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Il coraggio di Roosevelt

Roosvelt 350 260 mindi Aldo Pirone - Oggi ho fatto la revisione dei giornali accumulati nelle ultime due settimane. Sfogliandoli mi sono imbattuto in un articolo della rubrica “Le lettere di Corrado Augias” sulla Repubblica di domenica 3 marzo che non avevo letto. Essendo giorno di primarie del PD, Augias ha voluto dire la sua sul futuro del partito; titolo: “Il coraggio che serve al PD”. Dà molti consigli e il più importante lo mette alla fine: “Primo obiettivo il lavoro, con più tutele per i precari, con più occasioni per chi il lavoro non l’ha – dunque investimenti, cantieri, quel New Deal con il quale Franklin Delano Roosevelt riuscì negli anni Trenta a far uscire il suo Paese dalla Grande Depressione”. Una depressione che, come si sa, era diventata anche psicologica. L’invito è del tutto condivisibile, basta che si sia consapevoli di quali provvedimenti mise in campo il neoeletto Presidente americano in quegli anni, alcuni nei cosiddetti primi “100 giorni”.

Vediamo in sintesi.

Sul piano del lavoro: a) istituì il “Civilian conservation corps”, un’Agenzia che assunse tre milioni di disoccupati che furono impiegati, con un fine di educazione ambientalista, per la manutenzione e la conservazione delle risorse naturali. b) fece approvare dal Congresso “Il National industrial recovery act” che assicurò la protezione dei sindacati, la concorrenza leale fra le imprese e regolato i prezzi dei generi di prima necessità; c) realizzò la “Public works administration”, un’ agenzia con il compito di costruire grandi opere pubbliche (dighe, scuole, ospedali, case popolari, tribunali) e poi, con l’istituzione della “Tennessee valley authority”, la costruzione di imponenti dighe per la produzione di energia elettrica nella valle del Tennessee; d) programmò di portare l’elettricità in tutte le zone rurali e con l'”Agricultural adjustment act” aiutò contadini e allevatori a far fronte all’abbassamento dei prezzi dei loro prodotti. e) a luglio del 1935 istituì la Social Security (indennità di disoccupazione, malattia e vecchiaia).

Sul piano finanziario: a) con il “Glass-Steagall banking act” vietò alle banche commerciali di operare nel settore finanziario e assicurò i risparmi dei cittadini americani a 5000 dollari. b) con il “Securities and exchange act” istituì una commissione di controllo sulle operazioni di borsa vietando le azioni speculative e la cessione di azioni senza il pagamento di almeno il 55% del valore della transazione.

Sul piano fiscale. Nel 1934 dispose l'aumento delle aliquote per i redditi più alti. L'anno successivo l'aliquota più alta passò dal 63% al 75%. L’anno dopo ancora, 1936, l'aliquota salì ulteriormente, tra gli strepiti di lor signori, fino al 79%.

Bisognerebbe avere quel coraggio politico e quella radicalità di proposte se non uguali almeno equipollenti, visti i tempi mutati, per non parlare a vanvera di New Deal. Non basta evocare “investimenti e cantieri” occorre incidere anche sulla finanza, sulle banche e sul fisco per trovare i mezzi atti a produrre espansione economica e giustizia sociale restituendo allo Stato il ruolo politico di attore e programmatore che gli compete.

Roosevelt non era né socialista né comunista. Anche se i “monarchi dell’economia”, come lui li chiamava, gli si scatenarono contro dipingendolo come un bolscevico. E lui li ripagò con parole di fuoco. In un discorso al Madison Square Garden di New York, durante la campagna per la rielezione nel 1936, così li apostrofò “Avevano cominciato a considerare il governo degli Stati Uniti come una mera appendice dei propri affari. Ora sappiamo che il governo esercitato dalla finanza organizzata è altrettanto pericoloso del governo esercitato dalla plebaglia organizzata. Mai prima d’ora, nell’intero arco della nostra storia queste forze sono state così unite nell’opporsi a un candidato. Sono unanimi nel loro odio nei miei confronti, e io mi compiaccio della loro avversione”.

Il Presidente degli Stati Uniti era un politico pragmatico, ma coerente con la propria ispirazione ideale. Era un democratico, proprio come hanno voluto chiamarsi gli aderenti e simpatizzanti del PD cui Augias suggerisce di trovare il coraggio di imitarlo.

