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12 domande alle Istituzioni

Covid 19 e DPCM

Bastian contraria al tempo della peste

Tania Castelli

abitp appestato minEd eccoci ad affrontare la "seconda ondata" della pandemia. Ma in che modo? Come la cicala della fiaba di Esopo, tutti noi abbiamo abbassato la guardia - e la mascherina - al grido di "non ce n'è coviddi!". Ma è altrettanto vero che Governo e Regioni, dopo il primo immane sforzo per fronteggiare lo scoppio della pandemia, non hanno poi preso tutti i provvedimenti necessari al previsto ritorno di fiamma. Ed a questo proposito non posso fare a meno di pormi alcune domande, alla potenziale vigilia di restrizioni.

1 Perché il sistema scolastico si trova nuovamente a dover affrontare i problemi dello scorso anno accademico, ovvero classi in sovrannumero e sottodimensionamento del corpo docenti e delle aule, mancata distribuzione di hardware e connessioni veloci dedicate alla DaD a docenti e studenti?

2 Perché non sono stati potenziati i trasporti pubblici e ferroviari dove studenti, lavoratori e pendolari sono costretti a viaggiare ammucchiati scambiandosi il covid in segno di pace?

3 Come si intende operare il necessario tracciamento di massa per circoscrivere i focolai, senza avere ancora reperito materiali e reagenti chimici oltre che personale medico sanitario e laboratori sufficienti?

4 Perché nessuno ha vigilato sulle Regioni che in vari casi non hanno inserito i codici relativi alle positività al virus, impedendo così l'innesco del sistema di tracciamento contatti su cui si basa la App immuni? E quali altre regioni, oltre a quelle finite sui giornali, non lo hanno fatto?

5 Perché non sono stati individuati alloggi adatti alla quarantena per chi si trova in situazione di prossimità o convivenza onde evitare la diffusione del virus?

6 Come mai non è stato ancora potenziato il sistema di medicina territoriale e assistenza domiciliare per alleggerire la pressione sui nosocomi e per garantire così il diritto alla salute anche ai pazienti non covid?

7 È degli ultimi giorni la polemica circa il trasferimento dei medici specialisti all'estero dove trovano più facilmente lavoro e migliore retribuzione. Le ragioni del problema non sono invece il numero chiuso nelle facoltà di medicina e il precariato di categoria?

8 Dopo decenni di sistematico smantellamento del SSN in funzione di quello privato la pandemia ci ha dimostrato senza ombra di dubbio di aver sbagliato tutto. Se e come, con quali fondi ed entro quando si intende risanare il sistema sanitario pubblico?

9 Perché le erogazioni ai lavoratori dello sport e dello spettacolo vengono indicate come una tantum nel Decreto "ristoro"? In caso di Lockdown prolungato necessiteranno di un altro decreto?

10 Esistono fondi europei che consentono l'ulteriore erogazione di Cassa Integrazione grazie ai quali si potrebbe prolungare ulteriormente il blocco dei licenziamenti. Perché il Governo non ne fa uso?

11 Il suddetto DPCM Assegna un reddito di emergenza REM di €400 alle famiglie in stato di grave difficoltà economica. A quando, invece, una tassa patrimoniale di solidarietà?

12 Visti i gravi disordini e le violenze commesse dai gruppi fascisti (illegali in Italia) negli ultimi giorni, date le leggi Scelba del 1952 e Mancino del 1993, perché tali organizzazioni non vengono sciolte, i loro membri puniti secondo legge e l'apologia di fascismo, finalmente, punita?

È indubbia la necessità di una assunzione di responsabilità individuale e collettiva nella lotta ad un virus potenzialmente letale. Ma è inaccettabile continuare a penalizzare i settori più importanti per un Paese civile (Cultura ed Istruzione, Sanità, Produzione e Trasporti.)
I cortei che stanno sorgendo spontanei in questi giorni non sono composti da irriducibili dell'aperitivo o negazionisti in rivolta contro l'uso delle mascherine. Si tratta di lavoratori, imprenditori, persone che da quasi un anno stanno facendo enormi sacrifici, verso i quali sono doverosi solidarietà e rispetto. Le infiltrazioni delinquenziali e fasciste in queste democratiche manifestazioni del dissenso non rappresentano affatto una generale volontà eversiva del popolo e infatti da questo vengono espulse come corpi estranei!

Eppure vi è una levata di scudi acritica in favore di un Governo che non ha ancora centrato il focus dei provvedimenti necessari alla situazione contingente. L'unità nazionale e il senso di responsabilità vanno sollecitati, ma non possiamo più permetterci di sprecare tempo. Sono ormai inderogabili molti interventi sistemici e programmatici nel Paese, da mantenere anche e soprattutto nella fase successiva alla crisi. Non servono soltanto limitazioni delle libertà e medievali coprifuoco. E Ancor meno il Paese ha necessità di chi lo arringhi colpevolizzandolo per giustificare la scarsa azione di governo fino ad ora attuata.

Dai moderni pulpiti, spero perciò di ricevere presto migliori prediche di quella che, con modestissima fiducia nelle mie capacità espressive, un po' per celia e un po' per dispiacere mi accingo a scrivere ...

Foto 2 350 minPovera Italia, par quasi di rivederti antico borgo flagellato da immonda pestilenza, con guardie a controllar autocertificazioni su gualcite pergamene e cerusici celati in maschere grottesche per l'appestati.
«Et a tramonto ormai passato, quasi s'ode riecheggiare il cantilenante ripetere della televisiva ronda "... sono le sei e andrà tutto bene ..." ora, questa, preposta al rincasare pur disoccupati et isolati ma illusi e confortati dalla suadente istituzional voce.
Et al mattinale della quinta ora, il banditore grida già: "Memento perpetuo si faccia al villico e al cittadino: tapino bandito come eretico su social piattaforma è tuo destino, ove il tuo account contestare il regio editto ardisca.
E poscia deporre sciagurato tweet, peste ti colga!»

