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Nel male la coerenza è un disvalore

Cronache&Commenti

Non c’è solo “la banalità del male” ma, nel male, anche la banalità della coerenza

di Aldo Pirone
giorgiameloni 380 minMoni Ovadia è un artista di grande livello, ebreo e di sinistra, anzi marxista. Per questo ha suscitato scalpore la sua ammirazione per Giorgia Meloni definita politico di “altissimo livello”. Ovadia, dice, è talmente scandalizzato dalla pochezza intellettuale dei dirigenti di sinistra, a parte Fratoianni, da non poter non elogiare “le qualità politiche, tattiche, strategiche e di coerenza” della leader neo fascista. L’ha definita un’iperbole ma ciò non gli ha evitato dissensi e contestazioni da amici e compagni. Tra questi, Gad Lerner, intellettuale ed ebreo anche lui, che gli ha risposto citandogli alcune orripilanti espressioni usate dalla Meloni: “ ’Soros usuraio’, ‘Sei nomade? Devi nomadare!’, ‘O parmigiano, portami via’, ‘Vermi magrebini’, ‘Bastardo spacciatore nigeriano’... non mi spingerei – dice Lerner - fino a definirla ‘leader di altissimo livello’ “.

Può capitare, ed è già successo altre volte e in altre epoche, che di fronte a certe alleanze o convergenze con forze politicamente antitetiche e moralmente assai discutibili fatte dalla sinistra - anche quando essa era a maggioranza comunista e a dirigerla erano persone del calibro di Togliatti, Longo, Berlinguer - il giudizio morale, ma sarebbe meglio dire, in quei casi, “moralistico”, abbia sopravanzato quello freddamente politico. Tanto più oggi, quando gli esponenti dello sgarrupato campo progressista che si era raccolto attorno a Conte – escluso Renzi ovviamente – sono quello che sono. A questo proposito Ovadia fa l’esempio del segretario del Pd Zingaretti che non trova di niente di meglio in questi frangenti che esaltare Barbara D’Urso. Ma da qui a elogiare in quei termini la “coerenza del male” ce ne passa ed è comunque sbagliato, per non dire aberrante, quando si tratta di una neofascista come Giorgia Meloni che non solo non ha rinnegato sostanzialmente nulla dei propri maestri fascisti, da Mussolini ad Almirante, ma ne continua coerentemente, mutatis mutandis, a praticare l’ispirazione nazionalista e xenofoba, in collegamento con forze politiche straniere fortemente antidemocratiche, antisolidaristiche, antieuropee, sottilmente antisemite e antitaliane (Orbàn ecc.). Lo si è visto in quest’anno drammatico sia nella lotta alla pandemia (dittatura sanitaria ecc. ha vomitato) che di contestazione al tentativo dell’Europa di mutare l’arcigna politica egoistica di austerità in quella della solidarietà testimoniata dal Net Generation Eu che ha stanziato per l’Italia gli aiuti sostanziali che si conoscono.

E questo indipendentemente dal giudizio politico diverso che, a sinistra, uno può legittimamente dare sull’operazione governo Draghi e sulla sinistra che l’ha accettato.
La coerenza in politica non è un valore in sé, dipende da chi e su che cosa è praticata. E quando si tratta di fascisti o neo fascisti essa diventa un disvalore. Altrimenti dovremmo ammirare la coerenza di Hitler nel perseguire la guerra e l’olocausto, o quella di tanti altri mascalzoni e politici criminali che hanno popolato il mondo nel passato e nel presente mettendo in secondo piano i loro crimini e le loro malefatte.

Ovadia dovrebbe sapere che non c’è solo, per dirla con Hannah Arendt, “la banalità del male” ma, nel male, anche la banalità della coerenza. E Giorgia Meloni questa rappresenta.

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Credibilità è figlia di Coerenza e Buongusto

dimaio dibattista neve 260h mindi Nadeia De Gasperis - Che scelta di cattivo gusto quella di Di Maio e Di Battista, quest’ultimo di ritorno dalla “vacanza lunga in Sud America”, di parlare di lotta ai privilegi da una località a cinque stelle, fuor e dentro di metafora, Moena, una località sciistica per pochi. Mentre il Presidente Mattarella, dalla sede istituzionale preposta, pronunciava il suo discorso di fine anno, all’insegna dei valori universalistici della nostra Costituzione e di quella umanità che ci dovrebbe contraddistinguere, un valore imprescindibile da recuperare, i due compagni di merenda pronunciavano il “discorsetto” agli italiani, ricordando, sul leitmotiv che li ha sempre contraddistinti, quanto fossero belli e bravi.

