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2020: Due ondate di coronavirus

 2021. Sconfiggermo il Covid 19?

 Ricordare: “Il medico pietoso fece la piaga verminosa”.

di Angelino Loffredi
coronavirus pandemia 370 minE’ il periodo in cui si fanno bilanci: aziendali, politici, familiari e di varia natura. Il nostro giornale, UNOeTRE.it, nel prepararlo non può prescindere dal riportare le ripercussioni provocate dalla Pandemia Covid -19. Voglio ricordare a chi legge, che già nel mese di maggio 2020, si impegnò a riportare analisi, commenti e previsioni, uscendo dal piatto conformismo tendente a spargere acritico ottimismo (Ricordate quell’ “Andrà tutto bene”) preferendo, al contrario, individuare grandi questioni da affrontare e pericoli da evitare. Anche io mi permisi di partecipare a tale discussione attraverso questo articolo:

https://www.unoetre.it/informazione/i20di1e3it/item/8352-quale-sara-la-futura-condizione-sociale.html?

Mi accorgo, a leggerlo bene, che se non ipotizzavo una seconda ondata, mettevo nel conto che bastava una sottovalutazione per rilanciare il contagio. Purtroppo è quanto è avvenuto e non si è trattato solamente di sottovalutazioni. In questi mesi per me è stato sconcertante leggere e vedere persone che hanno ruoli istituzionali presentarsi senza mascherina, non accettare il distanziamento e sfidare le indicazioni provenienti dalla scienza. Per questo ora ne stiamo pagando dure conseguenze.

Anche in questi giorni leggo e sento dichiarazioni enfatiche, forzatamente ritenute “storiche“, legate alla distribuzione del vaccino Pfizer. Il 27 dicembre infatti, in Italia ne sono stati iniettati 9.750. Dal 29 dicembre ne verranno distribuiti 470.000 ogni settimana, ai quali dovrebbero essere aggiunti, accertata l’idoneità, altri prodotti da AstraZenega e Moderna. Certo il vaccino è una risposta positiva, realizzato in tempi incredibilmente rapidi ma ritengo comunque che non sia finita e che la terribile partita rimanga aperta.

Nello stesso tempo vorrei ricordare anche discussioni, sottovalutazioni e polemiche sviluppate durante l’estate a ridosso della questione discoteche. Tuttora problema riproposto con altri temi quali le piste di sci. Si discute ancora sul come conciliare l’attività produttiva con la salute. Avere voluto mettere sullo stesso piano economia e salute, mediare a tutti i costi ha portato a questi risultati : circa 75.000 morti ma anche incalcolabili danni alla stessa economia! E’ mancato il coraggio di affermare che la difesa della salute è prioritaria. Senza una buona salute di tutti mancherà sempre una prospettiva di crescita dell’economia. Per produrre non si può stare in ospedale o a casa febbricitante o devitalizzato. A fronte di un tale disastro che abbiamo sotto gli occhi penso e faccio mio un adagio “Il medico pietoso fece la piaga verminosa”.

Io che sono sempre scettico verso i “modelli“ debbo riconoscere che l’operazione bisturi determinata in Cina, isolando duramente oltre 60 milioni di persone, ha evitato a quel paese la seconda ondata, preservando prima di tutto la salute a tutto il popolo e nello stesso tempo ha garantito lo sviluppo economico candidando così la nazione in un prossimo futuro a diventare la prima potenza mondiale.

Vorrei mantenere l’attenzione sulla filosofia del metodo pietoso, sollevando una questione che va affrontata e risolta: i vaccini debbono essere obbligatori? Io condivido chi è propenso a sostenere una campagna di convincimento, impegnando prima di tutti gli scienziati, coloro che stanno dimostrando di avere solidi argomenti e di rimuovere preoccupazioni e diffidenze. Ma se questa necessaria campagna, entro un breve lasso di tempo, non dovesse portare ad esiti condivisi, allora ritengo che sarà necessario valutare che alcune attività pubbliche quali quelle sanitarie e scolastiche debbono essere viste con un’attenzione particolare. Chi in questi settori rimane intenzionato a non vaccinarsi dobbiamo sapere che minaccia la salute di tutti. Il diritto individuale entra in contrasto con la salvaguardia fisica della comunità nazionale.
Allora le Istituzioni dovranno intervenire.

