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Come Anagni affronta la crisi idrica

Anagni siccità cisterna via San MagnoUfficio stampa del sindaco di Anagni - Il Comune di Anagni, al fine di fronteggiare la crisi idrica, ha richiesto ad Acea servizi sostitutivi per garantire l'approvvigionamento di acqua alle numerose famiglie che stanno subendo disagi a causa della siccità.

Un serbatoio è stato già posizionato nel parcheggio di via San Magno, dove resterà per tutta l'estate a disposizione dei cittadini che hanno necessità di rifornirsi. Non essendo sufficiente questo intervento per coprire le esigenze, ad Acea è stata inoltrata la richiesta di un servizio di autobotte o cistrena per la fornitura di acqua potabile per la località Madonna delle Grazie – via Rotabile San Francesco, da posizionare nel parcheggio della chiesa di Madonna delle Grazie, e per la località Finocchieto di installare nell'area di parcheggio della zona.

Per via Rotabile San Francesco, dove il problema della crisi idrica è particolarmente sentito da diverso tempo , l'amministrazione comunale ha chiesto anche un servizio di autobotte presso le proprietà private dei cittadini che sono forniti di cisterne. Il Comune fornirà ad Acea i dati già in suo possesso, ma anche i cittadini possono segnalare la presenza di cisterne private al numero verde di Acea 800 191 332.

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La drammatica crisi idrica nel Lazio non è una fatalità

carenza idricada una nota Stefano Fassina - La drammatica crisi idrica in corso nel Lazio non è un’emergenza. È il risultato di problemi strutturali su una molteplicità di livelli di governo. È la conseguenza di politiche sbagliate o di strumentale inazione dei governi territoriali e nazionale.

La sospensione del prelievo di acqua dal lago di Bracciano imposta dalla Regione Lazio è forse un atto obbligato, ma indica il fallimento della politica e dell’amministrazione, certo non soltanto della Giunta Zingaretti.

In tale contesto, la Sindaca di Roma e il Presidente di Acea rispondono come se fossero semplici utenti. Invece, il Comune di Roma ha il 51% di Acea, l’azienda che gestisce le risorse idriche nella capitale e oltre. Gli impianti di Acea disperdono il 45% delle risorse captate dal lago di Bracciano, ossia milioni di litri al giorno.

È evidente che la gestione privatistica di Acea funziona benissimo soltanto per gli azionisti che, con una corresponsabilità storica del Comune di Roma, aumentano le tariffe, abbandonano gli investimenti e mietono profitti. Allora, per la quota di responsabilità che le competono, la Sindaca Raggi avvii la separazione delle attività idriche da Acea SPA e le inserisca in una gestione al 100% pubblica, comunale, in un ente pubblico economico.

A Roma si dia attuazione ai risultati del referendum e, con le entrate dalle tariffe, si incomincino a fare investimenti adeguati per evitare le dispersioni e ridurre i costi per le famiglie e le imprese.

Così in una nota Stefano Fassina, consigliere capitolino di Sinistra per Roma

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Abitare la Crisi con lo Sportello dei Diritti

Frosinone largo AonioPalearioda Comitato di Lotta per il Lavoro - Sabato mattina 8 luglio, largo Paleario 7, alle ore 10 daremo materialmente inizio allo sportello diritti di Frosinone pensato e promosso da una serie di organizzazioni.
Tale spazio di prossimità sociale nasce dalle esigenze di contrastare le politiche di impoverimento dei cittadini, di fornirli strumenti di autodifesa e arginare l’aggressività di soggetti pubblici e privati nel richiedere pagamenti impossibili e inconcepibili dei servizi primari.
La necessità di cominciare a fare rete a cominciare dalle organizzazioni presenti sul territorio e a far sì che la lotta delle singole persone su singoli aspetti si possa riunire in campagne pubbliche e complessive per restituire dignità alla cittadinanza e prospettive di cambiamento nella gestione dei rapporti con enti e società.
Le esperienze dei Comitati dell’acqua, quelle dei sindacati di base e il lavoro costante delle associazioni sul territorio danno forza e sostanza allo sportello diritti che l’8 luglio prenderà materialmente il via.
Lo sportello sarà aperto settimanalmente presso i locali di l.go Paleario 7 a Frosinone e sarà sostenuto da avvocati che quindicinalmente daranno il loro specifico contributo.
Resistere alla privatizzazione dell’acqua, non farsi travolgere dai rifiuti, sostenere chi non ha casa, favorire i percorsi di cittadinanza, scardinare il muro tra famiglie e scuola, umanizzare le cure saranno i temi centrali. Fin da subito affronteremo i due temi del pagamento delle bollette dell’acqua e dei rifiuti….

