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Il nuovo Consorzio industriale del Lazio

LAVORO E LAVORATORI

Il consorzio industriale unico del Lazio e la crescita del lavoro

di Donato Galeone*
RegioneLazio 370 GeosNews minNel luglio 2020 Il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti dichiara di “non sprecare l'occasione proveniente dai miliardi di euro dall'Unione Europea che daranno fondamento alla strada dove comminerà il futuro”.

Giorni fa – 4 giugno 2021 attuando la legge regionale n.7/2018 – nasce “un nuovo e unico Consorzio Industriale per tutta la Regione Lazio” che è l'unificazione dei cinque Consorzi di Sviluppo Industriali (ASI) esistenti nel Lazio.

Si tratta – leggiamo – di “modernizzare i sistemi industriali e produttivi del Lazio, valorizzare e semplificare l'assetto gestionale dei Consorzi attualmente esistenti per contribuire a mettere in campo una NUOVA POLITICA INDUSTRIALE REGIONALE”.

Per l'importante evento il Presidente Zingaretti ha sottolineato che la delibera con la istituzione del Consorzio Unico “pone le basi per dare al comparto produttivo laziale un assetto gestionale tra i più organizzati in Italia” e il Vice Presidente Leonori con l'Assessore Orneli hanno confermato che “la nascita del Consorzio Industriale Unico Regionale permetterà di creare un ambiente favorevole per lo sviluppo delle imprese in grado di agevolare la diffusione della innovazione, della digitalizzazione e delle buone pratiche per una crescita sostenibile”.

Si apre, quindi, un nuovo percorso o strada unica ricostruita e moderna su cui “camminerà il futuro” - auspicato da Zingaretti - della transizione decennale 2021-2026-30 mediante una progettazione complessiva di sviluppo laziale che dovrebbe essere lungimirante e condivisa dalle parti sociali e territori, cofinanziata dalle risorse finanziarie europee.

Una incisiva ripartenza di sviluppo e lavoro, peraltro, già indicata nell'ottobre 2018 dalla Regione Lazio e sollecitata dal Consiglio Regionale del 21 gennaio 2020 mediante la definizione articolata unitaria dell'area laziale territoriale economica-sociale, partendo dalle aree economiche portuali di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta: dal mare verso le aree interne delle cinque province laziali e coinvolgendo le APEA (area produttiva ecologicamente attrezzata) coordinate dai cinque Consorzi Industriali singoli o preferibilmente unificati, oggi, nel costituendo Consorzio di Sviluppo Industriale del Lazio.

Si dovrebbe prevedere - entro queste aree territoriali ecologicamente attrezzate - con proposte progettuali multifunzionali allo sviluppo economico e sociale equilibrato delle aree provinciali laziali - non solo con parole - il condividere e definire gli obiettivi da pianificare e realizzare mediante il supporto, valido e necessario, del Consorzio Industriale Lazio essenzialmente.
1- nella promozione e conoscenze dei piani industriali e processi evolutivi continui di mercato dalle multinazionali alle imprese;
2- nelle iniziative cogenti e pratiche verso il miglioramento delle capacità attrattive nel Lazio sia nazionale che estere;
3- nella pianificazione e tempistica realizzazione degli interventi necessari e urgenti di bonifica integrale di tutte le aree agricole e di quelle da destinare alla ripresa attiva industriale e servizi nel contesto della transizione ecologica nazionale e dei processi di digitalizzazione.

Sia la Regione Lazio che il braccio operativo-esecutivo del Consorzio di Sviluppo Regionale Lazio dovrebbero - recuperando ritardi - farci conoscere a breve le proposte articolate in bozza sin dal 2018 – da aggiornare territorialmente – con un definito “PIANO STRATEGICO DI SVILUPPO REGIONALE” da gestire - oggi - nella dimensione regionale e coniugato tanto con le sei missioni indicate nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) quanto, essenzialmente, ai tempi predeterminati europei 2021-2026 attuativi della transizione ecologica e digitale.

Il costituito Consorzio Industriale Lazio dovrebbe essere funzionale alla ripresa e al sostegno delle attività imprenditoriali presenti anche nel frusinate, partendo dalle aree SIN della Valle del Sacco, per settori produttivi agricoli e mappando unità industriali cessate o abbandonate – da recuperare – oltre a favorire nuovi investimenti e insediamenti proposti e condivisi mediante piani regolatori tra le Amministrazioni dei Comuni consorziati, oltre che strumento operativo di Regione Lazio nella esecuzione degli interventi nelle aree da attrezzare e rilanciare salvaguardando salute e massimi livelli occupazionali “pur bloccati al 30 giugno da emergenza Covid -19”.

In questo quadro nuovo di sviluppo innovativo di impresa e lavoro territoriale appare attualissima, in queste ultime settimane di giugno, la esigenza di una verifica occupazionale - ai livelli regionale e provinciale - mirata alla salvaguardia di posti di lavoro nei settori trainanti la economia laziale.

Vale a dire: mappare, identificare e verificare - tra associazioni sindacali dei lavoratori e degli imprenditori - tutti quei settori e aziende impegnate nella ripresa e la riorganizzazione del lavoro aziendale sia nei livelli degli eventuali esuberi che sul come rioccuparli evitando, ragionevolmente e solidalmente, la strada del licenziamento in presenza, ancora, dell'emergenza Covid-19.

Da tenere in conto quanto l'ISTAT ci dice: che il numero degli occupati è sceso di 800 mila unità rispetto al febbraio 2020 mentre il settore della sanità va rafforzato con assunzioni, mediante adeguate piante organiche ospedaliere e di pronto soccorso di prossimità territoriali.

In questa difesa sociale occupazionale anche in “direzione selettiva per settori produttivi di beni e servizi” - superando il balletto inconcludente di rozza propaganda politica – il Governo e il Ministro del Lavoro, con il Parlamento, dovrebbero convenire, favorire e concertare con parti sociali rappresentative di imprese e lavoratori ogni “modalità e tempi certi di difesa occupazionale” oltre il 30 giugno 2021.

*ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

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Il drammatico quadro debitorio del Valle del Liri

CONSORZIO di BONIFICA della VALLE DEL LIRI

La realtà non è proprio quella rappresentata in Regione

di Mario Costa
consorzio di Bonifica Valle del Liri Cassino 350 260 minNon ci ha messo molto ad arrivare a Roma l’eco delle proteste di tanti proprietari dei terreni agricoli del nostro territorio, assai critici con il Consorzio di Bonifica della Valle del Liri per i pesanti aumenti applicati negli ultimi due anni sul canone di irrigazione e sul resto. Per renderne chiara a tutti la sostanziosa quanto dolorosa entità, a mo’ di esempio, indichiamo che là dove su un ettaro si pagavano 200 euro l’anno, ora se ne paga il doppio, se non proprio qualcosina in più.

E’ un malcontento di cui, come da dovere, si son dovuti far carico alcuni degli amministratori più sensibili e più attenti alle esigenze della loro gente (cominciando dal sindaco di Cassino), sui quali i consorziati hanno scaricato il loro malcontento, stante la Capitale un po’ lontana da qui.

E’ stata pure un’eco che ha fatto dunque assai rumore, visto che si è scomodato, non il portavoce dell’assessore competente, ma addirittura il capo di gabinetto della Regione, Albino Ruberti, con una intervista a tutta pagina, a spiegare la giustezza di una politica “lacrime e sangue”, ma doverosa, necessaria per ripartire con un discorso nuovo.

“La decisione di nominare un Commissario straordinario – ha detto Ruberti – è stata dettata dalle gravi criticità riscontrate nella precedente amministrazione dell’Ente che hanno dato vita a quella preoccupante situazione debitoria e a una serie di inefficienze che gravavano sui consorziati”. E’ proprio quanto ebbe a rilevare Riccardo Casilli, il precedente Commissario del Consorzio, già qualche mese dopo l’ insediamento. Denunciò infatti “un drammatico quadro debitorio” e di avere scoperto, a fronte di bilanci sempre approvati, “pesanti debiti fuori bilancio”, peraltro mai correttamente scritti nei documenti contabili, aggiunse. A cominciare dai circa 10 milioni di debiti con i gestori elettrici per bollette non pagate, oltre agli interessi nel frattempo maturati. Cui aggiungere i debiti con ditte varie, tra cui il più grosso, allora, (2.300.000 euro) con la Intercantieri/Vittadello. Insomma, una tragica realtà gli enormi debiti frutto della pessima, clientelare, assai allegra gestione del passato che ha rischiato di travolgere il Consorzio. Un ente visto (ed utilizzato) come serbatoio di voti per le fortune elettorali di questo e di quell’esponente del centrodestra nostrano. Peraltro, ironia della sorte, non sempre tra i più raccomandabili.

Il prezzo salato del risanamento di una politica scellerata sono ora chiamati a pagarlo i tartassati consorziati, le cui polemiche, contrariamente a quanto sostiene Ruberti, sono tutt’altro che “sterili”. Polemiche che peraltro si alimentano da sole, senza che abbiano bisogno del soffiare del sindaco di Cassino né di alcun altro amministratore. Ha invece ragione il capo di gabinetto di Zingaretti quando si augura, lasciando lavorare la commissaria straordinaria Stafania Ruffo, che il Consorzio possa uscire presto dal commissariamento e si possa proseguire sul percorso tracciato “con una gestione, rispetto al passato, più efficiente e virtuosa dell’Ente”.

E qui veniamo al dunque. La regia dei responsabili della scellerata gestione pre-commissariale è già all’opera per la riproposizione, in maniera riveduta ma non corretta, della stessa gestione politica ispirata alla filosofia di sempre. Già prefigurato il vertice, messi in moto sindaci amici e sta approntando la macchina per tagliare il traguardo del prossimo gran premio. Il disegno cullato è ben lontano dalla gestione trasparente, rigorosa, corretta di un Ente così importante, così come auspica Albino Ruberti.

Quanto, infine, alle opere da lui richiamate, basterebbe una sua passeggiatina da queste parti (peraltro salutare lontana dallo smog romano), per fargli sorgere qualche dubbio sul come sono state realizzate e rispetto alle certezze espresse nel suo autorevole e documentato intervento. La realtà non è, infatti, proprio rispondente a come gliel’hanno rappresentata.

 

 

 

 

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Consorzio Minerva: tanti interrogativi, ma nessuna risposta

Perdite MINERVA: frutto inequivocabile della gestione Ciacci?

comitatoresidenticolleferro 350 260di Ina Camilli - Il Consiglio regionale del Lazio si avvia a concludere l’esame del nuovo Piano di gestione dei rifiuti, che incrementerà il carico ambientale sulla valle del Sacco, nello stesso momento in cui i Comuni soci del consorzio intercomunale Minerva scarl riescono con molta fatica a raggiungere un approdo.
Abbiamo preso visione del primo bilancio 2019 presentato dall’Amministratore unico del consorzio, Alessio Ciacci, pubblicato dal Comune capofila Colleferro nel proprio sito (delibera Consiglio comunale n. 41, scaricabile al link undefined), non reperibile nel sito web del consorzio, come impone la legge sulla trasparenza (D.Lgs. 33/2013).
Il primo bilancio del consorzio di Colleferro è in perdita, come gli ultimi 2 bilanci delle aziende di Rieti, redatti dal duo Ciacci-Bernardini, suo ex direttore e uomo di fiducia durante quelle gestioni.

Questo Comitato fin dalle prime battute procedurali per la nomina dell’Amministratore unico ha nutrito forti dubbi, a cominciare dal bando pubblicato dal Comune di Colleferro, e li ha denunciati agli organi competenti, tra cui la Procura della Repubblica, per scarsa trasparenza e pubblicità.
Tra i vizi riscontrati spicca il sincronismo quasi svizzero tra la scadenza temporale e l’incompatibilità tra la precedente attività di Ciacci a Rieti con la nascente esperienza a Colleferro. Ora, riguardo al primo bilancio di Minerva viene formalmente dichiarata una perdita di 92.428,00 € ma nulla viene esplicitato sul fatto che il Comune di Colleferro è intervenuto per almeno 2 volte con somme proprie in "soccorso finanziario": la prima con 446.457,00 €, quale finanziamento soci, e la seconda con 310.971,32 €, come anticipo del servizio. Come si giustificano questi aiuti? Perché nel bilancio non sono riportati? Dovranno essere restituiti? Come e quando?

