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"Tea tree oil", cos'è? Conoscerne le virtù

malaleuca350ridimensionata minDr Antonio Ccolasanti - La "Malaleuca alternifolia", albero originaria dell'australia è arrivato in Europa nel 18° secolo importato dall esploratore inglese James Cook che nel 1770 approdò la sua nave sulla costa settentrinale di quel continente.

"Malaleuca" dal greco melas e leukos, nero e bianco, descrive il colore della corteccia, scura quella vecchia del tronco chiara quella dei rami piu giovani.

"Tea tree" è invece il nome occidentale che gli fu conferito da Cook e dai suoi marinai che ne utilizzavano le foglie per preparare un infuso aromatico da bere come surrogato del the. Proprio quelle foglie usate da millenni dagli aborigeni australiani, non solo come rimedio antico ed irrinunciabile della medicina tradizionale, ma anche per avvolgere alimenti sopratutto le carni per prolungare la conservazione. Inizialmente le virtu di questa bella pianta usata in europa solo a scopo ornamentale nei giardini non furono intuite, ma successivi studi di etnobotanica hanno indicato nell'olio essenziale estratto per distillazione, dalle foglie e dai rami e noto a tutti come "tea tree oil", il reponsabile delle preziose proprieta della pianta.

Contiene "terpinen 4 olo-1.8", "cineolo-borneolo" ed altre sostanze in traccia.

Indicazioni
Il "Tea tree" è indicato in tutte le affezioni batteriche, virali e fungine. In quest ultimo caso è veramente efficace: candidosi, piede d'atleta, affezioni ungueali e ginecologiche, micosi varie.
- 3 gocce di olio nel bagno schiuma e nell'igiene intima ci preservano da infezioni fungine e curano le micosi;
- 3 gocce tre volte al dì nel miele sono curative per affezioni respiratorie, tosse, raffreddore, bronchiti batteriche e virali.

Il suo molteplice uso si e arricchito di una scoperta sensazionale:
Una ricerca del laboratorio di neuropatologia molecolare Neuromed di Pozzilli publicata sul "Journal of pharmacognosy" ha individuato una sostanza capace di contrastare la crescita di cellule tumorali di glioblastoma, uno dei piu temuti tumori cerebrali. Si tratta dell'olio essenziale estratto dalla pianta Malaleuca alternifolia tea tree oil".

Siamo nelle fasi preliminari ma le osservazioni mostrano come la pianta riesca ad arrestare il ciclo cellulare ed indurre l'apoptosi, che è la morte cellulare delle cellule tumorali.

La conferma dell attività del "Tea tree oil" nelle neoplasie verrà solo dopo la sperimentazione clinica, però le prime rirerche ci lasciano ben sperare di poter disoorre di una nuova arma a disposizione per sconfiggere le forme neoplastiche.

 

 

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'Offerta formativa'. Ma cos'è?

offerta formativa 350 260 mindi Daniela Mastracci - La espressione "offerta formativa" è illuminante per comprendere il contesto entro il quale la legge 107/2015 abbia contribuito, sembra definitivamente, a immettere la scuola pubblica italiana nel Mercato, con le sue regole, la sua produzione, le sue merci, i suoi consumi, la sua valorizzazione, ovvero l'estrazione di valore cioè denaro.

La 107 è la punta dell'iceberg. Non è la sola legge responsabile di tale modificazione della scuola in un'azienda, produttrice e consumatrice di quanto nel mercato entri, si produca, si acquisti. Essa, la scuola, è una merce nella misura in cui viene scelta in virtù della sua "offerta formativa": le scuole dei territori, le scuole "autonome", dalla legge di Luigi Berlinguer a seguire, si immettono nel mercato dell'istruzione, cercando spazi, studenti-clienti, famiglie cui offrire il loro prodotto, in cambio di iscrizioni e contributo volontario (nella secondaria superiore già da qualche anno).

Cosa si nasconde dunque dietro l'espressione "offerta formativa"? Un insieme di progetti, attività, piani di lavoro, che sia abbastanza accattivante da competere con simili insiemi contenuti nei Ptof degli altri istituti scolastici.
Un'offerta che diventa vetrina della scuola: famiglie che guardano, leggono, provano a distinguere un'offerta da un'altra, e poi scelgono. Alcune famiglie già usano dire che una scuola "costa" un tot, meno o più di un'altra scuola. Evidente che la scelta vada sulla scuola che "costa" meno, se a scegliere è una famiglia in ristrettezze economiche, dato invece irrilevante per famiglie benestanti. Rilievo sul quale rifletteremo ancora.
Tornando al mercato, ci chiediamo come si possa invertire la rotta e ricacciare indietro tale impianto mercificante.

