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Continua la battaglia di Capitan Ultimo

Capitan Utimodi Antonella Necci - A sostegno di quanto già pubblicato, e dopo l'apparizione televisiva di Capitano Ultimo a storie italiane il giorno 11 ottobre 2019, vogliamo riproporre questa lunga intervista rilasciata otto anni fa da uno dei 15 componenti del Crimor, l'unità che contribuì all'arresto del latitante Totò Riina.

Il colonnello De Caprio, nell'intervista televisiva, parla di demansionamento del gruppo di uomini che con metodi innovativi per l'epoca riuscirono ad infiltrarsi in un territorio poco ospitale e a catturare il latitante.
Se si osserva con attenzione il video, il cui link si allega qui di seguito e se si legge con attenzione l'intervista ormai vecchia, ma rilasciata in epoca non sospetta, si capisce il perché il Capitano Ultimo deve avere la scorta e anche perché non gliela vogliano riassegnare.

La posizione diametralmente opposta dei due magistrati intervistati, uno dei quali sembra una caricatura di un avvocato mafioso dentro ad uno degli episodi di Montalbano, ci fa però capire come l'opinione pubblica sia spaccata di fronte all'assegnazione delle scorte ritenendole un privilegio oneroso ed inutile e chiudendo gli occhi di fronte alle necessità e alle difficoltà ad esse collegate.

Vivere sotto scorta, o vivere con un volto coperto significa vivere peggio dei pentiti di mafia. Un prezzo da pagare che le persone oneste come Capitano Ultimo hanno accettato con stoicismo, ma che francamente dovrebbero meritare almeno un po’ di rispetto, se questo fosse un paese civile.

(https://youtu.be/5k8hw7-VxxU)

 

Intervista, in testo, pubblicata il 15 Gennaio 2011 da Paolo Visnoviz su freedom24-news

 

1. Roberto Longu lei è stato un carabiniere dei ROS appartenente al gruppo Crimor, guidato dal Capitano Ultimo che ha catturato Totò Riina. Quando nacque il vostro gruppo e quanti ne facevano parte?

Il gruppo nacque a Milano negli anni ’88/’89, composto da una quindicina di persone. Si formò per il volere del Capitano Ultimo, il quale venendo dalla Compagnia Carabinieri di Bagheria (Palermo) si era accorto di infiltrazioni mafiose presenti a Milano. A quel tempo in quella città non si facevano indagini per mafia, magistratura e forze di polizia erano orientate piuttosto a combattere la criminalità comune e il terrorismo.

2. A chi facevate riferimento?

Il comandante della sezione era il Capitano Ultimo e facevamo direttamente riferimento alla sezione del ROS Centrale di Roma, al Comandante Mori.

3. Un giorno decideste di partire da Milano per andare a catturare Riina. In Sicilia. Sarebbe potuta sembrare una operazione destinata al fallimento certo, in quanto non conoscevate i luoghi, l’ambiente, le consuetudini, la gente. Cosa accadde?

Proprio questo, invece, è stata la nostra forza. È vero che è stato difficile infiltrarsi, ma la mafia e i suoi meccanismi li conoscevamo già, avendo lungamente operato a Milano contro questa organizzazione, arrestando personaggi di primissimo piano quali Antonino Carollo e altri. Una volta compreso il modus operandi e la psicologia di questi personaggi non essere del luogo può essere addirittura d’aiuto per la loro individuazione. In un habitat familiare è più difficile identificare comportamenti anomali, mentre da estranei – e con occhio allenato – può essere più semplice. È una tecnica che viene utilizzata anche in scenari di guerra: infiltrazione ed esfiltrazione. Infatti ogni 15/20 giorni ritornavamo a Milano proprio per non assuefarci troppo al territorio d’indagine. Ribaltammo il concetto, quello che era considerato il loro grande vantaggio – la troppa sicurezza – lo facemmo divenire un tallone di Achille. Fino alla cattura di Riina per le forze dell’ordine del luogo fu difficile indagare la cupola e comunque mai vi fu un attacco diretto al vertice di Cosa Nostra. Prima di sbarcare a Palermo avevamo messo al setaccio la vita di Totò Riina. Passammo due mesi ad analizzare la sua vita, studiando atti giudiziari, il suo modus operandi, verificando sul posto gli obiettivi di interesse. Ciò che Falcone aveva fatto dal punto di vista giuridico noi l’abbiamo fatto dal punto di vista militare: collegare episodi di Cosa Nostra, apparentemente slegati tra loro, in un unico quadro d’insieme. Sin dalla nascita questa è sempre stata la filosofia di Crimor e quello che ci ha insegnato il Capitano Ultimo.
Proprio la strage di Capaci fu la causa scatenante che fece prendere la decisione al nostro gruppo, senza che nessun ordine partisse dall’alto, di andare a catturare Riina. Conoscevamo Falcone, veniva spesso a Milano e si era creato un rapporto di amicizia e collaborazione. All’epoca, né questo magistrato né Borsellino erano gli eroi che oggi tutti descrivono. Erano osteggiati, fuggiti da molti come appestati, guardati con sospetto anche dai loro stessi colleghi e dal CSM che li considerava affetti da protagonismo. Era solo invidia. In realtà, faticando e lavorando con il suo pool, Falcone aveva dimostrato che Cosa Nostra poteva essere combattuta e messa alle corde. Questo dava molto fastidio ai suoi colleghi perché sottolineava la loro incapacità e in molti casi pure la malafede. Anche a Milano non era ben visto, così come la Bocassini, molto amica di Falcone, che lo seguiva nei metodi d’indagine. Entrambi erano guardati con sospetto per i loro sistemi innovativi che mettevano in discussione il vecchio modo di operare. La lunga guerra al terrorismo era finita da poco e la procura di Milano era stata in prima linea a combatterlo, contribuendo a sconfiggerlo. Quasi tutti erano ancora concentrati su quel fronte, solo Falcone e pochi altri avevano iniziato l’attacco frontale alla mafia. Pure all’estero godeva di altissima considerazione: pensi che alla scuola dell’FBI, a Quantico in Virginia, in suo onore hanno eretto una statua. In Italia a quei tempi, invece, i suoi stessi colleghi lo avevano isolato e come diceva il grande Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa: “quando sei solo ed isolato diventi debolissimo e una facile preda.” Fu abbandonato non solo dalla magistratura palermitana, ma anche dalla politica. Non scorderò mai l’attacco in TV che Leoluca Orlando gli fece, sembrava volesse instillare il sospetto che il magistrato proteggesse i mafiosi. Uno schifo. Quando giunse la notizia dell’assassinio di Falcone, di sua moglie e degli uomini della scorta io ero a casa. Arrivò una telefonata e mi precipitai in ufficio. Trovai il Comandante e la Boccassini in lacrime, tutti erano sotto shock, qualcuno partì subito per Palermo. Noi provammo oltre al dolore una grande rabbia e decidemmo che avremmo dovuto fare qualcosa: arrestare il capo dei capi della mafia.

4. La cattura di Riina fu un grande successo, ma significò anche la fine della vostra squadra. Ultimo verrà addirittura processato e ne uscirà assolto. Fortunatamente la vostra eredità verrà ripresa dalla “Catturandi” della polizia di Stato di Palermo che arresterà Provenzano, Raccuglia e molti altri. Avete aperto loro la strada?

Credo di sì, abbiamo dimostrato che la mafia non era invincibile e che anche Riina, fino ad allora considerato quasi un mito, si poteva catturare. È stato un segnale importante per le forze dell’ordine che operavano sul territorio, ma anche per la gente comune. In molte persone la coscienza si risvegliò e trovarono la forza di alzare la testa.

