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Verso un tavolo di crisi permanente con tutti gli eletti

Vert.Frus.Provincia 30luglio18 350 260 minServizio redatto in collaborazione UNOeTRE.it - L'Inchiesta - All'appello di Vertena Frusinate poi hanno risposto anche gli eletti: la Deputata Enrica Segneri ed il Consigliere regionale Loreto Marcelli per' il Movimento 5 Stelle, il Senatore Massimo Ruspndini per Fratelli d'Italia. Per i partiti presenti le dirigenti di Possibile Frosinone, Sandra Penge e Anna Rosa Frate. (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

  1. L'incontro perchè
  2. Un emendamento per fare presto

L'incontro perchè

Gino Rossi, leader del comitato dei senza lavoro, ha presentato le drammatiche esigenze di centinaia difamiglie senza reddito a causa dai ritardi regionali e dalla mancanza di finanziamenti per la mobilità, al contrario di quanto avvenne nel 2017.
«L'esigenza: specifica del territorio non è la proroga della CIGS, che in Provincia non c'è perché non ci sono aziende che ristrutturano - ha
spiegato Rossi -, mentre è estesa la mobilità che invece è priva di finanziamenti anche in ossequio a nuove normative che richiedono deroghe eccezionali e temporanee, come necessita la proroga rinnovata per il 2018 ancora per 12 mesi».
Bisogna ricordare che la mobilità in deroga prevede anche politiche del lavoro attive a cominciare dai tirocini, ma non ce n'è traccia fino ad ora. Per gli over 60 erano previsti progetti per lavori utili, ma l'impegno dei Sindaci manca: una situazione che Rossi è tornato a denunciare.

Ci sono ancora dei residui, 60 milioni di euro bloccati perché non utilizzati e sono a disposizione della Regione Lazio presso l'Inps. «Se non si attinge a questo fondo - ha avvertito Rossi - ci saranno disoccupati senza alcun reddito. Perché una sola finestra è finanziata e le altre 3 no. Si scatena così una vera e propria guerra tra poveri. E, non bisogna dimenticare il fatto che ci sono lavoratori che da 6 mesi non vedono un euro. Ecco perché è urgente velocizzare i pagamenti e finanziare le fi­
nestre scoperte».

Quanto al futuro, occorre parlare di progetti di lavoro in settori come ambiente, turismo e sanità dove crescono le nuove esigenze e i nuovi bisogni. In tanto e concliudendo, Rossi ha avvertito: «L'area di crisi complessa sta per diventare un contenitore vuotò come è stato l'Accordo di programma».

«I mancati risultati fino ad oggi conseguiti dalla dichiarazione di Area di crisi complessa per i territori di Frosinone e Anagni è la dimostrazione di quanto sia stato trascurato nel tempo questo territorio», ha denunciato la pentastellata Segneri. «Dobbiamo accertarci che i fondi ci siano -ha aggiunto-. Quanti sono a disposizione della Regiune Lazio. Ma abbiamo difficoltà a venire a conoscenza di queste informazioni che invece sono elementi fondamentali per capire come muoverci. Vogliamo creare un tavolo di crisi con gli altri eletti. Io manterrò rapporti costanti con Vertenza Frusinate à partire da Gino Rossi», ha infine assicurato la deputata che è componente della Commissione Lavoro di Montecitorio.

Secondo il Senatore Ruspandini «Vertenza Frusinate è stata capace di elaborazione e di unità. In altre realtà questo purtroppo è mancato. Sì, occorre tavolo di crisi di tutti gli eletti. Siete riusciti a stare uniti e avete fatto realmente vertenza sindacale che si è fatta ascoltare con gli argomenti e con comportamenti seri. L'area industriale Frusinate ha una criticità che non ha uguali in Europa - ba poi evidenziato l' esonente di Fdl -. Il disagio Frusinate deve diventare un fatto nazionale. Anche se non faccio parte dell'attuale governo sto con voi, se mi accettate sono pronto a collaborare.
Vertenza Frusinate esiste e non è eliminabile. Con questo comitato è necessario che la politica e le istituzioni facciano i
conti».

Il consigliere regionale Loreto Marcelli, da parte sua, ha assicurato che «con l'aiuto di Venenza Fru­sinate farò tutti i monitoraggi che qui sono stati richiesti».

Sandra Penge dirigente di Possibile ha ricordato come il famoso Decreto 44 del-vicepremier Di Maio - abbia dato 9 milioni alla Sardegna. Per questo,­ ha invitato gli altri partiti a «sostenere l'emendamento che la senatrice De Petris presenterà nel Milleproroghe al fine di rifinanziare le Aree di crisi complessa. Si tratta di una manovra cospicua da esaminare nell'ambito della legge di bilancio. Bisogna prepararsi alla nona salvaguardia. In ogni caso la Regione Lazio incontrerà, su richiesta di Possibile, gli esponenti di Vertenza Frusinate».
Un incontro che per ora lascia ben sperare. Sulle urgenze c'è unità e determinazione.

