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Covid 19. Lanuvio, RSA: 5 vite spezzate e 7 a rischio

Partiti. PCI

Lanuvio/Castelli romani: esiti del depauperamento sanità territoriale

villadeidiamanti RSA Lanuvio 350 minPCI: vicini ai familiari colpiti dalla tragedia. Denuncia forte contro depauperamento sanità territoriale.
“Cinque vite spezzate e altre 7 a rischio sono una tragedia tremenda. Gli aspetti penali, e i conti morali con il proprio agire, li conosceremo meglio, ovviamente, col tempo necessario ad accertare, ricostruire, imputare.

Tuttavia, quello che appare chiaro nelle notizie che possiamo apprendere a caldo dai media locali, regionali e nazionali, offre il seguente schema: una RSA, Villa dei Diamanti di Lanuvio (RM), potremmo dire l’ennesima, si ritrova al centro dell’attenzione perché ha presenti tutti gli ospiti e i sanitari con infezione da Covid-19, in attesa di trasferimento ad un centro Covid. Nella stessa struttura hanno trovato la morte cinque ospiti e sono ricoverati in gravi condizioni ora presso altre strutture ospedaliere, altri cinque ospiti e due operatori sanitari. – queste le prime dichiarazioni di Andrea Sonaglioni segretario della Federazione PCI Castelli romani -. Incidente agli impianti? Cattiva manutenzione?

Sicuramente la gestione di questo tipo di strutture, proprio perché di iniziativa privata non sono improntate all’eccellenza nei controlli e nelle applicazioni delle salvaguardie strutturali. La Magistratura farà il proprio corso. Ma, qui ai Castelli romani, così nella Regione Lazio e nell’intera penisola, questa è riconferma che la sanità territoriale pubblica è l’unica certezza di un sostegno vero, concreto, serio, per la salute dei cittadini. Siano essi bisognosi di medicina d’urgenza, di assistenza a maliBandiera pci 350 260 cronicizzati, così come alla semplice assistenza sanitaria in degenza che, come dimostrano le rare strutture pubbliche presenti qui in Regione Lazio, sono sempre risultate senza fenomeni Covid - o a bassissima incidenza in questo periodo epidemico – e senza rischi letali causati da cattiva gestione o cattiva assistenza.

La nostra vicinanza ai familiari, sia quelli colpiti da lutto che gli altri in apprensione per la salute dei propri cari, è totale e senza remora alcuna. Ci preme però chiedere proprio in questo drammatico frangente che ognuno, amministratori locali, dirigenti della sanità, controllori e quindi amministratori pubblici delle Asl e della Regione Lazio, siano all’altezza della gravità. Questi eventi li indirizzi a perseguire, senza mezze misure, ormai ad una inversione totale di marcia proprio sulle politiche sanitarie. Occorre che il pubblico prevalga ad ogni livello. Occorre che le politiche sanitarie siano improntate sulla territorialità. – conclude Andrea Sonaglioni - Per questo abbiamo offerto disponibilità a confronto con Regione Lazio, per questo siamo determinati nella battaglia per il ritorno alla sanità pubblica diffusa territorialmente.”.

16 gennaio 2021

 

 

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Alatri. Il Liceo Pietrobono durante il Covid 19

Scuola e Covid 19

Non interrompere il dialogo con studenti e famiglie nel rispetto della salute

Liceo Pietrobono di Alatri 390 minIl COVID non ferma le possibilità di incontro tra gli studenti di terza media, le loro famiglie e il Liceo di Pietrobono di Alatri
Sia pure nella modalità “a distanza” gli attuali studenti dell’istituto con i loro docenti, martedì 12 gennaio dalle ore 16:00 realizzeranno Pomeridianamente, ovvero un lungo pomeriggio no-stop durante il quale incontreranno in videoconferenza le future matricole e per loro realizzeranno laboratori e seminari, per stringere amicizia e partecipare insieme ad alcune attività del liceo.

Gli argomenti dei laboratori saranno le discipline non presenti nel curriculum della scuola media e che caratterizzano i cinque indirizzi di studio. Il Pietrobono infatti è l’unico istituto nella provincia con un’offerta formativa molto ampia, data da corsi di grande tradizione e prestigio come il liceo classico, il liceo scientifico, il liceo linguistico e il liceo delle scienze umane, a cui si è affiancato a partire dallo scorso settembre, un gettonatissimo liceo delle scienze applicate, con un sorprendente numero di iscritti.

Il pomeriggio si aprirà il laboratorio di informatica, seguito dal “Il mio amico greco smart”, quindi una breve introduzione allo spagnolo e al tedesco, il laboratorio di Fisica e Scienze e si chiuderà con un’ora di ginnastica online. Per fruire dei laboratori è sufficiente collegarsi dalla sezione del sito della scuola dedicata all’Orientamento.

Invece mercoledì 13 gennaio dalle ore 18:00 ci sarà l’Open Day, anche questo fruibile in modalità videoconferenza, con filmati illustrativi e incontro con i docenti e gli studenti. All’appuntamento il Liceo si presenta con la novità del potenziamento di tutti gli indirizzi, con un’ora in più di Scienze motorie nel biennio del liceo scientifico, un’ora aggiuntiva di arti coreutiche-musicali-artistiche nell’indirizzo di Scienze umane, il progetto Aureus con la Storia dell’Arte in inglese a partire dal primo anno del Liceo classico, il corso ESABAC nel triennio del Liceo Linguistico ed ovviamente con il già citato indirizzo di Scienze applicate, che si sta già dedicando alla programmazione dei videogiochi.