Sulla correttezza e trasparenza di questo bilancio aleggiano numerosi dubbi anche in considerazione delle ripetute, consistenti e dichiarate perdite annuali di esercizio del ramo d’azienda relativo al servizio di igiene urbana e, più in generale, della società Lazio Ambiente spa (di proprietà della Regione), da cui Minerva ha appunto affittato il ramo d’azienda.
Prima di procedere all’affitto del ramo d’azienda sarebbe stato necessario determinarne il valore in base ai dati di bilancio (calcolo del flusso reddituale dei 3 anni precedenti, normalizzazione, identificazione del tasso di attualizzazione e conseguente adozione di un metodo reddituale per la determinazione del suo valore).

Non sappiamo se questa valutazione sia stata fatta (se eseguita, deve essere pubblicata sul sito istituzionale del consorzio) con l’aggravante che era a conoscenza dei bilanci in forte perdita di Lazio Ambiente nei 4 anni precedenti e che la società pubblica si reggeva in piedi solo grazie alle continue iniezioni di denaro pubblico da parte della Regione.

Sull’ex Direttore generale, Fabio Ermolli, sono state scaricate responsabilità che non gli appartenevano in riferimento ad errori macroscopici, che prefiguravano uno scenario futuro negativo in cui Minerva (e con essa i cittadini dei Comuni soci) si è venuta a trovare.
Ci riferiamo intanto al contratto di affitto di ramo d’azienda, in perdita, sottoscritto dall’Amministratore unico. Si può ritenere competente un amministratore che, senza una valutazione terza e attendibile, sottoscriva tale contratto?
Oppure possiamo dedurne che l’operazione di affitto di ramo d’azienda non era nata per rappresentare una soluzione di utilità economica per i cittadini dei Comuni soci, ma semplicemente come operazione politico-partitica per “liberare” la Regione di un ramo secco, che non riusciva a dismettere.
Appare rilevante la pochezza, anche in relazione al numero di pagine (7), della relazione al bilancio dell’Amministratore unico sulla gestione del consorzio, in cui ci si imbatte in invettive sulle passate gestioni dei rifiuti sul territorio colleferrino, invece di chiarire se la perdita di oltre 92 mila € è da attribuire alla discrepanza tra avvio delle attività di Minerva, sottostimate, e l’incasso dei primi proventi (ricavi da lui descritti) o ancora alla necessità di aumentare la solidità finanziaria del consorzio, del tutto insufficiente fin dalla sua nascita.

Oggi a Colleferro rischiamo di fare la fine di Rieti con il duo Ciacci-Bernardini, quest’ultimo, insieme a Zazza, subentrato all’ex Direttore generale, Ermolli (da quando, con quale contratto e compensi?) e che, con l’attuale, diventano 3 i bilanci in perdita nel giro di 4 anni consecutivi attribuibili al duo nei Comuni del Lazio.
Chiediamo lumi anche sull’applicazione dell’art. 2426 del c.c. in base al quale Ciacci preannuncia la scrittura in bilancio della perdita come quota di ammortamento quinquiennale: tale perdita è dunque maggiore di 5 volte e l’Amministratore unico si augura di poterla riassorbire in 5 annualità di pari importo?

Chiediamo pubblicamente e via pec ai responsabili dell’anticorruzione dei Comuni soci: - di avviare ogni azione volta all’analisi degli atti di valutazione del suddetto bilancio in cui sono evidenti considerevoli omissioni tra quanto avvenuto e continua ad avvenire nei fatti e quanto previsto dalle leggi; - di imporre con urgenza la pubblicazione degli atti che hanno sancito la nomina dell’Amministratore unico, comprese le dichiarazioni sull’assenza di procedimenti penali in corso.

Denunciamo pubblicamente e via pec ai responsabili amministrativi dei Comuni soci:
1) L’assenza di pubblicità obbligatoria del Piano di Risanamento (sempre se redatto), di cui D.Lgs. 33/2013
2) L’assenza di una valutazione economica, da assegnare ad un soggetto terzo, del ramo d’azienda di Lazio Ambiente spa (se eseguita, deve essere pubblicata sul sito istituzionale)
3) L’illegittimità con cui Minerva ha operato ed opera in assenza di un contratto diretto e trasparente con i Comuni soci
4) Che ad oggi i Comuni soci e non (Segni e Capranica Prenestina) sono serviti con gravi carenze/criticità ammesse dai Sindaci e dallo stesso Amministratore Unico, ma che, in assenza di contratto, si traducono per i cittadini nel completo pagamento della Tari a fronte di un servizio insufficiente e/o non reso integralmente;
5) L’illegittimità, ai fini delle norme sulle società “in house providing”, per il servizio di igiene urbana svolto nei Comuni non soci di Segni e Capranica Prenestina essendo questo un servizio non accessorio ma totale e quindi soggetto obbligatoriamente al controllo analogo da parte dell’Ente affidatario (Segni e Capranica), cosa che i due Comuni non possono svolgere non essendo soci;
6) Assenza di una valutazione economica per il consorzio del servizio reso al Comune di Capranica Prenestina che presenta una popolazione bassissima (351 abitanti), un territorio molto ampio (20,36 km2) ed un’elevata distanza, circa 30 km, dalla centralità del servizio (Colleferro). Capranica, logisticamente e sotto il profilo dell’economicità, potrebbe essere servito unitamente ai paesi ad esso limitrofi da altro gestore per evitare costi manifestamente troppo elevati e gravosi per gli altri soci;
7) Invalidità sicuramente politica, se non anche formale, dell’avvenuto azzeramento e ricostituzione del capitale sociale (atto del 4/8/2020) senza il preventivo passaggio in tutti i Consigli comunali dei Comuni soci per l’adozione della delibera sul riconoscimento fuori bilancio della perdita di esercizio di Minerva, delle motivazioni che l’hanno determinata e senza la presentazione ed approvazione del Piano di risanamento, non allegata alla delibera comunale;
8) Divieto di ricapitalizzazione e probabile nullità anche dell’atto di azzeramento e ricostituzione del capitale sociale (avvenuto il 04/08/2020) in base all’art. 14, c. 5, Dlgs 19.8.2016, n.175, dove espressamente cita “ Le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, non possono, salvo quanto previsto dagli articoli 2447 e 2482-ter del codice civile, sottoscrivere aumenti di capitale, effettuare trasferimenti straordinari, aperture di credito, né rilasciare garanzie a favore delle società partecipate….che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripianamento di perdite anche infrannuali...”. Cosa quest’ultima attuata dal Comune di Colleferro almeno in due occasioni, come già riportato in alto (466.457,00 € e 310.971,31 €, indicate nella Determinazione dirigenziale n.772, 27/11/2019, Comune di Colleferro).
9) L’assoluta mancanza di trasparenza riguardo l’impiantistica prevista nel “Programma di azione e piano economico finanziario” alla base del progetto Minerva, di cui all’elaborato “Dotazione Impiantistica di progetto”, quale elemento fondante e caratterizzante della costituzione del consorzio stesso.
Di tale impiantistica non si parla e non sappiamo se avvenga perché non si intende più realizzarla o per altre motivazioni. Fatto sta che senza l’impiantistica prevista, il progetto presenta una anomalia di fondo: assoluta ed accertata mancanza di economicità per i Comuni soci, qualora lo scopo del consorzio venisse ricondotto al solo servizio di igiene pubblica.

