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Il Coronavirus in Europa ha terremotato l'austerità

  • Pubblicato in UE

L’Ue sospende l’austerità. Ora la sinistra lotti per una solidarietà keynesiana

bruxelles parlamento europeodi Aldo Pirone - La pandemia da Coronavirus ha avuto in Europa l’effetto di un terremoto non solo economico. In poche settimane tutti i capisaldi dell’arcigna politica di austerità con cui ci eravamo familiarizzati sono spariti. Il loro simbolo era quel 3% del rapporto deficit-Pil che ogni anno faceva dannare tutti i governi con un debito pubblico stratosferico come il nostro. I nostri governanti erano soliti presentarsi con il cappello in mano a Bruxelles per avere una qualche flessibilità che ci consentisse, o meglio consentisse ai nostri “lor signori”, di continuare a fare le cicale, trascurando l’evasione fiscale, le povertà e le diseguaglianze crescenti, la precarietà del lavoro, i bassi salari e operando tagli alla sanità e ai servizi di welfare.

Dopo qualche stonatura iniziale, la musica nelle alte sfere di Bruxelles ha cominciato a cambiare. In poche settimane, addio al patto di stabilità, al Fiscal Compact, al divieto degli aiuti di Stato, al pareggio di bilancio, al totem del 3% e alla riduzione a marce forzate al 60% del debito pubblico. Tutte cose travolte dalla pandemia nello spazio di pochi giorni e abbandonate dall’Ue nella cantina dei ferri vecchi. Poi sono cominciati ad arrivare i provvedimenti. A iniziare è stata la Bce, istituzione che funziona a maggioranza dei componenti, che ha allargato l’acquisto dei titoli di Stato (750 mld) per tenere basso lo spread, soprattutto dei paesi con un elevato debito pubblico. Poi sono arrivati i prestiti a basso tasso d’interesse: Sure (Cig), Bei (investimenti) e il facoltativo Mes (sanità): in tutto circa 540 mld . Per ultima è arrivata la proposta di 750 mld (500 a fondo perduto) del Recovery fund, ribattezzato “Next Generation Eu”, collegato alla proposta di portare a 1.100 mld il Bilancio europeo. Insomma, l’Ue, nelle sue varie istituzioni economiche, intende mobilitare complessivamente 3.140 mld. All’Italia ne arriverebbero circa 479 lordi.

Il “Next generation Eu” appare lo strumento più innovativo per diverse ragioni: a) sarebbe finanziato attraverso l’emissione di titoli europei; b) potrebbe prevedere tasse europee come la digital tax e quelle su emissioni inquinanti, grandi multinazionali che beneficiano del mercato unico europeo e plastica; c) i fondi sarebbero assegnati su programmi precisi nei settori previsti, in particolare su transizione green e digitalizzazione, presentati dagli Stati nazionali e controllati dalla Commissione europea. Tutto ciò, gestito dalla Commissione diretta dalla von der Leyen, introduce un elemento federalista e solidale nella gestione dell’economia europea a Trattati vigenti. Al tempo stesso, fa risaltare gli ostacoli di tipo intergovernativo e “confederale” che ostacolano la tempestività dell’azione dell’Ue. È del tutto assurdo che per avere operativi 1.850 miliardi di Bilancio e del nuovo fund, bisognerà aspettare il negoziato, per niente facile, dei capi di governo dei 27. Con il risultato che potrebbero essere disponibili solo ai primi dell’anno prossimo. Quando il babbo potrebbe essere morto.

Sul piano economico e sociale le altre contraddizioni europee si acuiscono in mancanza di politiche fiscali omogenee (dumping di paradisi fiscali), del lavoro (diritti dei lavoratori), del controllo dei movimenti finanziari speculativi, delle delocalizzazione industriali, del welfare e della sanità. Per non parlare della politica di difesa ed estera e della permanenza nell’Unione di paesi che abbandonano i valori della democrazia antifascista e anti-xenofoba (Polonia, Ungheria ecc.). Il cambiamento solidaristico e keynesiano in corso reclama un salto dell’Ue anche sul piano della governance istituzionale. S’impone un allargamento del principio federalista, il superamento dell’unanimismo intergovernativo di tipo confederale, l’aumento dei poteri della Commissione e dell’Europarlamento.

Ovviamente su tutti gli interventi economici proposti e succintamente prima riassunti, si può e si deve discutere, si possono avere tutte le prudenze del caso, guardare bene le condizionalità, scandagliare i limiti quantitativi e qualitativi, ma l’esame dell’albero non può nascondere la vista della foresta. Chi da sinistra ha combattuto con rigore e determinazione la politica di austerità neoliberista ribadita dopo la crisi del 2008-11, criticando a fondo e respingendo il riformismo subalterno al neoliberismo, deve cogliere l’inizio del mutamento per cui si è battuto e starne all’avanguardia. E ciò proprio per spingere verso il superamento urgente delle contraddizioni economiche e di funzionamento istituzionale suaccennate e nella direzione della solidarietà progressista sovranazionale in Europa. C’è chi teme che una volta passata la pandemia, l’Ue torni alla vecchia politica di austerità. Timore non infondato ma che non deve paralizzare. Il modo migliore per evitare un tragico ritorno è proprio quello di lottare affinché il cambiamento iniziato si allarghi a tutto campo.

Le scottature patite con la politica di austerità devono rendere l’occhio vigile, non cieco.

 

 

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Coronavirus: la Terza Guerra Mondiale è contro un nemico invisibile

Libro di Gianluca Pistore (di Cassino), giovane divulgatore scientifico con l’introduzione del Prof. Walter Ricciardi e la prefazione del dott. Salvo Di Grazia.