Continuano in linea con le disposizioni antiCovid, i progetti “storici” dell’Istituto, improntati all’internazionalizzazione, al linguaggio delle arti e dei media e quindi i progetti Erasmus, gli scambi culturali, gli stage linguistici, le certificazioni linguistiche nelle quattro lingue più parlate dell’Unione Europea, l’anno scolastico all’estero sia come ospitanti che ospiti, il teatro internazionale, il progetto cinema, le collaborazioni con le istituzioni culturali a livello locale e nazionale.

Non ultime le tante attività sportive che da decenni si svolgono al Pietrobono, come la possibilità di praticare sport meno frequenti, i tornei, le competizioni regionali e nazionali, le settimane sportive (dalla “bianca” alla “azzurra”).
Famiglie e studenti collegati potranno confrontarsi e formulare domande e chiedere chiarimenti. Invece per chi avesse qualche difficoltà nell’iscrizione, fino al 25 gennaio (termine ultimo per le iscrizioni) è possibile usufruire di un servizio di supporto offerto dalla scuola, prenotando un appuntamento con la segreteria didattica al numero telefonico 0775/435157, oppure inviando una mail al seguente

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PD: Ferrara si dimetta

 Partiti

Il sindaco Ottaviani si dissoci da da Marco Ferrara e gli chieda le dimissioni

partito democratico bandiera350 250Il Circolo di Frosinone del PD chiede le immediate dimissioni del consigliere comunale Marco Ferrara iscritto a Fratelli d'Italia. Ignobile e offensivo quanto da lui postato su facebook con un fotomontaggio che ritrae l'ingresso del campo di concentramento di Auschwitz in cui sostituisce la macabra scritta "Il lavoro rende liberi" con "Il vaccino rende liberi".

Consideriamo questo atto irresponsabile e indegno di un componente delle istituzioni democratiche, le quali erano state completamente soppresse dagli autori di quella scritta e dello sterminio.

Condanniamo quanto avvenuto in modo fermo e deciso a nome di tutto il PD e del gruppo consiliare. Riteniamo inaccettabile questa vergognosa azione che offende quanti come i consiglieri comunali medici Norberto Venturi e Fabrizio Cristofari sono in prima fila nella lotta al Covid-19 insieme a tanti altri medici e personale medico.

Costui non conosce né la storia né il vaccino. L'accostamento da lui compiuto rivela atteggiamenti pericolosi e dannosi per iilvaccinorendeliberi 350ok min valori della democrazia, nata dalla lotta al nazifascismo.

Non sono fatti accidentali. Prima l'assessore alla cultura di Ceccano inneggia con un delirante ossequio sovranista in favore di Trump e ora una scritta su una porta tristemente nota per milioni di uccisi nelle camere a gas.

Queste manifestazioni assolutamente deprecabili fanno parte di un disegno politico più ampio di stampo negazionista e nazionalista. Lo sberleffo compiuto dal consigliere comunale nell'utilizzare quella scritta rappresenta il substrato di una cultura antidemocratica e di dileggio della Costituzione e delle sue rappresentanze istituzionali.

Chiediamo al sindaco di stigmatizzare immediatamente il consigliere comunale autore di un inqualificabile atto, con la richiesta di relative dimissioni.Il suo silenzio sarebbe un tacito assenso e significherebbe accondiscendenza nei confronti di un consigliere che fa parte della sua maggioranza. Questi fatti non sono passeggeri e volubili, ma sono parte integrante di una politica destabilizzante il sistema democratico.

Vogliamo credere che il sindaco si dissoci da questi tentativi.

Il PD metterà in atto tutte le iniziative per respingere e fronteggiare azioni che tendono a colpire e a demolire i valori della democrazia.

Il Circolo PD di Frosinone
lì 10 gennaio 2021

 

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La matematica non è un’opinione

Cronache&Commenti

1 milione di vaccini al giorno per 141 giorni, quanto fanno?

di Aldo Pirone
AntonellaBoralevi 360 minConfesso che fin dalle elementari la matematica mi fu sempre ostica. Espressioni, equazioni, radice quadrata ecc. sono cose che, dopo gli studi alle medie, al ginnasio e al liceo ho completamente rimosse. Praticamente son regredito alle quattro operazioni. Una cosa però ho tenuto a mente di quegli insegnamenti: la matematica non è un’opinione. Ieri sera il numero che sono riuscito a dedurre è 141 milioni. Da cosa nasce? Nasce dalla moltiplicazione di un milione per 141 giorni: dal 10 gennaio al 31 maggio.

