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Arlacchi: il grande imbroglio della crisi in Venezuela

Pino Arlacchi 350 mindi Pino Arlacchi* - “Io, ex vicesegretario dell’Onu vi spiego il grande imbroglio della crisi in Venezuela, tra Wall Street e petrolio” (da ilfattoquotidiano.it)

Se c’è una lezione che si impara dirigendo una grande organizzazione internazionale come l’Onu è che, nelle cose del mondo, la verità dei fattiraramente coincide con la sua versione ufficiale. Le idee dominanti – come diceva il vecchio Marx – restano quelle della classe dominante. E il caso del Venezuela di questi giorni si configura appunto nei termini di una gigantesca truffa informativa volta a coprire la sopraffazione di un popolo e la spoliazione di una nazione.

Il principale mito da sfatare riguarda le cause di fondo del dramma venezuelano. I media occidentali non hanno avuto dubbi nell’additare gli esecutivi succedutisi al potere dopo l’elezione del “dittatore” Chávez alla presidenza nel 1998 come unici responsabili della crisi, nascondendone la matrice di gran lunga più importante: le barbare sanzioni americane contro il Venezuela decise da Obama nel 2015 e inasprite da Trump nel 2017 e nel 2018.
Spese sociali mai così alte. La “dittatura” di Chávez, confermata da 4 elezioni presidenziali e 14 referendum e consultazioni nazionali successive, è stata condotta sotto il segno di uno strappo radicale con la storia passata del Venezuela: i proventi del petrolio sono stati in massima parte redistribuiti alla popolazione invece che intascati dall’oligarchia locale e imboscati nelle banche degli Stati Uniti.

Nonostante Chávez abbia commesso vari errori di malgoverno e corruzione tipici del populismo di sinistra – errori confermati in seguito dal più debole Maduro – sotto la sua presidenza le spese sociali hanno raggiunto il 70% del bilancio dello Stato, il Pil pro capite è più che triplicato in poco più di 10 anni, la povertà è passata dal 40 al 7%, la mortalità infantile si è dimezzata, la malnutrizione è diminuita dal 21 al 5%, l’analfabetismo è stato azzerato e il coefficiente Gini di disuguaglianza è sceso al livello più basso dell’America Latina (dati Fmi, Undp e Banca Mondiale).

 

Ma la sfida più temeraria lanciata dal Venezuela “socialista” è stata quella contro l’egemonia del dollaro. L’economia ha iniziato a essere de-dollarizzata favorendo investimenti non statunitensi, tentando di non farsi pagare in dollari le esportazioni, e creando il Sucre, un sistema di scambi finanziari regionali basato su una cripto-moneta, il Petro, detenuta dalle banche centrali delle nazioni in affari col Venezuela come unità di conto e mezzo di pagamento. Il tempo della resa dei conti con il Grande Fratello è arrivato perciò molto presto. Molti hanno evocato lo spettro del Cile di Allende di 30 anni prima.
Ma il Venezuela di oggi è preda ancora più consistente del Cile. Dopo la Russia, è il Paese più ricco di risorse naturali del pianeta: primo produttore mondiale di petrolio e gas, secondo produttore di oro, e tra i maggiori di ferro, bauxite, cobalto e altri. Collocato a tre ore di volo da Miami, e con 32 milioni di abitanti. Poco indebitato, e capace di fondare una banca dello sviluppo, il Banco do Sur, in grado di sostituire Banca Mondiale e Fondo monetario come sorgente più equa di credito per il continente latinoamericano.

È per queste ragioni che la “cura cilena” è inizialmente fallita. Il tentato golpe anti-chavista del 2002 e le manifestazioni violente di un’opposizione divenuta eversiva e anti-nazionale, si sono scontrati con un esecutivo che vinceva comunque un’elezione dopo l’altra. Perché anche i poveri, dopotutto, votano. L’occasione per chiudere la partita si è presentata con la morte di Chávez nel 2013 e il crollo del prezzo del petrolio iniziato nel 2015.

La strategia delle sanzioni – La raffica di sanzioni emesse l’anno dopo con il pretesto che il Venezuela fosse una minaccia alla sicurezza nazionale degli Usa mettono in ginocchio il Paese. Il Venezuela viene espulso dai mercati finanziari internazionali e messo nelle condizioni di non poter più usare i proventi del petrolio per pagare le importazioni. Quasi tutto ciò che entra in un’economia che produce poco al di fuori degli idrocarburi deve essere pagato in dollari contanti. E le sanzioni impediscono, appunto, l’uso del dollaro. I fondi del governo depositati negli Usa vengono congelati o sequestrati. I canali di rifinanziamento e di rinegoziazione del modesto debito estero del Venezuela vengono chiusi. Gli interessi sul debito schizzano in alto perché le agenzie di rating al servizio di Washington portano il rischio paese a cifre inverosimili, più alte di quelle della Siria. Nel 2015 lo spread del Venezuela è di 2 mila punti, per raggiungere e superare i 6 mila nel 2017.

Gli economisti del centro studi Celag hanno quantificato in 68,6 miliardi di dollari, il 34% del Pil l’extra costo del debito venezuelano tra il 2014 e il 2017. Ma il più micidiale degli effetti del blocco finanziario del Venezuela è il rifiuto delle principali banche internazionali, sotto scacco americano, di trattare le transazioni connesse alle importazioni di beni vitali come il cibo, le medicine, i prodotti igienici e gli strumenti indispensabili per il funzionamento dell’apparato produttivo e dei trasporti. Gli ospedalivenezuelani restano senza insulina e trattamenti antimalarici. I porti del paese vengono dichiarati porti di guerra, portando alle stelle le tariffe dell’import-export. Il valore delle importazioni crolla da 60 miliardi di dollari nel 2011-2013 a 12 miliardi nel 2017, portandosi dietro il tonfo del 50% del Pil.

Le banche di Wall Street – I beni che riescono comunque a essere importati vengono accaparrati e rivenduti di contrabbando dagli oligopoli dell’industria alimentare che dominano il settore privato dell’economia venezuelana. La stessa delinquenza di alto livello che tira le fila del sabotaggio del Clap, il piano di emergenza alimentare del governo che soccorre 6 milioni di famiglie. È stato calcolato che tra il 2013 e il 2017 l’aggressione finanziaria al Venezuela è costata tra il 110 e il 160% del suo Pil, cioè tra i 245 e i 350 miliardi di dollari. Senza le sanzioni, l’economia del Venezuela, invece di dimezzarsi, si sarebbe sviluppata agli stessi tassi dell’Argentina.
Durante il 2018 si sviluppa in Venezuela una crisi umanitaria interamente indotta. Che si accompagna a un’iperinflazione altrettanto fasulla, senza basi nei fondamentali dell’economia, determinata da un attacco del mercato nero del dollaro alla moneta nazionale riconducibile alle 6 maggiori banche d’affari di Wall Street.