Pistore copertina libro 350 mindi Gianluca Pistore - Se anche voi fate fatica ad immaginare come ne usciremo, ma anche a capire come siamo finiti fin qui, se vi sentite confusi tra notizie contrastanti, scienziati che litigano e una marea di FakeNews che inondano la rete, questo libro può aiutarvi a fare chiarezza. “Non c’è solo divulgazione scientifica, lo prometto!” ha raccontato Gianluca Pistore “c’è tanta scienza, tanta biologia, tanta medicina. Parliamo di virus, di cosa fanno nel nostro corpo e come evitarli. Ma parliamo anche di noi stessi, della vita quotidiana in questa epidemia, ripercorriamo quello che è successo dalle prime polmoniti anomale a Wuhan fino ad oggi. È come un viaggio nel quale facciamo insieme chiarezza sui tanti aspetti che stiamo vivendo in questa epidemia. Ho scritto questo libro perché avevo bisogno di serenità, di vederci chiaro e di immaginare il futuro.”

Nel libro Gianluca miscela opportunamente la divulgazione scientifica con storie di vita comuni e divertenti aneddoti personali. “Nella seconda metà del libro racconto proprio come immagino il futuro, come potremmo uscire da questa brutta esperienza. E come volgerla in positivo, con rispetto per chi non c’è più, ma anche come un insegnamento per chi rimane.” ha spiegato Gianluca “Volevo un testo che raccontasse quello che stiamo vivendo, che facesse chiarezza, così ho fatto un sondaggio tra le persone che mi seguono sui social per capire quali fossero i loro problemi, le loro domande. Ho scoperto che tutti, oltre a capire come evolvessero i contagi, come salvaguardare la propria salute, volevano anche capire davanti a quali scenari economici si sarebbero trovati. Poi volevano storie di persone comuni, e così ho iniziato a raccoglierle sui social, dalle storie di malattia a quelle di chi ha rimandato il suo matrimonio a chi ha perso il lavoro o ne ha trovato uno nuovo. L’ho riempito di storie perché in effetti questo libro è una storia: è la storia della mia curiosità di capire cosa ci sta accadendo in questo momento, cercando sempre di essere ironici perché la scoperta e l’apprendimento devono essere un piacere.”

Illustri sono l’introduzione e la prefazione di due fuoriclasse. La prima a cura del Prof. Walter Ricciardi, tra i massimi esperti al mondo di salute pubblica, ordinario di Igiene presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, e la seconda a cura del dott. Salvo Di Grazia, medico scrittore e tra i divulgatori scientifici più noti d’Italia. “Valutazioni scientifiche, economiche, politiche e geografiche filtrate dall’esperienza personale e con l’occhio sempre attento a non allontanarsi dalla ragione e dalla ragionevolezza, anche per sapere come comportarci dopo, quando tutto questo sarà passato.” ha commentato il dottor Salvo Di Grazia nella sua prefazione.

Il Prof. Walter Ricciardi nella sua introduzione afferma “Molti non amano paragonare la lotta che tutto il mondo sta conducendo contro il nuovo coronavirus ad una guerra mondiale. Io non sono tra questi. Anche se l’immagine è forte e per molti versi disturbante credo che è soltanto rifacendoci agli schemi organizzativi e mentali di una guerra che potremo veramente sconfiggere questo nemico invisibile.” e poi spiega “Nel libro Gianluca ci parla dell’epidemia con la passione del cultore della materia, del professionista maturo, della persona ferita da una perdita grave, ma soprattutto con l’entusiasmo dell’uomo che guarda avanti, ad un futuro in cui questa prova sarà superata grazie all’impegno ed ai sacrifici di tutti.”

“Oggi abbiamo bisogno di chiarezza, di punti fermi in mezzo a questa tempesta.” - conclude l’autore Gianluca Pistore “Questo libro deve dare chiarezza, deve far stare meglio le persone, far avere loro più controllo sulla situazione: capendola, imparando cosa dice la scienza, imparando a difendersi dalle FakeNews e comprendendo ciò che sta accadendo anche da un punto di vista psicologico, sociale ed economico. Se non riesco in questo, la mia missione è fallita. Ma dai pareri entusiasti dei primi lettori, spero di aver preso la strada giusta per aiutare chi in questo momento si sente confuso e vuole capirci qualcosa”

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Non è “Tana libera tutti”

  • Pubblicato in Partiti

Coronavirus fase 2

mascherine 400 minIl 4 maggio inizia la Fase 2 dei provvedimenti per la limitazione del contagio da Coronavirus.
Oltre quattro milioni di lavoratori riprenderanno l’attività, osservando le indicazioni precauzionali indicate dagli organi preposti. Non è un ritorno alla normalità, perché siamo ancora in presenza del Covid19 e non sappiamo quando sarà pronto il vaccino che potrà porre termine all’emergenza. La necessità di far ripartire le attività produttive chiama questi lavoratori all’impegno. Questo deve essere svolto col massimo di sicurezza possibile. Le norme per i lavoratori e per gli imprenditori sono chiare e stringenti. Tutti gli organi preposti, ad ogni livello, debbono impegnarsi a farle rispettare. L’alternativa è quella di una riacutizzarsi della virulenza della pandemia.

Per tutti coloro che non sono chiamati in servizio restano le regole già in atto.
Al primo maggio si sono contati ancora 269 morti, 1965 casi di contagio, Oltre centomila ammalati.
Nel Lazio l’indice è dello 0,5. Significa che un malato ha ancora il 50% di possibilità di infettare un sano. Ecco perché non si debbono abbandonare le precauzioni. Ancora troppi non rispettano le indicazioni previste. Non possiamo “mollare” ora che il contagio sta diminuendo.

In chiusura della Fase 1 si può fare già qualche riflessione.
La pandemia in Italia è stata affrontata finora con efficienza dal Governo, con stanziamenti, sostegni, sussidi per una massa monetaria mai utilizzata prima in tempi così ristretti, nemmeno nei dopoguerra.
Si tratta di una massa di debiti che impegnerà il paese per molti anni.