*****
Intanto dopo l'Amministrazione provinciale di
Frosinone, ed i Consigli comunali di Ferentino e di Alatri, Veroli, Ceccano, Pofi e Sora, anche l'assise di Torrice ha aderito alla proposta di ­ Reddito minimo, nata proprio da Vertenza Frusinate. La proposta del Comitato punta alla presentazione della Legge di Iniziativa Popolare Regionale sul "Reddito Minimo Garantito
verso l'inserimento e il reinserimento nel ­ mondo del lavoro".
«Il comune di Torrice - ha spiegato ieri il sindaco Mauro -intende sostenere disoccupati, inoccupati o precariamente occupati con un reddito imponibile non superiore agli 8 mila euro, per sostenerli economicamente in attesa di un nuovo lavoro». L'obiettivo della Giunta Assalti dunque è quello di. «contrastare la disuguaglianza sociale e l'esclusione e rafforzare le politiche finalizzate al sostegno economico, all'inserimento sociale dei soggetti maggiormente esposti al rischio di marginalità nel mercato del lavoro». Le delibere comunali -approderanno in Regione Lazio dove sono stati già previsti 10 milioni di euro ai quali, come spiegato da Romeo Caruso, si dovrebbero aggiungere altre risorse con finanziamenti UE. (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Un emendamento per fare presto

L'emendamento della senatrice Loredana De Petris
Un emendamento di LeU al "Decreto Milleproroghe" entro due giorni a firma della senatrice Loredana de Penis, un incontro a stretto giro con la Regione Lazio e un lavoro di concerto con sindacati e Ministero del Lavoro per rifinanziare le aree di crisi complessa entro l'anno. Con queste tre azioni il gruppo Parlamentare di Liberi e Uguali e le sue anime sul territorio si stanno impegnando per risolvere, in vista dell'anno 2019, la questione di Vertenza Frusinate, con particolare attenzione per i circa 300 lavoratori per i quali- al momento - non ci sono le coperture atte a rifinanziare la mobilità in deroga. La questione è stata portata all'attenzione della senatrice De Petris, che già si era occupata della vicenda negli anni scorsi, dalle componenti di LeU sul tenitorio frusinate, in partlcolare da Possibile, con Anna Rosa Frate e Sandra Penge, e da Sinistra Italiana, con il segretario regionale Marco Maddalena. Sulla scrivania della senatrice è dunque arivata la relazione di Vertenza Frusinate sullo "stato dell'arte", grazie all'impegno di Romeo Carnso.
Nell'incontro di ieri mattina (servizio in queste
pagine) fortemente voluto da Gino Rossi presso la sede dell'Amministrazione Provinciale di Frosinone, dunque, è arrivata la richiesta e l'offerta di collaborazione da parte di LeU a tutti i rappresentanti del territorio eletti, in particolare al MSS. Nella fattispecie, la delegazione di Possibile per LeU costituita da Frate e Pe□ge - che ha registrato l'appello di Rossi alla creazione di una unica task force costituita da tutti coloro che a vario titolo rappresentano il territorio - ha chiesto al MSS di sostenere l'ammissibilità dell'emendamento della De Petris per rifinanziare la mobilità in deroga per tutti i lavorarori della provincia di Frosinone. Infatti, collaborando in questi giorni in Senato e alla Camera sulla ammissibilità dell'emendamento della De Petris, si accorcerebbero di gran lunga i tempi per garantire il sostegno ai disoccupati di Vertenza Frusinate, senza dover aspettare il lungo e laborioso processo dell'approvazione della Legge di Bilancio, nella quale si dovranno invece trovare coperture ben più cospicue per rifinanziare tutte le 14 aree di crisi complessa d'Italia.
«È dunque essenziale - spiegano Fenge e Frate - una presa di coscienza e di responsabilità da parte di tutte le forze politiche che hanno a cuore il destino di circa mille famiglie della provincia di Frosinone per attivare già in questi ultimi giorni
utili della stagione estiva tutte le politiche adatte a sostenere Vertenza Frusinate. Qualora il tentativo non andasse in porto e si dovesse aspettare la Legge di Bilancio, per Vertenza Frusinate si aprirà comunque a breve un nuovo tavolo con i sindacati e l'assessore al lavoro della Regione Lazio, Claudio Di Berardino.
La delegazione di ieri mattina porterà inoltre al- 1'attenzione del gruppo Parlamentare di LeU le osservazioni di Rossi e i suoi, in particolare la necessità di lavorare su una nona salvaguardia per gli esodati che possa tutelare anche la posizione dei molti ultracinquantacinquenni del Frusinate».

***
Intanto le crisi industriali non sembrano aver fine
in provincia di Frosinone.
La difficile situazione in cui versa lo stabilimento Biomedica di Ferentino, azienda del settore chi­ mico fannaceutico da anni leader nel settore, che produce importanti medicinali tra cui un medici­ nale salvavita, è al centro delle proteste e delle preoccupazioni dei lavoratori.
Sulla situazione è inteivenuto ieri il consigliere regionale di Forza Italia, Pasquale Ciacciarelli per sottolineare come la situazione sia «la fotografia della paralisi burocratica che costituisce un ostacolo materiale allo sviluppo economico ed occupazionale dei territori».
Il 13 settembre il gestore dovrà riconsegnare il sito al tnòunale di Frosinone che entro fine anno dovrebbe mettere in vendita lo stabilimento. Il gestore pur essencl'o promo ad acquisire il sito, esercitando la prelazione, sarebbe per ora osta­
colato da procedimenti burocratici.
«Auspico una soluzione in tempi celeri perla sal­ vaguardia dell'occupazione esistente attualmente nelJ'azienda - commenta Ciacciarelli -. E' neces­ saria una semplificazione dei processi burocra­ tici, al fine di creare un ambiente favorevole allo sviluppo deJie imprese e, di conseguenza, allo sviluppo occupazionale. E' fondamentale che si proceda garantendo continuità aziendale».