Il mercato arriva e assorbe, identificando a sé il diverso (ciò che prima era diverso)
Lo rende uguale a sé. Annulla la differenza. Toglie dialettica e con ciò egemonizza. Allora la risposta non può che stare dentro ciò che si tenta di assorbire.
Occorre una piena presa di coscienza di ciò/in ciò che viene assorbito. Qui si tenta di assorbire la scuola pubblica, i docenti, gli Ata, gli studenti, le famiglie. Occorre in queste categorie, che fanno la scuola Pubblica, una presa di coscienza che si faccia lotta per ri-affermarsi come diverso. Diverso dal vorace mercato.
Parliamo qui intanto degli insegnanti. Ci riserviamo di analizzare anche a partire dalle altre categorie sopra citate.
Chi, tra gli insegnanti, ancora dice che ci vuole ad esempio il latino e la grammatica, o gli esercizi e i problemi di matematica, la traduzione, le regole, chi ancora dice che ci vuole la conoscenza, e che oggi mette voti alti a studenti preparati, ma ha ancora il coraggio di mettere 4, 3... costui/costei sta resistendo. Il problema è che sta resistendo in modo inconsapevole, avendo ancora però nella testa ciò che era, prima dell'egemonia del mercato: era insegnante, e insegnante vuol dire insegnare, e si insegna conoscenza (non competenza) e se mettono valutazioni che vanno dal 10 al 4, 3... è perché crede di essere ancora un insegnante e che gli studenti siano ancora studenti, cioè studino, cioè comprendano le lezioni, e poi riescano ad interiorizzarle e farle proprie. Così facendo gli insegnanti resistono perché tengono il punto, tengono duro.

Occorre riuscire a governare questo tenere duro, fortificarlo, renderlo dialettico, antagonista. Occorre far crescere quelle energie, portarle bene alla luce e farle ergere come polo dialettico, che sia argine all'assorbimento del mercato, che, anche se adesso solo in potenza, possa poi rovesciare il rapporto di forza, prendendo esso la forma della potenza che esonda, che sa assorbire, quanto meno la potenza del ricacciante indietro la marea montante del Mercato, e ributtarlo fuori dalla scuola. Questo movimento sarebbe foriero del riprendere l'identità dell'insegnante, della scuola, e, con una identità chiara, tornare a giocare il ruolo dell'Altro, riaprire la partita, riaprire la dialettica. Ciò darebbe Pluralità di centri di forze, di pensiero, di potere. Questo riscatterebbe dalla subordinazione, dal ruolo gregario e fiancheggiatore, anzi del tutto funzionale che la scuola ha oggi nei confronti del mercato stesso.

Si tratta di una lotta dall'interno, foriera di affermazione di un ruolo altro. Le definizioni, le differenze, e con ciò la pluralità dei punti di vista sul mondo, sui modi di stare al mondo, non può non passare per l'identità, ma al contempo, nel movimento del differenziarsi.
La scuola potrebbe tornare ad avere il ruolo Costituzionale di istituzione dedicata alla educazione, all'istruzione pubblica, gratuita, universale, libera, emancipante. Tornerebbe a svolgere il ruolo costituzionale di ascensore sociale: di scuola preparatoria che formi cittadini attivi e consapevoli, che metta tutti nella condizione culturale di divenire "persona capace di pensare, di studiare, di dirigere, o di controllare chi dirige" per dirla come Gramsci nei Quaderni dal carcere (dal Quaderno 4, paragrafo 55 "Il principio educativo nella scuola elementare e media"). Perché emancipare, eliminando gli ostacoli alla piena e libera cittadinanza, articolo 3 della Costituzione, ci pare risuonare delle parole di un intellettuale che prima della scrittura della Carta del '48, aveva già fornito l'orizzonte entro il quale pensare e realizzare, appunto, la scuola pubblica italiana.

 
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Come nasce e cos'è davvero il "Microcredito"

microcreditodi Mario Saverio Morsillo - Si fa tanto parlare, ai nostri giorni, di microcredito, e quasi mai nella sua accezione originaria, quindi corretta. Sarà quindi forse utile, per chiarire le idee, cosa esso sia nell’accezione del suo ideatore, il banchiere pakistano Muhammad Yunus.
Yunus ha avuto il premio Nobel per la Pace, caso unico per un banchiere, nel 2006; il suo pensiero, quindi, anche qualora non si voglia seguirlo, non può essere certo disprezzato. Aggiungo, prima che qualche novello Solone dell’opportunismo inconcludente me lo rinfacci, che in seguito Yunus ha avuto problemi con la Giustizia per reati finanziari; non è questo di cui si vuole qui parlare, ma della sua idea di sviluppo economico; in altre parole, ciò che interessa al filosofo è l’egualitarismo sessuale di Marx; se poi il suddetto ha cornificato la povera e pazientissima Jenny di Westfalia, non riguarda certo l’indagine del filosofo della politica.
Chi è Yunus? Yunus è un banchiere formatosi negli Stati Uniti d’America; finiti gli studi ed avviatosi ad una promettente carriera universitaria, decide di tornare nel suo natìo Bengala, ove alterna il suo impegno di docente presso la Chittagong University alla ricerca di un target di clienti, possibili fruitori di una nuova banca. Da questo punto di vista i clienti preferiti dagli istituti di credito, ossia i pochi danarosi, sono già appannaggio di banche private nazionali o estere; dove c’è molta povertà ci sono anche molti ricchissimi.

