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Ceccano, Celli apre e chiude per la cinquina al Colleferro

Archilletti Cicciarelli Ceccano ca5 350 minTommaso Cappella-Ufficio Stampa Ceccano 1920 ca5 - CAMPIONATO REGIONALE CA5 SERIE C2 CECCANO-CITTA’ DI COLLEFERRO 5-3

CECCANO – Cinquina del Ceccano sul Città di Colleferro nell’ottava giornata di andata del girone D del campionato regionale di serie C2 di calcio a5. Tre punti che consentono ai rossoblù di cogliere non solo il terzo successo stagionale ma di portarsi a quota undici in classifica, in una posizione quindi più consona alle reali potenzialità della formazione di mister Compagnone. Di contro il Città di Colleferro resta in ultima posizione a quota quattro, anche se non ha affatto sfigurato contro Cicciarelli e compagni restando in partita fino a dieci minuti dal termine.

La gara ha visto comunque, sin dall’avvio, il Ceccano proteso in avanti e gli ospiti bravi nelle ripartenze ma senza impensierire più di tanto il neo acquisto Nardoni. Dopo un paio di tentativi e un gran palo colpito da Uberti, i rossoblù passano al 20’ grazie a Celli che realizza a porta vuota su assist di Ricci. Il Città di Colleferro reagisce e, dopo un grande intervento di Nardoni, perviene al pareggio al 24’ con Archilletti che realizza su calcio piazzato dal limite. Sull’1-1 le squadre vanno al riposo. Ad inizio ripresa si complicano le cose in casa Ceccano perché Ricci, già ammonito, rimedia un secondo giallo per un battibecco con Graziani e viene espulso. Il Ceccano però non si smarrisce e, in un minuto, tra l’8’ e il 9’, trova l’uno-due grazie ad una doppietta di Galuppi per il momentaneo 3-1. Al 12’ una sfortunata deviazione nella propria porta di Uberti rimette in gioco la squadra di Riccitelli che addirittura trova il pareggio al 17’ con Bucci. Ma il Ceccano ci crede e al 20’, su azione personale di capitan Cicciarelli, è Pietrantoni e riportare i rossoblù in avanti. Ci pensa poi a seguire Celli, dopo aver aperto le marcature, ad andare a segno per il 5-3 finale. Ed ora la squadra di Compagnone è attesa dalla trasferta di Cori in programma sabato prossimo alle ore 17,30.

 

Le squadre

CECCANO: Nardoni, Ricci, Celli, Uberti, Pietrantoni, Carlini, Cicciarelli, Colapietro, Ferri, Vona, Galuppi.

Allenatore: Compagnone.

CITTA’ DI COLLEFERRO: Esposito, Alteri, Bucci, Moreschini, Archilletti, Graziani, Cacciotti, Ronzoni, Eusepi, Misseri, Debri.

Allenatore: Riccitelli.

Arbitro: Viglianti di Formia.

Marcatori: 20' pt Celli, 28’ pt Graziani, 8’st Galuppi, 9’st Galuppi, 12’ st (aut.) Uberti, 17’ st Bucci, 20’st Pietrantoni, 21’ st Celli.

Note: espulso al 4’ st Ricci per doppia ammonizione; ammoniti Alteri e Graziani; recupero: 1’ pt, 2’st.

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Discarica Colleferro: processo non ancora chiuso

comitatoresidenticolleferro 350 260di Ina Camilli - Un segnale unanime di rispetto verso la famiglia e di silenzio sulle circostanze che hanno accompagnato i giorni della tragedia di Giuseppe Sinibaldi, deceduto tragicamente nella discarica di Colleferro. Tra lo sbigottimento generale attendiamo che gli avvenimenti vengano chiariti, ma quella discarica è andata oltre i tradimenti, gli inganni, le illegalità e si è trasformata in un maledetto luogo di incubo.

Una vita non facile quella di colle Fagiolara, che da luglio a dicembre 2019 è stata precettata per fronteggiare l’emergenza rifiuti e accoglierne 1.150 tonnellate al giorno, un quantitativo superiore a quello autorizzato. Il gestore del sito non ha avuto il tempo, fino a sabato 8 novembre, ultimo giorno in vita di Sinibaldi, di sanare inosservanze pregresse e di adeguare l’impianto sotto il profilo dei rischi e della sicurezza. Chiusa alcuni giorni dopo il decesso di Sinibaldi, oggi l’Autorità competente ha disposto nuovamente la chiusura, fino a data da destinarsi per permettere le verifiche richieste.

Di questo parleremo quando avremo acquisito il verbale di accertamento della Asl Rm 5 al termine delle indagini di polizia giudiziaria e agiremo non per colpire i colpevoli, se ve ne saranno, ma per conoscere le cause e le responsabilità che hanno determinato l’accaduto, in un contesto lavorativo caratterizzato da larghi strati di irregolarità. La Magistratura dirà se hanno interessato anche il personale che vi lavora.

A proposito di Magistratura, venerdì 15 novembre siamo tornati al Tribunale di Velletri per una nuova udienza. Le ipotesi di reato, consumati nel 2014 all'interno di colle Fagiolara e denunciati da questo Comitato, riguardano la propagazione incontrollata di miasmi nocivi e l’attività abusiva di trasferenza di rifiuti non differenziati (codice CER 200301), la mancata annotazione degli ingenti quantitativi nel registro di carico/scarico e il mancato trattamento dei rifiuti presso uno stabilimento, allo scopo di lucrare sulla tariffa e conseguire un ingiusto profitto.

Tale condotta ha compromesso – e continua a compromettere – il benessere dei cittadini che hanno subìto per anni odori nauseabondi. I miasmi hanno superato – e superano - i limiti della normale tollerabilità, cagionando quotidianamente gravi malesseri agli abitanti.
Il prossimo 6 dicembre il processo penale sui danni ambientali e alla salute dovuti alle emissioni odorigene si concluderà, dopo 5 anni, con la prevedibile dichiarazione del Tribunale di non doversi procedere per intervenuta prescrizione (ex legge Cirielli). In attesa di conoscere le motivazioni della emananda sentenza rimangono indelebili le contestazione contenute nel capo d'imputazione nei confronti della dirigenza di Lazio Ambiente spa. La prescrizione impedirà di perseguire penalmente i presunti autori del reato ma getta un'ombra sinistra nella conduzione dell'Ente regionale.
Il secondo filone del processo penale riguarda oltre alla suddetta società anche i titolari di alcune imprese di trasporto per aver svolto attività abusiva di trasferenza e stoccaggio non autorizzato di rifiuti. La prossima udienza è fissata per marzo 2020.

A fine anno colle Fagiolara chiude e il Comune di Colleferro ha già deciso la data e il luogo del festeggiamento, 8 gennaio 2020, Istituto IPIA. Non è una indicazione, ma un fatto “politico” certo, almeno a sentire i Sindaci di Colleferro e Paliano.
Fino a questo momento però non ci sono riscontri amministrativi: il piano di chiusura e il piano di gestione post mortem non sono stati approvati con un atto formale. La loro adozione avviene attraverso alcuni passaggi tecnici nell’ambito di un procedimento che prevede la convocazione di vari Enti e Autorità in Conferenza di servizi. E’ un rito obbligatorio dove acquisire pareri, intese, nulla osta da parte delle diverse Amministrazioni pubbliche e che ad oggi non è stata né convocata né sollecitata.
E’ possibile che il provvedimento regionale di chiusura venga adottato nei prossimi giorni, comunque entro dicembre, ma al momento non è stato pubblicato ed è bene chiarire che una cosa è chiudere una discarica, altra cosa è piantare un albero! Un grossolano equivoco di cui si è reso protagonista il Sindaco di Colleferro, Sanna.

