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Liste verso il voto in otto comuni

Quando anche i partiti si travestono da liste civiche

listeciviche 390 minL’approssimarsi della tornata elettorale amministrativa, con tutti gli smarrimenti e i dubbi da cui sono assaliti gli elettori di questi tempi, ci ha suscitato il ricordo di un aneddoto, per altro avulso, in cui Socrate, alla domanda di un giovane che gli chiedeva se sposare o no la sua amata, gli rispondeva: “Guarda, fa’ come vuoi, tanto in ogni caso te ne pentirai”. Questa risposta ci è parsa molto consona alle contorte manovre preelettorali dei raggruppamenti politici ciociari, in particolare del centro sinistra per quanto ci riguarda, in vista delle elezioni nei comuni di Belmonte Castello, Ceccano, Guarcino, Cervaro, Fontana Liri, Pontecorvo, Ripi e Trevi nel Lazio.

Quelle contorsioni indecorose, un fenomeno funesto che non accenna ad esaurirsi, consistono nel ricorso dilagante alle cosiddette liste civiche, a cui corrisponde il persistente e ulteriore arretramento dei partiti. La disinvoltura che le caratterizzano è il sintomo di una patologia, minacciosa come la peste nera e già prossima alla cronicizzazione, che non lascia sperare niente di buono.

Ma dal punto di vista dei cittadini, constatiamo che essi hanno ottime ragioni per nutrire una vera e propria idiosincrasia nei confronti dei partiti, e per sentirsi costretti ad optare, perciò, per una politica fai-da-te, avendo fatto, quei partiti, tutto il possibile per rendersi repellenti. E va notato, inoltre, che quella idiosincrasia che riguarda i partiti, non coinvolge anche la politica, come invece si vorrebbe far credere additando quei cittadini come portatori di antipolitica.

Al contrario, la creazione di liste civiche ad opera dei cittadini testimonia una certa loro consapevolezza dell’importanza della politica, tanto da sentirsi chiamati ad assumerne la responsabilità in prima persona. Tuttavia, a tale consapevolezza non ne corrisponde un’altra, che sarebbe invece necessaria, riguardo l’incapacità strutturale delle liste civiche a rimpiazzare adeguatamente il ruolo dei partiti. È destino delle liste civiche, infatti, sfaldarsi non appena sia esaurita la loro funzione elettorale, non riuscendo a mantenere, mai o quasi mai, il necessario coagulo dei partecipanti, ossia la necessaria memoria storica, anche nella fase successiva, e ben più pregnante, della gestione concreta della cosa pubblica. Gli esempi, a destra e a sinistra, non mancano…

Invece, dal punto di vista dei partiti, le constatazioni che si possono fare sono assai più amare, poiché nella scelta di proporsi elettoralmente come liste civiche, occultando nomi e simboli, è sempre possibile rintracciarvi delle preoccupanti opacità, quando non del dolo. I partiti che vi ricorrono non sono alla ricerca di “civismo”; se lo volessero, lo svilupperebbero in sé stessi, invece di tenerlo accuratamente e deliberatamente fuori. I partiti che ricorrono alle liste civiche, piuttosto, danno l’idea di qualcuno che si vergogni di sé (verrebbe da dire, giustamente), tanto da doversi mascherare; per nascondere il viso alla vista, per occultare tutte le deformità che lo sfigurano. E, trattandosi di partiti, ossia di soggetti collettivi deputati alla gestione della cosa pubblica, quelle deformità non comportano trascurabili obbrobri estetici, bensì danni incalcolabili alla politica, alle istituzioni e agli interessi materiali e immateriali dei cittadini, a cui sarebbero chiamati invece a dare rappresentanza. La scelta deliberata dei partiti di trasformarsi in liste civiche, perciò, è una scelta molto grave, soprattutto se si considera la sua natura dolosa.

I partiti sono, dovrebbero essere, un bene comune, non proprietà privata di qualcuno; i partiti sono, dovrebbero essere, “fruibili” dai cittadini, non “contendibili” dagli aspiranti leader, né accaparrabili dagli ambiziosi di ogni risma; i partiti sono, dovrebbero essere, un diritto dei cittadini costituzionalmente garantito, non il luogo di affari, carriere e camarille.

Essi sono lo strumento, unico e insostituibile, fornito dalla Costituzione ai cittadini “per concorrere con metodo democratico a determinare la politica” locale e nazionale. E allora è evidente che senza di essi, malamente sostituiti dalle cosiddette liste civiche, i cittadini sono automaticamente, inesorabilmente, deliberatamente esclusi dalle scelte riguardanti i loro stessi interessi. La partecipazione popolare alla politica attraverso i partiti, come l’abbiamo conosciuta noi e i nostri padri, non è un pio desiderio per anime belle, ma l’assoluta necessità per una politica che voglia avere caratteri popolari; non populisti né popolani.

Così, al povero cittadino elettore, minacciato da questo virus politico e indeciso se “sposare” o no una tale lista civica, opportunamente verrebbe da dire: “Fa’ come vuoi, tanto in ogni caso te ne pentirai”.