È per questo che il rapporto dell’esperto Onu che ha visitato il Venezuelanel 2017, Alfred De Zayas (di cui non avete mai sentito parlare ma che contiene buona parte dei dati fin qui citati), propone il deferimento degli Stati Uniti alla Corte Penale Internazionale per i crimini contro l’umanità perpetrati in Venezuela dopo il 2015.

27 Febbraio 2019 da ilfattoquotidiano.it https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/02/27/venezuela-in-crisi-cosa-nasconde-il-grande-imbroglio/5000660/

* Vicesegretario Generale dell’Onu dal 1997 al 2002 - https://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=69&biografia=Pino+Arlacchi

 

 

 

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Sora. Maggioranza in crisi, non si nasconda dietro un dito

M5S Sora - Il Re è nudo!
Nell’ultimo Consiglio Comunale era prevista all’Ordine del Giorno la designazione dell’Amministratore Unico di Ambiente S.u.r.l., come è noto, il punto è stato ritirato dalla maggioranza, palesando pubblicamente quanto già si conosceva da tempo: le divisioni interne tra i vari Consiglieri.

M5S logo minUfficialmente il punto è stato ritirato in seguito alla presentazione di una nota da parte di un dirigente indirizzata al Presidente del Consiglio con la quale si rappresentava che: «(…) la Commissione (…) è venuta a conoscenza di circostanze che potrebbero inficiare l’esito dei lavori della Commissione sul procedimento». Al riguardo si deve notare che l’avviso per la presentazione delle candidature scadeva lo scorso 31 agosto, nonostante il lasso di tempo per accorgersi di eventuali problemi sia stato più che abbondante, i problemi sono saltati fuori proprio a ridosso della seduta consiliare.

Quali siano queste circostanze, al momento, non è dato sapere, ma si possono solamente supporre.

La realtà, probabilmente, è che la maggioranza si sia divisa sul nome da votare.

Non è certo la prima volta che si verificano delle divisioni all’interno della maggioranza, la differenza rispetto al passato è che questa volta sono manifestamente pubbliche. Se si tratta di una semplice divergenza basata sui requisiti professionali del profilo migliore da votare come Amministratore di Ambiente S.u.r.l. o, invece, di una e vera propria crisi interna destinata a produrre effetti lo si potrà constatare nei prossimi giorni o settimane. Tuttavia, non si deve dimenticare che tra le candidature ne è presente una che più di qualche problema di opportunità politica potrebbe aver provocato alla maggioranza.

Da semplici cittadini ci auguriamo di non essere di fronte all’ennesimo gioco politico basato sulla logica di spartizione delle poltrone, ma di trovarci ad assistere ad un “confronto” acceso tra i membri della maggioranza riguardante esclusivamente le competenze dei vari candidati alla guida di Ambiente S.u.r.l..

Innanzi ai tanti problemi della città è necessaria un’assunzione di responsabilità e chiedersi se si è in grado di fornire delle soluzioni idonee al buon governo cittadino.

Si deve essere consapevoli che per i tanti problemi quotidiani la città, ora più che mai, necessita di risposte in tempi certi, non si può – se così si può scrivere – tirare a campare sperando che la situazione migliori da sola.

Con l’occasione si porgono cordiali saluti.

Sora, 28 novembre 2018

Il Portavoce

Fabrizio Pintori

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I dioscuri

walter veltroni e massimo d alema 350 260 mindi Aldo Pirone - In queste due ultime settimane, nel mezzo del bailamme assordante della propaganda di governo grilloleghista, ci sono stati gli interventi di Veltroni (intervista al Corriere della Sera a cura di Aldo Cazzullo di mercoledì scorso) e l’apparizione televisiva a “Di martedì” di Massimo D’Alema il 9 ottobre.

Naturalmente le cose dette dai due ex dioscuri del PDS-DS spaziavano sull’attualità politica, sulle questioni economiche, sulle prospettive della sinistra ecc. Veltroni, sempre uguale a se stesso, continua a dire cose che si potrebbero riassumere nella “banalità del bene”. Con, in più, qualche approssimazione storica come quella, per esempio, sulle analogie dell’attuale crisi della democrazia occidentale con quella avutasi in Europa con la grande depressione degli anni ’30. Tema interessante che dovrebbe consigliare chi lo accosta a capire le differenze e le specificità di queste crisi, fra l’una e l’altra epoca, più che le astratte similitudini; condizione indispensabile per fronteggiare dal lato democratico gli effetti devastanti della crisi attuale sulla democrazia nell’Occidente euroatlantico, connotata dal propagarsi “alluvionale”, come dice bene l’ex segretario di DS e PD, delle pulsioni plebiscitarie, demagogiche e populiste, xenofobe e razziste. Non basta il richiamo alla rivoluzione tecnologica e all’introduzione del computer.

Al di là di questo e di molto altro ancora, quello che continua a unire personalità così diverse per storia e attuale collocazione politica come il “lider maximo” e “l’amico americano” è, per così dire, la irresponsabilità. Loro, se c’erano, quando si decideva di seguire il blairismo e l’ulivo mondiale e s'inneggiava alla globalizzazione, dormivano. Pensarono di fare il surf politico sulle onde della mondializzazione neoliberista, non accorgendosi che quei marosi avrebbero travolto la sinistra. Certo non sono responsabili per l'odierna crisi globale della democrazia, per carità, ma di quella della sinistra italiana sì; almeno per notevole parte. La descrizione dei processi di cambiamento e destrutturazione economica, sociale, ideale ed etica avvenuti in tutti i campi e l’incapacità a comprenderli e fronteggiarli - proprio nel momento in cui ci tenevano a presentarsi, specialmente Veltroni, col volto degli innovatori, dei rinnovatori, dei discontinuisti più radicali rispetto a un passato (il PCI) considerato vecchio, stantio e ammuffito - non sfiora le approfondite riflessioni dei due ex dioscuri usciti dalla tradizione comunista-berlingueriana. Essi sono soliti descrivere ciò che è successo e il punto di sfascio cui è arrivata la sinistra, dentro e fuori il PD, come se loro non c’entrassero. Anzi ci tengono a dire e a farsi dire (vedi le domande prostrate di Cazzullo a Veltroni) che loro l’avevano detto, previsto, denunciato come novelle e inascoltate cassandre.