Non sappiamo se l’atto per la chiusura è in itinere perché l’Amministrazione non “concede” informazioni (salvo quella orientata dalla stessa Amministrazione) alla cittadinanza, che soffre molto la mancanza di confronto e trasparenza.
Sentiamo la necessità di un Osservatorio ambientale, una Consulta, un Forum, dove discutere pubblicamente dei problemi della città, ma né il Sindaco Sanna, né l’Assessore all’Ambiente Calamita lo vogliono e non accettano di confrontarsi con i residenti dissenzienti. Non vogliono rispondere alle nostre legittime preoccupazioni che mirano a fare pressione affinchè la chiusura di colle Fagiolara sia garantita dalla individuazione di un sito alternativo, disponibile dal 1 gennaio 2020, dalle fideiussioni e dai fondi post mortem.

Non sono di alcuna valenza le blande osservazioni al nuovo Piano rifiuti regionale del Comune di Colleferro. Il Sindaco Sanna e l’assessore Calamita si sono limitati a rilevare che colle Fagiolara non avrà volumetrie residue a fine anno, senza allegare una relazione tecnica sullo stato di stabilità dei pendii, un rapporto sanitario sulle conseguenze degli odori mefitici sulle condizioni di vita dei residenti, uno studio sullo stato di contaminazione delle falde acquifere e sulla presenza del percolato interno al sito.
Le osservazioni non contengono nemmeno la richiesta di riformulare quel passaggio del piano rifiuti, che contiene la mera indicazione che la discarica “dovrà” chiudere entro il 31 dicembre 2019 (pag 114). L’esperienza negativa del passato, le prevaricazioni, le incursioni nei territori limitrofi e la criticità dell’emergenza rifiuti richiedono tutele rafforzate e durature per impedire o almeno ostacolare ripensamenti dell’ultimo momento, sempre possibili.

Il Comune di Colleferro deve chiedere di inserire nel piano rifiuti la data esatta di chiusura del sito, l’ammontare del post mortem, il soggetto gestore del piano di chiusura e del post mortem, i tempi per l’adozione dei provvedimenti amministrativi, stante la vendita e/o la dismissione della partecipata regionale, e il presumibile scenario per Colleferro e per i Comuni del comprensorio dal 1 gennaio 2020 (come da nostre osservazioni presentate in Regione al piano rifiuti).
Il puro riferimento alle volumetrie residue dimostra chiaramente che il Comune non si vuole contrapporre alla Regione, rimettendo alla sua discrezionalità o di altre autorità se chiudere o tenere aperta la discarica, con l’ennesima proroga o il ricorso al commissariamento.

Il Comune non ha prodotto osservazioni sostanziali, con ciò pregiudicando la certezza stessa della chiusura della discarica e ci intrattiene con il più inflazionato corredo linguistico di “Città Verde”, che continua a produrre armi e cemento con scarti di rifiuti industriali, dove il cartello di “Capitale europea dello spazio” è collocato proprio al bivio di via Palianese, che conduce alla discarica.

Colleferro è stata e sarà “la città della monnezza” perché lo vogliono anche molti Sindaci della valle del Sacco che non hanno mai preso una iniziativa seria, in quell’ozioso Tavolo di coordinamento per la salute e l’ambiente, contro lo sfruttamento della valle del Sacco e il compound industriale, che porterà ogni anno nella “Città della cultura” almeno 500 mila tonnellate di rifiuti.
Respingiamo infine con fermezza e prendiamo le distanze da qualsiasi ipotesi di nuovi insediamenti industriali dedicati al trattamento dei rifiuti – leggasi consorzio Minerva - o di ripresa delle attività di incenerimento a Colleferro e nella valle del Sacco. I fattori di pressione ambientale e i rischi sanitari connessi all’inquinamento hanno raggiunto livelli di allarme di dimensione nazionale, che solo amministratori irresponsabili possono ignorare.

*Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro

Colleferro, 20.11.2019

Contrada Fontana degli Angeli
00034 Colleferro – Roma

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Colleferro: Regione e Comune dicano se vogliono chiudere l’ospedale

 

Colleferro DifendiamoOspedale 350 260Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difessa dell’ospedale di Colleferro” - Il L.P. Delfino di Colleferro è tra i 5 ospedali della ASLRM5 “che non dispongono di risorse fondamentali che pure non riguardano le alte specialità ma la cura di patologie comuni e che rappresentano le principali cause di mortalità. Basti pensare all’assenza sul territorio di stroke unit, radioterapia e risonanza magnetica, utilizzabili in urgenza”, denuncia la stessa Azienda nell’ultimo Rapporto annuale.

Il punto nevralgico dell’ospedale di Colleferro, dopo il graduale depotenziamento/chiusura di numerosi servizi, è la grave carenza di personale – medici, infermieri, tecnici, OSS, ausiliari – il quale si trova ad affrontare, stanco e senza prospettive, turni massacranti, ore di lavoro straordinario, con risorse scarse e pochi mezzi, tra tante difficoltà e rischi professionali, legati al carico di lavoro e allo stress, di cui potrebbero trovarsi a rispondere legalmente.

Le conseguenze di turni notturni coperti ormai da mesi da personale proveniente da altri ospedali (come avviene di norma), le pagano anche i pazienti, affidati a medici che, non essendo del reparto, non hanno conoscenza di ogni specifica problematica dei ricoverati.

Persi i 4 reparti materno-infantili nel 2015, senza che ci sia stato un afflato da parte del Comune di Colleferro per garantire all’intero comprensorio – estremamente gravato da patologie legate all’inquinamento ambientale - i servizi sostitutivi, di cui si era fatto garante, l’ospedale cittadino oggi è in forte declino.

L’obiettivo, si teme, sia quello di portare il personale e l’attività ospedaliera sotto la soglia prevista dalla legge per avviarlo ad un punto di non ritorno.

Lo dimostrerebbero la mancanza di un piano assunzionale e il ricorso costante agli ordini di servizi adottati di volta in volta per far fronte alle emergenze, come per l’attività della sala operatoria. Le sedute sono state ripristinate solo per un mese ma rischiano di essere ridotte alle emergenze per mancanza di personale, di anestesisti, di medici reperibili post intervento, di sangue dal Centro trasfusionale.

Si continua da anni con l’assegnazione temporanea di personale per fronteggiare le necessità dei vari reparti, segno evidente che persiste la mancanza di volontà di assumere e permettere così all’ospedale di essere operativo.

Sui problemi gestionali interni all’ospedale di Colleferro va ribadito che non sono state richieste con forza misure per il riordino organizzativo e provvedimenti di programmazione e pianificazione, che avrebbero messo in sicurezza il qualificato lavoro del personale - allo stremo delle proprie possibilità - e consentito di rilanciare l’attività sanitaria.