Anche perché finora, quanto a coraggio, sono apparsi più simili a Don Abbondio che a Franklin Delano.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

 

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Il coraggio di cambiare

Dems 350da Dems - Mercoledi 5 dicembre, organizzato dall’Associazione politico-culturale DEMS, si terrà un incontro pubblico per riflettere su quanto è accaduto in Italia in questi anni. Il voto del 4 marzo ha chiuso un ciclo politico. Il PD e l’intera sinistra, anche in Italia, hanno subito la più grande sconfitta politica dal dopo guerra da parte degli elettori.

Per la prima volta forze politiche, eterogenee nella loro origine e formazione si sono unite spostando di fatto il Paese verso destra. Cosa fare è la domanda alla quale non sarà semplice dare una risposta. La crisi della sinistra è cosi profonda, che occorre serietà, umiltà ma soprattutto la ricerca di nuove idee e di un diverso modello organizzativo.

Il Paese e L’Europa hanno bisogno è un nuovo centrosinistra di governo, radicalmente innovativo, che faccia riforme sostanziali, che non ceda sui propri valori e non si limiti a criticare ma prenda tutte quelle misure necessarie per dare una svolta profonda a un Paese in affanno. L’obettivo è quello di favorire un dialogo non solo tra le forze del centrosinistra, ma anche con le componenti vive della società che tengono a cuore i temi della diseguaglianza, povertà, lavoro, Europa, immigrazione. Nel territorio della provincia di Frosinone, le gravi sconfitte elettorali degli ultimi anni e la vittoria delle forze del centrodestra, pongono la necessità di avviare un processo unitario per la costruzione di un nuovo centrosinistra capace di costruire proposte e iniziative politiche sui temi del lavoro, in modo particolare dei giovani e delle donne, del risanamento ambientale e di uno sviluppo ecosostenibile, della sicurezza.

Saranno questi i temi che animeranno la giornata di mercoledi 5 dicembre ore 17.30 presso l’Hotel Astor di Frosinone, alla quale parteciperanno tra gli altri, Peppe Provenzano, Marco Sarracino della direzione Nazionale PD, Noberto Venturi e Alessandra Sardelliti consiglieri comunali, Alessandra Maggiani Assemblea Nazionale PD, Maurizio Fadiani vicesindaco di Amaseno.

Frosinone, 01 dicembre ’18

 

 

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Cassino: Le Donne, il Coraggio, la Guerra

Convegno Cassino 270tt18 350 minIntervento di Lucia Fabi nel Convegno CASSINO: Le Donne, il Coraggio, la Guerra Organizzato dall’Associazione Battaglia di Cassino il 27 Ottobre 2018  (cliccare sulla immagine a sinistra per ingrandirla)

La vicenda che oggi porterò alla vostra attenzione si è realizzata in un momento particolare e difficile della nostra storia nazionale.
72 anni fa, da febbraio a maggio del 1946 , 3444 bambini partirono dalla Provincia di Frosinone, per essere ospitati, per 4 mesi, presso famiglie di 51 Comuni del Nord Italia. Bambini bisognevoli di cure , stremati dalla fame e dalle malattie, minacciati da mine e bombe inesplose, costretti a vivere in locali angusti e antigenici . Al termine dei mesi previsti 300 di questi bambini prolungarono di altri mesi la loro presenza, mentre 50 vennero adottati. Gran parte dei bambini che vissero questa esperienza rimasero legati per molti anni ancora alle famiglie che li avevano ospitati. L’allora bambino Peppino Gentile, da adulto amministratore di Cassino, ospitato da una famiglia di Vaiano, in Toscana ricorda ad es.che il rapporto che lo legò alla famiglia che lo aveva ospitato durò fino al compimento dei 105 anni dell’altra “mamma”.
Questa la cronaca concisa, fredda e essenziale della vicenda. Ma credo sia importante soffermarsi sull’idea e sullo sviluppo di questa grande espressione di solidarietà.

Tutto ebbe inizio durante il V Congresso del PCI, a cavallo fra 1945 e il 1946, allorquando i delegati Frusinati Raul Silvestri e il ferroviere Giovanni Gallozzi posero all’attenzione dei congressisti la drammatica condizione della Città Martire. Il Congresso decise di inviare Teresa Noce massima dirigente dell’Unione Donne Italiane che arrivò a Cassino il 6 gennaio del 1946, consegnando al sindaco della città Gaetano De Biasio 100 mila lire, 150 pacchi e una buona scorta di chinino. Ritornò prima che il congresso si concludesse e raccontò del dolore e della disperazione che aveva visto impresso sui visi delle persone, esprimendosi in questi termini : “Bisognava vedere le madri ringraziarci con le lacrime agli occhi per l’offerta di condurre i loro bambini fuori dall’inferno in cui vivono. Porteremo via da Cassino 800 bambini e con le nostre cure riusciremo a guarirli. Bisogna fare di più perché ci sono altri bambini nella zona che hanno bisogno di viveri, di vestiario, di medicinali, di chinino per vincere la malaria”. L’intervento scosse l’uditorio e la questione di Cassino fu inclusa fra le tante e importanti iniziative da prendere.