Messaggio diretto a: Cobas, Movimento5Stelle, Giovani Socialisti, Unoetre, Osservatorio Peppino Impastato, Oltre l’Occidente, Comitato di Lotta per il Lavoro, Comitato provinciale Acqua Pubblica, USB, Casa dei Diritti Sociali, Associazione Libera, Frosinone in Comune
Ai cittadini e cittadine di buona volontà

 
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Quale sinistra per chi soffre i disagi gravi della crisi irrisolta?

  • Pubblicato in Partiti

fateci lavoraredi Tiziano Ziroli - Più passa il tempo e più si crea confusione nella testa delle persone, la politica a sinistra continua a non capire che il cosiddetto "popolo" ha bisogno di chiarezza, di un punto fermo e di un punto di riferimento, serio, coerente, ed onesto.
Ma niente, non si riesce a capire, e ne sono d'esempio le due assemblee di oggi, tutte e due costituenti, con una che si dichiara unica riunione costituente e l'atra che si dichiara alternativa.
Parlo delle due assemblee di Sinistra Italiana, una svoltasi a Frosinone e che dovrebbe essere la "vera" riunione costituente, e l'altra a Ceccano, dove si sono riuniti i “dissidenti" cioè coloro che sono ad oggi in maggioranza alla Regione ed alla Provincia di Frosinone alleati del PD.
Ora all'occhio della gente al netto delle ragioni dell'uno o dell'altro essi danno un senso di insicurezza e di inaffidabilità di una classe politica di sinistra che non riesce a comprendere che il popolo non è stupido, osserva, guarda, ascolta.
Soprattutto ascolta, e... legge. Voglio riportare un pezzo della dichiarazione della Consigliera Daniela Bianchi:
"La politica è cambiamento, è campo del conflitto e diventa buona politica se agisce in quel campo per mediare e cambiare in meglio la società. Senza questa prospettiva è inutile e dannosa. E un anno e mezzo fa in molti facemmo una scelta chiara, dettata da una spinta comune: ritornare alla politica bella e vera, quella capace di ascoltare ed essere vicina ai deboli, alle persone comuni. Una politica inclusiva, aperta a chi avesse voglia di aprire le proprie porte eliminando gli steccati ideologici".
Ho voluto prendere ad esempio questo stralcio del suo comunicato perché dice una cosa vera e seria..."ritornare alla politica bella e vera, quella capace di ascoltare ed essere vicina ai deboli, alle persone comuni"

Essere credibili è la virtù più richiesta oggi

Però c’è da dire che queste sono e restano parole: si sono ascoltati veramente i più deboli? Sono stati veramente vicini alle persone comuni? Sono queste le parole chiave e le domande chiave a cui si deve dare una risposta.
In questi ultimi tempi ci sono stati degli ultimi che si sono avvicinati, hanno chiesto dialogo, hanno posto un problema, hanno portato alla luce un grave disagio sociale, ma dopo un iniziale contatto il contatto si è perso, forse per colpa degli ultimi che si sono "permessi" di parlare anche con altri o forse perché la Regione e cioè la sua maggioranza politica hanno dichiarato guerra agli ultimi?
Questo non si è mai saputo. Il dato certo è che con gli ultimi i contatti si sono interrotti, quindi ora leggere ..."ritornare alla politica bella e vera, quella capace di ascoltare ed essere vicina ai deboli, alle persone comuni"
non sembra più una frase credibile alle orecchie di tantissimi.
Se la sinistra vuole tornare ad essere credibile deve prendere una netta e chiara distanza da chi negli ultimi anni ha cancellato i diritti dei lavoratori, ha reso il lavoro una merce di scambio e non più un diritto costituzionale.
Con i deboli e con i cittadini bisogna seriamente parlarci, sforzarsi di capire di cosa hanno bisogno e quali sono i bisogni primari dei cittadini...ora dopo tanta crisi e tanta povertà che avanza la prima cosa da fare e "mettere un piatto sul tavolo e dare un tetto sotto cui stare per chi non ha reddito o se ce l’ha è tragicamente insufficiente"
Ora se la sinistra capirà che questa è la priorità, bene ...oppure nessun partito e nessuna sinistra saranno credibili!!!!