5. Riuscendo anche a far arrabbiare qualche magistrato, vero?

Lo scontro ROS/magistratura iniziò con Caselli e la procura di Palermo. Noi ci siamo sempre mossi senza direttive, andavamo dove ci portavano le indagini, non i magistrati. Magistrati che per Riina sono entrati in gioco quando è stato catturato e si è pentito Baldassare Di Maggio. I magistrati dovrebbero fare i magistrati, non condurre le indagini. Queste devono essere svolte dagli investigatori che vivono giornalmente sul terreno in cui ci si scontra, che stanno tra la gente e sanno quali strategie adottare. È un processo che richiede la padronanza di tecniche che bisogna conoscere in prima persona e che non si possono pianificare da dietro una scrivania. L’investigazione è simile alla guerra, ma invece che al fronte si consuma nella vita civile e nella società, adottando gli stessi principi e sistemi. Questi atti non si possono ordinare da dietro una scrivania come fossero una scienza esatta perché non lo sono. Bisogna avere “mestiere” e i magistrati in questo campo non ne hanno, anzi, spesso fanno dei danni enormi all’economia delle indagini, proprio per la loro arroganza e incompetenza. Non tutti la pensano così, altri preferiscono rinunciare alla propria iniziativa e stare sotto il cappello del pubblico ministero. Più comodo e certamente più sicuro, privo di responsabilità.

6. Ultimo, Mori, ma per vicende diverse anche Ganzer. Nei confronti di quest’ultimo, pur essendo stato condannato in primo grado, l’Arma non ha preso alcun provvedimento, ma così facendo si è schierata platealmente contro la sentenza. Scontro tra Arma dei Carabinieri e magistratura, quindi?

Certo, c’è da tempo in atto uno scontro tra una parte dell’Arma dei Carabinieri e frange di una magistratura politicizzata. Una magistratura di sinistra che opera come la “Stasi”, attaccando le Istituzioni e alcuni servitori dello Stato esclusivamente per motivi politici. Inquisiscono alcuni di noi per sostenere le tesi di un accordo Stato/mafia. Mi sembra molto chiaro il loro gioco: dimostrare che Mori trattava con la mafia per addossare la colpa di ciò allo Stato, quindi al Governo, quindi a Berlusconi. Vogliono dimostrare che Berlusconi è la mafia sono la stessa cosa. Cercano addirittura di revisionare i processi delle stragi. Praticamente la Procura di Palermo contro la Procura di Caltanisetta. Mi sembra una pazzia. Guardi le dico una cosa: si è parlato molto di Vittorio Mangano, io sono stato uno dei pochi ad averlo potuto avvicinare sotto copertura e ad analizzarlo per un periodo. Sicuramente è stato un delinquente ed un mafioso, ma non un capomafia come in molti lo hanno descritto. Bistrattato e addirittura preso a schiaffoni da un macellaio. Fosse stato un padrino ciò non sarebbe stato assolutamente possibile. Parlano di fatti riferiti al 74, a quel tempo la mafia e i mafiosi erano considerati meno dei delinquenti comuni e sicuramente non era la mafia di oggi. E’ troppo comodo giudicare fatti di 40 anni fa con gli occhi di oggi, se non è strumentalizzazione politica questa…

7. Tornando all’arresto di Riina, mi racconta la sua versione riguardo la mancata perquisizione della casa di via Bernini e la sospensione della sorveglianza?

Noi abbiamo preso delle decisioni in base alla nostre esperienze e a delle precise esigenze investigative. Mai dentro l’abitazione dei boss latitanti è stato trovato nulla di veramente importante. E’ un fatto normale. Come può un capo mafia, latitante e braccato dalle polizie di tutto il mondo conservare dentro la sua abitazione documenti compromettenti per l’intera organizzazione? Mai nulla di simile si è visto. Ritenemmo che per le indagini fosse stato meglio non procedere alla perquisizione, decisione squisitamente tecnica dettata da esigenze investigative. Si può discutere nel merito, se fosse stata presa la decisione giusta o meno, ma sicuramente non è stato fatto in malafede come hanno sostenuto i PM, accusando Mori e Ultimo di collusione con la mafia. Questa è vera malafede. E lo è ancora di più andando ad analizzare un altro fatto: dopo le dichiarazioni del pentito e prima della cattura di Riina, il Pm Vittorio Aliquò insisteva affinché si effettuasse una perquisizione all’interno di un luogo detto “Fondo Gelsomino”, dove Di Maggio, sulla scorta di memorie di 4 o 5 anni prima, raccontava Riina si recasse. Il capitano Ultimo si oppose, effettuare una perquisizione in quel luogo, vicino alla zona “calda”, avrebbe vanificato ogni possibilità di continuare le operazioni. Allora si trovò un compromesso: le indagini sarebbero continuate come il capitano voleva, ma sarebbe stata fatta anche una osservazione del luogo indicato dai magistrati. Ciò per verificare se valesse la pena effettuare veramente una perquisizione presso quel sito. Abbiamo chiamato “Pluto”, un nostro collega, e lo abbiamo mandato a fotografare i fichi d’india.

8.Fichi d’india?

Certo. Fichi d’india e un contadino che zappava la terra. Altro non c’era da fotografare, eravamo sicuri quel sito non avrebbe condotto a nulla, ma avessimo fatto quella perquisizione Totò Riina non sarebbe mai stato arrestato. Se la malafede esiste per i Carabinieri, perché allora non esiste anche per il Giudice Vittorio Aliquò che voleva fare una perquisizione in un luogo diverso da dove viveva Riina, ma così tanto, troppo vicino alla zona “calda”? Perché non pensare che Aliquò volesse favorire il boss nella sua latitanza e quindi avvisarlo di quanto accadeva facendo una perquisizione nei pressi della sua abitazione? Perché la malafede può esistere per i Carabinieri, ma non per i Giudici? Due pesi due misure. Quello che dico non è solo frutto del mio pensiero, è scritto nella sentenza di assoluzione del Capitano Ultimo.

9.Quindi il processo è stato fatto perché non avete indagato come la procura voleva?