 

 

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2017-2018. Il lavoro prima di tutto

IL lavoro è vitadi Ignazio Mazzoli - Il frastuono di una campagna elettorale senza tempo e senza misura sovrasta ignorandoli tanti avvenimenti quotidiani. Una babele di linguaggi ignora senza rimedio l’umanità dei tanti con i loro problemi e le loro difficoltà.

Il lavoro prima di tutto

Tante persone che resistono, come hanno fatto quei disoccupati di Vertenza Frusinate, con le loro famiglie, che il 20 dicembre a sera hanno voluto concedersi una pausa di serenità per rendere evidente a sé stessi e agli altri la soddisfazione per i risultati da loro raggiunti in questo 2017 che sta per finire. Infatti una dignitosa e consapevole lotta ha consentito di raggiungere risultati importanti e alleviare le sofferenze di centinaia di famiglie. Il 9 maggio scorso al Ministero del Lavoro Vertenza Frusinate seppe trovare la capacità per trattare una soluzione intelligente e utile a tutti i disoccupati italiani: la proroga della mobilità in un quadro di politiche attive per il lavoro. Un successo che ha meritato di essere sottolineato anche con la gioia di stare insieme allegramente.
Nel campo del lavoro, di chi lo cerca e di chi lo difende, questo risultato non si può ignorare. È il fatto positivo che contraddistingue questo 2017 del frusinate.

L’autunno da questo punto di vista, invece è stato portatore ancora una volta di cattive nuove: la chiusura repentina, imprevista e immotivata della Ideal Standard di Roccasecca, azienda che produce sanitari di alta qualità e con i conti in attivo. 500 famiglie senza futuro. Prima ancora c’era stato presso la FCA di Marchionne a Piedimonte San Germano il licenziamento di 537 precari rei soltanto di “beneficiare di lavoro somministrato” e quindi destinati a vivere nell’incertezza (così sembra a qualche commentatore (anche sindacalista) di questa vicenda, che cerca di giustificare il comportamento dell’azienda.

Ma il 2017 è stato anche tanto altro. Per chi ha a cuore il lavoro sancito dall’art. 1 della Costituzione è stato anche l’anno del “referendum negato” sui diritti del lavoro, in particolare sulla cancellazione dei voucher promosso dalla Cgil. Il Governo temendo un’altra valanga (come i NO) di voti popolari contro di lui, ha abrogato i cosiddetti “buoni lavoro”, introdotti nel 2003 con la legge Biagi. Punto. Tutto risolto? Neanche per sogno. I voucher, infatti, sono ancora nell’occhio del ciclone. Dopo la cancellazione il caos. Nella fretta di “dribblare” il referendum fissato per il 28 maggio, non si sono fatti i conti con il “vuoto normativo” che si sarebbe aperto, generando una serie di proteste da parte di consulenti del lavoro e imprenditori.

Il 2017 è stato anche l’anno che ha reso evidente la crisi del lavoro qualificato nella sanità. Finanche Zingaretti sembra essersi accorto che se le esternalizzazioni da un lato hanno parzialmente contenuto i costi del personale, dall’altro ha comportato progressivamente l’aumento dell’acquisto di beni e servizi dovuti per garantire i livelli essenziali di assistenza. Bell’affare nell’interesse della sanità “privatizzata”! (la denuncia di UNOeTRE.it con gli articoli di Angelino Loffredi)

La disoccupazione è sottostimata

Al di là dei trionfalismi governativi il 2018 si avvierà con una «disoccupazione reale al 19,3%.» (?), molti analisti insieme ad Andrea Fumagalli accusano l'Istat di sottostimare il dato italiano sulla disoccupazione. Utilizzando definizioni di condizioni lavorative «del tutto inadeguate a cogliere l'attuale complessità del mercato del lavoro», cioè distinguendo arbitrariamente “inattivi”, “disoccupati”, “forze di lavoro potenziali” e “sottoccupati part time” (coloro che lavorano con un orario ridotto o ridottissimo), non possono oscurare che i senza lavoro in Italia sono 5 milioni. Non è pertanto possibile pensare che in Italia il tasso di disoccupazione sia sottostimato rispetto a quanto registrato in Spagna, Grecia e negli altri paesi con un tasso di disoccupazione superiore al 20%, perché tutti seguono le stesse regole di calcolo!
Il 2017 è anche l’anno che mostra senza più veli e pudore la crisi della sinistra Italia in tutte le sue varianti. È grave assai averla riconosciuta e ammessa solo alla vigilia del voto del 2018. Una crisi evidente già dalla tornata elettorale dl 2012, sicuramente in provincia di Frosinone, è venuta rapidamente maturando fino ad esplodere nazionalmente con il voto siciliano di questo autunno e con l’aggressività sempre più esplicita delle frange estremistiche della destra estrema.