Sul piano amministrativo, arriviamo a domani, 15 ottobre, quando la Commissione regionale Sanità voterà (a favore) il parere sulla nomina del dott. Santonocito, a Direttore generale della ASLRM 5, nomina che farà cessare il commissariamento del dott. Quintavalle. La sua reggenza è stata sicuramente caratterizzata da uno stile e uno spirito nuovo, collaborativo e aperto, soprattutto se confrontato con il comportamento dei suoi predecessori, ma in quasi 2 anni l’ospedale ha continuato a perdere efficienza e potenzialità.

Nel complesso, le macro problematiche gestionali ed organizzative non sono state minimamente affrontate, secondo la ferma volontà della Regione Lazio, a cui il Comune di Colleferro, come gli altri del distretto, non si è contrapposto.

Con l’insediamento del nuovo Direttore generale, il Comitato chiederà un incontro al dott. Santonocito sulle prospettive future dell’ospedale di Colleferro e sull’Atto aziendale, pubblicato ad agosto c.a., di cui non abbiamo informazioni corrette e verificate. Chiederemo di conoscere quali vantaggi si prevedono per Colleferro dal Polo Unico con Palestrina e dalla nascita dei due Poli ospedalieri (Tivoli, Monterotondo, Subiaco e Colleferro, Palestrina).

Negli ultimi mesi il Comitato ha rappresentato alla Direzione generale la situazione del mancato pagamento degli emolumenti agli addetti alla centrale termica dell’ospedale e segnalato gli inconvenienti connessi alla disattivazione del centralino – sostituito da un disco risponditore - a cui abbiamo ricevuto una mera risposta formale.

Restiamo contrari alla sua dismissione: confermiamo che tale attività doveva essere riassegnata agli operatori e denunciamo che la tecnologia in uso (scelta alcuni anni fa in aggiunta al funzionamento del centralino) non è stata aggiornata ed è inadeguata a svolgere correttamente il servizio, assicurato solo per poche opzioni fisse. Si tratta di una limitazione molto grave, poiché l’ospedale può essere allertato per le emergenze di aziende locali ad elevato rischio industriale, assoggettate alla Seveso II.

Nell’incontro dell'11 marzo scorso con il dott. Quintavalle, il Comitato ha lamentato l’assurda decisione della ASLRM5 di bloccare le prenotazione delle liste di attesa per la diabetologia fino a dicembre 2019, chiusura (avvenuta) che il Commissario aveva escluso, rassicurandoci.

Negli ultimi 4 anni, le carenze si sono aggravate in tutti i reparti. Innanzitutto per la decisione spietata e fredda della politica sanitaria regionale di non sostenere l’ospedale di Colleferro, privandolo delle misure indispensabili al suo ordinario funzionamento. In secondo luogo si sono lasciati parcheggiati in un binario morto una serie di decisioni che, non affrontandole, si sono risolte per inerzia.

Tra queste rientrerebbe l’improbabile riassegnazione di una assistente sociale, funzione molto importante all’interno dell’ospedale, e chiediamo alla Direzione generale di provvedere.

Risulta soppressa l’apertura dell’ufficio cartelle cliniche al pubblico, senza che ne sia stata data comunicazione all’utenza.

Se non si interverrà immediatamente, con il pretesto della mancanza di personale, anche la Direzione sanitaria, dopo i 4 reparti neonatali, potrebbe essere trasferita dal 1 gennaio 2020 a Palestrina. E’ questo che vogliono i nostri Amministratori?

Si vuole continuare a compromettere la struttura amministrativa interna, trasferendo presso l’ospedale di Tivoli l’ufficio pensioni, sorte che potrebbe toccare anche all’ufficio del personale.

Le ripercussioni di questo clima di smobilitazione si colgono davanti lo sportello del CUP, dove è difficile trovare la fila, come accadeva precedentemente. Il messaggio è arrivato agli utenti che sempre più spesso scelgono altre strutture, spesso private, accollandosi un doppio costo.

Solo alcuni giorni fa è stata richiesta dal Comune di Colleferro la convocazione dell’Assemblea dei Sindaci, una mossa tardiva, che dimostra come l’intenzione fosse quella di perdere tempo prezioso, mentre alla Pisana sono stati ripartiti ben 170 milioni di € per le strutture e le politiche sanitarie, da cui Colleferro è escluso!

Da anni chiediamo all’Amministrazione comunale un incontro, maggiore informazione e più trasparenza nei processi decisionali, che sono la base del rapporto cittadino-Istituzioni pubbliche. Lo chiediamo per dimostrare a tutti che i nostri Rappresentanti sono capaci di essere attenti alle aspettative degli utenti e responsabili del proprio operato, ma finora è stato solo un flatus vocis.

Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difessa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale

Il Comitato Libero“A difesa dell'ospedale di Colleferro”

Coordinamento territoriale - cell 349055850 - 3337767884

 

 

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Colleferro e la cultura delle armi

Yemen da Protestantesimo minda Re.Tu.Va.Sa. - Nel mondo la guerra, le guerre non si sono mai interrotte dai milioni di morti del Congo alla macelleria dello Yemen. La guerra continua ad essere strumento per risolvere conflitti e regolare l’accesso alle ricchezze del pianeta, devastando regioni di soluzione dei conflitti che nascono dalla volontà di appropriarsi delle risorse strategiche delle diverse regioni del globo. Guerre che distruggono le condizioni di vita di intere popolazioni, mentre il modello di sviluppo produce la migrazione verso le aree urbane con conseguente sviluppo di gigantesche megalopoli verso le nazioni più sviluppate. La guerra è un elemento fondamentale e necessario per il modello di sviluppo dominante, certamente non l’unico, ma ineliminabile.

Il nostro paese è diventato una posta in gioco simbolica dello scontro politico -la contesa è su poche decine di migranti salvati dalle ONG, mentre contemporaneamente centinaia di altri sbarcano autonomamente, senza contare quelli che nel frattempo sono annegati-, soprattutto da parte di chi punta ad esasperare le contraddizioni e le reazioni dei cittadini italiani, soprattutto le parte più povera esasperata dalle proprie condizioni di vita, incapace di mettere in piedi autonomamente un conflitto, una lotta per migliorare le proprie condizioni di vita, a cui è facile proporre un capro espiatorio.
In questo contesto globale, nazionale e locale è necessario fare i conti con il ruolo che gioca l’industria degli armamenti del nostro paese.

Un riconoscimento particolare va riconosciuto agli attivisti che combattono contro la RWM Italia e la sua fabbrica di Domusnovas-Iglesias in Sardegna, che esporta armamenti verso l’Arabia Saudita artefice -nel silenzio globale- dell’eccidio nello Yemen.
Nessuna voce si alza in difesa di quelle popolazioni vittime di un massacro quotidiano da parte dei governi del mondo: lo Yemen non ha risorse da depredare, quindi può tranquillamente affondare nel mare dell’indifferenza.
La produzione di armamenti -bombe per aereo- della RWM Italia -100% di capitali tedeschi-, prima S.E.I. Società Esplosivi Industriali SPA, è un'attività insediatasi da poco meno di venti anni, nell’Iglesiente, territorio piagato dalla disoccupazione, facilmente ricattabile.
Colleferro fa da contraltare, ha nel DNA la cultura delle armi, Colleferro ha quel marchio di fabbrica che poche città italiane hanno “l’onore” di avere. A Colleferro si è nati e cresciuti con gli esplosivi nel giardino di casa. Colleferro è stata strategica nelle guerre mondiali e nel panorama industriale del nostro Paese. Colleferro ha dato da mangiare al popolo contadino bisognoso di cibo, ha permesso a tanti giovani di studiare, li ha resi edotti e volenterosi di sapere.