Ceccano 30 Dicembre 2020

 

 

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Il Coronavirus in Europa ha terremotato l'austerità

  • Pubblicato in UE

L’Ue sospende l’austerità. Ora la sinistra lotti per una solidarietà keynesiana

bruxelles parlamento europeodi Aldo Pirone - La pandemia da Coronavirus ha avuto in Europa l’effetto di un terremoto non solo economico. In poche settimane tutti i capisaldi dell’arcigna politica di austerità con cui ci eravamo familiarizzati sono spariti. Il loro simbolo era quel 3% del rapporto deficit-Pil che ogni anno faceva dannare tutti i governi con un debito pubblico stratosferico come il nostro. I nostri governanti erano soliti presentarsi con il cappello in mano a Bruxelles per avere una qualche flessibilità che ci consentisse, o meglio consentisse ai nostri “lor signori”, di continuare a fare le cicale, trascurando l’evasione fiscale, le povertà e le diseguaglianze crescenti, la precarietà del lavoro, i bassi salari e operando tagli alla sanità e ai servizi di welfare.

Dopo qualche stonatura iniziale, la musica nelle alte sfere di Bruxelles ha cominciato a cambiare. In poche settimane, addio al patto di stabilità, al Fiscal Compact, al divieto degli aiuti di Stato, al pareggio di bilancio, al totem del 3% e alla riduzione a marce forzate al 60% del debito pubblico. Tutte cose travolte dalla pandemia nello spazio di pochi giorni e abbandonate dall’Ue nella cantina dei ferri vecchi. Poi sono cominciati ad arrivare i provvedimenti. A iniziare è stata la Bce, istituzione che funziona a maggioranza dei componenti, che ha allargato l’acquisto dei titoli di Stato (750 mld) per tenere basso lo spread, soprattutto dei paesi con un elevato debito pubblico. Poi sono arrivati i prestiti a basso tasso d’interesse: Sure (Cig), Bei (investimenti) e il facoltativo Mes (sanità): in tutto circa 540 mld . Per ultima è arrivata la proposta di 750 mld (500 a fondo perduto) del Recovery fund, ribattezzato “Next Generation Eu”, collegato alla proposta di portare a 1.100 mld il Bilancio europeo. Insomma, l’Ue, nelle sue varie istituzioni economiche, intende mobilitare complessivamente 3.140 mld. All’Italia ne arriverebbero circa 479 lordi.

Il “Next generation Eu” appare lo strumento più innovativo per diverse ragioni: a) sarebbe finanziato attraverso l’emissione di titoli europei; b) potrebbe prevedere tasse europee come la digital tax e quelle su emissioni inquinanti, grandi multinazionali che beneficiano del mercato unico europeo e plastica; c) i fondi sarebbero assegnati su programmi precisi nei settori previsti, in particolare su transizione green e digitalizzazione, presentati dagli Stati nazionali e controllati dalla Commissione europea. Tutto ciò, gestito dalla Commissione diretta dalla von der Leyen, introduce un elemento federalista e solidale nella gestione dell’economia europea a Trattati vigenti. Al tempo stesso, fa risaltare gli ostacoli di tipo intergovernativo e “confederale” che ostacolano la tempestività dell’azione dell’Ue. È del tutto assurdo che per avere operativi 1.850 miliardi di Bilancio e del nuovo fund, bisognerà aspettare il negoziato, per niente facile, dei capi di governo dei 27. Con il risultato che potrebbero essere disponibili solo ai primi dell’anno prossimo. Quando il babbo potrebbe essere morto.