 
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Figli della crisi tanti beni all'asta

Case allasta 350 ridimensionato SnapseedDai dati del tribunale di Frosinone emerge che i beni da vendere, non riferiti all'intero anno ma in un breve lasso di tempo, sono 1.133. Immobili residenziali 678, quelli commerciali 133. 11 fabbricati industriali, 19 immobili rurali e 203 terreni. In testa alla classifica del Lazio, DOPO ROMA CON 1.553 BENI, C'E' FROSINONE a quota 358 immobili che andranno all'incanto. (da CiociariaEditorialeOggi, articolo di Gianluca Trento)

 

Beni all'asta al 31 gennaio 2017

 
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L'ostacolo non sono le risorse, ma i dogmi neoliberisti

200milainpiazza 2012 06 16di Daniela Mastracci - Allora qual è il problema? Lo abbiamo capito ma fatichiamo a portarlo in agenda. E soprattutto a portarlo alla discussione seria e cosciente di ciò che, oltre ad essere in sé stesso, esso rappresenta.
Perché il tema della disoccupazione è centrale per gravità nella sua urgenza umana, con tutte le implicazioni che tale “umanità” porta in sé. Ma esso è un problema socio politico enorme per ciò che può rappresentare. È vero sembra che i servi non intendano sovvertire l'ordine costituito, come ci fa capire la domanda filosofica, che resta però senza una risposta soddisfacente: ovvero l’enigma che inquietò il pensiero classico, da Etienne La Boetie a Spinoza - "perché gli uomini si inducono ad accettare volontariamente, ed anzi a lottare e a battersi per la loro schiavitù, piuttosto che per la loro libertà?"
Sembra che non vogliano "ribellarsi ai padroni" come fa dire Tarantino al suo protagonista in Django Unchained. Ed è una grave questione. Perché racchiude una radicale incongruenza dell'umano: libero e voglioso di catene.

Una gigantesca potenza esplosiva

Una contraddizione terribile e perciò carica di una potenza esplosiva gigantesca, secondo me.
E chi la guarda? Chi ne prende coscienza? Chi ci fa audience sopra, come Rete 4 che intervista Vertenza Frusinate (i disoccupati uniti della Provincia di Frosinone)? Chi ci fa profitto? Perché ci prende sul sentimentale, come la tv spazzatura fa da almeno due decenni?
Oppure chi deve fare i conti con i potenziali elettori? E allora prova a prendersela sotto la propria ala protettrice, così da ottenerne consenso? E poi però, subito dopo, gettarli via? Oppure chi vuole ottenere visibilità e poi il consenso se lo va a prendere da un'altra parte? Insomma chi è che li prende sul serio, i disoccupati? Dove serio sta per silenzioso: non si dice, si fa.
Si fa. E punto. Allora se qualcuno sarà in grado di prendere sul serio questo pericolo sociale, perché tale è, allora forse si cambierà il mondo, e si dirà un NO grande e netto, senza appello, allo sfruttamento capitalistico. Viceversa, se quelle migliaia di famiglie (milioni, se pensiamo su scala nazionale italiana, e milioni e milioni se pensiamo su scala europea e poi mondiale) non verranno ascoltate e prese sul serio, e comprese nel dramma che vivono e della miccia che potrebbero significare, se insomma non si proverà a risolvere il problema che sono le loro vite buttate, il loro essere già quello “scarto sociale” di cui Papa Francesco ha già parlato tante volte, allora si resterà impantanati a menare il can per l'aia a tempo indeterminato. L'unico tempo indeterminato che c'è, e che è quello di chi il tempo, per perdere tempo, ce l'ha. E di più: se non si prenderà sul serio il malessere, esploderà, perché se non esplode, allora io mi domanderei ancora di più se l'uomo vuole o non vuole essere sottomesso e sfruttato, subalterno a logiche capitalistiche disumane; e non potrei rispondermi che in una maniera: è l’uomo forte a decidere per tutti. Io, personalmente, non so se sarei capace di ribellarmi, ma d'altronde non sto nelle condizioni di non sapere più dove sbattere la testa. Io non mi trovo con l’acqua alla gola. Io non sono senza reddito. Posso pagare le bollette e il mutuo di casa, non vengo sfrattata, posso mandare i miei figli a scuola e forse un giorno all’università. Posso dar loro, più o meno, ciò che mi chiedono (nei limiti di uno stipendio di cui tanto ci sarebbe da dire, ma non è questa la riflessione che lo riguarda).

