o controllate dall’estero, chiudendo il cerchio con il ruolo che svolgono le assicurazioni integrative. I fondi pubblici debbono essere trovati, investimenti e remunerazioni debbono essere adeguati, ma parte delle risorse deve essere trovato rilanciando un funzionamento efficiente ed efficace della sanità pubblica, ridimensionando la crescita delle aspettative private che rischiano di essere il tarlo che svuota dall’interno il sistema pubblico, avvicinandolo sempre più a quello americano.

Una discussione di questo tipo si impone, deve essere nazionale e portare ad una nuova fase di rilancio del sistema sanitario pubblico. Se non ora, quando?

 

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Veroli: disservizi amministrativi e danni ai cittadini

bandiera M5S okDisagi cittadini

Il Movimento 5 Stelle Veroli attraverso la persona del Consigliere Fabrizio Cretaro ha presentato nella giornata di oggi Lunedì 17 Febbraio una Interrogazione a risposta scritta all’attuale Vicesindaco ed Assessore al Bilancio Assunta Parente per chiedere spiegazioni sull’arrivo, in queste ultime settimane ed a svariati cittadini, di Avvisi di pagamento riguardanti fatture della tassa TARI per gli anni 2014 e 2015.

La nostra azione, commenta il portavoce Cretaro, si è resa necessaria dopo che diversi cittadini preoccupati per tale situazione si sono rivolti a noi raccontandoci di aver ricevuto degli Avvisi di pagamento per gli anni 2014 e 2015 e che tali avvisi riguardano fatture per la tassa TARI già saldate in passato ed entro i termini richiesti; ricordando quindi che l’Amministrazione comunale è tenuta a fornire la “massima trasparenza possibile” ai propri cittadini attendiamo adesso una celere quanto esaustiva risposta da parte dell’Assessore di competenza.

 

 

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Cittadini a sostegno del ricorso in Tribunale contro la DHI

Certosa di Trisulti 350 260da farodiroma.it - Trisulti: il territorio si mobilita e partecipa al ricorso in Tribunale contro la DHI. I sovranisti hanno tentato ogni strategia legale per non mollare la Certosa.

Tempi duri per Benjamin Harnwell alla Certosa di Trisulti. Dopo aver esultato per la sospensiva accordatagli dal TAR di Latina il 18 dicembre scorso, contro il decreto di annullamento del Ministero dei Beni Culturali e Turismo, ora dovrà affrontare anche le associazioni locali che hanno deciso la partecipazione al ricorso. È in corso di notifica l’atto di intervento ad opponendum di un folto grupo di associazioni della provincia di Frosinone che ha deciso di affiancare il Mibact in opposizione al ricorso della Dignitatis Humanae Institute, presso il TAR di Latina l’11 marzo.

Sono associazioni della società civile impegante sul territorio per la legalità, la tutela paesaggistica, la tutela del patrimonio, che si sono armate di coraggio difronte alla pochezza delle istituzioni locali che non hanno raccolto l’invito ad opporsi alla DHI per timore di dover affrontare le eventuali spese di soccombenza – speriamo remote! – o addirittura per altro tipo di paura dettata dalla volontà politica di non compromettere i rapporti con la DHI qualora dovesse rimanere assegnataria della Certosa di Trisulti.

Una vicenda che dura ormai da tanto tempo mentre i tetti della Certosa di Trisulti, patrimonio dello Stato, crollano e non si celebrano ormai da molti mesi le messe in chiesa, dopo che l’ultimo, ostinato, monaco è stato mandato via.

Nel frattempo si attende anche l’appello del Mibact al Consiglio di Stato, a fine di febbraio, avendo impugnato le ordinanze cautelari di sospensione dei provvedimenti impugnati, vale a dire l’annullamento in autotutela e il provvedimento di rilascio dell’immobile.