Sul piano economico e sociale le altre contraddizioni europee si acuiscono in mancanza di politiche fiscali omogenee (dumping di paradisi fiscali), del lavoro (diritti dei lavoratori), del controllo dei movimenti finanziari speculativi, delle delocalizzazione industriali, del welfare e della sanità. Per non parlare della politica di difesa ed estera e della permanenza nell’Unione di paesi che abbandonano i valori della democrazia antifascista e anti-xenofoba (Polonia, Ungheria ecc.). Il cambiamento solidaristico e keynesiano in corso reclama un salto dell’Ue anche sul piano della governance istituzionale. S’impone un allargamento del principio federalista, il superamento dell’unanimismo intergovernativo di tipo confederale, l’aumento dei poteri della Commissione e dell’Europarlamento.

Ovviamente su tutti gli interventi economici proposti e succintamente prima riassunti, si può e si deve discutere, si possono avere tutte le prudenze del caso, guardare bene le condizionalità, scandagliare i limiti quantitativi e qualitativi, ma l’esame dell’albero non può nascondere la vista della foresta. Chi da sinistra ha combattuto con rigore e determinazione la politica di austerità neoliberista ribadita dopo la crisi del 2008-11, criticando a fondo e respingendo il riformismo subalterno al neoliberismo, deve cogliere l’inizio del mutamento per cui si è battuto e starne all’avanguardia. E ciò proprio per spingere verso il superamento urgente delle contraddizioni economiche e di funzionamento istituzionale suaccennate e nella direzione della solidarietà progressista sovranazionale in Europa. C’è chi teme che una volta passata la pandemia, l’Ue torni alla vecchia politica di austerità. Timore non infondato ma che non deve paralizzare. Il modo migliore per evitare un tragico ritorno è proprio quello di lottare affinché il cambiamento iniziato si allarghi a tutto campo.

Le scottature patite con la politica di austerità devono rendere l’occhio vigile, non cieco.

 

 

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Coronavirus: la Terza Guerra Mondiale è contro un nemico invisibile

Libro di Gianluca Pistore (di Cassino), giovane divulgatore scientifico con l’introduzione del Prof. Walter Ricciardi e la prefazione del dott. Salvo Di Grazia.

Pistore copertina libro 350 mindi Gianluca Pistore - Se anche voi fate fatica ad immaginare come ne usciremo, ma anche a capire come siamo finiti fin qui, se vi sentite confusi tra notizie contrastanti, scienziati che litigano e una marea di FakeNews che inondano la rete, questo libro può aiutarvi a fare chiarezza. “Non c’è solo divulgazione scientifica, lo prometto!” ha raccontato Gianluca Pistore “c’è tanta scienza, tanta biologia, tanta medicina. Parliamo di virus, di cosa fanno nel nostro corpo e come evitarli. Ma parliamo anche di noi stessi, della vita quotidiana in questa epidemia, ripercorriamo quello che è successo dalle prime polmoniti anomale a Wuhan fino ad oggi. È come un viaggio nel quale facciamo insieme chiarezza sui tanti aspetti che stiamo vivendo in questa epidemia. Ho scritto questo libro perché avevo bisogno di serenità, di vederci chiaro e di immaginare il futuro.”

Nel libro Gianluca miscela opportunamente la divulgazione scientifica con storie di vita comuni e divertenti aneddoti personali. “Nella seconda metà del libro racconto proprio come immagino il futuro, come potremmo uscire da questa brutta esperienza. E come volgerla in positivo, con rispetto per chi non c’è più, ma anche come un insegnamento per chi rimane.” ha spiegato Gianluca “Volevo un testo che raccontasse quello che stiamo vivendo, che facesse chiarezza, così ho fatto un sondaggio tra le persone che mi seguono sui social per capire quali fossero i loro problemi, le loro domande. Ho scoperto che tutti, oltre a capire come evolvessero i contagi, come salvaguardare la propria salute, volevano anche capire davanti a quali scenari economici si sarebbero trovati. Poi volevano storie di persone comuni, e così ho iniziato a raccoglierle sui social, dalle storie di malattia a quelle di chi ha rimandato il suo matrimonio a chi ha perso il lavoro o ne ha trovato uno nuovo. L’ho riempito di storie perché in effetti questo libro è una storia: è la storia della mia curiosità di capire cosa ci sta accadendo in questo momento, cercando sempre di essere ironici perché la scoperta e l’apprendimento devono essere un piacere.”