Mi spiego. E’ un numero che ho ricavato da quanto ho sentito dire dalla scrittrice e opinionista Antonella Boralevi ieri sera a “otto e mezzo” su La7. Siccome il governo, ha detto l’insigne matematica, ha promesso di vaccinare 21 milioni di italiani entro maggio, va da sé che la cosa appare del tutto inattendibile perché, secondo la nota opinionista, occorrerebbe fare “un milione di vaccini al giorno”. Il tutto detto con grande sicumera e con l’accusa al governo di non dirci la verità e di “essere fuori dai dati di realtà”. Impressionato dalla preparazione della Boralevi ho iniziato a contare. Siamo al 10 gennaio, ci sono ancora 21 giorni alla fine del mese + i 28 di febbraio + i 31 di marzo + i 30 di aprile + i 31 di maggio = 141. Altro che 21 milioni, con un milione di vaccinati al giorno calcolati dalla Boralevi si arriva a 70 milioni e mezzo di italiani vaccinati con le due iniezioni richieste dal siero Pfizer. Ben oltre l’intera popolazione italiana.

La campagna di vaccinazione è cosa assai seria. Sarà una battaglia campale: organizzativa, politica e culturale. Lo si vede già adesso con l’agitarsi scomposto dei giornali di destra e di quelli anti Conte a prescindere. Per ora i dati dicono che in questa campagna l’Italia è in testa a tutti gli altri paesi europei. Meglio così, soprattutto per gli italiani, visto che in molti altri campi siamo quasi sempre in coda. Se l’intera popolazione italiana sarà vaccinata entro l’anno sarà un grande risultato. Sui numeri strampalati dati dalla Boralevi avrebbero dovuto controbattere gli ospiti in Studio: i giornalisti Telese e Zupo – è di destra ma sa far di conto -, la sottosegretaria Zampa, l’epidemiologa Salmaso e anche la conduttrice Lilli Gruber.

Perché? Ma perché la matematica non è un’opinione.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Cuba, un esempio nella lotta al Covid 19

Dal Mondo

Impietoso confronto con gli Stati Uniti: 52.400 casi per milione di abitanti contro gli 854 di Cuba. Morti per milione di abitanti sono 948 negli USA e appena 12 sull’isola.

di Antonella Necci
Miguel Diaz Canel 350 minIntervenendo all’Assemblea Nazionale, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha sottolineato come l’esempio della lotta di Cuba al covid rompa i paradigmi del neoliberismo, mentre il ministro della Sanità, José Ángel Portal Miranda, ha affermato che la pandemia è una conseguenza dei fenomeni globali sottostanti.

Nel pieno di una importante ristrutturazione economica che dovrebbe portare il Paese a superare le distorsioni esistenti, Cuba non cessa di mostrare al mondo il proprio esempio nella lotta al Covid-19. Gli ultimi dati ufficiali hanno ratificato il sorpasso del piccolo Belize nei confronti della maggiore delle isole caraibiche nel numero di casi positivi al Covid-19, nonostante la repubblica centroamericana conti appena 400.000 abitanti contro gli 11.3 milioni di Cuba. Ancora più impietoso è il confronto con gli Stati Uniti, che al momento contano 52.400 casi per milione di abitanti contro gli 854 di Cuba, mentre i morti per milione di abitanti sono 948 negli USA e appena dodici sull’isola.

Il Paese ha affrontato con successo ed in maniera esemplare il Covid-19, sulla base di tutto l’apprendimento ottenuto in questa battaglia, ha commentato il presidente Miguel Díaz-Canel Bermúdez di fronte all’Assemblea Nazionale de L’Avana. Il leader cubano ha spiegato che quello che accade a Cuba rompe i paradigmi del neoliberismo, modello che si è rivelato del tutto fallimentare di fronte all’emergenza pandemica globale, e certamente meno efficace di quello portato avanti dai Paesi socialisti.
Il neoliberismo – ha sottolineato ancora Díaz-Canel – nega il ruolo dello Stato e del governo. Noi abbiamo avuto successo, tra l’altro, perché Governo e Stato, con il Partito in primo piano, sono riusciti a integrare quel sistema per sconfiggere la pandemia. Pertanto, è dimostrato che il ruolo dello Stato e del governo, che è dovuto al loro popolo, è essenziale per risolvere fenomeni complessi come una malattia di impatto globale.
In molti Paesi, ha affermato ancora il presidente cubano “le leggi del mercato continuano a predominare, nonostante si tratti di un problema umano, sanitario e sociale. E dove decide il mercato non ci sono soluzioni. Da noi la soluzione non è stata cercata mettendo al centro il mercato, qui il cittadino cubano è stato messo al centro di tutte le attenzioni. Il neoliberismo – ha continuato – agisce egoisticamente di fronte alla pandemia; a Cuba ha prevalso l’unità e la solidarietà tra le persone e abbiamo anche condiviso le nostre conoscenze con il mondo e l’aiuto del nostro personale sanitario".

Come noto, persino alcune delle economie capitalistiche più avanzate del pianeta hanno fatto ricorso al sostegno delle brigate mediche cubane, che non hanno fatto mancare il proprio sostegno neppure ai Paesi che generalmente sono più ostili nei confronti dell’isola.

Proprio di recente, tra l’altro, una brigata medica cubana ha raggiunto l’Honduras, Paese governato dal filostatunitense Juan Orlando Hernández, che però nel momento del bisogno si è rivolto a L’Avana: la prima volta, ad aprile, proprio per fronteggiare l’epidemia da Covid-19; la seconda, in seguito ai disastri causati dal passaggio degli uragani Eta e Iota. In totale, quest’anno l’assistenza umanitaria cubana ha raggiunto 38 stati con la partecipazione di più di 3.800 operatori sanitari, che hanno curato più di 550.900 persone.