Minerva, senza know-how, capitali, mezzi, con pochi Comuni serviti, senza iscrizioni agli Albi, non può competere economicamente con nessun’altra realtà del territorio, sempre in house, capace di offrire da subito un servizio migliore, garantito ed economicamente di sicuro più vantaggioso non necessitando di avviamento, affitti di ramo d’azienda e capitali che ogni Comune socio deve “investire” (con possibilità di perderli). Inoltre, l’adesione ad un’altra società in house non vincola i Comuni ad investimenti decennali considerevoli e, qualora ci fossero società che offrissero un servizio migliore e/o più economico, in qualunque momento sarebbero liberi di cambiare gestore a vantaggio dei cittadini.

Chiediamo all’Amministratore unico, Ciacci di rispondere all'accesso agli atti da noi formulato inerente la dichiarazione di assenza di procedimenti penali in corso al momento della candidatura in risposta al bando per tale incarico in Minerva. Risposta ad oggi, dopo oltre 60 giorni, ancora pendente in violazione delle norme sulla trasparenza e dell’anticorruzione.
Colleferro, 5.8.2020

Ina Camilli, Rappresentante Comitato residenti Colleferro
Contrada Fontana degli Angeli
00034 Colleferro – Roma
– cell. 3357663418
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Colleferro. Consorzio Minerva. Il lupo perde il pelo non il vizio

comitatoresidenticolleferro 350 260Comunicato - Ina Camilli, Comitato residenti Colleferro - Colleferro, Consorzio Minerva trasparenza e legalità. Il lupo perde il pelo non il vizio.
Abbiamo appreso della nomina del nuovo Amministratore unico del Consorzio Minerva a seguito del recente bando pubblicato sul sito istituzionale il 30/5/2019 (soci i Comuni di Colleferro, Labico, Genazzano, Nemi, Gavignano, Gorga, mentre Carpineto Romano in fase di rinnovo del Consiglio comunale non ha potuto partecipare).
La vicenda Minerva continua ad essere gestita con scarsa chiarezza, trasparenza e legalità, come appare sia dalle modalità di pubblicità tenute, sia dalle difformità tra i 2 bandi, quello del 2018 e l’attuale, volte a far partecipare candidati meno competenti rispetto a quello precedente.

Alla luce delle dimissioni dell’Amministratore unico, la nomina del reggente e l’incarico a Ciaccio, comunicate informalmente, è stato perso quasi un anno in atti burocratici, sulla base poi di un bando meno qualificato.
La figura nominata oggi, il sig. Ciacci, non avrebbe potuto superare la selezione così come prevista nel bando del 2018, dove venivano pretese comprovate capacità tecniche e amministrative, oltre al titolo della laurea, che il nuovo Amministratore unico non ha, tutti requisiti che originariamente erano imposti come precondizioni all'invio dei curricula.
Va rilevato che se Ciacci avesse partecipato al bando in cui fu nominato Cocciò non avrebbe potuto essere scelto, poiché, contrariamente al bando originario, dove si richiedevano competenze dimostrabili e il possesso della laurea, nel nuovo bando tutto ciò è stato espunto, favorendo nomine meno qualificate dal punto di vista dei titoli posseduti.

Inoltre, cosa ancor più grave se comprovata, ci risulta che ai sensi dell'art. 7, comma 2, del Dlgs 39/2013, la nomina del nuovo Amministratore unico non sia compatibile con la carica assunta dal Ciacci, essendo di fatto nell'anno precedente e fino a giugno 2018, presidente del Consiglio di amministrazione della ASM di Rieti.
Una nomina improvvida, illegittima e formalizzata in favore del nuovo Amministratore unico, del quale sono state apprezzate le capacità di assessore in provincia di Lucca circa 10 anni fa, ma niente altro di rilevante dal punto di vista manageriale.

La "legge Severino" - n. 190/ 2012 - e le norme sull’anticorruzione, unitamente al D.lgs 8/4/2013, n. 39, vietano la nomina di amministratore presso un’azienda partecipata a chi ha ricoperto nei 2 anni precedenti analoghi ruoli nell'ambito regionale.
Dopo la forzata nomina del direttore Ermolli, su cui ancora pendono esposti all’ANAC, assistiamo ad un’altra nomina inconferibile?
Tra l’altro, il comma 1 dell’art. 20 dello stesso D.lgs, così come rilevabile dal modello di domanda compilato dai singoli candidati, prevede che: "All'atto del conferimento dell'incarico l'interessato presenta una dichiarazione sulla insussistenza di una delle cause di inconferibilità di cui al presente decreto.”
La legge quindi prevede un'assunzione di responsabilità da parte dei candidati e che non vi siano incompatibilità e inconferibilità in essere formalmente sancite.
Prova è che proprio pochi mesi fa l’Amministratore nominato in AMA ha dovuto rinunciare per lo stesso motivo di incompatibilità.

Chiediamo un chiarimento immediato volto ad escludere che vi sarebbe stato un concorso di colpe tra il candidato e il soggetto controllore dei requisiti richiesti dal bando.
Qualora ciò non avvenisse, segnaleremo al responsabile dell'anticorruzione di tutti i Comuni del Consorzio e alla Prefettura, tali evidenze, che denotano inadeguatezza nella conduzione della cosa pubblica e un bassissimo grado di conoscenza delle leggi sulla trasparenza, sull’anticorruzione nonché del decreto n. 165/2001, non solo da parte delle commissioni di valutazione, ma anche da parte di alcuni candidati.