Frosinone 4 luglio 2020

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I Beni comuni di Ceccano

Beni comuni. Beni comunali. Beni patrimoniali, beni collettivi

Ceccano ex cartiera savoni 350 mindi Maurizio Cerroni - Beni comuni. Beni comunali. Beni patrimoniali, beni collettivi. Una vera risorsa, da preservare, tutelare e valorizzare. Comincio dal patrimonio boschivo montano di monte Siserno, quasi 900 ettari di proprietà comunale. Un’area di riconosciuto valore naturalistico a livello europeo, designata come ZPS- Zona di Protezione Speciale dall'UE in quanto si trova lungo le rotte di migrazione dell'avifauna, in particolare dei rapaci. Un paesaggio dal panorama meraviglioso e ricco di antiche sorgenti d'acqua, per cui credo si potrebbero mettere in campo investimenti, al fine di ripristinare vecchi sentieri di montagna. Si potrebbe rendere usufruibile a tutti la montagna, facendo tornare nuovamente percorribile la strada pedemontana tracciata tanti anni fa grazie ai cantieri scuola, permettendo il trekking in tale area. Stiamo parlando di un bellissimo percorso, che si estende dai confini di Giuliano di Roma arrivando fino al Comune di Castro. Inoltre, si potrebbe dare la possibilità di conoscere la grotta dell'arcaro, conosciuta a livello nazionale e visitata ogni anno da numerosi speleologi. Quindi, in questa area del nostro Comune ma non solo, si potrebbe agevolare la costituzione di una cooperativa di giovani, attraverso una convenzione, per sviluppare l'attività di apicoltura, di prodotti del sottobosco e di produzione locali, agro pastorali.

Non si possono dimenticare, tra i beni comunali di Ceccano, la Villa Comunale, il Castello dei Conti de’Ceccano, Castel Sindici con annesso parco, l'antico edificio dell'anagrafe comunale, gli uffici comunali del palazzo delle Giuseppine, ex Pretura di piazzale Bachelet, il Cinema Teatro Antares, l'ex Cinema Italia, il Palazzo Comunale, con relativi spazi, biblioteca, archivio storico, Sala degli archi, Sala di rappresentanza, auditorium. Poi, il campo di baseball, la pista di atletica con palestra attigua, il campo sportivo comunale; in questo settore, credo che si potrebbe pensare alla costituzione di una polisportiva comunale, soprattutto per promuovere attività ludico sportiva tra i giovani e pure per la terza età. A questo importante patrimonio vanno aggiunti quegli edifici scolastici rimasti chiusi per il calo della natalità, che ha avuto come conseguenza la riduzione del numero degli studenti anche nella nostro città. È veramente vasto il patrimonio del Comune di Ceccano, ma questo non deve essere visto come una sorta di problema benché, purtroppo, si sente dire da più parti l'idea di disfarsi tutto; simili ragionamenti sono semplicemente privi di senso. Il patrimonio del nostro Comune è stato accumulato nel corso di tanti anni e in molti casi si tratta di un patrimonio storico artistico di grande valore, che deve essere preservato per le future generazioni. Infatti, esistono norme che permettono il mantenimento della proprietà comunale con possibilità di iniziativa privata: attraverso una convenzione, con un bando pubblico, nulla vieta l'affidamento della custodia di alcuni dei beni del nostro Comune, rendendoli delle concrete occasioni di impresa e lavoro per i giovani, oltre che permettendo il soddisfacimento di nuovi servizi per la collettività. Quindi, questi beni comunali non rappresentano un problema ma una grande occasione, sono un possibile volano di sviluppo socio-economico e culturale che potrebbe dare prestigio a tutta la città.Ceccano castel sindici 350 min

La villa comunale, i giardinetti e il parco di Castel Sindici, il parco astronomico di via Morolense, sono un grande spazio verde nel cuore della città. Il Castello dei Conti, che nel corso degli anni è stato valorizzato, è conosciuto e spesso viene visitato, ma si potrebbe fare molto di più per la sua valorizzazione e fruibilità. Presso il Castel Sindici si potrebbe aprire un museo archeologico, grazie agli importanti reperti archeologici, ritrovati durante i lavori dell'alta velocità, che sono inventariati e in custodia negli scantinati del Comune. Invece, i locali dell'ex cartiera Savoni - inseriti dal MIBACT nel catalogo italiano delle opere notevoli in architettura, e il cui progetto si è classificato secondo al premio Romarchitettura In/arch 2006 – che non sono stati mai utilizzati bene, potrebbero essere messi a disposizione della creatività, facendoli diventare uno spazio per l'idea ma anche un luogo per lo smart working oppure una scuola comunale per insegnare i mestieri. Per quanto riguarda il Cinema Teatro Antares, è sempre attuale la convinzione di istituire in quel luogo il teatro comunale, con una scuola, un laboratorio teatrale intercomunale. Ancora, le innumerevoli bellezze paesaggistiche, boschive, fluviali, dovrebbero essere rese disponibili a tutti i cittadini, così come i notevoli percorsi e sentieri naturalistici, all'interno dei 336 ettari del Bosco di Faito - riconosciuto dalla Regione Lazio come oasi naturalistica di interesse nazionale e denominato “Monumento Naturale Bosco Faito”. Utilizzando una segnaletica moderna, con l'utilizzo di App, si potrà dare la possibilità a tutti di visitare il Bosco di Faito guidati da una informazione dettagliata, implementando l'uso di immagini e con riferimenti storici della città di Ceccano e della Ciociaria. Quindi, si dovrebbe dare maggiore attenzione alle nuove tecnologie, in modo da promuovere gli eventi e gli splendori della nostra terra, mettendo in rete il nostro patrimonio storico artistico, dalle chiese alle bellezze delle colline ceccanesi. Infine, non scarterei a priori l'idea di dare vita a un parco fluviale, con piste ciclabili.