Illustri sono l’introduzione e la prefazione di due fuoriclasse. La prima a cura del Prof. Walter Ricciardi, tra i massimi esperti al mondo di salute pubblica, ordinario di Igiene presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, e la seconda a cura del dott. Salvo Di Grazia, medico scrittore e tra i divulgatori scientifici più noti d’Italia. “Valutazioni scientifiche, economiche, politiche e geografiche filtrate dall’esperienza personale e con l’occhio sempre attento a non allontanarsi dalla ragione e dalla ragionevolezza, anche per sapere come comportarci dopo, quando tutto questo sarà passato.” ha commentato il dottor Salvo Di Grazia nella sua prefazione.

Il Prof. Walter Ricciardi nella sua introduzione afferma “Molti non amano paragonare la lotta che tutto il mondo sta conducendo contro il nuovo coronavirus ad una guerra mondiale. Io non sono tra questi. Anche se l’immagine è forte e per molti versi disturbante credo che è soltanto rifacendoci agli schemi organizzativi e mentali di una guerra che potremo veramente sconfiggere questo nemico invisibile.” e poi spiega “Nel libro Gianluca ci parla dell’epidemia con la passione del cultore della materia, del professionista maturo, della persona ferita da una perdita grave, ma soprattutto con l’entusiasmo dell’uomo che guarda avanti, ad un futuro in cui questa prova sarà superata grazie all’impegno ed ai sacrifici di tutti.”

“Oggi abbiamo bisogno di chiarezza, di punti fermi in mezzo a questa tempesta.” - conclude l’autore Gianluca Pistore “Questo libro deve dare chiarezza, deve far stare meglio le persone, far avere loro più controllo sulla situazione: capendola, imparando cosa dice la scienza, imparando a difendersi dalle FakeNews e comprendendo ciò che sta accadendo anche da un punto di vista psicologico, sociale ed economico. Se non riesco in questo, la mia missione è fallita. Ma dai pareri entusiasti dei primi lettori, spero di aver preso la strada giusta per aiutare chi in questo momento si sente confuso e vuole capirci qualcosa”

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Non è “Tana libera tutti”

Coronavirus fase 2

mascherine 400 minIl 4 maggio inizia la Fase 2 dei provvedimenti per la limitazione del contagio da Coronavirus.
Oltre quattro milioni di lavoratori riprenderanno l’attività, osservando le indicazioni precauzionali indicate dagli organi preposti. Non è un ritorno alla normalità, perché siamo ancora in presenza del Covid19 e non sappiamo quando sarà pronto il vaccino che potrà porre termine all’emergenza. La necessità di far ripartire le attività produttive chiama questi lavoratori all’impegno. Questo deve essere svolto col massimo di sicurezza possibile. Le norme per i lavoratori e per gli imprenditori sono chiare e stringenti. Tutti gli organi preposti, ad ogni livello, debbono impegnarsi a farle rispettare. L’alternativa è quella di una riacutizzarsi della virulenza della pandemia.

Per tutti coloro che non sono chiamati in servizio restano le regole già in atto.
Al primo maggio si sono contati ancora 269 morti, 1965 casi di contagio, Oltre centomila ammalati.
Nel Lazio l’indice è dello 0,5. Significa che un malato ha ancora il 50% di possibilità di infettare un sano. Ecco perché non si debbono abbandonare le precauzioni. Ancora troppi non rispettano le indicazioni previste. Non possiamo “mollare” ora che il contagio sta diminuendo.

In chiusura della Fase 1 si può fare già qualche riflessione.
La pandemia in Italia è stata affrontata finora con efficienza dal Governo, con stanziamenti, sostegni, sussidi per una massa monetaria mai utilizzata prima in tempi così ristretti, nemmeno nei dopoguerra.
Si tratta di una massa di debiti che impegnerà il paese per molti anni.