Ciò nel rispetto della legalità e nell’interesse generale chiediamo di rivalutare la situazione e di indire un vero bando pubblico alla stregua di quello precedentemente emanato, volto alla scelta di un professionista esperto, nominato anche a seguito di colloquio mirato alla verifica di tali credenziali.
*Ina Camilli, Comitato residenti Colleferro

Colleferro, 4.7.2019

 

 

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Svolta l'audizione Consorzio Valle del Liri

RegioneLazio 350 260Si è svolta ieri, 20 giugno 2019, l’audizione del Commissario straordinario del Consorzio Valle del Liri, Stefania Ruffo, dei sindaci di Atina, Adolfo Valente, di Belmonte Castello, Antonio Iannetta, di Casalvieri, Franco Moscone, di Picinisco, Marco Scappaticci, di San Biagio Saracinisco, Dario Giustino Iaconelli, di Vallerotonda, Gianfranco Verallo, di Villa Latina, Luigi Rossi, convocata in commissione dal Presidente della Commissione Ambiente e Agricoltura della Regione Lazio, Valerio Novelli.

In apertura di audizione, dopo un breve sunto della situazione, il consigliere Loreto Marcelli, che aveva chiesto l’audizione al Presidente Novelli, ha sollecitato la Commissaria straordinaria Ruffo a delucidare la Commissione circa le tante criticità che i sindaci in più occasioni hanno denunciato e che sia il Consigliere Marcelli che il Presidente Novelli, hanno potuto costatare nel sopralluogo, del 17 maggio scorso, ad Atina.

“Mi premeva sapere – spiega il Consigliere Marcelli - se ci sia stata una doppia tassazione ossia se si sia verificata una duplicazione tra quanto pagato ai consorzi per gli oneri di bonifica e quanto pagato al gestore del servizio idrico integrato. E, sulle cartelle arrivate ai cittadini, se si sia provveduto ad una sospensiva o quali azioni si intendessero intraprendere. Inoltre ho chiesto, visto la situazione rovinosa in cui versano alcuni territori, quali siano state le attività operative di bonifica effettuate dal consorzio. E quante unità operative siano a disposizione del Consorzio per le attività di bonifica. Ho chiesto anche una pianta organica della struttura con i dati sul totale e le mansioni dei dipendenti. In ultimo ci tenevo a capire a che punto fosse la fusione dei tre consorzi e se ci fosse un piano di razionalizzazione”.
“Ho trovato – continua il consigliere Marcelli - nella persona della dottoressa Ruffo la massima disponibilità tanto che alcune risposte ai miei quesiti sono stati da leim5s bandiera 350 260 min anticipati con la produzione e presentazione di documenti che chiariscono se pur parzialmente alcuni dubbi. Ho apprezzato inoltre l’impegno della Commissaria ad ascoltare i sindaci e a trovare una soluzione per una situazione, quella del Consorzio, che definirei, dopo l’ascolto di tutte le parti audite, decisamente critica e rovinosa”.

A seguito della audizione, risulta che non ci sia al momento una vera e propria pianta organica, i debiti accumulati e le azioni legali intraprese contro il Consorzio sono numerose e pesano in modo fondamentale sul bilancio di competenza. Inoltre è emersa da parte degli auditi anche la necessità di rinnovare la convenzione con Acea Ato5 da tempo scaduta. Quanto alle bollette arrivate ai cittadini, sono frutto di un calcolo fatto sulla base di dati catastali dell’Agenzia delle Entrate aggiornati. La situazione, come hanno confermato singolarmente i sindaci auditi, non è di facile risoluzione ma l’incontro di oggi è certamente servito a coinvolgere la Regione e in particolare, come ha sottolineato il Presidente Novelli, la Commissione Ambiente e Agricoltura che ha definito la risoluzione di tale problematica come prioritaria. Inoltre è emerso la volontà chiara e soprattutto urgente, sia dei sindaci che dalla Commissaria straordinaria, di unirsi per ottenere una soluzione che sia a vantaggio soprattutto dei cittadini.

 

 

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In Regione audizione Consorzio Valle del Liri e Sindaci

di Loreto Marcelli - Convocconsorzio di Bonifica Valle del Liri Cassino 350 260 minati in Regione il Commissario Straordinario del Consorzio Valle del Liri e i Sindaci dei Comuni coinvolti - A seguito della richiesta al Presidente della Commissione Ambiente e Agricoltura della Regione Lazio, Valerio Novelli, giovedì 20 giugno, sono stati convocati in audizione il Commissario straordinario del Consorzio Valle del Liri, Stefania Ruffo, i sindaci di Atina, Adolfo Valente, di Belmonte Castello, Antonio Iannetta, di Casalvieri, Franco Moscone, di Picinisco, Marco Scappaticci, di San Biagio Saracinisco, Dario Giustino Iaconelli, di Vallerotonda, Gianfranco Verallo, di Villa Latina, Luigi Rossi.

L’attenzione del Consigliere Marcelli e del Presidente Novelli, verso le problematiche che negli ultimi anni hanno coinvolto i cittadini rientranti nella zona del Consorzio Valle del Liri e quelle del consorzio stesso, è sempre stata altissima. L’ultimo sopralluogo, quello del 17 maggio ad Atina, ha portato entrambi i Consiglieri a volere una volta per tutte fare chiarezza sulla situazione. Troppe le inosservanze appurate e le criticità avvenute soprattutto dopo il maltempo di fine ottobre del 2018, che ha prodotto ingenti danni ad abitazioni e ai cittadini, e ancora non risolti. In un contesto già decisamente problematico ricordo inoltre che molti cittadini si sono visti recapitare esose bollette nonostante lo stato di abbandono in cui versa il territorio. Un’altra vicenda questa, di cui, mercoledì 20 maggio in Commissione, chiederemo conto al Commissario straordinario del Consorzio di bonifica Valle del Liri.