Il piano regolatore del nostra città, con i suoi vincoli, ha tutelato veramente bene il nostro territorio. Adesso, però, il territorio deve essere ricucito, attraverso il recupero di un enorme patrimonio edilizio che versa in stato di abbandono, dalla zona industriale alle zone rurali, fino al centro storico. Ecco, questo si potrebbe fare. Impegnarsi nel campo della rigenerazione urbana. Il pianoCeccano bosco faito 360 min regolatore è ben fatto e va custodito e quando - nell'approssimarsi della campagna elettorale- sento dire, pronunciare, parole in cui si chiede di cambiare il piano regolatore generale del nostro Comune, mi viene la pelle d'oca... veramente è il caso di dire “parlate d'altro!”

Il 14 di giugno abbiamo assistito alla prima fermata della Frecciarossa a Frosinone. Fin da subito, è possibile andare in 40 minuti da Roma a Frosinone, in 1 ora e 7 minuti da Frosinone a Napoli; il prossimo anno ci sarà la nuova stazione dell'alta velocità in provincia. Una vera rivoluzione. Una grande opportunità per tutto il nostro territorio perché, grazie alla riduzione dei tempi di percorrenza in direzione di Roma e di Napoli, si apre il collegamento della provincia di Frosinone per la rete veloce con tutta Europa. La facilitazione dei collegamenti ferroviari apre nuovi scenari per la provincia, per tutte le attività imprenditoriale, industriali, artigianali, ed è anche l'occasione per valorizzare le bellezze della Terra di Ciociaria. Di fatto, molte persone investiranno sul nostro territorio, e il mercato immobiliare vedrà crescere il suo valore. Una vera occasione per tutti. Può essere un vero rinascimento per i nostri centri storici, ricchi di storia millenaria, per farli conoscere e visitare, ma potrà essere anche un'opportunità di residenza abitativa per il territorio, intesa come un possibile ritorno a popolare i nostri centri storici. Tante opportunità si aprono per costruire percorsi per l'agroalimentare, per l’enogastronomia, per il turismo. La nostra città può avere un nuovo futuro, con un forte sviluppo economico e sociale assieme alla valorizzazione e tutela dei territorio. Questo sarà possibile farlo solo attraverso una forte programmazione tecnico-scientifica, accompagnata da scelte politiche chiare, forti e autorevoli, perché una città come la nostra si governa con linee di programmazione e lavorando nella direzione di concrete possibilità di finanziamento in tal senso, a livello regionale, nazionale, europeo.

 

 

 

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Comuni che non rispettano l'emergenza?

 Coronavirus

coronavirus Italia J ridimensionato minNoi Per Fontana Liri - Oggi, lunedi 09 marzo, con stupore abbiamo registrato che nel nostro paese si è svolto tranquillamente il “mercato settimanale”, come se nel resto d’Italia e/o nel mondo si respirasse un’aria tranquilla e sana sotto ogni punto di vista.

Carissimo Sindaco, forse le è sfuggito un piccolissimo dettaglio che vero che trattasi del 9 marzo ma del 2020 e che probabilmente, visto il progressivo aumento del numero degli infettati, dei ricoverati in terapia intensiva, in sub intensiva e dei decessi, tra qualche giorno potrebbe essere ufficializzato anche uno stato di “pandemia”.

A tal proposito ci preme, purtroppo contestare al Sindaco, che sarebbe stato il caso di evitare lo svolgersi del mercato al fine di evitare possibili contagi e diffusione del COVID-19 tra la comunità fontanese e di quelle limitrofe che per tradizione ogni lunedì si affacciano al nostro mercato.

A nostro avviso, come è già avvenuto anche negli altri comuni della provincia, Il Sindaco doveva ordinare da subito le restrizioni inerenti lo svolgimento delle attività pubbliche di ogni genere!

Non vorremo pensare che questa "imprudenza" anche se legale, sia stata dovuta solo al fatto di non voler prendere dellelogo NoiXFontanaliri 350 min decisioni restrittive nei confronti della comunità fontanese per non compromettere un consenso elettorale in vista delle prossime elezioni!