D’Alema dice a Floris che le conseguenze devastanti per la sinistra delle scelte economiche e sociali renziane lui le aveva previste; con ciò dando a intendere che è da quelle che è arrivata l’ondata grillina. Ha pure criticato il ritardo a prendere atto dell’errore renziano e a separarsene. Alludendo evidentemente ad alcuni compagni di viaggio (Bersani) che poi hanno dato vita a Leu. Dimenticando che il M5s è esploso - diventando il primo partito in Italia nel 2013 - quando il PD era diretto da Bersani che lo aveva portato, con il consenso di tutti leader correntizi, a sostenere il governo Monti senza se e senza ma; e lui, D’Alema, era ben piazzato nella dirigenza piddina. E’ lì che dopo una lunga incubazione è esplosa la cosiddetta “rottura della connessione sentimentale” di gramsciana memoria, ultimamente evocata da D’Alema, fra i dirigenti della sinistra e il loro popolo. Il richiamo al Brasile fatto dall’ex segretario del Pds per significare che, a differenza dell’Italia, lì la “sinistra è stata sconfitta ma non ha ceduto”, riferita implicitamente al periodo renziano, non è storicamente fondata. Perché se si vuole parlare di cedimento strutturale non si può non risalire al periodo in cui a sinistra impazzavano i due ex dioscuri postcomunisti.
In verità il “lider maximo”, in momenti riflessivi più di spessore consegnati soprattutto alla sua rivista “Italianieuropei”, è arrivato a una certa anche personale autocritica sulle sue responsabilità, mentre tanti altri dirigenti di sinistra a lui coevi ancora procedono con solenni facce toste. Soprattutto, ed è quello che più interessa, è arrivato a dare un certo contributo all’analisi, seppur tardiva, delle caratteristiche della rivoluzione conservatrice, neoliberista e globalizzatrice. Tuttavia si vede e si sente che nell’esaminare criticamente il passato è come se lui non fosse stato, e in prima persona, della partita.

Un po’ più grave, se possibile, il caso di Veltroni. Il padre della sinistra, della democrazia e dell’Europa, come sentenzia Scalfari una domenica sì e l’altra pure, dice a Cazzullo che “ Oggi la sinistra ha perduto questa intensità, questa capacità di condividere il dolore degli altri” e perciò, “è evaporata in una grande nube”. Come se il dissolvimento allo stato gassoso fosse cosa degli ultimi anni e non un processo piuttosto lungo al quale Veltroni ha dato un non modesto contributo. Ma lo stile alato veltroniano, a imitazione dei discorsi dei leader democratici americani, pieno di buone intenzioni, di frasi fatte, di concetti di buon “cuore”, alla fine, seppur tra le righe, mostra il suo limite nella polemica retrospettiva sulla fondazione del PD. Parlando di come la sinistra dovrebbe presentare alle prossime elezioni europee, Veltroni auspica una lista aperta “che assomigli a come immaginavo il Partito democratico: un luogo cui persone, associazioni, movimenti, gruppi potevano aderire, restando se stessi. Le primarie dovevano servire a sintetizzare tutto questo. Poi il Pd è stato prosciugato e occupato dalle correnti; e il meccanismo delle primarie ne ha sofferto”. In sostanza cerca di riproporre la favola di un PD che lui voleva federatore della società civile progressista e che, solo dopo, fu occupato dalle correnti. Una rappresentazione furbesca e non veritiera. Perché le correnti - compresa la sua che ancora non disarma - le cordate e le sotto cordate erano già ben incistate sia nei DS sia nella Margherita soci fondatori del PD, a livello locale e nazionale. Furono queste forze reali a essere le vere fondatrici del PD; l’aggiunta delle primarie per l’elezione degli organismi dirigente e del segretario - “sintetizzarono” sì, come dice Veltroni, ma l’intruglio correntizio, non altro - furono il definitivo slittamento verso una concezione plebiscitaria anticamera del populismo; accompagnata, perché in politica tutto si tiene, da un impianto politico-culturale, quello del Lingotto per intenderci, interclassista, fondamentalmente liberal democratico, aperto ai successivi smottamenti renziani

Fecero un bel lavoro, in “concordia discors”, i due dioscuri postcomunisti. Misero insieme il correntismo con il plebiscitarismo, due cose stravecchie e non certo progressiste per la sinistra del futuro. Compreso il solipsismo della cosiddetta “vocazione maggioritaria” cui Veltroni dice di continuare a credere, ma, questa volta, con le alleanze, le aperture alla società civile, agli ecologisti, al pensiero liberale, al cattolicesimo democratico ecc. ecc. Insomma le solite cose. Una vocazione che non ha portato fortuna alla sinistra, perché, vedi un po’ l’eterogenesi dei fini, l’ha accompagnata verso il dissolvimento nella “grande nube”.

L’unica vocazione rimasta è quella di Veltroni: volare tra le nubi.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

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Come interrogarsi sulla crisi?

Ciofi rivoluzione ritaglio 500 minCapita a volte che i messaggi pubblicitari sollecitino delle considerazioni che vanno al di là del loro unico intento, che è quello di vendere. Infatti, finito il Tg7, prima dell’Otto e mezzo della Lilli Gruber c’è un’interminabile serie di spot pubblicitari, fra questi uno è dell’Electrolux, azienda di elettrodomestici che offre lavatrici a “solo” 599,00 euro.. Quel “solo” fa scattare il rapido calcolo di una casalinga, mia moglie ex impiegata dello stato, insegnante, che così traduce il messaggio: ma come le lavatrici fra il ’70 e il ’90 costavano 300 mila lire ed chi guadagnava intorno al milione e mezzo ne avrebbe potuto comprare 5 ed oggi, invece con uno stipendio medio di 1200,00 euro ce ne entrano 2 e un pezzetto. Ma che affare è?

E’ una reazione istintivamente empirica o ha un fondamento? Voglio verificarla. Incredibile, ma i calcoli sono abbastanza simili a quelli della casalinga: la benzina per esempio costava poco più di 1000 lire, circa 0,55 € oggi nel migliore dei casi ci vuole 1,600 €) - dice answers.yahoo.com, che prosegue - il miglior casco per moto era in commercio a 500.000 lire oggi siamo sui 7-800 €, uno stipendio medio era di circa 1.500.000 di lire e a fatica ci campava una famiglia di 4 persone, oggi un single con 750 € morirebbe di fame (tutte le stime sono con l’euro a 1960 lire). E si può continuare: comprare casa in Italia oggi richiede uno sforzo pari a tre volte quello che era necessario nel 1980, da “idealista.it”. La Federconsumatori e finanche uno studio dell'economista Filippo Taddei, del PD, pubblicato da linkiesta.it, mettono in luce come sia cresciuto questo sforzo ben oltre le 3 volte per acquistare un appartamento. Un dipendente trenta-quarantenne con un reddito medio da lavoro per acquistare un appartamento impiega da 5,6 o 8 anni e fino a 9 o 11 per città come Roma e Milano. Questi pochi esempi ci fanno significa scoprire quanto abbiamo perso in termini di potere d’acquisto.