 

 

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Interviste in bicicletta

Covid 19 e Scuola

Intervista in video di una giovane indiana, studentessa universitaria a Latina

Serena Galella intervista Arshpreet Kaur, giovane studentessa universitaria che è giunta in Italia dall'India.
Asha 450 minHo conosciuto Asha, come si fa chiamare per facilità, questa primavera, quando sono rimasta bloccata a Sabaudia durante il lockdown.
Lei collabora nel negozio di frutta e verdura della sua famiglia, sotto i portici di via Carlo Alberto.

In quei giorni, l’unico piacere per me era andare in bici fino al loro negozio, perché sempre ci facevamo una chiacchieratina, visto che suo zio lo conoscevo già da anni.
Asha è una ragazza gentile e socievole e ci siamo subito scambiate opinioni sulla scuola, lei come studentessa e io come prof. relegata a casa per infinite ore davanti al computer.

Dopo l’estate mi ha raccontato che ancora non aveva notizie certe sull’inizio dell’università e quanto questo stato di incertezza fosse disorientante, per lei una matricola al primo anno.

Asha frequenta l'università di Latina ed ho deciso di intervistarla per farci raccontare cosa succede e come vivono questa situazione, dovuta alla pandemia, i giovani universitari.
Come sempre si è resa disponibile e sono andata con la mia bicicletta a trovarla, un venerdì pomeriggio nel negozio di famiglia. Ho messo una camera fissa e lei ha risposto ad alcune domande con chiarezza e semplicità.

Nel frattempo è uscito il nuovo DPCM governativo, il terzo consecutivo, che prevede la didattica a distanza per gli universitari e la secondaria di secondo grado.
Condivido con voi il video della nostra chiacchierata, con l’augurio che presto tutti i ragazzi abbiano la possibilità di frequentare in presenza e sicurezza la scuola, di ogni ordine e grado.

La più grande comunità vera, di e per i giovani deve accoglierli e proteggerli, raggiungerli tutti indistintamente e non lasciare indietro nessuno. Nulla può sostituire il rapporto umano che si costruisce solo stando insieme, fisicamente e realmente. In un’epoca dove si comunica già troppo virtualmente, la didattica a distanza dimostra tutte le falle e le difficoltà di questo tipo di comunicazione, che nell’emergenza ha aiutato tutti, ma che ha evidenziato tante problematiche non risolte. Prima tra tutte la digitalizzazione e il suo funzionamento in tutto lo stivale.

Ringrazio ancora Asha e incrocio le dita.
Buona visione!

 

Arshpreet Kaur ha 19 anni, vive e lavora a Sabaudia, studia Management e Diritto d'Impresa all'Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, a Latina.

 

 

 

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Ma è chiaro a tutti che con il Covid 19 si muore?

Proteste e Covid 19

C'è la consapevolezza dell'immenso disastro in cui tutti siamo immersi?

protesta napoli 350 min«Commercianti, ristoranti, allenatori sportivi, organizzazioni neofasciste e movimenti pronti a manifestare in molte città d'Italia. I sindaci: "Servono azioni concrete, faremo di tutto per spegnere violenze". Allerta del Viminale» il sottotitolo della Repubblica di oggi che riassume tutte le manifestazioni di ieri e oggi da sud a nord con l'indicazione delle acclarate infiltrazioni della destra fascistoide.

A volo d'uccello ricostruiamo l'informazioone: a Roma petardi e bottiglie contro le forze dell'ordine e vetrine infrante a Torino, dove si registrano i disordini più gravi con due poliziotti feriti, cariche di alleggerimento e fermi. Bottiglie molotov, traffico bloccato nel centro di Milano, dove c'è stato un assalto al palazzo della Regione. Petardi e fumogeni contro la prefettura a Trieste. Le notti di Napoli - con almeno 300 manifestanti in guerriglia urbana, la seconda senza incidenti lungo le strade del quartiere Vomero - sono state solo l'inizio. La polveriera sociale del Sud ha dato il "la" e ora l'attenzione per i prossimi appuntamenti, più o meno pubblici, è massima. 
A Viareggio (Lucca) si sono ritrovati gestori di palestre e impianti sportivi insieme ad altri cittadini. A Ferrara è sceso in piazza anche il primo cittadino, leghista, per protestare contro il governo.
A Parma un gruppo di minorenni in piazza della Pilotta ha reagito con lanci di bottiglie al richiamo di una pattuglia di carabinieri a mettersi la mascherina.
A Terni titolari e lavoratori di palestre e scuole di danza si sono ritrovati in piazza Tacito per arrivare fin sotto le finestre del Comune, gridando "libertà" e l'inno di Mameli. A Verona invece una trentina di giovani di estrema destra si è radunata intorno a mezzanotte in Piazza delle Erbe, marciando poi per le strade, scandendo insulti verso il premier e accendendo fumogeni. A Ostia hanno sfilato senza preavviso né permessi alcuni negozianti guidati per gran parte del corteo dietro ai tricolori dal consigliere del X municipio Luca Marsella, militante dei neofascisti di Casapound.
A Firenze già sabato alcuni collettivi e associazioni della sinistra si ritroveranno dalle 14.30 in via Cavour per poi muoversi verso la Prefettura, la Regione e la sede di Confindustria. Opposti etremismi all’opera. Ma sarà mercoledì il giorno della mobilitazione nazionale. La Fipe (Federazione pubblici esercizi) manifesterà in 17 città con l'hashtag #siamoaterra.

La tensione sociale è alta, il nuovo DPCM che arriva dopo avvisi e avvertimenti, ma anche con dei ritardi nell’adottare misure concrete di approntamento delle strutture sanitarie e di messa a punto delle tutele per i più colpiti su tutta la linea dell'emergenza covid e la ulteriore pressione su determinate categorie di lavoratori e imprenditori, non può non creare gravi frizioni.