La "Grameen Bank"

Yunus allora cerca altri clienti, una fascia insospettabile, ovvero i poverissimi. A tal proposito crea una banca che già dal nome si discosta dalla consuetudine del campo, la “Grameen Bank”. Le sue sedi non sono palazzi seicenteschi o ultramoderni, ma baracche di lamiera; gli impiegati non aspettano che i possibili clienti vadano da loro, ma vanno a cercarli nelle periferie più malfamate, nelle campagne più povere. E chiedono loro di cosa hanno bisogno; la prima cliente di questa banca avrebbe bisogno di 50 dollari USA per comperare una mucca, da poter allevare per produrre latte, formaggio, vitelli. Ma non li ha, e non sa come poterli ottenere. Glieli offre la Grameen, a condizione che la signora si impegni a versare una rupìa pakistana (meno di una fu lira italiana) alla settimana di interessi, fin quando non avrà i 50 dollari (anche dopo anni) per restituirli. La signora accetta, compra la mucca, versa la sua quota minima settimanale, ed in pochi mesi riesce ad essere una vera piccola imprenditrice agricola.
Tralascio quelli che sono gli interessi economici della Grameen in proposito; credo che chiunque si renda conto che la pubblicità di questa stranissima banca terzomondista, prima in Pakistan e poi nel resto dei Paesi poveri, è enorme, e tanti microinteressi, per una banca che non deve pagare affitti sulle sedi, o direttori ed azionisti all’etruriana maniera, messi assieme generano finanze ragguardevoli. Ciò che vorrei sottolineare è che si può parlare di microcredito solo verso chi è disposto a provare a diventare un piccolissimo imprenditore (non tutti abbiamo simili qualità), e che il microcredito si chiama tale perché l’interesse è veramente minimo, microscopico, per quanto a cadenza molto ravvicinata. Qualunque altra interpretazione di microcredito è fuorviante; sarebbe come, per assurdo, chiamare “Buona scuola” un decreto che distrugge l’insegnamento corretto nelle scuole pubbliche.

 
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Fertility day? Ma cos'è?

ministra lorenzin 350 260di Nadeia De Gasperis - Sapete cosa rispose Berlusconi alla domanda di tanto accanimento sul corpo di Eluana Englaro?

“Perchè è ancora in grado di dare figli”. Ecco, la scelta della Lorenzin di celebrare il giorno del Fertility Day, ma soprattutto la campagna che la sostiene, è in perfetta continuità nel concepire il corpo di una donna vincolato a quella idea maschilista di possesso e supremazia. Il fraintendimento della “immacolata concezione cristiana” è antica quanto Adamo ed Eva, fuor di metafora. Pensare che il “sì” di Maria fosse sottomissione alla volontà dell’uomo, del padre e perfino dello Spirito Santo, è una mistificazione del significato autentico, di una donna, Maria, che rompe gli schemi e si oppone a ogni sudditanza. Ma l’interpretazione viziata ha voluto che si perpetrasse il senso del dominio sulla donna, del fatto che del suo corpo si possa fare e disfare quanto e come si creda, compreso il fatto di bestemmiarlo invocando il senso più “autentico” della vita, con la promozione dei vari family day, sentinelle in piedi e paladini della vita.

“Religiosa” custodia del proprio corpo

“Il corpo è mio e lo gestico io”, slogan femminista di quaranta anni fa, ancora genera polemiche, con quella lettura strumentale che non si concede il beneficio del dubbio, perché non contempla la possibilità che gestire il proprio corpo, possa voler dire, nella sua “religiosa” custodia, anche concepire la vita. Chiunque corrompa la sua inviolabilità, bestemmia alla vita.
Sentire il vincolo al proprio corpo come unico e non dettabile o assoggettabile, è provare un dovere di osservanza alla sua sacralità. Le stesse donne che recitavano lo slogan si battevano per i diritti delle donne, dei loro figli, delle famiglie, invocando la nascita di consultori, asili nidi, un miglioramento del welfare sociale, che è la ragione principale per la quale oggi, fare un figlio, in molti casi, è un atto di sconsiderata imprudenza.
Il corpo è mio perchè è sacro, un santuario, come luogo naturale da proteggere per la sua specificità, per la sua preziosità, e unicità, che contempla anche la scelta di non avere figli, di non poterne avere, di non essere nelle condizioni contigenti per averne. Una di queste condizioni è lo stato di precarietà in cui versa il nostro Paese: economica, sociale, lavorativa. Pretendiamo il rispetto delle nostre scelte, della nostra natura, che non prevede la maternità per essere autentica, ma esige la nostra autentica umanità.

 
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Cos'è la criminalità organizzata nel frusinate

angelanicoletti 350 260La "Giornata della legalità" di 21 luglio, organizzata dal sindaco di Amaseno, Antonio Como, in occasione della presentazione della struttura dell'Auricola sottratta alla criminalità organizzata, ha rappresentato un momento di grande significato per l'impegno dello Stato e delle comunità locali, come quella di Amaseno. Di qui siamo partiti, nell'intervista video che ci ha rilasciato Angela Nicoletti, per un approfondimento degli aspetti con cui si manifesta la presenza della Criminalità organizzata nel frusinate.
Angela Nicoletti, giornalista che scrive per Il Mattino, Il Tempo, La Provincia e TG 24 ha offerto con continuità aggiornamenti sul come sia ancora intensa la lotta alla criminalità organizzata da parte dello Stato e quali sono oggi le possibilità per sconfiggere la mafia.
Nella video intervista ci sono risposte a: 1) La criminalità organizzata non è un fatto di oggi; 2) In questi ultimi anni vi è stata una accelerazione alla espansione della criminalità organizzata; 3) Come si manifesta questo fenomeno malavitoso; 4) Qual'è il punto debole della lotta alla criminalità organizzata?