Cosa ripetutamente ci è stato detto in questi anni? Che stavamo uscendo dalla crisi e che dovevamo pensare ai nostri figli al loro futuro. Pensiamo, come fa a non salire la delusione, l'indignazione, la rabbia? Tutti i benefici verranno ... per i più domani. Per pochi ci sono già oggi, subito. Un po' come il paradiso promesso dopo la vita. E in questo stadio della crisi come si fa a pensare che si accetti la condizione esistente senza nemmeno provare a credere in qualche altra cosa? Si pensa davvero che gridare attenti al populismo possa creare ravvedimenti nel voto?
I vecchi partiti di governo non hanno voluto mai fare i conti con la perdita della loro credibilità. C’è chi scommette che accadrà anche ai nuovi governLocandina presentazione libro di Ciofianti, forse, è probabile, ma questo lo dirà la storia. Oggi vediamo cosa ci può dire la nostra ragione.
Il passaggio dalla lira all’euro è avvenuto sotto Berlusconi, nel solco del pensiero unico neoliberista con precise direttrici di marcia, tenere basso il costo del lavoro, limitare i diritti dei lavoratori in un brodo di coltura che indicava ogni protesta legittima come inutile e disdicevole. Da evitare se non da condannare. A vantaggio di chi si è tradotto il cambio di valuta?

I salari e la maggior parte degli stipendi, cioè i redditi reali, come un cambio alla frontiera sono passati da una valuta ad un’altra come se non fossero redditi da produzioni reali di merci e di lavoro intellettuale che invece sarebbero state vendute al valore corrente dell’euro. Questa la prima botta stramazzante al potere di acquisto. Si badi bene e nessuno gridi allo scandalo: non è colpa dell’euro è colpa di chi ha governato il passaggio da una moneta all’altra creando vantaggi per le grandi imprese e i grandi commerci, lasciando l’illusione della libera concorrenza fra i dettaglianti (poveri disgraziati anche loro), ma consentendo ai fornitori mondiali di dettare legge.

Nessuno ha modificato questa impostazione, dopo. Non Prodi, non Monti (ohi ohi), non Letta né tanto meno Renzi. La fatica fatta per uscire dalla crisi – dice oggi Gentiloni – viene vanificata.
Qualcuno vuole dire da quale crisi è uscito il popolo italiano? Il popolo italiano non è, né era affatto uscito dalla crisi. La società italiana nel suo insieme è dentro la crisi. Il crollo del ponte di Genova è l’ultimo grido di un Paese in terribile difficoltà. Qualcuno che dice di esser uscito dalla crisi, forse non lo è mai stato, anzi molti di costoro hanno fatto affari d’oro con la crisi. Pensiamo alla strana contraddizione che il terrorismo liberista per l’aumento dello spread, come lo chiama l’economista Giulio Sapelli, ha giornalmente riversato su tutti noi. Si badi bene terrorismo a partire da Bruxelles fino giù, in una ramificazione di rivoli della gran parte della informazione e delle banche: prima affermano che “i mercati” fanno valutazioni sui numeri e poi invocano che bisogna stare attenti ai “toni” altrimenti sale lo spread. Ma allora sono i toni (poco graditi) e non sono valutazioni scientifiche, di numeri immutabili a metterci in difficoltà? Quindi, ci sono dei manovratori che operano per conto di qualcuno?

IL NODO E' QUI, TUTTO QUI. Capire che non c’è una oggettività del destino.

È possibile fare il punto di questa situazione? Vogliamo cominciare a provarci? Vogliamo provare a dirci la verità una volta tanto? Già dall’epoca dei DS qualcuno aveva deciso che questo era il migliore dei mondi possibili. Il PD vive dominato da questo convincimento e trascina con se tutti i suoi alleati tradizionali e occasionali. PERCHE'? Forse perché è una formazione politica frutto di una unione a tavolino solamente politicista senza radici nel Paese? Una passiva assunzione a sinistra della «perennità» del capitalismo, in conseguenza della quale si è pervenuti alla «soppressione concettuale del lavoro salariato e dipendente». Il disagio dei più si rigonfia a dismisura proprio in rapporto allo straordinario sviluppo delle forze produttive che ora, in forme diverse sono sottomesse e sfruttate.

Quale sarà la sorte del PD ce lo dirà la storia vediamo cosa ci dice la ragione, quella delle nostre teste. Si può fare una valutazione di dove sta andando il nostro Paese? Il governo gialloverde non è un monolite, ma è sbilanciato, non ha una idea di società tranne che per la parte che tira a destra e che non si può assecondare. Tutti discettano dell’arte della guerra di Sun Tzu, ma anche la politica ha una sua “arte”, perché fare un dono di longevità a questo governo attaccandolo in blocco senza distinguere al suo interno? C’è davvero qualcuno che pensa che siano indissolubili? Questa maggioranza trova nemici, ma non le cause di questo disastro.

Vogliamo provare a trovare le cause? Cominciamo a provarci il 26 ottobre, alle ore 16, nella Biblioteca della Provincia di Frosinone, discutendo il libro di Paolo Ciofi “La Rivoluzione del nostro tempo. Manifesto per un nuovo socialismo”. Dall’esame di un potere privato e smisurato, in possesso di pochissime mani, al rinnovato riconoscimento della dualità capitale-lavoro e del conflitto che la caratterizza, il libro riesce a rintracciare nella nostra Carta Costituzionale e nella concezione «progressiva» da cui è originata, precisi connotati per una possibile azione ideale, politica, sociale di massa e organizzata.
Nella riflessione di Ciofi c’è anche un interessante contributo e un ulteriore stimolo a confrontarsi sulla questione, tutt’ora irrisolta, della mutilazione della sovranità democratica e popolare operata dalle istituzioni europee individuando una soluzione lontana e ben diversa dalla «retrocessione verso l’Europa delle patrie»

Arrivederci il 26 ottobre!

15 ott 18

cliccare sulla locandina a destra per ingrandirla

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Nessuna foglia di fico può celare la crisi della maggioranza Caligiore

ConsComunale Ceccano 350 mindi Manuela Maliziola, Consigliere comunale dell'URD di Ceccano* - Risposta al sindaco Caligiore.
Non sarà una banale e scontata risposta, preparata a tavolino, a mettermi il bavaglio per evitare che vengano messe a nudo tutte le fragilità di una azione politico-amministrativa del Sindaco Caligiore, fondata sul nulla.
Nè tantomeno cadrò nelle puerili istigazioni, volte a deviare, senza riuscirci, l’attenzione dei cittadini dalle innumerevoli problematiche che affliggono la nostra città, rispetto alle quali dopo oltre tre anni di mandato il Primo cittadino non realizzato nulla, anzi ha fatto si che la stessa regredisse, gettandola in un completo isolamento.

Voglio ricordare al Sindaco Caligiore, mago indiscusso dell’improvvisazione , che è inutile spostare in tutti i modi l’attenzione dell’opinione pubblica attaccando l’operato della sottoscritta, prima da Sindaco ed attualmente come consigliere di opposizione, per nascondere la gravissima crisi che da tempo sta attraversando la sua traballante maggioranza, crisi che ormai è diventata di pubblico dominio.