Una raccomandazione, ricordano agli italiani, dopo la lista dei tagli alla spesa, quella di divertirsi sempre, di “fare le cose che ci piacciono”. Ancora una volta, l’esuberanza dell’atteggiamento da ragazzini in settimana bianca, stride fortemente con questo augurio, rivolto a donne e uomini che nella maggior parte dei casi combattono per una sopravvivenza dignitosa.

La povertà che si vantavano di aver sconfitto, esultando da un balcone di una sede istituzionale, che, come ricorda Mattarella nel suo discorso, dovrebbe essere la casa delle cittadine e cittadini italiani, è una condizione disdicevole da combattere, mi chiedo, o una condizione di indigenza che lede la dignità umana e pretende politiche sociali e lavorative in grado di sconfiggerla?

Sembra di essere in linea con Renzi che definiva “rosiconi” quei lavoratori e quei cittadini che lamentavano le conseguenze di una dura crisi. E ancor prima Berlusconi, che dietro una abbronzatura di giornata, etichettava come invidia sociale e odio di classe, il Paese e la sinistra che lo attaccavano su vari fronti.
Il contegno e la dignità della povertà dovrebbero insegnare ai saltimbanchi, improvvisati politici, almeno al rispetto del prossimo, un valore in disuso, che sembra non essere contemplato neppure per il mirabolante programma del nuovo anno che ci accingiamo a sopravvivere.

 

 

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Rifiuti: divieto di importazione ma anche di esportazione, per coerenza

discarica cerreto 350 260di Gaetano Ambrosiano, Coordinamento Provinciale ART.1 Mdp - L’assemblea dei Sindaci vieta l’importazione dei rifiuti da trattare e bruciare nell’impianto SAF e negli inceneritori di Colleferro e San Vittore, poiché si basa sull’elementare principio di responsabilità, inconsciamente non espresso, secondo cui ogni territorio ha il dovere di “chiudere” il ciclo dei propri rifiuti sul territorio stesso, senza scaricarne i costi su altri territori come avviene in tutta Europa. Non si può infatti fare i virtuosi e ricicloni con gli inceneritori degli altri, come fanno diverse province e regioni italiane e come accade qui nella Provincia di Frosinone.


Il divieto di importazione va dunque assolutamente mantenuto. Ma il principio di responsabilità vale anche per chi lo proclama. Insomma: accanto al divieto di importazione, per la Provincia di Frosinone dovrebbe anche valere il divieto di esportazione dei propri rifiuti verso territori esterni. Tale divieto non vale naturalmente per i materiali recuperati nella raccolta differenziata e avviati al riciclo e al riutilizzo, anche attraverso la loro trasformazione in altro tipo di materiale.
Vale invece assolutamente per il deposito in discarica e per lo “smaltimento” attraverso trattamento termico, cioè attraverso incenerimento, sia in inceneritori che in cementifici o altro. In questo caso si tratterebbe semplicemente di “esportare l’inquinamento” provocando emissioni in altri territori. Questo contraddice il principio di responsabilità, che va applicato in un’ottica globale.
Sarebbe politicamente e eticamente ipocrita avviare a discarica o incenerimento all’esterno della provincia rifiuti di cui noi siamo responsabili.
Per questo al ciclo dei rifiuti va applicata la “verità dei costi ambientali”.
Come tutti sono a conoscenza molti comuni della nostra provincia esportano rifiuti utilizzando società esterne aumentando i costi di servizio. Non solo, se così fosse accertato non violerebbero anche un esercizio della società di cui sono soci nella proprietà SAF? Negli ultimi tempi infatti sono apparse sulla stampa diverse affermazioni secondo le quali rifiuti della nostra provincia, verrebbero poi comunque avviati all’incenerimento in altre regioni italiane. Su questi fatti va fatta assoluta chiarezza.

Per tutti questi motivi con chiarezza quanti rifiuti e di quale categoria vengono attualmente esportati verso territori esterni alla provincia di Frosinone per essere alla fine avviati a discariche, incenerimento o qualsiasi altro tipo di smaltimento (ad eccezione di quelli che entrano nel riciclaggio e vengono trasformati in altri prodotti) in impianti sia pubblici che privati?
Tra i rifiuti da considerare: fanghi, impurità da raccolta differenziata (soprattutto plastiche, e se sì, di che tipo), quote di rifiuto organico che non riescono a trattare i nostri impianti, e qualsiasi altro tipo di frazione).
Vorremmo inoltre sapere le quantità con un criterio omogeneo, che consenta di farsi un’idea precisa di quanti e quali rifiuti “esporti” la provincia di Frosinone in un significativo lasso di tempo (possibilmente all’anno).
Se possibile, chiediamo anche di indicare i costi economici di questi smaltimenti, sia che ricadano a carico di privati che di enti pubblici, nostri o esterni, con l’elenco dei comuni che esternalizzano il servizio.