 

La video intervista

 

 

 
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Cos'è cambiato nella nuova Giunta di Anagni e nella maggioranza che la sostiene

Anagni Palazzo della Ragione 350 260Riproponiamo questo articolo di Valerio Ascenzi perchè ora contiene degli aggiornamenti sulla composizione della maggioranza che sostiene la nuova Giunta.

di Valerio Ascenzi - Sul rimpasto di Giunta, ad Anagni, avevamo azzeccato ben tre pronostici. Avevamo fatto i nomi di Simona Pampanelli, Simone Pace e Roberto Cicconi. Ma ci sono due sorprese: la riconferma di Aurelio Tagliaboschi (Pd) come assessore con deleghe al bilancio, tributi, patrimonio e Alessandra Cecilia (l’Altra Anagni) con deleghe ai servizi sociali, sport, giovani, famiglia, integrazione, pari opportunità, devianze sociali. Simone Pace (lista civica Progetto Anagni) non sarà vicensindaco, ma bensì assessore con delega ai lavori pubblici, manutenzioni, verde pubblico. L’incarico di vicesindaco andrà a Simona Pampanelli (Anagni bene di tutti), che prende le deleghe alla cultura, turismo, pubblica istruzione, edilizia scolastica, politiche dei bandi europei. Roberto Cicconi (Anagni Democratica, ma probabilmente Pd) sarà assessore con deleghe agli affari generali, personale, contenzioso, assicurazioni. Simona Pampanelli avrà anche la delega da vice sindaco. Riguardo alla composizione della nuova maggioranza avevamo dapprima appreso alcune informazioni, in base alle quali Giusepe De Luca (Anagni Democratica), eletto insieme a Roberto Cicconi in Consiglio comunale, non sarebbe passato in maggioranza. In un secondo momento invece abbiamo appreso che il consigliere De Luca, passerà in maggioranza con Cesare Giacomi che sostituirà in Consiglio comunale il neo assessore Cicconi.
Balza agli occhi, di chi ha sviluppato un minimo di capacità critica, che nel comunicato stampa inviato a tutti i media non abbiamo trovato riferimenti alla sanità e all’ambiente. La prima riflessione è: con l’uscita di scena di Fabio Roiati, chiamato come tecnico (con deleghe per assistenza sociale, periferie, salute, giovani, sport, integrazione, associazioni, protezione civile) chi si occuperà di andare a discutere – se si verificheranno altre opportunità! – il piano aziendale della Asl di Frosinone? Roiati, con le dimissioni di Simona Pampanelli in Consiglio Comunale, entrerà al posto di quest’ultima poiché primo dei non eletti di Anagni bene di tutti. Forse è pronta una delega per lui in merito alla sanità? E per l’ambiente? Il sindaco manterrà forse per se la delega?
A proposito di consiglieri che si dimettono per divenire assessori. Oltre a Giacomi che sostituirà Cicconi, Simone Pace verrà sostituito da Chiara Salvatori, prima dei non eletti in Progetto Anagni.
La nuova Giunta, dicono, ha un carattere più politico rispetto alla precedente. Come vi avevamo fatto notare, la precedente non aveva, a nostro avviso, tutte le caratteristiche di una giunta tecnica. Tranne che per un paio di incarichi: Raffaella Santucci aveva le deleghe per le Politiche dei fondi strutturali ed investimenti europei; Marco Vari aveva commercio, industria, artigianato, agricoltura, Suap (Sportello unico per le attività produttive). Forse anche l’incarico di Marilena Ciprani alla Pubblica istruzione, poteva esser considerato tecnico, ma non si spiega ancora il motivo per cui gli sia stato dato l’incarico di vicesindaco.
Finita la fase della riorganizzazione, della cura dal “fioritismo”, i tecnici quindi possono mollare e dare il posto ai politici. Sinceramente l’operato della Giunta tecnica è poco visibile ai cittadini di Anagni. Lungi da noi il voler dare giudizi superficiali, ma quel che si percepisce scambiando due chiacchiere con chicchessia, nella città dei Papi, è lo scontento generale da parte anche di chi ha sostenuto la coalizione del sindaco Bassetta. Soprattutto per la chiusura da parte dell’amministrazione al confronto su certi temi. Ma, come è moda affermare in queste situazioni negli ultimi due anni di renzismo, “parlano sempre i soliti gufi criticoni”. (Spesso comunisti/conservatori).
Un’altra riflessione è sul l’unico sopravvissuto della vecchia Giunta. Aurelio Tagliaboschi sembra essere l’uomo per tutte le stagioni: quella tecnica e quella politica. Non se la prendano gli “amici” del Pd di Anagni, ma è bene farsele due domande: Tagliaboschi è un tecnico o un politico? O addirittura entrambi? Se è un tecnico, in questa Giunta non dovrebbe stare in questa Giunta. Se fosse un politico non doveva stare nella prima. Se è entrambi allora è l’uomo per tutte le stagioni, e abbiamo ragione noi (che siamo gufi comunisti, poiché ci facciamo sempre qualche domanda e non ammucchiamo il cervello in un angolo).
Non si tratta solo di un rimpasto di Giunta in base ai nomi: ma anche di una redistribuzione delle deleghe. Basta confrontare gli incarichi affidati agli uomini e alle donne della vecchia Giunta (ancora per poco sul sito) con quelli affidati ora.
Che abbia lavorato bene o male, Giunta tecnica (la chiamiamo così solo per questioni di semplificazione giornalistica) merita comunque un ringraziamento, perché alla fine solo chi non fa nulla è soggetto a non sbagliare mai. Mentre chi lavora può incappare nell’errore. Ma si deve stare attenti a non incappare nel vortice della “politica renziana del fare”. La parola “fare”, purtroppo, quando si accosta al bene e al destino dei cittadini pretende anche il concetto di “saper fare”. In sostanza: meglio far nulla se qualcosa non sappiamo farla, almeno evitiamo di fare danno. E questa è soprattutto una raccomandazione alla nuova Giunta politica, chiamiamola così, anche se la politica in senso stretto non la vediamo (pensiero nostro, non va necessariamente condiviso, ma in democrazia – visto che qualche sprazzo ancora ce n’è - va rispettato).
Da questo rimpasto cosa viene fuori? Un rafforzamento della maggioranza? Un rafforzamento del Pd? Di sicuro ci sarà un allargamento della maggioranza a sostegno del sindaco. Se qualcuno temeva che queste operazioni venissero fatte per cercare di far pendere più a sinistra questa amministrazione, forse sta sbagliando. Questo nuovo assetto non vuole lasciare il concetto culturale di sinistra a chi non si allinea, ma che ormai è rimasto fuori dalla rappresentanza politica (sia nel Pd, sia nei partiti che di sinistra non sono solo di facciata). L’area di Cicconi, che entri subito o più tardi nel Pd, non andrà a rinforzare il Pd, a nostro avviso, ma l’area che a livello provinciale fa capo a Scalia nel Pd. E quindi, diciamocelo, Anagni si appresta a configurarsi come un esperimento ben riuscito di larghe intese “alla Renzi”, in una piccola comunità. (il precedente articolo)