Tutto ciò però è splendidamente terminato.

L’industria bellica è oggi il residuo di un apparato industriale che mentre produceva ed esportava strumenti di morte, produceva e diffondeva sostante che portavano malattia e morte in tutto il territorio circostante.
Come dicemmo anni fa “la morte dentro e fuori”.

Oggi l’innovazione tecnologica, la forte concorrenza, l’impatto di armamenti ipertecnologici rende l’assetto industriale bellico di Colleferro ridicolo rispetto agli allori del passato, ma la cultura delle armi permane, ridimensionata, non più eccellenza italiana come un tempo, da tempo proprietà straniera.
La relazione del Governo per le autorizzazioni alle esportazioni nell’anno 2018 parla chiaro, c’è il crollo dell’interesse per il prodotto locale, ma il signore della guerra non demorde e attende con calma che ci sia una ripresa, qualche nuovo conflitto che gli permetta di risollevarsi.

La Simmel Difesa Spa segue l’onda nazionale riguardo al netto ridimensionamento delle esportazioni di armamenti.
Nel 2018 il paese ha subito un -53,78% rispetto al 2017 (-66,71% rispetto al 2016) di valore di autorizzazioni alle esportazioni passando da circa 10mld di euro a circa 5 mld di euro -erano 14mld di euro circa nel 2016-, cifre che comunque dovrebbero far riflettere su quanto possa essere ghiotta l’economia delle armi, e se il mercato estero è in ribasso allora si passa ad alimentare quello interno.

Nel 2018 la fa da padrone il Qatar con circa 2Mld di euro di richieste di armamenti dall’Italia -in seconda posizione il Pakistan, in terza l’Egitto-, lo scorso anno il primato spettava all’Arabia Saudita, complice anche la RWM Italia. A lume di naso tutti paesi che i diritti umani non sanno proprio dove siano di casa, alcuni sono anche in guerra e ciò contrasterebbe con la Legge italiana di riferimento, la 185/90, ma si sa in alcuni casi le Leggi vengono lasciate a libera interpretazione.

La Simmel Difesa SpA nel 2018 riceve autorizzazioni alle esportazioni per circa 23,6mln di euro contro i circa 60mln di euro del 2017 e i circa 45,5 mln di euro del 2016.
Facile intuire che è una azienda in decrescita, difficile intuirne il destino visto che in questo ventennio di insediamento dopo l’acquisizione del comparto bellico della ex Snia BPD, ha visto prima la cessione in mani inglesi, Chemring Group PLC, e da qualche anno in mano ai francesi, Nexter, gruppo societario di proprietà dello Stato transalpino.

La tipologia di produzione è cambiata di poco, i francesi l’hanno acquisita con tutta probabilità per il know how, la Simmel Difesa è l’unica in Italia che produce proiettili per i cannoni navali della Oto Melara, calibro 76/62, oltre a classiche produzioni come le bombe da mortaio illuminanti, 81mm, che schiariscono i cieli di guerra, o la testa di guerra del Missile anti-missile Aster frutto di cooperazione internazionale a cui partecipa anche la AVIO Spa, stabilimento di Colleferro.

Colleferro ha da decenni l’Arabia Saudita come cliente, la stessa di RWM Italia; circa 5mln di euro di spesa dal più grande paese della penisola arabica, un buon 20% del totale autorizzato all’esportazione per il 2018. L’India però si attesta a circa 13mln di euro di acquisti (più del 50% del totale), poi le Filippine, l’Egitto, la Grecia.
Insomma un variegato parco clienti, da più di 100 anni contribuisce a rifornire di armi le guerre, nei decenni passati anche con strumenti poi banditi dalla comunità internazionale come le mine antiuomo, le armi chimiche -nel caso di Colleferro ancora più subdola perché si fornivano ai clienti i test per modificare gli armamenti "convenzionali" forniti come i razzi Firos o i proiettili di ariglieria da 155mm, in vettori chimici-, le cluster bombs.

Un’onta che non potrà mai essere lavata.

Ora in seguito all’intervento del precedente Governo, che con un provvedimento ha posto il veto alla vendita di RWM Italia all’Arabia Saudita, di cui peraltro non si riesce a trovare traccia documentale, ci si attende che si faccia luce anche sulle esportazioni di Colleferro.

Qualcuno ci potrebbe domandare che cosa se ne fa dei lavoratori in caso di crollo delle vendite.

Riconosciamo le complessità e le difficoltà di sviluppare produzioni alternative, proprio per questo come movimenti abbiamo aperto un percorso che punta a costruire una vertenza di tutta la Valle del Sacco con l’obiettivo dare vita ad un modello di società, di uso del territorio, di filiere produttive, non solo compatibile, ma capace di ricostituire gli equilibri ambientali devastati nei decenni passati, di valorizzare le risorse del territorio.

La sfida non è delle più semplici, ma credere nella Vita è la nostra forza.


Colleferro, 21.09.2019

Invitiamo a sintonizzarsi su Rai2 Protestantesimo, programma curato dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia in convenzione con la Rai, lunedi 23 settembre ore 8.00 per un interessante servizio su Colleferro e Domus Novas-Iglesias.

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#Colleferrodicebasta!

comitatoresidenticolleferro 350 260di Ina Camilli - Valle del Sacco Futuro, Ambiente e Salute. Dimostrazione #Colleferrodicebasta!

Il Comitato residenti Colleferro, dopo un ciclo di incontri per avvicinare i cittadini alle problematiche del territorio, promuove una mobilitazione contro l’inquinamento ambientale, il 18 e il 27 settembre 2019, su Futuro, Ambiente e Salute.

Il primo appuntamento è fissato per Mercoledì 18 settembre 2019, ore 11.00, piazzale A. Moro, antistante l’ospedale di Colleferro, da dove partirà il bus per un breve “viaggio” tra i luoghi cittadini, simbolo dell’emergenza rifiuti.

Il secondo appuntamento è per Venerdì 27 settembre 2019, ore 17.00, piazza Italia, a Colleferro, sotto la Casa comunale.
Invitiamo tutti a partecipare: cittadini, comitati e associazioni della valle del Sacco per dire con un’unica voce che l’inquinamento del territorio è ormai insostenibile e per denunciare le gravi mancanze delle Amministrazioni locali e regionale.

#Colleferrodicebasta: due dimostrazioni, in coordinamento con lo sciopero globale Fridays for Future, per criticare il silenzio e l’inerzia delle Istituzioni e dall’altro il fermento e il fervore con cui le stesse portano avanti nuovi progetti contro la valle del Sacco.