Inoltre la Regione quando avrà intenzione di avviare un concreto Piano dei Rifiuti con lo smantellamento dei vecchi inceneritori oramai obsoleti nella tecnologia e nello smaltimento delle discariche presenti sul territorio con il ripensare oramai come avviene in tutta Europa in un reale ciclo chiuso dei rifiuti con l’ausilio delle nuove tecnologie imperanti ad impatto zero.

*Coordinamento Provinciale ART.1 Mdp

 
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Con Manuela Maliziola per coerenza

ceccano palazzo antonelli 350 253di Antonio Olmetti e Anita Mancini - Una scelta di coerenza: così deve essere interpretato il nostro endorsement a Manuela Maliziola.
Il nostro impegno nella campagna elettorale del 2012 ha avuto un significato politico preciso, di rottura con l'establishment che per vent' anni ha governato con atteggiamento che non esitiamo a definire predatorio - nei confronti del territorio, ma anche delle realtà produttive, della cultura, dell'economia - di cui il PSI dell'ex sindaco Antonio Ciotoli è il protagonista principale.
I nostri nomi erano nella lista del PD, perché crediamo ad un nuovo corso per la politica ceccanese possibile solo con una coalizione di centrosinistra a condizione che coloro che hanno governato a Ceccano per vent'anni non ne facciano parte.
A maggio del 2014 siamo stati chiamati dal Sindaco Maliziola perché appartenenti all'area del centrosinistra, poiché intendeva aprire una nuova fase nel governo della città. Per superare l'impasse politico-amministrativo determinato da una maggioranza fortemente divisa al suo interno ed un contesto particolarmente litigioso, l'avvocato Maliziola ha dato luogo ad una giunta che assicurasse un nuovo slancio all' amministrazione, come richiesto dalla coalizione. Questo esecutivo puntava su competenze e contenuti per imprimere nuovo vigore ad un'amministrazione immobilizzata da conflitti interni e non in grado di governare la città.
Da subito abbiamo constatato una visione comune e la volontà di Maliziola di procedere verso un governo della città più attento al sociale, all'ambiente, al miglioramento della città ed alla qualità della vita dei cittadini.
Con le proprie dimissioni, gli "undici", non hanno accordato al nuovo esecutivo neanche un primo confronto in consiglio comunale. Otto consiglieri di maggioranza e tre di opposizione con un gesto scellerato ed irresponsabile, hanno portato il Comune al commissariamento.
Non abbiamo partecipato alle primarie perché non abbiamo ravvisato alcuna novità, né di progetto né di riferimento politico: al contrario ci sono apparse un maldestro tentativo di riportare in auge, celandoli dietro a volti relativamente nuovi, consumati professionisti della politica cittadina.
Oggi siamo a fianco di Manuela Maliziola per dare luogo ad una compagine di centro sinistra che ha lo scopo di proseguire quel rinnovamento iniziato con il suo mandato, e lo faremo con entusiasmo perché questo nuovo centrosinistra si proporrà ai cittadini confrontandosi su contenuti e competenze.
E' evidente, infatti, che non possiamo permettere o, meglio, Ceccano non si può permettere di lasciare nelle mani della destra l'amministrazione della città. E' una destra anche estrema, retriva e pasticciona che ben conosciamo e che, nel tentativo di trovare un parvenza di credibilità cerca di tenere insieme, in forma disordinata ed approssimativa, pezzi di formazioni civiche le più distanti tra loro. Non riteniamo che sia affidabile quest'accozzaglia di destra, che cerca di confonderci dietro la composizione di liste civiche, ed il cui candidato alla più alta carica della città non ha esitato a dare il suo contributo a quanti hanno portato a Ceccano un commissario prefettizio, anteponendo i propri interessi personali al bene della città.
Siamo convinti che con Manuela Maliziola si possa proseguire lungo il percorso di rinnovamento con un'amministrazione di centrosinistra di qualità, competenza, serietà.