A seconda delle scelte per il dopo si capirà su quante generazioni di italiani cadrà il debito.
Siamo di fronte ad una situazione di estrema drammaticità. Già prima centinaia di migliaia di piccole imprese erano state chiuse. Importanti gruppi industriali erano in crisi ed a rischio chiusura. Il sistema bancario nazionale, stremato da una gestione poco accorta, in crisi. Migliaia di lavoratori in Cassa Integrazione. Milioni di pensionati e lavoratori informali sotto la soglia di sopravvivenza, Caritas e banchi alimentari producevano già uno sforzo enorme. Milioni di disoccupati ed inoccupati, in gran parte giovani, ma anche anziani ai quali si riduce drasticamente la futura pensione.

Oggi il disastro di tre mesi di emergenza, di cui due di chiusura totale, non sappiamo cosa ci sta riservando.
Una cosa, comunque, appare già chiara. I gruppi politico-economici. I responsabili dei guasti provocati dallo sfrenato liberismo che ha destrutturato la nazione, indebolito enormemente lo stato sociale, privilegiando i “Tagli Lineari” che hanno massacrato la Sanità Pubblica, finanziando la privata, sono già all’opera perché “Tutto cambi perché nulla cambi”, la ricetta che ci viene servita da 150 anni.

I tentativi di inficiare, con grida, bugie, strumentalizzazioni varie l’opera del Governo nella gestione dell’emergenza sanitaria, chiedendo la riapertura incondizionata e, nel caso di rimbalzo dei contagi, accusare il governo di inefficienza. Quelli di pavesare, con l’appoggio della quasi totalità della stampa nazionale , e locale (ultima arrivata La Repubblica, acquistata da un gruppo di patrioti olandesi), la necessità di un Governo Tecnico per la gestione del “dopo”.

Le manovre dei “poteri forti” per il dopo si intravedono chiaramente.
Ciò ancora che non appare chiaro è cosa propone il “campo democratico”, che non è immune da molte fallimentari scelte liberiste del passato, che ancora non provvede ad eliminale le scelte illiberali e discutibilmente costituzionali dei governi precedenti, ma che ha il dovere di elaborare eproporre soluzioni politiche chiare per il futuro.

Non ci sono ancora ricette pronte per l’uscita dalla crisi pandemica in senso progressista, ma un punto di riferimento, un ancoraggio sicuro, noi italiani democratici lo abbiamo da tempo, ce lo hanno lasciato quelli che hanno creato la Repubblica Italiana senza discriminazioni di appartenenza politica, religiosa, etnica, è la COSTITUZIONE del 1948 (specifico la data perché c’è chi è rimasto allo Statuto Albertino o a quello stato fantoccio, del quale abbiamo appena una settimana fa festeggiato la fine.

Oriano Pizzuti Ambiente/lavoro Art. UNO - Frosinone

 

 

 

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Emergenza Coronavirus: La concretezza della carità - Due

Prosegue l’impegno della Caritas Diocesana di Frosinone-Veroli-Ferentino grazie anche alle donazioni:

Caritasdiocesana 350 min- la Banca Popolare del Frusinate ha impiegato delle risorse per l’acquisto di buoni spesa da donare alle parrocchie della Diocesi di Frosinone-Ferentino-Veroli, grazie all’attenzione del presidente Domenico Polselli, dell’amministratore Rinaldo Scaccia e dell’intero Consiglio di amministrazione.
- Proseguono le donazioni di molte aziende della rete Campagna Amica, promossa da Coldiretti Frosinone, che donano settimanalmente alla Caritas diocesana i prodotti del territorio;

Per le donazioni di prodotti, si ringraziano inoltre le aziende e i marchi: Perfetti Van Melle
(tramite l’agenzia Tarquini di Frosinone): Nuovo Pastificio Fioravanti; Farine Polselli; Croce Rosse; Panificio De Santis di Alatri; Migro.


Come lo ha definito nei giorni scorsi il vescovo Spreafico «E’ il “contagio positivo”, quello del bene, che può coinvolgere tutti noi e renderci vincitori davanti al male, perché uniti nell’attenzione amorevole verso chi è più povero».

Per informazioni è possibile rivolgersi alla Caritas diocesana allo 0775.839388: quanti vivono un momento di difficoltà – anche a causa dell’emergenza dovuta al coronavirus – troveranno ascolto e sostegno.
Ma è anche possibile offrire il proprio aiuto alle tante attività Caritas: si può donare il proprio tempo per attività di volontariato, si possono effettuare donazioni di generi alimentari e prodotti per l’igiene personale, oppure contribuire con una offerta.

 

 

 

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Tace la strada...

Viterbo deserta per il Covi 19

 Anche la didattica a distanza ha i suoi fiori all'occhiello. L'insegnante chiede alle allieve ed agli allievi della III media dove insegna, a Viterbo, di scrivere una poesia che parli del virus Covod 19. Come riferimento di composizione poetica indica agli studenti la "Pioggia nel Pineto" di Gabriele D'annunzio.

Ecco un esempio di cosa la fantasia di Edoardo è riuscita a dare, a chi legge i suoi versi.

 

 

Tace/la strada


Tace,
la strada,
tace il traffico
che era sempre presente,
tace il cortile
prima di entrare in classe
ora, immersa nel vuoto e nel silenzio
come tutte le cose.
Tace la nostra allegria
che riesploderà come un fuoco d’artificio,
tace il mondo
che in silenzio patisce.
Tutto tace
durante questa pandemia.

Ascolta,
tendi l’orecchio in questo cupo silenzio
ornato di fiori appena sbocciati
e uccelli cinguettanti.
Ascolta,
le persone più fragili,
ascolta le persone in difficoltà,
il grido d’aiuto delle migliaia di infermieri
che chiedono riposo,
perché stremati.
Ascolta insegnanti e familiari
che ti rassicurano
dicendo che tutto finirà
e torneremo a sorridere e abbracciarci.
Ascoltiamo, per comprendere meglio
le povere anime
piene di dolore,
Ascoltiamo,
con il cuore.

Noi tutti insieme
dobbiamo soprattutto ascoltare
ciò che tace.