È stato creduto che scelte professionali, di strategia investigativa, fossero state prese in malafede per favorire la mafia. C’era stato l’incontro tra Ciancimino (padre), il colonnello Mori e il capitano Giuseppe De Donno. Colloqui effettivamente avvenuti, come normalmente avviene per chiunque chieda di essere ascoltato. Ma Ciancimino per noi non contava più nulla, era bruciato, essendo stato già arrestato e poi rilasciato. Nessun mafioso lo avrebbe più nemmeno avvicinato. Era finito già prima, nemmeno Falcone gli aveva mai dato credito. Non è la politica che cerca la mafia, ma il contrario. È sempre il mafioso che, se ha un interesse, cerca il politico e lo usa per i suoi scopi. Ed è pure il più forte perché il mafioso non parla, ma spara e uccide. Eravamo un gruppo con una altissima professionalità, una forte motivazione e dei grandi valori. Se ci fosse stato qualcuno che ci avesse detto di non arrestare Riina o di favorire la mafia, fosse stato anche il colonnello Mori o il Comandante dell’Arma, lo avremmo mandato affanculo.
Ma quel processo, a mio avviso, come quello che sta subendo ora il Generale Mori, accusato ancora una volta di concorso in associazione mafiosa per aver favorito la latitanza di Bernardo Provenzano, è solo uno dei processi politici contro l’attuale Governo e Silvio Berlusconi.
Ora le racconto ciò che per me è la farsa del processo a Mori. Lo accusano di non aver disposto una perquisizione in un casolare di un paese chiamato Mezzo Juso, dove un collaboratore, ora morto ammazzato, riferì di incontrarsi con Provenzano da latitante. Conosco quei fatti molto bene, svariate volte ho diretto i dispositivi esterni. [Per dispositivo si intende quel gruppo di uomini che compiono le indagini sul territorio, nda] Non vi era nessuna certezza che Provenzano fosse all’interno di quel casolare, perché di certezze il collaboratore non ne dava. Alcune volte diceva che Provenzano lo trovava già sul posto, altre volte che arrivava dopo, altre volte ancora che si incontravano in luoghi diversi. Certezza di trovarlo lì quindi, nessuna. Quel casolare si trovava a Mezzo Juso, paese vicino a Corleone ad altissima densità mafiosa, tutto era sotto il loro controllo. Il casolare era al centro di una piana scoperta, inavvicinabile senza essere notati. Giravamo lungo le strade in automobile, ma appena ci fermavamo si avvicinava qualcuno per chiedere se avessimo dei problemi. Questo non per cortesia, ma solo per capire chi fossimo. Mezzo Juso è un paese piccolissimo dove tutti si conoscono e tutto conoscono, veicoli compresi. Per osservare il casolare bisognava stare su una montagna lontana chilometri da dove non si sarebbe potuto scorgere nulla, dato che la tecnologia non era certo quella di oggi. Sono state fatte delle infiltrazioni, rischiando tantissimo, ed era stato accertato che mancava anche l’energia elettrica per poter installare un qualsiasi strumento tecnico.
In una operazione del genere non ci si può e non ci si deve fidare di nessuno. Per utilizzare un camion dell’Enel avremmo dovuto andare a chiederlo all’Enel, e ci avrebbero inevitabilmente fatto delle domande; idem se fossimo andati a chiedere qualcosa alla Telecom. Lei pensi che avevamo scoperto che un signore che lavorava alla Telecom di Palermo era un carissimo amico di un nipote di Bernardo Provenzano, molto attaccato alla famiglia. Proprio da questo episodio, invece, si riconosce la buona fede e l’alto valore del generale Mori. C’è infatti una nostra sacra regola che recita: “È meglio perderlo che essere sgamati”. In sostanza significa che se si perde di vista un soggetto, ma non si è stati individuati, c’è sempre la possibilità di ricominciare e sperare di catturarlo un altro giorno; se invece si viene individuati finisce l’indagine per sempre, bruciando quei luoghi e quegli uomini. Tutto ciò mettendo a repentaglio la propria vita e quella degli altri colleghi.
Se a quel tempo fossimo stati sgamati probabilmente Provenzano si sarebbe allontanato da quei luoghi, visto che proprio da quelle parti è stato arrestato.
Queste erano le condizioni in cui si lavorava e i magistrati lo sanno perfettamente. Per questo penso che questo processo sia una farsa, fatto solo per fini politici.

10. Il vostro metodo di lavoro però è rimasto?

Penso di si. Abbiamo indagato in un modo nuovo, non su un singolo reato, ma collegando più fatti assieme, cercando di scoprire quali fossero le persone coinvolte, le loro dinamiche, le loro strategie, cercando di cogliere la visione d’insieme. Metodo Falcone, metodo Ultimo.

11. La vostra esperienza è stata trasmessa alle nuove leve?

All’epoca la politica aveva messo pesantemente mano alla direzione dell’Arma, insediando altri generali e comandanti ed il vento cambiò. Dietro l’attacco che subimmo dalla procura di Palermo sono personalmente convinto ci fosse la spinta legata alla linea politica di Luciano Violante, ma ovviamente è solo una mia opinione. Certo è che venimmo smembrati. Io assieme ad altri rimanemmo ancora qualche anno a Palermo, ma con grosse difficoltà. Ci affiancarono dei colleghi che non duravano un mese, non riuscendo così né a proseguire le inchieste né a trasmettere nulla del nostro modo di indagare, le tecniche, il nostro bagaglio di conoscenze acquisito. Siamo stati marginalizzati e quasi tutti hanno chiesto il trasferimento. Io avevo inoltrato domanda per andare ad insegnare in una scuola d’addestramento carabinieri, mi sarebbe piaciuto insegnare agli allievi, ma l’istanza non fu accolta, così qualche tempo dopo me ne andai in congedo.

 

 

 

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La bufera sull'Assessore Di Berardino non s'arresta

art1mdp 350 260Coordinamento Provinciale Articolo Uno - Viterbo. Date le recenti vicissitudini e sulla base dell’esperienza pregressa, noi di Articolo Uno – Viterbo, riteniamo concluso il rapporto politico e di rappresentanza con l’attuale Assessore al Lavoro Di Berardino, in realtà mai coltivato da quest’ultimo, nonostante le continue sollecitazioni e tentativi provenienti dal nostro Coordinamento Provinciale, così come dagli altri coordinamenti locali della Regione Lazio, come ad esempio quello di Frosinone, di cui condividiamo e sottoscriviamo le recenti dichiarazioni in merito.

Giudichiamo l’assessore pertanto privo di fatto della capacità rappresentativa delle istanze provenienti dagli elettori di Articolo Uno e di Liberi e Uguali, i cui voti sono stati determinanti alla sua nomina e alla vittoria del Governatore Zingaretti. E’ inoltre opportuno rammentare di come la sua nomina sia avvenuta senza alcun tipo di reale confronto con le realtà locali e calata sostanzialmente dall’alto, atteggiamento che si è riverberato fino ad oggi.

Per tutte queste ragioni risulta inadeguato all’interno di una nuova stagione politica che si è aperta e che dovrà essere caratterizzata da una ricucitura del rapporto fra i cittadini e le istituzioni a tutti i livelli, dalla trasparenza, il ritorno alla politica fatta dai rappresentanti politici e non dai “tecnici prestiti a”, nel rispetto delle diverse sensibilità individuali e collettive, e del confronto dialettico costruttivo ed edificante fra le diverse forze politiche e le realtà sociali che esse rappresentano, che è il vero motore della democrazia.

Gli elettori della Regione Lazio di Articolo Uno invece si trovano oggi completamente privi di un punto di riferimento nella giunta regionale, le cui esigenze sono perciò subalterne alle decisioni del Partito Democratico, a cui ribadiamo si la fedeltà nei confronti dell’ampia e inclusiva coalizione che ci ha portato alla vittoria, ma rammentando però che si è conclusa la fase degli uomini soli al comando e rivendicando il nostro fondamentale ruolo all’interno di essa; è quindi necessaria una riconfigurazione del nostro ruolo, che non può che passare attraverso le dimissioni dell’attuale Assessore Di Berardino e la conseguente nomina di un successore che sia in grado di fornire una reale rappresentanza al corpo elettorale di Articolo Uno, oltre che di coltivare un duraturo e stabile rapporto con le realtà locali, aprendo una nuova fase in cui la parola d’ordine e il leitmotiv dovrà essere ineluttabilmente la collegialità.

Solo in questo modo potremmo rimettere al centro dell’azione politica le esigenze dei cittadini, a partire dal contrasto alla disoccupazione giovanile, dell’abbandono scolastico, delle carenze circa le politiche attive del lavoro e sopratutto i problemi della sanità, la cui situazione nel Lazio rimane drammatica.

Coordinamento Provinciale Articolo Uno - Viterbo

 

 

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A Colleferro continua la lotta per il diritto alla salute

Colleferro DifendiamoOspedale 350 260NON RINUNCIAMO AI NOSTRI DIRITTI E ALLA BATTAGLIA IN DIFESA DELLA SANITA’ PUBBLICA

L'Assemblea di Palestrina, Tivoli, Subiaco e Colleferro ha promosso nei giorni scorsi un incontro con la consigliera regionale Marta Bonafoni.

Due ore intense di riunione presso l'ospedale di Tivoli per parlare delle criticità della sanità regionale in particolare di quelle presenti nelle strutture sanitarie facenti capo alla ASL RM5.