 

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Cos'è cambiato nella nuova Giunta di Anagni?

Anagni Palazzo della Ragione 350 260di Valerio Ascenzi - Sul rimpasto di Giunta, ad Anagni, avevamo azzeccato ben tre pronostici. Avevamo fatto i nomi di Simona Pampanelli, Simone Pace e Roberto Cicconi. Ma ci sono due sorprese: la riconferma di Aurelio Tagliaboschi (Pd) come assessore con deleghe al bilancio, tributi, patrimonio e Alessandra Cecilia (l’Altra Anagni) con deleghe ai servizi sociali, sport, giovani, famiglia, integrazione, pari opportunità, devianze sociali. Simone Pace (lista civica Progetto Anagni) non sarà vicensindaco, ma bensì assessore con delega ai lavori pubblici, manutenzioni, verde pubblico. L’incarico di vicesindaco andrà a Simona Pampanelli (Anagni bene di tutti), che prende le deleghe alla cultura, turismo, pubblica istruzione, edilizia scolastica, politiche dei bandi europei. Roberto Cicconi (Anagni Democratica, ma probabilmente Pd) sarà assessore con deleghe agli affari generali, personale, contenzioso, assicurazioni. Simona Pampanelli avrà anche la delega da vice sindaco.
Balza agli occhi, di chi ha sviluppato un minimo di capacità critica, che nel comunicato stampa inviato a tutti i media non abbiamo trovato riferimenti alla sanità e all’ambiente. La prima riflessione è: con l’uscita di scena di Fabio Roiati, chiamato come tecnico (con deleghe per assistenza sociale, periferie, salute, giovani, sport, integrazione, associazioni, protezione civile) chi si occuperà di andare a discutere – se si verificheranno altre opportunità! – il piano aziendale della Asl di Frosinone? Roiati, con le dimissioni di Simona Pampanelli in Consiglio Comuanle, entrerà al posto di quest’ultima poiché primo dei non eletti di Anagni bene di tutti. Forse è pronta una delega per lui in merito alla sanità? E per l’ambiente? Il sindaco manterrà forse per se la delega?
A proposito di consiglieri che si dimettono per divenire assessori. Al posto di Roberto Cicconi (che ancora non abbiamo capito se entra nel Pd o se tergiversa ancora un po’ prima di farlo) entrerà Cesare Giacomi, fedelissimo dell’area di Cicconi dagli anni dei Democratici di Sinistra. Pare che Giacomi aderirà al gruppo di maggioranza, mentre l’altro consigliere di Anagni Democratica, Giuseppe De Luca rimarrà (più coerentemente rispetto alla fiducia riscossa tra i cittadini che lo hanno sostenuto) all’opposizione. Nonostante la sua storia, non sia proprio una storia di centrosinistra. Dal nostro punto di vista è notevolmente apprezzabile. Simone Pace verrà sostituito da Chiara Salvatori, prima dei non eletti in Progetto Anagni.
La nuova Giunta, dicono, ha un carattere più politico rispetto alla precedente. Come vi avevamo fatto notare, la precedente non aveva, a nostro avviso, tutte le caratteristiche di una giunta tecnica. Tranne che per un paio di incarichi: Raffaella Santucci aveva le deleghe per le Politiche dei fondi strutturali ed investimenti europei; Marco Vari aveva commercio, industria, artigianato, agricoltura, Suap (Sportello unico per le attività produttive). Forse anche l’incarico di Marilena Ciprani alla Pubblica istruzione, poteva esser considerato tecnico, ma non si spiega ancora il motivo per cui le fu dato l’incarico di vicesindaco.
Finita la fase della riorganizzazione, della cura dal “fioritismo”, i tecnici quindi possono mollare e dare il posto ai politici. Sinceramente l’operato della Giunta tecnica è poco visibile ai cittadini di Anagni. Lungi da noi il voler dare giudizi superficiali, ma quel che si percepisce scambiando due chiacchiere con chicchessia, nella città dei Papi, è lo scontento generale da parte anche di chi ha sostenuto la coalizione del sindaco Bassetta. Soprattutto per la chiusura da parte dell’amministrazione al confronto su certi temi. Ma, come è moda affermare in queste situazioni negli ultimi due anni di renzismo, “parlano sempre i soliti gufi criticoni”. (Spesso comunisti/conservatori).
Un’altra riflessione è sull’unico sopravvissuto della vecchia Giunta. Aurelio Tagliaboschi sembra essere l’uomo per tutte le stagioni: quella tecnica e quella politica. Non se la prendano gli “amici” del Pd di Anagni, ma è bene farsele due domande: Tagliaboschi è un tecnico o un politico? O addirittura entrambi? Se è un tecnico, in questa Giunta non dovrebbe stare in questa Giunta. Se fosse un politico non doveva stare nella prima. Se è entrambi allora è l’uomo per tutte le stagioni, e abbiamo ragione noi (che siamo gufi comunisti, poiché ci facciamo sempre qualche domanda e non ammucchiamo il cervello in un angolo).
Non si tratta solo di un rimpasto di Giunta in base ai nomi: ma anche di una redistribuzione delle deleghe. Basta confrontare gli incarichi affidati agli uomini e alle donne della vecchia Giunta (ancora per poco sul sito) con quelli affidati ora.
Che abbia lavorato bene o male, Giunta tecnica (la chiamiamo così solo per questioni di semplificazione giornalistica) merita comunque un ringraziamento, perché alla fine solo chi non fa nulla è soggetto a non sbagliare mai. Mentre chi lavora può incappare nell’errore. Ma si deve stare attenti a non incappare nel vortice della “politica renziana del fare”. La parola “fare”, purtroppo, quando si accosta al bene e al destino dei cittadini pretende anche il concetto di “saper fare”. In sostanza: meglio far nulla se qualcosa non sappiamo farla, almeno evitiamo di fare danno. E questa è soprattutto una raccomandazione alla nuova Giunta politica, chiamiamola così, anche se la politica in senso stretto non la vediamo (pensiero nostro, non va necessariamente condiviso, ma in democrazia – visto che qualche sprazzo ancora ce n’è - va rispettato).
Da questo rimpasto cosa viene fuori? Un rafforzamento della maggioranza? Un rafforzamento del Pd? Di sicuro ci sarà un allargamento della maggioranza a sostegno del sindaco. Se qualcuno temeva che queste operazioni venissero fatte per cercare di far pendere più a sinistra questa amministrazione, forse sta sbagliando. Questo nuovo assetto non vuole lasciare il concetto culturale di sinistra a chi non si allinea, ma che ormai è rimasto fuori dalla rappresentanza politica (sia nel Pd, sia nei partiti che di sinistra non sono solo di facciata). L’area di Cicconi, che entri subito o più tardi nel Pd, non andrà a rinforzare il Pd, a nostro avviso, ma l’area che a livello provinciale fa capo a Scalia nel Pd. E quindi, diciamocelo, Anagni si appresta a configurarsi come un esperimento ben riuscito di larghe intese “alla renzi”, in una piccola comunità.