La cordata delle associazioni è assistita dagli avvocati Chiarina Ianni e Sara Spirito. L’avvocato Felice Maria Spirito ha prodotto la relazione legale che ha portato l’Avvocatura dello Stato a esprimere parere contrario alla concessione della Certosa di Trisulti alla DHI. In seguito al parere dell’Avvocatura dello Stato, l’ex ministro Alberto Bonisoli ha dato l’avvio al procedimento di annullamento della concessione, conclusosi il 16 ottobre scorso con la firma del decreto di annullamento da parte dell’attuale ministro Dario Franceschini.

 

 

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Essere cittadini italiani

scuolabus bruciato 400 mindi Valentino Bettinelli - Rahmi, Adam, Riccardo, un pullman, la ferocia razzista di un autista, il terrore, la distensione dopo la paura di morire a 12 anni.
Basterebbe questo per descrivere le sensazioni di cinquantuno ragazzi che hanno vissuto l’ora più brutta della loro ancora giovane esistenza. Eppure siamo in Italia, quel Paese dove ogni fatto di cronaca deve obbligatoriamente essere oggetto di sciacallaggio politico. Non era sufficiente il sequestro dei cellulari. Non erano sufficienti le mani legate. Non era sufficiente il gasolio pronto a bruciare nell’autobus, con loro dentro.
No, tutto questo non era sufficiente per chi oggi dice: “se Rahmi vuole la cittadinanza anche per i suoi amici si faccia eleggere in Parlamento e provi a cambiare la legge”.
Signor ministro Salvini, l’accanimento con tono di scherno contro un bambino, contro la sua dignità, è la cartina tornasole del suo .... spessore politico e morale.

Oggi la sicurezza dell’Italia è nelle mani di persone come Matteo Salvini, ministro degli Interni di un governo sempre più votato alla riscoperta dei valori del medioevo più buio. Il coraggio e la lucidità mostrata da quei ragazzi, però, è la forza che ognuno di noi dovrebbe avere per far sì che la ruota della storia torni a girare in direzione del futuro. Quella chiamata ai carabinieri, accorata ma mai sguaiata, educata nei modi e corretta nella forma, è il simbolo di un’Italia che c’è e va difesa. È l’Italia di ragazzi, poco più che bambini, immersi in una realtà che mai avrebbero pensato di vivere. Eppure loro erano lì e non hanno sbagliato nulla; ogni mossa è stata pensata e realizzata con estrema freddezza, quella che non ci si aspetta da dei tredicenni.

Qualche esponente di spicco del governo, evidentemente illuminato dalla luce delle stelle, ha pensato di avanzare la richiesta di assegnazione di un qualcosa che ha il sapore della decorazione per merito: la cittadinanza per comportamento eroico. Fa da contraltare, ancora una volta, il pensiero di Salvini che tentenna, non si esprime e poi deride, sbeffeggia, fa il bullo.
Ebbene, cari Conte, Di Maio, Salvini, e compagnia, la cittadinanza non è un premio, una medaglia, un decoro speciale da concedere. La cittadinanza è un diritto per chi nasce in Italia, cresce e si forma nel nostro Paese, studia la nostra storia, parla in modo impeccabile la nostra lingua (da notare, nelle telefonate, un uso perfetto del congiuntivo, spesso sconosciuto per molti Italiani “per antonomasia”), vive le nostre tradizioni e si rivolge alle nostre autorità e alle nostre forze dell’ordine. Il senso di responsabilità di quei ragazzini ne delinea i tratti di cittadini puri, attivi, pronti a difendere la piccola comunità di quel pullman, che da San Donato Milanese rischiava di portarli verso la morte.

Secondo Salvini dovremmo raccontare la storia, come se fosse una barzelletta che non fa ridere, di un Italiano, un Algerino e un Marocchino. E invece bisogna raccontare la storia di tre italiani. Tre giovani cuori che, a soli tredici anni, hanno mostrato al Paese intero più valori Costituzionali dei tanti presunti politici italiani. Cosa e chi è più italiano di chi si comporta in questo modo d’altronde?
È necessario che la sinistra, se davvero vuol definirsi tale, torni a lottare in nome dello IUS SOLI, diritto fondamentale che un Paese democratico deve garantire ai cittadini.
Rahmi, Adam e Riccardo. Ripartire da loro, dalla loro ostinazione, dalla loro resistenza. Proprio come i Padri della nostra Repubblica. In nome dei diritti, in nome della democrazia. In nome dei tre giovani italiani per diritto. Certamente non in suo nome, caro ministro Salvini.