A rappresentare le annose questioni dell’ospedale “L. P. Delfino”, il neo eletto presidente del Tribunale dei Diritti del Malato per la sezione di Colleferro, Dott. Sandro Sbrighi. Il nostro nosocomio rientra nella ASL RM5 e soddisfa il bacino di utenza della valle del Sacco, circa 130 mila abitanti, essendo posto a confine tra le province di Roma e Frosinone.

Il Dott. Sbrighi ha tracciato un quadro su come, anche a Colleferro, come in tutta la sanità pubblica locale, il personale amministrativo, sanitario e gli addetti alle pulizie da anni vanno avanti tra mille difficoltà pur di garantire la giusta assistenza ai pazienti, nonostante l’Azienda ospedaliera non tenga in alcun conto le loro problematiche.

"Gravi i danni subiti dalla struttura ospedaliera di Colleferro - spiega il Dott. Sbrighi – con la chiusura di vari reparti, ormai nota, e il sottoutilizzo della Nuova Ala, completata nel 2015, costata 15 milioni di € e 7 anni di lavori. Questa prevedeva l’offerta di nuovi servizi nei seguenti reparti: “otorinolaringoiatria, con 4 posti letto, chirurgia generale con 29 posti letto, quattro piani per circa 800 mq”; inserimento nella rete dell’emergenza sull’ictus e sulle problematiche neurovascolari, con team specializzato, la telemedicina, e il reparto di psichiatria.”

Oggi constatiamo che, rispetto a questo progetto, è mancata totalmente la presenza dell’Ente Regione e dei Comuni (Sindaci e Assessori alla sanità). Grave anche la latitanza dell’Amministrazione sanitaria (Cabina di Regia e Direttore Generale Asl).

Non è possibile garantire una buona sanità se gli Amministratori eletti ed aziendali si limitano a “spostare” i dipendenti come fossero pedine, da un ospedale all’altro, da un reparto all’altro, solo per far credere di aumentare l’organico! Nei reparti di chirurgia ed ortopedia sono stati trasferiti 4 medici e ne sono stati riassegnati solo 3 (con quale tipo di contratto?). In sostituzione di 2 anestesisti ne è stato incaricato 1. Finora molti medici hanno rinunciato perché si tratta di contratti a tempo determinato con il vincolo di 2 anni!

Quasi tutti i reparti sono sotto organico e privi di primario e/o di sostituti facenti funzione. Molti pazienti si trovano di fronte a sospensioni selvagge, vedi diabetologia, pneumologia, ortopedia; epatologia e Malattie infettive. Estremamente carente l’assistenza materno-infantile, dopo il trasferimento nel 2015 dei reparti. Pare che sia disponibile una sola ambulanza, ovviamente senza medico a bordo. La fila al Pronto soccorso è dovuta, in parte, alla indisponibilità di un numero congruo di barelle (integre), ma quella donata all’inizio del 2017 da una associazione di Colleferro è accantonata in una stanza inutilizzata. Non c’è la copertura radiologica di notte, che fa riferimento all’ospedale di Tivoli. Non c’è la risonanza magnetica, né il centro trasfusionale.

Il 5 novembre 2017 dal controsoffitto del pronto soccorso dell’ospedale di Colleferro sono caduti dei calcinacci per una infiltrazione di acqua piovana!

Ci giunge notizia che per indisponibilità del fondo apposito gli straordinari e le ferie al personale medico dell'ASL RM5 sono bloccati. Ciò provocherà un'ulteriore diminuzione delle sedute operatorie in tutti i presidi ospedalieri. Queste criticità sono più che note ai responsabili e derivano dal fatto che il personale andato in pensione non è stato sostituto e gli organici sono la metà di quelli necessari.

A Palestrina, per esempio, si prevedono solo due sedute operatorie a settimana e questo si prefigura come interruzione di pubblico servizio!

E' stato rammentato alla consigliera regionale l'elenco delle promesse fatte dalla Regione Lazio ai Sindaci della Valle del Sacco a seguito della chiusura dei reparti. Promesse non mantenute e che i gli stessi Sindaci non chiedono di onorare, come non si sono opposti al Decreto Zingaretti sulla riorganizzazione delle rete ospedaliera!

"Contro il DCA Zingaretti di luglio 2017, che sterilizza l’ospedale perché preclude ogni suo potenziamento e che tanto abbiamo avversato nelle piazze della valle del Sacco ad ottobre, abbiamo presentato ricorso al Tar del Lazio”, prosegue il Dott. Sbrighi.

I rappresentanti di Tivoli, Palestrina e Subiaco hanno poi mosso le loro critiche; il problema è lo stesso per tutti: assenza di una strategia per governare i bisogno di salute e fallimento della politica aziendale per quanto riguarda il rispetto dei diritti del cittadino, senza tralasciare la mancata comunicazione e confronto con la Direzione generale. L’ipotesi poi di commissariare la ASL RM5, dando incarico al Direttore Generale della RM4, che manterrebbe l’attuale più quello di Commissario, non è la scelta giusta, non certo per le capacità del Dott. Quintavalle, quanto per il fatto che questo territorio richiede un impegno esclusivo.

L’incontro si è concluso con l’intesa che la consigliera Bonafoni chiederà un incontro alla Cabina di Regia per consentirci di rappresentare quanto emerso dal confronto. Auspichiamo che non sia una attesa inutile, anche questa volta, e che tale momento arrivi presto, perché temiamo il collasso del nostro ospedale e dei servizi ai cittadini, già così poco efficienti ed utilizzabili.

Gabriella Collacchi e Ina Camilli, Portavoce e Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro – Coordinamento territoriale

Colleferro, 13.11.2017

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Legambiente, Anagni continua ad essere interessata da incendi

LagambienteAnagnida Legambiente Anagni - L’Italia e la Ciociaria sotto attacco degli incendi: Anagni non fa eccezione.

Il nostro territorio continua ad essere interessato da incendi, decine di focolai e centinaia di ettari di aree verdi devastate per mano criminale, come denuncia Legambiente.