L'ingresso a gamba tesa di Forza Nuova, Casapound e gruppi simili in questi movimenti spontanei è un chiaro tentativo di sobillare ulteriormente i più manipolabili.
E’ un sintomo molto importante da non sottovalutare di queste infezioni fasciste. Confermata a Roma dai primi fermi che hanno permesso l’identificazione di membri della formazione di estrema destra Forza Nuova e, così come la presenza di Castellini (della stessa formazone) in piazza del popolo.
A Torino nostre lettrici e collaboratori ci segnalano che le forze dell’ordine abbiano gestito abbastanza bene la situazione che resta preoccupante comunque.

Da open.online si apprende quale è il polso della situazione nei Pronto Soccorso a causa del mancato funzionamento di tutto il sistema di tracciamento covid, quello diagnostico e di medicina territoriale, di assistenza domiciliare ed informativo. Leggendo circa le varie regioni, chi più chi meno, i problemi pare siano i medesimi e la mancanza di medici, in particolare quelli specializzati in medicina d'urgenza, sembra cronica.

Solo il 23 ottobre «600 pazienti con sospetto Covid si sono riversati nei pronto soccorso del Lazio, circa 300 in Sardegna»
«All’appello mancano 3 mila medici “urgentisti” (per le terapie d’uirgenza)». Purtroppo ci sono Reparti Covid ancora da allestire. Il problema più serio nasce dal fatto che i pazienti rischiano di essere «lasciati in pronto soccorso per 3-5 giorni perché i reparti Covid, in alcuni ospedali, devono ancora essere riaperti o sono pieni». Una sorta di “parcheggio” per gli ammalati Covid che i medici non sono più in grado di sostenere: «Questo crea un tappo, un imbuto trasformando le nostre osservazioni brevi in reparti di semi intensiva per dare assistenza respiratoria a tutte quelle persone che hanno bisogno immediato di ossigeno e che, intanto, rimangono in pronto soccorso».

Questi ci paiono i problemi più gravi su cui concentrare gli interventi del Governo. Come dice il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il nemico da sconfiggere è il Covid 19 e va sconfitto in Italia e dovunque nel mondo.
Non ci si può dimenticare della sopravvivenza sanitaria e ricordarsi solo di quella socioeconomica, che pur se con qualche parziale ritardi ha visto fino ad ora giganteschi interventi.
E’ delittuoso soffiare sul fuoco di un certo disagio economico dimenticandoci che con il coronavirus si muore senza se e senza ma e con grandi sofferenze, in molti casi.

A qualcuno manca la consapevolezza di questo immenso disastro in cui tutti siamo immersi.
Il DPCM del 26 ottobre è certamente perfettibile, ma non è l’occasione per la presa della Bastiglia e, noi dell’informazione non trasformiamo giustificate proteste, che chiedono sollecitudine d’intervento e miglioramento dei provvedimenti, nella rivolta dei trasportatori che rovesciarono il regime democratico di Alliende come vorrebbero gli infiltrati guerriglieri della protesta.

 

 

 

 

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E’ già tardi

Pandemia

La popolazione più avveduta, cioè, la stragrande maggioranza chiede informazione corretta e aggiornata

di Aldo Pirone
studenti lunedì 14 settembre 2020 minLa popolazione è preoccupata e anche arrabbiata. La curva dell’epidemia si è impennata. Il fatto che nel resto d’Europa vada molto peggio, non è di grande consolazione. Non tutte le regioni, cui spetta per gran parte il governo della sanità, si sono preparate a questa seconda ondata di Covid 19. In questo, però, c’è stata anche “culpa in vigilando” del governo che oltre a dare soldi, attrezzature (respiratori) e assumere personale (33 mila persone) avrebbe dovuto svegliare i governatori delle Regioni più deficienti. Oggi Conte è preoccupato, e con ragione, di evitare un secondo e più pesante lockdown soprattutto per le sue ricadute su un’economia già sfibrata dalla prima chiusura totale di marzo e aprile e circa metà maggio. Tuttavia, le misure restrittive fin qui prese dal suo governo sembrano seguire l’impennata, mentre il problema è ANTICIPARLA, per bloccarla se non ridurla.

Il punto è tutto qui. E riguarda, come ci dicono i dati, soprattutto le grandi aree urbane metropolitane da nord a sud. Gli appelli alla popolazione a stare in casa e a ridurre allo stretta indispensabile le uscite sui mezzi pubblici e per lo shopping sono giusti, fanno parte della moral suasion necessaria ma non sufficiente. Bastano pochi menefreghisti deficienti, magari superconduttori d'infezione, che non mancano, per rendere l’autodisciplina dei più un sacrificio inutile. Il cosiddetto “coprifuoco” indetto dalle 23 o dalle 24 in alcune Regioni è un provvedimento del tutto insufficiente, di quelli, appunto, da annoverare fra chi segue l’aumento dell’indice pandemico. Il governo deve anticipare il “coprifuoco” almeno alle 21 per impedire i movimenti serali superflui tipo movida, inviti a cena, al ristorante in pizzeria, al pub ecc. La scuola va salvaguardata il più possibile ma l’insegnamento in presenza va assicurato dall’asilo alle medie e ai primi due anni delle superiori. Oltre, vanno attuati tutti gli accorgimenti organizzativi, sfalsamenti di orario al mattino, turni pomeridiani, fino all’insegnamento a distanza che consentano agli studenti, di non affollare i mezzi pubblici nelle ore di punta dove le altre persone vanno al lavoro. Andando in giro per il mio quartiere, solo per mie impellenti necessità di approvvigionamento, vedo la maggioranza delle persone con la mascherina portata correttamente ma vedo anche alcuni, troppi, o che se la portano al braccio per esibirla o che la indossano in modo sbagliato lasciando il naso scoperto.

In questa situazione il governo deve restituire al più presto l'informazione serale istituzionale attuata nei mesi del lockdown. Non solo sull’andamento della pandemia ma anche per ciò che riguarda i provvedimenti economici. La popolazione, quella più avveduta che è la stragrande maggioranza, chiede di essere informata correttamente e non scombussolata da comunicazioni smozzicate, isteriche, fuorvianti che impazzano sui giornali e le TV, quasi tutti dediti a misurare giornalmente la temperatura a Conte invece che al virus.