La crisi della sinistra

C’è qualcosa che non sembra interessare le forze di sinistra? Cos’è? La disattenzione al disagio sociale. Anzi la tendenza a negarlo dicendo che va tutto bene. Ora hanno anche scoperto “il rancore” per oscurare i problemi. Peggio ancora, si demonizza la protesta che fra l’altro è un diritto costituzionale. Le forze di sinistra con l’assillo di stare, ad ogni costo, al governo si sono fatte strappare di mano le “politiche sociali” dalla destra. Diritti civili, va bene, anzi benissimo, ma senza diritti sociali il danno è enorme. Pare che a sinistra abbiano abiurato la protesta. Chi dà rappresentanza politica oggi, nelle istituzioni, alla sofferenza, alle lotte? Estraniarsi dai movimenti logora il rapporto con la società. Questo avviene e questo è avvenuto in ossequio al pensiero unico neoliberista. È una deriva che impedisce alla sinistra di ritrovare la sua unità. L’ipotesi preelettorale di lista unica è fallita. Forse ci vorrebbe un’onesta e concreta autocritica degli errori commessi. C’è un popolo che si sente tradito. E non è solo quello della sinistra.

Il nuovo e il buono nascono dal movimento

È necessario vivere il movimento che nasce dai disagi per trovare le risposte adeguate con la società che soffre, senza offrire soluzioni combinate a tavolino che non rispondono ai reali bisogni. Non si può lasciare questa protesta alla destra!
Serve onestà intellettuale per cambiare una mentalità ipocritamente buonista a base di fair play che definisce populismo ogni richiesta generata da mortificanti bisogni. Ormai, questo atteggiamento, pervade anche gli strati della società che dovrebbero essere i più sensibili allo sviluppo delle intelligenze e della umanità solidale delle persone. C’è un’osservazione a cui non si può sfuggire.
Prima di oggi nessuna maggioranza di governo nazionale e regionale ha goduto di un’apertura di credito così ampia. Nessuna ha avuto tanta mano libera da parte dei sindacati anche quando vituperati e screditati.
Un esempio per tante analogie. Mai come in questi 5 anni della giunta Zingaretti abbiamo visto i sindacati confederali essere così cauti e poco combattivi verso il potere politico. Neppure nel 1975-77, nella Regione Lazio, le giunte di sinistra guidate da Maurizio Ferrara e Santarelli-Ciofi hanno goduto di tanta tolleranza. Ricordo un bell’articolo dell’8 febbraio 17 nel quale Donato Galeone scrive, su UNOeTRE.it, che anche i Vescovi riconobbero e condivisero durante gli anni '70 e ‘75 le azioni della CGIL-CISL-UIL in tanti mesi di intense “vertenze aziendali per il lavoro”.
E oggi? Che fine ha fatto l'autonomia sindacale italiana, che non è una gentile concessione di qualcuno, ma sta nei cromosomi dalla nascita di quello che genericamente si chiama movimento sindacale italiano, che precede nella storia la comparsa di tutti i moderni partiti del nostro paese?
2018? Affrontiamolo. Qui in provincia diamo un segnale di vitalità, raccogliamo tutte le firme necessarie per portare e far approvare in Consiglio Regionale la legge di iniziativa popolare per il “Reddito minimo garantito verso l’inserimento e il reinserimento nel mondo del lavoro”. Una scelta, una proposta frutto davvero di una realizzazione popolare che viene da qui, da noi frusinati.

 
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22 dicembre 2017

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Solidarietà all'Ideal Standard

ideal standard roccasecca 3 18dic17 mindi Redazione (video) - I disoccupati di Vertenza Frusinate hanno incontrato a Roccasecca, nel piazzale antistante la fabbrica, il presidio dei lavoratori dell'Ideal Standard in lotta contro gli ingiustificati licenziamenti che li hanno colpiti.

Infatti l’azienda Ideal Standard si è assunta la gravissima responsabilità di mettere in mezzo a una strada più di 500 famiglie, con le inevitabili ricadute su tutto il già devastato territorio del Basso Lazio, umiliato solo pochi giorni fa dai comportamenti altrettanto violenti di FCA. Tutti i lavoratori, solo con una telefonata, hanno ricevuto la notizia di avvio della procedura di chiusura dello stabilimento, aprendo l’iter per il licenziamento collettivo di circa 320 dipendenti. Lo stabilimento, leader internazionale per la produzione di ceramica sanitaria di alta gamma, nacque nel 1963 ed è parte di un gruppo che vanta decine di stabilimenti in tutto il mondo, controllato da fondi finanziari. Da mesi era stato aperto un tavolo presso il MISE, nel quale era stato più volte sollecitato il piano industriale 2018/2020.

L'Ideal Standard ha regolarmente rinviato gli incontri e ha comunicato alla RSU di Stabilimento, che il piano si sarebbe limitato al solo 2018, confermando i volumi di produzione dell’anno 2017. I lavoratori dello stabilimento, alla luce di questa prima informazione, si erano, comunque, rasserenati, anche per aver assunto l’impegno con l’azienda alla rinuncia di parte del salario in cambio di investimenti nei siti industriali e mantenimento dei volumi occupazionali.IdealStandard 18dic17 min Impegno, decisamente oneroso per i salari, sottoscritto con specifico accordo sindacale era denominato “Contributo alla competitività”. Una beffa disumana.