 

 

 

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Sacco. Rossella Muroni: i cittadini devono essere coinvolti

Rossella Muroni 350 260 minAlla Camera dei Deputati, ieri 6 marzo '19 la Deputata Rossella Muroni ha posto al Ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, alcune questioni urgenti sui SIN. Sia per la Valle del Sacco, che così approda in Aulla in attesa che sia calendarizzata la "Mozione" che la Stessa Muroni con altri presentò il 4 dicembre 2018 e, sia sulle bonifiche di tutti i SIN sostentendo innanzitutto che "è urgente voltare pagina", per "fare le bonifiche, lavorare per la reindustrializzazione sostenibile, coinvolgere le comunità" dicendo "no all’autonomia differenziata sul risanamento ambientale". (in coda il testo integrale dell'interrogazione)

Così la deputata di LeU Rossella Muroni ha commentato la risposta del ministro Costa all’interrogazione a risposta immediata in Assemblea sulla Valle del Sacco a sua prima firma sottoscritta anche dall’on. Federico Fornaro.

«I Siti di interesse nazionale per la bonifica (SIN) sono davvero i buchi neri della nostra Repubblica, luoghi in cui per i residenti il rischio di mortalità è superiore di circa il 4% rispetto alla media nazionale. È urgente voltare pagina, dobbiamo fare le bonifiche e dare risposte concrete ai cittadini, su questo concordo con il ministro Costa. Ma i cittadini devono essere coinvolti e per farlo non basta una piattaforma on-line.

L’annunciato Accordo di Programma per il Sin del Fiume Sacco tra ministero dell’Ambiente e Regione Lazio, stando alle anticipazioni, si concentra solo su alcuni dei siti inquinati e solo nei comuni di Frosinone, Colleferro, Anagni, Ceccano, Ceprano e Ferentino. E per tutti gli altri siti inquinati e da bonificare di questo territorio quanto ancora dovremo aspettare? Tralasciando, o rinviando al 2023, gli interventi sui siti inquinanti e da bonificare della Valle del Sacco non toccati dall'Accordo non si risolverebbe il drammatico problema di inquinamento di questa fascia di territorio a cavallo tra le provincie di Roma e Frosinone. Che avrebbe diritto ad essere risanata e a ripartire puntando sulle sue vocazioni agricola, turistica e artigiana e su uno sviluppo equo, inclusivo e sostenibile.

Credo poi che i cittadini andrebbero coinvolti anche nelle scelte sulla reindustrializzazione dei siti. Tanto più che si spendono soldi pubblici e si ha l’opportunità di creare posti di lavoro attraverso la conversione ecologica dell’economia.

Da quando il Paese discute di autonomia differenziata, infine, il fronte delle bonifiche mi preoccupa ancora di più: credo che debba restare in capo al Ministero dell’Ambiente. Perché non esiste un’Italia di serie A e un’Italia di serie B. I territori vanno risanati tutti con lo stesso impegno.»

DI SEGUITO IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE

Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Per sapere - premesso che:

nel fiume Sacco continuano a riversarsi, da oltre un ventennio, gli scarichi dei reflui di diverse attività industriali, senza alcuna depurazione e senza alcun controllo, come conferma il piano di gestione del bacino idrografico dell'Appennino Meridionale (al quale appartiene il fiume Sacco);

le cause di tale degrado sono ben individuate dal medesimo piano laddove nella azione si legge: Il fenomeno era ed è tuttora da attribuirsi alla mancata regolamentazione del sistema di scarichi da varia natura, in specie industriali. Ad oggi nell'area persistono condizioni di emergenza ambientale connessi ancora ad un sistema di collettamento e depurazione non idoneo o comunque non sufficiente a garantire standard qualitativi delle acque reflue compatibili con la tutela e salvaguardia delle risorse idriche;

dopo l’annuncio dei mesi scorsi, che annunciava l'imminente adozione di uno "strumento operativo per avviare il percorso di bonifica e reindustrializzazione nella Valle del Sacco. Giovedì 7/3/2019, verrà firmato in Prefettura l’Accordo di programma per il risanamento del SIN del Fiume Sacco, tra il Ministro dell’ambiente e il Presidente della Regione Lazio.