Il governo su questo tema di primaria importanza è in ritardo e Conte prima se ne accorge e meglio è.

 

 

 

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Covid 19 a Ceccano. Scuole chiuse

Comuni del Frusinate - Ceccano

In questo periodo si lavori per sanificare tutti gli istituti

ceccano palazzo antonelli 350 253Il Sindaco Roberto Caligiore ha informato la cittadinanza di aver convocato, nella giornata del 20 ottobre, una riunione organizzativa del Centro Operativo Comunale. Poche le informazioni relative ad un piano di provvedimenti per fronteggiare l’emergenza sanitaria nel nostro territorio comunale. Inesistente l’informativa relativa all’esito della riunione. Unico provvedimento, di cui ha informato la cittadinanza giovedì alle 12, è stata l’ordinanza di sospensione della didattica in presenza per tutte le scuole di ogni ordine e grado sul territorio di Ceccano. Una doccia fredda per molti studenti e famiglie. Ceccano, ad oggi, è l’unica città della provincia con tutte le scuole chiuse. Permetteteci qualche perplessità.

Una decisione che non condividiamo, ma di cui prendiamo atto, che secondo noi trascura le dinamiche territoriali del nostro comune, in quanto riteniamo gli istituti scolastici luoghi sicuri, in cui le probabilità di contagio sono minime. Sollecitiamo, invece, la maggioranza, ad intervenire al fine di migliorare la sicurezza fuori dalle scuole, nei mezzi pubblici e nei luoghi pubblici dove l’occasione di contagio risulta essere più elevata.

Tale provvedimento coinvolge anche scuole che non hanno avuto alcun caso di positività e chiediamo, dunque, al Sindaco quali motivi lo abbiano spinto ad emanarlo. Ci sembra riduttiva la motivazione espressa, che fa riferimento ai problemi organizzativi della Asl, convinti che se così fosse anche altri sindaci avrebbero agito allo stesso modo.

E poi, ha programmato interventi mirati a sostegno di studenti e famiglie? Si farà carico il comune delle rette delle scuolecoraggiodicambiare 350ok min private o di eventuali spese per baby sitter? Come pensa Caligiore di far fronte alle problematiche che già stanno emergendo per la didattica a distanza? Un pensiero particolare ai ragazzi diversamente abili e agli educatori che non potranno assisterli. Sono stati ascoltati anche questi ultimi, attraverso il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali?
E chi non ha mezzi tecnologici per seguire le lezioni online, o chi non ha un accesso alla rete internet adeguato? Prima di chiudere le scuole il Sindaco ha valutato questi aspetti, coinvolgendo i dirigenti scolastici, anche quelli di plessi dove non risultano contagi?

Ci auguriamo, almeno, che in questo periodo si lavori per sanificare tutti gli istituti.
Denunciamo, inoltre, l’assoluta mancanza di dialogo con la minoranza. A tal proposito abbiamo proposto la convocazione di un consiglio comunale d’urgenza per l’istituzione di una commissione consiliare straordinaria, che affianchi il lavoro del sindaco e dei tecnici nella gestione dell’emergenza. È doveroso fornire risposte ai tanti interrogativi che agitano la cittadinanza in queste ore. Fondamentale coinvolgere la minoranza, in grado di fornire un contributo importante su decisioni riguardanti misure di prevenzione del contagio e il bene dell’intera comunità.

Coordinamento “ilCoraggiodiCambiare”
Ufficio Stampa

 

 

 

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Parlarsi addosso di Covid 19

Covid 19 e Opinioni

Un bailamme di voci che frastorna

convivereconilcovid19 400 mindi Ivano Alteri
Immagino uno scienziato curvo sui suoi strumenti, intento a sminuzzare pazientemente in mille parti un certo fenomeno, passo dopo passo, millimetro dopo millimetro, senza saltarne uno, giorno dopo giorno, anno dopo anno, passando di frustrazione in frustrazione, fino a quando un giorno finalmente ha un’intuizione, emersa chissà come dai meandri della sua mente, e allora corre a rivedere tutti i suoi minuziosissimi appunti su quanto ha già verificato, ritrovandovi con incontenibile emozione già qualche riscontro. Gioia, entusiasmo, euforia. D’istinto gli verrebbe di gridare “Eureka!”, ma tace, non è ancora certo, e non ne parla con nessuno.

Ma proprio con nessuno non si può, non si deve; non solo perché se non ne parlasse schiatterebbe, ma soprattutto perché da solo impiegherebbe decenni per fare tutte le verifiche necessarie ad avere certezza della sua intuizione. E allora immagino questo scienziato passare le sue notti a scrivere una lunga e dettagliatissima relazione in cui descrive con pedanteria la sua ipotesi, in tutti i suoi minimi passaggi, supportandola con argomenti, prove e riscontri; e, dopo settimane di lavoro extra e gratuito, con le occhiaie fino al mento lo vedo inviare questa relazione ai suoi pari, in tutta umiltà, chiedendo loro un parere, altri riscontri, un aiuto a procedere celermente a degli approfondimenti ulteriori. Telefonate, scambi d’email, elaborazioni, invio dati, esperimenti e ancora esperimenti, polemiche, invidie tra scienziati… Tutto tra scienziati.

Invece poi esco dalla mia fantasia a fare due passi fuori, nel mondo reale, e al posto del mio scienziato immaginario vedo vanesi in cerca di notorietà, presenzialisti televisivi irrispettosi l’uno dell’altro, prezzolati disposti a qualsiasi affermazione utile al prezzolante, irresponsabili del tutto indifferenti alle conseguenze delle proprie affermazioni, tutti intenti a ricavarsi qualche attimo di celebrità, come se la pandemia fosse un red carpet.