Alle parole del presidente hanno fatto seguito quelle del ministro della Sanità, José Ángel Portal Miranda, che ha aperto il proprio discorso citando Fidel Castro: La scienza al servizio dell’uomo, la scienza al servizio della giustizia, ha sviluppato forze molto più potenti di quelle che la scienza ha sviluppato al servizio dello sfruttamento.

Oltre alla preparazione dimostrata da Cuba nello gestire l’emergenza, Portal Miranda ha sottolineato alcuni aspetti più generali che dimostrano le vulnerabilità del sistema economico e sociale secondo il quale è organizzata la maggioranza dei Paesi del mondo: Il Covid-19 non è un evento isolato. È una conseguenza dei fenomeni globali sottostanti. Tra questi, il deterioramento dell’ambiente, l’esplosione demografica, l’accelerato invecchiamento demografico e un modello di consumo insostenibile a livello globale, ha affermato il ministro. Questi e altri fattori hanno aperto la strada che ha portato il mondo a una nuova pandemia, anch’essa prevista da decenni.
Non possiamo dire con certezza se in questo periodo l’esperienza devastante del Covid-19 sia stata sufficiente per far capire all’umanità che siamo dipendenti gli uni dagli altri quanto vulnerabili. Ma ha mostrato l’urgenza di ridurre i divari di disuguaglianza esistenti in tutti i settori. Uno di questi, essenziale, è rendere la salute universale una realtà e non una chimera, ha continuato il titolare del ministero della Sanità (MINSAP).

Portal Miranda ha ancora sottolineato come Cuba abbia ottenuto risultati lusinghieri nella lotta al Covid-19 e possa vantare statistiche invidiabili pur essendo un piccolo Paese in via di sviluppo, con risorse limitate e sotto gli effetti del blocco che il governo degli Stati Uniti ha imposto alla nazione per quasi 60 anni.
Le conseguenze di questo assedio economico, commerciale e finanziario sono state molto più evidenti nel bel mezzo della pandemia e hanno avuto un notevole impatto sul sistema sanitario. Tuttavia, Cuba ha ottenuto risultati favorevoli nel confronto con COVID-19. Questi sono stati possibili grazie alla volontà politica dello Stato e del governo cubano, e al gigantesco lavoro che la nostra Rivoluzione, nella costruzione di una società socialista, ha sviluppato nel campo dell’educazione, della salute e della scienza, ponendo l’essere umano come prima priorità.

Il Covid-19, dunque, altro non è che il fattore che ha definitivamente messo a nudo, anche per i suoi più ideologizzati cantori ditirambici, il fallimento del modello neoliberista, causa di miseria e diseguaglianza e non in grado di affrontare l’emergenza sanitaria mettendo al centro l’uomo. Al contrario, i Paesi socialisti come Cuba e il Vietnam, pur potendo contare su risorse decisamente meno ingenti, hanno saputo dare la priorità agli esseri umani, potendo disporre di governi che non eseguono cadavericamente il volere dei mercati.

 

 

 

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Dei vecchi e della solitudine affettiva

Analidi Opinioni Dibattiti

Ricordando il libro ‘Le sette piaghe d’Italia’ di Domenico Rea

di Michele Santulli
Vecchiaia 390 minUno degli aspetti macabri a dir poco del periodo di pandemia che stiamo vivendo dovunque nel mondo è che la vittima prelibata e prescelta del virus sono i vecchi, i cosiddetti geronti! Sono centinaia e centinaia, ogni giorno, sistematicamente: e come per tutte le belle e buone cose, il nostro Paese - per tanta gente così fortunato! - ha la bandiera del primato negativo anche in questo caso: sessantamila/settantamila decessi fino ad oggi!

Una ecatombe. E ci si chiede: come mai solo i vecchi? E le risposte, come sappiamo, vengono fornite, convincenti, a spiegazione, ogni giorno: non c’è però una risposta altrettanto convincente ad un’altra domanda: che cosa ha fatto la istituzione pubblica o non pubblica, di specialistico e di specifico finalizzato almeno a lenire ed alleviare tale esiziale contingenza? Zero totale e completo: imperdonabile, quasi un omicidio premeditato! Talvolta la leggerezza e superficialità sono stati tali da riuscire a introdurre il contagio anche nelle poche case di riposo che esistono nel Paese! E’ vero, gli organi dello Stato sono stati impegnati, e con successo, alla risoluzione di problemi e situazioni di carattere generale eccezionali e mai conosciuti. Ma quanto deve sgomentare tutti e non solo gli interessati, è il fatto che nessuna istituzione, nessuna associazione, nessun sodalizio, nessun movimento popolare, nessun personaggio della vita pubblica, partito o sindacato, si sia fatto promotore di iniziative o almeno richiamato l’attenzione, sull’abbandono e rimozione di tale componente della società quale è il rispetto e la cura dei vecchi.