 

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Progetto Penìa. Cos'è?

SoniaSirizzotti 350 260 L'Auser di Frosinone è impegnata nel Pregetto Penìa. Cos'è? si tratta di interventi finalizzati al contrasto della povertà e dell'esclusione sociale. Pasti a domicilio, raccolte alimentari e di medicinali, babysitteraggio. Ne abbiamo parlato con l'avvocata Sonia Sirizzotti, consulente legale dell'Auser frusinate per saperne di più. Ecco quanto ci ha illustrato nel video che segue...

 

 

 

 

 

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Il capitalismo di relazione cos'è? E' morto? Ma va...

piazzettacuccia 350 260di Domenico Moro - Recentemente, il presidente del consiglio dei ministri, Matteo Renzi, in un suo discorso alla Borsa di Milano ha affermato: "il capitalismo di relazione è morto: è un sistema che in Italia ha prodotto effetti negativi ed è arrivata ora di mettervi la parola fine". Le parole di Renzi sono una ulteriore dimostrazione che la sua rapida ascesa non è stata casuale, ma determinata dalle dinamiche del potere economico in Italia, di cui appare espressione coerente sul piano politico. Ma che cosa è il "capitalismo di relazione"? Il capitalismo di relazione è la modalità attraverso cui i maggiori gruppi industriali, a partire dalla Fiat e dalla Pirelli, e i maggiori istituti bancari e assicurativi, a partire dalle Assicurazioni generali, sono stati legati tra di loro e con esponenti del capitalismo d'oltralpe per alcuni decenni.
Al centro di questo sistema si è situata Mediobanca, guidata da Enrico Cuccia, deceduto nel 2000 e considerato da molti l'eminenza grigia del potere economico del nostro Paese. Il modello di controllo si fondava sui "patti di sindacato", ovvero su accordi attraverso cui poche famiglie del capitalismo italiano si garantivano il controllo delle realtà economiche più importanti con partecipazioni azionarie più o meno ridotte. Non a caso, si attribuisce a Cuccia la frase "le azioni si pesano, non si contano". Un esempio importante di patto di sindacato è stato quello relativo alla casa editrice Rcs, proprietaria del principale quotidiano italiano, il Corriere della Sera.
A dispetto delle parole di Renzi, il capitalismo di relazione è già in via di dissoluzione e i vecchi patti di sindacato in gran parte si sono sciolti o ridimensionati. Unicredit, Intesa Sanpaolo e Assicurazioni generali si sono progressivamente ritirate dalle loro partecipazioni, focalizzandosi sul core business. Difatti, la struttura economica italiana è in fase avanzata di trasformazione sotto l'influenza di tre fenomeni: la forte internazionalizzazione, l'affermazione dei mercati finanziari e delle borse e la crisi. L'approvvigionamento dei capitali da parte delle imprese avverrà sempre di più mediante la borsa e quindi attraverso i mercati finanziari internazionali. Non a caso, secondo Renzi: "bisogna aprire il capitale alla Borsa e ai nuovi investitori".
Ciò vuol dire che le imprese italiane, prevalentemente a controllo familiare e mediamente più piccole delle concorrenti europee, devono quotarsi e far entrare capitale esterno, specie estero, per fare il salto di qualità richiesto dal mercato. Le famiglie e le imprese maggiori questo passaggio l'hanno già fatto, trasformandosi in imprese transnazionali. Ora, si tratta di traghettare verso una maggiore internazionalizzazione anche i settori più arretrati.
Il governo Renzi, per favorire questo processo, promette una serie di riforme normative, che permettano al sistema finanziario italiano di operare "nelle stesse condizioni degli altri Paesi", ad esempio incrementando l'investimento dei fondi pensione e del risparmio degli italiani in borsa. Ma le riforme prevedono anche la creazione di una bad bank che permetta alle banche di liberarsi, a spese della collettività, dei crediti inesigibili, lascito dell'ultima crisi finanziaria. Il rilancio della borsa italiana e del mercato finanziario in Italia è collegato alla gigantesca razionalizzazione in atto a livello europeo dell'accumulazione e della struttura delle imprese, che si concretizza in una intensa attività di fusioni e acquisizioni, tipica una fase di crisi molto profonda.