E allora, ecco il grande ricercatore che sproloquia di mascherine su facebook, affermando che non servono a niente, perché lui, e lui solo, le mascherine le conosce bene, avendole studiate per anni e sa con certezza che, comunque, qualcosina la lasciano sempre entrare, perché purtroppo bisogna sempre respirare… ma senza considerare che nessuno, ma proprio nessuno, ha mai detto che la sola mascherina basti a preservare dal virus e che occorra invece anche il distanziamento fisico, non toccarsi il viso, un’igiene costante delle mani… e che solo tutto l’insieme dei comportamenti può preservare dal virus, ma sono in una buona percentuale dei casi, dice la scienza.

E allora ecco il grande luminare, illuminato dai riflettori di un suo grande cliente, urlare al mondo “il virus è morto!”, salvo poi essere costretto dopo mesi a ricoverare, prima, un altro suo bizzarro cliente nel frattempo ammalatosi di prostatite ai polmoni, e poi il suo stesso cliente illuminante, che però si vanta della sua eccellentissima tempra, per aver vinto coraggiosamente la sua ennesima battaglia campale proprio contro quel ferocissimo virus… morto.

E allora ecco il rinomatissimo, eccellentissimo, celebratissimo Prof Vattelappesca cinguettare su twitter (su twitter, mica fichi secchi!) che il governo non ha una strategia scientifica contro il covid. Chiedo: ha provveduto ad informarne i suoi colleghi del Comitato Scientifico che supporta il governo?

E allora ecco una biologa, famosissima nel suo condominio ma con ambizioni che già raggiungono l’isolato, dichiarare "urbi et orbi" che il vaccino non servirà a niente e che il governo deve smetterla di ingannare gli italiani. E i francesi? E i tedeschi? E gli americani? E gli esquimesi?

(Poi ci sarebbero anche i giornalisti che corrono a riportare la cosiddetta notizia, ma questo è un altro discorso)

Questo è lo spettacolo penoso che sta dando di sé la scienza in un momento già tragico di suo, proprio quando dovrebbe udirsi, ed essere ascoltata, la sola voce dell’Autorità. E pensare che ambirebbe ad essere il nuovo culto del futuro… E allora le cose sono due: o la mia immaginazione è del tutto fallace e fuori dal mondo, e ci può sicuramente stare; oppure aveva ragione il compianto professor Carlo M. Cipolla quando ha enunciato la sua Seconda Legge Fondamentale della Stupidità umana, questa sì scientifica alla luce dei fatti riscontrati: “La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa”.

Frosinone 23 ottobre 2020

 

 

 

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Covid 19 altro che bomba atomica!

Covid 19

Stati Uniti 220mila decessi, India 115mila, Brasile 154mila, Russia 24.366, Argentina 26.267

di Elia Fiorillo
mascherine coronavirus ans 350 minSe solo qualche mese fa ci fosse stato richiesto qual era il peggiore pericolo per l'umanità̀, con molta probabilità̀ avremmo parlato di armi atomiche. Di America contro Cina, contro lo zar Putin. Insomma, il solito giro dei "potenti" mondiali.
Ci saremmo soffermati sulla sete di “onnipotenza” - o pazzia? - del leader supremo della Repubblica Popolare Democratica - si fa per dire!- di Corea, Kim Jong-un. Uno spietato assassino. Kim fece giustiziare lo zio Chang Sung-taek nel dicembre del 2013 per alto tradimento. Per il tentativo di golpe che stava provando ad organizzare contro di lui. Ma non si limitò solo a questo. Sterminò tutta la famiglia dello zio, figli, nipoti, parenti, per cancellare qualsiasi traccia che potesse far risalire a lui. Ma ci sarebbe dell'altro, ancor più̀ raccapricciante. L'uccisione della sorella Jang Kye-sun e del marito di sua sorella Jon Yong-jin, ambasciatore nordcoreano a Cuba e suo nipote Jang Yong-chol, ambasciatore in Malaysia e, con molta probabilità̀, anche di due figli di quest'ultimo.

Insomma, un assassino efferato, che usa la morte come arma per provare a mantenere il potere in "eterno". Ma forse, e lui lo sa bene, rischia di fare la stessa fine dei tanti che senza pietà, ma anche senza validi motivi, ha fatto assassinare.
Avremmo scovato nella memoria storie, fatti, ricordi, misfatti per indicare quali fossero i veri pericoli per l'umanità̀. In primo piano avremmo messo sempre la Russia contro l'America. Ma avremmo anche aggiunto la Cina, contro tutti. Insomma, solo qualche tempo fa, per noi il pericolo per l'intero mondo rimaneva la “bomba atomica” ed i morti di Hiroshima e Nagasaki.

Oggi tutto è cambiato. L’atomica è passata in second'ordine. Le due prime bombe sganciate dagli americani nell'agosto 1945 fecero, all'incirca, da 100.000 a 200.000 vittime dirette. Non è possibile contare il numero delle morti indirette che quei due micidiali bombardamenti si portarono dietro. A quei tempi quei numeri erano devastanti solo a pensarli. Un'apocalisse per l'epoca.

Se ai tempi dello sgancio delle prime atomiche si parlò di "catastrofe mondiale" oggi con il Covid 19 quale termine dovremmo usare per descrivere l'attuale situazione? Dramma universale? Un anticipo della possibile fine del mondo? Forse.
Certo, se non stiamo attenti tutto può̀ succedere. I dati sono sempre in aumento come se fossero impazziti. Come se il computer che riporta gli schemi della pandemia si fosse di botto rotto, inceppato, facendo salire all'impazzata gli schemi grafici che riportano i valori del Covid.

Stati Uniti 220mila decessi, India 115mila, Brasile 154mila, Russia 24.366, Argentina 26.267. Dall'inizio della pandemia i casi confermati nel mondo sarebbero 39.442.444. I morti 1.105.181, ma come si può̀ ben comprendere sono numeri che variano ad ogni momento. Proprio di ora in ora. Speriamo non in salita come pare stia avvenendo in questi momenti, ma in discesa. In una rapida e progressiva discesa. E speriamo che al più̀ presto un vaccino ad hoc faccia il miracolo di cancellare questa moderna e certamente più̀ pericolosa "bomba atomica". Basta fare il paragone tra i morti di Hiroshima e Nagasaki per comprendere come sia a dir poco ridicolo fare certi confronti.