Nessuno si è mosso o fatto sentire. Questo è quanto deve spaventare anzi atterrire, soprattutto se si fanno certi paragoni con certe vicende della cronaca quotidiana per la quale vi sono invece effluvi e profluvi di buonismo e perbenismo e di garantismo… Per vecchi e anziani: zero. Nel nostro paese si è avuta la prova scientifica che, nei fatti, i vecchi non contano, vanno tenuti in casa, semmai, nello sgabuzzino delle scope, contano solo, e accuditi e curati! se sono portatori di pensioni allettanti! Che cosa è dunque accaduto in Italia? E qui, a interpretazione possibile, ma non a giustificazione, di tale feroce realtà, si toccano argomenti e fatti quali consumismo e civiltà dei consumi, edonismo, ‘uomo consumatore’, ricerca del piacere e godimento a ogni costo, omologazione di tutto e di tutti, ignoranza e insensibilità generali, o quasi: e tali realtà tengono occupati studiosi e ricercatori e politici di mezzo mondo al fine di offrire rimedi e soluzioni ed è a questi studiosi che rimandiamo il lettore interessato per cercare di capire tali atteggiamenti aberranti e perfino criminali nei confronti di quelli che fino a ieri sono stati ritenuti i pilastri e i punti di riferimento della società -e che lo sono anche oggi- anche se consumano poco, anche se non usano i telefonini e similia, i geronti, i vecchi.

A me premeva solamente richiamare alla terribile situazione italiana degli anziani e al fatto che nessuno fino ad oggi sia sceso in piazza a difenderli e a sostenerli. Per gli Italiani la situazione è particolarmente critica in quanto negli altri paesi la società è tale per cui i vecchi ad una certa età decidono, senza arrecare problemi a nessuno, di ritirarsi a trascorrere gli ultimi anni in luoghi a loro dedicati e cioè in case di riposo, per tutte le tasche, sotto il vigilissimo controllo e assistenza delle autorità pubbliche. Ed ecco anche perché molti meno morti. Qui ci arrestiamo perché affianco alla costatazione che nel nostro Paese le case di riposo sono estremamente scarse, risulta che in effetti ne esistano, e in quantità, di piccole, ma fuori legge, abusive, al nero, fuori di qualsivoglia controllo: la riprova terribile, e conferma, di quale e quanta considerazione godano i cosiddetti vecchi in questo sfortunato paese.

Quella nel titolo è una storia descritta da Domenico Rea, lo scrittore napoletano famoso, apparsa in un libricino intitolato ‘Le sette piaghe d’Italia’ alcuni anni addietro: qui lo scrittore narra il solito episodio del vecchio rimasto solo e dei figli: ne sono quattro, adulti e indipendenti, alcuni padri di famiglia, che un giorno si incontrano tutti e quattro per decidere del destino del vecchio. E ognuno dice la sua : io non posso perché…, io non posso perché…. e tutti e quattro non possono….: se si ha piacere si leggano le pagine di Domenico Rea. Il vecchio seduto nella poltrona della sua camera matrimoniale intuisce da qualche parola quale è l’argomento che tiene impegnati così vivacemente da parecchio tempo i quattro figli e capisce bene di che cosa si tratta.

Finalmente trovano un accordo: “Allora facciamo così; lo teniamo tre mesi ciascuno” ma la sorella fa presente che lei deve già pensare al parente del marito e quindi non può tenerne due, di geronti in casa. Tutti comprensivi: “allora lo teniamo quattro mesi ciascuno noi tre”. Tutti d’accordo anche ora e perciò vanno dal padre a comunicare la lieta notizia.
Vanno in camera, la poltrona è vuota, il vecchio non c’è: la finestra è aperta!

 

 

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Il Covid-19 ferma la corsa del Frosinone

Frosinone calcio

Giallazzurri, con ben 14 assenti tra infortunati e contagiati

Parzyszek Zampano 370 mindi Tommaso Cappella* - Potrebbe sembrare un mezzo passo falso per il Frosinone, ma questa volta ci si è messo anche il Covid-19. Dopo il ko rimediato al “Tombolato” con il Cittadella, i giallazzurri, con ben 14 assenti tra infortunati e contagiati da Covid-19, pareggiano 1-1 allo “Stirpe” con il Pordenone e i playoff restano alla portata. Un ruolino di marcia rallentato con appena due punti nelle ultime tre gare. Ma quello contro i veneti, come detto, è un punto che vale moltissimo per quanto accaduto alla vigilia per colpa del Coronavirus che ha falcidiato due terzi della squadra giallazzurra.

Al di là degli infortunati di lungo corso Baroni e Luciani, dei due esclusi per scelta tecnica Dionisi e Ardemagni e dei positivi al Covid 19 Brighenti, Novakovich e Capuano, ai quali, per lo stesso motivo, si aggiungono anche Salvi, D'Elia, Ariaudo, Curado, Maiello, Carraro, Rohden, Volpe, Giordani e, all’ultimo momento, anche Bardi, il tecnico Nesta è costretto a scelte obbligate. Gli unici confermati, rispetto al match contro il Cittadella, sono quindi Zampano, Szyminski, Beghetto, Ciano e Parzyszek. Dentro pertanto dal primo minuto, oltre a Iacobucci tra i pali, nella zona nevralgica del campo Tribuzzi, Gori, adattato al fare il difensore centrale, Kastanos, Vitale e Boloca. Gara che, sin dalle prime battute, vede la squadra di Tesser cercare di imporre il proprio gioco, ma il Frosinone se la gioca a viso aperto. I due portieri comunque non corrono eccessivi pericoli. Al 17’ bella azione personale di Tribuzzi, para a terra Perisan. Risponde il Pordenone tre minuti dopo con Diaw, ma Iacobucci esce sicuro in presa bassa. Prendono coraggio i padroni di casa e al 26’ una girata al volo di Parzyszek trova Perisan alla respinta. Al 33' cross basso e teso di Zampano dalla destra, Perisan anticipa di un niente Tribuzzi. Pordenone vicinissimo al vantaggio al 40’: sugli sviluppi di calcio d'angolo tiro di Diaw su palla rimessa in area da Falasco ma Iacobucci respinge in angolo. Con il risultato bloccato sullo 0-0 le due squadre vanno al riposo.

