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Ceccano. Comincia il censimento dei danni

BibliotecaCeccano esempio di umidità a gogò e muffa sui libri mindi Valentino Bettinelli per “Cives Ceccano” - Quattro anni e mezzo di amministrazione Caligiore ci lasciano una città allo sbando. Tra gli esempi più chiari di questo disastro, la nostra Biblioteca Comunale. Un fiore all’occhiello per la cultura dell’intera provincia, lasciato nel dimenticatoio dall’assessore di competenza, Stefano Gizzi, sempre pronto a promuovere eventi di dubbio spessore, e dal sindaco Caligiore, costantemente assente agli incontri con gli altri comuni e mai interessato alla costante degenerazione delle condizioni della De Sanctis.

Forse Gizzi è stato troppo impegnato nei tesseramenti del suo nuovo partito negli ultimi tempi. Attività con la Lega che evidentemente ha inficiato anche quello che doveva essere il suo lavoro principale, ovvero fare l’assessore alla Cultura. Quale maggior luogo di conservazione culturale può esistere, oltre ad una biblioteca?

Una disfatta su tutti i fronti per l’amministrazione Caligiore. Dall’interruzione del servizio di prestito intersistemico, fermo ormai da mesi, ai libri acquistati nel 2018 e tenuti negli scatoloni, fino ad arrivare, ultimo ma non meno importante, alle condizioni strutturali ed igieniche dei locali. Gli utenti sono costretti a visitare un luogo dove polvere e sporcizia la fanno da padrone e gli operatori costretti a lavorare in un posto completamente insalubre, mettendo a repentaglio la loro salute fisica. Per non parlare delle infiltrazioni di acqua che continuano, senza controllo alcuno, a logorare le strutture portanti di Palazzo Antonelli, sede di tutti gli uffici comunali. Altra piaga, quella della muffa che sta ormai attaccando i volumi collocati sugli scaffali. Il degrado e l’abbandono di un patrimonio pubblico merita delle risposte e noi di Cives le pretendiamo da chi ha causato tutto questo. Dov’è l’amministrazione che si era presentata come l’alternativa rivoluzionaria per Ceccano? E dov’è l’assessore tanto attento alla cultura? Gli slogan di quattro anni di nulla ci hanno lasciato questo scempio.

Tante le occasioni da sfruttare per ottenere fondi; presentare progetti di riqualificazione del patrimonio è vitale. L’obiettivo deve essere quello di riportare Ceccano realmente al centro del sistema bibliotecario con eventi all’altezza e un’attenzione mirata, utilizzando anche in maniera strategica la rete associativa, da mettere a sistema con le professionalità già in forze alla biblioteca comunale. Fondamentale sarà comunicare le volontà di Ceccano all’interno delle occasioni opportune, a differenza di chi ha quasi sempre disertato appuntamenti come le riunioni del Sistema Bibliotecario. Una biblioteca come la “De Sanctis” è un bene per tutti i nostri cittadini e crediamo sia fondamentale anche come realtà sociale sul territorio.

Come Cives intendiamo lanciare una sorta di rubrica di segnalazione dell’inconsistenza amministrativa dell’ex Sindaco Caligiore, partendo proprio da un punto nevralgico come la biblioteca, per proseguire con le nostre proposte sui temi più impellenti per la nostra città. Proseguiremo con tante altre iniziative propositive, per la popolazione e per il risveglio di un Comune che viene da un letargo politico-amministrativo inaccettabile.

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E nella Lega cominciano a volare gli stracci

Flavio Tosi 2 350 minRicordate Flavio Tosi Sindaco di Verona da 2007 al 2915? Leghista della prima ora, oggi molto deluso dal leader del suo partito? Governo sul viale del tramonto, Tosi: «Il populismo contro il popolo lascia macerie» **fonti

Una bocciatura senza "se" e senza "ma" quella rilanciata da Flavio Tosi nei confronti di un esperimento di governo che, di questo gli va dato atto, sin da subito l'ex sindaco aveva profetizzato si sarebbe fatto, e poi sarebbe durato poco. Da sempre ostile al sodalizio gialloverde, Flavio Tosi in queste ore va dunque all'incasso delle sue previsioni avverate, ricordando criticamente quelle che giudica essere le «politiche senza investimento, prive di ogni visione futura, contro imprese, lavoratori e giovani» che Lega ed M5S avrebbero realizzato finora. Quello che lentamente pare incamminarsi lungo il viale del tramonto, secondo l'ex sindaco scaligero, «è stato il governo del più becero assistenzialismo. Un governo che lascia macerie. Il populismo contro il popolo, come ho sempre sostenuto».