Immediatamente dopo il Congresso, scattò una fitta rete di volontariato che si prodigò per trovare una risoluzione al grave problema che affliggeva l’infanzia del cassinate. Ai bambini che rischiavano di morire per mancanza di cure e nutrimento, veniva offerta una concreta possibilità di sopravvivenza.
Con coraggio e determinazione si affrontarono e superarono un’infinità di ostacoli e si lavorò alacremente per ottenere alla fine, risultati più che soddisfacenti. L’organizzazione, pur variegata a seconda delle realtà, si dimostrò complessa e minuziosa. Bisognava trovare i genitori disposti a mandare i propri figli in luoghi sconosciuti e famiglie disposte ad accogliere. Mentre l’accoglienza fu ampia e diffusa in ogni realtà, nella nostra provincia purtroppo, emerse una campagna terroristica e diffamatoria. Vennero usati argomenti ignobili come ad es. bambini portati in Russia e usati per farne il sapone o bambini che sarebbero diventati atei e contro i valori della famiglia.

Tale campagna fu presente e forse ottenne qualche risultato in particolar modo a ridosso della partenza dei primi due scaglioni, quando i genitori erano veramente angosciati sul destino dei loro figli, poi però le calunnie persero credibilità perché arrivarono le prime lettere con notizie tranquillizzanti. Successivamente anche le visite effettuate dalle mamme ciociare per verificare direttamente le condizione dei bambini riuscirono a rassenerare i genitori.
I bambini, a gruppi più o meno numerosi, provenienti dai diversi comuni della Provincia, partirono con treni speciali appositamente predisposti assistiti da donne dei comitati locali e da personale della Croce Rossa. L’arrivo nelle varie stazioni era sempre caloroso e festoso. I bambini prima venivano portati in locali caldi e accoglienti, rifocillati e poi affidati alle famiglie ospitanti di estrazione prevalentemente contadina, operaia o artigiana; raramente si trattò di famiglie ricche.

L’accoglienza in seno alle famiglie non rappresentò un trauma per il bambino, anche perché di fronte ad un piatto caldo e abbondante, ad una casa confortevole, a vestiti e scarpe comode, non potevano nascere nostalgie di alcun genere. Al loro arrivo i bambini venivano visitati da un dottore, immediatamente curati se ammalati, e portati a scuola. Forse l’unico grosso problema che si presentò fu proprio l’inserimento nella scuola, a causa della lingua, ovvero del dialetto che rappresentò, almeno all’inizio un grosso ostacolo. Ma la volontà di inserimento unita alla spontaneità , alla mancanza d’inibizioni tipica dell’età e alla voglia di sentirsi gai e sereni, fu determinante per instaurare buoni rapporti con i coetanei. I rapporti con la famiglia d’origine furono epistolari e continui.

La scelta originale di accogliere i bambini presso famiglie rappresentò un criterio umanitario nuovo che superava il concetto di pietismo e di carità, e rifiutava , a priori, la strada più facile: quella dell’internamento negli orfanatrofi o negli istituti religiosi. L’inserimento presso famiglie oltre a rappresentare una continuità educativo-affettiva andava a rompere il perverso rapporto fra“ benefattore” e assistito, fra chi possiede e chi non ha niente. Si può perciò capire (ma non giustificare) l’ostilità, la campagna denigratoria portata avanti dal clero di Cassino che rimarrà costante nella memoria dei testimoni. Ma il comportamento delle organizzazioni religiose si differenziò da località a località, in particolar modo furono disponibili e impegnati i Vescovi di Parma, Piacenza, Ventimiglia, Imperia. I bambini intanto continuarono a praticare la religione cattolica e molti di essi fecero la prima comunione. La mattina della domenica donne e bambini andavano a messa e il pomeriggio si divertivano nelle Case del Popolo a ballare e cantare sotto i giganteschi quadri raffiguranti Stalin.