Di fatto comunque un'effetto lo ha provocato e speriamo "innocuo", quello di aver messo indubbiamente in serio rischio il destino della salute di chi oggi inconsciamente si è recato al mercato fontanese.

Invitiamo, nell'immediato, il Signor Sindaco, vista la drammaticità del momento, al rispetto in primis a tutelare in ogni forma e modo, la salute dei Suoi Cittadini.

Il Coordinatore di "Noi per Fontana Liri"
Loreto Chiarlitti

 

 

Emergenza coronavirus

 

 

 

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Unione dei Comuni del Frusinate con una discussione larga

Provincia Frosinone 350 260di Ivano Alteri - La discussione sull’Unione dei Comuni del Frusinate non riesce a decollare, né fra gli addetti ai lavori né, tanto meno, tra i semplici cittadini. Nonostante i tentativi di alcuni, tra cui senz’altro Unindustria, il Psi, il presidente della Camera di Commercio ed altri, essa langue nel limbo delle cose che servirebbero, ma per le quali manca la determinazione necessaria a realizzarle. Probabilmente, c’è qualche limite da superare, oltre a qualche elemento da aggiungere; ma, ancor più probabilmente, forse vi è la necessità di inquadrare l’idea della città intercomunale in un ambito più ampio dell’attuale.

Un primo limite che, a nostro parere, è possibile individuare consiste, infatti, nell’aver ristretto la discussione ai soli otto sindaci interessati all’Unione; ossia, quelli di Frosinone, Veroli, Alatri, Ferentino, Supino, Patrica, Ceccano e Torrice (per la cronaca, fino ad ora solo i comuni di Frosinone e Supino hanno deliberato formalmente per l’Unione, mentre gli altri sono rimasti inoperosi, anche quelli i cui sindaci si sono espressi a favore). Ma l’Unione Comunale del Frusinate, in realtà, tratta della città capoluogo, non di una città qualsiasi; pertanto, dovrebbe essere l’intera provincia, l’insieme dei suoi comuni, dei suoi amministratori e dei suoi cinquecentomila cittadini, ad esprimersi e discuterne.

Un secondo limite riguarda proprio la distanza siderale che separa il tema in discussione da tutti i cittadini materialmente interessati. Ma questo è un errore antico, già presente nella stessa formazione del Paese, i cui fondatori furono costretti a dire, come si ricorderà, che dopo aver fatto l’Italia allora bisognava “fare gli italiani”; ma gli italiani si sarebbero fatti, più acconciamente, proprio facendo l’Italia... Così, ora si pretenderebbe di realizzare un grande progetto istituzionale locale, quel è l’Unione, senza la partecipazione di coloro che l’Unione dovrebbero popolarla e vivificarla.

Un terzo limite che individuiamo secondo il nostro modo di vedere, è la solitudine scientifica in cui è venuto a trovarsi il lodevole studio della professoressa Prezioso e colleghi, dell’Università di Tor Vergata. Esso avrebbe dovuto, dovrebbe, essere accompagnato da altri studi scientifici di pari valore riguardo i caratteri antropologici, sociologici, economici, storici, delle popolazioni autoctone, per comprendere i come e i perché dell’attuale condizione di disgregazione generale in cui versa il territorio, e porvi rimedio.

Un ulteriore limite, forse il più claustrofobico, è quello di aver discusso ed operato per la creazione dell’Unione dei Comuni del Frusinate per un nuovo capoluogo, senza aver prima riflettuto sul futuro dell’esistente istituzione della Provincia di Frosinone; e su questo limite riteniamo dovrebbe concentrarsi maggiormente l’attenzione. Più concretamente, esso richiederebbe un discorso a parte, che qui ci limitiamo a descrivere nei suoi tratti essenziali.

Infatti, se è vero che l’Unione riguarderebbe il capoluogo di provincia, è altrettanto vero che la nostra provincia è stata avviata all’estinzione istituzionale, con scelte frettolose poi bocciate da referendum popolare, compiute in nome di chimerici risparmi (ma risparmiare sulla democrazia e sulla governabilità dei territori, quando ci si riesce, non è mai stato un buon affare). In ogni caso, la Provincia è stata declassata a istituzione di secondo livello, con i suoi rappresentanti votati non più dai cittadini bensì dagli amministratori, e svuotata di molte sue prerogative, assegnate ad altre istituzioni sovraordinate. Ora che ci si è accorti della fallacia di tali scelte, e dopo la loro bocciatura venuta dalla diretta espressione popolare, forse sarebbe giunto il momento di riflettere su cosa debba essere la nuova Provincia di Frosinone, prima di discutere del suo capoluogo.