Il valore della protesta

Ma chi è in questa condizione di subalternità economica, perché è disoccupato e senza reddito, subalternità sociale perché invisibile, subalternità, diciamo “culturale” perché il mondo tecnologizzato e inglesizzato gli è pressoché sconosciuto, costui, costoro, che potrà fare ancora? Ma se, però, non passerà alla protesta, alle manifestazioni, agli scioperi, alla piazza insomma, potrà approfittare di ciò che offre loro la scena politica, dove c’è la1maggio15 isolaliri 350 260 propaganda demagogica anti immigrazione, anti Europa, anti diverso, perché “ti ruba il lavoro”. E visto che tale spudorata propaganda è nelle proposte politiche di partiti e movimenti italiani ed europei in forte crescita, come già ben vediamo, costoro, gli “scarti sociali”, andranno a votare, certo che ci andranno! (al referendum ci sono andati e come!). E non credo proprio che voteranno a sinistra (quale essa sia). Ma nemmeno al centro (quale esso sia). Voteranno forte per chi quella propaganda usa e abusa: è presente sulla scena politica, è legittimato, è una scelta possibile (rispetto a cui l’accusa di nazionalismo o populismo, o di essere antistorici, o folli decontestualizzati rimane solo formale); è una possibile scelta politica perché le Costituzioni non l’hanno fermata, perché nonostante le dichiarazioni di democrazia e diritti umani, quella scelta sta in campo e dice, senza pudore, che vuole distruggere ciò che le generazioni prima di noi hanno prodotto per la democrazia, per il multiculturalismo, per i diritti civili, i diritti sociali, la relazione di reciprocità che intercorre dentro una società multietnica e multi tutto.

Vedo una deriva pericolosa a destra

La Sinistra sovranazionale, internazionale, pronta a sostenere il Lavoro e a difenderlo dagli attacchi che gli sono stati mossi, pronta a riportarlo alla dignità di Diritto, pronta a mettere al primo posto l’emancipazione di chi è subalterno e “rifiuto sociale”, deve tirare fuori la testa. E lo dico, non con la retorica di quei discorsi che si fanno, ma poi passano in secondo piano. Lo dico con quella serietà di cui scrivevo prima: fare, senza dire, solo per dire. Le parole non bastano più. Ma finché così non sarà, io non vedo prospettive da stare sereni. Vedo una deriva pericolosa a destra. Quella più estrema. Quella, appunto, che ti dice NO a chi è diverso, l'altro; che ti mette MURI in ogni modo declinati. Quella nazionalista. Xenofoba. Razzista. Quella che toglie i diritti e ci fa tornare indietro. Per chi resta e torna. Perché altri non resterebbero. Quella destra che abbiamo già visto, ma che non conosciamo più. Ne è rimasto il sentito dire, non una piena consapevolezza: perché non è vero che la storia è maestra di vita, perché a me pare che la storia non si conosca affatto. Non ti fa sussultare il recinto? il muro? i Sans papier? Non ti fanno sussultare i morti “di freddo”? i morti sulle spiagge? Le file lunghe chilometri di spauriti esseri umani rigettati dal mondo? ...Se non sussulti, se non inorridisci, credo che non conosci la storia. Non riesco più a metterla in un altro modo. Ho ascoltato Varoufakis il 7 gennaio: lo ha detto chiaro anche lui che questa crisi, che è economica e politica assieme, dove establishment e destre sono di fatto complici, l'una sorregge l'altra, affannando i lavoratori e facendoli gli uni nemici degli altri, e insieme nemici degli immigrati; in questa crisi, dicevo, si ritrovano i nostri "europei" anni '20 e '30.

In piedi Europa!