Un ultimo strale polemico l'ex sindaco di Verona lo riserva poi a quel Salvini con il quale i rapporti non sono mai stati idilliaci: «A causa della crisi al buio di Salvini, - incalza Tosi - il prossimo governo politico s'insedierà, nella migliore delle ipotesi, a dicembre, quindi non in tempo per evitare l'aumento dell'Iva. Il "venditore di pentole" Salvini, - conclude Tosi - tra un dj set e un mojito, sta distruggendo il Paese. Lo "scappato di casa" Di Maio gli ha fatto da palo e ora piange lacrime ridicole e patetiche. E adesso entrambi si danno alla fuga». Tosi dixit.

Riporto, di seguito, il commento di Flavio Tosi sulle recenti prodezze di Salvini. «Eccolo lì, Salvini: a lezione da Giuseppe Conte, che gli ha spiegato il senso delle istituzioni democratiche e di fronte al Paese lo ha inchiodato davanti alle sue responsabilità definendolo sleale, bugiardo, opportunista, assenteista e completamente ignaro dell'abc costituzionale. Insomma un incapace, un fannullone e un traditore, come chi scrive ha sempre sostenuto. Del resto chi tradisce una volta, tradisce sempre: e Salvini nella sua vita politica ha tradito nell'ordine Bossi, Maroni e il sottoscritto, ma soprattutto gli ideali federalisti e liberali della Lega. Ovvio che per esclusivo tornaconto prima o poi arrivasse a tradire anche il suo governo.

Non ho apprezzato il premierato di Conte e l'esecutivo gialloverde, ma con onestà intellettuale riconosco oggi a Conte un'uscita di scena da uomo serio e perbene. Un gigante rispetto al nanetto politico ex comunista padano. Una grande dignità al confronto della miseria umana e politica di Salvini, che prima nudo in spiaggia faceva il gradasso e chiedeva "pieni poteri", poi quando ha capito di aver fatto una cazzata ha cominciato a fare passi indietro e a mendicare la pace, sino ad arrivare a proporre premier Di Maio. Perfino oggi Salvini ha mostrato tutta la sua inadeguatezza come leader: non sapeva nemmeno dove sedersi e dove parlare, faceva le faccette isteriche come i ragazzini durante il rigoroso discorso di Conte. Poi ha utilizzato il Senato per dire le solite puttanate demagogiche, la più grande di tutte che era pronto a mettere 50 miliardi per tagliare le tasse quando sa che non c'è una lira (infatti ha fatto cadere il governo perché pensava di poter fare la manovra salata e anti-popolo solo dopo un voto che lo bullonasse alla sedia per 5 anni). Infine ha elemosinato a Di Maio un nuovo accordo. Un buffone! Un buffone senza dignità!

Eccolo lì, Salvini, tanto tracotante nel suo ennesimo vuoto e isterico comizio, quanto piccolo piccolo nella valenza politica e strategica. Eccolo lì, Salvini: un pallone che si sta sgonfiando nelle contraddizioni della sua miserabilità. Guardatelo: è affannato, paonazzo, straparla, perde il filo, mentre il Conte tradito lo umilia e lo mette con le spalle al muro. Il piccolo Salvini è talmente sfatto, disperato e impaurito da mendicare ancora, fino all'ultimo. Cosa non si farebbe per salvare la poltrona! Ha la faccia di tolla Salvini e in un visibile gioco di specchi afferma il contrario di ciò che pensa. Dice che non ha paura perché ha una fifa blu di perdere il potere. Afferma che rifarebbe tutto perché sa di essersi fregato da solo. Dice che la Lega è compatta perché si rende conto che anche con molti dei suoi ha perso credibilità (Giorgetti in primis). Invoca le piazze perché è consapevole che fra qualche mese non lo seguirà più nessuno. E questo piccolo omino disperato sarebbe un leader?