Nella ripresa il copione non cambia con il Pordenone che cerca di approfittare dell’emergenza in casa Frosinone e prova a passare. I giallazzurri cercano di resistere ma all’8’ devono capitolare. Batte una punizione Calò sulla trequarti, Diaw di testa anticipa tutti e mette alle spalle di Iacobucci. Piove sul bagnato in casa Frosinone perché al 15’ si deve arrendere Ciano per una botta al ginocchio e Nesta è costretto ad effettuare l’unico cambio di movimento con Tabanelli. Al 19’ l’estremo difensore giallazzurro si deve superare su tiro del solito Diaw. Prova a reagire il Frosinone. Al 23’ batte un angolo Beghetto, palla messa fuori per Vitale che calcia, tiro murato in mischia. La formazione di Tesser controlla la gara e nelle file del Frosinone comincia a farsi sentire un tantino di stanchezza. La fortuna aiuta però gli audaci perché al 39’, su cross di Beghetto, tiro di Boloca, batti e ribatti e Parzyszek mette alle spalle di Perisan. E, dopo quattro minuti di recupero, il Frosinone trova un punto che vale più di una vittoria con appena 14 giocatori a referto.

Ed ora, per l’ultima gara di questo 2020, il Frosinone è atteso mercoledì prossimo alle ore 17,00 dalla trasferta all’Arena Garibaldi contro il Pisa degli indimenticabili ex Robert Gucher (diventato nel frattempo anche capitano dei nerazzurri n.d.c.) e Danilo Soddimo. Probabile comunque anche la possibilità che la società decida di chiedere il bonus e che la gara pertanto venga rinviata. La squadra di D’Angelo, reduce dal pareggio 1-1 in quel di Cosenza, non nasconde le proprie velleità di piazzarsi tra le prime otto per centrare i playoff, sfuggiti di un niente nella passata stagione proprio a vantaggio dei giallazzurri. Da questi ultimi ci si aspetta naturalmente il ritorno immediato alla vittoria che possa consentire di riportarsi in una posizione di classifica più consona alle reali potenzialità di questo Frosinone.

*Tommaso Cappella, Giornalista volontario in pensione

 

 

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Assenteismi in tempo di Covid

Sanità nell'emergenza covid 

L'assenteismo degli infermieri al "Santa Scolastica" di Cassino in tempo di Covid

di Mario Costa
Sanità ospedale SantaScolasticaCassino 350 minUno che sceglie di fare il militare, tra le tante cose, deve mettere in conto che potrebbe capitargli, un maledetto giorno, di dover essere spedito in una missione bellica. O di essere chiamato a combattere, armi in pugno e baionetta tra i denti – non sia mai! – qualche doverosa battaglia in difesa del proprio Paese. Se invece dovesse pensare che, passato il primo periodo di addestramento, più o meno duro, dopo qualche annetto potrà mettersi comodo, al sicuro, dietro qualche scrivania, o potrà tranquillamente oziare in qualche magazzino della caserma di appartenenza, beh!, allora penserebbe male. E farebbe bene a pensare ad un altro mestiere.

Senza girarci troppo attorno, stesso discorso vale per gli operatori sanitari, medici ed infermieri innanzitutto. La vita non scorre sempre tranquilla. Possono capitare tra capo e collo – come è capitato, purtroppo - momenti brutti come questo, con il Covid da fronteggiare e respingere con tutte le forze disponibili. Una battaglia dura, contro un nemico invisibile, ma proprio per questo ancor più insidioso. Una battaglia nella quale molti sono caduti, altri continuano a cadere, altri purtroppo cadranno ancora. Ma tantissimi possono, devono essere salvati. Perciò si richiede fermezza, decisione, responsabilità nell’adempimento del proprio dovere da chi ha scelto questo compito, questa professione, questo mestiere. Si richiede anche coraggio. “Se ci si spaventa davanti ad un virus, allora cambia mestiere”, ci è parso di captare, in sintesi, nel pensiero della nuova direttrice generale della Asl, Pierpaola D’Alessandro. La manager ha le idee chiare su ciò che serve per fronteggiare la situazione. C’è da avviare un vero e proprio piano Marshall per il doveroso e necessario salto di qualità di cui la nostra Sanità provinciale ha bisogno.