Mai, in precedenza, un’azienda si era mossa con tale brutalità senza alcuna volontà di discuterne con i rappresentanti delle Istituzioni e delle Organizzazioni Sindacali. Nella mattinata di ieri anche una delegazione della Regione Lazio guidata dal Presidente della Giunta Nicola Zingaretti ha portato la sua solidarietà alle maestranze dell'Ideal Standard. Zingaretti in un breve intervento ha dichiarato "criminale" il comportamento della proprietà dell'azienda.

 

Nel video che segue Gino Rossi, di Vertenza Frusinate, ascolta un primo racconto di due lavoratori Ideal Standard, Aurelio Farletti e Alfredo Silvestri, sulla vicenda e sulle prossime iniziative di lotta prima che si definisca la procedura di chiusura il 13 febbraio 2018. I disoccupati, ha dichiarato Rossi, continueranno a seguire la lotta di questi lavoratori insieme a loro.

 

 
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Come Anagni affronta la crisi idrica

Anagni siccità cisterna via San MagnoUfficio stampa del sindaco di Anagni - Il Comune di Anagni, al fine di fronteggiare la crisi idrica, ha richiesto ad Acea servizi sostitutivi per garantire l'approvvigionamento di acqua alle numerose famiglie che stanno subendo disagi a causa della siccità.

Un serbatoio è stato già posizionato nel parcheggio di via San Magno, dove resterà per tutta l'estate a disposizione dei cittadini che hanno necessità di rifornirsi. Non essendo sufficiente questo intervento per coprire le esigenze, ad Acea è stata inoltrata la richiesta di un servizio di autobotte o cistrena per la fornitura di acqua potabile per la località Madonna delle Grazie – via Rotabile San Francesco, da posizionare nel parcheggio della chiesa di Madonna delle Grazie, e per la località Finocchieto di installare nell'area di parcheggio della zona.

Per via Rotabile San Francesco, dove il problema della crisi idrica è particolarmente sentito da diverso tempo , l'amministrazione comunale ha chiesto anche un servizio di autobotte presso le proprietà private dei cittadini che sono forniti di cisterne. Il Comune fornirà ad Acea i dati già in suo possesso, ma anche i cittadini possono segnalare la presenza di cisterne private al numero verde di Acea 800 191 332.

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La drammatica crisi idrica nel Lazio non è una fatalità

carenza idricada una nota Stefano Fassina - La drammatica crisi idrica in corso nel Lazio non è un’emergenza. È il risultato di problemi strutturali su una molteplicità di livelli di governo. È la conseguenza di politiche sbagliate o di strumentale inazione dei governi territoriali e nazionale.

La sospensione del prelievo di acqua dal lago di Bracciano imposta dalla Regione Lazio è forse un atto obbligato, ma indica il fallimento della politica e dell’amministrazione, certo non soltanto della Giunta Zingaretti.

In tale contesto, la Sindaca di Roma e il Presidente di Acea rispondono come se fossero semplici utenti. Invece, il Comune di Roma ha il 51% di Acea, l’azienda che gestisce le risorse idriche nella capitale e oltre. Gli impianti di Acea disperdono il 45% delle risorse captate dal lago di Bracciano, ossia milioni di litri al giorno.

È evidente che la gestione privatistica di Acea funziona benissimo soltanto per gli azionisti che, con una corresponsabilità storica del Comune di Roma, aumentano le tariffe, abbandonano gli investimenti e mietono profitti. Allora, per la quota di responsabilità che le competono, la Sindaca Raggi avvii la separazione delle attività idriche da Acea SPA e le inserisca in una gestione al 100% pubblica, comunale, in un ente pubblico economico.

A Roma si dia attuazione ai risultati del referendum e, con le entrate dalle tariffe, si incomincino a fare investimenti adeguati per evitare le dispersioni e ridurre i costi per le famiglie e le imprese.

Così in una nota Stefano Fassina, consigliere capitolino di Sinistra per Roma

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Abitare la Crisi con lo Sportello dei Diritti

Frosinone largo AonioPalearioda Comitato di Lotta per il Lavoro - Sabato mattina 8 luglio, largo Paleario 7, alle ore 10 daremo materialmente inizio allo sportello diritti di Frosinone pensato e promosso da una serie di organizzazioni.
Tale spazio di prossimità sociale nasce dalle esigenze di contrastare le politiche di impoverimento dei cittadini, di fornirli strumenti di autodifesa e arginare l’aggressività di soggetti pubblici e privati nel richiedere pagamenti impossibili e inconcepibili dei servizi primari.
La necessità di cominciare a fare rete a cominciare dalle organizzazioni presenti sul territorio e a far sì che la lotta delle singole persone su singoli aspetti si possa riunire in campagne pubbliche e complessive per restituire dignità alla cittadinanza e prospettive di cambiamento nella gestione dei rapporti con enti e società.
Le esperienze dei Comitati dell’acqua, quelle dei sindacati di base e il lavoro costante delle associazioni sul territorio danno forza e sostanza allo sportello diritti che l’8 luglio prenderà materialmente il via.
Lo sportello sarà aperto settimanalmente presso i locali di l.go Paleario 7 a Frosinone e sarà sostenuto da avvocati che quindicinalmente daranno il loro specifico contributo.
Resistere alla privatizzazione dell’acqua, non farsi travolgere dai rifiuti, sostenere chi non ha casa, favorire i percorsi di cittadinanza, scardinare il muro tra famiglie e scuola, umanizzare le cure saranno i temi centrali. Fin da subito affronteremo i due temi del pagamento delle bollette dell’acqua e dei rifiuti….