 

Autore: Edoardo Mazzoli 19 aprile 2020 - Studente di III media

La musica: poesia dello stesso autore

 

 

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Concretezza della carità nell'emergenza coronavirus

Carita Diocesana

Caritasdiocesana 350 minAiutate migliaia di persone bisognose grazie al contributo di Enti, imprese e cittadini

Migliaia di persone aiutate aumentando gli aiuti alimentari. E’ questa la risposta all'emergenza Coronavirus che la Caritas della Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino sta mettendo in campo con il sostegno di tutto il territorio. Un segnale forte di solidarietà per il quale, come Caritas, ringraziamo tutti coloro che ci stanno sostenendo nell'aiutare famiglie e persone in difficoltà.

Le prime richieste di aiuto sono arrivate già dagli inizi di marzo. Persone sole, famiglie senza reddito che con la crisi causata dal Coronavirus hanno visto la loro situazione peggiorare. Per questo è stato chiesto un aiuto immediato ad istituzioni, imprese ed enti del territorio per rispondere prontamente e in tempi velocissimi all'emergenza. E la risposta è arrivata.

Il Vescovo, MONS. AMBROGIO SPREAFICO, ha voluto che ogni sforzo venisse moltiplicato per essere accanto a chi si trova nel bisogno: anziani soli, famiglie giovani che hanno perso il lavoro, persone senza dimora, chi aveva piccoli lavoretti non regolari.

Sono stati già distribuiti aiuti alimentari tramite le parrocchie e la mensa diocesana per 19.200 euro, oltre ai consueti carichi settimanali di frutta e verdura provenienti dalle eccedenze di produzione, finanziati dall’Unione Europea.

Sono arrivate finora, alla Caritas diocesana, offerte per 14.000 euro.

Si ringraziano in particolare:Donazione Coldiretti 350 2 min

- l’azienda Inca Pharm di Frosinone, consociata della tedesca Carinopharm della Bassa Sassonia, per la grande solidarietà dimostrata;
- la Provincia di Frosinone che ha già stanziato un fondo di solidarietà per tutte le Caritas della Provincia.
- le molte le aziende della rete Campagna Amica, promossa da Coldiretti, che donano settimanalmente alla Caritas diocesana i prodotti del territorio.

Gli interventi di sostegno attuati tramite 38 realtà parrocchiali e interparrocchiali hanno finora riguardato 16 comuni: Frosinone, Ceccano, Ferentino, Veroli, Monte San Giovanni Campano, Boville Ernica, Ceprano, Ripi, Castro dei Volsci, Supino, Pofi e Amaseno, Patrica, Vallecorsa, Arnara e Villa Santo Stefano.

Il servizio della mensa diocesana (presso l’ex Ospedale di viale Mazzini, a Frosinone), curato dai volontari della Comunità di Sant’Egidio, assicura 4 volte la settimana sostegno a sempre più persone, superando in alcuni turni le 150 persone rispetto ad un media precedente di 50.

Dal lunedì al sabato è sempre attivo il servizio di pronto intervento presso la sede della Caritas diocesana al numero 0775/839388.

 

 

 

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Nazicapitalismo

Capitale e vita umana

Coronavirus quantovaleunavitaumana 350 mindi Aldo Pirone - Diciamoci la verità, c’è tutto un mondo economico-imprenditoriale che non lo dice apertamente, ma in cuor suo pensa che tutte le misure di distanziamento sociale che hanno arrestato l’economia mondiale non valgano il fine di salvare vite umane. Non tutte le vite, ma neanche quelle possibili. E che anche il salvataggio di una vita umana ha un costo economico che va rapportato alla bilancia dei costi/benefici, del dare/avere. A rendere esplicita questa riflessione è il settimanale inglese “L’Economist”. Non a caso ben accolta dai giornali italiani di destra. E’ una considerazione che ha indotto molti leader conservatori e reazionari – Trump, Johnson, Bolsonaro – a minimizzare all’inizio l’epidemia da Covid 19, salvo poi correre a metterci una pezza sotto la spinta devastante dei fatti, delle sollecitazioni del mondo scientifico e delle loro opinioni pubbliche.

Il ragionamento, se così si può definire, del settimanale inglese è agghiacciante perché rapporta la vita umana fondamentalmente a un costo economico, per cui fatta la notte tutti i gatti diventano bigi di fronte al capitale. Se la salvezza di vite umane è quantificabile economicamente appare razionale valutare se salvarne un tot è economicamente conveniente o più conveniente rispetto all’impoverimento generale, alle difficoltà della perdita del lavoro, alle spese enormi per dotare i servizi sanitari dei necessari strumenti di soccorso, dalle terapie intensive ai ventilatori, dalle mascherine ai guanti e ai camici ecc. E alle spese altrettanto enormi di sostegno al reddito per lavoratori dipendenti e autonomi e per gli aiuti alle imprese. In una parola ai sacrifici che in ogni società o stato nazionale l’umanità presente e futura è chiamata a sopportare. O se invece non sia più conveniente lasciare che il contrasto alla pandemia sia fatto solo nei limiti di non impedire l’attività economica, in attesa del salvifico vaccino. Anche se ciò comporterà la perdita di qualche milione di vite umane.economist vita umana ha un prezzo 350 min

Purtroppo l’epidemia in gran parte del mondo falcerà moltissime persone indipendentemente dai calcoli economici dell’ "Economist". E questa morìa è in corso perché i sistemi sanitari non ce la fanno a fronteggiarla, soprattutto là dove, come negli Stati Uniti, non sono sistemi pubblici e perché anche quelli pubblici hanno subìto le conseguenze delle politiche neo liberiste degli ultimi decenni. Per non dire dei paesi, dal Medio Oriente all'Africa, da alcuni stati dell'America latina all'Asia, che ne sono del tutto privi.