il valore complessivo dell’accordo è pari a 53.626.188 euro di cui 29,7 milioni per interventi di immediata attuazione e circa 24 milioni per attività da programmare e realizzare entro il 2023. La gestione degli interventi è stata affidata alla Regione Lazio per tutti gli aspetti tecnici che finanziari;

i fondi dovrebbero servire a bonificare e mettere in sicurezza solo alcuni siti inquinati e solo nei territori dei Comuni di Frosinone, Colleferro, Anagni, Ceccano, Ceprano e Ferentino. E tutti gli altri siti inquinati e da bonificare cosa ne sarà. A tal proposito si ricorda che sono presenti circa 121 discariche di rifiuti solidi urbani distribuite su tutto il territorio della provincia di Frosinone e presenti in n. 80 comuni sui n. 91 costituenti la provincia;

questo accordo appare l'ennesima beffa per un territorio devastato dall’inquinamento perché tralascia, o rinvia al 2023, gli altri interventi d bonifica dei molti siti inquinanti che senza la loro bonifica non si risolverebbe il drammatico inquinamento della Valle del Sacco.

al Ministro in indirizzo

di conoscere i criteri, e le modalità di esecuzione, con cui sono stati individuati gli interventi di immediata attuazione e quali siano previsti entro il 2023 dall’Accordo di programma per il risanamento del SIN del Fiume Sacco

MURONI, FORNARO

Fonte: il comunicato inviato da Laura Genga

 

Registrazione video dell'interrogazione in aula

 

 

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Loffredi: il mio intervento al dibattito sulla Sanità: Il M5S ascolta i cittadini

loffredi lombardi ritaglio 460 minAngelino Loffredi è intervenuto all'iniziativa del M5S svolta presso il teatro della ASL di Frosinone il 3 febbraio '18, in cui era presente Roberta Lombardi, candidata alla presidenza della Giunta regionale del Lazio, svolgendo l'intervento qui riportato di seguito, integralmente.

«L’intervento di questa sera è la sintesi di un libro pubblicato da una settimana e titolato “Attacco alla salute/12milioni d’Italiani senza cura”’
Incomincio dicendo che c’è la necessità di conoscere innanzitutto dati nazionali e regionali elaborati da Agenzie e centri statistici legati a Ministeri, Regione e non vicini a organizzazioni antagoniste. Vorrei partire pertanto da un dato molto esplicativo:
Nel 2016, secondo il 2° Rapporto del Censis, 12,2 milioni di cittadini hanno rinviato o rinunciato a ricevere prestazioni sanitarie a pagamento, a causa di difficoltà economiche.
- L’altro dato significativo e inquietante è costituito dal fatto che i senza cura sono aumentati di 1, 2 milioni di unità rispetto al 2015.
Altre considerazioni fondamentali:
La spesa pubblica sanitaria pro capite verrà ridotta dal 7,1% rispetto al PIL del 2013 al 6,4 nel 2020. Così come previsto nell’ultimo Documento di Economica e Finanza.
Inoltre è importante valutare lo scarto esistente fra l’assistenza data ai cittadini italiani e quella verso cittadini dell’area OCSE. In Italia, infatti, si spendono mediamente per ogni cittadino 2.469 dollari mentre nell’area OCSE 2.820. Completo la ricognizione ricordando che in Europa 14 paesi investono sulla sanità più dell’Italia.
C’è inoltre un dato ignorato, forse volutamente dimenticato.