Abbiamo appreso che sono stati assunti una novantina di medici, trecento infermieri, ma se poi solo nell’ospedale di Cassino si registrano 96 infermieri in malattia in uno stretto arco di tempo, ancor più quando più forte se ne avverte il bisogno, si rinforza ben poco. Allora è bene che tale fenomeno venga fuori. Non si potrebbe fare errore peggiore se lo si volesse coprire, non far conoscere o anche solo ovattare (come già stato fatto a marzo scorso). Certo, tra costoro ci saranno persone realmente impossibilitate, per motivi di salute, a raggiungere il posto di lavoro. Assurdo credere che siano tutti disertori, furbacchioni che si defilano dalla battaglia nel momento in cui essa diventa più cruenta, lasciando in mezzo al pericolo, soli, i colleghi più coraggiosi. O i più fessi, stando al pensare di alcuni “deviati”. Ma il numero così alto è sospetto, inutile nasconderselo.

Bene ha fatto quindi la D’Alessandro nell’incontro al “Santa Scolastica” di qualche giorno fa a parlare chiaro, a dire che saranno premiati i bravi, i responsabili, la “parte buona”. Nonché i più attivi e i più presenti nel posto di lavoro, pare d’intendere anche. Accantonando e “silenziando”, ove possibile, quelli la cui professione di operatori sanitari l’hanno trasformata in quella di allegri “opinionisti”, o di patologici lamentosi in perenne frustrazione, peraltro contagiosa. Anche perché se si vuole alzare il livello delle prestazioni, bisogna intervenire “senza guardare in faccia a nessuno, ma solo all’interesse generale”, come abbiamo sentito dire dalla manager, una donna cui pare non difettino determinazione e passione, oltre ad una indiscussa competenza acquisita sul campo. Senza considerare che un indistinto trattamento, tra chi dà il massimo e chi nemmeno il minimo, è doveroso sia in linea di principio, sia per non disincentivare i primi, i solerti, le persone serie. E anche perché, infine, se tutto si lascia correre e le cose non vanno secondo le aspettative, le bordate arriveranno a chi sta nel punto più alto, al vertice. Non ai “disertori”, né ai soliti noti, allegri “opinionisti”, dalle discutibili opinioni, ove si tratti pure di organizzazione sanitaria.

 

 

 

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Speranza

 

Massimo Giannini afferma: "Nessuno può dire che non sia politicamente e intellettualmente onesto"

di Aldo Pirone
RobertoSperanza 370 minSi può essere d’accordo o meno con le scelte politiche passate del ministro Speranza. A me è capitato spesso di non esserlo su questioni politiche di fondo, mentre ho apprezzato la sua ribellione a Renzi da capogruppo del Pd alla Camera.

Da ministro della salute lo ritengo, alla prova dei fatti, una persona seria e affidabile perché, a parte qualche pecca e qualche infortunio come quello sulla sanità calabrese cui dovrebbe mettere riparo al più presto, non è mai stato tra i minimizzatori della situazione pandemica. Non dico di quelli scervellati e irredimibili come i leaderini della destra Salvini e Meloni e tanti altri anche del giro berlusconiano, da annoverare, più correttamente, fra i riduzionisti e, border line, negazionisti, ma anche di quelli presenti nella maggioranza come l’ineffabile Renzi.

L'1 ottobre, all’inizio della seconda ondata del Covid 19, Speranza ripeteva agli italiani: “Dobbiamo resistete con il coltello tra i denti in questi 7-8 mesi”. Probabilmente parlava a nuora perché qualche suocera governativa intendesse. Poi la curva epidemica si è impennata anche per gli errori e i ritardi lassisti del governo e lo spettacolo politico cui abbiamo assistito è stato deprimente, soprattutto dal lato governatori regionali. La serietà del ministro e la sua dedizione ieri sono state riconosciute dal giornale “La Stampa” il cui direttore Massimo Giannini fa a Speranza un’intervista-colloquio.

Sul vaccino prossimo venturo il ministro di Leu dice: “Stiamo calmi, il vaccino arriverà, ma sui modi e i tempi io voglio fare un passaggio in Parlamento e poi con le Regioni. In ogni caso, all'inizio avremo solo una quota minima di dosi, che ci consentirà di vaccinare, se va bene, 1,7 milioni di persone, tra personale medico-sanitario e Rsa. Certo, quando faremo la prima giornata di vaccinazioni, che io prevedo si possa organizzare tra la terza e la quarta settimana di gennaio, vivremo un grande evento, anche simbolico. Ma ripeto, dobbiamo dire la verità alla gente: sarà solo una prima fase, che coinvolgerà un numero molto limitato di persone. Per le vere vaccinazioni di massa dovremo aspettare il secondo semestre del 2021, non prima”.

Giannini osserva: “Ognuno si può fare una propria idea di questo ministro della Sanità. Ma nessuno può dire che non sia politicamente e intellettualmente onesto. E con la stessa, disarmante franchezza, conclude i suoi ragionamenti con un pensiero sul Natale. ‘Capisco che le Feste siano un momento importante, per tutti gli italiani. E vedo che molti, anche nel governo, si esercitano sul tema. Ma diciamolo con chiarezza: a Natale mancano quaranta giorni, che sul piano epidemiologico sono un tempo molto lungo. La mia testa non è concentrata su quello che succederà tra un mese e mezzo, ma su quello che accadrà alla fine della prossima settimana. Su come saranno andati, lunedì prossimo, la curva dei contagi, le terapie intensive, l'indice Rt, le altre aree mediche al di fuori del Covid. E su questo che ci giochiamo tutto, non sul cenone del 24 dicembre, con o senza i nonni o i parenti di primo grado. Questa, per me, è davvero una discussione lunare. Per questo chiedo a tutti gli italiani di tenere i piedi ben piantati sulla terra’ “.