A conclusione mi preme soffermarmi sul ruolo che in tutta la vicenda rivestirono le donne. Esse furono determinanti dall’inizio, allo svolgimento e alla conclusione di questa esemplare iniziativa.
Il loro impegno, la loro dedizione alla causa , lo sforzo per contribuire alla nascita di un mondo migliore fatto di amore e solidarietà, permisero a tanti bambini di uscire dall’incubo della guerra e da tutto ciò che rappresentò per loro.
In tutta la vicenda come non ricordare alcune donne: da Teresa Noce, che ebbe il merito di ideare l’iniziativa, alle donne dell’Udi di Sora, in grado di ostacolare l’offensiva scatenata con i minacciosi manifesti affissi nella loro città alla vigilia della partenza, evocanti cosacchi russi pronti a uccidere i bambini del Cassinate, fino all’attivismo costante delle donne di Lugo e di Colle di Val d’Elsa, alla presenza preziosa nella zona del cassinate di Maddalena Rossi, Pina Savalli, e Linda Puccini ; a Maria Moscarelli semplice ragazza che venendo da Sgurgola ogni giorno consumava km. e km nella campagna di Cassino per convincere le famiglie a dare la possibilità di salvare i propri figli e alle moltissime altre che per motivi di tempo non riprendo.

Come si fa a non pensare che nell’interno delle famiglie ospitanti furono proprio le donne a caricarsi di lavoro e di rinunce? Furono loro che determinarono la scelta certamente non facile di aggiungere un posto a tavola e di allargare affetti senza creare gelosie nell’interno delle famiglia, gestendo le nuove situazioni con saggezza e umanità, accollandosi un nuovo impegno che fortunatamente seppero in ogni situazione risolvere con coraggio e amore.?
Come si fa a non pensare al coraggio di quelle madri che decisero di lasciare andare i loro figli verso l’ignoto?
Come non credere ai sacrifici , alle sofferenze di quelle donne semplici, che credendo nell’iniziativa si impegnarono a convincere famiglie , a organizzare i gruppi , a procurare vestiario?

Anche in questa vicenda, come in moltissime altre, le donne si sono dimostrate indispensabili nel dare un contributo prezioso nella ricerca di una società migliore.

ù

 

Il Programma del Convegno

09.00 ETICA DEL VOLONTARIATO Prof.ssa S. Petrillo
09.20 IL SENSO ANTROPOLOGICO DEL VOLONTARIATO. RADICI STORICHE Prof.ssa B. Marzucchini
09.40 IL CONTESTO STORICO:
LE TRUPPE COLONIALI FRANCESI E LA LINEA GUSTAV Dr. G. De Angelis – Curtis
10.20 UNA TESTIMONIANZA DIRETTA: I FIGLI DELLA SORELLA FLORENZA MELANO
11.15 Coffe break
11.30 L’OSPITALITÀ CHE ACCOLSE I BAMBINI DI CASSINO Prof.ssa L. Fabi
12.00 TANTE STORIE PER UN UNICO DESTINO S.lla E. Pro
12.20 MALATTIE SESSUALMENTE TRASMESSE NEL DOPOGUERRA S.lla A. Plastino
12.50 STORIE DI GUERRA, IL ’44 NEL CASSINATE. IL DRAMMA DEI CIVILI Avv. R. Molle
Moderatori
Prof.ssa Bruna Marzucchini
Dott. Massimiliano Mancini

 

 

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Il 'coraggio' di denunciare l'inquinamento a Ceccano

ceccano monumento 350 260Riceviamo e pubblichiamo. L’Ing. Antonio Olmetti ha inviato alla nostra Redazione attraverso Angelino Loffredi questa nota scritta insieme all'Arch. Anita Mancini. Si tratta disacrosanta polemica contro la maggioranza che amministra il Comune di Ceccano e si sono espressi come segue: « Caro Angelino,
vediamo se uno e tre ha il coraggio di pubblicare l'articolo sull'ambiente scritto da Anita ed il sottoscritto direi, Nel prologo gradiremo se possibile, si scrivesse che "gli autori hanno fatto parte della giunta dell'ex Sindaca Manuela Maliziola, la giunta di un solo giorno ma con un milione di progetti ed idee...che sanno di sinistra".
grazie
Antonio»