A seconda delle scelte per il dopo si capirà su quante generazioni di italiani cadrà il debito.
Siamo di fronte ad una situazione di estrema drammaticità. Già prima centinaia di migliaia di piccole imprese erano state chiuse. Importanti gruppi industriali erano in crisi ed a rischio chiusura. Il sistema bancario nazionale, stremato da una gestione poco accorta, in crisi. Migliaia di lavoratori in Cassa Integrazione. Milioni di pensionati e lavoratori informali sotto la soglia di sopravvivenza, Caritas e banchi alimentari producevano già uno sforzo enorme. Milioni di disoccupati ed inoccupati, in gran parte giovani, ma anche anziani ai quali si riduce drasticamente la futura pensione.

Oggi il disastro di tre mesi di emergenza, di cui due di chiusura totale, non sappiamo cosa ci sta riservando.
Una cosa, comunque, appare già chiara. I gruppi politico-economici. I responsabili dei guasti provocati dallo sfrenato liberismo che ha destrutturato la nazione, indebolito enormemente lo stato sociale, privilegiando i “Tagli Lineari” che hanno massacrato la Sanità Pubblica, finanziando la privata, sono già all’opera perché “Tutto cambi perché nulla cambi”, la ricetta che ci viene servita da 150 anni.

I tentativi di inficiare, con grida, bugie, strumentalizzazioni varie l’opera del Governo nella gestione dell’emergenza sanitaria, chiedendo la riapertura incondizionata e, nel caso di rimbalzo dei contagi, accusare il governo di inefficienza. Quelli di pavesare, con l’appoggio della quasi totalità della stampa nazionale , e locale (ultima arrivata La Repubblica, acquistata da un gruppo di patrioti olandesi), la necessità di un Governo Tecnico per la gestione del “dopo”.

Le manovre dei “poteri forti” per il dopo si intravedono chiaramente.
Ciò ancora che non appare chiaro è cosa propone il “campo democratico”, che non è immune da molte fallimentari scelte liberiste del passato, che ancora non provvede ad eliminale le scelte illiberali e discutibilmente costituzionali dei governi precedenti, ma che ha il dovere di elaborare eproporre soluzioni politiche chiare per il futuro.

Non ci sono ancora ricette pronte per l’uscita dalla crisi pandemica in senso progressista, ma un punto di riferimento, un ancoraggio sicuro, noi italiani democratici lo abbiamo da tempo, ce lo hanno lasciato quelli che hanno creato la Repubblica Italiana senza discriminazioni di appartenenza politica, religiosa, etnica, è la COSTITUZIONE del 1948 (specifico la data perché c’è chi è rimasto allo Statuto Albertino o a quello stato fantoccio, del quale abbiamo appena una settimana fa festeggiato la fine.

Oriano Pizzuti Ambiente/lavoro Art. UNO - Frosinone

 

 

 

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Emergenza Coronavirus: La concretezza della carità - Due

Prosegue l’impegno della Caritas Diocesana di Frosinone-Veroli-Ferentino grazie anche alle donazioni:

Caritasdiocesana 350 min- la Banca Popolare del Frusinate ha impiegato delle risorse per l’acquisto di buoni spesa da donare alle parrocchie della Diocesi di Frosinone-Ferentino-Veroli, grazie all’attenzione del presidente Domenico Polselli, dell’amministratore Rinaldo Scaccia e dell’intero Consiglio di amministrazione.
- Proseguono le donazioni di molte aziende della rete Campagna Amica, promossa da Coldiretti Frosinone, che donano settimanalmente alla Caritas diocesana i prodotti del territorio;

Per le donazioni di prodotti, si ringraziano inoltre le aziende e i marchi: Perfetti Van Melle
(tramite l’agenzia Tarquini di Frosinone): Nuovo Pastificio Fioravanti; Farine Polselli; Croce Rosse; Panificio De Santis di Alatri; Migro.


Come lo ha definito nei giorni scorsi il vescovo Spreafico «E’ il “contagio positivo”, quello del bene, che può coinvolgere tutti noi e renderci vincitori davanti al male, perché uniti nell’attenzione amorevole verso chi è più povero».