Messaggio diretto a: Cobas, Movimento5Stelle, Giovani Socialisti, Unoetre, Osservatorio Peppino Impastato, Oltre l’Occidente, Comitato di Lotta per il Lavoro, Comitato provinciale Acqua Pubblica, USB, Casa dei Diritti Sociali, Associazione Libera, Frosinone in Comune
Ai cittadini e cittadine di buona volontà

 
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Quale sinistra per chi soffre i disagi gravi della crisi irrisolta?

  • Pubblicato in Partiti

fateci lavoraredi Tiziano Ziroli - Più passa il tempo e più si crea confusione nella testa delle persone, la politica a sinistra continua a non capire che il cosiddetto "popolo" ha bisogno di chiarezza, di un punto fermo e di un punto di riferimento, serio, coerente, ed onesto.
Ma niente, non si riesce a capire, e ne sono d'esempio le due assemblee di oggi, tutte e due costituenti, con una che si dichiara unica riunione costituente e l'atra che si dichiara alternativa.
Parlo delle due assemblee di Sinistra Italiana, una svoltasi a Frosinone e che dovrebbe essere la "vera" riunione costituente, e l'altra a Ceccano, dove si sono riuniti i “dissidenti" cioè coloro che sono ad oggi in maggioranza alla Regione ed alla Provincia di Frosinone alleati del PD.
Ora all'occhio della gente al netto delle ragioni dell'uno o dell'altro essi danno un senso di insicurezza e di inaffidabilità di una classe politica di sinistra che non riesce a comprendere che il popolo non è stupido, osserva, guarda, ascolta.
Soprattutto ascolta, e... legge. Voglio riportare un pezzo della dichiarazione della Consigliera Daniela Bianchi:
"La politica è cambiamento, è campo del conflitto e diventa buona politica se agisce in quel campo per mediare e cambiare in meglio la società. Senza questa prospettiva è inutile e dannosa. E un anno e mezzo fa in molti facemmo una scelta chiara, dettata da una spinta comune: ritornare alla politica bella e vera, quella capace di ascoltare ed essere vicina ai deboli, alle persone comuni. Una politica inclusiva, aperta a chi avesse voglia di aprire le proprie porte eliminando gli steccati ideologici".
Ho voluto prendere ad esempio questo stralcio del suo comunicato perché dice una cosa vera e seria..."ritornare alla politica bella e vera, quella capace di ascoltare ed essere vicina ai deboli, alle persone comuni"

Essere credibili è la virtù più richiesta oggi

Però c’è da dire che queste sono e restano parole: si sono ascoltati veramente i più deboli? Sono stati veramente vicini alle persone comuni? Sono queste le parole chiave e le domande chiave a cui si deve dare una risposta.
In questi ultimi tempi ci sono stati degli ultimi che si sono avvicinati, hanno chiesto dialogo, hanno posto un problema, hanno portato alla luce un grave disagio sociale, ma dopo un iniziale contatto il contatto si è perso, forse per colpa degli ultimi che si sono "permessi" di parlare anche con altri o forse perché la Regione e cioè la sua maggioranza politica hanno dichiarato guerra agli ultimi?
Questo non si è mai saputo. Il dato certo è che con gli ultimi i contatti si sono interrotti, quindi ora leggere ..."ritornare alla politica bella e vera, quella capace di ascoltare ed essere vicina ai deboli, alle persone comuni"
non sembra più una frase credibile alle orecchie di tantissimi.
Se la sinistra vuole tornare ad essere credibile deve prendere una netta e chiara distanza da chi negli ultimi anni ha cancellato i diritti dei lavoratori, ha reso il lavoro una merce di scambio e non più un diritto costituzionale.
Con i deboli e con i cittadini bisogna seriamente parlarci, sforzarsi di capire di cosa hanno bisogno e quali sono i bisogni primari dei cittadini...ora dopo tanta crisi e tanta povertà che avanza la prima cosa da fare e "mettere un piatto sul tavolo e dare un tetto sotto cui stare per chi non ha reddito o se ce l’ha è tragicamente insufficiente"
Ora se la sinistra capirà che questa è la priorità, bene ...oppure nessun partito e nessuna sinistra saranno credibili!!!!