Non si risolvono i problemi di un’importante città come Ceccano gettando fumo negli occhi dei cittadini, travisando la realtà dei fatti, screditando l’operato altrui per difendere ad ogni costo la poltrona, al solo scopo di “tirare a campare” per il resto del mandato.
Sta di fatto che, per un amministratore sacrificare le proprie ambizioni per il bene della sua gente , secondo i principi del buon padre di famiglia, è virtù di pochi e non certo di Caligiore. Lo dimostra il fatto che, ad appena due anni dalla mia elezione, per mantenere fede al patto con gli elettori, non ho ceduto a "ricatti politici" anche a costo della poltrona, altro che incapacità politica!

Forse al Sindaco non conviene ricordare i fatti del 2014, quando, proprio lui, compartecipe ed in accordo con una parte deviata del centro sinistra mise fine, tramite notaio, al mio mandato con la conseguente caduta della nuova giunta da poco nominata. Un golpe politico che di fatto ha consegnato alla destra le chiavi del Palazzo Comunale, con tutte le conseguenze negative scaturite da ciò e che tuttora stiamo subendo.

 

*URD di Ceccano: Unione per il Rinnovamento Democratico di Ceccano

 

Per chi volesse approfondire gli argomenti trattati può prendere contatto con il dottor Antonio Colasanti ai seguenti recapiti:
Email:
Tel. 347102038

 

 

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Accelerazione

repubblica350 260 mindi Aldo Pirone - Ieri su “La Repubblica” Corrado Augias, che si non raccapezza più da tempo su quel che sta succedendo nel mondo, rispondendo ai quesiti posti da un lettore sulla democrazia, si lamenta su di un aspetto della nostra contemporaneità : “Le comunicazioni sono state accelerate e stravolte – dice - ; l’approssimazione se non la falsità di molti messaggi diffusi in Rete va aumentando”. Tutto vero e sacrosanto. Poi aggiunge: “La stessa crisi della carta stampata ne è un sintomo poiché nessun altra forma di diffusione delle notizie e delle opinioni potrà mai uguagliare la meditata lentezza, la ricchezza di argomentazioni della letteratura su carta”. A smentire spietatamente questo postulato, s’incarica Eugenio Scalfari che nella sua lunga e consueta omelia domenicale, risponde, qualche pagina dopo, alle rimostranze dell’Ambasciata russa a proposito dei suoi giudizi su Putin e la politica estera russa espressi in precedenza. Dice Scalfari: “L’amicizia politica fra Putin e Salvini non è affatto scandalosa ….anche se è alquanto strano che un leader di destra sia legato a un intensa amicizia politica a un leader del comunismo mondiale (sic! N.d.r.). E’ pur vero che dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica il comunismo ha profondamente cambiato i propri metodi; del resto è cambiato il mondo e ovviamente e ovviamente anche il comunismo, ma pure in modi diversi è ancora la sostanza politica della Russia…”. Finora pensavamo che la sussistenza di comunisti e comunismo fosse un vecchio e propagandistico pallino di Berlusconi; anche lui, non a caso, amico di Putin. Non c’eravamo accorti, cribbio!, che lo “spettro” continuasse ad aggirarsi per l’Europa e il mondo sotto mentite spoglie.

L’altra domenica Scalfari, per mantenere alto il ritmo delle scempiaggini, aveva scritto che i padri della democrazia italiana sono stati De Gasperi, Nenni e Berlinguer. Mischiando, subliminalmente, generazioni diverse e momenti storici diversi - la Liberazione, la Repubblica e la Costituzione con gli anni ’70 - pur di non fare menzione di Togliatti che, insieme a De Gasperi e Nenni presiedette e lavorò concretamente per la nascita della nostra democrazia. Una fake news si potrebbe dire.
Tutto ciò in ossequio alla “meditata lentezza” e alla “ricchezza di argomentazioni della letteratura su carta osannate da Augias.

Non sappiamo se la crisi della carta stampata, lamentata da Augias, abbia investito anche “la Repubblica”, se lo ha fatto, come sembra, gli editoriali di Scalfari la stanno accelerando parecchio.

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Segneri: 'Un’area di crisi complessa, ha bisogno di sostanziali stanziamenti economici'

foto Segneri M5S 350 260 minSegneri, M5S: “Piena soddisfazione per l’attenzione del governo all’area di crisi complessa di Frosinone - Anagni, l’istituzione del tavolo e’ un segnale importante”
Roma, 01/08/2018 - «Abbiamo ereditato un territorio al collasso e se l’area Frosinone- Anagni, risulta essere dal 2016, tra le aree di crisi complessa, lo dobbiamo purtroppo anche al pessimo lavoro svolto dai politici che si sono susseguiti in tutti questi anni.» – lo dichiara la Deputata del 5 Stelle Enrica Segneri che continua – «Perché dobbiamo spiegarlo bene ai cittadini cosa significa essere inseriti tra queste aree, significa essere identificati come territori soggetti a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale e con impatto significativo sulla politica industriale nazionale. Dunque non proprio uno di quei “riconoscimenti” di cui andare fieri, nonostante, in passato, abbia sentito qualche politico locale, vantarsi di questo “risultato”». – e continua – «Ovviamente un’area di crisi complessa, ha bisogno di sostanziali stanziamenti economici, per finanziare CIGS o mobilità in deroga e il ruolo del Ministero del Lavoro è molto importante. Nei giorni scorsi io e l’alleato di governo, Francesco Zicchieri, abbiamo avuto modo di incontrare Vertenza Frusinate, che ormai non raccoglie più solo le istanze gli ex lavoratori della VDC, ma di tutta una platea di lavoratori e non, fortemente in difficoltà. Avevamo dichiarato dell’importanza di aprire un Tavolo di crisi specifico e l’incontro che il Sottosegretario al Ministero del Lavoro e alle politiche sociali Durigon, ha convocato per venerdì 3 agosto con le sigle sindacali, in cui saremo presenti, si muove proprio in tale senso. Questo è un segnale importante della grande attenzione che il Governo dà alla problematica».

 

 

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Verso un tavolo di crisi permanente con tutti gli eletti

Vert.Frus.Provincia 30luglio18 350 260 minServizio redatto in collaborazione UNOeTRE.it - L'Inchiesta - All'appello di Vertena Frusinate poi hanno risposto anche gli eletti: la Deputata Enrica Segneri ed il Consigliere regionale Loreto Marcelli per' il Movimento 5 Stelle, il Senatore Massimo Ruspndini per Fratelli d'Italia. Per i partiti presenti le dirigenti di Possibile Frosinone, Sandra Penge e Anna Rosa Frate. (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

  1. L'incontro perchè
  2. Un emendamento per fare presto

L'incontro perchè

Gino Rossi, leader del comitato dei senza lavoro, ha presentato le drammatiche esigenze di centinaia difamiglie senza reddito a causa dai ritardi regionali e dalla mancanza di finanziamenti per la mobilità, al contrario di quanto avvenne nel 2017.
«L'esigenza: specifica del territorio non è la proroga della CIGS, che in Provincia non c'è perché non ci sono aziende che ristrutturano - ha
spiegato Rossi -, mentre è estesa la mobilità che invece è priva di finanziamenti anche in ossequio a nuove normative che richiedono deroghe eccezionali e temporanee, come necessita la proroga rinnovata per il 2018 ancora per 12 mesi».
Bisogna ricordare che la mobilità in deroga prevede anche politiche del lavoro attive a cominciare dai tirocini, ma non ce n'è traccia fino ad ora. Per gli over 60 erano previsti progetti per lavori utili, ma l'impegno dei Sindaci manca: una situazione che Rossi è tornato a denunciare.