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Marcelli: Situazione critica di aree del Consorzio della Valle del Liri

consorzio di Bonifica Valle del Liri Cassino 350 260 minRichiesta di audizione del Commissario straordinario del Consorzio di bonifica Valle del Liri e dei sindaci dei territori che rientrano nel Consorzio della Valle del Liri

Il Consigliere della Regione Lazio, Loreto Marcelli, ha richiesto al Presidente della Commissione Agricoltura e ambiente della Regione Lazio, Valerio Novelli, l’audizione del Commissario straordinario del Consorzio di bonifica Valle del Liri e dei sindaci dei territori che rientrano nel Consorzio della Valle del Liri.
Durante il sopralluogo del 17 maggio ad Atina, alla presenza del sindaco, Adolfo Valente e del Presidente del Consiglio comunale, Paolo Fallena, il Consigliere Marcelli e il Presidente Novelli hanno accertato la situazione decisamente critica in cui versano alcune aree di competenza del Consorzio di bonifica della Valle del Liri.
Soprattutto di quei territori colpiti dal maltempo di fine ottobre del 2018, che ha prodotto ingenti danni ad abitazioni e a moltissime attività di cui, i cittadini in primis, hanno pagato e pagano tuttora un prezzo altissimo.

“Dopo sette mesi – spiega il Consigliere Marcelli - non è assolutamente pensabile che la situazione non sia cambiata e che le problematiche non siano state risolte dal Consorzio di bonifica Valle del Liri e che queste zone versino in completo stato di abbandono. Anzi, direi che è peggiorata visto che in molti si trovano a dover pagare esose bollette nonostante il mancato servizio e lo stato di abbandono in cui versa il territorio. Per questo motivo mi è sembrato doveroso, chiedere al Presidente Novelli di convocare in audizione i sindaci delle zone colpite e il Commissario straordinario del Consorzio di bonifica Valle del Liri affinché – conclude il Consigliere Marcelli – si arrivi anche a redigere il documento di sospensiva per le bollette”.

 

 

 

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Colleferro, Consorzio Minerva fermo ai blocchi

comitatoresidenticolleferro 350 260Ina Camilli - Colleferro, Consorzio Minerva avvitato su se stesso e fermo ai blocchi. Attendiamo da mesi l’esordio sul campo del Consorzio Minerva, costituito ormai da sei mesi (settembre 2018), per svolgere il servizio di igiene urbana e ambientale in favore di Amministrazioni pubbliche, incluso il servizio per la raccolta differenziata, nonché autorizzato alla costruzione e gestione anche per conto terzi di impianti per il recupero, riciclaggio, trattamento e smaltimento dei rifiuti e bonifica delle aree da sostanze contaminanti.

Formato da 7 soci, i Comuni di Colleferro, Labico, Genazzano, Carpineto Romano, Nemi, Gavignano e Gorga, il Consorzio ha un capitale sociale di € 66.302,08, secondo quote differenziate, con scadenza 2060.

Tutta l’operazione nasce in un clima di ingiustificata euforia, vista l’esperienza pregressa e il contesto storico sanitario e ambientale della valle del Sacco. Una parte del territorio guarda con preoccupazione alla riproposizione di una esperienza troppo simile a quella fallimentare dell’ex Consorzio Gaia ed a quella disastrosa di Lazio Ambiente, che sconta tutt’oggi grave difficoltà gestionali, sempre sull’orlo del tracollo finanziario.

Una scelta politica mai sufficientemente chiarita, ma voluta dall’Amministrazione colleferrina con l’intento di svolgere un ruolo di traino nel settore dei rifiuti e nei confronti dei Comuni aggregati, fino a diventare Ente capofila per drenare fondi e finanziamenti regionali.

La situazione, però, si è complicata dopo le dichiarazioni del Presidente Zingaretti e dell’Assessore Valeriani di convertire gli inceneritori di Colleferro in un compound industriale, attività che interferisce con i progetti di Minerva. La Regione Lazio ha pensato bene di mettere in casa colleferina un temibile concorrente, ovvero il soggetto che acquisterà Lazio Ambiente e realizzerà il miracoloso compound: un affare da 50 milioni di €.

La vita amministrativa del Consorzio, inoltre, diventa subito opaca in relazione al procedimento per la nomina dell’Amministratore unico, il cui requisito fondamentale – dovrebbe essere – la pluriennale esperienza nella gestione dei rifiuti, ma l’assemblea dei consorziati opta per una scelta politica e meno tecnica, nominando Raffaele Cocciò: chiarissimo segnale circa le reali strategie di gestione del Consorzio, tutte indirizzate verso logiche esclusivamente politiche.

All’Amministratore spetta ora, sulla base di una procedura pubblica, individuare il Direttore generale, figura delicatissima e per la quale l’esperienza tecnica è fondamentale.

Il candidato con i migliori requisiti, però, ritira la candidatura, contestando la poca trasparenza del bando e le numerose ed anomale riaperture della selezione.

Passano i mesi e a dicembre 2018, nel corso di un Consiglio Comunale tenutosi a Colleferro, viene comunicato che il nuovo Direttore generale è stato individuato nella persona di Fabio Ermolli, con esperienza nel settore delle bonifiche, come risulta dall’Albo gestori ambientali.

Una società consortile che gestisce rifiuti solidi urbani ha l’obbligo, per poter svolgere la sua attività, di iscriversi all’Albo gestori, categoria 1, con classe dipendente dal numero di abitanti serviti, e i requisiti di idoneità richiesti per l’iscrizione sono due: uno economico-finanziario e l’altro tecnico.

Quello economico-finanziario è garantito dai Comuni e/o da polizze e quello tecnico dai mezzi, dal personale e da un responsabile (Direttore generale), che acquisisce tale qualifica dopo aver maturato un certo numero di anni di esperienza nel settore e aver sostenuto un esame.

Il Consorzio Minerva per partire ha ora necessità di avere mezzi (che al momento non ha), personale (che al momento non ha) e un responsabile idoneo alla categoria 1 classe C (che al momento non ha), secondo quanto risulta dalla documentazione disponibile.

Forse che l’Amministratore Unico, dopo aver scelto il Direttore generale, deve indire un nuovo bando per individuare un responsabile che si occupi degli aspetti gestionali e del rispetto della normativa, nonché della formazione del personale?

Si fanno bandi per individuare professionisti a cui sono richiesti determinate competenze e poi si nominano persone che ne sono sprovviste? Ha senso nominare un Direttore per poi ricorrere – se l’ipotesi qui avanzata venisse confermata – a un’altra figura – con un aumento dei costi - che abbia i requisiti per accedere all’Albo gestori e che sarà responsabile del settore tecnico e del rispetto della normativa sui rifiuti?