Soddisfatta integralmente la richiesta, qualche chiosa o commento sono d’obbligo: 1) questo giornale si chiama UNOeTRE.it e il suo nome deriva dagli articoli 1 e 3 della nostra Costituzione, quindi è insieme un nome e un logo e non può essere assolutamente un “uno e tre” scritto tanto per scrivere; 2) non ci vuole più coraggio di quello che ci anima ogni giorno per pubblicare quanto scritto dai due professionisti, visto che la continuità della lotta di questo giornale contro le prepotenze e gli errori di tutte le maggioranze a partire da quella Regionale e da quella di Governo è quotidiana, tenace, senza sconti e anche con qualche risultato pur se piccolo (vedi disoccupazione e altro); 3) pubblichiamo eccezionalmente, anche se non è nostro costume ripubblicare (salvo decisione autonoma della Redazione) quanto apparso da giorni su FB e altre testate o pagine on line, infatti conosciamo questo testo, che a nostro parere contiene il minimo indispensabile (da molto tempo conosciuto) contro una maggioranza da tutta la città di Ceccano ampiamente criticata; 4) ci piace l’ardire di ricordare con orgoglio che gli scriventi sono stati amministratori comunali solo per un giorno, ma hanno “un milione di progetti ed idee idee...che sanno di sinistra"., ma si consenta a noi, che abbiamo apprezzato e stimiamo l’avvocata Manuela Maliziola, di ricordare agli autori dell’articolo: non basta avere idee che 'sanno di sinistra' o sono di sinistra o non lo sono, ma soprattutto non bastano le idee da sole senza gambe e quindi non basta scrivere per dimostrare coraggio, ma bisogna organizzare persone e consenso tutti i santi giorni che viviamo. Questo è di sinistra. (IM)

 

Ed ecco il testo integrale dell'articolo firmato da Anita Mancini e Antonio Olmetti

Basta. Basta con le delibere all’acqua di rose contro gli inquinatori. Basta con i proclami dell’ASI che stanzia (addirittura!) un milione di euro per “togliere la puzza”. La puzza, ammesso che vada via, non è certo il problema.
Con milione di euro, oggi, ci si compra un appartamento nelle grandi città, e solo una politica miope e provinciale (per non dire altro) può pensare di “fare colpo” riempiendosi la bocca con una cifra così ridicola. L’amministrazione comunale ceccanese, da parte sua, dichiara in consiglio di avere stanziato dei fondi per l’ambiente: quindi,oltre al danno, la beffa?
Spiegate alle famiglie ceccanesi il motivo per cui oltre ad aver subito inquinamento, malattie e lutti, devono metterci pure i soldi di tasca propria.
E basta poi con ‘sto Masterplan di Kipar che dovrebbe essere “finanziato dall’Unione Europea” che dovrebbe ripetere il miracolo tedesco della Ruhr. Primo noi non siamo né tedeschi, né viviamo in un’area metallifera depressa e, secondo, Bruxelles non paga MAI per l’ inquinamento causato da fiorenti industrie con fatturati enormi che hanno incassato negli anni passati fior di milioni (che prima erano miliardi…)dallo stato italiano.
E c’è un altro motivo per cui Bruxelles non ci finanzierà: perché l’Unione Europea, sin dal 2004, ha stabilito un principio sacrosanto: CHI INQUINA PAGA.
E’ la Direttiva 2004/35/CE del 21 aprile 2004, sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e RIPARAZIONE del danno. La nostra legislazione con il Testo Unico dpr 252/2006 ha rafforzato la normativa a tutela dell'ambiente, recependo proprio questo principio.
Se ,in passato, la nostra legislazione prevedeva che nei processi per reati contro l'ambiente, volti ad ottenere il risarcimento da danno ambientale, la competenza ad esperire l'azione risarcitoria era riservata in maniera esclusiva allo Stato e cioè al Ministero dell'Ambiente, dopo la direttiva europea non è più così. Tant’è vero che la Cassazione Penale, Sez. III 633/2012 , ha definitivamente sancito il principio secondo cui tale potere spetta anche a tutti gli altri soggetti interessati, singoli o associati, compresi gli enti pubblici territoriali, i cui diritti siano stati lesi da un danno prodotto all'ambiente.

Parliamoci chiaro: la denuncia alla Procura della Repubblica del Sindaco di Ceccano, così come la “delibera ambientale” approvata dall’ultimo consiglio comunale appaiono ormai come gesti quanto meno tardivi e poco efficaci, perché ARPA Lazio ha già elevato contravvenzioni dopo i rilievi effettuati, ad esempio, sul depuratore ASI a Ceccano.
Altro che progetti europei, altro che stanziamento di fondi comunali: parliamo di quantificazione del danno, piuttosto. Le voci di spesa possiamo immaginarle facilmente, e di conseguenza presagire l’ordine di grandezza delle cifre che occorreranno.
Quanto costerà, al metro quadrato, la bonifica di migliaia di ettari? Quanto costerà allontanare i cittadini che abitano in quelle aree per tutto il tempo necessario per la bonifica? Quanto costerà far tornare pulite le acque del fiume Sacco, che sta ancora aspettando il famoso “contratto di fiume”? Quanto costerà ripristinare finalmente un Ospedale, chiuso da una politica regionale scellerata, che non ha tenuto conto del fatto che se c’è un Sito di Interesse Nazionale e decine di Industrie a rischio di incidente rilevante, non si può chiudere un presidio importante come quello di Ceccano?
Altro che "milione di euro" per il revamping di un depuratore ASI realizzato in un centro abitato.
E non c’è solo Ceccano, ma tutti gli altri Comuni del Popolo Inquinato, da Patrica a Ferentino a Supino… La richiesta di risarcimento di questo abnorme danno ambientale è l’unica strada che potrebbe davvero fare la differenza, se davvero gli amministratori avessero (come peraltro dichiarano sempre) «a cuore la salute dei cittadini, del territorio, ed il futuro dei nostri figli…bla, bla, bla».