In queste ultime settimane il territorio del comune di Anagni e dei comuni limitrofi continua ad essere oggetto di devastazione ad opera di incendi, presumibilmente di origine dolosa. Eco-criminali senza scrupoli che distruggono aree naturali, beni comuni della collettività, per perpetrare la triste tradizione di violentare il territorio di tutti ad esclusivo vantaggio di pochi.
Il Dossier “Ecomafia 2017” di Legambiente parla chiaro: la maggior parte degli incendi in Italia è di origine dolosa e le mafie esercitano la loro perversa azione di controllo dei territori anche con gli incendi. Non è un caso che le quattro regioni maggiormente colpite dai roghi (Calabria, Campania, Sicilia e Lazio) siano anche quelle dove si verifica una massiccia presenza della criminalità organizzata.
Per quanto riguarda il Lazio, è stato pubblicato lo scorso 8 agosto 2017 il rapporto “Lazio in fiamme”, realizzato da Legambiente Lazio raccogliendo i dati del sistema digitale Copernicus, che censisce, tramite un sistema satellitare, gli incendi che interessano aree estese oltre i 20 ettari. Sono stati analizzati i dati dei primi sette mesi del 2017, ma il dossier è in continuo aggiornamento.
La normativa italiana in materia, la Legge Quadro 353/2000, offre uno strumento fondamentale che può rappresentare un importante deterrente per i piromani: per le aree percorse dal fuoco sono prescritti una serie di divieti (divieto di nuove costruzioni per dieci anni sui terreni percorsi dal fuoco e di modifica della destinazione d’uso per 15 anni; vietate per 5 anni attività di rimboschimento e di ingegneria ambientale con finanziamenti pubblici; vietate per 10 anni attività di pascolo e caccia) con corrispondenti sanzioni amministrative o penali. La legge quadro prevede, inoltre, la realizzazione di una serie di iniziative di prevenzione degli incendi (realizzazione di viali parafuoco; manutenzione della rete viaria di servizio; manutenzione dei sentieri; manutenzione dei boschi).
Per rendere efficace questo strumento normativo, tuttavia, è essenziale che ciascuna amministrazione provveda tempestivamente all’aggiornamento del catasto degli incendi. Solo in questo modo, le forze dell’ordine preposte al controllo del territorio possono ottenere ogni informazione utile per le attività di contrasto agli interessi criminali.
Ricordiamo che la legge sugli ecoreati ha introdotto tra i nuovi delitti nel codice penale anche quello di disastro ambientale che prevede fino a 15 anni di reclusione con aggravanti.
Auspichiamo che vengano messe in atto le prescritte attività di prevenzione e protezione dei territori: un territorio curato e presidiato è meno vulnerabile all’azione dei piromani e al passaggio del fuoco.
A questo scopo, abbiamo più volte richiamato l’amministrazione comunale di Anagni sullo
stato di carente manutenzione dell'area dell'ex Polveriera, sollecitando la pulizia dell'area per scongiurare il pericolo di incendi.
Gli strumenti normativi ci sono, dunque. Dovrebbero essere applicati puntualmente, invece dobbiamo registrare notevoli ritardi a livello amministrativo. Per esempio, la regione Lazio ha approvato solo il 17 luglio scorso il piano antincendi boschivi per il 2017.
La tutela del territorio è demandata, purtroppo, alla gestione delle fasi emergenziali e, per questo, è doveroso il nostro convinto ringraziamento a quanti si adoperano per lo spegnimento dei roghi e alle tante associazioni per l’impegno civico di denuncia ed informazione.

Anagni, 17 agosto 2017

 
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Continua il dialogo fra Iacovissi, PSI e Mazzocchi, PD

  • Pubblicato in Partiti

VincenzoIacovissi 350 260Ho ricevuto questa lettera in risposta alla mia nota sul congresso del PSI, scritta da Vincenzo Iacovissi, segretario provinciale del PSI, che accolgo con molto piacere e che offre ulteriori spunti di riflessione per un dialogo aperto tra le forze disponibili a costruire una area progressista e di sinistra. Sarà cura, a breve, da parte mia entrare nel merito delle osservazione di Iacovissi per sollecitare ulteriori contributi su un tema vitale per il futuro del paese. (E. Mazzocchi)

Caro Ermisio,
ho letto con il consueto interesse il tuo articolo di commento al nostro Congresso provinciale e ne ho apprezzato la lucidità del ragionamento.
In particolare, condivido la necessità di aprire un dibattito sulle ragioni fondative delle istanze riformiste nel Paese, e più specificamente nel territorio provinciale, in quanto spesso le considerazioni che possiamo svolgere sul piano nazionale hanno indubbi riflessi locali, come tu abilmente evidenzi.
Con l’occasione, quindi, mi preme ribadire il senso politico delle nostre conclusioni congressuali, così da meglio chiarire il contesto in cui i socialisti intendono muoversi nei prossimi anni.
Come abbiamo sostenuto più volte, lo scenario attuale ci consegna una realtà poco incoraggiante per il centrosinistra locale, a causa della prolungata assenza di riconosciute sedi politiche di discussione tra le forze che tradizionalmente hanno fatto parte di questo campo. Senza indugiare troppo nella descrizione dei singoli casi, ai socialisti della provincia di Frosinone è parso con tutta evidenza quanto l’esperienza del vecchio centrosinistra sia stata archiviata, dagli elettori prima che dai soggetti politici, se si leggono con attenzione i risultati elettorali dell’ultima tornata amministrativa. A questo punto una riflessione s’impone, per ridare slancio ad una prospettiva riformista che nei comuni del nostro territorio si è manifestata a lungo e con risultati tangibili nell’ultimo ventennio. Adesso è arrivato il momento di riavvolgere il nastro e ripartire.
È in una simile prospettiva, dunque, che il nostro documento congressuale indica la «creazione di “poli riformisti”, composti da soggetti politici e civici che mettano insieme per tempo ricette amministrative da sottoporre poi ai rispettivi elettorati al momento del voto» e affida al nuovo gruppo dirigente, che mi onoro di rappresentare, il compito di «rilanciare l’iniziativa politica sulle cose da fare più che sulle alchimie» e rendere così il «PSI capace di porsi come guida di progetti di cambiamento e come cerniera tra i riformisti della provincia, per aprire una pagina fatta di merito, rinnovamento e discontinuità. Con una chiara parola d’ordine: autonomia».
L’autonomia, da sempre un requisito caro e perseguito dai socialisti italiani, così intesa non vuol certo dire isolamento, ma volontà di aggregare energie, valori ed esperienze in una cornice di innovazione, perché solo in tal modo potremo intercettare i bisogni e i meriti dei cittadini, profondamente mutati in pochi anni, e offrire loro una via d’uscita dalla crisi.
Serve quindi uno scatto d’orgoglio per le forze riformiste, attraverso una nuova elaborazione politica e programmatica capace di farci entrare nel nuovo millennio. Ed è esattamente questo l’obiettivo dei socialisti ciociari. Un nuovo percorso fatto di dialogo e rispetto per tutti, con la consapevolezza, però, di rappresentare una comunità politica molto attiva e desiderosa di porre al centro del dibattito pubblico soluzioni concrete per migliorare la qualità della vita delle persone, a cominciare da un modello di sviluppo, complementare a quello tradizionale, che si fondi sul risanamento ambientale, la promozione turistica e la valorizzazione delle eccellenze culturali del territorio.
Sono certo che su questi terreni potremo trovare quelle convergenze da te giustamente auspicate.
Con la stima e l’affetto di sempre.
Fraterni saluti.

 

Vincenzo Iacovissi
Segretario provinciale PSI
Giovedì, 27 luglio 2017.

 

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Continua la polemica sull'accordo Manutencoop

usb350 260comunicato completo 180da USB Coordinamento provinciale di Frosinone - Manutencoop: Fim, Fiom e Uilm come consulenti d'impresa...
Non è stato sufficiente a fermare Fim Fiom Uilm di Frosinone la realtà di non rappresentare più nessuno dei lavoratori, ne' di non avere una RSU in carica. Tantomeno è stato sufficiente a fermarli la constatazione della bocciatura senza appello dei lavoratori nel referendum sulla prima intesa di questi appalti. Senza mandato alcuno, senza assemblee e sotto la spada di Damocle delle diffide giunte da USB, primo sindacato in azienda, ieri 5 luglio la direzione aziendale e le segreterie territoriali Fim Fiom Uilm di Frosinone hanno sottoscritto un accordo che riguarda 44 lavoratori ex Siram impiegati presso i presidi ospedalieri della zona.


I sindacati firmatari lo hanno fatto in barba ad ogni senso del pudore e del limite, con l'unico obbiettivo di compiacere un'azienda che può così, liberamente , decidere sulla testa di chi lavora quali sindacati scegliere e quali condizioni imporre.
Sindacati di comodo quindi che vivono solo grazie alla legittimazione dell'impresa e non certo per quella ricevuta dai lavoratori.
Il merito dell'intesa spiega bene per quali ragioni si sia realizzata questa complicità tra azienda e Fim Fiom Uilm. Con il passaggio dei lavoratori da Siram a Manutencoop, conseguente al cambio appalto, vengono cancellati loro i diritti acquisiti, a partire dalla tutela dal licenziamento illegittimo. Tutti precari quindi, nonostante l'anzianità aziendale acquisita.
Chi sottoscrive accordi senza nessun rapporto democratico con i lavoratori, cancellando i loro diritti, non fa il sindacalista ma il consulente d'impresa.
La nostra battaglia per la democrazia sindacale non si ferma. È inaccettabile quanto sta accadendo in Manutencoop, peraltro in un appalto di un servizio pubblico.
Chiediamo che l'intesa sia sottoposta al voto vincolante dei lavoratori e delle lavoratrici interessati/e. Agiremo ogni strada per riconsegnare ai lavoratori il diritto di decidere sugli accordi che li riguardano.