Ci sono ancora dei residui, 60 milioni di euro bloccati perché non utilizzati e sono a disposizione della Regione Lazio presso l'Inps. «Se non si attinge a questo fondo - ha avvertito Rossi - ci saranno disoccupati senza alcun reddito. Perché una sola finestra è finanziata e le altre 3 no. Si scatena così una vera e propria guerra tra poveri. E, non bisogna dimenticare il fatto che ci sono lavoratori che da 6 mesi non vedono un euro. Ecco perché è urgente velocizzare i pagamenti e finanziare le fi­
nestre scoperte».

Quanto al futuro, occorre parlare di progetti di lavoro in settori come ambiente, turismo e sanità dove crescono le nuove esigenze e i nuovi bisogni. In tanto e concliudendo, Rossi ha avvertito: «L'area di crisi complessa sta per diventare un contenitore vuotò come è stato l'Accordo di programma».

«I mancati risultati fino ad oggi conseguiti dalla dichiarazione di Area di crisi complessa per i territori di Frosinone e Anagni è la dimostrazione di quanto sia stato trascurato nel tempo questo territorio», ha denunciato la pentastellata Segneri. «Dobbiamo accertarci che i fondi ci siano -ha aggiunto-. Quanti sono a disposizione della Regiune Lazio. Ma abbiamo difficoltà a venire a conoscenza di queste informazioni che invece sono elementi fondamentali per capire come muoverci. Vogliamo creare un tavolo di crisi con gli altri eletti. Io manterrò rapporti costanti con Vertenza Frusinate à partire da Gino Rossi», ha infine assicurato la deputata che è componente della Commissione Lavoro di Montecitorio.

Secondo il Senatore Ruspandini «Vertenza Frusinate è stata capace di elaborazione e di unità. In altre realtà questo purtroppo è mancato. Sì, occorre tavolo di crisi di tutti gli eletti. Siete riusciti a stare uniti e avete fatto realmente vertenza sindacale che si è fatta ascoltare con gli argomenti e con comportamenti seri. L'area industriale Frusinate ha una criticità che non ha uguali in Europa - ba poi evidenziato l' esonente di Fdl -. Il disagio Frusinate deve diventare un fatto nazionale. Anche se non faccio parte dell'attuale governo sto con voi, se mi accettate sono pronto a collaborare.
Vertenza Frusinate esiste e non è eliminabile. Con questo comitato è necessario che la politica e le istituzioni facciano i
conti».

Il consigliere regionale Loreto Marcelli, da parte sua, ha assicurato che «con l'aiuto di Venenza Fru­sinate farò tutti i monitoraggi che qui sono stati richiesti».

Sandra Penge dirigente di Possibile ha ricordato come il famoso Decreto 44 del-vicepremier Di Maio - abbia dato 9 milioni alla Sardegna. Per questo,­ ha invitato gli altri partiti a «sostenere l'emendamento che la senatrice De Petris presenterà nel Milleproroghe al fine di rifinanziare le Aree di crisi complessa. Si tratta di una manovra cospicua da esaminare nell'ambito della legge di bilancio. Bisogna prepararsi alla nona salvaguardia. In ogni caso la Regione Lazio incontrerà, su richiesta di Possibile, gli esponenti di Vertenza Frusinate».
Un incontro che per ora lascia ben sperare. Sulle urgenze c'è unità e determinazione.

*****
Intanto dopo l'Amministrazione provinciale di
Frosinone, ed i Consigli comunali di Ferentino e di Alatri, Veroli, Ceccano, Pofi e Sora, anche l'assise di Torrice ha aderito alla proposta di ­ Reddito minimo, nata proprio da Vertenza Frusinate. La proposta del Comitato punta alla presentazione della Legge di Iniziativa Popolare Regionale sul "Reddito Minimo Garantito
verso l'inserimento e il reinserimento nel ­ mondo del lavoro".
«Il comune di Torrice - ha spiegato ieri il sindaco Mauro -intende sostenere disoccupati, inoccupati o precariamente occupati con un reddito imponibile non superiore agli 8 mila euro, per sostenerli economicamente in attesa di un nuovo lavoro». L'obiettivo della Giunta Assalti dunque è quello di. «contrastare la disuguaglianza sociale e l'esclusione e rafforzare le politiche finalizzate al sostegno economico, all'inserimento sociale dei soggetti maggiormente esposti al rischio di marginalità nel mercato del lavoro». Le delibere comunali -approderanno in Regione Lazio dove sono stati già previsti 10 milioni di euro ai quali, come spiegato da Romeo Caruso, si dovrebbero aggiungere altre risorse con finanziamenti UE. (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Un emendamento per fare presto

L'emendamento della senatrice Loredana De Petris
Un emendamento di LeU al "Decreto Milleproroghe" entro due giorni a firma della senatrice Loredana de Penis, un incontro a stretto giro con la Regione Lazio e un lavoro di concerto con sindacati e Ministero del Lavoro per rifinanziare le aree di crisi complessa entro l'anno. Con queste tre azioni il gruppo Parlamentare di Liberi e Uguali e le sue anime sul territorio si stanno impegnando per risolvere, in vista dell'anno 2019, la questione di Vertenza Frusinate, con particolare attenzione per i circa 300 lavoratori per i quali- al momento - non ci sono le coperture atte a rifinanziare la mobilità in deroga. La questione è stata portata all'attenzione della senatrice De Petris, che già si era occupata della vicenda negli anni scorsi, dalle componenti di LeU sul tenitorio frusinate, in partlcolare da Possibile, con Anna Rosa Frate e Sandra Penge, e da Sinistra Italiana, con il segretario regionale Marco Maddalena. Sulla scrivania della senatrice è dunque arivata la relazione di Vertenza Frusinate sullo "stato dell'arte", grazie all'impegno di Romeo Carnso.
Nell'incontro di ieri mattina (servizio in queste
pagine) fortemente voluto da Gino Rossi presso la sede dell'Amministrazione Provinciale di Frosinone, dunque, è arrivata la richiesta e l'offerta di collaborazione da parte di LeU a tutti i rappresentanti del territorio eletti, in particolare al MSS. Nella fattispecie, la delegazione di Possibile per LeU costituita da Frate e Pe□ge - che ha registrato l'appello di Rossi alla creazione di una unica task force costituita da tutti coloro che a vario titolo rappresentano il territorio - ha chiesto al MSS di sostenere l'ammissibilità dell'emendamento della De Petris per rifinanziare la mobilità in deroga per tutti i lavorarori della provincia di Frosinone. Infatti, collaborando in questi giorni in Senato e alla Camera sulla ammissibilità dell'emendamento della De Petris, si accorcerebbero di gran lunga i tempi per garantire il sostegno ai disoccupati di Vertenza Frusinate, senza dover aspettare il lungo e laborioso processo dell'approvazione della Legge di Bilancio, nella quale si dovranno invece trovare coperture ben più cospicue per rifinanziare tutte le 14 aree di crisi complessa d'Italia.
«È dunque essenziale - spiegano Fenge e Frate - una presa di coscienza e di responsabilità da parte di tutte le forze politiche che hanno a cuore il destino di circa mille famiglie della provincia di Frosinone per attivare già in questi ultimi giorni
utili della stagione estiva tutte le politiche adatte a sostenere Vertenza Frusinate. Qualora il tentativo non andasse in porto e si dovesse aspettare la Legge di Bilancio, per Vertenza Frusinate si aprirà comunque a breve un nuovo tavolo con i sindacati e l'assessore al lavoro della Regione Lazio, Claudio Di Berardino.
La delegazione di ieri mattina porterà inoltre al- 1'attenzione del gruppo Parlamentare di LeU le osservazioni di Rossi e i suoi, in particolare la necessità di lavorare su una nona salvaguardia per gli esodati che possa tutelare anche la posizione dei molti ultracinquantacinquenni del Frusinate».