Le parole di Renzi e i processi in atto nel nostro Paese sono coerenti con quanto sta avvenendo a livello europeo. Il presidente della Commissione Europea, Junker, ha approntato un programma di riforma del governo dell'area euro da sottoporre al Consiglio europeo di giugno. Il punto del programma che dovrebbe essere attuato in tempi più rapidi è la creazione di una Capital Market Union. Si tratta di un mercato unico dei flussi finanziari, che risulterebbe dall'abbattimento delle barriere che bloccano gli investimenti transnazionali all'interno dell'eurozona. Tutto ciò rientra in una fase conclusiva del passaggio da un capitalismo a base prevalentemente nazionale a un capitalismo mondializzato o transnazionale, fortemente integrato soprattutto a livello europeo e euro-statunitense. I processi di integrazione europea sono del tutto funzionali a questa trasformazione che è in atto ormai da molto tempo. Già negli anni '70 alcuni economisti e sociologi come Parboni e Arrighi indicavano nel ridimensionamento dello Stato su base nazionale a vantaggio di organismi sovrannazionali la linea seguita dai settori più forti del capitale, a seguito della maggiore interdipendenza delle economie nazionali e dei processi di concentrazione e centralizzazione dei capitali dovuti alla crisi. La linea dei settori più forti è oggi in fase di avanzata attuazione e palesemente vincente su quella, sostenuta dai settori più arretrati ed incentrata sulla difesa delle prerogative dello stato nazionale.
La liberalizzazione e l'integrazione dei mercati finanziari a livello europeo darà ulteriore impulso alla concentrazione del potere economico e della ricchezza in meno mani, contribuendo ad eliminare le imprese e la capacità produttiva in eccesso. Il risparmio delle famiglie italiane verrà canalizzato sempre di più verso la borsa e quindi verso le imprese private che ne saranno avvantaggiate. Le politiche europee di riduzione del debito pubblico e dei tassi d'interesse sui titoli di stato si spiegano anche con l'intenzione di drenare risparmio dal settore pubblico a quello privato, aumentando la capitalizzazione della borsa. Si tratta di una tendenza non nuova, che si mostrò all'epoca delle grandi privatizzazioni tra fine anni '90 e 2000. Ad ogni modo, i fenomeni di concentrazione e centralizzazione, favoriti dallo sviluppo dei mercati finanziari, non daranno impulso alla produzione nè alla ripresa dell'economia reale, bensì al ristabilimento di migliori condizioni di profittabilità per i grandi gruppi transnazionali. Viceversa, Le economie e gli stati nazionali saranno ancora più dipendenti dai movimenti dei mercati finanziari. Di conseguenza, visto che le condizioni dei lavoratori, a differenza di quelle del capitale, sono intimamente legate alla situazione nazionale, gli effetti sul loro peggioramento sono facilmente immaginabili.
Infine, parlare di farla finita con il capitalismo di relazione, come fa Renzi, è fuorviante se si vuole intendere che le relazioni personali tra i vertici del mondo economico perdono importanza a favore dei meccanismi neutrali e impersonali dei mercati finanziari. Al contrario, l'affermazione dei mercati finanziari internazionali intensifica le relazioni tra i vertici economici, che, però, non avvengono più prevalentemente su di un piano nazionale ma su di un piano soprattutto transnazionale. Nello stesso tempo, si accentuano anche le relazioni del capitale con gli organismi statali non più solo nazionali ma anche sovrannazionali, facendo della politica una sovrastruttura sempre più direttamente espressione delle necessità dell'accumulazione capitalistica. Del resto, la concentrazione del potere economico determina inevitabilmente la sempre maggiore concentrazione del potere politico, di cui l'Italicum è un esempio diretto.