È ora di alzare nuovamente la testa. Paliano, Anagni, Genazzano, Artena, Segni, Valmontone, tutta la Valle è a rischio. Il futuro della nostra terra e la nostra salute sono a rischio. Dobbiamo difenderli!

Sulla reale situazione in cui versa la valle mancano azioni radicali e di rottura rispetto al passato e nessuna iniziativa pubblica viene presa per informare gli abitanti sullo scenario che delinea il nuovo piano rifiuti, adottato dalla Regione Lazio il 2 agosto 2019.

Il Piano rifiuti regionale conferma lo stesso ciclo dei rifiuti fino al 2022, introduce l'ATO (ambito territoriale ottimale) unico per la libera circolazione dei rifiuti in tutto il territorio regionale, privilegia i grandi impianti industriali per il trattamento dei rifiuti, prevede un “miracoloso” mega compound industriale a Colleferro, punta sul 70% di differenziata entro il 2025 e introduce il sub ambito di Roma.

Le questioni ambientali di maggiore aggravio, dove più fioca è stata la voce degli Enti locali, riguardano inoltre le attività industriali di siti sensibili, legati alla nascita di Colleferro e che ancora oggi hanno un forte impatto ambientale.

Poche o nulle le informazioni intorno ad alcuni complessi industriali e grandi produzioni, mentre è certo che Italcementi spa ha chiesto l’ampliamento (non adeguamento) dell’attività già esistente per il recupero di rifiuti speciali non pericolosi (non rifiuti urbani, ma “inerti provenienti da cicli industriali”), con una capacità di trattamento di 226.000 tonnellate l’anno di rifiuti. In termini di qualità dell’aria, l’inquinamento è dato da circa 100 punti di emissione, nel totale disinteresse del Comune.

Ogni giorno circa 100 TIR entrano ed escono per scaricare 1.000 tonnellate di rifiuti a Colle Fagiolara, uno scempio che la Regione vuole prorogare fino a dicembre 2019.
Ignorati dalla politica, contro gli odori mefitici della discarica ci siamo rivolti alla Magistratura. Il 19 e 20 settembre il Comitato residenti Colleferro testimonierà al Tribunale di Velletri e dirà cosa ci hanno fatto subire dal 2014!

La Regione ci condanna a pattumiera del Lazio, mentre il Comune assiste in silenzio alle proroghe e alle prese in giro, abbandonando i cittadini di Colleferro, che dovrebbe tutelare, alle polveri incontrollate dei cantieri Vailog-Amazon e ai miasmi della monnezza.

L’idea geniale dei nostri Amministratori è convertire gli inceneritori con il mega impianto, dismettere le quote societarie di Lazio Ambiente spa, affidare alla società la progettazione del compound, da almeno 500 mila tonnellate di rifiuti l'anno prodotti dalla Capitale e dalle province, per eseguire processi di lavorazione ed estrarre risorse dai rifiuti in uscita da tutti i TM e TMB regionali (trattamento meccanico biologico).

Il mega ecodistretto riceverà e tratterà rifiuti urbani, sia la frazione organica stabilizzata, sia gli scarti non combustibili per trasformarli in materie prime seconde, sottoprodotti e prodotti (DGR 26.10.2018, n. 614). Da valutare con quale procedimento, quando prima o poi sarà reso noto.

“Si potrà ricavare dalla FOS (frazione organica stabilizzata) il metano da trasformare in biofuel, gassoso o liquido, per autotrazione; il carbone da destinare ad impieghi civili e industriali; la biomassa da trasformare in biofuel liquido; quella da trasformare in substrati sostitutivi di torbe e quella mineralizzata per conglomerati inerti, mentre dagli scarti dei Tmb si potrà ottenere plasmix da inviare a stampaggio; inerti da raffinare per reimpieghi civili e matrici da inviare a recupero nei circuiti dedicati (cellulose, alluminio, banda stagnata, ecc.). “

Cosa abbia di virtuoso il mega impianto non è dato sapere, visto che i rifiuti indifferenziati dovranno arrivare a Colleferro su gomma. Nè ha nulla di green e di ecologico sia per la tecnologia, non ancora chiarita, sia per le dimensioni extra, sia infine per la sua allocazione. Il Comune di Colleferro, dopo un anno, non è in grado di sapere e di dirci dove fisicamente nascerà.

Anzi il nuovo presidio industriale si presenta sul mercato in aperta concorrenza con i 4 impianti di Minerva (trattamento rifiuti elettronici, rifiuti secco da differenziata, indifferenziata, biogas). Il consorzio intercomunale autorizzato alla costruzione e gestione anche per conto terzi di impianti per il recupero, riciclaggio, trattamento e smaltimento dei rifiuti e bonifica delle aree da sostanze contaminanti.

Gli inceneritori di colle Sughero sono inattivi, un risultato ottenuto soprattutto per le pressanti proteste dei cittadini organizzati, ma il piano rifiuti regionale li prevede come “riserva” a cui ricorrere, qualora il mega compund entro il 2022 non dovesse andare a regime. Chiediamo quindi la chiusura definitiva di ogni procedimento autorizzativo ancora in essere.

Regione Lazio, Lazio Ambiente spa e Comune di Colleferro nulla dicono del cromo esavalente e delle sostanze contaminanti presenti nelle acqua di falda e dello stato del sottosuolo di colle Sughero.

Dalla Relazione annuale di Lazio Ambiente spa, ottenuta con l’accesso agli atti presso la Regione Lazio, risulta che la contaminazione da cromo esavalente si è estesa, con diversi e ripetuti superamenti dei livelli di concentrazione degli inquinanti. Le misure di messa in sicurezza – tanto sbandierate dal Comune di Colleferro - sono risultate del tutto inefficaci.

Colle Sughero infine non rientra nel programma di bonifica e si tace sugli enormi costi da sostenere per disinquinare il sito e che ricadranno sulle tasche dei contribuenti.

I cittadini respingono il ricatto di sempre: salute in cambio di lavoro e reclamano tempi certi per la bonifica e investimenti per mantenere efficiente l’ospedale di Colleferro.

*Rappresentante CRC, aderente al Coord. Interprov. Ambiente e Salute valle del Sacco e bassa valle del Liri

Colleferro, 14.9.2019

 

 

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Colleferro. Il "Movimento Rifiutiamoli" sulla questione rifiuti

Rifiutiamoli 400 minRiceviamo dal "Movimento Rifiutiamoli" e pubblichiamo, in pdf, un lungo documento che parte dai "miasmi in discarica (Colle Fagiolara), passando per i dubbi sulla chiusura della stessa, all’ipotesi paventata di riapertura degli inceneritori, fino al nuovo piano rifiuti regionale e relativo compound da 500.000 tonnellate. Esso prende spunto dalle Assemblee cittadine del 23 e 30 agosto scorsi organizzate dal "Movimento Rifiutiamoli".

Durante le due assemblee cittadine, una il 23 agosto e l'altra il 30, come "Movimento Rifiutiamoli" hanno descritto ai presenti lo stato dell’arte e le loro posizioni in merito, interloquendo e ottenendo risposte dalle istituzioni locali presenti agli incontri, il Sindaco Pierluigi Sanna e l'assessore all'ambiente Giulio Calamita.