Certo, rifarla com’era non avrebbe molto senso, ma lasciare che si estingua per consunzione sarebbe una responsabilità davvero imperdonabile, ricadente su tutti noi suoi cittadini. Ed allora, bisognerebbe iniziare a dire che, alla luce della storia, la Provincia di Frosinone non è mai arrivata all’efficienza amministrativa, tanto meno all’efficacia, sin dalle sue origini. Ciò è dovuto ad un difetto costituente, consistente nell’aver accorpato due territori, quello del sud della ex Provincia di Roma e quello del nord della ex Provincia di Caserta, che allora rappresentavano le parti più povere delle rispettive province. Tale tara genetica ha condizionato pesantemente la sua storia fino ai giorni nostri. Ma sempre facendo riferimento alla memoria tramandata del passato, sappiamo che l’idea originaria della Provincia di Frosinone, quella definita il 6 dicembre 1926 con decreto del Consiglio dei Ministri presieduto da Benito Mussolini, per la verità non corrisponde affatto a quella che abbiamo oggi, definita invece dal Decreto Reggio del 2 gennaio 1927. La prima, infatti, comprendeva anche i territori dell’attuale provincia di Latina (circa), la seconda aveva invece subito l’amputazione dello sbocco al mare ad opera del re (per ragioni non ancora sufficientemente indagate dagli storici), con tutte le conseguenze, non solo di ordine economico.

Ci chiediamo, perciò, se non siano il caso e il momento, ora che siamo in fase di ristrutturazione di molti degli assetti del nostro Paese, di rivedere complessivamente anche quelli dei territori del Lazio meridionale, per dar loro una migliore struttura, una maggiore e migliore capacità di determinazione. In altre parole, se non sia il caso di ripensare l’intera Provincia di Frosinone, tornando alla sua definizione originaria, alla cui testa porre un nuovo capoluogo di provincia; appunto: l’Unione dei Comuni del Frusinate.

Abbiamo la convinzione che, così ridefinita, la discussione avrebbe maggiori probabilità di attecchire, e di arrivare magari a suscitare anche qualche chiacchiera da bar, che darebbe la netta sensazione di una cosa viva, concreta, partecipata; di certo con maggiori speranze di realizzare gli obiettivi annunciati.

Frosinone 12 ottobre 2019

 

 

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Postamat anche nei piccoli comuni del Lazio

Postamat minDichiarazione della Consigliera regionale Cristiana Avenali, responsabile piccoli comuni e contratti di fiume della Regione Lazio

«La modernizzazione e l’ampliamento del numero degli sportelli ATM Postamat è uno dei punti contenuti nell’Accordo, sottoscritto a Gennaio scorso da Regione Lazio con il Presidente Nicola Zingaretti, Poste italiane e Anci Lazio per il potenziamento sul territorio di progetti innovativi utili a garantire nuovi e più ampi servizi»- dichiara Cristiana Avenali, Responsabile Piccoli Comuni della Regione Lazio -. «Ancora un’azione importante, ancora un successo, che mostra come la Regione Lazio, anche con questo protocollo, abbia scelto la strada giusta per valorizzare e promuovere quello che è uno dei nostri patrimoni più importanti, cioè i Piccoli Comuni. Proprio loro che rappresentano oltre il 70% del totale dei Comuni del nostro Paese, sono infatti i luoghi dove sono custoditi natura, biodiversità, storia, bellezze architettoniche, tradizioni culinarie, saperi e sapori. E ciò che dobbiamo combattere è il loro abbandono e spopolamento e questo lo si può fare solo con azioni che riportino in quei posti i servizi e tutto quello che può riconsegnare a loro un protagonismo indispensabile per costruire un futuro di sostenibilità. Dobbiamo fare in modo che le persone vogliano e possano tornare a vivere quei luoghiregionelazio e iniziare a fornire un servizio come il bancomat postale vuol dire perfettamente questo. Quella di oggi, nel Comune di Cineto Romano - conclude Avenali - è la prima attivazione , domani saremo a Maenza, e nelle prossime settimane a Coreno Ausonio, Civitella D’agliano, Gorga. Nei prossimi mesi saranno sodisfatte tutte le richieste arrivate dai Comuni».

 

 

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Per l'efficientamento energetico e lo sviluppo sostenibile nei Comuni

LucaFrusone in Parlamento 350 260"Grazie al MoVimento 5 Stelle e al lavoro di squadra dei ministri Di Maio, Fraccaro e Lezzi, nel decreto legge Crescita abbiamo stanziato 500 milioni di euro per avviare opere pubbliche in materia di efficientamento energetico e di sviluppo sostenibile nei Comuni di tutta Italia" dichiara il deputato del MoVimento 5 Stelle Luca Frusone "Di questi fondi" continua il parlamentare alatrense "oltre 5,5 milioni di euro sono destinati ai Comuni della Provincia di Frosinone. In base al numero degli abitanti, i Comuni potranno usufruire dei finanziamenti (si va dai 50 mila euro per i piccoli Comuni ai 130 mila euro per i comuni più popolosi della nostra provincia) per aprire cantieri finalizzati al rinnovamento energetico degli edifici pubblici, alla mobilità sostenibile, all'abbattimento delle barriere architettoniche e alla messa in sicurezza delle strade, delle scuole e del patrimonio pubblico."