 
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Figli della crisi tanti beni all'asta

Case allasta 350 ridimensionato SnapseedDai dati del tribunale di Frosinone emerge che i beni da vendere, non riferiti all'intero anno ma in un breve lasso di tempo, sono 1.133. Immobili residenziali 678, quelli commerciali 133. 11 fabbricati industriali, 19 immobili rurali e 203 terreni. In testa alla classifica del Lazio, DOPO ROMA CON 1.553 BENI, C'E' FROSINONE a quota 358 immobili che andranno all'incanto. (da CiociariaEditorialeOggi, articolo di Gianluca Trento)

 

Beni all'asta al 31 gennaio 2017

 
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L'ostacolo non sono le risorse, ma i dogmi neoliberisti

200milainpiazza 2012 06 16di Daniela Mastracci - Allora qual è il problema? Lo abbiamo capito ma fatichiamo a portarlo in agenda. E soprattutto a portarlo alla discussione seria e cosciente di ciò che, oltre ad essere in sé stesso, esso rappresenta.
Perché il tema della disoccupazione è centrale per gravità nella sua urgenza umana, con tutte le implicazioni che tale “umanità” porta in sé. Ma esso è un problema socio politico enorme per ciò che può rappresentare. È vero sembra che i servi non intendano sovvertire l'ordine costituito, come ci fa capire la domanda filosofica, che resta però senza una risposta soddisfacente: ovvero l’enigma che inquietò il pensiero classico, da Etienne La Boetie a Spinoza - "perché gli uomini si inducono ad accettare volontariamente, ed anzi a lottare e a battersi per la loro schiavitù, piuttosto che per la loro libertà?"
Sembra che non vogliano "ribellarsi ai padroni" come fa dire Tarantino al suo protagonista in Django Unchained. Ed è una grave questione. Perché racchiude una radicale incongruenza dell'umano: libero e voglioso di catene.

Una gigantesca potenza esplosiva

Una contraddizione terribile e perciò carica di una potenza esplosiva gigantesca, secondo me.
E chi la guarda? Chi ne prende coscienza? Chi ci fa audience sopra, come Rete 4 che intervista Vertenza Frusinate (i disoccupati uniti della Provincia di Frosinone)? Chi ci fa profitto? Perché ci prende sul sentimentale, come la tv spazzatura fa da almeno due decenni?
Oppure chi deve fare i conti con i potenziali elettori? E allora prova a prendersela sotto la propria ala protettrice, così da ottenerne consenso? E poi però, subito dopo, gettarli via? Oppure chi vuole ottenere visibilità e poi il consenso se lo va a prendere da un'altra parte? Insomma chi è che li prende sul serio, i disoccupati? Dove serio sta per silenzioso: non si dice, si fa.
Si fa. E punto. Allora se qualcuno sarà in grado di prendere sul serio questo pericolo sociale, perché tale è, allora forse si cambierà il mondo, e si dirà un NO grande e netto, senza appello, allo sfruttamento capitalistico. Viceversa, se quelle migliaia di famiglie (milioni, se pensiamo su scala nazionale italiana, e milioni e milioni se pensiamo su scala europea e poi mondiale) non verranno ascoltate e prese sul serio, e comprese nel dramma che vivono e della miccia che potrebbero significare, se insomma non si proverà a risolvere il problema che sono le loro vite buttate, il loro essere già quello “scarto sociale” di cui Papa Francesco ha già parlato tante volte, allora si resterà impantanati a menare il can per l'aia a tempo indeterminato. L'unico tempo indeterminato che c'è, e che è quello di chi il tempo, per perdere tempo, ce l'ha. E di più: se non si prenderà sul serio il malessere, esploderà, perché se non esplode, allora io mi domanderei ancora di più se l'uomo vuole o non vuole essere sottomesso e sfruttato, subalterno a logiche capitalistiche disumane; e non potrei rispondermi che in una maniera: è l’uomo forte a decidere per tutti. Io, personalmente, non so se sarei capace di ribellarmi, ma d'altronde non sto nelle condizioni di non sapere più dove sbattere la testa. Io non mi trovo con l’acqua alla gola. Io non sono senza reddito. Posso pagare le bollette e il mutuo di casa, non vengo sfrattata, posso mandare i miei figli a scuola e forse un giorno all’università. Posso dar loro, più o meno, ciò che mi chiedono (nei limiti di uno stipendio di cui tanto ci sarebbe da dire, ma non è questa la riflessione che lo riguarda).

Il valore della protesta

Ma chi è in questa condizione di subalternità economica, perché è disoccupato e senza reddito, subalternità sociale perché invisibile, subalternità, diciamo “culturale” perché il mondo tecnologizzato e inglesizzato gli è pressoché sconosciuto, costui, costoro, che potrà fare ancora? Ma se, però, non passerà alla protesta, alle manifestazioni, agli scioperi, alla piazza insomma, potrà approfittare di ciò che offre loro la scena politica, dove c’è la1maggio15 isolaliri 350 260 propaganda demagogica anti immigrazione, anti Europa, anti diverso, perché “ti ruba il lavoro”. E visto che tale spudorata propaganda è nelle proposte politiche di partiti e movimenti italiani ed europei in forte crescita, come già ben vediamo, costoro, gli “scarti sociali”, andranno a votare, certo che ci andranno! (al referendum ci sono andati e come!). E non credo proprio che voteranno a sinistra (quale essa sia). Ma nemmeno al centro (quale esso sia). Voteranno forte per chi quella propaganda usa e abusa: è presente sulla scena politica, è legittimato, è una scelta possibile (rispetto a cui l’accusa di nazionalismo o populismo, o di essere antistorici, o folli decontestualizzati rimane solo formale); è una possibile scelta politica perché le Costituzioni non l’hanno fermata, perché nonostante le dichiarazioni di democrazia e diritti umani, quella scelta sta in campo e dice, senza pudore, che vuole distruggere ciò che le generazioni prima di noi hanno prodotto per la democrazia, per il multiculturalismo, per i diritti civili, i diritti sociali, la relazione di reciprocità che intercorre dentro una società multietnica e multi tutto.