Il merito dell’ "Economist" è di rendere evidente due visioni della vita che si confrontano da sempre nell'era moderna caratterizzata dalla formazione economico-sociale capitalistica. per non risalire più indietro nei secoli. Una che, partendo dall'unicità della vita umana, ha come obiettivo supremo la sua salvaguardia, anche nel campo dell’attività economica; l’altra che ha come obiettivo altrettanto supremo la messa al riparo sopra ogni cosa dell’attività economica e del capitale. L’una è fondata sull’umanesimo solidale, anche religioso, l’altra sul calcolo puramente economico sfociante nel darwinismo sociale. “L’Economist" con i suoi calcoli vorrebbe far considerare la sua e delle forze economiche di un certo capitalismo che rappresenta come di buon senso ed economicamente fondata a fronte dell’altra del tutto, seppur nobilmente, astratta e priva di fondamento economico. Ma non è così. L’approccio umanistico è anche quello economicamente più conveniente perché mira a salvaguardare il capitale umano, le persone, senza il quale non ci sarà ripresa o sviluppo economico futuri. E un organismo sociale che riesca, basandosi sul solidarismo umano e sociale, a superare la pandemia avrà in sé la forza morale e l’energia collettiva di riprendersi economicamente. Se invece sarà stato squassato oltre che dalla pandemia anche dal virus di un consapevole e voluto darwinismo sociale, allora le cose si metteranno male, molto male. Perché sarà stata uccisa la speranza dell’umanità nell’umanità.

Un bene che l’Economist non contempla nella sua concezione nazicapitalista.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

 

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Coronavirus: Attivazione laboratori provinciali per eseguire tamponi

 

art1mdp 350 260Coronavirus, Ambrosiano (Art. Uno Lazio-Frosinone): «Bene attivazione dei laboratorio analisi sul territorio provinciale per eseguire i tamponi per il coronavirus è una prima misura, seppur legata alla situazione di emergenza, per realizzare il piano di erogazione di servizi sanitari di supporto allo Spaziani di frosinone ed agli altri ospedali del territorio. L’assessorato alla Salute della Regione Lazio sta svolgendo in queste settimane un lavoro importante per recuperare i ritardi e i dolorosi tagli imposti dal piano di rientro dal deficit. L’emergenza, insomma, non ci ha colto impreparati al di là di ogni sterile polemica.

Ora occorre proseguire l’impegno uniti senza alcuna distinzione tra maggioranza ed opposizione di tutto abbiamo bisogno tranne che della propaganda e preghiamo chi svolge un ruolo istituzionale di non abbandonarsi a vuote polemiche. Oggi abbiamo un urgenza, accelerare la messa a disposizione delle mascherine e del materiale protettivo per tutti gli operatori sanitari ospedalieri e i medici di base. Vanno inoltre impartite direttive precise e puntuali ai medici di base su quando è come prescrivere il tampone.

La Asl della Provincia diFrosinone, d'intesa con le strutture della protezione civile la Prefettura ed i Sindaci, devono mettere a disposizione dei cittadini un servizio informativo efficiente e puntuale, chiediamo per ultimo nota di un dettaglio maggiore per quanto riguarda lo stato dei contaggi nelle strutture sanitarie pubbliche, private e nelle RSA. Ora più che mai non dobbiamo abbassare la guardia».

Gaetano Ambrosiano, coordinatore provinciale di Articolo Uno FROSINONE

 

 

 

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La UE, il virus e la mucca pazza

Questa è oggi la UE

Blu tongue ulcerated lip nares 350 260Domanda: Il «coronavirus non pone il problema di un coordinamento dell’azione europea contro le pandemie?» Risposta (del presidente del Parlamento europeo): «Abbiamo una capacità di risposta comune per le crisi veterinarie, come quella della mucca pazza. Non l’abbiamo sulla salute delle persone».
Eccola qua la bella Europa solidale e socialista sognata da Altiero Spinelli: una burocratica costruzione padronale, che ai fini del profitto e dell’equilibrio monetario dei più forti tutela la salute delle bestie (con rispetto parlando per le prosperose mucche olandesi), ma non quella degli esseri umani e il loro lavoro.
Questa è oggi la UE: un mostriciattolo dal volto disumano, che nulla ha a che vedere con l’Europa dei popoli e dei lavoratori.

nuvola rossa

 

 

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Come credere che nulla sarà come prima?

parlamento europeo europa 350 260 mindi Ignazio Mazzoli - Che vertigine! Il “siamo tutti italiani” di Ursula Von Der Leyen, Presidente della Commissione Europea, nel giro di pochi giorni si trasforma in una dichiarazione di disprezzo per i Coronabonds, una proposta che oltre all’Italia è necessaria a ben 10 Paesi, dichiarando che “è solo uno slogan”.

(per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo. Per visualizzare i 3 titolini sugli smartphone bisogna tenerli orizzontali)

 

  1. Solidarietà
  2. Italia oggi
  3. Qui e ora


Solidarietà vo' cercando


Venerdì, 27 marzo, nelle stesse ore giungono segnali opposti, per fortuna, che parlano all’intelletto ed al cuore. “Nessuno si salva da solo” dice Papa Francesco ed aggiunge “Anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme” e soprattutto a quelle solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali.
“Nessuno si salva da solo” era un concetto tanto caro ad Enrico Berlinguer ci ricorda il giornale fortebraccionews.wordpress.com

E, subito dopo Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un discorso a reti unificate (non il primo in questo periodo) ha ricordato con grave preoccupazione che il Consiglio dei Capi di governo nazionali non ha preso decisioni, “mentre BCE e Commissione UE hanno adottato giuste misure finanziarie ed economiche e positive sostenute nel Parlamento Europeo” augurandosi, “prima che sia troppo tardi”, che tutti comprendano la pericolosa minaccia che su tutti noi grava. Il comune interesse ce lo impone. papaFrancesco Mattarella 350 min
Giuseppe Conte nella conferenza stampa a Palazzo Chigi, commentando, sabato 28, il no della Commissione ai coronabond ha rassicurato tutti: “Non passerò alla storia per chi non si è battuto: mi batterò sino alla fine per una soluzione europea“. E, subito dopo il Ministro Roberto Gualtieri ha dichiarato: Le parole di Von Der Leyen” sui Coronabond “sono sbagliate”… “la risposta più adeguata -richiede- uno shock simmetrico sull’economia”.
E, Piero Fassino, vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, membro della Presidenza del PSE ha replicato con durezza: "I coronabonds (richiesti da 10 paesi) non sono uno "slogan" è un’infelice espressione quella della Van der Leyen”. Infatti i coronabonds sono uno strumento finanziario prezioso per mobilitare capitali necessari a far fronte alla più grave crisi che l'Europa abbia conosciuto dal dopoguerra”. Su tratta chiaramente di uno strumento finalizzato solo ad affrontare i costi economici e sociali della pandemia in sé. L’egoismo del nord Europa non tema che sia un sotterfugio per la condivisione dei debiti in toto.