"I fondi saranno assegnati entro il 25 aprile e le opere dovranno essere avviate dai comuni entro il 15 ottobre 2019: un periodo di tempo preciso per evitare che le opere pubbliche restino su carta. Dopo i 400 milioni già stanziati in favore dei piccoli Comuni (di cui oltre 4 milioni stanziati per i piccoli Comuni della nostra Provincia), dopo il piano ProteggItalia da 11 miliardi varato dal Presidente Conte (di cui circa 83 milioni destinati al Lazio) e dopo le risorse stanziate per l'accesso alla rete Wi-Fi libera e gratuita nei Comuni" conclude il deputato pentastellato "abbiamo fatto un un'ulteriore passo in avanti per far ripartire il nostro Paese che ha bisogno di opere utili e diffuse e non di mastodontiche operazioni speculative"

 

 

 

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M5S, Wi-Fi gratuita in Italia e nel Lazio, prima i piccoli Comuni

WiFi diffuso 350 260 minItalia

Il deputato del MoVimento 5 Stelle Luca Frusone interviene sul progetto “Piazza WiFi Italia” del Ministero dello Sviluppo Economico, guidato da Luigi Di Maio, che punta a rendere disponibile per tutti i cittadini una rete wifi gratuita, libera e diffusa sul territorio nazionale. “Ho segnalato ai sindaci della nostra Provincia la possibilità di richiedere punti WiFi per i Comuni da loro amministrati grazie ai quali cittadini, imprese e turisti potranno connettersi gratuitamente e in modo semplice, tramite l’applicazione dedicata, per usufruire di maggiori informazioni e creare migliori opportunità di sviluppo che hanno ricadute positive per il territorio” dichiara Frusone. Il progetto partiva dai Comuni colpiti dal terremoto del 2016 che ha interessato Abruzzo, Lazio e Umbria, ma adesso, grazie alle risorse stanziate dal governo, 45 milioni di euro, tutti i Comuni interessati possono fare richiesta dei punti wifi direttamente online, registrandosi sulla nuova piattaforma web accessibile dal sito http://wifi.italia.it/it/. La priorità nel soddisfacimento delle richieste sarà riservata ai Comuni con popolazione inferiore a 2.000 abitanti. Tale aspetto di vincinanza ai piccoli Comuni viene sottolineato dal deputato pentastellato che rileva: “L’obiettivo del nostro governo è consentire la crescita in ogni area del Paese con particolare attenzione verso quei territori che possono patire maggiori difficoltà. I piccoli centri, già interessati dal fondo di 400 milioni di euro (di cui più di 4 milioni di euro stanziati per i piccoli Comuni della nostra Provincia) per mettere in sicurezza strade, scuole, edifici pubblici e patrimonio comunale, potranno contare anche su uno strumento imprescindibile di sviluppo quale l’accesso alla rete wifi libera e gratuita in grado di migliorare la situazione economica e sociale”.

Lazio

Roma, 27 febbraio – “Sono 253, di cui 161 con popolazione inferiore ai 2mila abitanti, su un totale di 378, i piccoli Comuni del Lazio che beneficeranno del progetto ‘Piazza Wifi Italia’ del Ministero dello Sviluppo Economico”. E’ il bilancio tracciato dai consiglieri regionali M5S del Lazio. “Si tratta di un’occasione unica per tutti i Comuni, e in particolare quelli con meno di 2mila abitanti, per superare l’isolamento digitale e fermare lo spopolamento – spiega la consigliera 5stelle Valentina Corrado, Responsabile M5S degli Enti locali - Per il progetto sono stati stanziati complessivamente 45 milioni di euro che permetteranno di realizzare aree wi-fi gratuite su tutto il territorio nazionale. I Comuni potranno fare richiesta di punti wifi direttamente online, registrandosi sulla nuova piattaforma web accessibile dal sito wifi.italia.it. Connettività gratuita per tutti i cittadini, per i turisti e per le imprese, significa più informazioni, più libertà, più democrazia. E significa dare la possibilità a territori in difficoltà, come ad esempio quelli colpiti dal sisma del 2016, di rinascere. Continuiamo a sostenere la crescita e lo sviluppo tecnologico in ogni area del Paese, nell’ottica della creazione di una vera Smart Nation”.

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Comuni Ricicloni, Cori al 72% di differenziata

comuni ricicloni minLegambiente Lazio ha fatto recapitare in questi giorni all’Amministrazione comunale di Cori l’attestato di Comune Riciclone 2018, a seguito del raggiungimento e superamento del 65% di raccolta differenziata, come da obiettivo fissato dal Piano Rifiuti della Regione Lazio. Il 71,79% è il dato relativo al 2017 riportato dall’Osservatorio dei Rifiuti della Provincia di Latina, pari a 2.802,22 tonnellate. Il rifiuto urbano più differenziato è la frazione organica. A seguire le altre tipologie: carta e cartone, ingombranti, vetro, plastica, apparecchiature elettriche ed elettroniche, legno, metalli, tessili e abbigliamento, oli.