Vedo una deriva pericolosa a destra

La Sinistra sovranazionale, internazionale, pronta a sostenere il Lavoro e a difenderlo dagli attacchi che gli sono stati mossi, pronta a riportarlo alla dignità di Diritto, pronta a mettere al primo posto l’emancipazione di chi è subalterno e “rifiuto sociale”, deve tirare fuori la testa. E lo dico, non con la retorica di quei discorsi che si fanno, ma poi passano in secondo piano. Lo dico con quella serietà di cui scrivevo prima: fare, senza dire, solo per dire. Le parole non bastano più. Ma finché così non sarà, io non vedo prospettive da stare sereni. Vedo una deriva pericolosa a destra. Quella più estrema. Quella, appunto, che ti dice NO a chi è diverso, l'altro; che ti mette MURI in ogni modo declinati. Quella nazionalista. Xenofoba. Razzista. Quella che toglie i diritti e ci fa tornare indietro. Per chi resta e torna. Perché altri non resterebbero. Quella destra che abbiamo già visto, ma che non conosciamo più. Ne è rimasto il sentito dire, non una piena consapevolezza: perché non è vero che la storia è maestra di vita, perché a me pare che la storia non si conosca affatto. Non ti fa sussultare il recinto? il muro? i Sans papier? Non ti fanno sussultare i morti “di freddo”? i morti sulle spiagge? Le file lunghe chilometri di spauriti esseri umani rigettati dal mondo? ...Se non sussulti, se non inorridisci, credo che non conosci la storia. Non riesco più a metterla in un altro modo. Ho ascoltato Varoufakis il 7 gennaio: lo ha detto chiaro anche lui che questa crisi, che è economica e politica assieme, dove establishment e destre sono di fatto complici, l'una sorregge l'altra, affannando i lavoratori e facendoli gli uni nemici degli altri, e insieme nemici degli immigrati; in questa crisi, dicevo, si ritrovano i nostri "europei" anni '20 e '30.

In piedi Europa!

A chi non è chiaro? Chi non ha ancora colto la profondità del dramma? In piedi Europa. Contro una nuova barbarie. In piedi come il contadino francese Cédric Herrou, “colpevole” di aver aiutato il transito di migranti non “regolari” (e mi spiegassero cosa vuol dire e soprattutto come farebbero a dirlo!). In piedi, come scriveva già forte e chiaro Luciano Gallino nei suoi tanti libri dove la sua lucida analisi critica metteva in evidenza queste cose in un articolo apparso su Micromega il 2 gennaio scorso: Che fare? Gallino immaginava un nuovo New Deal. Perché il New Deal «non è cosa del passato. Certo, la realtà di oggi è in parte diversa. Ma l’idea resta validissima. Soprattutto davanti allo scandalo della disoccupazione (...). Ed essere senza lavoro è una condizione ancora peggiore del non avere un reddito, perché mina la stima di sé, minaccia la coesione sociale e non si crea valore perché senza lavoro non c’è crescita, mentre non vale il contrario (come invece si crede oggi). Lo stato allora deve intervenire direttamente per creare occupazione (e Roosevelt, in pochi mesi, diede un lavoro, quindi stima sociale e autostima, a oltre 4 milioni di disoccupati americani). Oggi serve qualcosa di simile. L’ostacolo non è la mancanza di risorse finanziarie, l’ostacolo è ideologico. Oggi l’egemonia neoliberista fa credere a tutti e a ciascuno che la disoccupazione sia una colpa individuale del lavoratore. Che non si adatta, che non abbassa le sue pretese, che non è flessibile. Questo ostacolo ideologico va superato. Perché appunto ostacolo non sono le risorse, ma i dogmi neoliberisti».

 
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Se vi sembran poche....!!

fateci lavorareIn un'ora e 17 minuti percorrendo 46,1 km sono state fotografate una serie di fabbriche chiuse. Non è uno scoop, ma soltanto un promemoria.

Non sono le uniche aziende chiuse in questo territorio frusinate. Ce ne sono di simili tante altre, tutte abbandonate, deteriorate, ma ancora lì a testimoniare non solo che sono state operative, che sono costate una grande quantità di denaro, ma che anche ora rappresentano un patrimonio edilizio che si può rendere di nuovo utile e produttivo e non è un destino irreversibile lasciarle degradare fino al decadimento completo o addirittura all'autodistruzione. Quelle "fabbriche" possono essere di nuovo luoghi di lavoro e di speranza per il futuro. Perché non provarci?

 

Un breve video come promemoria della crisi industriale e della disoccupazione nel frusinate

 

 


 

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