Come dice Giannini “ognuno si può fare una propria idea di questo ministro della Sanità”; ma tra tanti ciarlatani che occupano la scena politico-mediatica-sanitaria, e non solo quella, una cosa è certa: Speranza non è in quella ciurma.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Covid 19 : CGIL lancia l’allarme per RSA e Case di Riposo

Sindacati

“COVID: la CGIL di Frosinone e Latina lancia l’allarme per RSA e Case di Riposo”

Cgil Spi Fp 350 260La CGIL, SPI CGIL e la FP CGIL di Frosinone Latina chiedono chiarimenti ai Prefetti, ai Direttori Generali e ai Responsabili dei Dipartimenti Prevenzione delle ASL di Latina e di Frosinone relativamente alle iniziative che si stanno adottando per tenere sotto controllo la condizione delle RSA e delle Case di Riposo provinciali, alla luce dei numerosi contagi registrati all’interno di alcune strutture per anziani già durante la precedente ondata della pandemia e di recente nei Comuni di Itri e Cori.

I casi di positività al Covid - 19 che continuano a verificarsi nelle nostre realtà, evidenziano criticità organizzative del sistema che non sono state rimosse come più volte richiesto, per cui risulta urgente e non più rinviabile introdurre cambiamenti nelle RSA e ancor più nelle Case di Riposo, riorganizzando il modello di assistenza delle stesse, soprattutto in termini di prevenzione.
La CGIL, lo SPI CGIL e la FP CGIL, rammentando che in questo settore opera personale con contratto di lavoro da rinnovare completamente da ben 8 anni, che quindi implica stipendi assolutamente inadeguati e penalizzanti rispetti agli altri lavoratori della sanità, sollecitano maggiori controlli in tutte le strutture e gli istituti in cui sono ricoverati e/o ospitati anziani, per verificare se ad esempio siano correttamente forniti ed utilizzati i dispositivi di protezione individuale per il personale addetto all’assistenza e che comunque, a vario titolo, opera in tali realtà, nonché se siano osservate tutte le misure finalizzate al contenimento del contagio. Se il personale è congruo, considerato che in caso di Rsa Covid il numero di personale per assistere pazienti malati è maggiore rispetto a quello che normalmente viene impiegato ed è necessario seguire le indicazioni ad interim dell'Istituto Superiore di Sanità per la prevenzione e il controllo dell’infezione da SARS-CoV-2 in strutture residenziali sociosanitarie e socioassistenziali.

Proprio in considerazione di tale esigenza, Anselmo Briganti, Beatrice Moretti e Giovanni Salzano - rispettivamente segretario generale della CGIL, dello SPI CGIL e della Funzione Pubblica CGIL di Frosinone Latina - ricordando che anziani e disabili rappresentano le categorie più fragili della popolazione, ritengono che non ci si possa permettere di farsi trovare ancora una volta impreparati nella gestione di questa seconda ondata di contagi. Questo implica pertanto che nelle strutture di assistenza agli anziani si scongiuri in ogni modo di dover disporre la sospensione delle visite dei familiari e si organizzino in totale sicurezza, di fronte a nuove situazioni di allarme dovuto all’impennata dei numeri dei contagi che si stanno registrando sia in provincia di Latina che di Frosinone, così come avvenuto durante la Fase 1 del Covid. Una richiesta che muove dalla considerazione che l’interruzione dei contatti affettivi, della vita sociale e in generale della routine per gli anziani sono spesso causa di disorientamento, irrequietezza, confusione e alterazione dei ritmi biologici per le persone ospiti di queste realtà. Non può essere ignorato, inoltre, che le condizioni di pericolo attivano normalmente il bisogno di prossimità e di vicinanza dei legami affettivi e di cura, che non possono essere ignorate. Se non si vuole negare la verità degli avvenimenti, le stragi di anziani innocenti ricoverati nelle RSA del nostro Paese, che si sono verificate solo pochi mesi fa, bisogna obbligare tutti i soggetti istituzionali coinvolti a riconsiderare il modello organizzativo sinora utilizzato, se non addirittura il modello stesso di società che vogliamo perseguire, adottando tutte le iniziative necessarie a fare efficacemente e realmente prevenzione.

Nelle province di Frosinone e Latina, alla luce dei numerosi nuovi contagi che si sono registrati all’interno di RSA e di Case di Riposo, lo SPI e la FP CGIL chiedono di riconsiderare il modo di prendersi carico di persone che vivono la fase finale della loro vita, che non può essere gestito in un’ottica che è rimasta esclusivamente custodialistica e non integrata con il territorio: è una realtà che va cambiata sia organizzativamente che funzionalmente, in primis investendo in strutture a totale investimento e gestione pubblica, privilegiando la riconversione di strutture in disuso - come ad esempio ex ospedali – che vanno restituite alla cittadinanza in termini di fruibilità e servizi di qualità.
Frosinone, 17 novembre 2020

CGIL FR LT Il Segretario Generale Anselmo Briganti
FP CGIL FR LT Il Segretario Generale Giovanni Salzano
SPI CGIL FR LT Il Segretario Generale Beatrice Moretti

 

 

 

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