Frosinone 06/07/2017

Esecutivo Provinciale
Stefano Pollari

 

USB Coordinamento provinciale di Frosinone
SEDE DI FROSINONE - Via Marittima 217– 03100 Frosinone Tel. 0775/898181 - Fax 0775/898554
e-mail: PEC:

 
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"...intanto Ceccano, città inadeguata, sporca e... continua a sperare di poter cambiare"

ceccano monumento 350 260di Emanuela Piroli - Mi sono chiesta più volte, nell’ultimo periodo, se sia giusto valutare un sindaco e la sua giunta sulla base di condotte comportamentali più o meno opinabili, relazioni private, lettere anonime, o se sia, invece, opportuno concentrarsi sulla azione politica, sugli interventi portati avanti e/o programmati e finalizzati al bene della comunità. Personalmente non ho alcun interesse riguardo la vita privata degli amministratori della mia città e a differenza di molti di loro, non mi lascio influenzare da falsi moralismi, né credo che questi debbano condizionare il giudizio sulla attività di una amministrazione. Il suo fallimento o il suo successo dovrebbero dipendere dalla politica, dagli obiettivi prefissati e raggiunti, dalla capacità di rispondere alle esigenze dei cittadini, dall’efficacia delle politiche sociali, urbanistiche, economiche, dalla trasparenza degli atti pubblici, dall’onestà. In sintesi dall’impegno ad attuare il programma elettorale. Così, ricordando lo slogan “né destra, né sinistra, né affari” e le tante promesse fatte, inviterei la cittadinanza tutta a riflettere.
Mi accingo, quindi, a fare una veloce panoramica dell’attività amministrativa in questo anno e mezzo.
- Bandi ignorati o progetti non validi. Fiere, feste e grandi eventi, la cui grandezza e risonanza sono note a tutti.
- Risoluzione del contratto con ACEA. Probabilmente produrrà un effetto boomerang, per l’incompetenza di chi ha portato avanti la questione senza pensare a cosa fare dopo. Intanto bollette salate, carenza idrica e servizi inadeguati continuano a gravare sui cittadini.
- Privatizzazione dell’illuminazione pubblica. Apertura dell’epoca HERA, un appalto di circa 10 milioni di euro, per 20 anni! Una sorta di schiavitù per la città, ignara di come potrebbe evolvere nel futuro.
- Bando per la raccolta differenziata. Non ancora pervenuto.
- Servizi sociali. Non pervenuti. E’ consapevole l’assessora, che la maggior parte dei fondi europei e regionali per il sociale, rimangono non assegnati? Il motivo? Incapacità dei comuni a realizzare progetti validi o completa indifferenza. Occasioni perse per migliorare le condizioni di vita delle classi più disagiate.
- Sicurezza stradale. Ultimamente Ceccano è stata teatro di incidenti che hanno coinvolto pedoni, con conseguenze tragiche, in tratti stradali urbani privi di segnaletica stradale, di marciapiedi, di limitatori di velocità, di controllo.
- Criminalità. Sono aumentati i furti nelle abitazioni private e nelle attività commerciali. C’è interesse ad intervenire in merito?
- Cementificazione selvaggia. Ricordiamo la feroce propaganda contro di essa in campagna elettorale? Un cavallo di battaglia del sindaco Caligiore. Oggi mi viene da ridere, o forse da piangere. Il tanto odiato “partito dei geometri” sembra essere ritornato di moda. E, pur nell’evidenza di un mercato immobiliare fermo, sono ora previste nuove lottizzazioni, in viale Fabrateria Vetus, via Colle Leo e via Peschieta.
A tutto ciò si va ad aggiungere la crisi della maggioranza, dopo solo un anno e mezzo di vita amministrativa, con rimpasto chiaramente mirato al bene della comunità. Così, mandati a casa i consiglieri Pino Malizia, Mauro Roma, Michelangelo Aversa e l’assessora Federica Casalese, per motivi non ancora chiarissimi, si brinda ora, all’ingresso in maggioranza del consigliere Antonio Aversa, eletto in una lista di appoggio a Gianni Querqui, a cui verrà assegnata la delega all’urbanistica, e alla nomina della nuova assessora al commercio, Arianna Moro. La professione del consigliere e dell’assessora? Naturalmente geometri. Passaggi, questi, che si sono svolti all’interno delle stanze di Palazzo Antonelli, come è buona prassi, senza alcuna trasparenza sulle modalità e sulle motivazioni.
Film già visto tante volte, anche se con attori in parte diversi. E intanto Ceccano, città inadeguata, sporca, inquinata, non sicura, cementificata, ma con una voglia grande di crescere e migliorarsi e con potenzialità che faticano ad esprimersi, continua a sperare di poter cambiare.
Emanuela Piroli (PD Ceccano)

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A Ceccano una lenta e continua agonia amministrativa

Ceccano piazza 25luglio notturno 350 260di Angelino Loffredi - L’esperienza “similcivica” provata dal 2015 presso l’amministrazione cittadina di Ceccano è entrata in crisi. Non sono in grado di prevedere in quanto tempo esaurirà il suo ciclo, fra quante settimane o mesi tale esperienza verrà archiviata. Sono convinto, comunque, che ci troveremo di fronte ad una lenta e continua agonia amministrativa.
Nel momento in cui si esauriva la lunga fase delle amministrazioni ispirate dal centro sinistra, per via della mancanza di progettualità e più in generale di una idea di città, oltre che dalla continua contrapposizione fra persone, si andava affermando e successivamente si affermò una coalizione di forze la cui parola d’ordine era “ ne destra, ne sinistra, ne affari “. Troppo poco per vincere ma un vecchio adagio latino dice “ Fortunati coloro che hanno un solo occhio nella terra di ciechi “. E così fu !
La politica però con il passare del tempo dimostra di essere una scienza quasi esatta perché non permette di vivere di rendita e prima o poi presenta sempre il conto. Alla data di oggi 3 consiglieri comunali (Michelangelo Aversa, Pino Malizia, Mauro Roma) non fanno più parte della maggioranza. Questo è il dato politico ineccepibile. Poi ci stanno voci, forse veritiere, ma mai confermate e nemmeno smentite che ipotizzano il passaggio in maggioranza di un consigliere eletto fra quelli di opposizione. Se così fosse, le forze in campo vedrebbero 8 consiglieri all’opposizione contro nove, compreso il sindaco, nella maggioranza.
Uso il modo condizionale perché può essere che il sindaco anche in queste ore si stia adoperando per allargare la maggioranza e che esistano trattative in corso, di cui non conosco gli attori ne l’oggetto dello scambio.
Merita, anche se sinteticamente, essere ricordato che la coalizione vincente nel 2015, si autorappresentò come alternativa ai partiti ma con il passare del tempo gradualmente ha sempre più acquisito caratteristiche di destra (Fratelli d’Italia). Le ultime polemiche emerse per il mancato successo della candidata Ginevra Bianchini alle elezioni provinciali di gennaio infatti lo confermerebbero.
L’altro dato che merita di essere evidenziato riguarda la refrattarietà da subito evidenziata e ufficializzata dalla Lista Nuova Vita verso metodi amministrativi accentratori e escludenti usati dal vice sindaco Ruspantini.

Dove nasce questa crisi?