Rispetto al 2016 il tasso di differenziazione del Comune di Cori è cresciuto del 12,14%, attestandosi sopra la media provinciale (46,14%) e regionale (45,52%), Il paese lepino entra così nella top ten dei comuni ricicloni pontini, i più virtuosi nella conduzione ecosostenibile del ciclo dei rifiuti. È migliorata anche l’attenzione delle persone al conferimento: la produzione di indifferenziata pro-capite è diminuita del 19,81%, mentre la differenziata pro-capite è aumentata del 14,73%. Stabile la quantità di rifiuto organico domestico avviato a compostaggio, intorno alle 1.240 tonnellate.

Soddisfatti il Sindaco Mauro De Lillis e l’Assessore all’Ambiente Luca Zampi – “Hanno contribuito a questo risultato l’azienda Formula Ambiente e i suoi lavoratori, e soprattutto i nostri concittadini. Il loro impegno costante qualifica la nostra Città tra le più emancipate del Lazio per rispetto dell’ambiente e del territorio e quindi delle generazioni future. Sarebbe importante però realizzare un impianto pubblico provinciale, dal momento che questi progressi ecologici sono vanificati dal punto di vista tariffario dal monopolio privato nella gestione dello smaltimento di umido ed indifferenziato che ogni anno genera un innalzamento dei prezzi”.

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'Unione dei comuni per un nuovo capoluogo...'

villa comunale FrosinoneSi è tenuto lunedì scorso nell'auditorium di Viale Madrid un convegno organizzato da Unindustria di Frosinone, per presentare lo studio: “Unione dei comuni per un nuovo capoluogo – Sistema cooperativo di città del Frusinate”, commissionato dalla stessa Unindustria ad un gruppo di lavoro dell'Università di Tor Vergata, coordinato questo dalla Prof. Maria Prezioso. L'iniziativa è finalizzata alla creazione di una città capoluogo intercomunale, che dovrebbe comprendere Frosinone, Ferentino, Alatri, Ceccano, Veroli, Patrica, Supino e Torrice.

Leggendo la cronaca della giornata, tratta da un articolo di Stefano De Angelis sul Messaggero edizione locale, trapela dalle righe lo scetticismo di alcuni sindaci interessati. Antonio Pompeo, sindaco di Ferentino nonché Presidente della Provincia, ha rinviato diplomaticamente alla necessità di “riflettere” su un piano che, tuttavia, considera “un'idea condivisibile”. Nicola Ottaviani, sindaco del capoluogo, non ha esitato a dirsi favorevole, ma non senza interrogarsi problematicamente sull'“oggetto” dell'eventuale contratto tra comuni. Roberto Caligiore, sindaco di Ceccano, invece, sembra proprio abbia voluto gettare la palla sugli spalti, auspicando la creazione di una “piccola regione senza Roma”, in luogo di una semplice città intercomunale.

I vantaggi che deriverebbero dalla creazione della città capoluogo intercomunale sono stati snocciolati dai promotori dello studio e dalla stessa prof. Prezioso. Con gli oltre 150 mila abitanti, la città potrebbe accedere direttamente ai fondi europei, della programmazione al 2020 e futura, oltre che agli incentivi statali previsti per le aggregazioni fra comuni; otterrebbe un miglioramento della qualità dei servizi (raccolta dei rifiuti, trasporti pubblici, viabilità, edilizia scolastica...) e l'ottimizzazione dei loro costi.

L'idea non è nuova; già in passato è stata posta all'attenzione dell'opinione pubblica. Ma la presente occasione ha il doppio merito di aver coinvolto il mondo accademico e, quindi, di aver introdotto un elemento di scientificità nel dibattito politico. Insomma, un concreto passo in avanti.

Lo scetticismo dei sindaci interessati non è del tutto infondato, viste le tendenze disgregative presenti da decenni sul nostro territorio e le difficoltà che bisogna affrontare per invertirle. La nostra provincia è preda da lungo tempo di un processo disgregativo che si manifesta sin dall'assetto topografico. A partire dagli anni Settanta del secolo scorso, i nostri centri abitati hanno iniziato a scivolare dalle colline verso la valle, inondandola di ville, case e casupole. In spregio ad ogni regola, mentre imbrattavamo le nostre campagne, disgregavamo i centri storici, dis-abitandoli e abbandonandoli spesso a se stessi. Così facendo, moltiplicavamo esponenzialmente i costi della caotica neo urbanizzazione (o meglio: dis-urbanizzazione!), e quelli di tutte le infrastrutture e servizi. I quali, a loro volta, non potevano che peggiorare. A tale disgregazione “fisica”, per di più e peggio, corrispondeva una inevitabile disgregazione sociale, che ha portato spesso le nostre comunità locali alla disintegrazione.