Per informazioni è possibile rivolgersi alla Caritas diocesana allo 0775.839388: quanti vivono un momento di difficoltà – anche a causa dell’emergenza dovuta al coronavirus – troveranno ascolto e sostegno.
Ma è anche possibile offrire il proprio aiuto alle tante attività Caritas: si può donare il proprio tempo per attività di volontariato, si possono effettuare donazioni di generi alimentari e prodotti per l’igiene personale, oppure contribuire con una offerta.

 

 

 

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Tace la strada...

Viterbo deserta per il Covi 19

 Anche la didattica a distanza ha i suoi fiori all'occhiello. L'insegnante chiede alle allieve ed agli allievi della III media dove insegna, a Viterbo, di scrivere una poesia che parli del virus Covod 19. Come riferimento di composizione poetica indica agli studenti la "Pioggia nel Pineto" di Gabriele D'annunzio.

Ecco un esempio di cosa la fantasia di Edoardo è riuscita a dare, a chi legge i suoi versi.

 

 

Tace/la strada


Tace,
la strada,
tace il traffico
che era sempre presente,
tace il cortile
prima di entrare in classe
ora, immersa nel vuoto e nel silenzio
come tutte le cose.
Tace la nostra allegria
che riesploderà come un fuoco d’artificio,
tace il mondo
che in silenzio patisce.
Tutto tace
durante questa pandemia.

Ascolta,
tendi l’orecchio in questo cupo silenzio
ornato di fiori appena sbocciati
e uccelli cinguettanti.
Ascolta,
le persone più fragili,
ascolta le persone in difficoltà,
il grido d’aiuto delle migliaia di infermieri
che chiedono riposo,
perché stremati.
Ascolta insegnanti e familiari
che ti rassicurano
dicendo che tutto finirà
e torneremo a sorridere e abbracciarci.
Ascoltiamo, per comprendere meglio
le povere anime
piene di dolore,
Ascoltiamo,
con il cuore.

Noi tutti insieme
dobbiamo soprattutto ascoltare
ciò che tace.

 

Autore: Edoardo Mazzoli 19 aprile 2020 - Studente di III media

La musica: poesia dello stesso autore

 

 

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Concretezza della carità nell'emergenza coronavirus

Carita Diocesana

Caritasdiocesana 350 minAiutate migliaia di persone bisognose grazie al contributo di Enti, imprese e cittadini

Migliaia di persone aiutate aumentando gli aiuti alimentari. E’ questa la risposta all'emergenza Coronavirus che la Caritas della Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino sta mettendo in campo con il sostegno di tutto il territorio. Un segnale forte di solidarietà per il quale, come Caritas, ringraziamo tutti coloro che ci stanno sostenendo nell'aiutare famiglie e persone in difficoltà.

Le prime richieste di aiuto sono arrivate già dagli inizi di marzo. Persone sole, famiglie senza reddito che con la crisi causata dal Coronavirus hanno visto la loro situazione peggiorare. Per questo è stato chiesto un aiuto immediato ad istituzioni, imprese ed enti del territorio per rispondere prontamente e in tempi velocissimi all'emergenza. E la risposta è arrivata.

Il Vescovo, MONS. AMBROGIO SPREAFICO, ha voluto che ogni sforzo venisse moltiplicato per essere accanto a chi si trova nel bisogno: anziani soli, famiglie giovani che hanno perso il lavoro, persone senza dimora, chi aveva piccoli lavoretti non regolari.

Sono stati già distribuiti aiuti alimentari tramite le parrocchie e la mensa diocesana per 19.200 euro, oltre ai consueti carichi settimanali di frutta e verdura provenienti dalle eccedenze di produzione, finanziati dall’Unione Europea.

Sono arrivate finora, alla Caritas diocesana, offerte per 14.000 euro.

Si ringraziano in particolare:Donazione Coldiretti 350 2 min

- l’azienda Inca Pharm di Frosinone, consociata della tedesca Carinopharm della Bassa Sassonia, per la grande solidarietà dimostrata;
- la Provincia di Frosinone che ha già stanziato un fondo di solidarietà per tutte le Caritas della Provincia.
- le molte le aziende della rete Campagna Amica, promossa da Coldiretti, che donano settimanalmente alla Caritas diocesana i prodotti del territorio.