Il rischio è che si ripetano gli stessi errori commessi con Gaia e Lazio Ambiente, errori che sono costati alle casse dei Comuni – e quindi ai cittadini - decine e decine di milioni di €.

Attendiamo i nuovi sviluppi e vedremo se sarà necessaria l’indizione di un nuovo bando pubblico e quali saranno questa volta i requisiti previsti. Dovrebbe essere richiesta, per esempio, l’esclusività del rapporto per evitare conflitti di interesse nel corso dell’attività, ed è auspicabile che quest’ultima sia prestata solo a favore del Consorzio Minerva.

Peraltro attendiamo da mesi la formalizzazione della nomina del dottor Ermolli, in servizio fino al 2016 presso il dipartimento rifiuti di Arpa Lazio.

Attediamo anche la nomina del Responsabile anticorruzione e l’approvazione da parte dell’Assemblea dei Sindaci del Piano anticorruzione, atti che secondo la normativa l’Amministratore Unico e l’Assemblea avrebbero dovuto già adottare.

Ina Camilli

Rappresentante Comitato residenti Colleferro

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Costituito il Consorzio "Colline Pontine"

collinepontine 350 260dal Consorzio per la Tutela e la Valorizzazione dell’Olio Extravergine di Oliva Colline Pontine DOP - Nel mese di maggio si è costituito il Consorzio per la Tutela e la Valorizzazione dell’Olio Extravergine di Oliva Colline Pontine DOP.

A darne notizia è il Presidente del CdA Alfredo Cetrone, imprenditore agricolo di Sonnino, da sempre impegnato nella produzione di Olio Extravergine di Oliva di qualità, ed in particolare di quello certificato con la Denominazione di Origine Protetta “Colline Pontine”.
Il logo dell’Olio DOP Colline Pontine
Il Presidente ricorda, infatti, che il procedimento amministrativo finalizzato all’ottenimento della DOP sull’Olio Extravergine di Oliva Colline Pontine si era già concluso nel 2010 con la pubblicazione, sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, del Regolamento (UE) n. 259/2010 della Commissione del 25.3.2010, con il quale la denominazione Colline Pontine (DOP) è stata iscritta nel registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette, fino ad oggi, però, non si è mai provveduto ad istituire il Consorzio di Tutela di questa importante DOP.
Già da tempo, inoltre, opera nella filiera la società consortile 3A-PTA in qualità di Organismo di Controllo incaricato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali per la certificazione delle produzioni di olio che possono fregiarsi del marchio DOP Colline Pontine.
Mancava pertanto un importante organismo, appunto il Consorzio di Tutela e Valorizzazione, che affiancasse l’Organismo di Controllo e il Ministero delle Politiche Agricole per l’espletamento delle attività di tutela dalle contraffazioni e di promozione sul territorio.Pres AlfredoCetrone
Il Presidente Alfredo Cetrone esprime pertanto grande soddisfazione per la costituzione del Consorzio destinato a colmare l’unica lacuna ancora esistente nella filiera dell’Olio Extravergine Colline Pontine DOP ed informa che è già stata avanzata, al MiPAAF e alla Regione Lazio, richiesta ufficiale di riconoscimento come Consorzio di Tutela ai sensi dell’art. 14 della Legge 526/99, atteso che gli olivicoltori aderenti rappresentano oltre i 2/3 della produzione certificata dall’Organismo di Controllo.
L’avvenuta costituzione del Consorzio ed il prossimo riconoscimento da parte del Ministero delle Politiche Agricole rappresentano senz’altro un importante contributo per lo sviluppo socio economico della filiera olivicola oleica dell’areale della DOP Colline Pontine, che comprende i seguenti 25 comuni della provincia di Latina: Aprilia, Bassiano, Campodimele, Castelforte, Cisterna di Latina, Cori, Fondi, Formia, Itri, Lenola, Maenza, Minturno, Monte San Biagio, Norma, Priverno, Prossedi, Roccagorga, Rocca Massima, Roccasecca dei Volsci, Santi Cosma e Damiano, Sermoneta, Sezze, Sonnino, Spigno Saturnia, Terracina.

Sonnino, 20.7.2017

 
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Estendere la riacquisizione di proprietà al Consorzio ASI

asi frosinone notte 350 260di Donato Galeone - Ho letto la dichiarazione del Presidente De Angelis. “Siglato protocollo d'intesa tra Asi e Cgil -Cisl- Uil” nel corso della conferenza stampa di ieri 10 maggio 2015. Ho voluto commentare l'evento con questa mia sollecitazione - non unica - che trascrivo per www.unoetre.it in quanto impossibilitato a inviarla direttamente al Presidente De Angelis dal suo blog (che con accoglie l'invio) o alla sua mail che io non conosco, ed ecco, il mio commento:

“Condivido che il recupero dei siti dismessi è diritto-dovere del Consorzio Asi pur rilevando che è stato scritto anche nel protocollo d'intesa tra cgil-cisl-uil nel 2005, poi ripreso nel maggio 2014 con l'impegno per la bonifica della Vdc (Videocon) e con un prioritario riacquisto da parte del Consorzio - come annunciato - in via di definizione alla Conservatoria Immobiliare di Frosinone.
Oggi 10 maggio 2015 è positiva questa nuova intesa tra consorzio Asi e Cgil-Cils-Uil sia per la condivisione-concertazione delle linee guida finalizzate alla reindustrializzazione affermando – innanzitutto – che il modello di recupero Videocon “sara' il modello operativo da applicare a tutti i casi simili”.
E allora, finalmente, la estesa applicazione – non rinviabile di altri 10 anni – del “recupero e riacquisizione” dei siti in tempi brevi da parte del consorzio Asi mediante estensione del riacquisto ai sensi dell'art.63 della legge 448/98.
Sappiamo tutti che dagli anni 1977-81, con le incentivazioni ex Cassa Mezzogiorno, si promuovevano e si stabilizzavano gli insediamenti produttivi in aree assegnate dal Consorzio Asi (personalmente anche con Angelino Loffredi, Sapio e altri in commissione Asi) che venivano verificati sia nelle tipologie produttive che nei livelli di occupazione iniziale ed a regime produttivo proposto.
Ma dopo 40 anni numerose di quelle attività produttive, pur assegnate in proprietà dal consorzio Asi, risultano cessate o sono abbandonate nelle stesse aree Asi della provincia di Frosinone.
Si tratta, quindi, di riacquistare, bonificare e restituire alla comunità Ciociara – legittimamente - tramite il consorzio Asi (art.63 legge 448/98) e con bando pubblico “riassegnare” ad altri attivi imprenditori singoli e/o associati per lavorare e riprendere a produrre beni e servizi.
E’ questa – a mio avviso – una giusta primaria e civile sfida non punitiva ma di condiviso utilizzo e “salvaguardia ambientale dei suoli” - peraltro - indicata con le stesse finalità nelle costituendi aree produttive ecologicamente attrezzate (Apea).
Donato Galeone
Frosinone,11 giugno 2015