Ciò si aggiungeva, per altro verso, ad altre due tipiche tendenze del territorio frusinate: una antica, riguardante la già scarsa urbanizzazione originaria, vista la presenza e persistenza di comuni anche di poche centinaia di abitanti; e un'altra più recente, ma anch'essa quasi secolare, riguardante la nascita e la composizione stessa della nostra provincia (che, com'è noto, ha avuto un concepimento, un parto e un post partum non poco travagliati). A seguire, ne scaturiva una classe dirigente, non solo politica e amministrativa, non all'altezza degli immani compiti, sempre in attesa di un intervento esterno per risollevare le proprie sorti, mai in grado di fronteggiare adeguatamente il rapporto con Roma e le istituzioni sovraordinate, ma, anzi, spesso interessatamente condiscendente e prona di fronte ad esse.

Ma proprio tali tendenze e tali difficoltà dovrebbero suggerire l'urgenza di un intervento massiccio per invertire la direzione catastrofica della Provincia. La creazione di una città capoluogo intercomunale andrebbe in questo senso. E non solo garantirebbe l'acquisizione di nuovi finanziamenti esterni, una migliore gestione e qualità dei servizi e l'ottimizzazione dei loro costi, ma segnalerebbe, innanzitutto a noi stessi, che abbiamo invertito la mortale tendenza alla disgregazione, che non stiamo più ad aspettare che qualcuno venga a salvarci, che non nascondiamo più i nostri problemi dietro quelli nazionali e internazionali, che abbiamo preso coscienza del carattere endogeno della nostra condizione, che ora siamo divenuti consapevoli delle nostre potenzialità, che intendiamo procede con sicurezza e determinazione.

Allo scopo, è evidente, la riflessione e il dibattito tra i soli sindaci direttamente interessati, e la loro opinione, non possono bastare. E non dovrebbero bastare, visto che si tratta di creare un nuovo capoluogo di provincia.

Allo scopo non può bastare neanche fare squadra, che tutt'al più può servire a vincere un campionato. Qui si tratta di rifare la storia della provincia. Per far questo occorre fare comunità.

Allo scopo, al contrario, sarebbe assai utile che tutte le forze politiche e sociali, le amministrazioni pubbliche, le associazioni, si attivassero, ognuna per sé o congiuntamente, a diffondere la discussione tra la gente, a fornire dati e statistiche, a svolgere iniziative specifiche di approfondimento, coinvolgendo l'intero territorio provinciale e le sue comunità locali, portando la discussione all'interno delle famiglie finalmente riunite all'ora di cena.

E se non fossimo in grave ritardo, la discussione non verterebbe sul “se” realizzare la città capoluogo intercomunale, ma sul “come” realizzarla.

Frosinone 12 dicembre 2018

 

 

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Periferie. E' tornata la pace tra i Comuni e il Governo?

movimento 5 stelle bandiera 350 260Luca Frusone Deputato M5S - Bando periferie, Frusone: “Quello che promettiamo, facciamo”
Pare sia tornata la pace tra i Comuni e il Governo guidato da Giuseppe Conte sulla questione del bando Periferie. I famosi milioni di euro che alcuni Comuni dichiaravano scippati per le periferie, arriveranno e saranno persino di più. «Infatti – spiega Luca Frusone del Movimento 5 Stelle che partecipò a suo tempo all’incontro organizzato dal sindaco Ottaviani – avevamo sin da subito garantito mezzo miliardo per i primi 24 progetti, che poi era tutta la somma che aveva messo il Governo Renzi e rimandato il resto dei finanziamenti, sbloccando comunque un miliardo di euro per i Comuni virtuosi». Tale sblocco venne visto, soprattutto dagli esponenti del PD, come un furto ma, in realtà, contrattacca il deputato pentastellato «Non c’è stato nessun furto perché quei soldi erano dei Comuni e dovevano solo essere sbloccati. Il ritardo sulle periferie era dovuto alla pronuncia di incostituzionalità del bando stesso, a cui abbiamo ovviato, e al fatto che volevamo fare un nuovo controllo sui progetti vincenti». Durante l’incontro di Frosinone infatti vennero sollevati dubbi su come la commissione a guida PD aveva dato i punteggi premiando magari progetti che con la riqualificazione delle periferie avevano poco a che fare. «In legge di bilancio verrà stanziato un altro miliardo e 600 milioni per gli altri 96 progetti che se sommati ai 500 milioni già previsti, gli unici stanziati dal PD, e al miliardo per i Comuni virtuosi raggiungono una cifra elevatissima a dimostrazione dell’attenzione che abbiamo per gli Enti Locali» evidenzia Frusone che conclude dicendo «Ovviamente, date le dinamiche precedenti, abbiamo cambiato qualcosa. Infatti non saranno contribuiti a pioggia ma grazie a un nuovo meccanismo sarà la capacità di realizzazione dei Comuni e di giustificazione delle spese a misurare le ripartizioni che avverranno dal 2019. Insomma quello che vogliamo far capire non è solo che se promettiamo una cosa la manteniamo ma che per i sindaci si apre un capitolo nuovo, infatti non dovranno dimostrare di avere tessere di partito o santi in paradiso per ottenere fondi per i cittadini ma dovranno dimostrare di saper amministrare, progettare e spendere bene quei soldi, un concetto banale ma che in un Paese come l’Italia ha il profumo di rivoluzione».

 

 

 

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