Arch. Anita Mancini e Ing. Antonio Olmetti

Gli autori hanno fatto parte della “nuova” giunta dell’ex Sindaca Manuela Maliziola, la giunta di un solo giorno, ma con un milione di idee e progetti dal sapore di….. sinistra

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Coraggio e determinazione del Sindaco di Piglio. Ecco quello che ci voleva

acqua privatadi Ivano Alteri - La decisione del sindaco di Piglio, Mario Felli, di fermare d’autorità la mano vessatoria di AceaAto5 Spa riveste grande importanza per la politica amministrativa frusinate, poiché prefigura un nuovo rapporto delle istituzioni locali con Acea, con i cittadini, e apre una breccia nel muro di gomma che l’attuale apparato politicante ha innalzato a copertura d’interessi squisitamente privati e di casta (non sempre legali, molto spesso immorali).
Il sindaco Felli, con un atto d’autorità da più parti e da tempo auspicato, esplicitamente e sonoramente ORDINA: “E' fatto divieto alla Soc. ACEA S.p.a., nella sua qualità di gestore del servizio idrico dell'ATO 5 della Provincia di Frosinone, di procedere, fino a nuova disposizione, al distacco dei contatori idrici e alla sospensione di acqua potabile su tutto il territorio di questo Comune ai nuclei familiari, ivi insediati”.
Pensiamo che dopo tale azione, sostanziale e di principio, niente potrà restare come prima.
Fino ad ora, Acea ha fondato la propria arroganza contro i cittadini sulla complicità, più o meno esplicita, di buona parte degli amministratori; i quali, col loro assenso o col loro silenzio, hanno consentito gli aumenti esponenziali delle bollette, con tariffe esose e del tutto arbitrarie, tra l’altro senza mai pretendere dalla stessa Acea il rispetto degli impegni assunti riguardo gli investimenti. Questo atteggiamento oltremodo passivo da parte di sindaci e assessori ha dato adito ad interpretazioni varie, inducendo molti a pensare che quei soldi, rastrellati alacremente dalle tasche dei cittadini, servissero in realtà a foraggiare i famigli delle cupole partitiche nostrane, posizionati sulle varie poltrone aziendali; ipotesi, per altro, niente affatto peregrina.
I cittadini, d’altra parte, sono stati ridotti all’impotenza e alla rassegnazione proprio dall’isolamento in cui sono venuti a trovarsi a causa dei propri sedicenti rappresentanti; tanto che le stesse associazioni dei consumatori spesso producono i propri atti di formale denuncia delle angherie di Acea, nella più totale indifferenza di questa; qualcuno ha ipotizzato persino che le raccomandate ad essa inviate per contestare e sollecitare interventi, vengano direttamente cestinate, senza essere neanche aperte. Unico modo per smuovere Acea, insomma, è il ricorso al giudice.
I sindaci, da parte loro, pur sollecitati dai propri concittadini vessati, spesso si limitano a rispondere che la gestione non è più loro e che perciò non possono farci niente (e intanto però stipulano convenzioni per l’allocazione di distributori commerciali privati di acqua; sia detto fra parentesi). Questa loro reticenza, che dal punto di vista dei cittadini equivale a tradimento e diserzione, segnala, oltre che una acquiescenza (interessata?) nei confronti di Acea, anche, e forse soprattutto, una totale sudditanza alle consorterie partitiche provinciali, nonostante molti di essi si picchino d’essere espressione delle cosiddette liste civiche.
Ora, tutto questo non potrà esserci più; qualcosa è cambiato definitivamente. L’ordinanza di Piglio apre un nuovo scenario a tutti coloro che si battono per un nuovo modo di amministrare e un nuovo modo di partecipare alla vita pubblica da parte dei cittadini; ben oltre la stessa questione Acea.
Infatti, nell’ordinanza sono presenti alcuni alti principi che in questi anni sono stati ribaditi più volte da associazioni e comitati di cittadini in lotta contro Acea e per un’acqua pubblica. Si dice in essa che “l'acqua potabile è un bene pubblico comune, di prima necessità, che non può, per alcun motivo, esserne vietato ed impedito l'uso da parte delle persone per il consumo umano”; che “avere accesso all'acqua potabile è un diritto fondamentale che non può essere negato da ‘nessuno’”; che “1'ONU ha dichiarato il diritto all'acqua come ‘un diritto umano universale e fondamentale’...”. È su tali basi, dunque, oltre che su quelle legali che ne legittimano l’intervento d’autorità, che il sindaco Felli sembra avere inteso agire; non solo per impartire un ordine perentorio ad Acea, quindi, ma per ripristinare platealmente nelle relazioni pubbliche (vorremmo dire: urbi et orbi) quegli elementi di “comunità” proditoriamente conculcati dalle losche mani del pensiero dominante: l’idea generale di bene comune, i diritti inalienabili degli uomini e delle donne, il diritto alla rappresentanza e alla partecipazione dei cittadini.
Riteniamo, perciò, che le associazioni e i comitati che hanno tenacemente condotto le loro lotte contro Acea, per una gestione pubblica dell’acqua, per i beni comuni, per un nuovo tipo di amministrazioni e partecipazione popolare, dovrebbero oggi sollecitamente offrire, sin da ora, la propria eventuale assistenza legale al sindaco, qualora Acea mettesse in atto azioni ritorsive nei suoi confronti, come qualcuno ha minacciosamente provveduto a ipotizzare già nelle scorse settimane.