La caratteristica della crisi in atto riguarda il fatto, questo si inedito, che non nasce da una forte pressione critico-alternativa delle forze di opposizione. La genesi della crisi, il forte malessere, insomma nasce e si sviluppa fra i sostenitori della maggioranza vincente. Se si ha il tempo di seguire il dibattito ( elettronico )sulla scabrose vicenda legate ai ritardi sulla gara d’appalto per la raccolta della N.U. e alla privatizzazione della illuminazione pubblica, debbo riconoscere che le critiche più oculate, sia dal punto di vista procedurale che contabile, sono venute da vecchi sostenitori della coalizione in carica, oggi in dissenso per vari motivi.
In queste ore, cosa sta succedendo? Quali sono le posizioni degli oppositori ? Quali sono le iniziative prese o da prendere? Esiste un avvicinamento fra le componenti sconfitte nel 2015 ? E su quale terreno ? A tante domande poste potrei rispondere : niente. O meglio è annunciata solo una iniziativa promossa per giovedi dal segretario dei Socialisti, Antonio Ciotoli. In verità la cronaca cittadina evidenza, almeno a seguire FB, il primato di attenzione e di consenso verso la Lista Nuova Vita e nei riguardi di Mauro Roma, fino ad ora il consigliere comunale che si presenta “alternativo” allo stesso sindaco.
Non so come andrà a finire. E non lo so veramente, ma un dato debbo evidenziare. A due anni dalle elezioni comunali, da quella solenne sconfitta nessuna delle forze che dovrebbe essere alternativa alla coalizione del sindaco ha avviato una serena discussione sulle cause della catastrofe. Nessuno ha provato a spiegarci perché è stata annullata e dispersa una relazione sentimentale fra i cittadini e i partiti che avrebbero dovuto rappresentare i valori della sinistra. Ancora oggi prosegue lo scarica barile delle responsabilità. La colpa è del destino, per loro, cinico e baro.
Oggi tutto si riduce agli uomini e alle donne da candidare a sindaco sulla base della simpatia o della amicizia, addirittura della fotogenia.
Ancora non assito ad una discussione che metta al centro i drammi nostri: l’amaro calice quotidiano da sorbire: inquinamento atmosferico e del fiume Sacco, la rapina dell’Acea, il sistema sanitario, il girone infernale del Pronto soccorso di Frosinone, la disoccupazione e via drammatizzando.
Il vuoto della politica è parzialmente riempito dall’attività delle varie Associazioni cittadine, sempre lasciate sole, ignorate.. Comincio a pensare che tale atteggiamento nasca anche dal fatto che le stesse possano diventare concorrenziali.
Insomma vedo nello scenario politico uno spappolamento diffuso, una corsa individualista all’assalto alla diligenza e alla conquista di sostenitori disponibili a dire solo di si.
La lezione del 2015 e gli ultimi anni di divisioni e di abbandono dei cittadini al loro destino devono indurre i dirigenti di partito e i nuovi aspiranti alle cariche pubbliche a capire che la politica, la bella politica, è quella che mette insieme programmi e interessi generali con le persone che tali interessi hanno dimostrato quotidianamente di saper rappresentare.
Non esistono accorciatore o furbate.

14 febbraio 2017

 
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Continua la polemica per l'acqua pubblica anche a Veroli.