***
Intanto le crisi industriali non sembrano aver fine
in provincia di Frosinone.
La difficile situazione in cui versa lo stabilimento Biomedica di Ferentino, azienda del settore chi­ mico fannaceutico da anni leader nel settore, che produce importanti medicinali tra cui un medici­ nale salvavita, è al centro delle proteste e delle preoccupazioni dei lavoratori.
Sulla situazione è inteivenuto ieri il consigliere regionale di Forza Italia, Pasquale Ciacciarelli per sottolineare come la situazione sia «la fotografia della paralisi burocratica che costituisce un ostacolo materiale allo sviluppo economico ed occupazionale dei territori».
Il 13 settembre il gestore dovrà riconsegnare il sito al tnòunale di Frosinone che entro fine anno dovrebbe mettere in vendita lo stabilimento. Il gestore pur essencl'o promo ad acquisire il sito, esercitando la prelazione, sarebbe per ora osta­
colato da procedimenti burocratici.
«Auspico una soluzione in tempi celeri perla sal­ vaguardia dell'occupazione esistente attualmente nelJ'azienda - commenta Ciacciarelli -. E' neces­ saria una semplificazione dei processi burocra­ tici, al fine di creare un ambiente favorevole allo sviluppo deJie imprese e, di conseguenza, allo sviluppo occupazionale. E' fondamentale che si proceda garantendo continuità aziendale».

 

 

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2017-2018. Il lavoro prima di tutto

IL lavoro è vitadi Ignazio Mazzoli - Il frastuono di una campagna elettorale senza tempo e senza misura sovrasta ignorandoli tanti avvenimenti quotidiani. Una babele di linguaggi ignora senza rimedio l’umanità dei tanti con i loro problemi e le loro difficoltà.

Il lavoro prima di tutto

Tante persone che resistono, come hanno fatto quei disoccupati di Vertenza Frusinate, con le loro famiglie, che il 20 dicembre a sera hanno voluto concedersi una pausa di serenità per rendere evidente a sé stessi e agli altri la soddisfazione per i risultati da loro raggiunti in questo 2017 che sta per finire. Infatti una dignitosa e consapevole lotta ha consentito di raggiungere risultati importanti e alleviare le sofferenze di centinaia di famiglie. Il 9 maggio scorso al Ministero del Lavoro Vertenza Frusinate seppe trovare la capacità per trattare una soluzione intelligente e utile a tutti i disoccupati italiani: la proroga della mobilità in un quadro di politiche attive per il lavoro. Un successo che ha meritato di essere sottolineato anche con la gioia di stare insieme allegramente.
Nel campo del lavoro, di chi lo cerca e di chi lo difende, questo risultato non si può ignorare. È il fatto positivo che contraddistingue questo 2017 del frusinate.

L’autunno da questo punto di vista, invece è stato portatore ancora una volta di cattive nuove: la chiusura repentina, imprevista e immotivata della Ideal Standard di Roccasecca, azienda che produce sanitari di alta qualità e con i conti in attivo. 500 famiglie senza futuro. Prima ancora c’era stato presso la FCA di Marchionne a Piedimonte San Germano il licenziamento di 537 precari rei soltanto di “beneficiare di lavoro somministrato” e quindi destinati a vivere nell’incertezza (così sembra a qualche commentatore (anche sindacalista) di questa vicenda, che cerca di giustificare il comportamento dell’azienda.

Ma il 2017 è stato anche tanto altro. Per chi ha a cuore il lavoro sancito dall’art. 1 della Costituzione è stato anche l’anno del “referendum negato” sui diritti del lavoro, in particolare sulla cancellazione dei voucher promosso dalla Cgil. Il Governo temendo un’altra valanga (come i NO) di voti popolari contro di lui, ha abrogato i cosiddetti “buoni lavoro”, introdotti nel 2003 con la legge Biagi. Punto. Tutto risolto? Neanche per sogno. I voucher, infatti, sono ancora nell’occhio del ciclone. Dopo la cancellazione il caos. Nella fretta di “dribblare” il referendum fissato per il 28 maggio, non si sono fatti i conti con il “vuoto normativo” che si sarebbe aperto, generando una serie di proteste da parte di consulenti del lavoro e imprenditori.

Il 2017 è stato anche l’anno che ha reso evidente la crisi del lavoro qualificato nella sanità. Finanche Zingaretti sembra essersi accorto che se le esternalizzazioni da un lato hanno parzialmente contenuto i costi del personale, dall’altro ha comportato progressivamente l’aumento dell’acquisto di beni e servizi dovuti per garantire i livelli essenziali di assistenza. Bell’affare nell’interesse della sanità “privatizzata”! (la denuncia di UNOeTRE.it con gli articoli di Angelino Loffredi)

La disoccupazione è sottostimata

Al di là dei trionfalismi governativi il 2018 si avvierà con una «disoccupazione reale al 19,3%.» (?), molti analisti insieme ad Andrea Fumagalli accusano l'Istat di sottostimare il dato italiano sulla disoccupazione. Utilizzando definizioni di condizioni lavorative «del tutto inadeguate a cogliere l'attuale complessità del mercato del lavoro», cioè distinguendo arbitrariamente “inattivi”, “disoccupati”, “forze di lavoro potenziali” e “sottoccupati part time” (coloro che lavorano con un orario ridotto o ridottissimo), non possono oscurare che i senza lavoro in Italia sono 5 milioni. Non è pertanto possibile pensare che in Italia il tasso di disoccupazione sia sottostimato rispetto a quanto registrato in Spagna, Grecia e negli altri paesi con un tasso di disoccupazione superiore al 20%, perché tutti seguono le stesse regole di calcolo!
Il 2017 è anche l’anno che mostra senza più veli e pudore la crisi della sinistra Italia in tutte le sue varianti. È grave assai averla riconosciuta e ammessa solo alla vigilia del voto del 2018. Una crisi evidente già dalla tornata elettorale dl 2012, sicuramente in provincia di Frosinone, è venuta rapidamente maturando fino ad esplodere nazionalmente con il voto siciliano di questo autunno e con l’aggressività sempre più esplicita delle frange estremistiche della destra estrema.