Frosinone 15 ottobre 2015

 

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La Regione dimostri strategia e coraggio per il rilancio della Valle dei Sacco

valle del sacco 350dall'Ufficio Stampa della Consigliera Regionale "PD" riceviamo e pubblichiamo - Valle del Sacco: e' il momento di lavorare. in silenzio. Incontro di ieri è passaggio tecnico, ora servono risposte coraggiose.

«Che siamo in forte ritardo sulla bonifica e sul rilancio economico della Valle del Sacco lo sappiamo bene. Mancano ancora molte tappe per vedere superare definitivamente l'emergenza ambientale e gettare le basi per un nuovo sviluppo sostenibile. Ma di questo dobbiamo tutti essere consapevoli. E quando dico tutti non parlo solo della politica, ma anche di chi ha avuto la possibilità, in virtù di ruoli ricoperti, di raccogliere proposte e di dare impulso ad azioni concrete eppure non lo ha fatto.»

Così Daniela Bianchi, consigliera Regionale del Pd che ieri ha partecipato all'incontro convocato dalla Regione Lazio con i rappresentanti degli Enti locali e dell'associazionismo per la predisposizione di una bozza di riperimetrazione del S.I.N. (Sito di interesse nazionale) 'Bacino del Fiume Sacco'

«Quasi quotidianamente sentiamo trattare il tema da gente che non ha titolo per farlo, che non ne conosce i dettagli né tantomeno gli sviluppi. Affermazioni fuori luogo, speculazioni politiche e di immagine che rischiano di far diventare questa questione un rumore di fondo che genera assuefazione. Sento che tante persone si dilettano a fare appelli. Io ne faccio solo uno: se non avete nulla di concreto da dire sulla Valle del Sacco, allora tacete.

Da troppi anni oltre mezzo milione di cittadini aspetta delle azioni concrete e definitive sulla Valle del Sacco. Parlo di bonifica e della messa in sicurezza di tutti i siti inquinanti e pericolosi, di un costante monitoraggio sulla salute delle persone e di nuove opportunità per le imprese legate all'agricoltura, al turismo, all'accoglienza e all'industria verde.

Non nego che quella di ieri sia stata certamente una giornata decisiva per la Valle del Sacco, ma rimane comunque un passaggio tecnico tra la Regione, il Ministero e gli attori locali che servirà per definire l'area del Sin. Un punto di partenza che permetterà di gestire in maniera unitaria tutta la Valle, prima divisa tra la zona commissariale (area industriale di Colleferro e parte del corso del fiume Sacco) e quella del Sin (dai Comuni a sud di Roma a Falvaterra).»

«Parliamo di un'area vastissima, dalle caratteristiche non omogenee - riprende la Consigliera - La questione va affrontata con una strategia globale. Se l'obiettivo è davvero risolvere la questione, dobbiamo iniziare a velocizzare le cose e a correre. Non abbiamo più tempo da perdere. Spero che di questo sia la Regione che il Ministero siano consapevoli. In questi due anni, in Regione, lo abbiamo dimostrato in altre questioni in cui necessitava un'iniezione forte di strategia e di coraggio per il rilancio, dobbiamo dimostrarlo anche qui.»