A chi non è chiaro? Chi non ha ancora colto la profondità del dramma? In piedi Europa. Contro una nuova barbarie. In piedi come il contadino francese Cédric Herrou, “colpevole” di aver aiutato il transito di migranti non “regolari” (e mi spiegassero cosa vuol dire e soprattutto come farebbero a dirlo!). In piedi, come scriveva già forte e chiaro Luciano Gallino nei suoi tanti libri dove la sua lucida analisi critica metteva in evidenza queste cose in un articolo apparso su Micromega il 2 gennaio scorso: Che fare? Gallino immaginava un nuovo New Deal. Perché il New Deal «non è cosa del passato. Certo, la realtà di oggi è in parte diversa. Ma l’idea resta validissima. Soprattutto davanti allo scandalo della disoccupazione (...). Ed essere senza lavoro è una condizione ancora peggiore del non avere un reddito, perché mina la stima di sé, minaccia la coesione sociale e non si crea valore perché senza lavoro non c’è crescita, mentre non vale il contrario (come invece si crede oggi). Lo stato allora deve intervenire direttamente per creare occupazione (e Roosevelt, in pochi mesi, diede un lavoro, quindi stima sociale e autostima, a oltre 4 milioni di disoccupati americani). Oggi serve qualcosa di simile. L’ostacolo non è la mancanza di risorse finanziarie, l’ostacolo è ideologico. Oggi l’egemonia neoliberista fa credere a tutti e a ciascuno che la disoccupazione sia una colpa individuale del lavoratore. Che non si adatta, che non abbassa le sue pretese, che non è flessibile. Questo ostacolo ideologico va superato. Perché appunto ostacolo non sono le risorse, ma i dogmi neoliberisti».

 
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Se vi sembran poche....!!

fateci lavorareIn un'ora e 17 minuti percorrendo 46,1 km sono state fotografate una serie di fabbriche chiuse. Non è uno scoop, ma soltanto un promemoria.

Non sono le uniche aziende chiuse in questo territorio frusinate. Ce ne sono di simili tante altre, tutte abbandonate, deteriorate, ma ancora lì a testimoniare non solo che sono state operative, che sono costate una grande quantità di denaro, ma che anche ora rappresentano un patrimonio edilizio che si può rendere di nuovo utile e produttivo e non è un destino irreversibile lasciarle degradare fino al decadimento completo o addirittura all'autodistruzione. Quelle "fabbriche" possono essere di nuovo luoghi di lavoro e di speranza per il futuro. Perché non provarci?

 

Un breve video come promemoria della crisi industriale e della disoccupazione nel frusinate

 

 


 

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Il 4 dicembre fra irrisolta crisi economica e turbolenze internazionali

votoNO 350 260di Daniela Mastracci - Provavo a ricordare da quanto tempo siamo in campagna referendaria (?) Difficile rispondere visto che subito prima di questa campagna abbiamo vissuto settimane in fibrillazione per il Mare e le Trivelle. Siamo attivi in questo anno. E forse questo è bene. E stato un anno denso, per noi italiani e per il mondo.
Mi sono svegliata senza il SI delle trivelle; senza Remain e interdetta ho riflettuto su una Brexit che non mi aspettavo; ho cominciato a vedere i risultati dei Voucher; quelli della “buona scuola” che ormai dà i suoi frutti, un po’ amari, direi; ho visto Nizza il 14 luglio; e nemmeno faceva in tempo a sorgere il nuovo giorno che il 15 si moriva in Turchia.
Aleppo non smetteva di bruciare e fumare; i migranti venivano fermati al confine tra Grecia e Macedonia; riempivano il Mediterraneo di morti. E intanto studiavamo la “riforma” perché alla Costituzione ci crediamo! Poi è arrivato anche Trump e adesso arriva il 4 Dicembre.
Ne parlo con i miei figli perché la Costituzione è mia, ma è soprattutto la loro: noi abbiamo votato e voglio continuare a farlo; abbiamo avuto i Partiti; il Boom economico e sappiamo cosa significa politiche Keynesiane. I miei figli non lo sanno perché sono nati dopo, e quelle politiche già non c’erano più. E adesso impera il capitalismo finanziario, la delocalizzazione, il lavoro fatto con il sub appalto; il lavoro fatto “a nero”; il lavoro fatto senza tutele...e loro? I nostri figli?
E mentre penso a questo, che ne è di Aleppo? Un giorno ho scritto che dal cielo non ci aspettiamo le bombe, perché al cielo rivolgiamo preghiere. E invece la Siria e tanto altro del mondo vive, si fa per dire, sotto le bombe.