acquapubblica 2si 350 260dall'Ufficio stampa del Comune di Veroli - In riferimento alla lettera aperta degli attivisti del Movimento 5 Stelle, pubblicata oggi da organi di stampa, il Sindaco di Veroli ritiene opportuno fare alcune precisazioni che appaiono necessarie per fornire ai cittadini Verolani un quadro complessivo sulla questione ACEA.
“Innanzitutto, contrariamente a quanto si apprende dal contenuto dell’articolo, il Consiglio comunale ha approvato una delibera con cui si mandato al Sindaco di votare l’eventuale risoluzione contrattuale a condizione che ci sia il parere tecnico favorevole della STO, cioè della Segreteria Tecnico-Operativa nella sua qualità di organo tecnico e di ausilio dell’Ambito Territoriale Ottimale.
La motivazione è, o meglio, dovrebbe essere facilmente intuibile visto che la risoluzione contrattuale presuppone l’accertamento dell’esistenza di presupposti tecnici e giuridici.
Del tutto fuori luogo e chiaramente faziosa appare poi la circostanza della mancata possibilità di intervento durante il consiglio per due ordini di motivi: il primo, durante il consiglio comunale non è possibile dare la parola al pubblico; il secondo, nonostante tale divieto, è stata data la parola ad alcune persone presenti in aula.
Fatte queste doverose premesse, la lettera aperta contiene diverse imprecisioni e molte mancanze che denotano l’approccio approssimativo e strumentale della questione ACEA.
1) Non si spiega ai cittadini cosa succede in caso di risoluzione contrattuale con ACEA.
L’attuale gestore, ACEA Spa, rimarrebbe a gestire il servizio per un periodo che si aggira sui due anni.
Infatti, l’art. 7, comma 3, della Convenzione di Gestione prevede “qualsiasi controversia dovesse insorgere, a qualsiasi titolo, tra le parti ed anche in caso di risoluzione, scioglimento del contratto per qualsiasi titolo o ragione, scadenza del termine di convenzione ....(omissis) ....il Gestore sarà obbligato a garantire la continuità del servizio fino all’eventuale consegna al nuovo Gestore, e, comunque, non oltre il termine di 12 mesi, agli stessi patti e condizioni; qualora intervenissero circostanze e fattori non prevedibili, di cui, in ogni caso, nessuna delle parti è responsabile, detto termine sarà protratto di ulteriori 6 mesi. Oltre tali termini, la continuità dei servizi viene garantita previa rinegoziazione, secondo criteri di buona fede, delle condizioni di gestione, in modo da assicurare l’equilibrio economico finanziario del Gestore”.
Durante il primo periodo di proroga (mesi 12), quindi, i servizi dovranno essere mantenuti dal Gestore attuale agli stessi patti e condizioni ovvero di fatto restano in essere ancora per detto periodo vincoli contrattuali che impongono alle parti il rispetto delle condizioni previste nel negozio giuridico oramai risolto.
2) Non si spiega ai cittadini che in caso di risoluzione il Comune di Veroli non potrà comunque tornare a gestire direttamente il servizio idrico e fognario.
Infatti, le uniche forme di gestione del servizio possibili sono le seguenti:
• affidamento del servizio con procedura di evidenza pubblica (quindi attraverso una nuova gara per individuare un nuovo gestore);
• affidamento del servizio a società mista il cui socio privato sia scelto mediante procedura ad evidenza pubblica (quindi attraverso la creazione di una nuova società nella quale ci siano soci pubblici e soci privati, quest’ultimi scelti sempre attraverso una gara);
• affidamento del servizio a soggetto interamente pubblico in house (quindi attraverso la creazione di un Ente pubblico, ad esempio consorzio, società per azioni, ecc.).
3) Non si dice poi in caso di risoluzione e a prescindere dagli eventuali danni cosa bisogna corrispondere ad Acea.
La STO, quindi, la Segreteria Tecnico-Operativa nella sua qualità di organo tecnico e di ausilio dell’Ambito Territoriale Ottimale, ha precisato che, a seguito della risoluzione contrattuale, bisogna corrispondere ad Acea il valore residuo degli investimenti e le spese di progettazione unitamente ai conguagli ad oggi maturati.
Il valore residuo degli investimenti fino al 2015 è pari a 64 milioni di euro, per il 2016 ammontano ad euro 17 milioni, e per il 2017 altri 17 milioni per un totale di 98 MILIONI DI EURO.
Al Gestore dovranno essere riconosciute per intero le somme maturate nel biennio 2016-2017 per spese di progettazione, consulenze, indagini riferibili ad investimenti programmati.
Inoltre, ad Acea dovranno essere riconosciuti i conguagli ad oggi maturati che sono:
• mln di euro conguagli approvati relativi agli anni 2006-2011 così come riconosciuti dal Tribunale amministrativo;
• 53 mln di euro conguagli approvati dall’Autorità con la delibera AEEGSI n. 51/2016 e relativi agli anni 2012-2015;
Conguagli relativi agli anni 2016-2017 non ancora determinati, in quanto la Conferenza dei sindaci non ha approvato l’aggiornamento tariffario 2016-2019, i cui scenari sono i seguenti:
• L’Ente d’Ambito non procede all’aggiornamento delle tariffe 2016-2017, e si utilizza il Pef approvato dall’Autorità: conguagli 28 milioni di euro, 16,2 milioni di euro per il 2016; 11,7 per il 2017;
• L’Ente d’Ambito approva tariffe 2016-2017 secondo quanto previsto dalla relazione STO: 21,6 milioni di euro, al netto delle penali applicate di 11 milioni di euro, da aggiornare in base alle controdeduzioni della diffida ad adempiere: 13,3 milioni nel 2016 e 11 milioni per il 2017 (scenario più vantaggioso perché abbassa di 6 milioni il conguaglio da riconoscere al gestore);
• L’AEEGSI procede con la diffida dell’ATO che entro 30 giorni deve provvedere all’aggiornamento tariffario sulla base dell’istanza presentata dal Gestore che prevede conguagli pari a 47,7 milioni di euro: 25,7 milioni per il 2016 e 22 milioni per il 2017.
In sede di Conferenza dei Sindaci si può comunque bocciare la proposta e presentarne una alternativa.
• A ciò si aggiungano i conguagli derivanti dalla discordanza tra i volumi fatturati e i volumi misurati.
• Al Gestore andranno riconosciuti anche 10,7 milioni di euro previsti dall’atto transattivo stipulato nel 2007. In corso contenzioso giudiziario per ulteriori pretese del gestore.
Ai predetti importi dovranno essere sottratte le seguenti somme:
• importi per canoni concessori rivalutati: 21 milioni di euro per il periodo 2012-2015 e 7 milioni per il periodo 2006-2011;
• aggiornamento delle penali per le inadempienze non soddisfatte o soddisfatte in parte con la diffida ad adempiere.
• Tali somme sono immediatamente esigibili da parte del Gestore uscente al termine del rapporto contrattuale, i meccanismi di recupero di tali somme saranno oggetto di decisione da parte della Conferenza dei Sindaci.
• Alle somme innanzi esposte andranno aggiunte i costi del contenzioso giudiziario, ad oggi, non quantificabili.
4) Non si dice, infine, che la Conferenza dei Sindaci di Ato 5 ha attivato la procedura per la risoluzione della Convenzione di Gestione con l’invio al gestore di una diffida ad adempiere che Acea ha riscontrato nel termine concesso.
Sulla base delle controdeduzioni di ACEA, la STO pubblicava la propria relazione del 7/10/2016 sullo stato di attuazione alla data del 14/09/2016 ritenendo superate in parte le contestazioni sollevate e per altre ritenendo necessarie delle integrazioni.
La predetta relazione della STO veniva redatta tenendo conto anche del parere legale dell’Avv. Farnetani, il quale, viste le controdeduzioni di ACEA, evidenziava che “allo stato degli atti e dei fatti, quali risultanti dalla relazione della STO, non sembra che gli inadempimenti tutt’ora persistenti e non sanati dal gestore rivestano la necessaria gravità da legittimare il provvedimento di risoluzione del contratto ai sensi dell’art. 34 della Convenzione di Gestione e dell’art. 34 del disciplinare tecnico”. Detto parere dell’avv. Farnetani è stato integrato in data 11/10/2016 con la precisione che “l’inadempimento attualmente imputabile al gestore è decisamente ridimensionato rispetto a quello contestato nel Febbraio 2016 talché sarebbe rischioso – con la certezza di un complesso contenzioso – sostenere che sussistano ancora oggi i presupposti per la risoluzione del contratto ex art. 34 della convenzione di gestione e del disciplinare tecnico.
Concludo questo mio intervento invitando i grillini ad avere un atteggiamento più responsabile nell’affrontare le delicate questioni che attengono alle tasche dei cittadini e a farsi promotori di iniziative verso l’azionista di maggioranza di ACEA Spa che, oggi, è il Comune di Roma”.

 
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Veroli. Continua la discriminazione verso i 5 stelle

movimento 5 stelle bandiera 350 260da M5S Veroli - Vola, vola!!!!!! l'italia è il paese dove può succedere tutto, dove qualsiasi cosa diventa realtà, con queste premesse si apre il CS degli attivisti del meetup di Veroli.
Sbagliare i conti è cosa umana come dimenticare ciò che si approva, ma facciamo i conti insieme, utenze domestiche abitazione 100mq con 4 persone residenti anno 2014 totale 400,65 euro-anno nel 2016 totale 404,17 tutto compreso di tributo provinciale e qui l'aumento è rimasto contenuto, ma ora andiamo alle utenze non domestiche e per semplificare scegliamo le attività commerciali come: negozi abbigliamento, calzature, libreria, cartoleria, ferramenta, qui un negozio con superficie di 100mq nel 2014 pagava totale 389,29 euro nel 2016 paga ne 422,57 che facendo due conti da scuola elementare sono più di 30 euro come messo in risalto da noi, ma se andiamo ancor più in profondità scopriamo che l'aumento totale previsto ricadente sulle famiglie nel 2016 è di 160 mila euro circa, una volta e mezzo quello che è stato messo a disposizione nel bilancio partecipativo, noi con questo non vogliamo assolutamente dire che il bilancio partecipativo sarà finanziato con l'aumento della tari, ma ribadendo con una gestione efficace ed efficiente del governo locale; comunque restiamo a disposizione dei cittadini per mostrare gli atti ufficiali a sostegno della nostra tesi.
Per quanto riguarda l'informazione sulle tariffe di altri comuni noi in quanto abitanti del comune di Veroli pensiamo alle tariffe del nostro comune e non a quelle di altri comuni in provincia.
In riferimento all'affidamento della riscossione della Tari all'agenzia delle entrate rettifichiamo l'articolo precedente In quanto vi è stato un errore di trascrizione del CS durante l'invio della mail.
In merito alla nostra segnalazione nel ritardo degli avvisi riteniamo che, se è vero che il comune ha consegnato in data 10 maggio la documentazione, è vero che non ha nessuna colpa, ma è anche vero che considerato il ritardo avrebbe potuto fare una lettera di sollecito all'invio inserendo anche tutte le informazioni relative al ritardo sul sito.asinochevola
Infine siamo totalmente in disaccordo per quanto riguarda lo striscione appeso sotto il municipio, ricordando al Sindaco che il municipio è la casa di tutti i cittadini e non soltanto del Sindaco e dei consiglieri, in merito al nostro scarso senso civico ricordiamo a tutti i cittadini che stiamo raccogliendo le firme per una petizione alla Camera e Senato per bloccare il decreto Madia del PD a cui il nostro sindaco è molto vicino e invitiamo il primo Cittadino e la sua giunta a firmare la petizione in difesa dei servizi pubblici che il partito democratico sta distruggendo poco alla volta, in ultimo rispondiamo al primo Cittadino che se la manifestazione l'avesse fatta un altro partito forse noi avremmo potuto discutere del tema e non dell'atto del manifestare ricordando a tutti gli eletti al comune di Veroli che il diritto di manifestare il proprio pensiero è tutelato in Costituzione...forse ancora per poco.

 
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