Per una volta mi pare che anche il nostro Paese parli una sola lingua come se fosse una sola voce e per di più in sintonia anche con la parola di Papa Francesco che da anni dimostra di capire difende e sostiene le ragioni di più deboli e disagiati.
Che l’Italia parli una sola lingua in Europa e verso Bruxelles è un fatto da segnalare. Nuovo e importante anche per gli effetti benefici che produrrà verso gli scoraggiati e gli indecisi e gli indisciplinati dei nostri concittadini. Quello che dobbiamo tenere a mente, però, è il significato dei quel “nessuno può farcela da solo”: cioè, ognuno deve saper fare la propria parte senza rimpalli o incertezze.

 

In queste ore di telefonate, messaggi informatici di ogni genere, ne prendo a spunto uno che ho ricevuto dalla nostra brava narratrice di racconti, Loredana Ferri, che mi ha inviato un messaggio ricevuto su WhatsApp dal suo collega, Alessandro, che lavorava con lei alla Olivetti di Ivrea.
«Non capisco perché è diventato uno sport nazionale cercare di screditare le eccellenze esistenti e stavolta è toccato al dott. Burioni (il virologo ha polemizzato con la collega dell’ospedale Sacco di Milano e con il Presidente della Regione Toscana ndr). Possibile che siamo sempre alla ricerca di un capro espiatorio?” … “buttare fango addosso” anziché dire grazie “per il lavoro che stanno facendo e che stanno anche pagando con la vita”.
E conclude «Scusate lo sfogo... »

Mi colpisce sentire il bisogno di denunciare per scritto il disagio che procura chi sta alla caccia di un avversario in una situazione come questa.

La novità di questa epidemia è stata ed è la mancanza di conoscenza del Covid 19. Che gli studiosi e gli scienziati discutano mi pare inevitabile, ma anche rassicurante perché è il segno dello sforzo di approfondire un evento del tutto nuovo. Come si fa a parteggiare per l’uno o l’altro? Mi pare una tifoseria inutile e se volete senza senso. Chi può stabilire chi ha ragione?

Condivido quello che l’autore del post chiama "sfogo". Penso che la paura, sempre da rispettare, produca anche questi atteggiamenti, pur se non condivisibili. Durante le “paure” credo che si debba avere fiducia in qualcuno. Questo non esclude dubbi. Abbiamo mai pensato che temere tutti e tutti alla fine produce solo autolesionismo? In genere chi sparla fa parte di quelli che non rispettano i divieti e poi si contagiano. In momenti come questi i nostri straordinari cervelli (malgrado noi) ci suggeriscono gratuitamente tante soluzioni e ipotesi, da verificare, certo, ma da scambiare costruttivamente con gli altri. Purtroppo, il dialogo faccia a faccia non ci è consentito per opportuna difesa reciproca. Dietro una tastiera a volte prevale la solitudine che può produrre il peggio che abbiamo dentro, e non riusciamo più ad ascoltare l’intelletto. Gli sfoghi distruttivi sono da respingere con la più assoluta decisione. Il miglior aiuto reciproco che ci possiamo dare è quello di darci coraggio con un sorriso, se possibile dolce e affettuoso.

C’è dell’altro che la memoria mi ripropone, proprio in questo campo delle eccellenze della sanità e della sua relativa ricerca scientifica. Si tratta di Ilaria Capua, la scienziata che più volte in tv ci ha parlato di virus e vaccini e ci ha informato e rassicurandoci con spiegazioni e incoraggiandoci per il futuro. Ilaria Capua 350 min
Ilaria Capua era una deputata del Parlamento italiano. Ed è stata infangata come "trafficante di virus". La “macchina del fango” è stata una pratica molto in voga nell’ultimo quindicennio, tanto micidiale quanto facile da avviare ed alimentare. Calunnie spesso inventate fatte diventare verità incontrovertibili. Il 4 giugno 2014 dalla sua pagina Facebook, Alessandro Di Battista, ne chiese le dimissioni e invitò tutti i suoi "seguaci" a rilanciare quel fango mediatico (https://tinyurl.com/vw8suq3)
Ilaria Capua fu messa alla gogna anche da una stampa frettolosa che la descrisse a capo di una associazione a delinquere che "trafficava in virus". I parlamentari del M5S più volte in parlamento ne chiesero le dimissioni perché indagata. Ella si dimise per rispetto delle istituzioni e perché, diciamolo, vittima di una campagna calunniosa senza precedenti. Ilaria Capua fu processata e assolta. Oggi non lavora più in Italia.
Il Parlamento italiano e l’Italia hanno perso una delle persone più competenti in virologia, che più di tutti si sta impegnando a battere il coronavirus in questi giorni drammatici.
Queste condotte irresponsabili posso aver lasciato detriti e dato la stura a reazioni irrazionali dell’ansia e delle paure. «dagli inganni, dalla cattiva informazione e dalla manipolazione delle coscienze» anche Papa Bergoglio mette in guardia il mondo intero.

(per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)


Italia oggi


Ma dietro a tutto questo c’è la causa delle cause. Il crollo della credibilità delle forze politiche che ha “contagiato” anche l’autorità di istituzioni diverse, comprese quelle scientifiche e non solo.
Che Vertigine! Recuperare credibilità è una priorità nella direzione politica del Paese. Solo comportamenti irreprensibili e un’autocritica vera potranno essere il giro di boa per uscire da questa vertigine di contraddizioni nelle scelte e nelle affermazioni.