Né accentratrice, né discriminante

Ce ne siamo dimenticati? Forse un po’ si: impegnati come siamo nella campagna referendaria sulla riforma legge di revisione costituzionale. Un impegno tutto italiano? Direi di no, visto il grande interesse e le tante ingerenze internazionali. Ma noi siamo chiamati in causa! Perché la Costituzione è la nostra. E allora siamo impegnati a leggere e studiare per bene la riforma. E noi, che voteremo NO perché questa riforma non ci piace, non ci convince, la rifiutiamo, ci siamo impegnati a custodire la nostra Costituzione a sovranità popolare, parlamentare, rappresentativa, democratica, bilanciata: che è forte proprio della sua dialettica, non compromissoria, non accentratrice, non coprente e né svilente le minoranze, ma capace di farle emergere e di rappresentarle, tutte.
"Non una di meno" per la violenza sulle donne, ieri 25 novembre: io dico "non una di meno" la nostra Carta del ’48, nelle differenze sociali, religiose, economiche, sessuali, razziali, linguistiche ivi riconosciute e garantite.
Ognuno di noi è visto e riconosciuto nella nostra Costituzione: da noi non ci sono "curdi" nostrani da isolare, braccare, emarginare, ridurre al silenzio; da noi non ci sono religiosi da combattere perché diversi da un credo unico; non ci sono dissidenti perché non c'è un pensiero unico.
Forse il solo pensiero unico è quello di chi vuole andare veloce ad ogni costo; che parla di "palude" additando proprio la Costituzione: ma allora è palude la rappresentanza di tutte le parti sociali? Perché in passato quelle parti hanno messo in scacco partiti più grandi, ricattandoli (questo ho sentito dire ieri sera) allora quelle parti piccole tanto vale che non entrino proprio in Parlamento (con il maggioritario e premio di maggioranza, così sarebbe). E' questo il pensiero?
Non persecuzioni ma oblio più o meno istituzionale? Non lasciar emergere le differenze così da poter fare a meno di confrontarcisi? Assicurare al Governo, quale sarà, 5 anni di "stabilità"? E se quella stabilità significasse mettere ancor più in discussione l'accoglienza dei migranti? significasse meno diritti civili? ancor più delocalizzazione? ancor più precarizzazione? ancor più "pareggio di bilancio"? "La stabilità di un governo non è un valore in sé, fine a se stesso". Andrò controcorrente, ma non è un valore per me.
Voglio un Governo che dialoghi con tutte le parti sociali, che sia all'altezza della varietà di idee e opinioni, che della eterogeneità faccia un valore e non uno spauracchio da cui trarsi lontano; un Governo che non dimentichi nessuno, soprattutto! E difficile? Ma chi ha mai pensato che la POLITICA fosse cosa facile? E proprio perché è difficile a farla ci vogliono donne e uomini appassionati e GIUSTI.

 
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Un "tavolo al giorno" non toglie la crisi di torno

LuciaValente 350 260di Ignazio Mazzoli - A Mazzo’ so’ inc...to nero, me sa che divento razzista, qua se trovano soldi pe’ tutti meno che pe’ chi è senza lavoro. Girando fra i capannelli dei disoccupati arrivati alla spicciolata davanti alla sede della Regione Lazio a Frosinone si può cogliere ed anche ascoltare tutto il malcontento rabbioso verso la sordità e l’inerzia della Giunta Zingaretti. Basta spostarsi di qualche metro per cogliere altre considerazioni amareggiate e ormai quasi senza speranza: «che senso ha proporre 25.000 euro di micro credito ad un disoccupato cinquantenne che vive, con tutta la sua famiglia, grazie ai prestiti del suocero e glieli dovrà pure restituire? Prende i soldi pubblici ad un ottimo tasso, l’1%, ma anche con il massimo della somma che attività si può avviare? Perché non si possono mettere insieme i destinatari del micro credito tanto da fare una somma più congrua? Ma lo sapete quanto ci vuole per avviare un piccolo bar? 80.000 euro.» Questo è un piccolo campionario delle conversazioni in corso mentre si attende di sapere se questo tavolo di oggi sarà diverso dalla delusione del 27 maggio scorso.
Come abbia fatto a dire, l’ineffabile dottor Paolo Orneli, che il clima è cambiato rispetto al 27 maggio non si capisce, qualcuno sa spiegarselo?
L’unica vera novità è rappresentata dall’incontro dell’Assessora al Lavoro, Valente, con una folta delegazione dei lavoratori presenti. Nessuna delegazione ristretta, ma nemmeno la riunione promessa per bocca di Orneli. L’Assessora teme che si faccia troppo tardi (?). In compenso chi voleva sentire poteva sentire e Lucia Valente non è sparita come il 27 maggio scorso ed è rimasta lì, a rispondere alle domande. In prevalenza c’erano rappresentanze dell’ex-Vdc e dell’Ilva, attente e pronte nei commenti, con grande compostezza e però anche con molto senso critico.
Questa volta era assente l’Assessore Buschini, forse perché non ci sono elezioni vicino e, neppure abbiamo potuto raccogliere commenti dei sindacati presenti, Cgil, Cisl, Uil e Ugl.Cartelli
Non sappiamo come si sia svolta la riunione, è stato riferito dall’Assessora che il 20 settembre è partito il bando per il bonus degli 8.000 euro alle imprese che assumono e che avrebbe già avuto 200 adesioni. Subito i disoccupati per bocca di Tiziano Ziroli hanno chiesto che venisse resa pubblica la mappatura delle aziende che vorranno assumere. La gola profonda che circolava nell’androne dove si è svolto l’incontro, raccontava di dubbi da parte delle associazioni imprenditoriali che “spronati” dalla Valente non si sarebbero espressi. Cosa che riportava a galla con forza tutti i dubbi dei disoccupati su questa misura del bonus assunzionale, come Nico Evangelista ha fatto notare subito.
Gino Rossi ha buttato nella discussione il tema del riconoscimento dell’Area di crisi complessa per sapere di alcune cifre che sono circolate sulla stampa (500 euro per 12 mesi a chi? Proroga della cassa integrazione in deroga, per chi? Visto che qui in provincia non c’è e invece c’è la fine della mobilità).
Come morsa dalla tarantola l’Assessora Valente ha replicato stizzita che lei non commenta le inesattezze dei giornali precisando che il decreto deve ancora avere il placet della Corte dei Conti e poi se ne parlerà. A marzo Zingaretti se la prese con i Sindaci e con gli imprenditori che non facevano il loro dovere e oggi è l’ora dei giornali. Forse perché al di là delle ispirazioni editoriali non potevano evitare le critiche che hanno rivolto alla Giunta regionale? Può essere?