*“Siglato protocollo d’intesa tra Asi e Cgil, Cisl e Uil”
Si è tenuta questa mattina presso il Consorzio Industriale ASI di Frosinone, la conferenza stampa nel corso della quale è stato firmato il Protocollo d’intesa tra l’ASI e le Organizzazioni sindacali Confederali CGIL, CISL e UIL della Provincia di Frosinone, alla presenza del Presidente On. Francesco De Angelis e dei segretari delle organizzazioni, rispettivamente Guido Tomassi, Pietro Maceroni e Gabriele Stamegna. Presenti anche i membri del consiglio di amministrazione del consorzio, nelle persone del Vice Presidente Giovanni Proia, e dei consiglieri Luca Sellari e Augusto Cestra.

L’obiettivo è quello di favorire lo sviluppo e la crescita economica del territorio, svolgendo un’attività di potenziamento delle attività esistenti e rendendolo attrattivo al sorgere di nuove iniziative industriali, grazie anche al ricorso ad investimenti pubblici che siano di supporto.

Il Presidente De Angelis ha espresso la sua soddisfazione in quanto si tratta del suo “primo atto ufficiale da Presidente del Consorzio Industriale”. Da sempre sensibile al tema della concertazioni, ritiene fondamentale il dialogo e la condivisione con le parti sociali. “Per venire al dunque – ha detto De Angelis – il primo obiettivo è l’accesso ai fondi comunitari, perché nel momento della crisi sono le uniche risorse certe e disponibili. Le linee di intervento su cui lavorare, in primis, sono le aree produttive ecologicamente attrezzate (APEA), strumento che mette in sintonia il tema della crescita e della tutela dell’ambiente, per realizzare uno sviluppo sostenibile con al centro il progetto della bonifica della Valle del Sacco.

Il tema dell’energia, dal punto di vista del risparmio, efficientamento e produzione, risulta centrale come anche quello della digitalizzazione; ieri sono stati testati i nuovi tratti di fibra ottica di Frosinone e Sora passando da 85 agli oltre 100 km che l’ASI mette a disposizione.

“In merito alla Videocon, d’intesa con Regione e sindacati – ha affermato De Angelis – lavoreremo sul bando di evidenza pubblica per la reindustrializzazione del sito con l’obiettivo dello sviluppo e del lavoro”.

Soddisfazione è stata espressa anche dai segretari delle organizzazioni sindacali, che hanno accolto con entusiasmo la nomina del neo Presidente. Tomassi ha sottolineato quanto “il recupero dei siti dismessi sia importante, rendendo il territorio attrattivo per gli investitori e come lo strumento della concertazione possa favorire lo sviluppo e l’occupazione”; d’accordo anche Maceroni, che ha sottolineato “l’importanza di questa cabina di regia con l’Asi, individuato come soggetto attuatore delle politiche a sostegno delle imprese, dello sviluppo e della tutela ambientale”. Infine Stamegna ha evidenziato come “questo accordo dia un contributo propositivo che va nella direzione degli investimenti, in linea con le esigenze delle imprese, per realizzare uno sviluppo sostenibile del territorio”.

**Una comunicazione della Cisl

Care Amiche ed Amici,
è stato sottoscritto, nella giornata di ieri, un Protocollo d’Intesa, tra CGIL, CISL, UIL ed il Consorzio ASI di Frosinone per promuovere la crescita economica e favorire il sorgere di nuove iniziative industriali nell’ambito del territorio, potenziando le attività esistenti, la programmazione e lo sviluppo produttivo, attraverso investimenti pubblici a supporto dell’attività industriale.
Abbiamo contrattato con l’ASI una pianificazione d’investimenti, che potrete evincere dal Protocollo allegato e che diventa determinante per la capacità di sviluppare attrattività territoriale.
Abbiano individuato come prioritaria la Costituzione di una Cabina di Regia, presieduta dall’ASI di Frosinone, con lo scopo di avviare percorsi di animazione territoriale, atti a creare consenso locale e rivestire il ruolo di soggetto attuatore per la “Call for Projects” ed i bandi del POR 2014 – 2020.
Creare altresì contesti integrati di sviluppo sostenibile che sulla base delle linee guida APEA, imponga una nuova stagione industriale operativa che possa contribuire a raggiungere un progresso concreto e misurabile, capace di coniugare le esigenze dell’economia con quelle dell’ambiente.
Tra i punti salienti dell’Accordo ci sono:
Consorzio ASI SMART per un’Area Industriale Intelligente, si tratta di creare un ambiente industriale in grado di agire attivamente per migliorare la vita dei cittadini, delle imprese e dei lavoratori, grazie all’impiego di tecnologie, mobilità, ambiente ed efficienza energetica;
Bio Energy Landscape Lazio, la riqualificazione Valle del Sacco attraverso opere di bonifica, introduzione di nuove colture, produzione di energia da fonti rinnovabili e azioni di miglioramento della fruibilità, puntando sulla green economy e futuro sostenibile;
Riacquisto ex art. 63 L.448/98 compendio ex VDC (Videocon) Anagni, condividendo le linee guida per la reindustrializzazione del sito attraverso un incontro specifico tra il consorzio ASI e le Federazioni di Categoria di CGIL, CISL, UIL;
Recupero siti dismessi, la procedura di riacquisto del compendio ex VDC diventerà un modello operativo di riferimento per tutti i casi di siti industriali dismessi di competenza consortile.

Sperando di aver fatto cosa gradita, porgiamo fraterni saluti.

Il Segretario Generale
Pietro Maceroni

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