I capitoli della nota sono nell'ordine:

Miasmi in Discarica

Chiusura della discarica

L'utilizzo degli introiti derivanti dal benefit

Inceneritori

Piano rifiuti e Compound

Conclusioni

 

 

Files:
Rifiutiamoli
(0 voti)

Dal Movimento Rifiutiamoli di Colleferro

Data 2019-09-10 Dimensioni del File 166.03 KB Download 12 Scarica

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Colleferro. Rifiuti un bluff riuscito perfettamente

comitatoresidenticolleferro 350 260di Ina Camilli - Lo scorso 2 Agosto, in perfetto tempismo balneare e con un ritardo di sette anni, la Giunta della Regione Lazio ha approvato il testo del nuovo Piano di Gestione del Rifiuti*

L’iter proseguirà alla Pisana, in Commissione e in Aula, per l’esame e l’approvazione entro la fine dell’anno in corso, con il termine di 60 giorni per le osservazioni di comitati e associazioni, più altri 30 per le controdeduzioni. Scarsa, praticamente nulla, la possibilità che qualche modifica venga accolta.

E’ un documento corposo di 389 pagine, che analizza lo stato di fatto del ciclo dei rifiuti e programma gli interventi con una stima dei flussi da qui al 2027.
Il nuovo compound industriale di Colleferro, un impianto da almeno 500.000 ton/anno, è il fulcro sul quale si regge tutta la strategia di gestione dei rifiuti della Regione.

Infatti, secondo le stime della Regione, allorchè gli impianti del compound di Colleferro andranno a regime, non prima del 2022 (ovvero fra tre anni), verranno abbattute le quantità di rifiuti destinate allo smaltimento in discarica ed al recupero di energia con gli inceneritori.
Sostiene sempre la Regione, che il “miracoloso” compound tratterà scarti e sovvalli provenienti dai TMB “tradizionali” di tutto il Lazio (in specie AMA di Roma Capitale), recuperando quote significative di materiali da detti scarti e quindi diminuendo le quantità non recuperabili da smaltire in discarica.
“Passiamo all’economia circolare!” annuncia trionfalmente la Giunta regionale.

In realtà il bluff sta proprio nell’aver indicato che prima del 2022 il compound non andrà a regime, e quindi prima di quella data che si fa?
Si utilizzano a pieno regime tutti gli impianti (discariche, TMB e inceneritore di S. Vittore) delle Province del Lazio a supporto del fabbisogno della Capitale che - è esplicitamente dichiarato nel Piano - non è autosufficiente né per il trattamento dei rifiuti urbani (TMB), né per lo smaltimento (discarica).
Perciò, almeno per i prossimi tre anni - sempre se va tutto “liscio” - la monnezza capitolina non cambierà la rotta migratoria diretta agli impianti della Provincia di Frosinone, Latina e Viterbo.

E Colleferro?
Dal 2022 tutta la monnezza dei TMB della Regione passerà attraverso il nuovo compound per il trattamento; prima di allora resta qualche dubbio sulla chiusura della discarica a fine 2019 e sulla riattivazione di almeno uno degli inceneritori, ora fermi.
La Regione scrive espressamente che c’è assoluta necessità di nuove volumetrie per soddisfare il fabbisogno regionale di smaltimento in discarica, ma per realizzare un impianto nuovo occorrono almeno due-tre anni e senza le volumetrie di Colle Fagiolara l’intero ciclo regionale potrebbe collassare.
Perciò il rischio di una replica di quanto accaduto a Roccasecca, dove la Regione ha ottenuto la sopraelevazione dell’invaso sulla scorta della motivazione del rischio di una emergenza che avrebbe coinvolto tutto il territorio regionale e tutte le Province, esiste anche per colle Fagiolara.

Siamo alle solite: la Regione dichiara esplicitamente che Roma ha necessità di una discarica ma non usa i poteri sostitutivi per imporne la realizzazione al Campidoglio. E anche se ciò accadesse oggi, ci vorrebbero due-tre anni affinchè il nuovo impianto sia realizzato e funzionante.
Nel frattempo? Ci sono sicuramente Roccasecca e forse colle Fagiolara.

L’Amministrazione comunale di Colleferro si sgola per ribadire che la discarica chiuderà, ma nulla potrebbe di fronte ad un provvedimento emergenziale della Regione o addirittura del Ministero dell’Ambiente.

Mentre per gli inceneritori di colle Sughero, un ambiguo passaggio del Piano fa scattare l’allarme:“l’intervento di Colleferro potrebbe non essere considerato alternativo alla valorizzazione di sezioni impiantistiche di stabilizzazione già presenti nei vari TMB, quantomeno per il transitorio, e/o in quota parte anche per le strategie a regime. Ciò potrebbe consentire anche una distribuzione territorialmente più equilibrata dei carichi, soprattutto in transitorio alla realizzazione del complesso dell’impiantistica di trattamento.”
Ergo, se il compound non funzionerà, si torna all’antico sistema TMB-Inceneritore-Discarica, con un ruolo ancora potenzialmente determinante per gli impianti di colle Sughero.

In conclusione, i siti di Colleferro, ben lungi dall’essere dismessi e riconvertiti, in realtà divengono centrali e fondamentali nella gestione del ciclo dei rifiuti nel Lazio, sia che il nuovo Piano vada a regime, sia che si torni - ovvero si resti - all’attuale strategia di gestione.
A questo si aggiunga il piano industriale del Consorzio Minerva che prevede la realizzazione di almeno altri tre impianti (biogas o biometano, recupero frazioni differenziate, e trattamento dei RAEE).

Tali decisioni, che risalgono ad accordi presi nell’estate del 2017, con all’epoca assessore regionale Buschini, sono state imposte e calate sul territorio senza una reale consultazione e partecipazione dei cittadini, ingannati dalle “stese” avanti le ruote dei TIR e distratti da un roboante movimentismo ambientalista che dopo una prima fase, che ha portato alla chiusura degli inceneritori, nella seconda fase, con la previsione di nuovi impianti, ha visto negati tali risultati.
In più, la politica ha calato l’asso dello sviluppo economico e dei posti di lavoro, così da tacitare ogni eventuale voce dissenziente.

Un bluff riuscito perfettamente.

Nel mese di settembre il comitato dedicherà un’intera sessione alla problematica sanitaria e ambientale della valle del Sacco, testimoniando al processo in piedi presso il Tribunale di Velletri sulle emissioni odorigene della discarica, che abbiamo denunciato nel 2014, incontrando i vertici di Lazio Ambiente spa (il Comune di Colleferro non ha assentito), opponendoci alla proroga dell’ordinanza Zingaretti sull’emergenza rifiuti e dimostrando in piazza, il 27 settembre, che i cittadini hanno il diritto di scegliere il proprio futuro.
La comunità vuole uscire dal settore dei rifiuti con un piano straordinario per le bonifiche delle aree inquinate, senza ulteriori lentezze.

*(http://www.regione.lazio.it/binary/rl_main/tbl_documenti/RIF_DGR_592_02_08_2019_Allegato_3.pdf.).