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Il Coraggio e il Progetto

partito-democratico bandiera350-250di Martina Innocenzi - "Il coraggio è una virtù morale e sociale e non va confuso con la temerarietà e l'avventatezza. Occorre coraggio per cercare la verità resistendo ai luoghi comuni e ai pregiudizi. Occorre coraggio per concepire un grande progetto e portarlo a compimento". In questa citazione rilevo la presenza di due parole chiave che sono in stretta connessione tra loro: CORAGGIO e PROGETTO. Due parole che reputo fortemente appropriate alla delicatissima fase politica che la nostra provincia ed in particolare il Partito Democratico stanno vivendo.
Parto dal CORAGGIO perché la capacità di averne oppure no è stata determinante nel comportamento di tutto il corpo del PD provinciale nella discussione per la costruzione di una proposta per le elezioni provinciali 2014. Sono due i livelli sui quali si è sviluppata questa virtù: il livello del "mancato coraggio" ed il "coraggio delle scelte". Uno fortemente negativo, l'altro fortemente positivo.
Da una parte il mancato coraggio del gruppo dirigente provinciale del Partito nell'imporre un netto cambio di rotta, presentando da subito la candidatura del più giovane Sindaco della provincia Enrico Pittiglio che avrebbe bloccato immediatamente il tentativo, purtroppo riuscito di indebolire e dividere il partito attraverso la riproposizione di uno scontro privo di politica tra due titani che sembrano aver perso di vista i valori guida del nostro partito. Il mancato coraggio di chi, sottraendosi alla discussione con e nel partito, è venuto meno ai principi fondanti della democrazia che è per eccellenza la sede del dialogo, del ragionare insieme, del trovare la sintesi capace di far crescere una comunità nella sua interezza, scegliendo la strada più facile delle inspiegabili alleanze non tese ad affermare una progetto politico e amministrativo ambizioso ma teso solo a collocare ed incassare un'altra postazione.
Infine il mancato coraggio di una giovane generazione, ed in questo faccio anche una sana autocritica, di gridare con ancora più forza lo sdegno e la rabbia nei confronti di tutto il partito per aver messo in secondo piano la politica ed i valori che animano il nostro agire quotidiano.
Dall'altra parte il lato positivo del "coraggio delle scelte" legato al fatto che, nonostante tutto e con un colpevolissimo e gravissimo ritardo, il gruppo dirigente ha scelto di difendere i valori fondanti del progetto del PD e della sinistra, senza appaltare la nostra identità a chi ha devastato un territorio pur di vincere; perché se una battaglia è giusta la si fa indipendentemente dal risultato finale se ad animarla è una nobile motivazione e non l'interesse personale di pochi.
Tuttavia, condivisibile o no, è una scelta anche quella di condividere un percorso con forze politiche alle quali per anni abbiamo imputato le responsabilità della situazione che vive oggi la nostra provincia.
Ed è in questo scenario di scelte coraggiose o meno che si delinea in maniera chiara la differente visione di sviluppo di questo territorio, il PROGETTO per l'appunto.
Da una parte la voglia di non rassegnarsi alla ormai annosa fase di stallo nella quale si tende a guardare sempre e solo al comparto industriale in fortissima crisi pensando che attraverso investimenti su investimenti si possano risollevare le sorti di questo territorio. Ma la provincia di Frosinone è anche altro ed è in questo senso che dovrebbe andare il tentativo di un nuovo ed emancipato gruppo dirigente del PD: avere l'ambizione di ricercare e avviare concretamente nuovi filoni di ragionamento legati alle risorse che possediamo già. Costruire percorsi di ampio respiro che abbiano l'ambizione di offrire una nuova prospettiva futura.
Dall'altra parte una visione conservatrice della quale mi piacerebbe sapere su cosa si regge, a livello programmatico, l'intesa di forze politiche di diverso colore.
E' su questi diversi progetti politici che dovrà svilupparsi la discussione congressuale del PD provinciale, perchè è evidente che un congresso è ormai necessario ed inevitabile. Il fatto è che, se è vero che per ricostruire una volta per tutte un partito degno di questo nome occorre un congresso, è altrettanto vero che un congresso VERO presuppone una correttezza di fondo che non è dettata solo dal rispetto delle regole ma soprattutto dai valori che guidano l'agire quotidiano di ogni singolo. In tal senso, prima di fare una sterile discussione sui regolamenti facciamoci tutti un'esame di coscienza altrimenti rischiamo di prenderci in giro ancora una volta.

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