Gli interventi di sostegno attuati tramite 38 realtà parrocchiali e interparrocchiali hanno finora riguardato 16 comuni: Frosinone, Ceccano, Ferentino, Veroli, Monte San Giovanni Campano, Boville Ernica, Ceprano, Ripi, Castro dei Volsci, Supino, Pofi e Amaseno, Patrica, Vallecorsa, Arnara e Villa Santo Stefano.

Il servizio della mensa diocesana (presso l’ex Ospedale di viale Mazzini, a Frosinone), curato dai volontari della Comunità di Sant’Egidio, assicura 4 volte la settimana sostegno a sempre più persone, superando in alcuni turni le 150 persone rispetto ad un media precedente di 50.

Dal lunedì al sabato è sempre attivo il servizio di pronto intervento presso la sede della Caritas diocesana al numero 0775/839388.

 

 

 

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Nazicapitalismo

Capitale e vita umana

Coronavirus quantovaleunavitaumana 350 mindi Aldo Pirone - Diciamoci la verità, c’è tutto un mondo economico-imprenditoriale che non lo dice apertamente, ma in cuor suo pensa che tutte le misure di distanziamento sociale che hanno arrestato l’economia mondiale non valgano il fine di salvare vite umane. Non tutte le vite, ma neanche quelle possibili. E che anche il salvataggio di una vita umana ha un costo economico che va rapportato alla bilancia dei costi/benefici, del dare/avere. A rendere esplicita questa riflessione è il settimanale inglese “L’Economist”. Non a caso ben accolta dai giornali italiani di destra. E’ una considerazione che ha indotto molti leader conservatori e reazionari – Trump, Johnson, Bolsonaro – a minimizzare all’inizio l’epidemia da Covid 19, salvo poi correre a metterci una pezza sotto la spinta devastante dei fatti, delle sollecitazioni del mondo scientifico e delle loro opinioni pubbliche.

Il ragionamento, se così si può definire, del settimanale inglese è agghiacciante perché rapporta la vita umana fondamentalmente a un costo economico, per cui fatta la notte tutti i gatti diventano bigi di fronte al capitale. Se la salvezza di vite umane è quantificabile economicamente appare razionale valutare se salvarne un tot è economicamente conveniente o più conveniente rispetto all’impoverimento generale, alle difficoltà della perdita del lavoro, alle spese enormi per dotare i servizi sanitari dei necessari strumenti di soccorso, dalle terapie intensive ai ventilatori, dalle mascherine ai guanti e ai camici ecc. E alle spese altrettanto enormi di sostegno al reddito per lavoratori dipendenti e autonomi e per gli aiuti alle imprese. In una parola ai sacrifici che in ogni società o stato nazionale l’umanità presente e futura è chiamata a sopportare. O se invece non sia più conveniente lasciare che il contrasto alla pandemia sia fatto solo nei limiti di non impedire l’attività economica, in attesa del salvifico vaccino. Anche se ciò comporterà la perdita di qualche milione di vite umane.economist vita umana ha un prezzo 350 min

Purtroppo l’epidemia in gran parte del mondo falcerà moltissime persone indipendentemente dai calcoli economici dell’ "Economist". E questa morìa è in corso perché i sistemi sanitari non ce la fanno a fronteggiarla, soprattutto là dove, come negli Stati Uniti, non sono sistemi pubblici e perché anche quelli pubblici hanno subìto le conseguenze delle politiche neo liberiste degli ultimi decenni. Per non dire dei paesi, dal Medio Oriente all'Africa, da alcuni stati dell'America latina all'Asia, che ne sono del tutto privi.