Ina Camilli - Rappresentante CRC, aderente al Coord. Interprov. Ambiente e Salute valle del Sacco e bassa valle del Liri

Colleferro, 21.8.2019

Contrada Fontana degli Angeli
00034 Colleferro – Roma

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Discarica Colleferro: inadempienze di società e Comune

comitatoresidenticolleferro 350 260di Ina Camilli - Discarica Colleferro: Protesta pacifica contro inadempienze di società e Comune. Dopo l’ennesima notte devastata dai miasmi nauseabondi della discarica di colle Fagiolara, la più grande del Lazio, e la mancanza di documenti comprovanti l’avvenuta verifica di stabilità, il Comitato residenti Colleferro ha deciso di mettere in atto una protesta pacifica e un’azione dimostrativa contro il rimpallo di responsabilità.

Dopo l’ennesimo silenzio-rifiuto alle innumerevoli richieste di incontro e alle quotidiane segnalazioni all’Amministrazione comunale di Colleferro e alla società di gestione dell’impianto, Lazio Ambiente spa, questa mattina due rappresentanti del CRC si sono recati presso la sede dell’azienda per chiedere di parlare con il Presidente Fortini, comunicando di rimanervi a oltranza, fino a quando ciò non fosse stato possibile.

Molta professionalità e gentilezza da parte del personale della segreteria che, di fronte all’occupazione pacifica ma irremovibile - dichiara Ina Camilli, rappresentante del Comitato residenti Colleferro - si è immediatamente adoperata per farci avere, come da noi richiesto, un incontro con il Presidente Fortini. Poco dopo abbiamo avuto conferma dell’incontro per il 7 agosto, alle ore 12, a cui parteciperanno cittadini, in particolare di via Palianese, Casilina e Colleferro Scalo.

I rappresentanti del Comitato poi si sono recati al Comune di Colleferro e hanno chiesto di incontrare il Sindaco Sanna, in quel momento assente e irreperibile. Motivo di più per decidere di occupare simbolicamente il suo ufficio pubblico.

Ripetutamente invitati ad uscire, i rappresentanti del CRC hanno chiesto prima di poter parlare con il Sindaco, resosi irrintracciabile dall’8 ottobre 2018, giorno di riapertura della discarica.

Esasperati dalla situazione, ma determinati e per nulla preoccupati dall’avvertimento di essere denunciati, i rappresentanti del CRC hanno insistito per avere un incontro con il Sindaco Sanna, che continuava ad essere irraggiungibile.

Comportamento incomprensibile e irresponsabile quello della segreteria comunale nei confronti del rappresentante del Comitato, Ina Camilli, che si è messo a disposizione della Polizia municipale, chiamata per farla allontanare dall’ufficio del Sindaco.

Ancora più riprovevole l’atteggiamento dell’Assessore alla sanità, Stanzani che, invece di rispondere, ha villanamente voltato le spalle e rapidamente si è rinchiusa nel suo ufficio.

Gli animi esasperati e la situazione ormai inasprita si è risolta con l’impegno da parte della segreteria di informare il Sindaco che in serata ha dato la sua disponibilità a incontrare il Comitato, in una data da concordare.

Intanto va avanti presso il Tribunale di Velletri il processo contro di odori mefitici, che abbiamo denunciato nel 2014, con l’udienza del prossimo 19 settembre.

I nostri Amministratori sappiano che se la situazione non migliorerà dal punto di vista sanitario riprenderemo la protesta!

*Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro

Contrada Fontana degli Angeli, 00034 Colleferro – Roma

Colleferro, 30.7.2019

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Colleferro. Consorzio Minerva. Il lupo perde il pelo non il vizio

comitatoresidenticolleferro 350 260Comunicato - Ina Camilli, Comitato residenti Colleferro - Colleferro, Consorzio Minerva trasparenza e legalità. Il lupo perde il pelo non il vizio.
Abbiamo appreso della nomina del nuovo Amministratore unico del Consorzio Minerva a seguito del recente bando pubblicato sul sito istituzionale il 30/5/2019 (soci i Comuni di Colleferro, Labico, Genazzano, Nemi, Gavignano, Gorga, mentre Carpineto Romano in fase di rinnovo del Consiglio comunale non ha potuto partecipare).
La vicenda Minerva continua ad essere gestita con scarsa chiarezza, trasparenza e legalità, come appare sia dalle modalità di pubblicità tenute, sia dalle difformità tra i 2 bandi, quello del 2018 e l’attuale, volte a far partecipare candidati meno competenti rispetto a quello precedente.

Alla luce delle dimissioni dell’Amministratore unico, la nomina del reggente e l’incarico a Ciaccio, comunicate informalmente, è stato perso quasi un anno in atti burocratici, sulla base poi di un bando meno qualificato.
La figura nominata oggi, il sig. Ciacci, non avrebbe potuto superare la selezione così come prevista nel bando del 2018, dove venivano pretese comprovate capacità tecniche e amministrative, oltre al titolo della laurea, che il nuovo Amministratore unico non ha, tutti requisiti che originariamente erano imposti come precondizioni all'invio dei curricula.
Va rilevato che se Ciacci avesse partecipato al bando in cui fu nominato Cocciò non avrebbe potuto essere scelto, poiché, contrariamente al bando originario, dove si richiedevano competenze dimostrabili e il possesso della laurea, nel nuovo bando tutto ciò è stato espunto, favorendo nomine meno qualificate dal punto di vista dei titoli posseduti.

Inoltre, cosa ancor più grave se comprovata, ci risulta che ai sensi dell'art. 7, comma 2, del Dlgs 39/2013, la nomina del nuovo Amministratore unico non sia compatibile con la carica assunta dal Ciacci, essendo di fatto nell'anno precedente e fino a giugno 2018, presidente del Consiglio di amministrazione della ASM di Rieti.
Una nomina improvvida, illegittima e formalizzata in favore del nuovo Amministratore unico, del quale sono state apprezzate le capacità di assessore in provincia di Lucca circa 10 anni fa, ma niente altro di rilevante dal punto di vista manageriale.

La "legge Severino" - n. 190/ 2012 - e le norme sull’anticorruzione, unitamente al D.lgs 8/4/2013, n. 39, vietano la nomina di amministratore presso un’azienda partecipata a chi ha ricoperto nei 2 anni precedenti analoghi ruoli nell'ambito regionale.
Dopo la forzata nomina del direttore Ermolli, su cui ancora pendono esposti all’ANAC, assistiamo ad un’altra nomina inconferibile?
Tra l’altro, il comma 1 dell’art. 20 dello stesso D.lgs, così come rilevabile dal modello di domanda compilato dai singoli candidati, prevede che: "All'atto del conferimento dell'incarico l'interessato presenta una dichiarazione sulla insussistenza di una delle cause di inconferibilità di cui al presente decreto.”
La legge quindi prevede un'assunzione di responsabilità da parte dei candidati e che non vi siano incompatibilità e inconferibilità in essere formalmente sancite.
Prova è che proprio pochi mesi fa l’Amministratore nominato in AMA ha dovuto rinunciare per lo stesso motivo di incompatibilità.