La crisi della sinistra

C’è qualcosa che non sembra interessare le forze di sinistra? Cos’è? La disattenzione al disagio sociale. Anzi la tendenza a negarlo dicendo che va tutto bene. Ora hanno anche scoperto “il rancore” per oscurare i problemi. Peggio ancora, si demonizza la protesta che fra l’altro è un diritto costituzionale. Le forze di sinistra con l’assillo di stare, ad ogni costo, al governo si sono fatte strappare di mano le “politiche sociali” dalla destra. Diritti civili, va bene, anzi benissimo, ma senza diritti sociali il danno è enorme. Pare che a sinistra abbiano abiurato la protesta. Chi dà rappresentanza politica oggi, nelle istituzioni, alla sofferenza, alle lotte? Estraniarsi dai movimenti logora il rapporto con la società. Questo avviene e questo è avvenuto in ossequio al pensiero unico neoliberista. È una deriva che impedisce alla sinistra di ritrovare la sua unità. L’ipotesi preelettorale di lista unica è fallita. Forse ci vorrebbe un’onesta e concreta autocritica degli errori commessi. C’è un popolo che si sente tradito. E non è solo quello della sinistra.

Il nuovo e il buono nascono dal movimento

È necessario vivere il movimento che nasce dai disagi per trovare le risposte adeguate con la società che soffre, senza offrire soluzioni combinate a tavolino che non rispondono ai reali bisogni. Non si può lasciare questa protesta alla destra!
Serve onestà intellettuale per cambiare una mentalità ipocritamente buonista a base di fair play che definisce populismo ogni richiesta generata da mortificanti bisogni. Ormai, questo atteggiamento, pervade anche gli strati della società che dovrebbero essere i più sensibili allo sviluppo delle intelligenze e della umanità solidale delle persone. C’è un’osservazione a cui non si può sfuggire.
Prima di oggi nessuna maggioranza di governo nazionale e regionale ha goduto di un’apertura di credito così ampia. Nessuna ha avuto tanta mano libera da parte dei sindacati anche quando vituperati e screditati.
Un esempio per tante analogie. Mai come in questi 5 anni della giunta Zingaretti abbiamo visto i sindacati confederali essere così cauti e poco combattivi verso il potere politico. Neppure nel 1975-77, nella Regione Lazio, le giunte di sinistra guidate da Maurizio Ferrara e Santarelli-Ciofi hanno goduto di tanta tolleranza. Ricordo un bell’articolo dell’8 febbraio 17 nel quale Donato Galeone scrive, su UNOeTRE.it, che anche i Vescovi riconobbero e condivisero durante gli anni '70 e ‘75 le azioni della CGIL-CISL-UIL in tanti mesi di intense “vertenze aziendali per il lavoro”.
E oggi? Che fine ha fatto l'autonomia sindacale italiana, che non è una gentile concessione di qualcuno, ma sta nei cromosomi dalla nascita di quello che genericamente si chiama movimento sindacale italiano, che precede nella storia la comparsa di tutti i moderni partiti del nostro paese?
2018? Affrontiamolo. Qui in provincia diamo un segnale di vitalità, raccogliamo tutte le firme necessarie per portare e far approvare in Consiglio Regionale la legge di iniziativa popolare per il “Reddito minimo garantito verso l’inserimento e il reinserimento nel mondo del lavoro”. Una scelta, una proposta frutto davvero di una realizzazione popolare che viene da qui, da noi frusinati.

 
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22 dicembre 2017

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Solidarietà all'Ideal Standard

ideal standard roccasecca 3 18dic17 mindi Redazione (video) - I disoccupati di Vertenza Frusinate hanno incontrato a Roccasecca, nel piazzale antistante la fabbrica, il presidio dei lavoratori dell'Ideal Standard in lotta contro gli ingiustificati licenziamenti che li hanno colpiti.

Infatti l’azienda Ideal Standard si è assunta la gravissima responsabilità di mettere in mezzo a una strada più di 500 famiglie, con le inevitabili ricadute su tutto il già devastato territorio del Basso Lazio, umiliato solo pochi giorni fa dai comportamenti altrettanto violenti di FCA. Tutti i lavoratori, solo con una telefonata, hanno ricevuto la notizia di avvio della procedura di chiusura dello stabilimento, aprendo l’iter per il licenziamento collettivo di circa 320 dipendenti. Lo stabilimento, leader internazionale per la produzione di ceramica sanitaria di alta gamma, nacque nel 1963 ed è parte di un gruppo che vanta decine di stabilimenti in tutto il mondo, controllato da fondi finanziari. Da mesi era stato aperto un tavolo presso il MISE, nel quale era stato più volte sollecitato il piano industriale 2018/2020.

L'Ideal Standard ha regolarmente rinviato gli incontri e ha comunicato alla RSU di Stabilimento, che il piano si sarebbe limitato al solo 2018, confermando i volumi di produzione dell’anno 2017. I lavoratori dello stabilimento, alla luce di questa prima informazione, si erano, comunque, rasserenati, anche per aver assunto l’impegno con l’azienda alla rinuncia di parte del salario in cambio di investimenti nei siti industriali e mantenimento dei volumi occupazionali.IdealStandard 18dic17 min Impegno, decisamente oneroso per i salari, sottoscritto con specifico accordo sindacale era denominato “Contributo alla competitività”. Una beffa disumana.

Mai, in precedenza, un’azienda si era mossa con tale brutalità senza alcuna volontà di discuterne con i rappresentanti delle Istituzioni e delle Organizzazioni Sindacali. Nella mattinata di ieri anche una delegazione della Regione Lazio guidata dal Presidente della Giunta Nicola Zingaretti ha portato la sua solidarietà alle maestranze dell'Ideal Standard. Zingaretti in un breve intervento ha dichiarato "criminale" il comportamento della proprietà dell'azienda.

 

Nel video che segue Gino Rossi, di Vertenza Frusinate, ascolta un primo racconto di due lavoratori Ideal Standard, Aurelio Farletti e Alfredo Silvestri, sulla vicenda e sulle prossime iniziative di lotta prima che si definisca la procedura di chiusura il 13 febbraio 2018. I disoccupati, ha dichiarato Rossi, continueranno a seguire la lotta di questi lavoratori insieme a loro.

 

 
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