Il merito dell’ "Economist" è di rendere evidente due visioni della vita che si confrontano da sempre nell'era moderna caratterizzata dalla formazione economico-sociale capitalistica. per non risalire più indietro nei secoli. Una che, partendo dall'unicità della vita umana, ha come obiettivo supremo la sua salvaguardia, anche nel campo dell’attività economica; l’altra che ha come obiettivo altrettanto supremo la messa al riparo sopra ogni cosa dell’attività economica e del capitale. L’una è fondata sull’umanesimo solidale, anche religioso, l’altra sul calcolo puramente economico sfociante nel darwinismo sociale. “L’Economist" con i suoi calcoli vorrebbe far considerare la sua e delle forze economiche di un certo capitalismo che rappresenta come di buon senso ed economicamente fondata a fronte dell’altra del tutto, seppur nobilmente, astratta e priva di fondamento economico. Ma non è così. L’approccio umanistico è anche quello economicamente più conveniente perché mira a salvaguardare il capitale umano, le persone, senza il quale non ci sarà ripresa o sviluppo economico futuri. E un organismo sociale che riesca, basandosi sul solidarismo umano e sociale, a superare la pandemia avrà in sé la forza morale e l’energia collettiva di riprendersi economicamente. Se invece sarà stato squassato oltre che dalla pandemia anche dal virus di un consapevole e voluto darwinismo sociale, allora le cose si metteranno male, molto male. Perché sarà stata uccisa la speranza dell’umanità nell’umanità.

Un bene che l’Economist non contempla nella sua concezione nazicapitalista.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

 

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Coronavirus: Attivazione laboratori provinciali per eseguire tamponi

 

art1mdp 350 260Coronavirus, Ambrosiano (Art. Uno Lazio-Frosinone): «Bene attivazione dei laboratorio analisi sul territorio provinciale per eseguire i tamponi per il coronavirus è una prima misura, seppur legata alla situazione di emergenza, per realizzare il piano di erogazione di servizi sanitari di supporto allo Spaziani di frosinone ed agli altri ospedali del territorio. L’assessorato alla Salute della Regione Lazio sta svolgendo in queste settimane un lavoro importante per recuperare i ritardi e i dolorosi tagli imposti dal piano di rientro dal deficit. L’emergenza, insomma, non ci ha colto impreparati al di là di ogni sterile polemica.

Ora occorre proseguire l’impegno uniti senza alcuna distinzione tra maggioranza ed opposizione di tutto abbiamo bisogno tranne che della propaganda e preghiamo chi svolge un ruolo istituzionale di non abbandonarsi a vuote polemiche. Oggi abbiamo un urgenza, accelerare la messa a disposizione delle mascherine e del materiale protettivo per tutti gli operatori sanitari ospedalieri e i medici di base. Vanno inoltre impartite direttive precise e puntuali ai medici di base su quando è come prescrivere il tampone.

La Asl della Provincia diFrosinone, d'intesa con le strutture della protezione civile la Prefettura ed i Sindaci, devono mettere a disposizione dei cittadini un servizio informativo efficiente e puntuale, chiediamo per ultimo nota di un dettaglio maggiore per quanto riguarda lo stato dei contaggi nelle strutture sanitarie pubbliche, private e nelle RSA. Ora più che mai non dobbiamo abbassare la guardia».

Gaetano Ambrosiano, coordinatore provinciale di Articolo Uno FROSINONE

 

 

 

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La UE, il virus e la mucca pazza

Questa è oggi la UE

Blu tongue ulcerated lip nares 350 260Domanda: Il «coronavirus non pone il problema di un coordinamento dell’azione europea contro le pandemie?» Risposta (del presidente del Parlamento europeo): «Abbiamo una capacità di risposta comune per le crisi veterinarie, come quella della mucca pazza. Non l’abbiamo sulla salute delle persone».
Eccola qua la bella Europa solidale e socialista sognata da Altiero Spinelli: una burocratica costruzione padronale, che ai fini del profitto e dell’equilibrio monetario dei più forti tutela la salute delle bestie (con rispetto parlando per le prosperose mucche olandesi), ma non quella degli esseri umani e il loro lavoro.
Questa è oggi la UE: un mostriciattolo dal volto disumano, che nulla ha a che vedere con l’Europa dei popoli e dei lavoratori.

nuvola rossa

 

 

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