La scienza già̀ sta lavorando ad un vaccino che certo risolverà il non facile problema. Ma tutta la vicenda Covid ci deve far riflettere. Basta poco per far "saltare" certezze acquisite nel tempo. I "potenti" della terra qualche riflessione non affrettata e dettata dalla contingenza la debbono pur fare. È bastato un virus, un batterio, per mettere in ginocchio l'economia mondiale.
C'è chi pensa che il Covid è un'invenzione umana per far strage dei nemici. Un'arma, insomma, per vincere su diversi fronti: economia, politica, potere mondiale. C'è anche chi pensa che il Covid non esiste e, quindi, le mascherine sono un'ingiusta vessazione. Come si sa' il mondo è vario... e di soggetti disinformati e pericolosi ne girano molti.

Certo, questo brutto momento passerà. Ma l'umanità̀ non dovrà̀ mai scordarsi di esso: dei morti che ha fatto, della crisi economica che si è portato dietro. Su questo fronte, ma non solo su questo, il mondo, le grandi potenze dovranno veramente essere unite. Fare i furbi, approfittare di situazioni del genere per aumentare un po' la propria potenza è da irresponsabili, a dir poco. Mai come in questo momento le realtà di primo piano del mondo devono essere unite. Unità senza sé e senza ma.

 

 

 

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Covid 19 e Università di Cassino

 Scuole. Università

Valentino Bettinelli intervista Achille Migliorelli

AchielleMigliorelli 370 minUno dei centri di istruzione e formazione più importanti della nostra provincia è sicuramente l’Università di Cassino. Per avere un quadro della situazione attuale dell’ateneo della città martire abbiamo posto alcune domande ad Achille Migliorelli, presidente dell’associazione PrimaVera Studentesca, Cda UniCas e membro del Comitato Regionale Università del Lazio.

Come stanno ripartendo le attività universitarie, in considerazione delle nuove tipologie di didattica previste?
Le attività stanno partendo con i tempi tecnici dovuti alla situazione che stiamo vivendo. I professori stessi, in particolar modo dei dipartimenti umanistici, si stanno abituando alle nuove tecnologie da utilizzare per le lezioni. Per quel che riguarda l’area di ingegneria, già in precedenza venivano utilizzate soluzioni tecnologiche, come, ad esempio, un canale youtube dove gli studenti già potevano trovare le lezioni caricate. Naturalmente le nuove tipologie di didattica stanno mettendo un po’ in difficoltà i docenti e gli studenti, ma c’è moltissima collaborazione e disponibilità da parte di tutti.

Quali sono le maggiori problematiche riscontrate dagli studenti in questa fase di studio in convivenza con l’epidemia da Covid-19?
Le problematiche che esistono sono quelle dovute alla tecnologia, a causa dei problemi di rete dovuti, a volte, alle tante connessioni alla Wifi dell’università o alla rete della piattaforma Meet, utilizzata per le lezioni. Salti di connessione, oppure problemi a microfoni e telecamere che spero, con il tempo, si risolvano. Chiaramente c’è la speranza di tornare il prima possibile alla normalità e, dunque, alla didattica tradizionale in ateneo, ma chiaramente, nell’ottica di una continuazione della didattica a distanza, si spera che queste problematiche possano essere risolte grazie al potenziamento della linea internet. Questa è una richiesta che facciamo continuamente all’Università.

C’è un buon dialogo tra studenti e Università per quel che riguarda norme e protocolli?
Il dialogo è sicuramente buono e costruttivo. Ci sono dei problemi che abbiamo evidenziato relativi, in particolar modo, alla manutenzione e alla sicurezza dell’Università. Lo stesso Magnifico Rettore, sotto nostra iniziativa, molto spesso si è prodigato a comunicare direttamente con i propri studenti, anche attraverso una diretta Instagram molto partecipata, con centinaia di studenti che hanno posto domande e chiesto chiarimenti, trovando accoglimento e piena disponibilità da parte del Magnifico Rettore.

In merito ai protocolli per il contenimento e, soprattutto, in caso di contagio, non c’è piena chiarezza. Come l’ateneo cassinate sta affrontando questa situazione?
Se c’è una situazione di positività all’interno delle aule, vengono contattati tutti gli studenti presenti, nei giorni precedenti, nell’aula dove si riscontra il caso di positività. Questo, chiaramente, comporta l’obbligatorietà di prenotare la propria presenza a lezione, per avere, in caso di positività, un sistema chiaro di tracciamento degli studenti presenti e a contatto con un potenziale positivo. La prenotazione è aperta fino al giorno precedente la lezione in questione. Ritengo giustissimo questo sistema e, anzi, richiamo costantemente alla coscienza tutti gli studenti, perché bisogna usare la testa per andare a lezione; non si può assolutamente andare in università senza prenotazione, altrimenti, sia noi rappresentanti che l’Università ci troveremmo nell’impossibilità di gestire eventuali situazioni di potenziale contagio.
L’ateneo sta affrontando in maniera puntuale questa situazione dovuta alla pandemia da Covid-19. Già nei mesi passati si è dimostrato pronto, essendo stato il primo ateneo ad adottare il metodo della didattica a distanza, muovendosi, anche grazie al Rettore, prima degli altri.

 

 

 

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La scuola al tempo del Covid 19

Un'insegnante

A scuola ci si arrangia..ad arrangiarsi e trovare soluzioni sono gli insegnanti e i dirigenti

riapertura delle scuole e normative 380 min

Nadeia De Gasaperis intervista Serena Galella, insegnante di arte presso una scuola secondaria di primo grado della provincia di Latina, ci racconta le sue impressioni sulla organizzazione della emergenza sanitaria all’indomani della riapertura delle scuole. Il suo punto di vista è quello di una docente che si è appena trasferita nella provincia dove ha ricevuto l’incarico di docenza.