Purtroppo i suoi alleati di centrodestra non riescono a capire a chi si sono messi in mano. Registro infatti ancora oggi il totale asservimento di un parte di Forza Italia e di Fratelli d'Italia a questo piccolo "guappetto" ridicolo. Sono appiattiti, senza nessun slancio e nessuna visione. Il centrodestra vuole morire con Salvini. Ma la gran parte dei suoi elettori, che sono liberali, popolari e riformisti, no.»

Fonti: https://www.facebook.com/FlavioTosiUfficiale/; siti di veronasera.it a partire da https://www.veronasera.it/politica/
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La farsa è finita. Comincia la lotta per un'altra Europa

parlamento europeo europa 350 260 minLa paradossale vicenda del bilancio dello Stato italiano si conclude in modo farsesco e al tempo stesso drammatico e rischioso. Sia perché il Parlamento della Repubblica democratica fondata sul lavoro è stato umiliato ed espropriato del suo ruolo, ridotto a un inutile fantasma chiamato prima a votare sul nulla e poi a ratificare decisioni prese da altri in altre sedi: un colpo duro alla democrazia. Sia perché il cosiddetto governo del cambiamento nella sostanza non ha cambiato un bel niente, limitandosi ad applicare i dispositivi stabiliti in sede europea. Secondo i quali, una volta garantito l’equilibrio monetario del sistema con la valuta unica, e fissati i parametri relativi al deficit di bilancio e al debito pubblico, a tutto il resto provvede il mercato. L’occupazione, il salario, la tutela della natura, i diritti sociali e civili, ossia l’intera condizione umana, ridotti a varabili dipendenti dal mercato. Questa è la scelta. La sovranità del mercato, vale a dire del capitale, non è stata minimamente contrastata.

 

Tutto ciò impone una svolta radicale. L’esigenza di progettare un’alternativa programmatica e di movimento allo stato di cose presente, in grado di raccogliere con proposte concrete il malessere e il disagio sempre più diffusi, è diventata pressante in tutta Europa. Ed è indispensabile per contrastare con efficacia le crescenti spinte nazionalistiche e fascistiche. Detto in estrema sintesi: all’Europa della finanza e dei mercati, quale è attualmente la UE, occorre contrappore non il ripiegamento nazionalista, ma un’altra idea d’Europa. L’Europa dei popoli e dei lavoratori.

 

Oggi la UE è l’espressione tecnico-politica del dominio del capitale. E al tempo stesso un campo di battaglia in cui si contrastano le grandi multinazionali del capitalismo finanziario digitalizzato, e in cui gli Stati più forti dettano legge su quelli più deboli. Alla sovranità del mercato per il tramite della moneta unica hanno corrisposto la distruzione dei diritti sociali, a cominciare dal diritto al lavoro, e la crisi dell’intero sistema del welfare. Le lavoratrici e i lavoratori, donne e uomini, giovani e anziani, migranti e autoctoni, sono posti in concorrenza e in lotta tra loro per il salario, per l’occupazione, per le più elementari condizioni di sussistenza. La divisione delle persone che per vivere devono lavorare è dunque fattore costitutivo della UE: una situazione insostenibile che rende l’Unione una costruzione fragile e incerta, e spinge il Vecchio Continente in una posizione gregaria e subalterna nel nuovo ordine geopolitico che si profila nel mondo.

 

È stato distrutto, per iniziativa delle stesse socialdemocrazie, il compromesso tra capitale a e lavoro. Di conseguenza, private di rappresentanza e di organizzazione politica le classi lavoratrici del nostro tempo, è entrato in crisi l’intero impianto democratico costruito in Europa dopo l’abbattimento del nazifascismo. In radicale contrapposizione non solo con la Costituzione italiana che fonda sul lavoro i principi di uguaglianza e libertà, ma anche con il tradizionale Stato di diritto d’impianto liberale, non più in grado di reggere l’urto di una oligarchia di proprietari universali. I quali usano le innovazioni scientifiche e tecnologiche per rafforzare il loro potere, diffondendo le più aberranti forme di sfruttamento degli esseri umani e della natura, e di dominio sul genere femminile.
 