Gli sprechi

Sempre dal 2° Rapporto sulla sostenibilità sanitaria veniamo a sapere che per ogni 10 euro spesi per la sanità pubblica se ne potrebbero risparmiare 2 ( 20%). Tradotta la percentuale, significa che per una spesa annua sanitaria nazionale pari a 112 miliardi di euro, i risparmi potrebbero ammontare a 22,5 miliardi.
In tale Rapporto illustrato, nel mese di giugno, avanti alla silente Ministra Beatrice Lorenzin vengono indicati, attraverso sei categorie, la ripartizione degli sprechi. Per motivi di tempo ve le risparmio ma ci tengo a riportare che la sesta categoria denominata Frodi ed Abusi , spreca 4,95 miliardi.

Liste d'attesa

Se noi mettiamo a confronto i tempi di attesa riguardanti la media statistica nazionale rispetto a quelli regionali lo scarto è notevole. Non ne faccio un elenco, per motivi di tempo, mi limito pertanto a rilevare che per una Mammografia mentre i tempi di attesa nazionalmente sono di 122 gg. nel Lazio si arriva alla astronomica cifra di 283 giorni. Tale indicazione è stata resa resa pubblica dal sito della Regione Lazio nel mese di giugno. Sempre sullo stesso sito veniva annunciato “dal 1 settembre le prestazioni saranno erogate non oltre i tempi massimi di attesa prevista dalla normativa nazionale….. per alcune ecografie e per particolari visite specialistiche è previsto che l’attività si protrarrà fino alle ore 22 dei giorni feriali”. Non mi sembra che questa promessa sia stata rispettata.

Privatizzazioni

Anche in provincia di Frosinone prosegue l’inquietante marcia delle esternalizzazioni. In mano ai privati ora sono i Centri Unici di Prenotazione, le mense, le manutenzioni, la vigilanza e una parte del 118 Ares. Ora addirittura si prospetta di privatizzare l’assistenza sanitaria nelle carceri di Paliano, Cassino e Frosinone. Per anni ci è stato fatto credere che con l’intervento dei privati si spende di meno ma non è così perché si spende di più. Per la sanità privata nelle carceri si prospetta un aumento annuo di 1 milione di euro rispetto alla spesa attuale. Il dato ineccepibile è che si alimentano i profitti per i nuovi profittatori di regime, viene intensificato lo sfruttamento sui dipendenti, privi di rappresentanza sindacale, e il servizio non è migliore.
Molto indicativa e da seguire è la vicenda Ares 118. Nel Lazio sono necessari nuovi “rinforzi”. La regione vuole esternare e ha già previsto la spesa per il 2018 di 15milioni e 472 mila euro. Nello stesso tempo riporto cosa ha denunciato, questa estate, la UIL a proposito delle ambulanze già privatizzate “ il mancato rispetto dei requisiti relativi a immatricolazione non corrispondente all’uso, equipaggio non completo, dotazioni sanitarie carenti, dotazioni sanitarie non corrispondenti all’offerta”. Accuse gravi che non hanno trovato smentite, né rettifiche.
I politici regionali, ne la Direzione aziendale hanno mai mostrato attenzione alle critiche e agli allarmi. Se loro sono rimasti silenti la Magistratura, al contrario, si è fatta sentire.
Esistono accertamenti in corso per quanto riguarda la questione Ares118 di Cassino, per l’uso discrezionale e “ abusivo” della risonanza magnetica presso l’ospedale di Sora e per il Pronto Soccorso di Frosinone. Tre interventi, prevedibili anche perché erano state precedentemente evidenziate le gravi inadempienze. Dopo le vicende del Pronto Soccorso di Frosinone il sindaco se ne è uscito con questa affermazione, diffusamente riportata dai media “ Meno male che arrivano i NAS” ,una dichiarazione che ho ritenuta consolatoria e deviante. A parte che non credo possa esistere una via giudiziaria per la buona sanità, ritengo invece fondamentale l’intervento dei Comuni, a cominciare dal Sindaco di Frosinone, per non permettere che il Commissario Straordinario si muova come corpo separato dalle Istituzioni democraticamente elette. Purtroppo non vedo segnali positivi attorno a questo tema. Anche negli Enti Locali prevale il silenzio, si tende insomma a non disturbare il guidatore.
Silenzio dei sindaci anche di fronte alle finte inaugurazioni delle ultime due Casa della salute di Ferentino e di Ceccano. Non ho visto alcuna amministrazione comunale organizzare i bisogni dei cittadini o avere un rapporto con chi soffre. Prevale la palude.
Non ho ricette da proporre mi limito solamente a chiedere una inversione di tendenza, lungo un percorso quale è quello indicato dalla legge 833 del 1978, la dimenticata Riforma Sanitaria, che riprendendo l’articolo 32 della Costituzione chiede per tutti la prevenzione prima e l’accesso alle cure poi, secondo i principi di equità, universalità, solidarietà.
La prevenzione, dunque, per non ammalarsi. Ma se oggi per la prevenzione si spende solo il 10% della spesa generale sanitaria è naturale affermare che c’è ancora tanto da fare.»