Ci vuole un “abbiamo sbagliato” dichiarato e vero, non basta dire che nulla sarà come prima. Che significa così generico senza impegni concreti?
Bisogna riuscire a mettere una pietra tombale sugli errori compiuti. Occorre garantire la certezza che quegli sbagli verranno corretti e non si ripeteranno.
Aver dimenticato gli ultimi, i deboli, i loro diritti e quelli dei lavoratori dipendenti e degli sfruttati richiede una correzione profonda e un’ammissione di responsabilità.

La prima responsabilità è quella, di fronte alle novità, di aver scelto di rifugiarsi nelle risposte più reazionarie del passato, quelle sconfitte dalla storia, quelle che hanno mortificato l’umanità. Senza cercare strade nuove.
Un bambino, in USA, che muore perché nessun ospedale lo accoglie giacché non ha l’assicurazione. È questa la sanità cheConte Gualtieri 350 min qualcuno ci augura? Che cos’è la limitazione di misure sanitarie? In Tennessee “gli affetti da atrofia muscolare spinale verranno ‘escluse’ dalla terapia intensiva” e in Minnesota saranno esclusi gli affetti dalla “cirrosi epatica, le malattie polmonari e gli scompensi cardiaci”? Ma queste sono pratiche politiche eugenetiche. E perché sedicenti di sinistra l’approvano sfacciatamente in post sui social italiani? Queste sono responsabilità e colpe vere e proprie. Chi si batte per la sanità pubblica e per i diritti universali delle persone?

Si può avere un’autocritica seria nel riconoscimento di questi errori?
Il sapere è l’arma più potente che donne e uomini hanno per affrontare la vita, gli eventi, il mondo.
Questo Sapere deve esser a disposizione di tutti. Deve servire a migliorare questo nostro mondo non ad avvelenarlo. Che cos’è la lotta per la difesa dell’ambiente se non il conflitto fa un buon uso delle competenze e un loro cattivo uso al servizio di pochi e potenti? Che cos’è il conflitto fra economisti che privilegiano lo sfruttamento del lavoro e quelli che almeno propongono una equa distribuzione del reddito? Che cos’è il jobs act che depotenzia i diritti dei lavoratori dipendenti e legittima il diritto di licenziare secondo gli opportunismi dell’appropriazione egoistica?
Che cosa sono le prestazioni di quei tecnici che contrabbandano la loro “competenza” “solo” per ottemperare alle volontà del potere e dei potenti, lasciando le cose come stanno: vedi l’inquinamento della Valle del Sacco adottando pseudo soluzioni vantaggiose solo per sfruttare dei suoli diventati edificabili. Altro che competenza? Roba da Palazzinari.

Si può avere un’autocritica seria nel riconoscimento di questi errori? Se ci sarà, la sfiducia si potrà superare insieme alla volgarità dei linguaggi ed alla semplificazione incolta dei problemi e delle soluzioni che trasformano tutti noi in esperti da bar.
Che vertigine! Ci addolorano e ci adirano i pronunciamenti di Ursula Von Der Leyen, ma perché sono possibili? Sono il prezzo che si paga per non aver capito il voto del 26 maggio ’19. I sovranismi non sono stati battuti, sono solo disarmati dalla recondita promessa ai potenti della UE che tutto resterà come prima cercando di imbellettare l’Unione. Bisogna innanzitutto cambiare la politica economica. Il fantasma dell’austerità (cosiddetta) è nell’ombra, ma vivo e vegeto. L’Europa che ci aspettiamo è l’Unione dei popoli, non delle Banche, governata dal Parlamento democraticamente eletto e non dalla Commissione, senza dover subire i ricatti delle singole nazioni.
Sono riflessioni che il coronavirus porta alla luce e che sono in relazione fra di loro

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Qui, ora


Sicuramente nel Lazio e nella nostra provincia il quadro è fra i meno drammatici, anche se dolori e problemi non mancano. 24 sono i morti, 434 i contagi (all'1 apr 20) su 97.689 in italia e 2706 nel Lazio. Il 26 marzo si era registrato il picco in Ciociaria con 47 nuovi contagiati. Con 40 casi in tre cluster (gruppi): Cassino, Veroli e Fiuggi. Oltre alle situazioni "attenzionate" riconducibili a quelli che in gergo tecnico vengono definiti "cluster familiari". Forse si può dire che la curva dei nuovi contagi non ha sfondato in Ciociaria. Si attende però che stabilmente la quota dei contagi si attesti stabilmente sotto il numero 20. Le strutture per anziani ancora oggi rappresentano la vera frontiera dell'epidemia nella regione. asl frosinone 350 min
I dirigenti della Asl hanno rilevato che la curva dei contagi non ha fatto registrare una crescita costante, ma asimmetrica nei numeri: nel senso che il dato finale quotidiano ha oscillato molto. basta vedere la sequenza degli ultimi sei giorni: 32, 26, 47, 29, 42, 24. Purtroppo, il dato non si è mai scesi sotto quota 20, che i vertici dell'Azienda Sanitaria di Frosinone considerano fondamentale per poter parlare di discesa della curva dei nuovi contagi che consentirebbe più gestibile la situazione soprattutto sul versante più importante di questa "guerra": quello di evitare il sovraccarico degli ospedali.