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Cos'è il successo di Francesco Sole?

Francesco Sole 350 260di Giorgia Faiola* - «Il "per sempre" non esiste! Il caffè si raffredda, il gelato si scioglie, il tempo passa, e la gente cambia.», «La batteria del mio Iphone dura più di tutte le tue promesse.», «Ricorda: non fidanzarti con chi toglie l'orario di ultimo accesso su Whatsapp.» : queste sono solo alcune delle tante perle di saggezza del ragazzo che con pochi mesi è riuscito a diventare uno dei ventunenni più famosi d'Italia.
Gabriele Dotti (alias Francesco Sole), è, come egli stesso si definisce, un ragazzo qualunque, che ha però raggiunto le vette più alte delle proprie ambizioni senza il minimo sforzo. Un genio incompreso? Un prodigio? Assolutamente no.
Inizialmente non era che uno pseudogiornalista, con scarsi risultati; ma poi, dopo un intervento di chirurgia plastica al setto nasale, riesce a mettersi in contatto con Francesco Facchinetti che, con l'aiuto di Selvaggia Lucarelli, ha iniziato a mettere in mostra il nostro ragazzo qualunque che ha cominciato a farsi conoscere come con lo pseudonimo di Francesco Sole. Inizia così il suo percorso trionfante su You Tube e Facebook, postando foto e video intrisi di pubblicità occulta. I protagonisti dei suoi video sono dei post-it su cui Francesco scrive aforismi e frasi palesemente copiate, lette e rilette, ma che Sole spaccia come frutto della propria insana immaginazione. Un perfetto esempio è quello di uno dei suoi ultimi foglietti di carta su cui si può leggere una famosa frase dello scrittore Charles Bukowski: «Io vorrei un dicembre a luci spente e con le persone accese.», che però il ragazzo cambia leggermente in: «Vorrei un dicembre a luci spente ma con persone accese.», il tutto senza minimamente citare lo scrittore, credendo forse che omettendo qualche parola la frase non appartenesse più a Bukowski. Come si usa per fare audience, Francesco tratta argomenti come l'amore ed i soliti problemi adolescenziali adattati ai Social Network, nutrendo i propri fan di stereotipi e luoghi comuni che la maggior parte delle persone accoglie a braccia aperte.
In seguito a collaborazioni con altri famosi youtuber italiani, Sole prende parte ad uno spot pubblicitario come testimonial di Mediaset Premium, per poi ritrovarsi attualmente accanto alla showgirl Belen Rodriguez a condurre il nuovo talent show di Maria De Filippi: Tu Si Que Vales.
A Francesco però tutto questo non basta; successo sia sui Social che sul piccolo schermo, manca ancora qualcosa: scrivere un libro. Ebbene sì! Ci è riuscito e come si può ben immaginare non gli è costato nessuno sforzo, è bastato mettere insieme quella matassa di foglietti di carta pieni di sue perle filosofiche. Il libro è stato intitolato "Stati d'animo su fogli di carta", 140 pagine di ripetitiva noia ipocrita. A partire dall'8 dicembre 2014, Francesco Sole darà il via ad un "tour" in sette diverse librerie Mondadori d'Italia dove, nelle date prestabilite, incontrerà i propri fan per firmare le copie del libro.
Insomma, questo "ragazzo qualunque" non è un prodigio, ma solamente un raccomandato e sponsorizzato da altri personaggi famosi; le frasi sui suoi post-it sono copiate, i suoi video vengono scritti, girati e montati da una troupe e, come già detto, pieni di pubblicità occulta a prodotti o locali. A Sole non va quindi alcun merito per quello che fa, presta la sua bella faccia a continue sceneggiate, spacciandosi per attore, regista e scrittore, quando assolutamente nulla di ciò che pubblica è farina del suo sacco.
Francesco continua a mentire spudoratamente su tutto ciò e in pochi riescono a vedere quanto sia superflua la sua presenza come personaggio ormai famoso.
A questo punto penso ci sia più che un solo motivo per smettere di seguire Francesco Sole o per non iniziare direttamente, come anche per non acquistare il libro da lui "scritto" e pubblicato. Molti sostengono che questo ragazzo voglia solo esprimere sé stesso, ma non c'è cosa più lontana dalla verità. A Sole non importa nulla di cosa, ma solo delle conseguenze di tutto ciò: il guadagno. Tutto a discapito di coloro che ingenuamente acquistano il suo libro, lo guardano su You Tube ed in televisione, credendo a tutte le idiozie che scrive e dice. Con molte probabilità presto scomparirà insieme alle altre celebrità.
Sì, è solo uno tra i tanti come lui, potrà anche restare per la vita a crogiolarsi nel successo, la vera importanza sta nel capire chi e cosa c'è dietro Francesco Sole, perché la causa del successo, suo e di tanti altri, è l'ignoranza.

*Giorgia Faiola 4°B Liceo Artistico Anton Giulio Bragaglia di Frosinone

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