 
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Il gioco dell’oca sulla salute dei cittadini del Lazio

sanità registro tumoriComunicato stampa dell’Associazione Civis di Ferentino, del Comitato La Rinascita di Patrica, dell’Associazione ATES di S.Elia Fiumerapido, dell’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone, del Movimento Civico Paliano e del Comitato “A difesa dell’ospedale di Colleferro” Coordinamento Territoriale - Il gioco dell’oca sul Registro Tumori e sullo Studio Epidemiologico del SIN Valle del Sacco

 

La Regione Lazio ha fatto ricorso a due strumenti di prevenzione sanitaria ed ambientale:
-il Registro Tumori, istituito con la Legge Regionale 12 Giugno 2015, n.7;
-il Programma di Valutazione Epidemiologica sulla popolazione residente nel territorio del SIN Valle del Sacco, approvato con la Delibera di Giunta Regionale del 9 Maggio 2017, n. 228.
Si tratta di due iniziative strategiche per la prevenzione del rischio sanitario ed ambientale poiché prevedono: -“l’analisi dell’impatto dell’ambiente e la valutazione di episodi di concentrazione spazio-temporali dei casi oncologici” (Registro Tumori);
-“gli esiti sanitari (in primis mortalità, malattie cardiovascolari e respiratorie) saranno studiati in relazione all’esposizione alla residenza. Verrà ricostruita la storia residenziale e ogni indirizzo di residenza verrà georeferenziato” (Studio Epidemiologico SIN Valle del Sacco).

Ciò significa che potranno essere definite e circoscritte le aree di criticità nelle quali le patologie incidono in maniera più elevata ed anomala, e dalle quali trarre indicazioni per specifiche indagini ambientali mirate all’individuazione delle fonti di contaminazione ed inquinamento ambientale, nonché ad identificare i responsabili. Tralasciando ora ogni altra considerazione, è evidente la straordinaria importanza dei due strumenti non solo per ridurre i rischi di esposizione della popolazione ed attuare una concreta prevenzione e tutela della salute, ma anche per avviare iniziative di risanamento ambientale più efficaci e centrate.
Infatti, poiché lo Studio Epidemiologico non riguarda solo i tumori ma tutta un’altra serie di patologie legate allo stato delle matrici ambientali nella Valle del Sacco, i risultati diventano strategici ed importantissimi anche per la programmazione e l’attuazione di misure contro l’inquinamento atmosferico, la depurazione delle acque e l’uso dei suoli.
Inoltre, poiché la prevenzione dei rischi sanitari ed ambientali permette di contenere i rischi di esposizione della popolazione e quindi di ridurre l’incidenza delle patologie, si concretizza un rilevante risparmio di risorse per la sanità pubblica e per le opere di risanamento ambientale.