Quale è, secondo lei, la percezione esterna del “sistema scuola” in rapporto all’emergenza sanitaria?

Penso che tenendo conto delle cause di contagio, riscontrate soprattutto nelle mancate precauzioni adottate in famiglia e all’esterno, non si possa pensare, come accade diffusamente, di rintracciare “colpe” solo nella scuola. Fuori da scuola, sappiamo come i coetanei tendano a incontrarsi senza distanziamento e mascherine. Almeno fino alla loro obbligatorietà. Qui in provincia, le mascherine all’aperto erano obbligatorie già da prima dell’ultimo DPCM e ho sempre ritenuto che fosse scontato il loro uso in classi con più di venti persone.

La scuola presso la quale insegna quali misure ha adottato per garantire la sicurezza?

La scuola, anche la mia, ha dovuto adeguare gli spazi preesistenti per adeguarsi alle norme anti-covid, ma non dimentichiamo che le scuole sono spesso proprietà di enti locali o delle Province, dunque, proprio queste avrebbero dovuto predisporre spazi per creare nuove classi e garantire il distanziamento. Quello che è accaduto, invece, è che durante l’estate, le scuole si siano svuotate di ogni mobilia per creare nuovi spazi, percorsi, ingressi separati. Non si è avuto il tempo e la capacità di creare dei circuiti per il recupero dei materiali che potevano essere destinati anche ai cittadini bisognosi e/o interessati. Tutto il lavoro svolto in classe per dare valore al riciclo dei materiali e il riuso, per questioni ambientalistiche (tema che sembra importi solo ai giovanissimi che non hanno alcun ascolto) è sempre vanificato dall’esempio che non si riesce a dare, nel concreto. È stato inoltre necessario creare nuove corse per i trasporti dei pulmini. In un anno così complesso il Ministero avrebbe dovuto fare in modo di superare le ataviche difficoltà della scuola e predisporre tutto il personale necessario già nella prima settimana di settembre. I banchi, di cui si è tanto blaterato, erano l’ultimo dei problemi. Nella mia scuola, i ragazzi entrano tra le 8,20 e le 9,00. Questo, sebbene gli ingressi siano tre, non garantisce il regolare svolgimento delle lezioni alla prima ora.

Esiste un protocollo univoco di intervento?

Per garantire il tracciamento in caso contagio abbiamo un registro cartaceo in classe (che maneggiamo tutti dopo aver disinfettato le mani entrando in classe. Ogni classe è munita di dispenser). In totale abbiamo tre registri. Dobbiamo registrare ogni spostamento degli alunni, indicare orario di uscita e rientro in aula per andare ai servizi igienici. Questo, come può intuire, sottrae ancora altro tempo alla didattica.

Quali sono le paure dei docenti?

È naturale che, come accade diffusamente in tutto il mondo a tutti gli esseri umani, anche i prof siano preoccupati, impauriti, nonostante ciò non solo vengono a lavorare, si adoperano con tutte le precauzioni e di continuo ricordano ai ragazzi come comportarsi, ma sono costantemente esposti al rischio, anche per le diverse criticità riscontrate nell’applicare le linee guida e le continue circolari e indicazioni che si sono susseguite dall’estate fino ad oggi.

Quali sono queste criticità?

Per esempio, i docenti di sostegno sono quelli con più difficoltà, oltre quelli della scuola dell’infanzia, per ovvie ragioni. I ragazzi con disagi, non hanno l’obbligo di usare mascherine o hanno difficoltà e necessitano di presenza constante e ravvicinata nella maggioranza dei casi.
Come poteva essere affrontato a suo avviso l’anno scolastico in fase di emergenza? Cosa è mancato?
Quello che come in altre occasioni è mancato, a mio avviso, è stato il coordinamento tra istituzioni, Regione, enti locali, scuola e soprattutto una organizzazione del trasporto che garantisse la massima protezione dal rischio di contagio.
A scuola ci si arrangia come sempre, e ad arrangiarsi e trovare soluzioni sono gli insegnanti e i dirigenti, che lavorano senza sosta, in interminabili chat e in continue riunioni a distanza. Sono i prof che adeguano la lezione alla situazione reale, sia in classe che a casa. Già si pensa ad iniziare con la DAD (acronimo di “didattica a distanza”) per evitare di avere tutte le classi in presenza.
Sempre i docenti hanno rinunciato all’ora intera di lezione per andare incontro alle esigenze legate agli spostamenti. Recuperano il tempo mancante mettendosi a disposizione. Così alla fine di una settimana si arriva a tre ore di lezione perse! Questo recupero fa sì che si stia a scuola tutta la mattina anche quando non si è in orario. Praticamente dalla prima all’ultima ora quasi tutti i giorni.
I prof hanno una sala prof piccola per contenerli tutti e quindi quando devono fermarsi nell'ora di buco tra una lezione e l'altra o per restare a disposizione, non hanno neanche un posto dove lavorare, incontrarsi (che sarebbe fondamentale per un confronto) e sostare fisicamente.
Non hanno più armadietti personali o altri spazi dove mettere i propri materiali. Il cassetto della cassettiera della sala prof è nel corridoio e si può lasciare solo libri in uso costante. Io personalmente, che insegno arte e immagine vado a scuola carica come un mulo, borsa personale con il tablet per il registro elettronico, valigetta cose per disinfettare, visiera, mascherine nuove, a mie spese, e altro, valigetta per attrezzi personali per la pratica (pennelli, colori, squadre, forbici, colla, taglierini...)

 

 

 

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Covid 19. Riaprono le scuole. Il parere di una insegnante

 "in quasi tutte le scuole durante l’estate si è lavorato per consentire la riapertura a settembre.."