Chiediamo un chiarimento immediato volto ad escludere che vi sarebbe stato un concorso di colpe tra il candidato e il soggetto controllore dei requisiti richiesti dal bando.
Qualora ciò non avvenisse, segnaleremo al responsabile dell'anticorruzione di tutti i Comuni del Consorzio e alla Prefettura, tali evidenze, che denotano inadeguatezza nella conduzione della cosa pubblica e un bassissimo grado di conoscenza delle leggi sulla trasparenza, sull’anticorruzione nonché del decreto n. 165/2001, non solo da parte delle commissioni di valutazione, ma anche da parte di alcuni candidati.

Ciò nel rispetto della legalità e nell’interesse generale chiediamo di rivalutare la situazione e di indire un vero bando pubblico alla stregua di quello precedentemente emanato, volto alla scelta di un professionista esperto, nominato anche a seguito di colloquio mirato alla verifica di tali credenziali.
*Ina Camilli, Comitato residenti Colleferro

Colleferro, 4.7.2019

 

 

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Colleferro: ultima udienza al Consiglio di stato contro inceneritori

Nota-documento del 2.4.2019 dal Comitato residenti Colleferro - Si avvia a conclusione il processo sugli inceneritori “gemelli” di Colleferro e il prossimo 30 maggio il Consiglio di Stato si pronuncerà sulla richiesta della regione Lazio di rinnovare l’Autorizzazione integrata ambientale (AIA).

Il ricorso è stato promosso a dicembre 2015 dal Comune di Colleferro e ad adiuvandum da comitati e associazioni di Colleferro, in qualità di ricorrenti al TAR del Lazio, contro Regione, Lazio Ambiente spa, Ministero dell’Ambiente e tutela del territorio e del mare.

Quali atti sono intervenuti dopo l’ultima udienza del 15 novembre 2018?

Premesso che gli inceneritori - dove si bruciava il CDR (combustile derivato da rifiuto) di tutta la regione, esclusa la provincia di Frosinone - sono “fermi” e spenti, uno da dicembre 2016 e l’altro da gennaio 2017, e che la battaglia dei cittadini e delle realtà ambientaliste ha dato il colpo finale ai 2 impianti, obsoleti e improduttivi, la Giunta regionale deve deliberarne la chiusura definitiva.

Gli inceneritori non possono essere riattivati e il sito di colle Sughero non può essere reindustrializzato e venduto (il prezzo dovrebbe comprendere gli ingenti costi di risanamento), perché è sotto procedura di bonifica per la contaminazione da cromo esavalente.

Un elemento fondamentale ai fini dell’assunzione dei costi della bonifica e/o della vendita degli impianti è l’individuazione del responsabile della contaminazione, a cui le Amministrazioni coinvolte non avevano provveduto, e alle quali il Comitato residenti Colleferro ha inviato una diffida con richiesta di adempiere ed emanare il relativo provvedimento.

Il 2.11.2018 la Città metropolitana di Roma Capitale ha risposto al Comitato che Lazio Ambiente spa “ha proceduto ad effettuare notifica, ai sensi dell’art. 242 del D.Lgs 152/06, in data 21/03/2016 (ns. prot. 49569 del 23/03/2016) – che si rimette in allegato, dichiarandosi responsabile della potenziale contaminazione e procedendo con le operazioni di messa in sicurezza (emungimento della falda), dando seguito a quanto stabilito dal citato articolo.” Non sappiamo tuttavia quale sia lo stato dell’arte e se siano stati adottati tutti i provvedimenti per individuare e bloccare la fonte della contaminazione, su cui attendiamo la sentenza del Consiglio di Stato.

In preparazione dell’udienza al Consiglio di Stato, il Comitato residenti Colleferro ha consegnato ai legali la documentazione prodotta a difesa della salute e dell’ambiente, tra cui la richiesta di VIS (Valutazione di impatto sanitario), lo specifico parere pro veritate redatto da ISDE, la diffida alla Regione Lazio ad adempiere per l’individuare il responsabile della contaminazione, le osservazioni contrarie al rilascio dell’AIA, l’istanza di riconvocazione della Conferenza dei servizi, la richiesta di chiusura del procedimento amministrativo di riesame dell’AIA, la copia del verbale della Conferenza dei Servizi sulla bonifica di colle Sughero, da cui risulta che la caratterizzazione del sito dove è stato rinvenuto il cromo esavalente non è stata approvata dal Ministero dell’Ambiente, la Legge di stabilità regionale 2019.

Nel recente Accordo quadro per il risanamento del SIN (Sito di Interesse Nazionale) bacino del Fiume Sacco, firmato tra Regione e Ministero dell'Ambiente, per avviare le prime caratterizzazioni, bonifiche e interventi prioritari da completare entro dicembre 2023, colle Sughero non c’è.

Tra l’altro l’8 maggio scadrà l’AIA, se non viene presentata e approvata una nuova istanza da parte della società.

Le vicende di EP Sistemi spa e Lazio Ambiente spa, proprietarie degli impianti – facenti capo ad una società di proprietà della regione – sono riassunte nell’art. 21 della L.R del 28 dicembre 2018, n. 13 (Legge di Stabilità regionale 2019), che autorizza la Giunta regionale alla dismissione delle azioni di Lazio Ambiente spa e a definire gli indirizzi per un progetto di riconversione industriale da parte dell’organo amministrativo della stessa società.

Riconversione industriale che, secondo la Delibera della Giunta Regionale n. 614 dell’ottobre 2018, dovrà avvenire attraverso la realizzazione di un compound, termine elegante per indicare un presidio industriale “miracoloso”, in funzione dal 2021, che “tratterà (almeno) 500mila tonnellate l'anno di Fos e scarti per il recupero di materie prime seconde” e tutti gli impianti regionali di TM (trattamento meccanico) e TMB (trattamento meccanico biologico) trasferiranno a Colleferro le lavorazioni successive!

La Regione – Presidente Zingaretti e Assessore Valeriani – è costretta alla riconversione degli inceneritori e, allo stesso tempo, dismette le quote societarie e affida a Lazio Ambiente spa la progettazione del compound per eseguire processi di lavorazione ed estrarre risorse dai rifiuti in uscita da tutti i TM e TMB. E nella valle del Sacco e a Colleferro dovremmo essere favorevoli!?

E’ singolare il fatto che di “riconversione” in un compound e di “dismissione” degli inceneritori si parla anche nelle recenti Linee strategiche per il nuovo Piano rifiuti, ma nulla si dice in merito alla loro chiusura e alla revoca del revamping con annesso stanziamento di 12,6 milioni di euro spesi dalla Pisana, questione ancora poco chiarita.

Azzerati gli inceneritori la valle del Sacco si ritroverà, nel territorio comunale di Colleferro, oltre al compound, anche il consorzio Minerva con altri 4 impianti industriali! Al degrado ambientale pregresso, dovuto a cave, cementificio, centrale turbogas, discarica, traffico ferroviario, veicolare, autostrada, Casilina e TAV, si aggiungerà un “innovativo” presidio industriale e lo sbancamento di via Palianese!

Evidente il motivo per il quale nessun Consiglio comunale in questi anni ha voluto votare una moratoria ambientale!

A contrastare vecchie e nuove emergenze ambientali e sanitarie legate ai rifiuti restano i cittadini!

Ina Camilli

Rappresentante Comitato residenti Colleferro

Contrada Fontana degli Angeli, 00034 Colleferro – Roma

Colleferro, 2.4.2019

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