Prevenire anziché curare non è un detto popolare ma un principio codificato nell’ordinamento nazionale ed europeo, incardinato nell’Art.32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività.”
Ma in realtà su entrambe le iniziative l’amministrazione regionale sta accumulando ritardi intollerabili.
Per il Registro Tumori è stato perso un anno e mezzo di tempo.
Infatti, un primo Schema di Regolamento d’attuazione fu approvato dalla Giunta Regionale con la DEC n.27 del 26 Giugno 2016; il testo del Regolamento fu sopposto al parere del Garante della Privacy solo successivamente all’approvazione della Giunta della Regione Lazio, il 09 Settembre 2016, anziché preventivamente.
E’ avvenuto che il Garante dopo aver svolto l’esame del Regolamento ha indicato alla Regione le modifiche da attuare con un parere rilasciato in data 30 Marzo 2017; in seguito gli Uffici Regionali hanno impiegato ben sei mesi per un copia-incolla del nuovo testo che è stato sottoposto giocoforza ad una nuova approvazione della Giunta il 13 Ottobre 2017.
Una impasse che ha riportato il Registro dei Tumori quasi alla casella di partenza, come nel gioco dell’oca.
La Commissione Politiche Sociali e Sanità del Consiglio Regionale ha dovuto necessariamente e rapidamente approvare il nuovo testo del Regolamento in data 31 Ottobre 2017:
http://www.consiglio.regione.lazio.it/consiglio-regionale/?vw=commissioniNewsDettaglio&id=1848&cid=7#.Wf7ffNThDwc
L’iter tuttavia non è ancora concluso: manca l’approvazione definitiva della Giunta Regionale, la successiva redazione dei Protocolli d’attuazione entro 60 giorni da parte del Dipartimento Epidemiologico (Art.14 del Reg.to), e l’attivazione delle Unità Funzionali presso le ASL che si occuperanno della raccolta e della trasmissione dei dati. Il DEP Lazio ha organizzato un convegno per il 16 Novembre p.v. per illustrare le attività e le modalità di raccolta dei dati agli addetti ai lavori e non.

 

Insomma, ci vorrà ancora tempo perché il Registro dei Tumori sia in attività
Ben più grave è lo stato d’attuazione dello Studio Epidemiologico sul SIN Valle del Sacco: nemmeno una casella del percorso è stata conquistata.
Infatti, il Programma è fermo al palo perché le risorse per la realizzazione del Programma, stanziate con la DGR 228 del 07 Maggio 2017, non sono mai state erogate al DEP Lazio.
Eppure il capitolo di bilancio dal quale sono state tratte è quello per la Bonifica della Valle del Sacco, e non quello per la Sanità che sconta il noto deficit finanziario.
Lo Studio Epidemiologico è inserito nella Delibera che riguarda la costituzione del Presidio Sanitario ed Ambientale (PresSA) presso l’ex ospedale di Anagni, ma è iniziativa che rimane distinta e diversa dalle misure e dagli interventi per la riapertura di alcuni reparti e servizi presso la città dei Papi, e che tante polemiche politiche hanno provocato.
Il PresSA e lo Studio Epidemiologico sul SIN Valle del Sacco non hanno nulla a che vedere con la questione della riattivazione o meno dell’ospedale.
Considerata l’importanza strategica ed il fondamentale apporto che sia il Registro Tumori che lo Studio Epidemiologico possono dare alla tutela della salute e dell’ambiente nella Valle del Sacco, nell’intera Provincia di Frosinone e parte di quella di Roma, non sono più tollerabili né ritardi né sterili polemiche.
Non è scusabile né ammissibile tornare alla casella di partenza.
Pertanto, le Associazioni CIVIS di Ferentino, Comitato La Rinascita di Patrica, ATES di S.Elia Fiumerapido, Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone, Movimento Civico Paliano, hanno indirizzato alle Direzioni Regionali competenti una formale diffida ad adempiere per l’avvio del Programma di Valutazione Epidemiologica nel SIN Valle del Sacco entro trenta giorni. E non esiteranno a rivolgersi al Giudice Amministrativo ed a richiedere la nomina di un Commissario ad Acta.
Verrà, inoltre, richiesta audizione alla Commissione VI Ambiente del Consiglio Regionale.
Sul sito web dell’associazione www.civisferentino.ue è pubblicata tutta la documentazione con un testo per illustrare lo stato dell’arte e le criticità nell’attuazione delle due iniziative regionali.
Ferentino,lì 11 Novembre 2017

Associazione Civis Ferentino
Comitato La Rinascita di Patrica
ATES S.Elia Fiumerapido
Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone
Movimento Civico Paliano
Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale

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