Da questo punto di vista c’è da riconoscere un grave mancanza di ascolto delle ripetute proposte di riutilizzo di strutture inspiegabilmente chiuse sin dai tempi della Giunta regionale Polverini. Da Anagni, Ceccano, Ceprano sono giunte sensate proposte di riapertura per alleggerire il carico delle strutture esistenti. Fino ad ora nessuna risposta. Silenzio immotivato.
Ancora una Vertigine. In molti durante queste giornate funeste hanno rivendicato che la democrazia non vada in vacanza, né si disarmi. Superfluo, non si è verificato, mica siamo in Ungheria. In Italia sono solo frasi ad effetto. Anche chi come me non si riconosce in alcuno dei partiti di governo e tantomeno in quelli dell’attuale opposizione non può non apprezzare il grande lavoro delle Istituzioni che ci governano. Capito subito il pericolo sin da quando esplose a Wuhan bloccando voli da e per la Cina, furono derise e bombardate da critiche. Hanno costantemente adeguato la loro condotta e la loro lotta per la salute di tutti noi. Sono passati dallo sfottò internazionale ad essere prese ad esempio. Sento che stanno svolgendo un lavoro che pochi potrebbero fare. A me francamente appare gigantesco e in assoluta sintonia con le istituzioni sanitarie e scientifiche. Vorrei che ad ogni livello avessero la capacità di ascolto che il Presidente Mattarella e Conte e tutti i suoi Ministri stanno dimostrando. Purtroppo, così non avviene in tutte le Istituzioni locali Comuni ed è la conferma che non tutti possono governare. In Italia, raccogliendo le raccomandazioni e i pareri di tutte le forze politiche il Parlamento viene consultato ogni 15 giorni senza compromettere le norme di difesa da contagio. Errori sicuramente ci saranno, ma chi non sbaglia? Pensiamo a chi deve parlare per forza. Alcuni fra quelli che hanno reclamato una comunicazione più frequente fra Governo e Parlamento poi plaudono, come ha fatto Matteo Salvini, alla possibile chiusura che Orban potrebbe imporre al suo Parlamento. Altro che vertigine?! Una vergogna ed una nuova preoccupazione.

Una domanda, per cominciare. Cosa possiamo credere che desideri la maggioranza degli italiani? Vogliono non avere paura. Il punto è salvare gli italiani e l’Italia. È riuscire a salvarci tutti.

Ma perché non ascoltare le proposte che nascono da esigenze evidentemente umane o se volete elementari? Questo è un caso in cui dimostrare che la democrazia non va in vacanza. Le esigenze non sono le polemiche che ancora imperversano, scioccamente, anche con linguaggi inopportuni o addirittura indecenti. Il turpiloquio non c’entra con le esigenze. Ma, risolvere le esigenze anche accettando le proposte sensate, è democrazia governante.

Che c’entra l’ipotesi di un nuovo governo in piena crisi? Proporre nomi, anche se prestigiosi, è come pescare parole in un cappello. Chi riflette sulle cause e le conseguenze? Qualcuno si è chiesto cosa ha prodotto il selvaggio tentativo di privatizzazione del nostro sistema sanitario nazionale nell’iniziale difficoltà di approccio ai soccorsi?

Cosa cambierà? Di fronte all’emergenza avanzare proposte di “cambi” in corsa è un delittuoso tentativo di distrazione. Ma davvero ha senso che qualcuno approfitti della sponda di opposizione per giudicare chi sono le persone inadeguate o quelle che faranno miracoli? Il paradigma applicato a Conte si può applicare a chiunque in qualunque campo. Sono adeguati i comportamenti di Tramp o quello di Boris Johnson? Bastano a capirci? Sono adeguati gli egoismi degli imprenditori che non volevano chiudere le aziende? Sono adeguate le operazioni di borsa nera che occhieggiano da più parti e che cominciano ad essere temute e denunciate? Chi le combatte?
Ma che significherebbe oggi una crisi di governo? E, per fare cosa?

C’è, sul fronte opposto, un altro rischio da evitare ed è quello di chi invita forze politiche e politici locali a stare fermi. Perché auto paralizzarsi quando si possono prendere tante iniziative da prendere in sostegno e in continuità con le scelte di governo?

Penso a quei comuni o altre istituzioni che in autunno andranno al voto. Che significa l’invito a stare tutti fermi insieme a l’invito di operare uniti? Operare uniti è un’ottima cosa, ma l’operare è l’esatto contrario dello stare fermi. O, non si hanno idee? Se si hanno idee bisogna metterle a confronto costruttivo. Trovare una sede dove farlo. Che significa percepire ogni proposta utile solo come propaganda e quindi da respingere? Magari perché proviene da qualcuno che è candidato o si candiderà? Si rendano responsabilmente utili quei tanti che parteciperanno alle eventuali competizioni elettorali. Qui c’è un vecchio vizio italico: la consuetudine ai retropensieri, al “retroscenismo”.

Mi viene in mente una circostanza che potrebbe accadere. Una bella donna si sente male, ha bisogno della respirazione bocca a bocca, ma si impedisce ad ogni uomo che potrebbe praticarla di intervenire perché a qualcuno viene in mente che chi interviene potrebbe essere spinto dall’illusione di baciarla? Ma è proprio necessario pensare male? Quanto è stupido che le paure obblighino a mettere in freezer i cervelli?Prof GiorgioBuonanno 350 min

Solo se circolano idee e proposte e si confrontano, producono iniziative solidali in una grande unità civica e solo così si possono chiarire dubbi e impedire progetti non condivisi. Sappiamo che la Protezione Civile nazionale ha creato i C.O.C, Centri Operativi Comunali che si coordinano direttamente con le autorità preposte. Ma come arrivano le esigenze del territorio a queste strutture. Perché non può esserci una struttura unitaria in cui dare il proprio contributo? E sì che servirebbe! Faccio alcuni casi.

Perché far abortire le proposte di riattivazione degli ospedali non utilizzati, perché non generalizzare la sanificazione delle strade che viene praticata in pochissimi comuni (Frosinone e Ceccano) indispensabile come chiarisce il prof. Giorgio Buonanno, perché non diffondere ovunque la distribuzione della spesa casa per casa almeno per gli anziani che sono soggetti a rischio, perché non generalizzare l’ipotesi della “Spesa sospesa” così utile a cittadini e commercianti per il prossimo futuro?

Rifiutare idee, proposte, iniziative significa condannarsi alla paralisi. Si produce il nulla, lasciando magari a qualche spregiudicato di intervenire con metodi clientelari verso singole persone attraverso laboratori o ambulatori privati? Quando si soffre c’è sempre chi fa affari in denaro e in voti.

 

aggiornato alle ore 16:00 del giorno 1 aprile 2020
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