 Schema di sicurezza a scuola 350 minIn vista della ormai prossima riapertura della scuola, Rossana Germani, collaboratrice di UNOeTRE.it, ha intervistato l'insegnante di una scuola primaria di Roma, Emilia Angotzi, per avere una visione dalla parte di chi lavora per il futuro del nostro Paese.

Come vede la riapertura della scuola? Crede che sia un'azione necessaria e responsabile nonostante i contagi stiano tornando ad aumentare?
“La riapertura della scuola appare necessaria per la valenza educativa che essa riveste nella società. Purtroppo per l’atteggiamento egoistico di alcune persone ora si rischia che non possa essere garantita la sicurezza degli alunni, dei docenti e di tutti i lavoratori della scuola”.

Pensa che le misure di distanziamento e i banchi monoposto siano sufficienti a garantire una scuola sicura?
“Non può essere garantita la sicurezza totale perché la scuola non è un ambiente asettico, ma in quasi tutte le scuole durante l’estate si è lavorato alacremente per consentire la riapertura a settembre, il distanziamento ed i banchi monoposto sono solo una minima parte delle misure da adottare secondo i protocolli anti Covid 19”.

Quali misure di prevenzione ed adattamento sono state adottate dalla sua scuola?
“Nella mia scuola già da luglio la nostra DS (dirigente scolastica) ha convocato il personale docente, anche se in ferie, per una ridistribuzione degli spazi della scuola in base alla numerosità dei vari gruppi classe. Sono stati eliminati tutti gli arredi ingombranti ed obsoleti per consentire il distanziamento tra i banchi monoposto (senza rotelle), sono stati collocati degli erogatori di disinfettante in vari punti, sono stati sistemati gli spazi esterni per consentire l’ingresso e l’uscita dei bambini in maniera scaglionata. È stato stilato un protocollo con le misure di contenimento e di prevenzione del Sars-CoV-2, il personale scolastico ha seguito i corsi di formazione con il Responsabile della sicurezza di Istituto ed è stato dotato dei DPI (dispositivi di protezione individuali). Negli ultimi giorni prima della riapertura si procederà alla sanificazione degli ambienti”.

Come pensate di riuscire a gestire il distanziamento e l'uso regolare delle mascherine nei bambini più piccoli? Sarà necessaria la collaborazione responsabile dei genitori, immagino?
“Per i bambini dell’infanzia e delle classi prime non sarà facile mantenere il distanziamento dai loro compagni o dalla maestra, occorre senza dubbio la collaborazione dei genitori che devono prepararli ad un nuovo modo di stare a scuola. Le insegnanti durante il periodo dell’accoglienza faranno delle attività mirate al rispetto del regolamento”.

I bambini con DSA (disturbi specifici di apprendimento), BES (bisogni educativi speciali) e, in generale, tutti i DVA (diversamente abili), quanto saranno in grado di sopportare queste misure di prevenzione? Come pensate di agire con loro?
“Per i bambini DVA, DSA o BES si cercherà di avere particolare cura, anche perché alcuni di loro non riusciranno o non potranno indossare la mascherina o mantenere il distanziamento. Le insegnanti di sostegno saranno dotate di ulteriori DPI”.

Qual è lo stato d'animo di un un'insegnante che si ritroverà a gestire una situazione cosi diversa da quello che sarebbe il suo vero lavoro cioè insegnare? Che ripercussioni avrà tutto questo sulla didattica? Avrete, immagino, già fatto modifiche al vostro usuale metodo di insegnamento: tutte le attività, i lavori di gruppo non potranno più essere fatti come prima. Sarà un metodo di ripiego o innovativo?
“Tra le insegnanti c’è molta preoccupazione e ansia nel dover gestire tutta questa situazione ed effettivamente c’è il pericolo che venga tolto molto tempo alla didattica. Non ci sarà spazio per progetti o per i lavori di gruppo nella modalità in cui sono stati svolti finora, occorrerà avere un approccio interdisciplinare ai vari argomenti e comunque bisognerà lavorare alla progettazione di una didattica digitale integrata (DDI), una metodologia didattica innovativa che affiancherà la didattica in presenza come da indicazioni ministeriali e che proseguirà oltre il periodo di emergenza sanitaria”.

Come si è trovata ad affrontare la DAD? I suoi alunni come l'hanno vissuta?
“Nel momento in cui le scuole sono state chiuse, dopo qualche giorno di studio delle varie piattaforme, ho chiesto l’autorizzazione alla mia DS di poter aprire una classroom di Google dal 6 marzo con il mio account personale, in seguito l’Istituto si è accreditato con GSuite e sono state aperte classroom per ciascun gruppo classe. Fortunatamente ho avuto subito la collaborazione della rappresentante dei genitori e di tutte le famiglie per partire da subito con la DAD. Avendo dimestichezza con il computer non ho avuto grosse difficoltà con la didattica, la difficoltà maggiore è stata quella di far entrare nella DAD tutte le docenti del team , mi sono subito resa disponibile a fare loro da tutor e questo ha reso possibile che a fine anno ci sia stato il contributo di tutte con grande soddisfazione delle famiglie.
I miei alunni hanno affrontato la DAD in modo molto positivo, anche perché il legame con loro non si è mai interrotto, essendo una seconda elementare abbiamo puntato più su video lezioni asincrone e incontri di vicinanza in modalità sincrona. Anche a distanza ci sono stati vari momenti emozionanti”.

Crede che la DAD sia da utilizzare solo in situazioni di pericolo epidemiologico o si potrebbe pensare ad un cambiamento valido ed alternativo di "fare scuola" anche in un futuro tranquillo quando ci saremo lasciati alle spalle questo virus?
“Con la DAD ho avuto modo di sperimentare varie app e tools per la didattica digitale che se opportunamente utilizzati rappresentano un’enorme risorsa per le docenti. Mi auguro che le insegnanti più restie al digitale riescano a trarre vantaggio da una didattica più innovativa per poter restare al passo con gli studenti”.

 

Emilia Angotzi, insegnante I.C. Roma.
Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.

 

 

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