In tali condizioni la principale questione politica e sociale che si pone in Europa è quella di far crescere la cooperazione e l’unità solidale tra le lavoratrici e i lavoratori, tra tutti coloro i quali subiscono le conseguenze distruttive della crisi. Mettendo in campo una prospettiva che rovesci le tendenze attuali e faccia avanzare un’altra idea d’Europa in grado di contrastare le cause della povertà e dei movimenti migratori, ridefinendo i principi di uguaglianza e di libertà. Perciò è irrinunciabile una piattaforma programmatica europea, che muovendo da tre presupposti cardinali – il protagonismo della classe lavoratrice, la differenza di genere, la tutela della natura e dell’ambiente storico-culturale – metta al centro alcune scelte discriminanti, come quelle che seguono.
 
-La transizione ecologica integrale della base economica e dei servizi, in modo da assicurare, insieme a un’equilibrata riproduzione della natura, una vita dignitosa per tutti e per tutte. Ciò che comporta la definizione di un piano per l’occupazione e la qualificazione del lavoro, rivolto in particolare al lavoro di cura, alla tutela dei beni ambientali e culturali, alla messa in sicurezza dei territori e al risanamento delle periferie urbane.
-La promozione programmata dell’innovazione scientifica e tecnologica correlata alla riduzione dei tempi di lavoro e all’elevazione culturale della popolazione, assicurando l’istruzione gratuita fino al livello superiore e per i meritevoli fino all’università.
-L’aumento dei salari e degli stipendi in modo da elevare il livello di vita per tutti i residenti, a parità di condizioni tra donne e uomini per pari lavoro, e contrastando sistematicamente i lavori precari.
-La fissazione di standard comuni in Europa per le tutele sanitarie e previdenziali e per la tutela della maternità, corredati di adeguati servizi in modo da contrastare il calo delle nascite e la mortalità infantile. Assicurando al tempo stesso in tutta Europa il diritto all’interruzione volontaria della gravidanza.
 
La nuova Europa deve dare attuazione al diritto al lavoro e all’insieme dei diritti sociali e civili. A tal fine andrebbe ripreso e ripensato il progetto di un’Europa federale contenuto nel Manifesto di Ventotene, dove è scritto che la «rivoluzione europea» «dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici».
 
Le scelte sopra indicate comportano l’eliminazione dei paradisi fiscali, il controllo e la tassazione sui movimenti dei capitali, la separazione delle banche commerciali dalle banche d’investimento come premessa per la tutela del risparmio. Nonché un vero e proprio rivoluzionamento dei sistemi fiscali secondo i criteri della progressività in base al principio che chi più ha più paga; dell’introduzione dell’imposta sui grandi patrimoni (con esonero della casa d’abitazione); della lotta senza quartiere all’evasione e all’elusione fiscale.
 
C’ è bisogno di un’Europa né antirussa né antiamericana, porta aperta sul Mediterraneo e sul mondo, ordinata al fine della coesistenza pacifica tra i popoli e al disarmo generale, e quindi al ripudio della guerra come mezzo di soluzione delle controversie internazionali. Un’Europa che, costruendo su nuove basi la rappresentanza e l’organizzazione politica delle classi subalterne, si fondi sull’espansione di una democrazia progressiva in cui la centralità del Parlamento si coniughi con la partecipazione dei corpi intermedi e con inedite forme di democrazia diretta.
 
Per la costruzione di una nuova Europa può venire dall’Italia un duplice contributo: portando nel Continente i principi universali della nostra Costituzione e lottando in Italia per l’attuazione di tali principi.
 
Paolo Ciofi
www.paolociofi.it
 
articvolo pubblicato anche su Jobsnews.it
 
 
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