Capannello con NicoNonostante il tentativo di non parlarne, il decreto di riconoscimento dell’Area di crisi complessa ha ricevuto l’attenzione che merita. Molti dicono di non sapere che significa questo riconoscimento: esso viene assegnato dal Governo a quelle aree territoriali in gravissima crisi economica e occupazionale e a loro vengono riconosciuti provvedimenti finanziari particolari per fronteggiare il disagio e cercare di riavviare la produttività dell’area.
È una opportunità da sapere utilizzare, ma anche da attuare con il massimo impegno delle Istituzioni (non come hanno operato con l’Accordo di programma).
C’è qualcuno che non gradisce questo tipo di provvedimenti perché sarebbero assistenzialistici. Non si tratta qui di esaurire l’argomento, lo faremo in seguito. Per ora solo alcune rapide considerazioni: 1) Se si chiede di battersi per una politica industriale che manca è una esigenza giusta, ma non si deve dimenticare che è una richiesta inascoltata per lo strano orientamento “culturale” (?) che riconosce all’imprenditore l’assoluta libertà di scegliersi dove investire (è un criterio che seguono anche al BIC Lazio di Ferentino dove interpellati sul tipo di assistenza che si riceverebbe per utilizzare il micro credito hanno riposto che le tipologie di investimento ognuno se le deve scegliere da solo. Loro al BIC che fanno, assistono a riempire i moduli?); 2) Qualcuno mi sa spiegare perché stanziare somme per aiutare i senza lavoro a trovare occupazione è assistenzialismo e invece elargire generosamente somme agli imprenditori è investimento e non è assistenza?Capannello con Rosa
Il riconoscimento del Frusinate quale Area di crisi complessa è una opportunità per l’intera provincia, disoccupati, commercianti, professionisti e tutti i cittadini. Altro da dire è che non si deve aspettare che tutto cammini da solo. Abbiamo visto che così non funziona. Comuni, cittadini, lavoratori, studenti, imprenditori devono assumere sulle proprie spalle l’attuazione delle disposizioni che verranno adottate e l’uso delle somme che saranno disponibili per ben 10 aree di crisi complessa in tutta Italia.
La prima richiesta è: TRASPARENZA, perché nessuno faccia il furbo, né singolo, né partito, né sindacato o associazione.