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Caro Gentile, un po' di coerenza non guasta

papà senza futuro 350di Ermisio Mazzocchi - Caro Gentile, l'Europa è il futuro. Lo spezzatino del territorio è inutile.
Apprezzo il tono garbato e cordiale dell'articolo dell'amico Gentile in risposta a quanto da me scritto su Cosilam. Le sue argomentazione non mi convincono, anche se in esse scorgo qualche consenso alle mie tesi in merito agli strumenti di sostegno allo sviluppo del territorio. Il ragionamento che accompagna la condivisione dell'odg Buschini/Bianchi è rivolto a considerare che nulla è immutabile negli assetti istituzionale nazionali e regionali. Una loro modificazione deve corrispondere a quei criteri che dovrebbero regolare le scelte per dare al paese una prospettiva di sviluppo dentro il percorso europeo e a introdurre correzioni nella spesa pubblica con un impronta di rigore, di trasparenza e di soppressione degli sprechi. Ricordo all'amico Gentile che in ragione di questi obiettivi siamo passati dai precedenti 13 ospedali presenti in provincia agli attuali 5 con una forte modificazione degli stessi.
Se condividiamo questa metodologia politico amministrativa del governo regionale Zingaretti comprendiamo l'approccio a una revisione globale dell'organizzazione delle strutture decentrate della regione. Se non la condividiamo allora dobbiamo rimettere in discussione le decisioni già prese e decidere di contrastare quelle che si potranno assumere e di cui già si vocifera.. La difesa e il rilancio dell'economia anche di questo territorio può trovare forza se trova un punto di coagulazione di tutte le sue energie e del ruolo della stessa regione Lazio. Lo sviluppo di una area territoriale non significa uno "spezzatino" degli enti preposti a questa funzione. L'odg sul Cosilam avrebbe in tal modo una motivazione non improvvisata né campanilistica ma fondata su un impianto riformista della funzionalità della strutture pubbliche. Leggiamo attentamente il dispotivo approvato dal Consiglio regionale in cui si chiede al Presidente della Giunta regionale. ..."al fine di ottimizzare le competenze, le funzioni ed addivenire ad una migliore razionalizzazione ed efficientamento della spesa di porre in essere tutte le iniziative e gli atti opportuni tesi alla soppressione del Consorzio per lo Sviluppo Industriale del Lazio Meridionale ed al riaccorpamento delle funzioni in capo al Consorzio Industriale Frosinone e in funzione della valenza strategica che ricopre l'area del cassinate e, nello specifico, dello Stabilimento Fiat di Piedimonte San Germano, di garantire la sede secondaria e/o operativa del Consorzio Industriale di Frosinone presso la struttura dove attualmente è sito il Cosilam, al fine di garantire alle imprese del cassinate i medesimi servizi. Il nuovo Cda del Consorzio Industriale di Frosinone garantisca, attraverso modifiche statutarie, l'equa rappresentanza dell'area del cassinate". Non vi è nessuna cancellazione delle prerogative che sarebbe state del Cosilam. Introduce elementi di funzionalità e di razionalizzazione, che fuga dubbi di "secondi fini". Né tantomeno si vuole cancellare quanto è stato fatto. Non possiamo per le ragioni che ho esposto rinchiuderci in un confine territoriale ristretto. Si può oggi parlare di ambiti territoriali omogenei? Non credo. Abbiamo una diversificazione imprenditoriale che ha seguito e segue logiche di convenienza, favorite ieri dalla Cassa del Mezzogiorno e oggi con interventi di Programma. Una impresa oggi può decidere la sua collocazione in qualsiasi parte dell'UE e, per andare oltre, anche in quella del mondo più corrispondente ai suoi interessi. La differenza è nei servizi, nelle adeguatezze delle infrastrutture (non affronto qui per ovvi motivi, le questioni delle tasse e del credito) nell'azione di coordinamento e di semplificazione degli atti burocratici. Gli interessi di tutta l'area meridionale del Lazio devono rientrare in un progetto integrato che va dall'Adriatico al Tirreno con una unica regia. Il mondo economico, gli operatori di impresa non sono assillati dalla creazione di "identità territoriali" né a farsi carico di specificità localistiche. Marcano scelte adeguate al raggiungimento di obiettivi produttivi delle aziende ovunque collocate. Se queste non ci sono si va in un altra parte del mondo, non sull'altra sponda del fiume. Spetta alle istituzioni creare strumenti tali da agevolare i loro interessi in un contesto favorevole alle loro necessità. Un referente unico per tutto il Lazio meridionale, modificato anche nelle sue tradizionali funzioni. E' ancora valido oggi pensare a un "Consorzio per lo sviluppo industriale", a un "Consorzio di sviluppo sud pontino"? Non sarebbe preferibile considerare più fattibile e utile la creazione di un "Istituto per la programmazione territoriale del Lazio Meridionale" con un rigoroso disciplinare dei suoi compiti. Apriamo un confronto su questa possibilità, Gentile, non mischiando ASL e ASI, non alimentando campanilistiche contrapposizioni. Favoriamo un processo di ricomposizione delle forze indispensabile per stare in Europa e l'Europa in Italia, in questa regione, nel centro meridione, nelle nostre città.
13 luglio 2014

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