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Il frusinate è "Area di crisi complessa". E ora "fatti concreti" subito

Crisi complessa 350 260di Ignazio Mazzoli - Visto che si poteva fare qualcosa! Benvenuto il riconoscimento di “Area di crisi complessa per il frusinate”. Ma dando a Cesare quel che è di Cesare e ai lavoratori quel che è dei lavoratori e non solo a loro. Perché? Non si può leggere, senza interrogarsi, la dichiarazione del Presidente Maurizio Stirpe che sollecita a ringraziare il Ministro Calenda e il Presidente Zingaretti per avere tenuto in buona considerazione le ragioni di questo territorio (su Il Messaggero del 15 set 16).
Dopo oltre 20 mesi di proteste e di proposte sempre inascoltate e spesso ridicolizzate da incontri farsa inutili e miranti a negare ogni emergenza e difficoltà, oggi ci si dice che qualcuno ha “tenuto in buona considerazione le ragioni di questo territorio”.
Siamo all’incredibile, dovremmo ringraziare chi (da Zingaretti ai suoi consiglieri di provenienza ciociara per mesi con il sostegno dei loro colleghi parlamentari) ci hanno spiegato che era tutto a posto, che le proteste non avevano ragione d’essere che la Regione aveva fatto tutto il suo dovere e che l’accordo di programma Anagni-Frosinone aveva già dato quello che poteva dare e non poteva essere rimodulato.
Poi, siamo arrivati alla sua scadenza del 3 agosto 2016 e sotto la spinta delle proteste operaie e dei disoccupati si “è prodotto un decreto di proroga” dell’accordo stesso con l’impegno a correggerne tutti gli aspetti che l’hanno reso improduttivo. Altro "incredibile", di fronte alle bugie che per mesi si sono seguite dando responsabilità di poca iniziativa ai sindaci ed agli imprenditori di questo territorio. E poi, quando i primi si sono mossi con un documento firmato da 74 di loro, che conteneva proposte concrete e realizzabili fra cui precisi riferimenti all’Accordo di programma e al riconoscimento di “Area di crisi complessa” per questo territorio, indirizzato a Zingaretti, non l’hanno neppure preso in considerazione.

Brevemente prima di fare un commento:

Era il 6 aprile di questo 2016 quando il Presidente di ConfimpreseItalia, Guido D’Amico, nel corso di un incontro in Provincia, richiesto da Vertenza Frusinate, dichiarava «È sicuramente positivo - che in questa riunione - «si sia fatto esplicito riferimento alla necessità di far ottenere alla provincia di Frosinone lo status di Area di Crisi o di Zona Economica Speciale. Prendiamo atto con soddisfazione che le nostre proposte vengono ritenute utili non soltanto dalla politica, ma anche da altre associazioni di categoria.» Giusto, proproste fino ad allora inascoltate.
Ed era 1l 14 dicembre dell’anno 2014 quando fu posta con forza dai disoccupati e dai lavoratori delle aziende in crisi la necessità di adeguamento dell’Accordo di Programma. Una prima richiesta ufficiale alla quale seguirono le più svariate risposte, da quelle che affermavano che non si poteva modificare, a quelle che ripetevano che la sua funzione si era esaurita occupandosi delle industrie farmaceutiche (che nessuna nuova assunzione hanno fatto) fino al massimo sforzo intellettuale di ripetere che era inutile parlarne perchè tanto l’Accordo di programma era fallito (?). Finché il 20 marzo scorso il Deputato Luca Frusone del M5S in una lunga e documentata interpellanza ai ministeri competenti chiese che spiegassero e prendessero provvedimenti, mentre nello stesso documento chiedeva un deciso intervento della Magistratura perché nella vicenda di questo accordo forse c’erano aspetti da chiarire.
Questo molto in breve quello che c’è alle spalle dell’aver “tenuto in buona considerazione le ragioni di questo territorio”. A noi pare che abbiano fatto il minimo indispensabile, anche perché le emergenze stanno tutte in piedi prive delle necessarie risposte immediate e non c’è da esultarne. Il vero protagonista di questo primo risultato è il Comitato promotore della Vertenza Frusinate che instancabilmente ha sostenuto le sue rivendicazioni per 22 mesi.
Può essere mai che in questa nostra Italia sia solo campagna elettorale 365 giorni all’anno tutti gli anni e nessuno abbia il senso di responsabilità di vero governante, tanto da riconoscere come stanno realmente le cose e come si sono svolti i fatti. Sarebbe più meritorio per una Istituzione e per chi la rappresenta dimostrare anche con le parole di avere cercato di ascoltare le voci che vengono dal Paese. O no?
Nei prossimi giorni ci sarà da valutare la congruità economica e finanziaria del decreto (carte alla mano) e ritorneremo con le opportune valutazioni.

 
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15 settembre 2016

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